Monthly Archive for January, 2007

Coperture mediatiche

Questa mattina Repubblica è in edicola con la lettera di Veronica Lario al marito Silvio Berlusconi dove si lamenta per il suo fare sempre il piacione con altre donne.
Indovinate quale giornale mancava oggi nella rassegna stampa mattutina del Tg5?

Esatto.

P.S. E indovinate a chi hanno chiesto un parere questi furbetti beffardi dei giornalisti? Si, proprio lui: il filosofo.
P.P.S. E indovinate qual è l'unica testata online che non riporta la notizia? Liguori, certo.
P.P.P.S. La parodia della lettera di Veronica Lario scritta da Giulia è spassosissima.

Con i dovuti distinguo

TaoIn un mondo ideale e perfetto, scriverei le seguenti righe:
In questo post Giulia esprime tutta la sua esasperazione nei confronti dei beoti invadenti che girano per le italiche strade. Va pure oltre, indicando l'espediente migliore per estirpare l'erba cattiva: estirpandola con le proprie mani, per l'appunto, procedendo oltre la normale soglia di frustrazione che spesso più che una molla rappresenta una vischiosa colla che intrappola ogni spirito di ribellione. Noto tuttavia che anche in questa occasione spunta tra le pieghe del discorso (e dei commenti, sono arrivati a 85 nel momento in cui scrivo) lo sparuacchio di tutti gli "indici-puntati" contro esponenti di qualche categoria (termine orribile): signore e signori, il Generalizzare. Parebbe infatti che l'importunare per strada sia una malattia endemica del genere Maschile, un gene che in taluni uomini esce allo scoperto mentre in altri non è comparso, in ogni caso trattasi di caratteristica specifica di un insieme di persone. Certo, l'evento contrario (ragazze che importunano) non avviene mai, e basterebbe qui per chiudere la partita. Invece vorrei allargare l'orizzonte della discussione, citando altri classici esempi (tedeschi nazisti, siciliani mafiosi, juventini ladri, ecc.) arrivando a chiedermi: le categorie cui appartieniamo sono le vere responsabili di certi malcostumi? Per dire, io sono maschio epperò non ho mai fischiato dietro a una gnocca per la strada, in questo certamente aiutato dalla mia patologica timidezza ma soprattutto perchè dispongo  di un briciolo di educazione. Ci sono tantissimi maschi che si comportano come esseri umani e non come scimmie in calore, e non sono miracoli casuali dell'evoluzione genetica. Sono esemplari dotati della vera discriminante nei discorsi "sociologici": lo spirito critico, indispensabile strumento che ci rende accettabili sotto il piano umano. La generalizzazione porta troppe volte a condannare innocenti e garantire un alibi a esseri sottosviluppati privi di una massa critica che gli consenta di rendersi conto e di evitare di comportarsi come dementi irritanti. La scoperta dell'acqua calda, me ne rendo conto, ma il Generalizzare troppo spesso (non in questo caso, Giulia lo precisa bene nei commenti) è la coperta di Linus per gli accusatori e una semplificazione che non rende giustizia a chi ci prova, a usare almeno uno sputo di spirito critico. Sul banco degli imputati c'è spazio solo per una persona, e ci si sale uno alla volta.
Purtroppo, siamo ancora lontani dalle Utopie. Quindi fanculo ai benestanti fighetti, agli americani mangiasvizzere e ai tredicenni idioti che mi tagliano la strada al mattino in bicicletta.

Forza Nuova, vecchi orrori: un convegno sulle SS (?)

forza%20nuova.jpgQui a Torino, la notizia è filata abbastanza sotto traccia. Forse troppo, date le circostanze spazio-temporali.
Perché a quanto sembra Forza Nuova, quel simpatico gruppuscolo di nostalgici dei treni che arrivavano in orario, ha deciso di indire una manifestazione sulle SS. E - tanto per non gettare benzina sul fuoco - l'iniziativa doveva cadere il 26, a poche ore dalla "Giornata della Memoria", sacrosanto monumento alla liberazione di Auschwitz.
Poi la data è differita al 9-10 febbraio, a causa delle proteste (verbali) di alcuni comunisti, che minacciavano di organizzare il proprio presidio antifascista in una piazza vicina.
Nessun annullamento, quindi. Perché?
È bastato ammantare l'evento di una patina pseudostorica, sfoderare la diatriba su "chi ha fatto più vittime, Hitler o Stalin?" e mischiare il tutto con una buona dose di faccia tosta.
«Si terrà in un luogo privato, al chiuso», dicono i responsabili. Dunque non ci sono le premesse per un veto della Questura. Che i comunisti protestino pure, in piazza Bernini.

Emblematiche le parole di Dario Troiano, consigliere (ça va sans dire) di Forza Italia: «Mi oppongo al tentativo di impedire la manifestazione non perché io abbia qualche simpatia verso il nazismo o i suoi ideali, ma perché, dato e non concesso che il convegno di cui si parla sia un'apologia delle SS, in questo caso la cura mi sembra peggiore del male.»
Insomma, i piccoli Pilato se ne lavano le mani. Guai a sospettare che lo facciano per taciute affinità con un'ala estrema, loro che in fin dei conti stanno da quella parte lì ma, come dire, un po' più al centro. La libertà di parola ed espressione prima di tutto. Anche quando calpesta, in maniera disgustosamente provocatoria, il ricordo degli orrori passati. E se si tratta di andare contro alla controparte comunista, probabile fiancheggiatrice di chi ama cuocere i bambini nel gulasch, tanto meglio.

Al di là del disgusto nei confronti di un'idea simile, mi chiedo che fine abbia fatto il reato di apologia al fascismo (o al nazismo che sia) se basta così poco per eluderlo, e per dar spazio ai deliranti propositi dei forzanuovisti. Che saranno pure pochi rispetto all'immensità dell'universo in espansione, ma non per questo fanno meno paura.
Vi consiglio, a titolo di studio antropologico, un tour nel loro sito.
E suggerisco un giretto anche a lei, signor Troiano, che si autoproclama paladino dei diritti civili e delle «libertà democratiche». Legga bene le parole. Guardi i manifesti, le fotografie. Valuti attentamente le idee che, con tanto spreco di politichese, si promette di tutelare. Faccia uno sforzo di memoria e mi dica se quelle croci non le ricordano niente, ma proprio niente.
Dopodiché, a scanso di equivoci, i suoi "dato e non concesso" se li tenga per sé.

Cannibal Holocaust

Probabilmente tutti ricorderanno quella grande trovata economicamente redditizia (anche se un po’ di paura incuteva) di “The Blair Witch Projet”… I tre ragazzi che andavano in un bosco a cercare la verità su una piccola leggenda locale e si perdevano, lasciando ai posteri l’ardua sentenza di accettare l’atroce realtà scovata. Infatti quelli che abbiamo visto sono, in teoria, i filmati girati con la loro telecamera e misteriosamente ritrovati. Beh, filmettino di serie B. Perché ne parlo? Semplicemente perché attinge a piene mani da un altro film horror serie Z, “Cannibal Holocaust”, di Ruggero Deodato. Dubito che siate in molti ad essere a conoscenza della sua esistenza, dato che è stato stroncato, censurato e soprattutto fuori catalogo per diverso tempo.

 La storia è scarna e forse anche un po’ debole: quattro ragazzi , reporter shock affermati, si recano nella foresta amazzonica per girare un reportage sulle tribù indigene che ci vivono. Ma non ritornano più indietro, così un gruppo di salvataggio viene inviato per riportarli a casa. Si ritrovano magicamente a compiere lo stesso tragitto dei ragazzi, arrivando a fare amicizia con le popolazioni locali e scoprendo che i quattro sono stati da questi uccisi. Perche? Mistero che trova soluzione nei filmati ritrovati tra le spoglia dei quattro malcapitati. Tornati alla “civiltà” scoprono l’arcano. I ragazzi non si limitavano a osservare, erano in realtà i fautori del male che filmavano. Erano loro la causa di uccisioni, stermini, pene capitali etc. Giocavano con la vita e il mondo, per poi andare in sala montaggio e costruire storie sensazionali. Che Fruttavano soldoni
Apparentemente sembra un film da nulla, privo di attrattiva. Anche Morandini lo giudica male, assegnandogli appena un punto e mezzo. E lo lapida con il commento: “ L’espediente del documentario serve a R. Deodato per un inutile e cinico sensazionalismo”.  Sarà. Fatto sta che alla mia prima visione sono rimasta letteralmente folgorata, per non dire scioccata e anche alla mia seconda, alla mia terza… E alla mia ultima, avvenuta pochissimi giorni fa. Innanzitutto il film è diviso in due parti. La prima, quella meno interessante e che potrebbe far demordere e portare a spegnere il televisore, funge solamente da introduzione. La squadra di salvataggio mostra l’ambiente selvaggio, mostra i suoi abitanti, a come sanno essere malvagi e ingenui nello stesso tempo. Pessimo cinema, ne convengo anche io. Passiamo davanti a un guscio di tartaruga, a un palo fissato nel terreno, raccogliamo le spoglie della guida dei giovani reporter. Poi il villaggio, con le strane abitudini e i riti per l’accettazione. Infine il ritrovamento degli scheletri e dei nastri.
Ma è al ritorno a casa, quando il protagonista del film si ritrova in sala montaggio a spulciare e a spiare la vita segreta dei quattro ragazzi che la cosa si fa interessante. Tutta girata con una telecamera a mano (come The Blair Witch Projet), mostra senza veli le Reale personalità dei malcapitati. La musica, dolcissima , soave, sognante… accompagna scene di sangue e di terrore inimmaginabili. I ragazzi infatti cominciano con l’uccisione e lo smembramento di una tartaruga, per poi passare alla cattura di un’indigena, con correlata violenza sessuale e “impalamento”. Proprio così. I tre maschi la violentano, a turno, in mezzo al fango, incuranti delle urla e dei pianti della donna, filmando tutto… e gridando, di tanto in tanto “questo filmato lo teniamo per l’album di famiglia, da rivedere tutti insieme a Natale, vicino al camino acceso”… Poi la telecamera si spegne e si riaccende pochi secondi dopo. I quattro fanno finta di avvicinarsi per la prima volta al palo dove hanno appeso (anche se non è certo il termine esatto) la vittima e fingono disgusto, ribrezzo (accennando però distrattamente un sorriso di compiacimento per le loro malefatte). Parole di cordoglio anche: “sembra un rito magico, una punizione per un’adultera. Ma noi non possiamo capire e concepire un simile orrore, appartenente a queste culture sottosviluppate”..  Questa credo sia la scena più terribile del film, quasi inguardabile, tanta è la violenza. Non sono una mente impressionabile e le pellicole cruente sono tante e varie. Forse quella più cruenta in assoluto nel cinema d’autore è “Salò e le 120 giornate di Sodomia”, di Pierpaolo Pisolini. Ma in quel caso c’era una sorta di psicologia dietro, una serie di spiegazioni. Non era violenza pura e priva di significato. Ma Deodato ha mostrato il degrado più assoluto dell’uomo, quello che non potremmo nemmeno lontanamente progettare. La noia e il senso di onnipotenza che trasformano gli uomini in Assassini.
Un’ altra scena abbastanza segnante è quella del fuoco appiccato al villaggio. Uomini, donne e bambini che vedono distrutto il loro abitat, che vengono picchiati e maltrattati.. Il tutto sempre accompagnato dalla musica di Riz Ortolani. Devastazione e dolcezza. Forse è proprio per questi suoni che non riusciamo a credere ai nostri occhi. Musica dissacratoria, quasi derisoria se vogliamo. Poco rispettosa. O forse musica che ci sussurra che tutto va avanti, che noi siamo anche questo, uomini e donne crudeli e gioiosamente cattivi. Musica che si prende gioco del nostro orrore, sorridendo alla nostra ingenuità. Anche tu sei così, sembra svelarci qualcosa più in alto di noi. 
Una cosa forse esecrabile del cinema di Deodato è stato l’utilizzo di animali veri per le scene. Tartaruga, ragni, serpenti, scimmie… Tutti gli animali uccisi nella pellicola non sono stati ammazzati per finta. E’ tutto vero. Naturalmente proprio per questo Deodato ha avuto parecchie ripercussioni da parte degli animalisti (e come dargli torto), ma anche per questo le immagini hanno più impatto. Non riusciamo a distogliere lo sguardo da tanta inutile imbecillità. Soprattutto quando la Tartaruga viene sventrata.. Ho sentito male fisico. Voglia di vomitare. Mai un film mi aveva provocato simile reazione. Forse sarò ingenua, ma questo è stato uno dei motivi per cui ho amato e amo quest’opera. La capacità di coinvolgere è sorprendente.
Nel film sono presenti anche gli ultimi attimi di vita dei ragazzi. Dopo tanto dolore afflitto a una tribù di Cannibali innocua, è venuto il loro turno di sofferenza. Infatti vengono uccisi, lentamente e dolorosamente, infliggendo le stesse pene che han dovuto subire le loro vittime. L’ansia di diventare ancora più potenti e famosi ha portato i quattro a filmare anche la loro dipartita. Incuranti della loro morte, assistiamo alla caduta di tutti e quattro. La telecamera cade a terra e la testa dell’ultimo sopravvissuto, con gli occhi sgranati, le cade vicino, fissandola vuotamente…
Il filmato finisce. Ogni commento è superfluo. ..”mi chiedo chi siano, i veri cannibali”… Così riflette tra se e se il protagonista del film, uscendo dalla stanza del montaggio.
 La musica riprende, portando via anche i titoli di coda…. E i nostri pensieri viaggiano, verso un’altra amazzonia, riflettendo sulla follia…. La Follia che porta a una tartaruga sventrata, a una donna massacrata… al sorriso beffardo di un ragazzo che gioca a essere Dio….

 

Inland Empire di David Lynch (anteprima)

Impressioni a caldo, spunti e appunti dopo la proiezione in anteprima nazionale di Inland Empire (L'impero della mente), il film summa del Lynch-pensiero che il regista ha presentato alla recente Mostra di Venezia in occasione del Leone d'Oro alla carriera.

Un film che non potrebbe e non dovrebbe raccontarsi...ma vedersi nel buio di una sala, per assaporarsi fino all'ultima goccia di follia che in esso vibra e si distilla.



DIGRESSIONE SU LYNCH

(qualche idea a beneficio di color che son sospesi)

Si sa, non a tutti piace David Lynch e il motivo consiste nella sua abilità a sfidare i peggiori colpi di scena del cinema americano e insieme la lentezza delle cimematografie orientali. I film di David Lynch sorgono in un punto d'intersezione di due stili estremi e incompatibili e di per sé border line: al confine di quella recinzione che dovrebbe dividere e distinguere rispettivamente il cinema dal ritmo letterario e dai colori squisitamente pittorici, e il cinema rispetto ad altri generi bassomimetici come la farsa e l'orrorifico, in voga nei teatrini della suburra fino all'ottocento e poi addomesticati e dismessi.

E tutto ciò senza addentrarci nelle disquisizioni sull'evidente circolarità aperta e frammentaria dei suoi plot che di fatto impediscono allo spettatore medio un approccio acuto e un'adesione spontanea alla cinematografia pretestuosamente non lineare.

IMPRESSIONI SU INLAND EMPIRE
(Impressioni a caldo, dacché l'anteprima s'è svolta stanotte dall'1.15 alle 4.15)

Una visione o un incubo. Una matassa che rotola, si dipana e nel frattempo si attorciglia, torna e ritorna e infine esplode. Come potrebbe mai esplodere una matassa?!
Un'allegoria degna di Inland Empire, tre ore di metacinema (una storia di attori che interpretano altri attori e altri film, all'apice d'un mistero che li vedrà sovrapporsi a più riprese ad altre figure e ad altri uomini, come in un transfert collettivo), metacinema ed incubi mostruosi.
E soprattutto: il film per buoni due terzi offre intensità senza pari, specie nella prima parte ove si giova di una eccellente fotografia capace da sé, sembra paradossale, di scandire il ritmo!
Sono infatti le inquadrature, tagliate sui visi perfino per scene che gli attori recitano seduti, e la straordinaria performance di Laura Dern e J.Theroux, a raggiungere coralmente e senza eccezioni il sublime.

E se questo fosse l'arrosto diciamo che il brodo consisterebbe nel genere del terrore, nella scoperta e riscoperta di un luogo dagli specchi abominevoli che replicando uomini replicano storie, contaminano esistenze, ci aprono un varco osceno come fossimo burattini d'una tragedia greca...costretti a ricalcare parti già scritte e già vissute (il regista avverte: "ve lo devo dire, la produzione non vi ha informato, quello che reciterete non sarà un film, ma un remake") fino alla deformazione finale, ovverosia fino alla perfetta identità tra passato e presente, in un delirante annullamento.

Dunque, le impressioni a caldo non possono che debordare in un oceano di frasi sconnesse, perché in sé la pellicola vuole esserlo; sconnessa. Un costante cortocircuito col prima e il dopo e il durante. Un buio di mezzogiorno.
Uscendo dalla sala, riassaporando l'aria nel suo effondersi lieve della mattina, compiendo quell'azione ancestrale e semplice come il passeggiare, ma riattualizzata in un hic et nunc con le visioni dell'impero della mente che ancora albergano dentro di noi, viene spontaneo domandarsi: se oggi una tale fusione tra generi, arti e prospettive (anche filosofiche), nella sua complessità e finanche nella sua imperfezione non rappresentasse l'autentica sfida registica dei nostri tempi, voglio dire, cos'altro ci resterebbe nel cinema e del cinema?

Pulp

Nick Belane è un investigatore privato della Vecchia Hollywood.
Anzi, lui E' la vecchia Hollywood, a ben vedere. Nonostante sia grasso, alcolizzato e depresso.
Anzi, probabilmente proprio perchè è grasso, alcolizzato e depresso. Oltre che manesco.
Un uomo duro, di quelli che non ne esistono più. Ma la Fortuna non è sua amica.

Piuttosto, intraprende una simpatica conoscenza con Signora Morte. Una donna stupenda che lo contatta per lavoro: trovami Cèline. Uno scrittore che, secondo i calcoli, dovrebbe essere morto da tempo.
Non è il solo caso folle che gli capita per le mani. Inchiodare una donna che tradisce il marito. Sbattere via gli alieni dalla terra.
E, soprattutto, trovare il Passero Rosso. Se esiste.
Tra risse nei bar, incontri improbabili, dialoghi quasi surreali, riuscirà a venire a capo di molti misteri.
Solo il Passero Rosso sembra un'llusione.  

Volete sapere che cos'è il Passero Rosso? Chi è?
No, dai... sarebbe troppo crudele. Leggetelo! Non ve ne pentirete.

Adelante Bersani!

bersanicell.jpgPoi vi lamentate del Governo. Riassumendo (tra le altre cose delle nuove liberalizzazioni):

1) Se caricate 10 euro sul telefonino da oggi saranno 10 e non 8. Niente spese di ricarica. Via anche il limite per consumare il credito. Ergo: chi ha una scheda con dentro 2 o 3 euro per "mantenerla attiva" con un operatore che usa saltuariamente è a posto per sempre. Esticazzi oserei dire.

2) Potremo fare benzina anche all'Ipercoop.

3) In caso di ritardata o mancata consegna della posta, ci rimborsano per il disturbo arrecato.

4) In caso di nuova polizza assicurativa per l'auto non ci potranno più abbindolare assegnandoci ad una classe più sfavorevole rispetto a quella risultante dall'ultimo attestato di rischio.

5) Motorino o auto truccati? Fanno da 375 euro ad un massimo di 1433 euro. Rovigo, trema.

6) Basta pubblicità ingannevoli con i voli low cost a 1 euro. I prezzi dei biglietti aerei dovranno essere pubblicizzati nella loro interezza, compresa l'indicazione di spese, tasse aeroportuali eccetera. Mai più dialoghi del tipo:
- Sai sono andato alle Canarie. Ho trovato un volo a 30 centesimi. Che culo gli ultimi posti!
- Ah figo. E quanto hai speso quindi?
- 60 euro. Sai le tasse...

7) Possono aprire cinema anche vicino ad altre sale senza rispettare limiti di lontananza tra i due esercizi. Che poi, è un po' in controtendenza con i multisala mangiatutto che fioriscono ovunque nelle nostre città. Anche le edicole e le parrucchiere potranno aprire una vicino all'altra.

8) Sparisce il PRA e con esso un po' di insana burocrazia automobilistica.

9) La data di scadenza degli alimenti sarà scritta più in grosso sulla confezione.

10) La riforma Moratti è ormai obsoleta. E scusate se è poco.

Come ho fatto?

Oggi mi sono guardata allo specchio.

Molte occhiaie, capelli così lunghi. "Chi è quella cosa, lì, davanti?".
Se avessi visto questa scena in un film, probabilmente lo avrei liquidato giudicandolo retorico, noioso, poco originale.
Ma se succede nella realtà... Beh, cari lettori (se mai ce ne saranno), è abbastanza sconvolgente.
Non è questione di essere più brutti o più carini di come ci si ricordava.

Ma è solo il continuare a domandarsi: ma come ho a diventare così?

Tutto vero

Ho appena visto un tizio che videotelefonava per strada. Giuro.

Ciccsoft Compilation 2006

Ciccsoft Compilation 2006L'onda lunga dell'ormai mitico 2006 arriva fino ai margini di un gennaio tropicale, e ci deposita sulla spiaggia un container carico di pezzi dell'anno che fu. Io e il Socio TheEgo, intenti a sorseggiare sulla baia un cocktail fruttato, abbiamo scostato i pappagalli appoggiati sulle nostre spalle e ci siamo avvicinati al relitto che la corrente aveva trascinato fino a riva. Dentro ci abbiamo trovato diversi scatoloni di medie dimensioni, alcuni dei quali erano ormai sventrati dagli urti del mare mosso e avevano lasciato parte del proprio contenuto sparso all'interno del container stesso. In fondo, abbiamo trovato anche umidi maglioni a righe, qualche spilletta, e inequivocabili biglietti di concerti mainstream. Che confusione, ci siam detti, qui non ci si capisce più nulla. Pensare di saccheggiare tutto quanto era improponibile, così abbiamo tenuto solo gli scatoloni marchiati "2006" (o giù di lì, lo diciamo per i notai avvoltoi che si fionderanno su questo post :-P) e abbiamo salvato dall'inondazione queste canzoni di un anno grandioso come eventi, ma quasi per contrappasso privo di punte musicali memorabili. Ricordandoci che se l'indie è morto, pure il mainstream non si sente tanto bene. Quello che non comparirà nella Ciccsoft Compilation 2006, vuol dire che se l'è portato via la corrente ed è ancora in viaggio, oppure ce lo siamo gelosamente tenuto per noi. E ora la fredda e nuda scaletta (cliccate sul titolo per "ascoltarla") del nastrone 2006 Made in Ciccsoft:
 
 
01
TV On the Radio - Playhouses
02
Julie's Haircut - Satan Eats Seitan
03
Carpacho! - Regole per un cervello difettoso
04
Jim Noir - My patch
05
The Pipettes - Pull shapes
06
Billie The Vision & The Dancers - One more full lenght record
07
Phoenix - Consolation prizes
08
The Strokes - Heart in a cage
09
Muse - Knights of Cydonia
10
Built To Spill - Going against your mind
11
Regina Spektor - Fidelity
12
Non voglio che Clara - Cary Grant
13
Beirut - Postcards From Italy
14
Band of Horses - The Funeral
15
Pearl Jam - Come back
16
Sufjan Stevens - Sister Winter
17
The Moffs - Another day in the sun (bonus track)

Scelte ovviamente discutibili, che ambiscono ad essere un briciolo rappresentative di una larga fetta di cielo, dettate da gusti personali e conditi da un pizzico di oggettività. Quelli che non ce l'hanno fatta per un soffio (perchè ormai troppo sangue era stato versato tra i due Soci): Guillemots, Eutimia, Violea, Kooks, Thom Yorke, Cesare Basile, Ludovico Einaudi, Electric President, Yeah Yeah Yeahs, Duels, My Latest Novel, Trail of Dead, Perturbazione e i Beatles (è loro il disco dell'anno, è inutile). L'unica concessione temporale è stata la Bonus Track, i suoi Moffs per il nostro caro Frittole.

Buffet

Le migliori foto di LondraNote sparse su alcune cose curiose
trovate a Londra

Le migliori foto di Berlino Do not walk outside this area:
le foto di Berlino

Ciccsoft Resiste!Anche voi lo leggete:
guardate le vostre foto

Lost finale serie stagione 6Il vuoto dentro lontani dall'Isola:
Previously, on Lost

I migliori album degli anni ZeroL'inutile sondaggio:
i migliori album degli anni Zero

Camera Ciccsoft

Si comincia!

Spot

Vieni a ballare in Abruzzo

Fornace musicante

Cocapera: e sei protagonista

Dicono di noi

Più simpatico di uno scivolone della Regina Madre, più divertente di una rissa al pub. Thank you, Ciccsoft!
(The Times)

Una lieta sorpresa dal paese delle zanzare e della nebbia fitta. Con Ciccsoft L'Italia riacquista un posto di primo piano nell'Europa dei Grandi.
(Frankfurter Zeitung)

Il nuovo che avanza nel mondo dei blog, nonostante noi non ci abbiamo mai capito nulla.
(La Repubblica)

Quando li abbiamo visti davanti al nostro portone in Via Solferino, capimmo subito che sarebbero andati lontano. Poi infatti sono entrati.
(Il Corriere della Sera)

L'abbiam capito subito che di sport non capiscono una borsa, anzi un borsone. Meno male che non gli abbiamo aperto la porta!
(La Gazzetta dello Sport)

Vogliono fare giornalismo ma non sono minimamente all'altezza. Piuttosto che vadano a lavorare, ragazzetti pidocchiosi!
(Il Giornale)

Ci hanno riempito di tagliandi per vincere il concorso come Gruppo dell'anno. Ma chi si credono di essere?
(La Nuova Ferrara)

Giovani, belli e poveri. Cosa volere di più? Nell'Italia di Berlusconi un sito dinamico e irriverente si fa strada come può.
(Il Resto del Carlino)

Cagnazz è il Mickey Mouse dell'era moderna e le tavole dei Neuroni, arte pura.
Topolino)

Un sito dai mille risvolti, una miniera di informazioni, talvolta false, ma sicuramente ben raccontate.
(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
(Diario)

Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)

Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
da tanti ragazzi scavato
parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)