Il nuovo Panorama

E’ uscito il nuovo Panorama. Ora, io non sono mai stato un lettore assiduo di Panorama (non è esattamente il settimanale che preferisco), e non ho neppure una grandissima opinione del suo direttore, Pietro Calabrese. Però visto il suo nuovo sito (bellissimo) e visto che questa settimana il settimanale costa un euro (bravi), ho deciso di comprarlo.

Guardiamolo quindi, questo nuovo Panorama. Non per dare giudizi sin dalla copertina, ma se quella della prima uscita era gradevole, la seconda fa veramente schifo. Ma cos’è quel rosa? Sembra l’allegato di Cioè. Procediamo, comunque, con qualche numero: il nuovo Panorama consta di 300 pagine totali (comprendenti prima, seconda, terza e quarta di copertina). Di queste, 147 (e mezza) sono occupate da pubblicità. Non è poco, ma è nella media di questo tipo di settimanale. Delle rimanenti 152 pagine (e mezza), andrei sottraendo altre 14 pagine più o meno inutili (sommario, shopping, motori, inregaloconpanorama, marchette varie): il succo del nuovo Panorama è dunque composto da 138 pagine.


E cosa ci troviamo in questo succo? Apre il direttore Calabrese con un simpatico editoriale-aneddoto sui trascorsi di Mastella e la performance di Prodi a Matrix (buono), proseguono una serie di news tratte da alcuni blog e un corsivo di Giuliano Ferrara ("Fermiamo il trillo in classe": vale a proposito quanto scrive Serra). Di seguito, l’inevitabile: poteva Panorama (seppure nuovo) rinunciare ad un mega reportage su Vallettopoli? No che non poteva, infatti ti becchi sei pagine di "Scatti e ricatti" (giorni fa, Panorama aveva addirittura messo online il testo completo dell’ordinanza contro i presunti colpevoli: 700 pagine piene di conversazioni, numeri di telefono non criptati e dati sensibili. Il file è stato rimosso dopo poche ore).

Ma proseguiamo: corsivi di Sergio Romano sui Lords (buono) e di politica estera a firma Gianluca Beltrame (buono). Seguono tre pagine sull’Afghanistan in cui si spiega con pazienza la scelta del centrodestra che vota col governo "ma vuole costringere il governo a garantire dotazioni migliori al nostro contingente", l’intervista alla moglie di uno degli impiegati Eni rapiti che accusa il governo di ignorare i loro cari dedicandosi solo al caso Mastrogiacomo (peccato che i due siano stati liberati proprio il giorno dell’uscita del settimanale), due pagine su Napolitano, una su Flavia Franzoni, un corsivo di Bruno Vespa che rimpiange le larghe intese, un pezzullo di Antonio Polito su laici e mangiapreti (buono), due pagine di resoconto del dibattito online sulla carne il venerdì a mensa (già è noioso il dibattito online, immagina il resoconto).
A pagina 74, in due corsivi c’è una piccola svolta: un pezzo di Lino Jannuzzi che da il bentornato in Cassazione a Corrado Carnevale, il giudice ‘ammazzasentenze’ nemico giurato di Giovanni Falcone, e uno di Paolo Guzzanti che, abbandonati (o quasi) i toni deliranti del suo blog, definisce la trasmissione di Santoro ‘un gulag della prima ora’ (poteva dire semplicemente che è brutta, e saremmo stati d’accordo). Oh, finalmente riconosco il caro vecchio Panorama.

A pag. 84, Francesco Alberoni mette in acrobatica relazione causa-effetto i video fatti a scuola coi telefonini e il precariato (non chiedetemi come), a pag. 98 un bel pezzo sulla Cina di Hu Jintao, poi un po’ di fuffa finanziaria (Tronchetti, Telecom, Coppola e i furbetti: perdonatemi, Panorama non c’entra, non riesco a leggere ancora questa roba), un box a firma Stefano Vespa (fratello di Bruno), un bel pezzo sulle prossime elezioni francesi (di Denise Pardo), un dossier sul climate change, un’inchiesta sulle famiglie italiani dipendenti dalle società finanziarie, un reportage sui bambini del Ku Klux Klan.
Felice parentesi è un corsivo di Adriano Sofri dal titolo eloquente ("Soffia il vento dell’antipolitica". Amen), prima di un altro bel po’ di fuffa (stavolta modaiola, mediatica, gossippara, tecnologica, marchettara) che guida stancamente il nuovo Panorama alle ultime pagine.

Conclusioni? Dunque, chiaramente non mi aspetto di trovarmi entusiasta davanti ad un settimanale di orientamento conservatore, qualunque esso sia. Però bisogna fare qualche distinguo. Prendiamo Il Foglio, per esempio: è un giornale di orientamento liberalconservatore, ma è una goduria anche per il lettore progressista. Uno poi è libero di essere o no d’accordo con quel che ci trova scritto (nonostante molti ne dicano peste e corna senza averlo mai aperto), ma rimane un fatto: che, superati gli iniziali pregiudizi, il Foglio è sotto ogni punto di vista un ottimo quotidiano, costruito benissimo e altrettanto benissimo scritto e pensato. E io, liberale, laico e progressista, lo leggo online con piacere. Ora, se Panorama fosse costruito e pensato come una sorta di Foglio settimanale, potrebbe secondo me funzionare di più. Così, invece, è il solito vecchio Panorama a metà tra Capital e Il Giornale, abbellito di una grafica accattivante e un magnifico sito: è sicuramente meglio del Panorama di Rossella, direttore Calabrese, ma il salto di qualità purtroppo non c’è.

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cribbio
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