Personale
Martedì 1 Luglio 2008
di TheEgo · Categoria: Personale · ore 11:04
Circa tre anni fa ho avuto un incidente in macchina. Niente di che, un banale tamponamento dovuto alla pioggia e forse in parte ad una strana sensazione avuta circa un paio di minuti prima che con quella pioggia avrei rischiato grosso con le mie gomme liscie. Non potevo credere fosse successo davvero quello che un attimo prima avevo pensato.

Stamattina esco dalla stazione di Venezia sotto la pioggia diretto alla fermata del vaporetto. Ho finito il carnet da 10 sulla tesserina magnetica da poco in uso su tutte le linee. Mi metto in coda al baracchino per ricaricarla, con i miei 10 euro già in tasca pronti. Diluvia proprio tanto e non ho l'ombrello, la coda è lunga e mi bagnerei come un pulcino così decido di saltare su al primo vaporetto che arriva, senza strisciare la card (funziona come gli skipass suppergiù) nel lettore, memore di quell'impiastro della mia ragazza (che oggi si merita del tutto l'appellativo) che sostiene, visto da quanto poco tempo è in funzione il sistema elettronico, che non riusciranno mai a controllare a bordo se davvero c'è un abbonamento o un carnet su quella card e che chiedono sempre e soltanto di esibirla. La fa facile lei, è sempre la più furba e in giro son tutti tonti.

Io la esibisco salendo a bordo, ma sarà il cielo nero, sarà un groppo in gola che mi stringe quando faccio qualcosa che non devo, o di illegale, sarà pure il suono del motore che questa mattina era davvero sinistro e sembrava un lungo lamento come un sottofondo di un film di Hitchcock ma il presagio che qualcosa non sarebbe andato bene ce l'avevo eccome. Stavolta non l'avrei fatta franca, ne ero sicuro.

Infatti, per la prima volta in due anni e rotti che giro per la laguna (con o senza biglietto a seconda dei casi) sale il controllore e ha con se la fottuta macchinetta-che-non-esiste. Divento pallido, iniziano a tremarmi le gambe, impreco contro l'impiastro e spero nel miracolo che non accade. Arriva una fermata, faccio goffamente per scendere ma incappo nell'ovvio controllore che prima di farmi smontare vuole verificare la mia card. La avvicina al palmare e compare la scritta "BIGLIETTI RIMASTI: VUOTO". Mi stupisco, traccheggio (ma che strano, mi pareva ne rimanesse uno, pioveva, avevo fretta, c'è da poco non la so usare, eccetera). E' inutile: non ho le tette e non parlo nemmeno veneziano, non ho scampo.

A quel punto devo scendere, firmare una contravvenzione, dare le generalità e farmi sotto il diluvio universale il tragitto rimanente verso l'ufficio dove bagnato come un pulcino scrivo queste righe senza che tutto questo abbia la benchè minima utilità a farmi togliere 40 euro di multa. Se giugno si era chiuso male, luglio sembra volerlo superare. E da oggi piove pure.
Sabato 21 Giugno 2008
di TheEgo · Categoria: Personale · ore 13:17
infraditoverdiIo ho un paio di ciabattine da spiaggia tristi e ridicole. Sono quelle di quando ero adolescente ed oggi, nel 2008 inoltrato, sono ancora le stesse. Sono di un blu scolorito che nemmeno gli zingari al semaforo, ma tanta è la voglia di essere chic in spiaggia, quei pochi giorni all'anno dove mi rompo le palle sotto il solleone che ancora non le ho sostituite.

Questa mattina, trovandomi in giro a cercare un costume (anche quello risale ormai a diversi anni fa...) decido che è il momento di prendere anche un paio di ciabatte decenti. Ora la domanda è semplice: DOVE SONO FINITE LE CIABATTE NORMALI? E se io non volessi queste infradito bellissime che vedo appese e che però mi sanno da scomode e tritura alluci? Giuro che in tre negozi diversi non ho trovato un solo paio di ciabatte carine e normali, magari senza marca, tinta unita, come negli anni '90.

Chiedo: sono io che sono fuori moda o davvero ora si usano solo quelle? Mi sentivo un po' come se fossi entrato in un negozio di telefonini chiedendo un dispositivo non dual band.
Martedì 17 Giugno 2008
di TheEgo · Categoria: Musica, Personale, Sport · ore 02:29
Al contrario di due anni fa, quando mi chiedevo come diavolo potessero rinunciare ad Italia Germania i fans dei Sigur Ros accorsi a Ferrara per il loro concerto, domani non sarò nella consueta saletta Ciccsoft a guastarmi il fegato con Italia-Francia.
Sarò a godermi lo Spettacolo qui, mentre voi patirete come cani dietro 11 scarponi ormai da pensione. Nel caso vada di culo, mi unirò al chiasso festoso per le strade di Milano, altrimenti almeno il sottoscritto tornerà a casa soddisfatto. In bocca al lupo!

P.S. Che poi giusto un popolo di boccaloni come noi può credere ancora che una squadra che perde dall'Olanda e pareggia dalla Romania batta la Francia.
Lunedì 2 Giugno 2008
di Attimo · Categoria: Musica, Personale · ore 21:32
Giugno piomba silenzioso nelle nostre vite ad annunciarci che sta per scoppiare la bolla estiva. Mentre i piedi nelle scarpe iniziano a sudare tutta la nostra voglia di sotterrarci sotto metri di sabbia e mare, butto lì un personalissimo e quindi parzialissimo resoconto di metà 2008 musicale.

Se il 2007 era stato l'anno dei "grandi album", questo 2008 sembra l'anno dei Grandi Nomi. A scorrere l'elenco delle uscite, sembra quasi di ritrovarsi nei favolosi anni '90: REM, Afterhours, Jovanotti, U2, Moby (roftl), Vasco Rossi, e ne dimentico sicuramente qualcun'altro. Per non parlare dei Coldplay (li aspetto al varco), Sigur Ros, e due "icone" italiche, seppure con dimensioni e motivazioni opposte, quali Baustelle e Offlaga Disco Pax. Dischi attesi, in alcuni casi attesissimi che riportano l'attenzione dal contenuto all'autore spesso "stagionato", il cui giudizio è quanto mai legato al passato prossimo o remoto che si porta sulle spalle.
Le canzonette affiorano sporadicamente, in mesi densi di avvenimenti personali che hanno richiesto concentrazione e messo il silenziatore alle casse. Gli auricolari banditi sul posto di lavoro fanno il resto, tendendo a prosciugare la palude degli ascolti dei gigabyte scaricati, lasciati ammuffire senza nemmeno un passaggio su Last.fm. Neanche un mp3 da linkare.

Concerti visti relativamente pochi, sicuramente falliti alcuni appuntamenti topici (Afterhours, Battles) cui si spera di rimediare almeno parzialmente nei prossimi mesi. I giovedì della rassegna Indie Thursdays del Renfe hanno portato a Ferrara un'Alternativa fatta di gruppi semisconosciuti, iniziativa lodevole che ha toccato l'apice (come affluenza) con Le Luci della Centrale Elettrica assieme a Giorgio Canali, che meriterebbe un discorso a parte. Peccato che ogni giovedì a fine concerto la sala si svuotasse immediatamente, sarà che la gente lavora o studia...
All'Estragon ho assaporato senza passare dal via gli Offlaga Disco Pax, che hanno riprodotto l'intero nuovo album. La nostalgia per Socialismo Tascabile è tanta, e forse inevitabile, anche se Venti Minuti mi fa sempre piangere come un bambino. Trasferta al Vox per i Baustelle, a detta di tutti migliorati dal vivo, eppure il medley finale rasenta il ridicolo. Incomprensibile amputare così Gomma, così come il pubblico dell'ultimissima ora, che si esaltava solo per le canzoni di Amen. Personalmente urlato il tormentone tardoinvernale di Anna che non sa perchè si è laureata anni fa.
Maggio si è aperto con il concerto acustico degli imprenscindibili Perturbazione, con tanto di inedito, e si è chiuso con le "Esplosione nel cieeelo", per citare il candido maccheronico italiano con cui si sono presentati alla rumorosa folla dell'Estragon gli Explosions in the Sky. Post-rock neuronale e subdolo, perchè si insinua nella stanza come un tappeto ma finisci a rotolarcisi sopra per estasi o per tormento. Il concerto è quasi "faticoso", vuoi per il vociare da aperitivo, vuoi perchè per apprezzarli appieno bisogna isolarsi da tutto il resto.

Ora tutti a riempire le piazze per Ferrara sotto le stelle. Ma se l'anno scorso all'ombra del Castello ci fu il concerto dell'anno, l'apice dell'estate credo proprio che stavolta sarà a Milano.
Giovedì 29 Maggio 2008
di TheEgo · Categoria: Personale · ore 00:20
Io, quando avrò venticinque anni
metterò i puntini sulle I
stenderò i panni ad asciugare
tenendo per me una parte dei raggi
di sole
rimarrò fuori un poco più a lungo
a rimirare gli alberi in fiore
ascoltando un vecchio disco consumato
che conosco ormai a memoria.

Io, quando avrò venticinque anni
sarò morbido e pulito
ascoltando quel che hai da dirmi,
capendo poi davvero
il significato dei tuoi sorrisi
e dei tuoi silenzi bianchi.

Io, quando avrò venticinque anni
avrò scoperto almeno un poco
da che parte soffia il vento
cosa è bianco e cosa è nero
avrò imparato l'arte del sogno
e la paura di cadere
cullandomi tra braccia
che sanno di rose fresche
e pura seta rossa.
Giovedì 1 Maggio 2008
di TheEgo · Categoria: Musica, Personale, Varie · ore 23:16
Era de MaggioAnni di gavetta sui palchi più scalcagnati della bassa ferrarese, tra concerti impossibili, serate etiliche, maratone da venti gruppi a botta, concorsi birrosi e cosi via, una reputazione da mantenere, un contegno e un'immagine da "omino ska" da salvaguardare come musicista, artista e ragazzo.
Poi un primo maggio qualsiasi, un attimo prima di cominciare a suonare, davanti ad un centinaio di persone, la tua ragazza, tua sorella, amici vari e non oso immaginare quante altre persone che MI conoscono, sbuca un ragazzetto moro, amico strambo della suddetta sorella - 18 anni suppergiù, visto due volte in vita mia - salta sul palco con due zompi tutto garrulo, mi si avvicina e mi fa:
"Fatti dare un bacino, va. In bocca al lupo." Mi bacia sulla guancia e scende lesto, tornando da dove era venuto.

2008: il rock'n roll, per come lo conosciamo da libri e film, è definitivamente morto, o è meglio se cambio hobby alla svelta.
Martedì 22 Aprile 2008
di TheEgo · Categoria: Personale · ore 00:00
Per aver costruito giorno dopo giorno, dal nulla, una persona che ti sta al fianco, ed averla portata per mano ad essere almeno un poco come vorresti tu. Per la pazienza, la costanza e la determinazione. Per essere arrivata fino a qui tra mille peripezie e mille avventure. Per avere sogni e desideri nonostante a volte io sia solo un pasticcione e complichi le cose semplici. Perchè le cose belle della vita prendono colore solo se si è in due a gustarle. Perchè ci credi davvero e me lo ricordi ogni giorno che passa sorridendo: GRAZIE GRAZIE GRAZIE.


Venerdì 28 Marzo 2008
di TheEgo · Categoria: Personale · ore 16:23
Si è un Attimo laureato
Attimo, come non l'avete mai visto.
Giovedì 27 Marzo 2008
di TheEgo · Categoria: Personale · ore 14:12
1258434004_003bd0f983_o.jpgCi sono giorni nella vita di un uomo che rimangono impressi nella memoria per tutta la vita. Giorni nei quali la Storia si presenta alla porta e incide una tacca, pianta un paletto, pone una boa. La Storia che sarà scritta tra poche ore, in questo pomeriggio piovoso come solo un beffardo Destino poteva concepire, porrà la parola Fine a sette lunghi anni di fatica, a qualche gioia e molti dolori, ad un'epoca intera. Retorica a parte, che in casi come questi è ampiamente giustificata da tanti di quei discorsi e ragionamenti che nessuno capirà mai fino in fondo non avendoli vissuti in prima persona, la boa di oggi rappresenta la fine di un percorso tutto in salita, tra i meandri di una facoltà buia e postindustriale della Bassa padana.
Oggi, per farla breve, verrà consegnato al mondo del precariato e dei dottori in qualchecosa il nostro caro Fabietto, qui noto con il buffo nome di Attimo, troppo introverso e minimale nell'animo per postare qualche impressione di un momento, troppo preso per celebrarsi in modo adeguato anche online con qualche riflessione su un giorno così agognato da esser diventato, negli anni, quasi un incubo. Ed è arrivato quel giorno, chi l'avrebbe mai detto? Non solo è arrivato, ma ha fatto ovviamente piovere. Se mai un giorno toccherà al sottoscritto credo a questo punto che un'abbondante nevicata su Ferrara non ce la levi nessuno, per la gioia dei bimbi che faranno infine l'agognato pupazzo con il naso a carota.

Il coccodrillo alla facoltà di ingegneria narrerebbe dei primi anni incerti, muovendo timidi passi in un terreno che tanto quanto al sottoscritto non gli calzava a pennello, fino alla presa di coscienza di uno scoglio faticoso, una palude senza fine da cui dover uscire ad ogni costo e comunque da affrontare senza esitazioni di sorta. "Studiare qui sarà come mangiare il pesce di venerdì. Non sempre ne avremo voglia, ma comunque il venerdì il pesce ci sarà sempre" dispensava con saggezza vedendo i voti scadenti all'ennesimo test di elettronica digitale. Per non parlare del primo virgolettato che ricordi, a questo punto quasi un presagio: "Se non prendo 30 stavolta non lo prendo più", annunciava uscendo tronfio dal primo scritto del primo esame. Non lo prese in effetti quella volta, e nemmeno in futuro, a parte un celebre 29 mutato in 30, rubato per una svista alla bionda professoressa che proprio oggi lo cingerà d'alloro.

Voi dunque non potete capire quello che rappresenta il coronamento di un percorso simile. Non una laurea qualunque ma un faticoso percorso di vita lungo sette fottutissimi anni. Pomeriggi al caldo di una stanza a riempire di conti quaderni senza giungere ad un risultato (tra le lamentele parentali per i continui ritardi), compromessi raggiunti con le vacanze, i mondiali di calcio, i concerti persi per esami imminenti. Ritiri, fogli bianchi, bigliettini, jolly pescati all'ultimo, insinuazioni agli orali ("Ma lei è andato in vacanza o ha studiato?" - lol, ndR), pile di dispense fotocopiate e rilegate con pazienza per la pura soddisfazione che un cumulo di carta e la sicurezza di un libro possono dare. Un'esperienza da cui si esce duramente provati, che segna in maniera più o meno indelebile la coscienza privandola spesso della spensieratezza che si addice ad un giovane della nostra età.
Non vi chiedo comprensione per queste dure parole alle quali chi non ci conosce risponderebbe "Ecchessaramai, è una laurea come tutte!", ma lasciatemi celebrare un compagno che oggi vince, di misura, la partita, ed esce alfin a rivedere le stelle. Con il cuore gonfio di sconfitte ed umiliazioni e la certezza che la molta stoffa da vendere si vedrà solo adesso, libero di correre sulla prateria come sempre ha voluto fare. E soprattutto la sicurezza che tutto questo non accadrà più. Mai più.

P.S. Dottore, dottore del buco del cul. Vaffancul, vaffancul. (rit, ad libitum)
Mercoledì 13 Febbraio 2008
di Simcam · Categoria: Personale · ore 17:21
A quindici anni ce ne stavamo seduti sui gradini. Il pomeriggio lo passavamo in parrocchia, ore e ore a giocare a ping pong. Il Gesù Cristo sulla parete muoveva la testa a destra e sinistra per rimirare giocate da brivido. Arrivavamo sudati fradici al bar, orgogliosi della nostra partita e ci facevamo belli davanti alle coetanee. Coetanee che annusavano l'aria commentando con "Cos'è questa puzza di sudore?".
Martedì 12 Febbraio 2008
di M.B. · Categoria: Personale · ore 00:15
Sapete come ci chiamano, a noi (me e quelli come me; voi non siete necessariamente inclusi), alcuni di quei signori che ne capiscono di economia e di finanza? Ci chiamano “il parco buoi”.
Venerdì 18 Gennaio 2008
di TheEgo · Categoria: Personale, Racconti · ore 11:00
tennis_pallina.jpgNei luminosi ed interminabili pomeriggi estivi, quando c'era luce fino a tardi e la scuola andava ormai finendo, iniziava il nostro Campionato di Tennis. Contrapponeva due giganti della scena degli anni '90, a loro modo entrambi campioni, seppure in mondi un po' diversi tra loro. Jim Courier aveva una racchetta verde smeraldo Dunlop, residuo del corso pomeridiano di qualche anno prima, lunga e leggera, con un bel fodero completo blu scuro. La racchetta di Andrea Gaudenzi era una Head corta corta, fuori misura anche per un ragazzino delle medie, decorata da un mix di colori prettamente tennistici quali il bianco, il giallo, il rosa. Il fodero ne avvolgeva soltanto la parte superiore. Gaudenzi, a differenza del suo avversario, non aveva mai fatto un corso di tennis, pertanto si arrangiava come poteva ed anzi aveva imparato buona parte della sua tecnica proprio in quei pomeriggi estivi, durante il consueto campionato.

Il campo delle partite quotidiane, forse, non meritava il rango di "campo di tennis" quanto piuttosto quello di area di cemento. Abbandonato al rapido logorio degli anni, ai bordi di un giardino scolastico tra un asilo e un campo di basket, proprio a fianco dell'istituto tecnico, non possedeva nemmeno una rete. Passi quella esterna, di recinzione, andata consumandosi negli anni tra buchi vari fino a scomparire del tutto una volta ridotta a brandelli contorti di ferro acuminati ed arrugginiti. La rete che mancava era - ahimè - proprio quella centrale, sostituita all'occorrenza dal nastro di plastica rosso e bianco a righe alternate tipico delle recinzioni dei lavori in corso. Le righe di delimitazione erano a malapena visibili, ormai dello stesso colore del cemento terra di siena del campo: appena si percepiva il quadrato davanti a rete entro il quale battere. Si aggiunga al quadro già fantozziano della situazione una fitta rete di radici e buche di vario genere che spuntavano riempendo il campo di imperfezioni, zolle sollevate, rametti caduti, fogliame vario. Per farla breve: nessuno a parte noi poteva e soprattutto voleva utilizzare un campo simile.

Tuttavia Gaudenzi e Courier erano li ogni pomeriggio, alle cinque in punto, per la sfida quotidiana. Le bici chiuse contro la cancellata, poi scavalcata per entrare, racchette in mano e borraccia al collo, rigorosamente piena di thè solubile, moda importata dal Canada e protagonista indiscussa delle nostre bevute adolescenziali.
A onor di cronaca va detto: Courier vinceva praticamente ogni partita, inizialmente in maniera molto plateale, poi via via che l'avversario prendeva confidenza con la racchetta e la sua antica arte, in maniera più sofferta e combattuta, fino a perdere qualche incontro ogni tanto. Negli anni che vanno dal 1994 al 1997 Gaudenzi portò infatti a casa almeno quattro o cinque vittorie.

Lo sfidante era però un avversario meticoloso e puntuale. Leale e disciplinato sul campo, disposto a mille incontri faticosi pur di passare un buon pomeriggio di sport (il calcetto sarebbe venuto solo qualche anno dopo). Il protocollo rigidissimo prevedeva la ripetizione della giocata in caso di rimbalzo su qualche gobba del campo, la discussione interminabile è-sopra-è-sotto in caso di difficile valutazione di un tiro vincente raso rete, o meglio raso filo, a volte sfociata in nervosismo e litigio. Prevedeva altresì che il campo rimanesse sempre lo stesso, senza alternanza, per anni, che al termine di ogni set si facesse una pausa a bordo campo per bere il thè freddo e che ognuno andasse a riprendere la pallina nella sua metà campo. Già, la pallina. Una soltanto, per non perderle nel campo con l'erba alto proprio a fianco. Era molto faticoso giocare in quel modo, bisogna riconoscerlo, eppure sono state forse le più belle partite di tennis che si potesse sognare. Spontanee e rustiche come solo due ragazzini potevano accettare. Genuine nel loro ripetersi costante, sempre uguali, con la stretta di mano finale a bordo rete, come i veri tennisti e un altro thè freddo offerto al perdente, a casa di chi aveva vinto la sfida.

Poi sono arrivati gli sbandati, con motorini e qualche siringa, i bonghi e le pentole. Occupavano il campo tanto per fare, qualche volta tagliavano nottetempo la rete. Gaudenzi e Courier diventavano grandicelli e iniziavano a non giocare più come un tempo. Restano le pagine su un'agenda elettronica ormai fuori uso, a registrare una ad una le partite svolte, con tanto di risultati, tempi di gioco, set dopo set. Poco tempo dopo sarebbe esplosa la passione per il calcetto, che tante altre sfide epiche avrebbe regalato ai due imberbi tennisti, sulla scia del Chino e di Cannavaro. Ma questa, è un'altra storia.

Jim Courier

Martedì 15 Gennaio 2008
di Noantri · Categoria: Personale, Società · ore 13:30
... E ci svegliamo tutti sudati. Nella notte ci solleviamo sul letto puntando il gomito, oppure in pieno giorno alziamo gli occhi dalle tastiere su cui stiamo battendo e guardiamo il nostro vicino di posto, terrorizzati perché forse sì, forse gli assomigliamo.

... E ci sentiamo incazzati, stiamo crescendo incazzati. Incazzati neri: andiamo a letto sempre più tardi la notte rincorrendo la nostra ombra sul pavimento. Scriviamo blog, abbassiamo i finestrini nel traffico per cantarne quattro all'ultimo stronzo, non ci sta mai bene niente, consumiamo la suola delle scarpe a ritmo di capricci e amiamo sempre meno profondamente il prossimo, perché comunque andrà a finire siamo certi che ci fregherà. Guardiamo i sassi sulla strada domandandoci se non starebbero meglio stretti nei palmi delle nostre mani, ci asfissiamo di lavoro per trenta denari non regolarizzati che ci vengono consegnati con il peso di una cortesia. Compriamo macchine sempre più grandi, due, quattro scarichi posteriori, copertoni giganteschi, antenne che bucano le prime nuvole ma non ci dimentichiamo mai di fare segno di no con la testa quando stiamo fermi nel traffico o quando non troviamo un buco per parcheggiare. Ci ricordiamo di quanto fosse bravo Rino Gaetano, infiliamo dischi dei Queen e dei Guns, amiamo i Clash, sentiamo "The Passenger" e stravediamo per il Padrino, pontifichiamo la superiorità dei primi tre Starwars sugli ultimi e sussurriamo alle orecchie dei nostri amici che George Lucas s'è rincoglionito; perfino quei tre cazzoni che ancora vanno dietro ai Litfiba dicono sempre la stessa cosa per giustificarsi: "Ma nei primi tempi erano grandi...". And so on, perché oggi non abbiamo un cazzo, non ci rimane niente, siamo la peggiore generazione della storia, quella senza né santi né eroi, perfino Bon Jovi non riesce più a infilarne una giusta, non abbiamo conosciuto guerre e inondazioni: siamo tutti Fonzie senza la giacca di pelle. Il cricetino Alvin è diventato vero, a scapito nostro che ci sentiamo ogni giorno un poco di più plastificati.

... E quello che facciamo è ingannare la vita, disinnescare la solitudine prima di ritrovarci davanti uno specchio inaspettatamente. Stiamo insieme, ci scegliamo gli amici e insieme percorriamo la strada. Ci guardiamo negli occhi nelle serate di pioggia con una bionda davanti e quello che viene fuori è che saremmo stati tutti uomini migliori se avessimo posseduto giusto un poco in meno. Se fossimo stati adulti negli anni Sessanta o negli anni Settanta, se avessimo fatto in tempo a vedere i fratelli cadere sotto il piombo o gli amici degli amici finire dentro per uno strappo avventato, saremmo stati tutti migliori. Portiamo dentro di noi lo spettro dei nostri predecessori: è uno spettro appannato, reso esile dalla televisione, dai telecomandi, dal maledetto wikipedia che sta creando una generazione di mostri. Ecco chi siamo noi: il grilletto facile ha fatto posto alla cultura facile. Era meglio il primo: è meglio la pena di morte che la pena di vita. Abbiamo wikipedia e nessuno tiene più in casa un vocabolario o una VERA enciclopedia: è la cultura facile, baby, diranno i santoni, ed è grazie a wikipedia se oggi i giovani sanno almeno qualcosa, perché QUESTO è certamente meglio di non sapere nulla. Ma io dico: fanculo. Fanculo wikipedia, fanculo quel frocio cotonato di Giovanni Allevi: uno sbarbatello da conservatorio idolatrato solo perché ci fa quest'immenso piacere di non osare più di tanto. Così ci guardiamo negli occhi e nella nostra perfezione amabilissima scorgiamo l'ombra della merda che siamo. Questo Facilissimo Creare che non destabilizza più, che non osa, che non ti chiede uno sforzo: immergerlo vorremmo sotto la coltre di cenere delle sigarette e invece è proprio quello che ci dobbiamo fumare.
Mercoledì 2 Gennaio 2008
di TheEgo · Categoria: Musica, Personale · ore 16:09
Il 2007, a casa mia, ha suonato soprattutto così:

1. Le luci della centrale elettrica - La gigantesca scritta COOP
2. Tre allegri ragazzi morti - Il mondo prima
3. Radiohead - Nude
   The Fratellis - Chelsea dagger
4. Le luci della centrale elettrica - Fare i camerieri
5. The Apples in Stereo - Sunndal song
6. Amari - 30 anni che non ci vediamo
   Canadians - Summer teenage girl
   Le luci della centrale elettrica - Piromani si muore
   Radiohead - Reckoner
   Stars - In our bedroom after the war
7. Verdena - Canos
8. CCCP - Live in pankow
9. Built to spill - Goin'against your mind
   Damien Saez - Je veux qu'on baise sur ma tombe
   Ex-Otago - Amato the greengrocer
   Jovanotti - Fango
   Soko - I'll kill her
   The Cribs - Our bovine public
10.Arctic Monkeys - Balaclava
   Blume - 90210
   Maximo Park - Our velocity
   Mazarin - For energy infinite
   Modest Mouse - Dashboard
   Arcade Fire - Crown of love
   Arcade Fire - Intervention


Il 2007, i miei occhi, l'hanno visto soprattutto così:
Lunedì 31 Dicembre 2007
di TheEgo · Categoria: Personale · ore 20:00
La famiglia seduta a fianco a me sul treno ha l'aria soddisfatta. Stanno andando a Venezia, fuori è tutto ghiacciato e bianco di brina, i bambini sono felici e indicano ogni cosa dal finestrino come fosse la prima volta che la vedono. Tra poco lo splendore della città lagunare li accoglierà insieme ad altre migliaia di turisti accorsi li a festeggiare il capodanno imminente. Già, Venezia. Venezia la bella, Venezia che affonda, Venezia l'imbroglio. Forse un po' la chiave (il simbolo? lo sfondo?) di questo 2007 strampalato, disordinato e bellissimo.

L'altra sera facevo notare all'amico di una vita come piano piano stiano mutando gli assetti della nostra giovane e già lunga esistenza. Il 2007 ha rappresentato forse il confine senza ritorno tra il mondo della spensieratezza e quello delle responsabilità. Parola grossa, la responsabilità: chi ha voglia di prendersela? Gli amici che hai visto fare i cretini sui banchi di scuola e ti chiedevi quale posto avrebbero assunto in società cominciano a ridere meno e fare di più: qualcuno lavora già, qualcuno si è indirizzato verso una brillante carriera universitaria tra specialistiche e master in giro per l'Europa. Stiamo diventando vecchi e ci aggrappiamo alla voglia di divertirci e alla nostra età anagrafica, mica così avanti come tentiamo di farci credere. Sciocchi. E però alle due di notte già vedi la gente che è stanca e vuol tornare a casa, quando pochi anni fa cominciava solo allora la quarta serata, dopo la prima a cena, la seconda al pub e la terza a ballare in qualche rock club. Cambiano le amicizie: ne compaiono di nuove (sarà davvero così?), ne spariscono di vecchie, alcune attraversano le nostre esistenze come meteore e le incontriamo dopo mesi in coda al supermercato. Sempre di fretta, ovviamente.

Senza dimenticare l'Amore, che fa girare il mondo come vuole e muove le carte in tavola. Coppie che nascono, coppie storiche che si lasciano, coppie storiche che quando-diavolo-andate-a-vivere-assieme? I soliti single. Che fatica, la vita. Non riesco a far altro che stare a guardare con la bocca aperta, spettatore attonito di un Tutto che mi ruota attorno senza che riesca a tenerne le redini. Il Futuro, che non mi spaventa, al tempo stesso mi incuriosisce terribilmente, con le sue strade che si intrecciano e conducono a situazioni strane, inaudite e mai pensate. Che bella, la vita. Quante sfumature e che colori bellissimi, a volte.

La scatola che dovrà rappresentare il 2007 nel nuovo anno in arrivo è piena di pastelli colorati.

C'è il nero di una notte passata al freddo tra le vie a me sconosciute di una città senza tempo, e quelle a me note della città dove vivo, perennemente a metà tra due mondi così vicini e al contempo così diversi per forma e sostanza. Le serate ai piedi del Castello tra concerti e birre e quelle in giro per bacari ad assaggiare fritti, affettati e buon rosso fresco. Le mille serate al cinese, divenuto ormai una seconda cucina nazionale, la scoperta della birra piccante messicana, i cinema e i popcorn, gli aperitivi e le cene dagli amici. Il grigio delle notti nebbiose a suonare in giro, e l'arancio di una piazza a metà settembre su un palco più grande di noi. Il marrone scuro di Cocacola a fiumi, come necessità impellente per chiudere bene una serata eccitante tra campi, campielli e strade piene di gente.

Il verde di un sedile sudicio sull'interregionale ogni mattina verso nuovi orizzonti, a fare i conti con il Lavoro, quello vero, anche se morbido è il terreno sul quale sono piovuto e simpatico è l'ambiente che mi circonda con più affetto di quanto mi aspettassi. Il bianco sporco delle pagine di un romanzo letto durante il viaggio, con tutto il tempo del caso, finalmente, per pensare e scoprire il mondo descritto tra le pieghe di un libro invece di quello frettoloso scandito dalla rete che insegue le notizie già vecchie e le chiacchiere ad ogni costo. Il rosso di una poltrona che ho occupato per 9 lunghi mesi, bellissimi e pieni di volti, idee, esperienze di vita e racconti. Un microfono, una bicicletta, un grissino alla pancetta, un mouse senza fili e qualcuno su cui contare, talvolta per un parere di lavoro, talvolta per una dritta su un posto carino dove andare a cena. L'azzurro di un ipod nelle orecchie ogni giorno, nel traffico, in spiaggia, tra gli appennini in bicicletta, salendo e scendendo ponti, perfino in macchina a volte.

L'azzurro del cielo sopra Firenze, il beige di vecchie locandine comuniste di Praga, il giallo di birra a buon mercato, i mille colori della strobo al Lucerna, dove trascorrerei volentieri ogni sabato sera e mi ritrovo a chiedermi quando mai potrò tornarci. L'arancio acceso dei tramonti sopra Castagneto in Toscana e della tenda senza un palo, retta per miracolo, il grigio dell'asfalto di mille chilometri in macchina in giro per l'Italia e di quelli sotto le ruote di Simone e Marco, in bici fino al punto più alto dell'Europa per compiere l'impresa e gustarsi un panorama unico. Il verde intenso dei boschi di Molina, in uno scenario stile Lost in cui perdersi, e quello del grande parco alle porte della città dove festeggiare con vecchi amici un altro giro di vita nel tepore umido di giugno.

Il bianco striato dei capelli dritti come spaghetti della nonna quest'anno ottantenne e ancora attiva come una ragazza, quello lucido e candido del portatile con la mela luminosa, così piccino e simpatico da entrare silenzioso in uno zainetto pronto a seguirmi ogni giorno. Il grigionero elegantissimo del gigante con la mela nel ritaglio di ufficio che da ottobre ho l'abitudine di frequentare e quello di una moquette tutta attorno ad una stanza, nuovo rifugio di un gruppo musicale cazzone e strampalato ma inevitabilmente simpatico e ehm, pittoresco.

E infine il verde dei tuoi occhi, assonnati al mattino, vispi la sera, sorridenti senza bisogno di vedere la bocca ridere. Due occhi profondi e pieni di gioia di vivere, di forza d'animo. Un oceano di dolcezza in cui ancora più che l'anno precedente mi sono perso godendomi momenti di pura vita. Un sentiero per mano, un bacio caldo appena svegli, un ultimo giro di birra quando il pub sta per chiudere, un rifugio disordinato, una macchina giramondo, una canzone che sappiamo a memoria, una lacrimina di tensione e poi il riso che riporta la pace, la calma e la serenità.
Sono cresciuto molto in questo anno, ho imparato grazie a te ad apprezzare mille cose, a farne di nuove, ho scoperto posti bellissimi e mille altri ancora avremo tempo di visitare in questo anno che viene. Per te ho fatto scelte importanti, trascurando a volte amici e persone cui continuo a tenere molto e che vedo ahimè meno di un tempo, correndo su e giù per l'Italia come una trottolina amorosa dudu dadada. A loro e a tutto il mio mondo travolto dal "ciclone" faccio le mie scuse chiedendo pazienza e comprensione. Non sono sparito, ho meno tempo per me e per tutto quello che facevo prima, ma siate contenti del mio essere felice.

Si, sono felice. Non ho molto da chiedere all'anno che viene. Mi sento una persona fortunata, nell'avere accanto le persone cui voglio bene, e spero di averle ancora al mio fianco nei giorni che verranno. Se solo questo 2008 ancora da scrivere fosse simile all'anno che ci lascia, sarà nuovamente una persona soddisfatta a scrivervi tra 365 giorni. Con i ricordi che si accumuleranno nel mentre, rendendo questa stranissima scatola di colori sempre più ricca e variegata, a comporre l'arcobaleno finale. Le nuvole, per ora, speriamo possano attendere.
Domenica 30 Dicembre 2007
di Attimo · Categoria: Personale, Società · ore 19:09

VeronaIl primo, insopportabilmente lungo pippone di fine anno, il secondo (e si spera ultimo) verrà, forse, dal Socio, cui lascio la ribalta di San Silvestro ;-)

"Duro perchè faccio, non faccio perchè duro": Prodi davanti al portone di casa sintetizza così la sua opera di un governo mal sopportato da tutti. Penso che a crederci siano rimasti in tre: Romano, Scalfari e io che leggendo ogni domenica l'Eugenio mi riconvinco che questo non sia il male minore, ma quello "necessario".

Ho iniziato il 2007 in una stanza d'albergo col wifi bloccato, leggendo Repubblica mentre il mio compagno di stanza russava con la bauscina alla bocca. Ho fatto la colazione più rilassante dell'anno intero, cappuccino più torta alla ricotta, in un pub vintage anni 70 vuoto, e fuori le montagne senza la neve. La torta era molto buona, tanto che mi sono fatto portare un'altra fetta. Poi sono arrivati gli altri, e non sapevo se essere io la persona in mezzo a tanti scarafaggi enormi o viceversa. Avrei preso una terza fetta, comunque.

Ronaldo rotola da Madrid a Milano, ma questa volta sponda rossonera. E' tondo come una ciambella, ma questa volta il buco non c'è. Segnerà un gol nel derby di ritorno, portandosi la mano alle orecchie come dire, ai tifosi nerazzurri schiumanti odio: e adesso? Adesso ti farai spuntare un'imbarazzante acconciatura su ordine del Presidente, e diventerai un ex-calciatore ancora a libro paga.

Ho organizzato un concorso fotografico per la mia città. Ho passato alcune serate ad attaccare abusivamente volantini e ricontrollare la mattina seguente se non fossero stati stracciati. Fino all'ultimo non c'era nessun iscritto, poi alla fine risultarono una trentina di partecipanti. Ho premiato i vincitori del concorso fotografico, ho allestito la mostra del concorso nel pieno centro cittadino. Una mattina una tempesta di vento fece volare via alcune foto, ma le rimpiazzammo.

21 febbraio: per un pugno di voti viene bocciata una mozione in Senato (non ricordo nemmeno a cosa si riferisse) e Prodi, quello che dura perchè fa, si dimette. C'era ancora qualcuno che masticava amaro, "così si riconsegna il paese alla destra", ecc. Oggi penso che i delusi sarebbero in tre (vedi sopra), ma quel giorno l'incazzatura era diffusa, e non fate finta di non ricordare: ci credevate ancora un po' anche voi.

Ho incontrato praticamente quasi tutti gli assessori della mia città. Ho fatto visita a diversi imprenditori ferraresi, entrando in uffici che probabilmente mai rivedrò più. Ho stretto mani sincere, altre viscide, altre ancora indifferenti. Ho capito che non sono porte inaccessabili, anzi, sono molto più spalancate di quanto una segretaria poco disponibile possa inizialmente far credere. Hanno tutti voglia di essere interpellati, di dimostrare che loro è gente che ascolta, a differenza del resto della comunità cittadina che è sorda. A me è sembrato che in giro ci siano molti muti, tranne lodevoli eccezioni, vedi il tipo col sigaro che ci ha chiaramente fatto notare le cagate che stavamo commettendo senza volere nulla in cambio (anche i buoni consigli hanno un prezzo): solo perchè avevamo ventanni e una storia da raccontare.

3 febbraio: "il calcio chiude", titola la Gazzetta, ma non ci crede nessuno. 28 febbraio: muore Giorgio Tosatti. Prodi riottiene la fiducia al Senato. Il Novecento continuerà a morire al telegiornale, tra un senatore a vita che invece tiene duro. Fanno notizia solo gli ottuagenari: o perchè crepano, o perchè tengono in vita con la flebo un governo morto di un paese morto.

Salto diversi concerti, in più punti del norditalia. Frequento diversi pub, ma finalmente escono di scena dalla mia vita locali inutili. Crescendo, si impara a dire di no, anche se per ora ci si limita ai pub. Diversi sabato sera passato a fissare il vuoto del boccale di birra, rari casi in cui ci si perde a Padova, si esce sporchi di fumo e di sudore da Bologna, si esce con gente che entra per caso nel venerdì sera per riuscirne altrettanto fatalmente. Gente che si fidanza, gente che si ama, gente che si perde di vista, ma io continuo a fissare il boccale di birra vuoto, lo faccio rotolare sul tavolo, non cade, non si rompe, ma non resta nemmeno in equilibrio. Our velocity, mondi paralleli disallineati, l'eclissi di luna sugli scalini del Duomo chè sembriamo due barboni, ma nessuno ci dà la carità. Sono tutti occupati a limonare, a litigare, a decidere dove andare in vacanza. A dire di sì.

6 marzo: l'Inter viene eliminata dalla Coppa dei Campioni, con rissa finale. Anche se in campionato viaggia con 80 punti di vantaggio, mi rimarrà più impresso uno scialbo 0-0 a Valencia che uno scudetto vinto in maniera tracotante, imbarazzante. Sarà che ho gusti difficili. 19 marzo: viene liberato Mastrogiacomo. Chi?

Mercoledì 26 Dicembre 2007
di TheEgo · Categoria: Personale · ore 11:48
Solo poche righe per ricordare questo Natale, trascorso anche quest'anno con gli amici di sempre, con gli stessi parenti allo stesso tavolo agli stessi posti, e con una persona speciale che non finisce mai di stupirmi e ha due occhi pieni di immenso amore quando mi sorride felice che basterebbe solo quello per amare la vita. Ad avercene sempre di giornate così calde e sincere.

E tante e tante cose incredibili sono successe negli ultimi tempi che non sarebbe sufficiente un post a ricordarle tutte, ma forse nell'anno che arriva saprò raccontarvele poco alla volta, trovando le parole giuste.
Sabato 22 Dicembre 2007
di Attimo · Categoria: Musica, Personale, Segnalazioni · ore 13:53
This is just a modern rock songUna canzone è come una pagina scritta sul diario. Un appunto che serve a fermare un momento e renderlo identificabile ed unico anche in un mare magnum di ricordi.

Colas ricorda il valore storico delle canzoni, a cui assegniamo volontariamente o meno una grossa responsabilità: ricordare la nostra vita, essere testimoni delle nostre sensazioni e di noi stessi.
La memoria che si tramuta e si fa carne nelle nostre canzoni racchiude molto spesso un secondo strato di verità, difficile da distinguere se non si è molto allenati con quella scomoda compagna di viaggio di nome Realtà. Girolami la butta sui sentimenti, ma si potrebbe estrapolare dal suo discorso intimista una regola valida per tutti: ci sono le canzoni segnalibro, e ci sono le canzoni di cui abusiamo per succhiare loro pezzi di vita non vissuta, inscenando una clamorosa non corrispondenza di sensi.
Amiamo canzoni che chiedono scusa per tutto quello che abbiamo commesso, quando invece siamo innocenti. Sfoderiamo canzoni che gridano amori inconfessabili quando invece siamo single convinti. Bruciamo canzoni schiumanti furore sociale o depressione di inizio secolo mentre siamo in coda in macchina e stiamo pensando nient'altro che alla foglia di insalata incastrata tra i molari.
Eppure esistono queste canzoni così prepotenti che sarebbe un crimine contro la (nostra) umanità lasciarle fuori dalla porta, e così le fai entrare anche se sono nere e tu razzista, le fai accomodare anche se sono milaniste e tu interista, a cui offri da bere anche se loro urlano e tu taci. Ti risparmiano la fatica di riempire le tue pagine bianche da solo, evitando dolori e gioie per farle finire incapsulate e standardizzate in quei 4 minuti e mezzo . Le scarichi da emule e le adotti anche se non sono figli tuoi, e magari finisci anche a tentare di assomigliare a quello che raccontano. Forse sono loro i tuoi genitori, e tu soltanto il segnalibro tra gigabyte di mp3.
Lunedì 10 Dicembre 2007
di Noantri · Categoria: Personale · ore 16:26
L'amore, gli amici, l'odore di cucinato, il rumore della tastiera, la musica, le lucine degli apparecchi elet