Abbiamo ancora bisogno, nel 200X (slogan da riciclare sempre, in politica, nell'arte, nella società, dappertutto: perchè in fondo, non abbiamo più bisogno di niente, dato che, volendo, c'è tutto) di film come 23? E' necessario imbottire le nostre sale cinematografiche (ormai tenute aperte dalle solite tre o quattro riedizioni di film tramutatesi in telefilm) con questa invasione continua, imperterrita, di film americani con detective, assassini, le solite paranoie, i soliti casi prevedibili, i soliti ambienti polizieschi, le solite armi, le consuetidini, i soliti moralismi e scontati immoralismi, la classica sovversione pettinata che finisce per diventare la stessa retorica che dovrebbe scardinare?Io dico di no.
Beninteso, non sono contro i film spazzatura, o i film mangiapopcorn inutili e che servono a sghignazzare o sobbalzare. Hanno ovviamente il loro diritto a continuare ad esistere, e liberi tutti di continuare a cibarsi di paccottiglia, ogni tanto ci vuole. Il problema è la ripetività, la totale mancanza di slancio che scardini una vera e propria catena di montaggio cinematografica.
Dico che di thriller fotocopia, di casi umani fotocopia, di fumettoni fotocopia, di tutti quei clichè fotocopia che vengono sparati dagli Usa, grazie ma abbiamo già dato: se possibile, mandatecene di meno. Lo stesso discorso, meglio precisare, vale pure per il cinema italiano e le sue storie di trentenni malinconici ma con quella punta di sorriso, quando va bene, altrimenti di indicibile tristezza che tutto ammaina (mi pare che una lamentela simile l'abbia fatta quel gonzo di Tarantino, subito rimbrottato da Bellocchio).
Dico che i multisala infarciti di burrosi popcorn e burrosi film dalle sceneggiature quasi ciclostilate, prodotte in serie, hanno seccato la pianta.
Personalmente, voglio (vorrei) film che parlino anche, perchè no?, di fantascienza (argomento tabù, ormai), soprattutto voglio film che raccontino storie, visivamente e narrativamente sforzandosi di raccontare questo mondo e quello fantastico (non si scappa: c'è il vero, il verosimile, e l'inverosimile, non occorre sforzarsi così tanto), senza bisogno di ricorrere ai faccioni di amianto di Denzel Washington, tanto per dire il primo clichè che mi viene in mente.
Mi viene da rimettermi a dormire. Non pensare più niente. Solo spegnermi.
Sperando sia per sempre.
Perchè Roma fa schifo.

Care persone del Comitato per il Partito Democratico,
mi risolvo a scrivervi perché non mi riconosco nel disagio colto da chi già vi ha scritto una prima proposta. Il mio disagio è ben più grande e riguarda la natura stessa del Partito Democratico.
Sono decisamente un italiano, decisamente fra i venti e i quarant'anni, e ritengo che la politica italiana sia imbalsamata da una serie imbarazzante di atteggiamenti che accomunano e racchiudono, senza soluzione di continuità, tutti gli schieramenti attualmente rappresentati in Parlamento.
Ritengo inoltre che il Partito Democratico non sia un'occasione per restituire la giusta vitalità a una vita politica che va di pari passo con il Paese, un Paese in cui la questione morale non è mai stata veramente risolta.
Ritengo che sia un'inguardabile accozzaglia di idee, messa insieme alla meglio con l'unico obiettivo di conservare lo status quo.
Pertanto, no, non aumentate il già ridicolo numero di 45 "persone" (tutti nomi già visti e stravisti) che comporrebbero questa sorta di direttorio di una cosa che non trova accordi su alcun tema fondamentale, fra quelli che dovrebbero costituire un programma politico. Non rendetelo di 55, né di 65, 75, ma neanche di 35 o 25. Non coinvolgete nel vostro progetto - come in una riserva protetta, come le ridicole quote rosa - under 40 che fra vent'anni saranno come siete voi adesso.
Provate, piuttosto, a esprimere un leader, a prevedere quote per persone competenti, a recitare un ruolo politico diverso per questo misero paese che si ritrova, anche per colpa vostra, in una situazione di ridicola e estenuante campagna elettorale permanente.
Questa proposta, al momento, la firmo solo io: non fate il Partito Democratico.
All'una ho finalmente mosso i primi piccoli passi. Piccoli ma importantissimi.Alle due ho detto mamma e ho capito che era la cosa più bella ed importante del mondo.
Alle tre sono andato a spasso con il nonno per una Ferrara che non c'è più.
Alle quattro sono andato all'asilo e ho giocato un po' con i Lego.
Alle cinque mi hanno portato a scuola anche se era ancora presto, ma mi sono divertito.
Verso le sei ho avuto un dono bellissimo e ho iniziato a giocare con la mia sorellina.
Alle sette, mentre il sole era ancora basso, ho conosciuto tanti nuovi amici e ci siamo fatti un bel pezzo di strada assieme da li in poi.
Alle otto mi hanno insegnato un pò di Storia e di Musica.
Alle nove del mattino ho smesso di ricevere regali da Gesù Bambino.
Alle dieci ho imparato numeri, albi d'oro ed ogni cosa sulla Formula Uno.
Alle undici avrei potuto scambiarvi anche venti doppie per una figurina qualsiasi del Milan
mentre alle dodici avrei giurato che aver attraversato l'oceano sull'aereo non mi aveva fatto alcuna paura.
Dopo pranzo, verso le tredici mi sono spuntati due baffi da ometto e sono entrato al Conservatorio.
Alle quattordici ho fatto qualche esperimento in laboratorio e ho appezzato la libertà di comprarsi la merenda da sé alle macchinette del liceo.
Alle quindici in punto sono stato a trovare Freddie Mercury a Londra ma se n'era andato da qualche anno ormai, ed anche Abbey Road non aveva un bell'aspetto.
Tornato a casa, verso le sedici, ho passato un po' di tempo a suon di giochi di società, film in cassetta, biciclette abbandonate sui prati.
Alle diciassette a Monaco di Baviera ho fatto qualche scherzo telefonico in hotel e ho ingerito tanta tanta birra.
Alle diciotto mi han voluto fare un sacco di domande alle quali ho risposto correttamente e poi tante persone han preso la loro strada e ci siamo salutati. Sono salito in macchina e mi sono avviato verso la Palude.
Alle diciannove cominciava a venire buio ma la mia macchina fotografica ha fotografato tutto e ricorda tanta gente in un locale fumoso della città e vecchi film fuori orario.
Alle venti, dopo il tg, siamo partiti in due con tenda e chitarra a scoprire l'Italia. Io avevo i capelli lunghi e ho cominciato a suonare in un gruppo.
Alle ventuno sono andato a concerti e raduni e ho scritto tante cose sulla rete che non me l'aspettavo.
Alle ventidue sono andato in giro su un kart e ho scoperto una persona speciale.
Alle ventitrè ho vinto un Mondiale, sono tornato a Praga, ho scoperto il pesce crudo e ho avuto un ufficio dove giocare a fare il grafico.
Ed ora, che un giorno intero è passato mi guardo indietro e vedo talmente tante belle cose che vado a dormire sorridendo in attesa di un nuovo giorno che nascerà domani come sempre è stato. Sono sereno e soddisfatto fino in fondo forse per la prima volta di questo giro di boa, per nulla spaventato del tempo che passa. Sono un giovincello felice, dopotutto. Ed ora basta miele. DA BERE PER TUTTI! :-D
Barbara Cicioni, 33 anni, è stata uccisa nel corso di una rapina in villa avvenuta a Compignano (Marsciano, provincia di Perugia). Secondo una prima ricostruzione, la donna si sarebbe opposta ai ladri, che per la seconda volta nel giro di pochi mesi si erano introdotti in casa sua. Il frutto della rapina è di 1500 euro. Quello che ha scosso le coscienze e agitato gli animi è il fatto che la donna fosse incinta, all’ottavo mese: i cittadini, infuriati, hanno subito chiesto la pena di morte per chi è stato, (“non importa se italiano o straniero”) puntando però il dito contro gli stranieri che hanno reso la zona invivibile.
: che succede se montezemolo scende in politica?
: brum!... brum!... pit lane... shell... shell... dollars & dollars... yuppie... yee... yuppie... yaa... marlboro... pit stop... e schumacher ministro degli esteri.

Intervallo di Milan Liverpool
26.05.2005
Un anno di Governo Prodi e poco sembra cambiato in Italia. O meglio, poco sembra cambiato per chi nel cambiamento credeva davvero. Perché quello attualmente in carica si sta rivelando davvero un ottimo governo di centrodestra. Ministri preparati e responsabili guidati però da un premier poco autoritario. Ecco, con Berlusconi presidente del Consiglio questo sarebbe il miglior governo di centrodestra possibile. Gli stessi elettori della Casa della Libertà dovrebbero riconoscerlo: in questo anno appena trascorso possono lamentarsi davvero di poche cose. Iniziamo dalla politica estera: al di là degli equilibrismi lessicali del Ministro degli Esteri, poco è cambiato nella strategia. Parlare di segnale di discontinuità con il passato alla luce anche degli ultimi avvenimenti è davvero esagerato. La missione in Iraq sarebbe finita anche con il governo Berlusconi, così come quella in Afghanistan avrebbe avuto lo stesso tipo di rinforzo annunciato dal Ministro Parisi poche settimane fa. Sul Medioriente c'è stato un giusto riequilibrio nei rapporti con Palestina e Israele molto apprezzato da alcuni settori della destra, mentre il 9 giugno il criminale di guerra George W. Bush verrà ricevuto a Roma da Prodi con tutti gli onori. Cosa c'è di nuovo? Nulla.
La politica economica: la legge Biagi è ancora lì, anzi non se ne discute minimamente. La Finanziaria è stata contestata da un'ampia parte della società civile. Le fasce di reddito introdotte per un nuovo calcolo delle trattenute Irpef hanno avuto l'effetto di togliere potere d'acquisto alle buste paga dei dipendenti, che le tasse le pagano da sempre. Ma i conti oggi sono in regola: dicono che ci sia un tesoretto da spartirsi, reclamato a gran voce da Confindustria. Settori come la scuola, la ricerca e il pubblico impiego intanto sono in agitazione da mesi e difficilmente dopo i continui proclami di questi giorni rinunceranno allo sciopero fissato per le prossime settimane. Le pensioni? "Nessuna riforma", ha detto il Ministro Padoa Schioppa: o si trova l'accordo entro giugno oppure resta tutto così com'è, ovvero con la Legge Maroni. Alla faccia di tutti quelli a cui avevano promesso di abolire lo scalone.Legge elettorale? Niente, tutto fermo. Anzi, si cerca il consenso degli stessi che meno di un anno e mezzo fa hanno fatto passare a colpi di maggioranza la cosiddetta legge porcellum, quella che ha fatto precipitare il Paese in una fase di instabilità politica senza precendenti. Conflitto d'interessi, l'altro cavallo di battaglia dell'Unione? Tutto come prima, anzi nel disegno di legge su cui si sta lavorando è stato tolto l'emendamento sull'ineleggibilità "perché - parola di Viceministro - non si può rinunciare all'apporto di personalità importanti che così bene hanno fatto alla società come Montezemolo o Della Valle".
Tutto è partito da una scelta. La scelta di salire in bici e pedalare fino a Capo Nord. Ma il viaggio è iniziato un anno prima, con l'avviarsi della organizzazione dell'evento, trasformando quel che appariva come un prologo, in una parte integrante del percorso. Ai tre ciclisti si sono affiancati, metaforicamente parlando, giovani armati di fotografie, che se ne sono andati in giro a scattare istantanee di ferrarerisità, provando a visualizzare la Ferrara delle Biciclette.La bici si è adagiata sullo sfondo, facendo emergere altre sensazioni ed immagini. Arrivati a questo punto del viaggio, si iniziano a sentire i primi effetti di questa scelta. Oltre la bici, c'è un comune sentire riguardo allo spazio dentro cui ci muoviamo (e non "attraverso", quasi fossimo degli intrusi), un'attitudine particolare verso la nostra, le nostre, città, che in sella alle due ruote assumono colori, suoni e significati diversi (e il post di TheEgo qui sotto sta a confermarlo, per una casuale coincidenza).
Dietro alla scelta della bici si affaccia il desiderio di vivere in modo più sintomatico il momento dello Spostamento, quale che sia: mentre si va al lavoro, a sentire i Bloc Party, a fare la spesa, in viaggio verso Ushuaia.
Ferrara-Nordkapp 2007 organizza una serata/incontro dove si parlerà di questa scelta, e delle conseguenze nel nostro rapporto con la Città e il Viaggio. Sul Listone a Ferrara, ci saranno Tommaso e Gigi dei Perturbazione (che oltre a chiaccherare suoneranno anche qualche pezzo chitarra e voce, così, in amicizia...) e Max e Claudia, coppia di ciclisti viaggiatori che pedalando hanno scoperto la Solidarietà.
Appuntamento alle giovedì 24, ore 18, in Piazza Trento e Trieste, a Ferrara, tra citazioni, canzoni e conversazioni.
Sono uscito come ogni mattina tuffandomi nel traffico con la bicicletta nera di mio nonno. Alle orecchie il solito iPod, stavolta spento. Le cuffie bianche ad ingannare la gente credendomi immerso in chissà quali ritmi afro-americani e invece assorto ad udire il mondo che respirava attorno a me. Ho ascoltato la prima canzone.Erano i cinguettii degli uccelli del mattino, che nell'aria fresca accennano i primi richiami dando quel senso di tranquillità. Erano i lavoratori del CNA, mentre parcheggiano tranquilli prima di entrare in ufficio. I clacson dell'immancabile coda alla rotonda di via Pomposa, primo vero smistamento tra le automobili in arrivo dalla provincia. La vecchietta che si tuffa sulle striscie pedonali per passare e i giovani con veri iPod funzionanti, ognuno dettante ritmi e umori della giornata che va a cominciare, i bimbi a manina con i genitori e addosso uno zaino più grande di loro.
La canzone successiva era un pezzo più sostenuto. C'erano gli autobus arancioni pieni di persone assonnate che rombano e frenano con alternanza, c'erano i parenti dei malati ricoverati al S.Anna che entrano ed escono dalla consunta porta di legno. I mendicanti e i ladri di biciclette, i ragazzini che chiudono il casco insieme al motorino. C'era l'odoraccio di brodo vegetale all'altezza del Pronto Soccorso e quello buono della pizzeria al taglio all'angolo di via Montebello. Altro brano.
Il ragazzo down che da una vita attende l'autobus davanti alla scuola alberghiera ogni mattina, gli uomini in giacca e cravatta che entrano nella grande banca di Ferrara con sede in un prestigioso palazzo, la gente in coda dall'altra parte della strada, agli sportelli, in attesa dell'apertura. Il viavai di persone che si ferma al volo a prendere il giornale, chi un cappuccino, il pensionato che ha tempo e si trattiene ai tavolini fuori e legge il Carlino mentre si gusta la brezzolina. Via così.
Il vecchio Bar Europa, ora dall'altro lato della strada, bolso di fighetti cornetto e cappuccino e il barbone all'uscita che ha sbagliato target. Le locandine dei cinema, il parcheggio a pagamento, i pedoni che passano con il rosso perchè tanto è senso unico e non ci si può immettere in quella via. E poi giù, fino a sentire le chiacchiere dei borghesi all'enoteca, il respiro del verde del parco dietro il Museo di Storia Naturale, l'eco dei violini proveniente dalle aule del Conservatorio. Il vigile urbano che fa attraversare i bambini davanti la scuola elementare, le buche nell'asfalto, il portabiciclette, proprio mentre parte l'ultima canzone.
La chiave che gira nella toppa, due piani di scale, il fiatone, il chik chik delle suole di gomma sulla pietra lucida, la maniglia che con un cronk apre la porta di legno rosa dai tarli.
Ho spento per educazione. Casomai mi rivolgessero la parola mi pareva brutto farmi trovare immerso nell'ascolto della mia personale compilation mattutina. Ho riposto le cuffie nella borsa e ho percorso i pochi metri che mi separavano dalla scrivania.
Invece ho tutto dell'uomo non virtuoso: inclinazione al tradimento, passione sfrenata per la bugia, cinismo. In più dico molte parolacce, ogni giorno che passa parlo sempre più in romanaccio, e sono invidiosissimo. Sono invidioso a morte dei successi degli altri: si potrebbe dire che io, semplicemente, non riesca a concepire l'idea di un successo che non sia il mio. Conoscenti, sconosciuti o amici: nella quasi totalità dei casi, davanti al successo di uno, mi giro dall'altra parte, come minimo, molto più spesso faccio finta di niente e poi ne sparlo rigorosamente alle spalle. Quando si tratta dei cari amici, allora il sentimento d'odio riesce a scemare in una rispettosissima indifferenza coatta: si potrebbe dire, a una più attenta analisi, analisi che sto facendo, in effetti, proprio in questo momento, che a me, del prossimo in quanto tale non me ne frega un cazzo. Le ingiustizie mi percuotono l'anima come una frustata di un fantino sul dorso di un cavallo - mi sto mettendo nei panni del cavallo adesso - eppure giammai, di fronte a tale frustata, io-cavallo mi metterei a galoppare più velocemente. Non fa per me: l'unica reazione che riesco ad avere, concreta, tangibile, immediata, evidente è questa, questa che sta formandosi orora sotto i vostri e i miei occhi: la scrittura. È l'unica cosa che riesca a fare davanti alle ingiustizie. Scrivere. Poco virtuoso, dunque, e per giunta egoista.
Altri esempi che mi vengono in mente: prima di addormentarmi guardo insulsi programmi televisivi, oppure le pubblicità porno su Diva Futura Channel, invece di - come un virtuosissimo farebbe - mettermi a leggere libri, libri che, attenzione, eppure io mi porto a letto, alla stregua d'un impotente che serba fino all'ultimo alla bellissima donna il segreto della propria inutilità sessuale, pur di darsi un tono, pur di non perderla. Conduco con me i libri al giaciglio notturno già sapendo che non li aprirò, che preferirò la compagnia della televisione o delle foto di Cuba che ho appese davanti: mi mento da solo sapendo di mentirmi. E' questa la cifra della mia non-virtuosità: voialtri siete virtuosi? Io no, eppure ho tutta quest'alta considerazione di me stesso che mi porta un sacco di antipatie, perfino la mia.
Ammiro gli evidentemente virtuosi che mi girano intorno, ma li guardo come le zebre allo zoo: darei loro volentieri da mangiare. Queste persone incredibili che non mandano mai affanculo gli altri dalla propria macchina, che fanno sedere le vecchiette sugli autobus, che sono tanto gentili con tutti, che arricciano le labbra quando sentono parlare male degli omosessuali, dei transessuali: a me, è solo un esempio, quando è uscita fuori la polemica di Sircana con tutti che dicevano che bisognava anche pensare alla dignità dei transessuali, ché i transessuali non sono tutti prostitute (prostituti?), ecco io non potevo fare a meno di pensare che non me ne fregava niente. Non è che non me ne freghi niente dei transessuali in assoluto, però, che vi devo dire...? Ok, sentite, se questo è un post sulla non virtuosità, allora tanto vale che la dica tutta, perciò va bene, sì, effettivamente a me non me ne frega niente dei transessuali e, se devo proprio andare fino in fondo, sappiate che mi fanno anche un pochino schifo: non è che cambio marciapiede, ma insomma, poco ci manca. Non m'importa delle quota rosa, sono orgogliosamente maschilista, non m'importa del riscaldamento globale, non m'importa delle cose che invece importano alle persone virtuose.
E i blogger! Ci sono certi blogger virtuosissimi che io li invidio a morte, nel senso che proprio li eliminerei dalla faccia della terra per l'invidia che provo nei loro confronti: questi blogger che si prendono la briga di salire su aerei e treni e andare a questa cosa nuova, adesso, del Web 2.0, i BARCAMP, vanno ai BARCAMP, i blogger virtuosi, e si mettono ad elargire la propria scienza, il proprio know how a chicchessia, quando invece io, che virtuoso non sono, il mio know how me lo tengo bello stretto o, se proprio sono costretto a elargirlo, lo elargisco a pagamento, mai gratis.
In quel tempo, Dio parlò ad Adamo ed Eva e disse: "Tutto quello che vedete intorno a voi è vostro. Potete dare un nome ad ogni cosa, tranne al cercopiteco perchè quello l'ho già scelto io: mi fa ridere un casino! Potete interagire con ogni animale, ma non chiedete alle scimmie perchè hanno il sedere pelato: non me l'hanno ancora perdonato. Potete mangiare tutti i tipi di frutti tranne quelli che crescono su quell'albero laggiù"; "Perchè?" chiese Adamo; "Sono fatti miei!" rispose Dio bevendo un amaro. La notte successiva, il diavolo vestito da serpente si insinuò nell'Eden, andò da Eva e le disse: "Se mangi uno dei frutti proibiti potrai fare la valletta a Buona Domenica"; essa però era troppo bassa e non arrivava ai frutti. Allora chiese aiuto ad Adamo, dapprima egli si rifiutò di aiutarla, ma quando seppe lo stipendio che prendono le vallette di Buona Domenica si lasciò convincere. Un istante dopo che l'uomo ebbe strappato il frutto, all'ingresso del paradiso terrestre si palesarono il pm Woodcock e quattro poliziotti che arrestarono Adamo, Eva e il serpente; i tre non poterono mai più ritornare all'Eden.
Parola di Dio.

(nella foto: la figlia di Francesco Totti)
Per TUTTI intendo TUTTI perchè avendo poco spazio sul Mac avevo di recente trasferito ogni più piccolo documento sul disco esterno, dal testo txt alle puntate di Lost, agli album musicali, ai siti e i documenti di lavoro (argh). Mi ritrovo con un computer e i suoi programmi installati, e le tasche vuote. Soprattutto ho perso anni di fotografie, di ricordi, di vita vissuta e forse sono le uniche cose importanti dopotutto.
COSA E' SUCCESSO:
Ho inserito il cd di Windows Xp (sempre sia maledetto) nel Mac, per reinstallare Windows. Ho avviato da cd e seguito le prime procedure. Al momento di scegliere le partizioni ho eliminato quelle esistenti fatte da Bootcamp e solo quelle, lasciando intatta quella con MacOsx e ovviamente il disco fisso esterno che accidenti a me, era collegato ed acceso in quel momento e quindi risultava in elenco. Confermo di installare sullo spazio non partizionato rimanente. Alla schermata successiva l'installazione mi dice che c'è già un sistema operativo su quel disco in uso e quindi se continuo dovrà "disattivare" le partizioni con sistemi operativi per evitare che facciano confusione. In basso non c'è ANNULLA, ma soltanto INVIO per continuare, così preso dal panico opto per la spegnimento del computer con il tasto di accensione. Premo e oplà.
Alla riaccensione scopro l'orrenda verità: il Mac non vede più il disco esterno usb, restituendo un errore di lettura secondo cui il disco non è inizializzato e mi chiede se voglio farlo.
Non posso farlo perchè comporterebbe la perdita dei dati totale e non mi pare proprio il caso, ad ogni modo ne Mac, ne Linux, ne Windows son in grado di vedere il contenuto del disco che risulta non attivato, non inizializzato.
A voi, guru della blogosfera, santoni del disco fisso, divoratori di cluster e maghi della partizione.
HO SPERANZA? Cosa posso fare/installare/provare?
(P.S. Grazie al buon Fabbrone ho provato ad installare "Tiramisu" ma non pare funzionare e richiede l'uso di floppy disk e io non ho il drive...)
"[...] Solo nella famiglia fondata sull’unione stabile di un uomo e una donna, e aperta a un’ordinata generazione naturale, i figli nascono e crescono in una comunità d’amore e di vita, dalla quale possono attendersi un’educazione civile, morale e religiosa. La famiglia ha meritato e tuttora esige tutela giuridica pubblica, proprio in quanto cellula naturale della società e nucleo originario che custodisce le radici più profonde della nostra comune umanità e forma alla responsabilità sociale."Tratto da Forum Famiglie.
Ora, mi risulta che la famiglia tradizionale, in questo Paese e in questo momento storico, già goda della “tutela giuridica pubblica”.
Dunque a cosa serve il Family Day?
Era maggio, l'interrogazione su Kant era andata un po' meno bene del solito - avevo otto e mezzo in filosofia, nove a fine anno - ed io e il mio vicino di banco c'eravamo per così dire rovinati la media usuale con quell'esposizione poco brillante. Un sette e mezzo credo, roba da ricchi, che a me pure bastava. Ci volle reinterrogare a pochi giorni dalla fine dell'anno, per cercare di recuperare. Niente di meglio: nel mentre avevamo fatto anche Hegel che sapevo molto meglio. Al termine di una buona interrogazione su Hegel sia mia che del mio vicino, con un sorriso sornione il Professore spiegò:
"Ora però non posso esimermi dal farvi anche qualche domanda su Kant". Sudore. Sguardi persi. Qualcosa biascicammo, evidentemente abbastanza corretto, ma la faccia che fece a fine interrogazione, non pienamente soddisfatta, mi diede da pensare che fu un po' un alzare bandiera bianca. Lasciamogli pure un voto alto, anche se il povero Kant, insomma, non per dare "giudizi sintetici a posteriori", ma proprio non lo manda giù.
E' su questa parola, feccia, che Nicolas Sarkozy ha costruito il suo successo elettorale. Non c'entrano i discorsi legati alla modernità, alla sconfitta delle ideologie o al sapersi proporre come uomo nuovo. La gente ha paura dell'altro. A un anno dalla rivolta delle banlieue la Francia ha scelto di voltare le spalle all'integrazione. Ma non è un'accusa rivolta alla società francese, che cinque anni fa respinse con coscienza il pericolo Le Pen. Piuttosto una considerazione che deve servire da esempio anche per il nostro paese dove l'emergenza immigrazione inizia a pesare, e parecchio, sulla vita dei cittadini. In Italia sono 3 milioni gli immigrati regolari, circa il 5% della popolazione, un punto in più rispetto alla media europea.
Ormai i sentimenti positivi affiancano quelli negativi: se infatti per il 43% (secondo un sondaggio dell'agicom) sono una minaccia, per il 75% è giusto che gli venga concesso il diritto di voto amministrativo. Ma il 58% della popolazione italiana vuole che si adeguino alla nostra cultura. Secondo il Rapporto sull'immigrazione della Caritas sono stranieri oltre il 20% delle persone denunciate per reati (nelle regioni del Nord si arriva al 30%). Che gli stranieri siano una risorsa per l'economia italiana è accertato. Ed è anche entrato nel linguaggio e nelle convinzioni comuni: gli stranieri fanno lavori che gli italiani non vogliono più fare, gli stranieri sono degli ottimi lavoratori.
Ma ci sono anche parecchi stranieri che commettono reati. Su tutti i rumeni, primi in questa particolare classifica secondo i dati diffusi dalla Questura di Roma. Con 260 arresti in 4 mesi, possiamo parlare di un vero e proprio record, nonostante il calo del 28% rispetto al 2006, quando però tra i reati figuravano anche quelli relativi al decreto di espulsione, abolito dal 1° gennaio con l'entrata dell Romania nell'Unione Europea. L'omicidio a Roma di Vanessa Russo, trafitta da un ombrello alla stazione Termini, ha riscoperto il nervo della difficile convivenza tra cittadini italiani e immigrati. Urla di dolore e di rabbia durante l'omelia funebre a Fidene hanno dato vita a una pericolosa miscela di odio. "Non le perdonerò mai", ha urlato distrutta dal dolore la madre della 23enne romana. Reazione più che comprensibile perché non si può perdere la vita in quella maniera, quale che siano state dinamiche e motivazioni.
La cattiva notizia è quasi presentata come buona notizia. Ivan Basso, il più forte ciclista italiano, ha ammesso che sì, effettivamente è compromesso nella famigerata inchiesta sul medico spagnolo Fuentes, quest'ultimo particolarmente ghiotto di globuli rossi di sportivi. Il sangue del più forte ciclista italiano veniva mandato a svernare in Spagna, ma la vera notizia non è tanto il coinvolgimento di Basso in pratiche dopanti, quanto l'ammissione di colpa. Sta tutto in questo scarto l'evidenza di quanto il ciclismo sia ormai affondato nelle paludi del doping: il vero scoop non consiste nel beccare il ciclista con le mani nella marmellata (tale è la consistenza del sangue dei corridori, peraltro), quanto l'onestà di una confessione. Seppure tardiva e, soprattutto, costretta, l'ammissione di Basso merita fiducia. Concordo con Farfintadiesseresani, quindi, che non solo non abbandona Ivan, ma rilancia:Ho pensato che Segolene Royal mi sta proprio sulle palle, con quell'aria fintamente socialista, e che a parte tutto è inutile questo sgomitare e fare confronti in tv: avanti con i neogollisti. Io vado ricordando Monsieur Mitterrand e mi sento vecchio. In fondo, lo sono un po'.
Ho pensato che tutte queste chiacchiere da bar intorno alla meritocrazia sull'Inter e lo scudetto sono ridicole. I numeri parlano chiaro e non c'è trippa. Ho pensato anche che il Milan stavolta travolgerà il Liverpool ad occhi chiusi e che Berlusconi quando non vince in politica ha soddisfazioni nello sport e viceversa.
A proposito di Berlusconi, ho ancora negli occhi quelle disgustose immagini del servizio di "Oggi" con il suo "harem" in Sardegna tra rosse e more forzaitaliote.

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