Che peccato

Che peccato che quest’Italia arruffona, disonesta, oscillante, bugiarda, che peccato che quest’Italia qui non sia capitata nelle mani di quelli che erano ragazzi alla fine degli anni Sessanta e giù di lì. Che peccato. Lo dico a cavallo di una settimana bella e importante e di un’altra che, spero, sarà soprattutto di svago e relax, ma lo dico con convinzione e colpevolezza: che peccato che quest’Italia di puttane e uomini di malaffare, quest’Italia di Napoli e di merda putrefatta, quest’Italia di mortadella e imbecilli che di fronte a tanto orrore sanno solo invitare gli altri a non votare più, che peccato che quest’Italia qui sia capitata tra le mani nostre, mani curate e rosa al punto giusto, mani lisce provate da un lavoro fatto di parole, rapporti, cravatte, ficus di plastica, rotary club e un urlatissimo precariato combattuto dai divani di casa di papà. Che peccato.

Che peccato che quest’Italia qui, quest’Italia del G8 e di Carlo Giuliani, quest’Italia della polizia assassina, quest’Italia dei vuoti democratici, dei preti pedofili e di Gabriele Sandri, che peccato che quest’Italia qui non sia capitata nelle mani ancora giovani degli uomini e delle donne che ci hanno generato.

Che peccato che dipenda da noi: che peccato. Che peccato che, ad oggi, il più alto discorso che si elevi sia quello relativo alla parità dei diritti delle donne. Le quote ROSA: che peccato che le donne stesse, invece di sentirsi così rosa e di lottare inutilmente contro questa egocentrica pugna alla fallocrazia, non scelgano finalmente di scheggiarsi due unghie e arraffare una pietra dalla strada. Che peccato che i froci si offendano se li chiamiamo froci, che peccato che il dibattito sia ancora tutto qui, che peccato che chi dovrebbe indicarci la via perda invece il tempo ad indignarsi nei loft perché noialtri diciamo frocidimmerda, o negridimmerda, o pelatidimmerda, che peccato tutto questo e che peccato che questi individui qui – me li immagino tutti pelati, appunto, o froci, al limite – che peccato che costoro scelgano di raccontare il proprio dissenso costruendo carri di cartapesta o vestendosi da cretini, anziché prendere due preti e spaccar loro la testa contro il bordo di un marciapiede, oppure due di noi, o due di loro o due di chicchessia o in ostaggio uno studio televisivo o spargendo merda liquida da un candair sopra San Pietro una domenica mattina o sopra uno stadio o nel Parlamento o nello studio di Michele Cucuzza che scrive le sue memorie griffato Mondadori.

Che peccato che quest’Italia qui sappia soltanto imbracciare un disssenso di plastica, giornalistico, mediatico, da poster, per impedire a un Papa di vomitare le proprie stronzate in santa pace, invece che accoglierlo a braccia aperte, ascoltarlo in rigoroso silenzio e poi tempestarlo di pomodori e tocchi di vomito di opossum. Che peccato. Che peccato che siamo noi, noi-Dario Fo, noi con la Playstation, l’autoradio e l’acceleratore facile. Che peccato che queste carte di credito le usiamo soltanto per pagarci i vizi, invece che adoperarle come artefatti taglierini per recidere le gole di chi ci vende le case nemmeno fossero tempestate di diamanti.

Che peccato che quest’Italia di emigranti e di immigrati, di romeni e di romani a Ponte Milvio, che peccato che questa Italia qui non sia capitata tra le mani incazzate e stanche di quei ragazzi lì, quelli che non saremo mai perché è giustappunto dalle loro costole che siamo pervenuti.



Che peccato che nemmeno uno di quei giovani che correvano nelle piazze allora non sia capitato dentro la Diaz o a Bolzaneto oggi: che peccato. Che peccato che non sia toccato a loro il giorno presente: non l’avrebbero passata tanto liscia. Non ci sarebbe stato bisogno di documentari o libri. Perché non ne sarebbe rimasto vivo nessuno di quei vermi con i tonfa. Che peccato che oggi ai grilletti facili si preferisca Sky. Che peccato: che peccato che nessuno più si catapulti, al giorno d’oggi, incappucciato, fuori da Fiat Uno o Ritmo davanti agli uomini politici per far capire loro dove stia la verità.

Che peccato che siamo noi. Che peccato che quest’Italia qui non sia toccata a loro, a quelli che lottavano e si facevano ammazzare con molto meno e per molto di meno: che peccato che oggi la gente vada a cantare ai concerti di Tiziano Ferro invece che prenderlo prigioniero e tenerlo a pane e acqua finché non ammette ad alta voce: ok, io non so cantare. Che peccato che la violenza sia appassita nelle nostre nocche e nei nostri gomiti, lasciando spazio ai telecomandi e agli aperitivi rintronanti di note alte e tacchi a spillo. Che peccato che quel bollito di Bossi e i suoi fucili non abbiano trovato terreno fertile, che peccato che ormai le bandiere della pace siano più diffuse della felicità, che peccato.

Che peccato che la politica sia diventata una tale pantomima per cui un cretino che ingurgita mortadella durante una crisi di STATO può poi giustificarsi sui giornali, il giorno dopo, adducendo la motivazione che lui, in fondo, si è ispirato ad Almodovar.

Che peccato che la cultura che uno ha venga puntualmente usata per produrre schifo o Porta a Porta. Che peccato che la beata ignoranza sia stata brutalizzata da questo sapere di plastica che produce i Lele Mora e i Fabrizio Corona. Che peccato che i Lele Mora e i Fabrizio Corona oggi facciano le fiction: m’immagino che Lele Mora e Fabrizio Corona, nelle mani di chi dico io, le mani di coloro i quali, conoscendosi trenta o quarant’anni fa, ci hanno generato, Lele Mora e Fabrizio Corona, in quelle mani lì, m’immagino, oggi sarebbero già sapone.

Che peccato che in quest’Italia qui ancora ci affidiamo ai programmi politici e non ai programmi di piazza: che peccato che la piazza sia stata delegittimata. Che peccato che i ragazzi che un tempo lanciavano le pietre e tornavano a casa, oggi muoiono tutti ammazzati ancora prima di rendersi veramente pericolosi. Che peccato che l’angoscia sia stata penalizzata. Che peccato che l’ansia sia stata messa fuori legge: che peccato che quest’Italia qui, oggi, venga urlata, strillata, solo attraverso queste stesse righe, blog, merdate a distanza di sicurezza, affinché i nostri connotati possano venire preservati dai pugni e dalle manganellate del potere. Che peccato che De Gennaro non si sia trovato ad operare allora, davanti agli occhi e agli affanni di quei ragazzi lì, invece che pontificare, ringraziato e sacralizzato, nella trasmissione di Fazio su Rai Tre.

Oggi quei ragazzi sono adulti, vecchi, e ci guardano io non so con quale delusione. Se mio figlio, un giorno, diventato ragazzo, terminerà la propria vita con un passamontagna calato sul volto e i pugni delle mani stretti intorno a qualcosa di spigoloso, io sarò orgoglioso di lui e mi maledirò per non averlo preceduto nell’intento quando le ossa ancora non mi facevano male.

11 Responses to “Che peccato”


  • No, fammi capire, cos’è un’elegia del terrorismo? O è semplice nostalgia per qualcosa che non si è conosciuto? Del tipo che il calcio non è più quello di una volta? Ma tu che ne sai? Io sono quasi di quella generazione, troppo piccolo nel 68, ma ho fatto in tempo a gustarmi pienamente il 77. Quando si aveva paura di uscir di casa, che mica sempre tornavi. Con i tirapugli nascosti nelle mutande, e le bottiglie di birra, che la raccolta la differenziavi per farci le molotov. Se oggi è così è perché ieri è stato così. No Noantri, se le cose non le sai non le scrivere

  • Ci sarai nato tu da quelle costole lì…
    A me la violenza, anche fosse solo uno sfogo verbale, mi fa CAGARE.

  • Questo è un bel blog, non credo che basti non commentare questo post. Forse bisognerebbe fare qualcosa di più.

  • Leggendo velocemente i 50 commenti fatti nel blog di Noantri a questo stesso post, non mi pare di aver notato nessuno che si sia scandalizzato. Un po’ mi stupisce questa differenza di reazioni che, quasi sistematicamente, provocano certi post di Stefano, ma almeno dimostrano che il problema non è tanto di Stefano quanto in noi lettori. Se di là danno ragione mentre di qua si grida all’elogio alla violenza, dove sta la verità? Ovviamente, la Verità non esiste. La mia Verità, è che Stefano più che elogiare la Violenza rimpianga quel tentativo di Reazione (giusto o sbagliato che fosse) che all’epoca si faceva mentre oggi siamo totalmente sdraiati. Lo rimpiange con toni ed immagine tutte sue, molte delle quali non condivido, ma dovremmo imparare tutti a scandalizzarci di meno e provare a capire se c’è qualcosa dietro all’immagine della saponetta. Io, da lettore, non sarei contento di leggere sempre opinioni che collimano perfettamente con le mie, di leggere immagini che corrispondano ai miei gusti e che non vadano mai oltre. Se qui qualcuno tenta, e ci riesce, di andare Oltre, questa va presa come una sfida. E infatti, a questo post è giusto, è sacrosanto reagire: schifati, offesi, preoccupati, oppure dargli ragione. Ma comunque, “reagire” e non avere paura di scontrarsi con chi usa immagini distonanti. (suona come giustificazione, ma non lo vuole essere, meglio precisare).

  • Concordo pienamente con Attimo. A me i post di Noantri piacciono molto. Mi fanno riflettere, sono un pugno nello stomaco, sono reazionari. Non mi piace nei modi, è eccessivo, fuori luogo, sgarbato e usa metafore al limite della legalità, ma passato lo scandalo iniziale dice il più delle volte cose vere. Interpreta il suo malcontento viscerale non controllandosi quando si mette alla tastiera, ma estrapolato dall’eccesso va dato atto che scrive cose con i controcazzi. Poi a volte non lo condivido ma vabbè, ognuno ha le sue opinioni. Mi fa piacere se sento anche campane diverse dalla mia, come appunto ha già detto Attimo.

  • Anch’io concorderei con quanto dicono Attimo e TheEgo, e certo censurare il pezzo di Noantri sarebbe arrogante e fuori luogo. No. Quello che io vorrei fare è contestare punto per punto quanto è stato scritto e pubblicato, perché, semplicemente, non si tratta di aver torto o ragione, di difendere un’idea o di attaccarla con solide argomentazioni. In poche parole non si tratta di condividere o no le parole di Noantri, si tratta di ristabilire una realtà.
    Cosa esprime in fondo questo post? La voglia di veder cambiare le cose e l’impossibilità di farlo. Impossibilità che risiede principalmente nell’inadeguatezza e nella pochezza di chi oggi è ventenne, compreso mi sembra lo scrivente, e la nostalgia di quelli che ventenni lo erano tra gli anni ’60 e ’70, che loro si, saprebbero cosa fare. Ecco, questa a me non sembra nemmeno una tesi da difendere o attaccare, mi sembra solo una boiata. Intanto perché non mi risulta che quella generazione sia stata spazzata via da uno tsunami, ma anzi, è ben viva e presente e se pur in uno stato gerontocratico come il nostro mi sembra che comandi un bel po’. Dal che si potrebbe dedurre che forse non tutti combattevano a mani nude contro il “sistema”, o quantomeno si sono riciclati con classe. Ma c’è altro, un carattere che definirei antistorico. Noantri vorrebbe oggi quegli stessi uomini e quelle donne che usarono la violenza contro lo Stato? Che crearono bande armate e gruppi terroristi? Che spararono e misero bombe uccidendo principalmente gente comune? E tutto questo, perdonami Noantri, stando seduto davanti a una tastiera? E comunque se proprio vuoi, puoi sempre uscire a condurre la tua guerra personale, prima che ti facciano troppo male le ossa.

  • Scusatemi tanto ma l’apologia di reato è una cosa ben diversa dall’esprimere opinioni diverse dalla mia.
    Soprattutto se spalmata in sto modo qualunquista all’inverosimile che denota scarsa cognizione del periodo storico e della situazione che si va a “rimpiangere”.
    Soprattutto se espresse da una persona che più volte si è “confrontato” con chi la pensava in maniera diversa da lui con insulti anche pesanti.

    Comunque vabbè, a quanto pare qui ci stan persone “più uguali” delle altre, a sto punto è ovvio.

    Ora permettetemi di spendere un minuto nel ricordare con voi che fine hanno fatto “da grandi” quelli di cui parla Noantri e di farmi una bella risata.
    Permettemi anche di ricordare che Noantri è ancora giovane e nel pieno delle sue forze, avendo avuto il privilegio di nascere “in pace”.
    Troppo facile parlare di cose che non si sono mai pagate sulla pelle propria no?

  • Io non sono per niente scandalizzato dal post di Noantri, perdipiù mi lascia un po’ indifferente il suo esercizio di stile che trae spunto da qualche scrittore quà e là, in maniera un po’ grottesca, ma simpatica in fondo. Magari fossi scandalizzato. Non mi turba per niente quello che scrive (speriamo qualche volta almeno!), e il post precedente per quanto un po’ ridicolo, ha anche innescato una discussioncina curiosa. Col suo stile certamente coi controcazzi (per me, in genere, questo stile è uno stile un po’coglione più che altro-lo stile non la persona), forse crede di essere assai trasgressivo, e addirittura vivace e addirittura provocatorio: dici che fa riflettere, a me non a scatenato particolari riflessioni, ma magari è una opinione isolata.
    Penso anche che ciò che scrive non sia neanche pericoloso, difatti lui ci assicura di passare molto tempo davanti a Sky e siamo certi che sia assolutamente così… Ripeto, questo post specifico è così innocuo dal punto di vista della provocazione in sè che merita quasi un sorriso compassionevole, se non fosse un tantino lugubre.
    Ho trovato triste, per esempio, il voler evocare, senza molto coraggio peraltro perchè lo fa intendere un po’ così strizzando l’occhio, immagini di anni bui, tristi e decadenti per questa Repubblica, così per gioco, come se stesse scrivendo che le donne sono esseri leggermente inferiori, credendo di nuovo di essere trasgressivo e politically uncorrect. Come se la foto in copertina del libro di Mario Calabresi, come se quel sorriso di quella donna non avesse già scritto la parola fine a quel triste periodo. O quando cita il tifoso laziale e Giuliani come vittime di una polizia feroce, ignorando fastidiosamente Raciti o altre vittime giovani e padri, e come ragazzi morti per la sua causa che piace a lui, e lo trovo un po’ disgustoso, ma de gustibus…
    Credevo che non avesse appoggio nel blog il contenuto di questo post e che anzi suscitasse reazioni di censura più veementi, tutto qui. Insomma, ditelo che fa schifo quello che c’è scritto (se lo pensate, ovviamente) qua sopra, non è così compromettente censurare in questi casi, anzi secondo me è scandaloso che nessuno scriva nulla di simile.Non giudicavo gli altri post di Noantri (che ricorda un po’ il protagonista di Fight Club di Palahniuk), ma questo post specifico, che mi sembra un po’ diverso. Nessuno ha ancora detto niente a riguardo.

  • …non avevo ancora letto Rachele ovviamente.

  • Quoto 100% Paolo e 99% Rotaciz (escludendo la tesi Orwelliana).
    Accetto il temperamento della mia posizione che fanno Attimo e TheEgo, e avrei fatto bene a sottolineare che la provocazione di Noantri l’ho capita.
    Però un conto è dire: “Ah, ‘sti stronzi politici, li farei tutti fuori”. Chiacchiera da bar, sfogo. Non implica realmente la violenza come possibile soluzione del male del mondo. Il post di Noantri sì, e quindi è apologia di un male.
    Come ultima cosa vorrei solo far sapere che non tutti i giovani del 2000 se ne stanno con le mani in mano…

  • Volevo precisare – ci tengo molto – che il sottoscritto non ha mai letto un libro di quel tale col cognome pieno di h, k e y e che, accidentalmente, ha firmato anche “Fight Club”.
    Tenevo altresì a precisare che il sottoscritto non elogia la violenza, tantomeno elogia la pace. Il sottoscritto, diciamo, si fa due conti in più, quando si tratta di valutare le conseguenze dell’una e dell’altro e se la prima produce la guerra, la seconda rischia di produrre John Lennon o il Family Day. Per cui preferirei tenermi a debita distanza da entrambe le cose.
    Terzo: il discorso fatto da NICK che traggo spunto da qualche scrittore “qua e là” mi offende molto. Io non traggo spunto da qualche scrittore “qua e là”. Io COPIO decisamente lo stile di qualche scrittore “qua e là”. E’ questa la differenza sostanziale tra chi legge libri e chi no. Saluti e baci. Fate i bravi ma non troppo.
    [Ste]

cribbio
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