Ciao Fabri

fabri
Adesso, caro Fabrizio, facciamo che vieni fuori da li, ci dici dove ti sei cacciato e cosa ti è saltato in mente. Facciamo che abbiamo capito male, che è stato tutto un misunderstanding, come diresti elegantemente con il tuo stile british. Facciamo che ci chiami e ci dici che hai voglia di fare una cazzata, così che possiamo risponderti: certamente, ne facciamo tutti tante, ne faremo un’altra insieme. Facciamo che ci dici perchè, che noi non siamo buoni a capirlo da soli. Facciamo semplicemente che ci dici qualcosa.

L’ultima sera che ci siamo visti, appena quattro giorni fa, ho scattato delle fotografie. Avevi in tutte un’aria pensierosa e lo sguardo vigile di chi la sa lunga, scrutando il mondo con attenzione per coglierne criticamente ogni sfumatura. Avevi una grande capacità di ascoltare le persone, socchiudendo un po’ gli occhi e alzando il mento come quando si drizzano le antenne per sentire meglio. Il tuo carattere educato e tranquillo non faceva di te un chiassoso chiacchierone ma una persona con cui era piacevole discorrere di un po’ di tutto con dosi di calma e profondità rare.

Quando una persona cara non c’è più ci si rammarica dei momenti che non si è potuto passare insieme e si ricordano quelli più belli, quelli che nonostante tutto rimarranno per sempre. Scusami quindi di non essere mai venuto a provare il tuo sintetizzatore Moog che non sapevi suonare bene ma era troppo bello per non acquistarlo. Oggi son sicuro starai suonando con Lennon e Harrison una interminabile jam session e chissà se avevi la chitarra pronta ed accordata. Scusami se non siamo andati a Ravenna a sentire i Calibro 35 come si era detto perchè non mi ricordo nemmeno più quale motivo. Scusami, scusaci infine, per aver parlato troppo a lungo di fotografia l’altra sera a tavola, magari ti sarai annoiato, eppure eravamo tutti contenti di rivederti, con i capelli corti corti, una camicia elegante e la classe che si addice alle occasioni importanti.
Voglio però ricordarti come il giorno che ti ho conosciuto, quando sono bastati pochi minuti per ritrovarci a parlare di musica a lungo, scoprendo gusti e passioni in comune, o come quella volta con un palloncino sorridente in una mano e un vino al limone nell’altra, stesi su una coperta a goderci gli ultimi raggi di sole estivi al parco. Voglio pensare che non ti sei ricordato di tutti questi momenti quando hai deciso che tutto era troppo triste per te. Dev’essere stato senz’altro così. Hai lasciato che la nebbia coprisse i ricordi buoni e hai pensato che non era il caso di viverne altri. Che alla fine facendo una botta di conti i dolori della vita fossero troppi rispetto i momenti felici e non ci fosse una via d’uscita per far tornare i conti e riequilibrare le cose. Mi spiace dirlo solo ora: ti sbagliavi.

E allora domani festeggerò il mio ventisettesimo compleanno anche per te, brinderò in tuo onore alla vita che continua, anche senza di noi, come dice Vasco in un pezzo che per caso ci ha straziato ascoltandolo l’altra sera mentre tu eri già lontano e ancora non sapevamo nulla di quanto era successo. Molto probabilmente mi manderesti cordialmente a fanculo se sapessi che cito Vasco in un ricordo che parla di te. E allora ti lascio con un pezzo molto più bello che di sicuro ti sarebbe piaciuto – non sono le Au revoir Simone, perdonami – e che spero ti faccia compagnia in questo nuovo cammino. Ovunque tu abbia deciso di andare, buon viaggio Fabri, anima fragile.


[The Moffs – Another day in the sun]

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