Musica
Giovedì 19 Giugno 2008
di Accento Svedese · Categoria: Musica · ore 21:34
L'edizione estiva di Trl condotta dall'immenso Carlo Pastore rimane un traguardo francamente irraggiungibile, ma Ferrara Sotto Le Stelle è sicuramente l'evento clou dell'estate 2008 (assieme al Festivalbar, ovviamente – anche se per il Festivalbar i tempi d'oro in cui trionfava Corona purtroppo sono ormai andati e non torneranno più).
Ferrara è una bella città ed un gran posto per viverci. C'è il sole, c'è il mare, c'è la nebbia anche d'estate, ci sono ben due gigantesche scritte Coop e soprattutto c'è una mentalità aperta e non provinciale, che porta la gente ad accostarsi alle cose nuove e diverse con curiosità mista a voglia di scoprire. Praticamente, la maggior parte dei gggiovani ferraresi se starà in spiaggia a sorseggiare comodamente un aperitivo (o più aperitivi, a seconda dei casi) nei bagni più in dei Lidi Ferraresi e quindi snobberà Ferrara Sotto Le Stelle. Peccato per loro.
Ma in fondo poi chi se ne frega della provenienza. L'importante è che ci sia la gente giusta e ci si diverta, del ferrarese medio non me ne importa nulla. Anzi, mi fotte sega (come diceva il compianto Joe Cassano). Io ci sarò, perché mi interessa la musica e mi interessa ascoltarmela in santa pace senza gente che innalzi stendardi e striscioni vari come fossimo ad una puntata di Trl (e si torna sempre a Carlo Pastore, forse perché sono un Carlo Pastore wannabe – ma in fondo chiunque desidera essere qualcun'altro, e quindi non devo preoccuparmi troppo), o senza gente che critichi a prescindere come faccio io. Poi il resto non conta.
Tutto il resto è game over, come disse qualche anno il sempre giovane conservative punk Ringo. Conta solo il fatto che io mi possa vedere seduto in giardino cose molto interessanti come Franz Ferdinand, Interpol, dEUS, Raconteurs, Hercules and Love Affair, Notwist, Le Luci della Centrale Elettrica, Cat Power, Toumani Diabatè, i Distretto 51 feat. Bobo Maroni (che da buon fautore del gioco di squadra viene solamente per cacciare dall'Italia Toumani Diabatè, ma io glielo impedirò con tutte le mie forze), Davide Van De Sfroos (suo malgrado eletto cantore della nuova classe operaia padana pur essendo di sinistra), La banda del trucido, Giuliano Ferrara (il cantore della vecchia classe dirigente italiana ed americana, uomo dalle mille bandiere e soltanto per caso omonimo della città sede del festival), Vittorio Sgarbi (che invece gioca in casa), Caetano Veloso, il mio avvocato Gaetano Pecorella, Giucas Casella, Daniele Capezzone (a cui rivolgo un sincero in bocca al lupo per la sua futura carriera politica) e Giorgione Zamuner.
 

 
Sabato 21 giugno, ore 21.00: CRISTINA DONA' + LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA con GIORGIO CANALI

 
Martedì 1 luglio, ore 21.30: CAT POWER and the DIRTY DELTA BLUES

 
Giovedi 3 luglio, ore 21.30: GIOVANNI ALLEVI con orchestra sinfonica I VIRTUOSI ITALIANI

 
Lunedì 7 luglio, ore 21.30: CAETANO VELOSO

 
Mercoledì 9 luglio, ore 21.00: THE RACONTEURS + guest

 
Sabato 12 luglio:Bands Apart Festival: FRANZ FERDINAND + THE CRIBS

 
Domenica 13 luglio, ore 21.00: HERCULES AND LOVE AFFAIR + guest

 
Martedì 15 luglio:Bands Apart Festival: INTERPOL + DEUS

 
Martedì 22 luglio, ore 21.00: THE NOTWIST + YUPPIE FLU

 
Giovedì 24 luglio, ore 21.30: TOUMANI DIABATÈ

 
Il programma è molto allettante, e dunque se a questo giro Fusi di Testa non viene mi incazzo parecchio. Lo cerco ormai ad ogni concerto, ma purtoppo non lo trovo più, ed un po' mi dispiace vedere più in giro un personaggio così pittoresco. Ha forse abbandonato la lotta passando sul fronte ancor più biecamente commerciale? Sono io che non sto abbastanza attento a chi mi circonda? O forse è solo perché non vado più concerti trendy come quelli a cui è solito essere presente lui? Staremo a vedere che succederà. Io continuo a crederci.

Ruffneck – Everybody Wants to be Somebody
 
(fotogag via Sceneboot/Er P)
Martedì 17 Giugno 2008
di TheEgo · Categoria: Musica, Personale, Sport · ore 02:29
Al contrario di due anni fa, quando mi chiedevo come diavolo potessero rinunciare ad Italia Germania i fans dei Sigur Ros accorsi a Ferrara per il loro concerto, domani non sarò nella consueta saletta Ciccsoft a guastarmi il fegato con Italia-Francia.
Sarò a godermi lo Spettacolo qui, mentre voi patirete come cani dietro 11 scarponi ormai da pensione. Nel caso vada di culo, mi unirò al chiasso festoso per le strade di Milano, altrimenti almeno il sottoscritto tornerà a casa soddisfatto. In bocca al lupo!

P.S. Che poi giusto un popolo di boccaloni come noi può credere ancora che una squadra che perde dall'Olanda e pareggia dalla Romania batta la Francia.
Lunedì 2 Giugno 2008
di Attimo · Categoria: Musica, Personale · ore 21:32
Giugno piomba silenzioso nelle nostre vite ad annunciarci che sta per scoppiare la bolla estiva. Mentre i piedi nelle scarpe iniziano a sudare tutta la nostra voglia di sotterrarci sotto metri di sabbia e mare, butto lì un personalissimo e quindi parzialissimo resoconto di metà 2008 musicale.

Se il 2007 era stato l'anno dei "grandi album", questo 2008 sembra l'anno dei Grandi Nomi. A scorrere l'elenco delle uscite, sembra quasi di ritrovarsi nei favolosi anni '90: REM, Afterhours, Jovanotti, U2, Moby (roftl), Vasco Rossi, e ne dimentico sicuramente qualcun'altro. Per non parlare dei Coldplay (li aspetto al varco), Sigur Ros, e due "icone" italiche, seppure con dimensioni e motivazioni opposte, quali Baustelle e Offlaga Disco Pax. Dischi attesi, in alcuni casi attesissimi che riportano l'attenzione dal contenuto all'autore spesso "stagionato", il cui giudizio è quanto mai legato al passato prossimo o remoto che si porta sulle spalle.
Le canzonette affiorano sporadicamente, in mesi densi di avvenimenti personali che hanno richiesto concentrazione e messo il silenziatore alle casse. Gli auricolari banditi sul posto di lavoro fanno il resto, tendendo a prosciugare la palude degli ascolti dei gigabyte scaricati, lasciati ammuffire senza nemmeno un passaggio su Last.fm. Neanche un mp3 da linkare.

Concerti visti relativamente pochi, sicuramente falliti alcuni appuntamenti topici (Afterhours, Battles) cui si spera di rimediare almeno parzialmente nei prossimi mesi. I giovedì della rassegna Indie Thursdays del Renfe hanno portato a Ferrara un'Alternativa fatta di gruppi semisconosciuti, iniziativa lodevole che ha toccato l'apice (come affluenza) con Le Luci della Centrale Elettrica assieme a Giorgio Canali, che meriterebbe un discorso a parte. Peccato che ogni giovedì a fine concerto la sala si svuotasse immediatamente, sarà che la gente lavora o studia...
All'Estragon ho assaporato senza passare dal via gli Offlaga Disco Pax, che hanno riprodotto l'intero nuovo album. La nostalgia per Socialismo Tascabile è tanta, e forse inevitabile, anche se Venti Minuti mi fa sempre piangere come un bambino. Trasferta al Vox per i Baustelle, a detta di tutti migliorati dal vivo, eppure il medley finale rasenta il ridicolo. Incomprensibile amputare così Gomma, così come il pubblico dell'ultimissima ora, che si esaltava solo per le canzoni di Amen. Personalmente urlato il tormentone tardoinvernale di Anna che non sa perchè si è laureata anni fa.
Maggio si è aperto con il concerto acustico degli imprenscindibili Perturbazione, con tanto di inedito, e si è chiuso con le "Esplosione nel cieeelo", per citare il candido maccheronico italiano con cui si sono presentati alla rumorosa folla dell'Estragon gli Explosions in the Sky. Post-rock neuronale e subdolo, perchè si insinua nella stanza come un tappeto ma finisci a rotolarcisi sopra per estasi o per tormento. Il concerto è quasi "faticoso", vuoi per il vociare da aperitivo, vuoi perchè per apprezzarli appieno bisogna isolarsi da tutto il resto.

Ora tutti a riempire le piazze per Ferrara sotto le stelle. Ma se l'anno scorso all'ombra del Castello ci fu il concerto dell'anno, l'apice dell'estate credo proprio che stavolta sarà a Milano.
Giovedì 1 Maggio 2008
di TheEgo · Categoria: Musica, Personale, Varie · ore 23:16
Era de MaggioAnni di gavetta sui palchi più scalcagnati della bassa ferrarese, tra concerti impossibili, serate etiliche, maratone da venti gruppi a botta, concorsi birrosi e cosi via, una reputazione da mantenere, un contegno e un'immagine da "omino ska" da salvaguardare come musicista, artista e ragazzo.
Poi un primo maggio qualsiasi, un attimo prima di cominciare a suonare, davanti ad un centinaio di persone, la tua ragazza, tua sorella, amici vari e non oso immaginare quante altre persone che MI conoscono, sbuca un ragazzetto moro, amico strambo della suddetta sorella - 18 anni suppergiù, visto due volte in vita mia - salta sul palco con due zompi tutto garrulo, mi si avvicina e mi fa:
"Fatti dare un bacino, va. In bocca al lupo." Mi bacia sulla guancia e scende lesto, tornando da dove era venuto.

2008: il rock'n roll, per come lo conosciamo da libri e film, è definitivamente morto, o è meglio se cambio hobby alla svelta.
Domenica 6 Aprile 2008
di Accento Svedese · Categoria: Musica · ore 13:57

La chiave di volta per comprendere un'opera come Deejay Parade vol. 4 sta tutta nei quindici secondi iniziali del disco. Parte il jingle del Deejay Time e quasi immediatamente la voce fuori campo, con una solennità che ha dell'inverosimile, pronuncia la fatidica frase “Configurazione Albertino attivata”. Parole in libertà che messe insieme non significano nulla di compiuto eppure nello stesso tempo vogliono dire tantissimo, parole che sono diretta espressione di un'epoca in cui non si aveva ancora ben chiaro che cosa sarebbe arrivata a fare la tecnologia perché i computer erano visti ancora come entità saldamente controllate dagli uomini e non il contrario. Ascoltandola ora si prova tenerezza, eppure allora una frase del genere faceva sempre un certo effetto. Beata ingenuità.
Ed è proprio questa ingenuità di fondo che rende Deejay Parade vol. 4 un capolavoro immortale. Una compilation a cura di Albertino e mixata da Fargetta uscita nell'anno di grazia 1994, diciotto brani, diciotto inni. Nulla da dire. Ci si trova di tutto: da megahit entrate nell'immaginario collettivo (Change di Molella, Think About The Way di Ice Mc, la fantasmagorica The 7th Allucination dei Datura) a perle nascoste troppo presto dimenticate (All Around the World di Silvia Coleman, Call My Name di Aladino, addirittura Sex Drive di Glam feat. Pete Burns – ripeto Sex Drive di Glam feat. Pete Burns), da tamarrate quasi eccessive (Pupunanny di Afrika Bambaataa) ad improbabili odi alla rivoluzione (W la Revolution di Z100). Da lacrime agli occhi.
Non ci sono cazzi, Deejay Parade vol. 4 è assolutamente imprescindibile. Da avere a tutti i costi, anche solo per farsi un'idea di come una volta funzionavano le cose. Per rivivere i bei tempi che furono se uno li ha già vissuti, ma per farlo anche se uno non li ha mai vissuti - basta solo pensare di averli vissuti e lavorare spudoratamente di fantasia. La finzione che diventà realtà, la realtà che supera l'apparenza, l'apparenza che non inganna, il grande inganno dell'uomo che è controllato dalla tecnologia e non (più) il contrario. Si torna sempre lì, all'uomo che non è più ingenuo ma si fa fregare come se lo fosse. Abbiamo tutti bisogno di ingenuità: almeno avremo sempre una scusa per farci fregare.

Martedì 11 Marzo 2008
di Simcam · Categoria: Musica · ore 17:09
Stringetevi attorno al fuoco e fate attenzione alla storia che vi sto per raccontare, perché le parole che sentirete sono state tramandate da padre in figlio per intere generazioni. Finché non sono arrivate su Wikipedia e lì sono rimaste per ricordare ed ammonire i posteri su ciò che è stato.
E non dubitate di ciò che sentirete. Io stesso ho visto, proprio sabato scorso, il terrore negli occhi di Francesco Bianconi, cantante dei Baustelle, nel sapere che il giorno dopo, sullo stesso palco, sarebbero volate teste di maiale e il sangue sarebbe scorso a fiumi. C'era odore di paura. Stavano arrivando i Mayhem (Ooohh....)!
Martedì 22 Gennaio 2008
di Accento Svedese · Categoria: Musica · ore 11:30


Sabato scorso ho sfidato la fitta nebbia per andare al Covo a sentire il dj set di Carlo Pastore, ma Carlo Pastore non c'era. Non è venuto, ha tirato il pacco lasciandomi parecchio inquieto. Forse non è abbastanza padano per sfidare la nebbia, o forse c'era ed io non l'ho notato, perso com'ero nei miei mille pensieri e mille ragionamenti contorti. Sono cose della vita, vanno prese un po' così e bisogna farsene una ragione. Peccato però, sarebbe stato bellissimo vedere vivo Karl Shepherd (d'ora in avanti lo chiamerò così, perché ripetere un nome troppe volte non va bene e poi dire che Carlo Pastore è un turboposer può essere molto pericoloso, si rischia minimo una querela per diffamazione), stringergli la mano e magari fare una foto insieme a lui, avrei coronato un sogno.
Ma si sa, i sogni son desideri, Ciccio Desideri non ha avuto la carriera che avrebbe meritato perché magnava troppi bucatini e forse a Karl Shepherd non piacciono i bucatini, quindi mi sono consolato vedendomi almeno il concerto. Nell'ambito di una serata chiamata “Pensiero stupendo” ed organizzata in collaborazione con i tipi di Rockit al Covo suonavano infatti Le luci della centrale elettrica, i Ministri e gli Amor Fou e, anche se tutti probabilmente erano accorsi lì per sentire Mr. Shepherd mettere dischi, è stata ugualmente una serata meritevole di essere vissuta appieno.

 

Domenica 6 Gennaio 2008
di Attimo · Categoria: Musica · ore 22:16
Prima di archiviare definitivamente il 2007 tra gli X-Files, non potevamo non offrire ai nostri lettori l'immancabile mix musicale di fine anno. Giunta ormai alla quarta edizione, l'Indie Compilation 2007 rappresenta il tentativo mio e del Socio TheEgo di riassumere quello che musicalmente ha detto il 2007. Semplici i criteri: quello che ci è piaciuto di più, non necessariamente quello che abbiamo ascoltato più spesso, cercando di dare anche di non scadere troppo nell'autoreferenzialità. Una serie frenetica di consultazioni che nemmeno al Quirinale, ha prodotto la Lista seguente di 18 brani, alcuni eletti all'unanimità mentre altri spalleggiati solo da uno dei due delegati. Una compilation che di indie ormai ha solo il nome, un caucase che tenta di essere "rappresentativo" di ciò che l'annata musicale ha prodotto, nei limiti dei nostri limitati ascolti musicali.
I big (Radiohead) ci sono più o meno tutti, gli italiani non mancano, il mood è tendente al malinconico ma una puntata in pista ce la concediamo comunque. Si parte con la mano sul cuore e un organo nelle tempie (Arcade Fire) e si finisce urlando nella propria camera dopo che la guerra è finalmente finita (Stars). In mezzo ci sono gli Interpol che sfornano un'apertura di album pazzesca, c'è uno dei migliori gruppi italiani (A Toys Orchestra), il demenziale fruttivendolo che tenta di ricordarsi i nomi dei suoi clienti (Ex Otago) mentre noi ci chiediamo quanti anni che non ci si vede (Amari). Ci sono i finti canadesi (Canadians) con una canzone facile quanto così fetentemente molliccia nell'entrarti in testa. C'è giustizia mentre si salta e ci si spalma sul pavimento sotto le luci stroboscopiche (Justice), ci sono i National che hanno cantato l'autunno perfetto, una carezza che fa male e un pugno che ti addolcisce, o viceversa, ci siamo noi che ci muoviamo alla nostra imperfetta velocità (Maximo Park) e finiamo sempre a sbattere sotto l'enorme insegna rossa (LLCE). Eccetera eccetera.
C'è un'altra guerra che sta per iniziare.

Enrico Ghezzi ha voluto scrivere per noi la Prefazione alla nostra compilation:
Ascoltiamo Ciccsoft Indie Compilation 2007, un nastrone italiano d'annata, che e' un utopistico spaccato dell'inutilita' e dell'insensatezza dell'alta borghesia di una triste sintesi. Appare come un melting pot catartico di sequenze di note, una raccolta ermeneutica di citazioni in musica.
Ci si potrebbe trovare d'accordo con Rerdoix quando dice che sia un mescolone e al tempo stesso un insieme di introspezioni prolettiche, e basta.
Certamente, confrontando CIC2007 con Hit Mania Dance 2008, osserviamo che fa sempre la sua presenza un fil-rouge di smarrimento che pochi altri blogger possono offrire. In un contesto di ascensione dovuto a presenze foniche manieristiche, e probabilmente di dubbio gusto, lo spettatore potrebbe palesarsi senza dubbio kafkianamente. Ritengo comunque che Attimo sia in torto quando insinua che "Mon fleur debile" sia solo un'unione di arpeggi ascendenti, intrinsecamente non degna di un disco come questo. Certamente ci si accorge che in un'ottica di sensualita' derivata da casualita' nelle scelte senza dubbio retro', TheEgo potrebbe essere visto conformisticamente gelido, narrando del concetto della politica confrontato alle citazioni di Eisenstein. Insomma per me, la Indie Compilation di quest'anno, è una cagata pazzesca.
Vostro,
Enrico Ghezzi

Dopo il Continua a leggere, la track-list e i link per gli mp3.
Mercoledì 2 Gennaio 2008
di TheEgo · Categoria: Musica, Personale · ore 16:09
Il 2007, a casa mia, ha suonato soprattutto così:

1. Le luci della centrale elettrica - La gigantesca scritta COOP
2. Tre allegri ragazzi morti - Il mondo prima
3. Radiohead - Nude
   The Fratellis - Chelsea dagger
4. Le luci della centrale elettrica - Fare i camerieri
5. The Apples in Stereo - Sunndal song
6. Amari - 30 anni che non ci vediamo
   Canadians - Summer teenage girl
   Le luci della centrale elettrica - Piromani si muore
   Radiohead - Reckoner
   Stars - In our bedroom after the war
7. Verdena - Canos
8. CCCP - Live in pankow
9. Built to spill - Goin'against your mind
   Damien Saez - Je veux qu'on baise sur ma tombe
   Ex-Otago - Amato the greengrocer
   Jovanotti - Fango
   Soko - I'll kill her
   The Cribs - Our bovine public
10.Arctic Monkeys - Balaclava
   Blume - 90210
   Maximo Park - Our velocity
   Mazarin - For energy infinite
   Modest Mouse - Dashboard
   Arcade Fire - Crown of love
   Arcade Fire - Intervention


Il 2007, i miei occhi, l'hanno visto soprattutto così:
Sabato 22 Dicembre 2007
di Attimo · Categoria: Musica, Personale, Segnalazioni · ore 13:53
This is just a modern rock songUna canzone è come una pagina scritta sul diario. Un appunto che serve a fermare un momento e renderlo identificabile ed unico anche in un mare magnum di ricordi.

Colas ricorda il valore storico delle canzoni, a cui assegniamo volontariamente o meno una grossa responsabilità: ricordare la nostra vita, essere testimoni delle nostre sensazioni e di noi stessi.
La memoria che si tramuta e si fa carne nelle nostre canzoni racchiude molto spesso un secondo strato di verità, difficile da distinguere se non si è molto allenati con quella scomoda compagna di viaggio di nome Realtà. Girolami la butta sui sentimenti, ma si potrebbe estrapolare dal suo discorso intimista una regola valida per tutti: ci sono le canzoni segnalibro, e ci sono le canzoni di cui abusiamo per succhiare loro pezzi di vita non vissuta, inscenando una clamorosa non corrispondenza di sensi.
Amiamo canzoni che chiedono scusa per tutto quello che abbiamo commesso, quando invece siamo innocenti. Sfoderiamo canzoni che gridano amori inconfessabili quando invece siamo single convinti. Bruciamo canzoni schiumanti furore sociale o depressione di inizio secolo mentre siamo in coda in macchina e stiamo pensando nient'altro che alla foglia di insalata incastrata tra i molari.
Eppure esistono queste canzoni così prepotenti che sarebbe un crimine contro la (nostra) umanità lasciarle fuori dalla porta, e così le fai entrare anche se sono nere e tu razzista, le fai accomodare anche se sono milaniste e tu interista, a cui offri da bere anche se loro urlano e tu taci. Ti risparmiano la fatica di riempire le tue pagine bianche da solo, evitando dolori e gioie per farle finire incapsulate e standardizzate in quei 4 minuti e mezzo . Le scarichi da emule e le adotti anche se non sono figli tuoi, e magari finisci anche a tentare di assomigliare a quello che raccontano. Forse sono loro i tuoi genitori, e tu soltanto il segnalibro tra gigabyte di mp3.
Domenica 2 Dicembre 2007
di Accento Svedese · Categoria: Musica · ore 21:05

Ferrara solitamente è una città tranquilla, talmente immobile da sembrare quasi addormentata. Nebbia e freddo d'inverno, caldo ed afa d'estate, non ci sono mezze misure: nulla sembra cambiare per davvero e tutto sembra sempre uguale, come in un film che si replica all'infinito. Però a volte capita che Ferrara riesca ad uscire dal suo caratteristico torpore, ed allora saltano gli schemi e ci viene data la possibilità di vivere serate importanti come quella di giovedì scorso.

Al Renfe, nell'ambito dell'azzeccatissima rassegna Indie Thursdays, hanno suonato i torinesi Disco Drive. Una band a modo suo emergente, che è partita da un suono di chiara matrice punk-funk e si è evoluta costantemente, cambiando pelle e riuscendo concerto dopo concerto a trovare un suo suono, un qualcosa esattamente a metà strada tra la melodia pop a e la sperimentazione più pura, facile e difficile allo stesso tempo, ma estremamente intrigante e coinvolgente. Una band semplicemente favolosa, la cui forza sta nella fantasia degli arrangiamenti unita alla potenza e ad un tiro davvero micidiale. Intrecci vocali formidabili e ritmi quadrati e trascinanti, che riproposti dal vivo riescono sempre nella difficile impresa di trascinare il pubblico pagante (nel caso del Renfe non tanto pagante, visto che l'ingresso era gratuito).

Preceduti dai giovanissimi Simplemen Think da Padova (titolari di un post-hardcore spigoloso ma che al momento opportuno sa come lasciare spazio alla melodia, parecchio bravi e con ampi margini di miglioramento: credo che si sentirà molto parlare di loro in futuro), i Disco Drive hanno dato vita ad una grande esibizione. Rispetto all'ultima volta in cui li ho visti mi sono sembrati più sciolti e sicuri di sé, più tranquilli e meno tesi. L'impressione è che abbiano acquisito piena consapevolezza dei loro grandi mezzi e, definitivamente liberi da ogni vincolo mentale, riescano a raggiungere l'obiettivo con più facilità e senza grossi sforzi apparenti. In poche parole, sul palco sembrano cazzeggiare ma in realtà stanno facendo cose sempre più complicate.

I Disco Drive ci credono. Hanno infiammato Ferrara con un set che ha pescato a piene mani dall'ultimo, favoloso Things To Do Today ed hanno vinto la sfida, riuscendo a convincere anche il più scettico tra i presenti. Un bell'inedito eseguito al momento opportuno è stata la ciliegina sulla torta, un momento che una band preziosa ha voluto condividere con chi in un freddo giovedì sera é rimasto sveglio fino a tarda ora solo per seguirla.

Confermo, i Disco Drive sono pronti.

Giovedì 29 Novembre 2007
di Attimo · Categoria: Cinema, Musica · ore 02:07
Across the universeUn eventuale giudizio sul "film" Across the Universe sarebbe penalizzato da una trama abbastanza piatta, molto telefonata nello sviluppo quasi elementare delle ormai "classiche" vicende di ragazzi degli anni '60 (la ribellione giovanile, il Vietnam, le delusioni, il riscatto emotivo/sentimentale...). La scontatezza della struttura quasi impallidisce di fronte alle costruzioni visive che raffigurano ognuna delle 33 canzoni dei Beatles disseminate nel film, tanto da venire trascinati praticamente senza volerlo oltre il livello cinematografico. Tutto si consuma in un'esperienza sensoriale, un abbraccio sonico a perle del '900 che, ogni volta, ti sciolgono il cuore in una pioggia colorata. Per i fan come il sottoscritto, è manna dal cielo che mi fa arrendere quasi subito: vorresti che ne cantassero ancora, tutte quante.
Giovedì 15 Novembre 2007
di TheEgo · Categoria: Musica, Personale · ore 20:05
Ho saldato il debito con la mia adolescenza ieri sera, in una gelida serata di mezzo autunno, concedendomi ciò che sempre avevo rimandato e tralasciato, tagliando corto con un prima o poi. Sono andato a un concerto di Max Pezzali.
Chiunque di voi sia stato giovane negli anni novanta non può non conoscere più o meno a memoria almeno dieci canzoni degli 883. Chiunque sia stato mediamente bambino nei novanta, abbia seguito tv musicali, radio, Festivalbar, concerti e cassettine non può non ricordare con simpatia il duo composto da Max e il mitico “biondino” Mauro Repetto, oggi in forza nell’organico di Eurodisney. Magari un po’ se ne vergogna adesso, assorbito nella bolgia ingorda del fighettismo indie, al cui altare ha sacrificato ascolti puerili in nome dei Radiohead, dei Bloc party, dei Franzi Ferdinandi. Tutto giusto, tutto normale: si cresce, si scoprono cose nuove, life goes on.

Non è colpa mia, giuro. L’occasione ghiotta la crea il caso che mi fa trovare il signor Pezzali in tour nella mia città, così il sottoscritto in nome dei “vecchi tempi” con nostalgia si trascina fino al vicino Palasport schivando donne e bambini.
Al concerto di Max Pezzali infatti oltre ai nostalgici come noi è un trionfo di famiglie, bambinette ed adolescenti. Gente che “Hanno ucciso l’Uomo Ragno” o “Nord sud ovest est” le han scoperte dopo, magari dalle cassette del fratello maggiore, ma tant’è: io e Rachele siamo i più vecchi tra i giovani.
Ma era tempo di chiudere un conto, togliermi lo sfizio. Avere l’età giusta per riascoltare cullato dai ricordi, a casa propria, con la ragazza giusta. Carpe diem.

Il palco è talmente grande da occupare praticamente metà campo da basket, ma la maggioranza dei borghesucci ferraresi, in larga parte dall'hinterland, è comodamente seduta sugli spalti, ha già comprato rigorosamente piadina e bandana con il faccione di Max e attende garrula come al cinema. Così noi che arriviamo con comodo e due biglietti platea ci ritroviamo nonostante tutto praticamente davanti, come veri fans della prima ora. Santo cielo, potrei quasi toccarlo questo cicciotto idolo della mia adolescenza, che proprio stasera festeggia 40 anni.
Max, bisogna dirlo (poi magari smetto di sfottere e inizio a elencare le cose positive), appare un po’ imbolsito e impacciato. Inizia il concerto da vera anti-popstar, perfettamente puntuale alle 21 senza tirasela quel tanto che sedici anni di carriera meriterebbero. Quando presenta i brani del nuovo disco fa dei discorsi chilometrici che si perdono un po’ per strada ma soprattutto: ha un portatile MacbookPro su un piedistallo con il quale comanda una tv lcd ai suoi piedi con i testi delle canzoni, che legge a man bassa, specialmente quelli più recenti che probabilmente non ha studiato bene. Fa quasi tenerezza, con il dito sul trackpad, al termine di ogni pezzo a cliccare per cambiare canzone, come uno smanettone qualsiasi. Ma perdoniamo qualsiasi cosa al neoquarantenne che esaurite un paio di canzoni seminuove di antipasto inizia a snocciolare i vecchi successi per la gioia della mia gola semimalata.

Che vi devo dire: io mi emoziono facilmente, e non toccatemi l’infanzia e le poche certezze che ho. Ma voglio proprio dirvelo: l’esperienza Max dal vivo è coinvolgente al pari di una festa delle medie, di un karaoke collettivo, di un “giga-remember” adolescenziale. Ascoltare canzonette pop, in un pubblico totalmente estraneo a quella fetta di persone che sono abituato a vedere è un’esperienza allegra, che mette di buon umore. Io estraneo, in prestito all’altra metà della musica, quella commerciale, per una sera soltanto. Verso metà concerto la torta consegnata sul palco da uno della band, le candeline, il tanti auguri collettivo. Mancavano solo i palloncini e il nome sui bicchierini a completare l’atmosfera eliana di Tapparella; solo i prezzi del bar erano ahimè attuali in questa serata d’altri tempi.
C’è stato pure il tempo, in oltre due ore di musica, per il duello rock tra i due chitarristi: a colpi di My sharona, Satisfaction, Smoke on the water ed altri stereotipi della storia del rock. Un siparietto graditissimo dal pubblico che ha aperto la parte finale del concerto fatta di chicche storiche e tiepidi pezzi del nuovo album. Peccato per “Gli anni”, forse la più attesa, suonata in maniera abbastanza piatta in un giorno che invece era carico di significati proprio per il protagonista della serata. Eccezionali invece chicche trashose come “La regina del Celebrità” con la strobo roteante, e vecchie hits come “Sei un mito” e “Rotta per casa di Dio” nel finale spumeggiante, o ancora la bella interpretazione di “Quello che capita”.
Ammettetelo: se aveste potuto venire in gran segreto, con sciarpa e barba finta, vi sareste intrufolati volentieri a vedere come andava.

Ho saldato il debito con la mia adolescenza ieri sera, in una gelida serata di mezzo autunno, e ne sono felice. Ho celebrato per una sera il mio personale revival nel modo migliore e con la migliore compagnia possibile. Ed ora, reindossata la mia maglia a righe e i pantaloni di velluto, torniamo pure ad ascoltare il superbo In Rainbows.
Martedì 13 Novembre 2007
di Accento Svedese · Categoria: Musica · ore 13:08
Quando ero piccolo c'erano anche le caramelle salate. Non so se al giorno d'oggi esistano ancora, ma all'epoca venivano vendute durante il periodo di Carnevale ed erano un divertente scherzo da fare a tutti i bimbi creduloni. Consistevano in caramelle che sembravano in tutto e per tutto le classiche Sperlari ma che avevano un ripieno decisamente salato, e nelle intenzioni di chi le aveva inventate avrebbero dovuto provocare il disgusto in chi si trovava suo malgrado a mangiarle. Io le compravo tutti gli anni e regolarmente riuscivo a rifilarne parecchie in giro, ma ogni tanto ne mangiavo qualcuna di mia spontanea volontà. Non so quali danni abbiano prodotto in seguito, ma allora trovavo che fossero molto buone.
Ciò che me le faceva gradire così tanto era il contrasto tra la dolcezza dell'esterno ed il salato del ripieno, e sentire gli Asobi Seksu dal vivo venerdì scorso mi ha trasmesso esattamente la stessa sensazione che provavo quando le mangiavo. Preceduti dai romani Sea Dweller (molto bravi, suonano come qualcosa a metà strada tra gli Smashing Pumpkins, i My Bloody Valentine e la maionese fatta in casa), gli Asobi Seksu hanno dato vita ad un bel concerto, coinvolgente dall'inizio alla fine. Dal vivo suonano più ruvidi che su disco, la magnifica voce della cantante Yuki Chikudate ben si lega allo shoegazing duro e puro suonato dalla band e ci si rende ben presto conto di come il contrasto tra le esplosioni chitarristiche e la dolcezza delle linee vocali sia il loro vero punto di forza. Proprio come nelle caramelle salate, percepisci prima la parte dolce, la assapori e te la gusti. Poi viene la durezza del sapore salato, la sensazione diversa dal solito. E lì puoi decidere se fermarti o continuare a scoprire il sapore nuovo. Un gruppo del genere può non piacere a tutti, ma se piace lo fa per davvero. Ti fa perdere il contatto con chi ti circonda, ti lascia inchiodato, incapace di reagire alle aggressioni chitarristiche, perso nel vortice dei tuoi pensieri che si fanno via via più palpabili, come se seguissero l'intensità della musica sospesa nell'aria intorno a te. Un bellissimo stato mentale provocato da bellissima musica.
Mi sa che da piccolo ho esagerato con le caramelle salate. Avrei dovuto drogarmi come fanno tutti quanti.
Martedì 30 Ottobre 2007
di Accento Svedese · Categoria: Musica · ore 11:00

 

Scenari da discoteca minorenne sabato scorso al Covo, location del concerto dei brasiliani Bonde Do Role. All'arrivo età media molto bassa ed io che mi sentivo parecchio a disagio, ma poi é arrivata la svolta, il segno premonitore, l’avvenimento che ha spazzato via ogni timore. Prima che si aprissero le danze, infatti, ho visto un tipico neoalternativo provarci spudoratamente con una ragazza. L'ho visto fare di tutto per ammaliarla e l'ho visto arrivare ad un passo dalla conclusione. Mancava poco ed ormai era quasi fatta, facevo addirittura il tifo per lui, ma ecco l'imprevisto. Come un qualsiasi Mauro Repetto versione video di Come mai le ha rovesciato addosso il cocktail, scatenando la sua ira funesta e giocandosi in un colpo solo tutte le possibilità di successo. Era davvero il 1994 e a quel punto ho capito che sarebbe stata una gran serata.

Domenica 28 Ottobre 2007
di Attimo · Categoria: Musica, Personale, Varie · ore 15:38
Burro Fuso - Un podcastE così anche il sottoscritto ha deciso di dare il suo soporifero contributo alla babele dei podcast. Burro Fuso, trasmissione pseudowebradiofonica ipocalorica e sostanzialmente inutile, è pronta a colare nei lettori mp3 dei volontari che si presteranno all'ascolto.
Di cosa si parla? Di tutto e niente. Che cosa si ascolta? Tutto e niente. In poche parole, ho (ancora) un buco nella mia fitta agenda del Tempo Libero e ho deciso di condirlo con un podcast dal sapore artigianale e povero del burro.
Nella prima e forse ultima puntata:
Venerdì 12 Ottobre 2007
di Attimo · Categoria: Musica · ore 10:09
Radiohead - In RainbowsRipetuti e convinti ascolti di In Rainbows hanno avuto un primo decisivo effetto. Ho completamente dimenticato tutti i discorsi sulla portata della mossa spiazzante dei Radiohead, che hanno superato con la freccia a destra le lentissime e pesanti case discografiche rendendo disponibile il nuovo album su internet a offerta libera. Sono entrato in quello stato d'animo che ti impedisce di ascoltare qualsiasi altra cosa che non abbia la voce di Thom Yorke, forse perchè ne avevo bisogno di un disco dei Radiohead (in ottobre, poi...). Forse ne avevamo bisogno un po' tutti di canzoni malinconicamente liquide e nervosamente tranquille.
Un disco smaccatemente "radiohead", dove non riesco a trovare un pezzo brutto, e paradossalmente proprio questo livellamento verso l'alto potrebbe risultarne il limite. Ma per un parere più illuminato, meglio che chiediate al Socio, l'esperto in materia.

In giro fioccano pareri e recensioni (ovvero, non si parla d'altro):
- Colas (canzone per canzone)
- Adayinthelife (canzone per canzone)
- Onanrecords (che gli assegna un 10 pieno)
- SigurRos
- Fard-Rock
- Blogadelica
ecc.
Venerdì 13 Luglio 2007
di TheEgo · Categoria: Musica · ore 10:08
ThiIsIndieRock.jpgSiccome ci autoaccusiamo di non parlare molto di musica, di non seguire l'indie rock che fa figo mentre nessun blog parla mai di jazz o di blues, e quando anche lo facciamo nascono polemiche (niente nomi e link per pigrizia) ecco un bel post di musica di quelli che piacciono tanto a voi lurkatori e scaricatori folli :-p...
Giro di boa di questo 2007 ricco di sorprese musicali, queste sono le canzoni che vale la pena avere nella propria collezione, secondo un mio personalissimo parere, e che hanno segnato in un modo o nell'altro questa prima metà dell'anno musicale. In alternativa una compilation di buona musica per le vostre scorazzate estive in giro per mari e monti... Buon download!

Giovedì 12 Luglio 2007
di TheEgo · Categoria: Musica · ore 12:15
arcadefirepress.jpg Come non innamorarsi di un gruppo come gli Arcade Fire? Come non dirci rapiti da questa allegra festa collettiva consumatasi in Piazza Castello davanti ad una platea accorsa da ogni parte d'Italia per ascoltare il gruppo canadese, celebrato ovunque, dalla stampa al web, alle riviste specializzate (Pitchfork diede 9.6 su 10 al loro disco d'esordio, un record).
E' un pubblico di fedelissimi quello che li ha attesi a Ferrara per l'unica data italiana: fin dalle prime battute con Keep the cars running e No cars go è un coro collettivo che salta, ondeggia, canta e si lascia trasportare dall'energico gruppo canadese. In dieci sul palco che paiono un'orchestra crucca tanto sono biondi e dalla pelle biancolatte, con una scenografia imponente composta da mini monitor che rimandano particolari della scena e dei musicisti ripresi sul momento, oltre all'immancabile logo neon della Bibbia che dà il titolo al loro ultimo disco. Un organo a canne, monumentale, e tanti strumenti suonati a rotazione da ogni componente della band a dimostrare l'ecletticità e la grande forza del gruppo. E' una festa dicevamo, perchè questi canadesi trasmettono gioia di vivere e follia pura, si divincolano tarantolati tamburellando un po' tutto quello che capita a tiro, dall'asta del microfono, alle tastiere, ad un casco, all'impalcatura, fanno i cori tutti insieme, e lanciano per aria gli strumenti. Win Butler, ingessato nella sua maglietta a righe catarifrangenti, non è di molte parole ma conduce la band attraverso i successi dei due dischi Funeral e Neon Bible comparendo talvolta al microfono, talvolta alle tastiere, talvolta con una chitarra, un mandolino, un qualcosa. Sua moglie Régine gli si alterna per pezzi melodiosi come Haiti e Black waves ed è adorabile nel suo vestitino colorato con l'allegria, l'energia e la grazia di una piccola Bjork d'oltreoceano (ed è magia quando all'organo accompagna Intervention, forse uno dei pezzi più intensi del nuovo album registrato in una chiesa acquistata dal gruppo e resa studio di registrazione).
E' impossibile non cantare molti dei pezzi degli Arcade Fire, adatti a cori collettivi quasi da stadio, impossibile non sentirsi in una grande discoteca anni '80 ascoltando Power out sull'onda di ritorno della new wave che sembra di sentire i Cure, e quando parte Rebellion sul finale di serata è apoteosi scatenata di mani, v