Il vizietto

sircanaB.gifIn un paese ormai devastato dalla cultura pop del reality e del trash in tv, del gossip a tutti i costi e dello "sfrucugliamento" di pettegolezzi privati riportati da un numero eccessivo di stampa rosa non è certo la visione di un uomo del governo con un transessuale a turbarci nell’animo. Come se non sapessimo perfettamente che attricette e soubrette transitino per i palazzi del potere per far carriera o che vecchi porci senatori si sollazzino con qualche povera disgraziata di turno. Niente di nuovo sotto il sole. Sircana va a puttane. Embè? Questo fa di esso un politico peggiore? E’ forse condizionato, impedito nel suo lavoro di portavoce del governo italiano? Parrebbe di no. Come uomo, risponderà alla sua famiglia di un atto deplorevole ma il tutto deve ridursi a quello.

Dov’è allora la notizia quando un personaggio famoso viene colto in fallo se non la mera soddisfazione di aver colto con le mani nella marmellata un vip che può far fruttare parecchi verdoni? Dov’è soprattutto la differenza nel giudicare eticamente un cantante (D’Alessio) che si sbatte la pischella di turno (Tatangelo) con la scusa della collaborazione artistica e un politico che nel tempo libero sfoga le sue voglie represse in maniera triste da uomo triste quale è? Il primo, sui giornali sorridente come se fosse comprensibile e giusto, il secondo condannato come avesse compiuto un omicidio.

Il problema di fondo è più ampio e riguarda una riflessione che il giornalismo italiano deve imporsi, per non diventare schiavo della boutade o per evitare una deriva da tabloid britannico. Provate a guardare le statistiche di Repubblica e Corriere, a scoprire quali sono gli articoli più letti, le gallerie più seguite, quali sono i contenuti che la gente cerca sulla rete o sui giornali e che sempre di più portano a vendere copie ed incamerare introiti pubblicitari. Capirete così perchè i corpi nudi del famoso fotografo o la spallina che cade dal vestito della modella, piuttosto che una manifestazione di nudisti ha solitamente una quindicina di fotografie ogni volta mentre una notizia di politica al massimo un paio. Per soddisfare la curiosità morbosa e il voyeurismo italico stiamo infarcendo la stampa di false notizie, rumors, voci di corridoio che però richiamano, fanno volume e attirano le masse.
Che sia davvero il caso di svendere la qualità dell’informazione in nome dei paparazzi o di qualche abile imbroglione che dietro le quinte muove i fili di un puzzle che sempre di più assomiglia ad un nuovo furbissimo business?

2 Responses to “Il vizietto”


  • Mi sembra una domanda su qualcosa che oramai è scontato e parte del presente e del passato. Non a caso, tanto per fare un esempio, Repubblica.it e Corriere.it hanno sempre quella colonnina a destra con foto stupide di nudisti o modelle o servizi inutili che colgono l’occasione per far vedere due tette.
    Ma non credo nemmeno che il voyeurismo italico sia così estremo, mi sembra solo normale che se vedi la foto di un politico e accanto la foto di due tette, così, di getto, ti venga da cliccare sulle seconde. In questo caso è il peccato che fa il peccatore, non il contrario.

  • Come non quotarti in pieno?

    Io, nel mio piccolo, quelle foto non le guardo, anchese ovviamente non ho la presunzione di stravolgere quelle statistiche. È semplicemente disinteresse verso quegli argomenti e fastidio verso quelle “mosse furbette” per raccattare quattro [mila] accessi in più.

cribbio
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