Ladri, approfittatene. E' il momento giusto per comprarvi un costume da pochi euro e agire indisturbati anche in pieno giorno.
...di ridere delle disgrazie altrui, promesso. Però come dicevo nel post qui sotto, a me pare che non ci state capendo un cazzo nemmeno voi.
Un eventuale giudizio sul "film" Across the Universe sarebbe penalizzato da una trama abbastanza piatta, molto telefonata nello sviluppo quasi elementare delle ormai "classiche" vicende di ragazzi degli anni '60 (la ribellione giovanile, il Vietnam, le delusioni, il riscatto emotivo/sentimentale...). La scontatezza della struttura quasi impallidisce di fronte alle costruzioni visive che raffigurano ognuna delle 33 canzoni dei Beatles disseminate nel film, tanto da venire trascinati praticamente senza volerlo oltre il livello cinematografico. Tutto si consuma in un'esperienza sensoriale, un abbraccio sonico a perle del '900 che, ogni volta, ti sciolgono il cuore in una pioggia colorata. Per i fan come il sottoscritto, è manna dal cielo che mi fa arrendere quasi subito: vorresti che ne cantassero ancora, tutte quante.
Imparerai ad ascoltare, ché una persona che ascolta veramente vale oro (e lo sanno bene gli psicanalisti).
Nell'era della comunicazione globale tutti hanno opinioni così ben ponderate e bene informate da rendere inattaccabili le trincee dei singoli punti di vista. Nell'era del cellulare con internet, un uomo non riesce ad aprirsi con la propria moglie. Mi racconta dello schifo che prova per se stesso, per il suo lavoro, il gigolò, giocherellando con il pezzo di lime nel cuba, alla fine mi ringrazia, dice che tornerà l'indomani ma prima di andare mi fa promettere di non rivelare la sua confessione a sua moglie e ai suoi migliori amici.
Nell'era del 'salve' e 'arrivederci' in ascensore, sarai un'oasi per le frustrazioni, per l'indifferenza su scala industriale, per un consulente famigliare che ha rotto con la fidanzata, per un manager che si sente solo. Avrai la pazienza di consolare con gli occhi i sogni infranti di un esperto di comunicazione che all'ingresso del bar, lascerà la giacca e la maschera che è costretto a portare ogni giorno.
Curerai sempre la tua apparenza, perché tutti sono influenzati dall'apparenza, soprattutto dalla propria. Non giudicherai nessuno, neanche dopo averlo conosciuto, perché non sta a te.
Ti troverai in disaccordo con molti di loro, ma ti accorgerai che tutti hanno qualcosa in comune, che siamo (stati) divisi solo dalla testa in su, dalla nascita in poi. Rimarrai te stesso, non cercherai una soluzione comune a tutto, ma cercherai di non anestetizzarti verso le opinioni altrui, ma di guardare nella stessa direzione, non uno contro l'altro.
Vedrai la frustrazione e la tristezza di uno skinhead, la superficialità di un alternativo, e viceversa. Toccherai con orecchio l'influenza che ha su tutti l'informazione e la percezione del mondo acquisita col poco tempo ed energie che il lavoro concede. Capirai che la cosa peggiore cosa che fa l'informazione non è di nascondere i fatti, ma di invadere le nostre discussioni, cercando di disporci come soldatini di plastica armati di opinioni preconfezionate; che la cosa peggiore che fa un lavoro che non ci piace non è di usarci, ma trasformarci anche dopo l'orario di uscita.
Imparerai nella quotidianità che tutti ci possono insegnare qualcosa e che tutte le cose perdono di valore quando le diamo per scontate. Che la percezione generale è di poco superiore a quella di una farfalla che vive un giorno solo, ed è convinta che tutto rimanga sempre uguale. Capirai che il superfluo è essenziale. Il superfluo è per un povero spendere quei pochi soldi per un piacere fine a se stesso, per il ricco trovare una connessione umana che non c'entri nulla con il denaro e il lavoro.
Sarai conscio della tua funzione nel mondo, cioè quella di uno spacciatore di una droga legalizzata, ma non da questo ti farai limitare e cercherai di fare qualcosa di utile per le persone. Sarai valvola di sfogo per chi altrimenti esploderebbe, e cercherai quindi di riparare evitando loro di implodere nell'apatia. Conoscerai un sacco di muratori intelligentissimi e un sacco di miliardari stupidissimi, e viceversa.
Conoscerai un sacco di persone che non vuole crescere, che preferisce abbeverarsi di stupide illusioni piuttosto che vagare nel deserto della stabilità. Ma capirai che tutto è relativo ti verrà il dubbio e forse la felicità è nella normalità e nelle cose belle che abbiamo già. Conoscerai il vero popolo della notte, e lo conoscerai molto meglio di chi lo conosce di giorno. Probabilmente vivrai in tante città diverse, e ogni volta che lascerai qualcuno sarai triste, ma poi ti accorgerai che il tempo cura tutto, e che ciò che unisce le persone sono solo le esperienze condivise.
Assisterai spesso a episodi di violenza, e cercherai di evitare che degenerino, ma ti sarà chiaro che non nascono per caso nel bar (o allo stadio od ovunque), e che all'ingresso non si può confiscare la rabbia.
Nell'era della comunicazione globale tutti hanno opinioni così ben ponderate e bene informate da rendere inattaccabili le trincee dei singoli punti di vista. Nell'era del cellulare con internet, un uomo non riesce ad aprirsi con la propria moglie. Mi racconta dello schifo che prova per se stesso, per il suo lavoro, il gigolò, giocherellando con il pezzo di lime nel cuba, alla fine mi ringrazia, dice che tornerà l'indomani ma prima di andare mi fa promettere di non rivelare la sua confessione a sua moglie e ai suoi migliori amici.
Nell'era del 'salve' e 'arrivederci' in ascensore, sarai un'oasi per le frustrazioni, per l'indifferenza su scala industriale, per un consulente famigliare che ha rotto con la fidanzata, per un manager che si sente solo. Avrai la pazienza di consolare con gli occhi i sogni infranti di un esperto di comunicazione che all'ingresso del bar, lascerà la giacca e la maschera che è costretto a portare ogni giorno.
Curerai sempre la tua apparenza, perché tutti sono influenzati dall'apparenza, soprattutto dalla propria. Non giudicherai nessuno, neanche dopo averlo conosciuto, perché non sta a te.
Ti troverai in disaccordo con molti di loro, ma ti accorgerai che tutti hanno qualcosa in comune, che siamo (stati) divisi solo dalla testa in su, dalla nascita in poi. Rimarrai te stesso, non cercherai una soluzione comune a tutto, ma cercherai di non anestetizzarti verso le opinioni altrui, ma di guardare nella stessa direzione, non uno contro l'altro.
Vedrai la frustrazione e la tristezza di uno skinhead, la superficialità di un alternativo, e viceversa. Toccherai con orecchio l'influenza che ha su tutti l'informazione e la percezione del mondo acquisita col poco tempo ed energie che il lavoro concede. Capirai che la cosa peggiore cosa che fa l'informazione non è di nascondere i fatti, ma di invadere le nostre discussioni, cercando di disporci come soldatini di plastica armati di opinioni preconfezionate; che la cosa peggiore che fa un lavoro che non ci piace non è di usarci, ma trasformarci anche dopo l'orario di uscita.
Imparerai nella quotidianità che tutti ci possono insegnare qualcosa e che tutte le cose perdono di valore quando le diamo per scontate. Che la percezione generale è di poco superiore a quella di una farfalla che vive un giorno solo, ed è convinta che tutto rimanga sempre uguale. Capirai che il superfluo è essenziale. Il superfluo è per un povero spendere quei pochi soldi per un piacere fine a se stesso, per il ricco trovare una connessione umana che non c'entri nulla con il denaro e il lavoro.
Sarai conscio della tua funzione nel mondo, cioè quella di uno spacciatore di una droga legalizzata, ma non da questo ti farai limitare e cercherai di fare qualcosa di utile per le persone. Sarai valvola di sfogo per chi altrimenti esploderebbe, e cercherai quindi di riparare evitando loro di implodere nell'apatia. Conoscerai un sacco di muratori intelligentissimi e un sacco di miliardari stupidissimi, e viceversa.
Conoscerai un sacco di persone che non vuole crescere, che preferisce abbeverarsi di stupide illusioni piuttosto che vagare nel deserto della stabilità. Ma capirai che tutto è relativo ti verrà il dubbio e forse la felicità è nella normalità e nelle cose belle che abbiamo già. Conoscerai il vero popolo della notte, e lo conoscerai molto meglio di chi lo conosce di giorno. Probabilmente vivrai in tante città diverse, e ogni volta che lascerai qualcuno sarai triste, ma poi ti accorgerai che il tempo cura tutto, e che ciò che unisce le persone sono solo le esperienze condivise.
Assisterai spesso a episodi di violenza, e cercherai di evitare che degenerino, ma ti sarà chiaro che non nascono per caso nel bar (o allo stadio od ovunque), e che all'ingresso non si può confiscare la rabbia.
Come mai mamma, disse il bambino indicando l'ex Presidente ignudo, fino al mese scorso diceva che i sondaggi li davano in testa, e che sarebbero tornati al potere, e che avrebbero mandato a casa Prodi e che erano la maggioranza nel paese ed ora invece che la sua coalizione era una palla al piede, "degli ectoplasmi", dei parassiti, che i voti li ha lui, che li farà tornare nelle fogne? Sai che buffo, mamma, se fosse caduto davvero Prodi e fossero dovuti andare alle elezioni tutti uniti? Sai che fregatura? Meno male che è passata la Finanziaria...
A parte tutto mi piacerebbe davvero sapere, a livello di indagine sociologica, cosa ne pensa l'elettorato di destra di questi colpi di testa. A sinistra riflettono, ponderano, meditano e fanno le cose dopo troppi anni, che nel mentre sono stati avvertiti pure i vecchietti. A destra si svegliano un giorno e il loro principale alleato li rinnega e diventa un nemico. Un po' come se in una coppia perfetta di colpo si sveglia il marito e dice: "cara ti lascio, non ho un'altra ma ti abbandono. Ciao." Che pesci pigliare? Come comportarsi? Come la prende un elettore di AN o della Lega? Qualcuno mi spieghi, non posso pensare che davvero son tutti soldatini: si, eccomi, no, cattivo Silvio! Magari l'elettorato di FI si, ma tutti gli altri di destra? Se qualche lettore di destra è in ascolto mi dica, che son curioso.
A parte tutto mi piacerebbe davvero sapere, a livello di indagine sociologica, cosa ne pensa l'elettorato di destra di questi colpi di testa. A sinistra riflettono, ponderano, meditano e fanno le cose dopo troppi anni, che nel mentre sono stati avvertiti pure i vecchietti. A destra si svegliano un giorno e il loro principale alleato li rinnega e diventa un nemico. Un po' come se in una coppia perfetta di colpo si sveglia il marito e dice: "cara ti lascio, non ho un'altra ma ti abbandono. Ciao." Che pesci pigliare? Come comportarsi? Come la prende un elettore di AN o della Lega? Qualcuno mi spieghi, non posso pensare che davvero son tutti soldatini: si, eccomi, no, cattivo Silvio! Magari l'elettorato di FI si, ma tutti gli altri di destra? Se qualche lettore di destra è in ascolto mi dica, che son curioso.
Non è Alberto, non è colpa sua, ammesso che possa chiamarsi colpa una cosa così, però fa specie, fa paura, se vogliamo, orrore, in qualche modo, vederlo, vedere Alberto, Alberto Stasi, quello che forse, chi lo sa, ha ammazzato la fidanzata, ma probabilmente no - di sicuro l'ha trovata squartata sul pavimento, la fidanzata, meno di tre mesi fa, e s'è fatto pure qualche giorno di carcere - fa impressione, dicevo, fa specie, vedere questa persona, a tre mesi da quel giorno, e tuttora in piena bailamme, visto che resta l'unico indagato per l'omicidio di Garlasco, fa spavento vedere Alberto paparazzato come un divo del teleschermo in giro per locali pubblici, insieme ad amici, amiche e, forse, anche qui ci vuole il periodo ipotetico, una nuova fidanzata, una ragazza sorridente proprio com'era sorridente Chiara Poggi prima che qualcuno, non si sa ancora chi, pensasse di allargarglielo da orecchio a orecchio quel sorriso, una ragazza nuova, eccola qui, che fa quello che le ragazze fanno, vale a dire stanno insieme al loro accompagnatore con garbo, rispetto e, nel caso della nuova fidanzata di Alberto, anche una certa aria da first lady, perché quello, dico quello, mica è uno qualunque, è A l b e r t o S t a s i, e oggi non sei nessuno, nessuno, se non puoi vantare un omicidio efferato nel curriculum, sia tu vittima, sia tu carnefice, o sia tu semplice spettatore coinvolto, perciò questa ragazza nuova qui, accanto al suo Alberto, sembra proprio una di quelle lì, una di quelle famose di fama riflessa, non soltanto perché le foto in questione portano il bollino di un noto settimanale di pettegolezzo, quello dove di solito - o un tempo - finivano calciatori e starlettine, ma anche perché ha quell'espressione tipica, la ragazza, quell'ammiccamento esperto da chi sa dove guardare mentre deflagra il flash, ecco perché la signorina in questione, insieme ad Alberto Stasi e ai suoi amici, fa impressione tanto quanto lui, anche se - abbiamo detto - non è colpa sua, di Alberto o di chicchessia, perché anche lui, in attesa dei tempi della nostra giustizia, ha il diritto di andarsi a divertire in qualche locale pubblico, va bene, tuttavia a me fa impressione ugualmente vedere uno con la storia di Alberto andarsene in giro così, come se fosse acqua fresca, e se volete dire che la colpa è mia, d'accordo, lo ammetto, capirai, io che non riesco nemmeno a guardare la televisione se sono un po' abbacchiato, figuriamoci se, scavalcando un muro in agosto, mi trovassi davanti allo spettacolo della mia fidanzata in una pozza di sangue, ciò non toglie che impressione mi fa sapere di paparazzi appostati dietro le macchine e sopra gli alberi pronti a catturare la sua storia di giovane qualunque, con una sigaretta in bocca, la giacca alla moda e un poco di alcol nelle vene, impressione mi fa immaginare la gente alle edicole che indica il settimanale in questione col dito indice, perché manco sa come si chiama, l'importante è che in copertina ci sia il mostro, o la vittima, a fare bella mostra di sé, ecco mi fa impressione pure questo, mi fa impressione tutto il giro, i matrix, i porta a porta, i maurizi costanzo, mi fa venire un principio di voltastomaco testimoniare come tutto - tutto - debba essere sempre lucignolizzato, mi fa spavento guardare Alberto Stasi che sta dentro un locale qualsiasi a ridere, perché di questo si tratta, di ridere, è di questo che stiamo parlando, parliamo di un tizio che tre mesi fa era nell'incubo e che oggi assomiglia perfettamente a me e questo, voi direte, è normale, è la vita, che vuoi che faccia uno così?, vuoi che si rintani per sempre dentro una camera a morire a sua volta?, e io lo ammetto, va bene, avete ragione, è un ragionamento sbagliato il mio, però ugualmente non riesco a levarmi dalla testa che mentre lui si diverte, e attenzione che questa è pura retorica, mentre lui sta a bere con gli amici, e i giornalisti lo paparazzano e ci fanno su le didascalie cazzeggione tipo ecco alberto stasi in salute, sorridente e perfino ingrassato, mentre tutto questo avviene ci sono i genitori della morta che ancora stanno seduti sui divani a domandarsi perché sia morta e come e per mano di chi. E questa è una quisquilia, però come si dice? Non lo so come si dice. Salute, Alberto. Cheers.
Scusate la volgarità ma non riesco a trovare un'espressione migliore per descrivere quanto mi è successo.Suona il telefono ed è il solito call-center Telecom che mi vuole abbindolare:
- Buongiorno lei è il Sig. TheEgo?
- Si, buongiorno.
- Ci risulta che lei è passato l'anno scorso ad un altro operatore. Telecom sta facendo una campagna promozionale per offrirvi condizioni vantaggiose per ritornare con noi. Quanto spende ora per curiosità?
- La metà di prima, 40 euro al mese, con chiamate locali e extraurbane e adsl a 20mbit incluse.
A questo punto c'è una pausa durante la quale penso: ora mi dirà che spendo meno con loro staavedere e avrà sicuramente un'offerta per ogni cifra che gli avrei detto. La povera malcapitata ripassa la lezioncina e consulta un foglietto con tutte le offerte quindi parte in quarta:
- bla bla bla, modem gratis, adsl e telefonate incluse, voip, aladino cordless, bla bla bla, linea libera, con la possibilità bla bla bla. Il tutto per soli 33,95 euro al mese.
Non appena prende fiato la interrompo:
- Ah ecco appunto, quindi spenderei di più con voi.
- Ma no, le ho detto 33.95, lei non mi ha detto che spende 40 al mese?
- Si ma a quel prezzo con voi devo aggiungere il canone Telecom, giusto? E quindi spenderei di più.
Touchè. La ragazza ride divertita, come se l'avessi scoperta con le mani nella marmellata e con voce furbetta si affretta:
- Ha ragione, grazie arrivederci!
E mette giù.
Voi non avete idea dela soddisfazione. Bugiardi schifosi.
Di questo passo tra una settimana circa avranno votato tutti e 52 i milioni di italiani. A quel punto Romano non potrà proprio ignorare questa gigantesca massa critica. Class action per tutti!
Erika arrivò davanti al Padreterno e si tolse gli occhiali da sole.
Dio la osservò riporli nella borsetta e sputare il chewin gum nel pugno chiuso della mano. Poi Erika avanzò e nella stanza perfettamente bianca ci fu solo un rumore e questo rumore era lo scalpiccìo prodotto dai suoi tacchi. Dio onnipotente si raddrizzò sul Trono facendo leva con le mani inanellate sui braccioli di legno importante: la Sua figura era ovvia, con la barba bianca e una veste dello stesso colore tanto liscia da non presentare nemmeno un'ombra, non una sfumatura. Quando i piedi di Erika, avvolti dentro deliziosi sandali allacciati alla schiava, si arrestarono la distanza tra i due era ridotta a mezzo metro scarso.
- Dio...
- ... Tu sei Erika – la interruppe l'Onnipotente in maniera perentoria, senza manifestare dubbio.
- Sì... – acconsentì la creatura mortale davanti a Lui abbassando il capo, ma solo per controllarsi la scollatura. – Sono Erika e ho chiesto udienza per appellarmi alla Tua Infinita Grazia e Giustizia… -. La voce della ragazza diventò esile in quell'ambiente a tal punto vasto che i confini non si riuscivano a distinguere. Erika alzò di nuovo gli occhi su quelli del Signore e le lunghissime ciglia nere le solleticarono la pelle appena sotto le sopracciglia. Dio sembrò riflettere: non respirava, non emetteva alcun suono tipico della vita. Il Suo costato non si sollevava, non aveva vene sulle mani né altrove: Dio onnipotente era qualcosa di completamente neutro. Lisciandosi la minigonna blu sui fianchi, Erika pensò che quella... Cosa davanti a sé non recava nulla a immagine e somiglianza degli uomini della Terra.
- Erika... - sentenziò ancora Dio seguendo il protocollo -. Il tuo assassino brutale verrà giudicato a tempo debito. La tua innocenza non sarà violata e il ricordo della tua vita sarà serbata nella memoria dei superstiti con tutto l'amore necessario... – Così Dio salmodiò parole a Lui abituali e con quello credette d'aver finito il compito. Gli occhi Onnipotenti non si discostarono mai da quelli della creatura che lo fissava, nemmeno quando questa fece oscillare con un movimento del capo le due treccine bionde all'indiana che s'era acconciata.
- Dio... - riprese Erika. Io... Sono venuta a domandarTi umilmente di essere rimandata sulla Terra nuovamente in vita. Perché ritengo che il mio compito non sia terminato...
Fu allora che Dio azzardò un'impercettibile emozione: la Sua fronte tradì qualcosa di interrogativo che Erika riconobbe come autentica esternazione umana. La ragazza mosse un altro passo verso di Lui, piccolo ma decisissimo, e in quell'attimo Dio onnipotente abbassò lo sguardo incuriosito dal rumore ticchettante dei tacchi alti e scoprì dieci piccoli indiani spuntare nudi dalle scarpe e smaltati di vernice rossissima. Erika ne approfittò per salire sull'unico gradino su cui era adagiato il Trono. Dio trasalì aderendo con la schiena allo schienale ma senza emettere un fiato.
Dio la osservò riporli nella borsetta e sputare il chewin gum nel pugno chiuso della mano. Poi Erika avanzò e nella stanza perfettamente bianca ci fu solo un rumore e questo rumore era lo scalpiccìo prodotto dai suoi tacchi. Dio onnipotente si raddrizzò sul Trono facendo leva con le mani inanellate sui braccioli di legno importante: la Sua figura era ovvia, con la barba bianca e una veste dello stesso colore tanto liscia da non presentare nemmeno un'ombra, non una sfumatura. Quando i piedi di Erika, avvolti dentro deliziosi sandali allacciati alla schiava, si arrestarono la distanza tra i due era ridotta a mezzo metro scarso.
- Dio...
- ... Tu sei Erika – la interruppe l'Onnipotente in maniera perentoria, senza manifestare dubbio.
- Sì... – acconsentì la creatura mortale davanti a Lui abbassando il capo, ma solo per controllarsi la scollatura. – Sono Erika e ho chiesto udienza per appellarmi alla Tua Infinita Grazia e Giustizia… -. La voce della ragazza diventò esile in quell'ambiente a tal punto vasto che i confini non si riuscivano a distinguere. Erika alzò di nuovo gli occhi su quelli del Signore e le lunghissime ciglia nere le solleticarono la pelle appena sotto le sopracciglia. Dio sembrò riflettere: non respirava, non emetteva alcun suono tipico della vita. Il Suo costato non si sollevava, non aveva vene sulle mani né altrove: Dio onnipotente era qualcosa di completamente neutro. Lisciandosi la minigonna blu sui fianchi, Erika pensò che quella... Cosa davanti a sé non recava nulla a immagine e somiglianza degli uomini della Terra.
- Erika... - sentenziò ancora Dio seguendo il protocollo -. Il tuo assassino brutale verrà giudicato a tempo debito. La tua innocenza non sarà violata e il ricordo della tua vita sarà serbata nella memoria dei superstiti con tutto l'amore necessario... – Così Dio salmodiò parole a Lui abituali e con quello credette d'aver finito il compito. Gli occhi Onnipotenti non si discostarono mai da quelli della creatura che lo fissava, nemmeno quando questa fece oscillare con un movimento del capo le due treccine bionde all'indiana che s'era acconciata.
- Dio... - riprese Erika. Io... Sono venuta a domandarTi umilmente di essere rimandata sulla Terra nuovamente in vita. Perché ritengo che il mio compito non sia terminato...
Fu allora che Dio azzardò un'impercettibile emozione: la Sua fronte tradì qualcosa di interrogativo che Erika riconobbe come autentica esternazione umana. La ragazza mosse un altro passo verso di Lui, piccolo ma decisissimo, e in quell'attimo Dio onnipotente abbassò lo sguardo incuriosito dal rumore ticchettante dei tacchi alti e scoprì dieci piccoli indiani spuntare nudi dalle scarpe e smaltati di vernice rossissima. Erika ne approfittò per salire sull'unico gradino su cui era adagiato il Trono. Dio trasalì aderendo con la schiena allo schienale ma senza emettere un fiato.

Son scemo io oppure quest'uomo è definitivamente bollito e si sta scavando finalmente la fossa con le sue mani? Quale somma puttanata è questo "Partito del Popolo"? E gli alleati? E la coalizione? E tutti quei coretti carini che si facevano con "forza italia", gli sfottò, le bandiere tricolori eccetera... più niente? Maddai, è solo una boutade. Domani mi sveglio e il solito Silvio dirà di essere stato frainteso come sempre. Vero?
Ho saldato il debito con la mia adolescenza ieri sera, in una gelida serata di mezzo autunno, concedendomi ciò che sempre avevo rimandato e tralasciato, tagliando corto con un prima o poi. Sono andato a un concerto di Max Pezzali. Chiunque di voi sia stato giovane negli anni novanta non può non conoscere più o meno a memoria almeno dieci canzoni degli 883. Chiunque sia stato mediamente bambino nei novanta, abbia seguito tv musicali, radio, Festivalbar, concerti e cassettine non può non ricordare con simpatia il duo composto da Max e il mitico “biondino” Mauro Repetto, oggi in forza nell’organico di Eurodisney. Magari un po’ se ne vergogna adesso, assorbito nella bolgia ingorda del fighettismo indie, al cui altare ha sacrificato ascolti puerili in nome dei Radiohead, dei Bloc party, dei Franzi Ferdinandi. Tutto giusto, tutto normale: si cresce, si scoprono cose nuove, life goes on.
Non è colpa mia, giuro. L’occasione ghiotta la crea il caso che mi fa trovare il signor Pezzali in tour nella mia città, così il sottoscritto in nome dei “vecchi tempi” con nostalgia si trascina fino al vicino Palasport schivando donne e bambini.
Al concerto di Max Pezzali infatti oltre ai nostalgici come noi è un trionfo di famiglie, bambinette ed adolescenti. Gente che “Hanno ucciso l’Uomo Ragno” o “Nord sud ovest est” le han scoperte dopo, magari dalle cassette del fratello maggiore, ma tant’è: io e Rachele siamo i più vecchi tra i giovani.
Ma era tempo di chiudere un conto, togliermi lo sfizio. Avere l’età giusta per riascoltare cullato dai ricordi, a casa propria, con la ragazza giusta. Carpe diem.
Il palco è talmente grande da occupare praticamente metà campo da basket, ma la maggioranza dei borghesucci ferraresi, in larga parte dall'hinterland, è comodamente seduta sugli spalti, ha già comprato rigorosamente piadina e bandana con il faccione di Max e attende garrula come al cinema. Così noi che arriviamo con comodo e due biglietti platea ci ritroviamo nonostante tutto praticamente davanti, come veri fans della prima ora. Santo cielo, potrei quasi toccarlo questo cicciotto idolo della mia adolescenza, che proprio stasera festeggia 40 anni.
Max, bisogna dirlo (poi magari smetto di sfottere e inizio a elencare le cose positive), appare un po’ imbolsito e impacciato. Inizia il concerto da vera anti-popstar, perfettamente puntuale alle 21 senza tirasela quel tanto che sedici anni di carriera meriterebbero. Quando presenta i brani del nuovo disco fa dei discorsi chilometrici che si perdono un po’ per strada ma soprattutto: ha un portatile MacbookPro su un piedistallo con il quale comanda una tv lcd ai suoi piedi con i testi delle canzoni, che legge a man bassa, specialmente quelli più recenti che probabilmente non ha studiato bene. Fa quasi tenerezza, con il dito sul trackpad, al termine di ogni pezzo a cliccare per cambiare canzone, come uno smanettone qualsiasi. Ma perdoniamo qualsiasi cosa al neoquarantenne che esaurite un paio di canzoni seminuove di antipasto inizia a snocciolare i vecchi successi per la gioia della mia gola semimalata.
Che vi devo dire: io mi emoziono facilmente, e non toccatemi l’infanzia e le poche certezze che ho. Ma voglio proprio dirvelo: l’esperienza Max dal vivo è coinvolgente al pari di una festa delle medie, di un karaoke collettivo, di un “giga-remember” adolescenziale. Ascoltare canzonette pop, in un pubblico totalmente estraneo a quella fetta di persone che sono abituato a vedere è un’esperienza allegra, che mette di buon umore. Io estraneo, in prestito all’altra metà della musica, quella commerciale, per una sera soltanto. Verso metà concerto la torta consegnata sul palco da uno della band, le candeline, il tanti auguri collettivo. Mancavano solo i palloncini e il nome sui bicchierini a completare l’atmosfera eliana di Tapparella; solo i prezzi del bar erano ahimè attuali in questa serata d’altri tempi.
C’è stato pure il tempo, in oltre due ore di musica, per il duello rock tra i due chitarristi: a colpi di My sharona, Satisfaction, Smoke on the water ed altri stereotipi della storia del rock. Un siparietto graditissimo dal pubblico che ha aperto la parte finale del concerto fatta di chicche storiche e tiepidi pezzi del nuovo album. Peccato per “Gli anni”, forse la più attesa, suonata in maniera abbastanza piatta in un giorno che invece era carico di significati proprio per il protagonista della serata. Eccezionali invece chicche trashose come “La regina del Celebrità” con la strobo roteante, e vecchie hits come “Sei un mito” e “Rotta per casa di Dio” nel finale spumeggiante, o ancora la bella interpretazione di “Quello che capita”.
Ammettetelo: se aveste potuto venire in gran segreto, con sciarpa e barba finta, vi sareste intrufolati volentieri a vedere come andava.
Ho saldato il debito con la mia adolescenza ieri sera, in una gelida serata di mezzo autunno, e ne sono felice. Ho celebrato per una sera il mio personale revival nel modo migliore e con la migliore compagnia possibile. Ed ora, reindossata la mia maglia a righe e i pantaloni di velluto, torniamo pure ad ascoltare il superbo In Rainbows.
Secondo un sondaggio, la canzone italiana più cantata all'estero è "Azzurro" con il 12% delle preferenze. Segue l'inno di Forza Italia, che con il 13% sceglie di essere secondo. Il 61% preferisce Berlusconi a Prodi. Il 100% degli intervistati ha i capelli rossi, il doppio nome e ha fondato almeno un Circolo della Libertà.
Cinema. Neanche David Linch ha capito Inland Empire.
In Canada è stato scoperto un dinosauro gigante. L'avevano dimenticato in cantina. Un paleontologo ha capito che quel mucchio di ossa appartenevano allo stesso esemplare e, se ricomposto a dovere, poteva ancora votare al Senato italiano.
Tom Cruise dev'essere un rompipalle mostruoso.
Elezioni USA. A un anno dal voto si fanno i nomi per il prossimo successore a George Bush. Potrebbe essere una donna, Hillary Clinton, un nero, Barack Obama, un italoamericano, Rudolph Giuliani, o un cartone animato, Homer Simpson.
Arte. Liz Taylor ha venduto il ritratto di Andy Warhol dipinto da Hugh Grant.
Lo studente finlandese, prima di massacrare mezza scuola, pubblicava video deliranti su YouTube. Amanda Knox e il suo fidanzato avevano entrambi un blog. Salvatore Lo Piccolo postava i pizzini su Ciccsoft
Cinema. Neanche David Linch ha capito Inland Empire.
In Canada è stato scoperto un dinosauro gigante. L'avevano dimenticato in cantina. Un paleontologo ha capito che quel mucchio di ossa appartenevano allo stesso esemplare e, se ricomposto a dovere, poteva ancora votare al Senato italiano.
Tom Cruise dev'essere un rompipalle mostruoso.
Elezioni USA. A un anno dal voto si fanno i nomi per il prossimo successore a George Bush. Potrebbe essere una donna, Hillary Clinton, un nero, Barack Obama, un italoamericano, Rudolph Giuliani, o un cartone animato, Homer Simpson.
Arte. Liz Taylor ha venduto il ritratto di Andy Warhol dipinto da Hugh Grant.
Lo studente finlandese, prima di massacrare mezza scuola, pubblicava video deliranti su YouTube. Amanda Knox e il suo fidanzato avevano entrambi un blog. Salvatore Lo Piccolo postava i pizzini su Ciccsoft
Ciò che me le faceva gradire così tanto era il contrasto tra la dolcezza dell'esterno ed il salato del ripieno, e sentire gli Asobi Seksu dal vivo venerdì scorso mi ha trasmesso esattamente la stessa sensazione che provavo quando le mangiavo. Preceduti dai romani Sea Dweller (molto bravi, suonano come qualcosa a metà strada tra gli Smashing Pumpkins, i My Bloody Valentine e la maionese fatta in casa), gli Asobi Seksu hanno dato vita ad un bel concerto, coinvolgente dall'inizio alla fine. Dal vivo suonano più ruvidi che su disco, la magnifica voce della cantante Yuki Chikudate ben si lega allo shoegazing duro e puro suonato dalla band e ci si rende ben presto conto di come il contrasto tra le esplosioni chitarristiche e la dolcezza delle linee vocali sia il loro vero punto di forza. Proprio come nelle caramelle salate, percepisci prima la parte dolce, la assapori e te la gusti. Poi viene la durezza del sapore salato, la sensazione diversa dal solito. E lì puoi decidere se fermarti o continuare a scoprire il sapore nuovo. Un gruppo del genere può non piacere a tutti, ma se piace lo fa per davvero. Ti fa perdere il contatto con chi ti circonda, ti lascia inchiodato, incapace di reagire alle aggressioni chitarristiche, perso nel vortice dei tuoi pensieri che si fanno via via più palpabili, come se seguissero l'intensità della musica sospesa nell'aria intorno a te. Un bellissimo stato mentale provocato da bellissima musica.
Mi sa che da piccolo ho esagerato con le caramelle salate. Avrei dovuto drogarmi come fanno tutti quanti.
Il mese scorso passeggiando per le strade di Venezia chi ti incontro al mercato della frutta di Cannaregio? Gino Strada, con un trolley, come i vecchietti che fanno la spesa, solo soletto senza nessun ragazzo che se lo fili o gli faccia i complimenti per la sua attività.
Ieri, vicino al ponte di Rialto, mi trovo invece nientepopodimeno che Awana Ghana (!!!), che chiacchiera amabilmente in cappotto grigio con alcuni amici ridanciani. In un ipotetico gradino sotto, mi attendo di incontrare Casanova da un momento all'altro. Non lo storico tombeur de femme, il mago di Striscia, intendo.
Ieri, vicino al ponte di Rialto, mi trovo invece nientepopodimeno che Awana Ghana (!!!), che chiacchiera amabilmente in cappotto grigio con alcuni amici ridanciani. In un ipotetico gradino sotto, mi attendo di incontrare Casanova da un momento all'altro. Non lo storico tombeur de femme, il mago di Striscia, intendo.
Muore un poliziotto, e si grida alla fine del calcio, si sospende il campionato, il Paese a lutto.
Muore un tifoso, si sospende solo Inter-Lazio, le altre partite iniziano con 10 (o 15, dettaglio fondamentale, già) minuti di ritardo. Negli stadi risuonano musiche gioviali e Guida al campionato imperterrita prosegue con i suoi stacchetti comici, tanto per citare i primi due dettagli che la pigra televisione domenicale mi sottopone.
Qual è l'errore?
Spiego meglio, che per la frettolosità iniziale mi è sfuggito il quadro generale:
L'errore sta nell'associare al Calcio qualcosa (di inspiegabile) che non c'entrava nulla con esso. Perchè si è parlato ijnizialmente di "rissa tra tifosi"? Per scaricare sul Calcio la colpa un poliziotto pistolero? Dall'errore iniziale è scaturito poi il classico teatro dell'Orrore, messo in scena da Istituzioni, Federazioni e Tifosi, che anche oggi hanno interpretato alla perfezione i propri ruoli.
Muore un tifoso, si sospende solo Inter-Lazio, le altre partite iniziano con 10 (o 15, dettaglio fondamentale, già) minuti di ritardo. Negli stadi risuonano musiche gioviali e Guida al campionato imperterrita prosegue con i suoi stacchetti comici, tanto per citare i primi due dettagli che la pigra televisione domenicale mi sottopone.
Qual è l'errore?
Spiego meglio, che per la frettolosità iniziale mi è sfuggito il quadro generale:
L'errore sta nell'associare al Calcio qualcosa (di inspiegabile) che non c'entrava nulla con esso. Perchè si è parlato ijnizialmente di "rissa tra tifosi"? Per scaricare sul Calcio la colpa un poliziotto pistolero? Dall'errore iniziale è scaturito poi il classico teatro dell'Orrore, messo in scena da Istituzioni, Federazioni e Tifosi, che anche oggi hanno interpretato alla perfezione i propri ruoli.
Ebbene si... anche io sono uno dei fortunati blogger che ha ricevuto il prezioso cofanetto di caramelle Valda. Non so come mi abbiano scelto, in particolare in un blog multiautore che gestisco, ma non da solo e quindi non si spiega il motivo a-te-si-a-lui-no. Non so nemmeno come diavolo sapessero il mio nome: probabilmente qualcuno che lavora per la Ogilvy (curatrice del marketing di Valda) segue questo blog e mi conosce meglio di quanto non creda. E insomma: grazie.Con una campagna pubblicitaria abbastanza originale e gggiovane le storiche caramelle Valda decidono qualche tempo fa di inviare un kit omaggio di caramelle ad alcuni blogger, in quanto "opinion leader" e in quanto veicoli di pubblicità a basso costo. E' la prima volta qui, che arriva qualcosa in prova. Non ho mai vinto alle giostre, nessuna sorpresa nelle patatine, nessun omaggio nei cereali o nelle etichette della mia bevanda preferita. Nessuno mi obbliga a parlarne sul blog bene o male ma l'accordo lo vorrebbe.
E allora in tutta onestà vi dirò tre cose che mi hanno colpito:
1. Le pastigline sono buonissime e io che ne serbavo un ricordo vago di quando ero piccolo mi ritrovo a mangiarne una dopo l'altra complici mal di gola stagionali. A volerle comprare in farmacia una scatoletta di latta meravigliosamente vintage vi costa 4 eurelli. Forse un pò troppo...
2. La confezione omaggio ricevuta non è una stupida scatoletta come tante, ma un vero cofanetto con ben 5 diverse confezioni (normali, senza zucchero, miele e propoli, limone e timo, cartonata) con tanto di adorabile messaggio sulla confezione che inizia con "Caro blogger..."
3. Sulla campagna marketing che Ogilvy ha condotto per Valda ci crediate o no, c'è un vero e proprio Codice etico di coinvolgimento dei blogger, linkato in calce alla mail, che recita tra le altre cose:
Ti contattiamo in quanto blogger perché rispettiamo la tua influenza e pensiamo di poterti offrire dei contenuti rilevanti e interessanti per te e/o per i tuoi lettori.
Prima di inviarti una email controlleremo se nella pagina “Chi sono”, “Contatti” o “Pubblicità” del tuo blog sia indicato esplicitamente che preferisci non ricevere comunicazioni da agenzie di PR\Marketing\Advertising. In tal caso non ti disturberemo.
Non faremo finta di aver letto il tuo blog se non l’abbiamo realmente fatto.
Ti incoraggiamo a mettere al corrente i tuoi lettori dei nostri rapporti, e non ti chiederemo mai di fare diversamente.
Sei autorizzato a scrivere le tue sincere opinioni sulle informazioni o sui prodotti che ti abbiamo inviato (si puoi anche dire che non ti piacciono).
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Non faremo finta di aver letto il tuo blog se non l’abbiamo realmente fatto.
Ti incoraggiamo a mettere al corrente i tuoi lettori dei nostri rapporti, e non ti chiederemo mai di fare diversamente.
Sei autorizzato a scrivere le tue sincere opinioni sulle informazioni o sui prodotti che ti abbiamo inviato (si puoi anche dire che non ti piacciono).
Di questi tempi, ce ne fossero di campagne marketing così educate e gentili. O zuccherose oserei dire...
Grazie a Faucet, che sopperisce alle carenze della mia tivvù (ampia scelta tra rai uno e canale 5), ho potuto vedere la puntata di venerdì scorso delle Invasioni barbariche. Indimenticabile.
Primo ospite: Luciano Moggi. Lucianone è in tour promozionale del suo libro "Un calcio nel cuore" (nel cuore, eh?) (edito da Tea) (se vi stavate chiedendo chi ha avuto il coraggio di farlo) in cui cerca di rivalutare la sua immagine. Il risultato è quello di far sembrare meno cattivi anche i grandi dittatori del novecento. La Bignardi si è un po' risentita quando Moggi si è offerto di farle vedere fuori onda come riusciva a telefonare e pisciare nello stesso momento.
Primo ospite: Luciano Moggi. Lucianone è in tour promozionale del suo libro "Un calcio nel cuore" (nel cuore, eh?) (edito da Tea) (se vi stavate chiedendo chi ha avuto il coraggio di farlo) in cui cerca di rivalutare la sua immagine. Il risultato è quello di far sembrare meno cattivi anche i grandi dittatori del novecento. La Bignardi si è un po' risentita quando Moggi si è offerto di farle vedere fuori onda come riusciva a telefonare e pisciare nello stesso momento.

E adesso, caro romeno, che farai?
Ci implorerai, vi prego-vi prego-vi prego, di non essere razzisti? Ah, ma oggi come oggi bisognerebbe chiamarsi Ghandi per non essere razzisti: non lo vedi come siamo messi? Nientemeno, non possiamo più uscire di casa tranquilli e tu vorresti farci credere che dovremmo mantenere la testa sulle spalle? Ma smettila: hai esaurito i crediti, caro romeno. Per noi siete tutti delinquenti, assassini, ladri di borsette e violentatori di donne: accampati in quelle baraccopoli; accattoni, romeni e molto spesso rom, nomadi, zingari, zigani, gitani che mandate in giro i vostri figli a rapinare nelle metropolitane. E pensare che sarebbe così facile: basterebbe bruciarvi tutti! Non vorrete mica chiedere a noi, figli di Roma e figli d'Italia, d'essere sereni nel giudizio? Non più: avete reso il buio della città nostra un luogo insicuro, avete violentato le nostre donne, le avete uccise e lanciate nei fossi insieme al letame e ai funghi marci e vorreste chiederci di darvi un'altra possibilità? Lasciate a noi la libertà di maltrattare le donne nostre: siamo sufficientemente bravi ad insultarle tutti i giorni e a limitarne ogni pretesa di carriera in nome di un legittimo maschilismo. Fatevi gli affari vostri. Pensate a rubare i borsellini, ché per il falso in bilancio il talento è italiano.
Insomma, caro romeno, adesso che l'hai fatta grossa una volta di troppo - e sfiga t'ha detto che il marito della morta era pure uno piuttosto di conto - non chiederci di non fare di tutta l'erba un fascio. Lo facciamo eccome, il fascio: assassino tu, assassini tutti gli altri simili tuoi. Perché non spetta a noi, arrivati a questo punto, fare un passo indietro, ma a te. Spetta a te convincerci che stiamo sbagliando, spetta a quelli della gente tua venirci a dire no, guardate, non siamo tutti così. Ecco come ragioniamo noi e fattelo andare bene: di tutta l'erba facciamo un fascio e non ci rompere i coglioni. Vieni, romeno, vienici a convincere ma senza esagerare: dieci, quindici metri di distanza andranno più che bene. Hai visto mai...
Perché caro romeno, se vuoi sapere noi come la pensiamo, ebbene, dovresti avere l'eleganza di andartene. Non dire che non te lo puoi permettere, perché con Ryanair ti costa giusto il lavaggio di un vetro al semaforo. Vattene, caro romeno: prima che il corpo mezzo svestito di Giovanna nel fossato renda troppo chiaro il concetto che la colpa, qui, è tua ma soprattutto MIA.
Ci implorerai, vi prego-vi prego-vi prego, di non essere razzisti? Ah, ma oggi come oggi bisognerebbe chiamarsi Ghandi per non essere razzisti: non lo vedi come siamo messi? Nientemeno, non possiamo più uscire di casa tranquilli e tu vorresti farci credere che dovremmo mantenere la testa sulle spalle? Ma smettila: hai esaurito i crediti, caro romeno. Per noi siete tutti delinquenti, assassini, ladri di borsette e violentatori di donne: accampati in quelle baraccopoli; accattoni, romeni e molto spesso rom, nomadi, zingari, zigani, gitani che mandate in giro i vostri figli a rapinare nelle metropolitane. E pensare che sarebbe così facile: basterebbe bruciarvi tutti! Non vorrete mica chiedere a noi, figli di Roma e figli d'Italia, d'essere sereni nel giudizio? Non più: avete reso il buio della città nostra un luogo insicuro, avete violentato le nostre donne, le avete uccise e lanciate nei fossi insieme al letame e ai funghi marci e vorreste chiederci di darvi un'altra possibilità? Lasciate a noi la libertà di maltrattare le donne nostre: siamo sufficientemente bravi ad insultarle tutti i giorni e a limitarne ogni pretesa di carriera in nome di un legittimo maschilismo. Fatevi gli affari vostri. Pensate a rubare i borsellini, ché per il falso in bilancio il talento è italiano.
Insomma, caro romeno, adesso che l'hai fatta grossa una volta di troppo - e sfiga t'ha detto che il marito della morta era pure uno piuttosto di conto - non chiederci di non fare di tutta l'erba un fascio. Lo facciamo eccome, il fascio: assassino tu, assassini tutti gli altri simili tuoi. Perché non spetta a noi, arrivati a questo punto, fare un passo indietro, ma a te. Spetta a te convincerci che stiamo sbagliando, spetta a quelli della gente tua venirci a dire no, guardate, non siamo tutti così. Ecco come ragioniamo noi e fattelo andare bene: di tutta l'erba facciamo un fascio e non ci rompere i coglioni. Vieni, romeno, vienici a convincere ma senza esagerare: dieci, quindici metri di distanza andranno più che bene. Hai visto mai...
Perché caro romeno, se vuoi sapere noi come la pensiamo, ebbene, dovresti avere l'eleganza di andartene. Non dire che non te lo puoi permettere, perché con Ryanair ti costa giusto il lavaggio di un vetro al semaforo. Vattene, caro romeno: prima che il corpo mezzo svestito di Giovanna nel fossato renda troppo chiaro il concetto che la colpa, qui, è tua ma soprattutto MIA.
La giustizia deve essere sicura e severa, ma anche infischiarsene della nazionalità di chi commette il reato. Che ci piaccia o no, l'invasione straniera diventerà regola, e presto noi italiani saremo estinti sostituiti da una forma ibrida. Pertanto, stare ancora a puntare il dito contro uno stupratore non in quanto stupratore ma perchè straniero, è antistorico, ingiusto, inutile.
Sogno un governo che firmi immediamente un decreto che preveda l'espulsione di tutti gli stupratori, rumeni o italiani che siano.
Un decreto che preveda l'espulsione per tutti gli evasori fiscali, siano extracomunitari o veneti o brianzoli o napoletani.
L'espulsione indiscrimanata di tutti gli assassini, i ladri, i pedofili, senza stare a guardare il loro passaporto.
Perchè se sei italiano sei padrone di casa, e a maggior ragione devi rispettare il prossimo tuo connazionale. Se sei straniero sei ospite, e a maggior ragione bla bla. Sono concetti talmente elementari e scontati... La legalità "non ha colore", per buttarla in slogan, e nemmeno "bandiera".
Inutile sottilizzare su questi dettagli unicamente per mostrarsi al popolo impaurito fieri difensori dei nostri interessi e diritti. Il diritto alla sicurezza è comunque irremidiabilmente compromesso, quando ormai la gente è pronta ad avere paura, ed anzi la Paura diventa parte integrante della loro visione sociale. Se, per esempio, mentre passeggiamo per strada diamo ormai per scontato fissare con la coda dell'occhio qualcuno vestito diversamente da noi, e sperare che ci superi senza piantarci un coltello nella schiena, beh, penso che la situazione sia irrecuperabile, e un decreto sulle espulsioni sarà solo fumo negli occhi anneriti. Annegati nell'odio, ora lo pretendiamo: vedi la spedizione punitiva di ieri notte nel campo rom. Peccato non aver mai visto spedizioni punitive verso italiani che stuprano le "nostre" donne, o massacrano i "nostri" bambini. Persino i giornalisti nei loro servizi usano un linguaggio un tantino più pesante del solito per condannare invisibilmente i "bruti" (cito dal Tg1) rumeni, mentre gli italici assassini vengono invece invitati in televisione e ricoperti di cerone.
Via tutti, allora.
Sogno un governo che firmi immediamente un decreto che preveda l'espulsione di tutti gli stupratori, rumeni o italiani che siano.
Un decreto che preveda l'espulsione per tutti gli evasori fiscali, siano extracomunitari o veneti o brianzoli o napoletani.
L'espulsione indiscrimanata di tutti gli assassini, i ladri, i pedofili, senza stare a guardare il loro passaporto.
Perchè se sei italiano sei padrone di casa, e a maggior ragione devi rispettare il prossimo tuo connazionale. Se sei straniero sei ospite, e a maggior ragione bla bla. Sono concetti talmente elementari e scontati... La legalità "non ha colore", per buttarla in slogan, e nemmeno "bandiera".
Inutile sottilizzare su questi dettagli unicamente per mostrarsi al popolo impaurito fieri difensori dei nostri interessi e diritti. Il diritto alla sicurezza è comunque irremidiabilmente compromesso, quando ormai la gente è pronta ad avere paura, ed anzi la Paura diventa parte integrante della loro visione sociale. Se, per esempio, mentre passeggiamo per strada diamo ormai per scontato fissare con la coda dell'occhio qualcuno vestito diversamente da noi, e sperare che ci superi senza piantarci un coltello nella schiena, beh, penso che la situazione sia irrecuperabile, e un decreto sulle espulsioni sarà solo fumo negli occhi anneriti. Annegati nell'odio, ora lo pretendiamo: vedi la spedizione punitiva di ieri notte nel campo rom. Peccato non aver mai visto spedizioni punitive verso italiani che stuprano le "nostre" donne, o massacrano i "nostri" bambini. Persino i giornalisti nei loro servizi usano un linguaggio un tantino più pesante del solito per condannare invisibilmente i "bruti" (cito dal Tg1) rumeni, mentre gli italici assassini vengono invece invitati in televisione e ricoperti di cerone.
Via tutti, allora.
Da ieri la nazionale italiana di Tchoukball è in Taiwan per tenere alto l'onore dei nostri colori al Warm-Up Game che si terrà tra il 9 e l'11 Novembre.
Il torneo servirà per tastare il polso delle avversarie in vista dei mondiali del 2009 (all'interno dei World Games).
Quindi mi raccomando, tutti sul sito ufficiale della federazione e su Youtchouk a tifare Italia!
Fergy, Fergna, Edo e Dolzo, non deludete i vostri concittadini, siamo tutti con voi!
Il torneo servirà per tastare il polso delle avversarie in vista dei mondiali del 2009 (all'interno dei World Games).
Quindi mi raccomando, tutti sul sito ufficiale della federazione e su Youtchouk a tifare Italia!
Fergy, Fergna, Edo e Dolzo, non deludete i vostri concittadini, siamo tutti con voi!

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