Monthly Archive for April, 2010

Silenziosi come un tuono

La piazza di Carpi è grande. Sarà lunga almeno due campi da calcio. Almeno, eh. Forse di più. Dentro finiscono per starci un sacco di cose. Una chiesa, là in fondo. Poi un castello, un teatro. Dei portici, dei barettini, dei bancomat, tanti ciottoli. Un palco. Un referendum, che firmo subito e convinco gli altri con me a fare altrettanto. Cantanti, scrittori, partigiani, reduci. E tanta gente.

Parlano tutti, in questa piazza grande che si apre come una prateria improvvisa in un buco della Bassa. Parlano i giovani sotto il palco, ragazzine in tiro sfattoni alternativi fotografi improvvisati gente capitata per caso o per noia o per contagio. Parlano anche i cani, per chi li sa ascoltare. Parlano sul palco canzoni di guerra, di dolore morte e cose molto molto brutte e molto molto lontane, per questo forse così vicine. Tutti parlano, dicono quel che va detto in una giornata come il 25 aprile in un momento come questo. Parlano parlano e la piazza sembra proprio grande, sì. Caspita, saranno anche più di due campi, minimo.

Dentro questa piazza ci sta tutto, non ci manca nulla, non siamo come loro, non lo saremo mai, siamo diversi. Io però non parlo, sto muto, per conto mio, giro per la piazza faccio incazzare il resto della compagnia perché faccio l’asociale, faccio finta di fotografare per non dover dire qualcosa pure io. Mi guardo attorno, penso che è davvero enorme questa piazza a Carpi, pure bella voglio dire, fa pure caldo, è già estate mascherata da primavera, la primavera quando arriva è già finita che neanche te ne accorgi, se non fosse per gli starnuti che ti fanno alzare la testa al cielo e vedi sopra di te del vetro.

Materiali Resistenti

Così mi rendo conto che siamo completamente circondati dal vetro, un’enorme campana di vetro senza la neve e noi ci siamo finiti dentro, una calotta trasparente che ricopre tutta questa piazza di Carpi così grande che dentro finiamo per starci tutti, e fuori rimangono loro. E le parole del comandante Dièvel sono proiettili che finiscono sul vetro, come le firme sul referendum sull’acqua pubblica, cosa vuoi che c’entri con la Resistenza, scorreva sangue sulle montagne e ora scorre acqua qui in pianura, o al massimo birra a 3 euro per inzupparci le pizze inscatolate fredde, come “muori tutto vivi solo tu” che ti vengono i brividi a sentirlo dire da Max Collini, come “il reggae è quello che ci vuole in un’Italia fascista”, come Capovilla che si sparge il corpo e la voce di merda, come i coglioni di Nori, nel senso delle poesie che legge, come i miei occhi che lo fissano immobile mentre descrive cos’è la guerra, sono tutti proiettili sparati in cielo nemmeno fosse capodanno, invece è il 25 aprile, fingiamo di essere in primavera ma è già estate, molto è già compromesso, forse tutto, chissà quanto è spesso quel vetro, chissà se si lascerà perforare, chissà che magari stavolta si infrange e si spacca tutto e piovono addosso schegge di vetro, speriamo che facciano feriti anche dall’altra parte.

(Le foto di Materiali Resistenti, qui sotto)

Stupendo irrinunciabile come un 25 aprile

tape-dispenserMettete dei fiori nei vostri lettori. Direttamente dalla playlist fissa “tryout” del mio ipod ecco cosa è passato, è piaciuto, ed è rimasto ancora una volta, e poi un’altra volta e un’altra ancora in questo aprile che ormai volge al termine in attesa di maggio e del nostro coraggio. Buon ascolto.

1. The National – Bloodbuzz Ohio
Un gradito ritorno, con il sound di sempre e un disco appena uscito – High Violet – che non potete perdervi se anche voi ritenete la voce baritonale di Matt Berninger una delle più belle degli anni Zero.

2. Il Teatro degli Orrori – Due
Cattivi, esagerati, pungenti, malinconici. Il gruppo di Capovilla o si ama o si odia (e certo lui non sembra un tipo facile in apparenza) ma ha confezionato un disco prezioso, che a distanza di mesi ancora riempie club e locali in mezz’Italia. Se vengono dalle vostre parti approfittate per sentire come si dovrebbe fare rock in Italia. Ad avercene di gente così.

3. Baustelle – La canzone della rivoluzione
Quando mi chiedono: che hai fatto sto mese di bello? Ho ascoltato il disco dei Baustelle, rispondo. Ho adorato gli spietati, venerato i mistici, pensato alle rane, baciato la bambolina. E per Andrea di Mestre o per Maria di Matera questa è una delle tante chicche del loro ultimo I mistici dell’occidente.

4. MGMT – Flash delerium
In un punto del ritornello mi ricorda un po’ la canzone dei Goonies e non capisco bene  se sono matto io o che cosa. Il pezzo è carino, anche se molto distante dai livelli pazzeschi di Time to pretend.

5. Caribou – Odessa
Ipnotico e speciale. Un successo partito dal nulla e ora suonato un po’ ovunque nel mondo.

6. Lissy Trullie – Ready for the floor (Hot Chip cover)
Una cover che rende questo pezzo un must delle vostre feste per far muovere un po’ il culo agli invitati, ancora più di quanto già non lo fosse l’originale degli Hot Chip.

7. Nada Surf – Enjoy the silence (Depeche Mode cover)
Ma quanto sono bravi questi signori a fare cover? A parte un pop rock piuttosto facile e un paio di singoli azzeccati e tormentoni, li ricordo anche per una bellissima versione di Where is my mind? dei Pixies. Qui invece rifanno il classicone dei Depeche con uno stile ballad completamente diverso. Piacevolmente leggera.

8. Tre allegri ragazzi morti – Puoi dirlo a tutti
Questi eterni ragazzini adulti (morti) con le maschere, se ne escono dopo 16 anni di carriera con un disco reggae che in apparenza nulla ci azzecca con il loro sound di sempre. E guarda un po’: non solo è bellissimo ma è forse il disco della maturità artistica del gruppo di Pordenone. Lo spettacolo della vita è diventato grande ma tolta la maschera è poi sempre lui.

9. Dark dark dark – Bright bright bright
Non so di chi sia questa dolcissima voce femminile, non ho idea di che gruppo sia, da dove venga, non ho nemmeno voglia di saperlo cercando sulla rete qualcosa al loro riguardo. Preferisco tenermi questo gioiello e riascoltarlo di continuo lasciando la parola alla musica.

10. Band of horses – Way back home
Le atmosfere sognanti dei Band of horses che avevamo amato per la sempiterna The Funeral sono ancora tutte al loro posto nel nuovo nuovissimo album Infinite Arms. Tra le novità del mese che non dovreste perdervi.

Berlusconi! Bersani!

(thanks to Paola)

Macabri investimenti

3pendolari1Le Ferrovie dello Stato, o Trenitalia come si usa chiamarle ora, stanno rinnovando parecchio il loro look. Cambiano le stazioni, sempre più tronfie di monitor che trasmettono martellante pubblicità a getto continuo (quella di Di Pietro pre-elettorale che sposta le finestre stile Minority Report è già un classico), cambiano i pannelli informativi, le enormi scritte con i nomi delle città, i quadri con gli orari che passano dall’eleganza meccanica del bianco e nero, a seminuovi cosi a led arancioni di dubbia leggibilità. Cambiano anche le voci automatiche che annunciano i treni: a seconda dei luoghi sono sintetizzate da voci femminili, maschili, robotiche, sincopate, telegrafiche, dialettali. Bisogna in ogni caso stare al passo con i tempi: nell’era di internet il viaggiatore vuol essere informato su tutto quel che accade con minuzia di particolari. Dice: il treno è in ritardo di 5 minuti. Si, ma perchè? Ha forato? Diarrea del conducente?
Così oggi la voce che era solita con molta discrezione giustificare il ritardo ad oltranza del convoglio per investimenti di operai, o suicidi rompicoglioni, annunciando scuse assurde o l’equivalente di un “motivi personali” con un generico “investimento” ha sentenziato tiepida: “causa investimento m o r t a l e “.
Alla notizia dell’esito dell’investimento – mortale – finito male senza possibilità di appello o di happy ending come di solito qualcuno chiosa (“Puvrin… speriamo sia ancora vivo…”) per un attimo si è gelato il sangue di tutte le persone in attesa sui binari, si è sospeso il tempo, qualcuno ha storto il naso, qualcuno ha abbassato gli occhi, qualcuno ha smesso di leggere, qualcuno ha guardato il vicino, qualcuno, ebbene si, si è toccato le palle.
– Merda. – ha detto seccamente il tizio con la barba che mi stava a fianco e prende il treno con me ogni mattina, prima di tornare a pensare ad altro. A quel punto, come un segnale di liberi tutti, ogni cosa è tornata al suo posto e tutti i pendolari hanno ripreso a pendolare, come fanno del resto ogni giorno, mortale o no sia l’investimento di Trenitalia.

Odio chi mi racconta la fine dei film

Spoiler alert

(via EPICponyz)

Buffet

Le migliori foto di LondraNote sparse su alcune cose curiose
trovate a Londra

Le migliori foto di Berlino Do not walk outside this area:
le foto di Berlino

Ciccsoft Resiste!Anche voi lo leggete:
guardate le vostre foto

Lost finale serie stagione 6Il vuoto dentro lontani dall'Isola:
Previously, on Lost

I migliori album degli anni ZeroL'inutile sondaggio:
i migliori album degli anni Zero

Camera Ciccsoft

Si comincia!

Spot

Vieni a ballare in Abruzzo

Fornace musicante

Cocapera: e sei protagonista

Dicono di noi

Più simpatico di uno scivolone della Regina Madre, più divertente di una rissa al pub. Thank you, Ciccsoft!
(The Times)

Una lieta sorpresa dal paese delle zanzare e della nebbia fitta. Con Ciccsoft L'Italia riacquista un posto di primo piano nell'Europa dei Grandi.
(Frankfurter Zeitung)

Il nuovo che avanza nel mondo dei blog, nonostante noi non ci abbiamo mai capito nulla.
(La Repubblica)

Quando li abbiamo visti davanti al nostro portone in Via Solferino, capimmo subito che sarebbero andati lontano. Poi infatti sono entrati.
(Il Corriere della Sera)

L'abbiam capito subito che di sport non capiscono una borsa, anzi un borsone. Meno male che non gli abbiamo aperto la porta!
(La Gazzetta dello Sport)

Vogliono fare giornalismo ma non sono minimamente all'altezza. Piuttosto che vadano a lavorare, ragazzetti pidocchiosi!
(Il Giornale)

Ci hanno riempito di tagliandi per vincere il concorso come Gruppo dell'anno. Ma chi si credono di essere?
(La Nuova Ferrara)

Giovani, belli e poveri. Cosa volere di più? Nell'Italia di Berlusconi un sito dinamico e irriverente si fa strada come può.
(Il Resto del Carlino)

Cagnazz è il Mickey Mouse dell'era moderna e le tavole dei Neuroni, arte pura.
Topolino)

Un sito dai mille risvolti, una miniera di informazioni, talvolta false, ma sicuramente ben raccontate.
(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
(Diario)

Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)

Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
da tanti ragazzi scavato
parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)