Musica
Lunedì 1 Settembre 2008
Italy Gig List ha chiuso, giusto ieri, giusto al termine di un nuovo anno (si sà, che il vero capodanno è a settembre). Sito che conoscevo pochissimo: so però della sua storicità, punto di riferimento nel saper smistare le date dei concerti, nel corso di un intero decennio. La lista chiude e lascia tutti noi giovini assetati di elettricità ed elettronica (nel senso di musica) intenti a cercarceli da soli, i millemila concerti da vedere. La conoscevo pochissimo, l'Italy Gig List, ma mi ritrovo molto nel leggere
queste considerazioni scaturite sul momento.
La lista chiude insomma, e lo fa anche
parecchio incazzata:
cosi non va.
la musica, con annessi e connessi, dovrebbe aiutarti a cambiare la vita, non a cambiarti gli abiti ed il 'trend'.
quindi, bisognera' farsi cambiare la vita da qualcos'altro.
Mercoledì 30 Luglio 2008

Una recensione sull'
ultimo album dei Coldplay? Diciamo che la miglior canzone non è stata inserita nell'album.
Quando ci sono clamorose aspettative, in genere poi vengono puntualmente deluse. Se tutti si aspettano il salto di qualità definitivo, la prova tangibile che sono
effettivamente una delle band più importanti su scala planetaria, e non solo perchè sono pompatissimi e vendutissimi ma anche perchè fanno bella musica, diciamo che diventa anche abbastanza facile (scontato?) produrre un album dal sapore perlomeno "insignificante".
Io lo sto ascoltando, questo
Viva la Vida ecc., e apprezzo tutti gli sforzi per non ripetere all'infinito la formula vincente di
A rush of blood to the head, di andare oltre, di stratificarsi sia in profondità che in larghezza. Eppure l'effetto prodotto è di uno stiracchiamento delle intenzioni, un voler coprire tutti gli spettri possibili finendo così per assottigliare lo spessore delle canzoni. Canzoni come
Fix You ti vengono fuori una volta per decennio, è vero, ma se deve essere il "power pop orchestrale" del singolo
Viva la vida la bandiera dei Coldplay del 2008, allora effettivamente ce li siamo un po' giocati. Non bocciati però, perchè effettivamente un po' di stoffa è rimasta, le intenzioni buone ci sono e traspirano qua e là, e la
versione acustica di Lost! ci riporta a galla chi erano i Coldplay. Irripetibili e oggi schiavi della voglia di sperimentare, altresì definita come "evitiamo di scrivere canzoni fotocopia".
Ma le sperimentazioni attuali suonano molto meno originali degli esordi, nel senso che instillano debolissime esternazioni emotive in un ascoltatore dei Coldplay storicamente abituato a piangere o ridere o comunque immedisimarsi. Non sarebbe poi così male tornare a fare quello che gli riesce meglio, anche se ripetuto? Io, un'altra possibilità (l'ultima, ovviamente) sono ancora disposto a concedergliela.
Mercoledì 23 Luglio 2008
I
Notwist ti svuotano dentro, inesorabilmente.
Poi ti ritorna tutto indietro come freddo vento d'estate sulla tua pelle scoperta. C'è chi si mette un golfino sulle spalle, e chi invece distende i pori. Chi va a casa, e chi resta a ballare con la testa sotto una cassetta di legno.
Ieri sera
concerto gratuito dei Notwist (con i gradevoli
Yuppie Flu a supporto). Non conoscendo entrambi i gruppi, questa volta lascio "parlare" le foto della piazza, del pubblico e delle luci sul palco. Lo speciale improvvisato di Ciccsoft per
Ferrara sotto le stelle finisce qui, tra la spazzatura che si adagia sui ciottoli di Piazza Castello su cui sono rimbalzati i nostri piedi sudati e i nostri cuori perplessi.
Bella musica, ogni luglio, a pochi passi da casa: l'eccezione che sfata il verissimo luogo comune dell'apatia ferrarese...
Mercoledì 16 Luglio 2008

Prima di affrontare un
concerto degli Interpol è sempre cosa buona e giusta controllare un attimo le proprie
aspettative. Si sta andando alla ricerca del devasto e dello scrollare ripetutamente testa gambe e cuore, oppure si vuole "semplicemente" (tra mille virgolette) entrare in sintonia con uno stato d'animo, dei suoni, oserei dire visto che sono americani, con un "mood" emotivo-musicale?
Una volta scelto da che parte stare, tutto il resto verrà da sè. Perchè aldilà delle infinite disquizioni su raffinatezze sonoriche e soniche che non tutti gli uditi sanno cogliere (non tutti suoniamo in una band, io a malapena so mettere in fila le note...) è l'approccio il momento decisivo in un concerto degli Interpol. Infilato quello giusto, puoi star certo che
Paul Banks e soci ti daranno quello che sanno fare meglio:
suonare canzoni della madonna.
Non sono coinvolgenti, il loro vocabolario è limitato a una, essenziale parola, "grazie", sono ingessatissimi ed elegantissimi, in completi scuri e cappelli molto newyorkesi, forse molto distanti da noi giovini e meno giovini scapigliati nelle nostre magliette più o meno trendy. Sono distanti, sì, come i loro testi non sempre accessibilissimi e come le loro melodie per nulla rassicuranti, nemmeno nei pezzi "più ballabili". Forse gli Interpol sono uno
stile, pieno di rimandi al passato e illuminato da ombre scure. Ma sono identificabili, sai che saliranno sul palco e si occuperanno unicamente di ricordarci che hanno scritto
pezzi della madonna. Quindi poi spetta a te, a te soltanto accettare questo tacito
accordo: noi siamo qui, noi beviamo vino e fumiamo sigarette, e questa è la nostra musica, e non c'è nient'altro da fare o da sapere o da dire.
Personalmente ho firmato in bianco, siglando un contratto tra me e loro che mi ha appagato. Non stravolto, non devastato, ma soddisfatto, riempito, assaporato.
Appagato, appunto.
Considerazioni molto in breve: ho il forte sospetto che il chitarrista giochi un ruolo decisivo; la resa dal vivo delle canzoni è simile alla versione disco, è questo è un difetto ma anche un pregio; la loro grande forza è che hanno nel loro parco-canzoni dei
pezzi della madonna, molto semplicemente, lo sanno loro e lo sappiamo noi tra il pubblico. E' una consapevolezza importante, è una giocata perentoria, un tackle in scivolata in quel nugolo di chiacchere su gusti e stili. Belle o brutte che siano, loro hanno delle
canzoni della madonna (lo ripeto come un mantra) di fronte alle quali mi inchino. Punto.
Hanno aperto con la migliore delle aperture possibili, un inizio di album che parecchi gruppi se lo possono scordare (
Piooner to the falls), hanno subito gettato in pasto alla folla acclamante PDA (forse la mia preferita, rovinata da due scimpanzè che saltavano e facevano assaggiare alle mie gengive i loro zainetti) e poi hanno dispiegato con cura canzoni da tutti i tre loro album. Encore perfetto, con la trasognante
NYC, il singolone stranamente non recepito appieno dalla folla (
The Heinrich Manuveur) e l'imprenscindibile
Stella was a diver and she always down, durante la quale ho chiuso gli occhi, ho contato gli anni trascorsi dall'altra volta che li avevo visti (4), mi sono ricordato dello scarto di km fatti per vederli in quell'occasione (350km) rispetto a oggi (10 minuti di bici). Ho soppesato. E poi è finito tutto, loro sono ritornati nell'ombra, sono ritornati a girare perfetti sul mio winamp, io ho preso la bici, l'ho girata verso la strada di casa, e ho iniziato a pedalare.
Non c'era nient'altro da aggiungere.
(la foto è presa dal Flickr della Fran)
Venerdì 11 Luglio 2008

Nonostante siano passati ormai due giorni dalla serata di mercoledì che ha visto
in scena a Ferrara i
Racounters, sentivo il bisogno morale di esprimere la mia stratificata analisi del concerto in questione: i Racounters dal vivo
spaccano i culi.
Mi sento di dirlo nonostante sia a quasi digiuno dei loro due album. Lo ribadisco suffragato da un concerto "potente", con le chitarre al centro della scena, un suono ruvido eppure
untissimo, direi quasi "americano", se sapessi il significato di tale termine. E Jack White è un personaggio.
Ora sotto le torri del Castello si attende la doppietta
Franz Ferdinand - Interpol. E
qui potete trovare le foto che il bravo Rocco Manzalini scatta per ogni concerto di
Ferrara sotto le stelle (assieme alle recensioni di Matteo Musacci).
Domenica 6 Luglio 2008
...il Liga non ha mai scritto una canzone d'amore bella come quelle che ha scritto Jovanotti.
Dopo averci pensato un po' su, devo concludere ed ammettere che
la Raffa ha ragione da vendere.
Giovedì 19 Giugno 2008

L'edizione estiva di Trl condotta dall'immenso Carlo Pastore rimane un traguardo francamente irraggiungibile, ma
Ferrara Sotto Le Stelle è sicuramente l'evento clou dell'estate 2008 (assieme al Festivalbar, ovviamente – anche se per il Festivalbar i tempi d'oro in cui trionfava Corona purtroppo sono ormai andati e non torneranno più).
Ferrara è una bella città ed un gran posto per viverci. C'è il sole, c'è il mare, c'è la nebbia anche d'estate, ci sono ben due gigantesche scritte Coop e soprattutto c'è una mentalità aperta e non provinciale, che porta la gente ad accostarsi alle cose nuove e diverse con curiosità mista a voglia di scoprire. Praticamente, la maggior parte dei
gggiovani ferraresi se starà in spiaggia a sorseggiare comodamente un aperitivo (o più aperitivi, a seconda dei casi) nei bagni più in dei Lidi Ferraresi e quindi snobberà Ferrara Sotto Le Stelle.
Peccato per loro.
Ma in fondo poi chi se ne frega della provenienza. L'importante è che ci sia la gente giusta e ci si diverta, del ferrarese medio non me ne importa nulla. Anzi, mi fotte sega (come diceva il compianto
Joe Cassano). Io ci sarò, perché mi interessa la musica e mi interessa ascoltarmela in santa pace senza gente che innalzi stendardi e striscioni vari come fossimo ad una puntata di Trl (e si torna sempre a Carlo Pastore, forse perché sono un Carlo Pastore wannabe – ma in fondo chiunque desidera essere qualcun'altro, e quindi non devo preoccuparmi troppo), o senza gente che critichi a prescindere come faccio io. Poi il resto non conta.
Tutto il resto è game over, come disse qualche anno il sempre giovane conservative punk Ringo. Conta solo il fatto che io mi possa vedere seduto in giardino cose molto interessanti come Franz Ferdinand, Interpol, dEUS, Raconteurs, Hercules and Love Affair, Notwist, Le Luci della Centrale Elettrica, Cat Power, Toumani Diabatè, i Distretto 51 feat. Bobo Maroni (che da buon
fautore del gioco di squadra viene solamente per cacciare dall'Italia Toumani Diabatè, ma io glielo impedirò con tutte le mie forze), Davide Van De Sfroos (suo malgrado eletto cantore della nuova classe operaia padana pur essendo di sinistra), La banda del trucido, Giuliano Ferrara (il cantore della vecchia classe dirigente italiana ed americana, uomo dalle mille bandiere e soltanto per caso omonimo della città sede del festival), Vittorio Sgarbi (che invece gioca in casa), Caetano Veloso, il mio avvocato
Gaetano Pecorella, Giucas Casella, Daniele Capezzone (a cui rivolgo un sincero in bocca al lupo per la sua futura carriera politica) e
Giorgione Zamuner.
Sabato 21 giugno, ore 21.00: CRISTINA DONA' + LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA con GIORGIO CANALI
Martedì 1 luglio, ore 21.30: CAT POWER and the DIRTY DELTA BLUES
Giovedi 3 luglio, ore 21.30: GIOVANNI ALLEVI con orchestra sinfonica I VIRTUOSI ITALIANI
Lunedì 7 luglio, ore 21.30: CAETANO VELOSO
Mercoledì 9 luglio, ore 21.00: THE RACONTEURS + guest
Sabato 12 luglio:Bands Apart Festival: FRANZ FERDINAND + THE CRIBS
Domenica 13 luglio, ore 21.00: HERCULES AND LOVE AFFAIR + guest
Martedì 15 luglio:Bands Apart Festival: INTERPOL + DEUS
Martedì 22 luglio, ore 21.00: THE NOTWIST + YUPPIE FLU
Giovedì 24 luglio, ore 21.30: TOUMANI DIABATÈ
Il programma è molto allettante, e dunque se a questo giro
Fusi di Testa non viene mi incazzo parecchio. Lo cerco ormai ad ogni concerto, ma purtoppo non lo trovo più, ed un po' mi dispiace vedere più in giro un personaggio così pittoresco. Ha forse abbandonato la lotta passando sul fronte ancor più biecamente commerciale? Sono io che non sto abbastanza attento a chi mi circonda? O forse è solo perché non vado più concerti trendy come quelli a cui è solito essere presente lui? Staremo a vedere che succederà. Io continuo a crederci.
Martedì 17 Giugno 2008

Al contrario di due anni fa, quando
mi chiedevo come diavolo potessero rinunciare ad Italia Germania i fans dei Sigur Ros accorsi a Ferrara per il loro concerto, domani non sarò nella consueta saletta Ciccsoft a guastarmi il fegato con
Italia-Francia.
Sarò a godermi
lo Spettacolo qui, mentre voi patirete come cani dietro 11 scarponi ormai da pensione. Nel caso vada di culo, mi unirò al chiasso festoso per le strade di Milano, altrimenti almeno il sottoscritto tornerà a casa soddisfatto. In bocca al lupo!
P.S. Che poi giusto un popolo di boccaloni come noi può credere ancora che una squadra che perde dall'Olanda e pareggia dalla Romania batta la Francia.
Lunedì 2 Giugno 2008
Giugno piomba silenzioso nelle nostre vite ad annunciarci che sta per scoppiare la bolla estiva. Mentre i piedi nelle scarpe iniziano a sudare tutta la nostra voglia di sotterrarci sotto metri di sabbia e mare, butto lì un personalissimo e quindi parzialissimo resoconto di metà 2008 musicale.
Se il 2007 era stato l'anno dei "grandi album", questo 2008 sembra l'anno dei Grandi Nomi. A scorrere l'elenco delle uscite, sembra quasi di ritrovarsi nei favolosi anni '90: REM, Afterhours, Jovanotti, U2, Moby (roftl), Vasco Rossi, e ne dimentico sicuramente qualcun'altro. Per non parlare dei Coldplay (li aspetto al varco), Sigur Ros, e due "icone" italiche, seppure con dimensioni e motivazioni opposte, quali Baustelle e Offlaga Disco Pax. Dischi attesi, in alcuni casi attesissimi che riportano l'attenzione dal contenuto all'autore spesso "stagionato", il cui giudizio è quanto mai legato al passato prossimo o remoto che si porta sulle spalle.
Le canzonette affiorano sporadicamente, in mesi densi di avvenimenti personali che hanno richiesto concentrazione e messo il silenziatore alle casse. Gli auricolari banditi sul posto di lavoro fanno il resto, tendendo a prosciugare la palude degli ascolti dei gigabyte scaricati, lasciati ammuffire senza nemmeno un passaggio su Last.fm. Neanche un mp3 da linkare.
Concerti visti relativamente pochi, sicuramente falliti alcuni appuntamenti topici (Afterhours, Battles) cui si spera di rimediare almeno parzialmente nei prossimi mesi. I giovedì della rassegna Indie Thursdays del Renfe hanno portato a Ferrara un'Alternativa fatta di gruppi semisconosciuti, iniziativa lodevole che ha toccato l'apice (come affluenza) con Le Luci della Centrale Elettrica assieme a Giorgio Canali, che meriterebbe un discorso a parte. Peccato che ogni giovedì a fine concerto la sala si svuotasse immediatamente, sarà che la gente lavora o studia...
All'Estragon ho assaporato senza passare dal via gli Offlaga Disco Pax, che hanno riprodotto l'intero nuovo album. La nostalgia per Socialismo Tascabile è tanta, e forse inevitabile, anche se
Venti Minuti mi fa sempre piangere come un bambino. Trasferta al Vox per i Baustelle, a detta di tutti migliorati dal vivo, eppure il medley finale rasenta il ridicolo. Incomprensibile amputare così Gomma, così come il pubblico dell'ultimissima ora, che si esaltava solo per le canzoni di Amen. Personalmente urlato il tormentone tardoinvernale di Anna che non sa perchè si è laureata anni fa.
Maggio si è aperto con il concerto acustico degli imprenscindibili Perturbazione, con tanto di inedito, e si è chiuso con le "Esplosione nel cieeelo", per citare il candido maccheronico italiano con cui si sono presentati alla rumorosa folla dell'Estragon gli Explosions in the Sky. Post-rock neuronale e subdolo, perchè si insinua nella stanza come un tappeto ma finisci a rotolarcisi sopra per estasi o per tormento. Il concerto è quasi "faticoso", vuoi per il vociare da aperitivo, vuoi perchè per apprezzarli appieno bisogna isolarsi da tutto il resto.
Ora tutti a riempire le piazze per
Ferrara sotto le stelle. Ma se l'anno scorso all'ombra del Castello ci fu il
concerto dell'anno, l'apice dell'estate credo proprio che stavolta sarà a
Milano.
Giovedì 1 Maggio 2008

Anni di gavetta sui palchi più scalcagnati della bassa ferrarese, tra concerti impossibili, serate etiliche, maratone da venti gruppi a botta, concorsi birrosi e cosi via, una reputazione da mantenere, un contegno e un'immagine da "omino ska" da salvaguardare come musicista, artista e ragazzo.
Poi un primo maggio qualsiasi, un attimo prima di cominciare a suonare, davanti ad un centinaio di persone, la tua ragazza, tua sorella, amici vari e non oso immaginare quante altre persone che MI conoscono, sbuca un ragazzetto moro, amico strambo della suddetta sorella - 18 anni suppergiù, visto due volte in vita mia - salta sul palco con due zompi tutto garrulo, mi si avvicina e mi fa:
"Fatti dare un bacino, va. In bocca al lupo." Mi bacia sulla guancia e scende lesto, tornando da dove era venuto.
2008: il rock'n roll, per come lo conosciamo da libri e film, è definitivamente morto, o è meglio se cambio hobby alla svelta.
Domenica 6 Aprile 2008
La chiave di volta per comprendere un'opera come Deejay Parade vol. 4 sta tutta nei quindici secondi iniziali del disco. Parte il jingle del Deejay Time e quasi immediatamente la voce fuori campo, con una solennità che ha dell'inverosimile, pronuncia la fatidica frase “Configurazione Albertino attivata”. Parole in libertà che messe insieme non significano nulla di compiuto eppure nello stesso tempo vogliono dire tantissimo, parole che sono diretta espressione di un'epoca in cui non si aveva ancora ben chiaro che cosa sarebbe arrivata a fare la tecnologia perché i computer erano visti ancora come entità saldamente controllate dagli uomini e non il contrario. Ascoltandola ora si prova tenerezza, eppure allora una frase del genere faceva sempre un certo effetto. Beata ingenuità.
Ed è proprio questa ingenuità di fondo che rende Deejay Parade vol. 4 un capolavoro immortale. Una compilation a cura di Albertino e mixata da Fargetta uscita nell'anno di grazia 1994, diciotto brani, diciotto inni. Nulla da dire. Ci si trova di tutto: da megahit entrate nell'immaginario collettivo (Change di Molella, Think About The Way di Ice Mc, la fantasmagorica The 7th Allucination dei Datura) a perle nascoste troppo presto dimenticate (All Around the World di Silvia Coleman, Call My Name di Aladino, addirittura Sex Drive di Glam feat. Pete Burns – ripeto Sex Drive di Glam feat. Pete Burns), da tamarrate quasi eccessive (Pupunanny di Afrika Bambaataa) ad improbabili odi alla rivoluzione (W la Revolution di Z100). Da lacrime agli occhi.
Non ci sono cazzi, Deejay Parade vol. 4 è assolutamente imprescindibile. Da avere a tutti i costi, anche solo per farsi un'idea di come una volta funzionavano le cose. Per rivivere i bei tempi che furono se uno li ha già vissuti, ma per farlo anche se uno non li ha mai vissuti - basta solo pensare di averli vissuti e lavorare spudoratamente di fantasia. La finzione che diventà realtà, la realtà che supera l'apparenza, l'apparenza che non inganna, il grande inganno dell'uomo che è controllato dalla tecnologia e non (più) il contrario. Si torna sempre lì, all'uomo che non è più ingenuo ma si fa fregare come se lo fosse. Abbiamo tutti bisogno di ingenuità: almeno avremo sempre una scusa per farci fregare.
Martedì 11 Marzo 2008
Stringetevi attorno al fuoco e fate attenzione alla storia che vi sto per raccontare, perché le parole che sentirete sono state tramandate da padre in figlio per intere generazioni. Finché non sono arrivate su Wikipedia e lì sono rimaste per ricordare ed ammonire i posteri su ciò che è stato.
E non dubitate di ciò che sentirete. Io stesso ho visto, proprio sabato scorso, il terrore negli occhi di Francesco Bianconi, cantante dei Baustelle, nel sapere che il giorno dopo, sullo stesso palco, sarebbero volate teste di maiale e il sangue sarebbe scorso a fiumi. C'era odore di paura. Stavano arrivando i
Mayhem (Ooohh....)!
Martedì 22 Gennaio 2008

Sabato scorso ho sfidato la fitta nebbia per andare al Covo a sentire il dj set di
Carlo Pastore, ma Carlo Pastore non c'era. Non è venuto, ha tirato il pacco lasciandomi parecchio inquieto. Forse non è abbastanza padano per sfidare la nebbia, o forse c'era ed io non l'ho notato, perso com'ero nei miei mille pensieri e mille ragionamenti contorti. Sono cose della vita, vanno prese un po' così e bisogna farsene una ragione. Peccato però, sarebbe stato bellissimo vedere vivo Karl Shepherd (d'ora in avanti lo chiamerò così, perché ripetere un nome troppe volte non va bene e poi dire che Carlo Pastore è un turboposer può essere molto pericoloso, si rischia minimo una querela per diffamazione), stringergli la mano e magari fare una foto insieme a lui, avrei coronato un sogno.
Ma si sa, i sogni son desideri, Ciccio Desideri non ha avuto la carriera che avrebbe meritato perché
magnava troppi bucatini e forse a Karl Shepherd non piacciono i bucatini, quindi mi sono consolato vedendomi almeno il concerto. Nell'ambito di una serata chiamata “Pensiero stupendo” ed organizzata in collaborazione con i tipi di Rockit al Covo suonavano infatti Le luci della centrale elettrica, i Ministri e gli Amor Fou e, anche se tutti probabilmente erano accorsi lì per sentire Mr. Shepherd mettere dischi, è stata ugualmente una serata meritevole di essere vissuta appieno.
Domenica 6 Gennaio 2008
Prima di archiviare definitivamente il
2007 tra gli
X-Files, non potevamo non offrire ai nostri lettori l'immancabile mix musicale di fine anno. Giunta ormai alla quarta edizione, l'
Indie Compilation 2007 rappresenta il tentativo mio e del Socio TheEgo di riassumere quello che musicalmente ha detto il 2007. Semplici i criteri: quello che ci è piaciuto di più, non necessariamente quello che abbiamo ascoltato più spesso, cercando di dare anche di non scadere troppo nell'autoreferenzialità. Una serie frenetica di consultazioni che nemmeno al Quirinale, ha prodotto la
Lista seguente di
18 brani, alcuni eletti all'unanimità mentre altri spalleggiati solo da uno dei due delegati. Una compilation che di
indie ormai ha solo il nome, un
caucase che tenta di essere "rappresentativo" di ciò che l'annata musicale ha prodotto, nei limiti dei nostri limitati ascolti musicali.
I big (Radiohead) ci sono più o meno tutti, gli italiani non mancano, il mood è tendente al malinconico ma una puntata in pista ce la concediamo comunque. Si parte con la mano sul cuore e un organo nelle tempie (Arcade Fire) e si finisce urlando nella propria camera dopo che la guerra è finalmente finita (Stars). In mezzo ci sono gli Interpol che sfornano un'apertura di album pazzesca, c'è uno dei migliori gruppi italiani (A Toys Orchestra), il demenziale fruttivendolo che tenta di ricordarsi i nomi dei suoi clienti (Ex Otago) mentre noi ci chiediamo quanti anni che non ci si vede (Amari). Ci sono i finti canadesi (Canadians) con una canzone facile quanto così fetentemente molliccia nell'entrarti in testa. C'è giustizia mentre si salta e ci si spalma sul pavimento sotto le luci stroboscopiche (Justice), ci sono i National che hanno cantato l'autunno perfetto, una carezza che fa male e un pugno che ti addolcisce, o viceversa, ci siamo noi che ci muoviamo alla nostra imperfetta velocità (Maximo Park) e finiamo sempre a sbattere sotto l'enorme insegna rossa (LLCE). Eccetera eccetera.
C'è un'altra guerra che sta per iniziare.
Enrico Ghezzi ha voluto scrivere per noi la Prefazione alla nostra compilation:
Ascoltiamo Ciccsoft Indie Compilation 2007, un nastrone italiano d'annata, che e' un utopistico spaccato dell'inutilita' e dell'insensatezza dell'alta borghesia di una triste sintesi. Appare come un melting pot catartico di sequenze di note, una raccolta ermeneutica di citazioni in musica.
Ci si potrebbe trovare d'accordo con Rerdoix quando dice che sia un mescolone e al tempo stesso un insieme di introspezioni prolettiche, e basta.
Certamente, confrontando CIC2007 con Hit Mania Dance 2008, osserviamo che fa sempre la sua presenza un fil-rouge di smarrimento che pochi altri blogger possono offrire. In un contesto di ascensione dovuto a presenze foniche manieristiche, e probabilmente di dubbio gusto, lo spettatore potrebbe palesarsi senza dubbio kafkianamente. Ritengo comunque che Attimo sia in torto quando insinua che "Mon fleur debile" sia solo un'unione di arpeggi ascendenti, intrinsecamente non degna di un disco come questo. Certamente ci si accorge che in un'ottica di sensualita' derivata da casualita' nelle scelte senza dubbio retro', TheEgo potrebbe essere visto conformisticamente gelido, narrando del concetto della politica confrontato alle citazioni di Eisenstein. Insomma per me, la Indie Compilation di quest'anno, è una cagata pazzesca.
Vostro,
Enrico Ghezzi
Dopo il Continua a leggere, la track-list e i link per gli mp3.
Mercoledì 2 Gennaio 2008
Il 2007, a casa mia, ha suonato soprattutto così:
1. Le luci della centrale elettrica - La gigantesca scritta COOP
2. Tre allegri ragazzi morti - Il mondo prima
3. Radiohead - Nude
The Fratellis - Chelsea dagger
4. Le luci della centrale elettrica - Fare i camerieri
5. The Apples in Stereo - Sunndal song
6. Amari - 30 anni che non ci vediamo
Canadians - Summer teenage girl
Le luci della centrale elettrica - Piromani si muore
Radiohead - Reckoner
Stars - In our bedroom after the war
7. Verdena - Canos
8. CCCP - Live in pankow
9. Built to spill - Goin'against your mind
Damien Saez - Je veux qu'on baise sur ma tombe
Ex-Otago - Amato the greengrocer
Jovanotti - Fango
Soko - I'll kill her
The Cribs - Our bovine public
10.Arctic Monkeys - Balaclava
Blume - 90210
Maximo Park - Our velocity
Mazarin - For energy infinite
Modest Mouse - Dashboard
Arcade Fire - Crown of love
Arcade Fire - Intervention
Il 2007, i miei occhi, l'hanno visto soprattutto così:
Sabato 22 Dicembre 2007
Una canzone è come una pagina scritta sul diario. Un appunto che serve a fermare un momento e renderlo identificabile ed unico anche in un mare magnum di ricordi.
Colas ricorda il
valore storico delle
canzoni, a cui assegniamo volontariamente o meno una grossa responsabilità: ricordare la nostra vita, essere testimoni delle nostre sensazioni e di noi stessi.
La memoria che si tramuta e si fa carne nelle nostre canzoni racchiude molto spesso un secondo strato di verità, difficile da distinguere se non si è molto allenati con quella scomoda compagna di viaggio di nome Realtà.
Girolami la butta sui sentimenti, ma si potrebbe estrapolare dal suo discorso intimista una regola valida per tutti: ci sono le canzoni segnalibro, e ci sono le canzoni di cui abusiamo per succhiare loro pezzi di vita non vissuta, inscenando una clamorosa
non corrispondenza di sensi.
Amiamo canzoni che chiedono scusa per tutto quello che abbiamo commesso, quando invece siamo innocenti. Sfoderiamo canzoni che gridano amori inconfessabili quando invece siamo single convinti. Bruciamo canzoni schiumanti furore sociale o depressione di inizio secolo mentre siamo in coda in macchina e stiamo pensando nient'altro che alla foglia di insalata incastrata tra i molari.
Eppure esistono queste canzoni così prepotenti che sarebbe un crimine contro la (nostra) umanità lasciarle fuori dalla porta, e così le fai entrare anche se sono nere e tu razzista, le fai accomodare anche se sono milaniste e tu interista, a cui offri da bere anche se loro urlano e tu taci. Ti risparmiano la fatica di riempire le tue pagine bianche da solo, evitando dolori e gioie per farle finire incapsulate e standardizzate in quei 4 minuti e mezzo . Le scarichi da emule e le adotti anche se non sono figli tuoi, e magari finisci anche a tentare di assomigliare a quello che raccontano. Forse sono loro i tuoi genitori, e tu soltanto il segnalibro tra gigabyte di mp3.
Domenica 2 Dicembre 2007
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Ferrara solitamente è una città tranquilla, talmente immobile da sembrare quasi addormentata. Nebbia e freddo d'inverno, caldo ed afa d'estate, non ci sono mezze misure: nulla sembra cambiare per davvero e tutto sembra sempre uguale, come in un film che si replica all'infinito. Però a volte capita che Ferrara riesca ad uscire dal suo caratteristico torpore, ed allora saltano gli schemi e ci viene data la possibilità di vivere serate importanti come quella di giovedì scorso.
Al Renfe, nell'ambito dell'azzeccatissima rassegna Indie Thursdays, hanno suonato i torinesi Disco Drive. Una band a modo suo emergente, che è partita da un suono di chiara matrice punk-funk e si è evoluta costantemente, cambiando pelle e riuscendo concerto dopo concerto a trovare un suo suono, un qualcosa esattamente a metà strada tra la melodia pop a e la sperimentazione più pura, facile e difficile allo stesso tempo, ma estremamente intrigante e coinvolgente. Una band semplicemente favolosa, la cui forza sta nella fantasia degli arrangiamenti unita alla potenza e ad un tiro davvero micidiale. Intrecci vocali formidabili e ritmi quadrati e trascinanti, che riproposti dal vivo riescono sempre nella difficile impresa di trascinare il pubblico pagante (nel caso del Renfe non tanto pagante, visto che l'ingresso era gratuito).
Preceduti dai giovanissimi Simplemen Think da Padova (titolari di un post-hardcore spigoloso ma che al momento opportuno sa come lasciare spazio alla melodia, parecchio bravi e con ampi margini di miglioramento: credo che si sentirà molto parlare di loro in futuro), i Disco Drive hanno dato vita ad una grande esibizione. Rispetto all'ultima volta in cui li ho visti mi sono sembrati più sciolti e sicuri di sé, più tranquilli e meno tesi. L'impressione è che abbiano acquisito piena consapevolezza dei loro grandi mezzi e, definitivamente liberi da ogni vincolo mentale, riescano a raggiungere l'obiettivo con più facilità e senza grossi sforzi apparenti. In poche parole, sul palco sembrano cazzeggiare ma in realtà stanno facendo cose sempre più complicate.
I Disco Drive ci credono. Hanno infiammato Ferrara con un set che ha pescato a piene mani dall'ultimo, favoloso Things To Do Today ed hanno vinto la sfida, riuscendo a convincere anche il più scettico tra i presenti. Un bell'inedito eseguito al momento opportuno è stata la ciliegina sulla torta, un momento che una band preziosa ha voluto condividere con chi in un freddo giovedì sera é rimasto sveglio fino a tarda ora solo per seguirla.
Confermo, i Disco Drive sono pronti.
Giovedì 29 Novembre 2007

Un eventuale giudizio sul "film"
Across the Universe sarebbe penalizzato da una trama abbastanza piatta, molto telefonata nello sviluppo quasi elementare delle ormai "classiche" vicende di ragazzi degli anni '60 (la ribellione giovanile, il Vietnam, le delusioni, il riscatto emotivo/sentimentale...). La scontatezza della struttura quasi impallidisce di fronte alle costruzioni visive che raffigurano ognuna delle 33 canzoni dei Beatles disseminate nel film, tanto da venire trascinati praticamente senza volerlo oltre il livello cinematografico. Tutto si consuma in un'esperienza sensoriale, un
abbraccio sonico a perle del '900 che, ogni volta, ti sciolgono il cuore in una pioggia colorata. Per i fan come il sottoscritto, è manna dal cielo che mi fa arrendere quasi subito: vorresti che ne cantassero ancora, tutte quante.
Giovedì 15 Novembre 2007

Ho saldato il debito con la mia adolescenza ieri sera, in una gelida serata di mezzo autunno, concedendomi ciò che sempre avevo rimandato e tralasciato, tagliando corto con un
prima o poi.
Sono andato a un concerto di Max Pezzali.
Chiunque di voi sia stato giovane negli anni novanta non può non conoscere più o meno a memoria almeno dieci canzoni degli
883. Chiunque sia stato mediamente bambino nei novanta, abbia seguito tv musicali, radio, Festivalbar, concerti e cassettine non può non ricordare con simpatia il duo composto da Max e il mitico “biondino”
Mauro Repetto, oggi in forza nell’organico di Eurodisney. Magari un po’ se ne vergogna adesso, assorbito nella bolgia ingorda del fighettismo indie, al cui altare ha sacrificato ascolti puerili in nome dei Radiohead, dei Bloc party, dei Franzi Ferdinandi. Tutto giusto, tutto normale: si cresce, si scoprono cose nuove, life goes on.
Non è colpa mia, giuro. L’occasione ghiotta la crea il caso che mi fa trovare il signor Pezzali in tour nella mia città, così il sottoscritto in nome dei “vecchi tempi” con nostalgia si trascina fino al vicino Palasport schivando donne e bambini.
Al concerto di Max Pezzali infatti oltre ai nostalgici come noi è un trionfo di famiglie, bambinette ed adolescenti. Gente che “
Hanno ucciso l’Uomo Ragno” o “
Nord sud ovest est” le han scoperte dopo, magari dalle cassette del fratello maggiore, ma tant’è: io e Rachele siamo i più vecchi tra i giovani.
Ma era tempo di chiudere un conto, togliermi lo sfizio. Avere l’età giusta per riascoltare cullato dai ricordi, a casa propria, con la ragazza giusta. Carpe diem.
Il palco è talmente grande da occupare praticamente metà campo da basket, ma la maggioranza dei borghesucci ferraresi, in larga parte dall'hinterland, è comodamente seduta sugli spalti, ha già comprato rigorosamente piadina e bandana con il faccione di Max e attende garrula come al cinema. Così noi che arriviamo con comodo e due biglietti platea ci ritroviamo nonostante tutto praticamente davanti, come veri fans della prima ora. Santo cielo, potrei quasi toccarlo questo cicciotto idolo della mia adolescenza, che proprio stasera festeggia
40 anni.
Max, bisogna dirlo (poi magari smetto di sfottere e inizio a elencare le cose positive), appare un po’ imbolsito e impacciato. Inizia il concerto da vera anti-popstar, perfettamente puntuale alle 21 senza tirasela quel tanto che sedici anni di carriera meriterebbero. Quando presenta i brani del nuovo disco fa dei discorsi chilometrici che si perdono un po’ per strada ma soprattutto: ha un portatile MacbookPro su un piedistallo con il quale comanda una tv lcd ai suoi piedi con i testi delle canzoni, che legge a man bassa, specialmente quelli più recenti che probabilmente non ha studiato bene. Fa quasi tenerezza, con il dito sul trackpad, al termine di ogni pezzo a cliccare per cambiare canzone, come uno smanettone qualsiasi. Ma perdoniamo qualsiasi cosa al neoquarantenne che esaurite un paio di canzoni seminuove di antipasto inizia a snocciolare i vecchi successi per la gioia della mia gola semimalata.
Che vi devo dire: io mi emoziono facilmente, e non toccatemi l’infanzia e le poche certezze che ho. Ma voglio proprio dirvelo: l’esperienza Max dal vivo è coinvolgente al pari di una festa delle medie, di un karaoke collettivo, di un “giga-remember” adolescenziale. Ascoltare canzonette pop, in un pubblico totalmente estraneo a quella fetta di persone che sono abituato a vedere è un’esperienza allegra, che mette di buon umore. Io estraneo, in prestito all’altra metà della musica, quella commerciale, per una sera soltanto. Verso metà concerto la torta consegnata sul palco da uno della band, le candeline, il tanti auguri collettivo. Mancavano solo i palloncini e il nome sui bicchierini a completare l’atmosfera eliana di Tapparella; solo i prezzi del bar erano ahimè attuali in questa serata d’altri tempi.
C’è stato pure il tempo, in oltre due ore di musica, per il duello rock tra i due chitarristi: a colpi di
My sharona,
Satisfaction,
Smoke on the water ed altri stereotipi della storia del rock. Un siparietto graditissimo dal pubblico che ha aperto la parte finale del concerto fatta di chicche storiche e tiepidi pezzi del nuovo album. Peccato per “
Gli anni”, forse la più attesa, suonata in maniera abbastanza piatta in un giorno che invece era carico di significati proprio per il protagonista della serata. Eccezionali invece chicche trashose come “
La regina del Celebrità” con la strobo roteante, e vecchie hits come “
Sei un mito” e “
Rotta per casa di Dio” nel finale spumeggiante, o ancora la bella interpretazione di “
Quello che capita”.
Ammettetelo: se aveste potuto venire in gran segreto, con sciarpa e barba finta, vi sareste intrufolati volentieri a vedere come andava.
Ho saldato il debito con la mia adolescenza ieri sera, in una gelida serata di mezzo autunno, e ne sono felice. Ho celebrato per una sera il mio personale revival nel modo migliore e con la migliore compagnia possibile. Ed ora, reindossata la mia maglia a righe e i pantaloni di velluto, torniamo pure ad ascoltare il superbo
In Rainbows.
Martedì 13 Novembre 2007

Quando ero piccolo c'erano anche le caramelle salate. Non so se al giorno d'oggi esistano ancora, ma all'epoca venivano vendute durante il periodo di Carnevale ed erano un divertente scherzo da fare a tutti i bimbi creduloni. Consistevano in caramelle che sembravano in tutto e per tutto le classiche Sperlari ma che avevano un ripieno decisamente salato, e nelle intenzioni di chi le aveva inventate avrebbero dovuto provocare il disgusto in chi si trovava suo malgrado a mangiarle. Io le compravo tutti gli anni e regolarmente riuscivo a rifilarne parecchie in giro, ma ogni tanto ne mangiavo qualcuna di mia spontanea volontà. Non so quali danni abbiano prodotto in seguito, ma allora trovavo che fossero molto buone.
Ciò che me le faceva gradire così tanto era il contrasto tra la dolcezza dell'esterno ed il salato del ripieno, e sentire gli
Asobi Seksu dal vivo venerdì scorso mi ha trasmesso esattamente la stessa sensazione che provavo quando le mangiavo. Preceduti dai romani
Sea Dweller (
molto bravi, suonano come qualcosa a metà strada tra gli Smashing Pumpkins, i My Bloody Valentine e la maionese fatta in casa), gli Asobi Seksu hanno dato vita ad un bel concerto, coinvolgente dall'inizio alla fine. Dal vivo suonano più ruvidi che su
disco, la magnifica voce della cantante Yuki Chikudate ben si lega allo
shoegazing duro e puro suonato dalla band e ci si rende ben presto conto di come il contrasto tra le esplosioni chitarristiche e la dolcezza delle linee vocali sia il loro vero punto di forza. Proprio come nelle caramelle salate, percepisci prima la parte dolce, la assapori e te la gusti. Poi viene la durezza del sapore salato, la sensazione diversa dal solito. E lì puoi decidere se fermarti o continuare a scoprire il sapore nuovo. Un gruppo del genere può non piacere a tutti, ma se piace lo fa per davvero. Ti fa perdere il contatto con chi ti circonda, ti lascia inchiodato, incapace di reagire alle aggressioni chitarristiche, perso nel vortice dei tuoi pensieri che si fanno via via più palpabili, come se seguissero l'intensità della musica sospesa nell'aria intorno a te. Un bellissimo stato mentale provocato da bellissima musica.
Mi sa che da piccolo ho esagerato con le caramelle salate. Avrei dovuto drogarmi come fanno tutti quanti.
Martedì 30 Ottobre 2007

Scenari da discoteca minorenne sabato scorso al Covo, location del concerto dei brasiliani Bonde Do Role. All'arrivo età media molto bassa ed io che mi sentivo parecchio a disagio, ma poi é arrivata la svolta, il segno premonitore, l’avvenimento che ha spazzato via ogni timore. Prima che si aprissero le danze, infatti, ho visto un tipico neoalternativo provarci spudoratamente con una ragazza. L'ho visto fare di tutto per ammaliarla e l'ho visto arrivare ad un passo dalla conclusione. Mancava poco ed ormai era quasi fatta, facevo addirittura il tifo per lui, ma ecco l'imprevisto. Come un qualsiasi Mauro Repetto versione video di Come mai le ha rovesciato addosso il cocktail, scatenando la sua ira funesta e giocandosi in un colpo solo tutte le possibilità di successo. Era davvero il 1994 e a quel punto ho capito che sarebbe stata una gran serata.
Domenica 28 Ottobre 2007

E così anche il sottoscritto ha deciso di dare il suo soporifero contributo alla babele dei
podcast.
Burro Fuso, trasmissione pseudowebradiofonica ipocalorica e sostanzialmente inutile, è pronta a colare nei lettori mp3 dei volontari che si presteranno all'ascolto.
Di cosa si parla? Di tutto e niente. Che cosa si ascolta? Tutto e niente. In poche parole, ho (ancora) un buco nella mia fitta agenda del Tempo Libero e ho deciso di condirlo con un podcast dal sapore artigianale e povero del burro.
Nella prima e forse ultima puntata:
Venerdì 12 Ottobre 2007

Ripetuti e convinti ascolti di
In Rainbows hanno avuto un primo decisivo effetto. Ho completamente dimenticato tutti i discorsi sulla portata della mossa spiazzante dei
Radiohead, che hanno superato con la freccia a destra le lentissime e pesanti case discografiche
rendendo disponibile il nuovo album su internet a offerta libera. Sono entrato in quello stato d'animo che ti impedisce di ascoltare qualsiasi altra cosa che non abbia la voce di Thom Yorke, forse perchè ne avevo bisogno di un disco dei Radiohead (in
ottobre, poi...). Forse ne avevamo bisogno un po' tutti di canzoni malinconicamente liquide e nervosamente tranquille.
Un disco smaccatemente "radiohead", dove non riesco a trovare un pezzo brutto, e paradossalmente proprio questo livellamento verso l'alto potrebbe risultarne il limite. Ma per un parere più illuminato, meglio che chiediate al
Socio, l'esperto in materia.
In giro fioccano pareri e recensioni (ovvero, non si parla d'altro):
-
Colas (canzone per canzone)
-
Adayinthelife (canzone per canzone)
-
Onanrecords (che gli assegna un 10 pieno)
-
SigurRos
-
Fard-Rock
-
Blogadelica
ecc.
Venerdì 13 Luglio 2007

Siccome ci autoaccusiamo di non parlare molto di musica, di non seguire l'indie rock che fa figo mentre nessun blog parla mai di jazz o di blues, e quando anche lo facciamo nascono polemiche (niente nomi e link per pigrizia) ecco un bel post di musica di quelli che piacciono tanto a voi lurkatori e scaricatori folli :-p...
Giro di boa di questo
2007 ricco di sorprese musicali, queste sono le canzoni che vale la pena avere nella propria collezione, secondo un mio personalissimo parere, e che hanno segnato in un modo o nell'altro questa prima metà dell'anno musicale. In alternativa una
compilation di buona musica per le vostre scorazzate estive in giro per mari e monti...
Buon download!
Giovedì 12 Luglio 2007

Come non innamorarsi di un gruppo come gli
Arcade Fire? Come non dirci rapiti da questa allegra festa collettiva consumatasi in Piazza Castello davanti ad una platea accorsa da ogni parte d'Italia per ascoltare il gruppo canadese, celebrato ovunque, dalla stampa al web, alle riviste specializzate (Pitchfork diede 9.6 su 10 al loro disco d'esordio, un record).
E' un pubblico di fedelissimi quello che li ha attesi a Ferrara per l'unica data italiana: fin dalle prime battute con
Keep the cars running e
No cars go è un coro collettivo che salta, ondeggia, canta e si lascia trasportare dall'energico gruppo canadese. In dieci sul palco che paiono un'orchestra crucca tanto sono biondi e dalla pelle biancolatte, con una scenografia imponente composta da mini monitor che rimandano particolari della scena e dei musicisti ripresi sul momento, oltre all'immancabile logo neon della Bibbia che dà il titolo al loro ultimo disco. Un organo a canne, monumentale, e tanti strumenti suonati a rotazione da ogni componente della band a dimostrare l'ecletticità e la grande forza del gruppo. E' una festa dicevamo, perchè questi canadesi trasmettono gioia di vivere e follia pura, si divincolano tarantolati tamburellando un po' tutto quello che capita a tiro, dall'asta del microfono, alle tastiere, ad un casco, all'impalcatura, fanno i cori tutti insieme, e lanciano per aria gli strumenti. Win Butler, ingessato nella sua maglietta a righe catarifrangenti, non è di molte parole ma conduce la band attraverso i successi dei due dischi
Funeral e
Neon Bible comparendo talvolta al microfono, talvolta alle tastiere, talvolta con una chitarra, un mandolino, un qualcosa. Sua moglie Régine gli si alterna per pezzi melodiosi come
Haiti e
Black waves ed è adorabile nel suo vestitino colorato con l'allegria, l'energia e la grazia di una piccola Bjork d'oltreoceano (ed è magia quando all'organo accompagna
Intervention, forse uno dei pezzi più intensi del nuovo album registrato in una chiesa acquistata dal gruppo e resa studio di registrazione).
E' impossibile non cantare molti dei pezzi degli Arcade Fire, adatti a cori collettivi quasi da stadio, impossibile non sentirsi in una grande discoteca anni '80 ascoltando
Power out sull'onda di ritorno della new wave che sembra di sentire i Cure, e quando parte
Rebellion sul finale di serata è apoteosi scatenata di mani, voci, sudore e luci. Il pubblico prosegue insaziabile il coro mentre il gruppo come solito esce, si lascia acclamare, rientra per gli
encore immancabili. Il tempo di un lento dolcissimo a coccolare la serata ai piedi del Castello,
My body is a cage, e poi la chiosa con un altro coro gioioso, quello di
Wake up, spesso posta in apertura dei concerti e qui concessa come botta finale dove tutti suonano tutto e sui monitor sul palco ci siamo proprio noi, pubblico sorridente e felice, distorto e filtrato in bianco e nero, come un corredo grafico, un complemento ad una serata eterna, con la gente che si riverserà per le strade soddisfatta in cerca di una birra, una maglietta, un amico.
Giovedì 28 Giugno 2007
"Mentre parecchi facevano l'università, alcuni si impiccavano in garage
lasciando come ultima volontà le poesie di Vian"
Ogni tanto capitano quelle canzoni che ti entrano in testa e non se ne vogliono uscire e nel bene o nel male segnano fortemente un periodo della tua vita perchè ne fanno da colonna sonora. Questo è circa quello che è capitato al sottoscritto dopo aver ascoltato
La gigantesca scritta Coop dell'esordiente
Le luci della centrale elettrica su consiglio della Sorella musicale, sempre attenta alle realtà emergenti in città.
Sarà che è di Ferrara, sarà che
Vasco Brondi, in pratica anima e cuore di questo progetto cantautorale, lo conosciamo da una vita, quando giovane si esibiva sul palco del Liceo Ariosto ai concerti studenteschi con i
Sadsmile e girava con le braghe larghe, talmente larghe che se le perdeva per strada nel tragitto aula-pausapaglia-macchinettadelcaffè, ma qui gli si vuole davvero bene. Chi è di queste parti probabilmente sarà passato anche nel suo locale: una piccola tavernetta in centro storico in puro stile Arancia meccanica a prezzi abbordabili: il
Korova milk bar, ormai punto di ritrovo e locale di tendenza specie per i più giovincelli ancora non patentati. Che altro aggiungere? A 22 anni (dovrebbe avere all'incirca un paio d'anni meno di me se non vado errato) dopo essersi tolto con creatività e originalità alcuni sfizi trova la via di questo progetto solista. Punk, sperimentale, incazzato, borderline. Bellissimo.
Il disco de
Le luci della centrale elettrica non è musica per le vostre feste con i palloncini. Non vi farà ballare, non vi farà divertire, ma vi farà riflettere. I testi sono semplici e diretti, raccontano una Ferrara di provincia, una Ferrara che lotta contro i suoi spettri di disoccupazione e precariato, centrali turbogas e guai ambientali. E' una Ferrara che parla di cessi e sigarette, di poesia, di studenti, di piccoli e grandi problemi di chi non si lascia stare, di chi lotta ora e sempre in nome della Vita ma è ancora giovane, inerme e spaurito dal peso delle responsabilità.
L'urlo di Vasco è strozzato, la sua musica è rapida come una chitarra è capace di essere, a volte più dolce, a volte riflessiva. Sembrerà di ascoltare i
CCCP con la voce di
Rino Gaetano a cui Le luci della centrale elettrica non nascondono di ispirarsi ed anzi omaggiano nelle performance dal vivo. Si sentono echi dei
C.O.D., di
Giorgio Canali, c'è la poesia di un
De Andrè o un
Brassens, e un po' di quell'incauta
joy de vivre di certi film francesi che non ci sono più. Sono piccole perle chitarra e voce, adatte ad una sera ubriachi al parco, sono frammenti senza pretese ma che incuriosiscono ed appassionano. Il resto lo fanno la rete, il passaparola e diverse date azzeccate in apertura di nomi importanti come Moltheni, Franklin Delano, Tre allegri ragazzi morti.
Le migliori cose per questo progetto di "canzoni da spiaggia deturpata", di "canzoni d'amore e di merda dalla provincia", di stomaco, fumo e corde di una chitarra. Ferrara genera mostri, ma a volte hanno la zazzera rassicurante e sanno far poesia e a noi non resta che goderceli.
Le luci della centrale elettrica - La gigantesca scritta COOP
Martedì 19 Giugno 2007

E' quantomeno strano che su
Ciccsoft sia praticamente assente un abbozzo di "filone musicale" (sulla falsa riga dei post
macchisti di TheEgo, per intenderci), nonostante gli
autori siano divoratori (senza strafare) di
mp3. Riflettevo su come iniziare a colmare questa grave lacuna, e mi è venuto spontaneo partire dal Baraccone Indie Italiano, per far esplorare anche a chi non è avezzo all'Indieverso le dinamiche che lo attraversano. Si potrebbe procedere per strati, da sbucciare come una cipolla, iniziando a delimitare le
cellule geografiche: la Culla Bolognese, il Centro Mediatico-Economico Milanese, le Resistenze Piemontesi, la Cintura Veneta. Si potrebbe, infatti, ma già solo il racimolare dei vari link mi ha fatto desistere e soprattutto chiedere:
perchè?
Più interessante, sarebbe distinguere i vari
gradi di appartanenza in cui (ci) si divide. Qualsiasi comportamento o stile viene subito assorbito e catalogato. La smania di etichettare qualsiasi devianza musicale contagia anche la classificazione non solo sociale ma pure nei tic nervosi o nel numero di righe orizzontali sulle magliette. Qualcosa di molto simile a quello che capita nel metal con i suoi miliardi di sottogeneri, ma in questo caso il principio viene applicato non solo alla musica ma alle
persone. Qualcuno li chiamerebbe
clichè, e tutti tentono di smarcarsi da questa pericolosissima gabbia, con il risultato di creare esponenzialmente altri clichè che alimentano altri clichè in un circolo virtuoso senza fine. Nessuno può sostanzialmente definirsi illibato, vergine, veramente di nicchia.
Alcuni
esempi: ci sono quelli che definiscono con ironia e sarcasmo le pecularità dell'essere indie, tenendo a sottolineare di essere perfettamente consapevoli di possedere i difetti che scherniscono. A casa mia questa si chiamerebbe "captatio benevolentiae" (o paraculismo, in senso buono), io stesso la uso in quasi tutti i miei post, eppure passa come uno scarto di sagacia. E diventa stile, riproducibile. Poi ci sono quelli che leggendo questi elenchi sorridono sereni, e tengono a sancire il loro distacco (se non riesci ad essere come loro, devi essere orgoglioso di
non esserlo, l'importante è essere orgoglioso di qualcosa, non importa cosa, pena il Limbo perenne). Il sottoscritto per esempio fa così, ma dietro al sorriso si cela anche una sorta di mini-rimpianto per non riuscire a entrare nei Gangli.
Ma per un comune mortale è impossibile entrarci. Ci sono troppi dischi da ascoltare, ci sono troppi riferimenti ai dischi del passato da assimilare, troppi post da scrivere e troppi siti da visitare tra forum, webzine, mblog americani o canadesi, concerti e viaggi lungo il NordItalia e NordEuropa (è tutto molto nordico) da affrontare per partecipare a tutti i festival (?). Ho il sospetto che ci sia un vero e proprio
staff dietro a ciascun personaggio dell'Indie italico, ognuno dedito a qualche settore: io mi sorbisco gli ep di Comaneci e Micecars (ottimi, tra l'altro), tu ti trovi un lavoro, tu scarichi altri mp3 e intanto compri qualche cd originale (non comprare cd originali, per chi scarica a manetta, è grave peccato, quasi quanto mostrarsi invidiosi di
Carlo Pastore. Inutile dire che un pizzico di invidia per Carlo Pastore ce l'avrei, se almeno avessi capito chi sia).
Poi ci sono quelli che dicono che (esempio a caso) l'
ultimo degli Editors è osceno, quelli che si spingono a dire che è pattumiera, e piano piano si torna indietro e si arriva a quelli che dicono che l'ultimo degli Editors ha dei singoloni clamorosi. Risultato: non si capisce se l'ultimo degli Editors meriti o meno, ma soprattutto schierarsi a favore o contro rappresenta una sostanziale scelta di campo, e creerà uno spostamento di consensi e di affluenze nelle diverse fazioni. Sa molto di politica, dove ogni dichiarazione viene soppesata e usata per venire inquadrati, e la rettifica alla Berlusconi non viene altrettanto cagata. Per dire, si "pontifica" (senso ironico ON) sul
nuovo album degli Interpol quando nessuno l'ha ancora ascoltato (esce il 9 luglio): non oso immaginare cosa potrà accadere
dopo l'uscita.
Ovviamente l'Indie (parola diventata ormai tabù) è solo un pretesto per parlare di qualcosa di molto più grande: la scena italiana, oserei dire, frammentata come uno specchio rotto, afflitta dal fenomeno del frangettismo, seviziata dai gusti dei giovani e tutte queste menate parasociali.
Tutto quanto, ormai, è solo un pretesto.
continua?
Venerdì 8 Giugno 2007
Max Pezzali - Torno subito
Mercoledì 21 Febbraio 2007
Mancano 5 giorni al Festival e nessuno ha ancora scritto un post apposito. A me fa schifo e mi rifiuto di esprimere opinioni, però ho già fatto scorta di film prevedendo un palinsesto degno della settimana centrale di Agosto.
Mercoledì 14 Febbraio 2007

Allora c'è questa promozione che per ogni bottiglietta di
CocaCola da 50cl ti regala una canzone omaggio (legale!) su
iTunes. Che culo, dico io, che ne acquisto una circa ogni pomeriggio che mi trovo in facoltà, quindi attualmente tre giorni a settimana. Così mi rigiravo tra le mani questo codice stampigliato sul retro della fascetta rossa che ha per l'occasione cambiato grafica.
Torno a casa e mi fiondo su iTunes arrovellandomi il gulliver per cercare una canzone che veramente sia non bella, di più, e che valga la pena di essere "sprecata" con la cartuccia omaggio. Giro e giro per lo store di Apple e non trovo altro che pop commerciale, robaccia inascoltabile d'oltreoceano o raccolte di poco valore di artisti famosi che già possiedo. Trascorro mezz'ora alla ricerca di qualcosa che sia all'altezza del suo valore, quindi quel
GRATIS che parimenti mi consente un download illegale di musica sulla rete di Emule. Perchè scegliere iTunes Store quando si ha tutto a disposizione altrove?
Comunque. Opto per Battiato, l'ultimo singolo
"Il vuoto", mi sembra carino al preascolto. Finalmente clicco su "Inserisci il codice". Digito, ricontrollo, premo OK. Codice scaduto. Ridigito, ricontrollo, premo ok. Codice scaduto. Cazzo.
Apro
Emule, cerco "Franco Battiato - Il vuoto". Parte il download. Tiro un respiro di sollievo, sollevato dal gravoso compito di fare per forza compere su iTunes Store. Grazie Apple, sarà per un'altra volta.
Martedì 23 Gennaio 2007

L'onda lunga dell'ormai
mitico 2006 arriva fino ai margini di un gennaio tropicale, e ci deposita sulla spiaggia un
container carico di pezzi dell'anno che fu. Io e il Socio TheEgo, intenti a sorseggiare sulla baia un cocktail fruttato, abbiamo scostato i pappagalli appoggiati sulle nostre spalle e ci siamo avvicinati al relitto che la corrente aveva trascinato fino a riva. Dentro ci abbiamo trovato diversi scatoloni di medie dimensioni, alcuni dei quali erano ormai sventrati dagli urti del mare mosso e avevano lasciato parte del proprio contenuto sparso all'interno del container stesso. In fondo, abbiamo trovato anche umidi maglioni a righe, qualche spilletta, e inequivocabili biglietti di
concerti mainstream. Che confusione, ci siam detti, qui non ci si capisce più nulla. Pensare di saccheggiare tutto quanto era improponibile, così abbiamo tenuto solo gli scatoloni marchiati "
2006" (o giù di lì, lo diciamo per i notai avvoltoi che si fionderanno su questo post :-P) e abbiamo salvato dall'inondazione queste canzoni di un anno grandioso come eventi, ma quasi per contrappasso privo di punte musicali memorabili. Ricordandoci che se
l'indie è morto, pure il mainstream non si sente tanto bene. Quello che non comparirà nella
Ciccsoft Compilation 2006, vuol dire che se l'è portato via la corrente ed è ancora in viaggio, oppure ce lo siamo gelosamente tenuto per noi. E ora la fredda e nuda scaletta (cliccate sul titolo per "ascoltarla") del nastrone 2006
Made in Ciccsoft:
Scelte ovviamente discutibili, che ambiscono ad essere un briciolo rappresentative di una larga fetta di cielo, dettate da gusti personali e conditi da un pizzico di oggettività. Quelli che non ce l'hanno fatta per un soffio (perchè ormai troppo sangue era stato versato tra i due Soci): Guillemots, Eutimia, Violea, Kooks, Thom Yorke, Cesare Basile, Ludovico Einaudi, Electric President, Yeah Yeah Yeahs, Duels, My Latest Novel, Trail of Dead, Perturbazione e i Beatles (è loro il
disco dell'anno, è inutile). L'unica concessione temporale è stata la Bonus Track, i suoi
Moffs per il nostro caro
Frittole.
Mercoledì 17 Gennaio 2007

Vi segnalo la prima puntata del
podcast di Occhiaperti, che segue alla numero zero che vi siete già pappati con il panettone e lo spumante. Ascoltate e diffondete!
In questo numero:
Intervista ai
Violea, la torta marmorizzata di Emma, le magie del tango argentino di
Astor Piazzolla e il reading di
Fleur Jaggy con
Matteo Musacci, le suggestive note degli
Eutimìa, gruppo rivelazione di Napoli suggerito da quel guaglioncello di
Darkripper...
Info, download e feed rss li trovate sempre
qui.
Mercoledì 27 Dicembre 2006
Un anno incredibile, costellato di eventi e svolte importanti, di routine e calma, di corse sfrenate e movimento. Un anno di musica di ogni tipo che ha riempito le giornate, accompagnato momenti, serate, pomeriggi, festicciole, sbiciclettate. Nel 2006, a 23 anni suonati, ho imparato tante cose in più. Alcune belle canzoni di qualche anno fa, altre novità dell'anno, o chicche di nicchia.
Il mio 2006 ha suonato soprattutto così:
Ludovico Einaudi - Nuvole bianche
(l'autunno)
Bandabardò - Manifesto
(dinamismo, movimento)
Beirut - Postcards from italy
(l'estate afosa in città)
Lovecoma - Capitano
(la dolce primavera sonnolenta gironzolando in macchina)
Moltheni - In centro all'orgoglio
(bologna)
Piero Umiliani - Crepuscolo sul mare
(un aperitivo romantico in riva al mare al tramonto)
Damien Rice - Eskimo
(un film)
Eutimia - Amaranta
(Aureliano Buendia)
Giorgio Canali e Rossofuoco - Savonarola
(i nostri live in giro per la Bassa)
Non voglio che Clara - Cary Grant
(il sapore caldo degli ultimi giorni di marzo)
Pearl Jam - Come back
(potenza e amore)
Strip Squad - Unreliable narrator
(ferrarapadova a squarciagola)
Rachael Yamagata - I wish you love
(locali notturni)
C.O.D. - Canzone contro di me
(stasi)
Buen Retiro - Demodè
(ferrara carpi solo andata)
Samuele Bersani - Lo scrutatore non votante
(la sbornia elettorale)
Billie the vision & the dancers - One more full length record
(l'estate spensierata)
Domotic - I hate you forever
(plug in baby)
Mstrkrft - Easy love
(Ferrari, Miami)
Violea - Calliope
(giuria tecnica)
Virginiana Miller - La verità sul tennis
(il giardino dei Finzi Contini)
Cesare Basile - Il deserto
(agosto)
Julie's Haircut - Satan eats Seitan
(Renfe)
Muse - Knights of Cydonia
(Queen)
Regina Spektor - Us
(correre via)
Kiko - Stelle e altalene
(l'Amore dolce)
Gianmaria Testa - Città lunga
(fumo)
Gianna Nannini - Io
(lei)
Milo - Non crederò
(i Modena)
Daft Punk - Technologic
(sorella)
Afterhours - Cose semplici e banali
(puglia birra naso all'insù)
The Moffs - Another day in the sun
(Frittole)
Carpacho - Regole per un cervello difettoso
(halloween)
Radio Dept - Strange things will happen
(inverno)
Domenica 3 Dicembre 2006
When you've seen, seen
Too much, too young, young
L'attesa si stava facendo problematica, con delle bavaresi formose che gorgheggiavano Vertigo sparata dalle casse per "caricare" la folla. Poi era
Map of Problematique, ed era come fosse stato premuto il tasto reset della serata. All'inizio stavo per chieder
le di porgermi il defribillatore che aveva nello zaino, per assecondare i messaggi tutt'altro che rassicuranti che tentava di mandarmi il mio muscolo cardiaco. La situazione si era fatta particolarmente critica dal momento che mi ero ritrovato parte di un movimento tellurico di placche tettoniche. Quello non era il "classico" pogo, ma un didò di proporzioni enormi dove tutti erano schiacciati e tutti seguivano il movimento organico di questo mosaico umano. Nel frattempo sul palco Bellamy aveva il vento in faccia e picchiava le note di quello che sarebbe diventato il "mio" Concerto Definitivo. Quando tutti si sono accorti che nessuno sarebbe arrivato vivo alla quarta canzone, la crosta umana si è placata e ha lasciato spazio a normali salti di tre metri e urla forsennate. Ed è lì che ho messo in scena tutto il mio modesto ma sentito campionario delle emozioni. Dopo un mese passato a intraprendere una relazione poco proficua con il libro di testo, causa ma non solo di un principio di gastrite, ho iniziato a far soccombere gli acidi del mio stomaco con una base poderosa di
Muse. Canzoni acide che corrodevano le mie pareti interne. Una lavanda gastrica che ripuliva le incrostrazioni di troppi pensieri fissi, di stress adulto e incomprensive incomprensioni accumulatesi nei giorni passati, per lasciarmi pulito e splendente come un bicchiere di cristallo dopo un lavaggio con le
pastiglie Finish. Ho chiuso gli occhi ondeggiando la testa con i capelli bagnati di sudore, ho alzato i pugni e battuto in aria replicando alle scariche della batteria, ho saltato come un canguro solitario durante il finale epico della mitica
Knights of Cydonia,
gli ho lanciato l'occhiata d'intesa per sancire che sì, stavamo scrivendo la definizione di Concerto sul nostro personale vocabolario. Dare forma concreta a pezzi riascoltati decine di volte, urlare agli urli del cantante (molte canzoni dei Muse scaturiscono in urli collettivi, che più di epico sanno di catarsi, liberazione), prosciugarsi di energie per accogliere quelle della serata: ecco che alzi le mani a palmi aperti per incanalare le luci del palco, e sperare che almeno una goccia rimanga con te e non scivoli via dal tuo corpo. E non badi più a quanto ti ritrovi buffo e un tantino esagitato nel non volere nemmeno accendere la radio durante il ritorno in autostrada, a preservare intatta la salma di ciò che hai appena vissuto. Per molti giorni seguenti non toccherai una loro canzone, sarebbe come riverniciare una cancellata di legno vivo, e coprire tutte le sue nervature. Sarà la pioggia e il vento a inzupparlo e lasciarlo sedimentare tra i tuoi ricordi. Per il momento si va direttamente a letto sudati, sporchi e spogli di qualsiasi spirito critico. Con quel sorrisino ebete appoggiato sulle labbra.
PS: La scaletta del concerto di ieri sera (Muse - Palamalaguti - Bologna) la potete trovare
qui.
Giovedì 9 Novembre 2006
Luciano Ligabue incontra gli studenti (o meglio le studentesse) dell'università di
Torino. Cosa vorranno mai sapere da uno come lui?
Sul finale, l'
Associazione Groupies Piemontesi riesce a rovinare tutto definitivamente. «Volevo chiederti - dice al microfono una loro portavoce - cosa ne pensi del sesso?». Cristo. Cosa vuoi che ne pensi, lui, sul sesso? La stessa cosa che pensano tutti. Eccetto forse
Benedetto XVI, gli
Ostracodi e
George Dabliu Bush. Siete delle iene, ecco cosa siete. Delle iene bavose.
da Gen
Sabato 28 Ottobre 2006

Lunedì 30 Ottobre 2006, alle ore 21:30, ho il piacere di invitarvi alla presentazione del nuovo disco di
Guido Foddis "Italia Gangbang" presso il Korova Milk Bar, in via Croce Bianca 51 a Ferrara.
A parlarne con l'autore sarà il sottoscritto, nell'insolita veste di intervistatore e presentatore (risaaate) ed è prevista una esecuzione acustica di alcuni tra i brani più significativi del disco.
* * *
Italia GangBang non è una semplice compilation di canzoni.
E' una spaghetti-opera, un'immagine impietosa ed allo stesso tempo grottesca di una nazione, di un popolo. Traccia dopo traccia, tra mandolini, pacifismo e cocaina, brava gente, bastardi e poveracci un filo logico unisce questi spezzoni di Italia e li ricompone come in un puzzle.
Il titolo volutamente associa un genere pornografico al Belpaese quasi l'Italia fosse un corpo abusato, che tutti cercano contemporaneamente di possedere e violentare.
Scritto tra il 2003 e il 2005 in soli nove frenetici giorni, il disco di Foddis sintetizza perfettamente il suo pensiero sulla realtà che ci circonda. I testi ironici e dissacranti, ma mai cinici o disimpegnati spesso affrontano temi molto delicati e importanti su cui vale la pena fermarsi a pensare, aldilà di ogni schieramento e pregiudizio. Il sorriso che alcuni brani di Foddis regalano ha sempre un retrogusto amarognolo: si fa strada ascolto dopo ascolto.
Tra ballate acustiche, brani rock e punk, sperimentazioni elettro-pop, folk, reggae con qualche ammiccamento a Lucio Battisti non è facile definire lo stile del disco. La stessa formazione artistica di Foddis si rivela incoerente e disordinata seppure di prim'ordine. L'autore lo definisce un "punk ferrarese", una mistura tra la canzone di protesta e la solarità decadente del liscio romagnolo...
Nel disco spiccano inoltre alcune illustri partecipazioni che affiancano Foddis alle chitarre ed altri strumenti. Molti musicisti dei
Modena City Ramblers, formazione che lo ha lanciato proponendolo nelle ultime tournee in apertura dei propri concerti, un duetto molto toccante con Cisco, ex cantante proprio della formazione modenese e Marco Severini dei
Gang.
Sabato 21 Ottobre 2006
Nastrone autunnale di vecchi classici arcinoti, dettato dalla pioggia e dal grande freddo che imperversa da queste parti, e manco un po' dal mio stato d'animo, tutt'altro che triste... ;-)
Ludovico Einaudi - Nuvole bianche
Beck - Everybody's gotta learn sometimes
Gary Jules - Mad world
Ella Fitzgerald - Night and day
Rachael Yamagata - I wish you love
Damien Rice - The blowers daughter
Nancy Sinatra - Bang bang
Nino Rota - Amarcord
Gianmaria Testa - Città lunga
Tiromancino - Per me è importante
El Muniria - Shalimar Hotel
Cesaria Evora - Sodade
Groove Armada - At the river
Nellie McKay - David
Franz Schubert - Moment musicaux n°3 in F minor
Edith Piaf - Les feuilles mortes
Scout Niblett - Dance of sulphur
Vinicio Capossela - Morna
Yann Tiersen - La valse d'Amelie (piano solo)
Dredg - Walk in the park
Carmen McRae - Round about midnight
Dave Brubeck - Take five
Mercoledì 18 Ottobre 2006
Apprendo da
Alice della scomparsa di
Andrea Parodi, mitica voce dei
Tazenda. L'avevo visto di recente in tv, ospite con il gruppo a cantare ancora i suoi vecchi successi in dialetto sardo, magro, ormai duramente provato dalla malattia, ma con ancora uno spirito e una forza interiore incredibile e una voglia di reagire che mi ha colpito. Ennesima perdita importante per la musica italiana e un filo di malinconia per quei bei brani che negli anni novanta hanno portato all'attenzione di molti uno stile nuovo e un sound inconfondibilmente originale...
Sabato 7 Ottobre 2006
... Salutami le stelle della tua città... l sole che io porto nel mio cuore... Salutami le piazze della tua città, riempile d'amore...
Lo so, non sono molto originale. Ogni Nomade che si rispetti saluta Augusto con queste parole. O, al massimo, con un
"Ricordarti in mezzo al fumo
dei falò su spiagge nostre
troppo contro per un mondo
fatto solo di rumori. "
Ma io non voglio essere originale.
Sabato 16 Settembre 2006
Ligabue prosegue ad ottobre il suo tour, con una terza parte che si svolgerà nei teatri. Il 22 ottobre verrà a far visita proprio qui a Ferrara, al Comunale. Perchè no, mi chiedo. Poi leggo i prezzi (si va dai 50+7.50€ per la platea fino ai 30 ai 20+3€ per il loggione in piedi) e mi richiedo perchè sì, stavolta: d'accordo che qui siamo appassionati, ma non con gli occhi foderati e il portafoglio bucato. Ragioniamo, allora. 57euro per un palco centrale per un concerto privo di grandi mezzi tecnici
(è acustico, la prima parte, parola del sito ufficiale, non avrà manco basso e batteria) non è eccessivo? Ok, è un teatro e non un prato di uno stadio (lì in ogni caso si toccavano i 40 euro), ci sono pochi posti a disposizione per una richiesta esagerata, è una locazione particolare diversa dal solito per un cantante. Però, sono 50 (+7.50 prevendita) euro: scandite bene la cifra e ricordatevi che stiamo parlando di Ligabue, non dell’Orchestra Sinfonica
di Vienna. Beninteso, non si tratta di prezzi fuori dal mercato, ahimè praticamente tutti gli artisti che vendono molto in Italia (mi vengono in mente gli scandalosi U2 di San Siro, per dire) ci concedono questa cortesia, e non sono pertanto stupito, quanto amareggiato. Anche se avessero piazzato i biglietti a 100 euro (+ prevendita) ci sarebbero state lo stesso file di fans alle 7 del mattino sotto la pioggia davanti alle biglietterie dei teatri. Gli organizzatori dei tour lo sanno molto bene questo,
e ci giocano sopra, lucrando sopra la passione genuina. Se riesco a trovare un ultimo posto disponibile, magari il sottopalco rannicchiati in ginocchio (15euro+prevendita), andrò, e già immagino le accuse di incoerenza che mi verrano mosse... Vostro Onore, proprio perchè apprezzo Ligabue, mi va di fare notare questa pecunario dettaglio. Ho la sensazione (certezza, ma diamogli il beneficio del dubbio) che sia diventato gaudente vittima della macchina promozionale che gli gravita attorno, vedi la mossa
suicida di piazzare uno dei suoi pezzi a colonna sonora di uno spot. A parziale giustificazione, i pelosi signori organizzatori e forse lo stesso Ligabue, potranno anche venirmi a dire che non si vendono più dischi e allora come tutta risposta noi vi alziamo esponenzialmente i prezzi dell’unica cosa che non si può masterizzare o scaricare da emule: l’emozione di vedere e sentire suonare sulla tua pelle le tue canzoni.
Venerdì 1 Settembre 2006
Vasco Rossi si ravvede:
Errare è umano, perseverare sarebbe diabolico come recita un vecchio e saggio proverbio. E io ho scelto, per quanto sta nelle mie possibilità, di non vendere i miei sogni, che sono poi anche quelli dei miei fans.
E dire che in una delle canzoni utilizzate, Senza parole, lo diceva che la televisione gli stava rubando il tempo. Non so, non è mai troppo tardi ad accorgersi di stare sbagliando (sempre se la parola "sbaglio" è la più appropriata), ma farlo ora, dopo che il portafoglio si è riempito a dovere, e non prima, stona un po'. Ora mi farebbe piacere, ma sono molto dubbioso al riguardo (conoscendo il personaggio che sostiene che la vita è sua e che gli altri si possono tenere i consigli ecc.) che pure Ligabue avesse il coraggio (per certi personaggi così nazionalpopolari è quasi un atto di coraggio, andare contro l'andazzo commerciale) di ammettere che infilare proprie canzoni nello spot non è "sentimentalmente" il massimo...
Venerdì 25 Agosto 2006
Il rito si ripete inalterato, o quasi, da diversi anni:
Ferrara l'ultima settimana di agosto si riempie di musicisti di strada e di gente, o come si direbbe qui,
d'la zent. La magia delle prime edizioni probabilmente si è persa un po' per strada, complice l'aumentare dell'affollarsi di persone attorno ai gruppi, creando una sensazione di soffocamento non sempre piacevole, a meno che non si stia eseguendo Bella Ciao e allora è bello sentire la stretta via del centro esplodere in un battimani collettivo. La sensazione di colossale sagra paesana contamina leggermente l'aurea di internazionalità che il
Ferrara Buskers Festival si vanta di esportare, per alcuni potrà essere un male, mentre per altri un bene. Di sicuro, coloro che si accingono a frequentarlo per le prima volta, riconosceranno una cittadina insolitamente affollata e piena di suoni, fenomeno unico per queste parti, che richiama genti da tutta Europa e non, e che trova la sua esaltazione perfetta nella giovane e folle improvvisazione ad libitum delle notti nella
Buskerhouse, la postilla giovanile del festival. Quello che segue è il
racconto fotografico di una serata ai Buskers, tra ragazze brasiliane intente a danzare sui ritmi della capoeira ai piedi dell'inferocito Savonarola e intense espressioni scenografiche di artisti e monumenti.
Sabato 22 Luglio 2006
CRAZY - Gnarls Barkley - Programmata in ogni dove, eternamente presente in scalette radiofoniche e in festicciole estive. Il tipico pezzo da dancefloor commerciale, ma come dimenticare questo simpatico pacioccone che si presentò vestito da Darth Vader agli ultimi Mtv Award? Ci tocca lui quest'estate, e perlomeno non è il solito tormentone estivo stile Chihuaua o Asereje. Applausi (non per Fibra).
THE BLUES ARE STILL BLUE - Belle and sebastian - Beh, basta il loro nome a dire tutto no? Il
video della canzone peraltro è adorabile e tutto il disco è qui immancabilmente in heavy rotation da aprile circa... Essere in pace con se stessi e vedere tutto luminoso e colorato, ecco spiegati ad un bambino i B&S.
POSTCARDS FROM ITALY - Beirut - Un gioiellino poco conosciuto che aspira ad essere la canzone "malinconica" estiva. Ormai ogni anno spunta fuori al momento giusto e ci ricorda che l'estate non è solo ombrelloni e caroselli ma anche campi di granturco e cicale, l'ombra di un albero e una chitarrina delicata che rimanda dolci melodie...
ONE MORE FULL LENGTH RECORD BEFORE I GO - Billie Vision and the dancers - Il pezzo più adorabile che abbia sentito di recente. Il gruppo è talmente sconosciuto e indie fino al midollo che si può permettere di tenere gli mp3 dell'intero loro album disponibili sul loro
sito web. E statene certi, la ascoltate una volta e iniziate a canticchiarla e ad amarla. Avvisati.
IO - Gianna Nannini - Non sono un fan sfegatato della Gianna nazionale ma bisogna riconoscere che questo brano è sincero, dolce e ha un testo particolarmente azzeccato. I cori di sottofondo richiamano Bjork, le chitarre ne fanno una ballad da suonare un po' ovunque... Sfido a trovare qualcosa di meglio, in Italia, quest'estate. Grazie Gianna.
CHE VELOCITA' - Matrioska - Onestamente ignoro di che anno sia questa canzone, uscita per caso dalle playlist di mia sorella, ma il gruppo ska milanese l'avevo già apprezzato per la mitica "La domenica mattina", di cui vi consiglio l'ascolto se non altro per condividerne il testo dalla prima all'ultima strofa. Un brano allegro e spensierato sui cari tempi del liceo che tutti ricordiamo con gli occhi lucidi, tutto in levare ovviamente!
MALO - Bebe - Intravista per caso una sera su Mtv, innamoratomi della voce suadente e spagnola da cantautrice consumata dalla vita, scoperto poi che la passano ovunque ad ogni ora ma preferisco non pensarci e continuare a credere che è una bella canzone dopotutto. Il fascino latino, la chitarra e un ritornello, lasciatemelo dire, decisamente Asereje...
CREPUSCOLO SUL MARE - Piero Umiliani - Vabbè ora sforno anche vecchiumi, però questo brano del famoso compositore italiano di colonne sonore di film anni '70 (chi non conosce Mah na mah na?) è perfetto per quella cenetta romantica che avete preparato in riva al mare, solo voi due, una candela e il tramonto. La magia della chitarra ha suoni incredibilmente caldi ed estivi in questo brano strumentale aggiunto di recente anche alla colonna sonora di Ocean's Twelve.
COME BACK - Pearl Jam - Non è tra quelle più discusse e conosciute dell'ultimo apprezzato disco dei Pearl Jam, ma per il sottoscritto è una piccola perla musicale. Un brano classico nel senso più puro del termine, un crescendo lento e appassionato vocale e strumentale, come non ne sentivo da tempo.
BOTEN ANNA - Basshunter - Per finire, una chicca trash incredibilmente azzeccata. E' un po' il caso del momento sulla rete. La storia, ai limiti del demenziale, racconta l'amore, non corrisposto, di un ragazzo per Anna, il bot di una canale di chat... Il brano, di uno sconosciutissimo dj tedesco, è in perfetto stile eurodance ed è parecchio orecchiabile. Un must estivo per riempire i dancefloor di nerd e smanettoni.
Qui anche il video meraviglioso, con sottotitoli in italiano per coglierne appieno le sfumature...

Genio e sregolatezza uniti nel sacro vincolo di Bacco sull'altare della Musica. Vanno di scena gli
Afterhours questa sera in Piazza Castello a Ferrara, sempre magica cornice nell'ambito di Ferrara sotto le stelle, che chiude i battenti domani dopo un edizione record per offerta e gamma di artisti.
"Lasciatemi guardare questa piazza per 5 secondi" dice un Manuel Agnelli decisamente in serata riempiendosi gli occhi di una piazza colma che lo acclama e gli fà da spalla nel canto in ogni momento. E' una festa il concerto degli Afterhours...
Martedì 4 Luglio 2006
Come avevo
pronosticato qualche tempo fa, questa sera
Ferrara vivrà il suo momento di delirio collettivo. L'Italia è in semifinale contro la Germania, giocandosi tutto in 90 minuti di furore, e nel contempo in pieno centro, al riparo del possente castello Estense avrà luogo il concerto dei
Sigur Ros, unica data italiana. Nella mappa sono indicate le praticissime location dei due eventi. Nella zona rossa, un pugno di folli noncuranti del big match ad ascoltare tristi melodie islandesi stretti fianco a fianco con la fidanzata e con la radiolina nell'altro orecchio per curare l'andamento della partita.
Nella zona verde, il maxi schermo comunale dove un centinaio e forse più di persone si raduneranno per seguire la semifinale mondiale tra le strilla le urla e si spera i boati di gioia. Tra le due zone solo un palazzo, quello comunale a fare da filtro tra la compostezza di un evento e il guaire sbracato dei tifosi del pallone.
La saggezza organizzativa comunale non ha previsto uno spostamento del maxi schermo in una zona più opportuna ma si è invece (pare) preoccupata di fermare eventuali festeggiamenti dopo l'incontro, transennando tutto il viale principale e spargendo Forze del Male ovunque.
Dal canto suo anche l'organizzazione del concerto (affidata a Indipendente se non vado errato) non scherza. Invece di rimandare sensatamente a domani il tutto (come peraltro han fatto Simon e Garfunkel proprio oggi) per timore di incappare in eventuali festeggiamenti post partita ha pensato bene di anticipare il concerto. Gruppo spalla ore 20.15, Sigur Ros ore 21, preciso preciso per il fischio d'inizio nella piazzetta a fianco. Peggio ancora.
Non c'è pericolo di annoiarsi insomma questa sera a Ferrara: ce n'è per tutti i gusti, chi da una parte chi dall'altro. Chi finirà a prendere la solita birretta in un pub o al cinema è davvero un pirla, anzi un
bambanòn, come direbbero da queste parti.
Martedì 6 Giugno 2006

Facevo notare al Socio, e lui stesso se ne stupiva sul
suo blog, come l'offerta musicale del nostro unico e apprezzatissimo
festival musicale estivo si sia clamorosamente ampliata in silenzio negli ultimi giorni. Non so voi, ma io l'ho scoperto ieri e francamente sono rimasto di sasso nel vedersi aggiungere ai
Baustelle,
Giardini di Mirò,
Sigur Ros,
Flaming Lips,
Eels,
due concerti GRATUITI come quello degli
Afterhours e dei
dEUS in luglio.
E mica al palasport o allo stadio. Mica nell'area attrezzata in periferia o alla festa dell'unità di Casa dei Diavoli: no, in piazza Castello, centro preciso del diamante estense. Per certe piccole cose Ferrara stupisce ancora. Poi vabbè siam senza lavoro, ma ascoltiamo buona musica. Se venite da queste parti in quelle occasioni fate un fischio che ci si incontra per una birretta.
* * *

Va anche detto, come osservava giustamente il Socio dopo i miei entusiasmi iniziali, che il concertone dei
Sigur Ros il 4 luglio cozzerebbe con un'ipotetica
Semifinale dei Mondiali di Calcio, sperando l'Italia sia in qualche modo presente. Scenari possibili:
CASO A - L'Italia alle 23 circa si guadagna l'accesso alla finale mondiale. Si scatena la festa per le strade di Ferrara come è sempre avvenuto per le grandi occasioni. Il Castello Estense è preso d'assalto da orde di tifosi con le bandiere e i clacson. Ragazze bellissime sfilano ignude su carri giganti inneggiando al Pupone, pittate di azzurro e oro e cantando tutte le strofe dell'inno di Mameli a squarciagola.
Nel mentre in Piazza Castello, proprio a fianco, i
Sigur Ros inviano cori deliziosamente eterei e malinconici allo sparuto pubblico presente, fatto di giovani pallavoliste e mogli cui non interessa la partita, magari con marito costretto al fianco munito di radiolina come da fantozziana memoria. I
Sigur Ros, la cui nazionale di calcio islandese non è buona nemmeno per il torneo parrocchiale, sono costretti a smettere per il frastuono e lasciano Ferrara dove non faranno mai più ritorno.
CASO B - L'Italia dopo essere rocambolescamente giunta ad un passo dalla gloria, cade rovinosamente in semifinale ai rigori dopo un incontro soffertissimo. A sbagliare dal dischetto è proprio Totti, uomo simbolo di un Belpaese pallonaro che da oggi non ha più senso di esistere a seguito anche degli scandali arbitrali. I tifosi delusi, si riversano in Piazza Castello dove ascoltano attentamente le melodie malinconiche dei
Sigur Ros. Si registra un tutto esaurito improvviso e l'intera piazza si stringe in un abbraccio collettivo cantando
Olsen olsen a squarciagola.
Allietati dalla partecipazione del popolo ferrarese, il gruppo islandese esegue l'Inno di Mameli per quartetto d'archi cantato in urgopinnico. La gente è rapita dall'esecuzione che si protrae per oltre venti minuti, poi presa dallo sconforto fa ritorno alle proprie case piangendo in silenzio con sommo dolore.
Comunque vada, il 4 luglio vale la pena essere a Ferrara.
Martedì 30 Maggio 2006

L'inverno è freddo, l'aria pungente penetra tra i sottili varchi della sciarpa e ti scarica addosso tutto il peso di un gennaio troppo lungo per vederne anche solo la fine. Eppure arrivano quelle due o tre orette dove inizi a picchiettare le mani in tasca, il tacco delle scarpe sussulta sul pavimento unto di birra, le note dei bassi si infrangono sugli scogli della tua malinconia e infilza la tua timidezza con un tridente sonico. La mareggiata diventa poi tempesta e inizi (con basso senso del pudore) a mulinare braccia e gambe. Un fenomeno tipico degli inverni metropolitani, dove esiste sempre un posto per riscaldare il tuo cuore "rock&roll". Poi capita che sugli alberi ricompaiano le foglie e le giornate si allunghino, la Natura sembra dirti che non hai più bisogno del rockettino per muovere il sangue nelle vene. Di fianco agli alberi rinvigoriti scorgi locandine minacciose, un susseguirsi di inaugurazione preoccupante, che ti fa sospettare che Madre Natura abbia in realtà siglato un accordo sottobanco con le discoteche della zona. L'estate si porta via il tuo adorato rockettino, democratici e ripetitivi accordi che fanno muovere chiunque, dal tamarro unz unz allo skaboy fino ad arrivare agli algidi ascoltatori di "buona musica". Irrompono drammaticamente sulla scena le discoteche all'aperto, che non so nelle vostre zone ma qui fanno l'autentica parte del leone per quanto riguarda la scena dei locali musicali, peraltro già abbastanza carente con il solo
Renfe a proporre qualcosa che non sia dance/house/lounge/bleaurch. Sono ambienti eleganti, esotici, sinuosi, luccicanti: ecco i
Giardini Sonori adagiati lungo la riva del Grande Fiume, ecco
Villa Selmi che si staglia nelle poetiche lande del Polesine, ecco il
Barracuda che morde il Lido di Spina. Il cielo stellato sopra di noi, attorno l'imporsi delle tendenze musicali, che si possono in breve suddividere nel filone house e nel tragicomico divampare del Latinoamericano, con corsi annessi (il rockettino invece fa ballare ippopotami e gazzelle, è democratico, per l'appunto). Ti ritrovi a questo bivio musicale, assetato di musica perchè è estate, è vita, ma nessuna delle due opzioni ti entusiasma, anzi, la voglia di proseguire dritto per i prati ti solletica. Dunque mi rivolgo a voi, giovani abitanti della Bassa, esiste un'alternativa a questo mesto scenario di "situazioni", come le chiamano i bravi pierre? Voglio il rockettino: non importa quale, che sia indie o commerciale, degli anni venti o sessanta, che sia laccato o spettinato, basta che sia musica e non "location", basta che sia anche d'estate, chè l'inverno è lontano ma io sento un pò freddo lo stesso.
Lunedì 8 Maggio 2006
di ·

Categoria:
Musica · ore 18:50

Vi chiedo quattro minuti. Uno di silenzio per ricordare
Grant McLennan, 48 anni,
cantante e chitarrista dei Go-Betweens, morto nel sonno s
abato scorso nella sua casa di Brisbane. e tre per ascoltare una splendida versione di un loro classico,
Spring Rain dal vivo. Se avete voglia di approfondire tra i meandri di una
discografia da urlo senza un disco mediocre e oltretutto ricchissima vi rimando anche a un
JFIle del 2000 (uno speciale assemblato dalla redazione di Triple J, la miglior radio australiana) per ricordare i
Go-Betweens come per forza di cose non potranno più essere. Non era Springsteen, nè Dylan, non era popolare quanto Lennon nè un idolo delle ragazzine come Robbie Williams. Ma ha colorato le giornate di tantissime persone, ora ex giovani, che hanno eletto "
I messaggeri d'amore" ("
The go-between", 1970, il primo film di Joseh Losey) come gruppo preferito da una quindicina d'anni
Se avete altri 4 minuti qui c'è il
video di Here comes a city, il singolo che anticipò l'ultimo album
Oceans Apart.
Non era Dylan e loro non sono gli U2, ma li amo e, per me perdere Grant McLennan è una mattonata sul cuore. Credo che siamo in tanti ad averla presa.
Mercoledì 19 Aprile 2006

Ho lasciato passare troppo tempo! capperi, venerdì 14 APRILE 2006 sera h. 23.00 concerto del fanciullo prodigio sanremese...... il nipotino di Vinicio Capossela, cuginastro alla lontana di Caparezza (ma solo in quanto a capelli....) e di Frankie hi-NRG (solo in quanto a montature di occhiali)..... sonorità sperimentali e abilità sceniche da panico.......... altro che concerto!
Uno spettacolo di ben 2 ore che i pochi fortunati ("gli
infedeli, come ci ha giustmente chiamati lui, perchè era venerdì santo e in trenta, quanti eravamo andati ad ascoltarlo in quel di Cortemaggiore-PC, saremmo dovuti andare alla via crucis da bravi catto-comunisti). Noi in tre, Elisa e Ale assolutamente poco motivate e trascinate da me.... si sono dovute ricredere -le ha letteralmente catturate!-. C'era addirittura qualche genitore con i bambini, perchè si, in effetti, cristicchi in radio lo si conosce per delle canzoncine orecchiabili che, poco hanno a che fare con le sue potenzialità. Con una fisarmonicista, un bassista-contrabbassista, e un chitarrista, tutti e tre bravissimi, una abat-jour posata su un trepiedi rotondo, ha deliziato il pubblico (spesso coinvolgendolo) con una parodia del suo alter-ego ossessivo compulsivo, tale
Simò, paziente cantautore di un istituto di igiene mentale di Roma, che scrive canzoni un po' su tutti, amici parenti e fidanzate, maghe di paese e ziette con l'alzheimer...... "la vita è come una battaglia navale: oggi ci sei e domani..... C-7".
Me lo sentivo che sarebbe stata un'ottima serata, e come spesso accade, ho riposto bene la mia fiducia. E' stato divino! Con i suoi occhialetti rossi che ad ogni inchino gli cadevano per terra, la sua chitarra e un talento raffinato.
Bravo Simo, l'unica cosa che posso fare per non rovinarvi la sorpresa del suo show-concerto è invitarvi calorosamente ad andare, se vi capita, ad una delle date del suo
tour e magari, beh, compratevi il ciddì, perchè merita davvero!!!!
firmato, (anonima) studentessa universitaria
p.s. ma quante ragazze come me si sono immedesimate? magari non proprio per il finale della canzone, ma cmq... la metropolitana, gli esami, le file, ecc....
Martedì 7 Marzo 2006

Zero assoluto - Svegliarsi la mattinaL'unica vera canzonetta piacevole del Festival. Il tormentone da radio e da primi tiepidi soli primaverili da canticchiare gironzolando in bici.
Povia - Vorrei avere il beccoPerchè se l'Italia l'ha eletta a vincitrice ci sarà pure un motivo no? E qualcuno di mia conoscenza ci si perde dietro ascoltandola a profusione mentre noialtri a casa si fa tutti il verso del piccione da due giorni.
Beck - GirlPer Attimo, che non ha riconosciuto il cantante di Guero in macchina sull'autoradio tornando dalla facoltà qualche tempo fa. Per tutti gli altri che non dovessero conoscerla: merita.
Strokes - Heart in a cageFe-no-me-na-le il riff iniziale. Eppoi sentita al Vox faceva un figurone in quella bellissima scaletta indie che è seguita al concerto dei Baustelle venerdì scorso.
Vinicio Capossela - Ovunque proteggiE' tornato. Finalmente. Via il cappello, in alto i bicchieri di vino.
Amari - Bolognina revolutionScusa se, anche questa volta voglio stare a casa. Il disco del 2005, con gli Offlaga e i Baustelle. Non serve dire altro, se non che dal vivo sono pure meglio (e fuori di testa!).
The Mavericks - Dance the night away Io l'ho scoperta solo un paio di settimane fa nonostante quel ciccione di Raul Malo l'avesse sfornata ormai da 8 anni. Folgorante il primo ascolto e la rapida ricerca del testo su Google fino a scoprire che canzone fosse. Da ballare sulla spiaggia ad una festa estiva.
Supergrass - Alright Altra chicca che mi ero perso per strada qualche anno addietro ma era vagamente nota in qualche angolo remoto del cervello. Come ho fatto senza fino ad oggi?
Lunedì 6 Marzo 2006
Cosa resta da dire in fondo? Il piccione monogamo e morigerato di Povia batte il girl power all'acqua di rose della Tatangelo. L'Italia si riscopre allegramente disimpegnata e qualunquista, una nazione da progresso senza avventure, felicemente indifesa di fronte ad ogni retorica massimalista - ultima, quella benedetta da Bonolis, di certo una delle figure chiave della cultura di massa italiana dell'ultimo lustro. E' facile deridere Sanremo; meno facile comprendere che continua a rappresentare un punto d'osservazione non inattendibile. Se non l'autobiografia del Paese, l'autobiografia di un Paese, di una delle sue anime. Sarà la sua più profonda? Ai posteri l'ardua sentenza. A voialtri, due minuti e mezzo dove spiego forse meglio tutta 'sta roba.
La sintesi migliore di questo scialbo Sanremo, dell'ottimo
Tellavision, con tanto di filmati ghezziani di corredo.
Coraggio che il prossimo anno conduce di nuovo Baudo, vince la Tatangelo e il premio alla carriera sarà consegnato direttamente da Mia Martini in ologramma nelle mani di Michele Zarrillo. L'Italia (già prodiana? -mi tocco-) conservatrice e bacchettona esulterà ancora una volta. Frrr.
Domenica 5 Marzo 2006
Povia vince il festival di Sanremo con un anno di ritardo. Forte è il sospetto che le melodie simili alla canzone sui bambini abbiano innescato nel subconscio dei televotanti un meccanismo di ricompensa per la partecipazione fuori gara dello scorso anno. Che meraviglia, che meraviglia!
Sabato 4 Marzo 2006

Ma vi prego, guardate gli ultimi tre post del
videoblog di Mario Venuti. Da quando è stato eliminato l'altra sera è caduto in uno stato depressivo che va oltre i limiti del ridicolo; nonostante ciò, insiste a filmarsi mentre non dice una parola sensata che sia una.
Lunedì 27 Febbraio 2006

Archiviata l'Olimpiade con uno spogliarello e qualche fischio al premier, senza nemmeno riprendere fiato l'attenzione mediatica si sposta in Riviera per seguire quello che si preannuncia come un
Festival della Canzone italiana un po' sottotono. Sperando di sbagliarci, l'appuntamento per la doverosa cronaca in diretta blog della prima serata è qui, alle
ore 21.
P.S. Il logo quest'anno è talmente brutto che non so se varrà la pena fare una testata apposta... Voi che dite?
P.P.S. Comunque pare che vinca Dolcenera.
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Ore 20.37: Sera a tutti, sono Attimo. Poco fa il socio mi ha avvertito che stasera iniziava SanRemo e mi chiede di sostituirlo mentre lui rimane in sala d'incisione con il suo gruppo musicale a tentare di comporre una ballata per il Festival del prossimo anno. Sono trasalito, gli altri anni sapevo con esattezza l'elenco dei cantanti e le taglie delle miss sul palco, quest'anno so a malapena che ci sarà a condurre un comico toscano annacquato, la moglie di un noto calciatore appena infortunato e una che andava in giro a sbaciazzare gli attori famosi in un programma della concorrenza. Si sa che dopo i fasti di Re Mida (?) Bonolis, sarà un fiasco, poichè l'accoppiata panariello+cantanti di basso profilo+tasso di ospiti speciali tendente allo zero è destinata a far precipitare questo Titanic sul quale si lucidano ancora le maniglie, nonostante tutto. Sarebbe interessante aprire un dibattito dal titolo:
2006, e ancora Sanremo. Perchè? Già rimpiango il Baudo che si faceva toccare proprio lì.
Ore 21.10: Una lampada discreta illumina Panariello.
La gente c'è, c'è sempre, dice.
Ore 21.17: Dopo il monologo scritto da Pistarino, già si intuisce il grande assente della serata: il Mordente. Arrivano le luci, pare di essere a Las Vegas: non è oro quel che luccica. Infatti. Entra Ilary Blasi. Che danno al cinema stasera?
Ore 21.28: Nikky Nicolai, la voce armoniosa, la melodia tipicamente sanremese, un testo sognante e sentimentale: che palle. Una telepromozione piazzata dopo 20 minuti di trasmissione, credo sia un record, ridà fiato al programma.
Ore 21.42: Tutto secondo copione, come ogni Sanremo che si rispetti, ci deve essere la piccola àncora di salvezza, il Chiambretti di turno fiore nel deserto. Quest'anno parebbe essere investita dell'ingrato compito Victoria Cabello, forse l'unica ad essere stata scongelata in tempo per la serata d'apertura. Chiede a Panariello perchè l'ha voluta qui, io credo che dentro di lei si starà chiedendo perchè ha accettato.
Ore 22.03: Mentre Attimo se ne va al cinema, torna TheEgo al timone della diretta blog più noiosa che si ricordi. Ho acceso ora la tv e vedo un Johntravolta imbolsito che imita se stesso in vecchi film. E' il canale giusto?
Ore 22.11: E' entrato un cantante con la voce di Gigi D'Alessio, le orecchie di Berlusconi e il volto del giornalista di Uno Mattina che era inviato nello Yemen durante l'ultima guerra del golfo. Orrore.
Ore 22.27: Sanremo già dall'anno scorso ha implementato le categorie, all'interno delle quali mette
i vari post le varie canzoni. La novità è che quest'anno ad introdurle ci sono delle avvenenti modelle inutili. Poi non lamentatevi che finisce troppo tardi la prima serata.
P.S. I suoni delle foto dei cantanti che escono sembra quello delle zanzare che prendono la scossa su quegli aggeggi bluastri che si appendono d'estate. Fastidio.
Ore 22.30: Canta Povia. E' identico a Simak, del blog notuno.splinder.com. Fa uno strano verso con il suo becco ma è simpatico suvvia.
Ore 22.36: Triste constatare che grazie al cerone e la chirurgia estetica Ron dimostra pochi anni più di me. Eppure ne ho solo 22.
Ore 23.01: Ilary Blasi al primo cambio è fasciata da un vestito che la rende decisamente appetibile allo sguardo, e scapezzola ben due volte. E Panariello chiosa:
Ilary, fai attenzione perché si rischia di vedere la pappa di Cristian da un momento all'altro.
Ore 23.15: Britti rappresenta quel gruppo di artisti che tecnicamente sarebbero bravissimi, ma che folgorati sulla via di Damasco hanno scelto di prendere la loro bravura buttarla nel cesso e tirare l'acqua. Peccato. Però mi piaciiii che ci posso fare mi piacii.... Fermatelo.
Ore 23.30: La canzone di Anna Oxa è decente. Difficile ma decente. Chapeau. Peccato per il look finto-madonna in Frozen. I bimbi sono andati a letto vero?
Ore 23.40: Nomadi quoque! Il cantante pare un monaco buddista in tunica nera, la canzone è orecchiabile e sanremese. Però rimpiango Augusto, dopotutto.
Ore 0.01: NO! ZARRILLO NO! Ancora lui? Ma c'è ogni anno. Basta, mancano i presupposti per proseguire qui questa serata disastrosa. C'è ancora ZARRILLO. Ma chi lo ascolta quest'uomo? Ha dei fan? Sto male. Buonanotte.
Venerdì 10 Febbraio 2006
Andare al concerto degli
Amari al circolo Arci
Renfe di Ferrara e trovarci Max Collini, il cantante degli
Offlaga Disco Pax, in prima fila al tuo fianco che si dimena scatenato e al termine compra pure le spillette, questo sì che è
INDIE.
P.S. Per la cronaca, concerto entusiasmante, se non li avete mai sentiti dal vivo, fate un salto appena potete.
P.P.S. Giulia, quando li avrai ospiti fai un fischio che mi sintonizzo.
Martedì 31 Gennaio 2006

Offlaga Disco Pax, Baustelle, Negramaro, Yuppie Flu, Linea 77, Marlene Kuntz, Settlefish, Sud Sound System, Marta Sui Tubi, Perturbazione, Forty Winks, Amari, Afterhours, Super Elastic Bubble Plastic, Apres la Classe, Arpioni, Roy Paci & Aretuska.
Nessuno di loro sarà presente al Festival di Sanremo.
Non mancheranno invece: Ron, Michele Zarrillo, Anna Oxa, Spagna, Povia, Luca Di Risio, Alex Britti, Gianluca Grignani...
Il problema è che i nomi elencati all'inizio non partecipano quasi nemmeno al Festivalbar, svenduto ai brani da hitparade e a troppi stranieri di passaggio. Qual è dunque il festival musicale più rappresentativo della musica italiana nel 2006? Soprattutto: esiste?
Giovedì 19 Gennaio 2006

Il nuovo album degli Strokes, tra chitarre psichedeliche e un Casablancas mai sentito. Si fa anche il musicologo ogni tanto. Su
Occhiaperti.
Mercoledì 4 Gennaio 2006

Le feste natalizie ci hanno inghiottito in un vortice di calorie e disimpegno e ci stiamo ancora chiedendo se mai ci ripiglieremo. Nel frattempo, stretti in un divanetto di un pub sovraffollato oppure intenti a rimanere in equilibrio sui marciapiedi ghiacciati, abbiamo partorito la seconda edizione della
Ciccsoft's Indie Compilation. Quest'anno siamo un tantinello più scafati e ambiziosi, e abbiamo deciso di limitarci solamente alle uscite del 2005. Mettere insieme due teste nel tentativo di selezionare il meglio già non sarebbe stato facile, figurarsi la dolorosa ma necessaria scrematura di un parco-canzoni che superava la cinquantina. TheEgo ha afferrato la cesoia con la sua consueta decisione e mi ha brutalmente tagliato alcuni miei pupilli, per tutta risposta io ho deciso di soffocare diverse sue proposte a me sconosciute. Il risultato del parto doloroso è qui sotto, pronto per essere trasportato nei vostri lettori e stereo, che non si dica che non siamo buoni e premurosi.
Un Bignami dell'anno
indie da poco terminato, per non addetti ai lavori e semplici simpatizzanti di un genere musicale che più vario non si può: al suo interno potrebbero trovare spazio i gruppi più impensabili. E difatti...
Bando alle ciance. Ascoltatelo e se vi piace, fatelo girare girare girare...
01. Bloc Party - Like Eating Glass (4:21)
02. The Strokes - Juicebox (3:15)
03. Franz Ferdinand - Do You Want To (3:38)
04. Shout Out Louds - 100 Degrees (3:46)
05. Kaiser Chiefs - Everyday i love you less and less (3:37)
06. And you will know us by Trail of dead - Worlds apart (2.30)
07. Editors - Munich (3.40)
08. dEUS - Bad timing (7:07)
09. Offlaga Disco Pax - Robespierre (3:31)
10. Arctic Monkeys - Mardy Bum (2:53)
11. The Caesars - Jerk it out (3:17)
12. Baustelle - La guerra e finita (4:21)
13. Maximo Park - Going missing (4.05)
14. Amari - Campo minato (3:13)
15. The Magic Numbers - Forever Lost (4:13)
16. Belle and Sebastian - For the price of a cup of tea (3:19)
17. Ciccone - Look at you now (3:41)
18. The Lucksmiths - Sunlight in A Jar (3:22)
19. Ben Folds - Give Judy My Notice (3:37)
20. Stars - Your ex-lover is dead (4:16)
21. BONUS TRACK: Coconutz - La puzza dei ricordi (3:34)(Per chi è poco pratico di RapidShare, cliccare uno alla volta sui titoli delle canzoni, poi scorrere la pagina e cliccare su FREE, quindi attendere 25 secondi nella pagina seguente, e poi cliccare su download. Eccheppalle, no?)
Martedì 3 Gennaio 2006

Devo essere rimasto parecchio indietro. Questo pomeriggio ho acquistato un cd musicale, cosa che, almeno per le novità da classifica e per i cd delle major, non facevo da parecchio tempo. Prima di procedere noto con noncuranza sul retro l'indicazione delle restrizioni a cui si è sottoposti nonchè il celeberrimo logo del copy controlled. Fin qui tutto a posto: posso masterizzare tre volte il disco, ascoltarlo sullo stereo ma non estrarne le tracce per un eventuale lettore mp3.
Arrivato a casa tutto contento lo sbatto nel lettore cd del computer per ascoltarmelo con Winamp come faccio di solito. Sorpresa.
Un simpaticissimo autorun mi mostra un riquadro con la copertina del disco e dopo poco il contratto da sottoscrivere. Clicco accetta e come per magia mi esce un simil-media player completamente controllato dove non posso far altro che scegliere il brano dall'elenco in alto e riprodurlo
(vedi foto). Il pulsante masterizza poi è quasi surreale. Una volta cliccato pretende di farmi aggiornare Windows Media Player per poter masterizzare fino a 3 volte il mio cd. Non c'è verso di riprodurre in altri modi il disco su un pc: a guardarci dentro appare come un cd-rom con tanto di autorun, readme e altre sciocchezze. C'è una cartella con tutte le tracce del disco in formato wma, pronte per eventuali rippaggi, ovviamente a scarsissima qualità, ma non è un cd audio a tutti gli effetti, pertanto ogni software di ripping lo rifiuta categoricamente.
Solo qualche ora dopo ho notato una scritta che non avevo assolutamente letto, sulla costa della confezione del disco:
content protected.
Siamo passati dalla protezione della copia (copy controlled) illegale, alla fruizione dei contenuti forzata e controllata (content protected) senza che l'utente possa mantenere una propria coscienza libera e consapevole di cosa è legale fare e cosa no. Metodi barbari, come la tassa sui cd vergine applicata per tutti, cui siamo già stati abituati. A quando la costrizione a non inserire del tutto un cd musicale su un pc?
Ovviamente, fatto il boot da Linux, ed inserito il cd nuovamente, certe pippe non hanno trovato terreno fertile. Il pinguino legge come se niente fosse non sapendo affatto cosa sia Windows Media Player oppure un autorun.exe...
Martedì 6 Dicembre 2005
Rintanati al caldo (?) di uno scantinato, tra pannelli insonorizzanti, marchingegni elettronici, strumenti musicali e vino rosso, è partita ieri la registrazione tanto agognata del nostro primo EP. A Natale saprete cosa regalare ai vostri vicini di casa tanto amati.
Domenica 27 Novembre 2005

Dopo
Americani e
Inglesi, pure noi
Italiani non potevamo essere da meno. L'ottimo
Cabal dal suo
Pozzo fa partire l'idea di organizzare tra noi detentori di blog italici il
premio per i migliori artisti italiani nel 2005. Rilancio volentieri l'iniziativa, anche e soprattutto perchè priva di qualsiasi snobismo ma leggera e flessibile come è giusto che sia. Per leggere il regolamento e scoprire a che indirizzo mail inviare i vostri 5 voti (che rimarranno segreti, quindi potete anche votare Ligabue,
ndA) vi rimando al
post. Italians do it better?
Giovedì 24 Novembre 2005
E con gioia, e un pizzico di commozione, con la voce tremante e l'enfasi degna di un grande evento che vi segnalo l'uscita di una chicca. E' esattamente come l'avrei desiderato. Esattamente perfetto e geniale, surreale e clamoroso.
Votateli e fateli girare! Am arcmand ragazò che se è arrivato su Mtv, a breve sentiremo canticchiare tutti "graziereagan,bombardacipaaaarma".
Offlaga Disco Pax - Robespierre
Venerdì 18 Novembre 2005
Con immenso dispiacere ma grande serenità...
Dopo quattordici anni di canzoni, palchi, viaggi ed esperienze condivise, per scelte di vita ed esigenze personali, Stefano “Cisco” Bellotti ha deciso di prendere un’altra strada rispetto a quella dei Modena City Ramblers. Dopo un lungo periodo di riflessioni e confronto, in completo accordo, rendiamo pubblica questa decisione. Nulla di ciò che è stato fatto assieme andrà perduto e rappresenta un patrimonio comune. I nostri percorsi futuri rimarranno comunque figli degli stessi ideali, propri di una grande famiglia.
Cisco, Robby, Kaba, Franco, Fry, Massimo
Un'altro pezzo di vita che parte e non farà ritorno. Incommensurabile tristezza.
Venerdì 11 Novembre 2005
Il biondino degli 883,
Mauro Repetto (al centro), ospite a Radio Deejay da La Pina, com'è
oggi.
My body is in tumult. Et excrucior.
Sabato 22 Ottobre 2005
![sony_ucx-s_60[1].jpg](http://www.ciccsoft.com/archives/sony_ucx-s_60%5B1%5D-thumb.jpg)
Questa credo sia quella più vecchia tra quelle che mi appartengono. Dev'esserci su qualche registrazione che facevamo da bambini con microfono e registratore portatile, giocando alle parodie dei telefilm e dei programmi radiofonici.
Qui qualcuno si è preso la briga di
catalogare tutto l'inimmaginabile. Preparate i fazzoletti.
(via Emmebi)
Giovedì 20 Ottobre 2005
Mentre fuori imperversa freddo e pioggerellina, qui al caldo di 4 mura si ascolta:
Devendra Banhart - Hey Mama Wolf
Franz Ferdinand - Do you want to
Ligabue - Lettera a G.
Sigur Ros - Glosoli
Magic Numbers - Forever lost
Mamas and Papas - Make your own kind of music
Amari - Campo minato
Don Backy - Poesia
Juanes - La camisa negra
Kaiser Chiefs - Everyday i love you less and less
Mickey3d - Matador
Perturbazione - Animalia
Shout out louds - Very loud
The Rakes - Strasbourg
The Strokes - Juicebox
Opera Chillout - Belle nuit, o nuit d'amour
Manu Chao - King kong five
Una piacevole e personalissima accozzaglia di splendidi pezzi più o meno nuovi.
Lunedì 10 Ottobre 2005

Sarà che mi gusta quel genere di musica, sarà che apprezzo molto i cantanti con la voce roca quali Chad Kroeger (oltre a Chris Cornell, Chester Bennington, Aaron Lewis), ma la quarta opera dei
Nickelback mi piace davvero tanto. Decisamente un gradino sopra
The Long Road e
The State, e di poco meglio di
Silver Side Up.
Nessuna disamina dell'album (sta roba la lascio a chi ne sa), solo uno spassionato commento.
Sabato 8 Ottobre 2005
Luciano e Ligabue il meglio che poteva dare l'ha ampiamente elargito fino alla colonna sonora di
Radio Freccia, e non ci si poteva aspettare qualcosa di più a questo punto della sua parabola, pericolosamente vicini all'inizio della discesa, sempre che questa non sia già iniziata. Si poteva invece aspettare qualcosa di "diverso" (non "migliore", diverso), se non altro per dimostrare che il suo encefalogramma denota ancora segni di attività, nonostante i clichè. In
Nome e cognome ho intravisto un leggerissimo cambio di rotta, rispetto agli ultimi poppettosi
Miss Mondo e
Fuori come va?, una leggerissima sensazione di austerità nei suoni, un disco un pò più adulto e molto più personale nei testi, meno trasognante e più concreto. Più Lambrusco e meno pop corn, insomma, con diverse canzoni dall'andamento monocorde, che sembrano prestarsi poco a essere urlate nei palazzetti trascinando i fans, e sicuramente non si stamperanno indelebili nella loro memoria. Non è un gran disco, ma è così evidentemente mediocre per poterlo definire tale senza scendere nella ovvietà. Dalla scaletta si potrebbero togliere benissimo canzoni tipo
E' più forte di me,
Giorno per giorno,
Le donne lo sanno, mollicci riempitivi che si sopportano solo dopo ripetuti e ripetuti ascolti. Rimarebbero le prime due, il singolo e
Happy hour, che fungono da forse inevitabile tara, e poi finalmente si arriva al cuore del disco:
Sono qui per l'amore e
Cosa vuoi che sia sono le vette (ok, colline...) dell'album. Senza tanti fronzoli, Ligabue butta sul piatto il suo cuore, dando l'impressione di non volersi interessare ad altri temi. Parla unicamente di se stesso e in prima persona, come del resto ha sempre fatto, ma con un atteggiamento più meticoloso, come fosse una pratica da sbrigare in fretta ma con cura ed evitando tuttavia inutili barocchi. Un suono meno giovane e meno pieno, meno verticale e più orizzontale. Forse sono troppo di parte per non dargli una stroncatura, eppure mentre
il brico è sul fuoco, me lo immagino seduto su una sedia a imbracciare la chitarra e a ricordarci che è
qui per l'amore, quasi una dichiarazione di resa di fronte al risultato finale dell'album. Resa che personalmente ho accettato e in parte respinto, sarà che ho smesso di farmi troppe aspettative...
PS: Altre due visioni:
kAy dice la sua, e condivido in buona parte, mentre
qui invece si fa quel discorso sul
suono che io ho tentato in qualche modo di spiegare.
Sabato 17 Settembre 2005
Domenica 11 Settembre 2005

Le macchine sono in coda già dal mattino presto, all'uscita autostradale di Reggio Emilia. La città per un giorno è paralizzata e la sua popolazione più che raddoppiata. E' il Giorno dei Giorni. E' il momento del One Man Show di Luciano Ligabue: 4 palchi, tantissimi maxischermi, audio surround che avvolge il pubblico, la band attuale e quella di un tempo in un'unica data italiana per quello che si preannuncia il più grande concerto di sempre. E' lo sfarzo (qualcuno osa dire "megalomane") con cui celebrarsi e celebrare l'affetto costante del suo pubblico che lo adora sotto ogni aspetto.
Dalla stazione al Campovolo è un fiume di colori e ragazzi di ogni età e provenienza in marcia sotto al sole schivando bagarini, piadinari e improbabili bancarelle di merchandising. Il flusso di gente è continuo nel pomeriggio e arrivati nell'area del concerto trovare un posto in terra dove sedersi è difficile se non impossibile. Chi si fa largo calpestando senza problemi chi prende il sole, chi rinuncia e si sistema in fondo ai lati, chi riempie le intercapedini tra un gruppetto e l'altro. La vista attorno è impressionante, ovunque persone, volti sorridenti, magliette, bandiere e gadget del Liga. Qualcuno chiede a che ora arriva il Papa, ma ha evidentemente sbagliato evento. Oggi si venera un altro dio.
Sabato 10 Settembre 2005
Inutile dilungarsi. Chi di voi suona conosce la mole di passione, sacrifici, tempo e denaro che questo comporta. E avrà già capito. Chi di voi non suona, può provare ad immedesimarsi. Improvvisamente i nostri progetti (concerti, tour europeo, nuovo disco) sembrano più impegnativi, minati dallo sconforto e dalle difficoltà pratiche ed economiche che ci attendono nei prossimi mesi.
Voi, se volete, potrete darci una mano in qualche modo...

Loro sono i
Disco Drive, punk-rock band di Torino, e d'improvviso si ritrovano derubati di tutti i loro strumenti.
Possiam fare qualcosa? Perlomeno, spargere la voce. Poi se qualcuno della cricca bolognese volesse organizzare un concertino per raccogliere fondi...fateci sapere.
Venerdì 2 Settembre 2005

E' un frullato di vecchi pezzi la nuova canzone di Ligabue.
Prendete
Questa è la mia vita e
Tutte le strade portano a te.
Mescolate bene ed ecco l'orecchiabilissima
Il giorno dei giorni.
(UPDATE (12/09: disponibili di nuovo 25 download)
Il Liga è tornato. Sempre lo stesso. ;-)
[Many thanks to Kay]
P.S. Ci si vede al
Campovolo il 10. Chi c'è?
Domenica 3 Luglio 2005

Beh? Nessuno ha parlato ancora del
Laivotto da queste parti. Non va mica bene. Siete perdonati esclusivamente perchè so che siete alle prese con mille cose (dormire). D'estate si lavora di più che d'inverno tra una cosa e l'altra.
Ad ogni modo, le cose più simpatiche, stando davanti alla tivvù, le ha scritte
lei.
Lui (che scrive pure qui sopra ma è pigro avendo l'abbonamento completo Sky e non facendo altro durante la giornata) si è invece sbattuto a raccogliere gli mp3 di alcuni brani del maxi concerto. Li trovate
qui e
qui.
Lui ha ingoiato una radiolina,
lui invece non ha (quasi) detto niente.
Lui, porello, ha rimediato un bidone clamoroso ma era presente armato di buona volontà.
E per finire,
qui si è fatta un'altra trashcronaca live nel live, con tanto di tripudio di link, casomai questi pochi sopra non vi bastassero.
Venerdì 24 Giugno 2005
Senza troppi giri di parole: la canzone
"Quando i bambini fanno oh" di tale Pòvia è disgustosa. Quasi imbarazzante. Non posso credere che l'Italia interà si sia rincoglionita dietro una canzone per bambini, talmente mielosa da risultare plausibile solo allo Zecchino d'Oro cantata da innocenti voci bianche.
Il sottoscritto sa per certo che non a caso è stata cantata in almeno due scuole materne della città diverse nello spettacolo di fine anno, e suona nella cameretta degli under 10 di ogni dove. Rabbrividiamo.
Per fortuna qualcuno ce sta a mette
'na pezza. Anvedi.
Martedì 21 Giugno 2005
We acknowledge the financial support of the Government of Canada through the Canada Music Fund for this project
Questo è ciò che si legge nei ringraziamenti del cd dei Death From Above 1979. Praticamente in Canada esiste questo Music Fund che aiuta, sostiene e supporta chi vuole fare musica. E i risultati sono stati ottimi. Solo negli ultimi anni sono emersi gruppi come Arcade Fire, Hot Hot Heat, The Dears, Death From Above 1979, Broken Social Scene, Unicorns, Stars, Stills, Weakerthans, Feist, The New Pornographers... e sono convinto che per molti di questi il Music Fund sia stato un mezzo importante per emergere e affermarsi.
Da noi invece c'è Music Farm, e forse è per questo che i dischi italiani che mi piacciono degli ultimi 3-4 anni li conto sulle dita di una mano.
Giovedì 16 Giugno 2005

Ad un certo punto bisogna avere l'onestà di ammetterlo pubblicamente. Messo da parte per una volta il solito indie rock qui almeno una volta al giorno si ascolta il nuovo disco di Jovanotti:
Buon Sangue.
Davvero un disco interessante, se avete la pazienza di ascoltarlo; non si sentiva un Lorenzo così in forma dai tempi de
L'albero nel lontano 1997.
Lasciate da parte il tormentone
(Tanto)3 creato ad hoc per le radio e il passaparola della gente ed ascoltatevi alcune tracce come le ballate romantiche
La valigia,
Per me,
Mi fido di te, la curiosa
Ho un buco nella tasca o la stralunata e geniale ritmica tribale di
Coraggio. Un disco solare ed estivo, che non dice niente di speciale, senza pretese di dare insegnamenti ma solo con il gusto del suono delle parole, della ritmica e del disordine on the road tipico delle sonorità del Jovanotti che conosciamo.
Giovedì 9 Giugno 2005

La fortuna è cieca e stavolta mi ha colpito in pieno: per sbaglio ovvio. Apro una confezione di cereali Crunch: grazie al codice all'interno della confezione potrei essere estratto a sorte per scaricare uno dei 12.000 mp3 *legali* in palio, oppure vincere uno strabiliante lettore mp3 Creative da 256mb. Dopo almeno altre 5 scatole buttate nel totale menefreghismo, decido di provare ad inserire il codice nel sito indicato, e scoprire se ho vinto qualcosa.
Digito l'indirizzo: si apre una pagina con una sola grande immagine di ragazzini che si dimenano ascoltando musica dal lettore suddetto, e un form bianco al centro che attende l'immissione del codice.
Sorpresa, ohibò:
ho vinto un MP3, da scegliere dal vastissimo catalogo Packard Bell Music, sorta di iTunes de' noantri. Un brivido di raccapriccio mi percorre rapido la schiena: che ci faccio con un mp3 legale? Che fate, prendete in giro? Chiedo perdono, il mio cervello non nota il nesso tra i vocaboli "emmepitre" e "legale".
Nel giro di un minuto la notizia si sparge per la casa e piombano in camera madre, padre e sorella tutti lieti di cotanta Grazia caduta sul sottoscritto. Mi viene dato un codice per ritirare il premio, clicco prosegui, lo incollo nel campo apposito e finalmente si apre il "vastissimo" catalogo musicale. C'è tutta roba da Mtv, pop americano, r'n b, hip hop, tiziano ferro e backstreet boys. Quasi in fondo scorgo per caso l'album dei Bloc Party, messo all'angolo tra un 50 cent e un'Anastacia che lo stavano gonfiando di botte. Decido di scaricare una canzone di quel disco se proprio devo, pur avendocelo già da tempo.
- Quel disco cel'hai già da tempo. - osserva per l'appunto mia sorella.
- Vabbè ma piuttosto che scaricare Tzn Frr...
- Comunque basta che apri Emule e lo trovi, che te ne fai? - continua sempre lei.
In effetti l'idea terrorizza non poco: che farne di un mp3 legale? Regalarlo alla morosa? Farne un pacco per i bimbi africani? Tenerlo in macchina per quando ti fermano i vigili?
Scelgo il brano all'interno del disco, clicco download. Un bonario messaggio di errore mi informa che la canzone scelta non è stata scaricata per svariati motivi scritti in codice php. Clicco indietro, provo con un altro brano dello stesso disco. Mi viene richiesto il codice: probabilmente la pagina è scaduta mentre sceglievo, penso io.
Spiacenti: il codice immesso è già stato usato. Ma come? Io non ho ancora scaricato niente! Arroganti bottegai, che quando io ascoltavo i Queen voi ancora producevate personal computer per famiglie! Spilla quattrini di sto paio di balle, che quando io usavo Napster, voi ancora non ci pensavate all'emmepitre e ai soldi che vi state spartendo adesso da qualche parte nel Tennessee! (cit. ODP)
Chiudo la pagina, sollevato. Informo i parents che no, non sono riuscito a vincere niente anche stavolta e che possono star tranquilli che la cosa non mi dispiace affatto. Apro Emule sereno e mi concedo il download *illegale* di qualche manciata di album, così per stemperare l'animo.
Martedì 31 Maggio 2005

Ho cominciato a comprare cd originali nel 1994, avevo 12 anni. Il primo lo ricordo ancora. "
Stranger Than Fiction" dei Bad Religion (27.500 Lire, ma questa è un'altra storia, "signora mia"), mi piaceva da impazzire. Non avevo ancora il lettore portatile, mi feci la cassetta da sentire nel walkman in spiaggia: un piccolo ragazzino sovversivo.
Da allora ne ho comprati veramente tanti, tutti i soldi che riuscivo a raggranellare durante le feste da nonni, zii dal 1° al 6° grado finivano inevitabilmente in cd, tanto i libri me li comprava la mamma senza dover fare particolari pressioni.
La mia è una passione, feticismo se preferite. Ai tempi compravo veramente delle schifezze immonde, poi, con l'avvento del p2p (napster mio quanto ti volli bene) non ho smesso di acquistarli, ho semplicemente reso più selettivo l'acquisto.
Poche regole: 1. i gruppi "fondamentali" si comprano sempre e comunque, a scatola chiusa 2. le cose nuove prima si ascoltano scaricate, poi si comprano 3. i classici solo a prezzo scontato 4. (questa è recente) a 21.60 non compro nemmeno il disco di mio fratello.
Una cosa, però, l'ho sempre odiata: il bollino Siae.
Martedì 24 Maggio 2005
I
Coldplay non possono fallire. Già a oggi, qualche giorno prima dell'uscita del loro terzo album, sono dietro solamente a Radiohead e Oasis, nei consensi e nella popolarità fra i gruppi inglesi dell'ultimo decennio. Se il loro imminente X & Y saprà ripetere le vendite e il successo di
A Rush Of Blood To The Head (11 milioni di copie) il gioco è fatto, potranno addirittura superare i fratelli Gallagher, Thom Yorke e soci, e ambire a prendere il posto di Bono come band planetaria...
Hanno tutto ciò che serve per fare il colpaccio:
Domenica 22 Maggio 2005

Ma come,
passano la palla a noi che siamo in 31 (miiinghia!) qui dentro per coinvolgerci nel giochino del momento? Non avendo voglia di contattare uno ad uno tutti gli autori, rispondo direttamente, essendo stato chiamato in causa personalmente
anche altrove, lasciando libero chiunque di partecipare nei commenti ;-)
1. Volume di file musicali sul mio portatile
Circa 70 giga di mp3 su disco usb e svariati cd-rom (ovviamente di cui posseggo le copie originali in un'apposita cantina, chettelodicoaffà)
2. L'ultimo CD che ho comprato
Muse - Hullabaloo, solo perchè in sconto-regalo da Nannucci a Bologna.
3. Canzone che sta suonando ora
Offlaga Disco Pax - Kappler
4. Cinque canzoni che ascolto spesso ultimamente
Ben Folds - Bastard
Offlaga Disco Pax - Robespierre
Francoise Hardy - L'amitié
Weezer - Beverly hills
Coconutz - Il popolo della morale
5. Cinque persone a cui passo il testimone
1.
Tutti gli altri autori di Ciccsoft
2.
Davide, che non pensi di cavarsela con quel post rapido di ieri dove non dice niente
3.
Mae
4.
Lucea
5.
Finestraio
Sabato 21 Maggio 2005
di ·

Categoria:
Musica · ore 11:58
Ma a voi "l'intro" della canzone It's like that di Mariah Carey (che è anche un po' il motivetto di sottofondo della canzone) ..non ricorda in maniera sospetta "Capitan Uncino" di DJ Francesco?!
Mercoledì 11 Maggio 2005
Questa sera, se proprio non avete di meglio da fare, il sottoscritto e tutta l'allegra banda dei
Coconutz suoneranno al Circolo Arci Bolognesi, in piazzetta San Nicolò, a Ferrara. Per chi è nei paraggi e vuol venire a fare due salti al ritmo dello ska, è il benvenuto!
Tutti gli altri possono sentire in diretta il concerto su Radio Carisma fm, in streaming anche qui, seguendo questo link:
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Winamp
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Media player
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fai clic sulla locandina per ulteriori info
Giovedì 5 Maggio 2005
Quando sei lì perplesso e stupito da ciò che ti circonda, non c'é niente di meglio che fare una domanda.
Semplice e senza conseguenze, é la domanda che sto per farvi:
ma voi avete mai sentito un bambino fare oooh?
Mercoledì 4 Maggio 2005
di ·

Categoria:
Musica · ore 18:58
A me non piacciono, ma TheEgo non può assolutamente farne a meno. Sono gli Oasis e
questo, fino a quando il link regge, è il loro
ultimo album.
Lunedì 2 Maggio 2005
di ·

Categoria:
Musica · ore 00:02
Giovedì 28 Aprile 2005
di ·

Categoria:
Musica · ore 20:13
Mercoledì 2 Marzo 2005
di ·

Categoria:
Musica · ore 22:19
Organizza una sparatoria per Manhattan e vendi più copie del tuo disco. Potrebbe diventare la nuova inquietante moda imperante del rap americano. Lo denunciano oggi New York Times, Daily News e New York Post. Al centro del caso è Curtis Jackson, al secolo 50 Cent, sospettato di essere coinvolto in un paio di clamorose messe in scena con parecchie armi da fuoco ieri nel West Village e a Midtown Manhattan. Bilancio: un solo ferito leggero. Che si è volatilizzato in fretta e furia. E la vicenda puzza molto di bruciato. Per pura combinazione domani esce il secondo disco di 50 Cent. E, altra combinazione, il cd si intitola "The Massacre".
Non so. Stavo pensando che la tendenza si potrebbe esportare a Sanremo. Così, per ravvivare un po' l'ambiente.
No! Non è giusto! Mi rifiuto di accettare questa cosa... dell'arruolamento di destra. Molti dicono che è inutile anche parlarne, che oramai è così e non ci si può far niente, che se hai prestato la voce e la tua musica per la campagna Vodafone (ora che l'ha fatto pure Moby), se hai venduto i diritti televisivi del tuo mega concerto gratuito di Catanzaro a Mediaset, se i tuoi concerti a pagamento non costano mai meno di 30 € ovunque, se, se, se... C'è poco da dire. Io che, forse ingenuamente, credo ancora nel "piccolo spazio pubblicità" e nelle bollicine, che ogni volta che sento una delle mie canzoni preferite mi emoziono (e non è per dire) rimango allibita sfogliando un Panorama di qualche settimana fa spiegazzato in un bar; mi basta leggere "Vasc..", vedere in un rettangolino una foto, delle più brutte poi, e leggere "Aggiornando l'elenco delle icone scippate (da Pier Paolo Pasolini a Girogio Gaber, a Tex Willer), Il Secolo d'Italia ha riservato un posto a destra al papà del rock italiano. <Nietzschiano per ammissione, esistenzialista per vocazione>, antibuonista, poco pacifista. Insomma più nero che Rossi.". Chi ha detto che il Blasco è di sinistra? A me piace pensarlo. Nonostante tutto. E sono contenta che abbia accettato di andare a Sanremo, nonostante tutto. Sarà sempre un grandissimo. Nonostante tutto..
Martedì 22 Febbraio 2005

Ho trovato la rubrica telefonica del cellulare di Paris Hilton. Non chiedetemi come ho fatto, suvvia, c'èpiena la rete di
queste informazioni. C'erano pure
le foto che aveva scattato con la suafotocamera e, meraviglia!, dalla risoluzione e la scarsa luminosità devo dedurre non abbia un apparecchiomolto più sofisticato del mio, nonostante sia la figliola del proprietario della catena di hotel Hilton.Ma torniamo a noi, dicevo della rubrica. E' piena di personaggi famosi ovviamente e quindi da buon feticista(mai come Attimo, sia chiaro) ho tirato giù qualche numero provando a chiamarli in anonimo via web grazie a
Skype.
Il primo nome a me noto era quello di
Christina Aguilera, divetta pop dalla coscia sempre in bellavista. Compongo il numero, che presumo sia di un cellulare ed attendo. Suona libero.Mi risponde una ragazza dopo poco, ha la voce roca e sembra scocciata.
- Chris speaking.
- Hi, can I talk with Christina, please? - chiedo ugualmente con voce impostata.
- I'm me. Who're you?Non cel'ho fatta. Confesso che non essendo preparato ho messo giù imbarazzato senza sapere che dire.Mi preparo un mezzo discorsino in inglese, qualche frase di base per non impappinarmi, cercando di mascherarebene la pronuncia. Ora rimpiango di aver fatto inglese così male al liceo.
Il secondo nome un minimo rilevante è quello di
Fred Durst, il cantante (parole grosse!) dei LimpBizkit. Il numero suona occupato una prima volta ma cinque minuti dopo è nuovamente libero.Risponde una voce di donna. Chiedo di parlare con lui ma mi spiega che è occupato al momento. Le dico chesono della casa discografica, mi invento un nome e di colpo non è più occupato. Quando arriva al telefono,Fred è completamente sbronzo, nonostante siano le due del pomeriggio ora americana e biascica qualcosa chenon capisco. Gli chiedo perchè si è permesso di rovinare il bridge di una così bella canzone degli Who in unodegli ultimi dischi ma mi mette giù quando riesco realmente a farmi capire. Impreca e non distinguo piùquello che dice quando sento il clic del telefono sul computer. Mi rendo conto che in questi giorni inominativi sull'elenco saranno bersagliati di chiamate da ogni dove di persone che come me non hanno dimeglio da fare. Io in realtà di meglio da fare ce l'avrei, se non fosse che fuori nevica e stare in casa èsempre qualcosa di spettacolare in questi casi (Bugo docet).
Scorro i nominativi. C'è
Eminem, ma manco ci provo tanto non capirei un acca di quello che dice, cosìcome in Eight miles senza sottotitoli non avrei compreso una beata fava. Decido di provarci con
StephenKing. Cosa ci farà mai anche King nella rubrica di Paris non lo so. O meglio, non voglio saperlo, ha pureavuto un mezzo infarto da poco...si vorrà risollevare. Mi risponde una voce femminile. La moglie o la segretaria, forse, che sbologno spacciandomi per un giornalista del NewYork Times. Funziona. Quando arriva Stephen è gentile e mi risponde con tono cordiale. Non riuscirei proprio ad imbastire una conversazione un minimo sensata quindi la sparo subito grossa. La mia domanda è: cosa diavolo hai a che fare tu con la signorina che ha lasciato ingiro il cellulare? Invece che riattaccare Stephen è insolitamente pacato, mi spiega che l'aveva incontrata adun party pochi anni fa e che lei era molto affascinata dai suoi romanzi. Dev'essere stata la mia fragorosarisata che ha fatto capire a King che era uno scherzo. Almeno credo.
Indeciso se chiamare
Usher o
Vin Diesel propendo per quest'ultimo per la simpatia che miinfonde causa somiglianza con Aldo di Aldo Giovanni e Giacomo. Motivazione più che sufficiente, direi.Mi risponde direttamente lui, mentre il mio credito Skype ormai sta per esaurirsi, quindi devo fare infretta. Gli chiedo se ha un fratello terrone qui in Italia che faceva cabaret e ora film di successo insiemead altri due milanesi. Mi dice che si, ha un fratello, ma non coglie la parola "terrone" nonostante i mieisforzi di pronunciarla un po' alla Vito Corleone. Ignorante che non è altro. Ci provo per un po' ma butto giùprima io perchè con i caproni vip non voglio avere a che fare.
Disgustato e deluso da questi brevi incontri ravvicinati con il mondo vip statunitense decido di pescare ilnumero di una pischella qualunque sulla rubrica di Paris. Qualche amica come si deve l'avrà senz'altro, no?Non so se chiamare
Amy,
Antonia oppure
Candy. Propendo per Antonia, sembra la piùrustica e alla mano. Le altre come minimo fanno le veline in qualche PincoPallino's show di tarda sera.Risponde subito lei. Inizio a sfoderare il mio inglese migliore: le dico che sono un amico di Paris, ho avutoil suo numero e vorrei conoscerla perchè mi ha sempre parlato bene di lei. All'inizio fa un po' ladiffidente, sembra non voler dar retta ad uno sconosciuto ma alla barzelletta del pinguino scoppia in unafragorosa risata e sembra essersi convinta. E' pure di origini italiane anche se ricorda solo le parolacce.Meglio non poteva andare.
- Come on baby, tomorrow night at Da Vinci's Restaurant? - chiedo speranzoso ad un certo punto.
- I'll be there. Bye dear! - risponde ridendo.E' fatta. Ho appuntamento con una semivip americana. Sta lontano ma se mi sbrigo riuscirò a prendere il primovolo. Paris: grazie mille, saprò sdebitarmi un giorno. Come preferisci, per me non c'è problema.
Sabato 19 Febbraio 2005
Ormai è assodato che la musica "indie", con tutte le virgolette che vogliamo mettere e le definizioni che vogliamo dare, goda negli Stati Uniti di ottima promozione dalla serie O.C., che è riuscita attraverso le parole di Seth Cohen, l'inserimento di gruppi nella serie stessa e la realizzazione di 3 colonne sonore, a fare meglio di stampa specializzata, blog vari, college radio e pitchfork per dirne qualcuno.
D'accordo, il potere mediatico di un prodotto televisivo come O.C. è avanti anni luce con il resto della concorrenza sopraelencata, però è anche vero che è nato per un target di teenagers abituati a ben altro tipo di musica. Penso che non sia stato comunque facile e comodo far parlare i personaggi di gruppi come i Death Cab For Cutie, inserire Bright Eyes nella colonna sonora ecc... Eppure i risultati non sono stati affatto deludenti e hanno rappresentato un solido trampolino di lancio per molti di questi gruppi. Una scelta azzardata, rischiosa ma felice. Se penso a qualche confuso estratto di Beverly Hills 90210 ho l'immagine dei Cardigans come del gruppo più alternativo del panorama di quelli che hanno presenziato al Peach Pit (eh già, da ragazzino qualche puntata l'ho anche vista). Insomma O.C. ha fatto passi da gigante...
In ogni caso ad Aprile uscirà negli Stati Uniti "The O.C.: mix n.4" con tanto di Beck, Modest Mouse, Futureheads, Sufjan Stevens... E noi? Noi abbiamo Amici.
Mercoledì 9 Febbraio 2005

Penso che la cosiddetta pirateria abbia assunto ormai considerevoli dimensioni anche nel settore cinematografico.
Su questo blog è stata fatta un analisi dei 30 film candidati agli Oscar 2005 nelle varie voci e categorie (sono stati esclusi i documentari e i film in lingua straniera). Di questi trenta, ben venticinque girano tranquillamente in rete con tanto di link sui dati delle copie in circolazione, ovvero i famosi file .nfo sempre più particolari e accurati. Addirittura due i film la cui release date ufficiale è stata successiva a quella su internet ("Hotel Rwanda" e "The Sea Inside"), pazzesco!. Ora io non so se per il settore cinema possano valere le stesse considerazioni di quello musicale (definite spesso drammatiche dagli addetti al settore) in merito al download, nel senso che se io mi scarico un album musicale a 320 di bitrate, beh me lo godo già abbastanza bene e non è il caso di comprarmene una copia per apprezzarlo meglio. Nel caso dei film penso sia leggermente diverso, perchè il fascino e la qualità della visione in sala sarà superiore alla pur buona resa di un impianto casalingo e un supporto divx. Poi magari fra qualche anno chi lo sa... E' indubbio però che il p2p dei film causa comunque dei danni al mercato sia cinematografico e ancor più nell'home video. Cito a caso due divx: "Ocean's 12" e "Garden State". Se non li avessi scaricati sarei andato a vederli tutti e due al cinema; avendoli visti ho tirato le somme e garantisco che "Garden State" lo andrò a vedere in sala, anche se per me sarà una seconda visione, per godermelo meglio. Il succo dei miei 2 cents sulla questione è che il mondo del cinema sta incominciando ad avere i primi danni, qualche anno dopo l'industria musicale, ma ritengo che saranno di minore entità.
Domenica 6 Febbraio 2005

Ben 16.000 dei 25.000 dipendenti Microsoft che lavorano in sede o nelle vicinanze del campus posseggono un
iPod, ma nessuno ha il coraggio di mostrarlo in pubblico. Bill Gates è imbufalito, l'80% dei suoi fidi nella sola sede centrale possiede l'unico player musicale in commercio non compatibile con lo standard musicale che loro stessi realizzano durante le ore lavorative.
La paura di ritorsioni da parte della direzione ha portato tutti i dipendenti ipod-muniti, in modo speciale quelli del Windows Digital Media Group, a dotarsi di anonime cuffie nere in sostituzione di quelle bianche e facilmente riconoscibili del lettore Apple.
(via Instablog)
Giovedì 3 Febbraio 2005
Sul sito del Guardian la classifica dei 20 migliori video musicali di tutti i tempi.
La prima cosa è storcere il naso per il modo in cui la classifica è stata stilata. Il panel giudicante è stato di 31 tra musicisti e addetti ai lavori, e il numero mi sembra comunque molto basso e poco indicativo. Inoltre nello scorrere la classifica, penso che siano stati inseriti anche alcuni video più a commemorare canzone e/o cantante che video stesso.
Ben più completa anche se meno recente la classifica dei 100 migliori video di Slant Magazine, che a differenza della precedente pone l'attenzione anche e soprattutto sul regista in questione, annoverando sei presenze per David Fincher e Spike Jonze, cinque per Michael Gondry e Mark Romanek. Esagerata la presenza di Madonna con undici video, anche se effettivamente va detto che ha sempre potuto avvalersi dei registi migliori. Anche qui, e ben più grave vista la quantità, alcune defezioni illustri, su tutte "Just" dei Radiohead e "Sabotage" dei Beastie Boys, presenti nella classifica precedente.
In ogni caso la mia personale top 5 è questa:
1) Just - Radiohead - Jamie Thraves
2) Sabotage - Beaste Boys - Spike Jonze
3) Buddy Holly - Weezer - Spike Jonze
4) Rabbit in your headlight - Unkle - Jonathan Glazer
5) Bitter Sweet Symphony - The Verve - Walter Stern
Scorrendo la classifica dei migliori cento posso anche dire quali sono i videomakers che preferisco: Jonze, Gondry e Akerlund. Tutti e tre guarda caso al cinema sono usciti con film particolari, conferma del fatto che i video sono per creativi, per registi fuori dagli schemi, e che da ottimi video possono uscire ottimi registi.
Ringrazio inkiostro per lo spunto.
Lunedì 24 Gennaio 2005
Mi capita ogni tanto di bazzicare per i templi dell'ottimismo, eppure non ci avevo mai fatto caso finora. E' stato il cavallo pazzo dei blog a farmelo notare, a farmi precipitare all'improvviso nell'era moderna della tecnologia, cromaticamente parlando. Così come non esistono più i pc beige, color panna (un colore che oggi ci appare stomachevole, triste, impiegatizio, da regime sovietico, e invece, ragazzi miei, un tempo era la norma...) ma splendidi tower dall'accattivante blu elettrico al metallico grigio cool, anche le televisioni hanno subìto un cambio di rotta. Un tempo i televisori, i videoregistratori e i decoder, avevano il riconoscibilissimo colore nero, in varie tonalità ma in ogni caso nero era. Il colore della tecnologia era una plastica scura, e faceva pendant con gli anni Novanta. Oggi apro gli occhi sulle pareti ricoperte di tv e vedo basìto una moltitudine di tubi catodici rivestiti di grigio. Tutti quanti, nessuno escluso. Cosa significa tutto ciò? E' la nuova tendenza, mi spiegano: il grigio è sinonimo di tecnologia, ispira modernità e alta fedeltà, elettronicamente parlando. E tanti saluti al caldo e rassicurante nero. Immagino ci siano ricerche di mercato dietro queste svolte epocali, insignificanti e instillate sul mercato silenziosamente, senza dare nell'occhio, fino a quando te ne accorgi e ti riagganci col presente: un presente grigio, fra l'altro, proprio come i televisori e i divudì. Gianni, accidenti a te.
Venerdì 21 Gennaio 2005
Il Corriere della Sera è ancora il primo giornale italiano? Per me si. Solo il primo giornale italiano può permettersi di dare più spazio alla contestata parodia televisiva della De Filippi che alla condanna a dieci anni per uno dei torturatori di Abu Ghraib. Mi sono divertito (mi diverto con poco io) a misurare in centimetri quadrati lo spazio dedicato ai due argomenti. Armato di righello e calcolatrice ho fatto come alle elementari: base per altezza. I risultati sono: articolo del 16/1/05 a pag. 12 esteri, intitolato “Abu Ghraib, dieci anni all’aguzzino” totale spazio 567 cm. quadrati; articolo del 17/1/05 a pag. 29 spettacoli, intitolato “Gag sulla De Filippi, Costanzo s’infuria” totale spazio 768,7 cm. quadrati. Per non parlare della prima pagina dove la notizia su Abu Ghraib era in uno specchietto e per la De Filippi un bel titolo e l’inizio dell’articolo. Certo il massimo sarebbe stato se fossero stati pubblicati lo stesso giorno. Ma non si può avere tutto dal primo giornale italiano (seguono foto esplicative).

a sinistra le due notizie in prima pagina e a destra i due articoli.
Venerdì 14 Gennaio 2005
A
| B
|
Come passare da un Ipod ad un nuovissimo Ipod Shufflerisparmiando sull'acquisto di un nuovo lettore. Consigliato a chi ama ascoltarele canzoni senza sapere di chi siano o come si chiamino.
Nel frattempo il sottoscritto, mentre qualcuno si accontenta di poco, ha ordinato un Apple Mysteron nuovo di zecca. Non sto più nella pelle.
Domenica 9 Gennaio 2005
Scusate, ma chi pensate di prendere per i fondelli proponendomi di scaricare canzoni da
ITunes legalmente pagando 0,99 centesimi a brano, quando posso avere le stesse cose
gratis? La matematica è o non è un'opinione cari i miei internettari neoborghesi?
Venerdì 24 Dicembre 2004
Succede che abbiam pensato di farvi un regalino di Natale. Siccome siamo diventati un pochino indiefreak e Attimo è ormai un profeta del verbo con tanto di decorazione, abbiamo preparato una personalissima compilation di canzoni che A NOI piacciono. Nessuna pretesa enciclopedica, nessuna pretesa di coerenza, e soprattutto una palese ignoranza in materia e tanta voglia di capirne di più. Losing Today però costa troppo, quindi Soulseek e m-blog alla mano, ci arrangiamo alla benemeglio. E per presentare il cd, che potete scaricare da qui per una settimana intera, siamo andati a disturbare nientepopòdimeno che Enrico Ghezzi. Si, quello di Blob. Ci ha inviato un breve commento giusto questa sera ed eccolo qui pubblicato. Buon ascolto bloggers!
"Ecco la Indie Compilation dei Ciccsoft, una raccolta bastarda del primo secolo d.O. (dopo Osama, ndr). Questo disco e' un monocorde spaccato della musica di una logica ermeneutica salace. Un mescolone ed un insieme apotropaico di presenze sceniche. Osserviamo che in un ambiente di ermeneuticità causato da citazioni probabilmente retrò, la presenza dei Franz Ferdinand potrebbe considerarsi forse kafkianamente, raccontando del senso dell'inutilità della poetica rispetto alle casualpresenze sceniche dei Modest Mouse. In effetti ci si potrebbe trovare d'accordo con Moidleaux quando dice che il capolavoro dei Ciccsoft sia soltanto un'esibizione di stile tramite uno sfoggio eccessivo di sonorità mute, e basta."
E. G.
Ringraziamenti speciali ai ragazzi che bene o male ci hanno fatto scoprire questi pezzi negli ultimi mesi: Inkiostro, Shoegazer, Spery, Lucea, Giulia, Livefast, Woland, Quattropassi.
Mercoledì 15 Dicembre 2004
Per un attimo ho creduto di essermelo sognato. Nello spot dello spumante cinzano, quello del tappo assassino, dopo la caduta del cameriere non c’è più questa immagine che precede quella del ballo finale e dello slogan. Si saranno resi conto che, dopo la caduta rovinosa del cameriere, il sorriso della ragazza era fuori luogo?
Ieri però su retequattro è andato in onda di nuovo lo spot per intero ed io sono riuscito a fotografare l’attimo incriminato. No, non me lo sono sognato.
Mercoledì 24 Novembre 2004
Siamo in radio, a trasmettere come al solito di martedì sera per quel manipolo di nullafacenti che ci ascoltano, e passa ancora una volta la canzone di Artemoltobuffa: Stanotte stamattina. E' da diverso tempo che ce l'ho in testa e non posso farla a meno di ascoltarla quel paio di volte ogni giorno. Cose che capitano. La suddetta canzone ha l'aria sognante e leggera dello studentello innamorato che incontra la sua bella in sogno, dove ballano un lento e tutto va bene. Il mattino dopo, ovviamente, non ricorda un emerita.
- Già ma che fine han fatto i lenti? Perchè non li fanno più? - chiede allora giustamente un'affezionata ascoltatrice.
- Già... che peccato. - faccio io triste e pensoso.
- Il lento era sacrosanto, tutti lo aspettavano per approfittare dell'occasione ed avvinghiarsi un po'...per sbaciucchiarsi un po' :-(
Ed è maledettamente vero. Non fanno più lenti in discoteca. Ora, se dovessimo parlare delle nuove tendenze in discoteca certo non sarei la persona più indicata per farlo, in quanto lungi da me il frequentare certi posti, ma insomma, qualche capatina la si fa, senonaltro per fare due salti, accontentare le amiche petulanti che smaltiscono i chili superflui e guardare un quintale di ragazzine in bella mostra di se' che si dimenano senza motivo. E ti accorgi che adorano Costantino, o chi per lui fa l'ospitata in quel locale, sanno a memoria Geordie perchè quello strafigo di Gabry Ponte l'ha remixata in quei 5 minuti liberi mentre aspettava l'autobus. Fabrizio De Andrè poraccio, chi lo conosce? Ballano robaccia con ritmo ossessivo come tarantolati, di solito in cerchio, in branco, a venti per volta, stretti come sardine. Niente lento. Non c'è il momento relax dove le coppiette fanno da padrone. E noialtri della generazione X non possiamo far altro che immaginarci come andavano le cose, sognare ad occhi aperti, o appellarci a quanto visto in tv o letto su mille libri.
Le luci che si abbassano. Scende la strobo bassa sulla pista e gira lenta, proiettando mille coriandoli colorati tutto intorno. I ragazzotti brufolosi con l'apparecchio ai denti si fanno da parte e sbuffano incazzosi. Chi va al bancone e prende ancor da bere, chi va al bagno, chi esce a fumare. Ora a far da padroni sono Lui e Lei. E si riuniscono come per incanto tutte al centro le coppie, sono poche, e sono naturalmente bellissime. Come per incanto parte Il Lento, dolce, intenso, che riempie da solo l'atmosfera. Vedo qualche ragazzo farsi coraggio, andare fino ai divanetti e chiedere timoroso: balli? alla fortunata fattasi da parte perchè senza un cavaliere. Lei sorride, accetta felice e corrono al centro, unendosi alla magnifica coreografia. Ne fanno uno, poi un'altro...il momento dei lenti è interminabile per chi non balla, magico per chi lo coglie. Alla fine la pista si riempie nuovamente e torna la musica di prima. Nuove coppie si sono formate, qualcuno invece rosica come al solito appoggiato ad una colonna. E io, che assisto ad una scena che più che alla mia appartiene alle generazioni che mi hanno preceduto, non trattengo una lacrimuccia mentre intravedo i miei genitori ballare "Us and them" dei Pink Floyd laggiù in fondo alla sala dello Zeta Club.
Sabato 20 Novembre 2004
Sono in una libreria del centro, reparto riviste culturali. Sto sfogliando l'ultimo numero di una rivista musicale, "perdendo il giorno", si chiama, e mi imbatto nel gruppo del momento. Articoletto, intervista a Mister Banks e foto, due pagine. Frasi di rito, propositi e intenzioni, ambizioni e ricordi. Poi l'autore del pezzo tira fuori questa chicca, buttandola tra le righe: Interpol, "il gruppo che piace alla gente che piace". Caspita. Subito penso: ma allora io piaccio? Secondo: ma allora gli Interpol piacciono? Ci deve essere un errore. Le due cose sono ovviamente incompatibili. Io mi ricordavo che questi ragazzi di New York vendessero un discreto numero di dischi, ok, ma non che io fossi figo. Le due cose sono correlate? Ho bisogno di chiarire questo conflitto. Fortunamente seduta di fianco a me ci sta un'aspirante groupie degli Interpol, ovvero una loro ammiratrice. In mano ha Duellanti, in realtà scorgo benissimo sotto poche pagine una copia di Lotta e Liberazione, brochure del perfetto combattente comunista. Non è da lei, ma il conflitto latente in me non si ferma di fronte a questo imprevisto. Evito di farla arrossire in pubblico, e gli dò una gomitata, per destarla dal torpore.
"Senti un pò, Dalia, dicono che gli Interpol piacciono alla gente che piace. Ne sapevi qualcosa?". La mia pusher musicale si gira verso di me, e attacca: "Se gli Interpol piacciono alla gente che piace, è chiaro che io e te siamo due fighi. Soprattutto io (sorride, nda) visto che ormai pranzo con pane e Antics. Poi può essere che siano considerati un gruppo "fashion", anche perchè ormai il solo essere newyorkese ti fà essere avanti, ma addirittura dire che piacciono alla gente che piace, mi sembra un pò eccessivo. Non capisco nemmeno che razza di etichetta sia. (scuote la testa, nda) Ad ogni modo su questi Interpol se ne sentono dire di tutte. C'è chi li paragona ai Joy Division (ok, sono bravi, ma di qui a paragonarli a Curtis e soci ci passa un'era carbonifera) o c'è chi li snobba, definendoli come lagnosi, paranoici e perfino un pò rompipalle. Poi probabilmente io sono di parte, ma quando li ascolto è come se trapelasse un'emozione,o un qualcosa che và aldilà della musica. Musica che è fatta di chitarre e ritmiche melodiche ma robuste, e di testi raffinati. Eppoi il tutto è accompagnato (ovviamente) da quattro fascinosi musicisti, e si sa, insomma, che anche l'occhio vuole la sua parte."
Serro il mento che nel frattempo si era spalancato. Cosa vuol dire che l'occhio vuole la sua parte? Va beh non glielo chiedo, credo di avere afferrato il concetto femminista. Quindi proseguo: "Sono contento di essere diventato figo così, di botto. Ma a parte questo, non vorrei che valesse la condizione inversa: ascoltare gli Interpol per essere fighi. Io li ascolto perchè han fatto canzoni come Stella e NYC. Non perchè sono fashion. E poi cosa vuol dire che sono fashion? Vestono bene? Hanno una bella pettinatura? Illuminami", e quasi congiungo le mani nell'atto di implorazione (sto scherzando, eh!). Lei poggia Duellanti sul tavolino, scosta i capelli dalla fronte e spiega a me tapino: "Beh sicuramente sono facilmente considerabili fashion: capello giusto, look "altezzoso" e azzeccato, e sicuramente differente da quello dei soliti musicisti newyorkesi (tipo gli Strokes per esempio) alla soglia del dandysmo, quasi. Poi comunque mi trovi d'accordo su Stella e NYC, che sono solo due delle tante perle, come quelle dei miei maestosi orecchini..." La interrompo un attimo: "ehi, non iniziarai mica ad atteggiarti?!", ma lei riprende: "...le perle, dicevo, sfornate dagli Interpol, capaci di avvolgerti e travolgerti con le loro atmosfere cupe e un pò maledette". Fashion, dandy, azzecato. Il quadro è ormai delineato: il passaparola e il vizio dell'invasamento hanno creato un'etichetta: Interpol, ed è subito trendy. Ma la mia ottica limitata si ferma alle parole: perle, suggestioni, travolgerti.
Le suggerisco: "Direi che possiamo anche andare a comprarci i biglietti per il loro concerto, che ne dici? Li abbiamo liberati da quella etichetta fastidiosa". Non è ancora paga, però, e decide di mettere la sua chiosa alla faccenda. "Il punto è che ciò che a mio avviso li rende così musicalmente "eleganti" (passami l'aggettivo) è probabilmente il loro trarre innegabilmente ispirazione da quel pop/punk che negli anni '80 ha portato poi alla nascita del movimento new wave. E se questo li rende eleganti e "nuovi" alle orecchie dei più, li rende allo stesso tempo vendibili. Sia Antics che Turn on the bright lights presentano pezzi ombrosi che si alternano a melodie davvero accessibili, per farti un esempio l'ultimo singolo Slow hands, è trascinante come un pezzo di "rock comune". E suppongo che sia proprio dai dati delle vendite che il nostro simpatico amico di "perdendo il giorno" ha coniato l'etichetta che ci si è cucita sulla pelle". La guardo e annuisco. "Hai perfettamente ragione. Poi mi spieghi cosa vuol dire newwave". E ce ne andiamo in un bar a mangiarci un panino con in mezzo due belle fette di Turn on the bright lights.
Giovedì 18 Novembre 2004
"Il poeta [...] vuole comunicare e vuole farlo attraverso la voce, sfruttando tutte le possibilità offerte dai moderni media e dalle tecnologie, cosciente, però, che oggi la sua voce è, prima di tutto, voce di un testo, che le sue parole sono inevitabilmente anche la pronuncia di segni, il doppio di un altro e in questa scissione contraditoria, in quest'eco, egli ripone il suo senso."
Con queste parole Lello Voce (un nome una garanzia!) presenta nel libretto del cd la sua ultima fatica letteraria: FASTBLOOD. Ebbene si, avete capito bene, stiamo parlando di poesia e di un cd. Quell'oggettino tondo, largo 12 cm che solitamente contiene canzoni e musica. Immaginate che per una volta il mondo della letteratura, fatto di libri polverosi e pagine che ingialliscono, vada ad incrociarsi con quello freddo, rapido e moderno della multimedialità. Ne esce questo disco dal contenuto insolito. Bastano pochi minuti di ascolto per capire che abbiamo tra le mani un esperimento sicuramente innovativo e che ridà nuovo slancio alla poesia in chiave più moderna.
Quattro tracce di circa dieci minuti l'una, dove alle parole di Lello che sgorgano rapide come un flusso di coscienza senza interruzioni si sovrappongono i ritmi caldi dell'elettronica e del jazz. Ne scaturisce una sorta di reading musicale che mescola il linguaggio parlato e quello delle note, dove è chiaro che uno non può fare a meno dell'altro poichè i due canali si rincorrono, si cercano e si sostengono man mano.
Quattro testi di sicuro impatto nel loro poetare incalzante, vibrante di protesta e rabbioso come in "Lai del ragionare caotico", dedicata a Carlo Giuliani, scomparso durante il G8 di Genova nel luglio del 2001. Rime e assonanze, intere frasi in loop si ripetono come il tema di una colonna sonora seguendo la logica dell'elettronica, a volte incerte, a volte palpitanti come la ritmica che le circonda. La voce di Lello è seria ed ha i toni dell'impegno civile:
"Perchè così finisce male, male, male, gli dico che così finisce male: perché ormai non ci sono più perché né parole adatte allo sbigottimento né attimi d’innamoramento né voglia di vento perché si vive di spavento contento di buio a cinque stelle di corpi senza pelle di cielo senza faville di mascelle serrate di maschere clonate si vive d’ignominia e falsità e il male è un ovvietà un’abitudine è un luogo comune un vestito rozzo e tozzo sul futuro un muro duro e scuro scudo transazione emozionale investimento sentimentale senza sale perché così finisce male, male, male".
Di questo FastBlood insomma, ne sentirete parlare ancora, perchè l'idea è simpatica e ha l'indubbio potere di far avvicinare alla poesia un pubblico diverso dai normali fruitori della metrica tradizionale su carta, forse proprio quel pubblico più giovane, abituato a messaggi, email, chat e quel substrato di comunicazione veloce tipico della nostra società. A lui quindi il plauso di muoversi in questa direzione, con coraggio e grintosa forza.
FastBlood (prezzo €.8,30) da ottobre è distribuito da SELF nei principali negozi di dischi ed è acquistabile anche on line.
Per saperne di più: www.lellovoce.it, oppure puoi trovare altre recensioni di bloggers che hanno ricevuto in omaggio il cd per ascoltarlo e recensirlo qui, qui e qui.
Venerdì 22 Ottobre 2004
Tardo pomeriggio, interno cortile. Sto rimettendo la bicicletta in garage quando il mio VicinoDiCasaSuperAccessoriato piomba con due balzi a mostrarmi l'ultimo gingillo che si è comprato. E' uno degli ingombranti telefonini Tre, e possiede nientepopòdimeno che il GPS integrato. Tutto entusiasta lo estrae dalla tasca rinforzata:
- Siamo a settanta metri all'interno di via X!
- Caspita - faccio io - sono nel mio garage lo so bene dove mi trovo!
- Pensa che per tornare a casa dalla piscina ho fatto il solito tragitto guardando muoversi il pallino sul display...mi diceva sempre dov'ero!
- Eh si...utile! Magari guarda la strada ogni tanto va...
- Ho preso la mappa della città dal Tuttocittà con lo scanner e l'ho sovrapposta al gps così indica esattamente dove sono all'interno della nostra zona...
- E quando esci dalla città?
- Eh niente, non dice più niente. Ma pensa che ti fornisce pure l'orientamento verso un determinato punto. Ad esempio guarda...mi dice da che parte sta La Mecca.
- Ma che è un software islamico?
- Boh. Siamo a 4300 km di distanza e sta in quella direzione! - esclama divertito puntando il dito oltre la siepe.
Combattuto tra l'inginocchiarmi a pregare, fregargli il telefonino e gettarlo lontano o scappare a gambe levate, rido fragorosamente in maniera nervosa.
- Bellissimo davvero! Ma a che serve?
- A niente, lo so.
L'importante è esserne consapevoli.