Monthly Archive for March, 2009

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Every morning in Venice

Dalla stazione all’ufficio. Un espertimento che volevo fare da lungo tempo… finalmente questa mattina ho avuto voglia di realizzarlo 🙂

Lo stato della sinistra (?) italiana

lapr_11927094_26470A me questo Franceschini che rispolvera l’antiberlusconismo con attacchi poverini e insulti da scuola media verso l’avversario politico mi fa venire il latte alle ginocchia.
Piuttosto rimettete Veltroni che almeno aveva superato certi clichè. Piuttosto mettete Jovanotti, la Dandini, Moretti, Floris, Sofri Jr o l’instacabile Francesco Costa.
Piuttosto Topo Gigio ecco, che ha esperienza.

Saremo pronti!

watson

Emma Watson: «A trent’anni sarò scatenata».
(via)

Nannucci muore e fuori c’è il sole

nannucci1La notizia probabilmente l’avrete già letta in giro per la rete, oppure ve la dico rapidamente anche qui: lo storico negozio di dischi Nannucci, in via Oberdan a Bologna, chiude i battenti tra circa un mese.
Chi conosce Nannucci ha già avuto modo di adorarlo in questi anni e di rattristarsi per la notizia. Ho iniziato ad andarci quando ero ancora al liceo, durante le scorribande a Bologna il sabato pomeriggio e grazie ai consigli musicali del mio compagno di banco Francesco.
Chi non lo conosce e non c’è mai stato ci vada subito, prima che svuotino del tutto gli scaffali che già ora hanno buchi clamorosi e c’è tanta aria di sgombero. Portatevi a casa un disco, cercate qualche rarità, godetevi la sterminata sezione jazz o classica, o accaparratevi un classicone best seller a pochissimi euri. Che i dischi si sa, non li ascoltiamo quasi più perchè ci sono gli mp3, ma capiremo il fascino di possedere un “oggetto musicale” solo tra 10-20 anni, e personalmente vorrei avere qualche ricordo tangibile per quel momento.

Nella mia visita d’addio pochi giorni fa mi sono portato a casa tre dischi che sono stati piuttosto significativi dei miei anni zero: Iniziali Bì-Bì della Bandabardò, perchè sono stati anni folk, l’omonimo disco dei Franz Ferdinand perchè sono stati anni indie, e Socialismo Tascabile degli Offlaga Disco Pax perchè anche in Italia c’è stata una scena indipendente, per piccina che sia, e questo ne è un ottimo esempio. In totale non ho speso più di 7-10 euro per disco.

Si, ho scritto disco, sono un po’ retrò.

Aggiornamenti su misura

E’ sempre piacevole accorgersi che i social network pensano veramente a ciascun utente, te compreso.

Last.fm, il sito che si segna tutte le canzoni che ascolti, aveva una dashboard completa quando ti loggavi, e potevi vedere in uno spazio ravvicinato (e dunque immediato) quello che i tuoi amici stavano ascoltando ma soprattutto i concerti in programma nella tua agenda e quelli sottoscritti dagli altri. Avevi un quadro della situazione concertistica e magari poteva capitare che scoprissi un concerto nuovo perchè ci andava un tuo amico su Last.fm.
Con la nuova versione grafica, che ha pesantamente virato verso uno stile “alla facebook”, ora nella dashboard in primo piano ci sono inutili informazioni su una fantomatica “libreria di ascolti”: quello che conta (che per me equivale a quello che mi interessava, sono un utente egocentrico), è relegato in basso a destra, o addirittura scomparso.

Facebook, il famigerato faccialibro, ha cambiato ancora una volta la grafica. Pare l’abbia fatto stamattina. Una volta entrato, la prima cosa che mi salta all’occhio è che hanno tolto dalla pagina riepilogativa il link che usavo di più (Aggiornamenti di stato). Ora, capisco che non fosse universalmente fondamentale, ma essendolo per me, tutti gli opinabili abbellimenti estetici o funzionali mi diventano subito inutili, se mi vengono a togliere una delle poche cose che usavo veramente su Facebook.

Aggiornamenti veramente mirati. Poi dicono: uno ci fa l’abitudine, dai. Sarà. E’ un problema mio, lo so, e proprio per questo mi dà fastidio.

In ricordo di Fioretta

Florinda aveva un nome d’altri tempi, che campeggiava sull’insegna ormai scolorita da troppa neve e sole sotto la dicitura rosso pallido “ALIMENTARI MACELLERIA“. La corporatura minuta e l’affetto di un paesino di un centinaio scarso di anime avevano tramutato ormai da decenni il suo nome nel più semplice Fioretta. La sua bottega, l’unica rimasta in paese negli ultimi quindici anni circa si chiamava per l’appunto così, senza nomi altisonanti da ipermercato che sarebbero parsi fuori luogo.
Quando si andava da Fioretta era il più delle volte per comprare il pane, giorno dopo giorno, ma si finiva con il comprare anche qualcos’altro di cui non si aveva bisogno viste le dimensioni contenute dell’ambiente, dove ogni prodotto era a portata di mano e visibile a colpo d’occhio. La merce disposta sugli scaffali era posizionata a volte in maniera così creativa che il direttore marketing di una catena di supermercati avrebbe potuto trarne spunto per il suo lavoro. A fianco alle collant da donna un dentifricio scaduto, quindi una bottiglia di brandy impolverata, un quadernino con le righe di terza elementare, una paletta per le mosche e un cero per il camposanto. Non serve dire che alcuni prodotti non venivano venduti per lungo tempo, e rimanevano sugli scaffali a fissare immobili il viavai di vecchiette talmente a lungo da ricordare persone che ora danno fosforo all’aria nel quartiere più popoloso del paese, poco sotto una distesa di verdi cipressi. La vetrina, priva di qualsiasi insegna o cartello era un collage di scatole azzurrate scolorite dal sole con marchi e loghi degli anni ’80, quando andava bene.
Eppure da Fioretta ci trovavi il paese intero. In coda per mezza pagnotta o due etti di mortadella, per i biscotti o l’effervescente digestivo, era una seconda piazza in particolar modo per le signore più anziane, abituate a comprare poco per volta, con calma e serenità, portando a piedi le sporte della spesa fino a casa, lontane dai rumori e dalla frenesia dei centri commerciali che quissù, a quasi mille metri d’altezza in mezzo al Parco Nazionale d’Abruzzo, non sono mai arrivati. Quando entravi scostando la tenda di treccine colorate per tenere lontane le mosche venivi colto subito dalla domanda: “Che ti serve?”, quasi volesse stabilire subito un contatto umano con chi aveva varcato la soglia (o forse per una sanissima curiosità verso l’avventore di turno); comprare in silenzio e facendosi gli affari propri non era cosa possibile da Fioretta. E poi appunto, c’era la gente. In coda per il proprio turno alla cassa si sono fatte le migliori chiacchiere, organizzate cene, gite, scampagnate, ferragosti, tornei di calcio, e via dicendo. Il tutto raccogliendo l’occorrente che era disponibile in paese, senza dover scendere a valle in cerca di negozi più grandi e accontentandosi quindi dei prezzi che c’erano scritti sulla confezione – comunque sempre bassi rispetto la città – senza pretese di 3×2 o offerte speciali.
Fioretta i prezzi dei suoi prodotti li ha sempre fatti un po’ alla buona, scrivendoli a penna ed etichettando una ad una ogni singola scatola con infinita pazienza e puntiglioso zelo. Euro o lira che fosse, i prezzi erano rigorosamente non arrotondati: perfino le 50 lire sono rimaste in voga fino ai primi anni del duemila: ogni prezzo finiva sempre in cinquanta, trentadue, quarantacinque. Tremila-sette-e-ccinquànta, cinquemila-sette-e-ottànta, diecimila-nove-e-nnovanta, scandiva con voce secca inforcando gli occhiali sulla punta del naso. Quanti scontrini avrà battuto Fioretta? A quante persone avrà augurato buona giornata? Sempre aperta, anche con le bufere di neve che bisognava spalare per riuscire ad entrare. Una roccia.
Fioretta è morta ieri. E’ rimasta al suo posto fino a che ha potuto, con tenacia e grinta nonostante l’età molto avanzata. L’ho vista una delle ultime volte, forse proprio l’ultima, accanto ad una stufetta elettrica qualche mese fa a fianco al bancone, dentro quel negozio umile a metà della via per Rantino. Si lamentava per la morte di molti compaesani, del borgo che va svuotandosi e della solitudine tremenda che cala quando viene buio, inizia a fare freddo e la sola compagnia è spesso solo quella di un camino e una tv accesi. Negli ultimi anni non sempre mi riconosceva quando tornavo per brevi vacanze: non abitando in paese mi sembrava più che accettabile presentarmi nuovamente ogni volta come se ci conoscessimo per la prima volta. Bastava in verità dirle il nome perchè si ricordasse. Mi ha sorriso felice quell’ultima volta che l’ho vista, mi vedeva già uomo e si congratulava con me per cose molto semplici e al contempo bellissime: la fidanzata, il lavoro, l’essere giovani. Poche cose o forse le più importanti agli occhi di chi ne ha viste passare tante davanti a se’ e guarda speranzosa le nuove generazioni venire.
Ciao Fioretta, grazie di tutto, per gli ovetti Kinder di quando eravamo piccoli, i Galbi alla frutta, le confezioni da sei birre Peroni e forse, soprattutto, per tutti quegli arrosticini di pecora che tanto hanno allietato i nostri migliori momenti. Grazie, davvero, e buon viaggio.

Buffet

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trovate a Londra

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Camera Ciccsoft

Si comincia!

Spot

Vieni a ballare in Abruzzo

Fornace musicante

Cocapera: e sei protagonista

Dicono di noi

Più simpatico di uno scivolone della Regina Madre, più divertente di una rissa al pub. Thank you, Ciccsoft!
(The Times)

Una lieta sorpresa dal paese delle zanzare e della nebbia fitta. Con Ciccsoft L'Italia riacquista un posto di primo piano nell'Europa dei Grandi.
(Frankfurter Zeitung)

Il nuovo che avanza nel mondo dei blog, nonostante noi non ci abbiamo mai capito nulla.
(La Repubblica)

Quando li abbiamo visti davanti al nostro portone in Via Solferino, capimmo subito che sarebbero andati lontano. Poi infatti sono entrati.
(Il Corriere della Sera)

L'abbiam capito subito che di sport non capiscono una borsa, anzi un borsone. Meno male che non gli abbiamo aperto la porta!
(La Gazzetta dello Sport)

Vogliono fare giornalismo ma non sono minimamente all'altezza. Piuttosto che vadano a lavorare, ragazzetti pidocchiosi!
(Il Giornale)

Ci hanno riempito di tagliandi per vincere il concorso come Gruppo dell'anno. Ma chi si credono di essere?
(La Nuova Ferrara)

Giovani, belli e poveri. Cosa volere di più? Nell'Italia di Berlusconi un sito dinamico e irriverente si fa strada come può.
(Il Resto del Carlino)

Cagnazz è il Mickey Mouse dell'era moderna e le tavole dei Neuroni, arte pura.
Topolino)

Un sito dai mille risvolti, una miniera di informazioni, talvolta false, ma sicuramente ben raccontate.
(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
(Diario)

Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)

Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
da tanti ragazzi scavato
parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)