Arcade Fire @ Ferrara sotto le stelle

arcadefirepress.jpg Come non innamorarsi di un gruppo come gli Arcade Fire? Come non dirci rapiti da questa allegra festa collettiva consumatasi in Piazza Castello davanti ad una platea accorsa da ogni parte d’Italia per ascoltare il gruppo canadese, celebrato ovunque, dalla stampa al web, alle riviste specializzate (Pitchfork diede 9.6 su 10 al loro disco d’esordio, un record).
E’ un pubblico di fedelissimi quello che li ha attesi a Ferrara per l’unica data italiana: fin dalle prime battute con Keep the cars running e No cars go è un coro collettivo che salta, ondeggia, canta e si lascia trasportare dall’energico gruppo canadese. In dieci sul palco che paiono un’orchestra crucca tanto sono biondi e dalla pelle biancolatte, con una scenografia imponente composta da mini monitor che rimandano particolari della scena e dei musicisti ripresi sul momento, oltre all’immancabile logo neon della Bibbia che dà il titolo al loro ultimo disco. Un organo a canne, monumentale, e tanti strumenti suonati a rotazione da ogni componente della band a dimostrare l’ecletticità e la grande forza del gruppo. E’ una festa dicevamo, perchè questi canadesi trasmettono gioia di vivere e follia pura, si divincolano tarantolati tamburellando un po’ tutto quello che capita a tiro, dall’asta del microfono, alle tastiere, ad un casco, all’impalcatura, fanno i cori tutti insieme, e lanciano per aria gli strumenti. Win Butler, ingessato nella sua maglietta a righe catarifrangenti, non è di molte parole ma conduce la band attraverso i successi dei due dischi Funeral e Neon Bible comparendo talvolta al microfono, talvolta alle tastiere, talvolta con una chitarra, un mandolino, un qualcosa. Sua moglie Régine gli si alterna per pezzi melodiosi come Haiti e Black waves ed è adorabile nel suo vestitino colorato con l’allegria, l’energia e la grazia di una piccola Bjork d’oltreoceano (ed è magia quando all’organo accompagna Intervention, forse uno dei pezzi più intensi del nuovo album registrato in una chiesa acquistata dal gruppo e resa studio di registrazione).
E’ impossibile non cantare molti dei pezzi degli Arcade Fire, adatti a cori collettivi quasi da stadio, impossibile non sentirsi in una grande discoteca anni ’80 ascoltando Power out sull’onda di ritorno della new wave che sembra di sentire i Cure, e quando parte Rebellion sul finale di serata è apoteosi scatenata di mani, voci, sudore e luci. Il pubblico prosegue insaziabile il coro mentre il gruppo come solito esce, si lascia acclamare, rientra per gli encore immancabili. Il tempo di un lento dolcissimo a coccolare la serata ai piedi del Castello, My body is a cage, e poi la chiosa con un altro coro gioioso, quello di Wake up, spesso posta in apertura dei concerti e qui concessa come botta finale dove tutti suonano tutto e sui monitor sul palco ci siamo proprio noi, pubblico sorridente e felice, distorto e filtrato in bianco e nero, come un corredo grafico, un complemento ad una serata eterna, con la gente che si riverserà per le strade soddisfatta in cerca di una birra, una maglietta, un amico.

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cribbio
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Quando li abbiamo visti davanti al nostro portone in Via Solferino, capimmo subito che sarebbero andati lontano. Poi infatti sono entrati.
(Il Corriere della Sera)

L'abbiam capito subito che di sport non capiscono una borsa, anzi un borsone. Meno male che non gli abbiamo aperto la porta!
(La Gazzetta dello Sport)

Vogliono fare giornalismo ma non sono minimamente all'altezza. Piuttosto che vadano a lavorare, ragazzetti pidocchiosi!
(Il Giornale)

Ci hanno riempito di tagliandi per vincere il concorso come Gruppo dell'anno. Ma chi si credono di essere?
(La Nuova Ferrara)

Giovani, belli e poveri. Cosa volere di più? Nell'Italia di Berlusconi un sito dinamico e irriverente si fa strada come può.
(Il Resto del Carlino)

Cagnazz è il Mickey Mouse dell'era moderna e le tavole dei Neuroni, arte pura.
Topolino)

Un sito dai mille risvolti, una miniera di informazioni, talvolta false, ma sicuramente ben raccontate.
(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
(Diario)

Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)

Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
da tanti ragazzi scavato
parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)