Una domanda grammaticalmente scorretta

A me mi piace cucinare.



(so che a me mi non si dice. Però "a me mi piace cucinare" a me mi pare che suoni meglio dell’altra formula, quella più corretta che tutti conosciamo. A me mi piace cucinare è il massimo grado di verità che riesco a dare a questa cosa che voglio dire. "A me piace cucinare" sa di bugia, non dice tutto, si ferma all’apparenza, dà solo una nozione, ovvero: a me cucinare piace. E non è sufficiente. Perché a me cucinare MI piace: se a me mi piace una cosa, a me mi sembra di abbracciarla, quella cosa, di tenerla stretta al petto e di sentirne l’odore, il sapore. E questa cosa non deve essere per forza una cosa tecnicamente perfetta: in particolare se si tratta di cucinare. Si sa che gli odori, i sapori, mica sono tutti gradevoli. Però può esserci amore anche nella sgradevolezza: per esempio quando abbracciamo qualcuno e sentiamo l’odore dei capelli grassi, quel qualcuno abbracciato, per quel piccolo difetto del momento, non è certamente meno amato o meno abbracciato. L’odore di capelli grassi passa, l’abbraccio, quell’abbraccio, rimane: a me mi piace cucinare suona veramente rotondo, fidato e non si cura dei difetti, sebbene di difetti, il mio cucinare ne abbia a iosa, perché è qualcosa che ho intrapreso a fare veramente da poco tempo, cucinare dico, e infatti non azzardo troppo, so che esistono tre o quattro cose che a me mi piace cucinare e che a me mi escono benissimo e quelle faccio, senza tracotanza o fretta. Poi, semmai, a queste tre o quattro cose che a me mi piace tantissimo cucinare, ne aggiungo ogni tanto una quarta e una quinta e così resto, a cucinare quelle quattro o cinque per un bel po’, perfezionando, sbagliando, imparando e solo quando mi sento molto pronto e molto sicuro di me, vado oltre. "A me mi piace cucinare", sebbene sia grammaticalmente scorretto, per via di quella ridondante ripetizione personale, a me mi pare l’unico modo onesto per raccontare il mio piacere nei confronti dell’atto di cucinare, un atto non perfetto, tutt’altro, soggetto a continue correzioni e passi indietro: a me mi piace cucinare veramente, senza timidezze, senza remore, a me mi piace cucinare almeno tanto quanto a me mi piace mangiare. Ecco, a me mi pare che ci sia bisogno, al giorno d’oggi, di ritrovare quel gusto per la semplicità, espressiva, fonetica, contemplativa, d’esistenza, che a me mi pare stia un po’ andando a farsi benedire: c’è necessità di anti-cinismo. Sento l’urgenza di farmi colpire da qualcosa di minuto. Perciò a me mi piace cucinare per ritrovarmi la sera con le dita che sanno di aglio. A me mi piace questo fatto, questo concedermi all’imperfezione, di tanto in tanto; a me mi piace che il mio amico Andy Capp mi telefoni per dirmi che, secondo lui, la pasta col tonno è più saporita se nel soffritto ci aggiungi un’alicetta. Oppure che, invitato a cena, preferisca portare la maionese fatta da lui, piuttosto che usare quella industriale già comodamente presente in frigorifero. A me mi piace molto questo essere senza iniziali maiuscole: a me mi piace vivere senza chiedere troppo alle occasioni, ecco perché mi è scappato questo a me mi che in altre narrazioni e in altre occasioni mai mi sarei sognato di sbrigliare. A me mi piace l’odore del pane fatto in casa alla mattina, ma a cosa servirebbe, adesso, entrare in particolari abusati o sentimentalmente pornografici? Servirebbe? Non servirebbe: molto prima faccio a dire che a me l’odore del pane non piace solamente. A me, l’odore del pane alla mattina, MI piace e questo è quanto: a me mi piace girare il sugo col cucchiaio di legno cento e cento volte, finché la consistenza non è proprio quella che a me mi piace; a me mi piace togliere e rimettere il coperchio da sopra le cose in cottura perché la zaffata di profumo che ne esce a me mi piace un sacco. Vi chiedo perciò di sopportare questa voluta sgrammaticatura, anche se foste soliti ergervi al ruolo di amministratori delegati dell’accademia della crusca: a me mi piace quanto a voi parlare bene ed esprimermi correttamente, ma sono convinto anche che, trattandosi di cibo, pure a voi, in un certo senso, VI piace assai sporcarvi e sentirvi poi gli odori addosso. Non si può dire diversamente, di quell’atto necessario quando si prepara un trito di prezzemolo, guardando il verde infilarsi sotto le unghie e la lama del coltello sminuzzare le larghe foglie fino a trasformarle in coriandoli profumatissimi, la cui essenza arriva fino alla porta del bagno, di questo atto non si può dire, semplicemente, mi piace. Sminuzzare le cose, il basilico, la salvia, la cipolla, a me mi piace. A me mi piace! Sentire il rumore dell’olio in frittura cambiare quando si aggiunge qualcosa di saporito sopra, a me mi piace, a me mi piace quando nella padella bollente ci verso tutto quel po’ po’ di pelati e, per un istante solo, il frastuono della frittura precedentemente avviata si spegne completamente, affogato dal nuovo ingrediente, per poi riprendere con lo stesso vigore qualche secondo dopo. A me mi piace perfino quando l’acqua comincia a bollire e tutte quelle bolle muoiono appena il pugno aperto sul pelo dell’acqua calda rovescia il sale grosso. A me mi piace, capite? Non c’è un modo diverso per dirlo, per abbracciare l’esilissimo significato di tutto questo. E’ facile descrivere, con parole importanti e significative, lo spessore di una grande opera letteraria ma, letteralmente, non ho alcuna difesa di parole davanti all’attacco che mi fa una patata bollente che non vuole farsi pelare dopo essere stata diversi minuti in acqua. Quella stessa patata che, dopo tanto lottarci, finalmente mi appare del tutto ignuda nel palmo della mano, a me mi piace. A me mi piace usare le mani, macchiarmi la camicia, girare le cose con le dita, a me mi piace tantissimo tutto questo: quando finisci di mangiare un piatto di pasta ottimamente venuto e ti accorgi che in padella ce ne sono altri 100 grammi, questa cosa qui a me quanto MI piace! La prima volta che ho fatto il pesto in casa a me mi è piaciuto eccome, pure se ci avevo messo troppo aglio e dopo un’ora stavo per forza di cose seduto sulla tazza del cesso: quello stare male a me mi è piaciuto proprio, credetemi. Cucinare è una di quelle cose che distingue per bene il genere umano dai sassi.)

E a voi vi piace?

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