La mortazza è finita

La serata è finita male.
Ho dovuto camminare intorno al tavolo del salone per un sacco di tempo, finché non è venuta F. e abbiamo mangiato la pizza. (e pure quella l’ho mangiata in piedi) Mi sono guardato allo specchio un paio di volte, ho messo gli indici sotto gli occhi e ho tirato giù la pelle per vedere che effetto faceva. E ho respirato a lungo, naso-bocca, naso-bocca, per togliermi la nausea e fermare la vorticosa terra: ho un video di me stesso, risale ad almeno tre anni fa, in cui cammino alle 4 del mattino in camera mia alzando e abbassando le braccia: è quello che faccio, camminare, ogni volta che sono ubriaco. Perché come mi fermo, vomito. Me lo sono fatto da solo, quel video.

L’altra sera con Andy Capp è finita male: ci siamo ubriacati a metà pomeriggio per festeggiare un lavoro finito e finalmente anche pagato. Io non lo so perché la gente si debba ubriacare per festeggiare: quello che so lo so per bocca di Omer Simpson il quale dice che l’alcol altro non è che la causa di – e la soluzione a – tutti problemi della vita. Io amo Omer Simpson: amo quello che fa e come lo fa. Per me non dovrebbe esserci bisogno di nessun altro modello imitativo se non, appunto, Omer Simpson che riesce contestualmente ad amare se stesso, egoisticamente, e la sua famiglia nella stessa misura. Comunque non è di Omer Simpson che volevo parlare, a parte il fatto che sia Andy Capp che io, dopo sei Cuba Libre, eravamo gialli quasi quanto lui, quanto Omer Simpson.


Ho detto "sei" Cuba Libre non per intenderne "tre" o "quattro" o, genericamente, "un po’". Ho detto "sei" perché è quello che abbiamo fatto: ci siamo bevuti sei Cuba Libre. A testa. Il che non è né intelligente né sano, me ne rendo conto, ma il fatto è che avevamo un sacco di cose di cui parlare e molte cose per cui fare tintinnare i bicchieri. Ce li siamo bevuti tutti di gusto. Nella mia cucina: è stato bellissimo bere i Cuba Libre nella mia cucina. Sul tavolo ci stava: una bottiglia di Ron bianco (il vero Cuba Libre è col Ron bianco, bando alle ciance), una bottiglia di Coca Cola (il vero Cuba Libre è con la TropiCola, non con la Coca Cola, ma qui in Europa la TropiCola non si trova neanche da Castroni, quindi nisba), un bicchierino con dentro un po’ di lime spremuto e una vaschetta di ghiaccio abbondante. Non eravamo né comodi né belli, però eravamo noi. Eravamo veri e a un certo punto, tra il quinto e il sesto Cuba Libre, abbiamo chiamato Fede ché anche lui stava bevendo, però a Ponte Milvio e invece noi nella mia cucina, aggratis, e allora gli abbiamo detto: "Fede, noi siamo completamente ubriachi nella mia cucina, perché non vieni anche tu?", al che lui ci ha risposto: "Maddeché, sto a Ponte Milvio a bere pure io, ci sentiamo dopo", e quindi abbiamo continuato a bere ognuno per conto proprio, finché, circa mezz’ora più tardi, non abbiamo mandato a Fede un sms in cui gli abbiamo scritto: "Stiamo a magnà mortazza", perché era esattamente quello che stavamo facendo, ovvero mangiare mortazza, mortadella, con il pan carré del mulino bianco, "una cosa da alcolizzati" ha detto Andy Capp a un certo punto, però era bello essere alcolizzati per un momento, per un pomeriggio di fine estate, col campionato di calcio già iniziato e l’abbronzatura già mangiucchiata dalla vita di città e dal lavoro, era bello essere ubriachi mangiando mortazza, alle 7 e 30 di sera, mentre fuori ci stavano tutte le macchine che si parcheggiavano a fine giornata, e la gente tornava a casa tra le cacche di cane.

Abbiamo brindato a un sacco di cose, davvero, certe serie, altre meno. Per esempio, tra quelle serie, abbiamo brindato a Carlo Verdone. Noi amiamo, stravediamo per Carlo Verdone: "Je vojo troppo bene" ho detto io a un certo punto. E Andy Capp ha aggiunto: "Il nostro modo di parlare, le nostre battute, qualsiasi cosa diciamo, ha a che fare con i film di Carletto" e da lì ne abbiamo tirata fuori una sfilza di film di Carletto, e io gli ho raccontato, ad Andy Capp, che sul sito suo  ci stanno un sacco di cose stupende, tipo le canzoni di Morricone di "Bianco, Rosso e Verdone", il tema di Marisò, e tutte le scenette più divertenti, per esempio quella dell’Aci di Furio, il personaggio comico di Verdone meno amato da Sergio Leone, insieme a un sacco di scritti suoi, di Verdone, uno su tutti quello in cui racconta la sua storia con Alberto Sordi, un altro che noialtri romani teniamo stretti sul cuore ogni volta che apriamo bocca o facciamo qualsiasi cosa. Abbiamo brindato a queste cose qui, a Verdone in particolare, ad "Acqua e Sapone" che io, ubriaco di sei Cuba Libre, non riuscivo a ricordare il titolo e allora a un certo punto ho detto: "Aho, quello che c’ha una cosa tipo er sapone ner titolo", perché noi, quando siamo appena appena brilli, ma che dico?, noi, appena ci allentiamo il nodo della cravatta, parliamo subito in romanaccio e facciamo proprio come Verdone in uno di quei film lì, a metà strada tra la timidezza e il dominio dell’universo e ci sentiamo bene, benissimo, ci diciamo un sacco di cose sulle donne che non dovrebbero essere dette e poi, sempre tornando sul discorso Verdone, che è stato il leit motiv dell’ubriacatura epocale, ci siamo trovati tutti e due d’accordo, Andy Capp ed io, che un altro grande romano, invece, non ha mai raggiunto le vette del collega e amico e cognato: Christian De Sica.

Uno con quel nome, ci siamo detti, lo ha mai fatto un film veramente indimenticabile? Ci abbiamo pensato, ravanando nella nostra memoria trash il più profondamente possibile e ci siamo detti no, a parte i primi "Vacanze di Natale" che però erano corali, fatti di tanti protagonisti, niente affatto "De sica-centrici", come invece sono tutti i più grandi film di Verdone, ecco, a parte, volendo proprio fargli una concessione, quei primi "Vacanze di Natale", si può dire che De Sica, a differenza di Carlo, non abbia mai fatto un film degno di passare alla storia degli uomini.

Comunque poi la mortazza è finita e io ho telefonato per farmi portare la pizza, boscaiola bianca per me e margherita per F., ed Andy se n’è andato a casa a mangiare la pasta, e dopo un po’ è arrivata F. e abbiamo mangiato la pizza, io in piedi, perché sennò vomitavo, e poi ci siamo messi sul divano e abbiamo visto su Sky "Febbre da cavallo" commentando tutte le scene in romanaccio – si vede che era una serata così – e a me, che stavo perdendo l’ubriacatura poco a poco, m’è sembrato che, tutto sommato, non lo so, non mi ricordo bene cos’ho pensato, però mi è venuto da rannicchiarmi sul divano.

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