Ho visto il film d'animazione Ratatouille.
La fenomenologia semantica della pellicola in questione richiama alla memoria del vissuto empirico gli esempi più riusciti della produzione popolare nostrana, quella dove i protagonisti del cosiddetto volgo si ergevano, a seguito di vicende trasmigranti ed equazioni collaterali di indubbio effetto, al ruolo di protagonisti e/o eroi assoluti, in particolare così visti dalla loro sfera coabitativa che, dunque, passava dal ritenerli inetti al ritenerli eccellenti. Il processo d'eccellenza è la linea guida dominante di questo non-film.

CONTESSINA ESMERALDA DI GOTTADAURO Cari giovani, il progresso non è sempre rosa e fiori o un appassionato romanzo di Liala. Viviamo in un mondo fluttuante, rocambolesco, non sempre facile a intendersi. Per questo da tempo gli esperti cercano di sollevarci dalle ambasce del positivismo, acclarandoci ostilità moderne che, con le nostre conoscenze lacunose, probabilmente ci darebbero in pasto ai manicomi, se dovessimo circuirle in solitaria.
Per cui, spalleggiandomi con un eloquio chiaro, spero di essere la vostra piccola stella cometa, che vi conduca alla natività dei moderni saperi. Non abbiate tema di inoltrarmi in missive i vostri quesiti alla mia posta elettrico-digitale fricat@gmail.com. Insieme cercheremo soluzioni e benessere.
Oggi vorrei parlarvi dell'applicazione per scaricare audiovisivi, nonché programmi e giuochi digitali, Emiules. Da qualche tempo la gendarmeria elettromagnetica ha posti i sigilli agli elaboratori che rendevano possibile gli scambi tra voi giovani, oppure hanno inserito elaboratori civetta, per cui venite spiati e segnalati alle autorità.
In attesa di un nuovo applicativo simile, c'è una soluzione. Se accendete l'elaboratore, vi collegate una tastiera per elaboratore, e digitate http://www.emulesecurity.net/, comparirà uno schermo nero, con scritte futuriste e icone. Premete la frase "Skip Intro", che vuol dire all'incirca "vada oltre". Cercate poi il documentario audiovisivo che contiene la lezione servente. Seguite tutti i passi, senza barare o mettere disordine nella stanza, e avrete nuovamente il vostro simpatico quadrupede al massimo del suo fulgore.
Scenari da discoteca minorenne sabato scorso al Covo, location del concerto dei brasiliani Bonde Do Role. All'arrivo età media molto bassa ed io che mi sentivo parecchio a disagio, ma poi é arrivata la svolta, il segno premonitore, l’avvenimento che ha spazzato via ogni timore. Prima che si aprissero le danze, infatti, ho visto un tipico neoalternativo provarci spudoratamente con una ragazza. L'ho visto fare di tutto per ammaliarla e l'ho visto arrivare ad un passo dalla conclusione. Mancava poco ed ormai era quasi fatta, facevo addirittura il tifo per lui, ma ecco l'imprevisto. Come un qualsiasi Mauro Repetto versione video di Come mai le ha rovesciato addosso il cocktail, scatenando la sua ira funesta e giocandosi in un colpo solo tutte le possibilità di successo. Era davvero il 1994 e a quel punto ho capito che sarebbe stata una gran serata.
E così anche il sottoscritto ha deciso di dare il suo soporifero contributo alla babele dei podcast. Burro Fuso, trasmissione pseudowebradiofonica ipocalorica e sostanzialmente inutile, è pronta a colare nei lettori mp3 dei volontari che si presteranno all'ascolto.Di cosa si parla? Di tutto e niente. Che cosa si ascolta? Tutto e niente. In poche parole, ho (ancora) un buco nella mia fitta agenda del Tempo Libero e ho deciso di condirlo con un podcast dal sapore artigianale e povero del burro.
Nella prima e forse ultima puntata:
Stanchi di sprecare le vostre opinioni politiche per gli amici del baretto?? Allora partecipate a questo concorso e usate l'arte che conoscete meglio per rappresentare la classe politica. Disegno, pittura, scultura, fumetti, scrittura, video, audio...potete usare gli strumenti che volete. L'opera migliore vincerà l'euro che mi sono rifiutato di dare alle primarie del partito democratico. Buon lavoro!!
Va bene affrontare un disturbo sottovalutato e sbatterne le conseguenze sotto gli occhi di tutti ma quella era una campagna pubblicitaria di un marchio che si vanta di arrivare a produrre la taglia 46 con modelli che svilirebbero una 40. Per chi non lo sapesse Nolita parte dalla 36, della serie che in un pantalone a malapensa ci entra il mio braccio. Ora si discute tanto di modelle, di ossicini buttati a sfilare, di campagne fuorvianti, di voler cambiare rotte, di incoraggiare la bellezza normale, morbida e reale.
Eppure nessuno la farebbe mai una campagna pubblicitaria con una come me.
Una come me è discretamente carina, morbida, con un po' di cellulite, due belle gambe e una reale predilezione per la buona tavola. Una che a 24 anni mangia e si vede, sana, pasciuta, donna.
Una ragazza normale, 168 centimetri propozionati,una 42 che a volte diventa una 44 per non far tirare i vestiti sui fianchi morbidi. Di quelle che a periodi fan fatica a trovare vestiti perchè la moda si tara su pali con le anche e quasi tutti i modelli che si trovano nelle botteghe svilirebbero chiunque avesse un po' di carne tra l'osso e la stoffa.
Ora potete capire a una come me quanto vorticano le eliche quando sente gli stilisti dire che disegnano vestiti per "le donne normali"? O quando vedo una persona malata sbattuta sui manifesti per far riflettere il consumatore su un problema che peraltro non è legato all'estetica se non in maniera marginale?
Sarebbe bello vedere una bella campagna pubblicitaria fatta con una persona normopeso, e non per "sponsorizzare" le taglie forti o il sovrappeso o in antitesi delle "magre", ma una bella campagna pubblicitaria che esalti la normalità. In positivo.
Allo stesso modo penso che sarebbe stato più coraggioso osare una campagna contro l'anoressia con una ragazza morbida e d'un giusto peso, nuda, vitale, magari sorridente o sognante, magari davanti a uno specchio. Troppo facile mostrare l'eccesso e additarlo come tale, il re è nudo signori, l'anoressia è una malattia seria.
Più difficile prendere una ragazza normale, spogliarla e metterla davanti a tutti dicendo "guardatela, guardate il suo corpo,è meravigliosa e sensuale". Troppo diversa da quelle che popolano i manifesti spacciate per normalità. Troppo umana, troppo vera.
Positiva.
Mostrando l'abisso non si cura o si spaventa chi soffre di disturbi alimentari nè si fa star meglio chi lotta ogni giorno nel suo piccolo per guardarsi allo specchio e trovarsi bella e attraente.
Mostrare modelli normali, raggiungibili e in salute non servirebbe a guarire chi sta male, ma sarebbe per l'industria della moda e tutto quel che ci gira attorno un enorme passo avanti.
Un messaggio finalmente diverso.
Tagliato con l'accetta, ripropongo sulle pagine di Ciccsoft uno stralcio del commiato di Babsi Jones dalle scene pubbliche (se ho capito bene). Una delle migliori esce dal campo di gioco, ma non è questo il punto. Babsi dice il giusto, quando coglie e sottolinea la totale sproporzione tra massa lettrice e materiale scritto. Si scrive tantissimo, soprattutto, vogliamo scrivere tutti, e la domanda inevitabile e fanciullesca, ma chi legge, poi? diventa automaticamente la sentenza sull'andazzo.
La domanda, però, può essere aggiustata e fare cambiare così la prospettiva: ma perchè dobbiamo leggere, poi? Sembra quasi che tutta questa mole di lettere impilate la dobbiamo subire, come martiri innocenti. Eppure il tasto Spegni esiste ancora, è sempre esisisto, mentre sembrano scomparsi i filtri. Nessuno ci obbliga a leggere, in generale nessuno ci obbliga a fare nulla, e dunque di fronte a questa cascata di parole basterebbe scegliere, e il problema non si porrebbe.
In attesa di purghe e rastrellamenti nelle varie città italiane, in attesa di un Illuminato e Illuminante Dittatore che riesca a mettere a segno il Colpo di Stato, TheEgo privatamente mi suggerisce la sua ricetta: via tutti, una bomba in Parlamento. Ogni 25 anni il Parlamento viene svuotato e rinfrescato con gente nuova. Mi sembra un compromesso sensato tra il ridicolo limite di 2 legislature che Grillo vuole imporre e il congelamento perenne di stampo andreottiano. Insomma, se pure il Mucchio Selvaggio si lancia in politica, perchè non lo dovremmo fare noi di Ciccsoft? Qui convinvono pacificamente (?) moderati mascherati da rivoluzionari, sovversivi che si dipingono come riformisti: meglio del PD, anzi, decisamente oltre il PD! Un laboratorio che potrebbe finalmente produrre qualcosa di significativo per chi, come noi di Ciccsoft, da grande vorrebbe evitare di fare l'italiano all'estero (non esserci costretti, perlomeno).
Se qualcuno è a conoscenza di altri clamorosi ingressi nell'alveo della Politica Italiana, mi faccia sapere
Premetto di avere simpatie per Veltroni dacchè seguo la politica, da quando faceva l'esperto di cinema all'Unità e a Repubblica, a quando poi nel primo governo Prodi è stato vicepremier guadagnandosi rispetto e credibilità nel nascente progetto dell'Ulivo. Queste primarie però, mi sia consentito dire, sono state in parte sbagliate, e non posso che rammaricarmi per la schiacciante vittoria di Veltroni, annunciata certo, ma che speravo tuttavia venisse arginata maggiormente dagli altri seppur improbabili candidati.
In primo luogo non si può aver la pretesa di formare un partito nuovo e metterci dentro gente che si è già abbondantemente spesa in politica. Non è possibile che i nomi dei candidati nelle liste per il PD siano i soliti nomi arcinoti e logori della politica italiana. Ma come, ancora questi? Che partito nuovo è? Non è corretto inoltre che siate voi ad indicarci i nominativi, e nemmeno che fosse impossibile barrare un nome sulla scheda di voto, oltre al simbolo della lista. Di conseguenza il discorso si può ampliare facendo notare che è tremendamente inelegante aprire la storia di un partito nuovo, con un sondaggio fintamente popolare, dove il candidato da scegliere era ben suggerito ed avvallato dalle segreterie dei due partiti che lo andranno a comporre. Tanto valeva a questo punto, trovare accordo su un nome solo e sottoporre ai cittadini la scelta: via piace Walter come leader? Si, no.
L'idea delle primarie è sempre suggestiva e democratica, un momento di catarsi collettiva dove sorridiamo beoti recandoci al seggio per fare il nostro dovere (ormai almeno una volta all'anno per questo o quel motivo, avete guardato la vostra tessera elettorale?), ma poi, finita la sbornia della vittoria ovvia che rimane? Poco o niente. In entrambi i casi le primarie dell'Unione ieri e quelle del PD oggi hanno visto la partecipazione di un mare di cittadini entusiasti. Ciò non toglie che il Governo Prodi stia ottenendo un risultato ben al di sotto delle aspettative. Ciò non toglie che forse da domani si inizierà a discutere e litigare su tutto, all'interno della Costituente del nascituro partito. In entrambi i casi sono stati votati due leader dalla vittoria certa. In entrambi i casi la gente ha votato il candidato che gli era stato imposto, suggerito dall'Alto. Ci vorrebbe il Re in Italia, o un dittatore di qualche tipo, così saremmo tutti felici e pecoroni, obbedendo e mangiando pizza e tivù.
Sembra quasi che il popolo delle primarie più che del nome, si interessi alla partecipazione. A far sentire che c'è, che stringe i denti, che si tura il naso e chiede a gran voce di resistere ed andare avanti perchè la destra è ancora là rigonfia, e fa paura con i numeri che potrebbe avere oggi, e quel suo leader ingombrante accidenti a lui che proprio non si fa da parte e con gli ultimi ritrovati medici camperà altri vent'anni almeno. Chi dobbiamo votare? Romano? Pronti. Walter? Eccoci. Basta che ve diate da fà. Fate qualcosa di sinistra, o almeno ditelo, che ci piace tanto sentire belle parole che colpiscono al cuore.
Il mio scetticismo sulla dilagante vittoria di Walter Veltroni, con l'augurio di sbagliarmi sia chiaro, deriva poi dal fatto che questo partito nasce nel momento sbagliato e nei modi sbagliati. Prima era da fare una Costituente dal basso, erano da radunare le idee tra la gente comune, erano da contare le forze spendibili e trovare volti nuovi. Andava scritta una carta dei valori, uno straccio di contenuto, di programma, di ideale comune ancora assente in quella che sembra più una fusione alla bene meglio, senza che ci sia reale accordo o unità su nulla a parte una volontà di fondo di stabilità per il governo del paese (spauracchio berlusconiano a mio avviso, esauritosi il quale buona parte della fratellanza a sinistra verrà scemando). Poi, e soltanto poi, avremmo votato il leader, dopo aver quindi visto pietosi teatrini, litigi e incomprensioni che invece vedremo a seguire, a partire da domani, sentendoci un po' traditi per la fiducia accordatagli a scatola chiusa.
Il momento, dicevo, è inoltre completamente sbagliato. Ottobre da sempre è mese avverso ai governi italiani impegnati nei delicati passaggi del voto sulla finanziaria. Si rischia ora di avere due leader di centrosinistra, l'uno ormai debole e delegittimato ma in carica e destinato a doverci stare il più possibile per il bene anche di questo partito nascente, l'altro all'apice dell'entusiasmo e della voglia di fare, ma ancora con le mani piuttosto legate, onde non gettare discredito sull'attuale governo. Si rischia il pasticcio e come si suol dire, la sinistra italiana ama farsi del male da sola. Da domani i numeri importanti fatti registrare da Veltroni in queste primarie graveranno sulla schiena di Prodi non poco, e sarei pronto a scommettere si tramuteranno in eccessive richieste di voce in capitolo da parte del sindaco di Roma. Con il rischio, imperdonabile, di veder crollare il Governo su qualche Welfare o Finanziaria, appena pochi giorni dopo la nascita del nuovo soggetto politico vessillo del centrosinistra. Sarebbe imperdonabile, oltre che fatale almeno per i prossimi dieci o quindici anni. Dio ce ne scampi.
- Quelli che votano convinti e si sentono partecipi nonchè fondatori di un Nuovo Grande Progetto per l'Italia;
- Quelli (tra cui io) che sono andati comunque a votare, pur non avendo trovato nessun buon motivo per eleggere il segretario di un partito che ancora non esiste, dovendolo scegliere tra una rosa di personaggi a dir poco mediocri, e che si sente deluso dal PD prima ancora che muova i primi passi;
- Quelli che hanno già voltato le spalle alla fusione fredda tra DS e DL e sono perfettamente consapevoli che non scaturirà niente di buono, come al solito, come sempre.
Io, nel mio piccolo, penso che abbiano tutti quanti un po' torto e un po' ragione. E che, in mezzo a questo miscuglio di illusi e fedeli servitori, disillusi pragmatici, e incazzosi delusi, proprio non ce lo vedo chi possa cambiare questo Paese.
Oggi sono andato al terzo (e ultimo) colloquio presso una famosa multinazionale in cui spero di lavorare.Ero molto curioso, dati i due incontri precedenti precedenti: nel primo mi hanno fatto raccontare le mie ultime vacanze in inglese, nel secondo usavano 2 parole in inglese e 2 in linguaggio strettamente tecnico ogni 5.
Infatti le mie attese non sono state deluse: i miei interlocutori erano due tecnici della filiale e il colloquio è diventato una specie di esame universitario.
Dopo un primo approccio tipico (studi superiori/universitari, accertamento delle mie conoscenze) si è passati a domande per testare la mia capacità di problem solving, per poi concludere con un quesito che giro a voi perché veramente assurdo e forse fuori luogo.
(vi porrò la domanda pari pari a come è stata posta a me, nel seguito troverete la risposta)
"Ipotizziamo che il raggio della Terra sia di 6000 Km per semplicità di calcolo.
Immagini di svolgere un filo lungo l'equatore in modo che sia aderente alla superficie in tutti i suoi punti (ovviamente perfettamente sferica).
Ora prendiamo questo filo, aggiungiamo 1metro alla sua lunghezza, rendiamolo di nuovo perfettamente sferico e stavolta anche rigido. Rimettiamolo attorno all'equatore in modo che in ogni punto sia equidistante dalla superficie.
La domanda è: un gatto riesce a passare sotto tale filo?"
Oggi ha tutta l'aria d'essere venerdì.
Se non ho fatto male i calcoli potremmo ritrovarci lunedì 15 ottobre, vale a dire il giorno dopo le Primarie.
Mi piacerebbe stare qui a dire: gente, vi saluto. Quando ci rivedremo l'Italia sarà un altro Paese. Non si sa se migliore o peggiore, però un altro Paese. In bocca al lupo a tutti. Invece mi sa tanto che non sarà così ed è una tristezza, questa. Lunedì sarà sempre la solita Italia, dall'ora di pranzo a quella di cena. Non mi faccio illusioni.
Questa cosa, questa convinzione, che non è solo mia peraltro, dovrebbe pesare come una maledizione, come una condanna a morte. La consapevolezza d'essere addentro a un Paese serenamente rovinato, decrepito, marcio e che mai cambierà, certamente non grazie a una giornata di urne, questa coscienza dovrebbe portarci in piazza, a strillare, a battere sulle pareti dei Palazzi che contano, a occupare le strade, a stenderci sulle strisce pedonali del Centro. Dovrebbe condurre almeno a una sparatoria, a un paio di morti, a due o tre rapimenti, a scontri di piazza, a un'esplosione. Senza idealismi, beninteso: solo pura e semplice rabbia. Una rabbia che scaturisca dal nostro ventre da italiani. Come a dire: cazzo, ci vogliono inculare un'altra volta, ci stanno per inculare, ci inculeranno con le loro belle facce pulite e la barba fatta. Facciamoci sentire. Oppure no, restiamo zitti ma quantomeno a braccia incrociate, rabbiosi, incazzati neri.
Ripetuti e convinti ascolti di In Rainbows hanno avuto un primo decisivo effetto. Ho completamente dimenticato tutti i discorsi sulla portata della mossa spiazzante dei Radiohead, che hanno superato con la freccia a destra le lentissime e pesanti case discografiche rendendo disponibile il nuovo album su internet a offerta libera. Sono entrato in quello stato d'animo che ti impedisce di ascoltare qualsiasi altra cosa che non abbia la voce di Thom Yorke, forse perchè ne avevo bisogno di un disco dei Radiohead (in ottobre, poi...). Forse ne avevamo bisogno un po' tutti di canzoni malinconicamente liquide e nervosamente tranquille.Un disco smaccatemente "radiohead", dove non riesco a trovare un pezzo brutto, e paradossalmente proprio questo livellamento verso l'alto potrebbe risultarne il limite. Ma per un parere più illuminato, meglio che chiediate al Socio, l'esperto in materia.
In giro fioccano pareri e recensioni (ovvero, non si parla d'altro):
- Colas (canzone per canzone)
- Adayinthelife (canzone per canzone)
- Onanrecords (che gli assegna un 10 pieno)
- SigurRos
- Fard-Rock
- Blogadelica
ecc.
La masturbazione è una pratica che faciliterebbe la cecità, specie se si accompagna allo spionaggio dal buco della serratura, o se durante l'atto si indossano grossi occhiali da miopi, senza essere miopi. La masturbazione è un peccato, poiché lo sperma sono fatti di bambini piccolissimi che devono essere espulsi nel sesso femminile per la prole, e non a vuoto o chissà dove per i piacere dell'erotismo. Per questo la chiesa ha sempre acceso il rogo sotto i colpevoli di polluzione notturna, in quanto, anche se avevano provato piacere senza manomissioni, pur avevano commesso atto impuro, senza sbocco di procreazione.
Nell'800 ebbe inizio l'igiene sessuale per l'infanzia, con diversi pedagoghi che lottarono strenuamente per evitare onanismi infantili, poiché masturbarsi a quell'età portava all'insorgenza di malattie ereditarie quali la demenza senile, la cecità e l'affanno. Per fortuna, nel '900 fu trovato un vaccino contro queste malattie e i bambini poterono ritornare a masturbarsi.
Ne resta un 39% fra cui sono inclusi quelli che leggono solo per motivi di studio. E quindi siamo già a meno del 39 %. Poi ci saranno quelli che leggono per motivi contingenti, tipo la partoriente che si informa sui metodi di respirazione durante le doglie o i 100 e uno tecniche di decorare le torte alla crema. Poi ci sono quelli che leggono i libri con la faccia di Scamarcio sulla copertina e i libri di Maurizio Costanzo. Quindi facendo i conti siamo a molto meno del 39 %.
Una percentuale così bassa ti fa sentire parte di una setta segreta, di un moto carbonaro. Sono un carbonaro. Sono un cristiano prima maniera che si rifugia nella catacomba. Nessuno faccia la spia, shhhh!!!
E' una questione di idee, coscienza o chissà cosa. Ma votare quelli lì non è pensabile. Sorvolando sulle ridicole diatribe su nome e collocazione nel Parlamento europeo del periodo che ha preceduto l'estate, l'unico sussulto si è avuto con il discorso di Uòlter dal Lingotto di Torino. E nonostante la mia speranza resti quella che sia lui a guidare la nuova formazione, caro Uòlter, io non posso proprio. Non posso votarti. Perché non posso votare il nipote di Gianni Letta così come non posso votare i cattocomunisti alla Bindy, che tuttavia non è nemmeno male se penso al resto delle quote rose che si stanno facendo strada, dalla Melandri a Lilli Gruber, passando - sic - per Veronica. Ma dico, Uòlter, ma come solo ti viene in mente una cosa del genere? Vabbè che in questi anni a darle il patentino di donna liberal e impegnata ci avevano pensato prima Micro Mega e poi Repubblica, espressione mediatica dell'intellighenzia di sinistra fatta di aperitivi all'aperto sulle terrazze di Trastevere, foulard colorati, registi brizzolati, catering di cibo arabo: mi convincerete nel momento in cui avrete il coraggio di affermare che un felafel è meglio di una pizzetta o di un tramezzino. Ma questa sulla donna del Berlusca è peggio - o forse no - di Fassino che lecca il culo a Marchionne.
Internazionale a Ferrara inizia la serie dei suoi dibattiti partendo da un'ottica prettamente nazionale, ovvero come viene vista l'Italia dall'esterno, e in particolare dai giornalisti stranieri. Da assoluto profano della rivista che raccoglie articoli provienenti da tutto il mondo, mi tuffo silenziosamente tra il folto pubblico in sala. La vasta schiera di studenti delle superiori mi fa dubitare su quanto i giornalisti stranieri riusciranno a tenere sedata questa massa brulicante, ma prontamente la brillantezza e soprattutto la semplicità con la quale spiegano le loro posizioni riesce a non anestetizzare l'attenzione. Infatti ad un certo punto un ragazzetto seduto di fronte a me chiederà al ragazzetto amico al suo fianco: E' giusto questo? E l'altro annuirà convinto: Sì, sì. E giù applausi.I simpatici corrispondenti stranieri esternano e sottolineano le anomalie del sistema Italia che, sotto sotto, riconoscono tutti quanti, ed è sempre un sollievo rimarcare le devianze dei media italiani ad alta voce. Si passa dall'ingerenza del Vaticano (che secondo Jennifer Grego dovrebbe pronunciare i suoi discorsi in latino), alla commistione che rende praticamente indistinguibile l'informazione e la politica, conglomerati in un organismo ben più complesso che si chiama Potere, e collassa il nostro Paese. E giù applausi. L'accenno a Grillo è quindi inevitabile, così come chiedersi perchè ormai ci tocca saltare a piè pari, come fa Jeff Israely, le pagine dalla 2 alla 8 infarcite di dichiarazioni non richieste ai nostri parlamentari su praticamente ogni cosa.
Il punto è che, come sostiene il lucido Eric Jozsef, in Italia non si danno notizie ma si fa "opinione", evitando di scegliere e di assegnare una gerarchia alle notizie stesse. Scegliere forse significherebbe anche in qualche esporsi, schierarsi nella società e promulgare un punto di vista, ed è ovvio il rischio che ne derivi in uno spazio così omologato. Molto meglio infarcire la prima pagina con praticamente un po' di tutto (dalla politica al governo, all'immancabile e così italiano caso di Cronaca Nera fino ad arrivare alle notizie di gossip e sport), per accontentare tutti, per ingolfare il giornale di tutto e riuscire a raggiungere il più ampio numero di lettori possibile. Lettori che si ritrovano una paccottiglia di pagine infarcite di dichiarazioni, opinioni, prese di posizione, ma se provano a chiedersi il perchè o il come, si sentono smarriti.
Si finisce per chiedersi se si sta peggio qui o si sta meglio all'estero, ci si risponde che noi abbiamo l'Unità e il Giornale, mentre altrove si ritrovano la Bild e il Sun che vendono vagonate di copie. Molto ambiguo dunque stilare paragoni, se non in un caso, quello dell'indipendenza dei giornali. Le arterie del giornalismo italiano (basta guardare, per dire, il Tg1 o leggere i principali quotidiani) sono collassate dal malefico colesterolo quale è la Politica, il Potere sempre pronto a telefonare ai direttori per reclamare spazio e interessi. Sembra quasi una caratteristica tutta italiana, ma ingenuamente verrebbe da chiedersi: allora il Potere come esercita la propria influenza in Francia e Germania? Oppure negli altri paesi esiste solo il giornalismo libero? Le vie della commistione sono infinite.
Esordio piacevole per Internazionale a Ferrara, le due ore di dibattito scorrono via veloci e il moderatore Jacopo Zanchini si vede costretto a interrompere un'interessante deriva sul debito pubblico italiano iniziata da uno spettatore. Si andrebbe avanti all'infinito credo, a parlare d'Italia con giornalisti stranieri, tale è la nostra così nemmeno segreta perversione nel sentirci puntualizzare i nostri difetti. Amiamo terribilmente metterci davanti allo specchio, specie se retto da osservatori esteri e quindi per forza più imparziali di noi, più autorevoli di noi perchè fuori dalla mischia. Forse quasi inconsciamente addirittura ci beiamo dei cartellini gialli e talvolta rossi che ci sventolano elegantemente in faccia (mentre in Germania o in Inghilterra nessuno riprende i corsivi di Repubblica e Corriere) giornalisti resi arbitri dalla nostra voglia di scavare col dito nella piaga.
Ricompaio su questo blog, dopo tanto tempo, per segnalarvi una cosa secondo m

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