Aborto selettivo e caccia alle streghe

4 Responses to “Aborto selettivo e caccia alle streghe”


  • Lo svantaggio di essere una succursale del Vaticano è proprio questo … 🙁

  • Vero. Aggiugno una nota che esula dal post: il problema è che in Italia sembra che ci siano le polemiche “a tempo”, fatte inseguendo gli eventi della cronaca. Poi rispunta un pitbull, un incendio, un ultras, un omicidio, e il palco ruota. In tutti i casi passato il polverone si rimane nelle posizioni di prima, immobili.

  • Certamente l’ottusità di certi bigotti come dici tu è insopportabile. Sarebbe importante appunto, per affermare che la legge sull’aborto è una legge utile (anche se non “morale”), nata dalla necessità di una presa d’atto di un fenomeno che avveniva in clandestinità, chiamare le cose col loro nome, descrivendo l’azione che si va compiendo senza una sudicia pietosa indulgenza compassionevole verso la poveretta che si trova in quella situazione: l’aborto interrompe un inizio di vita. Si può far finta che non si nulla, ma anche dopo aver ucciso un uomo si può far finta che non sia nulla. Le domande sul quando inizia la vita sono stucchevoli.

  • Pur trovandomi concorde sul fatto che alla donna in pericolo di vita deve essere concessa l’interruzione di gravidanza, il caso del San Paolo di Milano non era di questo genere, e bene hanno fatto molte autorevoli voci a parlare di “eugenetica”: il feto presentava lievi anomalie cromosomiche, che avrebbero causato quasi per certo proprio la sindrome di Down, ma per sviluppo era cresciuto perfettamente identico all’altro (di qui l’errore), in buone condizioni e perfettamente capace di alimentarsi. La madre non rischiava niente. L’altro feto, invece, rischiava di più con l’aborto selettivo che lasciando la situazione inalterata (ricordo che il 3% circa degli aborti selettivi si conclude con la morte di entrambi i feti). L’aborto è stato praticato per “sollevare” i genitori da una “presenza scomoda”. Si capisce bene pensando che non hanno fatto nascere il figlio malato senza riconoscerlo (avrebbero potuto), tanto a livello di gravidanza e di parto le cose non cambiavano di molto. Si vede proprio come il figlio malato è stato guardato come un “errore”, da eliminare, da rimuovere. Questa tanto ammirata l.194 permette in realtà di fare esattamente questo: considerare la vita umana un errore. Se questo è il parafulmine contro i bigotti stiamo attenti dove si scarica la terra… Non si può additare la 194 come fosse il toccasana contro le mammane e gli aborti clandestini delle 13enni o delle donne stuprate, perchè nei primi 25 anni di vigenza gli aborti praticati sono stati perloppiù (quasi soltanto a dire la verità – si parla di un 80-85%) effettuati su gravidanze di donne tra i 25 e i 35 anni con posizioni familiari stabili.
    E’ vero: le domande su “quando cominci la vita” sono del tutto stucchevoli. Se vado a caccia e vedo muoversi qualcosa dietro un cespuglio NON SPARO. Prima mi accerto che ci sia una lepre e non mia sorella, dietro il cespuglio. Se non si vogliono accettare le inoppugnabili dimostrazioni scientifiche che la vita comincia col concepimento, almeno atteniamoci al criterio che non uccido se non posso conoscere l’identità della vittima, se sia un uomo o qualcosa. O SI?
    Questo episodio è stato solo l’ennesima dimostrazione che la legge sull’aborto è un rimedio omicida all’irresponsabilità e all’egoismo dell’uomo moderno.

cribbio
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