Personale
Venerdì 12 Settembre 2008

Essendo la mia carta d'identità scaduta da oltre un mese, oggi mi sono deciso ad andare all'anagrafe per sostituirla. Dato che sono un maniaco perfezionista, pignolo schifoso e persona che tiene per certe cose anche alla forma oltre che alla sostanza, ho pensato bene di farmi le foto in casa e portare quelle all'Ufficio Anagrafe invece di sprecare 3 euro per una porcheria delle macchinette alla stazione.
Apro una parentesi sulle
macchinette per fototessera: una volta, nel periodo pre-digitale, producevano anche foto decenti per lo scopo cui servono di solito (documenti, foto pirla con amici, foto-regalo per il portafoglio della morosa). Oggi le macchinette delle fototessere si sono evolute: se non ti piace scatti un pulsante e te la rifanno, se non ti piace scatti il pulsante di nuovo e te la rifanno una terza volta.
A quel punto te la tieni che ti piaccia o meno. Questa è crudeltà: se me la fate rifare voglio che sia come dico io e mi lasciate ripetere lo scatto anche venti volte. Chiusa parentesi.
Da perfetto maniaco mi aggiro per la casa alla ricerca di un muro bianco come fondale squallido da fototessera, lo individuo in cucina, preparo il cavalletto e poi
penso a come vorrei vestirmi nella mia foto ufficiale, quella che mi rappresenterà per lo
Stato Italiano nei prossimi dieci anni. E' un momento solenne signori: stiamo per immortalare questo giovane uomo per consegnarlo alla sua Storia personale dei prossimi dieci anni. Dieci lunghissimi anni, al termine dei quali, se questo foglietto che ho in tasca da oggi resisterà ancora, avrò
35 anni, spero una moglie, un figlio, una casa e un calciobalilla. Impressionante.
Mi vesto con un neutro ed
anonimo bianco, così che non possa ridere della moda del 2008 quando riguarderò in futuro la foto. Dieci scatti diversi possono bastare, ora via di ritagli al computer. Ne stampo
due più luminose e due più scure, pensando ne servano comunque solo due per rifare la carta d'indentità. Errore. Le taglio con cura secondo le dimensioni corrette (per gli amici maniaci: 4,5x5cm) e mi avvio verso l'ufficio tutto contento. Degne di una macchinetta degli anni '90: perfettamente inquadrate, bilanciate, sorriso abbozzato, capello ordinato, barba di un giorno appena visibile.
All'ufficio la signora è molto cordiale: mi chiede conferma dei dati, mi chiede se voglio indicare lo
stato civile. A me la parola
celibe proprio non piace, quindi le dico no, grazie, quando mi sposo ci scriviamo direttamente quella, per ora va bene la riga vuota.
Professione? Esito un attimo in quanto studente lavoratore: sfoggio il mio nuovo status lavorativo o mi limito ad un modesto studente? In fondo come dice Guccini ognuno di noi è eterno studente,
"perchè la materia di studio sarebbe infinita e soprattutto perchè so di non sapere niente", dunque benvenga Studente altri dieci anni, fino a 35 quando magari ammetterò nuovamente e candidamente di non aver finito l'università per essere eternamente universitario, eternamente giovane, eternamente con la mia camicetta bianca da venticiquenne con calvizie incipiente.
Mi chiede le foto. Dico: van bene queste? Le ho fatte in casa. Ne servono
tre, mi specifica. Io ne ho due scure e due chiare, che faccio? Gliene allungo due chiare e una scura, sono tagliate perfette dai non è difficile, basta incollarle. (Per la carta prendi quella chiara mi raccomando...) Lei le prende e fa il suo dovere da impiegata ritagliandole ulteriormente
storte. Orrore. Nervoso per il mio lavoro perfetto mandato all'aria. Mi attacca la foto tagliata storta,
delle tre quella scura ovviamente, che lei vede uguale alle altre, e tale rimarrà fino al 2018. Quasi le dico che non la voglio più e cambio ufficio domani per rifarla.
L'ultima beffa, mentre mi alzo con il documento nuovo:
posso tenere quella vecchia? chiedo ingenuamente. No, devo distruggerla mi spiace, mi fa serafica. Panico: non l'ho fotografata, scansionata, archiviata. Ma come? La mia foto da ventenne con
i riccioli lunghi e il pizzetto irrimediabilmente perduta. Posso salutarla un'ultima volta? Pare di no. Ok niente, rinuncio. Grazie, buongiorno.
Esco un po' turbato, con la mia nuova identità, la camicia bianca, la calvizie incipiente e la barba di un giorno, appena visibile. Almeno ho strappato un decennale da Studente. Mica poco.
Venerdì 5 Settembre 2008

Oggi ero in treno sul solito regionale seduto con il portatile bianco sulle gambe e la musica inviata dalle cuffie bianche nelle orecchie bianche poichè colpite dal sole. Di solito scrivo, a volte leggo o guardo qualche serie tv con i sottotitoli, a volte porto avanti lavori che ho lasciato in sospeso in ufficio. Oggi ero intento a realizzare una
vetrofania (che razza di nome) per i negozi che aderiscono ad una convenzione del Comune. Di solito non mi curo particolarmente delle persone a fianco a me, che non possono proprio fare a meno di spiare cosa stai facendo tanto è luminoso e sotto il naso il portatile di un vicino in treno. La settimana scorsa una signora si è fatta un'ora e mezza di fatti miei tutta contenta e Dio solo sa quanto avrei voluto sapere cosa diavolo pensasse nel mentre. Comunque.
Si siede questo ragazzo al mio fianco nel posto rimasto libero dalle stazioni precedenti e inizia a guardare cosa faccio senza timore di darlo a vedere. La fase creativa di un prodotto grafico è delicata: non devo
FARE qualcosa e basta ma lo devo
PENSARE, creare, inventare da zero. Dunque un po' di prove: questo lo piazzo li, quello lo scrivo così, questo colore, no meglio l'altro, la forma, il contenuto e così via.
A volte (spesso) si parla di ORE. L'idea buona può uscire dopo svariati bozzetti a vuoto.
Inizio a buttare giu' due cose ma questo pubblico mi infastidisce: segue attentamente e non accenna a smettere.
Vuole vedere come prosegue questo adesivo: come verrà fuori. Ad ogni pausa per riflettere è un'agonia. Cosa starà pensando? Gli piace questa scritta qui o lui la metterebbe di un altro colore e girata dall'altra parte? Lo show deve proseguire diamine. Non posso esitare troppo. Fai qualcosa, muovi quel mouse.
Scrivo, riscrivo, tento soluzioni banali per provare qualcosa e non lasciare il foglio in bianco. Lo spettacolo deve andare avanti, vogliamo sapere come sarà.
Ogni incertezza è la prova di un'incompetenza, di una idea che non c'è, di scarsa fantasia. Lui lo farebbe diversamente, più bello senz'altro. Lo guardo con la coda dell'occhio in una pausa per cambiare canzone sull'iPod. Sta proprio guardando qui. L'aria perplessa non lascia dubbi:
è orribile quest'adesivo. Cosa mai saprà fare di meglio questo marcantonio di ragazzo di quasi due metri tutto spelacchiato e allampanato? Guardati cazzo,
hai i pantaloncini di Pinocchio rosso slavato e le tennis che si usavano dieci anni fa. Il marsupio con il telefonino. Cielo, che sfigato dai. Che razza di adesivo farai mai TU?
Cerco invano di proseguire ma i tentativi sembrano goffi perfino a me. Non sta in piedi, non si riesce a trovare un modo per riempire tutta l'area di disegno: chi ha scritto i testi?
Datemi del testo da aggiungere! Che adesivo è con solo due parole per testo? Non demorde il ragazzone, che probabilmente si sta pure accorgendo delle crepe nella scocca del portatile e starà confrontando mentalmente con il suo tenuto da Dio, certamente, lo utilizza senz'altro con il guanto in seta e lo ripone in un cassetto ogni sera prima di addormentarsi. Intravedo una via di fuga:
la batteria del portatile va esaurendosi. Devo guadagnare tempo... abbozzare soluzioni geniali per dimostrare il mio talento e poi fingere di essere colti alla sprovvista dalla batteria e... oh peccato, finirò domani. Va bene rosso? Sposto più giù? Senza tradire la minima emozione lo sguardo sul collo è sempre al suo posto. O forse starà guardando lontano, verso l'orizzonte fuori dal finestrino?
Mancano pochi minuti di autonomia, serve un diversivo:
apro un file vecchio di cui sono contento del risultato, già terminato e rifinito. Guarda questo eh, pirla.
Hai visto quando non mi guardi cosa partorisco? Guarda guarda. Renditi conto, tu con i tuoi pinocchietti. Fingo di controllare il cellulare e resto con l'immagine aperta sul mio lavoro finito attendendo finalmente l'ultimo respiro della batteria.
Nero. Spento. Era ora.
Chiudo e ripongo soddisfatto il portatile nella borsa. Sono salvo. Almeno fino a domani mattina. Che la notte mi porti consiglio.
Martedì 1 Luglio 2008

Circa tre anni fa ho avuto un incidente in macchina. Niente di che, un banale tamponamento dovuto alla pioggia e forse in parte ad una strana sensazione avuta circa un paio di minuti prima che con quella pioggia avrei rischiato grosso con le mie gomme liscie. Non potevo credere fosse successo davvero quello che un attimo prima avevo pensato.
Stamattina esco dalla stazione di Venezia sotto la pioggia diretto alla fermata del vaporetto. Ho finito il carnet da 10 sulla tesserina magnetica da poco in uso su tutte le linee. Mi metto in coda al baracchino per ricaricarla, con i miei 10 euro già in tasca pronti. Diluvia proprio tanto e non ho l'ombrello, la coda è lunga e mi bagnerei come un pulcino così decido di saltare su al primo vaporetto che arriva, senza strisciare la card (funziona come gli skipass suppergiù) nel lettore, memore di quell'
impiastro della mia ragazza (che oggi si merita del tutto l'appellativo) che sostiene, visto da quanto poco tempo è in funzione il sistema elettronico, che non riusciranno mai a controllare a bordo se davvero c'è un abbonamento o un carnet su quella card e che chiedono sempre e soltanto di esibirla. La fa facile lei, è sempre la più furba e in giro son tutti tonti.
Io la esibisco salendo a bordo, ma sarà il cielo nero, sarà un groppo in gola che mi stringe quando faccio qualcosa che non devo, o di illegale, sarà pure il suono del motore che questa mattina era davvero sinistro e sembrava un lungo lamento come un sottofondo di un film di Hitchcock ma il presagio che qualcosa non sarebbe andato bene ce l'avevo eccome. Stavolta non l'avrei fatta franca, ne ero sicuro.
Infatti, per la prima volta in due anni e rotti che giro per la laguna (con o senza biglietto a seconda dei casi) sale il controllore e ha con se la fottuta macchinetta-che-non-esiste. Divento pallido, iniziano a tremarmi le gambe, impreco contro
l'impiastro e spero nel miracolo che non accade. Arriva una fermata, faccio goffamente per scendere ma incappo nell'ovvio controllore che prima di farmi smontare vuole verificare la mia card. La avvicina al palmare e compare la scritta "BIGLIETTI RIMASTI: VUOTO". Mi stupisco, traccheggio (ma che strano, mi pareva ne rimanesse uno, pioveva, avevo fretta, c'è da poco non la so usare, eccetera). E' inutile: non ho le tette e non parlo nemmeno veneziano, non ho scampo.
A quel punto devo scendere, firmare una contravvenzione, dare le generalità e farmi sotto il diluvio universale il tragitto rimanente verso l'ufficio dove bagnato come un pulcino scrivo queste righe senza che tutto questo abbia la benchè minima utilità a farmi togliere 40 euro di multa. Se giugno si era chiuso male, luglio sembra volerlo superare. E da oggi piove pure.
Sabato 21 Giugno 2008

Io ho un paio di ciabattine da spiaggia tristi e ridicole. Sono quelle di quando ero adolescente ed oggi, nel 2008 inoltrato, sono ancora le stesse. Sono di un blu scolorito che nemmeno gli zingari al semaforo, ma tanta è la voglia di essere chic in spiaggia, quei pochi giorni all'anno dove mi rompo le palle sotto il solleone che ancora non le ho sostituite.
Questa mattina, trovandomi in giro a cercare un costume (anche quello risale ormai a diversi anni fa...) decido che è il momento di prendere anche un paio di ciabatte decenti. Ora la domanda è semplice:
DOVE SONO FINITE LE CIABATTE NORMALI? E se io non volessi queste infradito bellissime che vedo appese e che però mi sanno da scomode e tritura alluci? Giuro che in tre negozi diversi non ho trovato un solo paio di ciabatte carine e normali, magari senza marca, tinta unita, come negli anni '90.
Chiedo: sono io che sono fuori moda o davvero ora si usano solo quelle? Mi sentivo un po' come se fossi entrato in un negozio di telefonini chiedendo un dispositivo non
dual band.
Martedì 17 Giugno 2008

Al contrario di due anni fa, quando
mi chiedevo come diavolo potessero rinunciare ad Italia Germania i fans dei Sigur Ros accorsi a Ferrara per il loro concerto, domani non sarò nella consueta saletta Ciccsoft a guastarmi il fegato con
Italia-Francia.
Sarò a godermi
lo Spettacolo qui, mentre voi patirete come cani dietro 11 scarponi ormai da pensione. Nel caso vada di culo, mi unirò al chiasso festoso per le strade di Milano, altrimenti almeno il sottoscritto tornerà a casa soddisfatto. In bocca al lupo!
P.S. Che poi giusto un popolo di boccaloni come noi può credere ancora che una squadra che perde dall'Olanda e pareggia dalla Romania batta la Francia.
Lunedì 2 Giugno 2008
Giugno piomba silenzioso nelle nostre vite ad annunciarci che sta per scoppiare la bolla estiva. Mentre i piedi nelle scarpe iniziano a sudare tutta la nostra voglia di sotterrarci sotto metri di sabbia e mare, butto lì un personalissimo e quindi parzialissimo resoconto di metà 2008 musicale.
Se il 2007 era stato l'anno dei "grandi album", questo 2008 sembra l'anno dei Grandi Nomi. A scorrere l'elenco delle uscite, sembra quasi di ritrovarsi nei favolosi anni '90: REM, Afterhours, Jovanotti, U2, Moby (roftl), Vasco Rossi, e ne dimentico sicuramente qualcun'altro. Per non parlare dei Coldplay (li aspetto al varco), Sigur Ros, e due "icone" italiche, seppure con dimensioni e motivazioni opposte, quali Baustelle e Offlaga Disco Pax. Dischi attesi, in alcuni casi attesissimi che riportano l'attenzione dal contenuto all'autore spesso "stagionato", il cui giudizio è quanto mai legato al passato prossimo o remoto che si porta sulle spalle.
Le canzonette affiorano sporadicamente, in mesi densi di avvenimenti personali che hanno richiesto concentrazione e messo il silenziatore alle casse. Gli auricolari banditi sul posto di lavoro fanno il resto, tendendo a prosciugare la palude degli ascolti dei gigabyte scaricati, lasciati ammuffire senza nemmeno un passaggio su Last.fm. Neanche un mp3 da linkare.
Concerti visti relativamente pochi, sicuramente falliti alcuni appuntamenti topici (Afterhours, Battles) cui si spera di rimediare almeno parzialmente nei prossimi mesi. I giovedì della rassegna Indie Thursdays del Renfe hanno portato a Ferrara un'Alternativa fatta di gruppi semisconosciuti, iniziativa lodevole che ha toccato l'apice (come affluenza) con Le Luci della Centrale Elettrica assieme a Giorgio Canali, che meriterebbe un discorso a parte. Peccato che ogni giovedì a fine concerto la sala si svuotasse immediatamente, sarà che la gente lavora o studia...
All'Estragon ho assaporato senza passare dal via gli Offlaga Disco Pax, che hanno riprodotto l'intero nuovo album. La nostalgia per Socialismo Tascabile è tanta, e forse inevitabile, anche se
Venti Minuti mi fa sempre piangere come un bambino. Trasferta al Vox per i Baustelle, a detta di tutti migliorati dal vivo, eppure il medley finale rasenta il ridicolo. Incomprensibile amputare così Gomma, così come il pubblico dell'ultimissima ora, che si esaltava solo per le canzoni di Amen. Personalmente urlato il tormentone tardoinvernale di Anna che non sa perchè si è laureata anni fa.
Maggio si è aperto con il concerto acustico degli imprenscindibili Perturbazione, con tanto di inedito, e si è chiuso con le "Esplosione nel cieeelo", per citare il candido maccheronico italiano con cui si sono presentati alla rumorosa folla dell'Estragon gli Explosions in the Sky. Post-rock neuronale e subdolo, perchè si insinua nella stanza come un tappeto ma finisci a rotolarcisi sopra per estasi o per tormento. Il concerto è quasi "faticoso", vuoi per il vociare da aperitivo, vuoi perchè per apprezzarli appieno bisogna isolarsi da tutto il resto.
Ora tutti a riempire le piazze per
Ferrara sotto le stelle. Ma se l'anno scorso all'ombra del Castello ci fu il
concerto dell'anno, l'apice dell'estate credo proprio che stavolta sarà a
Milano.
Giovedì 29 Maggio 2008

Io, quando avrò venticinque anni
metterò i puntini sulle I
stenderò i panni ad asciugare
tenendo per me una parte dei raggi
di sole
rimarrò fuori un poco più a lungo
a rimirare gli alberi in fiore
ascoltando un vecchio disco consumato
che conosco ormai a memoria.
Io, quando avrò venticinque anni
sarò morbido e pulito
ascoltando quel che hai da dirmi,
capendo poi davvero
il significato dei tuoi sorrisi
e dei tuoi silenzi bianchi.
Io, quando avrò venticinque anni
avrò scoperto almeno un poco
da che parte soffia il vento
cosa è bianco e cosa è nero
avrò imparato l'arte del sogno
e la paura di cadere
cullandomi tra braccia
che sanno di rose fresche
e pura seta rossa.
Giovedì 1 Maggio 2008

Anni di gavetta sui palchi più scalcagnati della bassa ferrarese, tra concerti impossibili, serate etiliche, maratone da venti gruppi a botta, concorsi birrosi e cosi via, una reputazione da mantenere, un contegno e un'immagine da "omino ska" da salvaguardare come musicista, artista e ragazzo.
Poi un primo maggio qualsiasi, un attimo prima di cominciare a suonare, davanti ad un centinaio di persone, la tua ragazza, tua sorella, amici vari e non oso immaginare quante altre persone che MI conoscono, sbuca un ragazzetto moro, amico strambo della suddetta sorella - 18 anni suppergiù, visto due volte in vita mia - salta sul palco con due zompi tutto garrulo, mi si avvicina e mi fa:
"Fatti dare un bacino, va. In bocca al lupo." Mi bacia sulla guancia e scende lesto, tornando da dove era venuto.
2008: il rock'n roll, per come lo conosciamo da libri e film, è definitivamente morto, o è meglio se cambio hobby alla svelta.
Martedì 22 Aprile 2008
Per aver costruito giorno dopo giorno, dal nulla, una persona che ti sta al fianco, ed averla portata per mano ad essere almeno un poco come vorresti tu. Per la pazienza, la costanza e la determinazione. Per essere arrivata fino a qui tra mille peripezie e mille avventure. Per avere sogni e desideri nonostante a volte io sia solo un pasticcione e complichi le cose semplici. Perchè le cose belle della vita prendono colore solo se si è in due a gustarle. Perchè ci credi davvero e me lo ricordi ogni giorno che passa sorridendo:
GRAZIE GRAZIE GRAZIE.
Venerdì 28 Marzo 2008

Attimo, come non l'avete mai visto.
Giovedì 27 Marzo 2008

Ci sono giorni nella vita di un uomo che rimangono impressi nella memoria per tutta la vita. Giorni nei quali la Storia si presenta alla porta e incide una tacca, pianta un paletto, pone una boa. La Storia che sarà scritta tra poche ore, in questo pomeriggio piovoso come solo un beffardo Destino poteva concepire, porrà la parola Fine a sette lunghi anni di fatica, a qualche gioia e molti dolori, ad un'epoca intera. Retorica a parte, che in casi come questi è ampiamente giustificata da tanti di quei discorsi e ragionamenti che nessuno capirà mai fino in fondo non avendoli vissuti in prima persona, la boa di oggi rappresenta la fine di un percorso tutto in salita, tra i meandri di una facoltà buia e postindustriale della Bassa padana.
Oggi, per farla breve, verrà consegnato al mondo del precariato e dei dottori in qualchecosa il nostro caro Fabietto, qui noto con il buffo nome di
Attimo, troppo introverso e minimale nell'animo per postare qualche impressione di un momento, troppo preso per celebrarsi in modo adeguato anche online con qualche riflessione su un giorno così agognato da esser diventato, negli anni, quasi un incubo. Ed è arrivato quel giorno, chi l'avrebbe mai detto? Non solo è arrivato, ma ha fatto ovviamente piovere. Se mai un giorno toccherà al sottoscritto credo a questo punto che un'abbondante nevicata su Ferrara non ce la levi nessuno, per la gioia dei bimbi che faranno infine l'agognato pupazzo con il naso a carota.
Il coccodrillo alla facoltà di ingegneria narrerebbe dei primi anni incerti, muovendo timidi passi in un terreno che tanto quanto al sottoscritto non gli calzava a pennello, fino alla presa di coscienza di uno scoglio faticoso, una palude senza fine da cui dover uscire ad ogni costo e comunque da affrontare senza esitazioni di sorta. "Studiare qui sarà come mangiare il pesce di venerdì. Non sempre ne avremo voglia, ma comunque il venerdì il pesce ci sarà sempre" dispensava con saggezza vedendo i voti scadenti all'ennesimo test di elettronica digitale. Per non parlare del primo virgolettato che ricordi, a questo punto quasi un presagio: "Se non prendo 30 stavolta non lo prendo più", annunciava uscendo tronfio dal primo scritto del primo esame. Non lo prese in effetti quella volta, e nemmeno in futuro, a parte un celebre 29 mutato in 30, rubato per una svista alla bionda professoressa che proprio oggi lo cingerà d'alloro.
Voi dunque non potete capire quello che rappresenta il coronamento di un percorso simile. Non una laurea qualunque ma un faticoso percorso di vita lungo sette fottutissimi anni. Pomeriggi al caldo di una stanza a riempire di conti quaderni senza giungere ad un risultato (tra le lamentele parentali per i continui ritardi), compromessi raggiunti con le vacanze, i mondiali di calcio, i concerti persi per esami imminenti. Ritiri, fogli bianchi, bigliettini, jolly pescati all'ultimo, insinuazioni agli orali ("Ma lei è andato in vacanza o ha studiato?" - lol, ndR), pile di dispense fotocopiate e rilegate con pazienza per la pura soddisfazione che un cumulo di carta e la sicurezza di un libro possono dare. Un'esperienza da cui si esce duramente provati, che segna in maniera più o meno indelebile la coscienza privandola spesso della spensieratezza che si addice ad un giovane della nostra età.
Non vi chiedo comprensione per queste dure parole alle quali chi non ci conosce risponderebbe "Ecchessaramai, è una laurea come tutte!", ma lasciatemi celebrare un compagno che oggi vince, di misura, la partita, ed esce alfin a rivedere le stelle. Con il cuore gonfio di sconfitte ed umiliazioni e la certezza che la molta stoffa da vendere si vedrà solo adesso, libero di correre sulla prateria come sempre ha voluto fare. E soprattutto la sicurezza che tutto questo non accadrà più. Mai più.
P.S. Dottore, dottore del buco del cul. Vaffancul, vaffancul. (rit, ad libitum)
Mercoledì 13 Febbraio 2008
A quindici anni ce ne stavamo seduti sui gradini. Il pomeriggio lo passavamo in parrocchia, ore e ore a giocare a ping pong. Il Gesù Cristo sulla parete muoveva la testa a destra e sinistra per rimirare giocate da brivido. Arrivavamo sudati fradici al bar, orgogliosi della nostra partita e ci facevamo belli davanti alle coetanee. Coetanee che annusavano l'aria commentando con "Cos'è questa puzza di sudore?".
Martedì 12 Febbraio 2008
Sapete come ci chiamano, a noi (me e quelli come me; voi non siete necessariamente inclusi), alcuni di quei signori che ne capiscono di economia e di finanza? Ci chiamano “il parco buoi”.
Venerdì 18 Gennaio 2008

Nei luminosi ed interminabili pomeriggi estivi, quando c'era luce fino a tardi e la scuola andava ormai finendo, iniziava il nostro Campionato di Tennis. Contrapponeva due giganti della scena degli anni '90, a loro modo entrambi campioni, seppure in mondi un po' diversi tra loro.
Jim Courier aveva una racchetta verde smeraldo Dunlop, residuo del corso pomeridiano di qualche anno prima, lunga e leggera, con un bel fodero completo blu scuro. La racchetta di
Andrea Gaudenzi era una Head corta corta, fuori misura anche per un ragazzino delle medie, decorata da un mix di colori prettamente tennistici quali il bianco, il giallo, il rosa. Il fodero ne avvolgeva soltanto la parte superiore. Gaudenzi, a differenza del suo avversario, non aveva mai fatto un corso di tennis, pertanto si arrangiava come poteva ed anzi aveva imparato buona parte della sua tecnica proprio in quei pomeriggi estivi, durante il consueto campionato.
Il campo delle partite quotidiane, forse, non meritava il rango di
"campo di tennis" quanto piuttosto quello di area di cemento. Abbandonato al rapido logorio degli anni, ai bordi di un giardino scolastico tra un asilo e un campo di basket, proprio a fianco dell'istituto tecnico, non possedeva nemmeno una rete. Passi quella esterna, di recinzione, andata consumandosi negli anni tra buchi vari fino a scomparire del tutto una volta ridotta a brandelli contorti di ferro acuminati ed arrugginiti. La rete che mancava era - ahimè - proprio quella centrale, sostituita all'occorrenza dal nastro di plastica rosso e bianco a righe alternate tipico delle recinzioni dei lavori in corso. Le righe di delimitazione erano a malapena visibili, ormai dello stesso colore del cemento terra di siena del campo: appena si percepiva il quadrato davanti a rete entro il quale battere. Si aggiunga al quadro già fantozziano della situazione una fitta rete di radici e
buche di vario genere che spuntavano riempendo il campo di imperfezioni, zolle sollevate, rametti caduti, fogliame vario. Per farla breve: nessuno a parte noi poteva e soprattutto voleva utilizzare un campo simile.
Tuttavia Gaudenzi e Courier erano li ogni pomeriggio, alle cinque in punto, per la sfida quotidiana. Le bici chiuse contro la cancellata, poi scavalcata per entrare, racchette in mano e borraccia al collo, rigorosamente piena di
thè solubile, moda importata dal Canada e protagonista indiscussa delle nostre bevute adolescenziali.
A onor di cronaca va detto: Courier vinceva praticamente ogni partita, inizialmente in maniera molto plateale, poi via via che l'avversario prendeva confidenza con la racchetta e la sua antica arte, in maniera più sofferta e combattuta, fino a perdere qualche incontro ogni tanto.
Negli anni che vanno dal 1994 al 1997 Gaudenzi portò infatti a casa almeno quattro o cinque vittorie.
Lo sfidante era però un avversario meticoloso e puntuale. Leale e disciplinato sul campo, disposto a mille incontri faticosi pur di passare un buon pomeriggio di sport (il calcetto sarebbe venuto solo qualche anno dopo). Il protocollo rigidissimo prevedeva la ripetizione della giocata in caso di rimbalzo su qualche gobba del campo, la discussione interminabile è-sopra-è-sotto in caso di difficile valutazione di un tiro vincente raso rete, o meglio raso filo, a volte sfociata in nervosismo e litigio. Prevedeva altresì che il campo rimanesse sempre lo stesso, senza alternanza, per anni, che al termine di ogni set si facesse una pausa a bordo campo per bere il thè freddo e che ognuno andasse a riprendere la pallina nella sua metà campo. Già,
la pallina. Una soltanto, per non perderle nel campo con l'erba alto proprio a fianco. Era molto faticoso giocare in quel modo, bisogna riconoscerlo, eppure sono state forse le più belle partite di tennis che si potesse sognare. Spontanee e rustiche come solo due ragazzini potevano accettare. Genuine nel loro ripetersi costante, sempre uguali, con la stretta di mano finale a bordo rete, come i veri tennisti e un altro thè freddo offerto al perdente, a casa di chi aveva vinto la sfida.
Poi sono arrivati gli sbandati, con motorini e qualche
siringa, i bonghi e le pentole. Occupavano il campo tanto per fare, qualche volta tagliavano nottetempo la rete.
Gaudenzi e Courier diventavano grandicelli e iniziavano a non giocare più come un tempo. Restano le pagine su un'agenda elettronica ormai fuori uso, a registrare una ad una le partite svolte, con tanto di risultati, tempi di gioco, set dopo set. Poco tempo dopo sarebbe esplosa la passione per il calcetto, che tante altre sfide epiche avrebbe regalato ai due imberbi tennisti, sulla scia del Chino e di Cannavaro. Ma questa, è un'altra storia.
Jim Courier
Martedì 15 Gennaio 2008
... E ci svegliamo tutti
sudati. Nella notte ci solleviamo sul letto
puntando il gomito, oppure in pieno giorno alziamo gli occhi dalle tastiere su cui stiamo battendo e guardiamo il nostro vicino di posto, terrorizzati perché forse sì,
forse gli assomigliamo.
... E ci sentiamo
incazzati, stiamo crescendo incazzati.
Incazzati neri: andiamo a letto sempre più tardi la notte rincorrendo la nostra ombra sul pavimento. Scriviamo blog, abbassiamo i finestrini nel traffico per cantarne quattro all'ultimo stronzo, non ci sta mai bene niente, consumiamo la suola delle scarpe a ritmo di capricci e amiamo sempre meno profondamente
il prossimo, perché comunque andrà a finire siamo certi che ci fregherà. Guardiamo i sassi sulla strada domandandoci se non starebbero meglio stretti
nei palmi delle nostre mani, ci asfissiamo di lavoro per trenta denari non regolarizzati che ci vengono consegnati con il peso di una cortesia. Compriamo macchine sempre più grandi, due, quattro scarichi posteriori, copertoni giganteschi, antenne che bucano le prime nuvole ma non ci dimentichiamo mai di fare segno di no con la testa quando stiamo fermi nel traffico o quando non troviamo un buco per parcheggiare. Ci ricordiamo di quanto fosse bravo
Rino Gaetano, infiliamo dischi dei
Queen e dei
Guns, amiamo i
Clash, sentiamo "
The Passenger" e stravediamo per il
Padrino, pontifichiamo la superiorità dei primi tre Starwars sugli ultimi e sussurriamo alle orecchie dei nostri amici che
George Lucas s'è rincoglionito; perfino quei tre cazzoni che ancora vanno dietro ai
Litfiba dicono sempre la stessa cosa per giustificarsi: "
Ma nei primi tempi erano grandi...". And so on, perché oggi non abbiamo un cazzo, non ci rimane
niente, siamo la
peggiore generazione della storia, quella senza né santi né eroi, perfino
Bon Jovi non riesce più a infilarne una giusta, non abbiamo conosciuto guerre e inondazioni: siamo tutti
Fonzie senza la giacca di pelle. Il cricetino
Alvin è diventato
vero, a scapito nostro che ci sentiamo ogni giorno un poco di più plastificati.
... E quello che facciamo è
ingannare la vita, disinnescare la solitudine prima di ritrovarci davanti uno specchio inaspettatamente. Stiamo
insieme, ci scegliamo gli amici e insieme percorriamo la strada. Ci guardiamo negli occhi nelle serate di pioggia con una bionda davanti e quello che viene fuori è che saremmo stati tutti uomini
migliori se avessimo posseduto giusto un poco
in meno. Se fossimo stati
adulti negli anni
Sessanta o negli anni
Settanta, se avessimo fatto in tempo a vedere i fratelli cadere sotto il piombo o gli amici degli amici finire dentro per uno
strappo avventato, saremmo stati tutti
migliori. Portiamo dentro di noi lo spettro dei nostri predecessori: è uno spettro appannato, reso esile dalla televisione, dai telecomandi,
dal maledetto wikipedia che sta creando una generazione di
mostri. Ecco chi siamo noi:
il grilletto facile ha fatto posto alla
cultura facile. Era meglio il primo: è meglio la pena di morte
che la pena di vita. Abbiamo wikipedia e nessuno tiene più in casa un vocabolario o una VERA enciclopedia: è la cultura facile, baby, diranno i santoni, ed è grazie a wikipedia se oggi i giovani sanno
almeno qualcosa, perché QUESTO è certamente meglio di non sapere
nulla. Ma io dico: fanculo. Fanculo wikipedia, fanculo quel frocio cotonato di
Giovanni Allevi: uno sbarbatello da conservatorio idolatrato solo perché ci fa quest'immenso piacere di non osare
più di tanto. Così ci guardiamo negli occhi e nella nostra perfezione amabilissima scorgiamo l'ombra della merda che siamo. Questo
Facilissimo Creare che non destabilizza più, che non osa,
che non ti chiede uno sforzo: immergerlo vorremmo sotto la coltre di cenere delle sigarette e invece è proprio quello che ci dobbiamo fumare.
Mercoledì 2 Gennaio 2008
Il 2007, a casa mia, ha suonato soprattutto così:
1. Le luci della centrale elettrica - La gigantesca scritta COOP
2. Tre allegri ragazzi morti - Il mondo prima
3. Radiohead - Nude
The Fratellis - Chelsea dagger
4. Le luci della centrale elettrica - Fare i camerieri
5. The Apples in Stereo - Sunndal song
6. Amari - 30 anni che non ci vediamo
Canadians - Summer teenage girl
Le luci della centrale elettrica - Piromani si muore
Radiohead - Reckoner
Stars - In our bedroom after the war
7. Verdena - Canos
8. CCCP - Live in pankow
9. Built to spill - Goin'against your mind
Damien Saez - Je veux qu'on baise sur ma tombe
Ex-Otago - Amato the greengrocer
Jovanotti - Fango
Soko - I'll kill her
The Cribs - Our bovine public
10.Arctic Monkeys - Balaclava
Blume - 90210
Maximo Park - Our velocity
Mazarin - For energy infinite
Modest Mouse - Dashboard
Arcade Fire - Crown of love
Arcade Fire - Intervention
Il 2007, i miei occhi, l'hanno visto soprattutto così:
Lunedì 31 Dicembre 2007
La famiglia seduta a fianco a me sul treno ha l'aria soddisfatta. Stanno andando a Venezia, fuori è tutto ghiacciato e bianco di brina, i bambini sono felici e indicano ogni cosa dal finestrino come fosse la prima volta che la vedono. Tra poco lo splendore della città lagunare li accoglierà insieme ad altre migliaia di turisti accorsi li a festeggiare il capodanno imminente. Già, Venezia. Venezia la bella, Venezia che affonda, Venezia l'imbroglio. Forse un po' la chiave (il simbolo? lo sfondo?) di questo 2007 strampalato, disordinato e bellissimo.
L'altra sera facevo notare all'amico di una vita come piano piano stiano mutando gli assetti della nostra giovane e già lunga esistenza. Il 2007 ha rappresentato forse il confine senza ritorno tra il mondo della spensieratezza e quello delle responsabilità. Parola grossa, la responsabilità: chi ha voglia di prendersela? Gli amici che hai visto fare i cretini sui banchi di scuola e ti chiedevi quale posto avrebbero assunto in società cominciano a ridere meno e fare di più: qualcuno lavora già, qualcuno si è indirizzato verso una brillante carriera universitaria tra specialistiche e master in giro per l'Europa. Stiamo diventando vecchi e ci aggrappiamo alla voglia di divertirci e alla nostra età anagrafica, mica così avanti come tentiamo di farci credere. Sciocchi. E però alle due di notte già vedi la gente che è stanca e vuol tornare a casa, quando pochi anni fa cominciava solo allora la quarta serata, dopo la prima a cena, la seconda al pub e la terza a ballare in qualche rock club. Cambiano le amicizie: ne compaiono di nuove (sarà davvero così?), ne spariscono di vecchie, alcune attraversano le nostre esistenze come meteore e le incontriamo dopo mesi in coda al supermercato. Sempre di fretta, ovviamente.
Senza dimenticare l'Amore, che fa girare il mondo come vuole e muove le carte in tavola. Coppie che nascono, coppie storiche che si lasciano, coppie storiche che quando-diavolo-andate-a-vivere-assieme? I soliti single. Che fatica, la vita. Non riesco a far altro che stare a guardare con la bocca aperta, spettatore attonito di un Tutto che mi ruota attorno senza che riesca a tenerne le redini. Il Futuro, che non mi spaventa, al tempo stesso mi incuriosisce terribilmente, con le sue strade che si intrecciano e conducono a situazioni strane, inaudite e mai pensate. Che bella, la vita. Quante sfumature e che colori bellissimi, a volte.
La scatola che dovrà rappresentare il 2007 nel nuovo anno in arrivo è piena di pastelli colorati.
C'è il nero di una notte passata al freddo tra le vie a me sconosciute di una città senza tempo, e quelle a me note della città dove vivo, perennemente a metà tra due mondi così vicini e al contempo così diversi per forma e sostanza. Le serate ai piedi del Castello tra concerti e birre e quelle in giro per bacari ad assaggiare fritti, affettati e buon rosso fresco. Le mille serate al cinese, divenuto ormai una seconda cucina nazionale, la scoperta della birra piccante messicana, i cinema e i popcorn, gli aperitivi e le cene dagli amici. Il grigio delle notti nebbiose a suonare in giro, e l'arancio di una piazza a metà settembre su un palco più grande di noi. Il marrone scuro di Cocacola a fiumi, come necessità impellente per chiudere bene una serata eccitante tra campi, campielli e strade piene di gente.
Il verde di un sedile sudicio sull'interregionale ogni mattina verso nuovi orizzonti, a fare i conti con il Lavoro, quello vero, anche se morbido è il terreno sul quale sono piovuto e simpatico è l'ambiente che mi circonda con più affetto di quanto mi aspettassi. Il bianco sporco delle pagine di un romanzo letto durante il viaggio, con tutto il tempo del caso, finalmente, per pensare e scoprire il mondo descritto tra le pieghe di un libro invece di quello frettoloso scandito dalla rete che insegue le notizie già vecchie e le chiacchiere ad ogni costo. Il rosso di una poltrona che ho occupato per 9 lunghi mesi, bellissimi e pieni di volti, idee, esperienze di vita e racconti. Un microfono, una bicicletta, un grissino alla pancetta, un mouse senza fili e qualcuno su cui contare, talvolta per un parere di lavoro, talvolta per una dritta su un posto carino dove andare a cena. L'azzurro di un ipod nelle orecchie ogni giorno, nel traffico, in spiaggia, tra gli appennini in bicicletta, salendo e scendendo ponti, perfino in macchina a volte.
L'azzurro del cielo sopra Firenze, il beige di vecchie locandine comuniste di Praga, il giallo di birra a buon mercato, i mille colori della strobo al Lucerna, dove trascorrerei volentieri ogni sabato sera e mi ritrovo a chiedermi quando mai potrò tornarci. L'arancio acceso dei tramonti sopra Castagneto in Toscana e della tenda senza un palo, retta per miracolo, il grigio dell'asfalto di mille chilometri in macchina in giro per l'Italia e di quelli sotto le ruote di Simone e Marco, in bici fino al punto più alto dell'Europa per compiere l'impresa e gustarsi un panorama unico. Il verde intenso dei boschi di Molina, in uno scenario stile Lost in cui perdersi, e quello del grande parco alle porte della città dove festeggiare con vecchi amici un altro giro di vita nel tepore umido di giugno.
Il bianco striato dei capelli dritti come spaghetti della nonna quest'anno ottantenne e ancora attiva come una ragazza, quello lucido e candido del portatile con la mela luminosa, così piccino e simpatico da entrare silenzioso in uno zainetto pronto a seguirmi ogni giorno. Il grigionero elegantissimo del gigante con la mela nel ritaglio di ufficio che da ottobre ho l'abitudine di frequentare e quello di una moquette tutta attorno ad una stanza, nuovo rifugio di un gruppo musicale cazzone e strampalato ma inevitabilmente simpatico e ehm, pittoresco.
E infine il verde dei tuoi occhi, assonnati al mattino, vispi la sera, sorridenti senza bisogno di vedere la bocca ridere. Due occhi profondi e pieni di gioia di vivere, di forza d'animo. Un oceano di dolcezza in cui ancora più che l'anno precedente mi sono perso godendomi momenti di pura vita. Un sentiero per mano, un bacio caldo appena svegli, un ultimo giro di birra quando il pub sta per chiudere, un rifugio disordinato, una macchina giramondo, una canzone che sappiamo a memoria, una lacrimina di tensione e poi il riso che riporta la pace, la calma e la serenità.
Sono cresciuto molto in questo anno, ho imparato grazie a te ad apprezzare mille cose, a farne di nuove, ho scoperto posti bellissimi e mille altri ancora avremo tempo di visitare in questo anno che viene. Per te ho fatto scelte importanti, trascurando a volte amici e persone cui continuo a tenere molto e che vedo ahimè meno di un tempo, correndo su e giù per l'Italia come una trottolina amorosa dudu dadada. A loro e a tutto il mio mondo travolto dal "ciclone" faccio le mie scuse chiedendo pazienza e comprensione. Non sono sparito, ho meno tempo per me e per tutto quello che facevo prima, ma siate contenti del mio essere felice.
Si, sono felice. Non ho molto da chiedere all'anno che viene. Mi sento una persona fortunata, nell'avere accanto le persone cui voglio bene, e spero di averle ancora al mio fianco nei giorni che verranno. Se solo questo 2008 ancora da scrivere fosse simile all'anno che ci lascia, sarà nuovamente una persona soddisfatta a scrivervi tra 365 giorni. Con i ricordi che si accumuleranno nel mentre, rendendo questa stranissima scatola di colori sempre più ricca e variegata, a comporre l'arcobaleno finale. Le nuvole, per ora, speriamo possano attendere.
Domenica 30 Dicembre 2007
Il primo, insopportabilmente lungo pippone di fine anno, il secondo (e si spera ultimo) verrà, forse, dal Socio, cui lascio la ribalta di San Silvestro ;-)
"Duro perchè faccio, non faccio perchè duro": Prodi davanti al portone di casa sintetizza così la sua opera di un governo mal sopportato da tutti. Penso che a crederci siano rimasti in tre: Romano, Scalfari e io che leggendo ogni domenica l'Eugenio mi riconvinco che questo non sia il male minore, ma quello "necessario".
Ho iniziato il 2007 in una stanza d'albergo col wifi bloccato, leggendo Repubblica mentre il mio compagno di stanza russava con la bauscina alla bocca. Ho fatto la colazione più rilassante dell'anno intero, cappuccino più torta alla ricotta, in un pub vintage anni 70 vuoto, e fuori le montagne senza la neve. La torta era molto buona, tanto che mi sono fatto portare un'altra fetta. Poi sono arrivati gli altri, e non sapevo se essere io la persona in mezzo a tanti scarafaggi enormi o viceversa. Avrei preso una terza fetta, comunque.
Ronaldo rotola da Madrid a Milano, ma questa volta sponda rossonera. E' tondo come una ciambella, ma questa volta il buco non c'è. Segnerà un gol nel derby di ritorno, portandosi la mano alle orecchie come dire, ai tifosi nerazzurri schiumanti odio: e adesso? Adesso ti farai spuntare un'imbarazzante acconciatura su ordine del Presidente, e diventerai un ex-calciatore ancora a libro paga.
Ho organizzato un concorso fotografico per la mia città. Ho passato alcune serate ad attaccare abusivamente volantini e ricontrollare la mattina seguente se non fossero stati stracciati. Fino all'ultimo non c'era nessun iscritto, poi alla fine risultarono una trentina di partecipanti. Ho premiato i vincitori del concorso fotografico, ho allestito la mostra del concorso nel pieno centro cittadino. Una mattina una tempesta di vento fece volare via alcune foto, ma le rimpiazzammo.
21 febbraio: per un pugno di voti viene bocciata una mozione in Senato (non ricordo nemmeno a cosa si riferisse) e Prodi, quello che dura perchè fa, si dimette. C'era ancora qualcuno che masticava amaro, "così si riconsegna il paese alla destra", ecc. Oggi penso che i delusi sarebbero in tre (vedi sopra), ma quel giorno l'incazzatura era diffusa, e non fate finta di non ricordare: ci credevate ancora un po' anche voi.
Ho incontrato praticamente quasi tutti gli assessori della mia città. Ho fatto visita a diversi imprenditori ferraresi, entrando in uffici che probabilmente mai rivedrò più. Ho stretto mani sincere, altre viscide, altre ancora indifferenti. Ho capito che non sono porte inaccessabili, anzi, sono molto più spalancate di quanto una segretaria poco disponibile possa inizialmente far credere. Hanno tutti voglia di essere interpellati, di dimostrare che loro è gente che ascolta, a differenza del resto della comunità cittadina che è sorda. A me è sembrato che in giro ci siano molti muti, tranne lodevoli eccezioni, vedi il tipo col sigaro che ci ha chiaramente fatto notare le cagate che stavamo commettendo senza volere nulla in cambio (anche i buoni consigli hanno un prezzo): solo perchè avevamo ventanni e una storia da raccontare.
3 febbraio: "il calcio chiude", titola la Gazzetta, ma non ci crede nessuno. 28 febbraio: muore Giorgio Tosatti. Prodi riottiene la fiducia al Senato. Il Novecento continuerà a morire al telegiornale, tra un senatore a vita che invece tiene duro. Fanno notizia solo gli ottuagenari: o perchè crepano, o perchè tengono in vita con la flebo un governo morto di un paese morto.
Salto diversi concerti, in più punti del norditalia. Frequento diversi pub, ma finalmente escono di scena dalla mia vita locali inutili. Crescendo, si impara a dire di no, anche se per ora ci si limita ai pub. Diversi sabato sera passato a fissare il vuoto del boccale di birra, rari casi in cui ci si perde a Padova, si esce sporchi di fumo e di sudore da Bologna, si esce con gente che entra per caso nel venerdì sera per riuscirne altrettanto fatalmente. Gente che si fidanza, gente che si ama, gente che si perde di vista, ma io continuo a fissare il boccale di birra vuoto, lo faccio rotolare sul tavolo, non cade, non si rompe, ma non resta nemmeno in equilibrio. Our velocity, mondi paralleli disallineati, l'eclissi di luna sugli scalini del Duomo chè sembriamo due barboni, ma nessuno ci dà la carità. Sono tutti occupati a limonare, a litigare, a decidere dove andare in vacanza. A dire di sì.
6 marzo: l'Inter viene eliminata dalla Coppa dei Campioni, con rissa finale. Anche se in campionato viaggia con 80 punti di vantaggio, mi rimarrà più impresso uno scialbo 0-0 a Valencia che uno scudetto vinto in maniera tracotante, imbarazzante. Sarà che ho gusti difficili. 19 marzo: viene liberato Mastrogiacomo. Chi?
Mercoledì 26 Dicembre 2007
Solo poche righe per ricordare questo Natale, trascorso anche quest'anno con gli amici di sempre, con gli stessi parenti allo stesso tavolo agli stessi posti, e con una persona speciale che non finisce mai di stupirmi e ha due occhi pieni di immenso amore quando mi sorride felice che basterebbe solo quello per amare la vita. Ad avercene sempre di giornate così calde e sincere.
E tante e tante cose incredibili sono successe negli ultimi tempi che non sarebbe sufficiente un post a ricordarle tutte, ma forse nell'anno che arriva saprò raccontarvele poco alla volta, trovando le parole giuste.
Sabato 22 Dicembre 2007
Una canzone è come una pagina scritta sul diario. Un appunto che serve a fermare un momento e renderlo identificabile ed unico anche in un mare magnum di ricordi.
Colas ricorda il
valore storico delle
canzoni, a cui assegniamo volontariamente o meno una grossa responsabilità: ricordare la nostra vita, essere testimoni delle nostre sensazioni e di noi stessi.
La memoria che si tramuta e si fa carne nelle nostre canzoni racchiude molto spesso un secondo strato di verità, difficile da distinguere se non si è molto allenati con quella scomoda compagna di viaggio di nome Realtà.
Girolami la butta sui sentimenti, ma si potrebbe estrapolare dal suo discorso intimista una regola valida per tutti: ci sono le canzoni segnalibro, e ci sono le canzoni di cui abusiamo per succhiare loro pezzi di vita non vissuta, inscenando una clamorosa
non corrispondenza di sensi.
Amiamo canzoni che chiedono scusa per tutto quello che abbiamo commesso, quando invece siamo innocenti. Sfoderiamo canzoni che gridano amori inconfessabili quando invece siamo single convinti. Bruciamo canzoni schiumanti furore sociale o depressione di inizio secolo mentre siamo in coda in macchina e stiamo pensando nient'altro che alla foglia di insalata incastrata tra i molari.
Eppure esistono queste canzoni così prepotenti che sarebbe un crimine contro la (nostra) umanità lasciarle fuori dalla porta, e così le fai entrare anche se sono nere e tu razzista, le fai accomodare anche se sono milaniste e tu interista, a cui offri da bere anche se loro urlano e tu taci. Ti risparmiano la fatica di riempire le tue pagine bianche da solo, evitando dolori e gioie per farle finire incapsulate e standardizzate in quei 4 minuti e mezzo . Le scarichi da emule e le adotti anche se non sono figli tuoi, e magari finisci anche a tentare di assomigliare a quello che raccontano. Forse sono loro i tuoi genitori, e tu soltanto il segnalibro tra gigabyte di mp3.
Lunedì 10 Dicembre 2007
L'amore, gli amici, l'odore di cucinato, il rumore della tastiera,
la musica, le lucine degli apparecchi elettronici di notte, la solitudine, l'incomprensione, gli abbracci, il cappuccino, il semaforo che diventa verde
giusto quando arrivi tu, il tizio che ti ringrazia perché lo stai facendo attraversare,
l'odore di alcol nelle bocche degli amici che ti stanno salutando a notte fonda, le gallery delle
gnoccone su
La Repubblica, la gente che non si offende
mai, curiosare al supermercato, scoprire una grande
carta dei rum nel menu del locale in cui ti sei appena seduto, il primo sorso di birra quando hai
veramente sete, l'odore dell'estate quando ancora estate non è;
trovare un volo
Ryanair a/r a 0.1 centesimo, applaudire
fortissimo ad un concerto, saltellare, giocare a pallone in corridoio con gli amici del lavoro, infilarsi le mani nelle tasche di un vecchio jeans e trovarci qualcosa, soffocare una risata disperata davanti al conto inaspettatamente
salatissimo che t'è arrivato al ristorante, trovare parcheggio, lasciare la macchina sulle strisce blu senza pagare e farla franca,
Lost il lunedì sera, sentire
lo starnuto imminente e trovare subito il fazzoletto a portata di mano, dire qualcosa ad un amico e vederlo annuire, stare sempre dietro l'orologio perché non vedi l'ora di vederla, appiccicare un adesivo della
Lazio in camera come dieci anni fa, guardare la gente fumare insieme fuori ai locali e raccontarsi cose
diverse da quelle che si stavano dicendo
dentro, il momento preciso in cui capisci che hai appena trovato il coraggio di tuffarti completamente nel mare gelato dopo
venti-minuti-venti di approccio timoroso, la radio che ti indovina la canzone giusta in macchina, la mattina quando apri il blog e ci trovi già
12 commenti, i commenti, il blog, i lettori del blog, gli amici che ti commentano nel blog senza dirti niente, i complimenti;
Word di microsoft che sono 10 anni che mi cambia "
coglioni" in "
ciglioni",
il pugilato, levarsi le fascette e scoprirsi le nocche insensibili, gonfie, rosse e un rivolo di sangue giusto tra il mignolo e l'indice, il senegalese
Bariza che, appena arrivi in palestra, ti dice:
allora sei pronto?, sempre, tutte le volte, non si dimentica mai, l'aperitivo, Andy Capp che ti citofona e, in romanaccio, dice
aho, apri,
il romanaccio, Roma, il traffico che ti fa scoprire una nuova stazione radio, le 11 di sera, sentirsi giusto un gradino sotto
Che Guevara dopo la terza
chiara media, ogni singolo gol della Lazio, la Roma che perde in casa, la
Champions League in redazione con quindici televisori accesi e
Emmenne che gira una canna un po' guardando la Lazio un po' ammirando Drogba, avere una minilibreria in camera di libri ancora non letti da cui attingere ogni volta che se ne ha voglia, scoprire che il raffreddore t'è passato, l'acido lattico dopo una giornata di sport, la pipì fatta sulle mura di Corso Italia dopo
il Negroni di Piero, le vacanze quando la
Vita Vera è lontana,
F., nonostante tutto,
Federico che viene a trovarci al lavoro con la bustina piena di birre, sentire la mancanza di qualcosa, il lasonil, le coincidenze, i lobi delle orecchie morbidi, gli sconti, il terzo episodio de "
Il Signore degli Anelli" visto in un cinema a
Leicester Square a
Londra, accanto a un tizio con un turbante e una specie di rubino rosso al centro della fronte, "
King Kong" visto per la
terza volta a
New York in un cinema vicino a
Times Square con tutti gli autoctoni che si spazzolavano i capelli quando lo scimmione si affacciava
dall'Empire State Building esattamente
dietro al cinema in cui stavamo noi;
Giovedì 15 Novembre 2007

Ho saldato il debito con la mia adolescenza ieri sera, in una gelida serata di mezzo autunno, concedendomi ciò che sempre avevo rimandato e tralasciato, tagliando corto con un
prima o poi.
Sono andato a un concerto di Max Pezzali.
Chiunque di voi sia stato giovane negli anni novanta non può non conoscere più o meno a memoria almeno dieci canzoni degli
883. Chiunque sia stato mediamente bambino nei novanta, abbia seguito tv musicali, radio, Festivalbar, concerti e cassettine non può non ricordare con simpatia il duo composto da Max e il mitico “biondino”
Mauro Repetto, oggi in forza nell’organico di Eurodisney. Magari un po’ se ne vergogna adesso, assorbito nella bolgia ingorda del fighettismo indie, al cui altare ha sacrificato ascolti puerili in nome dei Radiohead, dei Bloc party, dei Franzi Ferdinandi. Tutto giusto, tutto normale: si cresce, si scoprono cose nuove, life goes on.
Non è colpa mia, giuro. L’occasione ghiotta la crea il caso che mi fa trovare il signor Pezzali in tour nella mia città, così il sottoscritto in nome dei “vecchi tempi” con nostalgia si trascina fino al vicino Palasport schivando donne e bambini.
Al concerto di Max Pezzali infatti oltre ai nostalgici come noi è un trionfo di famiglie, bambinette ed adolescenti. Gente che “
Hanno ucciso l’Uomo Ragno” o “
Nord sud ovest est” le han scoperte dopo, magari dalle cassette del fratello maggiore, ma tant’è: io e Rachele siamo i più vecchi tra i giovani.
Ma era tempo di chiudere un conto, togliermi lo sfizio. Avere l’età giusta per riascoltare cullato dai ricordi, a casa propria, con la ragazza giusta. Carpe diem.
Il palco è talmente grande da occupare praticamente metà campo da basket, ma la maggioranza dei borghesucci ferraresi, in larga parte dall'hinterland, è comodamente seduta sugli spalti, ha già comprato rigorosamente piadina e bandana con il faccione di Max e attende garrula come al cinema. Così noi che arriviamo con comodo e due biglietti platea ci ritroviamo nonostante tutto praticamente davanti, come veri fans della prima ora. Santo cielo, potrei quasi toccarlo questo cicciotto idolo della mia adolescenza, che proprio stasera festeggia
40 anni.
Max, bisogna dirlo (poi magari smetto di sfottere e inizio a elencare le cose positive), appare un po’ imbolsito e impacciato. Inizia il concerto da vera anti-popstar, perfettamente puntuale alle 21 senza tirasela quel tanto che sedici anni di carriera meriterebbero. Quando presenta i brani del nuovo disco fa dei discorsi chilometrici che si perdono un po’ per strada ma soprattutto: ha un portatile MacbookPro su un piedistallo con il quale comanda una tv lcd ai suoi piedi con i testi delle canzoni, che legge a man bassa, specialmente quelli più recenti che probabilmente non ha studiato bene. Fa quasi tenerezza, con il dito sul trackpad, al termine di ogni pezzo a cliccare per cambiare canzone, come uno smanettone qualsiasi. Ma perdoniamo qualsiasi cosa al neoquarantenne che esaurite un paio di canzoni seminuove di antipasto inizia a snocciolare i vecchi successi per la gioia della mia gola semimalata.
Che vi devo dire: io mi emoziono facilmente, e non toccatemi l’infanzia e le poche certezze che ho. Ma voglio proprio dirvelo: l’esperienza Max dal vivo è coinvolgente al pari di una festa delle medie, di un karaoke collettivo, di un “giga-remember” adolescenziale. Ascoltare canzonette pop, in un pubblico totalmente estraneo a quella fetta di persone che sono abituato a vedere è un’esperienza allegra, che mette di buon umore. Io estraneo, in prestito all’altra metà della musica, quella commerciale, per una sera soltanto. Verso metà concerto la torta consegnata sul palco da uno della band, le candeline, il tanti auguri collettivo. Mancavano solo i palloncini e il nome sui bicchierini a completare l’atmosfera eliana di Tapparella; solo i prezzi del bar erano ahimè attuali in questa serata d’altri tempi.
C’è stato pure il tempo, in oltre due ore di musica, per il duello rock tra i due chitarristi: a colpi di
My sharona,
Satisfaction,
Smoke on the water ed altri stereotipi della storia del rock. Un siparietto graditissimo dal pubblico che ha aperto la parte finale del concerto fatta di chicche storiche e tiepidi pezzi del nuovo album. Peccato per “
Gli anni”, forse la più attesa, suonata in maniera abbastanza piatta in un giorno che invece era carico di significati proprio per il protagonista della serata. Eccezionali invece chicche trashose come “
La regina del Celebrità” con la strobo roteante, e vecchie hits come “
Sei un mito” e “
Rotta per casa di Dio” nel finale spumeggiante, o ancora la bella interpretazione di “
Quello che capita”.
Ammettetelo: se aveste potuto venire in gran segreto, con sciarpa e barba finta, vi sareste intrufolati volentieri a vedere come andava.
Ho saldato il debito con la mia adolescenza ieri sera, in una gelida serata di mezzo autunno, e ne sono felice. Ho celebrato per una sera il mio personale revival nel modo migliore e con la migliore compagnia possibile. Ed ora, reindossata la mia maglia a righe e i pantaloni di velluto, torniamo pure ad ascoltare il superbo
In Rainbows.
Domenica 28 Ottobre 2007

E così anche il sottoscritto ha deciso di dare il suo soporifero contributo alla babele dei
podcast.
Burro Fuso, trasmissione pseudowebradiofonica ipocalorica e sostanzialmente inutile, è pronta a colare nei lettori mp3 dei volontari che si presteranno all'ascolto.
Di cosa si parla? Di tutto e niente. Che cosa si ascolta? Tutto e niente. In poche parole, ho (ancora) un buco nella mia fitta agenda del Tempo Libero e ho deciso di condirlo con un podcast dal sapore artigianale e povero del burro.
Nella prima e forse ultima puntata:
Lunedì 1 Ottobre 2007
Il futuro è una palla di cannone accesa,
e noi la stiamo quasi raggiungendo
(F. De Gregori - I muscoli del capitano)
Strana cosa l'ultimo giorno. E' quello che sai benissimo prima o poi dovrà arrivare e ti auguri sempre di non dover vivere. Di poterlo saltare, di poterlo dare per scontato e farne a meno, con tutto il suo carico di saluti, abbracci, lacrime, arrivederci e addii. Dovrebbe piovere sempre l'ultimo giorno.
Stamattina invece c'era un bel sole, quando sono uscito di casa un po' in ritardo per indossare per l'ultima volta l'abito del Volontario. Come ogni ultimo giorno che si rispetti ho passato gran parte del tempo fuori, in giro per uffici a salutare e ringraziare i tanti volti che mi han fatto compagnia in questo lungo ma rapido anno. Ho fatto una scatola con le mie cose, di cartone blu, e vi ho riposto fogli, appunti, idee, cretinate e un dvd zeppo di progetti fatti e detti. Gli ho messo un bell'adesivo sopra con il logo del giornale che ho contribuito a portare avanti. E' tutto là dentro, un anno della mia vita, da domani in libreria in bella mostra. Ho scattato delle foto, per ricordare e fissare i momenti uno ad uno: nel 2007 ero lì, con quella gente, con quel sorriso e quell'energia.
Ho fatto per l'ultima volta il mitico "giro della posta" attraversando quei corridoi e quelle stanze del Municipio altrimenti precluse al cittadino qualsiasi, incontrando grigi impiegati ormai a me noti. Ho salutato anche loro, con piglio malinconico, augurandogli buona vita e ricevendone indietro entusiasmo e speranza per me, giovine imberbe che da domani navigherà verso altre acque, lontano da incartamenti e burocrazie.
Niente brindisi, niente addii ma soltanto un arrivederci, che altrimenti ci si gonfia il cuore fino a scoppiare se si pensa di non rivedere più le persone con cui abbiamo condiviso tanto. La città, la nostra piccola città di provincia, ci consente di reincontrarci tutti prima o poi nella vita e sicuramente non mancheranno le occasioni per ritrovare vecchi amici in qualche bettola in centro. Salutiamoci così, come un giorno qualsiasi, senza pensarci troppo su che mi vien male. Magari poi, con calma, comprendo e mi rattristo, ma nel segreto della mia cameretta.
L'ultimo giorno è un po' così, la fine di una fase e l'inizio di un'altra, il segnalibro di passaggio tra la pagina fitta di parole e idee e quella vuota, tutta da riempire. Poteva esserci il cielo grigio, un filo di primo freddo autunnale e qualche goccia, a rendere più cinematografico l'atto in se' dell'uscire per l'ultima volta da una porta, richiudendola simbolicamente alle spalle. C'era invece caldo e sole e soltanto un uomo alla finestra che salutava con la mano facendo ampi gesti con il braccio mentre esitavo aprendo la bicicletta vicino al muro.
- Ci hai già ripensato? Torni indietro? - mi urla da lassù scherzando quello che in un ufficio normale avremmo definito capo ma è stato piuttosto un valido compagno di avventure
- No no, grazie lo stesso! Magari un'altra volta!
- Quando vuoi! - mi fa sorridente.
Mi giro, procedo spedito verso casa come ogni altro giorno sulla mia bicicletta nera. E non ho altro da dire su questa faccenda.
Lunedì 24 Settembre 2007
La mia connessione adsl di
Alice è ridotta a uno stato pietoso, ha più buchi di un emmenthal mitragliato. Da sempre diffidente verso i call center, dopo settimane di connessioni mordi e fuggi decido finalmente di rivolgermi al centro assistenza del
187. Ad accogliere le mie istanze premurosi operatori, che risolvono ogni volta il problema con un pizzico di ironia.
10 giorni fa
Attimo: Pronto, buongiorno...
Operatore: Centro Assistenza 187, buongiorno.
A: Salve, la chiamo per un problema alla mia linea ADSL, è soggetta a
frequentissime disconnessioni, da cosa può dipendere? So che il livello di rumore della mia linea è particolarmente elevato, è una linea vecchia sa...
O: Ora controlliamo!
A: Ok grazie.
O: Vediamo un po'...
A: ...
O: ...
A: Sa, cade di continuo, sono mesi ormai che fa così...
O: Sì, sì, stiamo dando un'occhiata...
A: Bene...
O: Uhm... Provi a connettersi ora... Si è connesso?
A: (
dubbioso, sapendo benissimo che la connessione va e viene, mi connetto) sì, in questo momento sì, ma...
O: Ah bene, allora la saluto! Buona giornata!
<clic>
Giovedì 6 Settembre 2007
Mi sono reso conto di non
tollerare la visione di uomini,
maschi, che mangiano il gelato.

L'ho capito in via definitiva una sera d'estate, (
via definitiva non è un luogo) ciondolando pigramente davanti alla gelateria "
Il pellicano" su Via Cassia, quando le mie pupille si sono soffermate su un uomo, seduto da solo al tavolino, che leccava
un gelato al cioccolato. Lo avrei sciolto seduta stante in un container di acido solforico, ammesso che l'acido solforico possa sciogliere le carni di un uomo, non lo so, non sono mai stato bravo in chimica, non sono mai stato bravo in niente a scuola, comunque sia gli avrei fatto qualcosa di molto doloroso al fine semplicissimo di farlo
smettere di fare quello che stava facendo, ovvero leccare un gelato al cioccolato.

Un po' come quella volta che
salutai la vecchia gloriosa prima Uno, stamattina mi sono fermato per un attimo a rimirare il cassone del forno, buttato li in garage in attesa di essere ritirato dagli omini di Hera, per farne rottami per l'eternità.
Da quando a fine giugno abbiamo cambiato cucina, sapevo che la sua fine era segnata. Invece di partire per l'Abruzzo con il resto della vecchia cucina, sistemata in una casa nuova, il blocco fornello era ormai malandato: il forno bruciava le torte senza cuocerle.
Passata l'estate, ogni giorno uscendo dal garage pensavo che dovevo proprio muovermi a fargli una foto ricordo, alla serie di manopole e ai particolari incrostati da migliaia di cotture. Da quando ero bambino ad oggi è stato l'unico, il solo Fornello. Ho imparato a usarne il timer, la lucina del forno ormai rotta, quella del girarrosto praticamente inusata. La sua grafica anni '80 è stata forse il primo tipo di "icona" che io abbia mai adorato da piccino, quando ancora Windows e le sue finestre erano lontane.
Non che io sia mai stato grande cuoco, sia chiaro, o abbia trascorso le ore davanti a lui per preparare succulente pietanze, ma in qualche modo faceva parte della mia infanzia come ogni oggetto secolare che ancora gira per casa. Per una forma di anomala passione per gli oggetti non riesco a distaccarmi dalle cose che ho usato e posseduto per lungo tempo. Non riesco a buttarle, a separarmene, a trattarle senza cura. Ogni feticcio dopo qualche anno diventa "storia" di me stesso e potendolo fare, lo porterei con me per tutta la vita.
Così, dicevo, stamattina ho visto il forno stranamente sgombro dei giornali e delle scatole di scarpe che vi erano sopra. Ho capito in un lampo che era il momento, che non l'avrei trovato al mio ritorno a casa. In ritardo, con l'ipod nelle orecchie e le scarpe ben allacciate non ho voluto salire le scale per fargli un ultimo scatto, ma solo una veloce istantanea con il cellulare ad imperitura memoria. Una fotaccia, dove non si vede niente complice la poca luce del mattino e la pochezza di una fotocamera integrata in un telefono. Poi al ritorno, appunto, il suo posto vuoto, come avevo supposto.
Buon viaggio caro forno Ariston. Ho mangiato molto bene con te.
Giovedì 9 Agosto 2007

Se dovessi decidere così, di
pancia, quale sia la stagione che preferisco, mi verrebbe da dire senza indugi
estate. D'estate tutto è possibile, a giugno ci si denuda per rivestirci di voglie e di promesse, ma è pure, per contrappasso, la stagione dove puntualmente nulla accade, e non potrebbe essere altrimenti con il Gran Caldo e il ControEsodo.
Solo in questa stagione sincera e falsa allo stesso tempo, piena di sè e di noi stessi, ci può venire in mente di realizzare le idee più bizzarre o malsane, per riempire i vuoti devastanti della noia pomeridiana o assecondare la drogata smania di fare, ora che
il tempo ce l'abbiamo, ora che
c'è il bel tempo, ora che
se non lo faccio d'estate, poi quando lo faccio?
Vi sottopongo un breve e per nulla esaustivo
elenco dei prodotti più o meno perversi (indubbiamente futili) della mia mente durante la Bella Stagione, per la serie "ora
e mai più" (scontato dire che i buoni di spirito possono contribuire nei commenti segnalando le proprie devianze estive):
- Percorrere tutte le strade della mia città in bici, con in mano uno stradario, e segnando con un pennarello blu le vie percorse fino a completare l'
intero reticolato di vie cittadine.
* Controllare tutti i miei mp3 e provvedere a taggare quelli che sono sprovvisti di titolo e autore, nonostante il loro numero sia superioredi parecchie volte al centinaio.
- Decidere di fare la tratta Ferrara-Bologna (e ritorno) in bici, magari salendo alla Madonna di San Luca a mò di gpm a metà percorso, tanto per dare un tono agonistico all'impresa (?)
- Girare per tutti i supermercati, botteghe a conduzione familiare, fruttivendoli con frigo, distributori automatici, bar, locali alla disperata ricerca della
Schweppes Ginger Ale.
* Presentarsi nella deserta segreteria di facoltà, e polemizzare inutilmente con uno svogliato ma caparbio dipendente della suddetta:
Dipendente: Si presenti più avanti.
Attimo: Più avanti quando?
Dipendente: Più avanti.
- Studiare.
- Lavorare, per scelta.
* Scendere a patti con la sommessa deriva consumistica del tuo Subconscio, e girare i negozi per gli ultimi saldi, con gli occhi che brillano alla lettura della scritta "ulteriori ribassi".
* Immaginare di aprire un sito 2.0 che gestisca il noleggio di esseri umani per svolgere attività di accompagnamento mentre il Resto del Mondo lavora, è in vacanza, ha di meglio da fare che accompagnare proprio te nei suddetti negozi (per esempio, ma vanno bene anche i concerti in riviera).
- Provarci con tutte le ragazze che incroci e che ti fanno dire, ogni volta: questa è la donna della mia vita (passata presente o futura?).
* Guardare in tv il
Trofeo Birra Moretti.
Eccetera. (
l'asterisco indica le idee effettivamente messe in atto).
Martedì 24 Luglio 2007
Il tizio che dico io è
un vecchio coi capelli bianchi che non esprime
nessuna tenerezza. Il tizio che dico io, questo tizio, abita nel mio condominio da quando ci abito io, quindi quasi da una ventina d'anni e, da che mondo è mondo, è sempre stato il tizio più
testa di cazzo che sia
mai esistito.
Tutti, qui, lo conosciamo con un solo nome: "
Il Notaio". Notaio è stata la sua professione in vita, ma da quando è
morto - e il tizio che dico io è
morto da quando lo conosco: in effetti si può dire che non l'abbia mai visto
vivo - da quando è
morto, dicevo, "
Notaio" è diventato semplicemente il modo di indicarlo, di nominarlo quando, a sera, semmai a cena, davanti al gioco di Frizzi in televisione, ci raccontiamo le sue ultime magagne.

Il notaio divenne "
Il Notaio", almeno che io mi ricordi, il giorno che senza dire "a", prese e
ci bucò il pallone.
Avevamo una decina d'anni a testa e il tizio che dico io arrivò e ci bucò il pallone: ecco quando
morì, quando
smise d'essere vivo. È così che funziona, secondo me: capita che la gente muoia molto prima di morire davvero, uccisa dalle proprie
ignobili azioni. Per esempio arrivando a bucare un pallone a dei ragazzini. Da quel giorno - e dovete fidarvi che il teppismo ci fu perpetrato in maniera del tutto
gratuita - il tizio che dico io divenne "
Il Notaio".
Occhio, che arriva il Notaio, ecco che arriva il Notaio, che palle riecco il Notaio.
Il Notaio passava e sterminava i nostri giochi: qualsiasi cosa stessimo facendo cessava d'esistere,
seccava. Il tizio che dico io non pareva concepire l'idea del divertimento altrui, la semplice
coesistenza col benessere degli altri: perciò dico che era morto e morto è tutt'ora, lo vedo
mortissimo ogni volta che lo incrocio all'edicola oppure ogni volta che esce dal condominio senza salutare il portiere. È ancora morto: quello lì, il tizio che dico io, credetemi, è un morto senza speranza. È molto più morto lui che
Beethoven, per come la vedo io.
Comunque, la cosa bella è che il notaio, oltre ad essere ancora morto, in più è ancora "
Il Notaio". I ragazzini d'oggi - tanto più terribili di noialtri che, davvero, non per spirito d'appartenenza, ma, devo dire con onestà, eravamo davvero
bravi bambini - lo temono come noi lo temevamo e pure i loro giochi, che credo consistano nello spaccio e nell'assassinio del prossimo, muoiono quando passa il tizio che dico io.

Ora, dovete sapere che da un po' di tempo a questa parte nella mia bella via di
Roma Nord è germogliata una curiosa piaga: in pratica tutte le macchine hanno cominciato a risvegliarsi la mattina con un bel
graffio sulla fiancata, a volte anche su tutte e due. Non soltanto i Suv, anche le Panda, le Porsche, perfino una Bentley di un tizio che non si sa dove li vada a prendere tutti quei soldi, le Yaris, le Mercedes, le Twingo, le Fiat e così via. Graffi come se piovesse. Naturalmente è anche iniziata la caccia
all'extracomunitario ché, si sa, quando accadono cose così la colpa è prima di tutto di Veltroni, e poi degli stranieri. Semmai anche del Governo Ladro. Insomma, gira che ti rigira, alla fine viene fuori che il colpevole era il tizio che dico io. "
Il Notaio".
Apriti cielo: l'ha beccato il portiere che gli ha pure urlato dietro, ma quello, morto com'è, che ha fatto?, è scappato.
Scappato, capito? Sembra pazzesca questa cosa ma giuro che è vera: un tizio di almeno 80 anni che prende e scappa via con le dita ancora tutte sporche di marmellata. Insomma, è scappato. Per fortuna che esistono i testimoni: a parte il portiere c'è anche il proprietario dell'ultima macchina graffiata e un noto attore di teatro e televisione che ha visto tutto. Insomma, oggi, anno 2007, il tizio che dico io, dopo averci costretti alla fuga per tutta la nostra giovinezza, è scappato
lui e adesso si ritrova pure con una bella denuncia sul capo. Non solo: pare che anche tutti quanti gli altri proprietari di macchine graffiate nell'ultimo anno o giù di lì,
nel dubbio, vogliano fare causa a lui, al morto.

Capito che roba?
L'altro giorno l'ho visto, statemi a sentire. Stavo in macchina e l'ho visto arrivare. Vi ricordate
Enrico Cuccia? Quel famosissimo banchiere che tutti cercavano inutilmente d'intervistare anni orsono? Quel tizio vecchio che camminava curvo, con le mani dietro la schiena o in tasca, l'impermeabile e sempre, ostinatamente muto? Ecco, il tizio che dico io cammina
sputato a Enrico Cuccia. Impermeabile a parte. Ho abbassato la musica - e credetemi che per me levare volume a una qualsiasi delle canzoni di
Vasco mi costa mezzo litro di sangue, ma l'ho fatto. Ho abbassato il volume, perché, lo ammetto, gliene volevo urlare quattro dal finestrino passando. Tipo: "
Graffia tua madre, pezzo dimmerda!" o roba simile. Una di quelle cose che si vede fare nei film agli spacconi, insomma, ero proprio motivato, deciso, eccheccazzo, uno che leva il volume a "
Ciao" è uno che deve avere sul serio qualcosa di importantissimo da fare, perciò ero proprio lì lì che stavo per... Quando, non so perché, anzi lo so, ma l'ho capito dopo ed è il motivo per cui ho scritto tutta 'sta roba,
ci ho ripensato.
Non gli ho detto
niente, ho messo la freccia e ho rialzato il volume: mi è preso come un momento di sconforto. Ho cominciato a pensare a dove stavo andando, a quello che avrei fatto nei giorni a venire, ho riflettuto sulla mia esistenza che, tra alti e bassi, devo definire comunque molto gradevole, emotivamente valida, piena di
bella gente conosciuta, e ho capito che ai morti, tutto gli puoi dire tranne che
sappiano dove andare. Ecco, mi sa tanto che i morti non hanno alcuna destinazione: e il tizio che dico io è
morto da almeno vent'anni. Vent'anni senza avere un posto dove andare, a parte l'edicola e ritorno. Non l'ho giustificato nemmeno un po', intendiamoci, io ODIO chi graffia le macchine, ci dovrebbe essere un inferno privato per chi graffia le macchine, ma ho capito che se davvero gli avessi urlato a pieni polmoni "
Graffia tua madre, pezzo dimmerda!", avrei preso esattamente
quella stessa strada che lui prese, semmai alla mia età, e che passo dopo passo lo ha portato a bucare un pallone.
Ho capito che preferirei morire giovane piuttosto che arrivare a bucare un pallone: io non vorrei per nulla al mondo bucare un pallone. Vi prego ditemi che qualsiasi cosa succeda io non bucherò
mai un pallone!

Ecco, quello che volevo dire, ci ho messo un po', ma insomma, spero che si capisca: è chiaro che tutti noi vogliamo, nella nostra vita, evitare il più possibile le malattie, la solitudine, la povertà, la fame, le invasioni di cavallette, ma la cosa che più ci preme, o che almeno preme
me, è di non morire
troppo prima del tempo. In questo senso ho deciso che c'è solo una cosa che uccide
più della morte e questa è
la rabbia. Il tizio che dico io è un tizio
incazzato a morte da almeno vent'anni: e io non so come sia cominciata questa rabbia, da dove abbia preso il via, non ne ho la più pallida idea, saranno affari suoi, però, nella mia macchina, guardandolo passare, ho come sentito l'alito di quella stessa rabbia sfiorarmi il viso e m'è venuto il dubbio che, qualsiasi cosa sia, la rabbia, possa cominciare a contagiare le persone proprio così.
Mercoledì 18 Luglio 2007
Ho visto
un cinese che cercava d'ammazzare qualcosa.
L'ho visto con questi stessi occhi dalla finestra della redazione dove lavoro: stava nella sua stanza d'albergo e credo si trattasse
di una mosca.

Dalla finestra della mia redazione si vede una facciata enorme del
Rose Garden Hotel di Via Boncompagni e siccome la finestra della mia redazione sta all'ultimo piano di un palazzo molto alto, si può dire che affacciandosi da lì si riesca a vedere tutto di quello che succede nelle stanze del
Rose Garden Hotel di Via Boncompagni. Per esempio una volta i miei colleghi hanno visto un manager panciuto fare del
sesso selvaggio con una biondina esile: si sono messi dietro le ante semichiuse e hanno spiato il loro furibondo coito. Io me lo sono perso. Naturalmente ne abbiamo parlato per giorni interi, sono cose che succedono tra giovani
cazzari che passano tantissimo del loro tempo insieme, e alla fine è come se ci fossi stato anche io, quel giorno, in redazione a spiare il ciccione e la bionda scopare.
Invece il cinese l'ho visto solo io. E' roba mia. Per carità, è una cosa molto antica e molto abusata, letterariamente e cinematograficamente, quella di spiare impuniti
le vite degli altri da una posizione vantaggiosa, non ne vorrei fare chissà quale spunto originale, però giuro che questo cinese m'ha colpito, m'ha tenuto lì affacciato ad osservarlo mentre con
una scarpa in mano cercava d'ammazzare una mosca. La stanza era disordinata, c'erano i bagagli buttati sul letto, doveva essere arrivato da poco:
Vietnam s'aggirava per la stanza scalzo, indossava occhialini con la montatura rossa e non c'erano dubbi che fosse un cinese. Sembrava uno di quei cervelloni maghi dei videogiochi, uno di quelli che viene invitato alle grandi fiere ludiche e si mette lì e batte tutti i record del mondo ai videogiochi e poi le grandi case sviluppatrici di videogiochi lo assumono a cifre vertiginose per fare da
beta tester a tutti i videogiochi ancora non immessi sul mercato: sembrava esattamente uno così.
Uno con un paio di lauree che stava cercando d'ammazzare qualcosa e a me, non so a voi, non era mai capitato d'osservare un cinese genio dei videogiochi mezzo nudo con un paio di lauree cercare d'ammazzare qualcosa. A parte in uno di quei film, s'intende: nei film mi capita spesso di trovare qualche cinese pazzo che fa delle cose pazze, uno su tutti è sicuramente "
Oldboy", uno dei film d'azione coi cinesi pazzi più bello che mi sia mai capitato di vedere, anche se, per dirla tutta, il mio cinese mi ricordava assai di più
Cho Seung-hui, lo schizzato che ha fatto fuori tutta quella gente al
Virginia Tech Institute lo scorso aprile, e non perché, come
Cho Seung-hui, anche lui stava cercando di ammazzare qualcosa, ma proprio per le movenze
da pazzo: quello che voglio dire è che sembrava davvero importante per quel cinese ammazzare la mosca, proprio come per
Cho Seung-hui doveva essere importantissimo ammazzare più studenti possibile. Ogni suo movimento era proiettato a quello scopo. Una mosca era diventata la cosa più importante della vita, tutta titoli azionari e ideogrammi, di un cinese del cazzo: avreste dovuto vedere come ci si impegnava. Camminava lentamente, muovendosi anche di lato, brandendo questa scarpa con l'attenzione di uno che debba disinnescare una grande bomba: sembrava
Bruce Willis cinese, tanto per dire, uno di quei supereroi americani dentro il grattacielo in fiamme. Sembrava uno con una cosa fondamentale da fare.

Seguiva la sua mosca da una parete all'altra e ogni tanto -
sbam! - calava il colpo, violento, perentorio ed evidentemente fallace, perché poi, subito dopo, si rimetteva a caccia
dell'invulnerabile insetto neanche fosse un alieno: si vede, che ne so, che a Tokyo o a Pechino, o in una di quelle città del cazzo piene di cinesi e lucine, le mosche non ci sono, oppure sono
il piatto nazionale o vattelapesca. Comunque questo cinese era veramente un cinese con i controcoglioni: stava lì e non l'avrebbe smosso nemmeno un terremoto, secondo me è per questo che i cinesi, quando ci si mettono, fanno quelle cose strane, tipo spaccare i mattoni con il taglio della mano, oppure creare
Supermario.
A questo punto ho cominciato a fare caso alla stanza in cui agiva
Bruce Lee: a parte il disordine, c'era anche un grande televisore e nonostante la distanza ho riconosciuto il faccione di
Amadeus che conduceva il suo cazzo di quiz serale. Allora m'è venuta un po' di tristezza per lui, per il cinese, e ho cominciato a pensare alla sua solitudine in una terra che di cinese non capisce niente di niente, né la lingua, né l'alfabeto, né le abitudini alimentari, né altro. Mi sono immaginato che Occhi a Mandorla potesse essere capitato a Roma non per vacanza ma per lavoro, magari per chiudere un'importante transazione finanziaria tra multinazionali dell'import/export e che, insomma, lui in realtà, nonostante il fascino della Città Eterna e tutto, desiderasse assai di più essere altrove, semmai nella sua terra, dove nessuno muore mai e tra gli uomini e le donne non c'è apparente differenza fisica eccetera eccetera.
L'ho guardato con quella scarpa in mano aggirarsi per la sua stanza, come un artificiere, assetato di sangue di mosca, e ho deciso che, porca puttana,
non si meritava Amadeus. Nonostante fosse un cinese e i cinesi si sa quello che fanno - sono strani, hanno il pisello piccolo, mancano di peli e arrendevolezza, sono tutti comunisti e fanno le bombe nucleari con la pasta di pane - ebbene, non si meritava Amadeus. Perciò ho cominciato a
tifare per la mosca: almeno, ho pensato, finché avesse avuto quello da fare, non avrebbe guardato Amadeus, non avrebbe fatto zapping sulla nostra terrificante televisione. Mandavo impulsi elettromagnetici alla mosca, implorandola di farsi ancora più mosca, ogni tanto li perdevo di vista, a lui e alla mosca, perché non è che il rettangolo ritagliato dalla finestra mi desse chissà quale visibilità, ma in generale riuscivo a seguire le traiettorie di entrambi, quella del cinese e, di rimando, quella della mosca: a un certo punto m'è parso di starmene lì a fare qualcosa di molto sbagliato, in fondo quella era la sua mosca, la mosca del cinese, e io non avevo il diritto di immischiarmi. Dopo un po' è sparito, sollevandomi dai sensi di colpa.
Lunedì 9 Luglio 2007
La notte del 9 luglio 2006 la ricorderemo per sempre, noi generazione di Sconfitti, quando avremo il compito di raccontare ai nostri nipoti che c'eravamo, abbiamo assistito, abbiamo gioito, in quella notte mondiale di Berlino dove il cielo era azzurro anche se erano le undici passate e si cantava l'inno a squarciagola. La ricorderemo per sempre come forse la nostra notte più cara e dolce, dove il Fato ci ha viziato con un delitto perfetto servito ai fratelli d'oltralpe, nemici-amici di sempre, nel modo più beffardo e ingiusto come solo i calci di rigore sanno essere. La ricorderemo perchè una festa così, noi nati dopo il 1982, non l'avevamo mai vista, una sensazione così non l'avevamo mai assaporata e ogni urlo era insufficiente per poter farci capire, per comunicare al mondo cosa si provava ad essere finalmente
Campioni del Mondo.
Di quella notte ricorderemo l'esultanza dei nostri sul campo, la testata di Zidane a Materazzi (se non fosse per il risvolto eticamente negativo, una pagina gustosa del calcio mondiale), il rigore di Fabio Grosso, emblema del torneo come in passato Baggio, Schillaci, Rossi. DI quella notte ricorderemo il mal di pancia per il gol subito, poi la gioia del pareggio, poi di nuovo l'angoscia per quella lotteria a noi tristemente nota. Ricorderemo il degno coronamento di un mese di tifo appassionato, di taverne, bandiere, festeggiamenti in giro per la città, striscioni, magliette dello stesso colore, birre ghiacciate, pizze da asporto, divani stracolmi e abbracci, lacrime, fratellanza. Uniti sotto quell'unica bandiera per un mese siamo stati tutti distratti dall'evento dimenticando i problemi, i litigi, le divergenze d'opinione.
Per un mese siamo stati Italiani, e ne siamo andati fieri come non succedeva da parecchio tempo. Ricorderemo Lippi come un Papa, fino a quel momento capace di vincere con la sola Juventus e invece abile nel compattare come il cemento una squadra che non ci credeva nemmeno lontanamente, travolta dagli echi di Calciopoli. Ricorderemo il popopopooo, sky e la rai, la prima volta di Civoli e Mazzola alla faccia di Bruno Pizzul perdente, le clip mondiali, le prime pagine della Gazzetta e quell'urlo, Mio Dio!, quei volti che gridavano
ehi guardateci, ce l'abbiamo fatta. Abbiamo vinto per davvero, non ci possiamo credere.
Tutto vero. Per una notte almeno, un anno fa, è stato
tutto vero. L'oblio di qualche giorno, forse troppo pochi, prima di ripiombare nell'Italietta di sempre con i suoi crucci e i suoi clichè. Il 9 luglio dovrebbe diventare festa nazionale, in un paese pallonaro che vive di emozioni quando un branco di invorniti tira calci ad una palla rotonda in uno stadio ricolmo di gente.
Venerdì 6 Luglio 2007
Girandomi nel letto ho pensato a te stanotte. Ho pensato ad una canzone il cui ritornello ossessivo si ripeteva nella mia mente di seguito, di seguito, di seguito... Ti vedevo felice, tenendomi per mano e al contempo mi scoprivo così fragile, vulnerabile... Luglio e il suo caldo afoso e le serate dove invece c'è vento e bisogna coprirsi e non si capisce mai come vestirsi. E che due palle ste stagioni pazze aggiungerei. Avevi i capelli sciolti al vento e cantavi, mi sono sentito di colpo adulto, volevo proteggerti senza sapere da cosa. E poi vecchio, malandato su una tazza del cesso ad espiare i miei peccati... Ma da cosa ti avrei protetto? Una piccola donna forte come te non sarebbe venuta giù nemmeno con una tempesta. Una roccia sotto quel viso di miele apparentemente gracile e bisognoso di cure. Una bimba tenace dentro quel corpo morbido e liscio. Ho cercato inutilmente di insinuarmi tra le pieghe del divano letto in una posizione comoda, ho guardato venire giorno, ho fissato l'orologio a lungo. Quanto è lunga da passare un'ora quando non si ha niente da fare. Ho pensato di morire, che mi avreste trovato in bagno al mattino riverso in terra. Forse solo svenuto ma sono sempre pessimista. Avreste notato che mi ero allacciato solo alcuni bottoni della camicia per fare in fretta. Morire in camicia, che ridere. Lord fino alla fine, vestito da inglesino come alle elementari. O peggio, con due ceffoni mi avreste svegliato e tirato su... Che imbarazzo! Ma ho riguadagnato il letto da me, malandato, non volevo disturbarti svegliandoti in piena notte. Sei sempre troppo gentile con me. Siete sempre troppo gentili con me. Tuo padre al bancone a mezzanotte pareva un barman che dispensava panini deliziosi e nettare degli dei quando forse voleva solo andare a letto.
Alle cinque del mattino eravamo solo io, un lenzuolo stropicciato e i tuoi occhi sinceri quando una tregua di qualche ora mi ha concesso il sonno che dopotutto meritavo. E tu avevi vestiti adatti per le tue guerre stellari. E tu avevi vestiti adatti per le tue guerre stellari. E tu avevi...
Mercoledì 20 Giugno 2007

Quando hai la febbre hai finalmente tempo per trascorrere intere giornate senza fare niente, fregandotene dello studio e dei lavori. Pancia in su, pensieri sparsi, silenzio e tante dormite che non fanno mai male.
Quando hai la febbre non sai dove sbattere la testa e non prendi sonno, così spesso il cervello produce mostri. Due notti fa ho cercato di capire quale fosse il sistema di assi cartesiani utilizzato per i calcoli economici e quale sistema operativo utilizzassero in borsa (???). Stanotte invece cercavo di rubare un appezzamento di terreno (una parte del lenzuolo) ad altra gente finchè non mi è stato gentilmente regalato verso le 4 del mattino lasciandomi prendere sonno.
Quando hai la febbre sono tutti gentili con te e pieni di amorevoli cure: vuoi un po' d'acqua, vuoi un biscotto, vuoi una coperta?
Quando hai la febbre ti piazzi sul divano ed accendi la tv, ma ahimè sono le sette del mattino (perchè non hai dormito) e non c'è niente di niente. Il primo programma interessante che la guida tv ti segnala è il Telegiornale dell'una e mezza quindi scatta la videocassetta. Niente dvd, divx o diavolerie varie: tradizione vuole che da malati ci si guardi una vecchia videocassetta di qualche film che conosco a memoria, registrato in gioventù.
Quando hai la febbre finalmente compaiono in casa succhi di frutta, coca cola, thè al limone, gelati in abbondanza.
Quando hai la febbre hai la pelle elettrica, le ossa che fanno male, sei sudacchiato, con barba e capelli incolti, che ti fai schifo un po' anche tu.
Quando hai la febbre mangi poco o niente. Crackers, grana, crackers, yogurt, cose così.
Quando hai la febbre è noioso riprendere la vita normale: se vai a scuola devi farti dare dai compagni tutto quello che è stato fatto, se lavori devi riprendere il filo di quello che avevi interrotto giorni prima e ti sembra tutto faticoso.
La verità è che quando hai la febbre purtroppo hai la febbre. Non c'è molto da spaziare in frizzi e lazzi. Specie dopo 3 giorni di febbre a 39 in pieno giugno. Cose che capitano solo al sottoscritto. Almeno dopo aver preso un'insolazione con i fiocchi stando al sole dall'una alle tre del pomeriggio. Cose appunto, che solo il sottoscritto pirla è in grado di fare.
Mercoledì 30 Maggio 2007
L'agonia del risveglio, la voglia di morire, il non sapere che fare di sè. Un altro giorno. Interminabile, senza senso, stancante.
Mi viene da rimettermi a dormire. Non pensare più niente. Solo spegnermi.
Sperando sia per sempre.
Perchè Roma fa schifo.

Martedì 29 Maggio 2007

All'
una ho finalmente mosso i primi piccoli passi. Piccoli ma importantissimi.
Alle
due ho detto mamma e ho capito che era la cosa più bella ed importante del mondo.
Alle
tre sono andato a spasso con il nonno per una Ferrara che non c'è più.
Alle
quattro sono andato all'asilo e ho giocato un po' con i Lego.
Alle
cinque mi hanno portato a scuola anche se era ancora presto, ma mi sono divertito.
Verso le
sei ho avuto un dono bellissimo e ho iniziato a giocare con la mia sorellina.
Alle
sette, mentre il sole era ancora basso, ho conosciuto tanti nuovi amici e ci siamo fatti un bel pezzo di strada assieme da li in poi.
Alle
otto mi hanno insegnato un pò di Storia e di Musica.
Alle
nove del mattino ho smesso di ricevere regali da Gesù Bambino.
Alle
dieci ho imparato numeri, albi d'oro ed ogni cosa sulla Formula Uno.
Alle
undici avrei potuto scambiarvi anche venti doppie per una figurina qualsiasi del Milan
mentre alle
dodici avrei giurato che aver attraversato l'oceano sull'aereo non mi aveva fatto alcuna paura.
Dopo pranzo, verso le
tredici mi sono spuntati due baffi da ometto e sono entrato al Conservatorio.
Alle
quattordici ho fatto qualche esperimento in laboratorio e ho appezzato la libertà di comprarsi la merenda da sé alle macchinette del liceo.
Alle
quindici in punto sono stato a trovare Freddie Mercury a Londra ma se n'era andato da qualche anno ormai, ed anche Abbey Road non aveva un bell'aspetto.
Tornato a casa, verso le
sedici, ho passato un po' di tempo a suon di giochi di società, film in cassetta, biciclette abbandonate sui prati.
Alle
diciassette a Monaco di Baviera ho fatto qualche scherzo telefonico in hotel e ho ingerito tanta tanta birra.
Alle
diciotto mi han voluto fare un sacco di domande alle quali ho risposto correttamente e poi tante persone han preso la loro strada e ci siamo salutati. Sono salito in macchina e mi sono avviato verso la Palude.
Alle
diciannove cominciava a venire buio ma la mia macchina fotografica ha fotografato tutto e ricorda tanta gente in un locale fumoso della città e vecchi film fuori orario.
Alle
venti, dopo il tg, siamo partiti in due con tenda e chitarra a scoprire l'Italia. Io avevo i capelli lunghi e ho cominciato a suonare in un gruppo.
Alle
ventuno sono andato a concerti e raduni e ho scritto tante cose sulla rete che non me l'aspettavo.
Alle
ventidue sono andato in giro su un kart e ho scoperto una persona speciale.
Alle
ventitrè ho vinto un Mondiale, sono tornato a Praga, ho scoperto il pesce crudo e ho avuto un ufficio dove giocare a fare il grafico.
Ed
ora, che un giorno intero è passato mi guardo indietro e vedo talmente tante belle cose che vado a dormire sorridendo in attesa di un nuovo giorno che nascerà domani come sempre è stato. Sono sereno e soddisfatto fino in fondo forse per la prima volta di questo giro di boa, per nulla spaventato del tempo che passa. Sono un giovincello felice, dopotutto. Ed ora basta miele. DA BERE PER TUTTI! :-D
Lunedì 21 Maggio 2007

Sono uscito come ogni mattina tuffandomi nel traffico con la bicicletta nera di mio nonno. Alle orecchie il solito iPod, stavolta spento. Le cuffie bianche ad ingannare la gente credendomi immerso in chissà quali ritmi afro-americani e invece assorto ad udire il mondo che respirava attorno a me. Ho ascoltato la prima canzone.
Erano i cinguettii degli uccelli del mattino, che nell'aria fresca accennano i primi richiami dando quel senso di tranquillità. Erano i lavoratori del CNA, mentre parcheggiano tranquilli prima di entrare in ufficio. I clacson dell'immancabile coda alla rotonda di via Pomposa, primo vero smistamento tra le automobili in arrivo dalla provincia. La vecchietta che si tuffa sulle striscie pedonali per passare e i giovani con veri iPod funzionanti, ognuno dettante ritmi e umori della giornata che va a cominciare, i bimbi a manina con i genitori e addosso uno zaino più grande di loro.
La canzone successiva era un pezzo più sostenuto. C'erano gli autobus arancioni pieni di persone assonnate che rombano e frenano con alternanza, c'erano i parenti dei malati ricoverati al S.Anna che entrano ed escono dalla consunta porta di legno. I mendicanti e i ladri di biciclette, i ragazzini che chiudono il casco insieme al motorino. C'era l'odoraccio di brodo vegetale all'altezza del Pronto Soccorso e quello buono della pizzeria al taglio all'angolo di via Montebello. Altro brano.
Il ragazzo down che da una vita attende l'autobus davanti alla scuola alberghiera ogni mattina, gli uomini in giacca e cravatta che entrano nella grande banca di Ferrara con sede in un prestigioso palazzo, la gente in coda dall'altra parte della strada, agli sportelli, in attesa dell'apertura. Il viavai di persone che si ferma al volo a prendere il giornale, chi un cappuccino, il pensionato che ha tempo e si trattiene ai tavolini fuori e legge il Carlino mentre si gusta la brezzolina. Via così.
Il vecchio Bar Europa, ora dall'altro lato della strada, bolso di fighetti cornetto e cappuccino e il barbone all'uscita che ha sbagliato target. Le locandine dei cinema, il parcheggio a pagamento, i pedoni che passano con il rosso perchè tanto è senso unico e non ci si può immettere in quella via. E poi giù, fino a sentire le chiacchiere dei borghesi all'enoteca, il respiro del verde del parco dietro il Museo di Storia Naturale, l'eco dei violini proveniente dalle aule del Conservatorio. Il vigile urbano che fa attraversare i bambini davanti la scuola elementare, le buche nell'asfalto, il portabiciclette, proprio mentre parte l'ultima canzone.
La chiave che gira nella toppa, due piani di scale, il fiatone, il chik chik delle suole di gomma sulla pietra lucida, la maniglia che con un cronk apre la porta di legno rosa dai tarli.
Ho spento per educazione. Casomai mi rivolgessero la parola mi pareva brutto farmi trovare immerso nell'ascolto della mia personale compilation mattutina. Ho riposto le cuffie nella borsa e ho percorso i pochi metri che mi separavano dalla scrivania.
Giovedì 10 Maggio 2007
Oggi, 10 maggio 2007, la Sorella ammette finalmente anche lei che, come il sottoscritto anni fa, di Immanuel Kant non ci capisce una beata fava.
Era maggio, l'interrogazione su Kant era andata un po' meno bene del solito - avevo otto e mezzo in filosofia, nove a fine anno - ed io e il mio vicino di banco c'eravamo per così dire rovinati la media usuale con quell'esposizione poco brillante. Un sette e mezzo credo, roba da ricchi, che a me pure bastava. Ci volle reinterrogare a pochi giorni dalla fine dell'anno, per cercare di recuperare. Niente di meglio: nel mentre avevamo fatto anche Hegel che sapevo molto meglio. Al termine di una buona interrogazione su Hegel sia mia che del mio vicino, con un sorriso sornione il Professore spiegò:
"Ora però non posso esimermi dal farvi anche qualche domanda su Kant". Sudore. Sguardi persi. Qualcosa biascicammo, evidentemente abbastanza corretto, ma la faccia che fece a fine interrogazione, non pienamente soddisfatta, mi diede da pensare che fu un po' un alzare bandiera bianca. Lasciamogli pure un voto alto, anche se il povero Kant, insomma, non per dare "giudizi sintetici a posteriori", ma proprio non lo manda giù.
Mercoledì 2 Maggio 2007
Perdere la propria chiavetta usb che si tiene sempre in tasca: 15 euro.
Recupero dei documenti da svariate cartelle sul proprio computer: 1 ora.
Rendersi conto che sulla suddetta chiavetta, persa in giro per Venezia il 1 maggio, erano presenti nome utente e password di tutti i siti che gestisco (di clienti, non i miei): NON HA PREZZO.
UPDATE: Santa Rachele da Venezia l'ha ritrovata in casa sua, per la somma gioia del sottoscritto e dei clienti (ancora ignari ovviamente :-p).
Domenica 22 Aprile 2007
Venerdì 20 Aprile 2007
Domenica 15 Aprile 2007

Mi sono informato c'e' un treno
che parte alle sette e quaranta
non hai molto tempo il traffico e' lento
nell'ora di punta
ti bastano dieci minuti
per giungere a casa, la nostra
la chiave ricordati e' sempre li'
li' sulla finestra
e nel far le valigie ricordati di non scordare
qualche cosa di tuo che a te
poi mi faccia pensare
e ora basta non stare piu' qui
ti rendi conto anche tu
che noi soffriamo di piu'
ogni istante che passa di piu'
no non piangere
presto presto, presto presto
presto presto vai
da un minuto sei partita e sono solo
sono strano e non capisco cosa c'e'
sui miei occhi da un minuto e' sceso un velo
forse e' solo suggestione, ho paura o chissa' che
e' possibile che abbia fin da ora gia' bisogno di te
mi sono informato c'e' un volo
che parte alle otto e cinquanta
non ho molto tempo il traffico e' lento nell'ora di punta
mi bastano dieci minuti per giungere a casa, la nostra
la chiave l'hai messa senz'altro li', li' sulla finestra
e nel far le valigie stavolta non devo scordare
di mettere un fiore che adesso ti voglio comprare
con l'aereo in un'ora son li'
e poi di corsa un taxi
sono certo e'cosi'
quando arrivi col treno mi vedi non piangere
presto presto, presto presto
presto presto vai
presto presto
presto presto fai presto
fai presto piu' presto...
(Lucio Battisti - 7 e 40)
Venerdì 13 Aprile 2007

Sono andato ieri
al Despar sotto la redazione dove lavoro. Gira che ti rigira, mi sono reso conto di non avere voglia di niente. In genere, quando mi sembra di non avere voglia di niente, arrivo al banco della salumeria e mi lascio ispirare da quello che c'è (a me piace il prosciutto di montagna salato e molto stag

ionato), invece stavolta nisba. Guardavo le cose come se fossero zampe di gallina o carta stagnola: mi è venuta in mente la vecchia pubblicità di
Ambrogio e della signora col vestito giallo, vi ricordate?,
la voglia di qualcosa. Perciò mi sono fermato davanti al reparto del tonno e ho cominciato ad analizzarmi in maniera scolastica: di solito, se non so assolutamente cosa mangiare e percepisco di non avere voglia di niente, è dal tonno che vado. Il tonno mi risolve sempre tutti i problemi, quando sono in preda alla sindrome "
Voglia di Qualcosa". Tonno Nostromo, Tonno Rio Mare, Tonno Callipo, Tonno Carli: mi ricordo un sacco di pubblicità del tonno, da che mondo è mondo, pure se io non sono mai riuscito a tagliarlo
con un grissino.
(neanche ci ho mai provato, a dirla tutta. A parte il fatto che non mi ci metterei proprio, a tavola, durante il TG della sera, con mia madre e mio padre seduti ai due capi del tavolo, a tagliare un tonno con il grissino, a parte questo, io non ricordo di avere mai avuto, a casa mia, una confezione una di grissini. I grissini mi sono diventati antipatici con gli anni, perché quando da piccolo andavo al ristorante con i familiari, era sempre uno schiaffeggiarmi il dorso della mano, appena m'azzardavo ad allungarla verso il paniere. I grissini sono per antonomasia il cibo che guasta il pasto che deve ancora arrivare: recano con sé la maledizione dell'essere il primo alimento che viene portato a tavola e io non solo li odio p

er questo motivo, ma anche perché quando penso ai grissini, mi sale immediatamente al naso l'odore di
detersivo industriale di cui sono impregnati i tovaglioli e le tovaglie di tutti i ristoranti del mondo)
Si vede che c'era qualcosa in circolo nell'aria condizionata del Despar, perché nemmeno al reparto tonno sono riuscito a risolvere la sindrome da "
Voglia di Qualcosa". Allora ho pensato di farmi riempire una vaschetta di
olive verdi piccanti, ma il pensiero di introdurre nello stomaco cose piccanti, a tre ore dall'uscita dal lavoro e dalla palestra, m'ha fatto traballare. A questo punto devo confessare una cosa: soffro di
innumerevoli turbe mentali compulsive da ex timido cronico mai risolte veramente. Tra queste c'è l'incapacità di entrare in un negozio (un qualsiasi negozio, da Fendi al fruttivendolo) e di uscirne a mani vuote. Se io entro da una parte, a meno che non sia in compagnia, e si sa che gli ex timidi cronici con crisi compulsivi mai risolte veramente quando sono in compagnia sembrano magicamente risolvere tutti i loro problemi, tranne ritrovarseli tutti quanti intorno una volta rimasti soli, ecco se io entro da una parte da solo, è
sicuro che devo comprare una cosa. Perciò, lì immobile, tra il reparto tonno e quello salumeria, rimuginando pensieri sbocconcellati di possibili menu veloci, ho cominciato a capire che presto o tardi
qualcosa avrei dovuto comprare. Perciò ho deciso di darmi da fare ma, giuro, non ne venivo a capo: era come se non avessi mai mangiato niente in vita mia. Se mi fossi trovato in un negozio di biancheria intima femminile americano con tutte quelle misure incomprensibili da
battaglia navale,
B3, C6, A4, avrei certamente avuto meno difficoltà: all'improvviso l'impellenza di nutrirmi mi era diventata ostile. Ho cominciato a massaggiarmi la gola e, telecomandato, mi sono ritrovato nei pressi delle casse.
Giovedì 12 Aprile 2007
"Il termine stalking deriva dal linguaggio tecnico della caccia e si può tradurre in italiano con fare la posta. Tale termine indica un insieme di comportamenti (ad es. molestie, minacce, pedinamenti, telefonate indesiderate) ripetuti ed intrusivi di sorveglianza e di controllo, di ricerca di contatto e comunicazione che una persona compie nei confronti di una “vittima” che risulta infastidita e/o preoccupata da tali attenzioni e comportamenti non graditi."
Il racconto che segue è la storia, finalmente trascritta dopo anni di racconti verbali ad amici e conoscenti che già la conoscono in parte, di uno strano comportamento che qualche anonimo sta tenendo con il sottoscritto da ormai
oltre 4 anni. Nessuna minaccia di morte, di violenza fisica o verbale, nessun sopruso particolare:
ricevo squilli anonimi (e non solo). Embè, direte voi, dove sta il problema?
Il problema nasce dal fatto che scherzo o meno che sia, non si è mai visto nessuno al mondo prolungare un divertimento simile per oltre 4 anni peraltro avendo premura di farmi uno squillo appena accendo il telefono al mattino, curando quindi il mio orario di sveglia, e uno verso sera, con una costanza micidiale. Ma veniamo al racconto di ciò che è stato, perchè l'Anonimo/a è stato in passato ben più brillante e fantasioso. Messaggi anonimi dalle cabine, chiamate strane e via dicendo... Se avrete la pazienza di seguire tutta la storia mi piacerebbe sapere da voi un parere, un consiglio, un qualchecosa. Qui non si sa più dove sbattere la testa.
Tutto ebbe inizio nel lontano
2003...
Mercoledì 4 Aprile 2007
Senza far nomi e cognomi, che pare brutto e poco rispettoso, ma il sottoscritto e la sua pittrice preferita hanno lavorato negli ultimi tempi alla realizzazione di un logo per un istituto culturale cittadino. Le dritte forniteci erano poche e molto semplici: la fotografia dell'illustre filosofo del novecento che dà il nome all'istituto doveva essere presente ad ogni costo.
Così ci siamo messi al lavoro e in breve tempo abbiamo fornito tre versioni di un possibile logo, utilizzabile per la carta intestata, per le buste, per le tessere e così via. La foto del filosofo è stata tagliata collo e capelli per ridurla a sezione di soli occhi e naso, per lasciar spazio alle scritte ai lati e sotto ai recapiti (indirizzo, telefono, mail, sito). Questo almeno nel modellino dei tre che ha vinto dopo gran vociare, riunioni dell'entourage, valutazione dei loghi proposti ed approvazione all'unanimità cum scazzi epistolari.
Poi, colui che tra di loro è più esperto in materia, torna a casa, pasticcia un po' con qualche prova di carta intestata e sito web con il nuovo logo, lo sistema, lo abbozza, lo abbellisce a suo piacimento. Toglie la scritta, toglie i recapiti, poi si ferma ad osservare l'opera. E' davvero una bella foto del filosofo. Manda una mail di complimenti per l'ottimo logo, di cui spiega, ha tenuto soltanto la foto che è sufficiente sul sito internet per far comprendere che. Foto che si trova tranquillamente su internet e potremmo annoverare tra le più inflazionate e celebri della storia mondiale (un po' come quella di Che Guevara e quella di Marylin o JFK...).
Sono ancora qui che gongolo per la bravura nel tenere fermo davanti l'obiettivo un filosofo di tale fama, tra l'altro con tutto quel che aveva da fare, poverino!
Sabato 31 Marzo 2007
Dato che in questi ultimo mese si sono praticamente laureate anche le Pupe del reality, non potevo perdere l'occasione per infilarmi e farmi proclamare dottore in ingegneria elettronica e delle telecomunicazioni con un modesto 88 (non mi piace strafare, né adesso né durante gli studi...).
Sono quindi ufficialmente il primo ferrarese laureato della banda Ciccsoft, considerato che Elle è sparita dalla circolazione (sebbene abbia finito l'università due settimane fa e mi ha promesso di tornare raccontandovi la sua tesi).
A breve seguiranno Simur e il mio collega, sempre che il simpatico Pippo Frontera decida di fargli passare fisica...
Lunedì 26 Marzo 2007

Ho comprato il
primo paio di
Converse All Star della mia vita. Tra una decina di giorni compirò
27 anni e ho appena comprato un paio di Converse All Star: il mio
primo paio di Converse All Star. Ci sono certe cose che non smetteranno mai di sorprendermi: aver comprato il mio primo paio di Converse All Star è una di queste. Le ho pagate circa 60 euro in un negozio a Via Trionfale che si chiama CD Moda: è un negozio che è esattamente lì da che mondo è mondo e io non ci avevo mai comprato neanche uno spillo. Sabato, F. ed io ci siamo svegliati che pioveva tantissimo: e allora, mentre giravamo con i cucchiaini nelle tazzine del caffè, abbiamo deciso di andare in questo negozio che è a un tiro di schioppo da casa mia. Giuro, abbiamo fatto tutto velocissimi e siamo entrati che ci sapeva ancora la bocca di caffè.
Lunedì 19 Marzo 2007
Non riesco più a interessarmi del sociale.
La semi-caduta di Prodi non mi ha toccata. I recenti rapimenti (e rilasci, per fortuna) mi hanno toccato pochissimo.
Così, ecco il mio silenzio. Qui e altrove.
Questo eccesso di mediocrità mi fa un po' paura. Conoscete un rimedio?
Giovedì 15 Marzo 2007
ovvero: Affinità e divergenze tra una capitale mitteleuropea e il Sottoscritto
- seconda puntata -
IL CIBO
Mangiare bene a Praga non è difficile se siete appassionati di carne speziata e non avete problemi di linea. Il primo impatto con il mangiare avviene in un kebabbaro aperto 24 ore su 24. Presto capiamo che ogni ambulante, piccolo fast food o take away è aperto giorno e notte ininterrottamente e ha sempre clienti. In piazza San Venceslao troviamo le code per prendere un gustoso hot-dog con i crauti: i rivenditori hanno una piccola baracchina e ne contiamo ben 6 nel raggio di 100 metri. Ogni praghese che si rispetti si sottopone al rito dell'hot-dog un po' come noi consumiamo piadine in giro per le città della bassa: perfino anziane signore di 70 anni affrontano wurstel giganti con piglio deciso, condendo il pasto di metà pomeriggio con un cetriolo o senape in un piattino di cartone.
E poi birra a fiumi, in lattina, alla spina, in bottiglia. A Praga e dintorni ne producono almeno tre marche diverse che ovviamente in patria costano pochissimo: appena 1 euro circa per una 0,5l in qualunque pub.
Il piatto tipico dell'est europa, il gulash, è servito un po' ovunque, con esso gnocchi di pane, il famigerato prosciutto praga affumicato e qualche timballo strano pieno di verdure.
Il problema è che a Praga non si mangia roba fresca: verdure a parte, tutto è confezionato, surgelato, liofilizzato, impacchettato. Al supermercato passiamo lunghi minuti per trovare una scatola che contenga riso e non la sua versione liofilizzata da bollire a bagnomaria. Perfino il bancone degli affettati non ha i consueti prosciutti in bella mostra ma solo vaschette confezionate già affettate. Nella macelleria ogni carne è già tagliata e impilata in ordine: maiale, tacchino, manzo, pollo, tutte fettine pronte da richiedere al commesso, e lo stesso per i salami che appaiono sotto forma di mucchietti di fettine tagliate e accatastate ad ossidarsi all'aria.
In questo tripudio suino l'ultima sera optiamo per cucinarci un piatto di maiale (carne e wurstel) cotto nella birra. Un modo carino per salutare la città e coniugare l'esperienza culinaria praghese in una portata unica.
A Mala Strana, un quartierino caratteristico tutto in salita ai piedi del castello troviamo i famosi
"Tatranky" in una bottega: i wafer al cioccolato "tipo i Loacker, ma molto più buoni". C'è la
Cherry Coke, la cocacola all'amarena, che da noi si guardano bene dal commercializzare e qualche tonnellata di infusi e tisane.
Il
Mc Donald's è poco presente, ma rispetta le leggi del mercato: aperto 24 ore su 24 sforna panini ad un tripudio di persone che si accalcano al bancone. Le proposte culinarie sono più "robuste" che da noi, ed arrivano a contenere all'interno dello stesso panino un hamburger, una crocchetta di patate e due fette di bacon. La notte c'è un menu speciale con panini appositi e le stanze si riempiono di barboni che prendono un caffè caldo e si riposano sui comodi divanetti lounge che rendono il Mc Donald's quasi grazioso e molto più elegante rispetto i nostri standard.
I PUB
Se volete prendervi una seria sbronza, Praga è il posto ideale dove farlo a buon mercato. Oltre la sopracitata birra a prezzi stracciati potreste permettervi svariati cocktail nella stessa serata senza che il vostro portafoglio si sgonfi clamorosamente. La scarsa presenza nel centro storico non vi faccia credere ci sia poca vita notturna: i giovani scorrazzano in lungo e in largo a gruppi infilandosi in questo o quel fumoso locale sotterraneo. In Repubblica Ceca è ancora consentito fumare nei locali e gli impianti di aerazione sono pressochè inesistenti; così sembra di essere in qualche bettola di una volta e i vestiti si impregnano di cattivo odore ma l'atmosfera rilassata e alternativa rendono l'esperienza piacevole per una serata alla buona. Un cuba libre viene 2 euro e mezzo, un mojito 3. Le birre oscillano intorno all'euro, euro e mezzo a seconda che sia alla spina o in bottiglia. Niente salatini, patatine, cianfrusaglie: a Praga la gente beve e basta e anche l'uomo al tavolo a fianco al nostro una sera sembra averlo fatto senza indugi: chino sul tavolo dorme profondamente con il boccale ormai vuoto davanti a sè, mentre gli amici ornano la sua testa con bandierine, collanine e tovaglioli trovati in giro, ridendo come matti. C'è persino un biliardino, il mitico calcio balilla sempre affollato di gente dove per pochi centesimi si può intraprendere un'emozionante sfida tra lo Sparta Praga e il Bratislava. I locali chiudono relativamente presto così non è impossibile trovare gruppetti che tirano tardi in piazza o su qualche panchina con abbondanti scorte di lattine maxi da 0,66. Se vi piace la musica al massimo potreste pensare di intrufolarvi in qualche club.
Sabato 3 Marzo 2007

Ho appena terminato di effettuare il
ripristino di sistema, per tentare di risolvere un incomprensibile dirottamento della porta 80 che giornalmente subisco da ormai una settimana. Nelle poche ore in cui Alice ADSL funziona infatti, ad un certo punto la parte web della connessione sbarella. Digito www.repubblica.it, per dire, e mi carica www.corriere.it. O viceversa. Poi, qualsiasi sito digiti, vengo indirizzato a una
pagina di errore in
Comic sans (brr), residente in Florida. Tutto molto inquietante, anche perchè antivirus antispyware
antiqualsiasicosa vari non rilevano malsane presenze. Si tratta di un tipico quanto palese "problema senza soluzione unico al mondo", ultimo di una lunga serie nella mia carriera informatica. So cosa state pensando, un bel
format tutto:, e passa la paura. Epperò il mio approccio riflessivo alla vita mi impone di risalire alla causa del problema, pena la perenne insonnia. Navigando con un altro pc, sulla cui pulizia e rettitudine potevo metterci la mano sul fuoco, il problema non si è presentato, ergo il Maligno risiede solo nel mio amato portatile. Ho provato anche a rivolgermi a un
frequentato forum di espertoni, senza rimedio.
La carta ripristino di sistema era dunque la penultima soluzione. Non so ancora se sia stata utile per impedire i dirottamenti, di sicuro un effetto l'ha avuto: ho perso una cartella di foto del mio ultimo capodanno.
Puf, sparita. E sì che il ripristino di sistema non comporta la perdita dati: ma nel caso del sottoscritto chissà, ha deciso di concedersi uno strappo alla regola, per vedere l'effetto che fa. Morale della favola: il mio umore elettrico è tendente allo zero, e inizio francamente ad averne abbastanza di tutto. Virus che riescono ad abbattere anche una navigazione sensata (Firefox), pulita (niente zozzonerie) e protetta (firewall di titanio). Strani surriscaldamenti o comparsa di famigerati errori blu in portatili nuovi di 2 mesi. Tante traversie ormai diventate piccole cicatrici sottopelle che fanno venire voglia anche a un utente fedele a windows come me di mollare tutto e passare alla più incomprensibile e ostica versione di Linux, sognando un uso del pc che eviti nevrosi elettriche. Anzi, sarebbe proprio il caso di bruciare tutto e ritirarsi in una capanna senza luce e acqua corrente. Ripristinatemi il
mio, di sistema nervoso.
Venerdì 2 Marzo 2007
Cara Rachele, eccoti le mie scuse. Ero recalcitrante in privato, perché sono timido e anche un po' orgoglioso ma bisogna riconoscere che quando si esagera arriva un momento in cui bisogna mettere da parte un comportamento e con pazienza provare a ricostruire un rapporto. Abbiamo fatto insieme più cose belle di quante entrambi siamo disposti a riconoscerne in un periodo di turbolenza e di affanno. Ma finirà, e finirà nella dolcezza come tutte le storie vere.
Le mie giornate sono pazzesche, lo sai. Il lavoro, lo studio, gli spostamenti e le prove (in tutti i sensi) della vita che non finiscono mai: una vita frenetica. La tua dignità non c'entra, la custodisco come un bene prezioso nel mio cuore anche quando dalla mia bocca escono male parole o pensieri tristi e a sproposito. A conti fatti non è il caso di impuntarsi sulle sciocchezze: le cose belle che ci accomunano rendono la vita con te più colorata e felice e sono sicuro sapremo crescere assieme nel rispetto e nella serenità che ci meritiamo. Scusami dunque, te ne prego, e prendi questa testimonianza pubblica di un orgoglio privato che cede alla tua collera come un atto d'amore. Uno tra tanti.
Un grosso bacio e un bicchiere di spritz, quando lo vorrai.
E.
(Certo che vi sembra di averla già sentita da qualche parte, ma con opportune modifiche lo stile mi pareva adatto alle circostanze :-p)
Lunedì 26 Febbraio 2007
ovvero: Affinità e divergenze tra una capitale mitteleuropea e il Sottoscritto
- prima puntata -
IL VIAGGIO IN TRENO
Quando partiamo verso ora di cena dalla stazione di Venezia, il treno che ci è stato assegnato ci balza subito agli occhi per la pulizia e l'ordine. Non è ovviamente di Trenitalia ma delle ferrovie austriache, almeno per la carrozza che ci riguarda. Il tragitto da compiere per portarci in terra boema prevede il passaggio per l'Austria e l'Ungheria, di conseguenza il treno è un puzzle di vagoni di stati differenti che nel corso del viaggio vengono staccati e spostati come pezzi Lego secondo la destinazione da raggiungere. Rachele ha fatto i panini con il pan carrè e lo speck e per viziarmi ha comprato le bottigliette di CocaCola da mezzo litro con il codice per la canzone di iTunes omaggio ma ci scordiamo completamente e le buttiamo quando finiscono.
La notte è un susseguirsi di
"pass kontrolle" e di Polizei che bussano svegliandoci intontiti cercando di capire se siamo noi o meno quelli sulle carte di identità. Ho meno capelli che nel 2003, devono averlo notato anche loro osservandomi attentamente ma mi lasciano accedere al loro paese senza ulteriori complicazioni. Il treno frena, inchioda, riparte, decelera, si inclina e traballa pesantemente e io sogno Kafka, il Vicolo d'oro e il salame Lovecky e discuto con Marx di architetture liberty rigirandomi nello spazio angusto di una cuccetta.
L'ACCOGLIENZA
Arriviamo alle 11 del mattino seguente nella stazione di Praga e la nostra prima angoscia è quella dei borseggiatori. Le guide turistiche sono piene di queste minchiate per spaventare i turisti ma la verità è che Praga non ha ne più ne meno l'aspetto di una innocua capitale est europea. Chiaro, non è bene girare con borselli colmi di denaro in bella mostra, ma un briciolo di intelligenza credo risieda in ogni turista intelligente. Giro vestito da pezzente per non dare nell'occhio ma mi accorgo ben presto che in giro son tutti fighetti e mi notano proprio perchè vestito male ma palesemente turista. Urge rimettere nello zainetto la guida di Praga per meglio celarmi.
I mendicanti ai lati dei marciapiedi sono proni come se stessero pregando rivolti verso la Mecca in realtà con umiltà tengono in mano un piattino per le offerte miserabilmente vuoto. Nonostante il tentativo di celare anni e anni di fatica comunista girano pochi soldi nelle tasche dei cechi che però non si fanno mai mancare un costoso cellulare di ultima generazione. Il negozio Vodafone in piazza San Venceslao è il primo esempio dei luccichini occidentali che hanno rapito il cuore dei ragazzi boemi: una grandeur degna degli italiani maneggioni tra sms e videochiamami. Perfino le boutique di abbigliamento sono grandi store di firme americane o straniere.
Sabato 24 Febbraio 2007
Come nella stupenda canzone "Tatranky" degli Offlaga Disco Pax, anche io e Rachele abbiamo ripercorso le tappe della rapsodia boema narrata nel testo. Con qualche somiglianza e qualche stravoglimento che fanno di questo post qualcosa di strambo e poco sensato, per chi non conosce l'originale.
Praga. Praga è una città dove sopravvive poco di quaranta anni di guerra fredda: nessuna falce e martello (fatto salvo nei negozi di souvenir), statua, monumento ricorda ciò che era fino a quindici anni fa. Una rimozione obbligata all'entrata nell'Unione Europea.
Ripulita dal grigiore brezneviano Praga splende nei suoi palazzi barocchi e liberty pieni di baracchini vendi wurstel e turisti più o meno italiani, e appare piccola, silenziosa e decadente nonostante gli sforzi di mostrare un’economia in espansione.
Dormo in un palazzone in centro: niente ascensore, aspetto pulito ma vecchio, enormi somiglianze con i quartieri del centro storico italiani degli anni cinquanta, solo esternamente più gradevoli. Miseria in giro meno che a Milano la notte e i mendicanti sono tranquillamente proni in terra con aspetto supplichevole.
Esordisco nella vita notturna al Lucerna, un club sotterraneo nominato nella canzone degli Offlaga. C’è una serata anni ottanta e l’entrata oggi costa 3 euro. Come al solito, alle undici di sera c'è già strapieno. Nello schermo ad un lato della pista passano i video delle canzoni, ma gli anni ottanta di Praga sono meno rigorosi dei nostri e la scaletta oltre che sforare nei settanta e nei novanta non è trash. Di più.
I Rednex, Dj Oetzi, Barry White, gli Army of Lovers e via così fino a un inatteso regalo: parte You're my mate di Right Said Fred.
La cantano tutti, e mi sento un imbecille a non conoscerla. Mi rendo conto solo adesso che l’eredità del comunismo non va cercata nell’architettura e nei simboli, ma nell’anima di un popolo. Ed eccola qua l’anima negli anni novanta dei cecoslovacchi: un ragazzo pelato che canta una hit occidentale e il suo video allegro che parla di amicizia e divertimento mentre in Boemia tutto è fermo, mentre in Boemia tutto è immobile.
Anche ora c’è una strana euforia, tutti sembrano divertirsi, anche la ragazza dietro di me che balla con il cappotto addosso. Sarà che è gente fredda, sarà che non c’è il mare a Praga sarà che non ha i soldi per il guardaroba gratuito. Per fortuna che all’uscita un gruppo di ragazzi italiani burini ci chiedono di scattare una foto alle loro polo con il colletto in su e le cinture d&g: basta poco per sentirmi maledettamente a casa.
Dubcek direbbe che poteva andare diversamente e almeno lui ha fatto in tempo a vedere la differenza a volta astratta tra un regime imposto con i carri armati ed uno imposto più sottilmente col dollaro, i Mac Donald's, le multinazionali. In un negozio di giocattoli ci siamo comprati perfino la Skoda. La macchinina!
Per gli amici ho preso 10 confezioni di wafer Tatranky, pacchetti tipo Loacker ma molto più scadenti.
Abbiamo subito notato un marchio nemmeno troppo nascosto: Danone.
Ci hanno veramente preso tutto. Abbiamo davvero preso tutto.
Dodici punti o non dodici punti i senatori che servirebbero a garantire stabilità a un governo non ci sono.
Non si può governare tenendo in formalina sette ottuagenari o affidandosi ai tiramenti di Follini o di Pallaro, Governare ha un altro significato. Ora piuttosto diciamoci la verità, sono attaccati alle poltrone come cozze e non sanno neppure mantenersele in maniera decente. Eccoli là i puri di cuore, quelli che davano alte lezioni di morale.
E' quel che più contesto alla sinistra, la sua scarsissima dignità e l'attaccamento alla poltrona degno della prima Repubblica.
Poi va bene, raccontiamoci pure una caterva di stronzate, aguzziamo la fantasia e proviamo a credere che che Prodi stia tornando alle camere con "rinnovato slancio" e tutto il resto. Facciamo finta di ignorare che tra sei mesi saremo da capo. La verità è che questa sinistra, o meglio quest'accozzaglia di braccia rubate all'agricoltura che si fa chiamare sinistra, non è in grado di governare. Solo opposizione sa fare, e neppure troppo bene. Non riesco più a considerare credibile uno schieramento che come sua unica forma di coesione ha "non riconsegnamo il paese alla destra"/"teniamoci attaccati alle poltrone per due anni e mezzo così poi prendiamo la pensione".
Non riesco a tollerare che chi fa politica davvero all'interno dello schieramento venga sommerso dalle stronzate di quattro idioti con smania di protagonismo e la dichiarazione facile sempre in canna. Undici partiti e troppe, troppe "veline della politica". Andassero a fare il Grande Fratello, con la Carlucci, tanto il livello è lo stesso.
Detto questo mi appresto ad assistere alla decadenza che ci attende nei prossimi mesi.
Tristezza estrema.
Martedì 20 Febbraio 2007
O quasi. In questi ultimi giorni Ciccsoft è stato offline a causa dell'avvenuto trasferimento dell'hosting presso i server californiani. Non è stato facile gestire la transazione, sopratutto con l'Adsl ALICE TELECOM (meglio precisare) che cadeva ogni 30 secondi (mentre adesso si sconnette solo ogni dieci minuti, servizio impeccabile direi). Aggiornare le impostazioni dei database e del sito in generale non è stata una passeggiata. Ora pare che tutte le caselle del puzzle stiano andando al loro posto. Nel passaggio alcuni post (gli ultimi due) e relativi commenti sembrano andati persi ma riusciremo a recuperarli. C'è qualche problema riguardo al path che mi impedisce di fare il rebuild completo del sito, ma spero di essere illuminato e risolvere il problema prima del ritorno del
socio e dargli così l'impressione che è tutto sotto controllo...
Venerdì 2 Febbraio 2007
Ho bisogno di aiuto! Sto partecipando ad un reality assolutamente trash, dove bisogna scrivere dei racconti a tema, toccando il trucidume più completo... essendo un minimo simpatici e leggibili. Ma ho bisogno di voti!!
Il posto dove votare è questo e il racconto si trova qui!! Aiutatemi!!
Alice
Giovedì 1 Febbraio 2007
Il 21 Luglio esce l'ultimo
Harry Potter.
Vo a mettermi in coda!
Mercoledì 24 Gennaio 2007
Oggi mi sono guardata allo specchio.
Molte occhiaie, capelli così lunghi. "Chi è quella cosa, lì, davanti?".
Se avessi visto questa scena in un film, probabilmente lo avrei liquidato giudicandolo retorico, noioso, poco originale.
Ma se succede nella realtà... Beh, cari lettori (se mai ce ne saranno), è abbastanza sconvolgente.
Non è questione di essere più brutti o più carini di come ci si ricordava.
Ma è solo il continuare a domandarsi: ma come ho a diventare così?
Lunedì 8 Gennaio 2007

Seduto sulla poltrona rossa di attesa del mio barbiere osservo l'arredamento puramente
seventies del locale. L'armadio, le seggiole, il bancone con gli specchi e le luci, i comò ed ogni altra cosa sono colorati di bianco o di rosso. C'è un'atmosfera talmente retrò che anche i modelli delle immancabili foto di ragazzotti belli e pettinati appesi lassù al muro mi guardano implorandoli di non assurgerli ad esempio:
- Per favore, non farti una capigliatura anni '80 come la mia, salvati o giovinetto!
I pomi dell'attaccapanni, tutti occupati dai cappotti degli astanti che mi precedono, nascondono dietro l'angolo della zona shampoo una collezione invidiabile di calendari sexy. Non uno ma almeno cinque o sei tra cui spiccano grandi classici tra i migliori degli ultimi anni: l'Arcuri, la Canalis, fino all'immancabile ed attesissimo Corvaglia '07. Certe professioni impongono un clichè: non si può mantenere un'officina o una bottega da barbiere senza una fanciulla che tette all'aria sorride nel mese corrente appesa alla parete.
I discorsi appassionati degli anziani al mio fianco vertono indiscutibilmente sul calcio locale, sulla pesca e sulle vacanze da poco terminate. Sembrano tutti perfetti padroni del dialetto, ottimi pescatori ed allenatori con la scienza in fusa. Perfino la loro vacanza è stata senz'altro la migliore possibile, in qualche resort esotico dove l'importante è spendere, sorridere e godersi il divertimento di plastica in omaggio.
Uno ad uno vengono convocati sulle seggiola pneumatica dove possono continuare il discorso mentre riccioli e ciocche atterrano dolci a terra sotto il lavoro celere e preciso dell'acconciatore di fiducia. Certo, lo strano viavai di clienti tra la zona shampoo e quella taglio avrebbe dovuto insospettirmi. Da quando in qua tutta questa gente con due peli sulla testa sta a perdere tempo e soldi con lo shampoo?
Tra una lettura della Gazzetta e un rapido curiosare tra i fumetti a disposizione non posso fare a meno di notare un bisbiglìo molto discreto che il barbiere rivolge ad ogni cliente che si siede, prima di procedere. Con discrezione spiega qualcosa, ricevendo un cenno col capo come risposta. Che mai dirà a ciascuno di loro?
Le possibilità nella mia testa sono le più svariate:
- Ti piace l'arredamento rosso e bianco retrò?
- Tifi Spal anche tu?
- Hai visto che bomba il calendario di là?
- Il parrucchino lo sfila Lei?
Presto l'avrei saputo anche io.
Sabato 6 Gennaio 2007
...e rotola di qua e di là.
Domenica 31 Dicembre 2006
Quanto all'anno che sta arrivando, basti dire che porterà con sè i Mondiali di calcio e le elezioni politiche e, Dio non voglia, altra miseria ed orrore sparso per il mondo. C'è di che scrivere e riempire pagine e pagine di Storia e la cosa mi emoziona e spaventa al solo pensiero. A me basteranno due cose a farmi felice, e non c'è vittoria dell'Italia ai mondiali o sconfitta di Berlusconi alle politiche che tengano. Nella mia scatola n°24, tra un anno, vorrei trovassero posto:
- Quel pezzo di carta di ormai poco valore
- Te.
(dal post "Scatola n°23 - duemilacinque", del 31.12.2005)
A rileggere ora le parole con cui mi congedavo speranzoso dal
2005 non posso far altro che sorridere felice come un bambino. A parte quel fottuto pezzo di carta guastafeste che sembra sempre troppo lontano eppure sempre più vicino ho ottenuto tutto quanto il resto. E' stato un anno importante, forse il più importante degli ultimi anni, un anno di svolta, di cambiamenti e di avvenimenti epocali. E' stato l'anno della
fuga delle Utopie, come il
Socio riassumeva qualche giorno fa discorrendo degli ultimi tempi. Utopie che sono diventate felice realtà, o chimere talmente irrealizzabili da diventare durissima irrealtà e definitiva sepoltura del solo pensiero. Nel mezzo della nostra storia personale, così densa e brulicante di meravigliosa giovinezza e spensierata pura vita, la Storia, ineluttabile e sicura, che ha fissato alcuni punti significativi nel processo evolutivo universale. Allora mi sa che su alcune cose sarà bene che rifletta su e provi a credere che sono davvero successe, che è tutto vero ed il duemilasei è andato veramente così come non me lo aspettavo.
Credo che le emozioni vissute quest'estate per
Germania 2006 non torneranno mai più, perchè nel corso di una vita può capitarti al massimo una volta sola di vincere un Mondiale durante la gioventù e festeggiare ed urlare ed essere felice a quel modo, a meno che tu non sia connazionale di Ronaldinho e frequenti le spiagge di Copacabana. Ciò non toglie che vinceremo altri Mondiali e sarà bello lo stesso, in maniera diversa.
Credo che il fatto che l'Italia si sia tolta dai piedi una figura interlocutoria come
Silvio Berlusconi sia più che positivo, indipendentemente dalla propria fede politica. Almeno non continueremo a fare figuracce all'estero e torneremo a discutere di politica per un Paese non ragionando più in ottiche aziendali che ci hanno portato al ridicolo.
Credo che dal governo
Prodi tutti si aspettassero qualcosa di più, che la vittoria risicata li abbia resi fragili e vulnerabili, ma che se avremo pazienza forse i pochi frutti della politica a lungo termine si vedranno. O almeno lo spero ogni giorno, prima di ricordarmi di alcuni imbarazzanti soggetti che occupano la carica di Ministro.
Credo che il mondo saprà fare a meno dei tre dittatori che ci hanno lasciato quest'anno, e che la forma di governo dittatoriale sia completamente priva di senso nel ventunesimo secolo ancora più di quanto lo poteva essere durante il Secolo Breve. Ciò non toglie che il modo in cui sono morti sia completamente sbagliato ed inutile.
Slobodan Milosevic e
Augusto Pinochet, morti di cause naturali senza che giustizia fosse fatta spedendoli già anni fa ai lavori forzati su qualche isola sperduta e per i quali non c'era ergastolo che tenesse, e la triste impiccagione in cappotto dello spauracchio degli anni Ottanta iracheno. La fine di
Saddam Hussein rappresenta un inutile gesto lasciato compiere dagli americani per dare un senso e un giro di boa ad una guerra ormai eterna e irrisolvibile e che il dittatore paga nel modo più sbrigativo possibile come un martire qualsiasi, senza che la politica abbia provato a muovere timidi passi contro l'arroganza della vendetta.
Credo che riusciremo a fare a meno anche dei sermoni di
Oriana Fallaci, anche se abbiamo perso senz'altro una grande scrittrice e forse l'unica icona di riferimento della cultura destrorsa orfana del grande Montanelli.
Credo che arrestare
Provenzano il giorno dopo la vittoria alle elezioni sia una grande vittoria di Prodi (risaaate). Una grande botta di culo ed un ritorno di immagine gratuito e nemmeno lontanamente sognato.
Credo che un
comunista alla Camera, ed uno al Colle sia qualcosa di talmente buffo e fuori dagli schemi che nemmeno la buon'anima di Berlinguer se lo sarebbe sognato e credo si sia divertito da lassù a seguire gli eventi di questa primavera. Spanciando di gusto peraltro per l'elezione di un trasgender tra le file di Montecitorio.
Credo anche che sperarci ancora dopo la sconfitta alle politiche, alle amministrative e dopo la strombazzata al
referendum costituzionale sulla devolution sia accanimento e testardaggine. Solo un uomo irriducibile come Berlusconi poteva parlare ancora di "coalizione" dopo tanta vergogna.
Credo che la
Juventus in serie B, l'Inter che vince lo scudetto a tavolino dopo mille anni, il benservito a gente polverosa e intoccabile come
Moggi, Galliani, Biscardi e dello star system generale del calcio dietro le quinte sia un po' il sogno di tutti noi che odiamo per antonomasia i poteri forti e ci incazziamo quando la Signora vince ogni partita grazie a sviste arbitrali. Credo anche che un campionato così brutto e noioso non si sia mai visto e che le Grandi, in quanto tali, le vogliamo tutti al loro posto al vertice a lottare con i denti. Sia mai che capiti un pirla pettinato con la sciarpa e porti senza nemmeno una goccia di sudore una squadra di stranieri alla vittoria dello scudetto italiano.
Credo che sia quantomeno giusto che
Santoro sia tornato in tv. Credo anche che non sia automatico debbano rientrare anche
Biagi e
Luttazzi per forza. Uno è ormai quasi balbettante e abbiam perso 5 anni di lucidità giornalistica per colpa di un diktat bulgaro, l'altro ha programmi e contenuti ancora troppo forti per una tv i cui vertici sono ancora saldamente al loro posto e che poco apprezza comici e buffoni di corte che dicono la verità dietro la spada tagliente del farsesco.
Credo che la
Lecciso non si vedrà mai più in tv. Avendo già partecipato ad un reality mentre era in auge senza essere nessuno, non dovremo nemmeno sorbircela tra dieci anni sforzandoci di ricordare chi diavolo fosse.
Credo che i parenti dei
soldati in Iraq siano contenti di aver trascorso il Natale con i loro cari, e che uno dei più grandi desideri del popolo italiano si sia finalmente realizzato. Credo anche che ora Rifondazione avrà un leit motiv notevole in meno per le proprie manifestazioni. Ah, gia. E' al governo ora.
Credo che la blogosfera tutta sia felice anche senza i post fintocattivi di
Blogdiscount (che ha sospeso l'attività nel febbraio scorso) ma che la bolla blog sia talmente scoppiata e abusata dai massmedia che mi pare imminente l'evoluzione verso qualcosa di diverso e più mainstream. Meno parole, più loghi e suonerie vendute con contorno di news di gossip scritte da qualche signor Nessuno. Sopravvalutato, come sempre.
Credo che non se ne possa davvero più dei
film di Natale e che la separazione di
Boldi e
De Sica, dovesse tradursi in due film separati ogni anno, è una disgrazia della peggior specie.
Credo che tutti questi ricordi sembreranno nulla un giorno, dietro al ricordo di un bacio, di un abbraccio e di una persona che mi è stata al fianco in questi tempi difficili trovando qualcosa di buono in me, che valgo poco e niente ma vorrei dare tanto a chi sa di meritarlo. E che porto con me di là dal fiume, chiudendo e infine impacchettando in una scatola dorata tutti questi ricordi perchè rimangano nella mia mente come indelebili frammenti di un esistenza che è transitata anche di li.
Prendendoti per mano attraverso il ponte fiducioso e guardo indietro. Il cielo azzurro sopra Berlino ride per l'ultima volta quest'anno e tra breve le tenebre chiuderanno l'ennesimo capitolo. Nel tuo sorriso e nei tuoi occhi felici leggo stupore ed attesa:
-
Che altro c'è? - mi chiedi.
- Non ho preso il pezzo di carta. Ci sarà di qua?
-
Magari si, che altro vuoi dalla vita?
- Speriamo bene.
Sabato 23 Dicembre 2006

Fare l’eutanasia significa letteralmente dare la morte e questo sicuramente non può essere considerato compito del medico.
Altro è dare al paziente una appropriatezza e proporzionalità di cure nel rispetto degli indirizzi del malato stesso quando egli è in grado di esprimerli coscientemente.
E’ inoltre fondamentale evitare nei casi clinici complessi qualunque mistificazione e strumentalizzazione, sempre nel pieno rispetto della dignità della persona umana ancor più se malata.
Anche se fondamentalmente contraria ad una liberalizzazione della eutanasia, problema legislativo molto complesso e pericoloso, ritengo di dover esprimere la mia grande solidarietà all’amico Mario Riccio che ha messo a disposizione di Piergiorgio Welby le sue competenze di anestesista-rianimatore e di bioeticista , pur sapendo dei grossi rischi che si possono correre con i riflettori puntati addosso.
Parecchi anni fa Mario ha imparato ad intubare i malati della rianimazione ed a salvare loro la vita vicino a me che sono un po’ più grande di lui .
Ha imparato quanta soddisfazione dia salvare una vita e quanta frustrazione non riuscirci neanche con i più potenti mezzi tecnici che pure talvolta falliscono e diventano fonte di grande sofferenza .
Penso che, a qualunque parte politica si possa appartenere, chiedere 15 anni di carcere per Mario è pura follia.
Donatella Giannunzio, Ospedale di Cremona
Venerdì 15 Dicembre 2006

C'è questo grazioso localino del centro cittadino che fa serate dal vivo con musica live. Ieri sera eravamo a suonare noialtri, come già avevamo fatto nei mesi scorsi sempre nello stesso posto con discreto successo. Funziona così: noi ci occupiamo della musica, dell'impianto, dell'organizzazione della serata. Il locale si occupa della burocrazia, dell'agibilità, dei compensi, della $iae. Mi sembra pure giusto.
Son le 22.30 circa quando gustiamo un ottimo vin brulè davanti alla porta in attesa di dare fiato alle trombe. Come in un libro scritto male, giunge la notizia dell'arrivo di un
ispettore $iae. La padrona del locale si rivolge a noi con retorica domanda e dalla faccia si capisce già che se la sta vedendo brutta:
- Ragazzi, c'è l'ispettore. Siete in regola con l'agibiltà Enpal$?
Ovviamente no, spettando a loro il compito di regolarizzare la pratica.
Quello che dovete conoscere arrivati a questo punto della storia, è che in realtà per snellire la faccenda da un anno a questa parte soltanto
tre degli
otto componenti della nostra band sono iscritti all'Enpal$. Il sottoscritto, il bassista e una delle sassofoniste.
Viene convocato per primo il bassista dal tizio $iae, un giovanotto ormai vecchio e canuto con l'aria inquisitrice da bobby di provincia, il cappotto e la sciarpa e una squallida flemma finto amica. Concordano una versione dei fatti, firmano incartamenti, mostrano documenti. Dichiara che non abbiamo pattuito un compenso per la serata, che di solito suoniamo circa una volta al mese, quando va bene due, e che l'ultima volta abbiam preso un compenso X nella data in provincia di Bologna il giorno X.
Poi manda al posto l'interrogato e dice "Avanti il prossimo". Il bassista torna da noi, ci spiega la versione dei fatti da raccontare e ci lascia andare da lui.
Quando riceve me e la sassofonista insieme è quasi spazientito:
Martedì 5 Dicembre 2006
Voglio dire, il problema era che noi all'epoca il telefonino non l'avevamo. Ad aver avuto le possibilità tecnologiche dei ragazzini delle medie di oggi non potrei mettere la mano sul fuoco che non sarei stato uno dei balordi che filmavano le compagne mentre facevano le stupide esibendo porzioni di reggiseni o mutandine colorate.
Cose che a pensarci oggi ti viene da sorridere, e che nella loro ingenuità erano talmente pure, ingenue e sincere da togliere anche quel velo di maliziosità tipico degli adulti che vanno a dibattere oggi sull'argomento tirando in ballo sociologi ed esperti di bullismo. Vite deviate, problemi adolescenziali, dicono. Macchè: abbiamo avuto tutti 13 anni.
La verità è che dovevi avercele le compagne carine che facevano le cascamorte davanti a te, bambino sfigato come gli altri, biologicamente coetaneo ma psicologicamente talmente arretrato che mentre ancora costruivi telecomandi
Lego e collezionavi figurine del basket già loro maneggiavano assorbenti e prendevano coscienza del loro fardello da portarsi addosso una vita intera. Dovevi essere fortunato, diciamo così, ad avere l'amica nella tua classe che facesse la sciocchina così che tutti se la ghignassero felici spargendo la voce agli amici: il più delle volte ti capitavano ragazzine normali, serie e studiose, vestite con una gonnellina a fiori e un maglioncino nero che poco stuzzicava la già fervida e sciocca fantasia fanciullesca preadolescenziale.
Qualcuna si tirava su la maglietta? Benissimo. Ce lo saremmo raccontati per mesi, ricordandolo scherzandoci su. Nulla di diverso da quel che accade ora, dove la scena può essere filmata e distribuita agli amici sulla rete. Si badi: perchè è possibile farlo, non tanto perchè è qualcosa di differente dall'agire di un tempo. Avessimo potuto filmare quella scena dieci anni fa, l'avremmo fatto volentieri, per rivederla ridendo a casa dell'amico che ne era fortunato possessore, chiedendone una copia per bullarci con gli amici a nostra volta. La tecnologia ha reso possibile cose che ci saremmo sognati di poter fare, ma che come per le generazioni che ci hanno preceduto resteranno per noi soltanto ricordi via via sbiaditi nella mente.
Ricordi. Ad esempio quell'inverno del 1995, seconda media. Nello spogliatoio della palestra nell'ora di ginnastica occupavo il posto proprio difronte alla porta di uscita, che dava su un lungo corridoio.
Domenica 3 Dicembre 2006
When you've seen, seen
Too much, too young, young
L'attesa si stava facendo problematica, con delle bavaresi formose che gorgheggiavano Vertigo sparata dalle casse per "caricare" la folla. Poi era
Map of Problematique, ed era come fosse stato premuto il tasto reset della serata. All'inizio stavo per chieder
le di porgermi il defribillatore che aveva nello zaino, per assecondare i messaggi tutt'altro che rassicuranti che tentava di mandarmi il mio muscolo cardiaco. La situazione si era fatta particolarmente critica dal momento che mi ero ritrovato parte di un movimento tellurico di placche tettoniche. Quello non era il "classico" pogo, ma un didò di proporzioni enormi dove tutti erano schiacciati e tutti seguivano il movimento organico di questo mosaico umano. Nel frattempo sul palco Bellamy aveva il vento in faccia e picchiava le note di quello che sarebbe diventato il "mio" Concerto Definitivo. Quando tutti si sono accorti che nessuno sarebbe arrivato vivo alla quarta canzone, la crosta umana si è placata e ha lasciato spazio a normali salti di tre metri e urla forsennate. Ed è lì che ho messo in scena tutto il mio modesto ma sentito campionario delle emozioni. Dopo un mese passato a intraprendere una relazione poco proficua con il libro di testo, causa ma non solo di un principio di gastrite, ho iniziato a far soccombere gli acidi del mio stomaco con una base poderosa di
Muse. Canzoni acide che corrodevano le mie pareti interne. Una lavanda gastrica che ripuliva le incrostrazioni di troppi pensieri fissi, di stress adulto e incomprensive incomprensioni accumulatesi nei giorni passati, per lasciarmi pulito e splendente come un bicchiere di cristallo dopo un lavaggio con le
pastiglie Finish. Ho chiuso gli occhi ondeggiando la testa con i capelli bagnati di sudore, ho alzato i pugni e battuto in aria replicando alle scariche della batteria, ho saltato come un canguro solitario durante il finale epico della mitica
Knights of Cydonia,
gli ho lanciato l'occhiata d'intesa per sancire che sì, stavamo scrivendo la definizione di Concerto sul nostro personale vocabolario. Dare forma concreta a pezzi riascoltati decine di volte, urlare agli urli del cantante (molte canzoni dei Muse scaturiscono in urli collettivi, che più di epico sanno di catarsi, liberazione), prosciugarsi di energie per accogliere quelle della serata: ecco che alzi le mani a palmi aperti per incanalare le luci del palco, e sperare che almeno una goccia rimanga con te e non scivoli via dal tuo corpo. E non badi più a quanto ti ritrovi buffo e un tantino esagitato nel non volere nemmeno accendere la radio durante il ritorno in autostrada, a preservare intatta la salma di ciò che hai appena vissuto. Per molti giorni seguenti non toccherai una loro canzone, sarebbe come riverniciare una cancellata di legno vivo, e coprire tutte le sue nervature. Sarà la pioggia e il vento a inzupparlo e lasciarlo sedimentare tra i tuoi ricordi. Per il momento si va direttamente a letto sudati, sporchi e spogli di qualsiasi spirito critico. Con quel sorrisino ebete appoggiato sulle labbra.
PS: La scaletta del concerto di ieri sera (Muse - Palamalaguti - Bologna) la potete trovare
qui.
Lunedì 27 Novembre 2006
Adesso devo fare una confessione.
Era tempo che ci rimuginavo sopra. Mesi che questo peso mi tormenta, inesorabilmente.
Il mio cervello è ormai atrofizzato dal troppo lavoro.
Non mi dò pace: com'è possibile? Una persona come me! Una con una certa statura, anche!
Eppure, è così.
.......
......
A me piace fare il trenino.
Come quello di Costanzo.
Anzi, a me piace il trenino di Costanzo.
Provo una certa soddisfazione nel sentire canzoncine brasileire e nel vedere personaggi sfilare a tempo di musica. Per non dire delle trombette, i cappellini e i coriandoli.
Ecco, ora l'ho detto.
Venerdì 17 Novembre 2006
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Sono sempre stato contrario alle
dimostrazioni matematiche. Non ne colgo il senso, l'utilità pratica, la ragione di studio. Costrette ad essere imparate per sostenere diversi esami, vengono dimenticate nel giro di UN solo giorno una volta che l'orale viene superato. Sono quelle assurdità che non verranno mai riformate e fanno parte del sadismo di certi professori. Perchè pretendi da me quello che nemmeno tu a lezione ricordi e ti affretti a chiarire "Essendoci il libro, non pretendo le sappiate a memoria"? Salvo poi chiedere teoremi dimostrati che il malcapitato di turno ha incollato in mente nei giorni precedenti per fare bella figura.
Santo cielo quando la finiremo di essere così ipocriti? Io capisco un matematico, che può anche appassionarsi a certe cose, ma da che mondo e mondo l'Ingegnere è quella figura che bada al sodo, che quando ha bisogno di una formula o un teorema prende un manuale e lo legge, lo consulta, lo applica. E' quella figura che fa i conti con la calcolatrice per semplicità. Ci hanno insegnato, inculcato la cultura dell'ingegnere come colui che utilizza la conoscenza che altri campi (la matematica, la fisica) hanno studiato.
Perchè dobbiamo sostenere esami in cui scioriniamo a memoria passaggi assurdi per dimostrare teoremi la cui validità è pienamente riconosciuta? Perchè non ci viene chiesto invece come lo potremmo utilizzare concretamente tale teorema? Perchè non proporre un caso pratico, un'applicazione, una domanda di collegamento per vedere se un domani, il laureato è in grado di utilizzare con profitto tale conoscenza acquisita?
Ecco perchè non vedrò mai la luce in fondo al tunnell. Perchè non supererò mai un esame che contiene una
simile dimostrazione (oltre le due pagine mostrate c'è un'altra piacevolissima mezza paginetta). Non riuscirò mai in tempi umani ad impararla, a capirla e a saperla riproporre senza sembrare e soprattuto sembrarmi un imbecille matricolato. Tanto di cappello a voialtri, che ne siete capaci.
Venerdì 10 Novembre 2006
Camminando per la strada ci sono ancora i segni tracciati ad evidenziare fin dove arrivò la linea di marea nel '66. Il Comune di Venezia ha istituito
l'album privato dell'alluvione, ci vuole un po' di pazienza a sfogliarlo tutto, ma lo merita.
Sarebbe bastato poco, quella volta, sarebbe bastato davvero poco per farci finire tutti sotto con danni irreparabili. Ma l'uomo non impara dai suoi errori e vuol sfidare la natura. Così dopo il Canale Vittorio Emanuele scavarono anche quello dei Petroli. Senza mettere in atto nessun progetto di salvaguardia.
E adesso vi raccontano che Venezia affonda, dicono che il punto più basso dell'Adriatico è all'interno della nostra Laguna, Dicono di volerci salvare col
Mose, un progetto vecchio, vecchissimo, degno della peggiore Italia. Raccontano un mucchio di stronzate su Venezia, son quelle ad ammazzarci, giorno dopo giorno, a renderci macchiette che abitano una città per cui nessuno vede un futuro.
E, purtroppo, rimaniamo senza una voce, a guardare quelle foto e a pregare che non debba succedere di nuovo che una marea straordinaria si accavalli a un altra perchè lo scirocco la tiene su.
Giovedì 9 Novembre 2006
Dopo i
filmati durante la partita di pallavolo insegnanti-studenti, ora spuntano dal blog di un alunno (su msn spaces, blog privato) le citazioni romanesche del professor padre durante le lezioni di chimica. Presto di questo passo sarà una star del web, avrà una password su Ciccsoft e organizzerà blograduni con gli studenti. :-)
Lunedì 9 Ottobre 2006
Si arrischia di piangere un poco se ci si è lasciati addomesticare…
Luogo: cucina. Ore nove del mattino. In attesa di uscire, come ogni giorno. Rimuginavo sulla volpe, sul Principe, sulla Rosa. Il latte, pensiero dopo pensiero, svaniva dalla tazza, inesorabilmente.
Mi chiedevo “cosa ci guadagno io, se non ha nemmeno i capelli del colore del grano”? Piccoli, dolci pensieri, per una giornata ancora nascente.
Si apre la porta della stanza. Due ragazze siedono accanto a me. In coro: “Oh, Il Piccolo Principe! E’ il mio libro preferito!”. In coro, dico. Perfettamente in sincrono.
Giovedì 28 Settembre 2006
BREAKING NEWS: Nemmeno 24 ore dopo aver riavuto il telefono, è finalmente tornata la linea ADSL e il codice di attivazione in casa TheEgo. Soddisfazione ed entusiasmo della sorella e dei parenti tutti. Apparso brevemente in video TheEgo ha urlato trionfante:
"Via il bavaglio, prima o poi dovevano lasciarmi tornare in Internet, non potevano togliermi il mio Mouse!". Poi è stato portato via d'urgenza dagli infermieri.

Ammetto che con questa storia sto rompendo l'anima un
po' a tutti, e che questa deriva personale dei miei post ha sfrombolato assai il rapace (cit.) però quest'oggi penso si sia raggiunto l'apice di tutta la
vicenda
Alice-Nonno Libero perciò merita di essere raccontato.
Alle 19.30 circa di due giorni fa collego il router alla presa di corrente per verificare svogliatamente se è finalmente attiva la connessione ad internet, e
miracolo,
c'è il segnale: tutte le spie sono accese. Corro ad aprire Firefox, provo a digitare un sito e vengo spedito nella pagina di benvenuto di
NonnoLibero dalla quale completare l'attivazione. Sorpresa: serve il "codice di configurazione" che mi è stato gentilmente spedito nella mia casella mail
senza il quale non posso terminare la procedura. Peccato non poter accedere ala mia mail ora da casa (ovviamente!) così rimando la festa visto anche un
impegno imminente.
Attenzione però: mia sorella nell'entusiasmo generale fa notare che è tutto il pomeriggio che riceviamo telefonate di
gente che ha sbagliato
numero. Cercano una certa Barbara o al più un certo Marcello, ma nessuno dei due vive in casa mia. Sta a vedere che le due cose sono
connesse... ma no dai, possibile?>
Domenica 24 Settembre 2006
- Buongiorno, lei è il signor C.?
- Si, buongiorno.
- Sono il pavimentista di PostoSperdutoInAbruzzo
- Ah salve, io sono il figlio, mio padre ora non c'è, è al lavoro
- Ok. Come posso fare per mettermi in contatto con lui?
- Può richiamare verso l'una e mezza, l'una e 45.
- Ok...ehm, perchè gli ho inviato una mail ieri ma non ha ancora risposto...
- Ah guardi, siamo senza internet a casa perchè abbiam cambiato operatore quindi mi sa che non l'ha letta...
- D'accordo, allora chiamo più tardi...magari se posso avere il suo numero di cellulare lo cerco li?
- Eh, mi spiace ma non ha il cellulare.
- Ah allora devo attendere le 13.45 mi sa.
- Eh mi sa proprio di si...mi scusi eh?
- Niente, arrivederci!
- Arrivederci.
(Non si era mai sentita così tanto la mancanza di un servizio a cui si è abituati come la connessione a internet. E non parlo solo di me. Anche la sorellina incomincia a dare segni di cedimento... Abbiamo una data: entro il 3 ottobre dovrebbe essere attiva la tanto agognata linea di NonnoLibero. In caso contrario: SPACCO TUTTO.)
Martedì 19 Settembre 2006
I biglietti sono nel portafoglio. Lo zaino è pronto, sul letto, in attesa di essere preso tra le braccia.
L'ansia del Viaggio. Ogni volta il treno si trasforma in un grande veliero ed io divengo un Ulisse irrequieto, con lo sguardo lungo, verso l'altrodove (era Buzzati che ne scriveva sempre, dell'altrodove?).
Non è importante la meta. E' il percorso, che conta. ma è una frase scontata, lo so.
Chissà perchè spostarsi è tanto importante. Chissà perchè i chilometri prendono una consistenza eterea, quasi spirituale.
Chissà perchè il cammino esterno è pari a quello interno. Più lontano vado, più immensamente felice divengo.
E' quasi ora. Niente cartoline. Niente telefono.
Un piccolo baratro, tra me e la realtà.
Buona permanenza o Strada, ovunque voi siate.
Sabato 16 Settembre 2006
Ligabue prosegue ad ottobre il suo tour, con una terza parte che si svolgerà nei teatri. Il 22 ottobre verrà a far visita proprio qui a Ferrara, al Comunale. Perchè no, mi chiedo. Poi leggo i prezzi (si va dai 50+7.50€ per la platea fino ai 30 ai 20+3€ per il loggione in piedi) e mi richiedo perchè sì, stavolta: d'accordo che qui siamo appassionati, ma non con gli occhi foderati e il portafoglio bucato. Ragioniamo, allora. 57euro per un palco centrale per un concerto privo di grandi mezzi tecnici
(è acustico, la prima parte, parola del sito ufficiale, non avrà manco basso e batteria) non è eccessivo? Ok, è un teatro e non un prato di uno stadio (lì in ogni caso si toccavano i 40 euro), ci sono pochi posti a disposizione per una richiesta esagerata, è una locazione particolare diversa dal solito per un cantante. Però, sono 50 (+7.50 prevendita) euro: scandite bene la cifra e ricordatevi che stiamo parlando di Ligabue, non dell’Orchestra Sinfonica
di Vienna. Beninteso, non si tratta di prezzi fuori dal mercato, ahimè praticamente tutti gli artisti che vendono molto in Italia (mi vengono in mente gli scandalosi U2 di San Siro, per dire) ci concedono questa cortesia, e non sono pertanto stupito, quanto amareggiato. Anche se avessero piazzato i biglietti a 100 euro (+ prevendita) ci sarebbero state lo stesso file di fans alle 7 del mattino sotto la pioggia davanti alle biglietterie dei teatri. Gli organizzatori dei tour lo sanno molto bene questo,
e ci giocano sopra, lucrando sopra la passione genuina. Se riesco a trovare un ultimo posto disponibile, magari il sottopalco rannicchiati in ginocchio (15euro+prevendita), andrò, e già immagino le accuse di incoerenza che mi verrano mosse... Vostro Onore, proprio perchè apprezzo Ligabue, mi va di fare notare questa pecunario dettaglio. Ho la sensazione (certezza, ma diamogli il beneficio del dubbio) che sia diventato gaudente vittima della macchina promozionale che gli gravita attorno, vedi la mossa
suicida di piazzare uno dei suoi pezzi a colonna sonora di uno spot. A parziale giustificazione, i pelosi signori organizzatori e forse lo stesso Ligabue, potranno anche venirmi a dire che non si vendono più dischi e allora come tutta risposta noi vi alziamo esponenzialmente i prezzi dell’unica cosa che non si può masterizzare o scaricare da emule: l’emozione di vedere e sentire suonare sulla tua pelle le tue canzoni.
Sabato 9 Settembre 2006
Trascorse le prime 48 ore infernali senza internet diciamo che forse il peggio è passato. Abituarsi alla routine quotidiana di non avere accesso alla rete è faticoso e, per chi come me è decisamente un web-addicted, quasi angosciante. Accendo in continuazione il router sperando Telecom per errore mi lasci ancora qualche filo di linea ma niente da fare: la spia resta tristemente spenta giorno e notte.
Allora decido di andare in aula studio dell'Università, dove c'è l'accesso wireless e dove per un'oretta riesco a fare i miei porci comodi da drogato, leggere la posta, scrivere il post di ieri, eccetera... Poi verso le undici e mezza salta tutto. Anche il wi-fi ha problemi: "Ci scusiamo per il disagio ma l'accesso per gli studenti è temporaneamente sospeso". Disastro.
Mi ci vedo, a gironzolare in macchina, parcheggiando vicino ai palazzi di banche e istituzioni per vedere se trovo un segnale wireless aperto. Datemi un po' di byte, vi prego! Ma è inutile: il mio portatile rimane carico per mezz'oretta con la batteria ormai andata a donnine, quindi sarebbe impossibile. Tentare di carpire la connessione aperta Fon di qualcuno? Niente da fare: nella provincia di Ferrara siamo in 5 ad avercelo.
In serata faccio un paio di telefonate: gli amici di Alice mi confermano che mi ha lasciato il 6 settembre e non tornerà. Tuttavia pare tenga impegnata la stanza almeno fino all'11, ultimo giorno utile per venire a prendere le sue ultime cose (portati via anche le foto dal comodino, i tuoi cd e la scatolina bianca u esse bi, ti prego, non voglio vedere più nulla che mi faccia ricordare ciò che è stato).
Poi chiamo la famigerata assistenza di Nonno Libero, che nei commenti al post di ieri tutti quanti hanno dipinto come disastrosa ed inutile. Effettivamente è assai complesso muoversi tra i menu, composti da una voce sintetizzata al computer ridicola e quasi incomprensibile, ma con calma arrivo a poter parlare con un operatore. Mi conferma con voce terrona e affabile che anche a loro risulta che Alice passi a prendere le sue cose intorno all'11 e poi il tempo di fare la valigia e mi mandano il Nonno il più presto possibile. Mi spiega modalità e fregnacce varie, poi ringrazio e metto giù. Non mi è sembrato così malvagio, abituato com'ero con Telecom dove mi rimpallavano da un numero all'altro dicendo di non saperne nulla. Quanto alla linea adsl, non penso sarà poi così scadente come la si dipinge: negli ultimi tre anni ne avrò installate una ventina e mai nessun cliente si è lamentato. Certo, nessuno aveva conosciuto eventuali velocità di Alice per il confronto, ma tutti scaricano tranquillamente da internet a velocità accettabili, come Paola, che so che ci legge e approfitto per salutare. :-)
Insomma, per ora si tira avanti, usando internet a pezzi e bocconi, come si può, quando si può. Di giorno si studia, la sera si guardano vecchi film. Passerà anche questa suvvia. Ripeto di continuo, ma non ci credo:
posso farcela anche senza internet, posso farcela anche senza internet, posso farcela anche senza internet, posso farcela anche senza internet, posso farcela anche senza internet, posso farcela anche senza internet, posso farcela anche senza internet. Si!
Venerdì 8 Settembre 2006
Di colpo, Alice se n'è andata. Niente più giretti in centro, niente più navigazioni al largo dei blog, niente messaggi per me. Sparita, senza uno straccio di segnale. Ma forse è colpa mia.
A fine luglio chiedo ad Alice di lasciarmi perchè effettivamente, dopo un estate passata a seguire Un medico in famiglia, mi rendo conto che Nonno Libero mi costa molto meno e mi offre molto di più, chiamate in tutta Italia comprese. Lo staff di Nonno Libero è molto contento e mi spiega che dal momento che invio il fax ad Alice per lasciarla, gli amici della ragazza hanno un mesetto di tempo per portar via le cose da casa mia, così da lasciare campo libero a...ehm...Libero. Invio il fax, e con una lettera struggente mi sbarazzo della formosa ragazza mora compagna di tante avventure negli ultimi 3 anni. Penso: mentre sono via ad agosto, lei porta via le sue cose, e nel mentre arriva il Nonno, così io non rimango da solo al mio ritorno. Purtroppo non va così.
Al mio ritorno dalle vacanze Alice è ancora fottutamente al suo posto. Mi fa delle scenate e non se ne vuole andare. Io porto pazienza perchè tanto lo so che se faccio il duro prima o poi DEVE andarsene. Così ieri è sparita, di colpo, finalmente oserei dire. Nel mentre quell'infame di Nonno Libero, probabilmente impegnato con le riprese della nuova stagione del Medico in famiglia mi ha scritto:
Per motivi tecnici, mi trasferirò in casa tua con notevole ritardo, comunque entro la fine di settembre.
Sticazzi! Oggi è l'8 settembre, ciao Badoglio, arrivare al 30 passano 22 giorni in cui io sono solo come un cane. Che fare?
Possibili soluzioni:
1- Succhiare il segnale wi-fi da qualce vicino nella zona. Impraticabile per mancanza di vicini di casa wireless.
2- Installare il router Fon a casa del vicino e spiegargli che mi è assolutamente necessario, quindi attendere che lui sia connesso in orari imprecisati del giorno, e cercare di carpire il segnale wi-fi stando molto vicino al muro di confine con la sua taverna. Complesso.
3- Studiare e lasciar perdere il computer. Molto, molto complesso.
4- Andare a studiare in aula studio, sfruttando la connessione wireless per saltuarie navigazioni al fine di scrivere qualcosa, leggere le news e la posta.
Secondo voi, quale opzione ho scelto?
P.S. In serata, a casa, con il Mac scollegato dal mondo ho rispolverato vecchi giochi Lucasfilm (primi anni '90...) e sono andato un po' avanti con Indiana Jones Fate of Atlantis. Ah...come si faceva una volta senza internet?
Martedì 29 Agosto 2006
Prende il via la
63° edizione del festival del cinema a Venezia.
Ma quest'anno dietro i lustrini si respira non più il sapore decadente di una città immobile nel tempo, ma il triste gusto di una lenta morte programmata.
Di giorno è impossibile passeggiare per Rialto, per le zone vicino a S.Marco, per l'Accademia e lungo la Strada Nuova, dappertutto vagano orde di turisti spesso organizzati in gruppi capitanati da guide più o meno improbabili.
Una volta gli abitanti si rifugiavano per le "sconte", le stradine, le scorciatoie, le calli strettissime e labirintiche dove i turisti avevano paura ad inoltrarsi.
Adesso li trovi ovunque, quasi irritati verso noi cittadini che li facciamo spostare per entrare nelle nostre case mentre loro bivaccano allegramente seduti sulla nostra porta d'ingresso.
Di fondo, per loro, siamo un semplice impiccio allo sviluppo di una città totalmente a misura di turista.
E' cambiato moltissimo da quando ero bambina.
E ogni tanto ho voglia di piangere seduta all'
Abbazia pensando che probabilmente i miei figli non muoveranno i loro primi passi su questi "masegni", in mezzo alla Storia.
Ci sono talmente tante cose da sapere sui piccoli luoghi di Venezia che non basta una vita per narrare le storie dei popoli che qui han trovato riparo.
Eppure non le racconta più nessuno.
Popolo di commercianti per definizione hanno deciso di ucciderci con le nostre stesse mani; tutti i soldi che girano a Venezia grazie al turismo serviranno ad ammazzarci.
L'ha scritto
Bianchin, pochi giorni fa, il nostro problema
non è l'acqua alta, a quella ci siamo avvezzi da centinaia d'anni.
Il problema di noi, pochi superstiti, è che contiamo meno del due di bastoni quando la briscola va a spade.
Se così non fosse non avrebbero rifinanziato la Grande Opera che qui nessuno vuole.
Grande Opera peraltro inutile e rischiosa per la città che verrà costruita e mai utilizzata per paura di qualche disastro causato da eventuali danni, vedete se non sono profetica.
Se così non fosse non ci terrebbero vincolati a Mestre.
Se così non fosse bonificherebbero Marghera e ne farebbero un nuovo polo commerciale invece di continuare ad avallare lo sciacallaggio turistico.
Basterebbe poco per invertire la tendenza, basterebbe pensare ai cittadini e non pensare a Calatrava.
Basterebbe incentivare chi investe su Venezia come luogo di vita, di produzione e di cultura invece che agevolare chi vende maschere fabbricate a Taiwan e vetri fabbricati in Cina.
Basterebbe investirci, soldi "puliti".
Eppure nessuno ha il coraggio di farlo.
E la sensazione è che il giorno in cui la mia generazione sarà abbastanza "adulta" per poter fare "davvero" qualcosa sarà troppo tardi.
Così m'appresto ad assistere per l'ennesima volta al Carnevale mediatico generato dal Festival, quel Festival che una volta aveva un nome e ora sta diventando un teatrino grottesco, dove i film migliori passano in sordina a vantaggio dei lustrini.
Finito tutto di noi si tornerà a parlare solo per mostrare i turisti giapponesi camminare scalzi nell'acqua alta.
E la morte continuerà a farsi strada lentamente.
Lunedì 28 Agosto 2006
A questo punto
stiamo tanto bene io e te
che non ha senso
tirar fuori i come ed i perché
Cerchiamo insieme
tutto il bello della vita
in un momento
che non scappi tra le dita.
E dimmi ancora
tutto quello che mi aspetto già
che il tempo insiste
perché esiste il tempo che verrà
A questo punto
buonanotte all'incertezza
ai problemi all'amarezza
sento il carnevale entrare in me
E sento crescere la voglia, la pazzia
l'incoscienza e l'allegria
di morir d'amore insieme a te
Sabato 12 Agosto 2006

Aprire un blog significa stringere amicizie che spesso vanno ben oltre il virtuale. Si leggono storie di persone, si apprendono particolari privati di vite altrui, si viene a conoscenza di tante cose che, nel tempo, costruiscono un puzzle significativo su chi scrive, facendolo sembrare un amico come tutti gli altri, di cui conosciamo i pregi e i difetti.
Così la notizia della morte di
Giorgio, giunta ieri così all'improvviso, mi ha profondamente scosso e turbato. Non ci conoscevamo di persona, a dire il vero ci saremo scambiati al più una decina di email, eppure lo sentivo vicino come altri perchè in qualche modo era entrato a far parte della mia vita. Seguivo il suo blog e apprezzavo, come penso voi tutti, i suoi interventi qui su Ciccsoft, ne coglievo l'ironia e la voglia di raccontare il mondo che lo circondava con simpatia ed energia. Di contro, sapevo della malattia contro cui combatteva da tempo, con discrezione e riservatezza, senza che le sue attività di sempre gli togliessero il sorriso di bocca. Giorgio, o
Frittole come qui si era soliti chiamarlo, lavorava a Tuttosport, e ricordo ancora la prima mail in cui si raccomandava di non rivelarlo su internet affinchè potesse occuparsi a suo piacimento di questo o quello sul blog, lontano dalla vita professionale. Amava l'indie rock e l'Australia, proprio come il suo amico
Abboriggeno, che proprio grazie a lui è diventato nostro lettore e poi buon amico e conoscente con il quale ho avuto modo di trascorrere piacevoli serate in giro per Bologna...
Impressiona oggi vedere quel blog abbandonato li, con un cartello di lavori in corso come a dire: tornerò, lasciatemi un attimo riprendere fiato. Come una stanza con il letto disfatto, una lettera da finire di scrivere sul comodino, un romanzo rimasto a metà lettura e una bottiglia di birra in frigo che presto sarà sgasata. Quando si muore, tutto resta li immutato com'era in quel momento. E allora sono un po' contento di aver incrociato la mia vita con la sua, almeno un pochino, in questi ultimi due anni. Le cose che ci ha lasciato scritte, anche in questo lido collettivo di pensieri, saranno sempre li quando vorremo rileggerle e tenere vivo il ricordo di una persona davvero in gamba cui non posso far altro che ringraziare immensamente per il suo spirito sempre combattivo ed allegro.
Buon viaggio zazzera bionda, se ne hai voglia raccontaci un po' com'è di là.
Giovedì 10 Agosto 2006
Ieri sera, uscendo di casa ho visto sotto il mio balcone in strada una piccola volpe, che aveva fregato dei fichi da un albero vicino. Vedendomi li ha abbandonati in terra ed è fuggita. Al ritorno, in piena notte, ho trovato tre cinghiali che si inerpicavano per la terra a fianco alla mia casa. Non ci si annoia mai qui sul Gran Sasso...
Giovedì 27 Luglio 2006

Questo blog, almeno nella sua parte ferrarese al quasi gran completo, si trasferisce alfin per le agognate vacanze estive. Da venerdì saremo in 5 a bighellonare in quel di
Torre Vado, perla del Salento, gioiello del leccese, preziosità della Puglia e refugium peccatorum de noantri. La parola d'ordine sarà
calette, la presenza di
Cagnazz è assicurata, nonchè quella del materassino "wwwmipiacitu" e dei dischi di Attimo che nessuno vuole mai sentire.
Se siete da quelle parti e ci volete venire a trovare, magari per una grigliata o una schitarrata sulla spiaggia fateci sapere entro venerdì all'alba qui nei commenti o in mail. Ci riconoscerete perchè saremo quelli con la gigantografia di
Fabio Grosso che spunta dalla macchina e ancora la faccia pittata dopo i festeggiamenti mondiali. Saremo quelli che cantano, tra una taranta e un taralluccio sulla barca di Baffetto a Gallipoli, popopopopopoooo... il solo unico grande inno dell'estate 2006.
Buone vacanze a tutti! Fate i bravi e non scassate le balle a chi resta. Poi con questa canicola...
Venerdì 14 Luglio 2006
Rendo partecipi i lettori del mio nuovo (vergognoso?) record personale. Ho da poco terminato di lavare la pila di piatti (40 minuti di passione), per la prima volta, dopo ben 7 giorni da quando mi trovo in casa da solo. Non era più fisicamente possibile proseguire: ogni tipo di stoviglia, pentola, padella, forchetta, coltello, cucchiaino, piatto era indisponibile pertanto stasera o si lavava o non si cenava. Attimi di panico ieri, quando si è riusciti a concludere per un soffio il sesto giorno ordinando una pizza ed utilizzando il solo coltello grande del pane, rimasto pulito, per tagliarla.
Sono un maestro dell'arte del risparmio sul lavaggio piatti. Ovviamente il trucco sta nel mangiare a casa solo la sera, e nemmeno sempre... un giorno vi spiego meglio.
Lunedì 10 Luglio 2006
Per i nipotini, per l'album dei ricordi, per raccontare al mondo intero, che finalmente anche noi c'eravamo. Ora sappiamo cosa significa, capiamo la felicità, abbiamo conosciuto l'emozione di gridare al cielo quattro volte
CAMPIONI DEL MONDO!Grazie ragazzi, un mese così intenso non l'avremmo davvero previsto e certo non lo dimenticheremo mai più! Un posto nella storia, un posto nel cuore!
Venerdì 7 Luglio 2006
Tutto ha inizio da una newsletter della Caritas cremonese contenente un appello per la raccolta di asciugamani e scarpe per i detenuti più indigenti del carcere della mia città. Solitamente non inoltro questo tipo di email ma poiché la ritenevo una giusta causa e d’estate molti decidono di disfarsi di roba vecchia mi sembrava utile farla girare tra i miei contatti che abitano nella zona. Questo era il contenuto della mail:
S.O.S. per i detenuti
Nuovo appello della Caritas Cremonese in favore dei detenuti del carcere di Cremona più poveri e privi di mezzi.
Servirebbero urgentemente scarpe da ginnastica e salviettoni.
Le scarpe da ginnastica devono essere nuove e i numeri richiesti vanno dal 39 al 45.
Le salviette possono essere anche usate, purché in ottimo stato e pulite.
Il “Progetto fratello lupo” non va in ferie e continuerà il suo lavoro a sostegno dei detenuti anche nei mesi estivi, la Caritas Cremonese desidera però augurare buone vacanze a tutti coloro che hanno sostenuto a vario titolo gli interventi in favore della popolazione reclusa.
Il materiale può essere consegnato direttamente presso gli uffici Caritas di Via Stenico 2/b a Cremona.
Per ulteriori informazioni contattateci al: 0372/35063
caritas@diocesidicremona.it
www.caritascremonese.it
Martedì 27 Giugno 2006

So che siamo in clima mondiale e che un post su una riflessione artistica non sarà molto considerato, ma sento lo stesso il bisogno di esprimere i miei dubbi e di ricevere pareri in proposito.
Studiando sociologia dell'arte, ho appena letto un paragrafo sul
quilting, l'arte delle trapunte. Questa attività è molto diffusa in America, nelle piccole comunità e si tramanda di generazione in generazione, viene svolta prevalentemente da donne, giovani e vecchie. Non ha nessuna velleità artistica, le trapunte servono per scaldarsi, ma uno dei più importanti sociologi dell'arte, le eleva a opere d'arte. Certamente differiscono dai quadri di Rembrandt o di Picasso, ma secondo lo studioso presentano molte affinità con alcuni pittori contemporanei.
Sinceramente non riesco a convincermi che una trapunta possa essere un'opera d'arte. Io amo l'arte contemporanea, mi affascinano gli artisti che usano oggetti quotidiano per le loro opere, ma dietro a una coperta non noto niente, l'unica domanda che può suscitare è: sarà calda? L'unica sensazione che può trasmettere è quella di calore. Basta per considerla un'opera d'arte?
Eppure appenderla al muro non è come appendere un quadro? Dopotutto nel Rinascimento non appendevano arazzi alle pareti? L'arte degli arazzi è famosa in tutto il mondo, nel castello Sforzesco di Milano un'intera sala è dedicata a questo tipo di opere. Cosa cambia tra un
arazzo e una trapunta?
Forse il disegno: associamo il primo a scene di caccia o a episodi della Bibbia, mentre nelle trapunte americane ci sono solo disegni geometrici. Ma anche artisti contemporanei usano disegni geometrici, per esempio Mondrian.
Ci sono tanti motivi per giudicare il quilting arte. Ma...
il dubbio rimane,
questo è arte?
Venerdì 16 Giugno 2006
Omaggio ai tempi d'oro del CasaLara e ai miei vent'anni.
Giovedì 15 Giugno 2006

Lo Zio, con le Forze dell'Ordine sulla strada, proprio non va d'accordo. Nonostante ciò, avendo la faccia da bravo ragazzo, la passa sempre liscia. Le Forze dell'Ordine adorano lo Zio.
Controllo 1: Polizia MunicipaleStato dello Zio: senza cintura
Reato commesso: appena sorpassato una macchina con doppia linea continua
Motivo reale della fermata: semplice controllo
Penalità: nessuna, in quanto la cintura viene messa appena in tempo mentre il Vigile raggiunge la vettura per chiedere i documenti.
Controllo 2: Polizia Municipale Stato dello Zio: con cintura, sonnolente dopo mangiato
Reato commesso: nessuno
Motivo reale della fermata: semplice controllo
Penalità: nessuna, ma ero ai limiti della data di revisione per pigrizia paterna.
Controllo 3: Carabinieri Stato dello Zio: con cintura, tasso alcolico superiore alla legge
Reato commesso appena prima: attraversato un incrocio deserto alle 4 del mattino con il rosso dopo aver controllato molto attentamente (semaforo inspiegabilmente ancora attivo)
Motivo reale della fermata: semplice controllo
Penalità: nessuna. Paura di cazziatoni: tanta.
Controllo 4: CarabinieriStato dello Zio: stanco morto, euforico per il proprio compleanno
Reato commesso: velocità superiore ai 50 in centro cittadino (65 km/h)
Motivo reale della fermata: semplice controllo
Penalità: nessuna. Paura di aver fatto qualcosa di male: sempre tanta.
Controllo 5: Polizia MunicipaleStato dello Zio: scazzato, senza cintura, capelli sporchi e barba incolta
Reato commesso: mancato allacciamento delle cinture, tentativo maldestro di aggancio delle suddette davanti ai vigili con paletta
Motivo reale della fermata: mancato uso delle cinture di sicurezza
Penalità: nessuna. "Vedo che ha un libretto universitario li sul sedile, quindi starà andando ad un esame. In bocca al lupo, però la prossima volta le consiglio di mettersele prima le cinture."
Sorriso. Io in realtà ero andato semplicemente a registrare un voto. E tornavo a casa.
Grazie comunque, prima o poi porterò una torta alla festa della Polizia.
Mercoledì 7 Giugno 2006
Ho finalmente dato l'esame che mi trascinavo in sospeso da Natale.
Hanno finalmente riasfaltato la mia via, che era più buche che non.
Non succedeva da almeno 16 anni, che io sappia.
Domenica 4 Giugno 2006
1) Il padre, insegnante di scienze presso il Liceo cittadino, partecipa come ogni anno alla partita di pallavolo di fine anno Professori-Studenti.
2) Uno studente filma con il cellulare alcune azioni salienti dell'incontro senza farsi notare.
3) Poichè amico della figlia del professore, le manda i filmatini via internet.
4) Il professore e la figlia si fanno grasse risate davanti al monitor riguardando gli spezzoni ricevuti.
Martedì 30 Maggio 2006

L'inverno è freddo, l'aria pungente penetra tra i sottili varchi della sciarpa e ti scarica addosso tutto il peso di un gennaio troppo lungo per vederne anche solo la fine. Eppure arrivano quelle due o tre orette dove inizi a picchiettare le mani in tasca, il tacco delle scarpe sussulta sul pavimento unto di birra, le note dei bassi si infrangono sugli scogli della tua malinconia e infilza la tua timidezza con un tridente sonico. La mareggiata diventa poi tempesta e inizi (con basso senso del pudore) a mulinare braccia e gambe. Un fenomeno tipico degli inverni metropolitani, dove esiste sempre un posto per riscaldare il tuo cuore "rock&roll". Poi capita che sugli alberi ricompaiano le foglie e le giornate si allunghino, la Natura sembra dirti che non hai più bisogno del rockettino per muovere il sangue nelle vene. Di fianco agli alberi rinvigoriti scorgi locandine minacciose, un susseguirsi di inaugurazione preoccupante, che ti fa sospettare che Madre Natura abbia in realtà siglato un accordo sottobanco con le discoteche della zona. L'estate si porta via il tuo adorato rockettino, democratici e ripetitivi accordi che fanno muovere chiunque, dal tamarro unz unz allo skaboy fino ad arrivare agli algidi ascoltatori di "buona musica". Irrompono drammaticamente sulla scena le discoteche all'aperto, che non so nelle vostre zone ma qui fanno l'autentica parte del leone per quanto riguarda la scena dei locali musicali, peraltro già abbastanza carente con il solo
Renfe a proporre qualcosa che non sia dance/house/lounge/bleaurch. Sono ambienti eleganti, esotici, sinuosi, luccicanti: ecco i
Giardini Sonori adagiati lungo la riva del Grande Fiume, ecco
Villa Selmi che si staglia nelle poetiche lande del Polesine, ecco il
Barracuda che morde il Lido di Spina. Il cielo stellato sopra di noi, attorno l'imporsi delle tendenze musicali, che si possono in breve suddividere nel filone house e nel tragicomico divampare del Latinoamericano, con corsi annessi (il rockettino invece fa ballare ippopotami e gazzelle, è democratico, per l'appunto). Ti ritrovi a questo bivio musicale, assetato di musica perchè è estate, è vita, ma nessuna delle due opzioni ti entusiasma, anzi, la voglia di proseguire dritto per i prati ti solletica. Dunque mi rivolgo a voi, giovani abitanti della Bassa, esiste un'alternativa a questo mesto scenario di "situazioni", come le chiamano i bravi pierre? Voglio il rockettino: non importa quale, che sia indie o commerciale, degli anni venti o sessanta, che sia laccato o spettinato, basta che sia musica e non "location", basta che sia anche d'estate, chè l'inverno è lontano ma io sento un pò freddo lo stesso.
Domenica 28 Maggio 2006

L'ultimo giorno suona sempre un po' come
[Yesterday]qualcosa di triste.
E' inevitabile: anche questo
ultimo giorno
da ventiduenne
mi suona un po' triste:
un altro anno se ne va.
L'ultimo giorno da ventiduenne.
Che importanza ha? Nessuna.
Il condannato conta
i giorni che lo separano
dalla fine.
L'ultimo giorno di libertà
l'ultimo giorno di vita
l'ultimo giorno di vacanza
l'ultimo giorno di lavoro.
L'ultimo giorno dell'anno.
Nel mio caso invece
non finisce mica nulla.
Domani avrò compiuto
concluso
finito
vissuto
un anno in più.
Cifra peraltro più simpatica di quella attuale
il ventitrè.
Sabato 13 Maggio 2006
Suscita scalpore e discussione al bar sotto casa e sui
quotidiani nazionali la scelta del
gazzettino di pubblicare la
foto del piccolo Hevan, bambino mai nato, morto nel corpo della madre, soffocato assieme a lei, in una buca.
Per mano di suo padre.
Non ci fossero le mani dai guanti blu a comporgli il corpicino potrebbe essere la foto di un qualsiasi altro bimbo appena nato, la pelle trasparente e un po' squamata. L'espressione "crucciata" dovuta alla pelle raggrinzita tipica dei neonati. La stessa di mia sorella la prima volta che si è addormentata tra le mie braccia, dopo un'ora di vita, la manina stretta a pugno attorno al mio indice.
Non c'è nulla di scabroso, di "pornografico" a dirla come Cacciari, in quella foto; è la foto di un bimbo cui non è stato concesso neppure il primo respiro, il primo vagito.Un bambino "tutto intero", perfetto, immobile con gli occhi chiusi senza averli mai aperti, come se dormisse.
Ed è questo forse che è difficile da accettare, la "normalità" di quel visetto, la sua somiglianza con quelli che sono i figli che dormono placidamente nelle loro culle, al riparo dalla follia. E posso capire il desiderio dei parenti, dei nonni, di far sì che quella creatura non rimanesse soltanto "il bambino che portava in grembo". La necessità di dargli un nome, di mostrare il suo volto.
Perchè nessuno potesse mai definirlo "soltanto un feto".
E, personalmente, mi ha dato più fastidio leggere per la millesima volta la ridicola parola "monabomber" di quella semplice foto, pura, pacifica, con i soli guanti blu sullo sfondo ad indicare la tragedia.
Era un bambino, aveva diritto quantomeno ad un'identità visto che la vita gli è stata negata.
Venerdì 12 Maggio 2006
Ecco, lo sapevo che combinavo qualche pasticcio, da inesperto che sono, però l'ho fatta più grossa di quanto non pensassi. Quello che vedete qui sopra è un programmino che sincronizza la rubrica degli indirizzi del computer con quella del telefono cellulare. Ebbene, circa un'ora fa, sbagliando clamorosamente comando, ho permesso che mi
cancellasse tutta la rubrica del telefonino per sincronizzarla con quella del Mac, ancora vuota di numeri di cellulare. In soldoni:
ho perso 260 numeri e contatti che avevo in rubrica del telefono, compresi ovviamente tutti i vostri. Ho già meditato di saltare dalla finestra, ho già urlato svegliando il parentado. Ho già contato fino a 134 per mantenere la calma. Ho tirato un profondo respiro, ho bevuto un grosso bicchiere di vodka del discount.
Ecco, fatto tutto ciò, incazzato come una iena con me stesso,
rivorrei i miei numeri e so che c'è poco da fare ahimè, se non chiederli uno ad uno in giro cercando di fare mente locale su persone conosciute che avevo in rubrica.
Allora siate gentili suvvia, voi che leggete e mi conoscete di persona, o anche se non mi conoscete di persona ma avete il mio numero, o anche se non avete il mio numero e volete darmi il vostro per solidarietà,
fatemi la cortesia di inviarmi una mail, un sms, un segnale di fumo, una letterina di carta, QUALCOSA per notificarmi nuovamente il vostro numero (sia di cellulare che di casa, se lo usate). Vi ringrazio e vi abbraccio tutti, ad uno ad uno a mo' di Presidente della Repubblica.
Per tutti gli altri, è stato bello avervi conosciuto, spero di incontrarvi per strada, magari al mercato del venerdì. Io comunque abito sempre lì, casomai vogliate passare a trovarmi. Torno a strappare le fodere del divano trattenendo le lacrime.
Venerdì 14 Aprile 2006
Non me ne frega niente se, chi ne ha il potere, mi sbatterà fuori dalla blogsfera con un mandato firmato da G.Neri e B.Gates. Non ce la faccio più a trattenermi: questo blog, da un mese a questa parte, fa letteralmente cagare. Quando mi collego ho la stessa sensazione di accendere la tv per guardare un programma di tribuna politica. Il degrado di questo blog è coinciso con il culmine della campagna elettorale, che ha mandato in ebollizione le menti dei più creativi blogger di questo sito. Il mondo (Ciccsoft) è bello perché è vario, ora non lo è più. Ho sempre saputo che i creatori e i più influenti collaboratori del blog sono di sinistra, non ho mai avuto problemi con questo, anzi. Io non ho un’idea politica fissa e inamovibile, come invece sembra avere l’elettore medio e pure tutti voi. Lo avete ammesso in tanti: l’ultima chiamata al voto ha evidenziato che in questi 5 anni non è cambiato nulla, chi aveva votato un partito si è ripetuto. Come se non bastasse, avete dimostrato di non essere per nulla obiettivi nel giudizio. Avete avversione verso ogni gesto e parola, anche se giusta, proveniente dalla "sponda destra". Mancate di rispetto a chi la pensa diversamente da voi, addirittura lo aggredite. Oppure arrivate a censurare, in un impeto di rabbia mista a delusione, chi scrive una scottante verità. Chiedere scusa non ha affatto senso, se non si lascia la possibilità di commentare l’accaduto. TheEgo, veramente, sei stato codardo, oltre che scorretto.
Quindi ora propongo tre possibili soluzioni, il tempo dimostrerà quale strada avete scelto:
1) vi rendete conto che le elezioni sono finite, che Prodi ha vinto per il rotto della cuffia e governerà con millemila difficoltà, difficilmente durerà 5 anni; la vostra mente si libererà dall’ossessione politica, permetterete a chiunque di esprimere la propria opinione, riprenderete a scrivere cose più interessanti o se non altro di altri ambiti della vita;
2) continuate su questa strada, perdendo utenti, credibilità e reputazione;
3) applicate lo stemma del centrosinistra accanto al banner Ciccsoft, proibite di scrivere post/commenti contrari alla vostra opinione, almeno sarà chiaro cosa aspettarsi da questo blog; dopodichè io faccio armi e bagagli perché con la lama alla gola non ci so convivere.
Lunedì 10 Aprile 2006

Manco fosse la finale dei mondiali, al quartier generale di Ciccsoft qui a Ferrara abbiamo cominciato il training autogeno per sopravvivere alla nottata di attesa spasmodica. Il CdA si è riunito simbolicamente questa sera per la proiezione del film
"Aprile", di Nanni Moretti, cui è seguita una attenta lettura di tutti gli speciali dei quotidiani online e degli editoriali di oggi.
Con l'aiuto di un foglio di calcolo di Excel abbiamo comparato i dati di affluenza del 2001 con quelli attuali riportando le ore di voto in proporzione a quelle dell'epoca, poi abbiamo studiato a fondo gli orari degli exit poll e delle proiezioni di domani pomeriggio. La copertura mediatica completa di ogni canale è stata stampata ed è pronta per essere seguita fedelmente fino a che tutto non sarà compiuto.
Domani, dalle ore 15 in punto, al quartier generale di Ciccsoft, amici e aficionados seguiranno i risultati con la seguente dotazione:- tv color 15'' per fare zapping selvaggio tra le varie dirette televisive
- tv b/n 5'' fisso su un programma di analisi filosinistroide
- tv b/n 5'' fissa su Emilio Fede o programma di analisi filodestroide
- computer fisso con connessione di rete per seguire le dirette di Repubblica.it, Corriere.it, Ansa e i vari blog di informazione
- computer portatile wireless per scambiare pareri con amici e conoscenti via messenger e chat
- ampia dotazione di telefonini per scambio selvaggio di sms con pareri sull'andamento dello spoglio
- ampia dotazione di quotidiani del giorno per ingannare l'attesa leggendo articoli inutili
- bandierone tricolore
- adesivi "Fiero di essere coglione" e dell'Ulivo in distribuzione gratuita ai partecipanti
- cassa di birra familiare
Se siete nei paraggi e volete unirvi a noi...siete i benvenuti! Tentiamo ora di andare a dormire. A domani.
Sabato 18 Marzo 2006
It's a beautiful day
The sun is shining
I feel good
And no-one's gonna stop me now, oh yeah
It's a beautiful day
I fell good, I fell right
And no-one, no-one's gonna stop me now
Mama
Sometimes I fell so sad, so sad, so bad
But no-one's gonna stop me now, no-one
It's hopeless - so hopeless to even try
(Queen - It's a beautiful day)
Lo scrivo qui, ad imperitura memoria, senza che per molti abbia un particolare significato e senza pretendere di spiegare nulla, ma il sottoscritto oggi è la persona più felice del mondo. Ed esce da un periodo mica facile come non se ne vedevano da tempo... è primavera finalmente.
Martedì 14 Marzo 2006

In merito alla tua decisione di
autosospenderti da tutte le tue collaborazioni in giro per la rete, non possiamo che prenderne atto augurandoti ogni bene. Sperando in un tuo futuro ripensamento penso sia inutile ricordarti che qui sei sempre ben accetto e le chiavi di casa le hai quindi potrai andare e venire liberamente. Ringraziandoti inoltre per la tua preziosissima collaborazione e per la tua partecipazione al dibattito su tanti temi importanti su queste pagine, ti auguro ogni fortuna per la tua scrittura che, ne sono sicuro, ti porterà in alto prima o poi; anche se è noto che non si campa granchè di sole lettere, almeno riempiono l'anima, calmando ed appagando tantissimo lo spirito.
Stai bene, Eugenio.
Mercoledì 8 Marzo 2006
Otto marzo.
L'ennesimo otto marzo in cui la mattina manco mio padre mi ha fatto gli auguri.
Ogni tanto penso che avrei bisogno di sentirmeli fare tutti i giorni gli auguri.
La mattina quando mi alzo vorrei che qualcuno mi ricordasse che esisto a rendere più bello il racconto del mondo.
Può sembrare stupido ma non lo è.
Sono una donna, sono un trattore se mi ci metto, un segasso come si dice qua a Venezia.
Ho un mio lato femminista, con tanto di zoccoli e gonnellone fiorato, ma senza che questo entri in contraddizione con le mie fragilità. Col mio essere e reagire sempre e comunque in maniera emotivamente diversa rispetto ad un uomo.
Ci si vende anche nel 2006, ci si vende ovunque con un sorriso, con il dover subire quelle umiliazioni che i nostri nonni avrebbero considerato affronti.
Vendersi è anche rinunciare a una parte di se stesse in nome di una nuova convenzione sociale che ci vuole più "aperte", tollerare col sorriso. Subire gli altri che vorrebbero che le mancanze di rispetto fossero normalità, perchè oramai si usa così, è il modo comune di pensare.
Qualcuna delle persone che ho accanto forse mi rispetta come persona.
Nessuno come donna, nella mia diversità.
Martedì 28 Febbraio 2006

Ho passato settimane in cerca di un argomento interessante per il mio post, ho pensato a un testo sull'idea di bello oppure sulle tecniche museali, ma niente suscitava nella mia mente un barlume di ispirazione.
Ho il blocco della scrittrice!
Dopo soli quattro post ho già esaurito gli argomenti? Sono una comunicatrice inefficace, un'aspirante giornalista o critica d'arte senza una straccio di possibilità!
Il computer mi guarda, aspettando... attende le mie indicazioni, le dita sono pronte a digitare sulla tastiera testi interessanti e accattivanti, i libri sugli scaffali sono pronti per essere consultati in vista di eventuali dubbi; ogni cosa è al suo posto, ma qualcosa non va...
Ogni volta che inizio a scrivere qualche pensiero, mi blocco dopo poche righe. Il testo non mi piace, mi sembra banale e non sono sicura delle argomentazioni che adduco.
E intanto in computer mi guarda e la pagina word, dove di solito digito la prima stesura dei miei post, rimane completamente bianca o al massimo si riempie di una frase inconclusa.
Allora inizio a pensare, a riflettere, cerco un'immagine che mi possa ispirare, ma la mente rimane inesorabilmente vuota.E' in questi momenti che comprendo come si deve sentire un artista o uno scrittore, mentre guarda il lavoro che deve finire senza ispirazione, senza avere la forza di concluderlo. Io per fortuna non provo neanche la metà della loro disperazione, gli scrittori e gli artisti hanno bisogno della loro arte per vivere, per me tutto questo è solo un piacevole hobby.
Tuttavia neanche di fronte alla spensieratezza di un passatempo riesco a scrivere a comando, a questo punto non posso che chiedermi come potrei mai fare la giornalista.
Non sono mai stata una macchina, anche a scuola avevo difficoltà a comporre i temi, mi mancava sempre l'ispirazione e mi rendevo conto di quanto il lavoro definitivo fosse nettamente inferiore alle mie capacità.
Tralasciando i miei problemi di scrittura a comando, ho deciso di interrompere il mio silenzio e giustificare in qualche modo l'assenza dei miei post con queste poche righe. Spero che coloro che si erano interessati alle mie meditazioni mi possano perdonare.
Intanto per non farvi dimenticare il mio amore per l'arte ho inserito come immagine
La contrarietà del pensatore di Giorgio De Chirico, sommo pittore metafisico, per il quale Ferrara fu molto importante.
Tornerò presto...chissà forse proprio con un post sulla metafisica.
Penserò e cercherò di mettere in movimento questa mente pigra e svogliata.
Domenica 26 Febbraio 2006
Speravo tu esistessi però non immaginavo tanto.

Lei avrebbe giurato che non sarebbe stato in grado nemmeno di farle un caffè tanta era la fiducia che riponeva in lui. Effettivamente dopo aver riempito troppo l'acqua nel bricco aveva rovesciato anche un certo quantitativo di moka sul mobile della cucina cercando di pulire il tutto goffamente per non farsene accorgere. Riuscito nell'impresa non aveva osato assaggiare nemmeno una goccia della nera bevanda bollente da lui prodotta. Voleva rendersi utile in qualche maniera dimostrandole quanto le volesse bene e cercando di essere propositivo e gentile nonostante per sua natura lo fosse di rado. Probabilmente si stava dimenticando cosa volesse dire a m a r e. Era passato troppo tempo dall'ultima volta in cui aveva a m a t o qualcuno e il suo cuore si stava inaridendo ogni giorno di più. Lei intanto si era già infilata in doccia, gustandosi gli schizzi dell'acqua calda che le donavano calma e serenità come un abbraccio tenero e dolce in cui perdersi. Sarebbe rimasta là sotto per ore avesse potuto fermare il tempo per gustarne ogni momento.
- Da dove viene tutta questa dolcezza? - gli aveva chiesto di striscio
- Amare è un gesto nobile e puro. Richiede dedizione e calma, affinchè ogni suo più piccolo gesto non sia sprecato invano nella foga. - spiegava calmo lui.
Gli occhi della ragazza erano pieni di comprensione e di sincero stupore. Annuì leggermente con il capo e lo strinse forte a se'.
- Sei uno dei miei "per sempre". Lo sai?
- Sono un ragazzo fortunato. E ora lascia che mi perda nei tuoi occhi per un po'. Non dire niente, non fare niente. Lasciamoci trascinare via lontani senza un perchè, senza un motivo.
Poi la guardò a lungo sorridere, corrucciarsi, stringere i dentini mentre lo fissava con quell'aria buffa. Non trovava le parole. Non gli riusciva proprio di scendere a compromessi con la sua timidezza. Dio, quant'era irritante quando faceva così!
A ricordarlo ora gli viene da sorridere. Dev'essere stato li che è cominciato tutto. O forse era qualcosa che era chiaro da prima. Come in quella notte di mezz'estate dove si salutarono dopo aver contato le arcate della vecchia chiesa. O come quella volta sotto la pioggia dove lei piangendo lo tirava per la giacchetta.
- Non partire, ti prego. Non ora!
Non era ripartito mai più, a pensarci bene.
Lunedì 6 Febbraio 2006
Voi pensate quello che vi pare, ma da oggi in poi quando mi chiederanno “Come sei?”, io risponderò: “Mah, da piccola
somigliavo a
Jodie Foster (e non solo), da grande invece somiglio ad
Ava Gardner (e non solo). Ah, e sia da piccola che da grande ho una vaga somiglianza con John Belushi, mica pizza e fichi!”.
Se anche voi avete la certezza di somigliare a qualche famoso, ma non riuscite a decidervi a chi somigliate di più, andate nel sito
Myheritage.com, che scannerizzerà una vostra foto (con la faccia presa di fronte, e bene in vista) e vi dirà a quale vip somigliate.
Per me, sapere di somigliare a Jodie Foster & Ava Gardner è stata
una consolazione. Non ci provate se pensate di somigliare a Naomi Campbell, ché potreste ritrovarvi un 100% di somiglianza con lo Whoopi Goldberg, e allora son delusioni grosse…al massimo se non siete soddisfatti potete sempre sfogarvi
qui! [
istruzioni per l’uso, ma non credo che vi servano]
Martedì 17 Gennaio 2006
Dovete sapere che alle elementari nel giornalino della scuola la sottoscritta era colei che rispondeva alle letterine degli studenti, la rubrichina si chiamava "lettere a Topazia" e buona parte degli iterventi mi arrivavano infilati sotto il banco, in forma anonima.
Alle medie tenevo la posta del cuore sullo "Stonato", il giornalino creato come antagonista all' "Intonato" all'interno della scuola media annessa al conservatorio.
Al liceo scrivevo cose divertenti, dedicando i miei rarissimi sprazzi d'ironia ad "Appunti Tardivi", la posta del cuore all'epoca non avrei mai avuto il coraggio di proporla.
Adesso sono (si fa per dire) all'università, e non ho più giornalini da imbrattare, però ho un blog.
Uno
nuovo di zecca a voler essere precisi.
Il punto è che mi mancano le richieste dei blogger per poter inaugurare una rubrichina domenicale sulla posta del cuore. Suvvia, non siate timidi, vi ho anche creato un indirizzo mail (
lapostadirachele@gmail.com) dove potrete confessarmi cosa vi affligge e richiedere il mio consiglio. Ovviamente anche su questioni non inerenti alla sfera sentimentale. Vi serve una ricetta?, Sognate d'imparare a lavorare all'uncinetto?, Avete bisogno di consigli per gli acquisti di quasiasi tipo?. Ecco, in quel caso
scrivetemi.
L'anonimato è ovviamente disponibile su richiesta.
Dai, su, su, aspetto le vostre letterine...
Mercoledì 11 Gennaio 2006
Da qualche giorno tendo a riferimi a
Sharon col termine
"la melanzana", la cosa ha i suoi lati imbarazzanti, perchè la reazione più comune sostanzialmente è un ghigno seguito da un
"ben gli sta a quello sporco assassino", con tutte le variazioni sul tema (sui blog, con le debite differenze di stile
qui,
qui e
qui).
Ci sono momenti in cui diventa estremamente difficile dire che a te in realtà dispiace profondamente che quell'uomo sia ridotto in quegli stati anche se si può dire non abbia mai occupato la top ten dei tuoi personaggi preferiti, anche se da adolescente ti sei ritrovata in qualche frangente ad associare la parola fascista al suo nome, anche se poi, cresciuta, spesso avresti voluto sentirgli dire altre parole, prendere altre decisioni.
E' stato un
soldato, e si sa che i soldati comunque sia si sporcano le mani.
E' stato
(tornerà ad essere?) un
politico, e si sa che anche i politici comunque sia si sporcano le mani.
Ha fatto delle scelte, faticose, atroci, sorprendenti, semplici, dolorose, lungimiranti, ottuse che siano state. E non le ha fatte per sè, ma per un popolo complesso, in un situazione difficile, su cui nei prossimi giorni verranno sparse da ogni dove fiumane di parole lacrimevoli in occasione della Giornata della Memoria anche da chi si augura in cuor suo che Israele sprofondi con tutti i suoi abitanti. Ma si chiama essere politically correct, ed è un male tipicamente italiano.
Ha scelto.
Non poteva rimanere fermo a guardare cosa succedeva, giusto per vedere se senza far nulla iniziavano tutti ad andare improvvisamente d'amore e d'accordo.
Il confine tra giusto e sbagliato sa essere in certi casi periglioso e troppo sottile per potersi permettere certi toni. I perchè di certe scelte rimarrano per lo più oscuri alla moltitudine, forse perchè la moltitudine non avrebbe il coraggio di prenderle, forse perchè il concetto di "
necessità" varia da individuo ad individuo, forse perchè è solo più facile ergersi a censori delle scelte altrui, nel bene e nel male.
Sono punti di vista.
Ed i fatti non contano perchè la Storia insegna che non tutti gli assassini sono uguali, nel trionfo del cerchiobottismo e della faziosità insita nell'animo umano,
"tutte le cose sono giuste, ma alcune sono più giuste delle altre", l'istinto di prevaricazione è troppo forte.
Difendersi non è facile.
Mi spiace il clima generale che sta prendendo questo mondo, da qualsiasi punto mi volti a guardarlo.
Venerdì 6 Gennaio 2006
1. Sono maniacale nella cura degli oggetti, in particolare quelli tecnologici. Mi premuro di non appoggiare su superfici ruvide telefonino o Ipod che si graffiano, non faccio mai cadere nulla, non lascio che prendano troppa polvere o si sporchino (come certe tastiere del pc che ho visto da qualche cliente che facevano senso a toccarle), e li tengo in perfetto ordine. Idem per i libri, che non allargo mai nella lettura fino a sbracarli completamente, o nelle riviste, che mantengo nella libreria senza pieghe o ritagli di sorta.
Al contrario camera mia assomiglia ad una topaia, non ho alcun rispetto per il mio letto, perennemente invaso da vestiti e disfatto, per i miei cd, buttati ovunque e impilati senza custodia per mesi, e ciò che è peggio seppellisco nel caos roba altrui, dimenticandomi dove sia finita quando è ora di restituirla.
2. Quando sono seduto alla scrivania non riesco a vincere la tentazione di fare refresh sulla home page di Repubblica.it per leggere le ultime notizie una volta ogni dieci minuti...
Sabato 31 Dicembre 2005
Ho preparato tutto, credo. Un altro anno sta per lasciarci e la malinconia mi coglie puntuale come sempre sulla soglia di una festa che non riesce proprio ad essere augurale per un anno ancora da scrivere, bensì un addio a ciò che certamente è già successo. Sono sempre un po' restio agli addii, di qualunque tipo. Mi impressionano le morti illustri. "Come faremo senza quell'attore? Come sarà il mondo senza quel cantante? Senza quel politico così carismatico?" Mi fanno spavento pensieri come "questa è l'ultima volta che..." oppure l'idea di una persona conosciuta che parte e non incontrerai mai più. Un po' come i parenti che invecchiano, lo sai benissimo che non sono eterni, ma li vedi appassire mano a mano, tra gli acciacchi dell'età e la memoria che va a ramingo lasciandoti perplesso ad osservare come tutto vada lentamente peggiorando con il passare degli anni.
E allora oggi è uno di quei momenti topici dove tutto è per l'ultima volta del 2005. L'ultimo pranzo, l'ultima dormita, l'ultimo giro in centro, l'ultimo post dell'anno. Come se di punto in bianco finisse tutto teniamo mentalmente conto dell'ultima di ogni cosa come un condannato a morte. Fortunatamente arrivano le prime immagini festose dall'Australia: di là è già 2006. Allora si va avanti, non finisce nulla. Bene.
Però in qualche modo dobbiamo archiviarlo questo DUEMILACINQUE. Metterlo nel cassetto con gli altri, sperando mantenga tanti bei ricordi nella mente, il più a lungo possibile. Ho preparato tutto, dicevo.
Una scatola grande di cartone grezzo colorata di bianco. Ho scritto a grandi cifre 2005 sul coperchio con una vernice nera. Sembra una di quelle cose chic di Calvin Klein ma io so che conterrà cose ben più preziose. Ho cominciato a girare per la casa radunando oggetti, frammenti, ricordi, appunti, scampoli di vita formato a4, cumuli di bit abbandonati in una folder di sola lettura, per riversarli nella mia scatola.
Vi ho riposto un grande narghilè alla liquerizia, un guanto blu, una giacca nera, un paio di occhiali Ufo, una camicia hawaiana, un tuffo nel lago, un disco funky, un materassino azzurro e una chitarra, una spilletta, una maglietta firmata da te. Vi ho riposto una foto bellissima, un concerto memorabile, una cena tra amici, una festa festosa, una canzone stonata, un cappottino rosso, un film in macchina, tante ore di ipod condivise. Un giornalino, un disco con la palma, un bacio a mezzanotte, un'emozione rubata, un esame insormontabile, un libro dalla copertina nera, una notte di mezza estate, una festa, il regalo più bello che si possa ricevere.
E questo è quanto mi viene in mente così su due piedi, nell'ultimo giorno dei 365 che devo scandagliare. Il resto lo tengo a mente da me. Quanto all'anno che sta arrivando, basti dire che porterà con sè i Mondiali di calcio e le elezioni politiche e, Dio non voglia, altra miseria ed orrore sparso per il mondo. C'è di che scrivere e riempire pagine e pagine di Storia e la cosa mi emoziona e spaventa al solo pensiero.
A me basteranno due cose a farmi felice, e non c'è vittoria dell'Italia ai mondiali o sconfitta di Berlusconi alle politiche che tengano. Nella mia scatola n°24, tra un anno, vorrei trovassero posto:
- Quel pezzo di carta di ormai poco valore
- Te.
E' una vita che ti aspetto.
Ti ritrovi la notte tra il trenta e il trentuno a tracciare bilanci, raccoglierti nei tuoi pensieri, chiederti se sei reale, se esisti.
E' il momento in cui avresti bisogno di rassicurazioni, ed invece arriva lei, al malinconia, a sussurrarti all'orecchio tutti i dubbi del mondo.
A dirti che non è cambiato nulla, che nulla cambierà, che non sei nulla.
Hai sempre pensato che il Capodanno non fosse tanto la fine dell'anno vecchio, quanto l'inizio di quello nuovo, che è la stessa cosa, ma anche no.
Ho sempre pensato fosse importante iniziarlo con le persone giuste accanto, l'anno nuovo.
Arrivata a stasera posso dirlo.
Potrò essere ovunque domani.
Non sarà mai lo stesso.
Domenica 25 Dicembre 2005
La tavola lunga, enorme, che da un capo all'altro non ci si vede.
Il primo Natale di tua sorella, i cuginetti.
C'è stato un periodo in cui avevi temuto che per vedere nuovamente il sorriso di un bambino rallegrare la tavola avresti dovuto farlo da te, ed invece nel giro di sette anni eccoli là, quattro piccoli puffi sorridenti. Due su quattro col tuo stesso sorriso dai denti larghi, cosa potresti desiderare di più?
Le corse per finire i regali ai parenti, iniziati alle 14:00 del 24 e finiti alle 18:30, per qualche strano caso gli amici erano già tutti a posto da settimane, anche quelli che non sai quando rivedrai.
E "quel" regalo, il più importante di tutti, che ti hanno requisito fino all'ultimo per tenerlo in vetrina da tanto era bello. Quasi ti sei rotta il polso per riuscire a trascinare quella Minni più grande di te fino a casa.
La cena, con la consapevolezza che quella famiglia così numerosa non era scontata, una famiglia allargata che ha accolto nel suo grembo mariti, consuoceri, cognati e tutti coloro che negli anni han desiderato farne parte. Col sorriso sulle labbra e tanti piccoli pacchetti disseminati sotto l'albero. Quest'anno talmente tanti da invadere tutto il salotto.
E le incursioni al ristorante sotto casa per farsi prestare un po' di sedie, che più di quindici qua in casa non ne siamo riusciti a trovare, e gli zii a fare le incursioni di nascosto, a portare regali e nasconderli nel magazzino per inscenare l'arrivo di Babbo Natale.
E Tobia, il figlio della cugina più enigmatica e preferita che la sorte mi abbia riservata, anche se in realtà sarebbe cugina della mamma, ma la famiglia non è il sangue o il grado di parentela. La famiglia è.
Tobia per uno strano caso del destino pare abbia ereditato la mia bocca, il mio modo di sorridere. E' piccolo, legge e parla forbito, ha occhi che sanno rattristarsi e gioire per piccole cose, è bellissimo e dolce, "sente", va oltre. E mi ricorda me da bimba, che volevo sentirmi parte dell'organizzatissima macchina familiare, anche solo coi lavoretti di pongo regalati ad ogni componente della famiglia, la poesia o la canzone declamate sulla sedia, il maglione rosso.
Ho passato la sera a guardare la mia numerosissima e chiassosa famiglia. Ho corso per vedere dov'era Babbo Natale, mi sono commossa nel vedere mia cugina felice che avessi preso per il mio cuginetto "il piccolo principe", un giorno lo regalerò anche alla sua sorellina, quando saprà leggere. Perchè è un libro speciale, e ognuno deve avere il suo.
Mi sono commossa nel vedere la miriade di pacchetti, e la famiglia riunita attorno all'albero a scartare, ridere. E la consapevolezza che da bambina non avevo che nulla è eterno, e che il ritrovarmi a festeggiare il Natale dopo ventidue anni con molti più acquisti che perdite fa di me una donna fortunata. In altre famiglie le feste non sono così, lo so.
E la commozione è rimasta, mi ha accompagnato fino ad ora, e se possibile è cresciuta.
E non ho altro regalo da chiedere a Babbo Natale che l'anno prossimo ci sia la stessa formazione sotto l'albero, o al massimo qualcuno in più.Per avere un altra foto da incorniciare, di me, la "bambola di porcellana", con i capelli raccolti, la pelle bianchissima e le orecchie da elfo, seduta tra i bambini, felice.
Tu non festeggi il Natale, non credi nel Natale.
Natale è la famiglia.
Sabato 24 Dicembre 2005
Posto che a Natale c'è uno scambio di regali che i regali vanno presi impacchettati poi li metti sotto l'albero. Posto che il problema principale è procurarsi dei regali non importa cosa prendi l'importante è che li prendi. Provo a non ridurmi all'ultimissimo momento 24 sera 19 e 29 negoziante, stai chiudendo. Mi accontento di qualunque puttanata una maniglia colorata, un porta spilli, un portafoglio, un portafiglio,una cagata...qualcosa.
(Elio e le storie tese - Baffo Natale)
24 notte: reduce da un'ultima (?) cena natalizia che non mi ha consentito di palesarmi in tempo utile ad un'altra festa di cui sarei dovuto essere l'aiuto organizzatore, nonchè responsabile del dj-set. Pessimo proprio. E deve ancora cominciare l'ambaradan di questo nuovo Santo Natale. Mi ritrovo a quest'ora a tirare un attimo di respiro provando a raccogliere le idee e a fare mente locale. Qualcosa mi dev'essere sfuggito di mano e gli eventi devono aver preso il sopravvento sul mio cervello, impedendomi di organizzare razionalmente il tempo concessomi e incastrandomi in ogni cosa sia stato possibile fare nel giro degli ultimi 22 giorni. Per dirne una: ho fatto l'albero di Natale soltanto oggi pomeriggio, a poche ore dall'Evento. Che poi uno dice, vabbè che ti frega dell'albero. Ma chi mi conosce sa quanto ci tenga in realtà alle tradizioni e a questi simboli che scandiscono da generazioni il tempo e le ricorrenze in cui ci si ritrova con vecchi amici e parenti per brindare in compagnia.
E i regali? In alto mare. Diciamo che ci penso a partire da domattina. Il che significa, se la sveglia sarà probabilmente non prima delle undici, avere a disposizione circa otto nove ore per escogitare un modo di accontentare mogli e buoi con qualche gingillo inutile da mettere sotto l'albero. Che tolte le ore di coda e quelle per trovare parcheggio diventano drasticamente
due.
E tutto il resto? Un blog su cui hai scritto quasi mai nell'ultimo mese, rincasando sempre ad orari assurdi con tutto per la testa tranne che un'idea per scrivere. Un sito cui collabori che ti paga per oziare facendo i tuoi porci comodi. Un professore in attesa che ti sottoponga al suo insindacabile giudizio per chiudere un esame rimasto in sospeso da un paio di settimane. Un esame da preparare per gennaio di sana pianta. Una ragazza che ti rincorre ormai da due mesi, cui non hai fatto altro che rimandare e chiedere venia se. Un paio di siti da terminare il prima possibile. Un template promesso a settembre e non ancora realizzato. Una visita ad un'amica accordata tre mesi fa. Un salto all'Ikea per prenderti una poltroncina per la camera. Un post da scrivere che tieni in serbo da ormai oltre un anno e non hai ancora avuto voglia di buttare giù. Un'intervista sfiorata ma non realizzata al gruppo chic del momento. Duecento dischi da copiare. Una dozzina di film da vedere. Un bel po' di cinema arretrato da recuperare con le seconde visioni.
E soprattutto:
un senso, perduto già a 22 anni, di questo Natale alle porte che arriva all'improvviso e ti coglie impreparato e un po' spaesato. Il salutare amici e amiche augurando
Buon Natale alla stessa piatta maniera con cui si dice
ciao tutti i giorni. Il sentirsi un po' stanchi, cercando un momento di tranquillità per se stessi e il rincorrere gli eventi dimenticando l'ardore e il significato del 25 dicembre che tanto ti appassionavano giusto qualche anno fa. Il rendersi conto insomma, di non aver fatto nulla di buono per affrontare il Natale alle dovute maniere. Allora facciamo che per quest'anno salto. Festeggiate voi e poi raccontatemi com'è stato. Mi limiterò ad abbuffarmi come impone il copione, a scartare regali (?) e a trascorrere un po' di tempo con i parenti giocando a tombola e mangiando panettone. Non passo dal via, pesco una carta e tiro i dadi, rimandando al prossimo turno e cercando di prepararmi per tempo dandomi una regolata una buona volta.
Lunedì 19 Dicembre 2005
di Viss
Le poste in questo periodo sono intasate.
Se spedisci una raccomandata ti telefonano che non è ancora arrivata e il postino ti dice che è Natale.
Bigliettini di auguri.
C’è ancora chi spedisce bigliettini di auguri che acquista con cura con un certo anticipo e poi compila con una grafia leggermente inclinata e piena di riccioli non dimenticando mai un augurio particolare al piccolo caio. O tizio. O sempronio. Purchè sia piccolo.
Qualcuno addirittura manda ancora la foto di famiglia o quella del piccolo caio, o tizio o sempronio, che con la sua faccia paffuta invia gli auguri agli amici e i parenti.
Come le segreterie telefoniche delle neo famiglie: Maria, Giuseppe e Gesù non sono in casa o non possono rispondere, lasciate un messaggio dopo il segnale acustico e vi richiameremo appena possibile.
Sabato 17 Dicembre 2005
E ti ritrovi davanti alla tastiera, sulle note di una canzone che faresti a pezzi se solo non l'amassi così tanto.
E' il momento in cui ti viene voglia di chiamare qualcuno, ma alla fine rinunci, troppe cose da dire, troppe spiegazioni da fornire, non ce la fai, semplicemente, non ne sei in grado.
Vedi la luna dalla finestra della tua camera da letto vuota, cerchi di non pensare alle pareti bianche, al pavimento pianco, a questa casa vuota che sa d'ospedale, che ti trasmette solo freddo, e freddo, e freddo. Quello che nessun maglione riesce a scacciare.
Cerchi di non pensare a tutte le tue domande senza risposta, cerchi di non pensare e basta. Provi anche a non piangere, ma non è che ti riesca particolarmente bene.
Pensi che il gioco è semplice, tu non esisti, e sei oramai quasi un ricordo sbiadito, così evanescente che basterebbe un soffio per spazzarti via, l'hai sempre pensato alla fine, ci sono le persone fatte per restare e quelle destinate a volare via. E tu l'hai sempre saputo che dietro la tua solidità c'era un filo esile e sottile che ti legava a una terra. Che non esiste, come te.
E non riesci a non sentirti un fallimento totale, e non riesci a non pensare "se solo valessi un po' di più...", e non riesci a far finta che tutta la stanchezza che senti nelle ossa non esista.
Nessuno verrà a prenderti in tempo, hai sempre saputo anche questo.
Ma continuerai a far finta che non sia così e a sorridere lo stesso. D'altronde lo dicono tutti, "alla gente piacciono le persone felici".
E' la vita.
Venerdì 9 Dicembre 2005
Svogliato. E' un periodo che inizio le cose e non le finis
Martedì 29 Novembre 2005
Ma abbiamo anche tanti ricordi del nostro piccolo mondo antico Fogazzaro:
La biondina in prima elementare, mai più rivista, che a metà anno ti pianta per il tuo compagno di banco ma ritorna con te dopo una settimana amaramente pentita.
Le lotte a colpi di evidenziatore con il biondino scapestrato sulle scale del pianerottolo delle elementari per una bambina con gli occhiali e il musetto da topolino.
I consigli di un'amica in merito alla "cicciona" di cui ti eri infatuato, che ti hanno fatto desistere, che ancora oggi quando la incontri per strada ti chiedi perchè ma soprattutto peeeerchè? I pomeriggi a suon di cinema, videocassette e battaglia navale a casa della suddetta amica vicina di casa senza dirci io ti amo io ti sposerei.
La figona delle medie, risveglio ormonale per imberbi adolescenti che piaceva a dieci maschi su dodici. La secchiona del primo banco, che non ci voleva credere quando hai mandato l'amico a fare da ambasciatore. I baci rubati dietro la casa di montagna con la ragazza dal cappottino rosso e la berretta spuntata non si sa come un gelido inverno di metà anni novanta. Il cinema con il lumino a verificare che tutto si svolgesse secondo le regole, che prontamente venivano disattese nel primo tempo e rispettate nel secondo.
Le interrogazioni con la dolce compagna di banco, meta irraggiungibile del primo liceo. I pomeriggi in giro per piazza con le Golden Girls, le giostre e il Tagadà "reggimi sennò cado".
E poi due occhi neri come il mare profondo che compaiono una notte di dicembre, tra una canzone pop e un giro con le sue amiche. Il quarto piano, qualcuno sa perchè. Il gelato all'acquedotto, la bicicletta e le banconote da diecimila e per le undici e mezza la madre sul pianerottolo ad attenderla. Una scatola vuota e una sciarpa andata perduta. Lettere e inverni lunghi e bellissimi.
La morettina spigliata di metà aula, amica di tutti, che cambia facoltà dopo nemmeno un anno. L'amica dell'amica che piomba sotto casa all'improvviso: si o no? L'anima gemella su icq, ragazza contro dall'ottima sintonia musicale, rimasta sempre e solo una presenza virtuale fino a sparire, senza lasciare traccia alcuna.
La ballerina dagli occhi chiari, i concerti in giro per l'Emilia e le birre al pratino. L'estate caldissima, i baffi e le fotografie in giro per piazza alle quattro del mattino. Il mare, due scarpe e una chitarra mentre fuori pioveva e tu ti domandavi il senso della vita.
La geek con le Converse e il lettore mp3, seduta al tavolo a studiare e tu ti vergognavi a salutare. Le mangiate al cinese, i gelati esosi e il Cineplex. Le compilation stesi in macchina al riparo di Vice City, la carbonara e "che casino" che non intendeva il disordine.
E infine io, romantico convinto, ad inseguire da vent'anni e più un'ideale improbabile ma non impossibile. Cercando quella stabilità e quella meraviglia che scalda il cuore e riempie gli occhi di splendido splendente. Quella favella che muove il Sole e le altre cose, che brucia, arde e freme e che forse non lo sai ma abbiam sempre chiamato AMORE.

Nel film Crash (bellissimo, tra l’altro) il razzismo è interpretato come una scusa per trovare un contatto fisico, altrimenti impossibile in una metropoli come Los Angeles. Eppure, qui in Italia, abitata da moltissimi stranieri, non è affatto necessario un approccio simile. I miei più sentiti complimenti a Zoro, il suo gesto vale più di mille insulti. E complimenti anche a Coly, autore (la scorsa stagione) di un atto di sano orgoglio contro chi lo fischiava. Nulla da dire ai benemeriti idioti che al giorno d’oggi compiono atti di razzismo, evidentemente lo sterminio di massa del secolo scorso non ha insegnato nulla... se nei lager ci fossero stati anche i loro genitori/nonni, per provare cosa significa essere fiscriminati, questi idioti sarebbero più
tolleranti. A proposito della parola
tolleranza: sul dizionario della lingua italiana il primo significato è
sopportare con pazienza, seguito da
accettare e rispettare le opinioni diverse dalle proprie. Mi fa ribrezzo. Sopportare cosa? Non c’è nulla da tollerare, io vedo le persone
diverse da me (per colore, religione ecc.) esattamente al pari mio e degli altri… però a volte ho paura di essere frainteso, con una frase di troppo o un gesto ambiguo. Primo -stupido- esempio. Incidente stradale, non grave, con una persona di colore. Esco dalla macchina e inveisco perché ho ragione… sono pronto a scommettere che eventuali tesimoni penserebbero “se il colpevole fosse bianco sarebbe più calmo e gentile”. Secondo -altrettanto stupido- esempio. Finale dei mondiali di calcio Italia-Costa d’Avorio. Drogba segna il golden goal decisivo. Grande delusione, ovviamente. La stagione successiva, in Champions, è di cartello Milan-Chelsea: in campo c’è l’attaccante ivoriano… chi mi impedisce di insultarlo per la rete decisiva del mondiale senza che venga inteso come gesto razzista?
Sabato 26 Novembre 2005

Per onorare quel residuo da bravo ragazzo che mi resta, questa mattina mi sono svegliato di buon mattino per recarmi al vicino supermercato. Per l'ottavo anno consecutivo ormai, ad aiutare nell'organizzazione del
Banco Alimentare spostando pacchi e sistemando i prodotti nei vari scatoloni, pesandoli e talvolta, distribuendo alla gente in ingresso l'apposita sportina e il volantino. E la cosa più interessante resta l'osservare la reazione della gente ad una banale richiesta di aiuto per i poveri. Un pacchetto di zucchero, uno di farina, un sacco di pasta, anche solo una scatoletta di tonno, a discrezione del consumatore. Così ti capita il distinto professore universitario di mezz'età, che fa i complimenti, consegna una sporta stracolma congratulandosi con un cordiale "Stimo molto quello che fate".
Capita però pure la fascistella del vicinato, unica in una mattinata di viavai al supermercato a fermarsi apposta per polemizzare. "No 'ste cose non le faccio, perchè poi lo so come va a finire con questi aiuti! Lo sapete che fine han fatto le cose che avete raccolto l'anno scorso? Sono in un magazzino a marcire. Bella roba!", dimostrando oltre a scarsa intelligenza e rozza bassezza, di non saperne proprio nulla, sulle modalità e i tempi di distribuzione della raccolta del Banco Alimentare.
Chi l'ha creata la cultura di destra, l'intolleranza e l'arroganza tipica di questa gente? Come si può educare le nuove generazioni con tale "senso civico"? Non me lo riesco mai a spiegare.
Domenica 20 Novembre 2005

Ci si trovava in uno di quei posti pesantemente americani divenuti simbolo per un'intero settore. Come per i fazzoletti diciamo Kleenex e per il fast food generalizziamo con il Mc Donald's, similmente per prendere un film ci rechiamo da bravi al
Blockbuster. Che a me, diciamocelo, fa abbastanza cagare, anche perchè i film costano il triplo che nei distributori automatici con la scusa che li puoi tenere più tempo; ma cosa me ne faccio di far girare un film per casa una settimana? Mica devo farci l'analisi dettagliata sopra come quand'ero alle medie. Ma non divaghiamo. Si diceva dunque che eravamo in questi templi del cinema commerciale a scegliere una cassetta che andasse bene per tutti. La scelta del film a noleggio tra amici è sempre un calvario. C'è l'amica puccipucci che ama i film sentimentali con
Hugh Grant nella parte del melone ingenuo adorato dalle ragazze. L'amico che vede soltanto thrillazzi americani con
Denzel Washington. Quello che vuole a tutti i costi l'horror splatterone. L'amica intellettuale che grida a gran voce "
Kurosawa, Kurosawa!" brandendo l'ultimo capolavoro del Maestro della durata di ore tre sottotitolate dall'originale madrelingua. Accontentare tutti può diventare arduo. Specie se non si ha a disposizione un lettore dvd e si è costretti quindi a spulciare sui banconi tra i pochi, scadenti titoli in vhs.
Blockbuster è una meraviglia quanto a dispersione. Il risultato è che la gente gira gira e rigira per ore tra gli scaffali come fosse alla
Coop nel reparto frigo. Prende un film, poi lo mette giù, ne sceglie un altro ma ci ripensa perchè c'è in 3x2 la filmografia di
Tarantino se cede due titoli di
Salvatores. Al distributore automatico invece è tutto più semplice.
Giovedì 17 Novembre 2005
"Forse fa male eppure mi va di stare collegato di vivere di un fiato di stendermi sopra al burrone di guardare giù...la vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare...
Mi fido di te.
Io mi fido di te
Ehi! Mi fido di te.
Cosa sei disposto a perdere...?"
Venerdì 4 Novembre 2005
Lei è bellissima. Una ragazza piena di fascino e di eleganza, almeno finchè resta tra donne, perchè sa trasformarsi in una splendida compagna di chiacchiere e risate quando capita in buona compagnia maschile. Sa come attirare le attenzioni su di se'. Gioca a farsi desiderare ma tiene lei il coltello dalla parte del manico. Ritorna prepotentemente sulle scene dopo diverso tempo e ti rendi conto quanto la vita è buffa nel riproporti persone che pensavi ormai appartenenti al passato. E mo' che succede?
Lei è bellissima. Una ragazza imprevedibile che in un tavolo di soli maschi gioca ad armi pari e spiazza per ironia tagliente e sregolatezza. Anche lei tiene ben salde le redini e sa quando è ora di dire di no. Conosce le regole del gioco pur non avendoci mai giocato per davvero ma dispensa saggezza in materia che sembra una vecchia signora ormai consumata dalla vita. Gioco vuole che torni a far parte della tua vita più di quanto pensassi negli ultimi tempi, ma non lo dai a vedere e in fondo nessuno ci scommetterebbe un soldo di cacio.
Lei è bellissima. Una ragazza curiosa ed estrosa di cui ormai conosci perfino troppo senza aver dato molto in cambio. Insicura per quanto appare a metà del cielo, robusta e sicura di se' per tutti gli altri. L'amica sincera che tutti vogliono e che in qualche modo di colpo ti piomba tra le braccia come tutti avevano pronosticato. Qualcosa di grande, da tenere stretto. Provoca la signorina, ma non sa che il regolamento del gioco che ha in mano è quello sbagliato. Continuiamo a giocare o leggiamo più attentamente?
Lei è bellissima. Studia e sogna, gironzola e si diverte con gli amici di sempre. Tra i suoi occhi e il cielo di novembre pensi di non notare nessuna differenza ma c'è eccome ed è nella vitalità racchiusa in pochi metri di pura vita. Da dove è tornata fuori? Era li, silenziosamente presente da mesi, senza un briciolo di attenzione da parte tua ed ora a momenti ti sembra buffo quanto spesso vi ritrovate a parlare di briciole. Da zero a dieci? Ci penso su.
Lei è bellissima. Piccola e gentile (e tanto onesta pare) si dedica alle arti con leggerezza insolita. Spesso fuori posto, triste e dal viso buono e sincero, costretta a situazioni che non la riguardano davvero. Insospettabile energia che talvolta emerge e lascia di stucco. Così mi lascia a bocca aperta dall'oggi al domani che se avesse aspettato mi muovessi io saluti e baci... Chi l'avrebbe mai detto.
Pesco una carta delle Probabilità sperando scelga lei per me. Che io come solito non son capace di capirci niente.
Mercoledì 2 Novembre 2005

A rifocillarsi la vita, lontano dalla rete e dalla civiltà, nel
buen retiro abruzzese dove i colori sono ancora tra l'arancio e il giallo e non c'è anima viva per le strade (ma dai!). Non prima di essermi fermato tra le colline umbre a visitare un paio di borghi arroccati, sulle tracce di un vecchio giro a piedi per quei luoghi ameni. E aver raggiunto l'obiettivo, pensavo più arduo, di trovare
via Pagliochini, centralissima strada di
Bevagna, intitolata al valoroso bisnonno di
Flavia, eroe di guerra.
Metropolis: impressioni di novembre.
Sabato 29 Ottobre 2005
La sveglia a suonare implacabile alle sei meno un quarto, gli occhi pesti appicicaticci, il letto sfatto, le finestre lasciate aperte per lasciar entrare la luna, a far compagnia la notte, un pensiero al vento.
La giacca alla marinara della divisa, la gonna, il tacco sottile, i capelli raccolti con un nastro blu; la nebbia bassissima, il canale dell'aereoporto, la barca che salta sulle increspature dell'acqua, qualche parola canticchiata a mezza bocca, il vento sulle labbra a raccoglierne i baci.
Le mani avvolte attorno al thermos di caffè caldo, le gambe accovacciate sul predellino, le briccole a susseguirsi velocemente, le sagome delle altre barche, il silenzio ovattato della laguna che neanche il motore riesce a turbare.
La nebbia che si alza d'improvviso, trafitta dal sole e dall'aria tersa, una lacrima di commozione, il cuore che si apre, il cielo azzurrissimo e la Venezia bella, limpida e sensuale che si desidera circondata dalle montagne, che sembrano vicine che quasi riusciresti a toccarle, se solo allungassi la mano.
E un pensiero. Nonostante tutto.
Questo vuol dire "esserci".
Venerdì 7 Ottobre 2005
La solita serata con gli amici, cinema più pub nonostante la pioggia che vi ha sorpresi sulla via del ritorno. Hai preso la macchina tu, perchè poi?, e hai riaccompagnato tutti quanti come ogni sera. Poi salutato anche l'ultimo ti sei avviato verso casa lungo una strada lunga e dissestata ascoltando quel bellissimo pezzo che era perfetto come chiusura della giornata. L'asfalto scivoloso, la pioggia battente. Per un attimo hai pensato che era meglio andare piano se non volevi andare a sbattere da qualche parte. Un lampo, un flash macabro nella mente. Ti immaginavi la polizia che accendeva l'autoradio dopo l'incidente e sentiva cosa stavi ascoltando. Rallenti e metti i tergicristalli al massimo. Pensi se è una tromba o una voce effettata che produce quel suono, e a tante altre cose e non ti accorgi che il semaforo davanti a te diventa arancio. La canzone sta ormai finendo, la macchina davanti a te fa quasi per attraversare l'incrocio, poi ci ripensa, si ferma al semaforo. Ci caschi come un ingenuo, freni di colpo e l'asfalto bagnato fa il resto. Ti vedi scivolare a ruote bloccate veloce verso di lui. No, cazzo, no! Non è possibile, sta succedendo veramente! NO!
...
Due secondi forse meno in cui non hai più il controllo di nulla. Lo schianto, i vetri, il buio. E poi la pioggia battente per tutta la notte. E' successo.
Tornando a casa con lo stomaco e la testa sottosopra non puoi non notare un fumetto rimasto sul tuo letto da una lettura pomeridiana interrotta. Si chiamava "Il gioco del destino".
Martedì 4 Ottobre 2005
Non si può, intendo con tali tre parole esattamente ciò che ho scritto:
NON SI PUO', mettersi a martellare al piano sopra spaccando tutto il pavimento per ormai dieci giorni di fila, iniziando alle ottemmezza e smettendo alle cinque del pomeriggio. Voglio dormire perdiana! E comunque vorrei studiare, ascoltare la musica eccetera eccetera eccetera.
Soprattutto cosa diavolo state facendo esattamente sopra camera mia?
Un prato inglese da golf spero. In tutti gli altri casi ciaveterottoercazzo.

La colonna sonora delle mie mattine (excerpt) - Mp3 420kb
Martedì 27 Settembre 2005
Oggi nel giorno del mio compleanno mi ritrovo catapultato di nuovo in questa magnifica città. Ma come ogni mio viaggio dall'Italia a qua ho avuto un problema! Arrivato in aeroporto ungherese, mi fermano a quella che è la dogana, esaminano attentamente la mia carta d'identità e mi chiedono anche un altro documento - patente! "Si accomodi grazie"! Arriva un poliziotto di dogana che mi presenta un foglio prima in magyaro (si era sbagliato) poi in italiano e mi dice di compilarlo! Insomma, volevano provare la mia cittadinanza. 10 domande di cui ho letto solo le prime 5:
1 - Scrivere nome e cognome
2 - Scrivere in ordine cronologico data di nascita, luogo di nascita, data odierna (ma che caspita vuol dire?)
3 - Indicare cosa si intende per ultima pagina del documento e cosa per fotografia
4 - Mostrare che soldi si hanno nel passaporto e dirne il nome
5 - Disegnare una scala e un triangolo.
La cosa buffa è che l'ho compilato da solo e non sapevo a chi dire il nome dei soldi e a chi indicare la foto! Poi torna il poliziotto e gli dico guardi che c'è un errore, non vuole dire niente in ordine cronologico...."hehe...ok, you can go, szia!"
Domenica 25 Settembre 2005
Appollaiata con un'amica mannequin milanese su una panchina a godermi l'ultimo sole Settembrino parlando del triste linciaggio perbenista di Kate Moss e del fatto che nei backstage delle sfilate la cocaina praticamente te la tirano dietro è tornato a galla un'antico episodio della mia adolescenza.
Ero ad una festa, l'atmosfera era molto etilica&borderline, me ne giravo per le stanze con gli occhi sgranati ed un Bellini fra le mani quando mi si sono avvicinati i due bellocci di allora prendendomi sottobraccio e chiedendomi ammiccanti se volevo "andare a sciare".
Ricordo d'averli guardati innocentemente rispondendo che lo sapevano che quel week-end dovevo tornare a Venezia.
Ancora adesso sono convinta che l'unico motivo per cui non mi hanno estromessa dalla loro vita sociale è che mi hanno trovata particolarmente spiritosa...
Venerdì 23 Settembre 2005
Capita che tra le mie letture io annoveri anche
Vanity Fair. Capita che a pagina 156 io ci trovi un bell'articoletto intitolato "
Magre da morire: viaggio nel tragico mondo di Ana". Capita anche che a spezzoni, nell'articolo ci siano frasi da blog, forum, siti, scritti da persone che io conosco pesonalmente, anche da anni, cui tengo.
I
"contatti", come li chiama minimizzando l'autrice dell'articolo, lamentandosi di come sia difficile carpire la fiducia di queste bestie per poi raccontare la loro triste storia a tutta Italia.
Io a questo punto mi chiedo se si parli di persone o di animali da mettere in una gabbietta, per poi studiarli, irriderli e citarli ad esempio di tutto ciò che non va in questo mondo.
Perchè mi disgusta una società dove si
sbeffeggiano le patologie altrui per paura di affrontare i propri vuoti. La stessa società dove si vanno a cercare le modelle nelle case di recupero per anoressiche, dove basta arrivare a pagina 160 dello stesso settimanale per vedere ossa che fanno capolino da sotto i vestiti.
Mariangela Mianiti ha vagato per i siti, ha preso le frasi "
ad effetto" e ne ha tirato fuori il suo pezzo, senza nemmeno curarsi di cambiare un nickname (
o il modo per trovare certi gruppi), ha rubato frammenti di vita, pezzi di disperazione e ne ha fatto il perfetto identikit della pro-ana cattiva.
Dice "t
anto loro non sono, o meglio non si ritengono, malate", e mi chiedo se abbia letto davvero quello che trasuda da quei siti.
Perchè ha
omesso tutti i messaggi dove si leggono parole come:
vomitare fa male punto. Che ti faccia solo mal di stomaco, o sanguinare l'esofago, rompere i capillari, o che ti faccia schiattare d'infarto secco (perchè succede, eccome se succede), vomitare fa male. E sarebbe sempre meglio non farlo. Detto questo, punto
e quando sai che queste parole le ha scritte una che con la bulimia ci va a nozze da secoli hai la certezza che no, quel sito non esiste per istigare chicchessia alla malattia.
Quando si parla di siti "
pro ana" non si parla di quindicenni che vogliono fare le modelle e si ritrovano a parlare di come farsi del male. Si parla di donne cresciute troppo in fretta, e più spesso di quanto si creda, di
madri di famiglia. Si parla di
traumi irrisolti che si risolvono in un'ossessivo bisogno di controllo che può sfociare in più direzioni. I disturbi dell'alimentazione sono solo la punta dell'iceberg.
Quando si parla di disturbo dell'alimentazione si parla di qualcosa che va oltre il cibo, e che non sempre è manifestamente grave o ostentato, anzi, spesso l'agonia si consuma lentamente in poche stanze.
E invece di stare là a dare tutte le colpe del mondo a sti benedetti siti pro-ana ci sarebbe da
leggerli meglio e da vedere che per la maggior parte si tratta di ragazze che chiedono aiuto. O meglio, comprensione, e non per distruggersi (
ovvio, chi non si vuol "salvare" c'è sempre, ma nel 99% dei casi rispetta l'altrui aspirazione ad una vita sana).
Per "
stare meglio".
Perchè credete che sia facile lottare contro malattie di questo tipo? Fate parte anche voi della schiera d'ottusi che ad una bulimica direbbero "
non vomitare" e ad un'anoressica "
mangia"?
Giovedì 22 Settembre 2005

Boscaglia
|

Golf |

Lord |

Lost |

Il tempo delle mele |

Tre uomini |

Occupato |
- Buongiorno George!
- Buongiorno Margaret,
dormito bene?
- Davvero benissimo caro.
Un po' di tè?
- Appena un goccio, oggi esco
presto per andare alla battuta
di caccia con Smith.
|
Martedì 20 Settembre 2005
La testata giornalistica a cui fanno capo il settimanale xxx, yyy, zzz e kkk, sta per aprire un settimanale anche nella provincia di Ferrara.
La redazione responsabile cerca giovani e meno giovani con voglia di scrivere e di imparare la professione giornalistica, diplomati o laureati con attitudine per la scrittura, e non necessariamente con una formazione umanistica. Lavoreranno a Ferrara città e provincia. Per informazioni e per prendere appuntamento, mettersi in contatto con: [seguono contatti]
- Pronto, buongiorno chiamo per quell'annunc...
- (scandendo bene le parole con tono seccato): S E L E Z I O N E U L T I M A T A.
- Ah di già oggi? Ah ok graz...
-
tutututututu....
10 secondi. Scusi, signor caporedattore, mi piacerebbe sapere: in base a quale criterio? A chi arriva prima come dal dentista? Non vedo l'ora di leggere il suo giornale.
Lunedì 12 Settembre 2005
"Undici settembre 2001, diciassette anni, il mare, le conchiglie e un corpo magro e sottile pieno di ossa, il bar sulla spiaggia.
Il messaggio dell'ansa, il maxischermo dove si guardavano i Gp acceso prontamente, "Cazzo che sfiga", e tu "No, è un attentato, pensa a dov'è l'aereoporto di New York",
Tutte le telecamere puntate su un grattacielo fumante, la voce concitata dello speaker della Cnn, l'altro aereo e la certezza che avevi ragione. Il crollo, il tuo viso.
"Tutti morti, tutti morti, tutti morti..."
Hai provato a chiamare New York con duemila lire nel telefono. Siamo passati per i centralini impazziti dell'Excelsior, c'era una donna che strillava "my husband" tenendosi appresso i figli. Mi hai presa per mano e mi hai trascinata via senza riuscire a guardarmi negli occhi.
Siamo rimasti impietriti a fissare S. Marco, la gente pregava, tu fissavi il vuoto, io guardavo te.
Ed era solo silenzio.
Televisioni sputavano immagini da ogni vetrina, e noi andavamo verso casa, per mano, fissandoci le scarpe.
Abbiamo mangiato a letto e ci siamo addormentati abbracciati, ti ho baciato sulle labbra stordita, abbiamo fatto l'amore senza sapere perchè. Abbiamo chiuso gli occhi con la convinzione che non li avremmo più riaperti. Mai più.
Eppure la mattina dopo ci ha svegliati, impertinente."
Lunedì 5 Settembre 2005
Andato recuperare sorella a Indipendent Days Festival in Bologna. STOP.
Entrato per culo senza pagare senza moine con addetti sicurezza. STOP.
Imprevisto: assistito volentieri concerto Subsonica. STOP.
Imprevisto: fatto ascoltare canzone al telefono. Brano non riconosciuto. STOP.
Imprevisto: smarrito cellulare sorella. Ladro non risponde chiamate. 'stardo. STOP.
Imprevisto: Boosta più esaltato del previsto. STOP.
Giovedì 1 Settembre 2005
Nella nostra città il numero di incidenti stradali è impressionante. Comprare il giornale al mattino, leggere gli strilloni fuori dalle edicole è uno strazio continuo. Complice la nebbia, le strade lunghe e diritte alberate non passa giorno che non si leggano di schianti mortali. E se vivi qui da 22 anni sai che prima o poi, toccherà anche a te leggere di qualche amico che lungo queste strade ci ha lasciato le penne. Sai che succederà ma non vuoi pensarci, speri di essere davvero fortunato a conoscere tanta gente che è sempre lì al tuo fianco a sorridere e a scherzare.
Così capita di alzarti una mattina di settembre e trovare un sms freddo e lapidario come si usa oggi, nel duemilacinque. Si è schiantato proprio ad un passo da casa tua, mentre dormivi beato senza pensare a niente. Un attimo e non c'era già più, massacrato da una curva alle quattro del mattino, la stessa curva che avrai percorso migiaia di volte, è il tuo quartiere questo no? E chi la consola la madre ora, quando il marito è in casa di cura su una sedia a rotelle da più di vent'anni e l'altro figlio è scappato di casa appena ha saputo la notizia questa notte? Chi lo dirà agli amici che se non gli avessero telefonato nel cuore della notte non sarebbe uscito andando incontro alla morte? I soliti se e ma. Inutili e stupidi. I soliti pianti, i mazzi di fiori ordinati lungo le scale d'ingresso di casa, le impietose burocrazie.
E' un pugno allo stomaco quella pagina di giornale che oggi colpisce anche te e sembra una delle tante, una normale prima pagina quotidiana di cronaca. Ma che ha un peso ben diverso per chi gli voleva bene, per i suoi cari e i tanti amici che sono sicuro aveva nonostante da diversi anni ci fossimo persi di vista. E vaffanculo quanto dev'essere triste che 23 anni di vita si riducano alle solite righe di un giornale locale che ti etichettano con poche frasi cercando di ricostruire chi sei. Un altro ancora è andato a mordere la polvere. E via, la vita va avanti come sempre è stato e sempre sarà. Buon viaggio, D.
Lunedì 22 Agosto 2005
Ripeti a voce alta: non organizzerò mai più una cena a casa di altri, non organizzerò mai più una cena a casa di altri, non organizzerò mai più una cena a casa di altri, non organizzerò mai più una cena a casa di altri, non organizzerò mai più una cena a casa di altri, non organizzerò mai più una cena a casa di altri...
Domenica 14 Agosto 2005
Noi sereni e semplici o cupi ed acidi,
noi puri e candidi o un po' colpevoli
per voglie che ardono:
noi cerchiamo la bellezza ovunque.
Mi sono riempito gli occhi di bellezza, ed è stordente. Mi sono ricordato di quanta imperfezione esiste in quelli che la osservano. Fa quasi paura, la bellezza, per la sua perfezione. Come quando sulle montagne russe arrivi in cima alla salita e in quel momento in cui resti sospeso osservi il panorama intorno. La Bellezza è opprimente, poi ti rischiaccia al suolo come la forza di gravità. Ti inchioda a tutte le imperfezioni che ti si sbattono in faccia durante la discesa del trenino. E’ un’imperatrice eterea e insinuante a cui altro non possiamo fare che inchinarci e portarle un rispetto quasi timoroso. Ogni velleità di rivoluzione viene placata, perchè la Bellezza è sorda e cieca. Non si riesce nemmeno a rimpiangerla o desiderarla, quando è assente, perchè è immanente. Una nebbia che ci inebetisce, un colossale allucinogeno.
Quante storie per una scogliera a picco sul mare e uno sciame di pupe da storia che non finiva più.
Venerdì 12 Agosto 2005

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Domenica 31 Luglio 2005
Ovvero: tutto va come deve andare quindi che ci resto a fare in città?
Che palle...non succede mai niente di nuovo in questi giorni. Infatti:
Attimo continua a sfornare i suoi post al limite delle umani comprensioni.
Daveblog è nel solito delirium tremens da commenti di carampane.
Quel figo di
Inkiostro continua a sfornare indie-link e sotto sotto mi chiedo "ma come fa?".
Il povero
Finestraio continua a non avere rapporti di nessun tipo con le bloggeuse e chiuderà a breve.
Macchianera va avanti imperterrito con la programmazione estiva a base di attricette seminude.
Magenta e Woland lavorano come api operose anche in agosto e lanciano segnali inquietanti.
Quattropassi continua a sfornare link di ottimi pezzi e a leccare il culo a Sofri.
Sofri, quello giovane, continua a fare il diggei ma ogni tanto stacca e va in vacanza anche lui con la Bignarda.
Giulia continua a lavorare in Rai, nonostante alcuni imbarazzanti episodi.
Sasaki non ha ancora raggiunto un milione di visite ma ce la sta mettendo tutta. Ha un po' male al dito, dice, ma passerà.
Trentamarlboro ormai è entrato nel vortice delle catene di S.Antonio e non ne esce più.

Quanto a me, scherzi a parte, da zero a dieci ho un presente da sei e mezzo, sette quando va bene. Ho un futuro da nove o da quattro, dipende da come mi alzo. Oggi il mio futuro è da nove, perché domani vado in Grecia.
Anche
questo,
codesto e
quello ci andranno. Ovviamente insieme a
lui. Sofri direbbe che "i titolari, qui, staranno via per un po'..."
Ci vediamo più tardi, volendo, ma anche no.
Son cose, direbbe qualcun altro.
Martedì 26 Luglio 2005
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Mercoledì 20 Luglio 2005
Telefono, due giorni fa:
- Salve sono dell'ufficio anagrafe, chiamo per quel sondaggio demoscopico di rilevazione del lavoro che facciamo ogni tre mesi, ha tempo di rispondere alle domande adesso o richiamo dopo?
- Mi dica pure adesso.
- Lei è il capo famiglia?
- No.
- Ah, allora presumo lei sia il figlio.
- Esatto.
- Possiam darci del tu allora? Abbiamo la stessa età a quanto vedo.
- Si si ok.
- Bene, ascolta, cioè, vabbè son le solite domande...dunque adesso quelle su tuo papà...
Cassiera dell'IperCoop, venti minuti fa:
- Venga pure qui, ho la cassa libera.
- Oh, grazie!
- Ha la tessera? Anzi, HAI la tessera?...mi sembra che sei giovane, avrai la mia età...
- Eh si... (sorridendo e pensando che tra un po' troverò qualche mia amica al suo posto...)
22 anni sono davvero così pochi o è che mi son fatto la barba e ho i capelli corti e ne dimostro di meno?
Giovedì 30 Giugno 2005
Lunedì 27 Giugno 2005

Sabato a Bologna, per chi non lo sapesse, c'è stato lo "StreetRaveParade Antiproibizionista".
La sobria locandina della manifestazione (
qui) fornisce una vaga indicazione di cosa si tratti, vaga, perchè le conseguenze nella vita reale sono inimmaginabili.
Ieri sera il centro era attraversato da branchi di ragazzi ubriachi, completamente fatti e rincoglioniti dai 250mila watt (circa) dispiegati dai vari camion presenti al reiv.
In quella situazione possono capitare episodi interessanti ad uno come me, su certe cose decisamente troppo legalista.
Ad esempio bussare sulla schiena di un tipo molto sudato con le braghe mezze calate che prende selvaggiamente a calci (con un invidiabile stile kung-fu peraltro) un cestino dei rifiuti di metallo e domandargli se per caso quel cestino fosse suo ricevendo come risposta, insieme ad una serie di grida sconnesse contenenti frasi biascicate come "la mia ragazza mi ha lasciato", "amo tutti" e "la vita è meravigliosa", un caloroso e puzzolente abbraccio con annesso tentativo di baci multipli alla francese.
Come si fa a non amare alla follia questa città o, in alternativa, a fuggire via perbenisticamente atterriti?
Perchè perdere tempo a trovare parole quando
c'è chi lo fa egregiamente per te? Lei non dorme, lei non dice niente, lui non capisce, lui non c'era. Lei ha paura, lui non ne parla, lei prova, lei insiste, lui va avanti per la sua strada. Evidentemente qualcosa non va in questo periodo apparentemente sereno e festoso. Resta da capire cosa, anche se ho paura di saperlo e al contempo non volerlo sapere veramente. Apatia. Caldo, fondamentalmente. Tutta colpa del caldo, come sempre.
Martedì 21 Giugno 2005
Ditemi che non è vero. Ditemi che è tutto uno scherzo ben architettato o tutto sembrerà crollarmi addosso. Il castello di carte resiste, le maschere sono ben curate e gli spettatori sono pochi. Durerà?
Domenica 19 Giugno 2005

Nello spazio di due ore, in sella al mio destriero di latta e ruggine, sono riuscito ad assistere a un
dramma sportivo bolognese, all'esibizione di un
gruppo rock alternativo e ad uno
spettacolo pirotecnico. Poi, la lunga discesa verso il rito del bombolone, che mi ha lasciato perplesso (il rito, non il bombolone, ma a quell'ora ho l'umore di un toro chiuso in gabbia da 8 mesi senza cibo).
Alcuni fotogrammi, così, tanto per.
- Godano ha un aspetto sofferente che però, evidentemente, alle ragazze piace. Ogni tanto si scompone in crisi epilettiche in cui stupra la chitarra, ma penso faccia parte del contesto. Sono bravi, oggettivamente parlando, i Marlene, forse un tantino monocordi, ma non importa: io aspettavo
una canzone e me l'hanno propinata, per cui li ringrazio. Quando ad un concerto eseguono le "tue" canzoni, il biglietto viene sufficientemente ripagato, figuriamoci stavolta che era gratis. Non mi basta nuotare nell'aria per descrivere l'immagine di una ragazza a pochi metri da me, che ondeggiava al crescendo regolare della canzone, e sul volto, soprattutto, aveva stampato un sorriso tra l'ebete e il trasognante: quasi un ghigno per quel pizzico di malizia, forse derivante dall'estasi addirittura sessuale in cui era condotta dal mix di luci viola, fumi, profumi e saturazioni sonore. Una stimolazione sensuale, quella canzone, sempre detto io.
- Dall'altura delle Mura si nota un meraviglioso ingorgo di proporzioni bibliche, un groviglio di auto in coda e persone a piedi che tentano di abbandonare l'area dello spettacolo pirotecnico. Sarebbe lo scenario perfetto di un film catastrofico stile La guerra dei mondi, o Indipendence Day, quando c'è il mondo intubato in una strada e si scorgono le luce delle astronavi degli alieni a puntare la folla in preda al panico. Più volte ho sognato di lanciare una molotov in mezzo alla masnada o emettere disumani gridi di allarme per una bomba o un dinosauro che
presto ci sta per divorare tutti (la folla fa risaltare strane pulsioni di disordine).
- Massima solidarietà al vero protagonista (sfortunato) della Notte Bianca ferrarese: l'albero bruciato al Parco Urbano. Mentre le orbite dei 50mila presenti erano rivolte al cielo ad ammirare lo spettacolo pirotecnico, alte fiamme si levavano all'orizzonte, e gli applausi dei festanti coprivano le sommesse urla di una pianta che diveniva cenere. L'immagine mi ha talmente scosso che ho iniziato a urtare chiunque mi era vicino facendogli notare:
Bello questo spettacolo pirotecnico, però un albero sta andando a fuoco, e tutti ridevano:
Ah si ho visto, forte eh! Forse pensavano fosse il colpo a sorpresa di questa edizione, chissà.
- Fare da controcanto a
ScralcoPelù sulla Scalinata del Comune, non ha prezzo. Per tutto il resto c'è Pane&Salame bagnato con ripetuti bicchieri di vino.
- E infine, pedalare nel chiarore dell'alba per strade deserte, dove gli uccellini osano posarsi mentre l'uomo cattivo dorme. Faceva molto inizio di Vanilla Sky, ora che ci penso, e comunque, è stata una silente suggestione che compete sicuramente coi bagliori dello spettacolo pirotecnico.
Venerdì 17 Giugno 2005
Porca miseria…quale migliore espressione per esprimere l’accaduto e il dispiacere che tutto questo stia finendo! Già, 5 mesi sono trascorsi e martedì 21 Giugno Simur il Grande…avrebbero detto gli antichi Romani…farà il suo ritorno in patria! Questa sera ci sarà l’ultima grande abbuffata, già, perché mia mamma e mio fratello, stanno arrivando a portare i rifornimenti alle legioni…cibo e ricordi di un passato che mi apparteneva, si perché al ritorno tutto sarà diverso, tutto sarà visto da occhi un pelo meno socchiusi…poi ci sarà Milano, ci sarà Ferrara, ci sarà quel mattone della facoltà, ci saranno gli amici veri e quelli finti…ma sarà veramente tutto diverso…nemtudom?
Insomma, le ultime grosse grasse risate ungheresi, gli ultimi sproloqui in lingua inglese…la lingua perfetta (per me e Gio la lingua perfetta rimane l’italiano) che tutti dovrebbero sapere, gli ultimi tentativi di capire l’ungherese…la lingua del Diavolo, gli ultimi locali, le ultime luci sul Danubio che alle 1.00 vanno a dormire per risvegliarsi alle 20.00…e gli ultimi post…tanti ricordi che come cicatrici hanno segnato il mio corpo, il mio pensiero!
La mia matita ha aggiunto un segmento alla linea della vita, probabilmente un segmento un po’ più spesso di tutti gli altri, o forse solo di un colore diverso…quella stessa matita ha scritto questo post per dire grazie a tutti voi che mi avete seguito, grazie agli amici trovati qui, grazie a Giovanni perché non potevo trovare miglior coinquilino, grazie anche ad Haike perchè ha fatto spanzare me e Giovanni, grazie agli amici rimasti a casa, che mi hanno sempre sostenuto nelle piccole difficoltà e che magari sono riusciti a passare di qui…grazie a Budapest e perché questo sia solo un arrivederci!
Martedì 7 Giugno 2005
A volte mi ritrovo ad ascoltare le lacrime di rabbia di un amico e la sua voglia di prendere a pugni il mondo. Poi mi ritrovo di fronte alla lapide nel campo del Ghetto a Venezia e leggendo quei nomi viene voglia di piangere anche a me.
Mi siedo sulle panchine di marmo bianco a guardare il filo spinato e a pensare che la Storia ha insegnato davvero poco a questo mondo.
Strano paese l'Italia dove il mattino dopo la Liberazione già non c'era più un solo fascista in giro. Dove pochi provano vergogna e sensi di colpa per quel che è stato. Dove tutti hanno tirato fuori dagli armadi il parente ebreo o quello partigiano. Dove la Resistenza è stata usata per dire che "alla fine non eravamo poi così cattivi noi italiani, il fascismo ce l'hanno imposto".
L'importante è uscirne il più "puliti" possibile.
L'essenza del "cerchiobottismo".
Non è che si volti pagina, semplicemente non ci si sente più presi in causa.
Ai bambini vengono mostrate le foto dei campi di concentramento e gli si spiega che i fascisti e i nazisti erano dei mostri. Si sente bisogno di dipingere il "male" come un demone.
Mentre il fascismo si è semplicemente basato su milioni di persone che hanno fatto la scelta sbagliata.
Non è cambiato nulla se ben ci si pensa, solo che adesso stiamo dalla parte "giusta". Non siamo più il demonio ma i "liberatori", i detentori delle "leggi civili", i "garanti della libertà".
E alla domanda "quanto vale una vita" la risposta che da la realtà è sempre la stessa: dipende.
Percepisco una grossa mancanza d'autocritica, il male sta sempre dalla parte opposta alla propria, non esiste mediazione, mancano i presupposti per un dialogo.
Certezze prefabbricate mi sorridono dagli scaffali della libreria, fiction ammiccano dalla televisione per insegnare al popolo la Storia dal loro punto di vista.
E ad ognuno viene lasciata la scelta. Ognuno è libero di scavare o d'accontentarsi di quelle certezze.
A volte ho semplicemente tanta paura di un mondo che è convinto di "ricordare" mentre sta dimenticando la cosa più importante.
Tutti noi possiamo scegliere.
Domenica 5 Giugno 2005
E' sempre
piacevole appropriarsi dei computer e dei login altrui sapendo che tutta la
responsabiltà di ciò che scrivi ricadrà sullo sventurato possessore dell'account.
[No, cara non ti credere, ci sarà scritto a chiare lettere che questi deliri li hai partoriti tu, ho un'immagine da salvaguardare, io!]
E' una specie di
delirio di onnipotenza, potrei dire qualsiasi cosa senza dovermene prendere la responsabilità. Che poi un'idea ce l'avrei.
Diciamo che a volte farebbe pure comodo.
[Basta andare a capo ogni frase! Il post diventa lunghissimo e toglie spazio in home page. Non vorrei mai che si togliesse spazio ad importanti interventi letterari o a perle di scrittura postmoderna.]
Che poi non sarei un
serial killer all'altezza della situazione. Troppi segni della mia presenza in giro.
Ho come la vaga idea che
rinverranno miei oggetti in questa casa per qualche secolo o due.
[Mi stavo giusto chiedendo cosa ci facessero le mutandine Ciccsoft avvolte nella tastiera, non riefco a gigitare corettamnte.]
Sono problemi effettivamente. L'ho sempre detto che le donne appartengono ad una razza
superiore. Io non trovo nessuna difficoltà. Va bene, la smetto di andare a capo.
Alla fine non mi lascerai neppure riempire il post di grassetti. Sei fissato coi miei grassetti tu. Sei schizofrenico. Stai parlando con la tua seconda personalità. Per di più femminile, ti sembra normale?
[Dev'essere l'assenzio di ieri sera. Mi hanno spiegato che l'effetto saliva dopo un po' di tempo. Dove ho messo il pigiama blu con i puà rosa? Eccheccazzo basta mettere i grassetti.]
Ecco, adesso le responsabilità dei deliri vengono date a me. Inizio ad usare il blog come arma contundente. Non avete idea. Potrei
ricattare quest'uomo.
[Un ricatto? Interessante, parliamone.]
Ecco, in realtà io avevo suggerito un'altra risposta. Solo che lui fa di testa sua. E' indisciplinato. Così non saprete mai cosa volevo scriverci dopo. Gnègnègnè. Capito Eugenio? Che poi per come sono fatta probabilmente non l'avreste
mai saputo lo stesso. Ho capito, il ricatto è l'arma vincente.
Che mi dai per il mio silenzio? Su, su, su. Che qua si parla tra
professionisti.
[Possiamo trovare un accordo da uomo a uomo. Bastano dodicimila dollari e una tavoletta di cioccolata con le nocciole?]
Sono una donna cretino.
Rotaciz
TheEgo
Sabato 4 Giugno 2005
Il 2 sera ho partecipato ad una delle cose più serie in assoluto…o per lo meno il contorno lo era: Io e Gio 3 minuti per decidere cosa indossare: “Giacca? No io non ce l’ho…camicia? Si quella si…ma dentro o fuori? Dentro è meglio…calzoni? Io ho solo i jeans…io pure…scarpe? Io ho solo le tennis…no io invece ho quelle prese con Roby…ok dai andiamo!”
Arriviamo un ora dopo (prima era solo su invito) davanti il centro culturale italiano, che funge da territorio italiano…parcheggiate di fronte macchine minacciose che mostravano sul muso bandierine tutte colorate a strisce….nooooooo…non mi, le macchine delle differenti ambasciate…
Domenica 15 Maggio 2005
Ritorno a casa dopo tre ore passate a scartabellare in archivio alla Querini.
Tappa obbligata al
ristorante sotto casa, l'amica che stacca dal lavoro, qualche
Bellini casereccio di troppo e discussioni femminili da
caserma sul fatto che gli uomini tendono ad utilizzare il seno di una donna come la
leva del cambio (
o come i bottoni delle vecchie radio di una volta) e che a molti servirebbe un
corso accelerato di anatomia femminile per capire come funziona un corpo dell'altro sesso. Lei che mi spiega i motivi per cui sopra i trenta hanno "t
utto un altro stile", io che mi rovescio dalle risate. Il padre che ci passa accanto ogni tanto scuotendo la testa sconsolato, bofonchiando qualcosa del tipo "
Ai miei tempi uno nol xe sposava se non co'una vergine, zitelle restarè vi altre".
Dopo l'ennesimo Bellini mi avventuro verso la porta di casa, salgo due piani (
barcollo ma non mollo), accendo il computer, accedo a messenger e ci trovo
lui.
Non so come ritorniamo sul discorso verginità. Tutto su un colpo mi rendo conto di essere una
depravata, ho ventun anni e non sono vergine, cosa dirò al mio sposo sull'altare?
Prendo anche la
pillola, si salverà la mia anima?
Una volta ho strizzato le palle ad un ragazzo come lui aveva fatto con le mie tette, avrei dovuto
soffrire in silenzio?
Mi viene fatto notare che non sarò mai una santa finchè non ricostruirò "quella roba lì".
Il mondo mi crolla addosso.
Aspettate, c'è sempre il
chirurgo, cazzo, sì, me la faccio rifare nuova di zecca e torno ad essere "
rispettabile" tutto su un colpo.
Ma sarà lecito?
Sentiamo il parere dell'
esperto:"
L'idea di ricostruire una verginità (di qualsiasi genere essa sia) é perfettamente coerente con il nostro presente. Che lo faccia Gianfranco Fini o Katie Holmes non é poi troppo importante. Il concetto é infondo di far scomparire il passato con una piccola operazioncina sul presente. Cosa vuol dire oggi verginità? Ha davvero il senso che aveva un tempo? Non credo. Oggi verginità vuol dire una transizione da uno stato troia (stato-a) in cui la società concede tutta una serie di maialate alla donnina (sia essa katie Holmes, Britney Spears etc) ad uno stato-santa (stato-b anche detto post-matrimoniale). E' quindi post-sessuale! Se ci pensate é geniale, la donna oggi arriva ad uno stato di beatitudine dopo esser stata spinta e invogliata a esser maiala. Sublime. Dicevo, lo stato-b é il ritorno ad uno stato di angelo del focolare che a me non dispiacerebbe nemmeno tanto se devo dire la verit(SBONK)" [
Rotaciz colpisce
darkripper con un martello da 2 tonnellate.
sipario.]
Glissiamo sul fatto che ha anche consigliato di "
ricostruire quella roba e poi metti all'asta la tua neo-verginità su ebay".
Bando alle ciance
Ho immediatamente prenotato un posto dal chirurgo di una mia amichetta siciliana per Lunedì mattina.
Chi vuole il numero di telefono?
Mercoledì 11 Maggio 2005
Giornate di 34 ore farebbero davvero comodo. Nel frattempo ieri sono inspiegabilmente riuscito a far entrare nelle canoniche ventiquattrore:
- tre ore di lezione al mattino
- pranzo Burger King in buona compagnia
- tre ore di lezione nel pomeriggio
- chiacchere con amico che non vedevi da tempo
- discussione sul referendum di giugno
- invio di un fax in cartoleria nonostante le linee fossero sempre occupate
- riparazione di un computer da un cliente + lezione di impaginazione
- cena frugale in dieci minuti
- prove generali per il concerto + registrazione tracce demo
- sistemazione del sito del gruppo fino a tarda notte
- dormita minima fino a pochi minuti fa
E l'apice deve ancora arrivare. Maggio, mio caro...
Lunedì 9 Maggio 2005
Nato nella terra dei vespri e degli aranci, tra Cinisi e Palermo parlava alla sua radio..
Negli occhi si leggeva la voglia di cambiare, la voglia di Giustizia che lo portò a lottare..
Aveva un cognome ingombrante e rispettato, di certo in quell'ambiente da lui poco onorato..
Si sa dove si nasce ma non come si muore e non se un'ideale ti porterà dolore..
"Ma la tua vita adesso puoi cambiare solo se sei disposto a camminare, gridando forte senza aver paura contando cento passi lungo la tua strada".. Allora.. 1,2,3,4,5,10,100 passi!
Ricordo le tue lacrime mentre guardavamo quel film assieme, sono passati cinque anni, tu guardavi una storia che già conoscevi, mentre io imparavo qualcosa di nuovo.
Mi hai preso la mano e l'hai stretta forte, senza dire nulla, momenti in cui non servono parole, momenti in cui non sapevamo cosa sarebbe successo "dopo", momenti in cui non potevo capirle fino in fondo, quelle lacrime.
Poteva come tanti scegliere e partire, invece lui decise di restare. Gli amici, la politica, la lotta del partito.. alle elezioni si era candidato. Diceva da vicino li avrebbe controllati, ma poi non ebbe tempo perchè venne ammazzato. Il nome di suo padre nella notte non è servito, gli amici disperati non l'hanno più trovato. "Allora dimmi se tu sai contare, dimmi se sai anche camminare, contare, camminare insieme a cantare la storia di Peppino e degli amici siciliani"
Ricordo le parole davanti ad una birra, usciti dal cinema. Ricordo il mio inveire contro la mafia, contro tutto quello che avevo appena visto. Ricordo come mi hai guardato negli occhi, e le tue parole. "Tu non potrai mai capire, tu non ci sei nata, tu "la banda del sogno interrotto" non la capisci fino in fondo, tu vivi la tua vita da privilegiata senza paure, sei libera, puoi parlare liberamente. Se non sottostasse alla mafia mio padre non avrebbe un lavoro, il tuo ce l'ha senza aver mai avuto bisogno di scendere a compromessi morali, questa è la differenza."
Era la notte buia dello Stato Italiano, quella del nove maggio settantotto. La notte di via Caetani, del corpo di Aldo Moro, l'alba dei funerali di uno stato. "Allora dimmi se tu sai contare, dimmi se sai anche camminare, contare, camminare insieme a cantare la storia di Peppino e degli amici siciliani"
Avevi ragione, se sono libera di urlare non è per mio merito, è solo un caso, sorte.
Ma posso parlare, e posso provarci, anche io, a farci qualcosa, per ricordarti, per far finta che tu sia ancora qui, ventidue anni tra una settimana, se...
E' il nove Maggio, non potevo dimenticarmene, non proprio quest'anno, da maledetta sognatrice quale spero di non smettere mai di essere, io posso ancora ricordare.
Sabato 7 Maggio 2005
[Puntate precedenti qua e qua]
Giusto per la
cronaca.
Il cretino è tornato dal kibbutz metafisico ove si era rifugiato e ha deciso di alzare la cornetta del telefono e di riprendersi ciò che gli apparteneva. Il grave sgarbo del mio regalo consisteva nel avergli fornito un'indicazione sull'accompagnatore in quanto la sottoscritta voleva evitare fraintendimenti.
Vendessero il
buon senso da qualche parte saprei davvero cosa regalargli.
Giovedì 5 Maggio 2005

Da un paio di giorni qui a casa abbiamo qualche difficoltà con l'alimentazione elettrica.
Basta accendere un paio di lampade che si rimane al buio.
Avevo già avviato tra me e me processi sommari decretanti la patologica inefficienza italica quale responsabile dei nostri problemi, invece la questione era di ben altra natura.
Nonostante non si sia ben capito quando è accaduto di preciso (un po' come la cosa del divieto di fumo nei locali pubblici) pare che in Italia sia diventato assolutamente vietato non pagare le bollette.
Ebbene, la mia etichetta di "moroso" (niente di sentimentale, purtroppo) è valsa una simpatica "riduzione di potenza" al 20% dei canonici 3Kw.
E allora, in attesa di pagare, ci si arrangia.
Accendere una sola luce per volta non è così difficile, tutto sommato.
Solo dover scegliere tra la ventola del bagno (senza finestra) e la luce dello stesso mentre si espletano bisogni fisiologici di natura solida (la cacca, per intenderci) mi è risultato inizialmente piuttosto complesso, ma ne sono sono uscito bene.
Portarsi anche lì il portatile e con lui il romantico bagliore bluastro del monitor ha un motivo, questa volta, almeno all'apparenza rispettabile.
Martedì 3 Maggio 2005
Tutto quello che avreste sempre voluto chiedere e non avete mai osato su...
Sempre che ve ne freghi qualcosa, ovviamente. Credo di no, ma la leggerete lo stesso per quell'animo voyeuristico che vi pervade no?
Rina Scita:
Poi Eugenio è bravo ragazzo, una sua macchina usata la potete comprare tranquilli, gli intervistati si fidano, le sue interviste sono varie e personalizzate. Davanti a tale maestro io mi arrendo.
Santo cielo!
Venerdì 29 Aprile 2005

La vita qui continua, fra un'uscita e l'altra, qualcuno abbandona i corsi all'università, qualcuno torna nella città natale, qualcuno come me continua a prestare una minima attenzione ai corsi e ai divertimenti. Nel frattempo il sole è sempre più frequente, le fontane sono state riaperte, i fiori sono sbocciati, i ragazzi riprendono gli sport all'aperto e i parchi brulicano di più o meno giovani, con cani, biciclette, palloni, fidanzati e fidanzate. Ma la cosa più importante è che questo periodo sta venendo caratterizzato dall'arrivo a Budapest dei primi amici dall'Italia. Andrea di ferrara, detto anche "cotica" è stato il primo di una lista non ben definita, è arrivato e se ne è andato, ma in 5 giorni è riuscito a lasciare il suo segno in questa grande città dell'Est. Ora è qui con noi Roberto da Milano, forse da voi meglio conosciuto come RDS, compagno di numerose avventure universitarie e non. Qui per distrarsi dall'intensa vita milanese è rimasto colpito dai particolari e contrasti di questa città, quei segni che in pochi scorgono, ben lontani dall'occhio delle numerose scolaresche italiane che stanno invadendo le strade di cui credevamo esserci appropriati...si perchè li riconosci subito, belli spavaldi, hanno i più grandi sun glasses d'Europa, scansiscono le belle ragazze ungheresi ed escono con frasi del tipo "A gnocca!!", e queste professoresse che invano cercano di educarli, senza insistere troppo però, se no si sente "A professoree ma che merda è!?".
Oggi splende il sole, fa caldo, Roberto sta visitando la chiesa di Mattia e Giovanni è in facoltà. Questa città vi aspetta ese venite mi raccomando niente occhiali da sole, è bello anche guardare come splendi il sole in una città dell'Est! Chissà se un giorno scriverò dell'arrivo a Budapest dei Sig. Ciccsoft!?
Domenica 17 Aprile 2005
To: mail@ciccsoft.com
From: Rachele <rotaciz@tin.it>
Subject: serve...
Una corrispondente da Venezia?
L'ho ritrovata ieri. Senza una firma, un nome, l'indirizzo di un blog.
Solo una domanda, buttata là, su sfondo bianco.
Eppure ha funzionato.
Solo un anno, già un anno, un po' di sorrisi e un po' di malinconia.
"E di che cosa ti piace scrivere in generale, o di cosa potresti occuparti per Ciccsoft? Di solito privilegiamo post non personali anche perché siamo in tanti e ognuno più o meno ha già il suo blog per questo"
Quel "di cosa potresti occuparti" all'epoca mi terrorizzò non poco. Suonava così serio e formale... Lo rileggo adesso e penso che l'ha scritto Eugenio e sorrido tantissimo.
Ci sono affezionata a Ciccsoft, da morire, come fosse casa mia.
Per le persone che ci sono dietro, soprattutto.
La prima volta che li ho incontrati me li sono andati a raccattare in bicicletta davanti alla chiesa di S. Francesco perchè non riuscivano a trovare la mia casetta padovana. Sarò stata traumatica come mio solito immagino. La settimana scorsa l'hanno trovata da soli la strada di casa...
A volte mi viene da ridere pensando che il buon Eugenio sa cose che chi vive con me non sospetta neppure. Ma è così.
Mi hanno vista in versione lavoratrice indefessa tra gli uffici stampa del Lido, mi hanno vista piangere disperata tanto da non avere più fiato, mi hanno vista in versione brava ragazza viziata e in versione isterica con tanto di smalto nero sulle unghie.
Hanno votato per il sondaggio sul nome della sorellina, l'hanno vista sul blog appena nata, mi hanno saputa felice, mi guardano ancora adesso, mentre cerco di capire cosa accadrà domani.
Non è stato un anno facilissimo per me, i problemi hanno colpito gli affetti più cari, la famiglia. Così per me è diventato un po' più difficile rimanere la "portatrice di un sorriso" o trovare anche solo uno sprazzo di serenità, di "leggerezza".
Perchè per quanto si possa avere tutto nella vita, vedere la propria mamma che piange fa sempre male, e a quel punto non conta più quanto gli altri ti invidino la tua vita "perfetta", e il tuo carattere forte. "Show must go on", la facciata rimane salda, e si va avanti, ogni giorno un po' più soli.
E per la "portatrice del sorriso" sono stati loro ad avere sempre una parola di sostegno, o di conforto.
Sì, lo so, sono sentimentale, maledettamente. Ma non potrebbe essere altrimenti.
Perchè c'è chi ha visto oltre la ragazza carina iperimpegnata ed iperorganizzata che sembro.
C'è chi ha visto oltre qualche momento di frivolezza che ogni tanto mi concedo.
Oltre.
Per questo sono tanto affezionata a questo posto, così come ad Eugenio e Fabio. Perchè la blogosfera per me non sarebbe nulla se non ci fossero delle Persone dietro. Ho avuto la fortuna di trovarne. Sì, lo so, sono una ragazza estremamente fortunata.
Un pensiero anche a Giulia, allo zio, a Giusè, a Dark, a Simo, a Violetta, a Chiara. E ad Elisabetta, che è stata la prima.
Venerdì 15 Aprile 2005
La storia in breve è questa: le due donne della foto, due lesbiche, ricorrendo all'inseminazione artificiale hanno avuto un bambino, Michele, che adesso ha 15 mesi (leggi articolo).
Non ho assolutamente nulla contro le unioni gay, ma sono contro l'adozione: non perché penso che Tina e Terry non siano delle brave mamme, ma perché credo sia prematuro. Io sono stata in collegio, e se il discorso cade sull'argomento adozioni gay è immancabile che ci sia qualcuno che dice "Non avresti preferito essere adottata da due gay, piuttosto che stare là?" No. Per il semplice motivo che non bisogna mai fare il passo più lungo della gamba: è necessario che prima cambi la mentalità della gente, vedere il gay come una persona e non come un diverso. E allora sarò la prima a dire: "Fateli adottare".
Mercoledì 13 Aprile 2005
Diciassettenne chiede d'abortire, il giudice: "Decidano i medici". L'articolo lo trovate qui.
Quinto mese di gravidanza, quinto mese d'attesa per un bambino malformato.
Mi mette i brividi.
Avesse qualche mese in più potrebbe decidere lei cosa fare della sua creatura, fare la sua scelta dolorosissima e pagarne le conseguenze. Stando così le cose aspetta che qualcuno decida per lei.
Per la sua "pancia".
Mi sono chiesta spesso se fosse giusto negare il diritto alla vita a una creatura, in che casi fosse giusto dire "è la cosa migliore". Mi sono risposta che un bambino sano non si dovrebbe mai "buttare via".
Ma parlo da privilegiata, e sarebbe facile per chiunque dirlo al posto mio.
Mi sono chiesta anche come facciano le persone che scelgono consapevolmente di portare a termine una gravidanza dove non si sa neppure se il feto abbia una forma. Mi sono chiesta come sia possibile che una donna possa accettare di partorire un figlio destinato a morire dopo qualche minuto, mese, anno. Mi chiedo come una madre possa negare a sua figlia il diritto di non subire una sofferenza del genere.
E mi chiedo come possano politica e religione andare a giudicare e a dire "no, tu non devi", "è sbagliato".
Ad un certo livello non è più farsi domande o esprimere la propria opinione.
E' esercitare uno squallido potere per tentare di bloccare il mondo su un'unica visione.
E' bloccare il dubbio per affidarsi al "giudizio".
E' forgiare nuove madri che per timore del "giudizio" dimentichino il dolore della propria bambina.
E' negare ad una ragazza e al suo dolore il diritto di prendere la propria terribile scelta.
Lunedì 4 Aprile 2005
Giovanni Paolo II, il Grande Papa, è morto da meno di due giorni, eppure ieri sera (almeno per radio) già non si parlava più di lui, ma dei suoi successori. Il Codacons ha ricevuto alcune segnalazioni di cittadini che denunciano come alcuni alberghi, bar e ristoranti della zona di San Pietro abbiano modificato in queste ultime ore prezzi e tariffe, ritoccandoli al rialzo. Ieri sera Canale 5 ha mandato in onda un film senza pubblicità, però mi hanno detto che per tutta la settimana i prezzi per inserire uno spot in mezzo alla programmazione sono triplicati. Mtv e i gestori di telefonia hanno trovato il modo di guadagnare invitando i ragazzi a mandare sms in memoria di Lui. Non so a voi, ma personalmente tutto questo mi fa tristezza e anche un po' schifo.
Domenica 3 Aprile 2005

Non mi interessa chi sarà il prossimo Pontefice a guidare la Chiesa in questo delicato inizio millennio. Spero soltanto sarà un africano, un sudamericano, qualcuno che davvero potrà essere vicino alle popolazioni più povere e in difficoltà. Ora è il momento di piangere un Papa che per il mondo ha fatto talmente tanto da sembrare quasi incredibile. E' il momento di piangere un Padre, una figura al di sopra di tutto e tutti che in 26 anni ha saputo dare parole di pace e di speranza ad un mondo saturo di politica delle parole e della corruzione. Una garanzia per tutti, un uomo stimato e rispettato e spesso purtroppo non ascoltato quando alle sue parole, sempre condivise in ogni dove, venivano contrapposte azioni da lui ripudiate e fortemente criticate. Un Papa infine, che ha saputo parlare ai giovani, affiancadoli sul terreno della comunicazione a loro tanto caro. Un Papa moderno.
Avrò incontrato il Santo Padre due, tre volte, non ricordo, tra udienze generali, passaggi nella mia città e visite da piccino in quel della capitale. Essere ricevuti dal Papa penso sia un'esperienza senza pari. Un onore indiscutibilmente. Ogni volta mi ha suscitato quell'impressione di santità, di purezza e di esempio da seguire. Ogni volta ho capito di avere davanti una persona straordinaria. Quello che però rattrista maggiormente oggi è aver perso una figura carismatica come mai avevo visto prima, indipendentemente dalle dottrine e dalle teorie catechistiche che talvolta non ho condiviso. Per un ragazzo di 20-25 anni questo non è stato uno dei tanti papi ma
Il Papa. Perderlo oggi significa diventare grandi, lasciarsi alle spalle un altro pezzo di noi, dei nostri ricordi, che piano piano sbiadiscono e si sfaldano nella nostra testa. Significa starsene a vedere un mondo che piano piano resta nelle mani di nuove generazioni, spesso non all'altezza dei loro Padri, mentre le figure più importanti e capaci del Novecento vanno ormai scomparendo.
Karol Wojtyla era una di queste figure immense; difficile sostituirlo. Per tutti loro le parole sono sprecate e vane. Non riesco a trovarne di buone e mi scuso se mi affido più che altro all'emozione e al ricordo. Ogni cosa che scrivo penso non sia all'altezza in un momento del genere. Oggi resto in silenzio con il mondo intero e piango con affetto un
Uomo che davvero ha meritato più di ogni altro di essere chiamato così.
Quello che sta accadendo da tre giorni a questa parte, ce l'avete tutti sotto gli occhi, e le mie parole non aggiungeranno niente a questa epica situazione. I Vaticanisti hanno parlato, i direttori di giornali hanno sentenziato, i blogger atei e/o agnostici si sono già scagliati contro questo colpo di stato, i blogger credenti o "miscredenti" hanno già versato lacrime di commozione. Il corpo del Papa è ancora caldo, ed è già stato detto tutto il possibile, se non di più. E' tutto molto evidente, e in questo senso qualsiasi analisi risulta scontata, e veritiera. Questa mattina tutte le 7 reti nazionali erano collegate con la Messa in Piazza San Pietro celebrata da Sodano: tutte, nessuna esclusa. Parebbe scontato usare il termine Teocrazia: la morte del Capo della Chiesa ha bloccato la vita dello stato Italiano, ha fermato lo sport, cancella legittime dirette sportive di formula uno (tanto per fare un esempio), ha anestitizzato la politica italiana (chi mai si ricorderà di andare a votare, mi chiedo, dopo che non se ne parla da giorni...), si è persino ventilata l'ipotesi di rinviare le elezioni. Forse è eccessivo per quello che dovrebbe essere uno Stato Laico, separato dal potere ecclesiastico, e si avverte la netta separazione tra il popolo e le istituzioni. La commozione generale (che ci sarebbe comunque stata) odora molto di indotta, somministrata. La gente tende a portare avanti le proprie esistenze, specie tramite i piccoli dettagli quotidiani, dettagli che sono invece stati aboliti dai media completamente listati a lutto. Mi chiedo: l'Italia si sarebbe ugualmente fermata se non fosse stata così pesantemente condizionata dal lutto messo in onda? E' stato messo in piedi un incredibile funerale mediatico lunghissimo, strabordante e totalizzante, che ha finito poi per condizionare la nostra sensibilità, di fermarci davanti a questioni clericali come di solito mai si faceva, di farci scoprire emozionati davanti alla notizia della morte di un vecchio malato. Questa tv monopapale degli ultimi giorni (nessuna voce fuori dal coro, nessuna concezione al rilassamento emotivo, massima e soprattutto costante tensione verso il raccoglimento, il dolore) ha fatto calare una patina sulla spontaneità delle masse. Chi era credente si è rafforzato nel calvario del Papa, chi era incerto nelle sue credenze si è trovato colpito e interdetto, emotivamente non indifferente, insomma, chi invece era ateo, ha sfoderato il suo cinismo e la sua laica indignazione per lo straordinario e colossale spettacolo cattomediaticoistituzionale messo in scena. Ogni parte ha avuto un ruolo e l'ha recitato come copione prevedeva. Credo che persino la Chiesa, nonostante abbia perso una guida impossibile da rimpiazzare, si sia ritrovata di nuovo alla ribalta, perchè nonostante si parli di teocrazia, di Dio in giro se ne parla sempre meno e le parrocchie si stanno inesorabilmente svuotando col passare degli anni. Ora invece questo drammone intenerisce qualche coscienza, fa fuoriuscire diverse lacrime e fa ricordare a molti la propria matrice cristiana. Mentre l'altra metà del cielo si ritrova compatta e indignata contro l'anticlericalismo e contro la retorica e l'ipocrisia. E' tutto molto condivisibile ed è difficile riuscire a dire qualcosa non prevedibile. Risulta facile anche pensare a chi in qualche modo ci perde, e mi riferisco al Mondo, che perde forse la figura più importante. Se pensate che l'uomo più potente del mondo ora è un certo G.W.Bush, beh io mi sento sempre più smarrito. Non ci sono più "leader" di una certa sostanza, ed è innegabile. Se oggi siamo tutti più disillusi è anche per la totale mancanza di uno straccio di guida valida.
Ovviamente, quando giovedì sera ho letto l'ultimora di Televideo che annunciava l'aggravarsi delle condizioni del Papa (la sorpresa è stata in quel momento, poi è iniziata la tragedia scontata e prevedibile) non ho ovviamente pensato a tutto questo. Ci sono semplicemente rimasto male, e non saprei spiegarvi il perchè. Ho pensato che era il primo Papa che vedevo morire, che nei miei 22 anni di vita il papa era sempre stato associato a quell'icona polacca. Mi sono sentito (quasi con atteggiamento ingenuo) partecipe di un momento storico, e la consapevolezza di questo mi ha fatto sentire, per la prima volta, vecchio: come se si fosse chiusa un'era.
Giovedì 31 Marzo 2005
Ho bisogno di un consiglio per un regalo di compleanno.
Orsù popolo di Ciccsoft, Iniziate ad immedesimarvi nel personaggio ed elaborate un'idea costruttiva.
Allora siamo amici da...circa una vita.
Amici, ehm, sì, amici. Quell'amico là insomma.
L'unico che sa tirarmi scema più dei sedici fidanzati in quattro città diverse che lui è sempre stato convinto che io avessi da che ho aperto un blog.
Quello che minaccio di eliminare dalla mia vita tre volte alla settimana iniziando addirittura a preparare la scatola con tutta la sua roba dentro da restituirgli con tanto di "Serenata di strada" dei Modena City Ramblers.
Quello che se n'è andato sbattendo la porta urlandomi che "ero sola" e "sarei morta sola", che non voleva più avere nulla a che fare con me lasciandomi a piangere per ore una notte di Novembre tra le braccia delle mie coinquiline. Poi è tornato indietro, per l'ennesima volta, ed io per l'ennesima volta l'ho abbracciato e gli ho fatto i biscotti tutta felice.
Dove c'è conflitto c'è passione ho sentito da qualche parte.
Bene, voi siete lui.
E adesso mettetevi nell'ordine di idee che tra poco è il vostro compleanno.
Cosa desiderereste dalla pazza che imperversa nella vostra vita?
Dopo aver esaurito le idee di libri e cd, averci rinunciato con l'uncinetto e aver constatato che l'i-pod cucciolo gli è appena stato regalato...
Considerando che siete tanto tanto tanto stressati.
Voi cosa ne direste di un week-end in Umbria o in Toscana o da qualche parte tipo Parigi?
Che faccio?
Devo proporglielo prima così si sceglie la data?
Devo lasciargli scegliere dove andare?
Zu,zu,zu,zu...qua urgono idee che il tempo stringe...
Domenica 27 Marzo 2005
E' tempo di auguri, ma una piccola considerazione la devo fare. A Natale e a Pasqua si fanno gli auguri, per convenzione, per educazione, perchè si sentono. Io non sono uno di quelli che dice "no, io gli auguri non li faccio perchè sono contro ecc...", però devo ammettere che a volte mi succede di farli perchè son appena stati rivolti a me, o per formalità. Ma comunque non mi tiro indietro e li faccio, con il sorriso, volentieri. E allora "Buon Natale e Buona Pasqua".
A pensarci, tuttavia, Natale e Pasqua sono feste che non sento più molto. Son più da bambinetto, chè il 25 dicembre passi ore a scartare pacchi su pacchi e godi come un matto con il nuovo robottino, l'autopista e il fucile a gommini... Pasqua invece è la festa di ...? Boh. Anche da ragazzino non è che stravedessi per una festa in cui il top era rappresentato dall'infrangere un uovo (un uovo cazzo!) per incrementare la collezione di portachiavi, che poi cazzo li danno a fare tutti sti portachiavi a dei sette-ottenni?
Quello che volevo dire è che da una dozzina d'anni a questa parte le feste top sono Pasquetta e Capodanno. Vuoi mettere. Due giorni in cui hai il dovere di darci dentro come un matto. Il trentun dodici prevede che sei già lordo all'aperitivo, con rito del brindisi di mezzanotte solo per farti ripigliare con il rumore di tappi e botti per capire che sei arrivato a un terzo di serata e devi ancora spingere, schiacciare al palo l'acceleratore degli eccessi...
Pasquetta invece è lo stesso. Solo con un aspetto leggermente bucolico. Sostituisci le portate curate e impiattate del capodanno con un quantitativo di carne pari a quello del mese successivo. Ingolli un pallet di birre, fumi fino a diventare trasparente e poi fai a gara con gli altri a chi è più ridicolo a dare calci ad un pallone. Lo spettacolo è indecente. Ma è una figata... E potete dirmi "ma che senso divertirsi apposta perchè è quel giorno lì ecc...?" State zitti vi rispondo (sempre con il sorriso). Non sarà naturale e spontaneo, potrà sembrarvi artefatto e costruito, però dopo dieci minuti che sei entrato nel mood di quelli che dico io, ridi che va bene, molto, tanto.
Per quello che in sti giorni quando vedo persone amiche, brillanti, con cui vado d'accordo vorrei dire loro "Beh mi raccomando Buona Pasquetta" perchè sì; ti auguro di passare una Psquetta coi controcazzi, come dico io, e lo sai cosa vuol dire. E magari ricevere uno sguardo d'intesa, un ghigno quasi malefico e intanto la testa per qualche secondo in fast forward velocissimo attraversa i ricordi delle pasquette toste, e poi "Anche a te, Buona Pasquetta"... Invece quando dici Buona Pasqua l'altro cosa fa? Ringrazia, ma non pensa a un cazzo. Non ditemi che pensa ad un uovo con aria lussuriosa. E lo stesso concetto per Natale e Capodanno... Però dico sempre Buona Pasqua perchè comunque la convenzione è quella e passi un po' per cretino se dici solo Buona Pasquetta...
Quindi in sti giorni statemi bene ragazzi, e Buona Pasquetta soprattutto...
Venerdì 25 Marzo 2005

Così le vacanze pasquali sono iniziate e con esse la task force di lavoro-studio in quel degli uffici
Ciccsoft. Ancora c'è da rodare sui tempi, causa mille impegni, ma si stanno facendo passi da gigante in avanti. Ad esempio siamo riusciti a settare correttamente i path in una
shell Unix. O ad utilizzare i vari
messenger in remoto usando la rete. Personalmente poi ho imparato che l'uovo nella carbonara ce lo puoi pure buttare crudo direttamente alla fine e che la
Cagnina bisogna berla trattenendo il respiro per non sentire l'odore. C'è ancora da lavorare sulla sveglia. Si finisce per andare a dormire quando la gente normale solitamente si alza e non va affatto bene, specie se fai saltare appuntamenti presi e manchi 25 telefonate perchè hai il sonno pesante. Si, insomma direte voi, ma qualcosa state combinando?
Ebbene l'esame è preparato per metà, diciamo la metà che conta meno ma tant'è. Quanto al nuovo template si finisce immancabilmente per avere in testa soluzioni estreme e realizzarne poi sempre di uguali. Facciamo una cosa gggiovane. Facciamola un po' underground. Facciamola seriosa anche se siamo una testata di cazzoni. E poi le colonne son sempre tre, la testata è sempre la testata e la mamma è sempre la mamma. Ma diverse novità, promettiamo, ci saranno. Ringraziamo vivamente a tal proposito quanti di voi hanno inviato commenti e mail per dare suggerimenti in materia, ne terremo conto sicuramente. Nel caso voleste aiutarci, fugate questo dubbio che ci attanaglia e ci toglie il sonno: esiste una dannata combinazione di tasti per ottenere questo carattere ` (backquote) oltre alla solita ALT+096 ascii? Santi A. Beggi, Fabbrone, Profeta e Cavaliere Pallido, fateci la grazia!
Update: Alt + Fn + 96. Sempre i migliori, ragazzi!
Domenica 20 Marzo 2005
Questa è una richiesta d'aiuto. Avete presente le confezioni della roba da mangiare, dove sotto all'immagine del cibo che avete comprato c'è scritto "immagine rappresentativa" -in pratica l'immagine potrebbe non corrispondere alla realtà, è solo per dare un'idea di come è quello che vi offrono.
Ora, il problema è che MAI l'immagine corrisponde alla realtà. Avete mai comprato i prodotti già pronti di una famosa marca che produce di tutto, dalla pasta ai dolci? Esatto, proprio quella che comincia per B., che ha le confezioni color verde scuro. Ecco, su queste confezioni si vede l'immagine di come sarà il prodotto una volta cotto, e sotto c'è scritto che l'immagine è a scopo dimostrativo. A volte compro la pasta al forno di questa marca. L'immagine sulla confezione mostra una pasta al forno gigante, grondante di besciamella e sugo, che solo a vederla ti viene voglia di mangiarti la pasta al forno con tutta la vaschetta, così com'è, surgelata. Io la metto nel forno, e viene fuori una cosa che sì, è più besciamella che sugo, ma che dell'immagine della confezione non ha niente, a parte l'ovvio fatto di essere pasta al forno. Non parliamo poi delle pizze. Le pizze disegnate sulla confezione sembrano alte 20 cm, grosse come sottovaso per una coccia dove è piantato un albero di sequoia, e con così tanta mozzarella che pensando a quelle povere mucche dici: "Cavoli, saranno sfruttate! Po(ve)racce!!". Poi torni a casa, apri la confezione e le pizze sembrano fatte apposta per stare sui piattini delle bambole, la mozzarella devi ricercarla con il microscopio e quanto allo spessore..sembrano passate sotto un rullo compressore! E non è che con le pubblicità in tv vada meglio. Avete presente il caciucco? Beh, quello della pubblicità ha un sugo denso al punto giusto, quel pezzo di pane scivola dentro che è un piacere. Beh, se io provo a preparare il caciucco viene fuori una brodaglia. Mi stanno venendo i complessi..vi prego, ditemi che non capita solo a me!
Sabato 12 Marzo 2005

Ti ho visto andar via con il Cugino, giusto quattro ore fa. Hai imboccato l'autostrada e con un semplice "ciao" le nostre strade si sono separate. Sono stati 4 anni di avventure e momenti memorabili. Non c'è niente da fare: nonostante chi ti ha sostituito ti assomigli così tanto e anzi, lasciatelo dire, ti superi sotto qualche aspetto, non posso che essere ugualmente triste per la tua partenza. Certo, ci rivedremo presto, non vai a finire in mano a sconosciuti, ma non cavalcheremo più insieme le rotte perdute dei sabati sera e dei pomeriggi a zonzo per la provincia. Quante ne abbiamo passate...
Puntate al mare a non finire, sporca di sabbia e salsedine, sempre pronta e attenta al mattino presto ci fossero anche tre gradi sotto lo zero, e le serate in giro con amici e amiche, che i posti a sedere quasi non bastavano. Quante ragazze hai visto, riesci a ricordartelo? Quella morettina, quella castana, quella con i capelli corti, quella con i capelli lunghi... Ognuna una storia da raccontare, ognuna una frase, un gesto, un momento rimasto indelebile nel tempo. Vogliamo parlare dei viaggi?
Le città dell'Emilia, i grandi giri del sabato sera, quanto peregrinare senza un motivo! I campeggi, dove piena all'inverosimile eri quasi una seconda casa, colma di cianfrusaglie, pentole tende e chitarre. Il glorioso giro d'Italia due anni fa, millecinquecento chilometri senza fiatare, finestrini aperti, sandali maglietta e rock'n roll. Quanti dischi hai suonato, li sai contare?
Il pop, il rock, la canzone d'autore. Le cantate in compagnia, i Beatles tornando a casa e Capossela lungo la via Emilia. L'indie rock per andare a Bologna, DeGregoriDeAndrèGucciniGaber solo soletto fuori e dentro le mura del Borgo. Quintali di cd che col tempo han preso ad ingiallire e a sbriciolarsi dentro un vano oggetti custode delle migliori note del Novecento. Per ogni testo un porto. Per ogni luogo in testa una canzone, un sottofondo, un volto. E ti abbiam trattato con cura, lo ammetterai.
Ci avresti giurato? Neopatentato e manco un graffietto o una botta in questi anni. Certo fosse per me saresti stata sempre impolverata ed impresentabile, avresti fischiato ad ogni semaforo, avresti sbandato ad ogni rotonda. Scommetto però che quella volta scivolando all'indietro lungo una gradinata nell'incavo del cortile ti sei presa un bello spaghetto. Cosa vuoi che sia un fanale scassato suvvia? Peccato veniale, restiamo amici. Ci vedremo sulle montagne dell'Appennino, non appena il tempo mi consentirà di venirti a trovare. Stammi bene, e occhio con le curve a gomito nelle colline pescaresi.
Arrivederci e grazie di tutto,
Fiat (Br)Uno.
Mercoledì 2 Marzo 2005
Il nostro monitor, nel visualizzarne il layout distampa, ha un bel rappresentare le pagine che scriviamo in Word fino a fingere,sulla destra, un’ombreggiatura, espressa quale ultimo desiderio naturalisticodi una sua vita precedente ormai digitalizzata. Da quando questo foglio senzamacchia - pur di sfuggire agli inchiostri e alle orecchie ha abdicato, insiemealle gualciture, alle cancellazioni e agli scarabocchi (gerghi di cui proviamovergogna se non siamo più, dietro le quinte della scrittura, fra le impalcaturedella brutta copia), alla sua stessa realtà - ha conosciuto la riduzione aicona, le vergogne dello zoom, la perdizione del copia/incolla, colpito nelsegno da un plotone di click, pure, del suo significato non può decidere che uncollegamento ipertestuale.
Mercoledì 16 Febbraio 2005

Arrivò infine, perfino in anticipo, ed era vestita di Bianco mela candido.
Si vide venire incontro due buffi ragazzotti dall'aria sorpresa e la bocca spalancata.
Cantava davvero bene, bisognava ammetterlo, ed era senza ombra di dubbio un regalo mandato dal
Sabato 12 Febbraio 2005

Poi succede che uno è sempre pieno di impegni e non trova cinque minuti per fare un salto a salutare. Succede che per un motivo o per l'altro sia fuori la sera oppure indaffarato in chissà quale improbabile attività inderogabile (tzè!). Così passano i giorni, le settimane e nonostante non si faccia che pensare tanto ad una persona non hai modo di sentirla vicina per troppo tempo. E allora sai cosa faccio? Te lo dico qui, davanti a tutti: al diavolo le feste, al diavolo gli impegni e qualsiasi altra cosa. Stasera ci vediamo al solito posto, alla solita ora e non ce n'è per nessun altro. Porta le Forbici che io porto il Proiettore. Due birrette e un sedile faranno il resto, e il freddo sarà soltanto un problema secondario.
Mercoledì 9 Febbraio 2005
Ieri sera, mentre lavoravo ad un post per il Softblog, ho avuto un'epifania.
Si potrebbe dire che, per la prima volta nella mia vita, ho visto chiaro davanti e dietro di me. C'era una sorta di luce, come in quella scena dei Blues Brothers in cui il grande John Belushi veniva illuminato da uno spiraglio di sole che era chiaramente una terminazione di Dio, o una messa in metafora dello stesso.
Io, vedevo la luce. La consapevolezza era in me.
Io ho ventunanni, ragazzi. Le donnine da paginone centrale, e le varie supermodelle stile-Max, sono sempre state più vecchie di me. Ieri sera, mi sono reso conto che la ragazza che vedevo sullo schermo aveva la mia età. 1983. Pazzesco. Magari un domani sono dell 85. E poi diventano dell'88. 90?
Qualcuno, non ricordo chi, mi ha fatto notare che presto guardando un culo per strada dovrò cominciare a chiedermi se é parte di un corpo minorenne o meno.
Questa consapevolezza improvvisa, mi ha travolto come un vero e proprio treno in corsa.
Sono polverizzato dalla consapevolezza. La verità annienta.
E poi.
E poi me ne vado a letto pensando a questa mia condizione di VecchioPorco in potenza e di come potrebbe essere interessante. E mi addormento. E sogno, un vero e proprio oceano di donne più giovani di me. E io pappone, Briatore's Style. Catenozzo e abbronzatura alla kryptonite. Un oceano di carne da collezionare, "giovani donne da esibire, se permette un'espressione dei nostri tempi". Donne? Bambine. Bambine stronze e manipolatrici comunque. Bambine crudeli che manipolano i propri Briatori. Bambine che si rivelano e che mi torturano infilzandomi con aghi da agopuntura.
Ho il terrore di addormentarmi di nuovo.
Potrebbero tornare.
Domenica 23 Gennaio 2005

Arrivare trentesimo non è facile. Si, insomma, senti il peso degli altri ventinove che incombe. Certo però che ritrovarsi a camminare a tre metri da terra dà una sensazione piacevole che non riassaporavo da tempo.
E quindi al diavolo i numeri e tutto il resto. Contano le sensazioni, le magie di un momento e quel pizzicorino che ti fa fare svariati chilometri in macchina col sorriso ebete stampato sulle labbra ascoltando un vecchio disco dei Velvet Underground.
(P.S. Si, adoro fare questi post che capiscono in tre, ogni tanto.)
Giovedì 20 Gennaio 2005
Il post qui sotto del Boss, nient'affatto banale, ha stuzzicato i miei ricordi. Dove ero io prima che infestassi questa pagina con le mie opinioni sul mondo? Sempre seduto su questa sedia, ovviamente. Ma un tempo, e parliamo di anni fa, quando ero ancora tardo-adolescienzale (ora sono semplicemente tardo) non avrei mai ritenuto che le mie impressioni sul mondo e la vita, potessero interessare qualcuno. Ne' che avessero una tale valenza da lasciarle in giro per l'etere, come invece è d'uso odierno con i blog e compagnia cantante.1999, zero esperienza in internet, un'estate noiosa e afosa come tutte le altre. Ci fu un posto in cui scoprii che in rete le opinioni venivano diffuse, e soprattutto c'era qualcuno che le leggeva e ci rifletteva sopra. Per me fu una scoperta "epocale" (per usare un aggettivo molto abusato, di questi tempi): io ero rimasto fermo ai giornalini di classe, ai gruppi di discussione nelle varie associazioni, a queste cose arcaiche qui, e invece su Internet esistevano forum e newsgroup e bacheche varie. In cui la propria opinione veniva espressa e messa al vaglio di altri. La stessa cosa che facciamo qui, solo con molto meno narcisismo e forse anche individualismo di adesso.
All'epoca su Radio2 andava in onda il mitico Alcatraz, glorioso e mai troppo rimpianto programma radiofonico di Diego Cugia, e attorno alla voce di Jack Folla era nata una bacheca di fedeli e incazzati ascoltatori, tutti più grandi di me. Proprio quando iniziai a lurkarla, venne chiusa e molti migrarono qui, nella Prateria. Era pieno di potenziali futuri blogger. Si andava dal tipo acculturato che riversava le sue sapide teorie in ogni campo, un capoccia dalla lingua tagliente insomma, a diversi venticinquenni incazzati e delusi da questo mondo di merda, frustrati da un paese bigotto e depressivo, che sfogavano e condividevano la loro bile e disillusione. C'erano ragazze sognatrici e speranzose, c'era il tipo cinico e misterioso che parlava per allusioni e lasciava intravedere, c'era la trentenne romana con un passato che le pesava e pur tuttavia rimaneva speranzosa. C'era speranza e rabbia, c'era, soprattutto, questa visione ideale e idealistica, dei rapporti umani, del proprio vivere e anche di una bacheca web. Alcuni di loro si trovavano ogni tanto a mangarsi una pizza assieme, e nacquero rapporti personali anche molto forti. Lasciai anchio traccia dei miei pensieri, perchè in fin dei conti in quel posto ci si ritrovava a sputare qualcosa di se stessi, non importava l'argomento. Abbozzi di precari ragionamenti, che se vado a rileggere ora, mi fanno sorridere. Ma fu in quella bacheca che mi accorsi che scrivere e soprattutto pensare a cosa scrivere, era stuzzicante.
Poi vennero le "sovversive" pagine del vecchio Ciccsoft, quando non era ancora un sito di calendari ma una pagina di controinformazione, e poi venne il blog, con i suoi individualismi, il proprio cortile da coltivare e i commenti e gli accessi da coccolare. Ma le mie origini su internet e sullo scrivere nel web sono là, in quella che oggi è una bacheca spoglia e poco frequentata, con tanta polvere e un nome diverso. Sono rimasti i proprietari, che stranamente non hanno finito con l'aprirsi un blog anche loro, un troll ultras che incita all'odio xenofobo e qualche sparuta presenza a segnalare notizie e indignazione. Tutti gli altri, Gianfranco, Alice, Pat, Pulce, Elena, Eugenia, Claudio, Fulvio e tanti altri nomi, spariti. Che sia questa la fine che faremo anche noi blogger?
Martedì 11 Gennaio 2005

Tornare in facoltà dopo 20 giorni e rotti di disintossicazione festiva fa sempre un certo effetto. Di smarrimento nel mio caso. Occhiata rapida alla gente fuori a fumare per vedere se c'è qualcuno che conosco poi dritto nell'atrio. No, nessuno di noto. Embè? E ora dove vado?
Aula 11. E dov'è? Masse di persone festose che si salutano, studenti impegnati che fingono di studiare materie complicatissime, crocchi giocanti a tressette, ascoltatori di Ipod e bevitori di CocaCola. Giramento di testa. C'è veramente il mondo per la Grande Riapertura. Potresti incontrare anche la Giovane Ragazza Indie in un posto come quello. Potresti addirittura incrociare ScralcoMattia per la via e non riconoscerlo, o la ragazza di un tuo amico che ti saluta mentre tu l'avevi beatamente ignorata. E, santo cielo!, l'amico che non senti da secoli con cui scambiare una lunga piacevole chiacchierata.
Però stanne certo non troverai mai l'appello Jolly che ti farà passare l'esame. Non troverai il professore che si è ricordato di portare il registro per verbalizzare quel voto in sospeso da tempo. Non troverai chi ti conforta mostrandosi con una faccia da "mi sono alzato alle sei stamattina", ma solo sorrisi e pacche sulle spalle di circostanza. E io che per andare al secondo piano sono andato fino al terzo e poi sono risceso sento che c'è bisogno di un altro po' d'aria fresca prima di chiudermi in una stanza libri alla mano. Anno nuovo, stessi (cari?) vecchi clichè.
Mercoledì 29 Dicembre 2004
Sono sinceramente dispiaciuto del fatto che non ci siano stati morti e/o dispersi tra i VIPs italiani che puttaneggiavano in giro per l'Asia. Sono abbastanza cosciente del fatto che questo mi rende un mostro, o almeno mi rende socialmente riconosciuto come tale.
Pensateci.
Il corpo di Gigi D'alessio.
Trascinato dalle acque, spazzato via.
Un corpo, appunto. Strappato di quello che divide il corpo dall'essere umano. Proprio come gli altri, le decine di migliaia di altri corpi comuni, non-famosi e assolutamente condannati a prescindere. Il corpo che poi é uguale agli altri (perché nonostante tutto i corpi - quelli si - sono assolutamente uguali tra loro) viene posato tra gli altri, nelle fosse comuni che gli europei vedono con il fumo negli occhi e che sono necessità immediata, estremo tentativo di non farsi tritare da epidemie d'ogni genere.
Mi piace pensare che c'é un omone da qualche parte con la maschera da dio egizio che pesa le anime della gente e scambia vip per poveri cristi. E che tipo la morte di Pippo Inzaghi poteva voler dire chennesò, un mille morti in meno tra la popolazione locale. Tutto questo é assolutamente assurdo, lo so. Magari é una reazione anche disgustosa, il fatto é che io sono abbastanza disgustoso, e voglio reagire con un minimo di mostruosità alla cappa di idiozia che ci sovrasta e che respiriamo ogni giorno con stoica sopportazione.
Domenica 26 Dicembre 2004
Un terremoto in mare, l'onda anomala, la natura che si ribella.
Leggo il bollettino dei paesi colpiti. Ritrovo posti che hanno fatto parte dei miei passati Natali, immagini, frammenti, ricordi. Rileggo lo stesso bollettino da un'altra ottica e guardo i bilanci dei morti. Non cambia nulla, anche nella tragedia, un morto "occidentale" continua a valerne almeno cento di tutti gli altri.
Penso alla tragedia nella tragedia di queste popolazioni, già povere e allo stremo, che basavano gran parte della loro economia sul turismo.
E so che sarà difficile che i numeri effettivi saltino fuori, come sempre d'altronde.
Paesi poveri, dove alle spalle dei grattacieli ci stanno baraccopoli dove non v'è nè ordine, nè legge, soltanto povertà. Ma "purtroppo" non v'è neppure violenza. E quindi nessuno ne parla, nessuno li nota più di tanto, nessuno ci fa caso.
Sono le famiglie che mandano i bambini a lavorare nelle fabbriche dei noti imprenditori (anche italiani). Ricordo che in Birmania ci portavano a vederli come attrazione turistica, bambini sorridenti, sotto le palme, a cucire i vestiti, orgogliosi di poter portare almeno qualche centesimo di euro a casa.
Sono le famiglie che mandano le bambine a prostituirsi, perchè è l'Occidente a chiedere delle bambine, e perchè, come sentii dire una notte passeggiando per il quartiere a luci rosse di Bangkok, se non gliele dessero se le prenderebbe, magari con la violenza, magari senza neppure quella misera consolazione monetaria che deriva dal sordido lavoro di quelle bambine.
Sono quelle famiglie che non sono censite, di cui nessuno si ricorda al momento delle tragedie; sono i numeri superflui, quelli che si possono mettere a tacere senza troppo scandalo, pur di limitare il danno d'immagine al paese.
Quei morti varranno poco o nulla, una fossa comune collettiva accoglierà le loro ceneri, poi li si seppellirà in fretta, quasi a far finta che non siano mai esistiti.
Per ogni Occidentale morto sarà lutto collettivo e pubblica maledizione della natura maligna.
Così pare vada il mondo al giorno d'oggi. Purtroppo.
Venerdì 24 Dicembre 2004
C'è bisogno di speranza in questo mondo.
Di credere nelle cose, nelle persone e, perchè no, anche nei miracoli.
E io auguro a tutti voi di avere tanta forza per amare le cose che vi sono care.
C'è bisogno di tempo, per capire, per crescere, per piangere e per sorridere.
Perchè saper aspettare nella vita è importante tanto quanto sape partire.
L'attesa ha un suo valore, simbolico, dolce, amaro e forte allo stesso tempo.
Ognuno avrà il "suo" Natale, il tempo è una ruota che gira.
C'è chi sa che ho aspettato due mesi per postare questa canzone.
E adesso che finalmente lo sto facendo sono qua, con le lacrime agli occhi che non so più cosa dire. Se non che vi voglio bene. Tanto.
Signora dei vicoli scuri dal vecchio cappotto sciupato,
asciugati gli occhi e sorridi c'e' un altro Natale alle porte.
Non senti le grida e le voci e qualcosa di strano nell'aria,
anche i muri ingrigiti dei vicoli splendono sotto la luna.
Ti ricordi, ci incontrammo in un giorno di neve e di freddo
e la sera ci facemmo un bicchiere di scura ed un giro di valzer
con tanti saluti ad un altro Natale.
Signora dei vicoli scuri abbracciami forte stasera,
anche i gatti festeggiano a volte e cantano sotto le stelle.
Dimentica il freddo e le lacrime, le scarpe coperte di fango,
il destino di un vecchio ubriacone cullato dal canto del vento.
Ti ricordi, ci incontrammo in un giorno di neve e di freddo
e stasera ci faremo un bicchiere di scura ed un giro di valzer
con tanti saluti ad un altro Natale.
Signora dei vicoli scuri non mollare la lotta,
verranno momenti migliori il tempo e' una ruota che gira.
Vedremo le rive del mare in un giorno assolato d'estate,
scoleremo cinquanta bottiglie al riparo di un cielo lontano.
Ti ricordi, ci incontrammo in un giorno di neve e di freddo
e stasera ce ne andremo a ballare per strada e a brindare
un saluto e un cordiale fanculo ad un altro Natale.
Giovedì 23 Dicembre 2004
Alzi la mano chi non ha mai avuto la tentazione di sopprimere il coniglietto della duracell.
L'istinto killer diventa irresistibile soprattutto quando la vocina si mette a fare o-oh.
Aiutate il coniglietto, donategli una rapida morte.
Mercoledì 22 Dicembre 2004
Tu che sorridi da lontano e mi fai un gesto di saluto. Tu che con la mammina vai a spasso a far spese e abbassi gli occhi distante. Tu che tre mesi sono tanti. Tu che due anni sembran niente, ma possiamo continuare a vederci. Ecco. Maledizione alla ressa natalizia in centro.
Incontrare in giro due ex in soli tre giorni non è per niente bello.
Giovedì 16 Dicembre 2004
Capita di camminare sotto la pioggia, a passo veloce, e di sentirsi immediatamente spaventati.
Non é importante di cosa: la Paura é entità a se, e si ciba di ogni genere di processo mentale. Può partire da un singolo evento e dal terrore di non essere capace di gestirlo. Ma poi traborda, diventa tutto. La Paura é un tumore che divora ogni cosa, compresa se stessa.
Capita di trovarti sotto la pioggia, spaventato, insicuro. C'é una sola cosa che puoi fare: solo la Litania contro la Paura Bene Gesserit può aiutarti.
Non devo aver paura.
La paura uccide la mente.
La paura é la piccola morte che porta l'annientamento totale.
Affronterò la mia paura.
Gli permetterò di passarmi sopra e di attraversarmi.
E quando sarà passata aprirò il mio occhio interiore e ne scruterò il percorso.
La' dove andrà la paura non ci sarà piu nulla.
Soltanto io ci sarò.
Lo giuro, funziona. Le diavolerie delle streghe funzionano sempre.
Sabato 11 Dicembre 2004
In tutti i sensi che questa parola può assumere. Più vado avanti nel mio percorso più mi rendo conto che certa gente è disposta vendersi per un nonnulla. Non parlo di chi a volte si piega per un fine ultimo. Ma di chi proprio si vende e si svende senza ritegno. Dandosi in pasto a chiunque. Sorridendo allo stesso tempo a me e al mio peggior nemico per raggiungere il massimo del "profitto". Come dice chi è più saggio di me, alla fine nella vita ci sono poche cose che contano davvero. Una tra tutte. Credibilità.
Lunedì 6 Dicembre 2004
Credo nelle rovesciate di Attimo e nei riff dei FranzFerdinand.
Credo al doppio suono di Trillian sul portatile che vuole l’accesso ogni primadel giorno.
Credo che ognuno di noi meriterebbe di avere una piattaforma che sia decente conlui almeno fino a quando non si sta in piedi da solo.
Credo che un Inter come quella di Cuper, Vieri e Recoba non ci sarà mai più, manon è detto che ce ne siano di peggiori in maniera diversa.
Credo che non sia tutto qua. Però prima di credere in qualcosa d’altro bisognafare i conti con quello che c’è qua, e allora mi sa che crederò prima o poi inSplinder funzionante e funzionale.
Credo che se mai avrò Movable Type sarà dura tirare avanti con 30 post al mesema credo anche che se non commenterò in giro come fa certa gente difficilmentecambieranno le cose.
Credo che ci ho un buco grosso dentro ma anche che il Blog Aggregator, qualcheamichetta in chat, i dischi indie, qualche spilletta, le stronzate con gli altriblogger, la radio... beh ogni tanto questo buco me lo riempiono.
Credo che la voglia di scappare da una comunità di 90000 abitanti vuol dire chehai voglia di scappare da te stesso e credo che da te stesso non ci scappineanche se sei Gianluca Neri.
Credo che non è giusto giudicare il blog degli altri perché non puoi sapereproprio un cazzo del blog degli altri.
Sabato 4 Dicembre 2004
Campanello.
Visto il tentativo d'effrazione fatto al piano sotto a mezzogiorno, mi sono avvicinata alla porta munita del mio coltello, affilato di fino dopo il "fattaccio" per precauzione. Quasi erano meglio i ladri.
I figli naturali non riconosciuti della parte sadica di Ferradini erano sulla mia porta. E non avevano minimamente preso in considerazione la mia annotazione sul tono "se proprio dovete chiedermi un favore prendetemi i Lindor."
"Che carini che siete qua, volete vedere un dvd con me?"
"No, siamo di passaggio è che stasera se non vieni su tu non c'è nessuno che sia in grado di cucinare."
"Sì dai Rachè, che ti costa in fondo a te."
"Fatemi capire, arrivate così, non chiedete come sto, mi riempite di cioccolata per poi dire che ingrasso e rotolo per i ponti invece di scendere. Vi sembra normale?"
"E' che noi siamo sinceri, gli altri semplicemente mentono. Per educazione sai, mica per altro. Allora vieni o no?"
Datemi un consiglio, voi dove li nascondereste i cadaveri?
Lunedì 22 Novembre 2004
Sto ascoltando il programma radiofonico di Magenta&Woland, Piume di struzzo. Tema della puntata: l'Indie (mio vecchio cavallo di battaglia. Cavallo... diciamo "pony"...). Ospite in studio il mitico Inkiostro, che tenta di spiegare l'inspiegabile, e a cui va tutta la mia solidarietà. Alla domanda "l'indie si interessa di calcio?", arriva la doccia gelata: "Assolutamente no".
La mia carriera da aspirante indie finisce qui, prima ancora di cominciare.
Per la frustrazione ascolterò l'inno della mia squadra del cuore, PAZZA INTER.
(fra l'altro ora che ci penso, tifare nerazzurro credo sia parecchio indie. No, eh?)
Mercoledì 17 Novembre 2004
Libera interpretazione sul tema proposto da Pros, questa sera in radio a Deviazioni. Potevo pure farne a meno, direte voi...potevi...
(potevoevitare.wma - 948kb)
P.S. Ora il file funziona, prima era linkato ad un file inesistente...pardon ;-)
Lunedì 1 Novembre 2004
E un'altra volta e' notte e suono
Non so nemmeno io per che motivo, forse perche' son vivo
E voglio in questo modo dire "Sono"
O forse perche' e' un modo pure questo
Per non andare a letto
(F.Guccini - Canzone di notte n°2)
Poi, ogni tanto, la casa si svuota per qualche giorno e rimani solo tu ad ascoltare il silenzio e il tuo respiro. Chiudi gli occhi e ti lasci andare, disteso in una vasca piena di bolle al ginseng mentre un pianoforte e un contrabbasso scaldano l'atmosfera. Sono quei giorni in cui la tua casa non sembra più la stessa, senza le voci che ogni giorno la popolano e si rincorrono l'una con l'altra da una stanza all'altra. Oggi sei rimasto da solo. Ci sei tu e nove stanze vuote. Ma cosa te ne fai, di grazia?
Quando sei solo a casa ti sembra quasi di stare in un covo quando la sera rientri dopo una serata in giro con gli amici. Sembra di tornare al nascondiglio dove vivi in disordine dimenticando di avere una dignità. Trascuri te e tutto il resto, riducendo tutto all'indispensabile. Dormire, mangiare, pisciare. Nel mio caso anche guardare televideo e leggere i blog, ma sorvoliamo. La sveglia suona sempre troppo presto, nonostante tu l'abbia puntata il più tardi possibile, per fortuna hanno inventato quella simpatica funzione "snooze" così è un giochetto da ragazzi allungarla di un altro pochino, a dosi di dieci minuti la volta. Che delizia. La colazione? Mettere su il latte, il tè, il caffè. Troppa fatica: si salta. Freghi qualche biscotto dalla dispensa e lo sgranocchi mentre fai altro. La musica si può mettere a palla anche al mattino tanto sono tutti al lavoro. Pranzo dalla nonna, dove si mangia tanto e bene e non devi nemmeno lavare i piatti. Filmetto nel pomeriggio, cazzeggio in internet, qualche minuto di studio compulsivo ad altre tre o quattro attività (ludiche e/o inutili). Cazzo: già le nove e non ho niente per cena. Apri il frigo, ma è sempre irrimediabilmente vuoto. McDonald's? Ci hai già mangiato due giorni fa, non per tua volontà e poi lo sai come va a finire quando mangi quella merda. Pizza? Vada. Salame piccante e una coca, ce la fa per le nove e mezza? Cassetta o Dvd, anche due. Non ci sono orari che tengano. Si esce e si rientra. Si esce di nuovo e non si rientra se non è il caso. Si corre a casa per vedere se lei è ancora online e fare due chiacchiere. Si tira tardi giocando al tetris di quando eri bambino. E in un continuo temporale i giorni scorrono inesorabili verso il loro Ritorno.
Mancano poche ore a quando varcheranno nuovamente la soglia di ingresso e le mosche volano copiose sul cartone della pizza, abbandonato sul tavolo. Il sacchetto della spazzatura è pieno, ma non hai voglia di cambiarlo. Crei il pattume succursale con la sportina Ipercoop, adagiato in un angolo e lasciato li finchè resta in piedi. I piatti si lavano ogni due giorni, ma a volte per cause di forza maggiore, anche ogni tre. Ti accorgi solo ora che invece hai usato la regola: si lavano solo quando sono finiti tutti quelli a disposizione. Il bagno è una porcheria, chi ha allagato e calpestato qui attorno? Il letto è disfatto da una settimana e sembra che tu abbia portato a letto quattro o cinque ragazze negli ultimi giorni. E quanti vestiti hai tirato fuori dall'armadio? Hai fatto una sfilata di moda? Tantissimi, impossibile rimetterli a posto tutti: si lasciano buttati sulla sedia. La cassetta della posta trabocca, la barba è lunghissima, i capelli sono arrufati che forse faresti fortuna a chiedere elemosina al semaforo. Non hai dato l'acqua ai fiori! Cazzo. Pure quelli. Portafoglio vuoto, aspetto debosciato, perdita della cognizione temporale, totale disinteresse verso ogni cosa. Anche la pagina centotre di televideo non ti turba più e scorri annoiato le notizie di Repubblica.
Così finisce che esci alle tre del pomeriggio di domenica per andare a comprare il giornale all'edicola chiusa, attraversi il cortile fischiettando la marsigliese salutando i vicini che fanno giardinaggio. E non ti accorgi di essere ancora in ciabatte, con il pigiama indosso e il segno del cuscino sulla guancia sinistra.
Domenica 31 Ottobre 2004
Peccato non abbia una tazza di caffè sotto mano. Farei volentieri finta di rovesciarla sulla mia scrivania, per imbrattare gli appunti di economia. Sarebbe la mia vendetta contro quella materia arida che ci costringono (ok, è un esame opzionale) a studiare a noi ingegneri. Lasciateci progettare, programmare, risolvere, implementare: non imbrigliateci in quelle ciniche formule e dettami. Dove persino andarsene a comprare una semplice pizza, nasconde chissà quali meccanismi di domanda e profitto. L'intera esistenza umana regolata da grovigli di produzione e ricavi e profitti e domanda di mercato. Beh, preferisco fare una fork, o al limite una pipe. Essendo di ampie vedute, sono disposto ad ascoltare tutte le teorie di chi sostenga l'instrinseca bellezza della materia. Ovviamente di fronte a una calda tazza di caffè. Offro io.
Mercoledì 27 Ottobre 2004
Un attimo, un incrocio di sguardi e un sorriso, che illumina il grigio pomeriggio di studio. Due occhi timidi e sinceri, il coraggio di un gesto. Non sono maleducato. Solo un incorreggibile timidone che a volte resta incantato dalle piccole cose...
Mercoledì 13 Ottobre 2004
Poi all'improvviso, nuovamente il freddo. L'avevo quasi dimenticato, dopo mesi di tepore, poi calore, e di nuovo tepore. E dopo qualche periodo di alte temperature, ad ottobre in maglietta?, ecco tornare il clima giusto al momento giusto. Così. Bam. Senza la "mezza stagione", che come vuole il luogo comune ormai non esiste più. Ed è maledettamente vero, ahimè. E allora via tshirt, pantaloncini, cappellini ed occhiali da sole. Al risveglio stamattina c'era solo nebbia e vento fresco. Via il copriletto estivo, le calzette corte, la camicia svolazzante. Arrivano felpe, pantaloni, giacche, berretti. Tornano le caldarroste, i sospiri fumosi nell'aria, le foglie gialle che cadono. Lo smog, le targhe alterne, il traffico la mattina quando piove e la coda arriva fino sotto casa mia. I termosifoni caldi e le minestre in brodo che scaldano il cuore, i raffreddori, le febbriciattole nel weekend, le ondate di influenze asiatiche. Il parlamento che si riempie la bocca e riempie i tg di chiacchiere, l'incubo terrorismo, le elezioni, gli esami, il solito tram ogni giorno. Il cinema il lunedì sera, la serata universitaria il mercoledì, il venerdì in piazza e il sabato in giro. Tornano i varietà del sabato sera, i preserali delle otto e trenta, le serie tv e i programmi culto. Finalmente film decenti (?) il lunedì sera. Ed escono nuovi album a fiotti, dvd cofanetto, il-film-della-stagione al cinema, seguiti di best seller attesissimi, libri di blogger (!)...
Eravamo rimasti qui mi pare... Bentornato Grande Freddo.
Martedì 12 Ottobre 2004
"Non smetterò mai di sperare che Tiziano Ferro venga travolto da una carica di cinghiali... " Questo troneggia sul blog dello Zio Trenta... Ammetto di aver sempre concordato in pieno, a volte pure con un pizzico di arroganza, con queste parole. Oggi però giracchiando ho trovato questa, e questo.
"Il bulimico non concede molte chanches a sè stesso, è severo nei propri confronti, non sa fregarsene degli altri, ipercritico e spesso esigente pone i suoi bisogni sempre dopo quelli delle altre persone, sa risolvere benissimo i problemi altrui ed aiutare tutti in tutte le evenienze"
Forse quest'uomo non saprà cantare.
"Ma ti hanno detto mai
Che devi amarti un po'
Puoi rallentare e poi
Pensare un po' più a te
Che sicurezza mostri se
I casini sai risolvere
Ma i problemi tuoi
Non li affronti proprio mai
In quel frigo...si freddano le lacrime
In dispensa...rinchiudi le tue ansie e poi
Sotto il letto...nascondi la tua polvere
Poi non dormi...ti chiudi e rifletti"
Però questa strofa è un pugno nello stomaco per tutta la verità che c'è dentro.
"Il problema non è il cibo ma la vita e la strada intrapresa, il cibo è solo un palliativo, uno specchio che riflette in modo deformato una situazione dell'animo. E' sbagliato pensare che questi siano "disturbi alimentari", perchè sono certamente disturbi del cuore"
E' triste che sia più facile far passare per superficialità un disturbo di questo tipo che analizzarlo nel profondo, che sia più facile dire "cosa vuoi che ci voglia a mangiare normalmente" che dare un abbraccio che significa sicurezza.
Ed è ancora più triste che le uniche strutture esistenti in Italia mirino esclusivamente a quello che è il "recupero e mantenimento" del peso, legando ancora più indissolubilmente delle anime a delle tabelle caloriche.
Tiziano Ferro, per quello che mi può riguardare, è e rimarrà sempre uno sciacallo, musicalmente parlando.
Però credo che da oggi, umanamente parlando, gli porterò rispetto.
"E' la vita che unita al dolore si ciba di te
E della tua strada sbagliata
E continui a pensare, placando il tormento,
che bello se non fossi mai nata
E la smetti? Rilassati! Forza reagisci sei te
Che condizioni la tua strada
E, su, prova a pensare che bello sarebbe se invece
Amassi un po' di più la vita"
Non sono solo parole.
Anche se tutti preferiscono crederci...
Martedì 21 Settembre 2004
Finalmente sono riuscito a sgattaloiare via dalla festa. Di là stiamo festeggiando tutti questi compleanni, TheEgo sta nuotando nel sangria mentre un paio di goliardi compagnoni ha portato un'enorme torta a forma di TagBoard, per ricompensarmi dell'omicidio avvenuto con la nuova veste grafica. Ma per un attimo, basta scherzare, prima o poi si accorgerranno che mi sono nascosto in bagno col portatile del socio, e inizieranno a bussare alla porta. E' che proprio non ce la faccio a sopportare in silenzio tutti questi festeggiamenti: è giunta l'ora di raccontarvi la vera storia di Ciccsoft, noto (?) e sfavillante multiblog multicialtrone. Tutto ebbe inizio nel lontano 1989, seconda elementare. Io all'epoca mi cibavo di Topolino e pasta al burro, ero ingenuo e felice. All'inizio dell'anno scolastico arrivarono due nuovi studenti, uno grande e grosso, l'altro ossuto e mingherlino. Quest'ultimo aveva sottobraccio una ventiquattrore con dentro il Clementoni. Subito storsi il naso, quando mi accorsi che negli intervalli non usciva a giocare a pallone come i comuni infanti, ma improvvisava finte edizioni di un fittizio telegiornale, insieme al Grande e Grosso e a un terzo elemento, il Figo, elemento trascurabile di questa storia su cui non accennerò alcun aneddoto, tranne quando il Grande e Grosso piantò una matita nella coscia del Figo (questa dovevo raccontervala!). Il cabaret in aula di seconda elementare: fu il successo, inaspettato e travolgente, che mi trascinò dentro la banda Ciccsoft. Allora non capivo l'estrema natura sovversiva: veramente rivoluzionaria, fare satira macellando il cervello di quelli che sarebbero stati elettori del 2001. A ripensarci, dobbiamo aver sbagliato qualcosa. Forse quel petofono rosso, che io insistevo a usare come mia gag preferita durante i comizi del buon TheEgo (allora tra gli amici si faceva chiamare GEGE'), ha instillato nella mente di quella classe forzaitaliota l'idea che il rosso porti solo cagate, e scompiglio. Ma ridevano come matti, ed io ero felice nel farli ridere con il mio petofono che risuonava all'improvviso... Ego capii che
potevamo fare i soldi. Mise in piedi una compagnia di avanspettacolo radunando altri adepti al baby-cabaret e la chiamò Ciccsoft. Tutti la storpiavano in Cicciosoft, come ancora oggi in effetti accade, e ridevano, ed io pensavo che questo Ego era un genio: fin dal nome facevamo ridere! Compravamo Kinder Delice tutti i giorni, con i proventi del teatrino, e iniziammo a ingrassare. Capii che dovevamo smettere quando, dopo una sbronza di succo all'albicocca Yoga (attenzione mamme, i fruttini fanno gonfiare la pancia, è droga sintetica, evitateli come la peste) inciampai sul pallone durante una partita nell'intervallo. Franai a terra calpestato dall'odiosa squadra avversaria. Eug, punto fermo della difesa, mi guardò e annuiì alla mia smorfia di dolore. Col baby-cabaret avevamo chiuso. E venne il tempo delle medie. Dopo i fasti elementari avevo acquistato più boria ed ero più sicuro di me, ed Ego aveva un nuovo piano per rifondare la Ciccsoft. Dapprima si buttò in politica, facendosi eleggere a capoclasse, per acquistare potere. Orientò gli acquisti della scuola, che si dotò finalmente di un aula computer moderna per gli anni Novanta: fantastici Apple del 1984, con i dischetti da 5 pollici e il tasto MELA. Mentre faticosamente chiudevo un quadrato sullo schermo verdognolo, capii dove voleva andare a parare: l'Informatica. Iniziò ad accumulare quell'esperienza che sarebbe poi risultata utile con l'esordio al Liceo. Dopo una breve parentesi di Circolo Tennistico Ciccsoft, che organizzava tornei estivi di tennis al quale pure io partecipai qualche volta, riuscendo nell'impresa di vincere almeno un set su 47 partite contro un tale Eugy (memorabile), di fronte a un tè doppio on the rocks, mi invitò a casa sua: "vieni , devo farti vedere una cosa". Mi trovai di fronte a un Olivetti 286, pc dell'ultima generazione, andava a gasolio e sputava pezzi di ram dalla marmitta. Un gioiello tecnologico, col quale il Nostro Demiurgo aveva implementato una rete col vecchio Clementoni. In quegli anni iniziavano a circolare
strani affari chiamati "ipertesti", che non ho mai capito cosa fossero, e infatti persi il momento della fondazione della Ciccsoft, azienda impegnata nel campo della produzione di ipertesti, per l'appunto. Pagai l'iniziale disorientamento, forse dovuto a una tempesta ormonale tipica di quell'età, non ricordo, entrando come misero operaio sotto pagato. Mi obbligava a colorare bottoncini o riempire pagine vuote scrivendo in loop "il mattino ha l'oro in bocca". Frustrante, pure per il Grande e Grosso che sbottò dicendo che ne aveva abbastanza, e si diede allo smercio di cd contraffatti, allacciando rapporti con la Mafia e la Camorra locali. Anticipammo la new economy, ma l'arrivo del WWW ci colse di sorpresa. Una famiglia ci chiese per la loro figliola un ipertesto dedicato a Winnie Pooh, purtroppo per errore il collegamento ipertestuale Immagini rimandava a un sito con le foto della scabrosa relazione tra il Pooh e Tigro. Lo scandalo venne insabbiato, ma l'azienda era di nuovo distrutta. Tuttavia era necessario trovare subito un modo per sperperare il nostro tempo libero. Le lezioni di filosofia e le cotte adolescienziali svegliarono in torpori verso il mondo che ci circondava. Eravamo ancora convinti di fare i giornalisti, da grandi, e non di aprire un'edicola o di gestire un negozio di vinili, nostri attuali sogni sul comodino. Era giunto il momento di approdare nella Rete. Grazie a fornitori di fiducia, aprimmo un portale dai forti contenuti (porno, insomma) con immagini scannerizzate dalle peggiori rivistucole che uno dei nostri collaboratori (non vi dico chi) portava abitualmente in classe all'intervallo. Pessima qualità ma un discreto numero di fans. Come dite? Non ne sapevate nulla? Certo, ci inventammo una copertura, un portale alternativo che coprisse la vera homepage. O credete che interessassero a qualcuno le rubriche di sport di Fabio e le inchieste al peperoncino di Eugenio? Ci inventammo un mare di rubriche, redatte sempre da noi stessi sotto falsi pseudonimi, tipo le ricette di Nonna Amelia. Era nato Ciccsoft, il portale della porta accanto, che si opponeva ai classici portaloni zeppi di niente e di tutto che andavano per la maggiore verso la fine dei Nineties. Purtroppo le tempeste ormonali vennero sopraffatte dallo spirito rivoluzionario che albeggiava in noi. Con un altro clamoroso ribaltone (tipico da queste parti, ormai ve ne sarete resi conto) dipingemmo di nero le pareti del sito, lanciato a razzo contro lo schifo di questo paese. La chiamavamo Controinformazione, e di teste
incazzate in giro ce ne dovevano essere, perchè dopo anni e anni di autarchia, aprimmo le porte di Casa Ciccsoft prima ad amici intellettuali e poi a gente da tutta Italia, a cui certe cose non andavano a genio. Il tutto condito con alcuni trip mentali creati sotto l'effetto della colla Vinavil. Bei momenti significativi, il cazzeggio era ridotto al minimo e c'era un minimo di impegno civile. Eravamo sfacciatamente sovversivi (penso che siamo tuttora schedati lassù, nelle stanze segrete di quelli che contano), erano momenti bui e cercavamo di accendere una lanterna. Vedete, sto diventando epico persino ora, mentre scrivo. Però siamo fatti di carne, carne giovane fra l'altro, e piano piano, quatto quatto, Ciccsoft scivolò nel dimenticatoio. Scadenze delle consegne dei pezzi non rispettate, anarchia nella redazione (virtuale)... il sito andò scemando. L'insegna dopo pochi mesi era già ricoperta da strati di polvere. Ci fu un ritorno
di fiamma con LiberaUscita, altro ennesimo ribaltone grafico, ci spacciammo per una specie di webzine-laboratorio per aspiranti. Fu breve e intenso, una meteora. Poi, l'università. Poi, il silenzio. Ego tradì la sua stessa creatura organizzando patetici tornei a scopone scientifico tra i fuori corso a ingegneria, tanto per mantenere in allenamento la sua capacità di organizzazione. Ma eravamo immersi nel pantano creativo, Ciccsoft ormai era conosciuto solo per essere una marca di sapone di Marsiglia venduta a Taipei. Solo silenzio. Io, scribacchino senza più calamaio, mi riciclai come pulitore delle palline dei mouse, lavoro part-time pagato in nero. Ogni tanto partecipavo anchio ai tornei di scopone, ma pur conoscendo l'organizzatore, riuscevo lo stesso a perdere. Era troppo frustrante, mi stavo riducendo a studiare, e così mi rifiutai di perdere il mio tempo dietro ai libri. Volevo cazzeggiare, cribbio! Quando feci notare cotanto al Demiurgo, già gli brillavano gli occhi. Fu così che l'araba fenice rinacque, sotto forma di blog, un anno esatto fa. Ecco, stanno per sfondare la porta del bagno, e la batteria di questo stupido portatile ormai è scarica, ma era necessario che voi ignari lettori sapeste. Quando un giorno vedrete una pagina vuota dopo aver digitato su GoogleBrowser www.ciccsoft.com, non disperate, avremo di nuovo mutato pelle: un salumiere Ciccsoft, una agenzia matrimoniale Ciccsoft, una bisca clandestina Ciccsoft, un partito politico Ciccsoft. Perchè qui, conosciamo l'antica arte del cazzeggiare.
Mercoledì 15 Settembre 2004
non so più cosa fare. non so più come riuscire a soffocare questo dolore continuo, martellante, che rimbomba nella mia testa come quell'immagine di te seduto nella seicento blu alle sei del mattino che distogli lo sguardo, evitando di guardarmi negli occhi, quelle ultime volte in cui avresti potuto, in quei minuti così corti e veloci ma allo stesso tempo pesanti e dolorosissimi. io che ti imploro di abbracciarmi solo per sfiorare un'ultima volta il calore che solo la persona più importante della tua vita ti può trasmettere. ora vorrei poter dimenticare tutto, se potessi lavare via tutto con quell'acqua di mare che tanto adoro. perchè l'amarezza e l'odio sono sentimenti che non riesco a sopportare e nonostante finga di rimanere impassibile, fredda calcolatrice delle mie azioni e della mia vita, ora sono qui, seduta a scrivere una email che non servirà a niente se non a farmi disprezzare di più. il vuoto dentro di me che consuma l'ultima goccia di calore, quello che sono riuscita a strapparti prima di allontanarti per sempre da me con un gesto stupido e insensato. e queste lacrime che scendono ora, quando non servono più a nulla sono solo l'ultimo capitolo di una storia che forse non avremmo mai dovuto scrivere. una storia che mi ha fatto vivere cose bellssime con te ma che che ora mi sta facendo troppo male. e me ne farà ancora, ne sono certa. ti ricordi quando eravamo abbracciati nella tua stanza una delle ultime sere e io ti ho detto che avevo paura, che sapevo che prima o poi saresti scomparso, che non ti avrei più trovato nella mia vita? ecco, ora so con certezza che questo momento non tarderà ad arrivare se non è già successo. mi sono condannata a stare senza di te, ho tirato la corda insistentemente. ora la corda si è spezzata e non si può più tornare indietro. io mi sento morire al pensiero di dovermi separare da te. ho già provato questa sensazione e quando è successo ho pregato per non doverla più sentire. una sensazione che ti distrugge quando non dipende da te ma che ti manda all'inferno quando ne sei il diretto responsabile ed è proprio quello che sta succedendo ora. io non posso stare senza di te, non ce la faccio, ti amo troppo, ora me ne rendo conto veramente, ora che è troppo tardi. ti prego, dimmi che c'è ancora qualcosa che si può fare, dimmi che non è tutto finito, che ci rivedremo e riusciremo a stare ancora bene insieme, dimmi che c'è un'altra SF per noi, dove possiamo ricominciare, senza ipocrisie stavolta, senza incomprensioni o interferenze.
non mi lasciare, ti prego.
ho bisogno di te, nessun altro mi è così indispensabile, come amico, come ragazzo, come fratello, come anima gemella. ti voglio ancora e voglio il mio ultimo bacio, quello che non ho potuto avere stamattina, nè in macchina, ne alla stazione. per colpa del destino? no, affatto, solo per colpa mia. un abbraccio falso e gelido è l'unica cosa a cui riesco ancora ad aggrapparmi, l'ultimo ricordo che ho di te, di questi giorni passati insieme. aiutami, non lasciarmi andare via.
Lunedì 13 Settembre 2004
Oggi è il primo giorno di scuola per quasi tutta la città di Ferrara. Come ogni anno l'evento non passa inosservato in una famiglia dove padre e madre insegnano e la sorella va in qualche modo a scaldare giornalmente il suo banchetto. E come ogni anno, il tempo diventa improvvisamente brutto. Nuvoloso, freddino, bigio. Quasi a voler sottolineare la depressione delle centinaia di studenti che assonnati hanno dovuto riprendere le fila del discorso interrotto con piacere a giugno. Le strade si ripopolano nelle prime ore del mattino, gli autobus sono pieni, i fornai vendono pizzette a peso d'oro e tutto riprende lentamente il suo corso. La città sembra quasi essere più viva quando in giro ci sono gli studenti.
C'è la gioia di reincontrare gli amici, la noia di conoscere i nuovi insegnanti, e l'angoscia di rivedere quelli ormai noti, che partiranno immediatamente a spiegare e a correggere i compiti delle vacanze lasciati incompleti anche dai più diligenti. Riprendono inoltre lo scambio delle figurine, il "lo vado a dire alla maestra", i giri per i corridoi per valutare i nuovi arrivi e le nuove merendine. Ci si scambiano interminabili racconti e foto delle vacanze, si mostrano zaini nuovi e penne luccicanti in abbinamento a diari sempre più costosi e già scritti. Mentre io passo le ore seduto ad una scrivania osservando le nuvole passare davanti alla mia finestra, la tristeallegra chiassosa quotidianità riprende a girare come ha sempre fatto, da che mondo e mondo. E un pochino mi fa piacere, in fondo.