Circa tre anni fa ho avuto un incidente in macchina. Niente di che, un banale tamponamento dovuto alla pioggia e forse in parte ad una strana sensazione avuta circa un paio di minuti prima che con quella pioggia avrei rischiato grosso con le mie gomme liscie. Non potevo credere fosse successo davvero quello che un attimo prima avevo pensato.
Stamattina esco dalla stazione di Venezia sotto la pioggia diretto alla fermata del vaporetto. Ho finito il carnet da 10 sulla tesserina magnetica da poco in uso su tutte le linee. Mi metto in coda al baracchino per ricaricarla, con i miei 10 euro già in tasca pronti. Diluvia proprio tanto e non ho l’ombrello, la coda è lunga e mi bagnerei come un pulcino così decido di saltare su al primo vaporetto che arriva, senza strisciare la card (funziona come gli skipass suppergiù) nel lettore, memore di quell’impiastro della mia ragazza (che oggi si merita del tutto l’appellativo) che sostiene, visto da quanto poco tempo è in funzione il sistema elettronico, che non riusciranno mai a controllare a bordo se davvero c’è un abbonamento o un carnet su quella card e che chiedono sempre e soltanto di esibirla. La fa facile lei, è sempre la più furba e in giro son tutti tonti.
Io la esibisco salendo a bordo, ma sarà il cielo nero, sarà un groppo in gola che mi stringe quando faccio qualcosa che non devo, o di illegale, sarà pure il suono del motore che questa mattina era davvero sinistro e sembrava un lungo lamento come un sottofondo di un film di Hitchcock ma il presagio che qualcosa non sarebbe andato bene ce l’avevo eccome. Stavolta non l’avrei fatta franca, ne ero sicuro.
Infatti, per la prima volta in due anni e rotti che giro per la laguna (con o senza biglietto a seconda dei casi) sale il controllore e ha con se la fottuta macchinetta-che-non-esiste. Divento pallido, iniziano a tremarmi le gambe, impreco contro l’impiastro e spero nel miracolo che non accade. Arriva una fermata, faccio goffamente per scendere ma incappo nell’ovvio controllore che prima di farmi smontare vuole verificare la mia card. La avvicina al palmare e compare la scritta "BIGLIETTI RIMASTI: VUOTO". Mi stupisco, traccheggio (ma che strano, mi pareva ne rimanesse uno, pioveva, avevo fretta, c’è da poco non la so usare, eccetera). E’ inutile: non ho le tette e non parlo nemmeno veneziano, non ho scampo.
A quel punto devo scendere, firmare una contravvenzione, dare le generalità e farmi sotto il diluvio universale il tragitto rimanente verso l’ufficio dove bagnato come un pulcino scrivo queste righe senza che tutto questo abbia la benchè minima utilità a farmi togliere 40 euro di multa. Se giugno si era chiuso male, luglio sembra volerlo superare. E da oggi piove pure.
Anche voi lo leggete:
Il vuoto dentro lontani dall'Isola:
L'inutile sondaggio:







E in tutto questo la domanda fondamentale è: ti sei trasferito a Venezia, che c’hai l’ufficio lì?
Nope. Abbiam aperto uno studio a Venezia, ma faccio su e giu con il treno everyday
ghghgh, io ci provo a farlo traslare…se si traslasse si farebbe furbo e non monterebbe senza biglietto il primo Luglio.
ghghgh, io ci provo a farlo traslare…se si traslasse si farebbe furbo e non monterebbe senza biglietto il primo Luglio.
Pare abbia scelto il giorno più infelice: primo del mese, con pioggia e primo giorno di non so cosa della nuova carta elettronica. In pratica era impossibile non incappare in controlli oggi. Insomma sono un coglione, ma non è che avessi dubbi in proposito… la lista delle boiate che ho fatto si allunga solo di una riga.
e in tutto questo, meglio una contravvenzione di un incidente in macchina
che sfiga, comunque…
già… che sfiga…
L’errore mi pare quello di traslarsi verso Venezia invece di tendere a far traslare nella ridente e splendida Ferrara…
A ferrara il sole l’han rubato
se è per questo, si tratta di un furto venuto neppure troppo bene