Monthly Archive for July, 2007

Senza pesi, senza misure

Ron DennisPer inquadrare lo spirito della sentenza sul caso Spy Story, è sufficiente fare un parallelo con il caso Calciopoli dell’anno scorso. Semplificando, è come se la FIA avesse adottato lo stesso metro di giudizio che molti tifosi juventini si affannavano ad usare per salvare la Juventus dalle pene dell’Inferno.
Se fosse stata la FIA a giudicare Moggi e soci, si sarebbe arrivati a una sentenza simile: "Ok, la Juventus intratteneva rapporti privilegiati con arbitri e federazione, ma questo non prova che le partite siano poi state effettivamente falsate, nè ci sono gli strumenti per dimostrarlo. Quindi, non possiamo punirla".

La verità è che del marcio, sia in quel caso che oggi con la McLaren, c’è, ma la Formula 1 è guidata da tipi alla Ecclestone, veri e propri squali che rispettano religiosamente il mercato, le televisioni e soprattutto la garanzia che lo "spettacolo" in pista (che poi i gran premi siano ottimi sonniferi è un altro discorso) venga preservato da fattori esterni. Loro non possono permettere (e tollerare) un campionato mutilato con una delle due pretendenti al titolo escluse: non è questo che vorrebbero i tifosi addormentati sul divano, sia mai che si sveglino, no?

Rabbia

Il tizio che dico io è un vecchio coi capelli bianchi che non esprime nessuna tenerezza. Il tizio che dico io, questo tizio, abita nel mio condominio da quando ci abito io, quindi quasi da una ventina d’anni e, da che mondo è mondo, è sempre stato il tizio più testa di cazzo che sia mai esistito.

Tutti, qui, lo conosciamo con un solo nome: "Il Notaio". Notaio è stata la sua professione in vita, ma da quando è morto – e il tizio che dico io è morto da quando lo conosco: in effetti si può dire che non l’abbia mai visto vivo – da quando è morto, dicevo, "Notaio" è diventato semplicemente il modo di indicarlo, di nominarlo quando, a sera, semmai a cena, davanti al gioco di Frizzi in televisione, ci raccontiamo le sue ultime magagne.

Il notaio divenne "Il Notaio", almeno che io mi ricordi, il giorno che senza dire "a", prese e ci bucò il pallone.
Avevamo una decina d’anni a testa e il tizio che dico io arrivò e ci bucò il pallone: ecco quando morì, quando smise d’essere vivo. È così che funziona, secondo me: capita che la gente muoia molto prima di morire davvero, uccisa dalle proprie ignobili azioni. Per esempio arrivando a bucare un pallone a dei ragazzini. Da quel giorno – e dovete fidarvi che il teppismo ci fu perpetrato in maniera del tutto gratuita – il tizio che dico io divenne "Il Notaio".

Occhio, che arriva il Notaio, ecco che arriva il Notaio, che palle riecco il Notaio.
Il Notaio passava e sterminava i nostri giochi: qualsiasi cosa stessimo facendo cessava d’esistere, seccava. Il tizio che dico io non pareva concepire l’idea del divertimento altrui, la semplice coesistenza col benessere degli altri: perciò dico che era morto e morto è tutt’ora, lo vedo mortissimo ogni volta che lo incrocio all’edicola oppure ogni volta che esce dal condominio senza salutare il portiere. È ancora morto: quello lì, il tizio che dico io, credetemi, è un morto senza speranza. È molto più morto lui che Beethoven, per come la vedo io.

Comunque, la cosa bella è che il notaio, oltre ad essere ancora morto, in più è ancora "Il Notaio". I ragazzini d’oggi – tanto più terribili di noialtri che, davvero, non per spirito d’appartenenza, ma, devo dire con onestà, eravamo davvero bravi bambini – lo temono come noi lo temevamo e pure i loro giochi, che credo consistano nello spaccio e nell’assassinio del prossimo, muoiono quando passa il tizio che dico io.

Ora, dovete sapere che da un po’ di tempo a questa parte nella mia bella via di Roma Nord è germogliata una curiosa piaga: in pratica tutte le macchine hanno cominciato a risvegliarsi la mattina con un bel graffio sulla fiancata, a volte anche su tutte e due. Non soltanto i Suv, anche le Panda, le Porsche, perfino una Bentley di un tizio che non si sa dove li vada a prendere tutti quei soldi, le Yaris, le Mercedes, le Twingo, le Fiat e così via. Graffi come se piovesse. Naturalmente è anche iniziata la caccia all’extracomunitario ché, si sa, quando accadono cose così la colpa è prima di tutto di Veltroni, e poi degli stranieri. Semmai anche del Governo Ladro. Insomma, gira che ti rigira, alla fine viene fuori che il colpevole era il tizio che dico io. "Il Notaio".

Apriti cielo: l’ha beccato il portiere che gli ha pure urlato dietro, ma quello, morto com’è, che ha fatto?, è scappato. Scappato, capito? Sembra pazzesca questa cosa ma giuro che è vera: un tizio di almeno 80 anni che prende e scappa via con le dita ancora tutte sporche di marmellata. Insomma, è scappato. Per fortuna che esistono i testimoni: a parte il portiere c’è anche il proprietario dell’ultima macchina graffiata e un noto attore di teatro e televisione che ha visto tutto. Insomma, oggi, anno 2007, il tizio che dico io, dopo averci costretti alla fuga per tutta la nostra giovinezza, è scappato lui e adesso si ritrova pure con una bella denuncia sul capo. Non solo: pare che anche tutti quanti gli altri proprietari di macchine graffiate nell’ultimo anno o giù di lì, nel dubbio, vogliano fare causa a lui, al morto.

Capito che roba?
L’altro giorno l’ho visto, statemi a sentire. Stavo in macchina e l’ho visto arrivare. Vi ricordate Enrico Cuccia? Quel famosissimo banchiere che tutti cercavano inutilmente d’intervistare anni orsono? Quel tizio vecchio che camminava curvo, con le mani dietro la schiena o in tasca, l’impermeabile e sempre, ostinatamente muto? Ecco, il tizio che dico io cammina sputato a Enrico Cuccia. Impermeabile a parte. Ho abbassato la musica – e credetemi che per me levare volume a una qualsiasi delle canzoni di Vasco mi costa mezzo litro di sangue, ma l’ho fatto. Ho abbassato il volume, perché, lo ammetto, gliene volevo urlare quattro dal finestrino passando. Tipo: "Graffia tua madre, pezzo dimmerda!" o roba simile. Una di quelle cose che si vede fare nei film agli spacconi, insomma, ero proprio motivato, deciso, eccheccazzo, uno che leva il volume a "Ciao" è uno che deve avere sul serio qualcosa di importantissimo da fare, perciò ero proprio lì lì che stavo per… Quando, non so perché, anzi lo so, ma l’ho capito dopo ed è il motivo per cui ho scritto tutta ‘sta roba, ci ho ripensato.

Non gli ho detto niente, ho messo la freccia e ho rialzato il volume: mi è preso come un momento di sconforto. Ho cominciato a pensare a dove stavo andando, a quello che avrei fatto nei giorni a venire, ho riflettuto sulla mia esistenza che, tra alti e bassi, devo definire comunque molto gradevole, emotivamente valida, piena di bella gente conosciuta, e ho capito che ai morti, tutto gli puoi dire tranne che sappiano dove andare. Ecco, mi sa tanto che i morti non hanno alcuna destinazione: e il tizio che dico io è morto da almeno vent’anni. Vent’anni senza avere un posto dove andare, a parte l’edicola e ritorno. Non l’ho giustificato nemmeno un po’, intendiamoci, io ODIO chi graffia le macchine, ci dovrebbe essere un inferno privato per chi graffia le macchine, ma ho capito che se davvero gli avessi urlato a pieni polmoni "Graffia tua madre, pezzo dimmerda!", avrei preso esattamente quella stessa strada che lui prese, semmai alla mia età, e che passo dopo passo lo ha portato a bucare un pallone.
Ho capito che preferirei morire giovane piuttosto che arrivare a bucare un pallone: io non vorrei per nulla al mondo bucare un pallone. Vi prego ditemi che qualsiasi cosa succeda io non bucherò mai un pallone!

Ecco, quello che volevo dire, ci ho messo un po’, ma insomma, spero che si capisca: è chiaro che tutti noi vogliamo, nella nostra vita, evitare il più possibile le malattie, la solitudine, la povertà, la fame, le invasioni di cavallette, ma la cosa che più ci preme, o che almeno preme me, è di non morire troppo prima del tempo. In questo senso ho deciso che c’è solo una cosa che uccide più della morte e questa è la rabbia. Il tizio che dico io è un tizio incazzato a morte da almeno vent’anni: e io non so come sia cominciata questa rabbia, da dove abbia preso il via, non ne ho la più pallida idea, saranno affari suoi, però, nella mia macchina, guardandolo passare, ho come sentito l’alito di quella stessa rabbia sfiorarmi il viso e m’è venuto il dubbio che, qualsiasi cosa sia, la rabbia, possa cominciare a contagiare le persone proprio così.

And boom: we got it!

Dopo una piacevolissima serata al concerto di Carmen Consoli a Ferrara sotto le stelle siamo andati ad accontentare la giuovane Rachele, ansiosa di comperare l’ultimo librone (in lingua originale) della fortunata saga del maghetto: Harry Potter and the deathly hallows. C’era una ragazzina sugli scalini davanti alla libreria che già lo leggeva dopo pochi minuti. Rachele invece ha resistito 100 metri, fino ad uno squallido McDonald’s ancora aperto. Non ha ancora smesso e conta di proseguire tutta notte. Comunque un solo commento: Repubblica e i suoi spoiler sono  v e r g o g n o s i.


La coda (corta) al Melbook Store

Fagiolino e Rachele felici con il prezioso libro

Attimo e TheEgo non colgono l’hype di sto maghetto…

Rachele sorseggia e divora il primo capitolo al Mac

Buongiorno Nordkapp – Caduta e Resurrezione

SECONDA PUNTATA
Eccoci di ritorno, a raccontarvi delle imprese eroiche dei nostri Due. Quei bricconi sono incappati in una rotaia di un binario e complice la pioggia sono ruzzolati a terra. Poi si sono rialzati, hanno raggiunto la Polacchia, giocato a pallone, scattato foto ai tombini, fatto amicizia e insomma… Ascoltate la puntata per scoprire come se la passano quando sono ormai 18 i giorni dalla partenza…. buon ascolto!

Nella seconda puntata: La caduta in Austria, la Repubblica Ceca e i giretti a Praga, la Polonia, Varsavia e i campi di grano tutti uguali, le forature, le partite a calcetto.

Per scaricare la puntata fai clic sul pulsante qui sotto (formato mp3 – 8 Mb).

Ho pensato che fosse un orario strano per spazzolarsi i denti

Ho visto un cinese che cercava d’ammazzare qualcosa.
L’ho visto con questi stessi occhi dalla finestra della redazione dove lavoro: stava nella sua stanza d’albergo e credo si trattasse di una mosca.

Dalla finestra della mia redazione si vede una facciata enorme del Rose Garden Hotel di Via Boncompagni e siccome la finestra della mia redazione sta all’ultimo piano di un palazzo molto alto, si può dire che affacciandosi da lì si riesca a vedere tutto di quello che succede nelle stanze del Rose Garden Hotel di Via Boncompagni. Per esempio una volta i miei colleghi hanno visto un manager panciuto fare del sesso selvaggio con una biondina esile: si sono messi dietro le ante semichiuse e hanno spiato il loro furibondo coito. Io me lo sono perso. Naturalmente ne abbiamo parlato per giorni interi, sono cose che succedono tra giovani cazzari che passano tantissimo del loro tempo insieme, e alla fine è come se ci fossi stato anche io, quel giorno, in redazione a spiare il ciccione e la bionda scopare.

Invece il cinese l’ho visto solo io. E’ roba mia. Per carità, è una cosa molto antica e molto abusata, letterariamente e cinematograficamente, quella di spiare impuniti le vite degli altri da una posizione vantaggiosa, non ne vorrei fare chissà quale spunto originale, però giuro che questo cinese m’ha colpito, m’ha tenuto lì affacciato ad osservarlo mentre con una scarpa in mano cercava d’ammazzare una mosca. La stanza era disordinata, c’erano i bagagli buttati sul letto, doveva essere arrivato da poco: Vietnam s’aggirava per la stanza scalzo, indossava occhialini con la montatura rossa e non c’erano dubbi che fosse un cinese. Sembrava uno di quei cervelloni maghi dei videogiochi, uno di quelli che viene invitato alle grandi fiere ludiche e si mette lì e batte tutti i record del mondo ai videogiochi e poi le grandi case sviluppatrici di videogiochi lo assumono a cifre vertiginose per fare da beta tester a tutti i videogiochi ancora non immessi sul mercato: sembrava esattamente uno così.

Uno con un paio di lauree che stava cercando d’ammazzare qualcosa e a me, non so a voi, non era mai capitato d’osservare un cinese genio dei videogiochi mezzo nudo con un paio di lauree cercare d’ammazzare qualcosa. A parte in uno di quei film, s’intende: nei film mi capita spesso di trovare qualche cinese pazzo che fa delle cose pazze, uno su tutti è sicuramente "Oldboy", uno dei film d’azione coi cinesi pazzi più bello che mi sia mai capitato di vedere, anche se, per dirla tutta, il mio cinese mi ricordava assai di più Cho Seung-hui, lo schizzato che ha fatto fuori tutta quella gente al Virginia Tech Institute lo scorso aprile, e non perché, come Cho Seung-hui, anche lui stava cercando di ammazzare qualcosa, ma proprio per le movenze da pazzo: quello che voglio dire è che sembrava davvero importante per quel cinese ammazzare la mosca, proprio come per Cho Seung-hui doveva essere importantissimo ammazzare più studenti possibile. Ogni suo movimento era proiettato a quello scopo. Una mosca era diventata la cosa più importante della vita, tutta titoli azionari e ideogrammi, di un cinese del cazzo: avreste dovuto vedere come ci si impegnava. Camminava lentamente, muovendosi anche di lato, brandendo questa scarpa con l’attenzione di uno che debba disinnescare una grande bomba: sembrava Bruce Willis cinese, tanto per dire, uno di quei supereroi americani dentro il grattacielo in fiamme. Sembrava uno con una cosa fondamentale da fare.

Seguiva la sua mosca da una parete all’altra e ogni tanto – sbam! – calava il colpo, violento, perentorio ed evidentemente fallace, perché poi, subito dopo, si rimetteva a caccia dell’invulnerabile insetto neanche fosse un alieno: si vede, che ne so, che a Tokyo o a Pechino, o in una di quelle città del cazzo piene di cinesi e lucine, le mosche non ci sono, oppure sono il piatto nazionale o vattelapesca. Comunque questo cinese era veramente un cinese con i controcoglioni: stava lì e non l’avrebbe smosso nemmeno un terremoto, secondo me è per questo che i cinesi, quando ci si mettono, fanno quelle cose strane, tipo spaccare i mattoni con il taglio della mano, oppure creare Supermario.

A questo punto ho cominciato a fare caso alla stanza in cui agiva Bruce Lee: a parte il disordine, c’era anche un grande televisore e nonostante la distanza ho riconosciuto il faccione di Amadeus che conduceva il suo cazzo di quiz serale. Allora m’è venuta un po’ di tristezza per lui, per il cinese, e ho cominciato a pensare alla sua solitudine in una terra che di cinese non capisce niente di niente, né la lingua, né l’alfabeto, né le abitudini alimentari, né altro. Mi sono immaginato che Occhi a Mandorla potesse essere capitato a Roma non per vacanza ma per lavoro, magari per chiudere un’importante transazione finanziaria tra multinazionali dell’import/export e che, insomma, lui in realtà, nonostante il fascino della Città Eterna e tutto, desiderasse assai di più essere altrove, semmai nella sua terra, dove nessuno muore mai e tra gli uomini e le donne non c’è apparente differenza fisica eccetera eccetera.

L’ho guardato con quella scarpa in mano aggirarsi per la sua stanza, come un artificiere, assetato di sangue di mosca, e ho deciso che, porca puttana, non si meritava Amadeus. Nonostante fosse un cinese e i cinesi si sa quello che fanno – sono strani, hanno il pisello piccolo, mancano di peli e arrendevolezza, sono tutti comunisti e fanno le bombe nucleari con la pasta di pane – ebbene, non si meritava Amadeus. Perciò ho cominciato a tifare per la mosca: almeno, ho pensato, finché avesse avuto quello da fare, non avrebbe guardato Amadeus, non avrebbe fatto zapping sulla nostra terrificante televisione. Mandavo impulsi elettromagnetici alla mosca, implorandola di farsi ancora più mosca, ogni tanto li perdevo di vista, a lui e alla mosca, perché non è che il rettangolo ritagliato dalla finestra mi desse chissà quale visibilità, ma in generale riuscivo a seguire le traiettorie di entrambi, quella del cinese e, di rimando, quella della mosca: a un certo punto m’è parso di starmene lì a fare qualcosa di molto sbagliato, in fondo quella era la sua mosca, la mosca del cinese, e io non avevo il diritto di immischiarmi. Dopo un po’ è sparito, sollevandomi dai sensi di colpa.

Continue reading ‘Ho pensato che fosse un orario strano per spazzolarsi i denti’

Harry Potter is coming…

hpdhcover.jpg

Nonostante lo scudo di sicurezza della Bloomsbury sia ridotto praticamente a un colabrodo penetrabile da fanatici religiosi, la sottoscritta usando i suoi potenti mezzi telematici da piccola Hacker in gonnella non è riuscita a scovare nessuna anticipazione del nuovo libro di Harry Potter.
Tuttavia "Harry Potter and the Deathly Hollows" è in uscita a giorni. Ho già in mano un buono che mi garantirà una delle prime copie sfornate e conto di leggermelo tutto la notte onde evitare di svegliarmi la mattina, aprire il sito di Repubblica e trovare in prima pagina notizie del tipo "Harry Potter muore divorato da Ginny Weasley sotto la maledizione Imperius".
Prima però vorrei divertirmi a fare un po’ di FantaPotter, ovviamente il contributo di qualche altro eventuale maniaco è bene accetto.
[Chi è ancora indietro di qualche libro si risparmi di proseguire…]

Continue reading ‘Harry Potter is coming…’

Volevo sposare Kurt Cobain

Non succede a tutte. Ma a qualcuna sì. Di trovarsi ad una certa età – l’età tra le medie e le superiori, per intenderci – fuori dal gruppo. Perché le altre sono magre, carine, piene di ragazzi. Basta schioccare le dita. Ed eccole. Mentre se la tirano e sembrano poter avere tutto.
E noi lì. A guardare.

Continue reading ‘Volevo sposare Kurt Cobain’

Something cool from 2007

ThiIsIndieRock.jpgSiccome ci autoaccusiamo di non parlare molto di musica, di non seguire l’indie rock che fa figo mentre nessun blog parla mai di jazz o di blues, e quando anche lo facciamo nascono polemiche (niente nomi e link per pigrizia) ecco un bel post di musica di quelli che piacciono tanto a voi lurkatori e scaricatori folli :-p…
Giro di boa di questo 2007 ricco di sorprese musicali, queste sono le canzoni che vale la pena avere nella propria collezione, secondo un mio personalissimo parere, e che hanno segnato in un modo o nell’altro questa prima metà dell’anno musicale. In alternativa una compilation di buona musica per le vostre scorazzate estive in giro per mari e monti… Buon download!

Continue reading ‘Something cool from 2007’

Arcade Fire @ Ferrara sotto le stelle

arcadefirepress.jpg Come non innamorarsi di un gruppo come gli Arcade Fire? Come non dirci rapiti da questa allegra festa collettiva consumatasi in Piazza Castello davanti ad una platea accorsa da ogni parte d’Italia per ascoltare il gruppo canadese, celebrato ovunque, dalla stampa al web, alle riviste specializzate (Pitchfork diede 9.6 su 10 al loro disco d’esordio, un record).
E’ un pubblico di fedelissimi quello che li ha attesi a Ferrara per l’unica data italiana: fin dalle prime battute con Keep the cars running e No cars go è un coro collettivo che salta, ondeggia, canta e si lascia trasportare dall’energico gruppo canadese. In dieci sul palco che paiono un’orchestra crucca tanto sono biondi e dalla pelle biancolatte, con una scenografia imponente composta da mini monitor che rimandano particolari della scena e dei musicisti ripresi sul momento, oltre all’immancabile logo neon della Bibbia che dà il titolo al loro ultimo disco. Un organo a canne, monumentale, e tanti strumenti suonati a rotazione da ogni componente della band a dimostrare l’ecletticità e la grande forza del gruppo. E’ una festa dicevamo, perchè questi canadesi trasmettono gioia di vivere e follia pura, si divincolano tarantolati tamburellando un po’ tutto quello che capita a tiro, dall’asta del microfono, alle tastiere, ad un casco, all’impalcatura, fanno i cori tutti insieme, e lanciano per aria gli strumenti. Win Butler, ingessato nella sua maglietta a righe catarifrangenti, non è di molte parole ma conduce la band attraverso i successi dei due dischi Funeral e Neon Bible comparendo talvolta al microfono, talvolta alle tastiere, talvolta con una chitarra, un mandolino, un qualcosa. Sua moglie Régine gli si alterna per pezzi melodiosi come Haiti e Black waves ed è adorabile nel suo vestitino colorato con l’allegria, l’energia e la grazia di una piccola Bjork d’oltreoceano (ed è magia quando all’organo accompagna Intervention, forse uno dei pezzi più intensi del nuovo album registrato in una chiesa acquistata dal gruppo e resa studio di registrazione).
E’ impossibile non cantare molti dei pezzi degli Arcade Fire, adatti a cori collettivi quasi da stadio, impossibile non sentirsi in una grande discoteca anni ’80 ascoltando Power out sull’onda di ritorno della new wave che sembra di sentire i Cure, e quando parte Rebellion sul finale di serata è apoteosi scatenata di mani, voci, sudore e luci. Il pubblico prosegue insaziabile il coro mentre il gruppo come solito esce, si lascia acclamare, rientra per gli encore immancabili. Il tempo di un lento dolcissimo a coccolare la serata ai piedi del Castello, My body is a cage, e poi la chiosa con un altro coro gioioso, quello di Wake up, spesso posta in apertura dei concerti e qui concessa come botta finale dove tutti suonano tutto e sui monitor sul palco ci siamo proprio noi, pubblico sorridente e felice, distorto e filtrato in bianco e nero, come un corredo grafico, un complemento ad una serata eterna, con la gente che si riverserà per le strade soddisfatta in cerca di una birra, una maglietta, un amico.

La notte del nove luglio duemilasei

grossomondiale.jpg

La notte del 9 luglio 2006 la ricorderemo per sempre, noi generazione di Sconfitti, quando avremo il compito di raccontare ai nostri nipoti che c’eravamo, abbiamo assistito, abbiamo gioito, in quella notte mondiale di Berlino dove il cielo era azzurro anche se erano le undici passate e si cantava l’inno a squarciagola. La ricorderemo per sempre come forse la nostra notte più cara e dolce, dove il Fato ci ha viziato con un delitto perfetto servito ai fratelli d’oltralpe, nemici-amici di sempre, nel modo più beffardo e ingiusto come solo i calci di rigore sanno essere. La ricorderemo perchè una festa così, noi nati dopo il 1982, non l’avevamo mai vista, una sensazione così non l’avevamo mai assaporata e ogni urlo era insufficiente per poter farci capire, per comunicare al mondo cosa si provava ad essere finalmente Campioni del Mondo.
Di quella notte ricorderemo l’esultanza dei nostri sul campo, la testata di Zidane a Materazzi (se non fosse per il risvolto eticamente negativo, una pagina gustosa del calcio mondiale), il rigore di Fabio Grosso, emblema del torneo come in passato Baggio, Schillaci, Rossi. DI quella notte ricorderemo il mal di pancia per il gol subito, poi la gioia del pareggio, poi di nuovo l’angoscia per quella lotteria a noi tristemente nota. Ricorderemo il degno coronamento di un mese di tifo appassionato, di taverne, bandiere, festeggiamenti in giro per la città, striscioni, magliette dello stesso colore, birre ghiacciate, pizze da asporto, divani stracolmi e abbracci, lacrime, fratellanza. Uniti sotto quell’unica bandiera per un mese siamo stati tutti distratti dall’evento dimenticando i problemi, i litigi, le divergenze d’opinione. Per un mese siamo stati Italiani, e ne siamo andati fieri come non succedeva da parecchio tempo. Ricorderemo Lippi come un Papa, fino a quel momento capace di vincere con la sola Juventus e invece abile nel compattare come il cemento una squadra che non ci credeva nemmeno lontanamente, travolta dagli echi di Calciopoli. Ricorderemo il popopopooo, sky e la rai, la prima volta di Civoli e Mazzola alla faccia di Bruno Pizzul perdente, le clip mondiali, le prime pagine della Gazzetta e quell’urlo, Mio Dio!, quei volti che gridavano ehi guardateci, ce l’abbiamo fatta. Abbiamo vinto per davvero, non ci possiamo credere.
Tutto vero. Per una notte almeno, un anno fa, è stato tutto vero. L’oblio di qualche giorno, forse troppo pochi, prima di ripiombare nell’Italietta di sempre con i suoi crucci e i suoi clichè. Il 9 luglio dovrebbe diventare festa nazionale, in un paese pallonaro che vive di emozioni quando un branco di invorniti tira calci ad una palla rotonda in uno stadio ricolmo di gente.

Buffet

Le migliori foto di LondraNote sparse su alcune cose curiose
trovate a Londra

Le migliori foto di Berlino Do not walk outside this area:
le foto di Berlino

Ciccsoft Resiste!Anche voi lo leggete:
guardate le vostre foto

Lost finale serie stagione 6Il vuoto dentro lontani dall'Isola:
Previously, on Lost

I migliori album degli anni ZeroL'inutile sondaggio:
i migliori album degli anni Zero

Camera Ciccsoft

Si comincia!

Spot

Vieni a ballare in Abruzzo

Fornace musicante

Cocapera: e sei protagonista

Dicono di noi

Più simpatico di uno scivolone della Regina Madre, più divertente di una rissa al pub. Thank you, Ciccsoft!
(The Times)

Una lieta sorpresa dal paese delle zanzare e della nebbia fitta. Con Ciccsoft L'Italia riacquista un posto di primo piano nell'Europa dei Grandi.
(Frankfurter Zeitung)

Il nuovo che avanza nel mondo dei blog, nonostante noi non ci abbiamo mai capito nulla.
(La Repubblica)

Quando li abbiamo visti davanti al nostro portone in Via Solferino, capimmo subito che sarebbero andati lontano. Poi infatti sono entrati.
(Il Corriere della Sera)

L'abbiam capito subito che di sport non capiscono una borsa, anzi un borsone. Meno male che non gli abbiamo aperto la porta!
(La Gazzetta dello Sport)

Vogliono fare giornalismo ma non sono minimamente all'altezza. Piuttosto che vadano a lavorare, ragazzetti pidocchiosi!
(Il Giornale)

Ci hanno riempito di tagliandi per vincere il concorso come Gruppo dell'anno. Ma chi si credono di essere?
(La Nuova Ferrara)

Giovani, belli e poveri. Cosa volere di più? Nell'Italia di Berlusconi un sito dinamico e irriverente si fa strada come può.
(Il Resto del Carlino)

Cagnazz è il Mickey Mouse dell'era moderna e le tavole dei Neuroni, arte pura.
Topolino)

Un sito dai mille risvolti, una miniera di informazioni, talvolta false, ma sicuramente ben raccontate.
(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
(Diario)

Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)

Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
da tanti ragazzi scavato
parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)