Monthly Archive for April, 2007

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Signori benpensanti spero non vi dispiaccia se in cielo, in mezzo ai Santi Dio fra le sue braccia soffocherà il singhiozzo di quelle labbra smorte che all’odio e all’ignoranza preferirono la morte…

Parliamoci chiaro. Un ragazzo di sedici anni non si suicida perchè qualche compagno di scuola lo deride. Altrimenti, molti di noi non sarebbero qui, nè a leggere, nè a scrivere. Perchè è una tortura a cui siamo sottoposti quasi tutti.

Non ho voluto trattare l'argomento prima perchè ero intenta a tendere l'orecchio ed ascoltare le svariate ovvietà che giornalisti ed opinionisti hanno vomitato sulla vicenda. Forse non sentivate il bisogno di queste ennesime parole, ma la faccenda mi ha colpito e dispiaciuto e merita attenzione.

 

 

Quello che più innervosisce è il fatto che il suicidio di questo M.P. viene strumentalizzato per i Dico. Qualcosa come: "Avete visto, cattolici, cosa avete fatto? E tutto perchè siete degli intolleranti". Per una volta, difendo la Chiesa. Ma non perchè pro-omosessuali (ma ci mancherebbe!), semplicemente per una verità inconfutabile: ai sedicenni della Chiesa e del Papa non importa proprio un cazzo. Sì, forse qualche messa la domenica, più per obbligo che per fede, ma niente di più. Per quel che ne sanno loro, Il Papa avrebbe potuto essere favorevole ai matrimoni tra gay, preti e via discorrendo.
Da che mondo e mondo, il ragazzo medio si interessa di una sola cosa: la tv.Beh, o quasi, naturalmente.

Ed abbiamo anche un piccolo indizio. M.P. veniva chiamato "Jonathan", come quello del Grande Fratello di qualche edizione fa. Ma non solo. Combinazione (ma è solo una coincidenza) il Grande Fratello attuale ha una nuova politica: facciamo gruppo e meniamo il debole.
E' proprio questo che molti italiani guardano, da qualche settimana. Quattro deficienti "in" (che poi capire cosa sia "in" è arduo) deridono, picchiano, isolano l'unico "out".
Il bullismo c'è sempre stato, ma se viene legittimato anche dalla tv, cosa accadrà?

In più, ci si mette anche Jonathan, che si affretta a dichiarare: "Io non sono gay. Sono un dandy".
Come se questo volesse dire qualcosa. Come se non lo sapessimo tutti che è omosessuale. Come sappiamo che, che so, Pappalardo è eterosessuale.
Ma questo, sinceramente, ci interessa?

Certo, fino a quando qualche cretinetto televisivo continuerà a negare l'evidenza (creando poi ad arte un personaggio caratterizzato proprio sulla presunta omosessualità... l'apoteosi del non sense!), più l'omosessualità - per l'adolescente medio - è un qualcosa da deridere, rinnegare, disprezzare.

E poi, diciamola tutta, ce n'è anche per la madre che "non capisce come mai M.P. si è suicidato". Capisco perfettamente che la signora è disperata, attanagliata dal dolore e via discorrendo. Ci mancherebbe, per altro.
Ma un ragazzo, come dicevo all'inizio, non si suicida solo per delle semplici prese in giro. Non si suicida perchè il Papa dice che i gay non sono normali. Nè perchè un cretinetto televisivo si vergogna di dire la verità.
Accettare la propria omosessualità, in certi contesti, risulta un calvario tremendo. E non parlo per sentito dire, purtroppo.  Ma non basta per togliersi la vita.

Forse forse, anche i genitori non hanno facilitato la questione. Forse a scuola non erano solo i compagni a isolarlo. Forse nel paese era bersagliato.
O, ancora più semplicemente, era un sedicenne con forte depressione, come purtroppo ce ne sono tanti al mondo. Che ha cercato aiuto e non l'ha trovato. Anzi.

Tutti a cercare un capro espiatorio, tutti ad aprire gli occhi, quando è troppo tardi. Ma sempre per additare l'altro.
Io non lo so di chi sia la colpa, ma quando un sedicenne si suicida (e non si sa nemmeno se fosse gay, forse è più semplice attribuire tutto quanto a questa causa, quando magari non c'entra assolutamente niente) è una grave perdita per la nostra società. Ma, soprattutto, era una cosa che si poteva evitare.

A me viene in mente quel film di Sofia Coppola, "Il giardino delle Vergini Suicide".
Quattro figlie si tolgono la vita. Ed i genitori, alla fine, non ne capiscono nemmeno il perchè. Pur essendone la causa scatenante.

Concludo con una poesia di De Andrè.  Amen.

Preghiera in gennaio

Lascia che sia fiorito Signore il suo sentiero
quando a Te la sua anima e al mondo la sua pelle
dovrà riconsegnare quando verrà al Tuo cielo
là dove in pieno giorno risplendono le stelle

Quando attraverserà l'ultimo vecchio ponte
ai suicidi dirà baciandoli alla fronte
"Venite in paradiso là dove vado anch'io
perché non c'è l'inferno nel mondo del buon Dio"

Fate che giunga a Voi con le sue ossa stanche
seguito da migliaia di quelle facce bianche
fate che a Voi ritorni fra i morti per oltraggio
che al cielo ed alla terra mostrarono il coraggio

Signori benpensanti spero non vi dispiaccia
se in cielo, in mezzo ai Santi Dio fra le sue braccia
soffocherà il singhiozzo di quelle labbra smorte
che all'odio e all'ignoranza preferirono la morte

Dio di misericordia il Tuo bel paradiso
lo hai fatto soprattutto per chi non ha sorriso
per quelli che han vissuto con la coscienza pura
l'inferno esiste solo per chi ne ha paura

Meglio di Lui nessuno mai ti potrà indicare
gli errori di noi tutti che puoi e vuoi salvare
ascolta la sua voce che ormai canta nel vento
Dio di misericordia vedrai sarai contento

La Bibbia di Zebedeo

Dal libro della Genesi.

In principio era il caos e Dio non riusciva a dormire. Egli, in preda a forti allucinazioni dovute all'abuso di valium, decise allora di mettere ordine e creò l'universo; e vide che era cosa buona. Lo realizzò di dimensioni infinite, per dimostrare agli amici del bar che l'infinito esiste. Il secondo giorno Dio masticò una chewing-gum, ne fece una pallina e creò la terra; e vide che era cosa buona. Il terzo giorno, il Signore cosparse la terra di tanti tipi di piante; e vide che era cosa buona. In realtà egli avrebbe voluto seminare solo canapa ma quando mostrò il progetto agli amici andò tutto in fumo. Il quarto giorno Dio creò gli abitanti di tutti i mari e vide che erano cosa buona, sopprattutto se fatti alla griglia con un pò di limone. Il quinto giorno fu la  volta degli animali terrestri; ed egli vide che erano cosa buona. Il sesto giorno, Dio creò l'uomo e vide che era cosa buona. L'uomo però si sentiva solo e per evitare che diventasse cieco, il Signore prese una delle sue costole e creò la donna. Inizialmente rimase perplesso dalla sua nuova creazione, ma quando vide il calendario della Santarelli capì che era cosa buona. Il settimo giorno finì l'effetto del valium, Dio decise allora di prendersi il meritato riposo ma prima di addormentarsi si chiese:"Ma il buco nell'ozono ci andava sì o no?!".
Parola di Dio.

Bella domanda

Dialogando con la sorella a colazione:

- Quindi basta una Mentos in una bottiglia di Cocacola per far tutto quel casino?
- Eh si. Se ne esce più di mezza bottiglia in un attimo...
- Figo. E se uno ingerisce una mentos e poi beve una Coca?

i dialoghi tra Boh e Mah

: Prodi dopo il viaggio di stato in Cina è partito per un viaggio di stato in Giappone
: Non è che il tesoretto lo spendiamo tutto in diplomazia?

Presto presto!

viaje.jpgMi sono informato c'e' un treno
che parte alle sette e quaranta
non hai molto tempo il traffico e' lento
nell'ora di punta
ti bastano dieci minuti
per giungere a casa, la nostra
la chiave ricordati e' sempre li'
li' sulla finestra
e nel far le valigie ricordati di non scordare
qualche cosa di tuo che a te
poi mi faccia pensare
e ora basta non stare piu' qui
ti rendi conto anche tu
che noi soffriamo di piu'
ogni istante che passa di piu'
no non piangere
presto presto, presto presto
presto presto vai

da un minuto sei partita e sono solo
sono strano e non capisco cosa c'e'
sui miei occhi da un minuto e' sceso un velo
forse e' solo suggestione, ho paura o chissa' che
e' possibile che abbia fin da ora gia' bisogno di te

mi sono informato c'e' un volo
che parte alle otto e cinquanta
non ho molto tempo il traffico e' lento nell'ora di punta
mi bastano dieci minuti per giungere a casa, la nostra
la chiave l'hai messa senz'altro li', li' sulla finestra
e nel far le valigie stavolta non devo scordare
di mettere un fiore che adesso ti voglio comprare
con l'aereo in un'ora son li'
e poi di corsa un taxi
sono certo e'cosi'

quando arrivi col treno mi vedi non piangere
presto presto, presto presto
presto presto vai
presto presto
presto presto fai presto
fai presto piu' presto...

(Lucio Battisti - 7 e 40)

Evento

Preparatevi all'incredibile. Sta per essere svelato il testo definitivo, il documento che ha sconvolto la cristianità, l'opera che ha fatto vacillare il cardinale Ruini e ha mandato l'aragosta di traverso a Benedetto XVI. In esclusiva per Ciccsoft, il manoscritto ritrovato nelle valli di Comacchio che ha rivelato una sconvolgente verità: la Bibbia di Zebedeo. (ndr: come sottofondo all'articolo ci dovrebbe essere una musica tipo Carmina Burana o simile, ma non ce l'ho. Quindi se mi faceste il favore di immaginarvela mentre leggete vi sarei molto grato, grazie).

… e un altro se ne è andato…

Kurt

Noi non pisciamo nei vostri posacenere,
Perciò siete pregati di non gettare sigarette nei nostri pisciatoi.

Kurt Vonnegut 1922-2007

Plop

Sono andato ieri al Despar sotto la redazione dove lavoro. Gira che ti rigira, mi sono reso conto di non avere voglia di niente. In genere, quando mi sembra di non avere voglia di niente, arrivo al banco della salumeria e mi lascio ispirare da quello che c'è (a me piace il prosciutto di montagna salato e molto stagionato), invece stavolta nisba. Guardavo le cose come se fossero zampe di gallina o carta stagnola: mi è venuta in mente la vecchia pubblicità di Ambrogio e della signora col vestito giallo, vi ricordate?, la voglia di qualcosa. Perciò mi sono fermato davanti al reparto del tonno e ho cominciato ad analizzarmi in maniera scolastica: di solito, se non so assolutamente cosa mangiare e percepisco di non avere voglia di niente, è dal tonno che vado. Il tonno mi risolve sempre tutti i problemi, quando sono in preda alla sindrome "Voglia di Qualcosa". Tonno Nostromo, Tonno Rio Mare, Tonno Callipo, Tonno Carli: mi ricordo un sacco di pubblicità del tonno, da che mondo è mondo, pure se io non sono mai riuscito a tagliarlo con un grissino.

(neanche ci ho mai provato, a dirla tutta. A parte il fatto che non mi ci metterei proprio, a tavola, durante il TG della sera, con mia madre e mio padre seduti ai due capi del tavolo, a tagliare un tonno con il grissino, a parte questo, io non ricordo di avere mai avuto, a casa mia, una confezione una di grissini. I grissini mi sono diventati antipatici con gli anni, perché quando da piccolo andavo al ristorante con i familiari, era sempre uno schiaffeggiarmi il dorso della mano, appena m'azzardavo ad allungarla verso il paniere. I grissini sono per antonomasia il cibo che guasta il pasto che deve ancora arrivare: recano con sé la maledizione dell'essere il primo alimento che viene portato a tavola e io non solo li odio per questo motivo, ma anche perché quando penso ai grissini, mi sale immediatamente al naso l'odore di detersivo industriale di cui sono impregnati i tovaglioli e le tovaglie di tutti i ristoranti del mondo)

Si vede che c'era qualcosa in circolo nell'aria condizionata del Despar, perché nemmeno al reparto tonno sono riuscito a risolvere la sindrome da "Voglia di Qualcosa". Allora ho pensato di farmi riempire una vaschetta di olive verdi piccanti, ma il pensiero di introdurre nello stomaco cose piccanti, a tre ore dall'uscita dal lavoro e dalla palestra, m'ha fatto traballare. A questo punto devo confessare una cosa: soffro di innumerevoli turbe mentali compulsive da ex timido cronico mai risolte veramente. Tra queste c'è l'incapacità di entrare in un negozio (un qualsiasi negozio, da Fendi al fruttivendolo) e di uscirne a mani vuote. Se io entro da una parte, a meno che non sia in compagnia, e si sa che gli ex timidi cronici con crisi compulsivi mai risolte veramente quando sono in compagnia sembrano magicamente risolvere tutti i loro problemi, tranne ritrovarseli tutti quanti intorno una volta rimasti soli, ecco se io entro da una parte da solo, è sicuro che devo comprare una cosa. Perciò, lì immobile, tra il reparto tonno e quello salumeria, rimuginando pensieri sbocconcellati di possibili menu veloci, ho cominciato a capire che presto o tardi qualcosa avrei dovuto comprare. Perciò ho deciso di darmi da fare ma, giuro, non ne venivo a capo: era come se non avessi mai mangiato niente in vita mia. Se mi fossi trovato in un negozio di biancheria intima femminile americano con tutte quelle misure incomprensibili da battaglia navale, B3, C6, A4, avrei certamente avuto meno difficoltà: all'improvviso l'impellenza di nutrirmi mi era diventata ostile. Ho cominciato a massaggiarmi la gola e, telecomandato, mi sono ritrovato nei pressi delle casse.



Lontano dal tonno, lontano dai salumi, lontano dalle olive, lontano dalle birre, lontano da tutte quelle cose stupide che avrei potuto comprare per uscire dall'empasse e cavarmela con poca spesa, mi sono sentito come Robinson Crusoe quando deve strapparsi via il dente malato sull'isola deserta. Ho capito che avrei dovuto armarmi di coraggio improvviso e tirare forte, così da togliermi in una botta sola fastidio, paura e pensiero. E' stato esattamente allora che ho afferrato da una piramide ben costruita un Ovetto Kinder. Me lo sono rigirato in mano, contemplando quella carta stagnola rossa e bianca che da centinaia di anni adorna gli Ovetti Kinder e mi sono messo a fare la fila. Non so se avete capito: ho fatto la fila alla cassa con un Ovetto Kinder in mano. E' la condanna degli ex timidi cronici che non hanno mai risolto veramente i loro problemi. Fanno di tutto per non trovarsi in imbarazzo e poi ci si ritrovano con ostinata puntualità: è come sbraitare e agitarsi quando stai colando nelle sabbie mobili. Stavo lì, dietro tre o quattro persone, con un Ovetto Kinder in mano. Quelli avevano baguettes, detersivi, borotalco, casse d'acqua, bagnoschiuma al muschio bianco e salviette detergenti, assorbenti, salame ungherese, finocchiona, buste di pasta, insalate, lunghe carote arancioni, dadi da brodo, mazzi di peperoncini, caschi di banane, e io, dietro di tutti, con un Ovetto Kinder in mano.

Devo ancora rendere conto della domanda della cassiera, prima di finire il post, la domanda delle domande, una di quelle che potrebbero rendere inermi i più grandi letterati: "Solo questo?". Una domanda che m'ha raggelato: avrei voluto girarmi con aria strafottente e ribattere: "Solo questo? Tze...", e quindi indicare una quindicina di carrelli tutti stracolmi di cose pazzesche, una fila infinita di carrelli carichi, tutti i commessi del supermercato impegnati a smistare l'enorme traffico da me prodotto. Invece ho dovuto annuire, resistere alla tentazione di giustificare la mia azione, (tipo: "Sì, ma non è per me") e pagare la bellezza di (mi pare: tendo a rimuovere i grandi traumi) 70 centesimi di euro.

Quando sono uscito fuori a rivedere il sole m'è parso di sentirmi subito meglio. Ho mangiato l'Ovetto Kinder in ascensore, prima un emisfero e poi l'altro. Ho agitato il bussolotto giallo con dentro la sorpresa, come facevo quand'ero piccolo, ho schiacciato il pollice e l'indice ai lati e - plop -  dentro ci ho trovato un orribile aeroplano viola con gli adesivi.

Stalking (un post che dovevo fare da quasi 4 anni)

"Il termine stalking deriva dal linguaggio tecnico della caccia e si può tradurre in italiano con fare la posta. Tale termine indica un insieme di comportamenti (ad es. molestie, minacce, pedinamenti, telefonate indesiderate) ripetuti ed intrusivi di sorveglianza e di controllo, di ricerca di contatto e comunicazione che una persona compie nei confronti di una “vittima” che risulta infastidita e/o preoccupata da tali attenzioni e comportamenti non graditi."

Il racconto che segue è la storia, finalmente trascritta dopo anni di racconti verbali ad amici e conoscenti che già la conoscono in parte, di uno strano comportamento che qualche anonimo sta tenendo con il sottoscritto da ormai oltre 4 anni. Nessuna minaccia di morte, di violenza fisica o verbale, nessun sopruso particolare: ricevo squilli anonimi (e non solo). Embè, direte voi, dove sta il problema?
Il problema nasce dal fatto che scherzo o meno che sia, non si è mai visto nessuno al mondo prolungare un divertimento simile per oltre 4 anni peraltro avendo premura di farmi uno squillo appena accendo il telefono al mattino, curando quindi il mio orario di sveglia, e uno verso sera, con una costanza micidiale. Ma veniamo al racconto di ciò che è stato, perchè l'Anonimo/a è stato in passato ben più brillante e fantasioso. Messaggi anonimi dalle cabine, chiamate strane e via dicendo... Se avrete la pazienza di seguire tutta la storia mi piacerebbe sapere da voi un parere, un consiglio, un qualchecosa. Qui non si sa più dove sbattere la testa.
Tutto ebbe inizio nel lontano 2003...


...quando ricevo il seguente messaggino sul cellulare:

CIAO_SEI_MOLTO_SIMPATICO_E_MI_PIACI_ANCHE_TI MANDERO'_ALTRI_MESS_BYE

Sono le cinque del pomeriggio del 29 gennaio e il numero di provenienza è quello di una cabina telefonica di Ferrara. Il contenuto è chiaramente idiota: il tipico scherzo da ragazzini scritto peraltro in una forma che lascia poco spazio ad altre interpretazioni. Assai poco turbato me ne dimentico in fretta.
Ma ecco giungerne un altro pochi giorni dopo, il 1 febbraio:

CIAO_VOLEVO_MANDARTI_1_SALUTINO___TI_PENSO_SPESSO@@

Stessa mano del precedente, stessa difficoltà a digitare lo spazio tra una parola e l'altra, che constaterò più avanti essere davvero incasinato premere rispetto l'underscore ( _ ). Cambia il numero della cabina, cambia la zona di provenienza della mia città.
Passano quasi due settimane poi di nuovo torna alla carica:

CREDEVI_CHE_MI_FOSSIDIMENTICATA_D_TE___CIAO_EUGENIO_

Nuovo cambio di cabina telefonica, questa volta da un quartiere periferico. Appena due giorni dopo ecco arrivare l'appuntamento idiota per eccellenza: San Valentino.

Ciao Eugenio Buon S. Valentino Un Bacio. Ti penso. XXX

Torna alla cabina del secondo messaggio, questa volta nel mentre ha studiato un po' e ha imparato a digitare correttamente sulla tastierina di ferro. La sequenza si interrompe qui: forse il gioco non vale la candela, forse si dev'essere ricreduta innamorandosi perdutamente di qualcun'altro o molto semplicemente l'autore dello scherzo ha pensato di piantarla senza svelare il mistero. E sarebbe tutto davvero finito a questo punto se non fosse che mesi dopo, nel torrido inizio di luglio, arriva una strana telefonata a casa mia.
Nel mentre io mi trovo con il fedele bardo Attimo (in un insolita veste di aiuto tecnico :-p) in quel di Italba Adriatica, in sperduta campagna a quasi 60 km da Ferrara, per riparare un computer alla figliola di un contadino, in quella che probabilmente è stata la riparazione di un pc più a casa del diavolo che ricordi. Comunque. Arriva questa telefonata e risponde mia madre: si presenta una ragazza semi sghignazzante con accento straniero (di dove non ci è dato sapere dai racconti) e scusandosi per il disturbo chiede di parlare con me, chiamandomi per nome, in quanto sua sorella che è con lei li al fianco è perdutamente innamorata del sottoscritto e quindi vorrebbe in qualche modo parlarmi. Mia madre abbozza, spiega che non ci sono e di richiamare se proprio necessario, poi chiama me, che nel mentre sto tornando a casa e mi trovo in una strada sterrata a combattere con il polverone sollevato dalla mia Fiat Uno.
- Conosci una certa Francesca? Ti ha chiamato poco fa a casa - mi chiede.
- Uhm...a parte mia sorella no! - scherzo io.
- Dice che era al liceo con te...in un'altra classe. Sua sorella dice che è perdutamente innamorata e che deve parlarti...insomma ma che voleva?
- Non lo so mamma, non ho la più pallida idea di chi fosse. - taglio corto.

Effettivamente non ricordo alcuna Francesca dei tempi del Liceo, di qualche corso pomeridiano, attività extra, e nemmeno tra le normali conoscenze tra le altre classi. Sforzandomi di pensare non riesco a cavare un ragno dal buco. Mia madre prova anche a comporre il numero Telecom per conoscere l'identità dell'ultimo chiamante, ma una chiamata da un'amica di mia sorella ricevuta un attimo prima distrugge il giochino vanificando il tentativo. Tornato a casa nel tardo pomeriggio abbandono il cellulare sulla scrivania per fare altro. Verso ora di cena ci butto un occhio nuovamente: ci sono circa 90 chiamate senza risposta anonime. Qualcosa che penso nessuno di voi abbia mai avuto il piacere di vedere scritto sul proprio telefonino. A breve arriva l'ennesima chiamata anonima e questa volta rispondo.

E' l'apice della storia, quello che resta fino ad oggi l'unico momento di contatto vero e proprio con La Pazza.
- Eugenio?
- Si?
- Ciao sono un'amica di Frency...è qui con me...
- Ah. Ciao...
- Senti guarda, lei è perdutamente innamorata di te... solo che è timida e non sa che fare. Volevamo farti una domanda...sei impegnato?

Tergiverso un po', chiedo spiegazioni, ma chi sei, chi non sei, e rispondo sinceramente, un po' seccato.
- No, non sono impegnato.
Forse avrei dovuto mentire, tagliare la testa al toro a monte di questa storia, ma in qualche modo spaventato dall'anonimità di questa persona ho pensato che era meglio non dare adito a pedinamenti o altro. Già era troppo per me che questa persona sapeva il mio indirizzo e il mio numero di casa, figuriamoci se mi si appostava per pedinarmi davanti a casa.
- E il mio numero come l'ha avuto?
- L'ha preso da un telefonino di un tuo amico...ad una festa.
- Senti ma io non conosco nessuna Francesca mi puoi spiegare chi sei?
- Era un anno sotto di te al Liceo... vi siete conosciuti al pomeriggio a qualche corso dai...
- A me non pare proprio. Di che sezione sarebbe?
- Eh....chiedi troppo.
(risatine in sottofondo) Era in R comunque. (pensandoci su...quasi sparando a caso)
- R.... non conosco nessuno in R, mi spiace.
- Ok...comunque pensaci.
- A cosa?
- A Francesca pensaci... lei è così innamorata. Però è timida. Quando troverà il coraggio si farà viva lei.
- Mah... faccia pure quel che vuole.
- Per ora non posso dire altro...ciao Eugenio.
- ...ciao.

A questo punto si scatena la caccia a Francesca. Le cabine telefoniche hanno numeri di tre cifre che combaciano con la zona a cui si riferiscono. Ad esempio, se il centro cittadino qui è identificato dai numeri che cominciano con 20 e 21, anche le cabine della zona avranno una numerazione simile: 207, 210, 201...
Con l'aiuto di numeri di amici  che conosco a memoria e di cui so l'indirizzo in cui sono situati inizio a circoscrivere la zona riuscendo in pochi tentativi ad individuare le cabine utilizzate, inviandomi un sms per averne prova. I telefoni sono effettivamente sparsi in punti abbastanza diversi della città, ma si nota un ripetersi di cabine in un quartiere del centro in particolare. Attendo fiducioso il prossimo messaggio, mentre medito un cartello da appendere in queste cabine, idea bislacca poi abbandonata piuttosto in fretta.

Essendo stato rappresentante di istituto l'ultimo anno, ho ancora in un cassetto un elenco degli studenti del Liceo per le firme presenze di qualche assemblea. Controllo ma non individuo alcuna Francesca. Impotente davanti a questa faccenda, abbandono in fretta le ricerche non avendo nemmeno una piccola traccia in più dei numeri di telefono e non sapendo se nome, età e sezione al Liceo siano informazioni veritiere o meno...

Il 23 luglio di nuovo un messaggio, da una cabina telefonica inedita, nei pressi del mio quartiere:

Ti penso sempre Ciao FRANCY

Già, ora può firmarsi tranquillamente, stabilito che quello è il suo nome, o almeno quello che mi vuol far credere. Poi una lunga pausa estiva: tutti in vacanza e tanti saluti.
E' circa metà settembre, nei giorni in cui (ri)apre questo blog nel 2003, quando inizia un nuovo modo di farsi viva: lo squillo anonimo.
Sono brevi squillini, talmente rapidi che è impossibile catturarli, rispondere alla chiamata o sentire alcunchè. Uno al mattino quando mi sveglio, a mo' di buongiorno, alcuni durante il giorno in orari casuali, e uno prima di andare a letto la sera tardi. Iniziano in questo periodo e oggi, 12 aprile 2007 mentre vi scrivo, ancora proseguono instancabili quotidianamente.
In novembre, mentre mi trovo a Roma davanti al Quirinale ricevo ahimè un nuovo messaggio da una delle cabine solite e che lega terribilmente questi nuovi squilli alla stessa Pazza della telefonata:

Spero d non rompere troppo con i miei squilli. T penso. CIAO F.

Finisce l'anno e non ci sono segni di vita. Gli squilli continuano imperterriti ma non ci sono altre tracce di messaggi. Perfino l'appuntamento con San Valentino, a febbraio 2004, è clamorosamente mancato. Ma ecco giungere un inatteso evento. Il 23 aprile 2004 con il mio gruppo sono a suonare nel locale più grosso della città (ora trasformato in orrenda discoteca house) in apertura di un concerto. La notizia sta sui giornali locali ma giustamente fanno il nome del gruppo maggiore e veniamo nominati solo a fondo articolo.
Nonostante ciò, verso metà pomeriggio, in pieno sound check sul palco arriva puntuale un breve saluto:

In bocca al lupo x il concerto d stasera CIAO F.

Stessa mano, stesso stile, con quel "di" scritto soltanto con la consonante in puro stile adolescenziale. Oltre a sapere chi sono, sa dove vivo, chi frequento, in che gruppo suono, probabilmente anche le mie abitudini.
Da allora non ho mai più ricevuto alcun messaggio.

Oggi, mentre vi scrivo, ricevo ancora i soliti squilli. Dal settembre 2003 che sono cominciati non hanno quasi mai smesso, se non per brevi periodi per poi riprendere con nuovo slancio. A volte due o tre al giorno, a volte solo uno, a volte di più. Niente più messaggi dall'aprile 2004, tre anni fa. Durante le vacanze di pasqua appena trascorse mi sono svegliato alle undici, ricevendo subito uno squillo alle undici e zerodue, sintomo che ha provato fin dal mattino finchè non mi svegliavo. A volte mi son svegliato alle otto e l'ho ricevuto ugualmente dopo poco. Provando a lasciare il cellulare acceso la notte per vedere a che ora cominciava pare che prima delle otto la signorina non ne abbia mezza di svegliarsi. 😉
Cambia numero, mi dicono. Ma è da troppo tempo che uso questo numero e lo conoscono oltre che troppe persone che non saprei quasi come rintracciare per comunicargli il cambio, anche un bel po' di clienti che sarebbe folle perdere per strada.

Quale logica sensata può spingere una persona a comportarsi in questo modo? Soprattutto mi chiedo: nel cercare di perseguire il suo scopo non farebbe meglio a scrivere, a palesarsi in qualche modo rifacendosi viva? Che ne può sapere che l'io del 2003 cui scriveva è rimasto lo stesso 4 anni dopo? Nel mentre io single non lo sono più, ho cambiato occhiali, aspetto, abitudini, macchina, vestiti, scarpe, telefonino due volte. Che disastro, se sapesse... E magari senz'altro lo sa perfettamente. Anzi, sono sicuro, questa pappardella l'ha letta da cima a fondo zitta zitta e quando uscirò da quest'ufficio mi seguirà per un po', dietro i suoi occhiali da sole scuri, come forse fa ogni giorno...

Servizio Pubblico e Digitale Terrestre

12 apr 10:14 Rai: Cappon, "Limitare compensi frena campo d'azione"

ROMA - "Limitare i compensi agli artisti non moralizza, significa soltanto limitare il campo d'azione della Rai". Lo ha detto il direttore generale di Viale Mazzini, Claudio Cappon. Con una metafora calcistica Cappon ha spiegato: "A parte il caso pietoso di quanto accaduto alla Roma, e lo dico da tifoso romanista, non puoi vincere il campionato di serie A con lo stipendio da statali. Non e' pensabile che una squadra possa essere la prima retribuendoli con 100 mila euro all'anno". (Agr) -

Ovviamente è proprio qui che Cappon rivela la sua concezione di servizio pubblico, tanto per cominciare con l’appello al sano realismo che considera centomila euro l’anno come noccioline. Ma sorvoliamo. Concezione vecchia, dicevo: come quella dei suoi predecessori. Per Cappon la RAI deve essere competitiva (con Mediaset e altri). Per poterlo essere, deve attrarre pubblicità. Per attrarre pubblicità deve livellare verso il basso, cioè fare programmazione di massa. E naturalmente le galline dalle uova d’oro, quelle che ti mettono a sedere di fronte alla TV miliardi di italiani, costano parecchio. Quindi, a parte la solita pietosa, noiosa, scontata e offensiva metafora calcistica, Cappon si sdraia letteralmente su un paradigma che come minimo abbiamo già visto, e che nella migliore delle ipotesi ha contribuito a rendere il servizio pubblico la stessa fogna culturale della programmazione Mediaset. Qualche ipotesi invece che sparare sempre e solo a zero? Vediamole:

  • Riduzione del Servizio Pubblico a una rete. Gli altri? Tutti a casa o sul mercato.
  • Abolizione della pubblicità. Il trash va lasciato a chi lo vende di mestiere. E’ bene che la pubblicità si adegui anche a spazi senza tette, culi, calciatori e bestemmie.
  • Programmazione nuova: programmi di lingua inglese, informazione, reportage, territorio (ma non in senso piccolo-leghista-pretesco-valligiano), geopolitica, documentaristica, arte e cultura, intrattenimento, sperimentazione e media.
  • Campagna contro le evasioni: il canone serve al finanziamento di un servizio pubblico, e come tale va pagato e chi non lo paga va perseguito.

 

Triste (ma normale) notare invece che Cappon, come tutti gli altri (metafora calcistica compresa) non hanno la minima idea di quello che dovrebbe, da oggi, essere considerato un servizio pubblico. Meglio puntare sui tifosi di Totti e di Baudo e perdere l’ennesimo treno per le riforme. E torniamo ai costi di Cappon allora, e rendiamoci conto per esempio che il Digitale Terrestre, al di là delle polemiche sulla sua modalità di introduzione (vedi Decoder e l’escamotage ideato da Berlusconi per annacquare il principio di predominanza delle reti Mediaset) ospita al suo interno programmi estremamente interessanti, e spesso di qualità. Questo è facilmente spiegabile perchè nel DT Cappon non spreca soldi pubblici per il nazional-popolare, ma li impiega per dare lavoro a giovani professionisti (spesso donne) che in questa riserva indiana tanto disprezzata, trovano l’opportunità di fare molto bene il loro mestiere, protetti dall’ingerenza dei soliti soloni, dei politici, degli sponsor e di quel soffitto di cristallo che sembra impossibile da spezzare. Mi pare di vederlo Cappon o chi per lui, alle prese con quattro nuove reti sul DT: e adesso chi ci metto a lavorare? E come li pago visto che devo comprare i gerani della riviera dei fiori? Ma come succede sempre in Italia, basta creare una zona franca, fuori dalla portata degli imbecilli, per renderla colma di persone in gamba e piene di forza di volontà. Fino all’arrivo dell’auditel naturalmente, che ci griderà: c’è  vita là fuori, al di là delle partite di Totti, delle commedie di Eduardo (quando va bene), dei reality show e di Bruno Vespa.

State bene. Cyrano.

Buffet

Le migliori foto di LondraNote sparse su alcune cose curiose
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Lost finale serie stagione 6Il vuoto dentro lontani dall'Isola:
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I migliori album degli anni ZeroL'inutile sondaggio:
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Si comincia!

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Fornace musicante

Cocapera: e sei protagonista

Dicono di noi

Più simpatico di uno scivolone della Regina Madre, più divertente di una rissa al pub. Thank you, Ciccsoft!
(The Times)

Una lieta sorpresa dal paese delle zanzare e della nebbia fitta. Con Ciccsoft L'Italia riacquista un posto di primo piano nell'Europa dei Grandi.
(Frankfurter Zeitung)

Il nuovo che avanza nel mondo dei blog, nonostante noi non ci abbiamo mai capito nulla.
(La Repubblica)

Quando li abbiamo visti davanti al nostro portone in Via Solferino, capimmo subito che sarebbero andati lontano. Poi infatti sono entrati.
(Il Corriere della Sera)

L'abbiam capito subito che di sport non capiscono una borsa, anzi un borsone. Meno male che non gli abbiamo aperto la porta!
(La Gazzetta dello Sport)

Vogliono fare giornalismo ma non sono minimamente all'altezza. Piuttosto che vadano a lavorare, ragazzetti pidocchiosi!
(Il Giornale)

Ci hanno riempito di tagliandi per vincere il concorso come Gruppo dell'anno. Ma chi si credono di essere?
(La Nuova Ferrara)

Giovani, belli e poveri. Cosa volere di più? Nell'Italia di Berlusconi un sito dinamico e irriverente si fa strada come può.
(Il Resto del Carlino)

Cagnazz è il Mickey Mouse dell'era moderna e le tavole dei Neuroni, arte pura.
Topolino)

Un sito dai mille risvolti, una miniera di informazioni, talvolta false, ma sicuramente ben raccontate.
(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
(Diario)

Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)

Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
da tanti ragazzi scavato
parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)