Provider X

Sapete come ci chiamano, a noi (me e quelli come me; voi non siete necessariamente inclusi), alcuni di quei signori che ne capiscono di economia e di finanza? Ci chiamano “il parco buoi”.


Siamo quelli che, ad esempio, fanno un investimento in titoli e poi stanno lì a guardarlo, sia quel che sia, pacifici come una mandria di bovini che osserva passare un treno. Quella fissità vacua nello sguardo, quell’immobilità nelle membra. Se il nostro investimento finisce progressivamente in malora, non siamo comunque in grado di uscirne: un po’ per inconsapevolezza; un po’ perchè è obiettivamente più difficile dire “ok, mollo qui, ho perso abbastanza” quando quel poco che avevi l’hai investito per intero, o quasi, e ora non ti rimane che sperare in una ripresa (la gestione dinamica del portafogli è roba da ricchi); ma soprattutto per una certa indolenza generalizzata nei confronti della vita, per l’abitudine a lasciarsi trasportare. Tranquilli, ché i signori di cui sopra non ci ringrazieranno mai abbastanza. E’ anche grazie al parco buoi, che in fondo funziona come una rete di sicurezza per trapezisti, che alcuni di loro possono speculare sugli andamenti delle quotazioni e realizzare dei guadagni. Il parco buoi non staziona soltanto nei mercati finanziari, ma più in genere in tutti i contesti economici nei quali è necessario fare scelte e modificare comportamenti in funzione di una maggiore efficienza. Qualche esemplare si trova sempre. C’è chi ha lo stesso gestore di telefonia mobile, e magari la stessa tariffa, dal 1998 (You&Me: scegli il numero della fidanzata, e le chiamate verso quel cellulare ti costano un bel po’ di meno; solo che nel frattempo hai cambiato due o tre donne; sto parlando di un tizio che esiste davvero, lo conosco di persona). C’è chi compra ogni nuovo modello della Golf, e solo quello, perchè negli anni ‘70 s’era trovato così bene, e rimorchiava pure. Non li scolleresti dal solito supermercato neanche regalando una forma di parmigiano ai primi mille clienti.

Io pascolo nel parco buoi del mio provider, la compagnia che mi fornisce la connessione adsl. Si tratta di una piccola società, è probabile che non la conosciate neppure. Per convenienza la chiameremo X. Già all’atto della stipulazione si poteva prevedere che genere di cliente sarei diventato: non sono stato io a scegliere il provider, me l’ha consigliato il commesso del negozio di computer, probabilmente dietro provvigione. Tanto che vuoi che sia, uno vale l’altro. Da allora sono cambiate parecchie cose: gli altri provider hanno rafforzato e diversificato i loro servizi, c’è stata un’esplosione di tariffe per tutti i gusti, nella mia città è arrivata Fastweb, il telemarketing mi ha martellato di offerte, il mio provider dev’essere stato oggetto di qualche giro di valzer in termini di acquisizioni e cessioni (in effetti oggi non si chiama più X, ma, credo, Y). Tuttavia, io sono sempre rimasto fedele alla linea (ma come mi vengono? la verità è che ho un talento comico sottovalutato). E tutto ciò nonostante abbia la chiara percezione che ci siano in giro tariffe più convenienti per servizi migliori, basterebbe solo guardarsi attorno. Come no. Fase uno: disdire l’abbonamento attuale mediante lettera raccomandata a.r. Sbattimento. Fase due: rispedire al mittente il modem che ho ricevuto in comodato con la stipula del primo contratto. Sbattimento. Fase tre: orientarsi nella selva delle offerte per cercarne una che faccia davvero al caso mio. Sbattimento. Fase quattro: attendere l’attivazione della nuova linea, e magari nel frattempo rimanere senza adsl per chissà quanto. Sbattimento inaccettabile. Però negli ultimi tempi sono successe un paio di cose: la prima mi ha spinto verso il cambiamento, la seconda mi ha confuso.

E’ capitato che la mia linea adsl rimanesse al palo per un intero week end. La connessione è sparita il sabato mattina e ricomparsa il lunedì. Guardacaso, durante il fine settimana non funziona neppure il numero verde del centro assistenza clienti del mio piccolo (grande? non so, dopo le trasformazioni societarie di cui dicevo ho perso d’occhio la situazione) provider. Mi pare di sentirli: non siamo mica Telecom, vuoi che mettiamo uno a rispondere al telefono anche la domenica? E lo stipendio glielo paghi tu? Perciò non ho chiamato, non mi sono informato sulle cause del disservizio, quando tutto è rientrato nella normalità ho semplicemente lasciato perdere. Poi è successa la stessa cosa, un secondo week end. Poi un terzo. Poi ancora e ancora. Ad un certo punto basta. Ci sono delle cose che trasformano anche un bue in una tigre. Li ho chiamati un lunedì.
– Centro assistenza clienti X, buongiorno. Dica pure.
– Sto. Sclerando.
Il resto della conversazione lo lascio alla vostra immaginazione, e a quella poca conoscenza che avete di me. Il fatto è che se esiste un momento in cui mi godo internet, è il fine settimana. E’ durante il week end che navigo per il puro piacere di farlo: cazzeggio sui siti scemi, faccio shopping on line, leggo i vostri blog, evito i post di Facci, scrivo le sciocchezze che verranno pubblicate la settimana successiva (questo post lo sto battendo su un foglio di Word anzichè direttamente sul pannello di pubblicazione, perchè è domenica mattina e indovinate un po’ la mia adsl? esatto). A me, internet, il sabato e la domenica, serve. Non mi va di farne a meno un fine settimana sì e uno no. Quindi vai che si cambia. Prendo il loro indirizzo, gli spedisco una bella raccomandata, e mando a monte tutto. Il modem, che se lo riprendano. Glielo tiro dietro. A proposito, dov’è il loro benedetto indirizzo? Sulla ricevuta che mi mandano a casa ogni mese ci sarà scritto per forza. Adesso che ci penso, è da qualche tempo che non mi arriva un bel niente. Ora, dovete sapere che io sarò pure un consumatore irrazionale, ma su certe cose sono rigoroso e pedante come un pensionato. Conservo tutto: ricevute dei versamenti fatti all’ufficio postale, fatture, scontrini, tutto. Casomai sorgano contestazioni, sapete. Conservo anche gli estratti conto della banca, dove sarà quanto meno segnalato l’addebito diretto della tariffa adsl. Funziona così, no? Pagamento tramite rid. E invece non c’è traccia di prelievi a loro favore. Controllo gli estratti conto dei mesi passati. Niente. La notizia è questa: da (come minimo) sei mesi sto sfruttando a babbo morto una linea adsl. Ho trovato una falla nelle pieghe del fottuto sistema, anche se sarebbe più corretto dire che lei ha trovato me. E non so più cosa fare. Avete presente quella scena tipica dei cartoni animati americani, quando sopra le spalle del personaggio spuntano un diavolo e un angelo in miniatura, e lo consigliano secondo la buona e la cattiva coscienza? Ecco, io mi sento più o meno così. Da una parte c’è il diavolo che mi dice: fregatene se il servizio è scadente, è gratis! Non ti beccheranno mai! Dall’altra c’è l’angelo che mi dice: fregatene se il servizio è scadente, è gratis! Non ti beccheranno mai! La verità è che questa cosa prima o poi salterà fuori, e mi ritroverò a pagare anni di connessione in una volta sola, con gli interessi. E poi, in fondo, sono una persona onesta. Perciò domani chiamerò il provider X e lo informerò di quello che pare stia succedendo. Ma nel frattempo, sembra che per una volta la filosofia del parco buoi si sia rivelata vincente.

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