. una piccola ape furibonda

C’era qualcuno che scriveva “le più belle poesie si scrivono sopra la pietra“. Questo qualcuno era Alda Merini. Per sapere chi è tutti possono fare una ricerca su wikipedia o seguire i coccodrilli dei telegiornali. Certo quelli che si accontentano di guardare in superficie, dove le pietre sono semplicemente appoggiate, saranno più che soddisfatti. C’è però una differenza sostanziale tra queste persone e i poeti: e cioè che questi ultimi sanno bene che la pietra ha radici profonde, che vanno più in basso e più all’interno di quello che all’occhio umano è dato vedere. Alda Merini, secondo me, era una di queste persone. La notizia della sua scomparsa arriva in terza pagina al telegiornale della domenica sera, con molto meno rumore di quanto fecero, tempo fa, le morti di Michael Jackson e Mike Bongiorno. Una testimonianza di quanto il nostro tempo sia cambiato e di come la televisione e la spettacolarità abbiano soppiantato ferocemente il piccolo mondo riservato della Poesia. Un mondo intimo e quasi sempre nascosto, specialmente nei giorni nostri, che ha lasciato ai nostri padri ricordi sbiaditi e ha tolto alla radice a noi, figli degli anni Ottanta, la fortuna di poter entrare direttamete in contatto con queste piccole e preziose forme d’arte forse considerate minori al giorno d’oggi
E’ scomparsa una grande poetessa italiana che ha perpetuato la grande dignità di un “fare arte” che spesso ci dimentichiamo, a favore di altre forme più prepotenti – il cinema, la televisione. La poesia, anche, ci viene inflitta da bambini alla scuola elementare, certi versi ce li fanno portare dietro come macigni sin da piccoli: attraversano le tempeste degli anni e dei licei, fino a perdersi, lentamente, fino a sgretolarsi sotto il peso delle nostre vite frenetiche. Con un atteggiamento che forse sembrerà propagandistico, io vorrei approfittare di questa perdita per ricordare a me stessa e agli altri, invece, quanto più bello e più utile sia scoprire l’arte – e in questo caso la Poesia – per conto nostro. Scegliere, invece che subire. E’ un concetto che pare scontato, invece non lo è. Ho amato molto, oggi pomeriggio, andare in libreria a cercare una poesia, tra quelle di Alda, che potesse rappresentare la sua grandezza di artista. Ho trovato molti versi bellissimi, mentre li copiavo sul mio blocco note e mi sporcavo le mani di inchiostro liquido blu, era come mettere le mani in una tavolozza piena di colori: questi colori sono le parole, che solo pochi di noi sanno gestire e ammaestrare. Come piccoli gatti ci sfuggono. Ecco, per me Alda Merini è stata capace di addomesticare queste parole semplici per regalarci una Poesia fatta di sostanza vera, fremente e viva. Alcuni di questi versi mi fanno ricordare ed entrare in contatto con la sua sofferenza piena d’orgoglio (“e perciò non ti chiamerò al telefono, nè avrò bisogno delle tue vene che pulsano”), la sua straordinaria capacità di amare ineguale a tutte le altre (“io non sarò più libera/come un uccello/dacché tu te ne sei/andato e hai legato/le ali con le piume/del tuo passaggio segreto), la sua profondità e la sua capacità comunicativa (“adesso sono una pioggia spenta“), la sua malinconia (“non ho mai visto un rigoglio di rosa pura“), la sua speranza (“correre insieme a te come avessi vent’anni“). Piccola grande Alda, che a proposito di radici scrive “l’unica radice che ho mi fa male“, che porta con sè il fascino e la dannazione di tutti i grandi poeti maledetti, la pazzia riservata solo ai grandi, l’Eternità che da qualche parte è destinata agli artisti.
Questi versi sono stati letti su due volumi, rispettivamente Fiore di poesia e La volpe e il sipario. Ve ne regalo uno, secondo me bellissimo seppur non originale, per condividere e per mandare il mio personale e piccolo pensiero alla voce di una piccola ape furibonda che si è fatta flebile ma che non potrà mai essere messa a tacere.
Spegnimi come il lume della notte
come il delirio della fantasia.
Spegnimi come donna e come mimo,
come pagliaccio che non ha nessuno.
Spegnimi perché ho rotta la sottana:
uno strappo che é largo come il cuore.

Alda Merini

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