La Gazzetta della Vita

Esiste forse qualcosa di più inebriante e allo stesso tempo rassicurante del profumo della Gazzetta? Difficile trovare altrove la sintesi perfetta di tutto quanto ha bisogno un uomo: quelle pagine rosa sanno essere amante voluttuosa e madre premurosa, amica sincera e fidanzata scorbutica. Sinonimo di garanzia e perdite di tempo, la Gazzetta è probabilmente la Donna delle nostre vite di sportivi sedentari, un momento quasi istituzionale di letture inutili ma allo stesso tempo irrinunciabili. Con simili responsabilità sulle proprie ultracentenarie spalle, viene sempre guardata con sospetto ogni volta che si tenta di intaccarne il mito con cambi di direzione. La Gazzetta si distingue da un semplice quotidiano sportivo per diventare Mito proprio per la sua autorevolezza raggiunta nel corso degli anni, grazie allo stile e alla personalità che le sue valide penne hanno imposto nel tempo, e risulta pericoloso, se non addirittura oltraggioso il tentativo di modificare qualcosa che funziona, resiste. A chi verrebbe mai in mente di cambiare la formula della Coca-Cola? Ci siamo capiti.

Negli ultimi anni, ovvero in coincidenza con l’abbandono dell’ultimo direttore veramente "sportivo", il Candido Cannavò, la Gazzetta è stata affidata a direttori che con lo sport c’entravano zero. Da Di Rosa a Calabrese, il culmine lo si è raggiunto con l’attuale direttore Verdelli, proveniente (addirittura) da Vanity Fair. Chiaro l’intento: trasformare la Gazzetta da giornale per leggere i voti del fantacalcio il lunedì mattina o coprire il petto dei ciclisti lungo le discese del Giro d’Italia, a giornale "popolare" per eccellenza, per vendere più copie possibili. I puristi hanno storto il naso di fronte agli inutili articoli sulle fidanzate dei calciatori o sulle due pagine piene di brevi da fondino blu di Repubblica.it, che forse aprivano gli orizzonti al lettore ma indubbiamente sottraevano spazio agli altri sport, ad altre analisi, a storie sportivamente più interessanti. Ma un giornale non fa beneficenza, deve vendere, e dunque Verdelli ha osato laddove i precedessori si erano fermati: ha preso la Gazzetta e l’ha rivoltata come un calzino, cambiandone clamorosamente il formato.
Oggi nelle edicole troviamo sempre la Rosea, ma in un’edizione smaccatamente tabloid: dalle dimensioni stile giornali scandalistici inglesi, ai titoloni sparati per qualsiasi notizia, alle pagine interamente a colori ricche di foto (e pubblicità). L’effetto, quando mi sono ritrovato tra le mani il primo numero Post Rivoluzione, è stato quello di vedere la propria madre in minigonna e reggicalze, più o meno. Mi è venuto da chiedermi se era veramente "necessario" questo cambio radicale, se fossi io ad essere un’inguaribile affezionato allo scomodo formato lenzuolo o se effettivamente si stava sputtanando definitivamente un’istituzione. Da leggere è sicuramente più facile, così mini e così infilabile ovunque, e la grafica risulta gradevole alla vista, ma l’aspetto che più mi lascia perplesso è l’ammissione stessa del Blasfemo Verdelli. Nell’editoriale d’esordio della nuova veste, registrava il passaggio di ruolo della Gazzetta, che da "mezzofondista" si apprestava a diventare "velocista". Posso confermare, dopo una settimana di letture, che l’obiettivo è mantenuto: in un formato più piccolo gli articoli sono diventati semplicemente più corti, quelli più inutili sono stati eliminati, lo spazio per gli altri sport condensato, gli articoli solitamente più lunghi ora vengono sostituiti da sintetici riassunti. Come dire: l’approfondimento e la dovizia di analisi non ce lo possiamo più permettere. La Gazzetta sembra essere diventata niente di più che un autorevole Controcampo (autorevole grazie a quello che è rimasto immutato, ovvero la Storia e i Giornalisti), e nonostante frasi da imbonitori e lodevoli intenzioni di rinnovamento, tenta di stare dietro a internet gareggiando sullo stesso campo: la velocità, l’immediatezza. Velocisti, e pure illusi.

2 Responses to “La Gazzetta della Vita”


  • Certo che è uno schifo, ma prima di tradirla per il Corriere dello Sport…..
    Ci vuole una raccolta firme!

  • Già tradita. Ormai da un paio d’anni la Gazzetta era già diventata ridicola. Basta, ‘sti bastardi devono capire che le cose belle non si toccano. Oltretutto Verdelli ha una competenza di sport pari a zero. I vertici RCS hanno fatto un buon lavoro…:-(

cribbio
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Buffet

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(La Repubblica)

Quando li abbiamo visti davanti al nostro portone in Via Solferino, capimmo subito che sarebbero andati lontano. Poi infatti sono entrati.
(Il Corriere della Sera)

L'abbiam capito subito che di sport non capiscono una borsa, anzi un borsone. Meno male che non gli abbiamo aperto la porta!
(La Gazzetta dello Sport)

Vogliono fare giornalismo ma non sono minimamente all'altezza. Piuttosto che vadano a lavorare, ragazzetti pidocchiosi!
(Il Giornale)

Ci hanno riempito di tagliandi per vincere il concorso come Gruppo dell'anno. Ma chi si credono di essere?
(La Nuova Ferrara)

Giovani, belli e poveri. Cosa volere di più? Nell'Italia di Berlusconi un sito dinamico e irriverente si fa strada come può.
(Il Resto del Carlino)

Cagnazz è il Mickey Mouse dell'era moderna e le tavole dei Neuroni, arte pura.
Topolino)

Un sito dai mille risvolti, una miniera di informazioni, talvolta false, ma sicuramente ben raccontate.
(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
(Diario)

Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)

Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
da tanti ragazzi scavato
parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)