Giovedì 31 Gennaio 2008
Gli amici stanno
lì dove avevi fissato l'appuntamento e non importa se è tardi, perché ad aspettarsi si fa a turno: ci siamo
scavati gli avambracci nel gesto dell'attesa a forza di essere in anticipo e nessuno ha mai avuto da ridire.
Gli amici fanno sempre
una volta a testa e sono biondi o mori da quando li hai visti
per la prima volta: non
cambiano, non si mettono mai niente in testa, ci potresti
giurare su di loro. Gli amici possibili sono soltanto
MASCHI. Le donne non hanno amiche, non hanno idea: non sanno
che significa. Le donne, al massimo, hanno
consulenti: le vedi che si parlano tra di loro di unghie, capelli e merletti, va bene, ma le donne, tra di loro,
non sono amiche. Si vogliono bene, camminano mano nella mano, mentre noialtri amici maschi assolutamente NO, però non sono amiche: magari vivono una vita insieme e l'una dell'altra dice:
quella è la mia migliore amica, ma la qualificazione di
migliore tale è solo perché a niente di meglio possono aspirare.
Le donne non la possono significare
l'amicizia: le donne sapranno della gravidanza, sapranno dell'amore, della fedeltà, del sacrificio, dell'altruismo, dell'efficacia, ma non sapranno mai
niente dell'amicizia. Gli amici di questo mondo sono
MASCHI.
Gli amici non fanno a gara a chi ha il vestito migliore: gli amici ci stanno sempre, dopo dieci, quindi, trent'anni e passano sopra le macerie delle nostre vite. Stanno lì quando gli occhi sono troppo rossi per parlare e le corde vocali consumate dalla rabbia: sanno lì e sanno stare al posto, ad aspettare, sollevando un bicchiere e svuotandolo, mentre il nostro cuore si prende il tempo che ci vuole. Gli amici non hanno bisogno di niente: gli amici hanno bisogno solo di un istante per capire.
Gli amici.
Gli amici non saranno
mai donne: sto vivendo un momento in cui se non avessi gli amici chissà dove sarei. Forse dentro un letto con i pugni stretti sulle tempie: invece gli amici. Gli amici si avvicendano a turno e la montagna s'appiattisce fino a diventare valle. Gli amici lavorano tutta la settimana e poi trovano una serata per te: li ritrovi
con le occhiaie, stanchi, ma
gorgoglianti di risate sincere e pesanti manate.
Gli amici sono MASCHI, l'amicizia è
un singulto maschile: le donne sono meravigliose creature, piene di virtù e limpidamente intelligenti, ma non l'hanno mai imparata l'amicizia. Non se ne sanno capacitare, se non per pallido riflesso.
Gli amici appannano i vetri delle auto senza sesso: gli amici affannano senza amplesso. Senza eiaculazione gli amici godono: gli amici non si pettinano a vicenda e non si guardano negli occhi un attimo di troppo per innamorarsi. Gli amici non si tradiscono, mai, MAI, nemmeno per sbaglio, gli amici sono
il punto fermo: ubriachi e malconci, in lacrime e delusi, disperati e in povertà, in salute e in malattia: non c'è un amore tanto implicito che possa confermare il valore della vita come un
cinque scoccato tra amici a fine serata.
Martedì 29 Gennaio 2008
"Perché si ha tanta fretta di votare se si è sicuri di vincere? E non si è invece disposti ad aspettare due mesi ed avere una legge elettorale che garantisca stabilità?"
Walter Veltroni
"Se la sinistra non fosse così sicura di perdere, perché mai vorrebbe evitare le elezioni?"
Paolo Bonaiuti
Questi non si capiscono e non si ascoltano manco tra di loro. Quale legge elettorale dovrebbero mai partorire nei prossimi mesi? Ussignur.
Lunedì 28 Gennaio 2008
Silvio Berlusconi, voto 8: protagonista e vincitore assoluto dell'attuale stagione storico-politica. Riesce ad ottenere sempre quello che vuole. Smuove a suo piacimento tutto quello a cui è più interessato. Fa fuori in tre settimane l'avversario più pericoloso ricevendo lui stesso l'invito a sedersi a un tavolo per le riforme; sorride quando qualche alleato prova ad alzare la voce perché sa che in men che non si dica tornerà come un agnellino all'ovile.
Immortale.
Umberto Bossi, voto 5,5: è fermo a dieci-dodici anni fa, quando la Lega portava con se ancora il peso della novità. Prova a mettere paura con uscite fuori luogo che oggi non fanno nemmeno più rabbia. Ha pesato sulla credibilità del suo movimento portarsi dietro
zavorre alla Calderoli.
Macchietta.
Pierferdinando Casini, voto 6: non si capisce come faccia a sposare il suo alto senso delle istituzioni con la solidarietà espressa a Totò Cuffaro. Poi ci si ricorda con chi è sposato davvero e si capisce che la sua politica è tutta un compromesso necessario. Il male minore, ovvero il male peggiore.
Democristiano doc.
Gianfranco Fini, voto 4,5: si è proposto in tempi non sospetti come leader di una destra moderna (coppie di fatto, voto agli immigrati). Ma ha alzato troppo la voce e il
padrone l'ha redarguito. Un mese fa pensava a una legge elettorale nuova e alla Casa delle Libertà come esperienza esaurita. Oggi non ha più spazio politico né tanto meno coraggio per dar seguito con i fatti alle sue parole.
Piccolo piccolo.
Clemente Mastella, voto 1: qualcuno ha capito per quale motivo nel giro di 24 ore il suo partito ha tolto l'appoggio al Governo? E' venuto meno al patto con gli elettori e ora si candida ad ago della bilancia per il prossimo futuro, anche se la corsa al corteggiamento non sembra all'ordine del giorno. Se dovesse essere introdotta una nuova legge elettorale probabilmente di lui non si sentirà più parlare, almeno per il momento.
Occhi da cerbiatto.
Romano Prodi, voto 4,5: ha subìto attacchi dai suoi alleati fin dal giorno della sua candidatura a leader della coalizione. Ma non è certo colpa sua se dal 1996 al 2006 (leggi dieci anni) il Centrosinistra non è riuscito a proporre un'alternativa credibile e valida a Berlusconi. Oggi è stanco e paga tutti gli errori di comunicazione commessi, oltre a tutte le promesse non mantenute con l'elettorato. Ma si può mandare in tv un Ministro a dire che è bello pagare le tasse?
Da rottamare.
Walter Veltroni, voto 2: il caro Walter l'ha fatta grossa. Come nel 1998 ha riabilitato politicamente Berlusconi invitandolo a un tavolo per le riforme, quello stesso Berlusconi che per 5 anni era stato additato come il male assoluto. Il Partito Democratico ha commesso l'errore di nascere al
governo e non all'
opposizione rinunciando alla spinta propulsiva degli elettori. E tra un loft e un circolo, tra un simbolo e una festa, tutto è crollato. E ora?
In bilico.
La Sinistra, senza voto: chi l'ha vista?
Venerdì 25 Gennaio 2008
.. così per curiosità il Partito delle Libertà a che punto è? No perchè c'è ancora vero? Quella cosa che aveva detto Silvio sul tetto della macchina... no eh? Oblio.
E sul litigio Fini-Berlusconi di qualche tempo fa, mi son perso il passaggio sulla riconciliazione. O c'è stato? Lavoro troppo mi sa.
Giovedì 24 Gennaio 2008

- Non ci sono più margini di dialogo con Veltroni.
- Mastella può venire nella Cdl
- La Cdl è sempre viva, non è più un ectoplasma
Questi ed altri gustosissimi interventi, nei giorni a venire. Il Cavaliere è tornato!
Che sia il caso di riaprire il sempre frequentato blog di
Silvio Berlusconi?
Martedì 22 Gennaio 2008

Sabato scorso ho sfidato la fitta nebbia per andare al Covo a sentire il dj set di
Carlo Pastore, ma Carlo Pastore non c'era. Non è venuto, ha tirato il pacco lasciandomi parecchio inquieto. Forse non è abbastanza padano per sfidare la nebbia, o forse c'era ed io non l'ho notato, perso com'ero nei miei mille pensieri e mille ragionamenti contorti. Sono cose della vita, vanno prese un po' così e bisogna farsene una ragione. Peccato però, sarebbe stato bellissimo vedere vivo Karl Shepherd (d'ora in avanti lo chiamerò così, perché ripetere un nome troppe volte non va bene e poi dire che Carlo Pastore è un turboposer può essere molto pericoloso, si rischia minimo una querela per diffamazione), stringergli la mano e magari fare una foto insieme a lui, avrei coronato un sogno.
Ma si sa, i sogni son desideri, Ciccio Desideri non ha avuto la carriera che avrebbe meritato perché
magnava troppi bucatini e forse a Karl Shepherd non piacciono i bucatini, quindi mi sono consolato vedendomi almeno il concerto. Nell'ambito di una serata chiamata “Pensiero stupendo” ed organizzata in collaborazione con i tipi di Rockit al Covo suonavano infatti Le luci della centrale elettrica, i Ministri e gli Amor Fou e, anche se tutti probabilmente erano accorsi lì per sentire Mr. Shepherd mettere dischi, è stata ugualmente una serata meritevole di essere vissuta appieno.
Con questa legge elettorale non c'è dubbio che sarà così, andremo tutti insieme come alleati e con Berlusconi candidato premier.
Gianfranco Fini
Dimentichiamo vecchie incomprensioni, è tempo di derby ancora una volta!
(Sarà una lunga giornata, già me lo sento.)
E' da due giorni che cercavo di mettermi in contatto con l'ex ministro della Giustizia. Ho appreso della sua scelta dalle agenzie.
Romano Prodi
Ho sentito Mastella in queste ore. Lui mi ha telefonato. Io gli ho dato la mia solidarietà dopo il suo discorso alla Camera, in cui ha denunciato una situazione della giustizia che non è più sostenibile".
Silvio Berlusconi
Lunedì 21 Gennaio 2008
Nel 1998 Prodi cadde per colpa di Bertinotti.
Nel 2008 Prodi cade per colpa della moglie di un ministro, indagata.
Nemmeno il più perverso sceneggiatore avrebbe immaginato una cosa simile, neh?
Venerdì 18 Gennaio 2008

Nei luminosi ed interminabili pomeriggi estivi, quando c'era luce fino a tardi e la scuola andava ormai finendo, iniziava il nostro Campionato di Tennis. Contrapponeva due giganti della scena degli anni '90, a loro modo entrambi campioni, seppure in mondi un po' diversi tra loro.
Jim Courier aveva una racchetta verde smeraldo Dunlop, residuo del corso pomeridiano di qualche anno prima, lunga e leggera, con un bel fodero completo blu scuro. La racchetta di
Andrea Gaudenzi era una Head corta corta, fuori misura anche per un ragazzino delle medie, decorata da un mix di colori prettamente tennistici quali il bianco, il giallo, il rosa. Il fodero ne avvolgeva soltanto la parte superiore. Gaudenzi, a differenza del suo avversario, non aveva mai fatto un corso di tennis, pertanto si arrangiava come poteva ed anzi aveva imparato buona parte della sua tecnica proprio in quei pomeriggi estivi, durante il consueto campionato.
Il campo delle partite quotidiane, forse, non meritava il rango di
"campo di tennis" quanto piuttosto quello di area di cemento. Abbandonato al rapido logorio degli anni, ai bordi di un giardino scolastico tra un asilo e un campo di basket, proprio a fianco dell'istituto tecnico, non possedeva nemmeno una rete. Passi quella esterna, di recinzione, andata consumandosi negli anni tra buchi vari fino a scomparire del tutto una volta ridotta a brandelli contorti di ferro acuminati ed arrugginiti. La rete che mancava era - ahimè - proprio quella centrale, sostituita all'occorrenza dal nastro di plastica rosso e bianco a righe alternate tipico delle recinzioni dei lavori in corso. Le righe di delimitazione erano a malapena visibili, ormai dello stesso colore del cemento terra di siena del campo: appena si percepiva il quadrato davanti a rete entro il quale battere. Si aggiunga al quadro già fantozziano della situazione una fitta rete di radici e
buche di vario genere che spuntavano riempendo il campo di imperfezioni, zolle sollevate, rametti caduti, fogliame vario. Per farla breve: nessuno a parte noi poteva e soprattutto voleva utilizzare un campo simile.
Tuttavia Gaudenzi e Courier erano li ogni pomeriggio, alle cinque in punto, per la sfida quotidiana. Le bici chiuse contro la cancellata, poi scavalcata per entrare, racchette in mano e borraccia al collo, rigorosamente piena di
thè solubile, moda importata dal Canada e protagonista indiscussa delle nostre bevute adolescenziali.
A onor di cronaca va detto: Courier vinceva praticamente ogni partita, inizialmente in maniera molto plateale, poi via via che l'avversario prendeva confidenza con la racchetta e la sua antica arte, in maniera più sofferta e combattuta, fino a perdere qualche incontro ogni tanto.
Negli anni che vanno dal 1994 al 1997 Gaudenzi portò infatti a casa almeno quattro o cinque vittorie.
Lo sfidante era però un avversario meticoloso e puntuale. Leale e disciplinato sul campo, disposto a mille incontri faticosi pur di passare un buon pomeriggio di sport (il calcetto sarebbe venuto solo qualche anno dopo). Il protocollo rigidissimo prevedeva la ripetizione della giocata in caso di rimbalzo su qualche gobba del campo, la discussione interminabile è-sopra-è-sotto in caso di difficile valutazione di un tiro vincente raso rete, o meglio raso filo, a volte sfociata in nervosismo e litigio. Prevedeva altresì che il campo rimanesse sempre lo stesso, senza alternanza, per anni, che al termine di ogni set si facesse una pausa a bordo campo per bere il thè freddo e che ognuno andasse a riprendere la pallina nella sua metà campo. Già,
la pallina. Una soltanto, per non perderle nel campo con l'erba alto proprio a fianco. Era molto faticoso giocare in quel modo, bisogna riconoscerlo, eppure sono state forse le più belle partite di tennis che si potesse sognare. Spontanee e rustiche come solo due ragazzini potevano accettare. Genuine nel loro ripetersi costante, sempre uguali, con la stretta di mano finale a bordo rete, come i veri tennisti e un altro thè freddo offerto al perdente, a casa di chi aveva vinto la sfida.
Poi sono arrivati gli sbandati, con motorini e qualche
siringa, i bonghi e le pentole. Occupavano il campo tanto per fare, qualche volta tagliavano nottetempo la rete.
Gaudenzi e Courier diventavano grandicelli e iniziavano a non giocare più come un tempo. Restano le pagine su un'agenda elettronica ormai fuori uso, a registrare una ad una le partite svolte, con tanto di risultati, tempi di gioco, set dopo set. Poco tempo dopo sarebbe esplosa la passione per il calcetto, che tante altre sfide epiche avrebbe regalato ai due imberbi tennisti, sulla scia del Chino e di Cannavaro. Ma questa, è un'altra storia.
Jim Courier
Martedì 15 Gennaio 2008
Non ho seguito bene la vicenda, ma i 15 minuti di apertura del Tg1 (quindi metà telegiornale, manco avesse vinto la Ferrari) dedicati a difendere il Papa, ad intervistare studenti sdegnati per la repressione, a mettere in campo tutta la loro piaggeria nel sostenere "uno dei più grandi teologi del '900", beh, penso siano sufficienti per farmi capire che questo pastore tedesco è assai molto più furbo di certi laicisti. E non c'è veramente nient'altro da aggiungere, il resto sono solo ovvietà risapute: il papa non doveva essere invitato, il papa non doveva essere cacciato.
Opportunisticamente parlando, intendo.
... E ci svegliamo tutti
sudati. Nella notte ci solleviamo sul letto
puntando il gomito, oppure in pieno giorno alziamo gli occhi dalle tastiere su cui stiamo battendo e guardiamo il nostro vicino di posto, terrorizzati perché forse sì,
forse gli assomigliamo.
... E ci sentiamo
incazzati, stiamo crescendo incazzati.
Incazzati neri: andiamo a letto sempre più tardi la notte rincorrendo la nostra ombra sul pavimento. Scriviamo blog, abbassiamo i finestrini nel traffico per cantarne quattro all'ultimo stronzo, non ci sta mai bene niente, consumiamo la suola delle scarpe a ritmo di capricci e amiamo sempre meno profondamente
il prossimo, perché comunque andrà a finire siamo certi che ci fregherà. Guardiamo i sassi sulla strada domandandoci se non starebbero meglio stretti
nei palmi delle nostre mani, ci asfissiamo di lavoro per trenta denari non regolarizzati che ci vengono consegnati con il peso di una cortesia. Compriamo macchine sempre più grandi, due, quattro scarichi posteriori, copertoni giganteschi, antenne che bucano le prime nuvole ma non ci dimentichiamo mai di fare segno di no con la testa quando stiamo fermi nel traffico o quando non troviamo un buco per parcheggiare. Ci ricordiamo di quanto fosse bravo
Rino Gaetano, infiliamo dischi dei
Queen e dei
Guns, amiamo i
Clash, sentiamo "
The Passenger" e stravediamo per il
Padrino, pontifichiamo la superiorità dei primi tre Starwars sugli ultimi e sussurriamo alle orecchie dei nostri amici che
George Lucas s'è rincoglionito; perfino quei tre cazzoni che ancora vanno dietro ai
Litfiba dicono sempre la stessa cosa per giustificarsi: "
Ma nei primi tempi erano grandi...". And so on, perché oggi non abbiamo un cazzo, non ci rimane
niente, siamo la
peggiore generazione della storia, quella senza né santi né eroi, perfino
Bon Jovi non riesce più a infilarne una giusta, non abbiamo conosciuto guerre e inondazioni: siamo tutti
Fonzie senza la giacca di pelle. Il cricetino
Alvin è diventato
vero, a scapito nostro che ci sentiamo ogni giorno un poco di più plastificati.
... E quello che facciamo è
ingannare la vita, disinnescare la solitudine prima di ritrovarci davanti uno specchio inaspettatamente. Stiamo
insieme, ci scegliamo gli amici e insieme percorriamo la strada. Ci guardiamo negli occhi nelle serate di pioggia con una bionda davanti e quello che viene fuori è che saremmo stati tutti uomini
migliori se avessimo posseduto giusto un poco
in meno. Se fossimo stati
adulti negli anni
Sessanta o negli anni
Settanta, se avessimo fatto in tempo a vedere i fratelli cadere sotto il piombo o gli amici degli amici finire dentro per uno
strappo avventato, saremmo stati tutti
migliori. Portiamo dentro di noi lo spettro dei nostri predecessori: è uno spettro appannato, reso esile dalla televisione, dai telecomandi,
dal maledetto wikipedia che sta creando una generazione di
mostri. Ecco chi siamo noi:
il grilletto facile ha fatto posto alla
cultura facile. Era meglio il primo: è meglio la pena di morte
che la pena di vita. Abbiamo wikipedia e nessuno tiene più in casa un vocabolario o una VERA enciclopedia: è la cultura facile, baby, diranno i santoni, ed è grazie a wikipedia se oggi i giovani sanno
almeno qualcosa, perché QUESTO è certamente meglio di non sapere
nulla. Ma io dico: fanculo. Fanculo wikipedia, fanculo quel frocio cotonato di
Giovanni Allevi: uno sbarbatello da conservatorio idolatrato solo perché ci fa quest'immenso piacere di non osare
più di tanto. Così ci guardiamo negli occhi e nella nostra perfezione amabilissima scorgiamo l'ombra della merda che siamo. Questo
Facilissimo Creare che non destabilizza più, che non osa,
che non ti chiede uno sforzo: immergerlo vorremmo sotto la coltre di cenere delle sigarette e invece è proprio quello che ci dobbiamo fumare.
Venerdì 11 Gennaio 2008
La monnezza a Napoli
fa 4. In questi giorni, quel numero, se lo stanno giocando a lotto accoppiato a molti altri della
smorfia. Dalla crisi, fra
Forcella e i
Quartieri Spagnoli, si prova sempre a tirarne fuori qualcosa di positivo.
La monnezza
fa 4, come i giorni che servono - non ci crederete - per partecipare allo "
spazza-tour", un giro per la Campania in questi giorni di inferno proposto da alcune
fantasiose agenzie di viaggio. Sotto il Vesuvio tutto manca, tranne le idee, le intuizioni, la scaltrezza,
la vivacità. Quella, i napoletani, ce l'hanno innata.
La monnezza
fa 4, ma nessuno
si fa in 4 per la monnezza. O meglio, nessuno di chi dovrebbe farlo. Perché poi, invece, c'è chi con la monnezza ha fatto
affari d'oro. Più della
droga (quella ormai è considerata monnezza), tanto più che qui non c'era bisogno di nascondersi, di operare in gran segreto, di organizzare la rete del traffico. Qui, da anni, hanno fatto tutto
alla luce del sole. Discariche abusive a cielo aperto, campagne strapiene di qualsiasi
schifezza, periferie imbottite di vere bombe ambientali, rifiuti speciali sepolti in fondo al mare, nascosti nei container al porto dove - dopo che hanno eliminato i varchi - si può accedere
anche a piedi dal Maschio Angioino, impasti schifosi poi rivenduti come fertilizzanti, navi incendiate come la
Moby Prince sepolte a due passi dalle spiagge, cataste di vecchie gomme fatte incendiare dai rom per pochi euro. Il tutto gestito da aziende legali sotto gli occhi dei supercommissari del
Gov't (non so perché, ma è da anni che
governo lo scrivo così).
Il sistema parallelo allo stato (non uso il termine
camorra, sarebbe fuorviante) funziona così da tempo. Chi non ha letto
Saviano lo faccia, ma con un'unica raccomandazione: poi non vi fate condizionare quando mangiate
la mozzarella di bufala. Non è tutta così.
Sono giorni che
sorrido davanti all'interesse mediatico che si è scatenato su Napoli e dintorni. Resto sorpreso se si scomoda addirittura il direttore di Repubblica,
Ezio Mauro, per fare un reportage in prima persona da inviato a
Pianura. Rabbrividisco quando vedo le prime pagine di
Libero e de
Il Giornale. "
Piangono e fottono", titola
Feltri riferendosi ai politici napoletani. "
I loro rifiuti? A casa nostra", apre invece
Mario Giordano. Adesso è
facile parlare, dove sono stati loro finora? Il loro spirito di giornalisti d'assalto si scatena solo quando c'è da fare battaglie politiche
pro Berlusconi?
Lo confesso,
faccio il giornalista anche io, ma non riesco a volte a rendermi conto di come si sviluppino certe dinamiche. Cazzo, fossi stato io un direttore di un giornale serio, era da un anno che facevo pagine e pagine sull'argomento. Senza scrivere una riga, però. Le parole non sarebbero servite. Avrei pubblicato
dieci foto al giorno, una per ogni paese della Campania. I cumuli di monnezza (o
munnezza, detto in dialetto più stretto) stanno in ogni angolo di Campania (almeno nelle province di Napoli,
Caserta e
Benevento) da tempo
immemore: almeno due anni. Nelle foto, avrei fatto vedere le montagne di buste davanti
alle scuole, davanti agli uffici pubblici, davanti alle chiese, davanti agli ospedali. Avrei fatto vedere le strade invase e perciò ridotte di corsia.
Mercoledì 9 Gennaio 2008
Son giorni che mi frulla tra le mani questo post, uno di quei post che a scriverlo di getto mi uscirebbe pieno zeppo di insulti e turpiloqui di ogni tipo. Sarà che mi ha sempre irritata all'inverosimile sentire persone non dotate di utero parlare di aborto, non ce la faccio, è più forte di me, potessi li prenderei a schiaffi. Nessuno ha il diritto di pretendere di legiferare sul corpo di qualcun altro. Sarò antidemocratica ma la vedo così.
Ora io faccio parte di quelli che la 194 vorrebbero modificarla, migliorarla davvero.
Magari facendo sì che a una donna al quinto mese che ricorre all'aborto per un'anomalia fetale incompatibile con la vita non venisse detto al momento dell''induzione (dolorosissima) del parto "te lo meriti di soffrire" da un medico cui andrebbe impedito di esercitare.
Oppure rendendo meno terribili le pratiche per ricorrere a questa pratica, affiancando più psicologi per il sostegno pre e post, trovando metodi per rendere la cosa almeno meno dolorosa possibile dal punto di vista fisico che dal punto di vista psichico ognuno poi farà i conti con se stesso.
Io a quelli che dicono che una donna che abortisce merita di soffrire (e ce ne sono tanti) auguro che l'anestesia non vada il giorno in cui dal dentista dovranno togliersi il dente del giudizio. Potendo scegliere la sottoscritta non gradirebbe di partorire con dolore, vorrebbe l'epidurale eppure c'è gente che storce il naso perfino di fronte a questo.
Tornando in tema dicevo che a me piacerebbe che la 194 venisse migliorata con un dibattito serio.
Tuttavia in Italia la cosa è impossibile, ogni accenno a una possibile discussione solleva il polverone guidato dalla Chiesa Cattolica e dai loro alfieri difensori della vita ad ogni costo che questa legge la vogliono abrogare. A costo di far partorire con dolore alle donne feti nati morti.
Non mi reputo un'abortista a tutti i costi, considero una nascita un evento gioioso, miracoloso; tuttavia un figlio non lo si può imporre a nessuno, tantomeno se gravemente malato o destinato a morte certa. E quelli che dicono "portatelo in grembo nove mesi e poi destinatelo in adozione" probabilmente non hanno mai avuto il piacere di vedere una gravidanza crescere, di sentire i bimbi muoversi, di capire il legame profondo che si instaura tra la madre e il contenuto del suo grembo. Penso sia immorale sottoporre una donna ad una tortura psichica simile.
Ora, rifacendomi alle parole dette ieri da Veltroni penso che un discorso serio sulla prevenzione dell'aborto in questo paese sia parimenti impossibile e il suo intervento mi ha messo i brividi. Evidentemente si è sentito "in dovere" di scendere in campo, avrei apprezzato di più un intervento più forte.
Ripeto, sarò antidemocratica ma io con persone che parlano di prevenzione dell'aborto in caso di gravidanza indesiderata rifiutandosi di parlare di contraccezione in maniera seria mi rifiuto a mia volta di parlare, non meritano di avere voce in capitolo in un dialogo. Con chi tenta di privare gli altri di un diritto utilizzando mere perifrasi a difesa della vita non parlo. sono in uno stato laico, si deve pensare al bene dei cittadini, non ai desideri del Papa.
Volete davvero prevenire gli aborti? Farli ridurre ancora di più?
Allora libera contraccezione, preservativi a prezzi popolari, pillola anticoncezionale mutuabile e pillola del giorno dopo facile da raggiungere in caso di rotture di preservativo. Questo è l'unico vero metodo di prevenzione dell'aborto. Ma siamo in un paese in cui esistono ancora medici di base che si rifiutano di prescrivere contraccettivi orali o farmaci per i protocolli medici di procreazione medicalmente assistita in quanto in questo paese è possibile sottrarsi alla propria funzione per obbedire ai dettami di Santa Madre Chiesa. E a me viene il voltastomaco e li manderei tutti a lavorare in Vaticano.
La vera prevenzione si fa prima, non tentando di indurre una donna incinta per sbaglio o incinta di un bimbo malato a tenerselo ad ogni costo infiltrando scagnozzi fanatici della vita nei consultori.
Poi chi è che si occuperà di quei bimbi? Genitori soli poco tutelati dalla legge italiana? I servizi sociali ridotti allo stremo? Gli istituti in crisi nera? E chi si prenderà cura della riabilitazione della psiche dedlle madri? I nostri poveri consultori inadeguati e senza finanziamenti?
Troppo facile pontificare su vite altrui per gli strenui difensori della morale cattolica a caccia di qualche misero voto e dei favori di una Chiesa che sembra non imparare mai dai propri errori.
Oggi come non mai vorrei vivere in uno stato laico e pensare di andare avanti.
Qui invece sembra si stia facendo la corsa per trornare indietro.

In questi giorni (ognuno ha il suo, ma il periodo è circa questo) ricorre il
Delurking Day, una robaccia che suona pure un po' sinistra, ma in soldoni sta a significare
il giorno in cui tutti i lettori che abitualmente seguono Ciccsoft e non dicono una parola mai nemmeno a morire, si fanno vivi nei commenti e salutano, mandano un bacio, gettano un fiore, si prenotano per due ore.
E' un giorno festoso perchè i tenutari qui scoprono gente che legge che nemmeno immaginavano: lettori di passaggio acquisiti, curiosoni dell'ultima ora, neoblogger, ed anche contano i morti di chi ahimè non passa più da queste parti com'era solito fare un tempo.
Dunque a voi la palla: non siate timidi e fatevi vivi nei commenti. Fateci sentire che ci siete nonostante tutto.
Domenica 6 Gennaio 2008
Prima di archiviare definitivamente il
2007 tra gli
X-Files, non potevamo non offrire ai nostri lettori l'immancabile mix musicale di fine anno. Giunta ormai alla quarta edizione, l'
Indie Compilation 2007 rappresenta il tentativo mio e del Socio TheEgo di riassumere quello che musicalmente ha detto il 2007. Semplici i criteri: quello che ci è piaciuto di più, non necessariamente quello che abbiamo ascoltato più spesso, cercando di dare anche di non scadere troppo nell'autoreferenzialità. Una serie frenetica di consultazioni che nemmeno al Quirinale, ha prodotto la
Lista seguente di
18 brani, alcuni eletti all'unanimità mentre altri spalleggiati solo da uno dei due delegati. Una compilation che di
indie ormai ha solo il nome, un
caucase che tenta di essere "rappresentativo" di ciò che l'annata musicale ha prodotto, nei limiti dei nostri limitati ascolti musicali.
I big (Radiohead) ci sono più o meno tutti, gli italiani non mancano, il mood è tendente al malinconico ma una puntata in pista ce la concediamo comunque. Si parte con la mano sul cuore e un organo nelle tempie (Arcade Fire) e si finisce urlando nella propria camera dopo che la guerra è finalmente finita (Stars). In mezzo ci sono gli Interpol che sfornano un'apertura di album pazzesca, c'è uno dei migliori gruppi italiani (A Toys Orchestra), il demenziale fruttivendolo che tenta di ricordarsi i nomi dei suoi clienti (Ex Otago) mentre noi ci chiediamo quanti anni che non ci si vede (Amari). Ci sono i finti canadesi (Canadians) con una canzone facile quanto così fetentemente molliccia nell'entrarti in testa. C'è giustizia mentre si salta e ci si spalma sul pavimento sotto le luci stroboscopiche (Justice), ci sono i National che hanno cantato l'autunno perfetto, una carezza che fa male e un pugno che ti addolcisce, o viceversa, ci siamo noi che ci muoviamo alla nostra imperfetta velocità (Maximo Park) e finiamo sempre a sbattere sotto l'enorme insegna rossa (LLCE). Eccetera eccetera.
C'è un'altra guerra che sta per iniziare.
Enrico Ghezzi ha voluto scrivere per noi la Prefazione alla nostra compilation:
Ascoltiamo Ciccsoft Indie Compilation 2007, un nastrone italiano d'annata, che e' un utopistico spaccato dell'inutilita' e dell'insensatezza dell'alta borghesia di una triste sintesi. Appare come un melting pot catartico di sequenze di note, una raccolta ermeneutica di citazioni in musica.
Ci si potrebbe trovare d'accordo con Rerdoix quando dice che sia un mescolone e al tempo stesso un insieme di introspezioni prolettiche, e basta.
Certamente, confrontando CIC2007 con Hit Mania Dance 2008, osserviamo che fa sempre la sua presenza un fil-rouge di smarrimento che pochi altri blogger possono offrire. In un contesto di ascensione dovuto a presenze foniche manieristiche, e probabilmente di dubbio gusto, lo spettatore potrebbe palesarsi senza dubbio kafkianamente. Ritengo comunque che Attimo sia in torto quando insinua che "Mon fleur debile" sia solo un'unione di arpeggi ascendenti, intrinsecamente non degna di un disco come questo. Certamente ci si accorge che in un'ottica di sensualita' derivata da casualita' nelle scelte senza dubbio retro', TheEgo potrebbe essere visto conformisticamente gelido, narrando del concetto della politica confrontato alle citazioni di Eisenstein. Insomma per me, la Indie Compilation di quest'anno, è una cagata pazzesca.
Vostro,
Enrico Ghezzi
Dopo il Continua a leggere, la track-list e i link per gli mp3.
Mercoledì 2 Gennaio 2008
Il 2007, a casa mia, ha suonato soprattutto così:
1. Le luci della centrale elettrica - La gigantesca scritta COOP
2. Tre allegri ragazzi morti - Il mondo prima
3. Radiohead - Nude
The Fratellis - Chelsea dagger
4. Le luci della centrale elettrica - Fare i camerieri
5. The Apples in Stereo - Sunndal song
6. Amari - 30 anni che non ci vediamo
Canadians - Summer teenage girl
Le luci della centrale elettrica - Piromani si muore
Radiohead - Reckoner
Stars - In our bedroom after the war
7. Verdena - Canos
8. CCCP - Live in pankow
9. Built to spill - Goin'against your mind
Damien Saez - Je veux qu'on baise sur ma tombe
Ex-Otago - Amato the greengrocer
Jovanotti - Fango
Soko - I'll kill her
The Cribs - Our bovine public
10.Arctic Monkeys - Balaclava
Blume - 90210
Maximo Park - Our velocity
Mazarin - For energy infinite
Modest Mouse - Dashboard
Arcade Fire - Crown of love
Arcade Fire - Intervention
Il 2007, i miei occhi, l'hanno visto soprattutto così: