Plop

Sono andato ieri al Despar sotto la redazione dove lavoro. Gira che ti rigira, mi sono reso conto di non avere voglia di niente. In genere, quando mi sembra di non avere voglia di niente, arrivo al banco della salumeria e mi lascio ispirare da quello che c’è (a me piace il prosciutto di montagna salato e molto stagionato), invece stavolta nisba. Guardavo le cose come se fossero zampe di gallina o carta stagnola: mi è venuta in mente la vecchia pubblicità di Ambrogio e della signora col vestito giallo, vi ricordate?, la voglia di qualcosa. Perciò mi sono fermato davanti al reparto del tonno e ho cominciato ad analizzarmi in maniera scolastica: di solito, se non so assolutamente cosa mangiare e percepisco di non avere voglia di niente, è dal tonno che vado. Il tonno mi risolve sempre tutti i problemi, quando sono in preda alla sindrome "Voglia di Qualcosa". Tonno Nostromo, Tonno Rio Mare, Tonno Callipo, Tonno Carli: mi ricordo un sacco di pubblicità del tonno, da che mondo è mondo, pure se io non sono mai riuscito a tagliarlo con un grissino.

(neanche ci ho mai provato, a dirla tutta. A parte il fatto che non mi ci metterei proprio, a tavola, durante il TG della sera, con mia madre e mio padre seduti ai due capi del tavolo, a tagliare un tonno con il grissino, a parte questo, io non ricordo di avere mai avuto, a casa mia, una confezione una di grissini. I grissini mi sono diventati antipatici con gli anni, perché quando da piccolo andavo al ristorante con i familiari, era sempre uno schiaffeggiarmi il dorso della mano, appena m’azzardavo ad allungarla verso il paniere. I grissini sono per antonomasia il cibo che guasta il pasto che deve ancora arrivare: recano con sé la maledizione dell’essere il primo alimento che viene portato a tavola e io non solo li odio per questo motivo, ma anche perché quando penso ai grissini, mi sale immediatamente al naso l’odore di detersivo industriale di cui sono impregnati i tovaglioli e le tovaglie di tutti i ristoranti del mondo)

Si vede che c’era qualcosa in circolo nell’aria condizionata del Despar, perché nemmeno al reparto tonno sono riuscito a risolvere la sindrome da "Voglia di Qualcosa". Allora ho pensato di farmi riempire una vaschetta di olive verdi piccanti, ma il pensiero di introdurre nello stomaco cose piccanti, a tre ore dall’uscita dal lavoro e dalla palestra, m’ha fatto traballare. A questo punto devo confessare una cosa: soffro di innumerevoli turbe mentali compulsive da ex timido cronico mai risolte veramente. Tra queste c’è l’incapacità di entrare in un negozio (un qualsiasi negozio, da Fendi al fruttivendolo) e di uscirne a mani vuote. Se io entro da una parte, a meno che non sia in compagnia, e si sa che gli ex timidi cronici con crisi compulsivi mai risolte veramente quando sono in compagnia sembrano magicamente risolvere tutti i loro problemi, tranne ritrovarseli tutti quanti intorno una volta rimasti soli, ecco se io entro da una parte da solo, è sicuro che devo comprare una cosa. Perciò, lì immobile, tra il reparto tonno e quello salumeria, rimuginando pensieri sbocconcellati di possibili menu veloci, ho cominciato a capire che presto o tardi qualcosa avrei dovuto comprare. Perciò ho deciso di darmi da fare ma, giuro, non ne venivo a capo: era come se non avessi mai mangiato niente in vita mia. Se mi fossi trovato in un negozio di biancheria intima femminile americano con tutte quelle misure incomprensibili da battaglia navale, B3, C6, A4, avrei certamente avuto meno difficoltà: all’improvviso l’impellenza di nutrirmi mi era diventata ostile. Ho cominciato a massaggiarmi la gola e, telecomandato, mi sono ritrovato nei pressi delle casse.



Lontano dal tonno, lontano dai salumi, lontano dalle olive, lontano dalle birre, lontano da tutte quelle cose stupide che avrei potuto comprare per uscire dall’empasse e cavarmela con poca spesa, mi sono sentito come Robinson Crusoe quando deve strapparsi via il dente malato sull’isola deserta. Ho capito che avrei dovuto armarmi di coraggio improvviso e tirare forte, così da togliermi in una botta sola fastidio, paura e pensiero. E’ stato esattamente allora che ho afferrato da una piramide ben costruita un Ovetto Kinder. Me lo sono rigirato in mano, contemplando quella carta stagnola rossa e bianca che da centinaia di anni adorna gli Ovetti Kinder e mi sono messo a fare la fila. Non so se avete capito: ho fatto la fila alla cassa con un Ovetto Kinder in mano. E’ la condanna degli ex timidi cronici che non hanno mai risolto veramente i loro problemi. Fanno di tutto per non trovarsi in imbarazzo e poi ci si ritrovano con ostinata puntualità: è come sbraitare e agitarsi quando stai colando nelle sabbie mobili. Stavo lì, dietro tre o quattro persone, con un Ovetto Kinder in mano. Quelli avevano baguettes, detersivi, borotalco, casse d’acqua, bagnoschiuma al muschio bianco e salviette detergenti, assorbenti, salame ungherese, finocchiona, buste di pasta, insalate, lunghe carote arancioni, dadi da brodo, mazzi di peperoncini, caschi di banane, e io, dietro di tutti, con un Ovetto Kinder in mano.

Devo ancora rendere conto della domanda della cassiera, prima di finire il post, la domanda delle domande, una di quelle che potrebbero rendere inermi i più grandi letterati: "Solo questo?". Una domanda che m’ha raggelato: avrei voluto girarmi con aria strafottente e ribattere: "Solo questo? Tze…", e quindi indicare una quindicina di carrelli tutti stracolmi di cose pazzesche, una fila infinita di carrelli carichi, tutti i commessi del supermercato impegnati a smistare l’enorme traffico da me prodotto. Invece ho dovuto annuire, resistere alla tentazione di giustificare la mia azione, (tipo: "Sì, ma non è per me") e pagare la bellezza di (mi pare: tendo a rimuovere i grandi traumi) 70 centesimi di euro.

Quando sono uscito fuori a rivedere il sole m’è parso di sentirmi subito meglio. Ho mangiato l’Ovetto Kinder in ascensore, prima un emisfero e poi l’altro. Ho agitato il bussolotto giallo con dentro la sorpresa, come facevo quand’ero piccolo, ho schiacciato il pollice e l’indice ai lati e – plop –  dentro ci ho trovato un orribile aeroplano viola con gli adesivi.

3 Responses to “Plop”


  • Al mio Billa ci son le casse per uscire senza spesa onde facilitare la categoria…

  • Soffro della stessa sindrome da negozio dove NON puoi uscire senza niente… e difatti quando gironzolo per supermercati difficilmente esco a mani vuote dall’uscita senza spesa :-p

  • ca**o, io riesco a trovare qualcosa da comprare anche nel negozio più unto e muffo del mondo. nel senso che devo obbligarmi a limitarmi… e mi ritrovo con utensili di rara utilità quali spicchiatori per uova di quaglia, aggeggi con cui si possono creare appassionati fiori da semplici tuberi, occulti sottolio da colori lisergici.
    andiamo a fare la spesa insieme, potresti essere l’elemento risolutivo per il mio c/c

cribbio
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Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)