NUMERO UNO- 19 MARZO 2000
ALBATROS
PAGINA 2- INTRODUZIONE
PAGINA 3-
FUGA DA ALCATRAZ
PAGINA 4-
PROTESTE, CONSIGLI, NOTIZIE
PAGINA 8- POESIE
PAGINA 12- NONGIO
PAGINA 13- CANCELLA IL
DEBITO
PAGINA 14–IL CASO MORO
PAGINA 15- ERNESTO CHE GUEVARA
PAGINA 24- PAPPAGALLI VERDI
PAGINA 28 – FAVOLA DEL TERZO
MILLENNIO
PAGINA 29– AUSCHWITZ
PAGINA 34 – RECENSIONI
PAGINA 39 – I NOMADI
Ed ecco la nostra seconda fatica, il numero 1 di Albatros. Non ci sembra nemmeno vero che questo nostro progetto sia andato così avanti, sia stato accettato così bene da così tante persone. E’ fantastico. Abbiamo ricevuto tanti complimenti, qualche critica, molti consigli e anche tanto materiale. Ogni volta che io e Claudio ci sentiamo per telefono parliamo principalmente di questo e ci esaltiamo. Ieri ci siamo sentiti e Claudio ha detto una bella cosa “prima avevamo bisogno di Jack per sentirci dire certe cose… oggi siamo noi a dirle”. Questo progetto è diventato talmente grande da averci portato a pensare a un raduno. Non ora, troppo avventata la cosa. Ma nel 2001, verso maggio o giù di lì vorremmo riunire tutti quelli che HANNO SCRITTO e passare una giornata insieme, a mangiare, ascoltare musica, PARLARE. Sarebbe davvero bello se tutto questo potesse avverarsi. Oramai chi legge il giornale saranno un 200 persone e non sono affatto poche, per un progettino come questo. Un raduno all’anno, un anno in Piemonte e l’altro in Emilia, nelle due sedi di noi due “ideatori”. Il primo sarà in Piemonte. Spero che riescano a venire tutti, ma c’è molto tempo per organizzarsi e per chi non può permettersi un albergo la mia casa è aperta. Il raduno sarà, ripeto, SOLO PER QUELLI CHE HANNO COLLABORATO ALMENO AD UNO DEI NUMERI DI ALBATROS. Perché altrimenti tutti quanti sarebbe una cosa troppo grande e Ingestibile.
Il giornalino, come sapete, è gratis (e non che valga la
pena pagarlo, chiaro). Però qualcuno di voi ci ha fatto delle offerte in
denaro. Qui di seguito ecco i nomi degli Angeli in questione. Noi non
obblighiamo nessuno a fare un versamento, ma quando questi arrivano in modo
spontaneo… Siamo ben lieti di accettare!!
MARIACHIARA
LAFINADRA: LIRE 10000
CRISTINA E GIULIANA
FENOGLIO: LIRE 10000
Poi, vorremmo fare una pagina dedicata agli annunci, di modo che le persone si conoscano tra di loro. Visto che abbiamo tutti un’idea comune, sarebbe bello UNIRLA e non tenerla dentro alla nostra testolina e basta. Unirla per cambiare.
Alcuni articoli sono saltati anche questa volta.
Manca tanto (Pinochet, Craxi… ad esempio) ma solo per motivi di spazio. Più di
40 pagine non facciamo, quindi dobbiamo per forza effettuare dei tagli. E poi
la nostra intenzione è quella di pubblicare tutto quello che VOI mandate,
quindi se alcune cose non ci sono può voler dire che non ha interessato
nessuno… oppure che vi aspettavate che lo facessimo noi. E alcuni pezzi era
nostra intenzione farli, ma lo spazio, come vi ho già detto, no né stato
sufficiente. Mentre scrivo il giornale non è ancora finito del tutto, sono tra
impaginazioni vari e aggiunta di pezzi. Quindi non so se ci sarà quello che ho
in mente, ossia tutta una serie di foto allucinanti sugli orrori del secolo.
Avevo promesso di metterli nel giornale, ma non credo che riuscirò a farlo. Ma
la prossima volta sarà la prima cosa, promesso. Per non dimenticare. Il 2000 è
arrivato ma non bisogna abbandonare la nostra storia. In questo numero
sentirete tanto parlare di CAMPI DI STERMINIO. La stampa e la tv non ci hanno
dato tanto peso. Ma noi ci sentiamo molto vicini a questo pezzo di storia, quindi
ci è sembrato logico dedicare un numero intero. E la cosa non finisce qui
perché per il prossimo numero probabilmente ci sarà un diario di una ragazza
che ha visto da vicino quei posti orrendi..
Ora, come al solito, ecco i nostri indirizzi e dati
vari:
ALICE SUELLA
VIA BOLOGNA 8
TRONZANO VERCELLESE VC 13049
EMAIL: SUELLA@SANTHIA.ALPCOM.IT
TEL: 0161/912324
CLAUDIO TORREGGIANI
VIA FERRI 12/1
42020 VILLA SESSO (RE)
EMAIL: CLAUDIO.TORREGGIANI@LIBERO.IT
TEL: 0522/531458
Anche per questa volta ho
finito. Leggete. E’ molto diverso dal primo numero, spero la cosa non vi
deluda.
Alice&Claudio
FUGA DA ALCATRAZ
Che Alcatraz è stato importante lo abbiamo già ripetuto un sacco di volte.. Ognuno ha una piccola storia legata magari anche a una sola puntata del programma (anche se è molto riduttivo chiamarlo così), a un concetto, una parola, una carezza.. Quindi tutti quanti aspettavamo il suo ritorno, il ritorno del Nostro Jack Folla… Mentre scrivo è stata solo trasmessa la puntata speciale di Natale, ma quando vi arriverà il giornale saranno anche iniziate le nuove puntate giornaliere, quindi probabilmente questo mio scritto sarà “sorpassato”, ma mi sento adesso di scrivere quindi non me ne vogliate. Dopo i miei pensieri c’è un pezzo che Jack ha recitato quella sera, il pezzo che mi è piaciuto di più. L’ultima frase però è “ricostruita” perché la cassetta è finita in quel momento, quindi scusate se non è fedele all’originale.
Dunque,
coma sapete “Albatros” (che qualcuno chiama anche AIRONE, in omaggio alla
canzone dei Nomadi “Aironi Neri”) è nato grazie a Cugia, quindi questa pagina
sarà fissa. Il problema che però voglio rendervi noto è il mio mancato
entusiasmo in riguardo a questa nuova puntata. MI è piaciuta (alla fine ho
anche spedito una e-mail a Cugia per complimentarmi),ma non è più come prima e
non potrà mai esserlo. Nel senso che, quando l’ho scoperto, è stata una
rivelazione, mi ha aperto gli occhi… Ma allora ero molto sola, non avevo un
amico che possa considerarsi tale, mi reputavo un vero fallimento. Logicamente
quando ho trovato qualcuno, anche se un personaggio inventato (anche se io ho
sempre considerato Jack Folla davvero un condannato a morte, davvero un uomo…
Pur sapendo che era tutto un “gioco”… rendeva le cose più belle) che mi stava
dietro, che mi diceva le cose che avrei voluto sentirmi dire… Logicamente
ridevo e piangevo con lui, mi emozionavo tantissimo.. Oggi forse non ho più
bisogno di lui. L’ho ascoltato perché era Jack, il ritorno di un amico, perché
è un programma di Cugia…Ma non ero presa dalla cosa. Cavolo, mi ricordo il 15
maggio dell’anno scorso, quando eravamo alla fiera del Libro. Ricordo quando
Diego ci ha fatto ascoltare quel pezzo di Jack che ci esortava a… a vivere, in
fin dei conti. Ricordo di aver guardato tanta gente negli occhi e di aver visto
in qualcuno le mie stesse lacrime di commozione… Sembra esagerato, pensandoci a
mesi e mesi di distanza. Ascoltando la nuova puntata ho sentito quasi un senso
di noia, quasi un “è già stato detto tutto” “questo l’ho già sentito”… E mi
sono stupita… Non ho trovato questa puntata un capolavoro, e non riesco a
scriverne positivamente. E’ stata diversa dal passato. Ma probabilmente sono io
la diversa, io che ho deciso di reagire. Spero che con le nuove puntate le cose
per me cambieranno, in caso contrario invito qualcuno di voi a prendere il mio
posto per questo spazio, perché non sarei adatta. Sminuirei ciò che invece è
stata una vera genialata e un capolavoro della radio. Qui di sotto ecco il
pezzo che vi dicevo.
“Questa notte ho fatto un sogno. Ho sognato che
camminavo sulla sabbia accompagnato da una persona che doveva essere certamente
il Signore. E sullo schermo della notte erano proiettati tutti i giorni della
mia vita. Ho guardato indietro e ho visto che ad ogni giorno della mia vita
apparivano orme sulla sabbia. Una mia e una del mio accompagnatore. Così sono
andato avanti finché tutti i miei giorni si sono esauriti. Allora mi sono fermato
guardando indietro notando che in certi posti c’era solo un’orma. Questi posti
coincidevano con i giorni più aspri e difficili della mia vita ad Alcatraz. I
giorni di maggiore tristezza e di infinita paura e quelli delle torture fisiche
e psichiche. E’ stato allora che ho cercato di parlargli. “Signore, tu avevi
detto che saresti stato con me in tutti i giorni della mia vita e io ho
accettato di vivere anche con te. Ma perché mi hai lasciato solo proprio nei
momenti peggiori della mia vita?” e lui mi ha risposto: “Caro Jack, io ti amo e
ti dissi che sarei stato con te durante tutta la camminata e che non ti avrei
lasciato solo neppure per un attimo. E
non ti ho lasciato. Quei giorni in cui vedi solo un’orma sul terreno, erano i
giorni in cui ti portavo in braccio”.
ALICE
PROTESTE.
CONSIGLI. NOTIZIE. UN PO’ DI TUTTO.
ALLA DROGA!
La droga: un modo per tirare fino
all’alba in discoteca, per conoscere nuovi mondi fantastici, per provare
emozioni che non si possono provare in nessun altro modo; ma l’inconveniente
della droga è che nuoce gravemente al nostro organismo e a lungo andare ti
porta alla morte, ma alcune droghe sono fatali sin dalla prima assunzione.
Infatti, in questo periodo i mass-media parlano soprattutto di quel giovane ragazzo,
Jannick, morto un sabato notte in discoteca per l’assunzione di UNA SOLA
pasticca di ecstasy.
C’è tanto clamore tra la gente
per il fatto successo, solo perchè i mass-media gli danno molta importanza; non dico che non bisogna
dargliene, ma sicuramente, già da tempo, quasi ogni sabato notte dei ragazzi
muoiono per droga; e come mai i mass-media non ne hanno mai parlato?
L’unica cosa che è cambiata, è
che la gente si preoccupa molto di più di prima. Sì, hanno aumentato la polizia
nelle discoteche ma la droga non è presente solo in quegli ambienti, ma anche
fuori dalle scuole e forse anche dentro. Volendo, le droghe si trovano
dappertutto ed è quasi impossibile per la polizia individuare tutti gli
spacciatori, e anche se i controlli sono aumentati non si riuscirà mai a
fermare il giro della droga.
Secondo me l’unico modo per
dissuadere i ragazzi dall’assunzione di droghe è quello di infondere informazioni
su di esse e insegnare ai ragazzi a dire “NO!” davanti a uno spacciatore o ad
un amico che gliene offre.
Quindi, per me, è molto
importante avere una cultura positiva che induce a valori di una vita di
benessere. Penso che la nostra cultura sia formata soprattutto dalle cose che
ci insegna la vita e anche dalla scuola, dalla famiglia e talvolta dagli idoli.
Parlando della mia esperienza
personale, io sono fermamente contro la droga e questo, penso, perché ho dei
principi morali derivati dai miei idoli, cioè i Nomadi. Sono cresciuta con la
loro musica e di conseguenza anche con i loro principi. Ora che sono più grande
riesco a comprendere pienamente il significato delle loro canzoni, alcune
parlano di droga.
“Santina sguardo in avanti, tanto
per pochi istanti, molti rischi e poco domani, da quelle piccole mani”. Questo
è un verso della loro canzone “Santina” e per me è molto significativo.
Per me, i Nomadi sono l’unico
supporto che ho, perché in famiglia sono molto rari i discorsi in proposito, e
anche a scuola non si danno molte informazioni. Da loro, I Nomadi, ho imparato
soprattutto a non essere indifferente davanti a ragazzi che sono caduti in
trappola. La droga fa male, ma l’indifferenza della gente è peggio.
Paola
BASTA
GOVERNI CORROTTI, GUERRE E VIOLENZE, BISOGNA INTERVENIRE!!!
(STOP ALLA
SOCIETA’ COMMERCIALIZZATRICE E ALLE PAROLE INUTILI E VIA AI FATTI CONCRETI)
Finalmente! Ho passato 16 anni della mia vita ad essere insoddisfatta del mondo in cui vivo, dell’arroganza, della superficialità, l’ipocrisia che caratterizzano la nostra società. Mi sentivo diversa da tutti i miei amici che preferiscono passare le loro serate in discoteca a rincoglionirsi con quelle musiche assordanti che ti rimbombano nelle orecchie, storditi dalla luce e dai fumogeni, pieni d’alcool e pasticche.. I pomeriggi passati a fumare spinelli (“sport” praticato ormai dalla maggior parte dei giovani) non sono il mio forte, no grazie.
Eppure, pur sentendomi a disagio e disprezzando questo stile di vita, non ho mai osato esprimermi e dire il mio punto di vista. Credevo d’essere l’unica. Ora però so che ci sono tante altre persone che la pensano come me, disposte a sbattersi pur di morire in un mondo un po’ migliore di come l’hanno trovato.
Per i max midia non siamo altro che cifre, numeri
d’ascolto, bambocci da commercializzare, marionette da muovere a loro
piacimento. MA ORA BASTA! Basta con questa politica di mercato fatta di
politici corrotti; basta con i soprusi, la violenza, l’arroganza, lo
sfruttamento, basta!!
Sono stufa di studiare una storia fatta solo di
guerre, sofferenze, ingiustizia, morte. Gli eventi si ripetono, le guerre
continuano… ma non siete stufi? Partendo dai greci fino ai giorni nostri non ci
sono mai stati almeno 100 anni di pace. Si sono susseguite le guerre
greco-persiane, peloponnesiache, puniche, macedoniche, siriache, mitridatiche,
le guerre di liberazione e quelle di conquista, le crociate, le rivolte, le
guerre napoleoniche, le guerre coloniali, le guerre mondiali, la guerra del
golfo, la guerra asiatica, la guerra fredda, le dittature, le guerriglie
africane, quelle consumatesi al di là dei Balcani… e non bisogna dimenticare
personalità come Hitler, Stalin, Pinochet, e i più recenti Miloevich in
Kossobo, il leader curdo Ochalan, Haider in Austria. Se prendessimo un atlante
e crocettassimo tutti i paesi attualmente afflitti da dittature, guerriglie,
povertà sarebbero pochi i paesi privi di croci.
BASTA, BASTA, BASTA. Avrei voglia di urlare e
spaccare tutto ma, come “avrebbe” dovuto insegnarci la storia, non è con la
violenza che si sconfigge la violenza, bensì con la risolutezza, il coraggio e
la fermezza nelle proprie idee. Non dobbiamo riporre le nostre speranze, cadere
nel vortice dell’ignoranza e della superficialità in cui sono già cadute troppe
persone, né farci chiudere nelle tenaglie della globalizzazione; dobbiamo
invece tirare fuori la nostra personalità e sbatterci per portare avanti i
nostri ideali.
E’ inutile continuare a dire che il nostro
intervento non è sufficiente a cambiare il mondo e a migliorare la situazione,
balle!
E’ troppo comodo e già troppi lo dicono. Anche il
più piccolo accorgimento può essere utile per l’umanità; dalla raccolta
differenziata dei rifiuti per mantenere pulito l’ambiente alle adozioni a
distanza, dall’aiutare il proprio vicino al versare fondi a beneficio di
ricerche scientifiche o dimissioni umanitarie. L’unico modo per concludere
qualcosa, però, è cominciare. Non interessa come e perché, l’importante è fare
qualcosa per portare avanti una lotta alla merda che ci circonda. Man mano poi
che si andrà avanti aumenteranno gli aiuti e l’azione diverrà sempre più
potente ed efficace.
Concludo ringraziando tutti coloro che hanno avuto
la pazienza di leggere fino a qui e di “subirsi” questa palata di colorite
affermazioni, sperando che le mie parole siano servite a qualcosa.
Ps per chi, come è interessato ad approfondire le
sue conoscenze sulla situazione africana, consiglio la lettura del libro
“STAGIONE DI SANGUE” di Fergal Keane, un agghiacciante reportage sulla guerra
che si sta tuttora consumando in Ruanda.
E’ iniziato il nuovo millennio il fatidico 2000.
All’inizio avevo un po’ paura, pensavo a cosa
potesse accadermi invece eccomi qua senza che sia cambiato niente ed è proprio
questo il punto non cambia niente. I media ci avevano avvisto di un pericolo il
MILLENNIUM BAG in effetti il baco è da un po’ che c’è e tutto il sistema che è
andato in tilt è u un VIRUS che ormai è difficile guarire. Mi riferisco allo
Stato, ai stramaledetti soldi, al razzismo alla gente che muore ingiustamente,
alla droga e poi mettono in allarme il mondo per un problema di date……. SONO
PAZZI!!!!!!!!
E’ vero ci potevano essere dei problemi ma più
andiamo avanti più andiamo indietro questo è il punto.
Basta sentire quello che accade nel mondo per
rendersi conto di quanto fa schifo, altro che BADO DEL MILLENNIUM se mi arriva
a casa sarei stata anche contenta visto che è tenerissimo mi piace come lo
hanno stilizzato. Ci sono le guerre, la gente muore di fame, le leggi sono
ormai ridicole non è retorica è realtà e non ditemi che avete accettato i negri
o i terroni o i culattoni (scusate i termini!) è così che li chiamate vero?
Chissà se esisterà mai una medicina per l’essere
vivente, ormai definito così, chiamato terra io lo spero tanto.
Complimenti per il giornalino
Daniela
Questa è una
notizia che ho sentito durante le vacanze di Natale e mi ha "colpito"
un po':
IL SECONDO COMPLEANNO.
Il 22 Dicembre scorso in una delle autostrade italiane un autobus ha avuto un incidente e alcune persone sono morte, ma due donne si sono salvate, non grazie all'intervento "tempestivo" (!!!!!!) delle forze dell'ordine come potrebbe sembrare normale, ma grazie all'intervento di due passanti che hanno avuto il coraggio di entrare in mezzo ai resti dell'autobus e aiutare le due signore ancora vive. La signora Maria, una delle superstiti, in un'intervista ha dichiarato che il 22 dicembre festeggerà il suo secondo compleanno......................
FEDERICA
Ed
ora anche qualcosa di positivo.
Il
Sindaco di Palermo ,Leoluca Orlando ,decise 4 anni fà di ristrutturare quello
che nel passato era stato uno dei centri industriali più importanti e attivi
della città :i cantieri della Zisa,che nei loro quasi 100 anni hanno subito
molte trasformazioni , alternando la costruzione di mobili all'assemblaggio di
caccia bombardieri durante le guerre, per essere poi abbandonati per alcuni
decenni,fino al Luglio del 1996.Il comune di Palermo infatti aveva bisogno di
un luogo abbastanza grande e fuori dagli sguardi dei palermitani, per i
preparativi della festa di S.Rosalia ,la patrona della città,i
cantieri della zisa si rivelarono quindi il luogo più adatto a questo
scopo.Quest'area alla periferia del capoluogo Siciliano è diventata uno dei
centri culturali più importanti d'italia ed
il "progetto zisa "è conosciuto oggi a livello
nazionale;esiste all'interno dei cantieri uno spazio per i seminari, uno per le
mostre,una biblioteca,uno spazio per i concerti e uno più piccolo usato per le prove di chi ha voglia di suonare con i suoi amici,è anche in
programma l'allestimento di un museo d'arte moderna.I "giovani" artisti
siciliani hanno capito che finalmente non è più necessario spostarsi dalla
propria "terra" per fare conoscere i propri lavori,ma anche Palermo
ora ha molto da offrire ai suoi abitanti
.
Federica
Ormai
tutti noi conosciamo il commercio equo solidale. Si potrebbe definire come un'adozione a distanza in quanto
possiamo dare il nostro contributo a persone lontane senza strapparle dalle
loro terre, ma aiutandoli, appunto, a distanza. Ormai sono piu' di 10 anni che
anche questo commercio si e' sviluppato da noi: si tratta per lo piu' di
prodotti che provengono dal sud del mondo (Africa, Asia, America Latina) e che
grazie ad un'organizzazione del commercio equo solidale, possono essere venduti
a costi reali di produzione, evitando le speculazioni fatte dai mercati
multinazionali. Credo che tutto questo sia una forma di solidarieta'
staordinaria unita alla possibilita' di scoprire i sapori di alcuni prodotti,
secondo me unici. Il caffe' del Nicaragua o il te' dello Sri Lanka e che dire
del cacao della Bolivia... tutti gusti e sapori che sicuramente non
riscontriamo nei prodotti piu' conosciuti e pubblicizzati (ricordiamoci, noi
paghiamo anche la pubblicita' di cio' che acquistiamo!) nel nostro mercato. Non
si tratta solo di generi alimentari, ma prodotti di ogni tipo: oggetti per la
casa, vestiario, ecc. I prezzi sono accessibili a tutti; e' chiaro che se
vengono confrontati con prezzi di un "hard discount",
appaiono piu' elevati! Per non cadere in trappole, il mercato equo solidale ha
creato un marchio di garanzia: Transfair International e Transfair Italia.
Questo marchio garantisce che i soldi ricavati dalla vendita dei prodotti
(prezzo minimo di vendita), vengano ridistribuiti alle popolazioni che li
producono, per l'acquisto delle materie prime e per autogestirsi. Il logo di
questo marchio rappresenta un omino meta' nero e meta' bianco che regge due
ceste in equilibrio. Spero vivamente che tutti noi ci sensibilizzeremo sempre
piu' a questo tipo di commercio. Le Botteghe del Mondo (cosi' sono chiamati i negozi
che vendono la merce del commercio equo solidale), e tutte le altre
informazioni a riguardo (magari spiegate un po' meglio, rispetto a come le ho
spiegate io!!!), le potrete trovare sul sito internet
www.citinv.it/iniziative/info/equo/comequo.htm
Contribuiamo tutti, vi prego!!!
ELENA
Fermiamoci
a parlare con qualche “vecchietto”, guardiamolo negli occhi, e riflettiamo…
quante cose hanno visto quegli occhi, quanta sofferenza durante una guerra,
quanta felicita’ alla nascita di un figlio o di un nipotino, quanta
solitudine….
Guardiamo negli occhi di quelle esistenze che tanto hanno dato, lavorando, contribuendo alla societa’, che tanto hanno insegnato, sbagliato, ma anche saputo perdonare tanti affronti; vite trascorse tra la routine quotidiana durante il periodo lavorativo, vite preoccupate per la salute dei figli, vite che si sono ritrovate… anziane, dopo avere donato tutto. Ecco che cala il sipario… vite che, dopo la pensione, pare non servano piu’.
Eccole allora, darsi da fare per crescere i nipoti, per correre a pagare le bollette del gas delle nuore, a rendersi utili per non essere dimenticati, per sentirsi ancora vivi.
Non uccidiamoli prima del tempo, rendiamoci conto che nessuno di noi deve considerarsi “finito”. La vita da’, ad ogni eta’, qualcosa di diverso, e quando si raggiunge l’eta’ dei capelli d’argento, si ha qualcosa di cui andare orgogliosi: l’esperienza. Non lasciamo che questa passi inosservata e messa via, come un bel corredo dimenticato in un baule in soffitta. Rispolveriamo quel corredo, facciamo rivivere ogni giorno quell’esperienza che probabilmente, se ascoltata con il cuore, potrebbe permetterci di vivere una realta’ piu’ consapevole.
Soprattutto non dimentichiamoci di quegli anziani che magari una famiglia non l’hanno piu’, perche’ abbandonati o per altre ragioni, via via diverse. Molti di loro risultano di peso, solo perche’ non del tutto autosufficienti, oppure perche’ ritenuti “noiosi” con i loro soliti discorsi…. pensiamoci, anche noi saremo cosi’ e come ci sentiremmo se i nostri figli ci abbandonassero? Cosa proveremmo sentendoci di troppo quando la famiglia decide di fare un viaggio, o invitare ospiti “importanti” a casa?
Difendiamo la dignita’ dell’uomo, SEMPRE. Vergognamoci invece, quando solo per un momento abbiamo provato un senso di fastidio nei confronti di questi anziani, si… vergognamoci.
Proviamo una volta nella vita, a stare un po’ con loro, a dedicare loro un periodo dell’anno, magari quando si sentono piu’ soli e abbandonati. Parliamo con loro. Ci accorgeremmo ben presto che sono loro che ci stanno aiutando e non il contrario. L’amore e la riconoscenza che ci danno, sono infiniti. Ci aprono il cuore, ci regalano i ricordi, ci fanno commuovere, molti ci ricordano nelle loro preghiere.
Non lasciamoli soli, stiamo con loro, non importa la quantita’ di tempo che passiamo in loro compagnia, ma la qualita’ del tempo dedicato.
Non comportiamoci da distratti davanti ad una realta’ che sara’ la nostra. Non dimentichiamoci di loro. Mai.
ELENA
![]()
La solitudine è
incomprensione.
La solitudine è un vuoto.
La solitudine è non avere
nessuno come te.
La solitudine è essere
circondato da gente, ma sentirsi come se ci fossi solo tu.
La solitudine è la
consapevolezza che tra miliardi di persone nessuno ti ama profondamente.
Non c’è niente di più triste
per un uomo di questo.
E pensare che basterebbe un
sorriso per dargli un po’ di gioia.
Quello che per tutti è scontato,
per chi è solo è essenziale, vitale.
Chi ha tutto non si
rende conto di quanto è fortunato, chi non ha niente farebbe qualunque cosa per
un po’ d’amore.
Come dice Morgan: “È
stupendo conquistare la certezza che la solitudine è un valore”; ci resta almeno
questa consolazione …
Ma poi il nulla incombe
senza pietà.

Il mare
d’inverno porta colori cupi e nostalgici,
ma non per
questo vuol dire che sia sempre morto.
Il mare
d’estate sprigiona colori vivaci e solari,
ma non per
questo vuol dire che sia sempre vivo.
Le barche
d’inverno non si vedono,
ma questo non
vuol dire che non ci siano.
Le barche
d’estate sono tantissime,
ma questo non
vuol dire che siano tutte belle.
Il mare
d’inverno è burrascoso, ma non sempre!
Il mare
d’estate è calmo, ma non sempre!
Le barche
d’inverno sono in pericolo, ma non sempre!
Le barche
d’estate sono sicure, ma non sempre!
Il mare è la
vita.
Le barche sono
le persone che la navigano.
La mia bandiera è pronta per essere
innalzata,
e come ogni mattina si guarda in faccia
al nuovo giorno,
e si spera che scorra il più veloce
possibile.
Tutti con la testa alta verso il
tricolore,
al quale abbiamo giurato solennemente
amore e difesa.
Ma amore e difesa di quali cose?
Forse della libertà del popolo?
Un popolo soppresso da leggi assurde e
da un governo egoista.
Forse amore per la patria?
Una patria che è rimasta per ben pochi
come tale.
O forse di un odio verso chi ci sta
accanto?
Il quale, come noi della plebe moderna,
non vuole la morte di nessuno
e non vuole ammettere di
non sapere premere il grilletto
contro chi si fa gioco
della propria bandiera.
Ma la nostra bandiera,
la bandiera del popolo,
la bandiera della gente
che costituisce veramente la nostra umile patria,
e non la bandiera di chi
vuole essere il padrone supremo.
Dio aiutaci a salvare la
bandiera del popolo.
Quando il mattino
Si addormentava sui tuoi capelli
E il tuo sorriso
Si specchiava nella luce della sera.
Come eri bella
Quando la sua mano
Sfiorava dolcemente la tua pelle
E un suo bacio
Si posava sulle tue giovani guance.
E adesso sei un’ombra
Che ha smarrito i suoi passi
Una gemma di lacrime
Piegata sul crepuscolo.
E adesso porti un fiore
Sulla terra che ricopre il suo corpo
Che sarà germoglio
Per una nuova vita per un nuovo amore.
Nel silenzio cammini…
PER ME.
Quando ti accorgi di non riuscire più a vedere il punto che
divide la ragione dal torto;
Quando capisci di essere stato tu a sbagliare e hai paura di
avere perso la tua strada;
Quando pensi che chi ti sta veramente vicino ti prenda solo
in giro e non ti consideri più;
Quando senti che dentro te la solitudine prende veloce il
posto della voglia di vivere;
Quando hai
perso la forza di lottare e non sai più quali siano i tuoi ideali, ed i tuoi
principi li hai persi nelle vie oscure del tuo pensiero;
Quando ti senti solo, anche stando fra la gente, e vorresti
che lì ci fosse solo il tuo sogno più profondo;
Ma, soprattutto, quando cominci a non voler credere più
nell’amicizia, che sempre hai avuto al tuo fianco come compagna di viaggio in
questa strana scacchiera che è la vita;
Quando il vuoto attorno non ti fa più pensare e sognare, e
pensi solo a quello che è stato, e solo dopo ti rendi conto che tu sei nel
torto più vero con il tuo comportamento da uomo non sincero, con il suo “io”;
Allora, a questo punto…
A questo punto è meglio andare via, lasciare tutto,
andarsene lontano;
Lontano, dove i ricordi non esistono e dove tutto è
trasparente;
Lontano dal tuo mondo, dal mondo che hai voluto costruirti
attorno;
E quando sarai lontano, e vedrai, dalla parte opposta a dove
ti troverai, vedrai il tuo sogno sentirsi più solo, e lo vedrai pensarti;
E vedrai il suo volto scavato dalle lacrime come una pietra
dall’acqua, e vedrai bagnarsi i suoi occhi a primavera ricordando i tuoi occhi
più belli;
E lì, sentirai il vento portare la sua voce;
La sua voce che singhiozzando ti cercherà, e ti griderà…
Ti griderà le parole che avresti voluto ti sussurrasse
quando eri dove ora non ci sei più;
Solo allora capirai che quando stavi dalla parte dove ora
non ci sei più, non eri solo.
Ma devi andare così lontano per capire che il tuo sogno, il
tuo sogno più profondo, è lì al tuo
fianco?
E che anche lui ha bisogno di te?
Se perdi un principio, perdi un po’ dei tuoi sogni;
Ma se perdi il tuo sogno, il tuo sogno più profondo, perdi
te stesso.
Ambrogio
Camminare nei viali d’autunno
Tra le foglie fuggite ad alberi spogli
Sedersi sulla collina all’imbrunire
Per ammirare il tramonto del sole.
Nascondersi ore ed ore dietro i cespugli
Per spiare il volo di un airone
Lasciandosi alle spalle la luce
La luce della tua malinconia.
Perdersi nell’oasi di una poesia
Parole naviganti del tempo
Dove la guerra la guerra
È soltanto un brutto sogno.
E
dove nasce una stella ragazza mia
I
girasoli hanno il colore dell’amore.
Che cosa resterà di Ligabue
E dei suoi quadri naif
Delle sue angosce delle sue paure
Colori accesi sulla tela
Cosa mai resterà di Pasolini
Del dramma di un uomo solo
Pagine di indubbia bellezza
A cui attingere respiri di sapienza.
E
dove muore una stella ragazza mia
I
girasoli hanno il colore dell’amore.
Camminare nei viali d’autunno
Tra le foglie fuggite ad alberi spogli
A ricamare quei dolci pensieri
Per non lasciarsi morire.
Il PDS non stette a guardare, e insieme a Federazione Verdi, Rifondazione Comunista e altre forze progressiste mise in piedi l’Ulivo, l’unico modo per tenere testa al Polo nelle imminenti elezioni.
Inutile dire che né il Polo né L’ulivo avevano
stilati programmi comuni tra le forze che li componevano; la sola priorità era
quella di battere il blocco avversario.
Così, adesso che sapete i veri motivi che hanno
portato a questa situazione, la prossima volta che andrete a votare
ricordatevelo !!!
Anche Sanremo è passato. Le solite canzoni sdolcinate, la solita votazione non approvata, i soliti sospetti di corruzione. Ma quest’anno una piccola novità c’è stata, un qualcosa che val la pena essere nominata. Jovanotti è andato come ospite e ha cantato questo rap scritto sotto, “Cancella il debito” che mai verrà inciso e che però ha portato alla cancellazione di 6 mila miliardi di debito per i paesi più poveri. Grande risultato, su questo dubbi non ce ne sono. I dubbi invece che vorrei porvi è: Perché l’ha fatto? Perché è un buon samaritano? Perché crede davvero in quello che dice? Oppure, e io sceglierei questa, perché aveva bisogno di dimostrare ancora una volta che lui, nonostante le canzoni sdolcinate uscite ultimamente, è sempre quello pronto alla rivoluzione? Perché per lui è un grande vantaggio, che gli porterà altra stima e affetto dal popolo? Io credo che sia per questo. Non credo che Jovanotti sia un maestro di coerenza, non credo che tutto quello che ha cantato (meglio “rappato” )sia stata fonte del suo profondo. Belle parole, indubbiamente, ma poi? So per certo che ha rifiutato un concerto di beneficenza in un paese qui vicino perché non gli davano 180 milioni… E già questo non mi infonde fiducia. Da quando ho scoperto questo ho guardato un po’ meglio suoi comportamenti… E mi sono resa conto che purtroppo anche nella musica e nelle parole più ispirate il vile denaro centra. Purtroppo credo (anche se io spero sempre di sbagliarmi) che quelli che parlano dei grandi problemi della vita e del mondo nelle loro canzoni lo facciano solo per il loro torna conto (escludo i miei Nomadi, che per ora mi sono sempre sembrati piuttosto coerenti con loro stessi). Comunque, indipendentemente da questo, il debito è stato IN PARTE cancellato, è già un passo avanti. Fatto solo perché D’Alema si è fatto una bella figuraccia di fronte a tutta l’Italia canterina e non e doveva riparare. Del debito ne parlava anche Jack, ma forse qualcuno ha mai sentito dire da D’Alema anche un solo “Ci penserò”? No, perché non era un personaggio alla ribalta. Non fregava a nessuno.
CANCELLA IL DEBITO
Un miliardo di persone nel pianeta vivono con meno di un
dollaro al giorno. non stanno tentando di battere nessun record e non hanno
fatto voto di povertà la loro realtà non è una scelta ma la loro unica possibilità.
Un dollaro al giorno toglie il medico di torno nel senso che le persone non
hanno la possibilità di curarsi e nemmeno di informarsi non possono studiare e
nemmeno contribuire in nessun modo a cambiare la loro situazione. L'economia
dei paesi nei quali vivono è schiacciata da un debito estero talmente grande
che non rimane neanche un soldo da spendere per lo sviluppo delle cose basilari
la salute l'educazione. L'unica risorsa che resta alla popolazione è
l'emigrazione verso i paesi più ricchi e poi la storia la conosciamo e sappiamo
spesso come va a finire. Io adesso mi rivolgo all'onorevole D'Alema approfitto
del microfono per parlarle di questo problema, chissà quanti già le avranno
sottoposto la questione ma io vorrei usare il microfono e la televisione per
chiederle da qui di dare un segno profondo alla questione del debito estero di
molti paesi del sud del mondo che sono soffocati dal divario accumulato verso i
governi ricchi del mondo cosiddetto industrializzato,
paesi che per secoli sono stati colonizzati e poi fatti annegare nel mare di un
progresso difficile da sostenere per carenza di infrastrutture e zero potere
decisionale al tavolo per niente rotondo della banca mondiale e del fondo
monetario internazionale. Cancella il debito. Anche Giovanni Paolo Secondo Papa
Woitila ha espresso il suo appoggio per Jubilee 2000 che è un'organizzazione
nata per fare pressione in quei paesi che possono risolvere la questione. Tra
questi c'è l'Italia e io mi rivolgo a lei presidente del consiglio si consigli
con i suoi e faccia un gesto grande di quelli che cambiano la storia se lei
cancella il debito a lei andrà la gloria e a un sacco di famiglie la speranza.
Per molti è una questione di sopravvivenza. Dimostri che la politica non è solo
far quadrare i conti di una legislatura. D'Alema unisciti a noi non avere paura
Approfittiamo del Giubileo per ripartire da zero. Se lei cancella il debito
aiuta il mondo intero. Lo faccia lei per primo e gli altri le verranno
appresso. Se il sud non si risolleva non ci sarà nessun progresso ma solo nuove
guerre di disperazione, tragedie umanitarie e sovrappopolazione. Lo faccia lei
per primo e gli altri seguiranno in fila. Appoggi il progetto di Jubilee 2000.
cancella il debito. Presidente del consiglio io mi rivolgo a lei, promuova un
incontro del G7 lo dica agli altri sei, mettete la parola fine all'era
coloniale non c'è neanche più la minaccia del socialismo reale che aveva in un
certo modo giustificato l'esigenza di sostenere regimi corrotti senza nessuna
trasparenza. cancella il debito. Regali
questo orgoglio alla nostra generazione, inizi lei per primo quest'epoca di
trasformazione. Se si muovono i politici poi seguiranno i banchieri se lei
cancella il debito noi ne saremo fieri dimostri a tutti che le cose si possono cambiare.
Io la saluto e la ringrazio e torno a ballare. Cancella il debito. ALICE
IL CASO MORO
Aldo Moro , il più grande statista italiano del dopoguerra, fu rapito dalle BR il 16 marzo 1978, questa però è la versione ufficiale, quella che il governo, i Media e la stampa, hanno voluto farci credere.
Io penso che non sia andata affatto così, si da il
caso che proprio quel giorno, il governo Andreotti si presentava in parlamento
per ottenere la fiducia e per la prima volta avrebbe avuto l’appoggio del Partito
comunista.
Moro si era molto battuto per arrivare a questo
risultato, aveva dovuto superare resistenze fortissime nei gruppi parlamentari
nei gruppi parlamentari della Dc inimicandosi potenti “lobbies” politiche ed
economiche, interne e internazionali.
Come da copione rivendicarono il rapimento, ma
fu ben presto chiaro quale fosse il loro
vero obbiettivo: non un riscatto in denaro e neppure, come in apparenza
sembrava, la liberazione di alcuni “prigionieri”, come essi definivano con
termine militaresco i brigatisti incarcerati per precedenti operazioni.
Le Br volevano un riconoscimento politico da parte
del governo e dello Stato; volevano essere riconosciuti come controparte, come
partito armato, come forza combattente. Solo a queste condizioni avrebbero rilasciato
l’ostaggio, fidando nel fatto che nel frattempo egli avrebbe provocato
spaccature traumatiche dentro il suo partito e nell’intera coalizione
governativa.
Le lettere di Moro cominciarono ad arrivare, implacabilmente, dirette a tutti i principali attori di quel dramma collettivo: Andreotti, Cossiga ( i due principali artefici della morte di Moro), Zaccagnini, Fanfani, Leone e molti altri.
Che valore bisognava dare a quelle lettere ? Erano
estorte da chi aveva su di lui “pieno dominio” ? Riflettevano, pur scritte in
stato di orribile costrizione, sentimenti
e convinzioni autentici ?
Attorno a questo problema cominciò la polemica e
nacquero quei due partiti trasversali che furono definiti e si autodefinirono
il partito della fermezza e quello della trattativa.
Del primo facevano parte la direzione della Dc, pur
composta in gran parte da amici intimi di Moro; il governo (in particolare Andreotti e Cossiga i due veri
colpevoli dell’omicidio Moro); il Pci di Berlinguer; il movimento sindacale al
completo; il partito repubblicano con La Malfa in testa, Sandro Pertini.
Del secondo, Craxi e quasi tutta la dirigenza del
partito socialista, i radicali di Pannella, gli extraparlamentari
dell’Autonomia e degli altri gruppuscoli di estrema sinistra.
I rapporti tra queste due posizioni si inasprirono
rapidamente. I maggiori organi di informazioni furono abbastanza compatti in
favore della fermezza, pur subendo pressioni e anche minacce di vario tipo. Gli
intellettuali si divisero: molti di loro, a cominciare da Sciascia, lanciarono
lo slogan pericolosissimo “Né con le Br né con lo Stato”.
Furono giorni tragici durante i quali la macchina
dello Stato rivelò tutta la sua inefficienza e lasciò intravedere anche alcuni
aspetti oscuri che non sono mai stati interamente chiariti.
Poi, dopo quasi due mesi di tormento che debbono essere stati orribili per il
prigioniero e per i suoi familiari, gli ultimatum finali dei brigatisti e
infine l’omicidio.
L’obiettivo – ormai è chiarissimo e gli stessi
uomini delle Br( o dello Stato, non credo ci sia molta differenza, è stato un
complotto creato ad arte) era quello di impedire che il Pci compisse il suo
cammino e diventasse quella forza riformista di cui il paese aveva bisogno
perché ci fosse anche in Italia una democrazia compiuta.
Quel processo per fortuna non si è arrestato, ma
tardò di altri dieci anni a compiersi.
L’uccisione
di Moro fu il tragico ed orrendo prezzo con il quale fu bloccata per altri
diedi anni un’evoluzione che avrebbe potuto verificarsi molto tempo prima.
Claudio (articolo tratto quasi completamente
da Internet)
CHE
GUEVARA

Nasce il 14 giugno 1928 a Rosario in Argentina, da
Celia De la Serna ed Ernesto Guevara Lynch. La sua è una di quelle famiglie
agiate che vive in una regione confinante con il Brasile e col Paraguay nel
governatorato di Misiones. Nel luglio dello stesso anno il piccolo Ernesto si
ammala di broncopolmonite, la causa di quell’asma che lo accompagnerà per tutta
la vita. Nel 1933 la famiglia si trasferisce nella città di Alta Gracia, nella
provincia di Córdoba. Nel 1938, allievo della Scuola Primaria José de San
Martin, veste un abito indio e partecipa, dicono con molta convinzione,
all’opera teatrale “Martin Fierro”.
Tra il 1941 e il 1947 prosegue gli studi nella
scuola media del collegio Dean Funes di Córdoba e stringe amicizia con Alberto
Granado, che più avanti lo accompagnerà nel suo giro per il continente
americano. Il 22 aprile 1947, conclude gli studi al Dean Funes e conosce Berta
Gilda Infante, Tita, membro della Gioventù Comunista di Argentina; è con lei
che imparerà un verso di Gutierrez: “No
levantes himno de victoria en el dia sin sol de la batalla”. Si appassiona
alla letteratura. Baudelaire e Neruda sono i suoi poeti preferiti. Inizia a
scrivere un dizionario filosofico, composto da sette quaderni, nel quale
esprime concetti generali sulla storia della filosofia e delle scienze sociali.
Il terzo quaderno contiene appunti sulla vita di Carl Marx e sulle origini
della filosofia marxista. Nel 1950, terminato il liceo, si trasferisce con la
famiglia a Buenos Aires, dove si iscrive alla facoltà di medicina, ma non gli
interessano i voti alti e studia con passione solo quello che ritiene utile
alla sua formazione. Nei mesi di vacanza viaggia come può, in bicicletta, a piedi
e in moto all’interno del suo paese, fino alle Ande. A partire dal 1° gennaio
1950 percorre le province del nord dell’Argentina su una bicicletta Northon,
sulla quale inserisce il piccolo motore della Cucchiolo, attraversa il sud
delle province di Buenos Aires e Santa Fe e arriva a Córdoba dopo circa 40 ore,
dove viene accolto dalla famiglia del suo amico Granado. Poi si reca a Santiago
del Estero e, nel viaggio sino a Tucumàn, scrive i suoi primi appunti:
“Per una
ventina di chilometri la strada è buona, e ai suoi lati si sviluppa una
vegetazione lussureggiante, una sorta di foresta tropicale a misura di turista,
con una moltitudine di ruscelletti e un ambiente umido da documentario sulla
foresta amazzonica. Entrando in questi giardini naturali, camminando tra le
liane, calpestando felci e osservando come ogni foglia se la ride della nostra
scarsa cultura botanica, ad ogni istante ci aspettiamo di sentire il ruggito di
un leone, di vedere il silenzioso passaggio del serpente o l’agile corsa di un
cervo, e all’improvviso in un ruggito flebile e costante riconosciamo il canto
di un camion che si inerpica per la montagna. E’ come se questo ruggito
mandasse in frantumi i cristalli delle mie fantasticherie e mi riportasse alla
realtà…”
Nell’ottobre del 1951, a 23 anni, Ernesto Guevara
decide di partire con la Poderosa II, una Northon 500, con l’amico Alberto
Granado per visitare il suo continente; scrive:
“Era una
mattina d’ottobre, ed io ero andato a Córdoba approfittando delle vacanze del
17. Bevevamo mate dolce sotto il pergolato della casa di Alberto Granado e ci
raccontavamo le ultime novità sulla nostra vita da cani, mentre cercavamo di
sistemare la Poderosa II… Sulle ali del sogno arrivavamo in paesi remoti, navigavamo per i mari tropicali e
visitavamo tutta l’Asia”.
Nel febbraio del 1952 i due sono in Cile. Si devono
fermare a Lautaro per un guasto molto grave della Poderosa. La moto, molto
amata dal Che, si rompe definitivamente a Santiago del Cile, così Ernesto ed
Alberto, seppure a malincuore, l’abbandonano e decidono di continuare a piedi.
Con Alberto, il Che arriva il 7 giugno 1952 al lebbrosario di San Pablo, nella
provincia di Loreto in Amazzonia.
Comincia a leggere il poeta Federico Garcia Lorca. Nello stesso periodo visita
la tribù degli indios Yaguas. I degenti del lebbrosario, profondamente commossi
dalle tantissime attenzioni, costruiscono per Ernesto ed Alberto una zattera
per attraversare diagonalmente il Rio delle Amazzoni, per poter arrivare a
Leticia, in Colombia. Ci arrivano il 23 giugno 1952, e chiedono di allenare
squadre per il campionato locale di football. La loro squadra vince il
campionato e in premio Guevara e Granado ricevono un biglietto aereo per
Bogotà, dove vengono immediatamente arrestati dalla polizia del dittatore Laureano
Gomez; usciti di prigione un mese dopo, decidono di abbandonare il Paese ed
entrano in Venezuela dove Ernesto si separa da Alberto Granado.
Nel luglio 1952 Ernesto Guevara decide di recarsi a
Miami, per vedere gli Stati Uniti prima di rientrare in Argentina. Il 12 giugno
1953 si laurea in Medicina, con una tesi sull’Argentina, presso la Facoltà di
Scienze Mediche dell’Università di Buenos Aires. Ernesto ripercorre il Perù e
arriva a Guayaquil, Ecuador, dove incontra Ricardo Rojo, un esiliato argentino
fuggito dalle carceri di Peròn, che gli parla della riforma agraria promulgata
nel febbraio 1953 da Jacobo Arbenz, presidente del Guatemala; Ernesto non ha
dubbi e si dirige in Guatemala, dove arriva nel dicembre 1953. Ormai ha finito
di leggere tutto Marx, Lenin e altri scritti di teorici rivoluzionari e si
“sente” marxista.
Patria o
muerte… venceremos!
Il 12 dicembre 1953, a Cuba, nella prigione della
Isla de Pinos, Fidel Castro Ruz, scrive Il “Manifesto alla Nazione”, dove
denuncia i crimini commessi dalla dittatura di Batista e incita il popolo alla
rivolta. Il 27 dicembre, Hilda Gadea, un’esiliata peruviana, poco prima
d’imbarcarsi sul Granma, presenta a Ernesto Guevara un gruppo di rivoluzionari
cubani sopravvissuti all’assalto alla caserma Moncada: Dario Lòpez, Mario
Dalmau, Armando Arancibia e Ñico Lopez che gli parlano di Fidel Castro. E’ in
questo periodo che Ernesto Guevara de la Serna adotta quel nomignolo
famosissimo: Che, vocabolo argentino di origine guarany, che significa “mio”.
Il 17 giugno 1954 si scatena l’aggressione contro il governo Arbenz organizzata
dalla Cia e dal Dipartimento di Stato Usa che avevano addestrato in Nicaragua e
in Honduras un corpo di mercenari agli ordini del colonnello guatemalteco
Carlos Castillo Armas, per difendere il continente americano dal “pericolo
comunista”.
Il Che, inascoltato, tenta di organizzare la
resistenza armata in città, ma tutto crolla e, in agosto, si rifugia con i
rivoluzionari cubani nell’ambasciata argentina che lo registra come “elemento
comunista”. Nel 1955 vince un posto nel reparto Allergie dell’Istituto di
Cardiologia dove incontra Nino Lopez, che accompagna un esiliato cubano
ammalato. Fidel Castro arriva in Messico nel luglio del 1955… Il Che confesserà
a sua madre, in una lettera: “Me ligaba
desde el principio, un lazo de romàntica simpatia aventurera y la consideraciòn
de que valìa la pena morir en una playa extranjera por un ideal puro”.
Il 18 agosto 1955 Ernesto sposa Hilda Gadea, e il 15
di febbraio del 1956 nasce la prima figlia del Che, Hilda Beatriz, Hildita.
Il 25 novembre 1956, da Tuxp