Family Day: conservazione o progresso?

"[…] Solo nella famiglia fondata sull’unione stabile di un uomo e una donna, e aperta a un’ordinata generazione naturale, i figli nascono e crescono in una comunità d’amore e di vita, dalla quale possono attendersi un’educazione civile, morale e religiosa. La famiglia ha meritato e tuttora esige tutela giuridica pubblica, proprio in quanto cellula naturale della società e nucleo originario che custodisce le radici più profonde della nostra comune umanità e forma alla responsabilità sociale."

Tratto da Forum Famiglie.

Ora, mi risulta che la famiglia tradizionale, in questo Paese e in questo momento storico, già goda della “tutela giuridica pubblica”.

Dunque a cosa serve il Family Day?


Io credo, passatemi la frase, che le chiacchere siano a zero in questo paese. Da tempo, volendo leggere tra le righe, si va formando nella cittadinanza una divisione tra due schieramenti trasversali, che nulla hanno a che fare con le attuali rappresentanze politiche. Semplificando (proprio perchè le chiacchere stanno a zero) i due schieramenti sono i seguenti: modernizzazione e conservazione.
Chi si ispira al primo, pone l’accento sulle urgenti necessità di modernizzazione di questo paese. Chi si ispira al secondo è mosso da volontà di conservazione.
Il primo crede che senza modernizzazione il paese è destinato, tra poco, ad affondare. Il secondo è convinto che la specificità Italiana sia invece ancora sostenibile e auspicabile.
Coloro che si ispirano a principi di modernizzazione, tra le altre cose, rifiutano la declinazione ufficiale del pensiero cattolico, che assegna il primato alla cosiddetta famiglia tradizionale, in riferimento al contesto dell’allargamento dei diritti civili. Coloro che si ispirano a principi di conservazione invece, ostentano con molta determinazione l’esclusività del principio di famiglia naturale, e di conseguenza rifiutano di prendere in esame il riconoscimento di forme differenti da quella.
In entrambi gli schieramenti gli argomenti sono sfumati e non monolitici: chi è favore della modernizzazione vuole attribuire più o meno riconoscimenti e diritti (un po’ meno di frequente, doveri) alle cosiddette coppie di fatto. Chi è a favore della conservazione intende più o meno sminuire questi riconoscimenti, a seconda delle preferenze sessuali espresse nelle convivenze o in base ad altri parametri come la durata del rapporto, l’interpretazione della Costituzione, l’esistenza (mitica, antistorica e pseudo-antropologica) di una presunta cellula naturale, e via dicendo.

Una cosa è certa però: l’asse intorno al quale ruotano i due schieramenti è assolutamente chiaro:

 modernizzazione contro conservazione.

Il Family Day dunque, e non solo per esclusione, è la manifestazione di chi si riconosce nello schieramento conservatore. E non potrebbe essere altrimenti, basta dare un’occhiata ai suoi promotori. Ma attenzione! Il problema non è la legittimità dell’esistenza di questi due schieramenti, quanto l’italica confusione che si genera intorno a manifestazioni di questo tipo.
Per quello che mi riguarda: vai al Family Day? Sei un conservatore. Non vai al Family Day? Se un modernizzatore.

Questa è la chiave di volta della futura Italia, non l’embrione di un Partito Democratico  che ostenta la convivenza tra Cattolici ed eredi della Sinistra tradizionale, per chissà quale motivo. Il Partito Democratico, se così intende chiamarsi, deve necessariamente ispirarsi a una visione modernista e laica della società italiana, e non può permettersi di avere al suo interno qualcuno che di modernizzazione non intende parlare. A chi giova sennò questa convivenza? La Bindi e Rutelli vogliono andare al Family day? Si accomodino. Ma per favore si uniscano a quelli che vedono in un principio di conservazione il futuro delle aggregazioni familiari italiane. Alcune comunità gay vorrebbero partecipare al Family Day? E perchè? Le lasciassero fare ai conservatori.

Questo paese ha oggi disperatamente bisogno di rendere evidente chi sta da una parte e chi sta dall’altra, e non ha bisogno della solita ammuina, non più.

Ma poi, facciano a modo loro.

Quello che purtroppo continuo a vedere, io che sono sposato e padre di due figli, modernista per vocazione, tra coppie gay in preda all’isterismo, associazioni cattoliche con nostalgie lefebvriane e tridentine, politici cialtroni che non sanno che fare o che peggio, lo sanno! quello che continuo a vedere è che in questo paese, alle istituzioni non è mai fregato un cazzo di niente, della tanto declamata, santificata, auspicata, e onorata famiglia.

State bene. Cyrano.

10 Responses to “Family Day: conservazione o progresso?”


  • Sarà, a me sembra piuttosto che ci sia una levata di scudi di chi vuole evitare che agglomerati più o meno di comodo accedano alle già scarse risorse a disposizione delle famiglie tradizionali. Ma io identifico l’italiano medio (e i suoi rappresentanti più attenti ad interpretarne aspirazioni e sentimenti) come uno sporco materialista poco modernista attento solo alle proprie tasche. Vorrei vedere se si escludessero le coppie di fatto dalle provvidenze economiche (essenzialmente la reversibilità della pensione perché se hai famiglia sai che c’è poco altro) quanti sarebbero ancora a tuonare contro (resterebbero i clericali, ma quelli sono 4 gatti)

  • Non sono abituato a fare discorsi che ricorrano solamente a fattori interpretativi economici. Non sono marxista. Le risorse per le famiglie (comunque intese) ci sono, nel momento in cui si riconosce l’importanza che queste ricoprono nelle dinamiche di una nazione sviluppata. Quando si grida al lupo per la crescita zero e si tuona contro il meticciato, si sta esplicitamente affermando l’importanza della famiglia. Tuttavia una politica per le famiglie in questo paese non è mai stata portata avanti. Al di là quindi del discorso Modernista vs Conservatore, esiste la solita specificità italiana di riempirsi la bocca di fumo. Come dire: questi qui si stanno accapigliando per capire chi può essere considerato Famiglia, prima ancora di affrontare l’unico argomento degno di interesse: esiste la volontà di attuare una politica per le famiglie? O come al solito esiste solamente il “facite ammuina”? Una volta riconosciuta l’importanza teorica di questo principio, si dovrebbe provvedere a trovare le risorse (che ci sono, ci sono). Solo a questo punto si dovrebbe discutere chi ha diritto di ricevere queste risorse. Questi invece, sia la Brigata Vaticana, sia gli orgogliosi Laici dell’Ultim’ora, nella miglior tradizione del “cambia tutto per non cambiar niente” discutono e si accapigliano sul niente.
    Stai bene e grazie della riflessione.
    Cyrano.

  • Dato che c’ero spiego perchè siamo andati in Piazza.
    Non per nostalgie di tipo conservatore e nemmeno di tipo conservativo. Siamo andati in Piazza perchè siamo convinti che il bene comune della società si regga sul bene della sua cellula primaria: la famiglia monogamica eterosessuale. Perchè riteniamo che una nazione non possa “stabilire” ma al massimo “riconoscere” cos’è una famiglia, come è scritto nella Costituzione. Perchè il dibattito sui diritti dei conviventi deve esserci ma deve seguire i normali strumenti del diritto comune. Perchè si è reso difficile il matrimonio 1) con una tradizione di lusso e sfarzo insulsi che, per la non esclusiva parte di cui siamo responsabili noi Cattolici ce ne assumiamo la colpa, 2) con il precariato 3) con la ormai cronica mancanza di vere politiche familiari 4) con la cultura crescentemente individualista che si è diffusa.
    La vera “par condicio” non è parificare i diritti dei conviventi, ma parificare il matrimonio, che, pur bello, è “svantaggioso”, e non per la sua tendenziale perpetuità, ma perchè non è incoraggiato da strumenti politico-sociali-culturali all’altezza.
    Se si rende così difficile il matrimonio le persone che anche vorrebbero sposarsi confluiranno verso un modulo non stabile che però almeno gli garantisce qualche certezza in più a livello economico. Sarebbe come dire ad un malato grave: “Non ti diamo le cure di cui hai bisogno per vivere, ma ti diamo uno sconto netto del 70% su tomba, cassa da morto e funerale!”
    Una politica di autentico supporto alla famiglia, questa sì che sarebbe una cosa “moderna”!

  • Ciao Notayo, grazie di aver scritto. Una cosa sola:

    Non capisco perché nel caso dei finanziamenti alle scuole private, il vostro concetto di estensione dei diritti si concretizza nel dare soldi oltre che al Pubblico, ANCHE alle vostre scuole confessionali. Invece nel caso dei soldi di cui godono (o dovrebbero godere) le famiglie tradizionali il vostro concetto di estensione dei diritti si inceppa, e i soldi devono rimanere là, oltre le mura del cattolicesimo. Una volta valgono per voi i principi del liberismo, la volta dopo, quando si tratta di negare, valgono i principi “naturali”. A quando il creazionismo? E il velo per le donne? Magari ricorrendo all’ardito principio di qualche secolo or sono? A casa mia, mi dispiace dissentire Notayo, ma i diritti civili sono per tutti: per voi E per tutti gli altri. Ma evidentemente casa mia non sta più qui.
    Stai bene e grazie per la riflessione. Cyrano.

  • E’ vero, difatti ci sono due scuole di pensiero a riguardo: una che vorrebbe che le scuole private fossero “mantenute” dallo stato. Questo filone (decisamente minoritario) sostiene che la scuola privata sia sostanzialmente una estensione della scuola pubblica nella quale però lo stato esercita il dovere dell’istruzione tramite insegnanti qualificati ma sottoposti alla direzione di un’autorità non pubblica. In questo caso lo stato si accolla tutta la spesa delle scuole pubbliche. C’è poi un altro filone di pensiero che motiva che la scuola privata è una scelta educativa, e come tale va sostenuta principalmente dalle famiglie (che se mandano, ad esempio, un figlio all’estero a imparare l’Inglese, pagano di tasca propria). Secondo questa idea, però non è escluso un “contributo” (e non un “mantenimento” statale) che sotto il profilo civilistico corrisponde ad una normale e generalmente riconosciuta “azione di arricchimento”: lo stato spende di meno, dato che l’istruzione di mio figlio la pago io, quindi mi deve un “indennizzo” (che non corrisponde alle mie spese, ma alla cifra minore tra il guadagno o la minor spesa dello stato e le mie spese). Ti faccio un esempio: se io trovo un buco in una strada, e lo aggiusto, posso andare dal giudice a chiedere che l’ANAS mi paghi la cifra minore tra le mie spese e il guadagno che l’ANAS ha avuto nel non dover fare l’intervento. E’ così nel diritto civile, non nella morale. Se diciamo che questo non vale per l’istruzione privata, argomentiamo che, se i genitori optano ad esempio per la scuola Cattolica, il figlio perde il diritto fondamentale a vedersi finanziare l’istruzione dallo stato, e questo non lo vogliamo, giusto? Nella misura in cui, poi, lo stato riconosce che nella scuola privata (ed è questo che bisognerebbe che avvenisse) ci sono valori formativi aggiuntivi che meritino considerazione particolare, dovrebbe essere disponibile a livello tributaristico una detrazione fiscale IRPEF (e si badi bene, non degli assegni familiari n.d.r.) non totale ma che comunque sgravi dalle famiglie un carico che si assumono per rendere il cittadino che è loro affidato (il figlio) più preparato, più professionalmente competente etc. Questo per le scuole Cattoliche come per quelle Islamiche, come per i viaggi in Inghilterra, come per i progetti “Leonardo” o “MEP”, per l’apprendimento di ulteriori lingue presso istituti qualificati etc.
    E’ più giusta questa seconda visione, perchè sennò io mando mio figlio alla scuola taoista per astronauti e lo stato mi deve pagare quattro ore tutti i giorni di capsula antigravitazionale (poi io non sono una piuma… pagherebbe molto) senza battere ciglio!
    Dal punto di vista dell’equità sostanziale questo mi sembra davvero condivisibile. Dal punto di vista Costituzionale non corrisponderebbe ad aggravi del bilancio Statale e sarebbe pienamente accettabile o anche auspicabile in un momento in cui l’istruzione (che è stato il fiore all’occhiello del nostro paese fino a poche decine di anni addietro) sta perdendo il passo con l’Europa e l’Occidente in generale.
    Non ho seguito il dibattito nei minimi dettagli, ma mi è sembrato che su questo punto ci fossero intese molto larghe dal punto di vista politico.
    Sottolineo poi che dal punto di vista economico l’estensione indebita dei diritti fatta nei DICO non coinvolgerebbe solo le famiglie con coniugi sposati Cattolicamente, ma tutte le famiglie nate col matrimonio. Naturale non corrisponde assolutamente a Cattolico, nel nostro pensiero, anzi! Il Matrimonio è sempre riconosciuto dai Cattolici (se mantiene i suoi aspetti essenziali o appunto “naturali”) anche se non “elevato” alla dignità di Sacramento (passami il termine elevato, preso dalla dottrina ma che non corrisponde ad una differente dignità dei coniugi).
    Per quanto riguarda il velo alle donne io lo metterei solo ad alcune per decenza e a qualche altra per loquacità, ma il Papa non è d’accordo! 😉
    Per quanto riguarda il creazionismo si è già espresso G.P.II dicendo che ogni Cristiano può credere quello che vuole e che l’evoluzionismo non è contro la fede. Però converrai che scientificamente Darwin non è più così attuale… Soprattutto in ragione della qualificazione di “sapiens” maldestramente ottenuta dalla nostra specie.
    A presto e grazie anche a te per aver sollevato argomenti di grande interesse!

  • Ciao Notayo! Probabilmente di nome… e di fatto. 😉
    Per quanto riguarda la tua precisazione sulle correnti di pensiero esistenti nell’ambito della questione finanziamento “scuola privata” e sulla tua preferenza accordata alla seconda corrente, potenzialmente non ho nulla da eccepire. Esistono diversi sistemi educativi in Europa che prevedono l’intervento dello Stato nel settore scolastico. Ma tutti hanno in comune una cosa: il controllo dell’Ente erogatore sulla qualità e sulla modalità di esercizio dell’Ente beneficiario, cioè la presenza di sistemi di valutazione dell’operato docente e non docente, interventi (non solo statali ma anche collegiali) nella scelta e nella qualità del corpo docente e via dicendo. Attuare come in Lombardia e in Emilia Romagna il finanziamento del settore scolastico privato, là dove il controllo dello Stato è virtualmente inesistente (nei fatti, e poi considera la questione degl insegnanti di religione) ha come risultato il verificarsi di un ingiustizia sociale e NON il rispetto del codice civile. In altre parole, visto che siamo persone entrambe ragionevoli, mi sembra, ti dico che non ho nulla in contrario nello studio serio di una forma di finanziamento (la più in linea con codice civile, costituzione e via dicendo) per il settore privato della scuola, MA nell’ambito di una seria riforma del settore scolastico in toto. Fatta la prima, ragioniamo pure sulla seconda. Permettimi un sorriso sul tuo esempio didascalico relativamente al buco nell’asfalto. Perchè allora non applicare lo stesso principio della cifra minore al dentista, alle ronde leghiste e alla selezione dei rifiuti sul mio balcone! Lo stato risparmia (rispettivamente in dentista pubblico, ordine pubblico, nettezza urbana)? Via con gli assegni! Bel mondo, peccato che serva solamente quando si tratta di dar soldi ai preti… In ogni caso, ringraziandoti nuovamente per le utili precisazioni, tuttavia non ci siamo smarcati di un pollice dalla questione del principio di famiglia. Anzi. Rimane attuale il pensiero che il codice civile diventa utile nei casi sopra citati e quando si tratta invece di estendere (alcuni) diritti civili ai conviventi, allora il codice, e la costituzione non servono più a nulla e si tirano in ballo i fumosi (e stregoneschi) concetti di famiglia naturale. Addirittura: estensione indebita dei diritti fatta nei DICO. Eppure, se partiamo dal concetto che la famiglia tradizionale svolge un ruolo sociale che merita il contributo dello Stato (fondamentalmente cure parentali ed educazione), anche gli altri modelli di famiglia non tradizionale (se si dedicano a cura parentale ed educazione) svolgono il medesimo lavoro… E quindi dov’è il problema? Il problema è squisitamente confessionale.. E’ stato un piacere Notayo, grazie per l’ironia intelligente e il contributo serio. Stai bene! Cyrano.
    p.s.
    Sul fatto che GP II abbia detto quello che ha detto non metto in dubbio: ma il fatto che la Moratti (illo tempore) ci abbia provato a buttar fuori l’evoluzionismo dai libri di testo è vero… 🙂

  • Grazie al Cielo la Moratti non può definire la dottrina della Chiesa… Giusto? Per quanto riguarda gli esempi che hai fatto tornano a fagiolo: le ronde leghiste le escludiamo che penso che non siano ordine pubblico, ma la differenziazione dei rifiuti è motivo di risparmio per lo stato. Se i rifiuti si comprassero invece di produrli se ne potrebbe sacricare l’IVA in caso di differenziazione (una cosa giusta che in altri stati si fa è dimezzare la tassa sui rifiuti ai cittadini dei comuni che virtuosamente obbligano i cittadini alla raccolta differenziata; metà della tassa la pagherebbe l’erario, cioè tutti, così tutti i comuni si attrezzerebbero per fare la differenziazione obbligatoria). Il dentista poi lo scarichi davvero dalle tasse! Come ti sovvenzionano per mettere il GPL etc.. Non avviene per tutto, ma sarebbe giusto che così fosse.
    Per quanto riguarda lo stato brado in cui vegeta il sistema scolastico generale e quello ancor più brado in cui si trovano alcune realtà territoriali, ciò che dici è vero, ma il modo giusto di affrontare il problema è a livello di ripristino dell’efficienza del sistema scolastico e valga quindi l’esempio del dentista: se in una regione i dentisti sono dei saltimbanchi non è per questo che devo impedire al cittadino di scaricare l’IVA della loro prestazione dall’imposta sul reddito. Mi preoccuperò piuttosto di formare i dentisti ad una maggiore professionalità, giusto? Per quanto riguarda più strettamente il problema se i DICO siano famiglia e in quanto tale ne debbano ereditare i diritti, gli stessi formulatori del disegno di legge si sono opposti a questa idea, perchè si aprirebbe la porta a problemi giuridici che renderebbero il disegno di legge anticostituzionale alla base (il più evidente dei problemi: poligamia). Le cure parentali e l’educazione, inoltre, sono esercitate dai genitori anche se non convivono, non solo in caso che non siano sposati.
    Il nocciolo sociopolitico della questione non è se i potenziali conviventi “DICO” siano famiglia, che non lo sono nè per gli uni nè per gli altri, ma se come una famiglia vadano tutelati, rischiando così di diventare “concorrenziali” con la famiglia (cattolica o non).
    I Cattolici favorevoli ai DICO argomentano principalmente che chi “manda la raccomandata” non contrarrebbe matrimonio Cattolico, perchè sono due cose di significato totalmente opposto. Ma questo non è vero e non è realistico: quanti separati vanno a convivere con un altro partner? Molti. Sottoscrivendo una dichiarazione DICO, ai coniugi delle famiglie di origine verrebbero tolte alcune pensioni di reversibilità e altre cose minori. Questa sarebbe un’ingiustizia sostanziale: mio marito si è trovato una tipa e quindi non ho più diritto alla sua pensione quando muore, il tuo invece che non ha fatto in tempo, ti ha lasciato 1000 euro al mese… Solo per fare un esempio. Il problema è questo, alla fine: se do la possibilità di fare dei DICO a chiunque conviva, renderò ancora meno appetibile il matrimonio, che invece come stato dovrei rendere facile e realizzabile, perchè è questo a garantire non tanto la responsabilità dei genitori o l’educazione che danno, ma più di tutto la FELICITA’ di tutti gli individui. In Piazza alla fine siamo andati a dire i buoni motivi che abbiamo per preoccuparci che la famiglia monogamica, eterosessuale e tendenzialmente perpetua sia tutelata per quello che è, cioè, insieme ad altre cose, una specie di “ghiandola della felicità” delle persone. Non si tratta di impedire alle persone di scegliere quello che vogliono, perchè possono comunque farlo con strumenti ordinari di diritto civile (previdenza integrativa, procura assistenziale etc.), ma di aiutare le persone “di più” solo quando fanno scelte che per essi e per gli altri membri della comunità sono “più costruttive”. Non è una cosa così irragionevole: non si tratta di lasciare nessuno SENZA diritti, ma di chiamare DIRITTI ciò che non è DATO dallo Stato, ma ciò che lo Stato può solo permettersi di riconoscere in capo all’individuo che ne è GIA’ titolare. Il tentativo di considerare lo Stato superiore all’individuo e quindi distributore e revocatore di diritti, è stato già fatto dai regimi totalitari del ventesimo secolo. Credo sia importantissimo adoperarsi affinchè questo non possa più accadere. Scusa la prolissità e grazie per la pazienza di arrivare a leggere fin qui! A presto!

  • Sinceramente Notayo, coloro che mettevano nei campi di sterminio i “devianti”, non erano certo le democrazie dell’occidente, ma proprio coloro che spasmodicamente si prodigavano per il rispetto di saldi principi familiari tradizionali. O forse sto sbagliando Storia? Ma qui sarebbe lunga discutere sulle differenze (che pur ci sono) dei totalitarismi del novecento e il tuo commento sopra è troppo interessante per liquidarlo in questo modo. Leggerò con calma, senza impedirmi di ringraziarti per il bel dibattito. Stai bene! A presto! Cyrano.

  • Ciao Notayo! Il tempo è tiranno e il bello di queste discussioni in rete è quello di portare contributi. Il tuo contributo è infatti molto, molto interessante e posso paragonarlo (capiamoci) a quello dell’ingegnere che mi spiega il concetto di portanza. Tutto molto interessante, in verità, ma il mio approccio al ponte è semplicemente quello di superarlo. Così è per le tue interessanti precisazioni legali, sulle quali posso intervenire alla stessa stregua della portanza: prendo atto che il codice civile, come quello penale immagino, è altamente interpretabile. A questo proposito, se qui ci fosse per esempio, un giureconsulto omosessuale, non dubito che saprebbe trovare altrettante interpretazioni efficaci. Veniamo al punto: dare (o riscontrare) un fondamento teorico-legale a una visione particolare del mondo credo che non risolva il problema. Come dicevo, giureconsulto che senti, visione del mondo che trovi. Credo che la soluzione non possa essere la contrapposizione interpretativa a tutti i costi, perchè altrimenti, come al solito in Italia, non si muoverebbe nulla, il che fa il gioco dei conservatori 😉
    Inoltre il Codice Civile non sono le dodici tavole, o sbaglio? Sebbene sempre di leggi si tratti. Se cambiano le costituzioni, figuriamo i codici… in ogni caso, credo che questo Paese abbia bisogno di una fase di modernizzazione profonda, a tutti i livelli. Se parliamo di diritti di cittadinanza è evidente che questi devono essere ripensati, perchè i benefici della cittadinanza arrivino a comprendere le componenti della società che a oggi ne sono escluse. La tematica delle convivenze (rese pubbliche) e del lavoro di cura va quindi affrontata insieme a tutte le altre, con spirito di rispetto e servizio, direi quasi: cristianamente. Parimenti ai diritti si devono riconoscere i doveri, questo è scontato, anche se spesso, e qui credo siamo allineati, si tende a tralasciare l’aspetto dei doveri in questo tipo di forme conviviali. Insomma la famiglia tradizionale non può essere più considerato l’unico modello familiare esistente, per il semplice fatto che non è vero, piaccia o meno, codice civile o meno. La Storia stessa ci insegna come la parentesi “famiglia naturale”, come tutte le questioni etichettate come “naturali”, sia in realtà una parentesi (senza dubbio importante) nel flusso dei mutamenti che da millenni costituiscono il vivere sociale dell’essere umano. Ci si può ostinare a non rendere visibile questo fatto, ma la Storia, sempre lei, ci insegna che prima o poi, i fatti finiscono per parlare da soli e allora sono guai. Potrei citare Martini, in una piacevolissima e cristianissima intervista, rilasciata da Gesuralemme, nella quale afferma (parole mie) che la Famiglia va proposta e non imposta, e questo mi pare tracciare molto bene i paletti che separano Cesare dai vicari di Cristo. Questi propongano. I primi pensino laicamente a come gestire la cosa pubblica a beneficio di tutti i cittadini. Ma ahimè, la Curia poggia i piedi su questo mondo ed è vittima anche lei del perverso gioco delle maggioranze e delle correnti. Quella che prevale in questo momento va in ben altra direzione, rispetto a quella di Martini. Sappiamo tutti che le statistiche sui matrimoni sono in calo. Sottoporre a regolarizzazione le diverse forme di convivenza, agevolarle, significa riconoscerle, e quindi offrire valide alternative di prassi e di pensiero a chi non intende avvalersi del matrimonio religioso (o civile) tradizionale. Significa in altre parole dare visibilità di questa crisi numerica. Meglio non parlarne dunque e negare il problema alla radice: niente coppie di fatto significa che il problema non esiste. Sul codice civile poi, sinceramente non vedo il problema: lo si cambi, visto che è lui al nostro servizio e non noi al suo.. 😉

    Stai bene! Grazie ancora! Cyrano.

  • Grazie della risposta! Concordo sul fatto che il diritto (quello positivo) sia mutabile, il che non vuol dire che sia in modo vario interpretabile. In realtà proprio il diritto fissa alcune norme per l’interpretazione di se stesso, e i cambiamenti a livello interpretativo si registrano sì, ma nell’arco, di solito, di alcuni decenni. Ora, ammettiamo (anche se non sono del tutto d’accordo) che l’istituto del matrimonio sia in crisi e che si ponga al legislatore il problema di un moltiplicato numero di persone che piuttosto che contrarre matrimonio convivono. Quello che sottintende più o meno la tua argomentazione è che si sposano molte meno persone e che di conseguenza ci sono posizioni soggettive (reversibilità della pensione, procura assistenziale, successione) che risultano alla fine ristrette ad una cerchia di persone limitata.
    In gran parte quello che dici trae il senso da un’argomentazione logica rilevante, ma, a mio parere, non completa, e non perchè non tenga conto di tutte le persone (che ne tiene conto) ma perchè non tiene conto di tutti i doveri e di tutte le responsabilità del legislatore, e adesso spiego bene cosa voglio dire con un paragone.
    All’indomani degli ormai tristemente noti “fatti di Catania” il Governo e il Parlamento si sono interrogati su cosa fosse necessario fare contro il proliferare della violenza negli stadi. Pensiamo a due possibili soluzioni che avrebbero potuto adottare, senza però interrogarci della concreta efficacia (si tratta solo di un paragone) ma vedendo però a che logica obbediscono.
    Soluzione 1) Infiltrare agenti tra i tifosi, fuori e dentro lo stadio, mettere più telecamere, aumentare il dispiegamento delle forze dell’ordine, biglietti scontati per le tifoserie che si sottopongono volontariamente a specifici controlli individuali e di identità prima di fare ingresso nello stadio, settori dello stadio a cui si giunge soltanto con lunghi tunnel da punti prestabiliti e via dicendo.
    Soluzione 2) Regalare a tutti quelli che esibiscono l’abbonamento della stagione precedente un abbonamento a Sky, così se ne rimane a casa e non ci ammazza i poliziotti.
    A prescindere dalla validità delle soluzioni in questione la prima stima un bene avere gente allo stadio e non vuole scoraggiare la presenza dei tifosi, mentre la seconda crea un’ipotesi concorrenziale con cui però la gente allo stadio, inevitabilmente diminuirà.
    Se io voglio i tifosi allo stadio gli do la prima. Se mi basta che si interessino di calcio gli do la seconda.
    Ecco la differenza tra un’efficace politica per la famiglia e i dico: la prima incoraggia la famiglia, che apporta alla società il valore aggiunto della stabilità del nucleo e della maggior conseguente realizzazione umana degli individui che ne fanno parte o ne nascono. I secondi incoraggiano le convivenze, che per il carattere essenzialmente non stabile sembrano dire: “cittadini, ormai non sappiamo neanche più noi cosa fare per aiutarvi ad essere tranquilli e felici, ad avere figli, a costruirvi un futuro tendenzialmente sereno. Arrangiatevi. Noi vi agevoliamo sia che scegliate di prendervi le responsabilità che vi aiuterebbero a costruire cose più serie e più grandi, sia che vogliate lasciare tutto in mano al caso. La felicità dell’individuo non è più un obiettivo dello stato. Non solo sarete liberi di scegliere (come siete sempre stati) come essere felici, ma la vostra cara nazione se ne sbatte altamente di sostenere la scelta che vi rende più felice. Le conseguenze? Abbiamo due Mario Rossi. Mario Rossi the first si sposa, ha dei figli, vive la sua famiglia felicemente per 15 anni e poi ha un incidente. Sua moglie è sempre sua moglie, e con il lavoro e con l’aiuto dello stato manda avanti la famiglia, Mario Rossi the first compreso. DEVE farlo. Mario Rossi the second fa un DICO, ha due figli, vive la sua convivenza felicemente per 15 anni e poi ha un incidente. La sua compagna che è solo la sua compagna e la madre dei suoi figli, in 10 minuti, con l’aiuto dello stato si libera di Mario Rossi the second con una raccomandata. PUO’ farlo. Hai capito perchè siamo preoccupati? Che voragine di infelicità andiamo a creare nella società se regaliamo diritti senza responsabilità? E che voragine di infelicità stiamo creando facendo mancare i necessari aiuti alle famiglie! I diritti che sono nati intorno alla famiglia sono nati sia per aiutarne gli individui, sia per valorizzare la cellula della società che li unisce e li rassicura. Andarli a dare ad altri vuol dire soltanto snaturarli, non estenderli. Vuol dire privilegiare il singolo individuo e non l’individuo all’interno della comunità di cui decide di far parte. Quest’individuo, con sempre più individualismo e sempre meno comunità si sentirà sempre più solo, di quella solitudine che paradossalmente è il più tragico male sociale nella società delle comunicazioni facili! No, dai, facciamo qualcosa perchè sia più felice… o no?
    Un ultimo appunto: Martini compreso (è un tipo strano, perchè dice delle cose volutamente interpretabili, tipo quando ha detto che è ora nella Chiesa che si pensi ad una Pastorale per i divorziati; se ci guardi però, poi chiarifica sempre e non si è mai messo contro la CEI), la Chiesa non è così scissa come il mondo dei Media cerca di farla apparire. Se guardi sul forum delle famiglie vedrai che a partecipare al family day c’eravamo davvero tutti. Anche quell’Azione Cattolica di cui la Bindi è stata Vice Presidente Nazionale. La famiglia è un valore della società e non solo della Chiesa, ma è vero che è la Chiesa a sbattersi di più per far capire che non la riteniamo un valore negoziabile. Questo lo considero un segno di unità! Grazie a te, più che a me per gli interventi: sono sempre occasione di raccontarci un po’ meglio quello che pensiamo e che certe volte i toni stupidamente rissosi della politica e dei media mettono da parte in favore di vari sensazionalismi! Stai bene anche tu! Notayo

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