Monthly Archive for September, 2010

Do not walk outside this area

Berlino avrebbe tutto per essere la mia ‘risposta’ a molti punti interrogativi storti della mia vita. E forse, proprio per questo, è meglio che io me ne stia lontano. Però quest’estate ci sono tornato, per la seconda volta, ed è stata come la prima, e come probabilmente saranno tutte le altre a venire. Berlino non è bella, nè brutta. A Berlino, semplicemente, le cose accadono.

Per vedere le foto che mi è capitato di fare quest’anno, cliccate qui sotto (ce ne sono troppe, lo so, e la pagina è lenta da caricare: prendetevi il vostro tempo, nel caso, oppure vedete un po’ voi, insomma):

Berlin 2010 - le foto

Un buon non compleanno

Insomma, ieri qui si è fatto gli anni (o meglio, ormai sono gli Anni che si fanno me), tra bottiglie di cocacola che innaffiano portatili di sale riunioni e voli intercontinentali da seguire su uno schermo di un pc, e il compleanno è indubbiamente uno dei momenti "topici" della vita sociale di Facebook. In profonda crisi di riflusso, tempo fa ho rimosso completamente le informazioni personali (data di nascita, città dove sono nato, dove vivo, fratelli sorelle figli illeggittimi ecc.): l'anno scorso ce le avevo ancora tutte, nel profilo, e infatti sulla bacheca piovvero gli auguri. Quest'anno, invece, zero. Nessuno se n'è accorto.

Così ho potuto notare chi si ricorda effettivamente del mio compleanno (tra conferme e gradite sorprese), e, tutto sommato, fa bene al cuore rendersene conto.

PS: E' stato anche il compleanno di questo sito in versione blog, ne fa tipo sette, di anni, e direi che li sente proprio tutti. Ma non necessiaramente è un male, sentirli.

PPS: Il compleanno comunque stimola i peggiori istinti delle persone. Ieri al lavoro mi chiamano direttamente sull'interno, io rispondo, dall'altro capo una voce seriosa di un collega che vuole accertarsi su un'imprenscindibile questione lavorativa: "Ascolta, una cosa importante: ma hai preso paste dolci o salate?".

La dittatura delle faccine

faccine-violaProvate ad immaginare per un istante il mondo della comunicazione nel 2010, privo dell'uso degli emoticon. Provate a pensare agli sms, alle chat, ai social network e in generale a tutto ciò che scriviamo ogni giorno tramite una tastiera nella maniera più sintetica possibile, senza l'aggiunta di quelle faccine girate di 90 gradi in mezzo o in fondo ad una frase. Sforzatevi infine di ricordare come si esprimevano fino a dieci-quindici anni fa le emozioni scritte, come facevate forse anche voi prima dell'avvento dei cellulari e della rete. Impossibile?  Forse.

Negli ultimi quindici anni il modo di comunicare, in particolar modo dei giovani, è mutato radicalmente imponendo abbreviazioni sempre più complesse e al limite della comprensione, neolinguaggi che attingono da lingue straniere, vocaboli hitech e ibridi coniati come distorsioni di gergo tecnico. Dalla necessità di sintetizzare e comunicare con quante più persone possibile nel minor tempo, e parimenti dalla foga frenetica di un lavoratore della City e da quella di un quindicenne dal pollice molto allenato, è emerso il problema di esprimere i propri stati d'animo quando le parole non sono sufficienti allo scopo. Di far capire che la frase che stiamo scrivendo ha un intento ben preciso e non altro senso, magari ambiguo e malevolo. Di assicurarci che il messaggio inviato e letto da una persona di cui non conosciamo a volte lo stato d'animo, la posizione e l'attività, non scateni malintesi che di persona non potrebbero accadere. L'inflessione della voce: come supplire a questa carenza nel testo scritto? Un romanziere userebbe delle frasi descrittive per far capire lo stato d'animo del protagonista, uno studente aggiungerebbe al tema una frase di circostanza o una breve spiegazione dopo il discorso diretto:

- Ti amo! - disse piangendo

oppure

- Ti amo! - concluse sbadigliando

Serve quindi una convenzione, un simbolo universalmente riconosciuto da chi scrive e chi legge. Al mio segnale scatenate l'inferno diceva il Gladiatore, ed eccolo qua il segnale: due punti, a volte un trattino, e una parentesi, ad indicare una faccina a volte triste, a volte sorridente, a volte iraconda. Il segnale che in una manciata di caratteri esprime molto di più di un'intera frase. Il che non è necessariamente una brutta cosa. Potente, immenso, sintetico. Due punti, trattino, parentesi. Felicità. Allegria.

Il problema nasce semmai nel momento in cui iniziamo ad abusare delle faccine senza accorgercene, complice il fatto che le nostre comunicazioni scritte passano sempre più spesso attraverso una tastiera di un telefono o un computer, sempre meno sulla carta attraverso una penna. Ci rendiamo conto di non essere più capaci di esprimere alcunchè senza una doverosa faccina di chiusura. Tutto diventa leggero, simpatico, scherzoso perchè nei social network su cui passiamo le ore prevale la simpatia, lo scherno, il link buffo e curioso a cui la risposta spesso è proprio: due puntini trattino parentesi. Quando si è tristi, basta girare l'ultimo carattere ed ecco esprimere il disappunto, lo sgomento, il pianto. Guai a frequentare la rete, nella sua parte più frivola, senza usare le appropriate faccine: sembreremmo persone troppo serie, adulte. Perfino le nostre frasi più sciocche sembrerebbero serie senza opportune faccine seminate nel mezzo, abituati come siamo a vederne dappertutto.

C'è stato anche un tempo in cui non esistevano gli emoticon. In cui per esprimere un sentimento eravamo costretti a fare i conti con la lingua italiana e le sue infinite sfumature. Certo non eravamo costretti ai 160 caratteri di un sms, ai 140 di un tweet, ai 400 di uno status di Facebook, alla svogliatezza di scrivere più di tre o quattro righe in una email da cui abbiamo nel tempo omesso preamboli e salamelecchi di saluto. Forse proprio il tono leggero ed informale delle chiacchiere via messaggini sul cellulare, e nelle chat su internet ci hanno costretto a rivedere tutto, per poter esprimere insulti e scherzi con la dovuta spensieratezza, senza il timore di offendere qualcuno.

Pensate alla frase:

- Sei un idiota

Fino a vent'anni fa rappresentava un insulto, una brutta frase scritta su un muro per sfregio, al quale una persona avrebbe reagito in maniera sgarbata per le rime, o che avrebbe portato ad un diverbio tra le due persone. Oggi può assumere un senso più leggero se ci avviciniamo una faccina sorridente:

- Sei un idiota 🙂

Quasi amorevole. Sei un tenero e adorabile idiota, ma ti voglio bene lo stesso, anzi mi piace quando fai così l'idiota.

Altre volte l'uso delle faccine è semplicemente necessario perchè la frase abbia un senso, un po' come l'articolo inglese che è sempre lo stesso assume un significato solo vicino ad un sostantivo, oppure una parola dal doppio o triplo significato che ha senso solo nel contesto di un'intera frase.

Ad esempio:

- Mio padre ha mangiato tutta la Nutella

è una frase che di per se non significa niente di preciso. Ci informa di un fatto avvenuto ed è completamente piatta quanto a sentimenti trasmessi. Ben altro tono se ci piazziamo una faccina al termine:

- Mio padre ha mangiato tutta la Nutella 🙁

Tipo: porca vacca, mio padre ha finito la Nutella che a me piace tanto, sono dispiaciuta, e (forse) anche un po' incazzata con lui. In quest'ultimo caso forse la faccina giusta sarebbe >:-/ o qualcosa di simile, dove la prima parentesi rappresenta le sopracciglia inarcate di una persona iraconda.

Ecco che la frase di prima può esprimere felicità semplicemente con una faccina diversa in fondo:

- Mio padre ha mangiato tutta la Nutella 🙂

Qualcosa del tipo: meno male che mio padre ha finito la Nutella, l'avevamo comprata e a me proprio non piace. Oppure: per fortuna l'ha finita così non cado in tentazione mangiandola che poi mi riempio di brufoli.

Nel mio tema all'esame di terza media nel 1995, esprimendo il mio dissenso per la scomparsa della Nutella avrei scritto:

- Mio padre ha mangiato tutta la Nutella, purtroppo non è servito a niente nasconderla sopra la credenza, proprio oggi che avevo invitato amici per la merenda, ecc...

Decisamente più comodo ora no? Eppure basta un niente a scatenare equivoci: ora che tutto il significato è nelle mani di un paio di caratteri bisogna fare molta attenzione a dosarli, dispensarli bene, non sbagliare orientamenti. E' un attimo scrivere:

- E' morto il mio gatto 🙂

e ricevere un sacco di complimenti da parte di amici cinici tipo:

- Oh finalmente, quel gattaccio puzzolente e rompipalle, sono contento per te!

quando invece volevamo scrivere:

- E' morto il mio gatto 🙁

per esprimere infinita tristezza e ricevere il cordoglio degli amici.

Attenzione a mettere opportune faccine quando si prende in giro qualcuno, quando si dice una cosa triste, quando si vuol esprimere rabbia, attenzione a non lasciare adito a nessuna sfumatura che non sia quella voluta.

Ed eccoci a noi. Siamo passati dall'uso delle faccine alla loro dittatura, gentilmente imposta da ogni mezzo tecnologico che utilizziamo quotidianamente. Un commento fuori posto senza una faccetta che ride è tacciato di cinismo, acidità e finisce per essere fastidioso. Come uscire da una consuetudine quando ormai la società lo impone? Come fare ad esprimersi senza uno strumento ormai universalmente riconosciuto ed atteso? Ha detto "bella serata", era ironico? Si sarà davvero divertito o invece ironicamente intendeva "bello schifo di serata"? Oddio, non ha messo la faccina.

Ribellarsi sembra abbastanza inutile, provare ad esprimersi in maniera più completa e ricca di sfumature forse un dovere da resistenti e un piacere sempre più per pochi. Forse la mia generazione è tra le ultime ad aver fatto in tempo a conoscere sia la lingua scritta lenta e garbata, sia quella frenetica e piena di faccine, ed è ancora in grado di usare entrambe con cognizione di causa. Spiace di più quando si vedono i ragazzini di dodici, quindici, e poi anche vent'anni usare le K nei temi, le abbreviazioni nelle lettere, nei documenti legali o in generale nella comunicazione formale. Spiace capire dai loro discorsi che l'italiano oggi è quello e non sarebbero in grado di esprimersi diversamente da questo rozzo neolinguaggio in cui la lingua madre è solo una piccola base di vocaboli da distorcere a piacimento e mutare nel tempo secondo le mode o le abitudini.

Forse il linguaggio è proprio questo: nel suo eterno mutare nei secoli segue l'uomo nella sua esigenza comunicativa e con il passare del tempo e nel melting pot globalizzato di culture e popoli avrà sempre meno senso parlare di "italiano" per come lo intendiamo oggi. Forse un domani le parole con le K saranno sul dizionario, le abbreviazioni da sms, le faccine, i TVB, i gerghi tecnici della generazione di Facebook saranno universalmente riconosciuti come "lingua italiana" e allora il modo di scrivere di appena dieci anni fa ci sembrerà ampolloso e fuori luogo, un po' come ci appare ora un libro del Settecento, per quanto stiloso e godibile possa essere per alcuni. Sarà in quel momento che la dittatura delle faccine avrà vinto, e che il mutamento sarà pienamente avvenuto. Sempre che qualcuno se ne accorga. Come ogni mutamento di questo tipo le cose avvengono giorno dopo giorno in maniera talmente lenta e graduale da non farci rendere conto che forse già oggi quella dittatura è bella che cominciata.

Cinque pezzi italiani e cinque no

impressioni_di_settembre
A settembre ricomincia un po' tutto no? E allora ecco qualche singolo nuovo in circolazione e qualche roba più vecchia, qualche "consiglio per gli acquisti" da ascoltare in queste incerte ultime giornate d'estate. Prima che le foglie cadano del tutto, escano una marea di dischi attesissimi, i concerti tornino al chiuso e - ahimè - lontano dalla mia città.

Marlene Kuntz - Impressioni di settembre
Un grande classico, in versione più ruvida e non per questo meno intensa. Fondamentale ripescarla ogni anno per chi in questo mese si immalinconisce un po'. Per tutti gli altri c'è September degli Earth Wind & Fire.

Colapesce - Niente più
Una cover di Leo Ferré dolce ed ondeggiante dallo spin-off retrò del cantante degli Albanopower dal buffo nome di Colapesce. Magica.

Mercanti di Liquore - Il viaggiatore
Una filosofia di vita, una colonna sonora per molti chilometri on the road. Impara la tua direzione, da gente che non ti somiglia.

Perturbazione - Buongiorno buonafortuna
Dall'ultimo lunghissimo lavoro dei Perturbazione "Del nostro tempo rubato" - un disco sommesso e non invadente come loro solito - tra cui spiccano tre o quattro canzonette che il loro posto in radio tutto sommato lo meriterebbero. Consigliatissima anche "Il palombaro", dallo stesso album.

Dente feat. Il Genio - Precipitevolissimevolmente
Il solito pezzo simpatico e tormentone alla Dente. Le influenze del duo di Pop porno sono quasi nulle in questo pezzo. D'altronde, è una cover di Bruno Martino, quello che ha scritto il pezzo definitivo sull'estate: Estate.

Stars - Dead hearts
Ma. Quanto. Siete. Sempre. Adorabili.

Weezer - Memories
Rock U.S.A. Una garanzia nel loro genere. Curiosità: il loro nuovo disco si chiama Hurley, e indovinate chi ha in copertina? Yes, dude.

Belle and Sebastian - Write about love
Un po' retrò e lounge, il nuovo singolo dei Belle and Sebastian il cui disco è in uscita tra pochissimo, acchiappa ai primi ascolti.

Julian Casablancas - I'll try anything once
Dalla colonna sonora di Somewhere, di Sofia Coppola (idea carina, film scarsetto). Questo delicato pezzo scritto dal leader degli Strokes come demo del futuro You only live once, forse lo preferisco alla versione definitiva.

Eels - Spectacular girl
Vedi commento al pezzo degli Stars.

By the times we met the times are already changed

Urgenza. Dopo averla sepolta (Funeral), e tramandata (Neon Bible), ora gli Arcade Fire prendono le sacre scritture bussando alle porte dei sobborghi (The Suburbs). Divulgano come pastori dal sorriso buono e mite il Nuovo Testamento, che non è esattemente ciò di cui avevamo bisogno (l'Urgenza, per l'appunto), ma sono così convincenti che sanno cambiare i nostri bisogni. Io gli credo, nonostante tutto.

The Suburbs

E là dove sembra che aggiungano, strato su strato, canzone su canzone, concept per concept, vince invece la sottrazione. Si fermano una nota prima, un ghirigoro prima, un ricordo prima. Di. E accontentarsi assomiglia molto al crescere, anzi, all'andare avanti, che è diverso, che comunque loro sono sempre quelli di incontrarsi in mezzo alla città mentre fuori nevica, dimenticandosi i nomi dei genitori e un po' di tutto il resto. Dimenticandoci anche che nel 2007 fecero il concerto dell'anno e forse del decennio, lasciandoci tutti con dei sorrisi che nemmeno a lavarli, vengono via.
E stasera ce ne aggiungeremo uno sopra.

Buffet

Le migliori foto di LondraNote sparse su alcune cose curiose
trovate a Londra

Le migliori foto di Berlino Do not walk outside this area:
le foto di Berlino

Ciccsoft Resiste!Anche voi lo leggete:
guardate le vostre foto

Lost finale serie stagione 6Il vuoto dentro lontani dall'Isola:
Previously, on Lost

I migliori album degli anni ZeroL'inutile sondaggio:
i migliori album degli anni Zero

Camera Ciccsoft

Si comincia!

Spot

Vieni a ballare in Abruzzo

Fornace musicante

Cocapera: e sei protagonista

Dicono di noi

Più simpatico di uno scivolone della Regina Madre, più divertente di una rissa al pub. Thank you, Ciccsoft!
(The Times)

Una lieta sorpresa dal paese delle zanzare e della nebbia fitta. Con Ciccsoft L'Italia riacquista un posto di primo piano nell'Europa dei Grandi.
(Frankfurter Zeitung)

Il nuovo che avanza nel mondo dei blog, nonostante noi non ci abbiamo mai capito nulla.
(La Repubblica)

Quando li abbiamo visti davanti al nostro portone in Via Solferino, capimmo subito che sarebbero andati lontano. Poi infatti sono entrati.
(Il Corriere della Sera)

L'abbiam capito subito che di sport non capiscono una borsa, anzi un borsone. Meno male che non gli abbiamo aperto la porta!
(La Gazzetta dello Sport)

Vogliono fare giornalismo ma non sono minimamente all'altezza. Piuttosto che vadano a lavorare, ragazzetti pidocchiosi!
(Il Giornale)

Ci hanno riempito di tagliandi per vincere il concorso come Gruppo dell'anno. Ma chi si credono di essere?
(La Nuova Ferrara)

Giovani, belli e poveri. Cosa volere di più? Nell'Italia di Berlusconi un sito dinamico e irriverente si fa strada come può.
(Il Resto del Carlino)

Cagnazz è il Mickey Mouse dell'era moderna e le tavole dei Neuroni, arte pura.
Topolino)

Un sito dai mille risvolti, una miniera di informazioni, talvolta false, ma sicuramente ben raccontate.
(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
(Diario)

Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)

Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
da tanti ragazzi scavato
parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)