Monthly Archive for March, 2007

Dottore, dottore, dottore…

Dato che in questi ultimo mese si sono praticamente laureate anche le Pupe del reality, non potevo perdere l'occasione per infilarmi e farmi proclamare dottore in ingegneria elettronica e delle telecomunicazioni con un modesto 88 (non mi piace strafare, né adesso né durante gli studi...).
Sono quindi ufficialmente il primo ferrarese laureato della banda Ciccsoft, considerato che Elle è sparita dalla circolazione (sebbene abbia finito l'università due settimane fa e mi ha promesso di tornare raccontandovi la sua tesi).
A breve seguiranno Simur e il mio collega, sempre che il simpatico Pippo Frontera decida di fargli passare fisica...

Vedo, non vedo

Occhiali alla modaNell'inspiegabile mutamento delle mode, prendo coscienza con colpevole e imbarazzante ritardo della morte degli occhiali montatura classica. Osservando il mio limitato campionario umano, noto che i ggiovani e meno ggiovani si sono dotati di quel tocco vintage: in giro è un rifiorire di occhiali plasticosi che evidenziano quello che un tempo era un oggetto da sopportare senza dargli particolare risalto. Oggi ormai, nella colossale opera di sdoganamento di praticamente tutto (mancano i calzini bianchi, forse), pure gli occhiali plasticosi (colorati o scuri che siano) evidenti e di grande impatto visivo, demarcano chi è cool (il termine "trendy" è persino ingenuo nel suo essere fuori dai tempi, tutto ormai è trendy) da chi invece rimane indietro e non si adegua. I portatori di occhiali con montatura metallica sono una razza in via di estinzione, dall'età media sempre più elevata o in picchiata; ma si sa, i bambini e gli anziani sono i due poli sociali che meno risentono delle tendenze di stile, dato che i primi hanno attività più importanti cui dedicarsi tra cui giocare e sporcarsi di cioccolato, mentre i vecchi sono ormai fuori dai giochi, hanno già dato e non devono più inseguire o essere inseguiti da nessun modello. Rimaniamo dunque io e Andreotti, a portare occhiali rilucenti sotto il riflesso del sole, dalla forma discreta e leggera che rende i nostri visi anonimi e privi di mordente. Gli occhiali diventano l'ennesima occasione per affermare il proprio stile, per caratterizzarsi ulteriormente, e pertanto devono essere notati: verdi, marroni, neri, viola, rosa, bianchi, plastiche multicolore che ingabbiano l'occhio ma esaltano un difetto per trasformarlo in tratto distintivo. Per alzare il volume del nostro inconscio urlo quotidiano: ehi, ci sono anchio.

APPELLO AI LIBERI E FORTI

Il partito [Partito Popolare Italiano N.d.r.] che costituisce, secondo Chabod "l'avvenimento più notevole della storia italiana del XX secolo", si presentava ispirandosi ai "saldi principi del Cristianesimo che consacrò la grande missione civilizzatrice dell'Italia" ma non doveva qualificarsi su basi religiose; doveva essere, cioè, per usare le parole di Sturzo: "aconfessionale". Rimane esempio alto di lucidità politica e di coerenza morale e religiosa la polemica, al congresso di Bologna del 1919, con Agostino Gemelli e Olgiati che lo avevano accusato di non porre la religione come elemento di differenziazione. Sturzo replica: "Non possiamo trasformarci da partito politico in ordinamento di Chiesa [...] né possiamo avvalorare della forza della Chiesa la nostra azione politica [...]. E' superfluo dire perché non ci siamo chiamati partito cattolico: i due termini sono antitetici; il Cattolicesimo è religione, è universalità, il partito è politica, è divisione [...]". E' il rifiuto delle opposte tentazioni del machiavellismo e del clericalismo, l'affermazione dell'autonomia e laicità della politica. Nell'articolo del 9 agosto 1959, all'indomani della scomparsa, Giovanni Spadolini, sul "Corriere della Sera", commemorava "il laico Sturzo" sempre fautore della laicità dei cattolici, della aconfessionalità del partito, della distinzione tra "azione cattolica e azione dei cattolici".
Ecco l'autentica "rivoluzione" sturziana, il taglio netto tra clericalismo e cattolicesimo sociale, la rivendicazione perfino orgogliosa da parte di un sacerdote dell'autonomia dei cattolici nella società civile.
Sul significato delle scelte di quel periodo Paolo Emilio Taviani, scrivendo di Luigi Sturzo nella storia d'Italia, alcuni decenni dopo, notava: "Fu il sì dato, con Don Sturzo, dal mondo cattolico a quel che di valido era nella tradizione liberale, che permise il superamento di un'antitesi ancor più grave di quella che travagliava i rapporti fra Chiesa e Stato in Italia: l'antitesi fra il cattolicesimo e i principi politici di libertà dell'età moderna".
 
Tratto da: http://www.democraticicristiani.it/documenti/sturzo1.

State bene. Cyrano.

Blackout

Tutto ha inizio con una canzoncina fischiettata, tra un pensiero sconcio, la sete di sangue e la voglia di portarsi nel retro di un bagno la prima ragazzina incontrata. Artista: Elvis Presley. Esecutore: Aldo Ferro. Proprietario di tre locali, marito integerrimo. Un soggetto con un certo successo. E come hobby, senza che nessuno lo sappia, lo squartare e mantenere vivi più possibile, ragazzi pescati nei modi più disparati. Nel momento in cui lo incontriamo, ha in un capannone adibito ai divertimenti assassini, un ragazzino a cui ha strappato la faccia, riattaccandogliela al contrario. Con i chiodi. Sta per tornare a casa.


Claudia ha appena finito di lavorare nel locale del Porco. Ha ancora addosso la mini divisa che odia, pensa alla sua ragazza, nel deserto, alle prese con un film. La vorrebbe riavere tutta per sé.
Tomas è di corsa. Entro poche ore scapperà ad Amsterdam con Francesca. La porterà via da tutto quello schifo, le farà dimenticare la violenza, il padre, la sua vecchia vita. E’ felice.
I tre personaggi si incontrano, nel giorno di Ferragosto, davanti alla porta dell’unico ascensore funzionante del loro palazzo. Salgono, tutti scocciati per la compagnia forzata per dodici, lunghi, piani. Durante l’ascesa, però, un Blackout fermerà l’ascensore. Lasciandoli in quello spazio esiguo per interminabili ore. Qui, in preda alla sete, al caldo, agli isterismi, usciranno le parti segrete di ognuno di loro. Trascinandoli nella paura, nella follia, nella depressione acuta.
Finale shock.
L’opera migliore di Gianluca Morozzi, sicuramente la più matura. Lontano anni luce dal romanzetto d’esordio “Despero”. Con uno stile tra Ellis e Welsh, abbandona i caratteri giovanili di cui è caratterizzato, per lasciarsi andare a un fumettone letterario riuscitissimo, infarcito di citazioni, opere rock (dal Boss, sempre presente nelle sue opere, all’onnipresente Elvis), strizzando l’occhio a Quentin Tarantino e alle sue scene pulp-western.

Scarpe

Ho comprato il primo paio di Converse All Star della mia vita. Tra una decina di giorni compirò 27 anni e ho appena comprato un paio di Converse All Star: il mio primo paio di Converse All Star. Ci sono certe cose che non smetteranno mai di sorprendermi: aver comprato il mio primo paio di Converse All Star è una di queste. Le ho pagate circa 60 euro in un negozio a Via Trionfale che si chiama CD Moda: è un negozio che è esattamente lì da che mondo è mondo e io non ci avevo mai comprato neanche uno spillo. Sabato, F. ed io ci siamo svegliati che pioveva tantissimo: e allora, mentre giravamo con i cucchiaini nelle tazzine del caffè, abbiamo deciso di andare in questo negozio che è a un tiro di schioppo da casa mia. Giuro, abbiamo fatto tutto velocissimi e siamo entrati che ci sapeva ancora la bocca di caffè.



A questo punto devo rivelare che l'intenzione primigenia era che le Converse All Star le comprasse lei, F., non io, e questo perché io delle Converse All Star non ho mai saputo nulla, a parte il fatto che sono una marca di scarpe un po' sbarazzina, un po' giovane e un po' frizzante, che si indossa così, fru fru, senza troppi fronzoli, ecco, ho sempre immaginato che chi va a Ponte Milvio a metter lucchetti possa verosimilmente indossare Converse All Star, ho sempre pensato che uno come Fabio Volo possa indossare Converse All Star, non il sottoscritto, mi pare che Silvio Muccino, in uno di quei film, indossi Converse All Star, perciò sono entrato dentro il negozio che si chiama Cd Moda con il sapore del caffè ancora in bocca e la ferma convinzione di limitarmi a concedere questo lusso proto-adolescenziale a F., battendole anche una mano sulla spalla, come a dire suvvia, sono cose, passerà, e di andare, piuttosto, nell'ottimo negozio di gastronomia sul marciapiede di fronte per comprare un po' di pizza per il pranzo, ché lì la fanno rinomatamente buonissima. Stop.

Mai avrei immaginato che all'alba dei miei 27 anni sarei tornato a casa con un paio di Converse All Star PER ME. A testimonianza di ciò, posso aggiungere che mentre le sorti della mattinata mutavano drasticamente e, nello specifico, mentre F. - come da costume - abbandonava il reparto del negozio dedicato alle Converse All Star per ripiegare in quell'altro che preferisco, quello delle scarpe col tacco, il sottoscritto, in un impeto di altezzoso menefreghismo tipico di Colui Che TANTO Sa Che Non Comprerà Nulla, mollava F. per andare ad acquistare la pizza di cui sopra - acquisto poi rivelatosi provvidenziale, senz'altro perché la focaccia bianca era spessa, deliziosa, croccante e salata e quella con i funghi e la salsiccia piccante addirittura divina, ma soprattutto perché una mezz'ora più tardi, seduto al tavolo in cucina, io già con le mie Converse All Star ai piedi, non avessi avuto quella Pizza Perfetta, penso che mi sarei depresso a guardare le mie inspiegabili Converse All Star incrociate sotto al tavolo della cucina e avrei scalciato fino a sfilarmele dai piedi.

Quando sono rientrato, indifferente e superiore, nel negozio di scarpe, come detto, ho trovato F. davanti a uno specchio con un paio di sandali Guess ai piedi che non le piacevano e l'idea di acquistare un paio di Converse All Star accartocciata dentro la borsetta. Non ho commentato, perché tutto sommato, lo sapevo che sarebbe andata a finire così e mi sono limitato a guardarla ondeggiare sui tacchi, esercizio che le riesce divinamente bene, fino a che non ha scelto un paio di scarpette Replay con un bel tacco che indosserà non prima di giugno, a differenze delle Converse All Star che, invece, avrebbe potuto mettere da subito. Dovessi dirlo, non saprei spiegare cosa sia capitato a un certo punto: a mia discolpa posso soltanto dire che il reparto dedicato alle Converse All Star era contiguo a quello di un'altra marca di cui cercavo da tempo un certo modello di scarpe. (marca e modello che non nomino per non creare ulteriore confusione) M'è caduto l’occhio, non so se mi spiego: colori accesi, prezzi contenuti, insomma, credo che il signor Converse, agli inizi del XX secolo avesse in mente proprio una cosa del genere quando si inventò il modello. Sembravano tante caramelle scappate dai sacchetti, rendo l'idea? Perciò le ho comprate. Io che di Converse All Star capisco talmente poco che, mentre maneggiavo il paio che poi sarebbe stato mio, ho domandato a F. se non trovasse anche lei assurdo che fossero tutte così consumate sul bordo e già sporche sulla gomma bianca, ignorando, il mood alla base di qualsiasi scarpa Converse All Star che si rispetti, vale a dire quel non so che di vissuto, di sbracato, di scoglionato che hanno. Ecco, le Converse All Star sono scarpe scoglionate: devo averle comprate per questo motivo. Mi hanno chiamato con quelle orecchie rivolte verso il basso come un cocker bastonatissimo in un canile municipale e gli occhi dolci, maledette.

A casa ho incrociato mio padre che mi ha fatto questa domanda, vedendomi con le Converse All Star ai piedi, c'è testimone F.: "Quando cresci?", al che io, giuro, non ho saputo che rispondere, perché è da un po' di tempo che ho smesso di darmi un tono, preferendo essere quello che sono senza filtri. Persino i capelli ho tagliato quasi a zero, quei capelli che prima curavo e ingelatinavo trascorrendo ore al bagno: stop, via tutto, mi presento come sono e buonanotte ai suonatori, chi c'è c'è. Quindi non è sindrome di Peter Pan: è che proprio, all'improvviso, le ho trovate sopportabili, quelle cazzo di scarpe così lontane da me. Che potevo rispondere? Qualsiasi cosa non mi avrebbe salvato dal fatto che tra una decina di giorni compirò 27 anni e che a 27 anni uno dovrebbe cominciare ad indossare minimo mocassini. (o quantomeno tagliare il traguardo sapendo fare il nodo della cravatta...)

Stranamore

Iacona, nella meravigliosa terza parte del suo meraviglioso Pane e Politica, ne ha parlato diffusamente.
La modifica della legge elettorale del governo Silvio che ha eliminato il maggioritario uninominale e qualsiasi possibilità per gli elettori di esprimere la propria preferenza per un determinato candidato è stato un regalo del quale i partiti, ma tutti, hanno approfittato a mani basse.
Relativamente grave quando questo succede nel caso del partito-persona di Berlusconi, teoricamente gravissimo quando succede nel "più-grande-partito-della-sinistra-italiana", quello della partecipazione, della base, del radicamento nelle realtà locali, delle primarie che vanno bene solo se vince il candidato mio e puttanate assortite.

Il Prodi Bis, se uno non ha voglia di farsi prendere in giro, è un aborto. Il maldestro tentativo di rimanere aggrappati alla poltrona, gestendo l'esistente e cercando di fare solo cose che farebbe pure Silvio per ritornare alle urne con una nuova legge elettorale che affossi gli estremi (specialmente quelli a sinistra) per consentire il configurarsi di un nuovo sistema politico nel quale l'elettore dovrà limitarsi a scegliere fra due "alternative" che una volta sarebbero state due correnti interne della vecchia DC. Oggi (pensate che culo) ognuna con il suo simbolo.

Le prove generali delle "larghe intese", necessarie perchè questo mefistofelico obiettivo venga raggiunto, sono testimoniate dalla simpatica galleria fotografica pubblicata oggi da Repubblica.


Berlusconi e Fassino che tubano sui banchi del parlamento parlando di elezioni e riforma elettorale, Silvio brandisce il sondaggio che lo mostra in ascesa e gli butta giù, sul più classico dei bigliettini galeotti fra compagni di banco e merende, la sua proposta:

Maggioranza Nazionale.
No a preferenze.
Sì a sbarramento.

Come si fa a dire di no?

Ma non finisce qui, sono in grado di proporvi in esclusiva la foto con la risposta di Fassino a Silvio:

Ma quanto sono teneri?

Cultura Classica e Montenegro

Fossi in quelli dell’Amaro Montenegro cambierei pubblicità.
Sono anni che usano lo slogan del sapore vero e un paio di tristissimi spot.
Alla Montenegro sanno che il target è costituito da uomini tradizionali e quindi pensano che la pubblicità con l’aeroplano e i rudi quarantenni soddisfi chissà quale prepotente bisogno maschile. L’equazione è presto fatta, perché in Italia non occorre essere sofisticati, sempre per quel moderno principio che vede nello stomaco l’organo ricettivo per eccellenza, invece che il cervello. Dunque l’amaro lo bevono gli uomini e bisogna fare una pubblicità per uomini. Nello stesso tempo (mi par di vederli nelle stanzette del marketing), occorre alzare il livello di percezione del prodotto (vedi Sambuca), puntare a un target più sofisticato di quello dell’osteria del paese, frequentata dai cacciatori della domenica. E allora puntano al “machismo illuminato” di Salvatores: quello del gruppo di amici (o del contingente militare), con tanto di cameratismo, sostegno virile e via dicendo. L’amico nel deserto cui si rompe il camion, la missione spericolata, il salvataggio. Intorno al falò, quelle inesistenti figure prototipali, si danno pacche sulle spalle: hanno la barba di una settimana, caldi maglioni e bevono amaro.


L’amaro dal sapore vero è la vulgata sul passato di una volta, dove regnavano le amicizie maschili e spericolate, con tutto il carico di simboli che si portava dietro: lealtà, sprezzo della vita, onore, divertimento senza donne. E così facendo, quei geni del marketing italiota, tagliano fuori il target femminile, polarizzando il conflitto (scherzoso quanto volete, ma presente). La risposta istintiva a una pubblicità del genere, da parte della donna emancipata è tipicamente un vaffanculo. Se i maschietti vogliono sognare il paradiso virile perduto bevendo Montenegro, che facciano! Noi ci beviamo il Kaipiroska o la Sambuca. La reazione della donna dai costumi tradizionali invece è quella di una conferma della naturale esclusione femminile da un consesso virile, divertente e privato (tipo club). Concludendo, niente Montenegro per le donne e questo ve la dice lunga su questa pubblicità.

Puntare a un target che s’identifica con la Virile Rimpatriata secondo me non funziona. Primo per la questione femminile di cui sopra. In secondo luogo perchè gli italiani in grado di pensare realmente in termini di onore e virile lealtà sono veramenti pochi. Inoltre salvarsi reciprocamente nel deserto affascina solamente chi non ha abbastanza cervello (o cultura) per capire l’assurdità dello spot. Metà del target potenziale segato via (quello femminile), mancanza di etica e senso critico del target, ignoranza: questi i muri che si oppongono, valorosi, alla rifocalizzazione del prodotto. Anzi, forse perde pure l’anima precedente: i pochi cacciatori che ancora se lo bevono, tra le brume dell’autunno pavese, rimangono straniti da questa virata giovanile, e forse non la capiscono. Meglio il genepì fatto in casa allora.
Secondo me i markettari della Montenegro s’ammazzano di sigarette e non sanno come far alzare la curva. Dopo anni di cura, durante i quali l’eroe continua a portare il pezzo di ricambio in mezzo a una tempesta del deserto, i nostri decidono di cambiare registro. Nessun italiano capisce il concetto di onore e lealtà? Sostituiamo all’amore per l’altro, l’amore per la roba. E quindi magicamente compare l’anfora, e l’anfora vecchia vale dei soldi. Vogliono spostarsi da un target debole a uno culturalmente più forte? Al divertimento dell’avventura fine a se stessa, sostituiscono l’amore per la cultura. E torniamo all’anfora. E siccome cultura significa cultura classica, l’anfora è perfetta, è la forma pop della cultura classica, che si mischia, nella memoria di chi ha fatto il liceo, alle foto dell’Argan e ai sandaloni di hollywood. Delle donne poi (questa metà del target), ancora una volta, chi se ne frega? Da quando le donne bevono amaro? Meglio un target piccolo ma sicuro (quello dei cacciatori della domenica) che provare a fare il salto nel buio. Non credo che la virata culturale dell’anfora abbia radicalmente cambiato il destino dell’amaro Montenegro. I virili quarantenni sono ancora là, sul piccolo schermo, a sfidare le onde del mare anzichè le dune del deserto. Un triste miscuglio di virilità amicale e pseudo-cultura che si esprime nella razzia di reperti.
O forse invece, tutto sommato, hanno ragione loro e basta mettere l’archetipo dell’uomo virile a fare stronzate per vendere a sufficienza. E non ci sarebbe da stupirsi, perchè quello che manca in questo disgraziato paese, è il coraggio di investire su quella parte di popolazione che pensa: al popolo bisogna parlare con la pancia, quindi via libera all’uso di concetti sofisticati: la gnocca, l’amicizia virile, il calcio, la macchina potente, i soldi. E il recupero avventuroso della brocca.
Ma oltre i confini c’è vita, immaginazione, professionalità, intelligenza e cultura. E non potranno tenerla fuori per sempre, nemmeno quelli della Montenegro.

Cyrano

”Scusa, quanto vuoi?” (prezzi e ricatti)

Riprendendo il precedente post di TheEgo, procediamo con una riflessione articolata su tre brevi punti. Nel Paese dei preti omosessuali, dei parlamentari cocainomani, delle vallette prostitute e degli industriali evasori fiscali, abbiamo assistito negli ultimi giorni all'ultima ipocrisia moralista di casa Italia. La foto del portavoce del Governo Silvio Sircana, mentre con la sua auto si accostava a un transessuale lungo una via di Roma, sbattuta in prima pagina e al centro di una bufera politica, ma nello stesso tempo testimonianza di un marciume molto più preoccupante e diffuso nel costume italiano: quello dei ricatti e del voyerismo morboso. Le considerazioni da fare sono diverse. La prima è di chiaro stampo etico: un uomo che sceglie la strada della politica, intesa nel senso più aulico del termine, dovrebbe essere dotato di un tale rigore morale da riuscire a rimanere distante non tanto dalle tentazioni, ma da qualsiasi cosa abbia a che fare con lo sfruttamento. Bene, detto questo, va sottolineato che la foto pubblicata da tutti i quotidiani non dimostra nulla. Anche se resta difficile considerarla la sciocchezza di una sera perché ora per Sircana sarà un po' più difficile sedersi a un tavolo magari con la Merkel senza sentirsi per lo meno osservato.


Il secondo punto, di cui parlava già TheEgo, è il seguente: la notte brava di Sircana era o non era una notizia? Fino a che punto la vita privata di un personaggio pubblico deve restare segreta agli occhi dei cittadini? Domande a cui in queste ore nemmeno l'Ordine dei Giornalisti o il Garante della Privacy sono riusciti a dare una risposta. Se infatti alle minacce di sanzione sono seguite le scuse al Giornale di Belpietro (il primo a pubblicare la notizia per un chiaro tornaconto politico) da parte dei primi, il Garante si è precipitato nel vietare la diffusione di notizie sulla vita privata delle persone. Vorrei solo sapere perché è stato possibile fino al giorno prima quando al centro delle cronache c'erano industriali, veline e calciatori, mentre nel momento in cui è stato toccato un politico si è corsi subito ai ripari. Qualcuno ha paragonato il fatto a quello accaduto mesi fa a Salvo Sottile, denunciando disparità di trattamento e reazioni troppo di parte. Bene, non scherziamo nemmeno. In quel caso si parlava di opportunità di lavoro nientemeno che in Rai, di sfruttamento del proprio ruolo di potere. Insomma se qui uno chiedeva i prezzi, lì un altro faceva ricatti. E' ben diverso.
Un'ultima considerazione: di tutte le persone che conosco, e ne conosco parecchie, forse solo un paio hanno avuto il coraggio e l'onestà intellettuale di dire che una volta, con una prostituta ci sono stati. Chi per curiosità, chi per perversione, chi per solitudine, chi per aver alzato troppo il gomito una sera. Solo due. Ma allora tutte le ragazze e i transessuali che sono in strada a lavorare che diavolo ci stanno a fare? Quando in questo Paese la smetteranno di fare i moralisti ci sarà anche la libertà di fare un puttan tour senza doverlo negare.

Il vizietto

sircanaB.gifIn un paese ormai devastato dalla cultura pop del reality e del trash in tv, del gossip a tutti i costi e dello "sfrucugliamento" di pettegolezzi privati riportati da un numero eccessivo di stampa rosa non è certo la visione di un uomo del governo con un transessuale a turbarci nell'animo. Come se non sapessimo perfettamente che attricette e soubrette transitino per i palazzi del potere per far carriera o che vecchi porci senatori si sollazzino con qualche povera disgraziata di turno. Niente di nuovo sotto il sole. Sircana va a puttane. Embè? Questo fa di esso un politico peggiore? E' forse condizionato, impedito nel suo lavoro di portavoce del governo italiano? Parrebbe di no. Come uomo, risponderà alla sua famiglia di un atto deplorevole ma il tutto deve ridursi a quello.

Dov'è allora la notizia quando un personaggio famoso viene colto in fallo se non la mera soddisfazione di aver colto con le mani nella marmellata un vip che può far fruttare parecchi verdoni? Dov'è soprattutto la differenza nel giudicare eticamente un cantante (D'Alessio) che si sbatte la pischella di turno (Tatangelo) con la scusa della collaborazione artistica e un politico che nel tempo libero sfoga le sue voglie represse in maniera triste da uomo triste quale è? Il primo, sui giornali sorridente come se fosse comprensibile e giusto, il secondo condannato come avesse compiuto un omicidio.

Il problema di fondo è più ampio e riguarda una riflessione che il giornalismo italiano deve imporsi, per non diventare schiavo della boutade o per evitare una deriva da tabloid britannico. Provate a guardare le statistiche di Repubblica e Corriere, a scoprire quali sono gli articoli più letti, le gallerie più seguite, quali sono i contenuti che la gente cerca sulla rete o sui giornali e che sempre di più portano a vendere copie ed incamerare introiti pubblicitari. Capirete così perchè i corpi nudi del famoso fotografo o la spallina che cade dal vestito della modella, piuttosto che una manifestazione di nudisti ha solitamente una quindicina di fotografie ogni volta mentre una notizia di politica al massimo un paio. Per soddisfare la curiosità morbosa e il voyeurismo italico stiamo infarcendo la stampa di false notizie, rumors, voci di corridoio che però richiamano, fanno volume e attirano le masse.
Che sia davvero il caso di svendere la qualità dell'informazione in nome dei paparazzi o di qualche abile imbroglione che dietro le quinte muove i fili di un puzzle che sempre di più assomiglia ad un nuovo furbissimo business?

Pulizie di primavera

Arriva la primavera e due tra i pochissimi bloggers italiani che ancora come noi usavano Movable Type come piattaforma per il blog sono migrati al più versatile WordPress.
Il primo è il bravissimo Cofano, che stanco dei toni rossi è passato ad uno sgargiante e fiammeggiante template tutto lucido e pieno di gadget.
L'altro è Brodo Primordiale, come suggerisce il titolo un "decano" dei blogger italiani, che nel rinnovarsi graficamente ha optato pure per la formula multiblog invitando un po' di amici a scrivere e cercando di risollevare le sorti del sito un po' abbandonato negli ultimi periodi.

E con questi altri due che partono rimaniamo davvero in pochini ad usare ancora il pesante MT per postare e mantenere un blog. Considerando il fatto che pure Macchianera sta sperimentando in tal senso cercando di riprodurre la grafica attuale su WordPress direi che qui si rischia di rimanere un caso isolato. 😉

A tal proposito: è un'impressione mia oppure disegnare da zero un template per WordPress è moooooolto più difficile che in altri cms? Cercando di saltellare qua e là per evitare gli script php e incrociando le dita perchè funzionino è davvero impresa ardua progettare un buon template che faccia uso di ajax e css in modo corretto. La voglia di lasciare tutto com'è adesso è forte e la pigrizia regna sovrana: è primavera per l'appunto.

Buffet

Le migliori foto di LondraNote sparse su alcune cose curiose
trovate a Londra

Le migliori foto di Berlino Do not walk outside this area:
le foto di Berlino

Ciccsoft Resiste!Anche voi lo leggete:
guardate le vostre foto

Lost finale serie stagione 6Il vuoto dentro lontani dall'Isola:
Previously, on Lost

I migliori album degli anni ZeroL'inutile sondaggio:
i migliori album degli anni Zero

Camera Ciccsoft

Si comincia!

Spot

Vieni a ballare in Abruzzo

Fornace musicante

Cocapera: e sei protagonista

Dicono di noi

Più simpatico di uno scivolone della Regina Madre, più divertente di una rissa al pub. Thank you, Ciccsoft!
(The Times)

Una lieta sorpresa dal paese delle zanzare e della nebbia fitta. Con Ciccsoft L'Italia riacquista un posto di primo piano nell'Europa dei Grandi.
(Frankfurter Zeitung)

Il nuovo che avanza nel mondo dei blog, nonostante noi non ci abbiamo mai capito nulla.
(La Repubblica)

Quando li abbiamo visti davanti al nostro portone in Via Solferino, capimmo subito che sarebbero andati lontano. Poi infatti sono entrati.
(Il Corriere della Sera)

L'abbiam capito subito che di sport non capiscono una borsa, anzi un borsone. Meno male che non gli abbiamo aperto la porta!
(La Gazzetta dello Sport)

Vogliono fare giornalismo ma non sono minimamente all'altezza. Piuttosto che vadano a lavorare, ragazzetti pidocchiosi!
(Il Giornale)

Ci hanno riempito di tagliandi per vincere il concorso come Gruppo dell'anno. Ma chi si credono di essere?
(La Nuova Ferrara)

Giovani, belli e poveri. Cosa volere di più? Nell'Italia di Berlusconi un sito dinamico e irriverente si fa strada come può.
(Il Resto del Carlino)

Cagnazz è il Mickey Mouse dell'era moderna e le tavole dei Neuroni, arte pura.
Topolino)

Un sito dai mille risvolti, una miniera di informazioni, talvolta false, ma sicuramente ben raccontate.
(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
(Diario)

Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)

Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
da tanti ragazzi scavato
parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)