Uno degli istinti innati nella natura umana è quello della competizione. Poi è questione di carattere: c’è chi in ogni piccola cosa della sua vita deve rivaleggiare con qualcuno o qualcosa, e chi semplicemente vorrebbe ma lascia perdere per pigrizia o perché spesso non c’è da ricavarne alcunché. Tuttavia a volte intraprendiamo ugualmente sfide stupide, perché istigati alla competizione, o per lo sfizio di vedere fino a che punto riusciamo ad arrivare.
Qualche sera fa attraversando il poco raccomandabile giardino intorno al grattacielo muovevo a grandi passi verso la piazzetta dove avevo lasciato la macchina, di ritorno dalla giornata lavorativa.
Ad orari regolari ogni giorno un flusso di pendolari abbandona la stazione per tornare a casa, esattamente come qualche ora prima vi era entrato sparendo verso qualche destinazione più o meno lontana. Davanti a me un giovane allampanato cammina rapidamente e in maniera nervosa. Zainetto in spalla, giacca e pantaloni sportivi, sembra andare davvero di fretta rispetto gli altri stanchi uomini con la valigetta. Eccola la sfida stupida: riprenderlo, camminare più veloce di lui e superarlo per dimostrargli che sono più giovane, più prestante, più furbo. Devo fargli capire con un sonoro sorpasso lungo il vialetto dei giardini qualcosa come: “Ma dove corri, imbecille?”. Così, per il puro gusto di farlo.
Cammino più in fretta raggiungendolo e superandolo dopo pochi secondi. Lui non ci sta, e accelera evidentemente il passo punto sull’orgoglio da una sfida non richiesta. Mi sorpassa nuovamente ad una velocità assurda. Un uomo che marcia, più che cammina. Ha lo sguardo perso, è agitatissimo e sfrutta le sue scarpe da tennis per darsi uno slancio che ad ogni passo lo fa avanzare di oltre un metro. Un gigante. Gli tengo testa, provo a seguirlo ma dopo poco mi è chiaro che la sua andatura frenetica è troppo per me, e a meno di rendermi ridicolo correndo e annaspando avrei dovuto lasciarlo vincere la mia personalissima, ed inutile, sfida. Fottuto gigante. Un minuto dopo il ragazzo allampanato è già ai margini del giardino, e attraversa la strada in fondo buttandosi in mezzo al traffico con completa noncuranza. Poi lo perdo di vista e semplicemente penso ad altro.
Ieri sera uscendo dall’atrio della stazione muovevo a passo lento verso i giardini del grattacielo guardando con il naso all’insù il cielo ormai completamente buio anche per via dell’ora solare appena reintrodotta. All’improvviso sbuca dalle mie spalle il ragazzo allampanato, che cammina come un ossesso superandomi. Quando è appena due tre passi davanti a me, si gira indietro con la faccia sconvolta, continuando a camminare. Sembra aver visto un fantasma, e quel fantasma sono io o perlomeno qualcuno nella mia direzione. Si volta nuovamente e inizia a correre.
Ma dove corri, gigante di merda? Va bene essere felice di tornare a casa ma così è troppo, arriverai tutto sudato, nessuno ti sta inseguendo e pure io non ho voglia di fare gare oggi! La lezione della volta precedente mi era bastata.
Così accelero il passo incuriosito, per capire dove corre e soprattutto perché. Il gigante corre e si ferma, si gira indietro di nuovo, rallenta un poco, poi di nuovo corre qualche passo. E’ nervoso e sembra un uomo in fuga. Poi un pensiero più semplice mi passa per la testa: forse deve prendere la coincidenza di qualche autobus. Forse è solo un povero diavolo che corre verso la fermata del tram che porta a casa sua, e un minuto di ritardo significa per lui attendere altri quindici minuti a vuoto. Tale conclusione mi accontenta al punto da lasciarlo andare, tenendolo d’occhio da lontano per vedere dove effettivamente si reca.
Sono ormai arrivato ai margini della strada da attraversare quando il gigante, dopo aver guadato il traffico in tutta fretta, si ferma di colpo in un punto imprecisato ai bordi della carreggiata. Aha – penso – ora aspetterà l’autobus! Ma non c’è alcuna fermata in quella zona. Non c’è proprio nulla.
Così attraverso anche io la strada portandomi più vicino a dove il gigante continua a sostare in piedi, mani in tasca della sua giacca sportiva e zainetto sulle spalle. E’ palesemente agitato. Mentre attraverso la strada, una ragazza sorridente va in direzione del mio frenetico rivale, ha anche lei uno zainetto sulle spalle e avvicinandosi a lui allarga le braccia in un gesto di scusa. Lui la saluta abbracciandola calorosamente, la prende per mano con la stessa foga dei suoi precedenti movimenti, e proseguono insieme lungo il marciapiede andando incontro alla sera, contenti e saltellanti come due adolescenti innamorati.
Un uomo, all’uscita dalla stazione, aveva corso per raggiungere il suo amore.
Nokia Tune
“Tutto è già stato inventato?” Chissà, forse non è proprio così vero. Perchè se è vero che i musicisti suonano melodie già scritte, i designers tracciano linee già esistenti e che la moda non fa altro che guardarsi indietro negli anni, per questa volta, siamo a noi, a scegliere che cosa indossare.
Prima di narrare le mia gesta in questa soleggiatissima domenica ferrarese dedicherò un paio di righe ancora alla giornata di venerdì.



Salve a tutti! Esordisco sulle pagine di questo blog in modo totalmente improvvisato. Cosa che, tra l’altro, mi si addice perfettamente.
prima, mentre seguivo la prima conferenza, Mihai Mircea Butcovan, scrittore romeno, parlava dei discorsi che sentiva davanti a lui alla cassa del supermercato, e mi è tornata in mente la signora che mesi fa incontrai sull’autobus mentre andavo in facoltà. Questa signora era un condensato degli stereotipi di destra più indistruttibili (gli stranieri, i kebab, gli studenti che fanno degrado, le badanti che rubano il lavoro ai nostri figli, i nostri figli che dovranno chiedere l’elemosina agli immigrati, ecc…) e parlava con tanta, tanta cattiveria. Non mi parevano neanche opinioni, le sue. Mi parevano cattivi sentimenti e basta. Mi sarebbe piaciuto averla di fianco, per sentire che ne pensava della conferenza che stavo ascoltando. Dicevano, gli scrittori che parlavano al Cinema Apollo, che una volta gli italiani non erano infelici come adesso. E io ci credo.
Cominciano a formarsi le prime, lunghissime code davanti al Cinema Apollo. Se non sapete come ingannare il tempo potete prendere qualcosa di buono da bere. Le alternative sono due, a seconda della lunghezza della vostra coda. Se la vostra coda è lunghissima dovreste trovarvi all’altezza di Zuni. Vi consiglio lo spritz, che è buono perchè il boss di Zuni è veneto. Se siete più fortunati e la vostra coda è più corta, c’è un locale dall’altro lato di via Ragno, che mi pare si chiami Clandestino, ha organizzato una vendita di vino d’asporto. wow! In ogni caso non temete, la coda sembra lunga, ma poi molta gente riesce a entrare.
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