Monthly Archive for January, 2010

Nota a piè di pagina

C’è un modo molto veloce e spiccio per informarvi sullo state di salute psicofisica dei due fondatori nonchè gestori del noto multiblog (sarebbe meglio dire bi-blog, dato che scappano tutti come ladri, nessuno escluso) denominato ‘Ciccsoft’.
Basta notare che quest’anno è saltata la compilation di fine anno, che è come dire che salti il Natale, cosa mai avvenuta in 2000 anni di storia.

Ci hanno davvero preso tutto, E.

Dichiarazione d’amore

Non resta che trovare un locale che la suoni, dove andare a ballarla.

Chi c’è c’è, come la barzelletta

chiceceCorreva l’anno 1997, eravamo pubescenti studenti liceali alle prese con le prime versioni di latino, che puntualmente non riuscivamo a concludere in tempo nelle due ore assegnate, così da far incazzare a morte l’insegnante che doveva girare tra i banchi strappandoci letteralmente i fogli da sotto il braccio. Per intimorirci maggiormente quando mancavano ancora quindici minuti alla consegna iniziava ad urlare “15 minutiii, poi ritiro i fogli e vado via. Chi c’è c’è, come la barzelletta!“. A forza di dirlo la nostra curiosità era salita alle stelle per questa fantomatica barzelletta, ma ogni volta che chiedevamo di raccontarcela la risposta era sempre del tipo: “quando sarete più grandi”, “in separata sede”, “un’altra volta”.

Così sono passati gli anni e io quella barzelletta non l’ho mai saputa perchè nessun altro che conoscessi me l’ha mai raccontata e all’epoca non c’era tutta questa abbondanza di risultati su Google per documentarsi. Chi era avanti al limite le ricerche le faceva su Encarta, gli altri ricopiavano a mano i volumi Utet. Ancora oggi mi viene da dirlo come un pappagallo: ogni volta che esclamo “chi c’è c’è”, aggiungo senza conoscerne la ragione “… come la barzelletta”. Almeno fino a ieri.

A ventisei anni suonati, ieri, nell’ultimo posto dove avrei mai immaginato succedesse, ho finalmente ascoltato per puro caso la barzelletta del chi-c’è-c’è. Non dalla mia insegnante di lettere ovviamente, ma da una bella ragazza brasiliana che di mestiere fa la cantante, così che non pensiate male quando leggerete la barzelletta.
Vista l’eccezionalità dell’evento, casomai qualche altro amico o amica del liceo si ricordi di questa storiella, questo post è per voi, ovunque voi siate finiti. Dopo anni di attesa, eccola qui:
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Leggere il futuro nei fondi di un Whopper

Poi ho realizzato che la mia esperienza in questa città volgeva al termine e non ci sarebbe stato un secondo tempo. È stato quando sono tornato a mangiare al solito vecchio fast food, dove con piacere avevo digerito paninazzi di ogni foggia e dimensione.
Il pane si è rotto in alcuni pezzi dopo il primo morso, le patatine un tempo orgoglio di questo marchio erano scotte e fiappe, la Cocacola era calda. Il riscaldamento era spento o forse rotto, e ho sbagliato pure ordinazione nel caos di proposte sul tabellone.
Nemmeno il Burger King mi voleva più.

Già

Mi basterà averti vicina. Io non starò qui ad ascoltare – ti prometto – gli scricchiolii misteriosi del tetto, né guarderò le nubi, né darò retta alle musiche o al vento. Rinuncerò a queste cose inutili, che pure io amo. Avrò pazienza se non capirai ciò che ti dico, se parlerai di fatti a me strani, se ti lamenterai dei vestiti vecchi e dei soldi. Non ci saranno la cosiddetta poesia, le comuni speranze, le mestizie così amiche all’amore. Ma io ti avrò vicina.

E riusciremo, vedrai, a essere abbastanza felici, con molta semplicità, uomo con donna solamente, come suole accadere in ogni parte del mondo. Ma tu – adesso ci penso – sei troppo lontana, centinaia e centinaia di chilometri difficili a valicare. Tu sei dentro a una vita che ignoro, e gli altri uomini ti sono accanto, a cui probabilmente sorridi, come a me nei tempi passati. Ed è bastato poco tempo perché ti dimenticassi di me. Probabilmente non riesci più a ricordare il mio nome. Io sono ormai uscito da te, confuso fra le innumerevoli ombre. Eppure non so pensare che a te, e mi piace dirti queste cose.

Dino Buzzati

Amorsi

Bisognerebbe essere umili con l’amore. Bisognerebbe accogliere sempre in casa le cose belle, come quelle brutte. Bisognerebbe guardarle, dare dignità agli eventi della vita. Bisognerebbe saperle prendere, le persone, le situazioni, le circostanze, senza strattonarle e piegarle al nostro volere. Siamo talmente superbi, da pretendere di costruirci noi il nostro mondo, le nostre vite, i nostri dialoghi, con le nostre parole, i nostri atteggiamenti, i nostri colori e i nostri suoni. Siamo talmente superbi e nient’affatto umili con l’amore, le cose belle e le cose brutte, con le persone, che dovremmo trattare come si trattano gli animali: senza chiedere loro di parlare, senza nascondere loro ciò che siamo, senza interpretarli o accusarli.

Bisognerebbe essere umili e aprirsi un ombrello quando piove, senza voler per forza bagnarsi, e lasciare che l’acqua  ci cada sopra e ci scivoli ai nostri lati. Quell’acqua è l’amore, la vita, le cose belle e brutte. Che vanno rispettate in quanto tali, in quanto “esistono”. E’ tutto molto più semplice di quanto vogliamo credere, perché ci fa comodo credere il contrario: ci fa comodo sverginare noi per primi la vita, le cose belle e le cose brutte, per soddisfare la nostra voglia di mettere la vita, la nostra, al posto della vita in sè. Chè è già grande e piena e infinita per accogliere tutto quanto di cui abbiamo bisogno o che odiamo. Io penso sia soprattutto una questione di umiltà, di non saperci prendere per quello che siamo, perchè abbiamo bisogno di essere altro, di essere noi, invece che di essere e basta, che è già faticoso di per sè. Le cose belle e brutte accadono non perchè l’abbiamo deciso noi, noi con i nostri sensi di rivalsa verso chi ci ama e le nostre attrazioni verso chi ci ignora. Le cose accadono, ed è già un miracolo di per sè.

Bisognerebbe essere umili verso noi stessi anche, e non aver paura di fidarci dei nostri gesti, invece di credere ciecamente alle nostre parole, invece di consegnare noi stessi alla controfigura del mondo, la rappresentazione di noi stessi, marionette che si divertono a muovere esseri umani. Le cose accadono, e molto spesso il perché non esiste: il perché sono le cose stesse. Sta a noi chiudere gli occhi o meno.

Segnali della fine degli anni Zero

Tra le tante cose che ci siamo lasciati nel decennio da poco finito, due personaggi assoluti della mia adolescenza.
Dopo la morte di Stella oltre un anno fa, proprio l’ultimo giorno dell’anno è morto anche Willy, il secondo dei gloriosi Cani Della Lara.
Spauracchio adolescenziale del sottoscritto e al centro di mille scherzi e battute, due cagnolini che hanno fatto la storia del quartiere e del nostro gruppo di amici. Per anni mi sono augurato (scherzando più che altro) che potessero scomparire dalla faccia della terra così da non abbaiarmi più dietro ad ogni mia visita nella loro dimora, ed ora che è successo davvero ovviamente è tutto molto più triste e mi rendo conto di quanto stia passando in fretta il tempo e di come saremo sempre più soli con il passare degli anni.
Che possano correre felici inseguendo ossi di nuvole, là dove vanno a stare i cani quando lasciano questa cuccia.

Lasciate che i matti vengano a me

gommafacebookEro sul treno apparecchiato con il netbook acceso su una puntata di Studio 60, le cuffie e il telefono sulla mensolina a fianco quando alle mie spalle spunta un giovane appena salito, con ancora addosso la giacca a vento, appoggia lo zaino nel sedile libero davanti a me, poi mi tocca il braccio due volte: pat pat.

– Posso chiederti una cosa un momento?

Mi tolgo le cuffie e lo guardo per ascoltare cosa avesse da chiedermi. E’ un ragazzotto un po’ ritardato con due occhiali spessi e l’aria stralunata. Oppure è un genio incompreso con tre lauree ma nel giro di un paio di secondi a me è parsa più sensata la prima ipotesi. Comunque rispondo cortesemente:

– Si, dimmi.

– Ci si può cancellare da Facebook completamente?

A quel punto potevo dirgli tutto quello che sapevo, cioè che no, se anche ti cancelli le foto rimangono lo stesso sui server, che non c’è alcuna privacy e tutta la tua roba è comunque loro in eterno e forse devi scrivergli chiedendo esplicitamente la rimozione di ogni tuo materiale e comunque non avrai mai la certezza che poi lo facciano. Poi ho pensato che si sarebbe seduto e mi avrebbe attaccato una pezza eterna per sapere come si fa e io effettivamente non l’avrei saputo spiegare non avendolo mai fatto. Inoltre avevo il telefilm in pausa, il treno in ritardo con il riscaldamento rotto e anche un vago accenno di aerofagia, quindi ho optato per un semplice:

– Uhm… no, non saprei.

– Ok grazie – mi ha risposto. Ha ripreso lo zaino ed è andato a sedersi altrove.

I dubbi bisogna toglierseli quando vengono, e a volte càpitano nei momenti più impensabili, tipo mentre si sale su un regionale in ritardo con il riscaldamento rotto.

Che rumore fa la malinconia?

Il 2009 è stato un anno un po’ di merda, e fin qui non è una novità. A conferma di tutto questo, la classifica dei suoni che hanno colpito più volte le mie orecchie durante l’anno, è piuttosto fiacchina.

ALBUM PIU’ ASCOLTATI (vecchi e nuovi in ordine sparso)
Balmorhea – Rivers Arms
Little Joy – Little Joy
A.A.V.V. – Il paese è reale
Ska-J – Venice goes ska
White Lies – To lose my life
Dente – L’amore non è bello
Animal Collective – Merriwheater post pavilion
Editors – An end has a start
Danger Mouse & Sparklehorse – Dark night of soul
Bruce Springsteen – Greatest hits
A.A.V.V. – Il dono, tributo ai Diaframma
Muse – The resistance
Built to spill – There is no enemy
Ludovico Einaudi – Nightbook
Joy Division – Closer
Depeche Mode – The singles
Pixies – Doolittle
Roberto Vecchioni – Studio Collection
Calvin Harris – Ready for the weekend
Edu Hebling Xtet – Antes do temporal
Brunori Sas – Vol.1
Franco Battiato – Inneres Auge

SINGOLI PIU’ ASCOLTATI (per numero di ascolti, su iTunes, iPod e iPhone)
1. Animal Collective – My girls
2. Cassius – Toop toop
3. Nada Surf – See these bones
4. Le Luci della Centrale Elettrica – Diamonds in the mine
5. Afterhours – Il paese è reale
6. Animal Collective – Brother sport
7. Black Eyed Peas – I gotta feeling
8. Little Joy – The next time around
9. Beirut – La Llorona
10. Dente – A me piace lei
11. Danger Mouse & Sparklehorse (feat J.Casablancas) – Little girl
12. Dente – Buon appetito
13. Mumford & Sons – Little lion man
14. Pixies – Debaser
15. The Bloody Beetroots feat. Steve Aoki – WARP

Inizio

E che nel 2010 cominci una vera guerra, una seria. Gente morta e altra viva. Ecco cosa spero. Un bella guerra fra poveri: in Italia dico. Tutti gli sfigati da una parte tutti gli sfigati storpi e con la diarrea dall’altra. Arbitrano i tassisti.

Poi, vorrei che quest’anno fallisse Trenitalia, la Fiat e tutti quanti restassimo sconvolti e “dio come faremo” con sta menata dell’indotto. Eh santo cielo, un modo ci sarà, prima cominciamo meglio è.

Uhm… altro? Non mi viene in mente molto d’altro. Ah già, l’augurio che mi è stato fatto da un amico e che condivido: vorrei che fosse un bell’anno noioso. Basta sorprese. Del cavolo. Una noia mortale. Da stare proprio a casa e aspettare che passi. Dedicarmi alle cose più tranquille. Lavorare con calma. Fare quel che riesco senza correre. Che sarà mai.

Sasaki Fujika

Buffet

Le migliori foto di LondraNote sparse su alcune cose curiose
trovate a Londra

Le migliori foto di Berlino Do not walk outside this area:
le foto di Berlino

Ciccsoft Resiste!Anche voi lo leggete:
guardate le vostre foto

Lost finale serie stagione 6Il vuoto dentro lontani dall'Isola:
Previously, on Lost

I migliori album degli anni ZeroL'inutile sondaggio:
i migliori album degli anni Zero

Camera Ciccsoft

Si comincia!

Spot

Vieni a ballare in Abruzzo

Fornace musicante

Cocapera: e sei protagonista

Dicono di noi

Più simpatico di uno scivolone della Regina Madre, più divertente di una rissa al pub. Thank you, Ciccsoft!
(The Times)

Una lieta sorpresa dal paese delle zanzare e della nebbia fitta. Con Ciccsoft L'Italia riacquista un posto di primo piano nell'Europa dei Grandi.
(Frankfurter Zeitung)

Il nuovo che avanza nel mondo dei blog, nonostante noi non ci abbiamo mai capito nulla.
(La Repubblica)

Quando li abbiamo visti davanti al nostro portone in Via Solferino, capimmo subito che sarebbero andati lontano. Poi infatti sono entrati.
(Il Corriere della Sera)

L'abbiam capito subito che di sport non capiscono una borsa, anzi un borsone. Meno male che non gli abbiamo aperto la porta!
(La Gazzetta dello Sport)

Vogliono fare giornalismo ma non sono minimamente all'altezza. Piuttosto che vadano a lavorare, ragazzetti pidocchiosi!
(Il Giornale)

Ci hanno riempito di tagliandi per vincere il concorso come Gruppo dell'anno. Ma chi si credono di essere?
(La Nuova Ferrara)

Giovani, belli e poveri. Cosa volere di più? Nell'Italia di Berlusconi un sito dinamico e irriverente si fa strada come può.
(Il Resto del Carlino)

Cagnazz è il Mickey Mouse dell'era moderna e le tavole dei Neuroni, arte pura.
Topolino)

Un sito dai mille risvolti, una miniera di informazioni, talvolta false, ma sicuramente ben raccontate.
(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
(Diario)

Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)

Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
da tanti ragazzi scavato
parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)