NUMERO UNO- 19 MARZO 2000

 

ALBATROS

 

PAGINA  2-  INTRODUZIONE

PAGINA  3-  FUGA DA ALCATRAZ

PAGINA  4-  PROTESTE, CONSIGLI, NOTIZIE

PAGINA  8- POESIE

PAGINA 12- NONGIO

PAGINA 13- CANCELLA IL DEBITO

PAGINA 14–IL CASO MORO

PAGINA 15- ERNESTO CHE GUEVARA

PAGINA 24- PAPPAGALLI VERDI

PAGINA 28 – FAVOLA DEL TERZO MILLENNIO

PAGINA 29– AUSCHWITZ

PAGINA 34 – RECENSIONI

PAGINA 39 – I NOMADI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ed ecco la nostra seconda fatica, il numero 1 di Albatros. Non ci sembra nemmeno vero che questo nostro progetto sia andato così avanti, sia stato accettato così bene da così tante persone. E’ fantastico. Abbiamo ricevuto tanti complimenti, qualche critica, molti consigli e anche tanto materiale. Ogni volta che io e Claudio ci sentiamo per telefono parliamo principalmente di questo e ci esaltiamo. Ieri ci siamo sentiti e Claudio ha detto una bella cosa “prima avevamo bisogno di Jack per sentirci dire certe cose… oggi siamo noi a dirle”. Questo progetto è diventato talmente grande da averci portato a pensare a un raduno. Non ora, troppo avventata la cosa. Ma nel 2001, verso maggio o giù di lì vorremmo riunire tutti quelli che HANNO SCRITTO e passare una giornata insieme, a mangiare, ascoltare musica, PARLARE. Sarebbe davvero bello se tutto questo potesse avverarsi. Oramai chi legge il giornale saranno un 200 persone e non sono affatto poche, per un progettino come questo. Un raduno all’anno, un anno in Piemonte e l’altro in Emilia, nelle due sedi di noi due “ideatori”. Il primo sarà in Piemonte. Spero che riescano a venire tutti, ma c’è molto tempo per organizzarsi e per chi non può permettersi un albergo la mia casa è aperta.  Il raduno sarà, ripeto, SOLO PER QUELLI CHE HANNO COLLABORATO ALMENO AD UNO DEI NUMERI DI ALBATROS. Perché altrimenti tutti quanti sarebbe una cosa troppo grande e Ingestibile.

Il giornalino, come sapete, è gratis (e non che valga la pena pagarlo, chiaro). Però qualcuno di voi ci ha fatto delle offerte in denaro. Qui di seguito ecco i nomi degli Angeli in questione. Noi non obblighiamo nessuno a fare un versamento, ma quando questi arrivano in modo spontaneo… Siamo ben lieti di accettare!!

MARIACHIARA LAFINADRA: LIRE 10000

CRISTINA E GIULIANA FENOGLIO: LIRE 10000

 

Poi, vorremmo fare una pagina dedicata agli annunci, di modo che le persone si conoscano tra di loro. Visto che abbiamo tutti un’idea comune, sarebbe bello UNIRLA e non tenerla dentro alla nostra testolina e basta. Unirla per cambiare.

Alcuni articoli sono saltati anche questa volta. Manca tanto (Pinochet, Craxi… ad esempio) ma solo per motivi di spazio. Più di 40 pagine non facciamo, quindi dobbiamo per forza effettuare dei tagli. E poi la nostra intenzione è quella di pubblicare tutto quello che VOI mandate, quindi se alcune cose non ci sono può voler dire che non ha interessato nessuno… oppure che vi aspettavate che lo facessimo noi. E alcuni pezzi era nostra intenzione farli, ma lo spazio, come vi ho già detto, no né stato sufficiente. Mentre scrivo il giornale non è ancora finito del tutto, sono tra impaginazioni vari e aggiunta di pezzi. Quindi non so se ci sarà quello che ho in mente, ossia tutta una serie di foto allucinanti sugli orrori del secolo. Avevo promesso di metterli nel giornale, ma non credo che riuscirò a farlo. Ma la prossima volta sarà la prima cosa, promesso. Per non dimenticare. Il 2000 è arrivato ma non bisogna abbandonare la nostra storia. In questo numero sentirete tanto parlare di CAMPI DI STERMINIO. La stampa e la tv non ci hanno dato tanto peso. Ma noi ci sentiamo molto vicini a questo pezzo di storia, quindi ci è sembrato logico dedicare un numero intero. E la cosa non finisce qui perché per il prossimo numero probabilmente ci sarà un diario di una ragazza che ha visto da vicino quei posti orrendi..

Ora, come al solito, ecco i nostri indirizzi e dati vari:

 

ALICE SUELLA

VIA BOLOGNA 8

TRONZANO VERCELLESE VC 13049

EMAIL: SUELLA@SANTHIA.ALPCOM.IT

TEL: 0161/912324

 

CLAUDIO TORREGGIANI

VIA FERRI 12/1

42020 VILLA SESSO (RE)

EMAIL: CLAUDIO.TORREGGIANI@LIBERO.IT

TEL: 0522/531458

Anche per questa volta ho finito. Leggete. E’ molto diverso dal primo numero, spero la cosa non vi deluda.

 

Alice&Claudio

FUGA DA ALCATRAZ

 

 

Che Alcatraz è stato importante lo abbiamo già ripetuto un sacco di volte.. Ognuno ha una piccola storia legata magari anche a una sola puntata del programma (anche se è molto riduttivo chiamarlo così), a un concetto, una parola, una carezza.. Quindi tutti quanti aspettavamo il suo ritorno, il ritorno del Nostro Jack Folla… Mentre scrivo è stata solo trasmessa la puntata speciale di Natale, ma quando vi arriverà il giornale saranno anche iniziate le nuove puntate giornaliere, quindi probabilmente questo mio scritto sarà “sorpassato”, ma mi sento adesso di scrivere quindi non me ne vogliate. Dopo i miei pensieri c’è un pezzo che Jack ha recitato quella sera, il pezzo che mi è piaciuto di più. L’ultima frase però è “ricostruita” perché la cassetta è finita in quel momento, quindi scusate se non è fedele all’originale.

Dunque, coma sapete “Albatros” (che qualcuno chiama anche AIRONE, in omaggio alla canzone dei Nomadi “Aironi Neri”) è nato grazie a Cugia, quindi questa pagina sarà fissa. Il problema che però voglio rendervi noto è il mio mancato entusiasmo in riguardo a questa nuova puntata. MI è piaciuta (alla fine ho anche spedito una e-mail a Cugia per complimentarmi),ma non è più come prima e non potrà mai esserlo. Nel senso che, quando l’ho scoperto, è stata una rivelazione, mi ha aperto gli occhi… Ma allora ero molto sola, non avevo un amico che possa considerarsi tale, mi reputavo un vero fallimento. Logicamente quando ho trovato qualcuno, anche se un personaggio inventato (anche se io ho sempre considerato Jack Folla davvero un condannato a morte, davvero un uomo… Pur sapendo che era tutto un “gioco”… rendeva le cose più belle) che mi stava dietro, che mi diceva le cose che avrei voluto sentirmi dire… Logicamente ridevo e piangevo con lui, mi emozionavo tantissimo.. Oggi forse non ho più bisogno di lui. L’ho ascoltato perché era Jack, il ritorno di un amico, perché è un programma di Cugia…Ma non ero presa dalla cosa. Cavolo, mi ricordo il 15 maggio dell’anno scorso, quando eravamo alla fiera del Libro. Ricordo quando Diego ci ha fatto ascoltare quel pezzo di Jack che ci esortava a… a vivere, in fin dei conti. Ricordo di aver guardato tanta gente negli occhi e di aver visto in qualcuno le mie stesse lacrime di commozione… Sembra esagerato, pensandoci a mesi e mesi di distanza. Ascoltando la nuova puntata ho sentito quasi un senso di noia, quasi un “è già stato detto tutto” “questo l’ho già sentito”… E mi sono stupita… Non ho trovato questa puntata un capolavoro, e non riesco a scriverne positivamente. E’ stata diversa dal passato. Ma probabilmente sono io la diversa, io che ho deciso di reagire. Spero che con le nuove puntate le cose per me cambieranno, in caso contrario invito qualcuno di voi a prendere il mio posto per questo spazio, perché non sarei adatta. Sminuirei ciò che invece è stata una vera genialata e un capolavoro della radio. Qui di sotto ecco il pezzo che vi dicevo.

 

“Questa notte ho fatto un sogno. Ho sognato che camminavo sulla sabbia accompagnato da una persona che doveva essere certamente il Signore. E sullo schermo della notte erano proiettati tutti i giorni della mia vita. Ho guardato indietro e ho visto che ad ogni giorno della mia vita apparivano orme sulla sabbia. Una mia e una del mio accompagnatore. Così sono andato avanti finché tutti i miei giorni si sono esauriti. Allora mi sono fermato guardando indietro notando che in certi posti c’era solo un’orma. Questi posti coincidevano con i giorni più aspri e difficili della mia vita ad Alcatraz. I giorni di maggiore tristezza e di infinita paura e quelli delle torture fisiche e psichiche. E’ stato allora che ho cercato di parlargli. “Signore, tu avevi detto che saresti stato con me in tutti i giorni della mia vita e io ho accettato di vivere anche con te. Ma perché mi hai lasciato solo proprio nei momenti peggiori della mia vita?” e lui mi ha risposto: “Caro Jack, io ti amo e ti dissi che sarei stato con te durante tutta la camminata e che non ti avrei lasciato solo neppure per un attimo.  E non ti ho lasciato. Quei giorni in cui vedi solo un’orma sul terreno, erano i giorni in cui ti portavo in braccio”.

 

ALICE

 

 

 

 

 

PROTESTE. CONSIGLI. NOTIZIE. UN PO’ DI TUTTO.

 

 

 

NO       ALLA DROGA!

 

 

La droga: un modo per tirare fino all’alba in discoteca, per conoscere nuovi mondi fantastici, per provare emozioni che non si possono provare in nessun altro modo; ma l’inconveniente della droga è che nuoce gravemente al nostro organismo e a lungo andare ti porta alla morte, ma alcune droghe sono fatali sin dalla prima assunzione. Infatti, in questo periodo i mass-media parlano soprattutto di quel giovane ragazzo, Jannick, morto un sabato notte in discoteca per l’assunzione di UNA SOLA pasticca di ecstasy.

C’è tanto clamore tra la gente per il fatto successo, solo perchè i mass-media gli danno  molta importanza; non dico che non bisogna dargliene, ma sicuramente, già da tempo, quasi ogni sabato notte dei ragazzi muoiono per droga; e come mai i mass-media non ne hanno mai parlato?

L’unica cosa che è cambiata, è che la gente si preoccupa molto di più di prima. Sì, hanno aumentato la polizia nelle discoteche ma la droga non è presente solo in quegli ambienti, ma anche fuori dalle scuole e forse anche dentro. Volendo, le droghe si trovano dappertutto ed è quasi impossibile per la polizia individuare tutti gli spacciatori, e anche se i controlli sono aumentati non si riuscirà mai a fermare il giro della droga.

Secondo me l’unico modo per dissuadere i ragazzi dall’assunzione di droghe è quello di infondere informazioni su di esse e insegnare ai ragazzi a dire “NO!” davanti a uno spacciatore o ad un amico che gliene offre.

Quindi, per me, è molto importante avere una cultura positiva che induce a valori di una vita di benessere. Penso che la nostra cultura sia formata soprattutto dalle cose che ci insegna la vita e anche dalla scuola, dalla famiglia e talvolta dagli idoli.

Parlando della mia esperienza personale, io sono fermamente contro la droga e questo, penso, perché ho dei principi morali derivati dai miei idoli, cioè i Nomadi. Sono cresciuta con la loro musica e di conseguenza anche con i loro principi. Ora che sono più grande riesco a comprendere pienamente il significato delle loro canzoni, alcune parlano di droga.

“Santina sguardo in avanti, tanto per pochi istanti, molti rischi e poco domani, da quelle piccole mani”. Questo è un verso della loro canzone “Santina” e per me è molto significativo.

Per me, i Nomadi sono l’unico supporto che ho, perché in famiglia sono molto rari i discorsi in proposito, e anche a scuola non si danno molte informazioni. Da loro, I Nomadi, ho imparato soprattutto a non essere indifferente davanti a ragazzi che sono caduti in trappola. La droga fa male, ma l’indifferenza della gente è peggio.

 

Paola

 

 

BASTA GOVERNI CORROTTI, GUERRE E VIOLENZE, BISOGNA INTERVENIRE!!!

(STOP ALLA SOCIETA’ COMMERCIALIZZATRICE E ALLE PAROLE INUTILI E VIA AI FATTI CONCRETI)

 

Finalmente! Ho passato 16 anni della mia vita ad essere insoddisfatta del mondo in cui vivo, dell’arroganza, della superficialità, l’ipocrisia che caratterizzano la nostra società. Mi sentivo diversa da tutti i miei amici che preferiscono passare le loro serate in discoteca a rincoglionirsi con quelle musiche assordanti che ti rimbombano nelle orecchie, storditi dalla luce e dai fumogeni, pieni d’alcool e pasticche.. I pomeriggi passati a fumare spinelli (“sport” praticato ormai dalla maggior parte dei giovani) non sono il mio forte, no grazie.

Eppure, pur sentendomi a disagio e disprezzando questo stile di vita, non ho mai osato esprimermi e dire il mio punto di vista. Credevo d’essere l’unica. Ora però so che ci sono tante altre persone che la pensano come me, disposte a sbattersi pur di morire in un mondo un po’ migliore di come l’hanno trovato.

Per i max midia non siamo altro che cifre, numeri d’ascolto, bambocci da commercializzare, marionette da muovere a loro piacimento. MA ORA BASTA! Basta con questa politica di mercato fatta di politici corrotti; basta con i soprusi, la violenza, l’arroganza, lo sfruttamento, basta!!

Sono stufa di studiare una storia fatta solo di guerre, sofferenze, ingiustizia, morte. Gli eventi si ripetono, le guerre continuano… ma non siete stufi? Partendo dai greci fino ai giorni nostri non ci sono mai stati almeno 100 anni di pace. Si sono susseguite le guerre greco-persiane, peloponnesiache, puniche, macedoniche, siriache, mitridatiche, le guerre di liberazione e quelle di conquista, le crociate, le rivolte, le guerre napoleoniche, le guerre coloniali, le guerre mondiali, la guerra del golfo, la guerra asiatica, la guerra fredda, le dittature, le guerriglie africane, quelle consumatesi al di là dei Balcani… e non bisogna dimenticare personalità come Hitler, Stalin, Pinochet, e i più recenti Miloevich in Kossobo, il leader curdo Ochalan, Haider in Austria. Se prendessimo un atlante e crocettassimo tutti i paesi attualmente afflitti da dittature, guerriglie, povertà sarebbero pochi i paesi privi di croci.

BASTA, BASTA, BASTA. Avrei voglia di urlare e spaccare tutto ma, come “avrebbe” dovuto insegnarci la storia, non è con la violenza che si sconfigge la violenza, bensì con la risolutezza, il coraggio e la fermezza nelle proprie idee. Non dobbiamo riporre le nostre speranze, cadere nel vortice dell’ignoranza e della superficialità in cui sono già cadute troppe persone, né farci chiudere nelle tenaglie della globalizzazione; dobbiamo invece tirare fuori la nostra personalità e sbatterci per portare avanti i nostri ideali.

E’ inutile continuare a dire che il nostro intervento non è sufficiente a cambiare il mondo e a migliorare la situazione, balle!

E’ troppo comodo e già troppi lo dicono. Anche il più piccolo accorgimento può essere utile per l’umanità; dalla raccolta differenziata dei rifiuti per mantenere pulito l’ambiente alle adozioni a distanza, dall’aiutare il proprio vicino al versare fondi a beneficio di ricerche scientifiche o dimissioni umanitarie. L’unico modo per concludere qualcosa, però, è cominciare. Non interessa come e perché, l’importante è fare qualcosa per portare avanti una lotta alla merda che ci circonda. Man mano poi che si andrà avanti aumenteranno gli aiuti e l’azione diverrà sempre più potente ed efficace.

Concludo ringraziando tutti coloro che hanno avuto la pazienza di leggere fino a qui e di “subirsi” questa palata di colorite affermazioni, sperando che le mie parole siano servite a qualcosa.

 

Ps per chi, come è interessato ad approfondire le sue conoscenze sulla situazione africana, consiglio la lettura del libro “STAGIONE DI SANGUE” di Fergal Keane, un agghiacciante reportage sulla guerra che si sta tuttora consumando in Ruanda.

 

RACHELE

 

E’ iniziato il nuovo millennio il fatidico 2000.

All’inizio avevo un po’ paura, pensavo a cosa potesse accadermi invece eccomi qua senza che sia cambiato niente ed è proprio questo il punto non cambia niente. I media ci avevano avvisto di un pericolo il MILLENNIUM BAG in effetti il baco è da un po’ che c’è e tutto il sistema che è andato in tilt è u un VIRUS che ormai è difficile guarire. Mi riferisco allo Stato, ai stramaledetti soldi, al razzismo alla gente che muore ingiustamente, alla droga e poi mettono in allarme il mondo per un problema di date……. SONO PAZZI!!!!!!!!

E’ vero ci potevano essere dei problemi ma più andiamo avanti più andiamo indietro questo è il punto.

Basta sentire quello che accade nel mondo per rendersi conto di quanto fa schifo, altro che BADO DEL MILLENNIUM se mi arriva a casa sarei stata anche contenta visto che è tenerissimo mi piace come lo hanno stilizzato. Ci sono le guerre, la gente muore di fame, le leggi sono ormai ridicole non è retorica è realtà e non ditemi che avete accettato i negri o i terroni o i culattoni (scusate i termini!) è così che li chiamate vero?

Chissà se esisterà mai una medicina per l’essere vivente, ormai definito così, chiamato terra io lo spero tanto.

Complimenti per il giornalino

Daniela

 

 

Questa è una notizia che ho sentito durante le vacanze di Natale e mi ha "colpito" un po':

 

     IL SECONDO COMPLEANNO.

    

Il 22 Dicembre scorso in una delle autostrade italiane un autobus ha avuto un incidente e alcune persone sono morte, ma due donne si sono salvate, non grazie all'intervento "tempestivo" (!!!!!!) delle forze dell'ordine come potrebbe sembrare normale, ma grazie all'intervento di due passanti che hanno avuto il coraggio di entrare in mezzo ai resti dell'autobus e aiutare le due signore ancora vive. La signora Maria, una delle superstiti, in un'intervista  ha dichiarato che il 22 dicembre festeggerà il suo secondo compleanno......................

 

FEDERICA

 

 

 

Ed ora anche qualcosa di positivo.

 

Il Sindaco di Palermo ,Leoluca Orlando ,decise 4 anni fà di ristrutturare quello che nel passato era stato uno dei centri industriali più importanti e attivi della città :i cantieri della Zisa,che nei loro quasi 100 anni hanno subito molte trasformazioni , alternando la costruzione di mobili all'assemblaggio di caccia bombardieri durante le guerre, per essere poi abbandonati per alcuni decenni,fino al Luglio del 1996.Il comune di Palermo infatti aveva bisogno di un luogo abbastanza grande e fuori dagli sguardi dei palermitani, per i preparativi  della festa  di S.Rosalia ,la patrona della città,i cantieri della zisa si rivelarono quindi il luogo più adatto a questo scopo.Quest'area alla periferia del capoluogo Siciliano è diventata uno dei centri culturali più importanti d'italia ed  il "progetto zisa "è conosciuto oggi a livello nazionale;esiste all'interno dei cantieri uno spazio per i seminari, uno per le mostre,una biblioteca,uno spazio per i concerti e uno più piccolo usato  per le prove di chi ha  voglia di suonare con i suoi amici,è anche in programma l'allestimento di un museo d'arte moderna.I "giovani" artisti siciliani hanno capito che finalmente non è più necessario spostarsi dalla propria "terra" per fare conoscere i propri lavori,ma anche Palermo ora ha molto da offrire ai suoi  abitanti .

 

Federica

 

 

 

Ormai tutti noi conosciamo il commercio equo solidale. Si potrebbe definire  come un'adozione a distanza in quanto possiamo dare il nostro contributo a persone lontane senza strapparle dalle loro terre, ma aiutandoli, appunto, a distanza. Ormai sono piu' di 10 anni che anche questo commercio si e' sviluppato da noi: si tratta per lo piu' di prodotti che provengono dal sud del mondo (Africa, Asia, America Latina) e che grazie ad un'organizzazione del commercio equo solidale, possono essere venduti a costi reali di produzione, evitando le speculazioni fatte dai mercati multinazionali. Credo che tutto questo sia una forma di solidarieta' staordinaria unita alla possibilita' di scoprire i sapori di alcuni prodotti, secondo me unici. Il caffe' del Nicaragua o il te' dello Sri Lanka e che dire del cacao della Bolivia... tutti gusti e sapori che sicuramente non riscontriamo nei prodotti piu' conosciuti e pubblicizzati (ricordiamoci, noi paghiamo anche la pubblicita' di cio' che acquistiamo!) nel nostro mercato. Non si tratta solo di generi alimentari, ma prodotti di ogni tipo: oggetti per la casa, vestiario, ecc. I prezzi sono accessibili a tutti; e' chiaro che se vengono confrontati con prezzi di un "hard discount",
appaiono piu' elevati! Per non cadere in trappole, il mercato equo solidale ha creato un marchio di garanzia: Transfair International e Transfair Italia. Questo marchio garantisce che i soldi ricavati dalla vendita dei prodotti (prezzo minimo di vendita), vengano ridistribuiti alle popolazioni che li producono, per l'acquisto delle materie prime e per autogestirsi. Il logo di questo marchio rappresenta un omino meta' nero e meta' bianco che regge due ceste in equilibrio. Spero vivamente che tutti noi ci sensibilizzeremo sempre piu' a questo tipo di commercio. Le Botteghe del Mondo (cosi' sono chiamati i negozi che vendono la merce del commercio equo solidale), e tutte le altre informazioni a riguardo (magari spiegate un po' meglio, rispetto a come le ho spiegate io!!!), le potrete trovare sul sito internet

www.citinv.it/iniziative/info/equo/comequo.htm

Contribuiamo tutti, vi prego!!!

 

ELENA

 

 

Il volontariato: assistenza anziani.

 

Fermiamoci a parlare con qualche “vecchietto”, guardiamolo negli occhi, e riflettiamo… quante cose hanno visto quegli occhi, quanta sofferenza durante una guerra, quanta felicita’ alla nascita di un figlio o di un nipotino, quanta solitudine….

Guardiamo negli occhi di quelle esistenze che tanto hanno dato, lavorando, contribuendo alla societa’, che tanto hanno insegnato, sbagliato, ma anche saputo perdonare tanti affronti; vite trascorse tra la routine quotidiana durante il periodo lavorativo, vite preoccupate per la salute dei figli, vite che si sono ritrovate… anziane, dopo avere donato tutto. Ecco che cala il sipario… vite che, dopo la pensione, pare non servano piu’.

Eccole allora, darsi da fare per crescere i nipoti, per correre a pagare le bollette del gas delle nuore, a rendersi utili per non essere dimenticati, per sentirsi ancora vivi.

Non uccidiamoli prima del tempo, rendiamoci conto che nessuno di noi deve considerarsi “finito”. La vita da’, ad ogni eta’, qualcosa di diverso, e quando si raggiunge l’eta’ dei capelli d’argento, si ha qualcosa di cui andare orgogliosi: l’esperienza. Non lasciamo che questa passi inosservata e messa via, come un bel corredo dimenticato in un baule in soffitta. Rispolveriamo quel corredo, facciamo rivivere ogni giorno quell’esperienza che probabilmente, se ascoltata con il cuore, potrebbe permetterci di vivere una realta’ piu’ consapevole.

Soprattutto non dimentichiamoci di quegli anziani che magari una famiglia non l’hanno piu’, perche’ abbandonati o per altre ragioni, via via diverse. Molti di loro risultano di peso, solo perche’ non del tutto autosufficienti, oppure perche’ ritenuti “noiosi” con i loro soliti discorsi…. pensiamoci, anche noi saremo cosi’ e come ci sentiremmo se i nostri figli ci abbandonassero? Cosa proveremmo sentendoci di troppo quando la famiglia decide di fare un viaggio, o invitare ospiti “importanti” a casa?

Difendiamo la dignita’ dell’uomo, SEMPRE. Vergognamoci invece, quando solo per un momento abbiamo provato un senso di fastidio nei confronti di questi anziani, si… vergognamoci.

Proviamo una volta nella vita, a stare un po’ con loro, a dedicare loro un periodo dell’anno, magari quando si sentono piu’ soli e abbandonati. Parliamo con  loro. Ci accorgeremmo ben presto che sono loro che ci stanno aiutando e non il contrario. L’amore e la riconoscenza che ci danno, sono infiniti. Ci aprono il cuore, ci regalano i ricordi, ci fanno commuovere, molti ci ricordano nelle loro preghiere.

Non lasciamoli soli, stiamo con loro, non importa la quantita’ di tempo che passiamo in loro compagnia, ma la qualita’ del tempo dedicato.

Non comportiamoci da distratti davanti ad una realta’ che sara’ la nostra. Non dimentichiamoci di loro. Mai.

 

ELENA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La solitudine 

 

 


La solitudine è incomprensione.

La solitudine è un vuoto.

La solitudine è non avere nessuno come te.

La solitudine è essere circondato da gente, ma sentirsi come se ci fossi solo tu.

 

La solitudine è la consapevolezza che tra miliardi di persone nessuno ti ama profondamente.

Non c’è niente di più triste per un uomo di questo.

E pensare che basterebbe un sorriso per dargli un po’ di gioia.

Quello che per tutti è scontato, per chi è solo è essenziale, vitale.

Chi ha tutto non si rende conto di quanto è fortunato, chi non ha niente farebbe qualunque cosa per un po’ d’amore.

Come dice Morgan: “È stupendo conquistare la certezza che la solitudine è un valore”; ci resta almeno questa consolazione …

Ma poi il nulla incombe senza pietà.

 

BARBARA

Il mare e le barche

 

 

 

Il mare d’inverno porta colori cupi e nostalgici,

ma non per questo vuol dire che sia sempre morto.

Il mare d’estate sprigiona colori vivaci e solari,

ma non per questo vuol dire che sia sempre vivo.

 

Le barche d’inverno non si vedono,

ma questo non vuol dire che non ci siano.

Le barche d’estate sono tantissime,

ma questo non vuol dire che siano tutte belle.

 

Il mare d’inverno è burrascoso, ma non sempre!

Il mare d’estate è calmo, ma non sempre!

 

Le barche d’inverno sono in pericolo, ma non sempre!

Le barche d’estate sono sicure, ma non sempre!

 

Il mare è la vita.

Le barche sono le persone che la navigano.

 

Ambrogio

 

 

 

 

 

La mia bandiera                                        

 

 

La mia bandiera è pronta per essere innalzata,

e come ogni mattina si guarda in faccia al nuovo giorno,

e si spera che scorra il più veloce possibile.

Tutti con la testa alta verso il tricolore,

al quale abbiamo giurato solennemente amore e difesa.

 

Ma amore e difesa di quali cose?

Forse della libertà del popolo?

Un popolo soppresso da leggi assurde e da un governo egoista.

Forse amore per la patria?

Una patria che è rimasta per ben pochi come tale.

O forse di un odio verso chi ci sta accanto?

Il quale, come noi della plebe moderna,

non vuole la morte di nessuno

e non vuole ammettere di non sapere premere il grilletto

contro chi si fa gioco della propria bandiera.

Ma la nostra bandiera,

la bandiera del popolo,

la bandiera della gente che costituisce veramente la nostra umile patria,

e non la bandiera di chi vuole essere il padrone supremo.

Dio aiutaci a salvare la bandiera del popolo.

 

                                                      Ambrogio

 

BARBARA

 

Come eri bella

Quando il mattino

Si addormentava sui tuoi capelli

E il tuo sorriso

Si specchiava nella luce della sera.

 

Come eri bella

Quando la sua mano

Sfiorava dolcemente la tua pelle

E un suo bacio

Si posava sulle tue giovani guance.

 

E adesso sei un’ombra

Che ha smarrito i suoi passi

Una gemma di lacrime

Piegata sul crepuscolo.

 

E adesso porti un fiore

Sulla terra che ricopre il suo corpo

Che sarà germoglio

Per una nuova vita per un nuovo amore.

 

Nel silenzio cammini…

Antonio

 

PER ME.

Per quando penso al posto dove ora non ci sono

 

 

Quando ti accorgi di non riuscire più a vedere il punto che divide la ragione dal torto;

Quando capisci di essere stato tu a sbagliare e hai paura di avere perso la tua strada;

Quando pensi che chi ti sta veramente vicino ti prenda solo in giro e non ti consideri più;

Quando senti che dentro te la solitudine prende veloce il posto della voglia di vivere;

Quando hai perso la forza di lottare e non sai più quali siano i tuoi ideali, ed i tuoi principi li hai persi nelle vie oscure del tuo pensiero;

Quando ti senti solo, anche stando fra la gente, e vorresti che lì ci fosse solo il tuo sogno più profondo;

Ma, soprattutto, quando cominci a non voler credere più nell’amicizia, che sempre hai avuto al tuo fianco come compagna di viaggio in questa strana scacchiera che è la vita;

Quando il vuoto attorno non ti fa più pensare e sognare, e pensi solo a quello che è stato, e solo dopo ti rendi conto che tu sei nel torto più vero con il tuo comportamento da uomo non sincero, con il suo “io”;

Allora, a questo punto…

A questo punto è meglio andare via, lasciare tutto, andarsene lontano;

Lontano, dove i ricordi non esistono e dove tutto è trasparente;

Lontano dal tuo mondo, dal mondo che hai voluto costruirti attorno;

E quando sarai lontano, e vedrai, dalla parte opposta a dove ti troverai, vedrai il tuo sogno sentirsi più solo, e lo vedrai pensarti;

E vedrai il suo volto scavato dalle lacrime come una pietra dall’acqua, e vedrai bagnarsi i suoi occhi a primavera ricordando i tuoi occhi più belli;

E lì, sentirai il vento portare la sua voce;

La sua voce che singhiozzando ti cercherà, e ti griderà…

Ti griderà le parole che avresti voluto ti sussurrasse quando eri dove ora non ci sei più;

Solo allora capirai che quando stavi dalla parte dove ora non ci sei più, non eri solo.

Ma devi andare così lontano per capire che il tuo sogno, il tuo sogno più profondo, è lì al tuo

fianco?

E che anche lui ha bisogno di te?

Se perdi un principio, perdi un po’ dei tuoi sogni;

Ma se perdi il tuo sogno, il tuo sogno più profondo, perdi te stesso.

 

                                                                   

                                                                      Ambrogio

 

 

 

Il colore dell’amore

 

 

Camminare nei viali d’autunno

Tra le foglie fuggite ad alberi spogli

Sedersi sulla collina all’imbrunire

Per ammirare il tramonto del sole.

 

Nascondersi ore ed ore dietro i cespugli

Per spiare il volo di un airone

Lasciandosi alle spalle la luce

La luce della tua malinconia.

 

Perdersi nell’oasi di una poesia

Parole naviganti del tempo

Dove la guerra la guerra

È soltanto un brutto sogno.

       

       E dove nasce una stella ragazza mia

       I girasoli hanno il colore dell’amore.

 

Che cosa resterà di Ligabue

E dei suoi quadri naif

Delle sue angosce delle sue paure

Colori accesi sulla tela

 

Cosa mai resterà di Pasolini

Del dramma di un uomo solo

Pagine di indubbia bellezza

A cui attingere respiri di sapienza.

 

     E dove muore una stella ragazza mia

     I girasoli hanno il colore dell’amore.

 

Camminare nei viali d’autunno

Tra le foglie fuggite ad alberi spogli

A ricamare quei dolci pensieri

Per non lasciarsi morire.

 

ANTONIO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

POLITICA

 

 

La situazione politica italiana è senz’altro la più difficile tra quelle dei paesi democratici, siamo l’unica nazione che ha più di 20 partiti politici, che aumentano

Con ogni nuove elezione.

Per capire meglio come si è potuta creare quest’assurda situazione, è d’obbligo fare un piccolo salto indietro a prima dell’inizio di Tangentopoli. Infatti, in quel periodo esisteva ancora il pentapartito (composto da DC, PSI, PSDI, PRI e PLI) però a governare c’erano solo due persone: Andreotti e Craxi, che si alternavano in rigida sequenza alla guida del paese.

All’opposizione c’erano partiti importanti quali il PCI, Democrazia Proletaria Federazione Verdi e  MSI, tutti soggetti politici che nulla potevano davanti allo strapotere elettorale del pentapartito.

Questa situazione perdurò finché alcuni giudici arrestarono  politici eccellenti

(Craxi, Forlani, Intini e Martelli solo per citarne alcuni) per reati che vanno dalla corruzione alla concussione, alla creazione di fondi neri in conti cifrati in Svizzera.

Nel  giro di pochi mesi, queste indagini si abbatterono come una bufera sulla scena politica italiana,  che di fatto cambiò radicalmente: PSDI , PRI e PLI vennero spazzati via, mentre DC e PSI  si divisero in tanti partitini.

All’opposizione non era affatto meglio: il PCI cambiò nome in un congresso combattutissimo, di fatto il partito si scisse in due fazioni, la maggior parte dei militanti decise per il cambio di nome in PDS, viceversa lo zoccolo duro decise di mantenere invariati certi ideali e si chiamò Rifondazione Comunista.

Da un’ennesima scissione, quella avvenuta al congresso dell’MSI, nacque un nuovo partito: Alleanza Nazionale (in pratica la destra moderata).

Sull’onda del malcontento popolare, Umberto Bossi fondò la Lega Nord, che negli anni a seguire avrebbe  riscosso un notevole successo elettorale.

Contemporaneamente Silvio Berlusconi, privato dell’importantissimo appoggio politico di Craxi, decise di scendere in campo e fondò un nuovo partito che chiamò FORZA ITALIA (prendendo in prestito un coro da stadio).

In un secondo tempo Forza Italia e la neonata Alleanza nazionale si unirono formando insieme il Polo delle Libertà.

Il PDS non stette a guardare, e insieme a Federazione Verdi, Rifondazione Comunista e altre forze progressiste mise in piedi l’Ulivo, l’unico modo per tenere testa al Polo nelle imminenti elezioni.

Inutile dire che né il Polo né L’ulivo avevano stilati programmi comuni tra le forze che li componevano; la sola priorità era quella di battere il blocco avversario.

Così, adesso che sapete i veri motivi che hanno portato a questa situazione, la prossima volta che andrete a votare ricordatevelo !!! 

 

 

Nongio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anche Sanremo è passato. Le solite canzoni sdolcinate, la solita votazione non approvata, i soliti sospetti di corruzione. Ma quest’anno una piccola novità c’è stata, un qualcosa che val la pena essere nominata. Jovanotti è andato come ospite e ha cantato questo rap scritto sotto, “Cancella il debito” che mai verrà inciso e che però ha portato alla cancellazione di 6 mila miliardi di debito per i paesi più poveri. Grande risultato, su questo dubbi non ce ne sono. I dubbi invece che vorrei porvi è: Perché l’ha fatto? Perché è un buon samaritano? Perché crede davvero in quello che dice? Oppure, e io sceglierei questa, perché aveva bisogno di dimostrare ancora una volta che lui, nonostante le canzoni sdolcinate uscite ultimamente, è sempre quello pronto alla rivoluzione? Perché per lui è un grande vantaggio, che gli porterà altra stima e affetto dal popolo? Io credo che sia per questo. Non credo che Jovanotti sia un maestro di coerenza, non credo che tutto quello che ha cantato (meglio “rappato” )sia stata fonte del suo profondo. Belle parole, indubbiamente, ma poi? So per certo che ha rifiutato un concerto di beneficenza  in un paese qui vicino perché non gli davano 180 milioni… E già questo non mi infonde fiducia. Da quando ho scoperto questo ho guardato un po’ meglio suoi comportamenti… E mi sono resa conto che purtroppo anche nella musica e nelle parole più ispirate il vile denaro centra. Purtroppo credo (anche se io spero sempre di sbagliarmi) che quelli che parlano dei grandi problemi della vita e del mondo nelle loro canzoni lo facciano solo per il loro torna conto (escludo i miei Nomadi, che per ora mi sono sempre sembrati piuttosto coerenti con loro stessi). Comunque, indipendentemente da questo, il debito è stato IN PARTE cancellato, è già un passo avanti. Fatto solo perché D’Alema si è fatto una bella figuraccia di fronte a tutta l’Italia canterina e non e doveva riparare. Del debito ne parlava anche Jack, ma forse qualcuno ha mai sentito dire da D’Alema anche un solo “Ci penserò”? No, perché non era un personaggio alla ribalta. Non fregava a nessuno. 

 

CANCELLA IL DEBITO

 

Un miliardo di persone nel pianeta vivono con meno di un dollaro al giorno. non stanno tentando di battere nessun record e non hanno fatto voto di povertà la loro realtà non è una scelta ma la loro unica possibilità. Un dollaro al giorno toglie il medico di torno nel senso che le persone non hanno la possibilità di curarsi e nemmeno di informarsi non possono studiare e nemmeno contribuire in nessun modo a cambiare la loro situazione. L'economia dei paesi nei quali vivono è schiacciata da un debito estero talmente grande che non rimane neanche un soldo da spendere per lo sviluppo delle cose basilari la salute l'educazione. L'unica risorsa che resta alla popolazione è l'emigrazione verso i paesi più ricchi e poi la storia la conosciamo e sappiamo spesso come va a finire. Io adesso mi rivolgo all'onorevole D'Alema approfitto del microfono per parlarle di questo problema, chissà quanti già le avranno sottoposto la questione ma io vorrei usare il microfono e la televisione per chiederle da qui di dare un segno profondo alla questione del debito estero di molti paesi del sud del mondo che sono soffocati dal divario accumulato verso i governi ricchi del mondo cosiddetto industrializzato,
paesi che per secoli sono stati colonizzati e poi fatti annegare nel mare di un progresso difficile da sostenere per carenza di infrastrutture e zero potere decisionale al tavolo per niente rotondo della banca mondiale e del fondo monetario internazionale. Cancella il debito. Anche Giovanni Paolo Secondo Papa Woitila ha espresso il suo appoggio per Jubilee 2000 che è un'organizzazione nata per fare pressione in quei paesi che possono risolvere la questione. Tra questi c'è l'Italia e io mi rivolgo a lei presidente del consiglio si consigli con i suoi e faccia un gesto grande di quelli che cambiano la storia se lei cancella il debito a lei andrà la gloria e a un sacco di famiglie la speranza. Per molti è una questione di sopravvivenza. Dimostri che la politica non è solo far quadrare i conti di una legislatura. D'Alema unisciti a noi non avere paura Approfittiamo del Giubileo per ripartire da zero. Se lei cancella il debito aiuta il mondo intero. Lo faccia lei per primo e gli altri le verranno appresso. Se il sud non si risolleva non ci sarà nessun progresso ma solo nuove guerre di disperazione, tragedie umanitarie e sovrappopolazione. Lo faccia lei per primo e gli altri seguiranno in fila. Appoggi il progetto di Jubilee 2000. cancella il debito. Presidente del consiglio io mi rivolgo a lei, promuova un incontro del G7 lo dica agli altri sei, mettete la parola fine all'era coloniale non c'è neanche più la minaccia del socialismo reale che aveva in un certo modo giustificato l'esigenza di sostenere regimi corrotti senza nessuna trasparenza.  cancella il debito. Regali questo orgoglio alla nostra generazione, inizi lei per primo quest'epoca di trasformazione. Se si muovono i politici poi seguiranno i banchieri se lei cancella il debito noi ne saremo fieri dimostri a tutti che le cose si possono cambiare. Io la saluto e la ringrazio e torno a ballare. Cancella il debito.  ALICE

IL CASO MORO

 

 

Aldo Moro , il più grande statista italiano del dopoguerra, fu rapito dalle BR il 16 marzo 1978, questa però è la versione ufficiale, quella che il governo, i Media e la stampa, hanno voluto farci credere.

Io penso che non sia andata affatto così, si da il caso che proprio quel giorno, il governo Andreotti si presentava in parlamento per ottenere la fiducia e per la prima volta avrebbe avuto l’appoggio del Partito comunista.

Moro si era molto battuto per arrivare a questo risultato, aveva dovuto superare resistenze fortissime nei gruppi parlamentari nei gruppi parlamentari della Dc inimicandosi potenti “lobbies” politiche ed economiche, interne e internazionali.

Come da copione rivendicarono il rapimento, ma fu  ben presto chiaro quale fosse il loro vero obbiettivo: non un riscatto in denaro e neppure, come in apparenza sembrava, la liberazione di alcuni “prigionieri”, come essi definivano con termine militaresco i brigatisti incarcerati per precedenti operazioni.

Le Br volevano un riconoscimento politico da parte del governo e dello Stato; volevano essere riconosciuti come controparte, come partito armato, come forza combattente. Solo a queste condizioni avrebbero rilasciato l’ostaggio, fidando nel fatto che nel frattempo egli avrebbe provocato spaccature traumatiche dentro il suo partito e nell’intera coalizione governativa.

Le lettere di Moro cominciarono ad arrivare, implacabilmente, dirette a tutti i principali attori di quel dramma collettivo: Andreotti, Cossiga ( i due principali artefici della morte di Moro), Zaccagnini, Fanfani, Leone e molti altri.

Che valore bisognava dare a quelle lettere ? Erano estorte da chi aveva su di lui “pieno dominio” ? Riflettevano, pur scritte in stato di orribile costrizione, sentimenti

e convinzioni autentici ?

Attorno a questo problema cominciò la polemica e nacquero quei due partiti trasversali che furono definiti e si autodefinirono il partito della fermezza e quello della trattativa.

Del primo facevano parte la direzione della Dc, pur composta in gran parte da amici intimi di Moro; il governo (in particolare Andreotti e Cossiga i due veri colpevoli dell’omicidio Moro); il Pci di Berlinguer; il movimento sindacale al completo; il partito repubblicano con La Malfa in testa, Sandro Pertini.

Del secondo, Craxi e quasi tutta la dirigenza del partito socialista, i radicali di Pannella, gli extraparlamentari dell’Autonomia e degli altri gruppuscoli di estrema sinistra.

I rapporti tra queste due posizioni si inasprirono rapidamente. I maggiori organi di informazioni furono abbastanza compatti in favore della fermezza, pur subendo pressioni e anche minacce di vario tipo. Gli intellettuali si divisero: molti di loro, a cominciare da Sciascia, lanciarono lo slogan pericolosissimo “Né con le Br né con lo Stato”.

Furono giorni tragici durante i quali la macchina dello Stato rivelò tutta la sua inefficienza e lasciò intravedere anche alcuni aspetti oscuri che non sono mai stati interamente chiariti.

Poi, dopo quasi due mesi di tormento  che debbono essere stati orribili per il prigioniero e per i suoi familiari, gli ultimatum finali dei brigatisti e infine l’omicidio.

L’obiettivo – ormai è chiarissimo e gli stessi uomini delle Br( o dello Stato, non credo ci sia molta differenza, è stato un complotto creato ad arte) era quello di impedire che il Pci compisse il suo cammino e diventasse quella forza riformista di cui il paese aveva bisogno perché ci fosse anche in Italia una democrazia compiuta.

Quel processo per fortuna non si è arrestato, ma tardò di altri dieci anni a compiersi.

L’uccisione di Moro fu il tragico ed orrendo prezzo con il quale fu bloccata per altri diedi anni un’evoluzione che avrebbe potuto verificarsi molto tempo prima.

 

 

Claudio (articolo tratto quasi completamente da Internet)          

 

 

 

 

 

 

CHE GUEVARA


Nasce il 14 giugno 1928 a Rosario in Argentina, da Celia De la Serna ed Ernesto Guevara Lynch. La sua è una di quelle famiglie agiate che vive in una regione confinante con il Brasile e col Paraguay nel governatorato di Misiones. Nel luglio dello stesso anno il piccolo Ernesto si ammala di broncopolmonite, la causa di quell’asma che lo accompagnerà per tutta la vita. Nel 1933 la famiglia si trasferisce nella città di Alta Gracia, nella provincia di Córdoba. Nel 1938, allievo della Scuola Primaria José de San Martin, veste un abito indio e partecipa, dicono con molta convinzione, all’opera teatrale “Martin Fierro”.

Tra il 1941 e il 1947 prosegue gli studi nella scuola media del collegio Dean Funes di Córdoba e stringe amicizia con Alberto Granado, che più avanti lo accompagnerà nel suo giro per il continente americano. Il 22 aprile 1947, conclude gli studi al Dean Funes e conosce Berta Gilda Infante, Tita, membro della Gioventù Comunista di Argentina; è con lei che imparerà un verso di Gutierrez: “No levantes himno de victoria en el dia sin sol de la batalla”. Si appassiona alla letteratura. Baudelaire e Neruda sono i suoi poeti preferiti. Inizia a scrivere un dizionario filosofico, composto da sette quaderni, nel quale esprime concetti generali sulla storia della filosofia e delle scienze sociali. Il terzo quaderno contiene appunti sulla vita di Carl Marx e sulle origini della filosofia marxista. Nel 1950, terminato il liceo, si trasferisce con la famiglia a Buenos Aires, dove si iscrive alla facoltà di medicina, ma non gli interessano i voti alti e studia con passione solo quello che ritiene utile alla sua formazione. Nei mesi di vacanza viaggia come può, in bicicletta, a piedi e in moto all’interno del suo paese, fino alle Ande. A partire dal 1° gennaio 1950 percorre le province del nord dell’Argentina su una bicicletta Northon, sulla quale inserisce il piccolo motore della Cucchiolo, attraversa il sud delle province di Buenos Aires e Santa Fe e arriva a Córdoba dopo circa 40 ore, dove viene accolto dalla famiglia del suo amico Granado. Poi si reca a Santiago del Estero e, nel viaggio sino a Tucumàn, scrive i suoi primi appunti:

Per una ventina di chilometri la strada è buona, e ai suoi lati si sviluppa una vegetazione lussureggiante, una sorta di foresta tropicale a misura di turista, con una moltitudine di ruscelletti e un ambiente umido da documentario sulla foresta amazzonica. Entrando in questi giardini naturali, camminando tra le liane, calpestando felci e osservando come ogni foglia se la ride della nostra scarsa cultura botanica, ad ogni istante ci aspettiamo di sentire il ruggito di un leone, di vedere il silenzioso passaggio del serpente o l’agile corsa di un cervo, e all’improvviso in un ruggito flebile e costante riconosciamo il canto di un camion che si inerpica per la montagna. E’ come se questo ruggito mandasse in frantumi i cristalli delle mie fantasticherie e mi riportasse alla realtà…

 

Nell’ottobre del 1951, a 23 anni, Ernesto Guevara decide di partire con la Poderosa II, una Northon 500, con l’amico Alberto Granado per visitare il suo continente; scrive:

Era una mattina d’ottobre, ed io ero andato a Córdoba approfittando delle vacanze del 17. Bevevamo mate dolce sotto il pergolato della casa di Alberto Granado e ci raccontavamo le ultime novità sulla nostra vita da cani, mentre cercavamo di sistemare la Poderosa II… Sulle ali del sogno arrivavamo in paesi  remoti, navigavamo per i mari tropicali e visitavamo tutta l’Asia”.

Nel febbraio del 1952 i due sono in Cile. Si devono fermare a Lautaro per un guasto molto grave della Poderosa. La moto, molto amata dal Che, si rompe definitivamente a Santiago del Cile, così Ernesto ed Alberto, seppure a malincuore, l’abbandonano e decidono di continuare a piedi. Con Alberto, il Che arriva il 7 giugno 1952 al lebbrosario di San Pablo, nella provincia  di Loreto in Amazzonia. Comincia a leggere il poeta Federico Garcia Lorca. Nello stesso periodo visita la tribù degli indios Yaguas. I degenti del lebbrosario, profondamente commossi dalle tantissime attenzioni, costruiscono per Ernesto ed Alberto una zattera per attraversare diagonalmente il Rio delle Amazzoni, per poter arrivare a Leticia, in Colombia. Ci arrivano il 23 giugno 1952, e chiedono di allenare squadre per il campionato locale di football. La loro squadra vince il campionato e in premio Guevara e Granado ricevono un biglietto aereo per Bogotà, dove vengono immediatamente arrestati dalla polizia del dittatore Laureano Gomez; usciti di prigione un mese dopo, decidono di abbandonare il Paese ed entrano in Venezuela dove Ernesto si separa da Alberto Granado.

 

Nel luglio 1952 Ernesto Guevara decide di recarsi a Miami, per vedere gli Stati Uniti prima di rientrare in Argentina. Il 12 giugno 1953 si laurea in Medicina, con una tesi sull’Argentina, presso la Facoltà di Scienze Mediche dell’Università di Buenos Aires. Ernesto ripercorre il Perù e arriva a Guayaquil, Ecuador, dove incontra Ricardo Rojo, un esiliato argentino fuggito dalle carceri di Peròn, che gli parla della riforma agraria promulgata nel febbraio 1953 da Jacobo Arbenz, presidente del Guatemala; Ernesto non ha dubbi e si dirige in Guatemala, dove arriva nel dicembre 1953. Ormai ha finito di leggere tutto Marx, Lenin e altri scritti di teorici rivoluzionari e si “sente” marxista.

 

 

Patria o muerte… venceremos!

 

Il 12 dicembre 1953, a Cuba, nella prigione della Isla de Pinos, Fidel Castro Ruz, scrive Il “Manifesto alla Nazione”, dove denuncia i crimini commessi dalla dittatura di Batista e incita il popolo alla rivolta. Il 27 dicembre, Hilda Gadea, un’esiliata peruviana, poco prima d’imbarcarsi sul Granma, presenta a Ernesto Guevara un gruppo di rivoluzionari cubani sopravvissuti all’assalto alla caserma Moncada: Dario Lòpez, Mario Dalmau, Armando Arancibia e Ñico Lopez che gli parlano di Fidel Castro. E’ in questo periodo che Ernesto Guevara de la Serna adotta quel nomignolo famosissimo: Che, vocabolo argentino di origine guarany, che significa “mio”. Il 17 giugno 1954 si scatena l’aggressione contro il governo Arbenz organizzata dalla Cia e dal Dipartimento di Stato Usa che avevano addestrato in Nicaragua e in Honduras un corpo di mercenari agli ordini del colonnello guatemalteco Carlos Castillo Armas, per difendere il continente americano dal “pericolo comunista”.

Il Che, inascoltato, tenta di organizzare la resistenza armata in città, ma tutto crolla e, in agosto, si rifugia con i rivoluzionari cubani nell’ambasciata argentina che lo registra come “elemento comunista”. Nel 1955 vince un posto nel reparto Allergie dell’Istituto di Cardiologia dove incontra Nino Lopez, che accompagna un esiliato cubano ammalato. Fidel Castro arriva in Messico nel luglio del 1955… Il Che confesserà a sua madre, in una lettera: “Me ligaba desde el principio, un lazo de romàntica simpatia aventurera y la consideraciòn de que valìa la pena morir en una playa extranjera por un ideal puro”.

Il 18 agosto 1955 Ernesto sposa Hilda Gadea, e il 15 di febbraio del 1956 nasce la prima figlia del Che, Hilda Beatriz, Hildita.

Il 25 novembre 1956, da Tuxp