Manuale del buon barista

Imparerai ad ascoltare, ché una persona che ascolta veramente vale oro (e lo sanno bene gli psicanalisti).

Nell’era della comunicazione globale tutti hanno opinioni così ben ponderate e bene informate da rendere inattaccabili le trincee dei singoli punti di vista. Nell’era del cellulare con internet, un uomo non riesce ad aprirsi con la propria moglie. Mi racconta dello schifo che prova per se stesso, per il suo lavoro, il gigolò, giocherellando con il pezzo di lime nel cuba, alla fine mi ringrazia, dice che tornerà l’indomani ma prima di andare mi fa promettere di non rivelare la sua confessione a sua moglie e ai suoi migliori amici.

Nell’era del ‘salve‘ e ‘arrivederci‘ in ascensore, sarai un’oasi per le frustrazioni, per l’indifferenza su scala industriale, per un consulente famigliare che ha rotto con la fidanzata, per un manager che si sente solo. Avrai la pazienza di consolare con gli occhi i sogni infranti di un esperto di comunicazione che all’ingresso del bar, lascerà la giacca e la maschera che è costretto a portare ogni giorno.

Curerai sempre la tua apparenza, perché tutti sono influenzati dall’apparenza, soprattutto dalla propria. Non giudicherai nessuno, neanche dopo averlo conosciuto, perché non sta a te.

Ti troverai in disaccordo con molti di loro, ma ti accorgerai che tutti hanno qualcosa in comune, che siamo (stati) divisi solo dalla testa in su, dalla nascita in poi. Rimarrai te stesso, non cercherai una soluzione comune a tutto, ma cercherai di non anestetizzarti verso le opinioni altrui, ma di guardare nella stessa direzione, non uno contro l’altro.

Vedrai la frustrazione e la tristezza di uno skinhead, la superficialità di un alternativo, e viceversa. Toccherai con orecchio l’influenza che ha su tutti l’informazione e la percezione del mondo acquisita col poco tempo ed energie che il lavoro concede. Capirai che la cosa peggiore cosa che fa l’informazione non è di nascondere i fatti, ma di invadere le nostre discussioni, cercando di disporci come soldatini di plastica armati di opinioni preconfezionate; che la cosa peggiore che fa un lavoro che non ci piace non è di usarci, ma trasformarci anche dopo l’orario di uscita.

Imparerai nella quotidianità che tutti ci possono insegnare qualcosa e che tutte le cose perdono di valore quando le diamo per scontate. Che la percezione generale è di poco superiore a quella di una farfalla che vive un giorno solo, ed è convinta che tutto rimanga sempre uguale. Capirai che il superfluo è essenziale. Il superfluo è per un povero spendere quei pochi soldi per un piacere fine a se stesso, per il ricco trovare una connessione umana che non c’entri nulla con il denaro e il lavoro.

Sarai conscio della tua funzione nel mondo, cioè quella di uno spacciatore di una droga legalizzata, ma non da questo ti farai limitare e cercherai di fare qualcosa di utile per le persone. Sarai valvola di sfogo per chi altrimenti esploderebbe, e cercherai quindi di riparare evitando loro di implodere nell’apatia. Conoscerai un sacco di muratori intelligentissimi e un sacco di miliardari stupidissimi, e viceversa.

Conoscerai un sacco di persone che non vuole crescere, che preferisce abbeverarsi di stupide illusioni piuttosto che vagare nel deserto della stabilità. Ma capirai che tutto è relativo ti verrà il dubbio e forse la felicità è nella normalità e nelle cose belle che abbiamo già. Conoscerai il vero popolo della notte, e lo conoscerai molto meglio di chi lo conosce di giorno. Probabilmente vivrai in tante città diverse, e ogni volta che lascerai qualcuno sarai triste, ma poi ti accorgerai che il tempo cura tutto, e che ciò che unisce le persone sono solo le esperienze condivise.

Assisterai spesso a episodi di violenza, e cercherai di evitare che degenerino, ma ti sarà chiaro che non nascono per caso nel bar (o allo stadio od ovunque), e che all’ingresso non si può confiscare la rabbia.



Per questo riderai delle leggi d’emergenza come sorridi di bambini che giocano agli astronauti per farsi vedere dalla mamma, perché invadono il tuo mondo parallelo, quello dove ognuno è se stesso e non si sente il rumore del traffico.

Riderai anche del tuo capo se ti tratta male, perché alla fine puoi trovare un lavoro in 12 ore e una mora fotonica di nome Sofia in fondo al banco sta aspettando te, non lui il tamarro che c’ha provato tutta la sera. (e comunque non te la cazzerai neanche tu, perché al momento del ‘rigore a porta vuota‘ arriverà un amico seminudo – cioè solo la maglietta – a sparare una boiata delle sue rovinando tutto, ma va bene così)

Saprai di essere inutile ma anche di essere tutto per una ragazza che viene da te prima di andare a spogliarsi in uno strip-club di Bologna, ma ha bisogno di bere 8 vodke prima. Saprai di essere una pezza negli strappi della società ma anche che storicamente i bar e i café stanno alla democrazia come le nuvole alla pioggia.

Arriverai 5 ore prima sul posto di lavoro, perché la preparazione è tutto, ma nei momenti cruciali solo l’istinto potrà indicarti la cosa giusta da fare. Noterai che essenzialmente tutta l’umanità è accomunata dal desiderio di divertirsi, nel senso latino del termine, volgersi altrove, perché a prescindere da come la pensiamo, sentiamo che c’è qualcosa di sbagliato, che la normalità ha reso irraggiungibili le cose per noi veramente importanti.

Offrirai quindi vodka-redbull a due skinhead di Bolzano, evitando per un pelo risse e arresti, perché a differenza della polizia hai la chiave per parlare veramente con loro, perché sei diverso e utile e ascolti non solo per aspettare il tuo turno di parlare. Così avrai il tempo di capire quello che sta dietro le parole, cioè cosa pensano e perché.

Servirai le persone ma senza essere loro servo, come il mondo serve l’uomo, ma non è suo servo. Lascerai il posto di lavoro almeno 3 ore dopo la chiusura, e quelli saranno i momenti migliori: tra birre, sigarette e sorrisi stanchi non c’è motivo di essere falsi. Ti sentirai un po’ speciale, uscendo all’alba, nel vedere gli impiegati e gli studenti con gli occhi abbottonati bersi un caffè di corsa e andare via incazzati di triste invidia, mentre tu sei lì con un whisky e sei l’unico a parlare con la barista Erica, che è sempre allegra anche se si veglia alle 4 di notte per prendere delle brioche (ehm…).

Conoscerai un popolo intero di emigranti e viaggiatori, intelligenti e stupidi, filosofi e tossici, ravers e yuppies ma che in ogni caso non riescono a scendere a compromessi con la loro coscienza, con la vocina che gli dice di partire e di non essere una vittima.

Se sceglierai la libertà pagherai con l’instabilità, ti ritroverai spesso senza una lira e spesso ricchissimo. Quando ti ritroverai pieno di soldi, non scorderai gli amici, quando sarai con le pezze al culo, spenderai tutto per qualcosa di inutile, tipo un sigaro cohiba, ché non si può perdere la speranza e la dignità con un sigaro in bocca.

Conoscerai il brivido di un biglietto di sola andata per una città sconosciuta, e la innata bontà degli uomini quando chiederai informazioni, cercando di salvare te stesso e altri dagli stronzi che si annidano ovunque.

Alla fine, guardando e ascoltando migliaia di persone, riuscirai a guardare dentro te stesso.

E, se vuoi un consiglio, non scordarti mai dei tre requisiti fondamentali:
3) Resistenza psico-fisica
2) Amore per ciò che fai
1) Un buon paio di scarpe

Ma questo, forse, vale per chiunque.

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