La serata è finita male.
Ho dovuto camminare intorno al tavolo del salone per un sacco di tempo, finché non è venuta F. e abbiamo mangiato la pizza. (e pure quella l’ho mangiata in piedi) Mi sono guardato allo specchio un paio di volte, ho messo gli indici sotto gli occhi e ho tirato giù la pelle per vedere che effetto faceva. E ho respirato a lungo, naso-bocca, naso-bocca, per togliermi la nausea e fermare la vorticosa terra: ho un video di me stesso, risale ad almeno tre anni fa, in cui cammino alle 4 del mattino in camera mia alzando e abbassando le braccia: è quello che faccio, camminare, ogni volta che sono ubriaco. Perché come mi fermo, vomito. Me lo sono fatto da solo, quel video.
L’altra sera con Andy Capp è finita male: ci siamo ubriacati a metà pomeriggio per festeggiare un lavoro finito e finalmente anche pagato. Io non lo so perché la gente si debba ubriacare per festeggiare: quello che so lo so per bocca di Omer Simpson il quale dice che l’alcol altro non è che la causa di – e la soluzione a – tutti problemi della vita. Io amo Omer Simpson: amo quello che fa e come lo fa. Per me non dovrebbe esserci bisogno di nessun altro modello imitativo se non, appunto, Omer Simpson che riesce contestualmente ad amare se stesso, egoisticamente, e la sua famiglia nella stessa misura. Comunque non è di Omer Simpson che volevo parlare, a parte il fatto che sia Andy Capp che io, dopo sei Cuba Libre, eravamo gialli quasi quanto lui, quanto Omer Simpson.
Ferrara sud, tre giorni in ritardo sul previsto, caricata alla benepeggio la rombante MelaUno infine si parte per la Toscana.
Lasciare alla destra forcaiola, razzista e demagogica un tema importante come quello della sicurezza è stato da sempre uno dei punti deboli di una sinistra spesso ancorata su posizioni ideologiche che non tengono conto dei cambiamenti sociali delle metropoli italiane. Ma proporre addirittura tre mesi di carcere per chi viene sorpreso a un semaforo con secchi e spugne intento a lavare i parabrezza delle automobili è una proposta al limite del ridicolo. Eppure nel paradiso dell’evasione fiscale succede anche questo. E’ stato l’assessore Cioni di Firenze - evidentemente rimasto senza spiccioli - a prendere la decisione due giorni fa. Ma un paio di anni prima di lui fu lo sceriffo di Bologna Cofferati a rendere dura la vita ai lavavetri.
A inaugurare questo malcostume dei lavavetri furono i polacchi che scappavano dal proprio paese durante gli anni Ottanta, quando la battaglia di Solidarnosc contro il regime comunista si faceva sempre più dura. In quel periodo giravano anche delle barzellette intrise di razzismo, come al solito tollerate dal buonismo tricolore, raccontate a Natale a tavola, davanti a un bel piatto di frittura: "Se cadono da un palazzo un italiano e un polacco chi arriva prima giù? L’italiano, perché il polacco si è fermato a lavare i vetri". E giù grasse risate senza magari spiegare ai propri figli che quel lavavetri aveva due lauree e parlava cinque lingue.
Se dovessi decidere così, di pancia, quale sia la stagione che preferisco, mi verrebbe da dire senza indugi estate. D’estate tutto è possibile, a giugno ci si denuda per rivestirci di voglie e di promesse, ma è pure, per contrappasso, la stagione dove puntualmente nulla accade, e non potrebbe essere altrimenti con il Gran Caldo e il ControEsodo.
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