
… E adesso cosa diranno quelli che lo pensavano intelligente, brillante, uno tra i pochi, i pochissimi, lassù tra gli scranni del Parlamento, un paladino, una risorsa autentica di originalità, diversità, uno con delle cose da dire, “uno che ha letto tanti libri in vita sua, e si vede“, uno che la lingua italiana la sa trattare, un’opportunità per i “diversi”, ma anche per gli altri, cosa diranno, tutti quelli che ci avevano creduto, adesso che Vladimiro Guadagno, conosciuto nei locali di un certo tipo, e al Maurizio Costanzo Show, con il nomignolo d’arte di “Vladimir Luxuria”, è partito per l’Isola dei Famosi?
Diranno qualcosa? Declameranno il loro stupore in conferenze stampa convocate per l’occasione? La loro resa? Si diranno pentiti? Ammetteranno di averci visto doppio? Non so se esiste, in natura, un sistema più infallibile per dimostrarsi dei perfetti imbecilli quanto il partecipare a un reality show bolso e vetusto come l’Isola dei Famosi. (forse sì: partecipare a un ALTRO reality show bolso e vetusto) Non è questione di razzismo antropologico o di snobismo: chi partecipa all’Isola dei Famosi è un cretino. Lo fa consapevolmente. Io m’immagino che nel contratto che firmano questi signori (a proposito, ricordiamoli: l’allenatore Antonio Cabrini, Giucas Casella, Massimo Ciavarro, l’ex tronista Giuseppe Lago, il nuotatore Leonardo Tumiotto, la giornalista Michi Gioia, l’ex velina Veridiana Mallmann e le showgirl Belen Rodriguez, Flavia Vento e anche Valeria Marini) ci sia scritto, a un certo punto, forse in piccolo: “Firmando accetterete di far parte della schiera dei cretini”. (o del GIRONE dei cretini, che dir si voglia) Una persona qualunque che partecipi a un reality show perde automaticamente qualsiasi diritto di credibilità: figuriamoci un parlamentare. Cosa diranno, adesso, tutti quelli che avevano visto in lui, in Vladimiro, una risorsa, un passo avanti, o che cosa dirà lui, Vladimiro, a quelli che avevano creduto in lui, adesso che consapevolmente se ne sta lì a mostrare le tette di silicone in giro, a scorreggiare in prime time, a ruttare chele di granchio, ad esibirsi in prove di abilità dove il migliore del gruppo deve camminare sui carboni ardenti insieme a Giucas Casella e, per premio, può ricevere la possibilità di divorarsi un Big Mac in massimo trenta secondi? Dirà che lo fa per tutti quelli come lui? Che lo fa per l’Italia? Dirà che lo fa per i diversi, gli emarginati, i freaks, gli uomini e le donne, i vilipesi, gli ingannati, i fuoriforma, i Platinette di questo mondo? Perché è questo che ha detto, alla vigilia. Fossi in loro, nei diversi, negli emarginati, nei freaks, negli uomini e nelle donne, nei vilipesi, negli ingannati, nei fuoriforma e nei Platinette di questo mondo, davanti a una minaccia del genere, insorgerei in piazza per prendere le distanze, salirei sul palco, affitterei una mongolfiera. Eccola qua l’opportunità NUOVA della politica italiana: eccola qua. Un tizio che prende e va a fare un reality show di infima qualità morale vestito da donna. Ecco fatto. Ecco cos’ha partorito il ventre italiano. E la gente si straccia le vesti davanti a questa cosa qui: dice che è meraviglioso che possa esserci una roba del genere. Facendo del razzismo endogeno spaventoso. Come quei cretini che si indignano quando uno dice “negro”, ignorando che sono loro stessi, i negri, a chiamarsi “negri” tutte le volte che devono. O gli audiolesi. Audiolesi. I diversamente abili. Potessi, ne avessi il potere, bandirei una legge: ogni volta che qualcuno dice “diversamente abile”, o “di colore”, deve essere preso e portato in una salina. Fine del discorso. Perciò un parlamentare italiano (o un ex parlamentare italiano, che dir si voglia) che va a fare un reality show vestito da donna su un’isola piena di derelitti e cacche di gabbiani, non è bello, non è nuovo, non è affascinante, non è risolutore, non è lo specchio di un paese che sta imparando a cambiare. Questo lo pensano tutti quelli che, per quanta fatica facciano, non riescono proprio a levarsi dalla testa il pensiero che Vladimiro Guadagno sia un uomo travestito da donna. A me, invece, che non frega una cippa, perché DAVVERO credo che ciascuno sia libero di fare quello che vuole, a me che non ho nulla di nulla contro i diversi, gli emarginati, i freaks, gli uomini e le donne, i vilipesi, gli ingannati, i fuoriforma, i Platinette di questo mondo, che vedo la situazione per com’è realmente, e non attraverso quella stolta lente di rimpicciolimento che è l’IPOCRISIA, a me tutta questa cosa non sembra altro che una gigantesca, enorme, sesquipedale, megagalattica, cagata pazzesca. (e manco gratis: per la precisione 106 euro da pagare entro il 31 gennaio)
Ho visto la vignetta di Mauro Biani 
Tu, che dalle nove alle otto di sera stai piantato li, nel ristretto spazio tra l’accesso dal tappeto mobile e quello dall’ascensore del centro commerciale così che nessuno abbia scampo, che punti il malcapitato di turno quando è ancora lontano e parti con discrezione andandogli incontro. Tu, che ti avvicini lunedì e mi chiedi sussurrando se voglio un invito per una visita gratuita e ti senti rifiutare garbatamente e se non vuoi fare figuracce dovrai anche memorizzare le persone cui lo chiedi onde evitare di chiederglielo nuovamente. Tu, che mercoledì sono tornato per fare la spesa ed ero vestito con gli stessi jeans, la stessa felpa e persino le stesse scarpe e ti sei fatto sotto per chiedermi ancora se volessi qualcosa che non ho ascoltato perchè ti ho mandato (mentalmente) affanculo tirando dritto già sapendo che volevi offrimi la solita visita gratuita.
Cinque anni e non sentirli affatto. Cinque anni che nella vita di un gruppo di persone sono un tempo lunghissimo, eterno, durante il quale si scrivono, si leggono e si vivono talmente tante cose da perderne la memoria con il passare del tempo. Per questo abbiamo aperto questo blog esattamente un lustro fa, il 21 settembre 2003. Per fissare dei paletti, per appuntarci cosa stavamo facendo in quel momento, cosa pensavamo riguardo quell’avvenimento, come abbiamo reagito davanti alla Storia, davanti all’Amore, alle delusioni e per metterlo una volta per tutte nero su bianco in modo da averlo sempre a portata di mano (nella nostra epoca ciò avviene in maniera telematica con minore poesia ma tant’è). Per non dimenticare, insomma. Soprattutto ci siamo e vi abbiamo fatto compagnia giorno dopo giorno offrendovi una pagina dove trascorrere qualche minuto pensando o cazzeggiando insieme a noi con una continuità che non pensavamo di poter offrire, e che rappresenta a tutt’oggi per entrambi i due tenutari qui, la cosa più longeva e duratura in cui si siano mai impegnati.
Ormai ho finalmente inquadrato la
Note sparse su alcune cose curiose
Do not walk outside this area:
Anche voi lo leggete:
Il vuoto dentro lontani dall'Isola:
L'inutile sondaggio:


