Società
Venerdì 20 Giugno 2008
di Noantri · Categoria: Società · ore 17:34

Io non voglio diventare importante. Non me ne frega niente di essere qualcuno. E' abbastanza banale, questo? Non voglio ali per volare. Non voglio chiedere troppo alle occasioni. Non voglio diventare amministratore delegato. Non voglio entrare in politica. Non voglio essere importante. Ci sono volte in cui è così che mi sento. Quattro anni fa, per esempio, quando ho aperto questo blog, era diverso: quattro anni fa non faceva così caldo e volevo diventare qualcuno. Adesso i gomiti si appiccicano alla scrivania e nemmeno mi passa per la testa di diventare importante.

Ci sono volte in cui diventare qualcuno può sembrare la maniera migliore per prendere sonno la sera. Invece la direzione che ha preso il mondo nel frattempo mi ha fatto cambiare idea. Adesso, quando mi guardo negli occhi con gli amici, le cose di cui si parla stanno quasi tutte sopra al tavolo. Non una è più lontana: anche questo deve essere colpa del caldo. Prima le temperature non erano tanto alte e uno si sporgeva più volentieri. Ci sono volte in cui pensare a domani ti sembra la maniera migliore per invecchiare. Non “al” domani: domani, proprio. DOMANI. Anche i miei amici, quattro anni fa, volevano diventare qualcuno. Chi più, chi meno. Adesso no. Adesso abbiamo caldo. Adesso abbiamo capito che questo posto qui, quello in cui viviamo, l'Italia, non vale lo sforzo: e questa consapevolezza ci rende, ogni tanto, non sempre, però capita, succede, ce lo leggiamo negli occhi, abbastanza felici. Ci regala un altro vagoncino di plastica da aggiungere al trenino elettrico.

Non è che funzioni sempre: molto spesso prevale la rabbia, la consapevolezza che quelli più incapaci, meno bravi, più stupidi, meno preparati di noi, sono tutti quanti dotati della furbizia che a noi invece manca. E allora potremmo metterci lì, seduti, concentrati, a inventarci qualcosa: ci sono volte in cui avere ragione ti stufa. Ci sono volte in cui, al millesimo giro, il trenino elettrico smette di contenere viaggiatori e storie da mille e una notte, e torna ad essere soprattutto un gioco, un artefatto. Ci sono queste volte. Lo so io e lo sapete voi. Solo che oggi capita più di rado, ecco. Oggi ci capita di scoprire che la rabbia di ieri è diventata blanda serenità a fronte del caos inconcepibile che ci hanno costruito fuori. Oggi abbiamo imparato che non essere anche noi come gli altri è già qualcosa. Ci accontentiamo di questa distanza. Facciamo fare un altro giro al trenino elettrico. L'ovale della ferrovia ci ipnotizza e va bene così. Ci sono volte in cui non capisco se questa sia rivoluzione o arrendevolezza. Ci sono volte in cui. Ma è normale che ci siano: le Guinness esistono apposta. Con quella schiumetta. Esistono apposta. Perciò ci sono. Mentre si depositano. Ti regalano un altro vagoncino. E' quello che fanno. Le Guinness, le ragazze, gli amici, il pallone, il blog. Datemi la giusta dose di banalità e vi solleverò il mondo: costa senz'altro meno dell'eroina, anche se non sono convinto che faccia meno male.

Mercoledì 7 Maggio 2008
di Noantri · Categoria: Società · ore 12:08
[scritto da Simona, donna]

Mi ricordo le mani. E le venuzze che gli si gonfiavano sulle tempie quando si arrabbiava.

Mi ricordo ogni centimentro della faccia e le diverse sfumature dei suoi occhi.
So perfettamente com'ero vestita la prima volta che l'ho visto, quante sigarette ho fumato e cosa c'era scritto sul post-it attaccato allo schermo del computer.

Colloquio per fare la segretaria amministrativa in un'azienda di ricambi per auto. Una grossa. Azienda. Di ricambi per auto. Con sedi in tutta Italia. Loro sono in due: il capo-filiale con le sue venuzze ed il responsabile di zona del nord-est.

Dopo mezz'ora il lavoro è mio: me la chiacchiero bene, nulla da dire. Anche a scuola era così: liceo classico, voti ottimi, mai una versione a casa. Me la chiacchiero proprio bene. All'inizio va che è una meraviglia; lui, il capo filiale, con le sue mani, è simpatico e paziente, si congratula per la velocità con cui imparo, è indulgente per gli errori. Si ride, anche; ci si racconta. Oltre a noi ci sono due colleghi che però vanno spesso in giro per i servizi a domicilio; simpatici pure loro. Tutto perfetto.

Dopo un mese circa, cambia la musica; le venuzze cominciano a gonfiarsi all'improvviso e per un nonnulla. Basta un timbro messo in un punto sbagliato della scrivania e si scatena l'inferno. Insulti e grida. Io, sorpresa arrabbiata triste, mi chiedo dove sia finito quel signore simpatico che mi ha fatto il colloquio: questo tizio non è lui, è solo uno che cerca di farmi piangere ma che non ci riuscirà.

Andare in ufficio è come camminare sui carboni ardenti: combattere tutti i giorni con l'isteria di frasi cattive ("fammi un bocchino", "perché non la dài a quel cliente, così lo facciamo contento", "non capisci un cazzo") ed attenzioni da fidanzato adolescente, tipo che mi viene a prendere a casa senza che io l'abbia chiesto, anche perché un fidanzato ce l'ho già, lo amo e - guarda un po' - me lo sposerei domani, quindi grazie dell'offerta, ma prendo l'autobus.

Ormai è chiaro che i centrimetri della sua faccia si sono presi una cotta per me, però c'è una modalità ossessivo-compulsiva nel manifestare l'interesse che col corteggiamento non ha niente a che fare: alterna momenti di estrema calma, (momenti in cui, manco a dirlo, io credo davvero che tutto sia tornato a posto; retaggio di un passato che ha spostato i limiti della mia sopportazione un paio di abissi oltre il buon senso) ad altri di rabbia per la sua vilipesa mascolinità.

Nel frattempo reagisco, è ovvio: quando mi si avvicina, quando urla, quando mi dice che sono una troia. Parlo con il super boss del nord est, il quale cerca di appianare le cose, che però non si appianano. Parlo allora con altri responsabili di responsabili di responsabili. Nessuno muove un dito.

Finché arriva lo strappo: un telefono tirato in testa. E la settimana dopo una spalla lussata. Mentre salgo sul taxi che mi porta in ospedale, mi ordina di dichiarare che sono finita contro una porta; faccio di sì con la testa e intanto penso: "Col cazzo...".

Mi licenzio il giorno dopo: sono in infortunio, vivo da sola, devo mantenermi; ma non voglio comunque i soldi di quello schifo di Azienda. Un amico avvocato mi spinge a denunciarli: la società, lui, le sfumature dei suoi occhi. Mi lascio convincere solo perché ho i colleghi pronti a testimoniare, so come vanno queste cose, le umiliazioni che devi passare: ho già dato, grazie. La peggiore, di umiliazione,  è quello sguardo: una donna che ha subìto molestie lo riconosce subito, anche perché spesso segue la domanda, che spiega quello sguardo. "E tu che hai fatto per provocarlo?". Ecco perché non se ne parla mai abbastanza. Perché non si hanno risposte adeguate ad una domanda così. A parte inviti a recarsi in un posto che finisce per "ulo".

In buona sostanza vinco: o meglio, lui patteggia per la denuncia di mobbing e molestie sessuali.
Lunedì 5 Maggio 2008
di Attimo · Categoria: Attualità, Società · ore 20:59
E anche stavolta è servito prontamente lo spauracchio da dare in pasto alle folle, farle ruminare. Il Tg5 ha pure ritirato fuori le statistiche sugli ultras, che tra autogrill e pestaggi notturni fanno sempre la loro porca figura. L'evento di cronaca verrà digerito e produrrà i detriti che andranno a concimare il "dibattito politico" (Fini e relativo codazzo non perdono tempo), diventerà materia di sondaggio. Tutto si riduce a propaganda e tende a dilatare i contorni della vicenda, il morto è sepolto dalla retorica del Male che questa volta si impersona sotto forza di neonazismo.
A questo punto il motivo più ovvio e accettabile per spiegare l'omicidio risulta essere effettivamente una sigaretta negata. O l'essere di destra estrema lo trovate un movente più credibile? Allora dovremmo automaticamente accettare l'ira populista che identifica inderogabilmente come stupratori ogni rumeno per strada, e come ladri infami ogni zingaro che si aggira nelle periferie.
Dare l'enfasi sull'estrazione politica degli arrestati serve solo a coprire la paura e l'incapacità di accettare che sì, Nicola è effettivamente morto per aver negato una sigaretta a un passante. Ci vorrebbero le magliette rosse e le candele alla finestra per questo Nulla qui, altro che xenofobia e nazismo.
Mercoledì 30 Aprile 2008
di Gen · Categoria: Società · ore 19:04


Volevo tacere sulla mazzata elettorale. Volevo sinceramente tacere su qualsiasi discorso riguardasse, anche da distante, la politica.

Mentendo, pensavo: non ci resta né di che ridere né di che piangere (sul latte versato, poi, per carità).
Ma oggi la buona Pep. ha segnalato via mail un video agghiacciante, quello che vedete qui sopra.
E mi si è stretto lo stomaco. Sono stata davvero, davvero male.
Per lui, il bambino modello Kinder che canta tutto contento, il braccio destro teso, davanti alla bandiera di Alleanza Nazionale. Che pronuncia - senza capirle - parole di cui non dovrebbe neanche dovrebbe conoscere l'esistenza: spranghe, manganelli, morte, ammazzare, bastardo.

Dici, queste cose accadono. Il neo-Balilla intonerà con la stessa fanciullesca idiozia "Boia chi molla" e la sigla dei Pokemon. Non è colpa sua perché non sa. Non ha studiato. Se va bene, sta in terza elementare: a Mussolini il sussidiario arriva in quinta, lui sarà sì e no alle guerre puniche.
Ma tutto questo entusiasmo per le parole che non dovrebbe sapere (spranghe, manganelli, morte, ammazzare, bastardo) qualcuno gliel'ha ficcato nel cervello, a memoria.
Allora quello che più gela il sangue non è il testimonial dell'Orzobimbo piantato davanti alla bandiera.
Sono i figli di puttana dall'altra parte, dietro la telecamera, a compiacersi di quel figlio così allineato. Quelli che lo fanno sentire importante, e amato, per aver assorbito come una spugna la loro bieca visione del mondo.

Ora. Che passi attraverso giochi sessuali o il vocabolario, lo stupro dell'innocenza andrebbe punito legalmente - più ancora delle scene di bullismo scolastico, degli studentelli in piena botta ormonale che allungano le mani sul tanga della prof, più di quello stronzo che si riprende col cellulare mentre sfiora i duecento all'ora in autostrada. Perché è pura e semplice pedopornografia. Perché è lo squallore nudo dell'odio più osceno piantato in una testa che non ha le basi per comprenderlo, per difendersi, e se lo ingoia fino all'ultima goccia senza neanche riconoscerne il gusto. E lì, purtroppo, rimarrà per sempre, a soddisfare le voglie di due individui schifosi che nella stessa stanza - riesci a immaginarli? - oggi hanno sorriso di quella recita.
Pieni d'amore.
Orgogliosi di avere un figlio così dolce mentre parla di far saltare teste rosse e ammazzare bastardi comunisti, il loro piccolo fascista che presto o tardi diventerà grande e annegherà i figli nella medesima ideologia.

E adesso più che mai ti rendi conto che, in questa marcescente e putrida ignoranza, in questo vomitevole museo degli orrori, la Storia maestra di vita non ha mai lavorato un solo giorno.

Martedì 15 Aprile 2008
di Attimo · Categoria: Attualità, Politica, Società · ore 01:10
Berlusconi - 13 aprile 2008Da dove partiamo? Direi dalla grandinata di oggi pomeriggio, che mi ha dato il wwbenvenuto al Quartier Generale di Ciccsoft allestito per la "maratona notturna". Alle 18 già si vociferava di un torneo con la Wii, alle 19 ormai non rivolgevo più la parola a nessuno. La grandinata improvvisa, risoluta e composta nei suoi 10 minuti di ordinati e insistiti chicchi glaciali, è la metafora calzante per la Tempesta Perfetta che si è abbattuta oggi. In breve: scompaiono dal parlamento italiano Destra e Sinistra. La certificazione (se mai c'era ancora bisogno) che molti giovani e molti lavoratori votano secondo la logica del "piuttosto che". Epocale tradimento. Oggi rivince Berlusconi per la terza volta in 15 anni, e non è sicuramente una notizia. La Lega Nord fa (nel senso che lo crea e lo sfrutta) il panico al Nord; prende l'1.4% in Umbria. Ripeto: l'1.4% in Umbria. Veltroni ha ottenuto tutto quello che voleva, tranne un piccolo dettaglio, la vittoria. Niente sarà più come prima.

Partiamo dai chicchi di grandine. Dalle macerie in cui ci ritroviamo a fissarci reciprocamente, quasi in cagnesco, francamente increduli di fronte alla Disfatta Generale. Non ha perso solo il PD, non è stata solo rasa al suolo la Sinistra in Italia, direi che a sanguinare sono le gengive di una visione proporzionale della politica italiana e dunque della società. Il fungo atomico si alimenta dei "vecchi schemi", delle "vecchie ideologie", delle "vecchie speranze" e disegna nel cielo una nuvola di fumo nero e verde, che arriva a coprire l'azzurro del solito Vincitore. Ci ritroviamo senza gli Estremi e senza i vecchi simboli di un secolo fa, la falce, il martello, la fiamma. Dobbiamo però fare tutti i conti con gli Estremisti, quelli convinti/costretti a votare in modo "utile", che si astengono, che si lasciano intercettare il peggio di loro stessi. Ci americanizziamo in modo quasi inquietante, ma direi inevitabile, abbiamo i due Grandi Partiti e pure la nostra dote di astesionismo che si astiene su tutto, dal votare ma anche dal fare una cazzo di rivoluzione come si deve e come ce ne sarebbe dannatamente bisogno.

La giornata è storica, tanto che la risalita al trono da parte di Silvio rientra nella nostra altanelmante normalità, si fa consuetudine e sbiadisce un poco la torbida immagine di Berlusconi, che ormai non esiste più. Esiste il Berlusconismo, dobbiamo fare i conti non con un, seppure dominante, singolo individuo, ma con una disciplina, un modo di considerare un paese, di plasmarlo sfruttando la passività oserei dire erotica che contraddistingue gli italiani. Passeranno in fretta questi 5 anni, è vero, non cambierà "niente" per le nostre singole vite eppure il virus silenzioso continuerà a scorrere nelle nostre vene. Non so cosa resterà di questo Partito Democratico, che è rimasto, come sempre gli accade, a metà strada, senza avere il coraggio e la volontà di andare fino in fondo. Tutto è partito da Veltroni eppure tutto è finito nelle mani dell'avversario, con cordiale telefonata di complimenti a corredo finale. Anche questo, non fa una piega.

Abbiamo fatto un altro piccolo passo in avanti verso l'Inciviltà, in senso lato, e i risultati elettorali più che frammentare a me sembrano riunire (anche qui in senso lato...) fazioni opposte. Per una volta astenuti e votanti, sostenitori di Veltroni e rivoluzionari che si mangiano la scheda nei seggi, si trovano di fronte a una comune scelta di tre possibili alternative. L'indifferenza, il continuare a fagocitare assiduamente e passivamente le proprie esistenze fatte di individualismo sfrenato e disilluso. Oppure la depressione cronica e senza scampo, che prevede l'esilio, per chi se lo potrà permettere, o la macchia. Altrimenti il rimboccarsi le maniche strappate e ormai consumate non per il 2013, ma per domani, per subito. E' sempre il solito discorso della montagna e di Maometto, di rappresentanti e di gente da rappresentare. 15 anni a lamentarci di Silvio, di un centrosinistra diviso e fallaceo, di una politica in cui non ci si riconosce, del fatto che in fondo "sono tutti uguali", e intanto non ci siamo resi conto che siamo noi ad essere cambiati. Siamo più stronzi e razzisti, abbiamo più fame e più paura, siamo più egoisti e più stanchi. Siamo vittime e carnefici. Hanno vinto semplicemente perchè hanno messo un megafono davanti alle bocche dei nostri stomachi inaciditi.
Senti che bel rumore.
Lunedì 7 Aprile 2008
di Noantri · Categoria: Società · ore 16:01
Mi sono messo in testa, che le virgole veramente, sono importantissime. Cioè uno, non è che può metterle dove gli pare le virgole altrimenti, succede che chi legge quando, legge, fa una fatica secondo me quadrupla rispetto, a uno che legge qualcosa con le virgole, messe al punto giusto.

Una cosa, che ho notato per esempio, è che quando le virgole, sono messe a cazzo, di cane, la prima cosa che viene fuori leggendo il testo con le virgole, piazzate, a cazzo di cane è una musicalità come, dire, sbagliata, stonata, ecco mi pare proprio che sia, stonata, la parola giusta, non so se a voi fa lo stesso effetto, anche perché, diciamocelo, chiaramente non è che capiti tutti i giorni di leggere roba con le virgole a cazzo di cane per fortuna ormai la gente mediamente sa dove mettere le virgole e quindi le cose che si leggono dai giornali ai libri insomma le virgole ce le hanno eccome anche perché cristo di un dio chi mai si metterebbe lì a scrivere una cosa senza le virgole? Una cosa senza virgole diventa illeggibile dall'inizio alla fine che ne so mi viene in mente un amore senza baci ecco un testo senza le virgole questo è un amore senza i baci.

Quindi mi sa, che è vero, quello che ogni, tanto, dicevano a scuola i professori e cioè che le virgole, sono quelle cose che danno il tempo al testo che fanno capire, ai lettori dove è giusto rallentare e dove, no. I giornalisti gli scrittori chi scrive dovrebbe, avere maggiore tatto nell'adoperare virgole e affini perché, è proprio da ciò che passa la comprensione o meno, di un'opera.

E' che, uno, poi tende ad abituarsi alle cose: è tutta una questione, di abitudine la vita. Perciò io me le aspetto le virgole, a un certo punto di un testo oppure, non me le aspetto che ne so, dopo i soggetti eccetera le sapete tutti queste cose com'è che funzionano però, quello che voglio dire è che, io abituato lettore ma anche abituato e basta perché uno secondo me non serve che sia un lettore abituato per capire di virgole pure quando parliamo ce le mettiamo le virgole anche se sembra di no e insomma io, abituato lettore o non lettore come vi pare, SO mi immagino, quel che sta per succedere leggendo vuoi, per istinto o vattelapesca, e allora pure, in presenza di un testo difficile aulico pure in quel caso lì io che, ormai ci ho fatta l'abitudine, saprò dove aspettarmi le virgole quindi se improvvisamente leggendo una cosa qualsiasi a maggior ragione se lunga o difficile o piena di incidentali o ipotetiche io mi dovessi trovare, le virgole tutte spostate da una parte ecco, che in quel caso io farei una fatica bestiale a leggere perché abituato come sono a trovarmi, le virgole al posto giusto sarei in difficoltà e io sto parlando proprio, di una difficoltà fisica, atroce, è questo lo scherzo che ti fa l'abitudine in tutte le cose mica solo, nella lettura e nelle virgole.

Leggere, una cosa, con le virgole tutte messe a casaccio è come trovarsi a scrivere, un sms, con il telefonino di un altro pure, se fosse lo stesso modello di telefonino ditemi voi se comunque non trovereste difficoltà a redarre il testo ecco, com'è che la penso io sulle virgole, al punto che uno dopo un po' ne sente la mancanza, delle virgole, ci fate caso? La punteggiatura, mamma mia, dovrebbe essere alla base, di qualsiasi cosa scritta o addirittura pronunciata: le virgole, queste benedette virgole, io ne sento proprio la mancanza, ripeto, fisica, quando non me le mettono o le mettono a caso.

Non vi sembra che tiri tutta un'altra aria quando, puf, di punto in bianco uno si trova a riavere a che fare con le virgole messe al punto giusto? Certo che sì: la verità è che l'abitudine dovrebbe essere proibita e ve lo dice uno che si considera un grande abitudinario, seppure buon amante delle novità. C'è gente che rientra in casa e se per caso qualcuno, in sua assenza, ha spostato una pianta, quello magari perde l'appetito: conosco una tizia che è dovuta ricorrere allo psicologo per trovare la forza di cambiare montatura agli occhiali da vista.

Figuriamoci, con le virgole, a casaccio. Le virgole, sono importanti.
Lunedì 31 Marzo 2008
di Noantri · Categoria: Società · ore 13:24
Tutti pazzi per Sarkozy. Sarkozy quà, Sarkozy là. Non è che voglia parlare di Sarkozy: non sarei in grado, non so nemmeno come la pensi, politicamente o che. Però impressione m'hanno fatto le enormi attenzioni mediatiche su quest'omino, e in particolare le ultime foto uscite, quelle in cui lui è a un ricevimento, le avrete viste, e prima guarda, si vede proprio che non resiste, la scollatura di non so quale mucca arrivata per l’occasione e travestita da essere umano con un bicchiere di martini appresso, e poi, in un’altra foto, sempre a un ricevimento, perché se c'è una cosa che questi uomini di potere fanno in grande quantità questa è proprio andare ai ricevimenti, al punto che viene lecito domandarsi quand’è che gli uomini di potere fanno le cose che gli uomini di potere dovrebbero fare, se stanno tutto il loro tempo a presiedere ai ricevimenti, ma non è questo il punto, il punto è la foto, perciò fatemi tornare a quella, alla foto dove si vede Sarkozy posare al ricevimento - nello specifico la visita ufficiale alla Regina Elisabetta - insieme alla sua bella Carla Bruni. Ecco, stanno tutti in fila, loro due, gli sposini novelli, e un sacco d'altra gente, in particolare delle vecchie bacucche ingioiellate con cappotti del secolo scorso e gli zigomi da beverly hills, e lui, Sarkozy, ha questa appuntitissima faccia da volpone, mentre si alza sulle punte per apparire alto quanto la sua bella.

Al che m'è venuto da pensare: eccolo qua, un altro di quelli. Eccolo qua! Un altro furbetto di cui si sentiva la mancanza, un altro vate dell'immagine politica, della promozione personale. Un altro esegeta della Confezione Perfetta: quanto mi stanno sul cazzo, se mi concedete il francesismo, giacché siamo in tema.

Quanto mi stanno sul cazzo questi tizietti bassi e piccoli incravattati che vanno ai ricevimenti e stringono mani e sorridono come in quelle scene dei film dove c'è il grande ricevimento e il protagonista si dimostra affabile con tutti epperò poi noialtri spettatori sappiamo eccome che c'è il trucco, cioè che a lui in realtà non gliene frega una cippa di nessuno, al protagonista, anzi se potesse vederli tutti morti e sepolti ne sarebbe più contento, lo sappiamo, certo, perché noi siamo gli spettatori e quello è un film, e quello che stringe mani e poi se le pulisce sul fianco della coscia non appena voltate le spalle si chiama Tom Cruise, George Clooney, conosciamo il meccanismo di queste cose, ne abbiamo viste tante e poi, suvvia, noi stessi, film o non film, nella realtà, li avremo passati quei due o tre natali o capidanno in compagnia di gente sconosciuta verso la quale, però, era necessario dimostrare grande attenzione e gentilezza, o no? Perciò non ci caschiamo più: lo sappiamo che il Grande Atteso del ricevimento puzza di pesce andato a male ancor prima di scendere la grande navata e inchinarsi all'applauso degli astanti. Lo sappiamo perché, in piccolo, in minuscolo, l'abbiamo scese anche noi quelle scale, ricevuti gli applausi da parenti e vecchi amici degli amici i cui nomi e cognomi c'erano sconosciuti e le cui mani da stringere ci apparivano come sogliole morte.

Per questo non riesco a capire a chi vorrebbe darla a bere, Sarkozy in quelle foto lì, mentre sorride a cento denti e si alza sulle punte delle sue scarpe già rialzate. Alla stampa? Agli elettori? Alla moglie stessa? Cosa dovrebbe avere uno così da insegnare a noi? Cos'ha di più? Perché mai dovremmo avere bisogno di tale gente, al mondo? Mi stanno sul cazzo quelli così: in più trovo che sia un'enorme mancanza di rispetto nei confronti di Carla Bruni stessa la quale, per carità, non sarà un mostro di simpatia, anzi, però perfino una così a me non sembra meriti l'onta di essere costretta a indossare ballerine ultrapiatte per non apparire troppo più alta del marito potente, ed ecco, è proprio questo gioco, un gioco al massacro, che mi sta sul cazzo, che mi fa pensare, guardando questo sgorbio francese danzare sulle punte come la Fracci, eccone un altro, un altro uguale ai suoi predecessori e che sta già facendo scuola per quelli che verranno.

Eccone un altro: un altro di quelli che per sfondare non riesce a fare affidamento solo sulla qualità del pensiero e la bontà delle azioni, no, lui è un altro di quelli, l'ennesimo, che dev'essere alto più di tizio, bello più di caio, magro ben più di sempronio. Ecco un altro di quelli che necessita di piccole bugie per arrivare alla fine dei propri ragionamenti.
Venerdì 21 Marzo 2008
di Noantri · Categoria: Società · ore 17:48
Non ne posso più d'essere una brava persona. Che ne dite, per esempio, di drogarci tutti? Percorriamo la via dell'eroina, della cocaina, della droga pesante, non lo so, di queste cose qui, le cose che fanno le persone con le unghie sporche, con le case luride. Chi è con me? Chi è che è pure stufo d'essere a tal punto una persona morale, proba?

Signori, no no no, io non vi sto invitando ad alzarvi per fare la rivoluzione, anzi: tutto il contrario. Io, se lo credete, vi sto dicendo: sedetevi ancora di più, sprofondateci nelle vostre poltrone, non leggete più un libro, non vi documentate, non studiate, non costruitevi tutt'intorno quest'aura da persone squisite, in gamba, critiche, socialmente accettabilissime, perché non serve a un cazzo.

Restatevene lì seduti punto e basta.
Ingrassate, fate briciole e che queste briciole se ne restino per lunghe ore sulla bocca del vostro stomaco, immobili come esattamente immobili voi starete. Droghiamoci, scegliamoci un'altra cosa rispetto alla vita, per dirla come Trainspotting.

Lasciamo perdere i nostri televisori, i nostri capi firmati, l'abbigliamento, le belle case, certe macchine, alcune scelte, le unghie limate, i capelli setolosi, i fidanzati e le fidanzate da cui non riusciamo a separarci definitivamente e facciamo così, proprio come si vede in Trainspotting fare: droghiamoci. Insensatamente. Non ci pensiamo più a tutta questa merda. Padri, madri, single: droghiamoci tutti insieme. Decidiamo un giorno alla settimana, lasciamo figli e figlie alla baby sitter, mariti e mogli all'amante e ubriachiamoci. Facciamoci riprendere dalle telecamere di sorveglianza a circuito chiuso di un grande centro commerciale mentre sottraiamo dagli scaffali beni di primissima necessità come ciocchini, pan di stelle, torroni, gin scadente e banane.

Proviamo la via dell'autodistruzione, del vizio, del vezzo, della dissolutezza: ubriachiamoci seminudi sbracati su divani di pelle in compagnia di altri di cui non ricordiamo affatto nome o provenienza. Facciamo scattare antifurti e che la nostra corsa veloce sia cadenzata dalle urla del prossimo, terrorizzato prossimo; e poi fottiamolo questo prossimo, superiamo a destra, cerchiamo anche noi una scorciatoia.

Non dico di assassinare, no, sarebbe troppo impegnativo, faticoso, invece questo vorrebbe essere un manifesto realistico di propaganda al vizio, per cui lasciamo da parte gli omicidi, ché quelli presuppongono una certa attitudine alla scaltrezza, alla precisione, alla puntualità, quindi alla non-pigrizia, tutte cose che non ci interessano adesso, in quanto quello che vogliamo diventare, e cioè persone meramente pessime e moralmente corrotte, non ha a che fare con la fatica, se non quella che sarà richiesta agli altri i quali vanamente insisteranno per riportarci sulla retta via.

Limitiamoci a guidare cantando nella notte, rispettando mai i limiti di velocità, invertendo il rosso col verde del semaforo; fumiamo marijuana, iniettiamoci sostanze pazzesche nelle vene, diventiamo ben abili con cucchiaini, siringhe, eccetera eccetera, facciamoci trovare dai soccorritori riversi in stanze putride, mezzi morti affogati nel nostro stesso vomito, facciamo impensierire mamma e papà, scappiamo da ospedali psichiatrici, centri di recupero, penitenziari, bruciamoci le narici e le corde vocali, facciamo in modo che i vigili, per la strada, incontrandoci, avvicinino il loro palmo di mano alle berette d'ordinanza, vaghiamo per ore, il giorno dopo, perché non ci ricordiamo dove abbiamo parcheggiato la macchina, essù, dai, facciamo irruzione nelle drogherie con una calzamaglia calata sulla faccia, ma soprattutto smettiamola con l'essere persone che rigano dritto. A cosa ci ha portato l'essere brava gente, se non davanti all'ennesimo bicchiere di oban?
Lunedì 18 Febbraio 2008
di Noantri · Categoria: Società · ore 13:33
Non mi ricordo bene in merito a che cosa ma un bel giorno ho sentito in televisione qualcuno dire questa frase:

"Il bello dell'intelligenza è che..."

Questo qualcuno ha poi seguitato con lo spiegare alcuni concetti relativi, appunto, al bello, secondo lui, dell'essere intelligenti.

Lì m'è venuto da pensare, porca miseria. Ma, diciamoci la verità, che ci sarà mai di così vantaggioso nell'essere intelligenti? Essere intelligenti ha tutti gli svantaggi possibili: ti rende emotivamente partecipe a un sacco di cose, ti fa arrivare prima degli altri alle conclusioni, ti permette di essere altamente selettivo nei confronti del prossimo e delle cose che questo prossimo vorrebbe sbolognarti. L'intelligenza, peggiore dei mali possibili, certe volte ti consente, niente meno, di farti una carriera onorevole e profittevole e io, che sostanzialmente preferisco non fare niente al fare qualsiasi altra cosa, ho idea che una carriera onorevole e profittevole nasconda tantissime insidie, una su tutte la fatica che ci vuole per costruirsela.

Questo ragionamento, da solo, il quale mi consente di costruire l'equazione intelligenza=fatica, basterebbe per farmi prendere le distanze dall'intelligenza o, quanto meno, dalla falsità secondo la quale ci sarebbe del bello nell'essere intelligenti.

Essere intelligenti è una condanna abissale: pensandoci su un attimo, posso dire di non aver mai conosciuto una persona intelligente perfettamente felice. Tutti i felici che io conosco sono cretini. Oppure hanno fatto una brutta fine. Preferirei non fare nomi, naturalmente, ma posso dire che questa felicità assoluta professata in alcune canzoni cantautoriali italiane sia una puttanata. Oppure un colossale affare, a patto che, in cambio, venga consegnata alla natura, appunto, la propria intelligenza: il tipico intelligente è condannato all'infelicità permanente. Li riconosci per la strada, gli intelligenti: non ci sono cascati, in quanto intelligenti, e perciò non guidano alcun ridicolo SUV, però sono stanchi, hanno le borse sotto gli occhi e non godono del fatto che, grazie alla loro intelligenza, possono avere tutte le donne e le amicizie che vogliono. Non ne godono perché, in genere, non resta loro alcun tempo per potersi avvantaggiare di tale privilegio.

Lavorano, hanno responsabilità e molte volte una targhetta d'ottone recante il proprio nome sulla scrivania. Essere intelligenti è un investimento veramente poco conveniente in questa terra in cui vince chi ne sa di meno in assoluto: sfondare con la propria intelligenza costa una fatica incredibile, invece diventare immortali solo grazie alla propria cretinaggine è facilissimo e, soprattutto, molto più apprezzato.

Io non credo che grazie all'intelligenza uno possa arrivare dove ha deciso di andare in tempi molto più brevi, anzi. Credo che sia vero il contrario: perché l'intelligente, spesse volte, arriva ingenuamente a farsi scrupoli, invece il cretino no e mica per cattiveria: il cretino non ci pensa punto e basta. Perciò io, dovendo scegliere, e pur non avendo ancora capito molto bene di quale categoria faccia parte, preferirei di gran lunga essere un cretino. Me lo scriverei ben volentieri sul petto: "Perfetto cretino". Senza contare che i cretini hanno molti più amici degli intelligenti: la vita dell'intelligente, secondo me, parafrasando Stefano Benni quando parla del puntuale, è un universo di solitudini immeritate. L'intelligente, parliamoci chiaro, fa anche un po' di paura: uno ha sempre timore che questo intelligente qui, inevitabilmente, calato in un gruppo, spicchi, tenda a farsi notare, a discapito degli altri, i cretini, la maggioranza, e per questo, tac, manco viene invitato, lo si lascia più volentieri a casa.

Per tutte queste ragioni, e molte altre, non ho ancora ben capito cosa ci sia di bello nell'essere intelligenti. Io, potendo scegliere tra tutte le variabili possibili, vorrei essere uno di cui tutti riconoscono solo e solamente il gran culo.
Mercoledì 6 Febbraio 2008
di Noantri · Categoria: Società · ore 12:20
Che peccato che quest'Italia arruffona, disonesta, oscillante, bugiarda, che peccato che quest'Italia qui non sia capitata nelle mani di quelli che erano ragazzi alla fine degli anni Sessanta e giù di lì. Che peccato. Lo dico a cavallo di una settimana bella e importante e di un'altra che, spero, sarà soprattutto di svago e relax, ma lo dico con convinzione e colpevolezza: che peccato che quest'Italia di puttane e uomini di malaffare, quest'Italia di Napoli e di merda putrefatta, quest'Italia di mortadella e imbecilli che di fronte a tanto orrore sanno solo invitare gli altri a non votare più, che peccato che quest'Italia qui sia capitata tra le mani nostre, mani curate e rosa al punto giusto, mani lisce provate da un lavoro fatto di parole, rapporti, cravatte, ficus di plastica, rotary club e un urlatissimo precariato combattuto dai divani di casa di papà. Che peccato.

Che peccato che quest'Italia qui, quest'Italia del G8 e di Carlo Giuliani, quest'Italia della polizia assassina, quest'Italia dei vuoti democratici, dei preti pedofili e di Gabriele Sandri, che peccato che quest'Italia qui non sia capitata nelle mani ancora giovani degli uomini e delle donne che ci hanno generato.

Che peccato che dipenda da noi: che peccato. Che peccato che, ad oggi, il più alto discorso che si elevi sia quello relativo alla parità dei diritti delle donne. Le quote ROSA: che peccato che le donne stesse, invece di sentirsi così rosa e di lottare inutilmente contro questa egocentrica pugna alla fallocrazia, non scelgano finalmente di scheggiarsi due unghie e arraffare una pietra dalla strada. Che peccato che i froci si offendano se li chiamiamo froci, che peccato che il dibattito sia ancora tutto qui, che peccato che chi dovrebbe indicarci la via perda invece il tempo ad indignarsi nei loft perché noialtri diciamo frocidimmerda, o negridimmerda, o pelatidimmerda, che peccato tutto questo e che peccato che questi individui qui - me li immagino tutti pelati, appunto, o froci, al limite - che peccato che costoro scelgano di raccontare il proprio dissenso costruendo carri di cartapesta o vestendosi da cretini, anziché prendere due preti e spaccar loro la testa contro il bordo di un marciapiede, oppure due di noi, o due di loro o due di chicchessia o in ostaggio uno studio televisivo o spargendo merda liquida da un candair sopra San Pietro una domenica mattina o sopra uno stadio o nel Parlamento o nello studio di Michele Cucuzza che scrive le sue memorie griffato Mondadori.

Che peccato che quest'Italia qui sappia soltanto imbracciare un disssenso di plastica, giornalistico, mediatico, da poster, per impedire a un Papa di vomitare le proprie stronzate in santa pace, invece che accoglierlo a braccia aperte, ascoltarlo in rigoroso silenzio e poi tempestarlo di pomodori e tocchi di vomito di opossum. Che peccato. Che peccato che siamo noi, noi-Dario Fo, noi con la Playstation, l'autoradio e l'acceleratore facile. Che peccato che queste carte di credito le usiamo soltanto per pagarci i vizi, invece che adoperarle come artefatti taglierini per recidere le gole di chi ci vende le case nemmeno fossero tempestate di diamanti.

Che peccato che quest'Italia di emigranti e di immigrati, di romeni e di romani a Ponte Milvio, che peccato che questa Italia qui non sia capitata tra le mani incazzate e stanche di quei ragazzi lì, quelli che non saremo mai perché è giustappunto dalle loro costole che siamo pervenuti.
Lunedì 4 Febbraio 2008
di M.B. · Categoria: Società · ore 12:00
Nel mio saggio di prossima pubblicazione ("Storia del pop attraverso i dettagli che vi erano sfuggiti", 815 pp., appena trovo un editore vi faccio sapere) ho dedicato un capitolo all'uso della lingua nei videoclip delle divette adolescenziali degli ultimi dieci anni. Intendo proprio il muscolo, la lingua. Di regola, nel lanciare queste giovanissime popstar, i produttori si trovano di fronte a un problema non da poco: come stimolare gli ormoni dei coetanei di sesso opposto, e di conseguenza lo spirito emulativo delle coetanee dello stesso sesso, ossia, in definitiva, le vendite, senza incorrere nel boicottaggio dell'Associazione Madri Americane Apprensive. Si tratta, a ben vedere, di trovare il giusto equilibrio tra richiamo sessuale e qualsiasi altra cosa, nel senso di riservarsi una via d'uscita per sostenere, a posteriori e qualora ne sorga la necessità, che un riferimento al sesso era in realtà un tutt'altro qualunque. Esempio: nel loro primo singolo, le Spice Girls dicono "I wanna really really really wanna zigazig-a". "Zigazig-a", in gergo, vuol dire solo una cosa; e nel relativo video, per scacciare ogni dubbio, in corrispondenza di quella parte del testo Melanie Brown apre e chiude freneticamente le cosce. Poi però è saltato fuori che buona parte del loro merchandise entrava nelle camerette delle bambine delle scuole elementari, perciò zigazig-a è diventato ufficialmente "solo un'onomatopea, ha il significato che gli vuoi dare, può voler dire tutto ciò che la tua fantasia le attribuisce" (il virgolettato è arbitrario, ma il senso è quello). I bambini, i loro sogni, la loro fantasia. Figo, no? E noi l'abbiamo sfangata anche stavolta.

Comunque. Torniamo alle popstar adolescenti e alla loro lingua. I produttori discografici, verso la fine degli anni '90, ebbero un'idea geniale per far quadrare il cerchio di cui sopra: visto che su MTV non potete mostrare le tette, usate la lingua. La lingua è una parte del corpo comunemente esibita, innocua nella generalità dei contesti. Ma può anche diventare suggestiva a sufficienza. Ad un primo, più immediato livello, rimanda al bacio. Ad un livello più complesso in termini di simbologia, è una parte del corpo allungata che si trova all'interno di una cavità umida (serve che lo ripeta? una cosa lunga dentro un buco bagnato, e non ditemi che sono io quello perverso). Perciò, usate la lingua.

In fonetica, la lettera elle è definita "laterale alveolare", perchè la lingua, nel pronunciarla, blocca l'emissione al centro della bocca e la costringe verso i lati; e per fare questo si impunta nella zona alveolare proprio dietro gli incisivi. Il problema è che in tal modo la lingua non si vede abbastanza, quindi ciao ciao simbolismo. Ma se ogni volta che pronunci la lettera elle, invece che accostare la punta della lingua al palato, la appoggi al labbro superiore, allora stai facendo due cose insieme: stai parlando più o meno nel modo consueto (la pronuncia risulta comunque plausibile), e stai passandoti la lingua sul labbro come una vera maialona. Bùm. Riguardatevi i video musicali di quegli anni, le ragazzine a cavallo del 2000, e trovatemene uno in cui non succede. Sistematicamente. Ogni benedetta elle che dio manda in terra è pronunciata a quel modo. Britney, ovviamente, per prima. Paradigmatica anche nei dettagli. E poi tutte le altre, a cascata. Se volete un consiglio da esperto, il vertice artistico viene raggiunto da Mandy Moore, una tizia che adesso mi pare faccia l'attrice ma che ha cominciato cantando. Provateci anche voi, davanti allo specchio. Sentitevi fighe per una volta (o più del solito). Se siete uomini, lasciate emergere il vostro lato femminile. In fondo non sarà molto diverso da quella volta che da bambini avete messo il rossetto e gli orecchini della mamma. Ditemi che l'avete fatto anche voi.
Giovedì 31 Gennaio 2008
di Noantri · Categoria: Società · ore 15:04
Gli amici stanno dove avevi fissato l'appuntamento e non importa se è tardi, perché ad aspettarsi si fa a turno: ci siamo scavati gli avambracci nel gesto dell'attesa a forza di essere in anticipo e nessuno ha mai avuto da ridire.

Gli amici fanno sempre una volta a testa e sono biondi o mori da quando li hai visti per la prima volta: non cambiano, non si mettono mai niente in testa, ci potresti giurare su di loro. Gli amici possibili sono soltanto MASCHI. Le donne non hanno amiche, non hanno idea: non sanno che significa. Le donne, al massimo, hanno consulenti: le vedi che si parlano tra di loro di unghie, capelli e merletti, va bene, ma le donne, tra di loro, non sono amiche. Si vogliono bene, camminano mano nella mano, mentre noialtri amici maschi assolutamente NO, però non sono amiche: magari vivono una vita insieme e l'una dell'altra dice: quella è la mia migliore amica, ma la qualificazione di migliore tale è solo perché a niente di meglio possono aspirare.
Le donne non la possono significare l'amicizia: le donne sapranno della gravidanza, sapranno dell'amore, della fedeltà, del sacrificio, dell'altruismo, dell'efficacia, ma non sapranno mai niente dell'amicizia. Gli amici di questo mondo sono MASCHI.

Gli amici non fanno a gara a chi ha il vestito migliore: gli amici ci stanno sempre, dopo dieci, quindi, trent'anni e passano sopra le macerie delle nostre vite. Stanno lì quando gli occhi sono troppo rossi per parlare e le corde vocali consumate dalla rabbia: sanno lì e sanno stare al posto, ad aspettare, sollevando un bicchiere e svuotandolo, mentre il nostro cuore si prende il tempo che ci vuole. Gli amici non hanno bisogno di niente: gli amici hanno bisogno solo di un istante per capire.

Gli amici.
Gli amici non saranno mai donne: sto vivendo un momento in cui se non avessi gli amici chissà dove sarei. Forse dentro un letto con i pugni stretti sulle tempie: invece gli amici. Gli amici si avvicendano a turno e la montagna s'appiattisce fino a diventare valle. Gli amici lavorano tutta la settimana e poi trovano una serata per te: li ritrovi con le occhiaie, stanchi, ma gorgoglianti di risate sincere e pesanti manate.

Gli amici sono MASCHI, l'amicizia è un singulto maschile: le donne sono meravigliose creature, piene di virtù e limpidamente intelligenti, ma non l'hanno mai imparata l'amicizia. Non se ne sanno capacitare, se non per pallido riflesso.

Gli amici appannano i vetri delle auto senza sesso: gli amici affannano senza amplesso. Senza eiaculazione gli amici godono: gli amici non si pettinano a vicenda e non si guardano negli occhi un attimo di troppo per innamorarsi. Gli amici non si tradiscono, mai, MAI, nemmeno per sbaglio, gli amici sono il punto fermo: ubriachi e malconci, in lacrime e delusi, disperati e in povertà, in salute e in malattia: non c'è un amore tanto implicito che possa confermare il valore della vita come un cinque scoccato tra amici a fine serata.
Martedì 15 Gennaio 2008
di Attimo · Categoria: Attualità, Politica, Società · ore 20:19
Non ho seguito bene la vicenda, ma i 15 minuti di apertura del Tg1 (quindi metà telegiornale, manco avesse vinto la Ferrari) dedicati a difendere il Papa, ad intervistare studenti sdegnati per la repressione, a mettere in campo tutta la loro piaggeria nel sostenere "uno dei più grandi teologi del '900", beh, penso siano sufficienti per farmi capire che questo pastore tedesco è assai molto più furbo di certi laicisti. E non c'è veramente nient'altro da aggiungere, il resto sono solo ovvietà risapute: il papa non doveva essere invitato, il papa non doveva essere cacciato.
Opportunisticamente parlando, intendo.
di Noantri · Categoria: Personale, Società · ore 13:30
... E ci svegliamo tutti sudati. Nella notte ci solleviamo sul letto puntando il gomito, oppure in pieno giorno alziamo gli occhi dalle tastiere su cui stiamo battendo e guardiamo il nostro vicino di posto, terrorizzati perché forse sì, forse gli assomigliamo.

... E ci sentiamo incazzati, stiamo crescendo incazzati. Incazzati neri: andiamo a letto sempre più tardi la notte rincorrendo la nostra ombra sul pavimento. Scriviamo blog, abbassiamo i finestrini nel traffico per cantarne quattro all'ultimo stronzo, non ci sta mai bene niente, consumiamo la suola delle scarpe a ritmo di capricci e amiamo sempre meno profondamente il prossimo, perché comunque andrà a finire siamo certi che ci fregherà. Guardiamo i sassi sulla strada domandandoci se non starebbero meglio stretti nei palmi delle nostre mani, ci asfissiamo di lavoro per trenta denari non regolarizzati che ci vengono consegnati con il peso di una cortesia. Compriamo macchine sempre più grandi, due, quattro scarichi posteriori, copertoni giganteschi, antenne che bucano le prime nuvole ma non ci dimentichiamo mai di fare segno di no con la testa quando stiamo fermi nel traffico o quando non troviamo un buco per parcheggiare. Ci ricordiamo di quanto fosse bravo Rino Gaetano, infiliamo dischi dei Queen e dei Guns, amiamo i Clash, sentiamo "The Passenger" e stravediamo per il Padrino, pontifichiamo la superiorità dei primi tre Starwars sugli ultimi e sussurriamo alle orecchie dei nostri amici che George Lucas s'è rincoglionito; perfino quei tre cazzoni che ancora vanno dietro ai Litfiba dicono sempre la stessa cosa per giustificarsi: "Ma nei primi tempi erano grandi...". And so on, perché oggi non abbiamo un cazzo, non ci rimane niente, siamo la peggiore generazione della storia, quella senza né santi né eroi, perfino Bon Jovi non riesce più a infilarne una giusta, non abbiamo conosciuto guerre e inondazioni: siamo tutti Fonzie senza la giacca di pelle. Il cricetino Alvin è diventato vero, a scapito nostro che ci sentiamo ogni giorno un poco di più plastificati.

... E quello che facciamo è ingannare la vita, disinnescare la solitudine prima di ritrovarci davanti uno specchio inaspettatamente. Stiamo insieme, ci scegliamo gli amici e insieme percorriamo la strada. Ci guardiamo negli occhi nelle serate di pioggia con una bionda davanti e quello che viene fuori è che saremmo stati tutti uomini migliori se avessimo posseduto giusto un poco in meno. Se fossimo stati adulti negli anni Sessanta o negli anni Settanta, se avessimo fatto in tempo a vedere i fratelli cadere sotto il piombo o gli amici degli amici finire dentro per uno strappo avventato, saremmo stati tutti migliori. Portiamo dentro di noi lo spettro dei nostri predecessori: è uno spettro appannato, reso esile dalla televisione, dai telecomandi, dal maledetto wikipedia che sta creando una generazione di mostri. Ecco chi siamo noi: il grilletto facile ha fatto posto alla cultura facile. Era meglio il primo: è meglio la pena di morte che la pena di vita. Abbiamo wikipedia e nessuno tiene più in casa un vocabolario o una VERA enciclopedia: è la cultura facile, baby, diranno i santoni, ed è grazie a wikipedia se oggi i giovani sanno almeno qualcosa, perché QUESTO è certamente meglio di non sapere nulla. Ma io dico: fanculo. Fanculo wikipedia, fanculo quel frocio cotonato di Giovanni Allevi: uno sbarbatello da conservatorio idolatrato solo perché ci fa quest'immenso piacere di non osare più di tanto. Così ci guardiamo negli occhi e nella nostra perfezione amabilissima scorgiamo l'ombra della merda che siamo. Questo Facilissimo Creare che non destabilizza più, che non osa, che non ti chiede uno sforzo: immergerlo vorremmo sotto la coltre di cenere delle sigarette e invece è proprio quello che ci dobbiamo fumare.
Domenica 30 Dicembre 2007
di Attimo · Categoria: Personale, Società · ore 19:09

VeronaIl primo, insopportabilmente lungo pippone di fine anno, il secondo (e si spera ultimo) verrà, forse, dal Socio, cui lascio la ribalta di San Silvestro ;-)

"Duro perchè faccio, non faccio perchè duro": Prodi davanti al portone di casa sintetizza così la sua opera di un governo mal so