Monthly Archive for September, 2008

Come la Corazzata Potemkin.

… E adesso cosa diranno quelli che lo pensavano intelligente, brillante, uno tra i pochi, i pochissimi, lassù tra gli scranni del Parlamento, un paladino, una risorsa autentica di originalità, diversità, uno con delle cose da dire, “uno che ha letto tanti libri in vita sua, e si vede“, uno che la lingua italiana la sa trattare, un’opportunità per i “diversi”, ma anche per gli altri, cosa diranno, tutti quelli che ci avevano creduto, adesso che Vladimiro Guadagno, conosciuto nei locali di un certo tipo, e al Maurizio Costanzo Show, con il nomignolo d’arte di “Vladimir Luxuria”, è partito per l’Isola dei Famosi?

Diranno qualcosa? Declameranno il loro stupore in conferenze stampa convocate per l’occasione? La loro resa? Si diranno pentiti? Ammetteranno di averci visto doppio? Non so se esiste, in natura, un sistema più infallibile per dimostrarsi dei perfetti imbecilli quanto il partecipare a un reality show bolso e vetusto come l’Isola dei Famosi. (forse sì: partecipare a un ALTRO reality show bolso e vetusto) Non è questione di razzismo antropologico o di snobismo: chi partecipa all’Isola dei Famosi è un cretino. Lo fa consapevolmente. Io m’immagino che nel contratto che firmano questi signori (a proposito, ricordiamoli: l’allenatore Antonio Cabrini, Giucas Casella, Massimo Ciavarro, l’ex tronista Giuseppe Lago, il nuotatore Leonardo Tumiotto, la giornalista Michi Gioia, l’ex velina Veridiana Mallmann e le showgirl Belen Rodriguez, Flavia Vento e anche Valeria Marini) ci sia scritto, a un certo punto, forse in piccolo: “Firmando accetterete di far parte della schiera dei cretini”. (o del GIRONE dei cretini, che dir si voglia) Una persona qualunque che partecipi a un reality show perde automaticamente qualsiasi diritto di credibilità: figuriamoci un parlamentare. Cosa diranno, adesso, tutti quelli che avevano visto in lui, in Vladimiro, una risorsa, un passo avanti, o che cosa dirà lui, Vladimiro, a quelli che avevano creduto in lui, adesso che consapevolmente se ne sta lì a mostrare le tette di silicone in giro, a scorreggiare in prime time, a ruttare chele di granchio, ad esibirsi in prove di abilità dove il migliore del gruppo deve camminare sui carboni ardenti insieme a Giucas Casella e, per premio, può ricevere la possibilità di divorarsi un Big Mac in massimo trenta secondi? Dirà che lo fa per tutti quelli come lui? Che lo fa per l’Italia? Dirà che lo fa per i diversi, gli emarginati, i freaks, gli uomini e le donne, i vilipesi, gli ingannati, i fuoriforma, i Platinette di questo mondo? Perché è questo che ha detto, alla vigilia. Fossi in loro, nei diversi, negli emarginati, nei freaks, negli uomini e nelle donne, nei vilipesi, negli ingannati, nei fuoriforma e nei Platinette di questo mondo, davanti a una minaccia del genere, insorgerei in piazza per prendere le distanze, salirei sul palco, affitterei una mongolfiera. Eccola qua l’opportunità NUOVA della politica italiana: eccola qua. Un tizio che prende e va a fare un reality show di infima qualità morale vestito da donna. Ecco fatto. Ecco cos’ha partorito il ventre italiano. E la gente si straccia le vesti davanti a questa cosa qui: dice che è meraviglioso che possa esserci una roba del genere. Facendo del razzismo endogeno spaventoso. Come quei cretini che si indignano quando uno dice “negro”, ignorando che sono loro stessi, i negri, a chiamarsi “negri” tutte le volte che devono. O gli audiolesi. Audiolesi. I diversamente abili. Potessi, ne avessi il potere, bandirei una legge: ogni volta che qualcuno dice “diversamente abile”, o “di colore”, deve essere preso e portato in una salina. Fine del discorso. Perciò un parlamentare italiano (o un ex parlamentare italiano, che dir si voglia) che va a fare un reality show vestito da donna su un’isola piena di derelitti e cacche di gabbiani, non è bello, non è nuovo, non è affascinante, non è risolutore, non è lo specchio di un paese che sta imparando a cambiare. Questo lo pensano tutti quelli che, per quanta fatica facciano, non riescono proprio a levarsi dalla testa il pensiero che Vladimiro Guadagno sia un uomo travestito da donna. A me, invece, che non frega una cippa, perché DAVVERO credo che ciascuno sia libero di fare quello che vuole, a me che non ho nulla di nulla contro i diversi, gli emarginati, i freaks, gli uomini e le donne, i vilipesi, gli ingannati, i fuoriforma, i Platinette di questo mondo, che vedo la situazione per com’è realmente, e non attraverso quella stolta lente di rimpicciolimento che è l’IPOCRISIA, a me tutta questa cosa non sembra altro che una gigantesca, enorme, sesquipedale, megagalattica, cagata pazzesca. (e manco gratis: per la precisione 106 euro da pagare entro il 31 gennaio)

Dig Out My Beatles

Sto ascoltando per la prima volta l’ultimo album degli Oasis, Dig Out My Soul. Al termine della traccia numero 3, questi drogati falliti mi citano Dear Prudence, e sentire le note dei Beatles dentro l’ultimo degli Oasis, nel 2008, è qualcosa di così paraculo e doveroso (?) che riesce ancora a farmi bagn… intenerire.
O – A – SIS / O – A – SIS
Ascolta: OasisThe Shock Of The Lightning
(forse segue partigianissima recensione)

Una pistola più pistola delle altre

Ho visto la vignetta di Mauro Biani incriminata dai parrucconi della politica italiana. Non mi ha fatto ridere, e sul momento non ho nemmeno bene afferrato il senso. L’ho capita solo quando ho notato il polverone che aveva sollevato.
Fa molta differenza in Italia chi punta la pistola, e contro chi è puntata. Soprattutto, perchè la si punta.

Ed è ancora Biani a dirimere la questione con questa vignetta illuminante.
Tira proprio una brutta aria, Mauro.

Ciccsoft 3.0 – Rassegna stampa

Gli immancabili comunicati stampa e il passaggio in radio su Rete Alfa sempre gradito, nonostante l’audio pessimo del mio cellulare… 🙂

Estense.com: http://www.estense.com/?module=displaystory&story_id=41817&format=html

Rete Alfa: Alfa Today, con Nicola Franceschini (clicca sul player per ascoltare)


Nomen Omen

Oh tu, tu che sei responsabile dei contenuti di una iniziativa video pro-raccolta fondi per i malati di AIDS, non puoi chiamarti GIOIA PISTOLA!

(il primo che dice cinica! lava i piedi a Calderoli)

L’eterna lotta tra lo Zio e gli antiossidanti

Tu, che dalle nove alle otto di sera stai piantato li, nel ristretto spazio tra l’accesso dal tappeto mobile e quello dall’ascensore del centro commerciale così che nessuno abbia scampo, che punti il malcapitato di turno quando è ancora lontano e parti con discrezione andandogli incontro. Tu, che ti avvicini lunedì e mi chiedi sussurrando se voglio un invito per una visita gratuita e ti senti rifiutare garbatamente e se non vuoi fare figuracce dovrai anche memorizzare le persone cui lo chiedi onde evitare di chiederglielo nuovamente. Tu, che mercoledì sono tornato per fare la spesa ed ero vestito con gli stessi jeans, la stessa felpa e persino le stesse scarpe e ti sei fatto sotto per chiedermi ancora se volessi qualcosa che non ho ascoltato perchè ti ho mandato (mentalmente) affanculo tirando dritto già sapendo che volevi offrimi la solita visita gratuita.

Ecco posto che alle cose ereditarie non c’è grosso rimedio e che comunque sono contento così come natura mi ha creato, tu, piazzista di Cesare Ragazzi, quand’è esattamente che ti levi dalle palle e mi lascerai andare all’Ipercoop in santa pace?

Facce.

Il cubo di Rubik si scrive col kappa finale, non con la q. Io pensavo con la q. Tipo Iraq. Tipo. Tipo. Non mi viene in mente altro. Cubo di Rubik si scrive col kappa finale. O con LA kappa finale. La lettera kappa. Mi sa che è femminile. Rubik come Bostik. La colla Bostik. Femminile pure questa. Comunque il cubo di Rubik a me m’ha sempre sconfitto in partenza. Non ci ho mai saputo fare. Niente, è più forte di me.

Me li vedo quei video su Youtube, in cui ci sono certi ragazzini campioni del mondo che lo risolvono in quattro e quattr’otto, il cubo. E quando dico quattro e quattr’otto intendo proprio quattro e quattr’otto: roba di otto secondi, massimo dieci. Si mettono lì, davanti a un giudice e un pubblico, con un cubo di Rubik tutto scombinato e, tac, in un attimo lo rimettono sul tavolo bello che completato. Il cubo di Rubik. Tutte le facce di un colore. Una magia. Visto così sembra un gioco da ragazzi. Una sciocchezza. Poi ti ci metti e niente da fare. A meno che non sia un matematico, un fisico, una di quelle cose lì, o uno di quei cinesi schizzati del cazzo che fanno tutte le cose velocissime che non fai neanche in tempo a seguirle con gli occhi. Se c’è una cosa che mi ha sempre fatto capire quello che sarei stato e quello che non sarei stato, questa cosa è il cubo di Rubik. Il cubo di Rubik mi ha sempre suggerito l’idea di quello che non sarei mai stato in vita: io, cari miei, mamma, papà, amici, vattelapesca, non sarò MAI uno che risolverà il cubo di Rubik. Potrete darmi una settimana, o un anno, potrete alimentarmi con un tubicino, tagliarmi i capelli, le unghie con un laser, mettermi e togliermi una padella, lavarmi, tutto quello che volete, potrete lasciarmi dieci anni con un cubo di Rubik in mano, ebbene siate pur certi che non ne verrò a capo. Il genere umano è composto di due tipi di persone: quelle che sanno risolvere un cubo di Rubik e quelle che sanno a malapena scriverlo correttamente. Mi ricordo che una volta ci andai vicino. Molto vicino. Nel senso che riuscii a completare un solo lato. Un lato di quel cazzo di cubo che avevo per le mani divenne di un bel colore bianco. Tutto quanto. Tutti quegli stupidi cubettini. Tutti bianchi. Al che mi venne un colpo. Mi guardai quel meraviglioso lato nel palmo della mano e mi dissi: opporcatroia, ce l’ho fatta. Capite? Io pensai di averlo finito, il cubo di Rubik. Mica mi passò per la testa che ce n’erano altri, di lati. Scemo come sono credetti che se un lato era completato, anche tutti gli altri dovevano esserlo. Come una proprietà transitiva o che ne so io. Quando rovesciai il cubo, già pensando al discorso di ringraziamento da fare in salotto, e vidi un’orgia di cubetti impazziti, tutti di un colore diverso, quasi caddi morto. Era stato inutile. Tutto inutile. La perversione del cubo di Rubik questo pretendeva: che completato perfettamente un lato, quello stesso lato avrebbe dovuto essere scomposto per dar modo agli altri di uniformarsi. Una follia per uno come me. Che il cubo di Rubik credeva si scrivesse con la q finale. Non che non ci abbia provato. Ma dopo due tentativi riuscii solo nell’impresa di confondere anche l’unico lato uniformato, quello bianco, e di non riuscire più a tornare indietro.

Da allora non credo di aver mai ripreso in mano un cubo di Rubik, però mi torna in mente spesso, il cubo, ogni volta che mi metto e cerco di venire a capo di qualche questione della vita. Non è che uno vuole per forza fare dei paragoni. Però certo è che mi sembra che la vita sia proprio un gigantesco, colossale cubo di Rubik. Un oggetto che non solo non riesci mai a capire bene come si scriva, ma anche un ghirigoro pazzesco che ogni volta che ti sembra d’aver risolto, invece non lo è. Cioè sì. Lo è da un lato. Lo guardi e ti sembra d’aver vinto. Eureka e tutte quelle cose che si dicono. Invece è un casino. E’ tutto un casino. Devi essere un matematico. O uno di quei cinesi stupidi. Il dramma è che nella vita, la maggior parte di noi non è quasi mai né un matematico né un cinese stupido. E allora va a finire che si perde la testa. Guardi le cose sfilarti davanti e non sai che pesci pigliare. Non è mica facile. Non sempre si è abbastanza ubriachi per lasciar correre. Alle volte uno è sobrio. E allora è proprio una brutta sensazione capovolgere il cubo e scoprire che quel lato perfettamente bianco era soltanto una faccia della medaglia. Non è facile da spiegare: a me hanno impiegato dieci minuti solo per far capire che un cubo non ha lati, ma facce, appunto. E che non ne ha quattro, né dodici, ma sei. Figuriamoci il resto. La vita è fatta così: ha lati. Che poi non sono lati ma facce. E se uno non se ne intende abbastanza, a malapena può dire quanti siano, questi lati. Cioè, facce. E’ come guardare andare via la donna dei tuoi sogni, dopo che ci hai passato una serata intera insieme, senza aver trovato mai il coraggio di dirle la frase giusta. E’ così ogni tanto, la vita. Quando scopri che ci sono ancora cinque facce su sei da mettere a posto. Lo stesso senso di spietata rassegnazione. Da una parte pensi che ce la farai, che avrai un’altra occasione, dall’altra ti metti a pensare a tutta la fatica sprecata. Il cubo di Rubik è come la vita. Più ci rifletto e più me ne convinco: è irrisolvibile per la maggior parte di noi, eppure tutti ce lo abbiamo avuto per le mani almeno una volta. E pure quelli che lo hanno finalmente risolto, i geni, gli scienziati, o i cinesi del cazzo, alla fine non hanno trovato niente di meglio da fare che metterlo sulla mensola del camino e dimenticarselo.

Ciccsoft resiste!

Cinque anni e non sentirli affatto. Cinque anni che nella vita di un gruppo di persone sono un tempo lunghissimo, eterno, durante il quale si scrivono, si leggono e si vivono talmente tante cose da perderne la memoria con il passare del tempo. Per questo abbiamo aperto questo blog esattamente un lustro fa, il 21 settembre 2003. Per fissare dei paletti, per appuntarci cosa stavamo facendo in quel momento, cosa pensavamo riguardo quell’avvenimento, come abbiamo reagito davanti alla Storia, davanti all’Amore, alle delusioni e per metterlo una volta per tutte nero su bianco in modo da averlo sempre a portata di mano (nella nostra epoca ciò avviene in maniera telematica con minore poesia ma tant’è). Per non dimenticare, insomma. Soprattutto ci siamo e vi abbiamo fatto compagnia giorno dopo giorno offrendovi una pagina dove trascorrere qualche minuto pensando o cazzeggiando insieme a noi con una continuità che non pensavamo di poter offrire, e che rappresenta a tutt’oggi per entrambi i due tenutari qui, la cosa più longeva e duratura in cui si siano mai impegnati.
A tutti i lettori di questi primi 5 anni, a tutti i commentatori, agli autori, ai visitatori di passaggio, ai lurker che leggono in silenzio, ai rompiballe, ai troll, agli spammer e ai semplici simpatizzanti, il nostro G R A Z I E di cuore per tutte le emozioni in equilibrio su quella follia che è la nostra e la vostra vita.

Oggi Ciccsoft compie 5 anni e per l’occasione si rifà il look. Quindi bando alle ciance, via le lacrime da ricorrenze importanti e basta con i discorsi delle autorità così infarciti di retorica. Passiamo alle succose novità, quello che in linguaggio informatico si chiamerebbe changelog di un software:

1. Da oggi questo blog sarà gestito con WordPress. Alla fine abbiamo ceduto anche noi non tanto alle mode quanto alla comodità e alla potenza di un tale sistema di gestione. Grazie all’opensource e alle migliaia di plugin disponibili WordPress rappresenta davvero lo stato dell’arte per i CMS da blog. Non immaginate quante migliorie e quante cose siamo ora in grado di fare rispetto ai tanti limiti del caro Movable Type che salutiamo oggi. Tra queste, la più importante:

2. Abbiamo finalmente un archivio, completo, ordinato, consultabile, con tanto di rapidissimo motore di ricerca interna. Ci sono come detto 5 anni di parole scritte: un fiume. Godetevelo dalla barra di ricerca in alto cercando qualsiasi parola chiave, oppure dalla voce ARCHIVI nel menu di navigazione nero sopra il logo. Ricerca per: data, autore, categoria, tag.

3. Partendo dall’alto, il nostro consiglio è di dare un’occhiata alle pagine statiche, che hanno portato via parecchio tempo e buona parte delle ore di restyling: ogni rubrica è stata risistemata ed adattata alla nuova grafica: godetevi la nuova serie di foto di Cagnazz alle prese con i suoi amici Lego, la pagina con la storia di Ciccsoft e tutti i retroscena, la pagina della Redazione, che riassume tutti quelli che in questi 5 anni sono passati di qui lasciando una traccia, la mitica pagina delle Interviste ai blogger di TheEgo, riordinata e catalogata, i Photoblog e infine iscrivetevi alla Newsletter settimanale, grazie alla quale sarete sempre informati di ogni novità direttamente nella vostra casella mail. Sempre che non ci leggiate via feed ovviamente. In tal caso: chi più informati di voi?

4. Per essere al passo con i tempi, ci siamo messi in regola con i dispositivi mobili: Ciccsoft è da oggi compatibile con qualsiasi browser per PDA e smartphone (per i quali c’è un template dedicato) e ha una versione ottimizzata per iPhone ancora più gradevole. Cliccate sulla voce MOBILE in alto a destra per saperne di più e gustatevi la pagina sborona che abbiamo preparato 😉

5. Proseguendo verso il basso la nuova grafica consente una lettura più agevole grazie ad un font più morbido e grande di prima, e una nuova gestione dei commenti, velocissimi se paragonati al vecchio Movable Type e con tanto di avatar personale. Ora se vorrete commentare un post non vi passerà più la voglia pensando a quanta attesa avrete davanti… Il pulsante Condividi permette infine di aggregare rapidamente un post che vi è particolarmente piaciuto nei principali social network. Nella barra laterale alcuni banner porranno l’attenzione su eventi a Ferrara o a post di particolare interesse e saranno quindi aggiornati settimanalmente.

6. Per il resto, cari lettori, è tutto quello che già conoscete ed avete sempre visto da queste parti, con un po’ di polvere in meno e qualche tagliando grafico. Scopritelo da voi gironzolando per il sito: le porte sono aperte! (Ogni refuso, problema, errore riscontrato su vari browser e sistemi operativi e prontamente segnalato è un +10 di amicizia che guadagnate) I feed RSS rimangono quelli e saranno aggiornati nelle prossime 24 ore, la casella mail della redazione anche e la mascotte, inutile ribadirlo, resta per acclamazione Cagnazz.

Per l’autunno imminente in arrivo tante novità e qualche gradito ritorno che per il momento non vi sveliamo: non vorremmo togliere spazio con troppi argomenti alle mirabolanti foto che ci avete inviato in occasione del quinto compleanno. Un grazie immenso a chi ha giocato con noi e si è prestato a farsi fotografare o pittare il viso da parenti ed amici… 😉 A voi il compito nei commenti di eleggere l’ambito premio di “Foto più cretina del post di apertura del nuovo Ciccsoft 3.0”.

Che la festa abbia inizio!

Continue reading ‘Ciccsoft resiste!’

Celò Manca

FacebookOrmai ho finalmente inquadrato la mania-Facebook. Altro non è che la riproposizione virtuale dell’album delle figurine. Al posto di Incocciati e Provitali, Stanic e Ruben Sosa, i nostri compagni di merende e di liceo, di università e di bisboccia.

E come mi capitava alle medie, anche adesso mi manca sempre una figurina per completare l’album…

La mia nuova identità

url.jpgEssendo la mia carta d’identità scaduta da oltre un mese, oggi mi sono deciso ad andare all’anagrafe per sostituirla. Dato che sono un maniaco perfezionista, pignolo schifoso e persona che tiene per certe cose anche alla forma oltre che alla sostanza, ho pensato bene di farmi le foto in casa e portare quelle all’Ufficio Anagrafe invece di sprecare 3 euro per una porcheria delle macchinette alla stazione.

Apro una parentesi sulle macchinette per fototessera: una volta, nel periodo pre-digitale, producevano anche foto decenti per lo scopo cui servono di solito (documenti, foto pirla con amici, foto-regalo per il portafoglio della morosa). Oggi le macchinette delle fototessere si sono evolute: se non ti piace scatti un pulsante e te la rifanno, se non ti piace scatti il pulsante di nuovo e te la rifanno una terza volta. A quel punto te la tieni che ti piaccia o meno. Questa è crudeltà: se me la fate rifare voglio che sia come dico io e mi lasciate ripetere lo scatto anche venti volte. Chiusa parentesi.

Da perfetto maniaco mi aggiro per la casa alla ricerca di un muro bianco come fondale squallido da fototessera, lo individuo in cucina, preparo il cavalletto e poi penso a come vorrei vestirmi nella mia foto ufficiale, quella che mi rappresenterà per lo Stato Italiano nei prossimi dieci anni. E’ un momento solenne signori: stiamo per immortalare questo giovane uomo per consegnarlo alla sua Storia personale dei prossimi dieci anni. Dieci lunghissimi anni, al termine dei quali, se questo foglietto che ho in tasca da oggi resisterà ancora, avrò 35 anni, spero una moglie, un figlio, una casa e un calciobalilla. Impressionante.

Mi vesto con un neutro ed anonimo bianco, così che non possa ridere della moda del 2008 quando riguarderò in futuro la foto. Dieci scatti diversi possono bastare, ora via di ritagli al computer. Ne stampo due più luminose e due più scure, pensando ne servano comunque solo due per rifare la carta d’indentità. Errore. Le taglio con cura secondo le dimensioni corrette (per gli amici maniaci: 4,5x5cm) e mi avvio verso l’ufficio tutto contento. Degne di una macchinetta degli anni ’90: perfettamente inquadrate, bilanciate, sorriso abbozzato, capello ordinato, barba di un giorno appena visibile.

All’ufficio la signora è molto cordiale: mi chiede conferma dei dati, mi chiede se voglio indicare lo stato civile. A me la parola celibe proprio non piace, quindi le dico no, grazie, quando mi sposo ci scriviamo direttamente quella, per ora va bene la riga vuota.

Professione? Esito un attimo in quanto studente lavoratore: sfoggio il mio nuovo status lavorativo o mi limito ad un modesto studente? In fondo come dice Guccini ognuno di noi è eterno studente, “perchè la materia di studio sarebbe infinita e soprattutto perchè so di non sapere niente”, dunque benvenga Studente altri dieci anni, fino a 35 quando magari ammetterò nuovamente e candidamente di non aver finito l’università per essere eternamente universitario, eternamente giovane, eternamente con la mia camicetta bianca da venticiquenne con calvizie incipiente.

Mi chiede le foto. Dico: van bene queste? Le ho fatte in casa. Ne servono tre, mi specifica. Io ne ho due scure e due chiare, che faccio? Gliene allungo due chiare e una scura, sono tagliate perfette dai non è difficile, basta incollarle. (Per la carta prendi quella chiara mi raccomando…) Lei le prende e fa il suo dovere da impiegata ritagliandole ulteriormente storte. Orrore. Nervoso per il mio lavoro perfetto mandato all’aria. Mi attacca la foto tagliata storta, delle tre quella scura ovviamente, che lei vede uguale alle altre, e tale rimarrà fino al 2018. Quasi le dico che non la voglio più e cambio ufficio domani per rifarla.

L’ultima beffa, mentre mi alzo con il documento nuovo: posso tenere quella vecchia? chiedo ingenuamente. No, devo distruggerla mi spiace, mi fa serafica. Panico: non l’ho fotografata, scansionata, archiviata. Ma come? La mia foto da ventenne con i riccioli lunghi e il pizzetto irrimediabilmente perduta. Posso salutarla un’ultima volta? Pare di no. Ok niente, rinuncio. Grazie, buongiorno.

Esco un po’ turbato, con la mia nuova identità, la camicia bianca, la calvizie incipiente e la barba di un giorno, appena visibile. Almeno ho strappato un decennale da Studente. Mica poco.

Buffet

Le migliori foto di LondraNote sparse su alcune cose curiose
trovate a Londra

Le migliori foto di Berlino Do not walk outside this area:
le foto di Berlino

Ciccsoft Resiste!Anche voi lo leggete:
guardate le vostre foto

Lost finale serie stagione 6Il vuoto dentro lontani dall'Isola:
Previously, on Lost

I migliori album degli anni ZeroL'inutile sondaggio:
i migliori album degli anni Zero

Camera Ciccsoft

Si comincia!

Spot

Vieni a ballare in Abruzzo

Fornace musicante

Cocapera: e sei protagonista

Dicono di noi

Più simpatico di uno scivolone della Regina Madre, più divertente di una rissa al pub. Thank you, Ciccsoft!
(The Times)

Una lieta sorpresa dal paese delle zanzare e della nebbia fitta. Con Ciccsoft L'Italia riacquista un posto di primo piano nell'Europa dei Grandi.
(Frankfurter Zeitung)

Il nuovo che avanza nel mondo dei blog, nonostante noi non ci abbiamo mai capito nulla.
(La Repubblica)

Quando li abbiamo visti davanti al nostro portone in Via Solferino, capimmo subito che sarebbero andati lontano. Poi infatti sono entrati.
(Il Corriere della Sera)

L'abbiam capito subito che di sport non capiscono una borsa, anzi un borsone. Meno male che non gli abbiamo aperto la porta!
(La Gazzetta dello Sport)

Vogliono fare giornalismo ma non sono minimamente all'altezza. Piuttosto che vadano a lavorare, ragazzetti pidocchiosi!
(Il Giornale)

Ci hanno riempito di tagliandi per vincere il concorso come Gruppo dell'anno. Ma chi si credono di essere?
(La Nuova Ferrara)

Giovani, belli e poveri. Cosa volere di più? Nell'Italia di Berlusconi un sito dinamico e irriverente si fa strada come può.
(Il Resto del Carlino)

Cagnazz è il Mickey Mouse dell'era moderna e le tavole dei Neuroni, arte pura.
Topolino)

Un sito dai mille risvolti, una miniera di informazioni, talvolta false, ma sicuramente ben raccontate.
(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
(Diario)

Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)

Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
da tanti ragazzi scavato
parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)