intanto te potrei dì che prima de parlà de Roma nostra dovresti sciacquatte la bocca. Ma però nun voglio esse così greve, anzi voglio aiutatte a capì quanto se vive bbene da 'ste parti. Secondo te noi semo la Capitale della droga, dell'emergenza abitativa, degli scippi e delle stangate? Innanzi de tutto te devo da fa 'na premessa importante, perché me sembra che c'è 'n concetto che te sfugge. Noi qua a Roma semo 'na cifra. Semo come dieci città der nord tutte insieme, dentro ar Raccordo e se volemo tutti bbene, da Torpigna a Primavalle, dall'Eur a li Parioli, dar Quadraro ar Tufello, da Prati a Testaccio. Ogni rione fa storia a sé e c'avrebbe tanto da 'nsegnatte perché, a te, è proprio la saggezza popolare che te manca.
Ma mò annamo ar dunque.
- prima puntata -
IL VIAGGIO IN TRENO
Quando partiamo verso ora di cena dalla stazione di Venezia, il treno che ci è stato assegnato ci balza subito agli occhi per la pulizia e l'ordine. Non è ovviamente di Trenitalia ma delle ferrovie austriache, almeno per la carrozza che ci riguarda. Il tragitto da compiere per portarci in terra boema prevede il passaggio per l'Austria e l'Ungheria, di conseguenza il treno è un puzzle di vagoni di stati differenti che nel corso del viaggio vengono staccati e spostati come pezzi Lego secondo la destinazione da raggiungere. Rachele ha fatto i panini con il pan carrè e lo speck e per viziarmi ha comprato le bottigliette di CocaCola da mezzo litro con il codice per la canzone di iTunes omaggio ma ci scordiamo completamente e le buttiamo quando finiscono.
La notte è un susseguirsi di "pass kontrolle" e di Polizei che bussano svegliandoci intontiti cercando di capire se siamo noi o meno quelli sulle carte di identità. Ho meno capelli che nel 2003, devono averlo notato anche loro osservandomi attentamente ma mi lasciano accedere al loro paese senza ulteriori complicazioni. Il treno frena, inchioda, riparte, decelera, si inclina e traballa pesantemente e io sogno Kafka, il Vicolo d'oro e il salame Lovecky e discuto con Marx di architetture liberty rigirandomi nello spazio angusto di una cuccetta.
L'ACCOGLIENZA
Arriviamo alle 11 del mattino seguente nella stazione di Praga e la nostra prima angoscia è quella dei borseggiatori. Le guide turistiche sono piene di queste minchiate per spaventare i turisti ma la verità è che Praga non ha ne più ne meno l'aspetto di una innocua capitale est europea. Chiaro, non è bene girare con borselli colmi di denaro in bella mostra, ma un briciolo di intelligenza credo risieda in ogni turista intelligente. Giro vestito da pezzente per non dare nell'occhio ma mi accorgo ben presto che in giro son tutti fighetti e mi notano proprio perchè vestito male ma palesemente turista. Urge rimettere nello zainetto la guida di Praga per meglio celarmi.
I mendicanti ai lati dei marciapiedi sono proni come se stessero pregando rivolti verso la Mecca in realtà con umiltà tengono in mano un piattino per le offerte miserabilmente vuoto. Nonostante il tentativo di celare anni e anni di fatica comunista girano pochi soldi nelle tasche dei cechi che però non si fanno mai mancare un costoso cellulare di ultima generazione. Il negozio Vodafone in piazza San Venceslao è il primo esempio dei luccichini occidentali che hanno rapito il cuore dei ragazzi boemi: una grandeur degna degli italiani maneggioni tra sms e videochiamami. Perfino le boutique di abbigliamento sono grandi store di firme americane o straniere.
Una premessa è fondamentale: non sono una terrorista. Non ho mai imbracciato il fucile. Mai avuto atti di violenza. Mai aderito ad alcun gruppo rivoluzionario.
So già che mi vedrò scagliare i cani contro a casa di quello che scriverò. Ma sono giorni che penso seriamente a una questione: perchè tanto accordo comune nel pensare che le Br abbiano per forza torto? Perchè parlare solo di persone incivili, di attacco allo stato democratico? Perchè dire semplicemente che "la violenza non è la risposta"?

Praga. Praga è una città dove sopravvive poco di quaranta anni di guerra fredda: nessuna falce e martello (fatto salvo nei negozi di souvenir), statua, monumento ricorda ciò che era fino a quindici anni fa. Una rimozione obbligata all'entrata nell'Unione Europea.
Ripulita dal grigiore brezneviano Praga splende nei suoi palazzi barocchi e liberty pieni di baracchini vendi wurstel e turisti più o meno italiani, e appare piccola, silenziosa e decadente nonostante gli sforzi di mostrare un’economia in espansione.
Dormo in un palazzone in centro: niente ascensore, aspetto pulito ma vecchio, enormi somiglianze con i quartieri del centro storico italiani degli anni cinquanta, solo esternamente più gradevoli. Miseria in giro meno che a Milano la notte e i mendicanti sono tranquillamente proni in terra con aspetto supplichevole.
Esordisco nella vita notturna al Lucerna, un club sotterraneo nominato nella canzone degli Offlaga. C’è una serata anni ottanta e l’entrata oggi costa 3 euro. Come al solito, alle undici di sera c'è già strapieno. Nello schermo ad un lato della pista passano i video delle canzoni, ma gli anni ottanta di Praga sono meno rigorosi dei nostri e la scaletta oltre che sforare nei settanta e nei novanta non è trash. Di più.
I Rednex, Dj Oetzi, Barry White, gli Army of Lovers e via così fino a un inatteso regalo: parte You're my mate di Right Said Fred.
La cantano tutti, e mi sento un imbecille a non conoscerla. Mi rendo conto solo adesso che l’eredità del comunismo non va cercata nell’architettura e nei simboli, ma nell’anima di un popolo. Ed eccola qua l’anima negli anni novanta dei cecoslovacchi: un ragazzo pelato che canta una hit occidentale e il suo video allegro che parla di amicizia e divertimento mentre in Boemia tutto è fermo, mentre in Boemia tutto è immobile.
Anche ora c’è una strana euforia, tutti sembrano divertirsi, anche la ragazza dietro di me che balla con il cappotto addosso. Sarà che è gente fredda, sarà che non c’è il mare a Praga sarà che non ha i soldi per il guardaroba gratuito. Per fortuna che all’uscita un gruppo di ragazzi italiani burini ci chiedono di scattare una foto alle loro polo con il colletto in su e le cinture d&g: basta poco per sentirmi maledettamente a casa.
Dubcek direbbe che poteva andare diversamente e almeno lui ha fatto in tempo a vedere la differenza a volta astratta tra un regime imposto con i carri armati ed uno imposto più sottilmente col dollaro, i Mac Donald's, le multinazionali. In un negozio di giocattoli ci siamo comprati perfino la Skoda. La macchinina!
Per gli amici ho preso 10 confezioni di wafer Tatranky, pacchetti tipo Loacker ma molto più scadenti.
Abbiamo subito notato un marchio nemmeno troppo nascosto: Danone.
Ci hanno veramente preso tutto. Abbiamo davvero preso tutto.
Non si può governare tenendo in formalina sette ottuagenari o affidandosi ai tiramenti di Follini o di Pallaro, Governare ha un altro significato. Ora piuttosto diciamoci la verità, sono attaccati alle poltrone come cozze e non sanno neppure mantenersele in maniera decente. Eccoli là i puri di cuore, quelli che davano alte lezioni di morale.
E' quel che più contesto alla sinistra, la sua scarsissima dignità e l'attaccamento alla poltrona degno della prima Repubblica.
Poi va bene, raccontiamoci pure una caterva di stronzate, aguzziamo la fantasia e proviamo a credere che che Prodi stia tornando alle camere con "rinnovato slancio" e tutto il resto. Facciamo finta di ignorare che tra sei mesi saremo da capo. La verità è che questa sinistra, o meglio quest'accozzaglia di braccia rubate all'agricoltura che si fa chiamare sinistra, non è in grado di governare. Solo opposizione sa fare, e neppure troppo bene. Non riesco più a considerare credibile uno schieramento che come sua unica forma di coesione ha "non riconsegnamo il paese alla destra"/"teniamoci attaccati alle poltrone per due anni e mezzo così poi prendiamo la pensione".
Non riesco a tollerare che chi fa politica davvero all'interno dello schieramento venga sommerso dalle stronzate di quattro idioti con smania di protagonismo e la dichiarazione facile sempre in canna. Undici partiti e troppe, troppe "veline della politica". Andassero a fare il Grande Fratello, con la Carlucci, tanto il livello è lo stesso.
Detto questo mi appresto ad assistere alla decadenza che ci attende nei prossimi mesi.
Tristezza estrema.


Un governo che cade senza perdere il voto di fiducia, con un ministro che come "iniziativa personale" e tramite giornale richiama alla "responsabilità" un ramo del parlamento in cui ha mezzo voto di vantaggio (scarso) ad esprimersi su una mozione controversa. Un governo guidato da due partiti (forse uno? uno e mezzo? boh) che pretendono di imporre una politica estera (e non) di centrodestra pur governando grazie ai partiti della sinistra e della estrema-sinistra. Un equivoco, voluto dall'incompetenza, dalla protervia e dalla presunzione del suddetto ministro e dagli italiani che hanno costruito con il loro voto questo parlamento, vittime complici del clima di normalizzazione antidemocratica generato dal berlusconismo e sul quale il prodismo ha comodamente piazzato le sue flaccide chiappe.
Bene (?) che ci va verranno fuori le "larghe intese" che costituiranno le basi del mostruoso grande-centro, male che ci va torna silvio, che a vederlo da qui sembrava pure che non ne avesse questa gran voglia. Un capolavoro, roba che al confronto Riccardo Ferri nel derby del '87 (Inter-Milan 0-1, suo autogol bellissimo) non ha poi fatto niente di così grave.
La prossima vado al mare, anche se si vota a gennaio.


Dichiarazione del Ministro degli Interni 1: ''In Val di Susa c'è oggi una miscela preoccupante di legittima protesta popolare, speculazione politica ed intrusioni eversive che rischia di esplodere da un giorno all'altro''.
Dichiarazione del Ministro degli Interni 2: "La manifestazione di Vicenza potrebbe essere l'occasione cercata da alcuni per saldare gli spezzoni di ostilità contro le forze dell'ordine".
Ora, mi sforzo di capire per esempio quelli di 50 anni, e mi dico: avere venti anni nel settantasette per qualcuno è stato un danno, e va bene. Ma quelli giovani? Quelli mi stupiscono. Rapinare banche, sparare alle case, immaginarsi esplosioni, uccidere, tutto mischiato tra fantasia e realtà, tutto condito da circolari clandestine interne alle cellule, appostamenti, espedienti di piccola elettronica e mitra rivoluzionari. Gli infiltrati “nelle file del Movimento”.
Torno a casa e mi fiondo su iTunes arrovellandomi il gulliver per cercare una canzone che veramente sia non bella, di più, e che valga la pena di essere "sprecata" con la cartuccia omaggio. Giro e giro per lo store di Apple e non trovo altro che pop commerciale, robaccia inascoltabile d'oltreoceano o raccolte di poco valore di artisti famosi che già possiedo. Trascorro mezz'ora alla ricerca di qualcosa che sia all'altezza del suo valore, quindi quel GRATIS che parimenti mi consente un download illegale di musica sulla rete di Emule. Perchè scegliere iTunes Store quando si ha tutto a disposizione altrove?
Comunque. Opto per Battiato, l'ultimo singolo "Il vuoto", mi sembra carino al preascolto. Finalmente clicco su "Inserisci il codice". Digito, ricontrollo, premo OK. Codice scaduto. Ridigito, ricontrollo, premo ok. Codice scaduto. Cazzo.
Apro Emule, cerco "Franco Battiato - Il vuoto". Parte il download. Tiro un respiro di sollievo, sollevato dal gravoso compito di fare per forza compere su iTunes Store. Grazie Apple, sarà per un'altra volta.
Luca e Massimo si accorgono che ci sono sempre meno reti wireless aperte girando per la strada, seppure il loro numero complessivo aumenti ogni giorno che passa. E' vero: le famiglie italiane hanno preso molto a cuore il fattore sicurezza e sono terrorizzate all'idea che qualcuno si intrufoli nei loro computer. La prima cosa che mi chiedono ormai anche le vecchiette, quando installo un nuovo modem Adsl, è di criptarne il segnale.La colpa però è nostra, che abbiamo insinuato l'idea nei navigatori italiani che condividere una connessione equivalga a dire "mi entrano nel computer e mi leggono la posta". Niente di più sbagliato, ed ora ne paghiamo tutti le conseguenze.
A tal proposito però è da far notare che nelle piazze italiane o in generale in luoghi dove si affacciano numerose attività pubbliche o piccoli negozi, è ancora molto facile trovare reti senza fili aperte, anche in città dell'ordine di centinaia di migliaia di abitanti.
Infine, Dio lo benedica, c'è Fon. E per chi non sapesse cos'è rimando a questo pezzo che ho scritto tempo fa in proposito. Ecco: se tutti lasciassimo una rete senza fili aperta con Fon, andremmo in giro all'estero senza dover pagare internet cafè guardando l'orologio per usare un sudicio messenger, e condivideremmo una risorsa preziosa per altri senza che ci costi niente, nemmeno in termini di sicurezza.
Post Office. Ovvero: come cercare di rimanere a galla trascorrendo dodici anni alle poste.
Il Signor Chinaski è un mezzo alcolizzato, un po' volgare e depresso che si ritrova, suo malgrado, a entrare a far parte delle Poste Americane. Interminabili turni di lavoro, massacranti trattamenti, stupidià estreme saranno gli ostacoli che dovrà affrontare. Nel frattempo, delle storie di semi-amore si succedono, qualcuno muore, un po' di rabbia e frustrazione viene accumulata.
Il Signor Chinaski è un genio delle corse dei cavalli e il suo sogno è quello di mantenersi con quello. Anzi, il suo obiettivo è: lavorare sempre meno. Anche se, leggendo il romanzo, a volte ci si mangia le mani per le scelte tutt'altro che logiche che compie.
Chinaski, in realtà. è l'alter ego di Bukowski in persona. Rappresenta le sue idee più torbide, la sua stanchezza per la lotta alla sopravvivenza e l'insofferenza verso il prossimo.
Divertente e deprimente, nello stesso tempo. DA LEGGERE.
«Montecitorio (dati 2006) ha in carico 2005 pensionati (reversibilità comprese): gli costano 127 milioni di euro a fronte dei 9 milioni 400 mila di entrate relative ai contributi versati dai deputati in carica. Altrettanto critica è la situazione al Senato che con le sue 1.297 pensioni spende ogni anno quasi 60 milioni a fronte dei 4 milioni 800 mila di entrate ricavate dai versamenti dei senatori in servizio. Un’autentica voragine con un ‘buco’ nel 2006 pari a 174 milioni di euro. Fino a quanto reggerà il sistema? “Noi nemmeno ci poniamo il problema”, spiega un funzionario del Senato. Ci pensa lo Stato a ripianare ogni anno il disavanzo.»
Onorevole si dia un taglio - L’Espresso
Se è vero che di bufale sui privilegi dei parlamentari ne girano parecchie, è anche vero che la realtà dei fatti supera la fantasia della bufala.
Mentre infatti discutono delle nostre pensioni, sullo scalone, e bla-bla-bla-bla, a “loro”, se deputati, bastano cinque anni di lavoro (una legislatura) per ritirare la pensione, arrivati alla veneranda età di 65 anni. Con due legislature, la pensione se la prendono a 60 anni, termine destinato a scendere addirittura a 50 anni per un senatore con tre legislature (se eletto prima del 2001).
…ma invece di parlare all’infinito sulla (non ancora, perché futura e soprattutto molto incerta) mia (e in generale nostra) pensione, perché non cominciate a tagliare le vostre? No, eh?
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In caso il reinserimento dell'applicazione causi nuovamente problemi al server, il suo dominio verra' temporaneamente bloccato, verra' inviato un avviso e la riattivazione del dominio sara' subordinata alla definitiva rimozione dell'applicazione.
Questo per dire che:
1) siamo nella merda (quella di spam che arriva ogni giorno nei commenti)
Urge trovare un plugin per MT che blocchi l'ondata anomala di spam. Se avete suggerimenti o consigli su cosa installare e come ve ne saremmo davvero grati! La mail è sempre quella: mail@ciccsoft.com
UPDATE: installato il plugin Akismet, ma lo spam non sembra cessare. Teniamo aperti i commenti durante la nottata per testare il sistema. Il problema nostro è che Akismet non blocca i commenti ma semplicemente li mette in Junk (per chi non è pratico di MT è una sorta di cartella di commenti indesiderati). Così facendo continua a generare traffico sul server e a scrivere una voce nel database nella tabella apposita di commenti junk. Di fatto dunque siamo punto e a capo.
Ieri sera è andata in onda su Raiuno la tanto chiaccherata fiction su Marco Pantani, Il Pirata. Realizzata solamente 3 anni dopo dalla morte, ha compresso in 100 minuti l'intera vita del mito ciclistico contemporaneo. Ora, io di fiction ne guardo in media 0 all'anno, e mi sono prestato alla visione unicamente per motivi di affetto e devozione a colui che ha saputo mettere in scena spettacoli epici, ma sono rimasto alquanto perplesso (come Daveblog) sullo stile e la qualità del film. Le fiction che mietono milioni di spettatori ogni settimana hanno tutte quel livello di qualità lì? Nessun approfondimento sulle vicende, tutti i fatti impilati uno dietro l'altro così, quasi come si riempie una piadina (per l'appunto...) con un montaggio elementare e una sensazione di piattezza generale che sembrava quasi banalizzare un complicato personaggio come Pantani. Uno che in bicicletta era un dio, molto meno quando venne pizzicato e dovette fare i conti con salite ben più dure dell'Alpe d'Huez. Un'occasione sprecata, anche per risolvere una volta per tutte l'ambiguità ("ma si dopava o no?" è la domanda che serpeggia sia nel film che nello spettatore) che intaccherà per sempre il Mito.
Se avessero mandato un filmato con le sole immagini delle vittorie commentate da De Zan, sarebbe stato probabilmente più coinvolgente e meno retorico. Ma l'Uomo Pantani dove lo mettiamo, potrebbero replicarmi gli autori della fiction? Forse sta tutto in quell'aforisma simbolo della vita del Pirata ciclista, che è stato infilato così in fretta da banalizzarlo e renderlo quasi uno slogan vuoto, una citazione di se stesso: l'amico gregario gli chiede perchè va forte in salita anche quando non ce n'è bisogno, e il Pirata serafico risponde: per abbreviare l'agonia. Lo stesso concetto lo applicò, probabilmente, nella solitudine di in una camera d'albergo la sera di San Valentino.
Margherita non ha mai avuto un primo amore. Le prime passeggiate, i primi baci appassionati, la piccola quotidianeità che rende speciale la vita insieme. Margherita ha sempre fatto tutto per soldi, l'amore non era altro che una transazione, uno sporco affare.
Ma questa volta no. Questa volta, per Alfredo, è diverso. Potrebbe morire per lui. E, in effetti, sarà quello il suo destino. Perchè Alfredo ha affrontato la socieetà, per stare con lei. Non ha ascoltato il padre, gentiluomo di altri tempi, che lo ammoniva di lasciarla. Perchè certe donne vanno PAGATE, non amate. Ma loro, ora, dell'Universo Immemore vivono quasi nel ciel...
Ora applicheranno rigidissime misure di sicurezza, vieteranno le trasferte ai tifosi avversari, sarà tutto più severo. E ancora una volta si eviterà di guardare in faccia alla realtà del problema, che non sono i tifosi, ma gli Ultras. Bisogna sancire una volta per tutte che sono due mondi completamente differenti, due insiemi distinti. il calcio è in ostaggio di questi gruppi paramilitari anarchici, che hanno un proprio codice di onore e di concezione non solo del calcio, ma della società e della vita. Ridicole le chiacchere fuffa sugli "stadi che vanno resi più comodi": a loro dei seggiolini riscaldati frega meno di niente. Ridicolo pure parlare di inculcurare la "cultura sportiva". Non stiamo parlando di sport, è ora di capirlo una volta per tutte. E' proprio un discorso di generazione di Ultras: questa (ormai da 20 anni) è formata da personaggi penosi, e non possiamo fare altro che aspettare che si salti direttamente alla prossima. Se mai ce ne sarà una.PS: Il drammatico stato della situazione lo spiega molto meglio Francesco Costa, con queste amare parole.
Nella foto, lo striscione simbolo esposto in ogni Curva d'Italia negli ultimi anni proprio dagli Ultras. Avevano già capito tutto.
Quella non è una partita di calcio. Quella è una guerra. E non solo metaforicamente. Filippo Raciti, poliziotto, è stato ucciso da una bomba carta, scoppiata in faccia.
Certo, non tutti i tifosi sono violenti e stupidi. Attimo, per fare un esempio, è il contrario di ogni stereotipo che una persona a digiuno del calcio (come me) ha costruito minuziosamente. Il tifoso di calcio, nella mente dello snob intellettuale, non sa parlare l'italiano, si trucca la faccia di colori improbabili e piange e impreca per quattro strapagati che corrono dietro a un pallone. Non è così. Certo che no. Ci sono decine di migliaia di tifosi intelligenti e interessanti. Però...
Non ho mai sentito di tifosi della pallavolo uccidere una guardia. O di bombe lanciate da "ultra" del Tennis.
Il Calcio è fermo, fino a nuovo ordine. Che, sospetto, sarà pronunciato a breve (troppi soldi circolano in quel mercato, per sopprimerlo). Ma c'è da vergognarsi.
Molti sinistrosi senza cervello lanciano slogan del tipo "L'unico poliziotto buono è il poliziotto morto". Non fosse esagerato, non fosse qualunquista, non fosse altrettanto idiota, potrei dire lo stesso. Sostituendo "poliziotto" con "Ultrà".
Se non fosse, naturalmente.
Poi mi chiedono perchè non sopporto il calcio. Vergogna.
Il posto dove votare è questo e il racconto si trova qui!! Aiutatemi!!
Alice
Alla base di una vita sana ed equilibrata ci sta una corretta alimentazione, tanto movimento e soprattutto la lettura della Gazzetta dello Sport. La Gazza Rosea dall'alto dei suoi 111 anni di esistenza rappresenta un autentica Bibbia, il Santo Graal di ogni sportivo (sedentario prima di tutto, categoria tra l'altro sbeffeggiata ingiustamente) che si rispetti. Non a caso ha un numero di lettori paragonabile a quello dei due totem Repubblica/Corriere, caso credo unico in cui un quotidiano specificatamente sportivo riesce a tenere testa a quotidiani "generalisti". La si legge per il suo assurdo e garbato colore rosa, per il piacere tattile di lasciarsi sporcare le dita dall'inchiostro nero, meglio se appena fresco di stampa o del mattino. Soltanto negli istanti successivi si iniziano a mettere a fuoco i titoli, a sfogliarla rapidamente per un superficiale approccio e finalmente i preliminari si concludono con un'approfondito rapporto personale che si concentra nella religiosa lettura. Ecco, la Gazzetta dello Sport illumina ogni bar e rischiarisce le grigie mattinate, si lascia inzuppare dagli schizzi del mare sul bagnasciuga, si fa scompigliare dal vento come i capelli della propria amata sulla spiaggia. Riduttivo definirla "quotidiano sportivo", doveroso innalzarla a momento liturgico della vita di un italiano, e come tutte le religioni, guai a chi osa modificare qualcosa di così sacro... Se è così amata forse è anche grazie all'autorevolezza che ha saputo costruire in tutto questo tempo, grazie alle grandi firme che sono passate per Via Solferino (mi viene in mente Buzzati, così su due piedi) ma soprattutto alla capacità di coprire il Calcio e lo Sport con maturità: è sempre riuscita ad andare oltre il recinto delle tematiche della cronaca sportiva pur non oltrepassandole mai. Perchè lo Sport ha tutto quanto serve per vendere copie: storie, eventi, risultati, cronaca, idee, ideologie, scandali, riscatti, costume, ironia, elementi popolari e raffinati allo stesso tempo. Basta saperli raccontare, ovviamente. Negli ultimi anni però sappiamo tutti che le vendite dei giornali hanno iniziato un inesorabile declino, e la Gazzetta per tentare di salvarsi ha tentato di invertire la rotta. Prima di tutto cambiando i timonieri, interrompendo il papato di Cannavò (19 anni!) e intraprendendo la serie di Direttori "non" sportivi. Ci voleva un esperto di tirature e di marketing, per i tempi moderni, e hanno chiamato prima Calabrese, poi Di Rosa e infine Carlo Verdelli; che ha sì portato un restyling grafico necessario (razionalizzando gli spazi come sta capitando su tutti i giornali) ma pure una "ventata di freschezza". Titoli enormi e sguaiati, accenni a eventi non sportivi, dvd in allegato sul papa e i Power Rangers, erano solo le anticipazioni di una ormai evidente mossa spiazzante: trasformare un popolare-giornale italiano per eccellenza nel giornale-popolare a tutto campo. L'ultima mossa disperata, in sostanza. Da qualche giorno compaiono due pagine dedicate a fatti di attualità e di costume (i Pacs, Vista, Harry Potter nudo...) nella rubrica "Altrimondi", ma è solo l'inizio. Dobbiamo aspettarci prime pagine come

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