Far partire una rivoluzione dal supermercato di Sesto San Giovanni. (un post in aggiornamento)

Salve a tutti! Esordisco sulle pagine di questo blog in modo totalmente improvvisato. Cosa che, tra l’altro, mi si addice perfettamente.

In questo momento mi trovo nella sala stampa del Festival, cercando di darmi un’aria professionale, con millemila taccuini e foglietti, l’accredito in bella vista sulla maglietta e la mia borsa immensa (la quale, tra l’altro, si è rotta stamattina mentre correvo verso il treno delle nove, che è partito proprio sotto i miei occhi) e chiedendomi: “Ma qualcuno di questa redazione istantenea si sarà impossessato della sciccosissima cartellina grigia contenente tutte le biografie di tutti gli ospiti? Potrò chiederne una in più?”. Sono curiosa e mi esalto con poco, davvero.

Per ora la situazione è calma, le code non sono ancora cominciate, ma prevedo un pomeriggio di fuoco (e il sabato e la domenica saranno sicuramente peggio, ma ciò, in fondo, è un gran bene per il paese).

Le cose a cui sto pensando sono:

  • oggi si vota in Irlanda sul Trattato di Lisbona e il mio buon proposito per la giornata sarà capire esattamente di cosa si tratta e sicuramente in questa amabile occasione troverò persone che ne sanno;
  • Internazionale da questo numero cambia grafica. Vorrei comprarlo per vedere per bene com’è ma mi sono promessa di non prelevare e di vivere fino a stasera con settanta centesimi;
  • prima, mentre seguivo la prima conferenza, Mihai Mircea Butcovan, scrittore romeno, parlava dei discorsi che sentiva davanti a lui alla cassa del supermercato, e mi è tornata in mente la signora che mesi fa incontrai sull’autobus mentre andavo in facoltà. Questa signora era un condensato degli stereotipi di destra più indistruttibili (gli stranieri, i kebab, gli studenti che fanno degrado, le badanti che rubano il lavoro ai nostri figli, i nostri figli che dovranno chiedere l’elemosina agli immigrati, ecc…) e parlava con tanta, tanta cattiveria. Non mi parevano neanche opinioni, le sue. Mi parevano cattivi sentimenti e basta. Mi sarebbe piaciuto averla di fianco, per sentire che ne pensava della conferenza che stavo ascoltando. Dicevano, gli scrittori che parlavano al Cinema Apollo, che una volta gli italiani non erano infelici come adesso. E io ci credo.
  • leggo dal twitter di Internazionale che poco fa David Randall era seduto sul divano in pelle qui dietro. gulp!

Tramite questo aggiornamento delle ore 19.00 posso aggiungere che:

  • La mia vita a Ferrara si svolge tutta in via Ragno, davvero.
  • Ho partecipato, oltre all’incontro di questa mattina dal titolo Italieni, indovina chi viene a cena. Quando lo straniero entra in famiglia. , anche all’incontro con il sig. Randall, che stamattina si crogiolava sul divano qui dietro. Si parlava di Citizien Journalism. Il caro David ci ha mostrato e ha commentato i video spediti dai lettori di Internazionale. E grazie a uno di questi video ho scoperto che i due pilastri della mia alimentazione, ossia le patate e il caffè, contengono, in certi casi, una sostanza cancerogena che si chiama acrilamide. Sono spacciata!
  • Cominciano a formarsi le prime, lunghissime code davanti al Cinema Apollo. Se non sapete come ingannare il tempo potete prendere qualcosa di buono da bere. Le alternative sono due, a seconda della lunghezza della vostra coda. Se la vostra coda è lunghissima dovreste trovarvi all’altezza di Zuni. Vi consiglio lo spritz, che è buono perchè il boss  di Zuni è veneto. Se siete più fortunati e la vostra coda è più corta, c’è un locale dall’altro lato di via Ragno, che mi pare si chiami Clandestino, ha organizzato una vendita di vino d’asporto. wow! In ogni caso non temete, la coda sembra lunga, ma poi molta gente riesce a entrare.
  • Mi scuso per i sicuri orribili errori che sto producendo. Ma questi computer sono lentissimi e mi snervano e non ho voglia di rileggere.

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