«Così l’accetteranno meglio in società»

Ho letto, e ne sono rimasto colpito, di questa bambina down che i genitori vorrebbero far operare da un chirurgo PLASTICO al solo fine di migliorarne i lineamenti.

La notizia in sé mi pare interessante perché racchiude un sacco di temi sociali ai quali io sono molto affezionato, uno su tutti la spregiudicatezza del sistema meritocratico odierno, il quale premia genericamente il "bello" rispetto al "brutto": in quest’ottica i genitori della creatura sfortunata – oh, no, non è affatto sfortunata, perché, diranno gli esegeti dell’evoluzionismo, dell’indeterminatismo, del darwinismo e della legge di murphy, essere affetti dalla sindrome di Down è bellissimo, magnifico, una distinzione peculiare come il monosopracciglio o, semmai, la prova definitiva dell’esistenza del Creatore – i genitori della sfortunata creatura, dicevo, ebbè, hanno tutte le ragioni di questo mondo per fare ciò che vogliono fare: è sicuro come l’alito cattivo dopo la zuppa di cipolle che questa bimba qui, down, il suo bel posto di lavoro lo avrà, forse, in un qualche call center o dietro il bancone di una farmacia dove distribuirà metadone ai bucatini del quartiere che la perculeranno forti del loro essere sbandati, però lo avrà.

(L’importante sarà che non si azzardi MAI, la bambina down, a pretendere una ‘nticchia di più: e ci mancherebbe, cribbio. Cosa vorresti fare? Insegnare nelle Università? E chi ti credi di essere, ragazzina? Stephen Hawking? Quella è sclerosi laterale amiotrofica, mica cotica: riprova nella prossima vita e semmai aggiorna il curriculum.)

(Dico, ve l’immaginate i grandi partiti politici del futuro che faranno a gara per candidare lo storpio più eccentrico, il frocio più colossale, la lesbica più mascolina, la donna cannone più pesante, il mangiatore di spade più coraggioso, i gemelli siamesi più… Siamesi? Io sì: vista questa moda chic del Diverso A Tutti I Costi Da Integrare In Qualsiasi Cosa Al Fine Di Dimostrarsi Aperti e Inattaccabili Dal Punto Di Vista Della Democraticità)

La cosa fondamentale, però, alla quale secondo me i genitori – lui chirurgo plastico di fama mondiale, lei tipica strarifatta d’indefinibile età – hanno pensato per prima, è che, operandosi alla faccia, sottoponendosi ai ferri, estirpando così dalla pelle i segni evidenti di quell’ingombrante cromosoma in più, la bimba, che si chiama Ophelia, potrà essere down anche all’ennesima potenza, ma tanto nessuno lo noterà!

Sta qui la virgola di genio.

Nel considerare l’apparenza, più che la sostanza: che, mi pare di capire, è ciò che conta. Non è tanto essere down il problema, quanto la preoccupazione che qualcuno, per la strada, in un negozio di scarpe, al cinema, sull’autobus, possa rendersene conto. Perciò, preso il problema in questa direzione, direi che i genitori della piccola hanno capito tutto: per assicurare una vita socialmente possibile a Ophelia, fermo restando una svolta nel campo medico nei prossimi tre lustri, per la quale sarà possibile ingoiare una pillola e guarire in 24 ore, semmai tra atroci sofferenze fisiche stevensoniane, l’unica soluzione, al momento, è proprio quella di ingannare il prossimo perché non s’avveda del difetto.

Nascondere la sporcizia sotto i tappeti o dietro ai quadri è un po’ un vezzo di certe persone, e adesso, a proposito, non fatemi gli offesi perché ho usato il termine "sporcizia": no, non intendo dire che gli affetti da sindrome di down sono "sporcizia", cristo santo è possibile che si debba sempre perdere così tanto tempo per rassicurare tutti circa il fatto di non essere hitler? Voglio solo significare che prediligere la superficie delle cose, piuttosto che la loro profondità, è un malcostume tipico e voglio anche poter dire che se da una parte c’è chi si sforza, tutte le mattine, di ingannare il prossimo innalzando case di cartapesta affermando che sono invece di mattoni, ebbene è anche vero che, insieme a lui, ci sono anche tantissimi acquirenti che stanno al meccanismo, perché, lo sappiamo, se esiste un’offerta significa che da qualche parte tira aria di domanda.

Ora io non so dove abbia cominciato a soffiare quel certo tipo di vento, né da quanti anni, né per opera di quale corrente, fatto sta che a un certo punto della nostra esistenza è partito un giro vorticoso di cervelli per il quale se a una bambina down le stiri la faccia, anche la sindrome di down defluisce da quel corpo.

(volevo infine specificare che è inutile che proviate a convincermi del fatto che una bambina down e una bambina normale sono esattamente la stessa cosa, a meno che la bambina normale non sia Giada De Blank)

1 Response to “«Così l’accetteranno meglio in società»”


  • Sottoscrivo da “Ho letto” a “Giada De Blank” (o de Blanck, ma non mi sembra una per cui digitare una lettera in più).
    In effetti il centro del principio di eguaglianza, paradossalmente, è che nessuno è “la stessa cosa”.

cribbio
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