Brokeback Willer

(un ufficio è in penombra)
– Fammi capire…
– No, Tex, senti…
– … I morti ammazzati sì e…
– Shhhhh, tu la devi smettere di ragionarci su. È necessario: pensa solo a questo. Sei un professionista, no?
– Sì, ma…
– E allora non cercare di vederla come non è. Svolgi al meglio la tua professione, al resto pensiamo noi…
(l’uomo si alza in piedi per andare a raccogliere un mazzo di carte da gioco da una mensola. E’ oscenamente grasso.)
– Io sparo alla gente Lele… Voglio dire, sono un pistolero. Un eroe del West. Come possono pensare che…
– Lo pensano eccome! Esci dal personaggio, prova a guardarti con gli occhi degli altri e rifletti. Hai visto quanto si sono fatti bacchettoni, tutti quanti? È l’Italia, baby… E tu hai un nome straniero, ma sei più Italiano dei Pooh.
(Ride sguaiatamente. Gli si accende un segno rosso al centro esatto della fronte. Una specie di V rovesciata)
– …
– Coraggio, in fondo si tratta solo di…
– No Lele, tu non capisci…
– Senti, ti sono sempre stato vicino. Oppure no? Ti ho difeso dagli animalisti, dai revisionisti storici, dai critici ciechi ed ossessivi. Ti ho difeso perfino dall’indifendibile, quando ne dicesti una di troppo a Calamity Jane e l’esercito delle femministe ti si scagliò contro. Non ti ricordi, forse? E vogliamo parlare della crisi depressiva, quando uscì Dylan Dog?


– …
– Ti starò vicino anche questa volta. Vedrai che andrà tutto bene, Tex.
– …
(Tex ha diversi anelli intorno alle dita e una giacca di lino leggero. Porta stivaletti marroni con cuciture a vista e fibbie. Ha tutta l’aria di un uomo che ha appena passato qualche ingombrante guaio. Resta in silenzio mentre sembra pensare)
– E’ solo una campagna anti-fumo. Ne hai viste di peggiori in vita tua, vecchio mio…
– La vita è troppo breve per fare a meno della nicotina…
(Lele ha tirato fuori le carte da gioco dall’astuccio e se le lascia scorrere da una mano all’altra con la perizia di un prestigiatore)
– Sfondi una porta aperta ma, come si dice, vediamo di fare di necessità virtù. Mettiamoli a tacere, facciamo posare il polverone e poi vediamo che succede.
– Dove s’è mai visto un pistolero senza vizi? Un eroe del West senza nuvoletta di fumo intorno… E’ una questione di stile, non capisci Lele? Uno come te dovrebbe come minimo… E poi, che cazzo: possibile che arriva il primo bollito del Moige, o quello che è, e decide per me? Non si potrebbe fare qualcosa, andare al Sindacato, una cosa simile…
(Lele serra un pugno intorno al mazzo di carte. Un asso di cuori, un tre di fiori, e un sette di picche scivolano via e si posano sul pavimento. E’ Tex a raccoglierle)
– Tex! Il Sindacato è corrotto da venticinque anni: ti sei dimenticato quello che hanno fatto a Lucky Luke? A lui e al cavallo? Fottuti entrambi, adesso lo sai come si sono ridotti, no? A fare le controfigure in produzioni di quart’ordine. E’ questo che vuoi? Perché se è questo che vuoi, sei liberissimo, fai pure…
– Ma…
– Ma niente! Il Sindacato è l’ultima spiaggia dei bolliti senza futuro. Tu sei il mitico Tex Willer! Cazzo, ho visto con che macchina sei arrivato qui: e guardati come sei vestito. Vuoi continuare a vivere così, oppure vuoi rovinare tutto per una guerra di principi? Se uno come te si rivolge al Sindacato, il Sindacato lo brucia. E’ la regola: quelli vanno matti per fare fuori i "vecchietti". Hanno i tavoli pieni di raccomandazioni, non vedono l’ora di procedere con i rimpiazzi. E tu sei in cima alla lista…
(Tex si prende qualche secondo per pensare. E’ un uomo fatto che non è abituato a pensare. Puro istinto nella vita, come nella finzione)
– Però si ci pieghiamo sempre, va a finire che non avremo mai reale potere. Guarda che fine hanno fatto Tom e Jerry, e per una ragione identica alla mia! Oppure Batman, Spiderman: tutti venduti alle multinazionali del cinema… Oppure in pensione.
– Tex! Tex! Non sai quel che dici! Quella è gente con i jet privati. È gente con i coglioni quadri. Lasciali perdere, chi ti ha inculcato tutto questo idealismo? Siamo qui per fare affari e per fare affari serve lavorare con le persone giuste. A quello penso io, tu ti devi solo rendere vendibile: e per essere vendibile, oggi, occorre che la smetti con quelle cazzo di sigarette, porca troia!
(Lele impreca sbattendo entrambi i piedi per terra. Indossa pantofole consumate e ha caviglie gonfissime)
– Sì ma non sono eroi del West, capisci? E’ una questione di struttura iconografica, di…
– Struttura cosa?
– Di immagine, mi segui? Leveresti mai il mantello a Batman?
– Se servisse per farlo continuare a lavorare, certo. Glielo strapperei via con queste mani. Ma purtroppo Batman non è un mio cliente…
(ride di nuovo, ma stavolta si vede che non è del tutto convinto che la cosa sia così divertente)
– …
– Vedi Tex, è il business. Le cose devono essere vendibili, lo capisci questo? Hai mai sentito qualcuno fare le pulci a qualcosa di gratuito? No. Tu sei una merce vendibile. Ergo, devi rispondere a dei requisiti. E questo sai che significa?
– Che non devo fumare?
– Che non devi fumare! L’hai detto.
– Cazzo di vita…
– Andiamo, amico…
– Te li ricordi i bei tempi?
– Ma sì. Vedrai che le cose si aggiusteranno. Lasciamo che la tormenta ritiri…
(Tex si guarda intorno: ha le sopracciglia ritoccate e la pelle resa perfetta da qualche lavaggio particolare. Nell’ufficio è sempre più buio)
– … Nessuno si sognò di dire nulla per quella roulette russa con Oswald Brenton. Ti ricordi? Dio, che momenti. Lì nel villaggio fantasma. Nessuna controfigura, niente di niente: solo io e Oswald. Un colpo per uno. Altro che "Il Cacciatore". Lo sai cosa mi fa Michael Cimino? Qualcuno ha mai detto a lui quello che doveva fare o quello che non doveva fare?
(Lele capisce che la situazione è in stallo. Solleva a fatica la sua enorme mole e prende per un polso l’amico Tex. Gli fa oscillare davanti al naso il mazzo di carte da gioco. Poi va ad accendere la luce)
– Vieni fratello. Facciamoci una mano…
– Solo se mi fai fumare, cazzo.
– Se vinci…
– Avrei dovuto immaginarlo, quando mi cambiarono il nome in Willer, che la mia carriera sarebbe stata segnata dai censori.
– Avanti, Tex Killer non si poteva sentire…
– Però è quello che sono, Lele. Un killer. Ammazzo a sangue freddo. E’ quello che la gente vuole vedere: i ragazzini ci si sono rotolati dentro per generazioni. E adesso…
– Calmati, calmati…
– Due carte per me…
(Giocano. Lele è concentrato con i suoi pochi capelli rimasti gelatinati e tirati indietro. Tex siede di lato rispetto al tavolo intorno a cui si sono accomodati: non fa altro che guardarsi intorno. Le pareti sono piene di fotografie incorniciate, gente famosa, belle donne)
– Hai mai provato i cerotti?
– Anche le caramelle alla nicotina. Niente…
– Hai un viziaccio del cazzo, Tex.
– Senti chi parla…
– Il mio non uccide.
(Si mette una mano sul pacco e lo strizza come se gli scappasse da pisciare o come se una terrificante infezione lo stesse facendo prudere come non mai)
– La vita uccide, Lele! A che serve avere il viso di Gary Cooper, i soldi di un divo di Hollywood, il carisma di un Kennedy, se il tuo personaggio non può permettersi una sigaretta? Lo trovo fuori dal mondo…
– Lo sai come funziona nei fumetti. Sono tutti politically correct…
– I politici non fumano forse?
– Andiamo, hai capito…
– Fanculo, neanche più il poker mi assiste… Doppia coppia.
(cala giù una mano pallida)
– E’ il karma…
– Il cosa?
– Il karma…
(Lele raduna le carte in un nuovo mazzo e prende a mischiarle. Mastica continuamente emettendo un rumore liquido. Sembra stia maciullando e ingerendo brani della sua stessa lingua)
– Che diavoleria è mai questo karma?
(Tex nota per la prima volta le mani del suo agente. Sono minuscole, grasse e preda di quella malattia dei vecchi, quella che schiarisce la pelle in più punti. Una cosa brutta a vedersi. Willer si domanda che ne sarà di lui. Che ne sarà di tutto quanto)
– Si vede lontano un miglio che il tuo karma è negativo, Tex.
– Ti sei messo a fare l’oroscopo?
– Sarai anche un grande fumetto e un formidabile pistolero ma su questo argomento lascia dire me. Il tuo karma fa schifo, e tutto quello che fai ne è influenzato. Anche il poker, vedi? Rilassati: sono solo sigarette. Chiudiamo altri due o tre contratti e poi cercheremo di fare sentire le nostre ragioni…
– Cerchiamo, nostre… Parli per tutti i e due ma sono soltanto io a dovermi sottoporre a questi sacrifici…
– Sei tu la celebrità… Vuoi fare cambio?
– Ogni tanto ci penso…
(Lele ridà le carte. I due prendono a studiarle)
– Va là, Willer…
– Massì, sentimi un po’. La mia storia ormai l’ho fatta. Ho conosciuto l’apice, ma i western, dai… Chi è che si guarda ancora i western?
– Io li guardo…
– Allora lo sai che non s’è mai visto un pistolero senza sigaretta in bocca…
– …
– … E’ un tris, quello?
– Già…
(calano le carte)
– Peccato Willer… Io ho poker.
– ‘Fanculo.
– Kit Carson che dice?
(Tex solleva gli occhi e guarda molto attentamente il suo interlocutore. Resta in silenzio per qualche secondo, poi abbassa le difese. Comincia a servire le carte come sognando)
– Kit…
– Già.
– Lo sai com’è lui.
– Com’è?
– Sta sempre a casa. Guarda la televisione. Torno a casa la sera e lo trovo davanti alla televisione.
– Lui fuma?
– Tutti fumiamo…
– E…?
– Dice che non gliene frega nulla.
– Vedi?
– E’ più grande di me. Vorrei vedere lui se la farebbe così facile con una ventina d’anni in meno di sigarette…
– E’ tanto più vecchio?
– Già.
– …
– A che stai pensando?
– Niente! Siete una coppia talmente stramba. Che fai con quelle carte, te le vuoi portare a letto?
(Tex osserva le carte nella propria mano. Poi le deposita sul tavolo)
– Senti, non mi va più di giocare.
– Andiamo, vediamo cos’hai…
– L’unica cosa che ho è voglia di fumare. Tanta.
– Fuma! Qui puoi farlo…
– Non tentarmi. Se devo smettere, allora tanto vale che…
– Butta giù quelle carte.
(buttano giù le carte con uno schiocco. In qualche casa vicino, forse al piano di sopra, suona un campanello. Si sentono dei passi. Poi un frastuono di voci)
– Ah-ah!
– Cosa?
– Quello è un full!
– Certo che è un full…
(Tex mostra orgogliosamente la sua mano, come se avesse un minimo di merito)
– Vedi che avevo ragione?
– Cosa?
– Il karma!
– Il…
– Ho fatto un esperimento, non te ne sei accorto?
– Lele…
– Come ho nominato Kit e come tu ne hai cominciato a parlare ti si è illuminato il viso. E con lui il karma. E, tac, eccoti il full in mano. La positività, Tex, la positività!
– Porco giuda, Lele…
– …
(Tex ricomincia a mischiare le carte. Poi si ferma, le posa e se le dimentica)
– Comunque stiamo pensando di andarcene…
– In che senso?
– Kit ed io…
– Andarvene?
– Sì…
– Come sarebbe a dire: andarvene?
– Anche per questa storia della campagna antifumo. Ci ha sconvolti, Lele. Al di là del mio vizio, al di là di tutto. Ci ha sconvolti vedere come il divo più grande diventi nulla nelle mani della politica.
– Andiamo, Tex. E’ da quando ti cambiarono il nome che è così. L’hai detto tu stesso…
– Sì, ma…
– Spiegami questa storia. Perché volete andarvene?
(Lele si tira indietro sulla sedia. Trovato il giusto equilibrio accavalla le gambe)
– A Kit non gliene frega più niente di tutta questa roba. Vuole smetterla con il fumetto, vuole farla finita col West. Dice che gli fanno male le ginocchia e ormai è troppo abituato alla Jaguar per tornare su un cavallo solo. Gli piace avernee diverse centinaia a disposizione, adesso…
– …
– Abbiamo tanti di quei soldi da parte… E poi lo sai come funzionano certe cose all’estero…
– Tex…
– In effetti Lele, è questo il motivo per cui sono venuto qui.
– Cristo santo.
(si mette le mani sulla faccia. Quelle mani maculate)
– Non ti sto abbandonando, è solo che dopo quasi sessant’anni, è forse il caso che io metta la testa a posto. Che noi mettiamo la testa a posto. Un amico di Kit dice…
– Signoreiddio.
(parla da dietro le mani chiuse)
– … Dice che potremmo avere un futuro nel mondo della televisione.
– Tutti lì andate a finire, voialtri…
– Molti sarebbero interessati. Non solo in Italia. L’impegno sarebbe il minimo e i guadagni ottimi. Di soldi non abbiamo bisogno, ma potremmo sempre investire in azioni o…
– Tex, dio del cielo, hai passato una vita, avete passato una vita, a sparare agli indiani, a inseguire diligenze e a scoprire misteri. Non sai fare altro! Quell’amico di Kit deve essere un genio se è riuscito a convincervi…
– E’ una scelta che abbiamo preso insieme… Di comune accordo. Come tutte le altre cose della nostra vita.
– Come no…
– E’ che con i DiCo sembrava finalmente che… Almeno un minimo… Poi invece… Bé lo sai com’è andata a finire.
– Tex, hai pensato a cosa dirà la gente?
– A proposito di?
– Ma di voi due, cazzo! Sono impazziti per un pacchetto di sigarette, cosa credi che succederà quando tu e il tuo amichetto ve ne andrete in Spagna o dio solo sa dove, a fare cosa poi? Sposarvi? Magari pensi di crescere con lui tuo figlio? Eh? Bene, bravo, vediamo cosa succederà quando sarà palese che Tex Willer e Kit Carson si inchiappettano a vicenda!
– …
– …
– …
– Scusami Tex…
– Senti, me ne vado…
– Dimmi solo…
– …
– E’ una decisione già presa?
– Non lo so ancora…
– Avresti dovuto avvisarmi prima…
– Da quando ci hanno censurato gil utimi volumi a colori… Da quando mi hanno tolto letteralmente le sigarette dalle dita. E’ stato da lì che ho… Che abbiamo cominciato a rifletterci e…
– Tex?
– …
– Cosa farai? Come vivrai?
– Giorno per giorno…
– …
– Basta con tutta questa merda, Lele. Queste pagliacciate: è finita per noi. Lo spettacolo è finito. La polvere s’è posata, cazzo. Non esiste più neanche un bambino che dica ad alta voce "Per tutti i diavoli" senza essere preso per il culo dagli altri per questo.
– Ma ascoltami un attimo: hanno provato a fare la radio con te ed è andata male. Ci hanno provato perfino col cinema e non ha funzionato: tu non sei niente fuori di quelle pagine!
(alza la voce)
– Lo posso sopportare…
– …

***

(Tex è in ascensore. Sta parlando al telefono e si guarda allo specchio. Sembra Gary Cooper vestito da Beckham. Non fa altro che annuire nella cornetta. Si guarda ancora e sorride. Dice qualcosa a bassissima voce. L’ascensore arriva al piano e lui ne esce, attraversa il grande atrio, fa un cenno al portiere e raggiunge la sua Maserati magenta. Il cicalio dell’antifurto va volare via due piccioni. Resta fermo in macchina, con la fronte appoggiata sul volante. Sempre al telefono, sorride ancora. Annuisce)
– Ci vediamo stasera a casa, Kit.
(mette in moto e lascia scaldare il motore prima di partire. Guida lentamente per strade che conosce. Svolta dove deve svoltare, accende la radio e si ferma sull’ultima sgradevolissima canzone di Tiziano Ferro. Pensa che in fondo pure Mefisto s’è messo a scrivere canzonette per giovani cantanti di buone promesse. Pensa a un sacco di cose mentre guida. Poi gli squilla il cellulare, è un sms. Prende il telefonino in mano, butta un occhio alla strada. Preme un tasto o due e infine legge. Sorride di nuovo, stavolta scopre anche i denti. Mette via il cellulare e torna a guardare la strada… Accelera un po’)
– Che scemo…
(lo dice alla strada deserta, mentre un’erezione gli si forma nei pantaloni di lino)

tratto da una storia vera

3 Responses to “Brokeback Willer”


  • Geniale. E io ci lavoro coi fumetti, non parlo a sproposito…

  • Grazie fratello.
    Doveroso omaggio al maltrattatissimo Tex. Certe cose semplicemene non si dovrebbero toccare. Fanno parte della cultura e della storia italiana, come il tricolore, la pizza, che ne so 🙂
    [Ste]

  • Solo in italia si vedono robe del genere…. i fumetti sono letteratura, sono una forma d’arte! Perchè il codacons non fa censurare che ne so, il David? Come nei Simpson?

cribbio
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(Ciak)

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Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

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(Rolling Stone)