Monthly Archive for November, 2009

Predicare bene

Da un’Ansa delle 14.05:

Con in mano i volantini per difendere il crocifisso, un attivista della Lega Nord Liguria si e’ fatto scappare una serie di bestemmie stamani a Genova durante una animata discussione con un passante che la pensava diversamente.

. ti regalo un post

Posso dire che tutto questo spopolare del libro di Brondi mi sta facendo venire l’orticaria. Non ci metto il punto interrogativo, perché non ho bisogno di chiedere il permesso. Sgrat. Conservo molto orgogliosamente la copia del suo manoscritto quandoancoranonerafigo (il manoscritto, non lui), con la prima pagina di carta assorbente da forno che nella borsa mi si è stropicciata tutta, con la forma scomoda e improbabile e le figure molto autentiche dei fogli con la sua vera calligrafia. Sgrat. La conservo gelosamente, all’interno ci sono perfino due gambi di papaveri (seccati) da questa primavera in un giorno di particolare ispirazione artistico-fotografica – poi abortita. Ogni tanto quando riapro il libro questi due gambi vengono fuori senza petali e sembrano delle zampe di cavalletta molto lunghi: ogni volta ho paura. Conservo e mi domando: come mai quest’odio e quest’orticaria per questo spopolare del libro di Brondi (edito tutt’oggi da Baldini/Castoldi, altro che fogliazzi riciclati di carta igienica di seconda mano)? Forse perché vorrei essere pubblicata anche io da Baldini e Castoldi? O forse – e io sono più propensa per questa ipotesi – le cose che sono mie sono mie e basta e non devono essere di nessun altro perché ho l’esclusiva sulle cose che trovo molto belle e da quel momento vorrei che sprofondassero nell’0blio generale a parte qualche raro momento in cui IO decido di farle tornare a galla e farvi attingere a tutti ma solo con le dovute maniere e a piccole dosi ecco sì, senza esagerare. Punto interrogativo. Ma non troppo, perché in fondo so la risposta a questa domanda. Sono gelosa di molte cose. Della mia canzone preferita, e anche di Vasco Brondi, a quanto pare, e del suo manoscritto quando ancora si poteva chiamar tale – mano/scritto, scritto a mano, partecipato, stuprato, partorito in via Croce Bianca (dico bene?) che sarebbe il vicolo di Ferrara, io ci sono stata, dove alla fine trovi il Korova, che adesso è il bar dei due fratelli di Vasco Brondi che lavorano facendo a gomitate con gli articoli di giornale incorniciati, le teche, gli altari benedetti, i poster, i videofilmati, i distinti saluti sulle cartoline autografate dal loro stesso fratello minore. Quello che prendevano a schiaffoni da bambino. Quello che gambizzavano quando non si sopportava. Ecco sì, secondo me QUEL manoscritto è nato secondo una sequenza di passeggiate dalla macchina al Korova, nelle fredde notti di dicembre-gennaio a Ferrara. Dico questo augurandomi che Vasco Brondi non abbia avuto un pass o un tagliandino apposito per parcheggiare DIETRO al Korova e non fare più di dieci passi per andare a lavorare, togliendosi così tutto il gusto che invece abbiamo noi, dico noi, che per andare a trovarlo chiuso per ferie, beh, anche andandolo a trovare chiuso per ferie, ci facciamo tutta Ferrara, vicoli, vicoluzzi e vicoletti per un totale di cento chilometri quadrati lungo le strette vie illuminate. Questa é Ferrara. Questo è Vasco Brondi? Era sicuramente Vasco Brondi sì, con i guanti tagliati in cima e le dita scoperte (i fili sì, erano pezzi di maglia tranciati male), e anche se ne sto dando un’immagine insopportabilmente emo punk che sicuramente Brondi non è mai forse stato a parte il periodo del gruppo che aveva al liceo (voci di corridoio), mi piace immaginarmelo così. Così che cammina nel freddo e nel gelo, soffiandosi sulle mani congelate. Mancano dieci giorni al suo ventiduesimo compleanno, la sua ragazza é appena partita per Parigi, in cui, dice, non volano mosche, è sabato sera e davanti al Korova si riuniranno gruppetti di adolescenti poco più piccoli di lui che vorranno bere parlare mangiarsi le unghie attaccar bottone far saltare bottoni ruttare vomitare e poi andare a casa, che domani ci si ha l’appuntamento con il mal di testa domenicale. Non so se avete mai visto le stradine della vecchia Ferrara: ecco, sono puntellate di sassi in rilievo, completamente inadatti a scarpe con la suola bassa e poco malleabile tipo Converse, anche se molto più pittoreschi dei sanpietrini a Roma; ecco io mi immagino che Vasco Broni cammina (molto, perché è senza tagliandino) e gli vengono in mente parole, parole, parole alla Mina, gli vengono in mente frasi, frasi, frasi, concetti – poi improvvisamente uno di quei sassi in rilievo delle stradine vecchie lo fanno inciampare e i discorsi si compromettono: “e i tuoi capelli che sono…” … “nastro isolante” … “c’è un incendio…” “nei bar”. Per una prosa poesia di squisiti versi alla cazzo, che si sposano benissimo e che ci fanno piangere, come se io adesso dicessi oggi ho pensato molto … ai destini degli elettricisti … che mangiano dei gelati troppo sciolti … e i tuoi occhi ricolmi di soli. Sono capace anche io di fare Vasco Brondi, ma in quel manoscritto, con la sua calligrafia tremendamente brutta e incomprensibile, ecco in quel pezzetto rilegato alla peggio, Vasco Brondi era solo un povero coglione che inciampava nelle proprie emozioni come facciamo tutti noi e andava a lavorare com’è giusto che sia, ma era anche un tizio, ecco, sì, un tizio che a me sarebbe piaciuto frequentare, pur nel suo spastico esprimersi e nel suo impostato modo di parlare e soprattutto nel suo modo di leggere così uguale. Era uno che a fine serata cercava di tenere insieme i fogli con le mollette e di venderteli o magari di regalarteli, basta che gli offrivi una vodka, sua grandissima passione. Cosa voglio dire, cosa sto dicendo? Non voglio fare la nostalgica, e nemmeno la moralista. Quella che dice “Ah Brondi era meglio quando non era Brondi”. E chi era, allora? Oppure dire: il successo cambia tutti. E’ un concetto sdoganato, e comunque fa bene lui, a campare col suo unico talento: mettere in fila parole molto belle. Vasco Brondi, per me, è uno che ha fatto molto l’amore col vocabolario. Lo Zanichelli è il suo migliore amico, e come si fa a non voler bene a uno così?  Non sto dicendo niente, su Vasco Brondi, la metà di queste frasi le sapevate già tutti. Sto dicendo che sono gelosa del suo manoscritto prima che lo scoprissero: è diverso leggerlo in quei fogli stupidi, invece che sul libro carino ordinato (e con una copertina orribile) di Baldini e Castoldi. La morale di questa storia è che dovete svegliarvi tutti. Ma a piccole dosi, però, come quando e quanto lo dico io. Poi basta. Sono gelosa delle cose che ritengo belle, perché ormai di cose belle ce ne sono rimaste poche, bisognerebbe per giustizia, secondo me, riazzerare tutto e ridistribuire le preziosità: a te i libri, a te i testi di Vasco Brondi, a te la neve, a te l’esclusiva di dire Sono stato sulla luna! Mi sono persa tra i miei stessi cosavolevodire: non lo so. A questo punto potrei e dovrei premere seleziona tutto e poi fare canc, liberare questo impaccio, togliermi da quest’impasse – per dirla alla Battisti. C’erano alcune cose che volevo dire: che le cose che amiamo ci costringono ad un continuo andirivieni di odio-amore; e che mi dà fastidio che ora la gente legga Vasco Brondi sul libro edito da Castoldi e Baldini, perché dov’eravate fino a ieri?

Notizie che non lo erano

Luca Sofri è il tenutario (come ama definirsi) di uno dei blog più longevi e al contempo interessanti dello stanco panorama italiano, che ogni tanto prende qualche fissazione per un argomento in particolare e finisce a parlarne molto spesso, complice un pubblico con gli stessi gusti in materia. Il PD, Obama, iPod e iPhone, ora il Kindle e in genere molti gingilli tecnologici che affascinano in fin dei conti un po’ tutti. C’è un’altro giocattolo che ha scoperto relativamente tardi e da quando lo usa è sempre li a decantarne le lodi. Si è affezionato a Friendfeed, un social network per chi scrive, fotografa, aggrega e produce molte cose diverse su internet. Qualcosa che insomma i vostri amici non blogger non hanno di certo perchè nella vita reale di solito uno ha tempo per Facebook e morta li, non essendo tenutario di niente in rete.

Annunciandola come una piccola rivoluzione, ieri sul suo blog Sofri racconta come

Ultimamente sta invece diventando una consuetudine diffusa la visione solitaria delle serate televisive – siano Annozero, Ballarò o Porta a porta – ma commentata simultameamente su FriendFeed.

Finisce che uno si incuriosisce e va a vedere questa abitudine diffusa di cui si parla: è vero ci sono 982 commenti generati nel corso di una sola puntata di Annozero. Peccato che a scriverli siano non più di una quindicina di persone.
Per capirci: è come se organizzassi una serata con una dozzina di studenti di ingegneria per preparare insieme un esame, e scrivessi che è consuetudine diffusa radunarsi la sera per risolvere equazioni differenziali.

L’italiano del secondo medioevo

Noi italiani del Secondo Medioevo possiamo essere definiti come dei cretini abusivi, senza un’opinione propria, ma bensì una costruita e rubata alla tv, fatta da salottini tanto falsi quanto trash. Abbiamo paura di essere giudicati, e ci imponiamo un certo stile di vita conservatore, seguendo fittizi e malsani dogmi, solo per apparire. Potremmo chiederci perché noi italiani siamo indietro rispetto alla normale evoluzione del resto del mondo. Sembra che con la seconda guerra mondiale noi abbiamo vissuto l’apice del nostro fallimento come sanguisughe, e inevitabilmente da allora siamo tornati indietro, al posto di maturare ed evolvere, ignorando o uccidendo chi nel corso della storia aveva le idee e la personalità di darci un carattere istituzionale. Siamo indietro. Si vede da ciò che guardiamo in tv, o che i campi intellettuali come la lettura e il teatro e il cinema, sono beatamente ignorati, e non leggiamo e non andiamo a teatro e al cinema andiamo a vedere Boldi e De Sica.

Ma perché tutto ciò? Io penso che la colpa sia fondamentalmente nostra. Possono esserci molti stimoli negativi, tuttavia siamo comunque un paese che permette di formarsi come meglio si crede, e queste mie parole controcorrente sono la dimostrazione. Nonostante questa libertà, però leggo che ben l’80% della popolazione si informa tramite la tv, il che spiegherebbe l’inutilità di legarsi al dito le notizie sbagliate, acquisendo quelle che saranno le nostre opinioni riguardo un argomento da talk show trash quanto il sacchetto d’umido. Posso citare del recente dibattito delle croci nelle scuole, come esempio lampante; esso, infatti, manifesta il pensiero conservatore che accomuna l’80% di italiani, che non è credente per davvero, che mai è andato in chiesa (sfiderei a dire che chi va in chiesa poi guarda scorreggiare in diretta quelli del grande fratello), ma che difende, dovesse morire, quel pezzetto di legno nelle aule. Esso ormai non rappresenta più il cristo, ma l’ignoranza di cui gli italiani sono fieramente pieni nel legarsi alle loro idee antiche e del tutto sbagliate, dettate come messaggio subliminale da ciò che per lui è una giusta informazione. Ma certamente la tv, ma anche le istituzioni, sono intelligenti sotto questo punto di vista. Infatti noi cretini non seguiamo la giusta idea, ma la semplice idea espressa da un parlatore che è tanto bravo a parlare da ipnotizzarci.

Quindi non crediamo a meno che non creda chi ascoltiamo. E la religione, come la tv, è un chiaro esempio di specchietto per le allodole. Non mostrano lati negativi della medaglia, ma solo idee che permettono al cittadino cretino medio, di seguire il pensiero comune senza troppi dubbi. A esempio, al catechismo non ti dicono che la data di nascita di Gesù è stata scelta non prima del 240 d.c., così da un giorno all’altro. E dalla scatola magica arrivano a porsi delle domande profonde nei loro salottini, con l’illusione di creare un intrattenimento intelligente, e maturo, discutendo a volte anche argomentazioni interessanti, in modo da far sentire il telespettatore sensibile e umano. Tutto per illuderci di essere ciò che vorremmo. Domenica pomeriggio, a Domenica In, per esempio, si parlava dell’esagerazione nell’aver mostrato in tv persone trans in questo periodo. Domanda profonda, a prima vista intelligente e sensibile. Ma vedi se gli stessi si chiedono del perché nella stessa tv dei trans non c’è l’ombra di una persona di colore. Insomma all’italiano non importa nulla di tutto ciò. Il suo è un finto interessamento al mondo, perché la mentalità da eroe l’abbiamo esaurita, e ora siamo solo zombie che seguono una cosa senza chiedersi troppo il perché. Direi di svegliarci, ma sarebbe inutile, perché fondamentalmente siamo un popolo pigro, e non ditemi che esagero.

La réclame ai tempi della suina

Come il mondo evolve rapidamente così il mondo della pubblicità si adatta ad esso per essere attuale e sempre interessante ai nostri occhi. Da qualche tempo nel sottopasso della stazione della mia città campeggia un poster che reclamizza una qualche tariffa Tim. Nella fretta con cui frequento tale ambiente ci ho fatto caso credo solo un mese dopo che qualcosa di diverso c’era: è scritto in rumeno e reclamizza una qualche offerta speciale dedicata a chi di loro vive in Italia. Dove devono telefonare i rumeni? E da dove partono solitamente per tornare nella loro terra natia? Esatto.

Nel panico generale per l’influenza A, oltre certe case farmaceutiche c’è qualcun’altro che si sta fregando le mani felice (in tutti i sensi): i produttori di antibatterici e prodotti disinfettanti per le mani, che nessuno si filava prima e ora vanno a ruba nei supermercati. Dove li vogliamo reclamizzare questi prodotti utili nei luoghi affollati e dove trascorriamo ore vicini ad altri sconosciuti? Esatto. Via la Romania, dentro il lavamani anti suina.

Per avere sul telefonino alcune notizie di attualità e sport via sms gratis, da qualche anno Vodafone mi manda anche almeno uno spot al giorno che reclamizza questo o quello e che consente al servizio di mantenersi gratuito per l’utente. Di solito sono spot nazionali, ma dev’essere l’andazzo degli ultimi tempi e questa voglia sfrenata di personalizzazione promozionale. Ieri l’sms Vodafone mi invitava alla riapertura di una grossa profumeria della mia città, utilizzando quindi un dato privato in possesso dell’operatore telefonico per mirare tale messaggio promozionale.

Dato il mio scarsissimo interesse per tale spot personalizzato devo dedurre che la profumeria non abbia richiesto a Vodafone di selezionare solo le donne della mia città, oppure il maglione che ho addosso da tre giorni comincia a puzzare, e il mio operatore sa perfino troppo di me.

Pulsante fine-di-mondo

Uno ad un certo punto le prova tutte.
calzinorosso

Saturday Night Fever

Sabato sera, pioggia, Piazza Travaglio, noia.
Mi chiedo che gusto abbiano le mistocchine mentre le vedo, e le sento, cuocersi al baracchino dei cinesi all’angolo. Buon profumo.
Poche macchine in giro.
Ne arriva una, che svolta da Porta Paola verso via Baluardi, ed è leeenta, leeeeenta. Sembra al rallentatore. Poi, un megafono spunta dal finestrino del passeggero, e poi spunta anche il ragazzo che è appeso al megafono. La macchina quasi si ferma. Suspence.
Gracchio bzzz “Andate viaaaaaaaaaaaah, allllllllllllbaneshi di mmmerda” bbbzzz
Gran Ghignate Giovanili, da dentro l’abitacolo.

La macchina sgomma e corre via.

. una piccola ape furibonda

C’era qualcuno che scriveva “le più belle poesie si scrivono sopra la pietra“. Questo qualcuno era Alda Merini. Per sapere chi è tutti possono fare una ricerca su wikipedia o seguire i coccodrilli dei telegiornali. Certo quelli che si accontentano di guardare in superficie, dove le pietre sono semplicemente appoggiate, saranno più che soddisfatti. C’è però una differenza sostanziale tra queste persone e i poeti: e cioè che questi ultimi sanno bene che la pietra ha radici profonde, che vanno più in basso e più all’interno di quello che all’occhio umano è dato vedere. Alda Merini, secondo me, era una di queste persone. La notizia della sua scomparsa arriva in terza pagina al telegiornale della domenica sera, con molto meno rumore di quanto fecero, tempo fa, le morti di Michael Jackson e Mike Bongiorno. Una testimonianza di quanto il nostro tempo sia cambiato e di come la televisione e la spettacolarità abbiano soppiantato ferocemente il piccolo mondo riservato della Poesia. Un mondo intimo e quasi sempre nascosto, specialmente nei giorni nostri, che ha lasciato ai nostri padri ricordi sbiaditi e ha tolto alla radice a noi, figli degli anni Ottanta, la fortuna di poter entrare direttamete in contatto con queste piccole e preziose forme d’arte forse considerate minori al giorno d’oggi
E’ scomparsa una grande poetessa italiana che ha perpetuato la grande dignità di un “fare arte” che spesso ci dimentichiamo, a favore di altre forme più prepotenti – il cinema, la televisione. La poesia, anche, ci viene inflitta da bambini alla scuola elementare, certi versi ce li fanno portare dietro come macigni sin da piccoli: attraversano le tempeste degli anni e dei licei, fino a perdersi, lentamente, fino a sgretolarsi sotto il peso delle nostre vite frenetiche. Con un atteggiamento che forse sembrerà propagandistico, io vorrei approfittare di questa perdita per ricordare a me stessa e agli altri, invece, quanto più bello e più utile sia scoprire l’arte – e in questo caso la Poesia – per conto nostro. Scegliere, invece che subire. E’ un concetto che pare scontato, invece non lo è. Ho amato molto, oggi pomeriggio, andare in libreria a cercare una poesia, tra quelle di Alda, che potesse rappresentare la sua grandezza di artista. Ho trovato molti versi bellissimi, mentre li copiavo sul mio blocco note e mi sporcavo le mani di inchiostro liquido blu, era come mettere le mani in una tavolozza piena di colori: questi colori sono le parole, che solo pochi di noi sanno gestire e ammaestrare. Come piccoli gatti ci sfuggono. Ecco, per me Alda Merini è stata capace di addomesticare queste parole semplici per regalarci una Poesia fatta di sostanza vera, fremente e viva. Alcuni di questi versi mi fanno ricordare ed entrare in contatto con la sua sofferenza piena d’orgoglio (“e perciò non ti chiamerò al telefono, nè avrò bisogno delle tue vene che pulsano”), la sua straordinaria capacità di amare ineguale a tutte le altre (“io non sarò più libera/come un uccello/dacché tu te ne sei/andato e hai legato/le ali con le piume/del tuo passaggio segreto), la sua profondità e la sua capacità comunicativa (“adesso sono una pioggia spenta“), la sua malinconia (“non ho mai visto un rigoglio di rosa pura“), la sua speranza (“correre insieme a te come avessi vent’anni“). Piccola grande Alda, che a proposito di radici scrive “l’unica radice che ho mi fa male“, che porta con sè il fascino e la dannazione di tutti i grandi poeti maledetti, la pazzia riservata solo ai grandi, l’Eternità che da qualche parte è destinata agli artisti.
Questi versi sono stati letti su due volumi, rispettivamente Fiore di poesia e La volpe e il sipario. Ve ne regalo uno, secondo me bellissimo seppur non originale, per condividere e per mandare il mio personale e piccolo pensiero alla voce di una piccola ape furibonda che si è fatta flebile ma che non potrà mai essere messa a tacere.
Spegnimi come il lume della notte
come il delirio della fantasia.
Spegnimi come donna e come mimo,
come pagliaccio che non ha nessuno.
Spegnimi perché ho rotta la sottana:
uno strappo che é largo come il cuore.

Alda Merini

Buffet

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trovate a Londra

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guardate le vostre foto

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Camera Ciccsoft

Si comincia!

Spot

Vieni a ballare in Abruzzo

Fornace musicante

Cocapera: e sei protagonista

Dicono di noi

Più simpatico di uno scivolone della Regina Madre, più divertente di una rissa al pub. Thank you, Ciccsoft!
(The Times)

Una lieta sorpresa dal paese delle zanzare e della nebbia fitta. Con Ciccsoft L'Italia riacquista un posto di primo piano nell'Europa dei Grandi.
(Frankfurter Zeitung)

Il nuovo che avanza nel mondo dei blog, nonostante noi non ci abbiamo mai capito nulla.
(La Repubblica)

Quando li abbiamo visti davanti al nostro portone in Via Solferino, capimmo subito che sarebbero andati lontano. Poi infatti sono entrati.
(Il Corriere della Sera)

L'abbiam capito subito che di sport non capiscono una borsa, anzi un borsone. Meno male che non gli abbiamo aperto la porta!
(La Gazzetta dello Sport)

Vogliono fare giornalismo ma non sono minimamente all'altezza. Piuttosto che vadano a lavorare, ragazzetti pidocchiosi!
(Il Giornale)

Ci hanno riempito di tagliandi per vincere il concorso come Gruppo dell'anno. Ma chi si credono di essere?
(La Nuova Ferrara)

Giovani, belli e poveri. Cosa volere di più? Nell'Italia di Berlusconi un sito dinamico e irriverente si fa strada come può.
(Il Resto del Carlino)

Cagnazz è il Mickey Mouse dell'era moderna e le tavole dei Neuroni, arte pura.
Topolino)

Un sito dai mille risvolti, una miniera di informazioni, talvolta false, ma sicuramente ben raccontate.
(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
(Diario)

Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)

Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
da tanti ragazzi scavato
parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)