Monthly Archive for September, 2007

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Bye bye Emule: Donkeyserver non funziona più

Tempi duri per chi scarica da internet: dopo Razorback l’anno scorso, un altro serverone di scambio files va a ramengo. Vedete che potete fare.

Storie toscane – 2. Il problema dei pali

(la prima puntata è qui)

Vi avevo lasciati con la questione aperta: come far reggere una tenda con soli due pali? La soluzione, forse ovvia, è stata usare quello che doveva essere adibito a filo per stendere i panni come tirante del palo orizzontale, il tutto con l’ausilio di un alberello li a fianco. Una cosa del genere:

tenda4.jpg
Il picchetto a terra, che deve sorreggere il peso del palo e della copertura in tela, avrebbe dovuto essere piantato con somma perizia. Invece il sottoscritto lo lascia a metà infilato in morbida terra scura perchè quando si è imbranati lo si è fino in fondo.
La tenda sembra stare effettivamente su, sebbene sbilenca, in un assetto testimoniato in questa unica foto ricordo. Ci concediamo un giretto serale per esplorare la zona.
A sera rientriamo discretamente tardi. C’è vento, che fischia tra gli alberi e rende tutto più cupo. Pure la tenda, che sbilenca attende nell’oscurità il test vero e proprio della prima notte.
Verso le 4 del mattino Puntini si sveglia, o meglio MI sveglia.
– Sento dei rumori. C’è qualcuno attorno alla tenda
– Ma figurati, chi vuoi che giri a quest’ora! E’ il vento.
– TI dico di no… è un po’ che sono sveglia
– Sono gli aghi di pino che cadono sulla tenda vedi? Fanno quel rumore che sembrano passi. Effettivamente sembrano passi ma vedi? Sono quegli aghini che si vedono in controluce.
Puntini mi crede a fatica dopo mezzora o forse si addormenta o forse, più probabilmente, mi riaddormento io e mi lascia dormire. La prima notte è andata quando il sole posa i suoi primi raggi sul mio volto sonnacchioso trasmettendo una luce arancio simpaticissima.

Alle nove circa del mattino Puntini si prepara per la spiaggia e approfitta del mio pigrare nel sacco a pelo per il rito della ceretta. Alle nove e cinque la tenda collassa su stessa. Il picchetto si sfila da terra e il filo duramente provato dal vento cede definitivamente. In una scena comica la ritiriamo su davanti agli sguardi attoniti dei vicini di tenda. Che gli venga un colpo, toscani di merda, nessuno ci dà una mano o si propone per aiutarci. Loro, le loro capanne ultraspaziali e la tv via satellite affanculo.

La notte seguente la tenda è ancora (in)stabile al suo posto e possiamo andare a dormire tranquilli.
Alle quattro del mattino, di nuovo, Puntini mi sveglia.

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Sulla superiorità della Mela

L’auricolare destro del mio iPod Nano 2g gracchia.
Sgomento, panico. Giro su internet a caccia di auricolari a basso costo.
Scopro che dal sito Apple si può chiedere in garanzia la sostituzione anche degli auricolari.

Alle 15.30 di ieri pomeriggio ho richiesto assistenza online e la sostituzione via corriere espresso.
Alle 13 di questa mattina avevo i miei auricolari nuovi sulla scrivania.

Poi vi chiedete il perchè del successo di Apple, e perchè iPod è tanto superiore a qualsiasi altro lettore mp3 sul mercato, che fareste bene a non considerare nemmeno.

Quando il saggio mostra la luna con il dito, lo sciocco guarda Beppe Grillo

La maglietta di Beppe GrilloDue o tre cose su Beppe Grillo, senza entrare nel merito dei contenuti dei suoi comizi, sui quali non sono completamente d’accordo.
Personalmente non mi hanno sorpreso le 300mila persone radunate in Piazza Maggiore ad ascoltare Beppe Grillo. Se Grillo andasse in televisione farebbe minimo 10 milioni di telespettattori, dato che praticamente tutti sono d’accordo con quanto sostiene. Grillo non fa che ribadire questioni ormai assodate: tutti (non solo i politici) ci stanno fregando, ci stanno rubando soldi e dignità, e noi ci siamo rotti i coglioni. Ma dai. Quello che invece mi inquieta è la capacità del "Sistema" di assorbire ogni tentativo di destabilizzazione. Sono trascorsi appena due giorni dal V-Day ed ecco che di Grillo e dei suoi vaffanculo, e dei grandi numeri smossi (afflusso, consenso, mobilitazione) non si parla quasi più sui "media tradizionali", ma il tutto viene ricondotto alla Politica. I giornali trattano l’argomento su due versanti:
le dichiarazioni dei politici, divisi tra coloro che fiutano l’aria ed ammiccano all’antipolitica, e di quelli che invece vogliono tenersi stretti i propri conservatori elettori e parlano di "demagogia e pressapochissimo";
– l’insinuare la possibile deriva populistica di Grillo, da comico ad adunatore di masse adoranti fino addirittura a vociferare di una possibile candidatura alle prossime elezioni (già pronto il sondaggio).
Della proposta di legge tracce sbiadite. Gli anticorpi di questo "sistema-Italia" (fatto di giornali, tv e politica, un blocco monolitico e refrattario) sono lestissimi e con il pelo sullo stomaco. Gomma solida e pronta ad assorbire l’impertinenza, conscia che la massa verrà distratta dalle sterili polemiche sopracitate, oppure annoiata. Si soffoca sempre il dibattito distogliendo l’attenzione, per chi ci casca, oppure facendo allontanare per noia e disgusto chi invece vorrebbe approfondire. Tanto Grillo non lo può votare nessuno, e dunque il popolo del V-Day ha un valore tendente allo zero.
UPDATE: gli anticorpi dilagano, come previsto.

Scontata è pure la reazione critica al Qualunquismo e ai toni troppo sguaiati del Grillo Sparlante. L’obiettivo di Grillo non è far passare una legge particolare, ma abbraccia l’intero complesso della nostra esistenza. Il vaffanculo è generalizzato ed estendibile a tutte le clamorose porcate che si perpetuano ogni giorno in ogni settore della nostra esistenza (e mi sembra superfluo doverlo scrivere, sono le stesse cose che dice la casalinga di Voghiera): ambiente, comunicazione, industria, economia, società, diritti, politica, fino ad arrivare al concetto stesso di relazione interpersonale e popolare, alla ricerca di schiettezza, onestà e pragmaticità genuina (non quella da vipere che attualmente ottenebra tutto e tutti). La Rivoluzione Totale che ha in mente Grillo la si dovrebbe forse fare a colpi di fioretto? O forse non sarebbe più adatto allo scopo un ideale badile dialettico da imbracciare e sferrare sulle gengive dei guardiani dell’Impero? Nel dubbio, le menti brillanti della nostra società producono le solite e convisibili considerazioni: Michele Serra ha ovviamente ragione, tuttavia non è altro che un ingranaggio critico ma mansueto che, sostanzialmente, non smuove nulla. Prende atto, riempie le pagine di buon senso, fa annuire con la testa, ma viene soverchiato da chi urla di più: i politicanti si fanno aiutare dai microfoni dei giornalisti, perlomeno Grillo ci mette la sua voce.

Il Signor Gambero

Sono uscito di casa che faceva caldissimo. Stavo per raggiungere la mia macchina parcheggiata – la mia macchina è rossa e da lontano si vede subito – quando qualcosa di molto più interessante m’ha distratto. Sul vetro di una Golf verde petrolio, appoggiato al tergicristallo, dove di solito gli ausiliari del traffico ci piazzano le multe, più precisamente subito accanto a quel cosetto di plastica che spruzza l’acqua sul parabrezza, proprio lì stava un gambero.

Un gambero arancione, uno di quelli che nei ristoranti fa bella mostra di sé in cima alle fritture miste o sul cucuzzolo della montagna di spaghetti allo scoglio. Aveva tutto di un gambero, aveva quelle antennine, la crosta arancione disarticolata che gli permette il movimento in acqua, le due perline nere sporgenti come occhi, le zampe disposte a raggiera sotto la pancia: era un gambero a tutti gli effetti e se ne stava lì, impossibile, sul parabrezza di una Golf verde petrolio. Morto, certo: non l’ho toccato, non ho idea se fosse cotto o cosa, ma di sicuro era morto. Volete che non sappia riconoscere un gambero morto da un gambero vivo?

Ho alzato gli occhi al cielo, tipo uno che ha appena pestato una cacca, come se in cielo, proprio sopra la Golf verde petrolio, potesse esserci, che ne so, una navicella spaziale a forma di gambero, oppure una nube gravida di uno di quei fenomeni meteorologici che ogni tanto si sentono al telegiornale in quei posti strani: tormenta di rospi ad El Paso. Epperò nel cielo sopra Roma, a parte un azzurro accecante e la pallina gialla del sole, non c’era niente.

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R.I.P.

Ci hanno lasciato, questa settimana:
– un ibrido portatile-palmare Palm soffocato prima ancora di essere messo in commercio
– un presentatore rovinato dal mondo del gossip
– il miglior tenore italiano che non sa leggere le partiture
– uno stereo boombox troppo costoso prodotto dalla Mela

foleo.jpg          sabani.JPG         pavarotti.gif          ipod_hifi.png

Ah già, e il mio forno. Ma ve l’ho già detto, non vorrei risultare troppo patetico.

Leccare

Mi sono reso conto di non tollerare la visione di uomini, maschi, che mangiano il gelato.

L’ho capito in via definitiva una sera d’estate, (via definitiva non è un luogo) ciondolando pigramente davanti alla gelateria "Il pellicano" su Via Cassia, quando le mie pupille si sono soffermate su un uomo, seduto da solo al tavolino, che leccava un gelato al cioccolato. Lo avrei sciolto seduta stante in un container di acido solforico, ammesso che l’acido solforico possa sciogliere le carni di un uomo, non lo so, non sono mai stato bravo in chimica, non sono mai stato bravo in niente a scuola, comunque sia gli avrei fatto qualcosa di molto doloroso al fine semplicissimo di farlo smettere di fare quello che stava facendo, ovvero leccare un gelato al cioccolato.

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So long forno Ariston!

Un po’ come quella volta che salutai la vecchia gloriosa prima Uno, stamattina mi sono fermato per un attimo a rimirare il cassone del forno, buttato li in garage in attesa di essere ritirato dagli omini di Hera, per farne rottami per l’eternità.
Da quando a fine giugno abbiamo cambiato cucina, sapevo che la sua fine era segnata. Invece di partire per l’Abruzzo con il resto della vecchia cucina, sistemata in una casa nuova, il blocco fornello era ormai malandato: il forno bruciava le torte senza cuocerle.
Passata l’estate, ogni giorno uscendo dal garage pensavo che dovevo proprio muovermi a fargli una foto ricordo, alla serie di manopole e ai particolari incrostati da migliaia di cotture. Da quando ero bambino ad oggi è stato l’unico, il solo Fornello. Ho imparato a usarne il timer, la lucina del forno ormai rotta, quella del girarrosto praticamente inusata. La sua grafica anni ’80 è stata forse il primo tipo di "icona" che io abbia mai adorato da piccino, quando ancora Windows e le sue finestre erano lontane.
Non che io sia mai stato grande cuoco, sia chiaro, o abbia trascorso le ore davanti a lui per preparare succulente pietanze, ma in qualche modo faceva parte della mia infanzia come ogni oggetto secolare che ancora gira per casa. Per una forma di anomala passione per gli oggetti non riesco a distaccarmi dalle cose che ho usato e posseduto per lungo tempo. Non riesco a buttarle, a separarmene, a trattarle senza cura. Ogni feticcio dopo qualche anno diventa "storia" di me stesso e potendolo fare, lo porterei con me per tutta la vita.

Così, dicevo, stamattina ho visto il forno stranamente sgombro dei giornali e delle scatole di scarpe che vi erano sopra. Ho capito in un lampo che era il momento, che non l’avrei trovato al mio ritorno a casa. In ritardo, con l’ipod nelle orecchie e le scarpe ben allacciate non ho voluto salire le scale per fargli un ultimo scatto, ma solo una veloce istantanea con il cellulare ad imperitura memoria. Una fotaccia, dove non si vede niente complice la poca luce del mattino e la pochezza di una fotocamera integrata in un telefono. Poi al ritorno, appunto, il suo posto vuoto, come avevo supposto.
Buon viaggio caro forno Ariston. Ho mangiato molto bene con te.

SnobYsmo

Ogni tanto scopro ancora qualche cliente che, pur seguendo abbastanza il mondo dei computer ed usandolo quotidianamente, non conosce certi meravigliosi giocattoli.
K., 50 e rotti anni, uso intensivo di Photoshop, Skype con credito telefonico, Viamichelin.com, giochi online eccetera, ieri sente nominare per la prima volta dal sottoscritto Google Earth.
Tutto eccitato lo installo come se dovessi mostrare qualcosa di strepitoso e che non può lasciare indifferenti.
Proviamo a scrivere "Parigi"… lo zoom aumenta, aumenta.
– Bello – mi fa – è tipo una foto del satellite?
– No – faccio io – sono foto aeree ma non sono in tempo reale con la gente che si muove. Vengono aggiornate una volta ogni tanto.
– Ah ho capito – dice richiudendo il programma senza il minimo interesse.

Non sono manco stato a spiegare della funzione per sorvolare, e quella della volta celeste eccetera. Che si giri  pure il mondo con il suo camper.

Un intruso alla Mostra del Cinema /2

Bentornati al nostro appuntamento con le paparazzate dal lido di Venezia, appuntamento che finisce oggi visto che domani si torna a lavorare e la si smette di spacciarsi per accreditato Warner che si spaparanza nella hall del prestigioso Hotel Excelsior… 😉

Questa mattina file di ragazzine e sbarbati con ombrellini per il sole e ipod in attesa davanti il tappeto rosso. Brad e Angelina sfileranno questa sera alle 22 per la prima del film "The assassination of Jesse James" e viene da chiedersi se due minuti di visione di un vip valgano 12 ore di attesa. Ai Musei vaticani si aspetta meno, ma volete mettere una foto di Brad, oh mio Dio è luiii? Tra l’altro una sbirciatina gliel’abbiamo data poco fa, al suo blindatissimo arrivo all’Excelsior: è davvero figo, a livelli che noi maschietti non raggiungeremo mai e non c’è palestra o gel che tenga. Ho scattato tre foto: in una ha la mano davanti la faccia e saluta, in una è di spalle e nella terza controsole ho scattato a caso e gli ho preso le mani. Sono uno sfigato.

Il luogo più esclusivo della Mostra del Cinema, dicono i giornali, è la piscina dell’Excelsior: the Pool. Ci sono stand, barettini con divani, cagate e cotillons sponsorizzati. Non solo è la zona più inutile del Festival ma anche quella dove gira più gente che non c’entra niente. In realtà la zona più esclusiva del Festival è appunto il Festival. Ai varchi si passa solo con accredito o biglietto anche solo per prendere un panino o fare pipì. Metal detector, polizia e gorilla ovunque in quantità eccessiva.

Carlo Rossella gironzola tutto il giorno con aria da tombeur de femme nella hall e nei corridoi qua dentro. O non lavora o è disperatamente in caccia di una donna fascinosa. Tipo la moglie del Mago Forrest, molto carina e all’acqua di rose.

Certa gente non te la levi mai di torno. Non parlo di Mollica, sarebbe troppo facile. Tre nomi: Marzullo, Ippoliti, Zazà di Striscia. Mobbastaveramente però.

Ieri arrivano Cristina Parodi e Giorgio Gori e monopolizzano l’attenzione nella hall. Tra le donne invidiose che le ammirano il decolletè e chi riverisce e saluta con inchini e sudditanza il boss di Magnolia spiccano le uscite del popolino:
Hai visto? C’è la Parodi e Cecchi Gori!

Sempre in ambito di cappelle ieri in sala a vedere il bel film di Ken Loach due ragazzi dietro a me, tra i pochi paganti probabilmente, nel mare di invitati, fotografi, giornalisti e magna magna vari, se ne escono con un bel siparietto. Lei individua seduta poco avanti Margherita Buy (bellissima anche lei). Manda in avanscoperta il moroso a vedere se ha visto bene. Lui va a vedere, conferma. Lei si alza per fare una foto. Si avvicina il ragazzo alla timidissima attrice italiana e chiede:
Scusa sei Margherita Buy?
Si – fa lei timidissima quasi recitando la stessa parte dei suoi film con gli occhi sgranati e il volto teso
Possiam fare una foto?
Le siede a fianco, la ragazza impugna il telefono per scattare (sic!) e mentre scatta lui le fa:
Complimenti mi sei piaciuta tantissimo ne L’ultimo bacio.
Io non ho fatto L’ultimo bacio – fa lei trafelata.
Ahhh è vero era queel’altro coome si chiama tesoro?
Non le viene in mente manco a lei. Battono in ritirata. Risate, grasse risate.

Buffet

Le migliori foto di LondraNote sparse su alcune cose curiose
trovate a Londra

Le migliori foto di Berlino Do not walk outside this area:
le foto di Berlino

Ciccsoft Resiste!Anche voi lo leggete:
guardate le vostre foto

Lost finale serie stagione 6Il vuoto dentro lontani dall'Isola:
Previously, on Lost

I migliori album degli anni ZeroL'inutile sondaggio:
i migliori album degli anni Zero

Camera Ciccsoft

Si comincia!

Spot

Vieni a ballare in Abruzzo

Fornace musicante

Cocapera: e sei protagonista

Dicono di noi

Più simpatico di uno scivolone della Regina Madre, più divertente di una rissa al pub. Thank you, Ciccsoft!
(The Times)

Una lieta sorpresa dal paese delle zanzare e della nebbia fitta. Con Ciccsoft L'Italia riacquista un posto di primo piano nell'Europa dei Grandi.
(Frankfurter Zeitung)

Il nuovo che avanza nel mondo dei blog, nonostante noi non ci abbiamo mai capito nulla.
(La Repubblica)

Quando li abbiamo visti davanti al nostro portone in Via Solferino, capimmo subito che sarebbero andati lontano. Poi infatti sono entrati.
(Il Corriere della Sera)

L'abbiam capito subito che di sport non capiscono una borsa, anzi un borsone. Meno male che non gli abbiamo aperto la porta!
(La Gazzetta dello Sport)

Vogliono fare giornalismo ma non sono minimamente all'altezza. Piuttosto che vadano a lavorare, ragazzetti pidocchiosi!
(Il Giornale)

Ci hanno riempito di tagliandi per vincere il concorso come Gruppo dell'anno. Ma chi si credono di essere?
(La Nuova Ferrara)

Giovani, belli e poveri. Cosa volere di più? Nell'Italia di Berlusconi un sito dinamico e irriverente si fa strada come può.
(Il Resto del Carlino)

Cagnazz è il Mickey Mouse dell'era moderna e le tavole dei Neuroni, arte pura.
Topolino)

Un sito dai mille risvolti, una miniera di informazioni, talvolta false, ma sicuramente ben raccontate.
(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
(Diario)

Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)

Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
da tanti ragazzi scavato
parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)