Le virgole, sono importanti.

Mi sono messo in testa, che le virgole veramente, sono importantissime. Cioè uno, non è che può metterle dove gli pare le virgole altrimenti, succede che chi legge quando, legge, fa una fatica secondo me quadrupla rispetto, a uno che legge qualcosa con le virgole, messe al punto giusto.

Una cosa, che ho notato per esempio, è che quando le virgole, sono messe a cazzo, di cane, la prima cosa che viene fuori leggendo il testo con le virgole, piazzate, a cazzo di cane è una musicalità come, dire, sbagliata, stonata, ecco mi pare proprio che sia, stonata, la parola giusta, non so se a voi fa lo stesso effetto, anche perché, diciamocelo, chiaramente non è che capiti tutti i giorni di leggere roba con le virgole a cazzo di cane per fortuna ormai la gente mediamente sa dove mettere le virgole e quindi le cose che si leggono dai giornali ai libri insomma le virgole ce le hanno eccome anche perché cristo di un dio chi mai si metterebbe lì a scrivere una cosa senza le virgole? Una cosa senza virgole diventa illeggibile dall’inizio alla fine che ne so mi viene in mente un amore senza baci ecco un testo senza le virgole questo è un amore senza i baci.

Quindi mi sa, che è vero, quello che ogni, tanto, dicevano a scuola i professori e cioè che le virgole, sono quelle cose che danno il tempo al testo che fanno capire, ai lettori dove è giusto rallentare e dove, no. I giornalisti gli scrittori chi scrive dovrebbe, avere maggiore tatto nell’adoperare virgole e affini perché, è proprio da ciò che passa la comprensione o meno, di un’opera.

E’ che, uno, poi tende ad abituarsi alle cose: è tutta una questione, di abitudine la vita. Perciò io me le aspetto le virgole, a un certo punto di un testo oppure, non me le aspetto che ne so, dopo i soggetti eccetera le sapete tutti queste cose com’è che funzionano però, quello che voglio dire è che, io abituato lettore ma anche abituato e basta perché uno secondo me non serve che sia un lettore abituato per capire di virgole pure quando parliamo ce le mettiamo le virgole anche se sembra di no e insomma io, abituato lettore o non lettore come vi pare, SO mi immagino, quel che sta per succedere leggendo vuoi, per istinto o vattelapesca, e allora pure, in presenza di un testo difficile aulico pure in quel caso lì io che, ormai ci ho fatta l’abitudine, saprò dove aspettarmi le virgole quindi se improvvisamente leggendo una cosa qualsiasi a maggior ragione se lunga o difficile o piena di incidentali o ipotetiche io mi dovessi trovare, le virgole tutte spostate da una parte ecco, che in quel caso io farei una fatica bestiale a leggere perché abituato come sono a trovarmi, le virgole al posto giusto sarei in difficoltà e io sto parlando proprio, di una difficoltà fisica, atroce, è questo lo scherzo che ti fa l’abitudine in tutte le cose mica solo, nella lettura e nelle virgole.

Leggere, una cosa, con le virgole tutte messe a casaccio è come trovarsi a scrivere, un sms, con il telefonino di un altro pure, se fosse lo stesso modello di telefonino ditemi voi se comunque non trovereste difficoltà a redarre il testo ecco, com’è che la penso io sulle virgole, al punto che uno dopo un po’ ne sente la mancanza, delle virgole, ci fate caso? La punteggiatura, mamma mia, dovrebbe essere alla base, di qualsiasi cosa scritta o addirittura pronunciata: le virgole, queste benedette virgole, io ne sento proprio la mancanza, ripeto, fisica, quando non me le mettono o le mettono a caso.

Non vi sembra che tiri tutta un’altra aria quando, puf, di punto in bianco uno si trova a riavere a che fare con le virgole messe al punto giusto? Certo che sì: la verità è che l’abitudine dovrebbe essere proibita e ve lo dice uno che si considera un grande abitudinario, seppure buon amante delle novità. C’è gente che rientra in casa e se per caso qualcuno, in sua assenza, ha spostato una pianta, quello magari perde l’appetito: conosco una tizia che è dovuta ricorrere allo psicologo per trovare la forza di cambiare montatura agli occhiali da vista.

Figuriamoci, con le virgole, a casaccio. Le virgole, sono importanti.



Basta un niente: ci vuole un attimo che, il senso, di una frase che si voleva dire viene detto tutto, in un altro modo.

Un’altra cosa che non sopporto sono le ripetizioni: ma non le ripetizioni dei termini, perché le ripetizioni dei termini, il ridondare, a me piace molto, anche. Un sacco di scrittori ne fanno sapientemente uso (Paolo Nori, per esempio) e la prosa che ne vien fuori è parecchio parecchio piacevole. Quelle che proprio non riesco a mandare giù sono le ripetizioni dei modi di dire, degli intercalare, che ne so, come se i romanzi che si vendono oggi, che ne so, non fossero già abbastanza lunghi e costosi, oppure, che ne so, pesanti, perché il peso conta oggigiorno: uno deve pure pensare che uno la macchina mica ce l’ha per forza, non è mica detto, uno può pure darsi che la macchina abbia scelto di non acquistarla perché preferisce prendere i mezzi, se uno ha la fortuna di vivere in una città dove i mezzi pubblici funzionano, in quel caso uno non è mica condannato a prendere la macchina, uno mica è detto che se la possa permettere la macchina, potrebbe non averci i soldi, ad esempio, mica è un’onta, e insomma, quello che volevo dire, a parte le virgole, è che un’altra cosa che mi infastidisce alquanto sono le ripetizioni dei modi di dire, degli intercalare, anche dei pronomi e delle congiunzioni e compagnia bella, a meno che non ti chiami J.D. Salinger, e ci mancherebbe.

Per non parlare della ridondanza delle similitudini! Come se uno non fosse già abbastanza stufo di fare le stesse cose tutto il giorno come un robot di Asimov, no, adesso dobbiamo pure metterci lì a leggere un libro in poltrona e trovarci di continuo similitudini a raffica come in una serigrafia di Andy Warhol. Si può sapere a che servono troppe similitudini? Io penso che se un’immagine letteraria è scritta come si deve, in linea teorica, il lettore ci dovrebbe già pensare da solo, non c’è bisogno di imboccarlo continuamente di similitudini come un neonato di pappa.

C’è un’ultima cosa che mi viene in mente che proprio non sopporto leggere quando leggo, ed è quel meccanismo per cui un autore che non sa che chiusa dare al proprio pezzo si mette lì a scrivere che non sa che chiusa dare al pezzo, come se questo esercizio banale di post-modernismo possa servire a salvare la cifra stilistica del tutto. Addirittura ci sono quelli che, nel dubbio, per giustificarsi, confondono ancora di più le carte e decidono di sollevarsi dall’impegno dando appuntamento ai propri lettori a una fantomatica prossima puntata, (che non ci sarà mai!) come a dire: sentite un po’, cari lettori, fino ad ora mi sono fatto un culo tanto per intrattenervi, adesso non mi rompete i coglioni che volete pure una chiusa soddisfacente. Facciamo che ne riparliamo e buonanotte al secchio.

(credo di aver dimenticato di dire che un elemento definitivo di non appetibilità di un testo è l’eccessiva lunghezza. Ma di questa discuteremo un’altra volta)

1 Response to “Le virgole, sono importanti.”


  • il mio professore di italiano e latino al liceo ci faceva in merito questo esemnpio auto-esplicativo:

    “San Francesco dormiva con una vecchia coperta di lana”
    “San Francesco dormiva con una vecchia, coperta di lana”

    evidentemente il senso della frase (oltre che la musicalità) va a farsi benedire 😉

cribbio
Comments are currently closed.

Buffet

Le migliori foto di LondraNote sparse su alcune cose curiose
trovate a Londra

Le migliori foto di Berlino Do not walk outside this area:
le foto di Berlino

Ciccsoft Resiste!Anche voi lo leggete:
guardate le vostre foto

Lost finale serie stagione 6Il vuoto dentro lontani dall'Isola:
Previously, on Lost

I migliori album degli anni ZeroL'inutile sondaggio:
i migliori album degli anni Zero

Camera Ciccsoft

Si comincia!

Spot

Vieni a ballare in Abruzzo

Fornace musicante

Cocapera: e sei protagonista

Dicono di noi

Più simpatico di uno scivolone della Regina Madre, più divertente di una rissa al pub. Thank you, Ciccsoft!
(The Times)

Una lieta sorpresa dal paese delle zanzare e della nebbia fitta. Con Ciccsoft L'Italia riacquista un posto di primo piano nell'Europa dei Grandi.
(Frankfurter Zeitung)

Il nuovo che avanza nel mondo dei blog, nonostante noi non ci abbiamo mai capito nulla.
(La Repubblica)

Quando li abbiamo visti davanti al nostro portone in Via Solferino, capimmo subito che sarebbero andati lontano. Poi infatti sono entrati.
(Il Corriere della Sera)

L'abbiam capito subito che di sport non capiscono una borsa, anzi un borsone. Meno male che non gli abbiamo aperto la porta!
(La Gazzetta dello Sport)

Vogliono fare giornalismo ma non sono minimamente all'altezza. Piuttosto che vadano a lavorare, ragazzetti pidocchiosi!
(Il Giornale)

Ci hanno riempito di tagliandi per vincere il concorso come Gruppo dell'anno. Ma chi si credono di essere?
(La Nuova Ferrara)

Giovani, belli e poveri. Cosa volere di più? Nell'Italia di Berlusconi un sito dinamico e irriverente si fa strada come può.
(Il Resto del Carlino)

Cagnazz è il Mickey Mouse dell'era moderna e le tavole dei Neuroni, arte pura.
Topolino)

Un sito dai mille risvolti, una miniera di informazioni, talvolta false, ma sicuramente ben raccontate.
(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
(Diario)

Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)

Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
da tanti ragazzi scavato
parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)