Un quarto d'ora di cazzeggio in ufficio ed eccoci nella gallery di Repubblica. D'altronde Ciccsoft nel 2001 ne raccolse centinaia di manifesti taroccati... :-)
Mentre ormai stavo per andarmene dal solito cliente, illustrissimo eccelentissimo stimatissimo superPrimario del nostro Arcispedale, dopo altrettanto solita riparazione di wireless e installazione di un multifunzione, arriva secca la domanda:
- Senta, ho letto sul sito di questa rivista di medicina francese di un sistema chiamato RSS. Che roba è? Come funziona?
Spiegaglielo tu in due parole... Evidentemente però i miei tentativi di glissare e rimandare ad eventuali spiegazioni con più calma non sono bastati:
- E il web 2.0? Ne leggo dovunque ma non ho mica capito cos'è?
Ho improvvisamente ricordato di un mezzo impegno con una zia e ho preso deciso la porta. Son mica cose da chiedere ahò... Non ci sono più i clienti di una volta.
- Senta, ho letto sul sito di questa rivista di medicina francese di un sistema chiamato RSS. Che roba è? Come funziona?
Spiegaglielo tu in due parole... Evidentemente però i miei tentativi di glissare e rimandare ad eventuali spiegazioni con più calma non sono bastati:
- E il web 2.0? Ne leggo dovunque ma non ho mica capito cos'è?
Ho improvvisamente ricordato di un mezzo impegno con una zia e ho preso deciso la porta. Son mica cose da chiedere ahò... Non ci sono più i clienti di una volta.
Come si fa a dire la cosa giusta su Fidel Castro e Cuba? Soprattutto: come può riuscirci uno come me che a Cuba ha trascorso i migliori anni della sua esistenza? Come potrei dirla, questa cosa giusta, senza per forza cedere alla tentazione del parere personale?
Io so solo che c'è un posto nel mondo, che si chiama Cuba, dove le persone si sentono prigioniere della loro stessa passione. Si sentono tradite, queste persone, dall'amore che i loro stessi cuori hanno spurgato cinquant'anni addietro. So solo questo: so che ci sono medici internazionalmente riconosciuti come "sommi scienziati" che oggi scaricano merce nei frigoriferi dei supermercati insieme alle mosche perché lo Stato ha tagliato loro i fondi per una ricerca importantissima che stava per salvare centinaia di bambini. So che quei bambini sono morti, oggi, in barba alle statistiche sulla mortalità infantile, so che quelle strutture ospedaliere sono oggi fatiscenti, a meno che non ti chiami Diego Armando Maradona, s'intende, e so che quel medico ricercatore, capo del laboratorio di medicina molecolare della Havana, e stimato professore a Roma, come in Venezuela e in mezzo Sud America, che ha insegnato a centinaia di medici la professione, oggi scarica carne.
Questo so. So che c'è questo posto, Cuba, dove, dicono loro, gli autoctoni, basta sputare un seme in terra per vederlo crescere, eppure è un posto dove puoi girare in macchina per centinaia e centinaia e centinaia di chilometri e trovarti davanti, fuori dai finestrini, sempre questa meravigliosa terra perennemente incolta, perché la propaganda deve poter dire che è colpa dell'embargo se manca questo o quello.
Quello che so è che il mio amico Sergio sta finendo la medicina contro la sua asma, medicina che io stesso gli ho dovuto mandare, mandare tramite interposta persona perché a Cuba la DHL è proibita, so che Sergio sta agli ultimi pacchi e che non se la può procurare se non così, tramite interposta persona, e so anche che l'asma non curata vale come il più terribile dei mali. L'ho visto Sergio, con questi occhi, che sembrava un cadavere, grigio, scavarsi l'anima a colpi di tosse e scostare il piatto da dove stava mangiando.
Questo so e lo stesso non ho difficoltà a credere che uno starnuto di Fidel contenga più molecole d'intelligenza del migliore dei nostri politici.
Questo so di Cuba, di questa terra unica al mondo, orgogliosa, resistente, indistruttibile, coloratissima e disperata: so che la "pensione" di Fidel rischia di diventare il più grande incubo, nel futuro prossimo, per tutti i turisti con il pancione che amano i cocktail a due dollari e le puttane lascive, ma so anche che potrebbe essere quella famosa curva oltre l'orizzonte sempre uguale davanti al quale i cubani da cinquant'anni nascono, crescono e poi impazziscono a forza di dirsi che Miami non è poi così distante. So che la maggioranza di quelli che si sono convinti stanno ancora dentro le prigioni della Jamaica, sorta di CPT de' noantri, perché il mare cambia direzione e ci vuole poco, una gradazione di rotta di qualche grado, per confondere il il sogno con l'incubo, l'esilio con la prigionia.
So che Cuba è anche questo, insieme a tutte le altre cose che mi hanno fatto innamorare della migliore terra su cui io abbia mai poggiato i piedi e abitata dagli individui più degni d'essere conosciuti che si possano credere nati.
Io so solo che c'è un posto nel mondo, che si chiama Cuba, dove le persone si sentono prigioniere della loro stessa passione. Si sentono tradite, queste persone, dall'amore che i loro stessi cuori hanno spurgato cinquant'anni addietro. So solo questo: so che ci sono medici internazionalmente riconosciuti come "sommi scienziati" che oggi scaricano merce nei frigoriferi dei supermercati insieme alle mosche perché lo Stato ha tagliato loro i fondi per una ricerca importantissima che stava per salvare centinaia di bambini. So che quei bambini sono morti, oggi, in barba alle statistiche sulla mortalità infantile, so che quelle strutture ospedaliere sono oggi fatiscenti, a meno che non ti chiami Diego Armando Maradona, s'intende, e so che quel medico ricercatore, capo del laboratorio di medicina molecolare della Havana, e stimato professore a Roma, come in Venezuela e in mezzo Sud America, che ha insegnato a centinaia di medici la professione, oggi scarica carne.
Questo so. So che c'è questo posto, Cuba, dove, dicono loro, gli autoctoni, basta sputare un seme in terra per vederlo crescere, eppure è un posto dove puoi girare in macchina per centinaia e centinaia e centinaia di chilometri e trovarti davanti, fuori dai finestrini, sempre questa meravigliosa terra perennemente incolta, perché la propaganda deve poter dire che è colpa dell'embargo se manca questo o quello.
Quello che so è che il mio amico Sergio sta finendo la medicina contro la sua asma, medicina che io stesso gli ho dovuto mandare, mandare tramite interposta persona perché a Cuba la DHL è proibita, so che Sergio sta agli ultimi pacchi e che non se la può procurare se non così, tramite interposta persona, e so anche che l'asma non curata vale come il più terribile dei mali. L'ho visto Sergio, con questi occhi, che sembrava un cadavere, grigio, scavarsi l'anima a colpi di tosse e scostare il piatto da dove stava mangiando.
Questo so e lo stesso non ho difficoltà a credere che uno starnuto di Fidel contenga più molecole d'intelligenza del migliore dei nostri politici.
Questo so di Cuba, di questa terra unica al mondo, orgogliosa, resistente, indistruttibile, coloratissima e disperata: so che la "pensione" di Fidel rischia di diventare il più grande incubo, nel futuro prossimo, per tutti i turisti con il pancione che amano i cocktail a due dollari e le puttane lascive, ma so anche che potrebbe essere quella famosa curva oltre l'orizzonte sempre uguale davanti al quale i cubani da cinquant'anni nascono, crescono e poi impazziscono a forza di dirsi che Miami non è poi così distante. So che la maggioranza di quelli che si sono convinti stanno ancora dentro le prigioni della Jamaica, sorta di CPT de' noantri, perché il mare cambia direzione e ci vuole poco, una gradazione di rotta di qualche grado, per confondere il il sogno con l'incubo, l'esilio con la prigionia.
So che Cuba è anche questo, insieme a tutte le altre cose che mi hanno fatto innamorare della migliore terra su cui io abbia mai poggiato i piedi e abitata dagli individui più degni d'essere conosciuti che si possano credere nati.
Non mi ricordo bene in merito a che cosa ma un bel giorno ho sentito in televisione qualcuno dire questa frase:
"Il bello dell'intelligenza è che..."
Questo qualcuno ha poi seguitato con lo spiegare alcuni concetti relativi, appunto, al bello, secondo lui, dell'essere intelligenti.
Lì m'è venuto da pensare, porca miseria. Ma, diciamoci la verità, che ci sarà mai di così vantaggioso nell'essere intelligenti? Essere intelligenti ha tutti gli svantaggi possibili: ti rende emotivamente partecipe a un sacco di cose, ti fa arrivare prima degli altri alle conclusioni, ti permette di essere altamente selettivo nei confronti del prossimo e delle cose che questo prossimo vorrebbe sbolognarti. L'intelligenza, peggiore dei mali possibili, certe volte ti consente, niente meno, di farti una carriera onorevole e profittevole e io, che sostanzialmente preferisco non fare niente al fare qualsiasi altra cosa, ho idea che una carriera onorevole e profittevole nasconda tantissime insidie, una su tutte la fatica che ci vuole per costruirsela.
Questo ragionamento, da solo, il quale mi consente di costruire l'equazione intelligenza=fatica, basterebbe per farmi prendere le distanze dall'intelligenza o, quanto meno, dalla falsità secondo la quale ci sarebbe del bello nell'essere intelligenti.
Essere intelligenti è una condanna abissale: pensandoci su un attimo, posso dire di non aver mai conosciuto una persona intelligente perfettamente felice. Tutti i felici che io conosco sono cretini. Oppure hanno fatto una brutta fine. Preferirei non fare nomi, naturalmente, ma posso dire che questa felicità assoluta professata in alcune canzoni cantautoriali italiane sia una puttanata. Oppure un colossale affare, a patto che, in cambio, venga consegnata alla natura, appunto, la propria intelligenza: il tipico intelligente è condannato all'infelicità permanente. Li riconosci per la strada, gli intelligenti: non ci sono cascati, in quanto intelligenti, e perciò non guidano alcun ridicolo SUV, però sono stanchi, hanno le borse sotto gli occhi e non godono del fatto che, grazie alla loro intelligenza, possono avere tutte le donne e le amicizie che vogliono. Non ne godono perché, in genere, non resta loro alcun tempo per potersi avvantaggiare di tale privilegio.
Lavorano, hanno responsabilità e molte volte una targhetta d'ottone recante il proprio nome sulla scrivania. Essere intelligenti è un investimento veramente poco conveniente in questa terra in cui vince chi ne sa di meno in assoluto: sfondare con la propria intelligenza costa una fatica incredibile, invece diventare immortali solo grazie alla propria cretinaggine è facilissimo e, soprattutto, molto più apprezzato.
Io non credo che grazie all'intelligenza uno possa arrivare dove ha deciso di andare in tempi molto più brevi, anzi. Credo che sia vero il contrario: perché l'intelligente, spesse volte, arriva ingenuamente a farsi scrupoli, invece il cretino no e mica per cattiveria: il cretino non ci pensa punto e basta. Perciò io, dovendo scegliere, e pur non avendo ancora capito molto bene di quale categoria faccia parte, preferirei di gran lunga essere un cretino. Me lo scriverei ben volentieri sul petto: "Perfetto cretino". Senza contare che i cretini hanno molti più amici degli intelligenti: la vita dell'intelligente, secondo me, parafrasando Stefano Benni quando parla del puntuale, è un universo di solitudini immeritate. L'intelligente, parliamoci chiaro, fa anche un po' di paura: uno ha sempre timore che questo intelligente qui, inevitabilmente, calato in un gruppo, spicchi, tenda a farsi notare, a discapito degli altri, i cretini, la maggioranza, e per questo, tac, manco viene invitato, lo si lascia più volentieri a casa.
Per tutte queste ragioni, e molte altre, non ho ancora ben capito cosa ci sia di bello nell'essere intelligenti. Io, potendo scegliere tra tutte le variabili possibili, vorrei essere uno di cui tutti riconoscono solo e solamente il gran culo.
"Il bello dell'intelligenza è che..."
Questo qualcuno ha poi seguitato con lo spiegare alcuni concetti relativi, appunto, al bello, secondo lui, dell'essere intelligenti.
Lì m'è venuto da pensare, porca miseria. Ma, diciamoci la verità, che ci sarà mai di così vantaggioso nell'essere intelligenti? Essere intelligenti ha tutti gli svantaggi possibili: ti rende emotivamente partecipe a un sacco di cose, ti fa arrivare prima degli altri alle conclusioni, ti permette di essere altamente selettivo nei confronti del prossimo e delle cose che questo prossimo vorrebbe sbolognarti. L'intelligenza, peggiore dei mali possibili, certe volte ti consente, niente meno, di farti una carriera onorevole e profittevole e io, che sostanzialmente preferisco non fare niente al fare qualsiasi altra cosa, ho idea che una carriera onorevole e profittevole nasconda tantissime insidie, una su tutte la fatica che ci vuole per costruirsela.
Questo ragionamento, da solo, il quale mi consente di costruire l'equazione intelligenza=fatica, basterebbe per farmi prendere le distanze dall'intelligenza o, quanto meno, dalla falsità secondo la quale ci sarebbe del bello nell'essere intelligenti.
Essere intelligenti è una condanna abissale: pensandoci su un attimo, posso dire di non aver mai conosciuto una persona intelligente perfettamente felice. Tutti i felici che io conosco sono cretini. Oppure hanno fatto una brutta fine. Preferirei non fare nomi, naturalmente, ma posso dire che questa felicità assoluta professata in alcune canzoni cantautoriali italiane sia una puttanata. Oppure un colossale affare, a patto che, in cambio, venga consegnata alla natura, appunto, la propria intelligenza: il tipico intelligente è condannato all'infelicità permanente. Li riconosci per la strada, gli intelligenti: non ci sono cascati, in quanto intelligenti, e perciò non guidano alcun ridicolo SUV, però sono stanchi, hanno le borse sotto gli occhi e non godono del fatto che, grazie alla loro intelligenza, possono avere tutte le donne e le amicizie che vogliono. Non ne godono perché, in genere, non resta loro alcun tempo per potersi avvantaggiare di tale privilegio.
Lavorano, hanno responsabilità e molte volte una targhetta d'ottone recante il proprio nome sulla scrivania. Essere intelligenti è un investimento veramente poco conveniente in questa terra in cui vince chi ne sa di meno in assoluto: sfondare con la propria intelligenza costa una fatica incredibile, invece diventare immortali solo grazie alla propria cretinaggine è facilissimo e, soprattutto, molto più apprezzato.
Io non credo che grazie all'intelligenza uno possa arrivare dove ha deciso di andare in tempi molto più brevi, anzi. Credo che sia vero il contrario: perché l'intelligente, spesse volte, arriva ingenuamente a farsi scrupoli, invece il cretino no e mica per cattiveria: il cretino non ci pensa punto e basta. Perciò io, dovendo scegliere, e pur non avendo ancora capito molto bene di quale categoria faccia parte, preferirei di gran lunga essere un cretino. Me lo scriverei ben volentieri sul petto: "Perfetto cretino". Senza contare che i cretini hanno molti più amici degli intelligenti: la vita dell'intelligente, secondo me, parafrasando Stefano Benni quando parla del puntuale, è un universo di solitudini immeritate. L'intelligente, parliamoci chiaro, fa anche un po' di paura: uno ha sempre timore che questo intelligente qui, inevitabilmente, calato in un gruppo, spicchi, tenda a farsi notare, a discapito degli altri, i cretini, la maggioranza, e per questo, tac, manco viene invitato, lo si lascia più volentieri a casa.
Per tutte queste ragioni, e molte altre, non ho ancora ben capito cosa ci sia di bello nell'essere intelligenti. Io, potendo scegliere tra tutte le variabili possibili, vorrei essere uno di cui tutti riconoscono solo e solamente il gran culo.
Nel tripudio orgiastico della festa dell'amore, mentre frotte di coppiette festeggiavano in locali di dubbio gusto scambiandosi rose (c'è la schiavitù dietro la coltivazione delle rose, sappiatelo) e cioccolatini (vi andrà sui fianchi, sul culo, sulle guance butterate, ostruirà le vostre vene, carierà i vostri denti) (ma quanto sono buoni, cazzo), mentre coppie simulavano indifferenza verso una festa commerciale ma, sotto sotto, maledicevano il partner per non avergli portato neanche un microscopico regalino; in mezzo a tutto questo, ci stavo io. Seduto su una panchina. Non la panchina degli innamorati di Peynet, ma quella della palestra durante una partita (ovviamente, c'erano dubbi?). Non trovassi la felicità dentro di me, avrei di che odiarVi, bastardi!
E a ricordarmi che il 14 febbraio è la festa degli innamorati, ci ha pensato iTunes con una compilation creata per l'occasione. Infatti è 'na merda.
E a ricordarmi che il 14 febbraio è la festa degli innamorati, ci ha pensato iTunes con una compilation creata per l'occasione. Infatti è 'na merda.
Aiuto mamma, mi spengono la fiamma.
Tra il goliardico e il nostalgico, questo sms che ho ricevuto l'altra sera da un amico inquadra al meglio lo stato d'animo di quelli che vengono descritti come attaccati alle ideologie. Mi chiedo: a cos'altro dovremmo essere attaccati se non alle ideologie e ai simboli? Alla facce trite e ritrite di chi in questi mesi ha prima cercato di convincere la popolazione che era necessaria un'altra legge elettorale - cambia il vestito ma non la sostanza - oppure a quelli che oggi dicono che le coalizioni eterogenee non possono stare insieme, ma fino a ieri sì? In questi anni di fiori, ulivi, margherite, rose bianche, rose rosse, rose nel pugno è piuttosto comprensibile che i Verdi non siano riusciti a scavarsi una nicchia consistente nell'elettorato. Oggi ci si è messo pure Bertinotti a parlare dell'inquinamento: non buttate cartacce in terra, chiudete il rubinetto mentre vi lavate i denti, al semaforo mettete l'auto in folle e non pigiate sull'acceleratore. Ma per avere un minimo di senso civico ed educazione è necessario stare in un partito?
Ma non facciamo confusione, andiamo per ordine: del Pd abbiamo già detto in passato. Ha scelto il suicidio politico e continua a strizzare l'occhio a Berlusconi. Fa ricadere sulla sinistra colpe che non ha, tanto che le contraddizioni erano tutte al suo interno. Il faccione di Walter oggi cerca consenso in giro per l'Italia partendo dal cuore verde dell'Umbria. Probabilmente raccoglierà anche di più di quello che si possa pensare. Soprattutto se lui e Silvio - di comune accordo - continueranno a dichiarare: "Se non votate me, almeno votate lui". Insomma, se la cantano e se la suonano, altro che democrazia, altro che rigore a porta vuota. Chi lo ha fischiato il penalty per Silvio, chi votò l'accozzaglia dell'Unione oppure il Partito Democratico stesso andandoci a trattare prima della caduta del Governo? Il Pdl è ovviamente la peggior sciagura che possa capitare al Paese. Se pensate poi che i cosiddetti meno peggio (vedi Tabacci) continuano ad abbandonare la barca di re Silvio c'è poco da sperare. Incredibile il voltafaccia di Fini, che ha sciolto Alleanza Nazionale senza avere il coraggio di annunciarlo. Anche perché alla sua destra un imbufalito Storace continua a dirgliene di tutti i colori. Casini fa tenerezza: nell'Udc è rimasto solo lui (Folliini, Giovanardi, Baccini, ecc..., ecc...). Tutti dicevano che bisognava interrompere la frammentazione dell'arco parlamentare, ma continuano a nascere o a resistere formazioni politiche di una o due persone: vedi i Radicali, i vari socialisti, la Rosa Bianca, la Destra, l'Udc stessa, l'Unione Democratica (qualcuno sa chi sono?). Senza citare i vari De Gregorio, Rotondi & Co.
Capitolo sinistra: iniziativa tardiva. A parte la depressione che la faccia di Diliberto non riesce proprio a celare, in questa maniera la formazione è nata di riflesso al Partito Democratico, quindi sembra più una mossa difensiva che altro. Costruire una nuova sinistra dall'opposizione tuttavia sarà più semplice che farlo dal Governo. Bisogna solo che Bertinotti se ne renda conto. Per quanto mi riguarda in questo momento propendo per l'astensionismo. Perché in tutto 'sto bordello: dove sta la falce col martello?
Tra il goliardico e il nostalgico, questo sms che ho ricevuto l'altra sera da un amico inquadra al meglio lo stato d'animo di quelli che vengono descritti come attaccati alle ideologie. Mi chiedo: a cos'altro dovremmo essere attaccati se non alle ideologie e ai simboli? Alla facce trite e ritrite di chi in questi mesi ha prima cercato di convincere la popolazione che era necessaria un'altra legge elettorale - cambia il vestito ma non la sostanza - oppure a quelli che oggi dicono che le coalizioni eterogenee non possono stare insieme, ma fino a ieri sì? In questi anni di fiori, ulivi, margherite, rose bianche, rose rosse, rose nel pugno è piuttosto comprensibile che i Verdi non siano riusciti a scavarsi una nicchia consistente nell'elettorato. Oggi ci si è messo pure Bertinotti a parlare dell'inquinamento: non buttate cartacce in terra, chiudete il rubinetto mentre vi lavate i denti, al semaforo mettete l'auto in folle e non pigiate sull'acceleratore. Ma per avere un minimo di senso civico ed educazione è necessario stare in un partito?
Ma non facciamo confusione, andiamo per ordine: del Pd abbiamo già detto in passato. Ha scelto il suicidio politico e continua a strizzare l'occhio a Berlusconi. Fa ricadere sulla sinistra colpe che non ha, tanto che le contraddizioni erano tutte al suo interno. Il faccione di Walter oggi cerca consenso in giro per l'Italia partendo dal cuore verde dell'Umbria. Probabilmente raccoglierà anche di più di quello che si possa pensare. Soprattutto se lui e Silvio - di comune accordo - continueranno a dichiarare: "Se non votate me, almeno votate lui". Insomma, se la cantano e se la suonano, altro che democrazia, altro che rigore a porta vuota. Chi lo ha fischiato il penalty per Silvio, chi votò l'accozzaglia dell'Unione oppure il Partito Democratico stesso andandoci a trattare prima della caduta del Governo? Il Pdl è ovviamente la peggior sciagura che possa capitare al Paese. Se pensate poi che i cosiddetti meno peggio (vedi Tabacci) continuano ad abbandonare la barca di re Silvio c'è poco da sperare. Incredibile il voltafaccia di Fini, che ha sciolto Alleanza Nazionale senza avere il coraggio di annunciarlo. Anche perché alla sua destra un imbufalito Storace continua a dirgliene di tutti i colori. Casini fa tenerezza: nell'Udc è rimasto solo lui (Folliini, Giovanardi, Baccini, ecc..., ecc...). Tutti dicevano che bisognava interrompere la frammentazione dell'arco parlamentare, ma continuano a nascere o a resistere formazioni politiche di una o due persone: vedi i Radicali, i vari socialisti, la Rosa Bianca, la Destra, l'Udc stessa, l'Unione Democratica (qualcuno sa chi sono?). Senza citare i vari De Gregorio, Rotondi & Co.
Capitolo sinistra: iniziativa tardiva. A parte la depressione che la faccia di Diliberto non riesce proprio a celare, in questa maniera la formazione è nata di riflesso al Partito Democratico, quindi sembra più una mossa difensiva che altro. Costruire una nuova sinistra dall'opposizione tuttavia sarà più semplice che farlo dal Governo. Bisogna solo che Bertinotti se ne renda conto. Per quanto mi riguarda in questo momento propendo per l'astensionismo. Perché in tutto 'sto bordello: dove sta la falce col martello?
A quindici anni ce ne stavamo seduti sui gradini. Il pomeriggio lo passavamo in parrocchia, ore e ore a giocare a ping pong. Il Gesù Cristo sulla parete muoveva la testa a destra e sinistra per rimirare giocate da brivido. Arrivavamo sudati fradici al bar, orgogliosi della nostra partita e ci facevamo belli davanti alle coetanee. Coetanee che annusavano l'aria commentando con "Cos'è questa puzza di sudore?".
Giuliano Ferrara ci sta dicendo che mai, nella sua vita, ha avuto rapporti sessuali non finalizzati a procreare. Se così non fosse, che senso avrebbe la sua posizione di maschio antiabortista?
La polizia a Napoli è intervenuta per un presunto feticidio.
Su Repubblica e Corriere si parla di "aborto terapeutico alla quarta settimana", vorrei precisare che alla quarta settimana non si vede neppure l'eventuale battito ed è già tanto intravedere una camera gestazionale.
Ritengo più plausibile quello che ha detto il responsabile cioè che "è stata praticata l´interruzione di gravidanza terapeutica nel secondo trimestre", tanto più che si parlava di "Feto non vitale".
Generare confusione su questi particolari può essere pericolosissimo in questo clima liberticida dove oramai tra la Binetti da una parte e Berlusconi dall'altra penso che la mia tessera elettorale non possa che essere utilizzata per fare filtrini.
Qualsiasi cosa ci sia a quattro settimane NON E' un feto, è doveroso a mio parere precisarlo.
Ora se si è arrivati a tanto la situazione è più grave di quanto pensassi; posto anche che ci sia dietro qualche motivo interno politico o qualche procuratore in cerca di pubblicità secondo me sarebbe ora che la si smettesse di fare disinformazione e di creare gran polveroni attorno a una legge che sarà un po' vecchiotta ma è fatta in maniera da tutelare allo stesso modo sia la madre che decide di tenere il bambino sia quella che sceglie con dolore di non tenerlo?
In caso di feto vitale peraltro la 194 già di suo impone ai medici di rianimare il feto e di fare il possibile per tenerlo in vita.
Quindi di che feticidio o ipotesi di feticidio van cianciando questi?
Comunque sia mi chiedo cosa possa giustificare l'utilizzo di sette uomini in divisa per torturare una donna probabilmente già sotto choc; una donna che venti minuti prima aveva perso suo figlio per colpa di una malformazione, che aveva appena affrontato il dolore del suo parto senza culla.
Si parla di denuncia anonima, prego signori, fatevi avanti, si parla la caccia alle streghe è riaperta, è tutto uno show, è la "loro" campagna elettorale, trasversale, senza bandiera.
Ma è dei nostri diritti che si parla.
Su Repubblica e Corriere si parla di "aborto terapeutico alla quarta settimana", vorrei precisare che alla quarta settimana non si vede neppure l'eventuale battito ed è già tanto intravedere una camera gestazionale.
Ritengo più plausibile quello che ha detto il responsabile cioè che "è stata praticata l´interruzione di gravidanza terapeutica nel secondo trimestre", tanto più che si parlava di "Feto non vitale".
Generare confusione su questi particolari può essere pericolosissimo in questo clima liberticida dove oramai tra la Binetti da una parte e Berlusconi dall'altra penso che la mia tessera elettorale non possa che essere utilizzata per fare filtrini.
Qualsiasi cosa ci sia a quattro settimane NON E' un feto, è doveroso a mio parere precisarlo.
Ora se si è arrivati a tanto la situazione è più grave di quanto pensassi; posto anche che ci sia dietro qualche motivo interno politico o qualche procuratore in cerca di pubblicità secondo me sarebbe ora che la si smettesse di fare disinformazione e di creare gran polveroni attorno a una legge che sarà un po' vecchiotta ma è fatta in maniera da tutelare allo stesso modo sia la madre che decide di tenere il bambino sia quella che sceglie con dolore di non tenerlo?
In caso di feto vitale peraltro la 194 già di suo impone ai medici di rianimare il feto e di fare il possibile per tenerlo in vita.
Quindi di che feticidio o ipotesi di feticidio van cianciando questi?
Comunque sia mi chiedo cosa possa giustificare l'utilizzo di sette uomini in divisa per torturare una donna probabilmente già sotto choc; una donna che venti minuti prima aveva perso suo figlio per colpa di una malformazione, che aveva appena affrontato il dolore del suo parto senza culla.
Si parla di denuncia anonima, prego signori, fatevi avanti, si parla la caccia alle streghe è riaperta, è tutto uno show, è la "loro" campagna elettorale, trasversale, senza bandiera.
Ma è dei nostri diritti che si parla.
Sapete come ci chiamano, a noi (me e quelli come me; voi non siete necessariamente inclusi), alcuni di quei signori che ne capiscono di economia e di finanza? Ci chiamano “il parco buoi”.
Google Maps.
"Strada dei campi, Gorizia".
Ovviamente: immagine via satellite.
[thanks to Piero]
"Strada dei campi, Gorizia".
Ovviamente: immagine via satellite.
[thanks to Piero]
A volte la realtà supera la fantasia. Un partito che sembrava un estemporaneo capriccio di un miliardario in crisi d'astinenza di potere, un partito che pareva dimenticato (se non addirittura surgelato per sempre) ricompare all'improvviso. Senza che nessuno ne sentisse la mancanza, oltretutto.Pare che il grande passo sia stato deciso in un batter d'occhio. Tutti d'accordo. Altri fanno congressi e ci mettono anni, loro decidono di fronte ad una tazza di caffè, senza consultare i militanti. Mi piace questo modo di semplificare la realtà, ma in fondo chi lo decide cosa è realtà e cosa è immaginazione?
Pierferdinando Casini addirittura è stato informato mentre era in viaggio in treno, ed a quanto pare non l'ha presa troppo bene. Non ci vuole stare. Ma alla fine tornerà, come al solito. Non ha altra scelta.
Il Popolo della Libertà (nome da brivido) nasce, e nasce già forte ed invincibile. E non è stato fondato in Piazza San Babila, in occasione di quella memorabile domenica del predellino, sospinto da una valanga di firme talmente vere che non se ne è mai più parlato, forse per pudore. Nasce nel 2005 (anche se i più non se ne sono mai accorti) e nasce non per obbligo, ma per scelta consapevole dettata dalla volontà di semplificare. Siamo alla totale riscrittura della realtà, ma questo è solo l'inizio. Il bello verrà nelle prossime settimane, ne sono convinto. La parola d'ordine sarà una sola: il Capo ha avuto l'ennesima idea geniale, ennesimo successo in una lunga carriera che l'ha visto sempre vincente, in qualunque campo. E se qualche volta per caso ha perso è stata colpa di altri, non sua.
Giuliano Ferrara si è già portato avanti con il lavoro. Ieri sera ad Otto e Mezzo era raggiante, non stava più nella pelle. Ha aperto la trasmissione parlando un quarto d'ora senza dire nulla, però è sempre molto intelligente. Per non farsi mancare nulla aveva addirittura la forfora sulla giacca, la forfora tipica delle grandi occasioni: la Forfora della Libertà. Ho rischiato un blocco digestivo, ma ne è valsa la pena. In seguito verranno Belpietro, Feltri, Giordano, Vespa e gli altri scrivani di corte, ma Ferrara è di un altro pianeta. Un fuoriclasse al servizio del miglior offerente.
Ovviamente, nessuno si chiederà perché, nonostante vada sbandierando in giro fior di sondaggi che lo danno vincitore a man bassa, Berlusconi abbia avuto bisogno di lanciarsi in un'operazione del genere. Nessuno dirà che il Pdl sta imbarcando chiunque per far numero, nessuno dirà che è un'operazione di facciata e che si squaglierà il giorno dopo le elezioni. Farsi troppe domande non serve, priva lo spettacolo di ogni suo fascino.
Soprattutto, nessuno riconoscerà che Lamberto Dini entrando in un carrozzone del genere ha avuto un coraggio da leone. È un uomo da ammirare perché ha scelto di entrare non per convinzione e nemmeno per convenienza, ma per fare lo iettatore. In sostanza, vuole portare loro sfiga e farli perdere. Si è immolato per noi e pertanto è un vero eroe, e solo il tempo galantuomo saprà far sì che venga riconosciuto da tutti in quanto tale. Ai poster l'ardua sentenza (cit.).
Ma tu elettore di Gianfranco Fini, che eri d'accordo con lui quando disse che era schifato dal Popolo delle libertà lanciato da Silvio dal predellino e per il quale aveva mandato con sincerità al diavolo l'esperienza della CdL, ecco tu che ti appresti a rivotarlo nella lista unica del Popolo delle libertà, rispondi a questa semplice domanda. Da 1 a 10 quanto è paraculo il tuo leader?
Il Consiglio dei Ministri ha appena fissato la data di apertura della stagione balneare: domenica 13 aprile.
Di fronte all'ennesimo dramma elettorale, che fare? Ciccsoft è già spaccato, tra gli inguaribili recidivi della Matita e gli esasperati che sventolano Scheda Bianca.
Di fronte all'ennesimo dramma elettorale, che fare? Ciccsoft è già spaccato, tra gli inguaribili recidivi della Matita e gli esasperati che sventolano Scheda Bianca.
Che peccato che quest'Italia arruffona, disonesta, oscillante, bugiarda, che peccato che quest'Italia qui non sia capitata nelle mani di quelli che erano ragazzi alla fine degli anni Sessanta e giù di lì. Che peccato. Lo dico a cavallo di una settimana bella e importante e di un'altra che, spero, sarà soprattutto di svago e relax, ma lo dico con convinzione e colpevolezza: che peccato che quest'Italia di puttane e uomini di malaffare, quest'Italia di Napoli e di merda putrefatta, quest'Italia di mortadella e imbecilli che di fronte a tanto orrore sanno solo invitare gli altri a non votare più, che peccato che quest'Italia qui sia capitata tra le mani nostre, mani curate e rosa al punto giusto, mani lisce provate da un lavoro fatto di parole, rapporti, cravatte, ficus di plastica, rotary club e un urlatissimo precariato combattuto dai divani di casa di papà. Che peccato.
Che peccato che quest'Italia qui, quest'Italia del G8 e di Carlo Giuliani, quest'Italia della polizia assassina, quest'Italia dei vuoti democratici, dei preti pedofili e di Gabriele Sandri, che peccato che quest'Italia qui non sia capitata nelle mani ancora giovani degli uomini e delle donne che ci hanno generato.
Che peccato che dipenda da noi: che peccato. Che peccato che, ad oggi, il più alto discorso che si elevi sia quello relativo alla parità dei diritti delle donne. Le quote ROSA: che peccato che le donne stesse, invece di sentirsi così rosa e di lottare inutilmente contro questa egocentrica pugna alla fallocrazia, non scelgano finalmente di scheggiarsi due unghie e arraffare una pietra dalla strada. Che peccato che i froci si offendano se li chiamiamo froci, che peccato che il dibattito sia ancora tutto qui, che peccato che chi dovrebbe indicarci la via perda invece il tempo ad indignarsi nei loft perché noialtri diciamo frocidimmerda, o negridimmerda, o pelatidimmerda, che peccato tutto questo e che peccato che questi individui qui - me li immagino tutti pelati, appunto, o froci, al limite - che peccato che costoro scelgano di raccontare il proprio dissenso costruendo carri di cartapesta o vestendosi da cretini, anziché prendere due preti e spaccar loro la testa contro il bordo di un marciapiede, oppure due di noi, o due di loro o due di chicchessia o in ostaggio uno studio televisivo o spargendo merda liquida da un candair sopra San Pietro una domenica mattina o sopra uno stadio o nel Parlamento o nello studio di Michele Cucuzza che scrive le sue memorie griffato Mondadori.
Che peccato che quest'Italia qui sappia soltanto imbracciare un disssenso di plastica, giornalistico, mediatico, da poster, per impedire a un Papa di vomitare le proprie stronzate in santa pace, invece che accoglierlo a braccia aperte, ascoltarlo in rigoroso silenzio e poi tempestarlo di pomodori e tocchi di vomito di opossum. Che peccato. Che peccato che siamo noi, noi-Dario Fo, noi con la Playstation, l'autoradio e l'acceleratore facile. Che peccato che queste carte di credito le usiamo soltanto per pagarci i vizi, invece che adoperarle come artefatti taglierini per recidere le gole di chi ci vende le case nemmeno fossero tempestate di diamanti.
Che peccato che quest'Italia di emigranti e di immigrati, di romeni e di romani a Ponte Milvio, che peccato che questa Italia qui non sia capitata tra le mani incazzate e stanche di quei ragazzi lì, quelli che non saremo mai perché è giustappunto dalle loro costole che siamo pervenuti.
Che peccato che quest'Italia qui, quest'Italia del G8 e di Carlo Giuliani, quest'Italia della polizia assassina, quest'Italia dei vuoti democratici, dei preti pedofili e di Gabriele Sandri, che peccato che quest'Italia qui non sia capitata nelle mani ancora giovani degli uomini e delle donne che ci hanno generato.
Che peccato che dipenda da noi: che peccato. Che peccato che, ad oggi, il più alto discorso che si elevi sia quello relativo alla parità dei diritti delle donne. Le quote ROSA: che peccato che le donne stesse, invece di sentirsi così rosa e di lottare inutilmente contro questa egocentrica pugna alla fallocrazia, non scelgano finalmente di scheggiarsi due unghie e arraffare una pietra dalla strada. Che peccato che i froci si offendano se li chiamiamo froci, che peccato che il dibattito sia ancora tutto qui, che peccato che chi dovrebbe indicarci la via perda invece il tempo ad indignarsi nei loft perché noialtri diciamo frocidimmerda, o negridimmerda, o pelatidimmerda, che peccato tutto questo e che peccato che questi individui qui - me li immagino tutti pelati, appunto, o froci, al limite - che peccato che costoro scelgano di raccontare il proprio dissenso costruendo carri di cartapesta o vestendosi da cretini, anziché prendere due preti e spaccar loro la testa contro il bordo di un marciapiede, oppure due di noi, o due di loro o due di chicchessia o in ostaggio uno studio televisivo o spargendo merda liquida da un candair sopra San Pietro una domenica mattina o sopra uno stadio o nel Parlamento o nello studio di Michele Cucuzza che scrive le sue memorie griffato Mondadori.
Che peccato che quest'Italia qui sappia soltanto imbracciare un disssenso di plastica, giornalistico, mediatico, da poster, per impedire a un Papa di vomitare le proprie stronzate in santa pace, invece che accoglierlo a braccia aperte, ascoltarlo in rigoroso silenzio e poi tempestarlo di pomodori e tocchi di vomito di opossum. Che peccato. Che peccato che siamo noi, noi-Dario Fo, noi con la Playstation, l'autoradio e l'acceleratore facile. Che peccato che queste carte di credito le usiamo soltanto per pagarci i vizi, invece che adoperarle come artefatti taglierini per recidere le gole di chi ci vende le case nemmeno fossero tempestate di diamanti.
Che peccato che quest'Italia di emigranti e di immigrati, di romeni e di romani a Ponte Milvio, che peccato che questa Italia qui non sia capitata tra le mani incazzate e stanche di quei ragazzi lì, quelli che non saremo mai perché è giustappunto dalle loro costole che siamo pervenuti.
Nel mio saggio di prossima pubblicazione ("Storia del pop attraverso i dettagli che vi erano sfuggiti", 815 pp., appena trovo un editore vi faccio sapere) ho dedicato un capitolo all'uso della lingua nei videoclip delle divette adolescenziali degli ultimi dieci anni. Intendo proprio il muscolo, la lingua. Di regola, nel lanciare queste giovanissime popstar, i produttori si trovano di fronte a un problema non da poco: come stimolare gli ormoni dei coetanei di sesso opposto, e di conseguenza lo spirito emulativo delle coetanee dello stesso sesso, ossia, in definitiva, le vendite, senza incorrere nel boicottaggio dell'Associazione Madri Americane Apprensive. Si tratta, a ben vedere, di trovare il giusto equilibrio tra richiamo sessuale e qualsiasi altra cosa, nel senso di riservarsi una via d'uscita per sostenere, a posteriori e qualora ne sorga la necessità, che un riferimento al sesso era in realtà un tutt'altro qualunque. Esempio: nel loro primo singolo, le Spice Girls dicono "I wanna really really really wanna zigazig-a". "Zigazig-a", in gergo, vuol dire solo una cosa; e nel relativo video, per scacciare ogni dubbio, in corrispondenza di quella parte del testo Melanie Brown apre e chiude freneticamente le cosce. Poi però è saltato fuori che buona parte del loro merchandise entrava nelle camerette delle bambine delle scuole elementari, perciò zigazig-a è diventato ufficialmente "solo un'onomatopea, ha il significato che gli vuoi dare, può voler dire tutto ciò che la tua fantasia le attribuisce" (il virgolettato è arbitrario, ma il senso è quello). I bambini, i loro sogni, la loro fantasia. Figo, no? E noi l'abbiamo sfangata anche stavolta.
Comunque. Torniamo alle popstar adolescenti e alla loro lingua. I produttori discografici, verso la fine degli anni '90, ebbero un'idea geniale per far quadrare il cerchio di cui sopra: visto che su MTV non potete mostrare le tette, usate la lingua. La lingua è una parte del corpo comunemente esibita, innocua nella generalità dei contesti. Ma può anche diventare suggestiva a sufficienza. Ad un primo, più immediato livello, rimanda al bacio. Ad un livello più complesso in termini di simbologia, è una parte del corpo allungata che si trova all'interno di una cavità umida (serve che lo ripeta? una cosa lunga dentro un buco bagnato, e non ditemi che sono io quello perverso). Perciò, usate la lingua.
In fonetica, la lettera elle è definita "laterale alveolare", perchè la lingua, nel pronunciarla, blocca l'emissione al centro della bocca e la costringe verso i lati; e per fare questo si impunta nella zona alveolare proprio dietro gli incisivi. Il problema è che in tal modo la lingua non si vede abbastanza, quindi ciao ciao simbolismo. Ma se ogni volta che pronunci la lettera elle, invece che accostare la punta della lingua al palato, la appoggi al labbro superiore, allora stai facendo due cose insieme: stai parlando più o meno nel modo consueto (la pronuncia risulta comunque plausibile), e stai passandoti la lingua sul labbro come una vera maialona. Bùm. Riguardatevi i video musicali di quegli anni, le ragazzine a cavallo del 2000, e trovatemene uno in cui non succede. Sistematicamente. Ogni benedetta elle che dio manda in terra è pronunciata a quel modo. Britney, ovviamente, per prima. Paradigmatica anche nei dettagli. E poi tutte le altre, a cascata. Se volete un consiglio da esperto, il vertice artistico viene raggiunto da Mandy Moore, una tizia che adesso mi pare faccia l'attrice ma che ha cominciato cantando. Provateci anche voi, davanti allo specchio. Sentitevi fighe per una volta (o più del solito). Se siete uomini, lasciate emergere il vostro lato femminile. In fondo non sarà molto diverso da quella volta che da bambini avete messo il rossetto e gli orecchini della mamma. Ditemi che l'avete fatto anche voi.
Comunque. Torniamo alle popstar adolescenti e alla loro lingua. I produttori discografici, verso la fine degli anni '90, ebbero un'idea geniale per far quadrare il cerchio di cui sopra: visto che su MTV non potete mostrare le tette, usate la lingua. La lingua è una parte del corpo comunemente esibita, innocua nella generalità dei contesti. Ma può anche diventare suggestiva a sufficienza. Ad un primo, più immediato livello, rimanda al bacio. Ad un livello più complesso in termini di simbologia, è una parte del corpo allungata che si trova all'interno di una cavità umida (serve che lo ripeta? una cosa lunga dentro un buco bagnato, e non ditemi che sono io quello perverso). Perciò, usate la lingua.
In fonetica, la lettera elle è definita "laterale alveolare", perchè la lingua, nel pronunciarla, blocca l'emissione al centro della bocca e la costringe verso i lati; e per fare questo si impunta nella zona alveolare proprio dietro gli incisivi. Il problema è che in tal modo la lingua non si vede abbastanza, quindi ciao ciao simbolismo. Ma se ogni volta che pronunci la lettera elle, invece che accostare la punta della lingua al palato, la appoggi al labbro superiore, allora stai facendo due cose insieme: stai parlando più o meno nel modo consueto (la pronuncia risulta comunque plausibile), e stai passandoti la lingua sul labbro come una vera maialona. Bùm. Riguardatevi i video musicali di quegli anni, le ragazzine a cavallo del 2000, e trovatemene uno in cui non succede. Sistematicamente. Ogni benedetta elle che dio manda in terra è pronunciata a quel modo. Britney, ovviamente, per prima. Paradigmatica anche nei dettagli. E poi tutte le altre, a cascata. Se volete un consiglio da esperto, il vertice artistico viene raggiunto da Mandy Moore, una tizia che adesso mi pare faccia l'attrice ma che ha cominciato cantando. Provateci anche voi, davanti allo specchio. Sentitevi fighe per una volta (o più del solito). Se siete uomini, lasciate emergere il vostro lato femminile. In fondo non sarà molto diverso da quella volta che da bambini avete messo il rossetto e gli orecchini della mamma. Ditemi che l'avete fatto anche voi.
E' solo una mia impressione o Walter Veltroni sta arrancando disperato provandole tutte, facendo una pessima figura rispetto a quell'uomo di cultura e sindaco di Roma cui eravamo abituati?

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