Si muore così, anche se non ci credete.

11 Responses to “Si muore così, anche se non ci credete.”


  • non pensavo di essere facilmente impressionabile, ma ora sono molto scossa…

  • Complimenti Rachele, che almeno possa funzionare la paura…

  • Paolo: La paura non funzionerà finche si rimarrà in troppo pochi a dire le cose come stanno. Continuino a trattare ste ragazze come bestie e a togliere loro il rispetto che è dovuto trattando un vero e proprio malessere come un capriccio. Questi sono i risultati.

  • sarà che a me piace mangiare…
    ma mi chiedo: possibile che cominci come un capriccio e poi diventi un malessere?
    forse è per questo che non si dà la giusta importanza alla cosa…

  • No, non comincia come un capriccio. E’ superficiale pensarlo. Ma è quello che passano i media e quindi tutti si sentono autorizzati a considerarlo tale.
    E rimangono ciechi anche di fronte a una cosa simile.

  • Ciao Rachele.

    Sinceramente faccio un po’ fatica a digerire le tue riflessioni su queste cosiddette “malattie sociali”. In questo post e in quello precedente, non fai altro che buttarci addosso (sui lettori) ipotetiche responsabilità che tutti, ma soprattutto noi, dovremmo prenderci in carico. Cito dai tuoi post:

    “Si muore così, anche se [voi] on ci credete…”
    “c’è un esercito di bulimiche… e voi non lo vedete..”
    “spesso vi ritrovate a non saper “vedere” la vostra stessa madre, moglie, amante, amica, fidanzata”
    “proprio dietro la porta del bagno di casa vostra”
    “Questi disagi sono una piaga sociale di proporzioni che voi che vivete nella vostra beata ignoranza con le vostre belle fette di prosciutto sugli occhi non potete neppure immaginare.”
    “E siete voi a ridurle a quel numero sulla bilancia”

    Ora, va bene tutto, ma quella di cui parli è, appunto, una piaga sociale, cioè NON è riconducibile a una responsabilità univoca (voi, cioè noi) ma ha cause molto, ma molto più profonde. Ora io capisco che tu sia rimasta colpita da un lutto di questo tipo (anche io, se è per questo), ma prendersela con NOI non ha alcun senso. Come saprai meglio di me, le malattie dell’alimentazione, spessimo, direi quasi nella totalità dei casi, sono un problema riconducibile alla famiglia, al deserto affettivo che vi regna in questi casi, oltre che ai modelli sociali che ci vengono proposti/imposti (la moda, la magrezza, etc.). Fossi in te, senza offesa, mi imbarcherei in una crociata un po’ più intelligente: invece di insultare noi, sacramenta contro che so? I signori della moda, la famiglia dentro la quale non si riesce a guardare (perchè sacra), la mancanza di assistenza psicologica sul territorio in Italia, l’assenza di cultura sportiva (mens sana in corpore sano).

    Non mi fraintendere, è una battaglia che è degna di essere combattuta, come la depressione, la sclerosi, l’autismo e l’anemia mediterranea. Ma per favore, piantala di attribuire a destra e a manca responsabilità che di fatto, non abbiamo. E’ una malattia mentale, che trova come palcoscenico il corpo. Occorre trattarla come tale e non accusandoci di menefreghismo, insensibilità e dileggio.

    Grazie e stai bene.

    Cyrano.

  • La paura non funziona perché chi sta in quelle condizioni non vede l’ora di morire.

  • paura….non si cura una malattia col terrore quesre cose le vediamo tutti i giorni, non finisce una guerra per i morti sacrificati, capire , solo capire….

  • Sono bulimica,peso 46.3kg per 1.55..sono consapevole della mia malattia ma nemmeno l idea della morte mifa smettere.
    Qualcosa e’ in fondo e non se ne va.
    Qualcosa che un giorno mi ucidera’.
    Qualcosa che narra la mia assurdita’
    Di vita vissuta
    morta tra mani non mie.
    E cicatrici per dire che qualcosa non va.
    Non va non va e’ il corpo che se ne andra’.
    Non cerco di pesare 40 kg o simili cerco di perdere la memoria io.

cribbio
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(Il Giornale)

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