La morte dei Ds (?)

I tre o quattro affezionati lettori del mio blog sanno che il sottoscritto è appassionato sostenitore dell’esigenza del centrosinistra italiano di completare la sua transizione e consolidarsi attorno ad uno schieramento politico riformista di respiro europeo. Questo progetto, che – ad oggi – non può esaurirsi nella valorizzazione dei Ds, lo si chiama comunemente Partito Democratico: era nato per racchiudere Ds, Dl, Sdi e Repubblicani europei, ma poi Ds e Dl hanno pensato che era meglio farselo per conto loro e hanno, di fatto, estromesso tutti gli altri.


Hanno deciso di costruirsi il Partito Democratico chiusi in una stanza, condannandolo così a morte certa prima ancora che nasca. Infatti, per quanto Ds e Dl abbiano piattaforme programmatiche molto simili tra loro, i dirigenti dei rispettivi partiti farebbero bene a farsi un giro per il paese e vedere quanto grandi siano le differenze tra le classi dirigenti locali dell’ex-Pci e dell’ex-Dc.
In Sicilia, per dire, i Ds sono un partito clinicamente morto, logorato da faide e lotte intestine al punto da emarginare e cacciar via le sue forze migliori (Finocchiaro, Fava) e tenersi gli scarti. I Dl sono un covo di ex-Forza Italia, pronti da un momento all’altro a fare il salto della quaglia e passare al Mpa, all’Udc o nuovamente a Forza Italia. I dirigenti Ds e Dl pensano che una decisione presa in una stanza romana possa come per magia fare andare d’amore e d’accordo due contesti così diversi? Non si fanno sfiorare dal dubbio che forse sarebbe stato meglio spingere per creare una nuova classe dirigente, coinvolgere i militanti dei partiti, mobilitare l’elettorato, per prepararli a questa svolta e raccogliere il loro contributo?

Comunque. Io – dicevo – sono un sostenitore della necessità del Partito Democratico.
Nella mia vita ho sempre votato Ds (tranne in un paio di elezioni locali una persona di massima fiducia candidato con Rifondazione, e mai eletto). Per un paio d’anni ho avuto persino la tessera, dei Ds. Mi riconosco in una sinistra riformista, liberale, democratica e laica.
So che il Pd va fatto con la Margherita, e conosco il pregio e il difetto della Margherita: il pregio, è una fascia di giovani dirigenti e simpatizzanti moderni, pragmatici, capaci e – soprattutto – laici (vedi Francesco Soro). Il difetto è che la grandissima parte della sua classe dirigente è orribilmente e insopportabilmente asservita alla Conferenza Episcopale Italiana e allineata su posizioni clericali che in Europa trovano omologhi solo in parte del Ppe (e noi li vorremmo nel Pse? Ma dovrebbe essere il Pse a prenderci a pedate!). Ora, io non pretendo che il futuro Pd abbia in materia di diritti civili le posizioni di Zapatero. Mi piacerebbe, ma so che non può essere. Sono un tipo pragmatico, e so che si dovrà cercare un compromesso. Ma in questo compromesso la componente laica, ruolo che dovrebbe spettare ai Ds, non può avere altra posizione che quella del socialismo europeo, quella di Blair o di Zapatero. Non può. Perchè se la posizione di partenza dei Ds è quella manifestata da Fassino a proposito dell’eutanasia e delle adozioni da parte di coppie omosessuali, non c’è nessun compromesso da fare: Fassino la pensa come Rutelli, un problema di meno.
Lo dica chiaramente: non c’è nulla di male, noi ci regoleremo di conseguenza. Anche perchè, con queste premesse, non è difficile fare previsioni: il Partito Democratico si farà, se lo faranno D’Alema, Fassino, Rutelli e Marini e saranno tutti contenti. Alle europee prenderanno il 25% e avranno ucciso il centrosinistra.

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cribbio
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