Il non più giovane Holden.

[Dedicato agli incompresi.
Ai giovani che sono diventati vecchi
tra ipocrisia, false ideologie, politica e retorica.
Dedicato a chi si consuma dentro a un bar.]

Il non più giovane Holden sta ritto sotto la pensilina della fermata dell’autobus: ha i capelli lunghi e lisci e baffi da spagnolo. Le ragazze si girano a guardarlo perché sembra Johnny Depp. Il non più giovane Holden tira su col naso e si strofina le narici con l’indice e il pollice: assomiglia a Johnny Depp ma perfino lui ha capito che i baffi da spagnolo, che i capelli lisci e compagnia bella non gli salveranno la vita; perfino lui, che non sa niente del mondo perché non gli vuole fare questo favore, ha capito che Johnny Depp senza Tim Burton oggi farebbe il commesso della Feltrinelli a Largo Argentina. Lui no, lui assomiglia a Johnny Depp, lui non è Johnny Depp: lui non ha bisogno di Tim Burton per essere qualcuno. Lui non ha bisogno di essere qualcuno. Lui non è nessuno. Non gli serve una benda da pirata sull’occhio: lui lavora da Vobis a Piazza Mancini, assembla i computer e consiglia schede grafiche ai ciccioni brufolosi che vogliono giocare a Warcraft come dio comanda. E sniffa cocaina.

La cocaina la prende a Via dei Volsci il mercoledì sera, il giorno in cui i cinema sono pieni: lui spende così i suoi soldi, lui non ne vuole sapere. Lui i soldi che non butta in benzina li investe in cocaina a Via dei Volsci. Il non più giovane Holden sniffa, assomiglia a Johnny Depp, tutte le ragazze si voltano a guardarlo: una volta gli è andata male ed è stato ricoverato per quattro settimane. Da allora non ha mai più cambiato angolo. Il non più giovane Holden ce l’ha con le autorità perché proibiscono tutto alla povera gente: il non più giovane Holden, che assomiglia a Johnny Depp e sniffa cocaina, sostiene che la liberalizzazione totale delle droghe, leggere e pesanti, converrebbe soprattutto allo Stato che otterrebbe in questo modo una schiera di elettori rincoglioniti e contenti che non avrebbe più tempo e cervello per considerare l’operato dei politici. Perciò si droga. Il non più giovane Holden. Per non pensare. Per non considerare. La cocaina un po’ se la fuma un po’ se la sniffa. Sul lavoro, da Vobis, a Piazza Mancini, i ciccioni che vogliono giocare a Warcraft non si accorgono di niente e tornano soddisfatti a smanettare sulla loro droga al silicio: lo stipendio gli arriva puntuale ogni mese. Dentro una busta gialla. In contanti. In nero.

Alle otto di sera il non più giovane Holden torna a casa. Dai genitori. Perché una casa in affitto costa troppo. Torna a casa dai genitori a via della Balduina e cena in silenzio senza appetito. In bagno gli scende il sangue dal naso e lui rovescia la testa all’indietro come per una risata esplosiva, solo che non c’è niente da ridere: quando torna a guardare il proprio riflesso nello specchio gli sembra che quello non l’abbia seguito nel movimento ma sia rimasto a giudicarlo con severità. "Che vuoi?", gli dice il non più giovane Holden. Al rilfesso. "Che vuoi? Ci tieni o no ad assomigliare a Johnny Depp?".

Il non più giovane Holden è bello, ha i baffi da spagnolo, assomiglia a un attore famoso di Hollywood. Sul 2 tutti lo guardano, anche gli uomini: gli uomini, soprattutto, sono affascinati da ciò che piace alle donne. Sono affascinati e disgustati e per tutta la corsa del tram cercano un solo motivo per non desiderare di essere come lui. La maggior parte di loro si convince che uno che assomiglia a Johnny Depp non può essere anche intelligente e che l’intelligenza, al giorno d’oggi, è qualcosa che non puoi barattare con la bellezza. Così si regalano la loro concessione quotidiana: chi non si droga deve trovare un altro modo per arrivare alla sera senza impazzire.



Il non più giovane Holden prende il 2, prende gli autobus, tira su col naso tutto l’anno. Il non più giovane Holden non può guidare perché la patente gliel’hanno ritirata: ha messo sotto un passeggino che era stato spinto nonostante il rosso pedonale. Il passeggino è sfuggito dalle mani della mamma e ha fatto un volo esagerato finendo nel Tevere. Il non più giovane Holden è uscito dalla macchina e si è piegato sulle ginocchia sulle strisce pedonali: il non più giovane Holden, allora, portava i capelli legati con un elastico rosso. Il cofano della sua Audi era accartocciato e il tratto di asfalto di Lungotevere, tra lo Stadio Olimpico e il Ponte Duca d’Aosta, bagnato e scivoloso e sembrava assorbire i suoni del mondo, tutti i suoni tranne uno, il pianto del bambino in braccio al padre. Il padre del bambino. Aveva gli occhi talmente spalancati, l’uomo, che un altro po’ e i bulbi gli sarebbero colati sulle guance. Allora gli avevano tolto la patente, gli avevano fatto le analisi del sangue ed era risultato pulito, pulitissimo, solo che la presenza in macchina di tre bottiglie di Moretti vuote risalenti forse all’estate precedente avevano fatto eccitare i titolisti della cronaca locale: le diciture "alcolizzato" e "ubriaco" avevano fatto piangere sua mamma. Il tg regionale, inquadrando il piccolo adesivo "S.S. Lazio" sul parafango della sua auto, aveva intervistato un esperto sociologo in merito al fenomeno degli "Ultras": la vicinanza allo stadio, secondo il luminare, era stato l’elemento che aveva "suggerito all’Ultras il delirio di onnipotenza". Il processo è ancora in corso e il bambino adesso ha quattro anni e va pazzo per i gianduiotti e Bart Simpson.

Il non più giovane Holden lavora da Vobis senza contratto, guadagna in nero e aiuta i ciccioni ad aggiornare il computer al massimo livello possibile. Non ha mai messo piede in uno stadio di calcio. Coi genitori non parla più da quando quella carrozzina vuota è volata nel Tevere davanti allo stadio Olimpico: non è mai riuscito a convincerli che non era ubriaco. Se i giornali lo hanno scritto, se la Tv l’ha detto, sono convinti loro, allora deve essere vero.

Il non più giovane Holden abbassa tutti e due i finestrini. Guidare gli mancava e anche la Salaria. Il palazzone di Sky gli sfila via sulla sinistra, mette la freccia, scala di marcia: non s’è dimenticato come si fa. D’agosto è più facile farla franca: meno controlli, meno gente. Usa sempre lo stesso metodo: appena ne trova una che gli piace, si ferma e domanda il prezzo. Poi si fa un altro giro per rifletterci su e se quando torna sul posto lei è ancora lì allora la fa salire. Si chiama Merlin, che nome del cazzo, è rumena e ha 24 anni: con 30 euro te la scopi in macchina. Sa perfettamente dove andare e infatti ci va: durante il breve tragitto lei cambia le frequenze alla radio e dice banalità sul caldo. Canticchia una canzone di Jovanotti: il non più giovane Holden la guarda mentre non se ne accorge. A macchina ferma non perde tempo: per lei è solo lavoro. Sul pianale dietro al volante sistema una confezione di kleenex umidificati, un pacchetto di fazzolettini normali, da naso. Poi tira indietro il proprio sedile senza domandare come deve fare, si infila in bocca una gomma americana, si sfila le mutandine e scarta il preservativo. Il non più giovane Holden le dice che anche lui ha qualcosa da scartare e lei sorride, perché il cliente ha sempre ragione, solo che non ha capito e quando lui tira fuori una bustina di carta stagnola con dentro polvere bianca, invece che il cazzo, Merlin si tira indietro sul sedile come se avesse visto spuntare un fucile, e dice no no no, quella roba no io, no. Il non più giovane Holden insiste, col sorriso sulle labbra da Johnny Depp, tira fuori dal vano portaoggetti la confezione di un cd e la usa come pianale di lavoro. Merlin insiste: lei non lavora così, non le piace. Ma come, dice il non più giovane Holden, canticchi Jovanotti e poi ti indigni per un po’ di coca? E intanto continua a preparare, come se la troia non esistesse nemmeno, come se il suo dissenso fosse sperma già colato dentro un preservativo. Ma la troia esiste eccome e forse fa la cosa sbagliata, perché rimette dentro la borsetta i ferri del mestiere e allora il non più giovane Holden la prende per un polso e si gira tutto verso di lei, però stando accorto a non disperdere la polverina in giro. L’ha già fatto, sa come si fa. Le dice di guardarlo in faccia, le dice, guardami in faccia, guardami in faccia. Però intanto stringe più forte e le ossa sottili del polso scricchiolano come fieno bagnato. A me non mi piacciono quelle come te, però mio padre dice che mi devono piacere per forza perché lui ha faticato una vita intera, così mi dice, si è fatto il culo per cinquant’anni e allora a suo figlio, cascasse il mondo, gli devono piacere le donne, hai capito come mi dice mio padre? Non ne vuole sapere mica di quello che voglio io. Così digrigna il non più giovane Holden, prima di zittirsi del tutto. Quando le lascia il polso, due cose rimangono dentro l’abitacolo: i segni bianchi sulla sua pelle che si asciugano mano mano che il sangue ritorna a scorrere e gli occhi spalancati dal panico. Sono gli occhi circondati di rimmel di una puttana che è abituata ad essere picchiata e lasciata livida in un angolo e sa riconoscere gli istanti che precedono le botte. Il non più giovane Holden deglutisce e dice qualche altra cosa a voce troppo bassa. Merlin non ha reazioni: guarda e aspetta il momento di saltare fuori. E’ abituata a farlo: rotolare ai lati della Salaria. Il non più giovane Holden si tira indietro i capelli dalla fronte e si china sulla confezione del cd per aspirare la polvere bianca. Mentre aspetta con gli occhi chiusi sente un rumore secco e poi tanti piccoli rumori che spariscono in lontananza: adesso è solo in macchina. Al centro del sedile del passeggero c’è un preservativo ancora arrotolato e una borsetta da donna. Cerca di ricordare. Prende la borsetta che non contiene niente a parte altri preservativi, un pacchetto di sigarette, due accendini e un calendario, la annusa, tirando su col naso a fondo per la seconda volta in pochi secondi, e poi si masturba spargendo il suo seme dentro la borsetta di pelle finta. Quando torna sul posto dove ha caricato Merlin, lei non c’è più: al suo posto ci sono altre tre o quattro ragazze che lo guardano in cagnesco e quando fa per rallentare gli lanciano addosso dei piccoli sassi. Non vogliono ferire, non vogliono offendere, non vogliono mettersi nei guai: vogliono solo lasciare intendere che sanno. E che non permetteranno.

Lo capisce Anche lui fa così col padre. Gli lascia intendere che sa, conosce la sua rabbia. Gli fa capire che non lo perdonerà. Il non più giovane Holden assomiglia a Johnny Depp, gli piace tirare di cocaina, prova a farsi piacere le donne a forza di scoparsi puttane. Il non più giovane Holden lavora da Vobis a Piazza Mancini e il sabato pomeriggio, quando ritorna a casa un po’ prima del solito, non trova nessuno ad aspettarlo perché entrambi i genitori sono a Messa. La Santa Messa. Vanno a messa il sabato sera e poi la domenica mattina: il padre si prende la Comunione tutte le volte e quando torna al posto masticando piano domanda le sue preghiere al Padreterno. Il non più giovane Holden sta sulla Salaria, sta cercando Merlin, le vuole parlare, le vuole far capire. Merlin è sparita, Merlin adesso ha paura. Il non più giovane Holden vorrebbe tirarsi su la camicia e farle vedere la cicatrice longitudinale che si porta sul fianco destro: il ricordino di papà. Papà è frustrato, papà prega il Padreterno, gli dice: Dio onnipotente fai che mio figlio porti una donna a casa, soltanto una volta, ma il Padreterno non lo ascolta, allora papà aspetta che il figliolo vada a farsi la doccia e mentre è nudo e indifeso lo immobilizza sotto il getto d’acqua calda e lo minaccia con il coltello per tagliare il pane. Il non più giovane Holden si porta il ricordino di papà tutti i giorni dietro e anche papà se lo porta dietro tutti i giorni, a messa, sull’inginocchiatoio, nel confessionale. Il non più giovane Holden è bello, le ragazze lo guardano. Lavora da Vobis a Piazza Mancini e gli hanno ritirato la patente perché hanno deciso che è un Ultras: cena sempre coi genitori a casa, perché al padre dà fastidio e a lui piace che suo padre provi fastidio. Suo padre se lo merita di mangiare insieme a lui. La Salaria gli mancava. Gli mancava il vento in faccia. Il non più giovane Holden passa di nuovo vicino al palazzone di Sky, scala di marcia, mette le freccia. Merlin non c’è più: sarà andata a casa, sarà andata a farsi una doccia. Sarà andata a farsi colare di dosso tutti gli altri uomini che le hanno ansimato sopra. Prima di girare per la tangenziale Est guarda un’ultima volta nello specchietto e le vede ancora lì, in fila, tutte ad aspettare il prossimo clistere di carne che le nutrirà trenta euro alla volta: chissà, il non più giovane Holden si chiede, dov’è che vanno le puttane quando la Salaria è ghiacciata.

[Liberamente ispirato da questo fatto di cronaca realmente avvenuto]

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cribbio
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(Elaborare)

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