Mentre muore l’Università (e la scuola) italiana / 3

(Parte 1Parte 2)

Ingegneria a FerraraSeduti al bar ci stanno non quattro ma tre amici, studenti di Civile tra il primo e il secondo anno. Il Caso ha fatto loro incontrare Giovanni, un esponente di Student Office, la lista che ha vinto alle recenti elezioni studentesche (ad affluenza polare), sul quale vengono riversate pacatamente e serenamente domande molto semplici: i comitati degli studenti, che stanno facendo?
Inizia un’illuminante chiaccherata nella quale viene fuori l’atteggiamento dello Student Office di fronte alla protesta e alle leggi universicide. Innanzittutto, il loro silenzio non significa un’adesione all’idea della riforma: “I tagli colpiscono tutti e dunque anche noi siamo contrari“.

Perchè allora rimanere sotto coperta ad aspettare che cambi il vento? Le braccia di Giovanni si spalancano in un moto di lucida rassegnazione. “Si può protestare finchè si vuole“, sostiene, “ma questa legge verrà in ogni caso approvata dalla maggioranza in Parlamento“. In fondo è inutile agire contro l’inevitabile.
Perplessità diffusa.
Una lista studentesca è contraria all’azione del Governo, eppure non muove un dito. E il dibattito, l’informazione, la circolazione del malumore come viene gestito? Le risposte soffiano nel vento autunnale. Si parla di volantini fatti girare ma che veramente pochi hanno visto. Si fa notare come l’incontro dei rappresentanti dello Student Office con il Rettore nei giorni scorsi (non trovo link a riguardo) sia avvenuto in semi-clandestinità e non abbia prodotto nessun documento ufficiale. I tre amici seduti al bar scuotono la testa, perchè loro vorrebbero far sentire il proprio dissenso e non sanno a chi rivolgersi: se nemmeno la lista che siede in consiglio non organizza nulla, devono affidarsi al Do It Yourself di Pastoriana memoria?

Mi avvicino anchio alla tavola spigolosa, per incalzare le perplessità non diffuse: diffusissime. Conveniamo che occorra una duplice manovra: da parte degli interlocutori degli studenti ufficiali che devono interagire con rettori e i Grandi Capi, incalzandoli, e da parte della Base degli studenti, la maggioranza perplessa rimasta sinora silenziosa che deve sì urlare, ma pure avere una risonanza per i decibel prodotti. Una tenaglia ragionata, ordinata e pacifica, ma che faccia sentire la propria presa.

L’esponente di Student Office annuisce, promettendo che “se ne parlerà senz’altro e troveremo prossimamente il modo più adatto per agire“. Peccato che i lavori parlamentari incalzano. “Anche i Professori sono tutti dalla nostra parte“, rilancia Giovanni. Ma coinvogerli no, allora? Le sue risposte non riescono a giustificare ai miei occhi la loro immobilità, che si ripercuote sull’intera Facoltà. “Prima non sapevamo in che direzione muoverci perchè c’era grande confusione attorno ai provvedimenti del governo in materia. Ora invece, pensiamo sì di agire, ma riteniamo anche che la strada maestra sia il Dialogo“. Ne prendo atto.

C’è qualcos’altro in ballo, ovviamente.


Sento un forte odore di Politica, in tutta la faccenda, interessi di parte che congelano l’attività di questa lista e dunque di tutti gli studenti che vorrebbero, discuterebbero, bloccherebbero, ma che sono sprovvisti di mezzi e guide.
Vado più direttamente al nocciolo della questione e gli chiedo: Dato che siete stati eletti dagli studenti, dovreste in qualche modo “rappresentare” pure gli umori dei vostri elettori. Se dunque notate anche voi un malcontento diffuso, perchè non seguire le sensazioni degli elettori? Un attimo di silenzio prima della risposta interlocutoria: “Finora noi abbiamo sempre seguito una certa linea guida nelle nostre attività, e questa linea ci ha sempre portato a dei riscontri in termini di gradimento degli elettori“. Che vuol dire tutto e niente. Chi vuol capire, capisca.

Nella conversazione con Student Office saltano fuori anche gli strascichi di una polemica tutta cittadina (e quindi molto ferrarese) con l’altra grande lista, la RUA (Rete Universitaria Attiva), un sindacato dichiaramente sul versante opposto rispetto a S.O.. Prima ancora che di sinistra, la RUA agisce specificatamente come sindacato, intendo proprio come modi e spirito. Scende in piazza, in sostanza, e il giorno dell’inaugurazione dell’Anno Accademico la sua protesta ha portato diverse decine di ragazzi in Aula Magna durante il discorso del Rettore, accompagnati pure riusciti da una simbolica bara. Da questo episodio è nata una diatriba con S.O., che ha apostrofato quelli di RUA come “pecoroni”. E’ seguita una risposta di fuoco da parte di, cito la RUA stessa, “studenti che hanno a cuore il proprio futuro“.

Scene già viste, su altre scale. Il momento del dissenso riaccende la perenne disputa tra schieramenti diversi, e molto è ingolfato dal noi contro loro, i buoni e i cattivi. Il punto non è stabilire chi siano gli uni e gli altri (che è molto diverso dal dire che non esistano responsabilità ed errori, esistono eccome e sono evidenti), la questione è che nel mentre a Ferrara non si riesce a organizzare uno straccio di fronte comune della Protesta. Ci si frammenta. Chiedo, ma più che una domanda è una utopistica supplica, a Student Office di mettere da parte le antipatie politiche e tentare di partecipare a un movimento ragionato di dissenso. Chi è più adatto al “dialogo”, vada a dialogare, chi invece vuole alzare i toni, li alzi, basta che il silenzio assordante delle aule ferraresi non venga coperto dai rumori di parodie dell’Alt(r)a Politica Italiana. Annuiscono un po’ tutti.

Saluto la facoltà di Ingegneria per muovermi verso la sede della RUA. Qualcuno che nella non-protesta ferrarese sta protestando c’è; domani, nell’ultimo post, vi racconto le loro impressioni.

(continua)

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