10 cartoline da Berlino

Berlino non ha un centro preciso, non ha un monumento migliore, un posto magico più di altri, sparsa tra i suoi quartieri uno diverso dall’altro e tutti al contempo godibilissimi. Potreste prendere la metro e scendere a caso a nord, a sud, a ovest, e scoprire sempre cose nuove e posti adorabili perchè Berlino è la città dove andare a vivere, dove stare qualche tempo, dove fermarsi ad osservare come si fa una città, e come si fanno i suoi abitanti. A Berlino si respira l’Europa, quella vera, così distante dal nostro ridicolo paese del sud, si respira la modernità di palazzi di vetro che convivono con ruderi di storia, quella storia che ha reso Berlino la capitale indiscussa del Novecento, al centro di ogni avvenimento, artefice del cambiamento culturale e politico e sempre in qualche modo determinante per tutto il Vecchio Continente. Si respirà la normalità di due uomini che si tengono per mano mentre attraversano la strada, di tante persone che navigano liberamente in internet nei caffè, di una discoteca che sospende la musica perchè due persone hanno iniziato a menare le mani così che tutti possano fischiarli e farli smettere imbarazzati, di taxi senza extra notturni, di cartacce in giro nemmeno a cercarle con la lanterna.

Il monumento divenuto simbolo di una città, a voler essere pignoli c’è, ed è il triste muro di cemento che ha diviso in due la città dal 1961 al 1989, simbolo della Guerra Fredda tra Urss e Usa e che oggi Berlino ti vende un po’ ovunque come Venezia fa con le gondole. Girando per la città è un continuo finire nella metà comunista e in quella alleata. Lo si capisce dagli omini verdi e rossi dei semafori: quelli DDR hanno un largo e buffo cappello e quando sono fermi allargano le braccia. Quando si attraversa il muro per terra c’è il solco del suo tracciato con una targhetta e passeggiando per Berlino capita di vederlo di continuo, come qui in Potsdamer Platz, un posto che fino a vent’anni fa nemmeno c’era. Le gambe di Marina sono nella Berlino Est o in quella Ovest? Vallo a sapere.

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Il simbolo della città è un simpatico orsacchiotto in posizione eretta con le braccia alzate (la versione più bella trovata era in bronzo e stava sull’autostrada ma immagino ve la siate persa perchè ormai chi ci va più in macchina a Berlino oltre al sottoscritto?) e ricorre un po’ ovunque, specialmente nei negozietti di souvenir, insieme all’omino del semaforo, il muro e il Checkpoint Charlie (you’re leaving the american sector…). Questo tutto dipinto in posizione a terra, stava proprio vicino al Checkpoint in una zona a mio avviso molto bella.

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Proprio a fianco c’era una vecchia Trabant, le macchine della Germania comunista, semplici e indistruttibili. Ce ne sono parecchie ancora in giro, guidate da qualche irriducibile nostalgico, oppure come in questo caso perchè servono a reclamizzare un tour in Trabant di Berlino. Ovviamente ci sono anche modellini un po’ ovunque da portare a casa, e poi graffiti che la ritraggono, magliette e tanto altro. In un negozietto di roba di design il sottoscritto si è aggiudicato un tappetino del mouse con la Trabant stilizzata e giuro, è l’unica cosa Berlin-related che ho preso, anche se l’orsetto era davvero, davvero simpatico.

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Il centro di Berlino si gira a piedi facilmente ma capita di dover prendere la metro per raggiungere qualche zona più esterna. Costa un sacco (2,10 euro una corsa, 6 euro il giornaliero) quindi pensateci bene. Noi dopo aver fatto un giornaliero il primo giorno abbiamo fatto i portoghesi, con il terrore del rigore e dei controlli tedeschi che per fortuna non ci sono stati. Quando si scende in metro non è come a Milano o a Roma che devi fare mille cunicoli e camminare molto: scendi le scale e c’è subito il binario bello pronto. Niente tornelli o altri orpelli fatta eccezione per qualche venditore di prodotti da forno e currywurst, i wurstel con il curry tipici di Berlino che la gente mangia ovunque ad ogni ora. Le fermate sono una diversa dall’altra e le scritte sono elegantissime se non in certi casi dei piccoli capolavori artistici o retrò. Questa è Friedrichstrasse, e sembra una sala di un museo, tanto è bianca e pulita, minimale e tutto fuorchè una fermata della metro.

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Sempre a proposito di pezzi di storia e orrori da ricordare perchè siano di monito, lungo Unter den Linden, la monumentale arteria che parte dalla porta di Brandeburgo , in Bebelplatz, c’è un buco nel pavimento sotto al quale si vede una stanza tutta bianca con degli scaffali di una libreria completamente bianca vuota. Di notte è illuminata e fa un certo effetto. Il monumento ricorda il rogo dei libri ritenuti pericolosi da parte dei nazisti avvenuto proprio qui.

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Di locandine adorabili, grafiche eleganti e moderne, e caratteri interessanti girando per Berlino se ne vedono a bizzeffe. Sopra a tutti c’è Helvetica Neue dovunque e Futura come se piovesse, ma le cose più eleganti sono le insegne delle strade, oltre alle già citate metropolitane. Questo edificio invece è dalle parti di Prenzlauer Berg e ha una scritta sull’edificio che più crucca non si può. Adorabile.

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Sempre da quelle parti c’è un caffè tra i tanti, il Sankt Oberholz, che ho scoperto solo al mio ritorno essere celeberrimo e tra i migliori della città, e nel quale siamo entrati per puro caso, dove si mangia dell’ottimo cibo biologico e si naviga liberamente in rete grazie alla rete wifi liberamente utilizzabile. Il locale è diventato punto di riferimento di tanti giovani artisti e creativi nonchè vero e proprio ufficio volante per molti berlinesi che si portano appunti, tesi, progetti e organizzano riunioni davanti ad una tazza di caffè. Ci sono pure delle stanze in affitto per passare la notte, e una piccola casa editrice annessa al locale.

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Spostandoci nella stessa zona verso ovest un paio di isolati dopo c’è il centro sociale Tacheles, un palazzone enorme di 4 o 5 piani completamente graffitato in ogni sua parte, ed occupato da artisti di ogni tipo. Ospita esposizioni più o meno permanenti delle loro opere, un paio di bar con divani e birre ad ottimo prezzo e stanze con installazioni curiose o dove si improvvisano jam session di personaggi strani. Questo signore un po’ fatto suonava male la batteria insieme ad un altro scoppiato che pizzicava un paio di corde su una chitarra e un tastierista con un Moog acceso davanti che però chiacchierava con una ragazza di una volta. All’ingresso della stanza chiedevano pure un euro per entrare a sentirli ma mi sono limitato a fare una foto di nascosto.

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Berlino è la capitale della techno, e se vi piace questo genere di musica potreste trovarvi con l’imbarazzo della scelta su dove andare a ballare. A volte nascono feste spontanee o più o meno organizzate sulla rete, degli instant mob di ragazzi nei posti più casuali e alternativi di una città che non dorme mai. Queste persone sotto il ponte di Kreuzberg radunate ad un party brandizzato RedBull ballano della minimal, una specie di elettronica con suonini sintetici stupidi e poco invasivi, robe che negli anni novanta avremmo definito suonerie, e negli ottanta suoni dell’Atari. Verso le 4 e mezza la festa è finita nell’ordine più assoluto: tutte le bottiglie di birra e di redbull erano state accatastate in un angolo a formare un cimitero ordinatissimo, pronte per essere portate via e senza per nulla deturpare la zona del ponte. Queste cose da noi semplicemente non succederanno mai. Ci manca l’ordine e il rigore dei berlinesi, o forse ci manca la tecno, o i ponti.

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La cosa più strana che abbiamo visto sono stati dei ragazzi che si esibivano davanti ai semafori. Durante la sosta delle auto per il rosso imbastivano uno spettacolino circense a base di clave, e acrobazie sul trespolo, rimettevano via, facevano l’inchino e passavano pure a chiedere l’elemosina tra le macchine incredule. Geniali. Specialmente perchè lo facevano pure sotto la pioggia. E seppure non raccattassero neanche un euro come qui da noi gli zingarelli ai semafori, almeno un sorriso erano capaci di strapparlo vista la giornata grigia.

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