Il gioco della puntura sul pisello

Sentite, io non m’intendo di giustizia, di legge, mai me ne intenderò. Quando guardo il mio amico Federico negli occhi, lui avvocato, gli dico sempre: "Ma chi te l’ha fatto fare? Tu eri un grande chitarrista…", ma questo è un modo di dire, tutti noi, da giovani, da piccoli, eravamo già qualcosa, avevamo un talento che faceva unire le mani ai nostri genitori, quel non so che che prima o poi avremmo finito per sprecare, perciò quello che io dico al mio amico Federico è certamente una boutade, un modo come un altro per avviare una chiara media al pub, però resta il fatto che io di legge eccetera eccetera.

Premesso questo mi voglio permettere di dire che c’è qualcosa che non va in tutta questa faccenda di Rignano Flaminio: non so se vi ricordate, ma insomma in un paesello laziale, uno di quelli dove la gente confonde le –b– con le –p– e trova grandissima difficoltà a capire dove vadano a finire le doppie in un’analisi grammaticale, ecco in questo paesello qui, da più di un anno ci sono decine di bambini di quattro o cinque anni che, davanti a giudici e psichiatri e psicologi ed esperti dell’infanzia dicono sempre le stesse cose, al punto che tutti questi esperti, trattandosi di bambini, hanno parlato di "chiari racconti del vissuto", capite?, "del vissuto", perché un bambino può mentire una volta, due, ma se nel giro di un anno – u n    a n n o – un bambino riesce a mantenere la stessa "linea di ragionamento" più o meno stabile, questo significa che c’è sotto qualcosa semplicemente di vero. E’ per questo che gli esperti parlano di "vissuto" e non di "immaginato".

Era prevista per ieri 2 ottobre l’ultima delle udienze. Ad essere interrogato dalla Procura l’ennesimo bimbo, cinque anni, il quale ha dichiarato più volte al magistrato che "A scuola mi picchiavano. Facevamo giochi brutti". Qualcuno dei vostri figli ha mai parlato di "giochi brutti" tornando da scuola? I bambini non sono granché complicati: scelgono quasi sempre una linea retta per percorrere lo spazio da A a B: mica sono adulti o che. Non è che sanno zig-zagare come facciamo noi. Quindi, tenendo presente anche la teoria del Rasoio di Occam, a me pare che un bambino che improvvisamente parla di "giochi brutti" vada tenuto molto, molto presente.



Questo bambino, l’ultimo della successione di interrogatori che si ripete indefessa da dodici mesi, ha cinque anni e ha detto che gli facevano "il gioco della puntura sul pisello". Testualmente: il gioco della puntura sul pisello. Ora io non so a che gioco si giochi in quel di Rignano Flaminio, non ci sono mai stato a Rignano Flaminio: però so che il gioco delle punture sul pisello è qualcosa che dentro la testa di un bambino di cinque anni non ci dovrebbe stare. Non voglio farne un discorso retorico, tipo che i bambini sono dei piccoli angeli o che. Anzi: per me i bambini, il più delle volte, sono dei giganteschi figli di puttana, egoisti, egocentrici che rompono i coglioni e che pensano che tutto quanto al mondo sia pronto per il loro uso e consumo (ehi, ma sono io questo!), dico, però, che un concetto come il gioco delle punture sul pisello non dovrebbe avere spazio, fisicamente, dentro la testa di una creatura tanto piccola. Da dove è andato a pigliarla? Che cosa dicono in proposito i magistrati, i giudici, i poliziotti, i carabinieri, gli investigatori privati, i Tom Ponzi, Dio, il vigilante di quartiere? Com’è possibile che Rignano Flaminio non esploda per aria a sentir parlare di punture sul pisello?

Dice quel bambino – sempre nell’interrogatorio di ieri, e mi viene difficile perfino chiamarlo interrogatorio, ma è di questo che si tratta purtroppo per lui e per il suo futuro: un interrogatorio – dice quel bambino che in un altro dei giochini fatti "i maschi venivano fatti salire sulle femmine" ed eccolo qua un altro bel significato che codesti bimbi non dovrebbero poter dare al significante. Ma invece lo fanno: descrivono palesemente il più classico degli atti sessuali: i maschietti sopra le femmine. È qualcosa che faranno tutti, presto o tardi: salire sopra le femminucce, a meno che non diventino froci, e allora saliranno su altri maschietti, presto impareranno a farlo, forse il più perspicace di loro non dovrà aspettare che altri 10 o 11 anni, mica una vita, perciò, mi chiedo, a che serve che questi tizietti piccoli piccoli abbiano già coscienza adesso di questa procedura che li terrà impegnati per il resto della loro esistenza? Chi gliel’ha inculcato questo insegnamento? Mamma e papà? Maria De Filippi? L’Orso Yogi?

"La maestra Marisa faceva giochi brutti a scuola. Ed era brutta e cattiva": lo ha detto sempre lui, lo ha ribadito il bimbo interrogato ieri 2 ottobre. E ha detto anche un’altra cosa. Questa: "Le bidelle mi picchiavano", al che io, che non m’intendo di legge, voglio pure concedervi il beneficio del dubbio e perciò dico va bene, anche io ho visto una maestra o due, durante l’adolescenza, alzare le mani su uno dei miei compagnucci senza per questo essere una pedofila, una di loro, davanti a questi occhi, in quarta elementare, quasi strappò via il lobo dell’orecchio a un bambino che si chiamava Simone, però, insomma, la situazione era diversa, le porte erano aperte, avevamo quasi 10 anni e non la metà e, comunque sia, dopo quell’episodio, stesso il giorno dopo, i genitori di Simone vennero in aula inferociti e poco ci mancò che rendessero pan per focaccia alla maestra colpevole. A sentire parlare di bidelle che picchiano i vostri figli e di una maestra che fa fare loro dei giochi brutti, voi, che fareste? Vi girereste dall’altra parte del letto? Concedereste un’intervista in esclusiva a Chi? Oppure spacchereste tutto?

Io non ho bambini, non ho figli. Non ho nemmeno un fratello piccolo, né l’ho mai avuto. Perciò questo è un post che neanche avrei dovuto scrivere: non ne so di legge, non ne so di bambini, però vorrei ugualmente chiedere a voi, che mi leggete, e che siete padri o madri, vorrei chiedere a voi: perché questi genitori di Rignano Flaminio non hanno fatto implodere la scuola? Perché non l’hanno fatta crollare a suon di martellate, badilate? Perché non hanno preso, e non prendono, a pugni le porte dei giudici e dei tribunali fino a spellarsi le nocche, fino a schiumare saliva dalle guance, perché non urlano davanti alle telecamere, non fanno scioperi della fame, non prendono la rincorsa con le macchine e vanno ad impattare contro il muro di tutte le Istituzioni? Perché non si rivolgono a un’altra giustizia, a un’altra magistratura, semmai quella del Burundi, non lo so, una a caso, però lontanissima?

Non ne so niente di legge, ragazzi miei, all’amico Federico dico sempre che non so proprio lui come faccia a trovare la forza di fare un lavoro così importante e così complicato, perciò non so se esistono i crismi legali per urlare la mia ragione; tantomeno ho figli, come dicevo, perciò ecco un altro muro oltre il quale non posso vedere per affermare, con certezza, genitori, cazzo, ribellatevi.

Eppure lo stesso sento dentro di me la convinzione morale che se fossi stato genitore IO di quel bimbo di 5 anni che, manovrando un camioncino giocattolo, ha detto ieri al giudice "mi hanno fatto il gioco delle punture sul pisello" avrei immediatamente scavalcato la scrivania e l’avrei preso per il collo quel giudice, quell’avvocato, quel perito, o chi per lui, e gliel’avrei sbattuto sotto un pestacarne, il pisello; così come sarei andato dalla "maestra Marisa", io madre, sarei andato a bussare alla porta della "maestra Marisa", con un mattarello in mano, e l’avrei legata col nastro isolante alla sedia, le avrei tirato via le unghie dei piedi, dislocati i menischi, urlato in faccia tonnellate di insulti mescolati a rabbiose, inconsapevoli lacrime. Così, solo nel dubbio.

Perché non è successo? Perché non succede? Perché le autorità, i mass media e l’ITALIA s’indignano se un ex brigatista disperato prende e fa una rapina alla Monte dei Paschi di Siena ma se ne stanno in poltrona a fare tò tò sulla testina del bambino quando quello, ogni tanto, senza preavviso, prende e si mette a parlare di giochi pazzeschi, di punture sul pisello, di passerina, di dita infilate di qua, di baci soffiati di là, di maestre cattive e brutte, di bidelle manesche, di orchi, lupi cattivi, satana, di bambini sopra le bambine? Perché mettono dentro, in diretta televisiva, per un anno e otto mesi un tizio che ha lanciato un mortaretto sul tartan del campo di calcio e  invece non c’è neanche una persona minimamente indagata per tutto questo scempio diabolico? Perché si istituiscono i processi per direttisma per un ragazzo con una canna in tasca e lì, a Rignano, ancora parliamo di "incidente probatorio" e di eventuale processo?

Perché urlano "Assassino!" ad Alberto Stasi, mentre entra in galera, senza saperne niente, e poi, quando lo fanno riuscire con tante scuse 24 ore dopo, non c’è nessuno ad aspettarlo a testa bassa girando i pollici? Perché va così il mondo? Perché mettono 10mila euro di taglia sul responsabile della strage degli orsi in Abruzzo, e non istituiscono una Commissione Parlamentare d’Inchiesta per i bambini abusati? Perché l’udienza di ieri, oggi non è su tutte le prime pagine? C’è una novità! C’è qualcosa da raccontare, amici giornalisti, non è come a Garlasco, quando si va per piazzette a intervistare il salumiere, qui c’è stata una deposizione che varrà come prova. E allora? Dov’è l’attenzione mediatica e istituzionale? Perché chi ha parlato in un primo momento de "L’orrore a Rignano" oggi preferisce parlare di gossip post-estivo e dei destini delle gregoraci di turno? Perché le veline non fanno gli stacchetti quando muore un italiano in Afghanistan e invece stasera sono tutte ignude davanti alla televisione? Perché Bruno Vespa si porta in studio la bicicletta di Garlasco e neanche un grembiulino di Rignano Flaminio? Perché Matrix preferisce occuparsi di Gigi Sabani?

Chi c’è veramente dietro?

Perché si sprecano tante energie per far girare le miss di culo, quando c’è un paesino nel Lazio così palesemente PIENO di olio buono e pedofili in libertà?

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