Società
Martedì 16 Settembre 2008
di Attimo · Categoria: Società · ore 17:55
FacebookOrmai ho finalmente inquadrato la mania-Facebook. Altro non è che la riproposizione virtuale dell'album delle figurine. Al posto di Incocciati e Provitali, Stanic e Ruben Sosa, i nostri compagni di merende e di liceo, di università e di bisboccia.

E come mi capitava alle medie, anche adesso mi manca sempre una figurina per completare l'album...
Sabato 23 Agosto 2008
di Attimo · Categoria: Società · ore 18:24
Berlino HauptbahnofDi ritorno da un interrail in Germania, mi chiedo: ha ancora senso, in un'Europa rimpicciolita dai voli low-cost e dagli Erasmus, l'interrail in treno?

Prima di tutto è bene precisare che le modalità dell'interrail sono ormai state stravolte. Non esistono più le famigerate "zone" in cui veniva divisa l'Europa. Esistono sì i biglietti validi solo per un Paese, i cosidetti One Country, ma sono stati affiancati dalla modalità Global Pass, che consente di viaggiare in maniera indiscriminata in ogni stato europeo. La vera (e decisiva) differenza rispetto al mitologico passato, consiste nella quantità di giorni fruibili all'interno della validità del biglietto. Un tempo l'interrail durava tot giorni, durante i quali si poteva viaggiare sempre, oggi invece sono previsti un numero limitato di giorni in cui è possibile salire sui treni, all'interno dell'intervallo di validità. Esempio concreto: io ho acquistato il Global Pass di 10 giorni, e avevo a disposizione 5 giorni di viaggio. Questa limitazione ha soffocato il fattore forse più affascinante del viaggio in interrail: la possibilità di partire senza alcuna programmazione, e di cambiare idea riguardo alla propria rotta. Strutturato così invece, l'interrail a durata limitata ti costringe a pianificare comunque un punto di partenza e un punto di arrivo, ad affidarti di più alla programmazione e perdere il gusto di scegliere di giorno in giorno dove andare a posare il proprio zaino.

Oggi dunque è un interrail assolutamente meno romantico, e meno pioneristico. Ed anche più ostico, perchè ci sono un sacco di treni (specie i notturni e quelli a lunga percorrenza, dunque quelli privilegiati dagli interrailers) per cui è previsto un supplemento o l'obbligo di prenotazione. Viene da dire che economicamente convenga di gran lunga affidarsi a un low-cost che trascini le proprie pesanti chiappe direttamente sul posto scelto, e poi affidarsi a pullmann vari. Ma così diventa un'altra tipologia di viaggio, si perde completamente il senso del trasferimento, della fatica degli spostamenti e della casualità.

Attraverso i mille cavilli sulle offerte e sulle modalità di raggiungimento del confine, le ferrovie europee stanno cercando di affossare un'offerta dichiaramente anti-commerciale. Gli interrailers sono gente giovane, che parte col bagaglio più leggero possibile e ha in mente soprattutto camminare, vedere tanti posti, conoscere persone, ma soprattutto spendere il meno possibile. Non è un target appettibile, non sono (siamo) clienti che andranno poi a versare soldi nei posti che attraversano, perciò l'interrail è sempre più un'anomalia nel sistema, una voce minoritaria che non mi stupisco venga soppresso da qui a qualche anno. Eppure resiste, nel mio primo e finora unico interrail in Germania di poche settimane fa, ho incontrato viaggiatori (solitari e non) veneti, romani, altoatesini, bolognesi, siciliani, napoletane, e poi inglesi, spagnoli, catalani, francesi...
Resistono ed esistono, si abbeverano con il Jagermaister e si addormentano negli scompartimenti destinati ai bambini, e ognuno di loro è alle prese col proprio percorso fatto di capitali e borghi sconosciuti,  miscelato secondo guide Lonely Planet o semplici indici puntati a caso sull'atlante. L'interrail non è fatto per il turismo classico, o meglio, non solo. La prerogativa dell'interrail è innanzitutto quella di costruirsi un viaggio veramente su misura di sè: se si vuole saltare pasti e dormire sulle panchine, si è liberi di farlo, si è quasi "moralmente" autorizzati dall'avere in tasca quel biglietto. Allo stesso tempo, si può anche fare i turisti della democrazia che visitano musei e noleggiano bici. Diventa quasi un dettaglio dove ti trovi (anche se non è esattamente così, ma questa è un'altra storia...), diventa fondamentale il come ci arrivi e soprattutto con chi. Perchè sopportare 16 ore di treno per tornare da Berlino in Italia, quando sarebbero bastate appena 2 ore di volo? Finchè qualcuno troverà superfluo porsi una domanda del genere, l'interrail è giusto che continui a r-esistere.
Venerdì 18 Luglio 2008
di TheEgo · Categoria: Società · ore 17:38
culo7.jpgUno spettro si aggira per la stampa italiana: è lo spettro del LATO B, volgarmente detto culo, fino a ieri nominato fondoschiena su riviste e giornali bene educati e perfino sui magazine scandalistici.
Il termine nasce all'ultima edizione di Miss Italia, settembre 2007, quando Guillermo Mariotto, stilista di Gattinoni in giuria, maledettamente richiede di poter "visionare anche il lato B delle ragazze in concorso". Il termine fa sorridere, piace, i giornali riprendono il virgolettato e lo fanno proprio.

Finalmente possiamo parlare del culo senza usare sempre quel termine obsoleto e bacchettone, si sono detti garruli nelle redazioni in tutto lo Stivale. Figuriamoci quanti ragazzi vedendo passare per la strada una ragazza dalle forme perfette dicono ancora: che fondoschiena! Fa tenerezza quasi come dire "rete" al posto di "goal" nel giuoco del calcio.

Eppure il termine "lato B" di cui tutti si riempiono la bocca tanto da farcelo già odiare alla sua prima estate in carica è un termine viziato, sbagliato e a suo modo obsoleto.

Il lato B nasce con i dischi in vinile nel primo novecento, prosegue la sua epopea musicale con le musicassette fino agli anni '90 quando viene soppiantato dai CD, che di lati ne hanno uno solo, come la maggioranza dei DVD contenenti film, dove però il lato pure non esisteva con le videocassette VHS. Oggi il lato B è scomparso quasi del tutto: la musica non ha lati, non ha nemmeno più una forma dove essere contenuta: è un file compresso che al limite ha un nome, un'estensione e un peso in kylobyte. I nostri figli non conosceranno il concetto di lato B, che pressuppone l'esistenza di uno A, dunque di due facce di una medaglia, di un oggetto, di una forma tangibile di qualcosa che ha al suo interno DUE cose e può essere vista, utilizzata, fruita in due diversi modi.
Ripescando nella memoria storica, il lato B era quella canzone che stava sul retro dei 45 giri per la quale spesso non avevi pagato, non avevi richiesto, spesso più bruttina, ma che in qualche modo trainata dal singolone principale sul lato A, ti portavi a casa e iniziavi ad ascoltare. Il lato B era quello nelle fiabe che arrivava quando sentivi il ding, e sapevi che dovevi girare la cassetta per proseguire la storia. Il lato B è anche quello che viene dopo, il meno importante, talvolta il meno conosciuto, come il Dark Side of the Moon dei Pink Floyd, la faccia che non vediamo mai, il rovescio della medaglia, il non previsto, lo sconosciuto.

Ma le ragazze non sono oggetti da rivoltare come un calzino. Hanno un lato davanti ed uno dietro come gli uomini, uno principale con il quale ci relazioniamo solo in virtù di un orientamento della testa che non possiamo scegliere. Semmai ci fosse un lato B in una ragazza allora dovrebbe coinvolgere l'intero corpo e non solo il fondoschiena (il sedere nell'accezione casta e un po' triste, o il culo quando è bello e detto in tono di apprezzamento). Dovrebbe includere la nuca, il collo, le spalle, la schiena che viene giù tracciando una curva sinuosa fino ai fianchi. Dovrebbe essere, in quanto lato B, secondario o comunque meno rilevante del lato A, ma si scadrebbe in una valutazione degna di un Bar Sport di provincia. L'universo femminile è bello punto e basta, da qualunque lato lo si guardi.

Quindi basta, vi prego, con il lato B. Si chiama culo: è bello, è tondo, e comunque non è tutto nella vita. Chiamatelo così sui vostri giornali, che gli eufemismi non servono più nel 2008. Non se avete parlato dei presunti pompini ministeriali con quella leggerezza, ecco.
Venerdì 20 Giugno 2008
di Noantri · Categoria: Società · ore 17:34

Io non voglio diventare importante. Non me ne frega niente di essere qualcuno. E' abbastanza banale, questo? Non voglio ali per volare. Non voglio chiedere troppo alle occasioni. Non voglio diventare amministratore delegato. Non voglio entrare in politica. Non voglio essere importante. Ci sono volte in cui è così che mi sento. Quattro anni fa, per esempio, quando ho aperto questo blog, era diverso: quattro anni fa non faceva così caldo e volevo diventare qualcuno. Adesso i gomiti si appiccicano alla scrivania e nemmeno mi passa per la testa di diventare importante.

Ci sono volte in cui diventare qualcuno può sembrare la maniera migliore per prendere sonno la sera. Invece la direzione che ha preso il mondo nel frattempo mi ha fatto cambiare idea. Adesso, quando mi guardo negli occhi con gli amici, le cose di cui si parla stanno quasi tutte sopra al tavolo. Non una è più lontana: anche questo deve essere colpa del caldo. Prima le temperature non erano tanto alte e uno si sporgeva più volentieri. Ci sono volte in cui pensare a domani ti sembra la maniera migliore per invecchiare. Non “al” domani: domani, proprio. DOMANI. Anche i miei amici, quattro anni fa, volevano diventare qualcuno. Chi più, chi meno. Adesso no. Adesso abbiamo caldo. Adesso abbiamo capito che questo posto qui, quello in cui viviamo, l'Italia, non vale lo sforzo: e questa consapevolezza ci rende, ogni tanto, non sempre, però capita, succede, ce lo leggiamo negli occhi, abbastanza felici. Ci regala un altro vagoncino di plastica da aggiungere al trenino elettrico.

Non è che funzioni sempre: molto spesso prevale la rabbia, la consapevolezza che quelli più incapaci, meno bravi, più stupidi, meno preparati di noi, sono tutti quanti dotati della furbizia che a noi invece manca. E allora potremmo metterci lì, seduti, concentrati, a inventarci qualcosa: ci sono volte in cui avere ragione ti stufa. Ci sono volte in cui, al millesimo giro, il trenino elettrico smette di contenere viaggiatori e storie da mille e una notte, e torna ad essere soprattutto un gioco, un artefatto. Ci sono queste volte. Lo so io e lo sapete voi. Solo che oggi capita più di rado, ecco. Oggi ci capita di scoprire che la rabbia di ieri è diventata blanda serenità a fronte del caos inconcepibile che ci hanno costruito fuori. Oggi abbiamo imparato che non essere anche noi come gli altri è già qualcosa. Ci accontentiamo di questa distanza. Facciamo fare un altro giro al trenino elettrico. L'ovale della ferrovia ci ipnotizza e va bene così. Ci sono volte in cui non capisco se questa sia rivoluzione o arrendevolezza. Ci sono volte in cui. Ma è normale che ci siano: le Guinness esistono apposta. Con quella schiumetta. Esistono apposta. Perciò ci sono. Mentre si depositano. Ti regalano un altro vagoncino. E' quello che fanno. Le Guinness, le ragazze, gli amici, il pallone, il blog. Datemi la giusta dose di banalità e vi solleverò il mondo: costa senz'altro meno dell'eroina, anche se non sono convinto che faccia meno male.

Mercoledì 7 Maggio 2008
di Noantri · Categoria: Società · ore 12:08
[scritto da Simona, donna]

Mi ricordo le mani. E le venuzze che gli si gonfiavano sulle tempie quando si arrabbiava.

Mi ricordo ogni centimentro della faccia e le diverse sfumature dei suoi occhi.
So perfettamente com'ero vestita la prima volta che l'ho visto, quante sigarette ho fumato e cosa c'era scritto sul post-it attaccato allo schermo del computer.

Colloquio per fare la segretaria amministrativa in un'azienda di ricambi per auto. Una grossa. Azienda. Di ricambi per auto. Con sedi in tutta Italia. Loro sono in due: il capo-filiale con le sue venuzze ed il responsabile di zona del nord-est.

Dopo mezz'ora il lavoro è mio: me la chiacchiero bene, nulla da dire. Anche a scuola era così: liceo classico, voti ottimi, mai una versione a casa. Me la chiacchiero proprio bene. All'inizio va che è una meraviglia; lui, il capo filiale, con le sue mani, è simpatico e paziente, si congratula per la velocità con cui imparo, è indulgente per gli errori. Si ride, anche; ci si racconta. Oltre a noi ci sono due colleghi che però vanno spesso in giro per i servizi a domicilio; simpatici pure loro. Tutto perfetto.

Dopo un mese circa, cambia la musica; le venuzze cominciano a gonfiarsi all'improvviso e per un nonnulla. Basta un timbro messo in un punto sbagliato della scrivania e si scatena l'inferno. Insulti e grida. Io, sorpresa arrabbiata triste, mi chiedo dove sia finito quel signore simpatico che mi ha fatto il colloquio: questo tizio non è lui, è solo uno che cerca di farmi piangere ma che non ci riuscirà.

Andare in ufficio è come camminare sui carboni ardenti: combattere tutti i giorni con l'isteria di frasi cattive ("fammi un bocchino", "perché non la dài a quel cliente, così lo facciamo contento", "non capisci un cazzo") ed attenzioni da fidanzato adolescente, tipo che mi viene a prendere a casa senza che io l'abbia chiesto, anche perché un fidanzato ce l'ho già, lo amo e - guarda un po' - me lo sposerei domani, quindi grazie dell'offerta, ma prendo l'autobus.

Ormai è chiaro che i centrimetri della sua faccia si sono presi una cotta per me, però c'è una modalità ossessivo-compulsiva nel manifestare l'interesse che col corteggiamento non ha niente a che fare: alterna momenti di estrema calma, (momenti in cui, manco a dirlo, io credo davvero che tutto sia tornato a posto; retaggio di un passato che ha spostato i limiti della mia sopportazione un paio di abissi oltre il buon senso) ad altri di rabbia per la sua vilipesa mascolinità.

Nel frattempo reagisco, è ovvio: quando mi si avvicina, quando urla, quando mi dice che sono una troia. Parlo con il super boss del nord est, il quale cerca di appianare le cose, che però non si appianano. Parlo allora con altri responsabili di responsabili di responsabili. Nessuno muove un dito.

Finché arriva lo strappo: un telefono tirato in testa. E la settimana dopo una spalla lussata. Mentre salgo sul taxi che mi porta in ospedale, mi ordina di dichiarare che sono finita contro una porta; faccio di sì con la testa e intanto penso: "Col cazzo...".

Mi licenzio il giorno dopo: sono in infortunio, vivo da sola, devo mantenermi; ma non voglio comunque i soldi di quello schifo di Azienda. Un amico avvocato mi spinge a denunciarli: la società, lui, le sfumature dei suoi occhi. Mi lascio convincere solo perché ho i colleghi pronti a testimoniare, so come vanno queste cose, le umiliazioni che devi passare: ho già dato, grazie. La peggiore, di umiliazione,  è quello sguardo: una donna che ha subìto molestie lo riconosce subito, anche perché spesso segue la domanda, che spiega quello sguardo. "E tu che hai fatto per provocarlo?". Ecco perché non se ne parla mai abbastanza. Perché non si hanno risposte adeguate ad una domanda così. A parte inviti a recarsi in un posto che finisce per "ulo".

In buona sostanza vinco: o meglio, lui patteggia per la denuncia di mobbing e molestie sessuali.
Lunedì 5 Maggio 2008
di Attimo · Categoria: Attualità, Società · ore 20:59
E anche stavolta è servito prontamente lo spauracchio da dare in pasto alle folle, farle ruminare. Il Tg5 ha pure ritirato fuori le statistiche sugli ultras, che tra autogrill e pestaggi notturni fanno sempre la loro porca figura. L'evento di cronaca verrà digerito e produrrà i detriti che andranno a concimare il "dibattito politico" (Fini e relativo codazzo non perdono tempo), diventerà materia di sondaggio. Tutto si riduce a propaganda e tende a dilatare i contorni della vicenda, il morto è sepolto dalla retorica del Male che questa volta si impersona sotto forza di neonazismo.
A questo punto il motivo più ovvio e accettabile per spiegare l'omicidio risulta essere effettivamente una sigaretta negata. O l'essere di destra estrema lo trovate un movente più credibile? Allora dovremmo automaticamente accettare l'ira populista che identifica inderogabilmente come stupratori ogni rumeno per strada, e come ladri infami ogni zingaro che si aggira nelle periferie.
Dare l'enfasi sull'estrazione politica degli arrestati serve solo a coprire la paura e l'incapacità di accettare che sì, Nicola è effettivamente morto per aver negato una sigaretta a un passante. Ci vorrebbero le magliette rosse e le candele alla finestra per questo Nulla qui, altro che xenofobia e nazismo.
Mercoledì 30 Aprile 2008
di Gen · Categoria: Società · ore 19:04


Volevo tacere sulla mazzata elettorale. Volevo sinceramente tacere su qualsiasi discorso riguardasse, anche da distante, la politica.

Mentendo, pensavo: non ci resta né di che ridere né di che piangere (sul latte versato, poi, per carità).
Ma oggi la buona Pep. ha segnalato via mail un video agghiacciante, quello che vedete qui sopra.
E mi si è stretto lo stomaco. Sono stata davvero, davvero male.
Per lui, il bambino modello Kinder che canta tutto contento, il braccio destro teso, davanti alla bandiera di Alleanza Nazionale. Che pronuncia - senza capirle - parole di cui non dovrebbe neanche dovrebbe conoscere l'esistenza: spranghe, manganelli, morte, ammazzare, bastardo.

Dici, queste cose accadono. Il neo-Balilla intonerà con la stessa fanciullesca idiozia "Boia chi molla" e la sigla dei Pokemon. Non è colpa sua perché non sa. Non ha studiato. Se va bene, sta in terza elementare: a Mussolini il sussidiario arriva in quinta, lui sarà sì e no alle guerre puniche.
Ma tutto questo entusiasmo per le parole che non dovrebbe sapere (spranghe, manganelli, morte, ammazzare, bastardo) qualcuno gliel'ha ficcato nel cervello, a memoria.
Allora quello che più gela il sangue non è il testimonial dell'Orzobimbo piantato davanti alla bandiera.
Sono i figli di puttana dall'altra parte, dietro la telecamera, a compiacersi di quel figlio così allineato. Quelli che lo fanno sentire importante, e amato, per aver assorbito come una spugna la loro bieca visione del mondo.

Ora. Che passi attraverso giochi sessuali o il vocabolario, lo stupro dell'innocenza andrebbe punito legalmente - più ancora delle scene di bullismo scolastico, degli studentelli in piena botta ormonale che allungano le mani sul tanga della prof, più di quello stronzo che si riprende col cellulare mentre sfiora i duecento all'ora in autostrada. Perché è pura e semplice pedopornografia. Perché è lo squallore nudo dell'odio più osceno piantato in una testa che non ha le basi per comprenderlo, per difendersi, e se lo ingoia fino all'ultima goccia senza neanche riconoscerne il gusto. E lì, purtroppo, rimarrà per sempre, a soddisfare le voglie di due individui schifosi che nella stessa stanza - riesci a immaginarli? - oggi hanno sorriso di quella recita.
Pieni d'amore.
Orgogliosi di avere un figlio così dolce mentre parla di far saltare teste rosse e ammazzare bastardi comunisti, il loro piccolo fascista che presto o tardi diventerà grande e annegherà i figli nella medesima ideologia.

E adesso più che mai ti rendi conto che, in questa marcescente e putrida ignoranza, in questo vomitevole museo degli orrori, la Storia maestra di vita non ha mai lavorato un solo giorno.

Martedì 15 Aprile 2008
di Attimo · Categoria: Attualità, Politica, Società · ore 01:10
Berlusconi - 13 aprile 2008Da dove partiamo? Direi dalla grandinata di oggi pomeriggio, che mi ha dato il wwbenvenuto al Quartier Generale di Ciccsoft allestito per la "maratona notturna". Alle 18 già si vociferava di un torneo con la Wii, alle 19 ormai non rivolgevo più la parola a nessuno. La grandinata improvvisa, risoluta e composta nei suoi 10 minuti di ordinati e insistiti chicchi glaciali, è la metafora calzante per la Tempesta Perfetta che si è abbattuta oggi. In breve: scompaiono dal parlamento italiano Destra e Sinistra. La certificazione (se mai c'era ancora bisogno) che molti giovani e molti lavoratori votano secondo la logica del "piuttosto che". Epocale tradimento. Oggi rivince Berlusconi per la terza volta in 15 anni, e non è sicuramente una notizia. La Lega Nord fa (nel senso che lo crea e lo sfrutta) il panico al Nord; prende l'1.4% in Umbria. Ripeto: l'1.4% in Umbria. Veltroni ha ottenuto tutto quello che voleva, tranne un piccolo dettaglio, la vittoria. Niente sarà più come prima.

Partiamo dai chicchi di grandine. Dalle macerie in cui ci ritroviamo a fissarci reciprocamente, quasi in cagnesco, francamente increduli di fronte alla Disfatta Generale. Non ha perso solo il PD, non è stata solo rasa al suolo la Sinistra in Italia, direi che a sanguinare sono le gengive di una visione proporzionale della politica italiana e dunque della società. Il fungo atomico si alimenta dei "vecchi schemi", delle "vecchie ideologie", delle "vecchie speranze" e disegna nel cielo una nuvola di fumo nero e verde, che arriva a coprire l'azzurro del solito Vincitore. Ci ritroviamo senza gli Estremi e senza i vecchi simboli di un secolo fa, la falce, il martello, la fiamma. Dobbiamo però fare tutti i conti con gli Estremisti, quelli convinti/costretti a votare in modo "utile", che si astengono, che si lasciano intercettare il peggio di loro stessi. Ci americanizziamo in modo quasi inquietante, ma direi inevitabile, abbiamo i due Grandi Partiti e pure la nostra dote di astesionismo che si astiene su tutto, dal votare ma anche dal fare una cazzo di rivoluzione come si deve e come ce ne sarebbe dannatamente bisogno.

La giornata è storica, tanto che la risalita al trono da parte di Silvio rientra nella nostra altanelmante normalità, si fa consuetudine e sbiadisce un poco la torbida immagine di Berlusconi, che ormai non esiste più. Esiste il Berlusconismo, dobbiamo fare i conti non con un, seppure dominante, singolo individuo, ma con una disciplina, un modo di considerare un paese, di plasmarlo sfruttando la passività oserei dire erotica che contraddistingue gli italiani. Passeranno in fretta questi 5 anni, è vero, non cambierà "niente" per le nostre singole vite eppure il virus silenzioso continuerà a scorrere nelle nostre vene. Non so cosa resterà di questo Partito Democratico, che è rimasto, come sempre gli accade, a metà strada, senza avere il coraggio e la volontà di andare fino in fondo. Tutto è partito da Veltroni eppure tutto è finito nelle mani dell'avversario, con cordiale telefonata di complimenti a corredo finale. Anche questo, non fa una piega.

Abbiamo fatto un altro piccolo passo in avanti verso l'Inciviltà, in senso lato, e i risultati elettorali più che frammentare a me sembrano riunire (anche qui in senso lato...) fazioni opposte. Per una volta astenuti e votanti, sostenitori di Veltroni e rivoluzionari che si mangiano la scheda nei seggi, si trovano di fronte a una comune scelta di tre possibili alternative. L'indifferenza, il continuare a fagocitare assiduamente e passivamente le proprie esistenze fatte di individualismo sfrenato e disilluso. Oppure la depressione cronica e senza scampo, che prevede l'esilio, per chi se lo potrà permettere, o la macchia. Altrimenti il rimboccarsi le maniche strappate e ormai consumate non per il 2013, ma per domani, per subito. E' sempre il solito discorso della montagna e di Maometto, di rappresentanti e di gente da rappresentare. 15 anni a lamentarci di Silvio, di un centrosinistra diviso e fallaceo, di una politica in cui non ci si riconosce, del fatto che in fondo "sono tutti uguali", e intanto non ci siamo resi conto che siamo noi ad essere cambiati. Siamo più stronzi e razzisti, abbiamo più fame e più paura, siamo più egoisti e più stanchi. Siamo vittime e carnefici. Hanno vinto semplicemente perchè hanno messo un megafono davanti alle bocche dei nostri stomachi inaciditi.
Senti che bel rumore.
Lunedì 7 Aprile 2008
di Noantri · Categoria: Società · ore 16:01
Mi sono messo in testa, che le virgole veramente, sono importantissime. Cioè uno, non è che può metterle dove gli pare le virgole altrimenti, succede che chi legge quando, legge, fa una fatica secondo me quadrupla rispetto, a uno che legge qualcosa con le virgole, messe al punto giusto.

Una cosa, che ho notato per esempio, è che quando le virgole, sono messe a cazzo, di cane, la prima cosa che viene fuori leggendo il testo con le virgole, piazzate, a cazzo di cane è una musicalità come, dire, sbagliata, stonata, ecco mi pare proprio che sia, stonata, la parola giusta, non so se a voi fa lo stesso effetto, anche perché, diciamocelo, chiaramente non è che capiti tutti i giorni di leggere roba con le virgole a cazzo di cane per fortuna ormai la gente mediamente sa dove mettere le virgole e quindi le cose che si leggono dai giornali ai libri insomma le virgole ce le hanno eccome anche perché cristo di un dio chi mai si metterebbe lì a scrivere una cosa senza le virgole? Una cosa senza virgole diventa illeggibile dall'inizio alla fine che ne so mi viene in mente un amore senza baci ecco un testo senza le virgole questo è un amore senza i baci.

Quindi mi sa, che è vero, quello che ogni, tanto, dicevano a scuola i professori e cioè che le virgole, sono quelle cose che danno il tempo al testo che fanno capire, ai lettori dove è giusto rallentare e dove, no. I giornalisti gli scrittori chi scrive dovrebbe, avere maggiore tatto nell'adoperare virgole e affini perché, è proprio da ciò che passa la comprensione o meno, di un'opera.

E' che, uno, poi tende ad abituarsi alle cose: è tutta una questione, di abitudine la vita. Perciò io me le aspetto le virgole, a un certo punto di un testo oppure, non me le aspetto che ne so, dopo i soggetti eccetera le sapete tutti queste cose com'è che funzionano però, quello che voglio dire è che, io abituato lettore ma anche abituato e basta perché uno secondo me non serve che sia un lettore abituato per capire di virgole pure quando parliamo ce le mettiamo le virgole anche se sembra di no e insomma io, abituato lettore o non lettore come vi pare, SO mi immagino, quel che sta per succedere leggendo vuoi, per istinto o vattelapesca, e allora pure, in presenza di un testo difficile aulico pure in quel caso lì io che, ormai ci ho fatta l'abitudine, saprò dove aspettarmi le virgole quindi se improvvisamente leggendo una cosa qualsiasi a maggior ragione se lunga o difficile o piena di incidentali o ipotetiche io mi dovessi trovare, le virgole tutte spostate da una parte ecco, che in quel caso io farei una fatica bestiale a leggere perché abituato come sono a trovarmi, le virgole al posto giusto sarei in difficoltà e io sto parlando proprio, di una difficoltà fisica, atroce, è questo lo scherzo che ti fa l'abitudine in tutte le cose mica solo, nella lettura e nelle virgole.

Leggere, una cosa, con le virgole tutte messe a casaccio è come trovarsi a scrivere, un sms, con il telefonino di un altro pure, se fosse lo stesso modello di telefonino ditemi voi se comunque non trovereste difficoltà a redarre il testo ecco, com'è che la penso io sulle virgole, al punto che uno dopo un po' ne sente la mancanza, delle virgole, ci fate caso? La punteggiatura, mamma mia, dovrebbe essere alla base, di qualsiasi cosa scritta o addirittura pronunciata: le virgole, queste benedette virgole, io ne sento proprio la mancanza, ripeto, fisica, quando non me le mettono o le mettono a caso.

Non vi sembra che tiri tutta un'altra aria quando, puf, di punto in bianco uno si trova a riavere a che fare con le virgole messe al punto giusto? Certo che sì: la verità è che l'abitudine dovrebbe essere proibita e ve lo dice uno che si considera un grande abitudinario, seppure buon amante delle novità. C'è gente che rientra in casa e se per caso qualcuno, in sua assenza, ha spostato una pianta, quello magari perde l'appetito: conosco una tizia che è dovuta ricorrere allo psicologo per trovare la forza di cambiare montatura agli occhiali da vista.

Figuriamoci, con le virgole, a casaccio. Le virgole, sono importanti.
Lunedì 31 Marzo 2008
di Noantri · Categoria: Società · ore 13:24
Tutti pazzi per Sarkozy. Sarkozy quà, Sarkozy là. Non è che voglia parlare di Sarkozy: non sarei in grado, non so nemmeno come la pensi, politicamente o che. Però impressione m'hanno fatto le enormi attenzioni mediatiche su quest'omino, e in particolare le ultime foto uscite, quelle in cui lui è a un ricevimento, le avrete viste, e prima guarda, si vede proprio che non resiste, la scollatura di non so quale mucca arrivata per l’occasione e travestita da essere umano con un bicchiere di martini appresso, e poi, in un’altra foto, sempre a un ricevimento, perché se c'è una cosa che questi uomini di potere fanno in grande quantità questa è proprio andare ai ricevimenti, al punto che viene lecito domandarsi quand’è che gli uomini di potere fanno le cose che gli uomini di potere dovrebbero fare, se stanno tutto il loro tempo a presiedere ai ricevimenti, ma non è questo il punto, il punto è la foto, perciò fatemi tornare a quella, alla foto dove si vede Sarkozy posare al ricevimento - nello specifico la visita ufficiale alla Regina Elisabetta - insieme alla sua bella Carla Bruni. Ecco, stanno tutti in fila, loro due, gli sposini novelli, e un sacco d'altra gente, in particolare delle vecchie bacucche ingioiellate con cappotti del secolo scorso e gli zigomi da beverly hills, e lui, Sarkozy, ha questa appuntitissima faccia da volpone, mentre si alza sulle punte per apparire alto quanto la sua bella.

Al che m'è venuto da pensare: eccolo qua, un altro di quelli. Eccolo qua! Un altro furbetto di cui si sentiva la mancanza, un altro vate dell'immagine politica, della promozione personale. Un altro esegeta della Confezione Perfetta: quanto mi stanno sul cazzo, se mi concedete il francesismo, giacché siamo in tema.

Quanto mi stanno sul cazzo questi tizietti bassi e piccoli incravattati che vanno ai ricevimenti e stringono mani e sorridono come in quelle scene dei film dove c'è il grande ricevimento e il protagonista si dimostra affabile con tutti epperò poi noialtri spettatori sappiamo eccome che c'è il trucco, cioè che a lui in realtà non gliene frega una cippa di nessuno, al protagonista, anzi se potesse vederli tutti morti e sepolti ne sarebbe più contento, lo sappiamo, certo, perché noi siamo gli spettatori e quello è un film, e quello che stringe mani e poi se le pulisce sul fianco della coscia non appena voltate le spalle si chiama Tom Cruise, George Clooney, conosciamo il meccanismo di queste cose, ne abbiamo viste tante e poi, suvvia, noi stessi, film o non film, nella realtà, li avremo passati quei due o tre natali o capidanno in compagnia di gente sconosciuta verso la quale, però, era necessario dimostrare grande attenzione e gentilezza, o no? Perciò non ci caschiamo più: lo sappiamo che il Grande Atteso del ricevimento puzza di pesce andato a male ancor prima di scendere la grande navata e inchinarsi all'applauso degli astanti. Lo sappiamo perché, in piccolo, in minuscolo, l'abbiamo scese anche noi quelle scale, ricevuti gli applausi da parenti e vecchi amici degli amici i cui nomi e cognomi c'erano sconosciuti e le cui mani da stringere ci apparivano come sogliole morte.

Per questo non riesco a capire a chi vorrebbe darla a bere, Sarkozy in quelle foto lì, mentre sorride a cento denti e si alza sulle punte delle sue scarpe già rialzate. Alla stampa? Agli elettori? Alla moglie stessa? Cosa dovrebbe avere uno così da insegnare a noi? Cos'ha di più? Perché mai dovremmo avere bisogno di tale gente, al mondo? Mi stanno sul cazzo quelli così: in più trovo che sia un'enorme mancanza di rispetto nei confronti di Carla Bruni stessa la quale, per carità, non sarà un mostro di simpatia, anzi, però perfino una così a me non sembra meriti l'onta di essere costretta a indossare ballerine ultrapiatte per non apparire troppo più alta del marito potente, ed ecco, è proprio questo gioco, un gioco al massacro, che mi sta sul cazzo, che mi fa pensare, guardando questo sgorbio francese danzare sulle punte come la Fracci, eccone un altro, un altro uguale ai suoi predecessori e che sta già facendo scuola per quelli che verranno.

Eccone un altro: un altro di quelli che per sfondare non riesce a fare affidamento solo sulla qualità del pensiero e la bontà delle azioni, no, lui è un altro di quelli, l'ennesimo, che dev'essere alto più di tizio, bello più di caio, magro ben più di sempronio. Ecco un altro di quelli che necessita di piccole bugie per arrivare alla fine dei propri ragionamenti.
Venerdì 21 Marzo 2008
di Noantri · Categoria: Società · ore 17:48
Non ne posso più d'essere una brava persona. Che ne dite, per esempio, di drogarci tutti? Percorriamo la via dell'eroina, della cocaina, della droga pesante, non lo so, di queste cose qui, le cose che fanno le persone con le unghie sporche, con le case luride. Chi è con me? Chi è che è pure stufo d'essere a tal punto una persona morale, proba?

Signori, no no no, io non vi sto invitando ad alzarvi per fare la rivoluzione, anzi: tutto il contrario. Io, se lo credete, vi sto dicendo: sedetevi ancora di più, sprofondateci nelle vostre poltrone, non leggete più un libro, non vi documentate, non studiate, non costruitevi tutt'intorno quest'aura da persone squisite, in gamba, critiche, socialmente accettabilissime, perché non serve a un cazzo.

Restatevene lì seduti punto e basta.
Ingrassate, fate briciole e che queste briciole se ne restino per lunghe ore sulla bocca del vostro stomaco, immobili come esattamente immobili voi starete. Droghiamoci, scegliamoci un'altra cosa rispetto alla vita, per dirla come Trainspotting.

Lasciamo perdere i nostri televisori, i nostri capi firmati, l'abbigliamento, le belle case, certe macchine, alcune scelte, le unghie limate, i capelli setolosi, i fidanzati e le fidanzate da cui non riusciamo a separarci definitivamente e facciamo così, proprio come si vede in Trainspotting fare: droghiamoci. Insensatamente. Non ci pensiamo più a tutta questa merda. Padri, madri, single: droghiamoci tutti insieme. Decidiamo un giorno alla settimana, lasciamo figli e figlie alla baby sitter, mariti e mogli all'amante e ubriachiamoci. Facciamoci riprendere dalle telecamere di sorveglianza a circuito chiuso di un grande centro commerciale mentre sottraiamo dagli scaffali beni di primissima necessità come ciocchini, pan di stelle, torroni, gin scadente e banane.

Proviamo la via dell'autodistruzione, del vizio, del vezzo, della dissolutezza: ubriachiamoci seminudi sbracati su divani di pelle in compagnia di altri di cui non ricordiamo affatto nome o provenienza. Facciamo scattare antifurti e che la nostra corsa veloce sia cadenzata dalle urla del prossimo, terrorizzato prossimo; e poi fottiamolo questo prossimo, superiamo a destra, cerchiamo anche noi una scorciatoia.

Non dico di assassinare, no, sarebbe troppo impegnativo, faticoso, invece questo vorrebbe essere un manifesto realistico di propaganda al vizio, per cui lasciamo da parte gli omicidi, ché quelli presuppongono una certa attitudine alla scaltrezza, alla precisione, alla puntualità, quindi alla non-pigrizia, tutte cose che non ci interessano adesso, in quanto quello che vogliamo diventare, e cioè persone meramente pessime e moralmente corrotte, non ha a che fare con la fatica, se non quella che sarà richiesta agli altri i quali vanamente insisteranno per riportarci sulla retta via.

Limitiamoci a guidare cantando nella notte, rispettando mai i limiti di velocità, invertendo il rosso col verde del semaforo; fumiamo marijuana, iniettiamoci sostanze pazzesche nelle vene, diventiamo ben abili con cucchiaini, siringhe, eccetera eccetera, facciamoci trovare dai soccorritori riversi in stanze putride, mezzi morti affogati nel nostro stesso vomito, facciamo impensierire mamma e papà, scappiamo da ospedali psichiatrici, centri di recupero, penitenziari, bruciamoci le narici e le corde vocali, facciamo in modo che i vigili, per la strada, incontrandoci, avvicinino il loro palmo di mano alle berette d'ordinanza, vaghiamo per ore, il giorno dopo, perché non ci ricordiamo dove abbiamo parcheggiato la macchina, essù, dai, facciamo irruzione nelle drogherie con una calzamaglia calata sulla faccia, ma soprattutto smettiamola con l'essere persone che rigano dritto. A cosa ci ha portato l'essere brava gente, se non davanti all'ennesimo bicchiere di oban?
Lunedì 18 Febbraio 2008
di Noantri · Categoria: Società · ore 13:33
Non mi ricordo bene in merito a che cosa ma un bel giorno ho sentito in televisione qualcuno dire questa frase:

"Il bello dell'intelligenza è che..."

Questo qualcuno ha poi seguitato con lo spiegare alcuni concetti relativi, appunto, al bello, secondo lui, dell'essere intelligenti.

Lì m'è venuto da pensare, porca miseria. Ma, diciamoci la verità, che ci sarà mai di così vantaggioso nell'essere intelligenti? Essere intelligenti ha tutti gli svantaggi possibili: ti rende emotivamente partecipe a un sacco di cose, ti fa arrivare prima degli altri alle conclusioni, ti permette di essere altamente selettivo nei confronti del prossimo e delle cose che questo prossimo vorrebbe sbolognarti. L'intelligenza, peggiore dei mali possibili, certe volte ti consente, niente meno, di farti una carriera onorevole e profittevole e io, che sostanzialmente preferisco non fare niente al fare qualsiasi altra cosa, ho idea che una carriera onorevole e profittevole nasconda tantissime insidie, una su tutte la fatica che ci vuole per costruirsela.

Questo ragionamento, da solo, il quale mi consente di costruire l'equazione intelligenza=fatica, basterebbe per farmi prendere le distanze dall'intelligenza o, quanto meno, dalla falsità secondo la quale ci sarebbe del bello nell'essere intelligenti.

Essere intelligenti è una condanna abissale: pensandoci su un attimo, posso dire di non aver mai conosciuto una persona intelligente perfettamente felice. Tutti i felici che io conosco sono cretini. Oppure hanno fatto una brutta fine. Preferirei non fare nomi, naturalmente, ma posso dire che questa felicità assoluta professata in alcune canzoni cantautoriali italiane sia una puttanata. Oppure un colossale affare, a patto che, in cambio, venga consegnata alla natura, appunto, la propria intelligenza: il tipico intelligente è condannato all'infelicità permanente. Li riconosci per la strada, gli intelligenti: non ci sono cascati, in quanto intelligenti, e perciò non guidano alcun ridicolo SUV, però sono stanchi, hanno le borse sotto gli occhi e non godono del fatto che, grazie alla loro intelligenza, possono avere tutte le donne e le amicizie che vogliono. Non ne godono perché, in genere, non resta loro alcun tempo per potersi avvantaggiare di tale privilegio.

Lavorano, hanno responsabilità e molte volte una targhetta d'ottone recante il proprio nome sulla scrivania. Essere intelligenti è un investimento veramente poco conveniente in questa terra in cui vince chi ne sa di meno in assoluto: sfondare con la propria intelligenza costa una fatica incredibile, invece diventare immortali solo grazie alla propria cretinaggine è facilissimo e, soprattutto, molto più apprezzato.

Io non credo che grazie all'intelligenza uno possa arrivare dove ha deciso di andare in tempi molto più brevi, anzi. Credo che sia vero il contrario: perché l'intelligente, spesse volte, arriva ingenuamente a farsi scrupoli, invece il cretino no e mica per cattiveria: il cretino non ci pensa punto e basta. Perciò io, dovendo scegliere, e pur non avendo ancora capito molto bene di quale categoria faccia parte, preferirei di gran lunga essere un cretino. Me lo scriverei ben volentieri sul petto: "Perfetto cretino". Senza contare che i cretini hanno molti più amici degli intelligenti: la vita dell'intelligente, secondo me, parafrasando Stefano Benni quando parla del puntuale, è un universo di solitudini immeritate. L'intelligente, parliamoci chiaro, fa anche un po' di paura: uno ha sempre timore che questo intelligente qui, inevitabilmente, calato in un gruppo, spicchi, tenda a farsi notare, a discapito degli altri, i cretini, la maggioranza, e per questo, tac, manco viene invitato, lo si lascia più volentieri a casa.

Per tutte queste ragioni, e molte altre, non ho ancora ben capito cosa ci sia di bello nell'essere intelligenti. Io, potendo scegliere tra tutte le variabili possibili, vorrei essere uno di cui tutti riconoscono solo e solamente il gran culo.
Mercoledì 6 Febbraio 2008
di Noantri · Categoria: Società · ore 12:20
Che peccato che quest'Italia arruffona, disonesta, oscillante, bugiarda, che peccato che quest'Italia qui non sia capitata nelle mani di quelli che erano ragazzi alla fine degli anni Sessanta e giù di lì. Che peccato. Lo dico a cavallo di una settimana bella e importante e di un'altra che, spero, sarà soprattutto di svago e relax, ma lo dico con convinzione e colpevolezza: che peccato che quest'Italia di puttane e uomini di malaffare, quest'Italia di Napoli e di merda putrefatta, quest'Italia di mortadella e imbecilli che di fronte a tanto orrore sanno solo invitare gli altri a non votare più, che peccato che quest'Italia qui sia capitata tra le mani nostre, mani curate e rosa al punto giusto, mani lisce provate da un lavoro fatto di parole, rapporti, cravatte, ficus di plastica, rotary club e un urlatissimo precariato combattuto dai divani di casa di papà. Che peccato.

Che peccato che quest'Italia qui, quest'Italia del G8 e di Carlo Giuliani, quest'Italia della polizia assassina, quest'Italia dei vuoti democratici, dei preti pedofili e di Gabriele Sandri, che peccato che quest'Italia qui non sia capitata nelle mani ancora giovani degli uomini e delle donne che ci hanno generato.

Che peccato che dipenda da noi: che peccato. Che peccato che, ad oggi, il più alto discorso che si elevi sia quello relativo alla parità dei diritti delle donne. Le quote ROSA: che peccato che le donne stesse, invece di sentirsi così rosa e di lottare inutilmente contro questa egocentrica pugna alla fallocrazia, non scelgano finalmente di scheggiarsi due unghie e arraffare una pietra dalla strada. Che peccato che i froci si offendano se li chiamiamo froci, che peccato che il dibattito sia ancora tutto qui, che peccato che chi dovrebbe indicarci la via perda invece il tempo ad indignarsi nei loft perché noialtri diciamo frocidimmerda, o negridimmerda, o pelatidimmerda, che peccato tutto questo e che peccato che questi individui qui - me li immagino tutti pelati, appunto, o froci, al limite - che peccato che costoro scelgano di raccontare il proprio dissenso costruendo carri di cartapesta o vestendosi da cretini, anziché prendere due preti e spaccar loro la testa contro il bordo di un marciapiede, oppure due di noi, o due di loro o due di chicchessia o in ostaggio uno studio televisivo o spargendo merda liquida da un candair sopra San Pietro una domenica mattina o sopra uno stadio o nel Parlamento o nello studio di Michele Cucuzza che scrive le sue memorie griffato Mondadori.

Che peccato che quest'Italia qui sappia soltanto imbracciare un disssenso di plastica, giornalistico, mediatico, da poster, per impedire a un Papa di vomitare le proprie stronzate in santa pace, invece che accoglierlo a braccia aperte, ascoltarlo in rigoroso silenzio e poi tempestarlo di pomodori e tocchi di vomito di opossum. Che peccato. Che peccato che siamo noi, noi-Dario Fo, noi con la Playstation, l'autoradio e l'acceleratore facile. Che peccato che queste carte di credito le usiamo soltanto per pagarci i vizi, invece che adoperarle come artefatti taglierini per recidere le gole di chi ci vende le case nemmeno fossero tempestate di diamanti.

Che peccato che quest'Italia di emigranti e di immigrati, di romeni e di romani a Ponte Milvio, che peccato che questa Italia qui non sia capitata tra le mani incazzate e stanche di quei ragazzi lì, quelli che non saremo mai perché è giustappunto dalle loro costole che siamo pervenuti.
Lunedì 4 Febbraio 2008
di M.B. · Categoria: Società · ore 12:00
Nel mio saggio di prossima pubblicazione ("Storia del pop attraverso i dettagli che vi erano sfuggiti", 815 pp., appena trovo un editore vi faccio sapere) ho dedicato un capitolo all'uso della lingua nei videoclip delle divette adolescenziali degli ultimi dieci anni. Intendo proprio il muscolo, la lingua. Di regola, nel lanciare queste giovanissime popstar, i produttori si trovano di fronte a un problema non da poco: come stimolare gli ormoni dei coetanei di sesso opposto, e di conseguenza lo spirito emulativo delle coetanee dello stesso sesso, ossia, in definitiva, le vendite, senza incorrere nel boicottaggio dell'Associazione Madri Americane Apprensive. Si tratta, a ben vedere, di trovare il giusto equilibrio tra richiamo sessuale e qualsiasi altra cosa, nel senso di riservarsi una via d'uscita per sostenere, a posteriori e qualora ne sorga la necessità, che un riferimento al sesso era in realtà un tutt'altro qualunque. Esempio: nel loro primo singolo, le Spice Girls dicono "I wanna really really really wanna zigazig-a". "Zigazig-a", in gergo, vuol dire solo una cosa; e nel relativo video, per scacciare ogni dubbio, in corrispondenza di quella parte del testo Melanie Brown apre e chiude freneticamente le cosce. Poi però è saltato fuori che buona parte del loro merchandise entrava nelle camerette delle bambine delle scuole elementari, perciò zigazig-a è diventato ufficialmente "solo un'onomatopea, ha il significato che gli vuoi dare, può voler dire tutto ciò che la tua fantasia le attribuisce" (il virgolettato è arbitrario, ma il senso è quello). I bambini, i loro sogni, la loro fantasia. Figo, no? E noi l'abbiamo sfangata anche stavolta.

Comunque. Torniamo alle popstar adolescenti e alla loro lingua. I produttori discografici, verso la fine degli anni '90, ebbero un'idea geniale per far quadrare il cerchio di cui sopra: visto che su MTV non potete mostrare le tette, usate la lingua. La lingua è una parte del corpo comunemente esibita, innocua nella generalità dei contesti. Ma può anche diventare suggestiva a sufficienza. Ad un primo, più immediato livello, rimanda al bacio. Ad un livello più complesso in termini di simbologia, è una parte del corpo allungata che si trova all'interno di una cavità umida (serve che lo ripeta? una cosa lunga dentro un buco bagnato, e non ditemi che sono io quello perverso). Perciò, usate la lingua.

In fonetica, la lettera elle è definita "laterale alveolare", perchè la lingua, nel pronunciarla, blocca l'emissione al centro della bocca e la costringe verso i lati; e per fare questo si impunta nella zona alveolare proprio dietro gli incisivi. Il problema è che in tal modo la lingua non si vede abbastanza, quindi ciao ciao simbolismo. Ma se ogni volta che pronunci la lettera elle, invece che accostare la punta della lingua al palato, la appoggi al labbro superiore, allora stai facendo due cose insieme: stai parlando più o meno nel modo consueto (la pronuncia risulta comunque plausibile), e stai passandoti la lingua sul labbro come una vera maialona. Bùm. Riguardatevi i video musicali di quegli anni, le ragazzine a cavallo del 2000, e trovatemene uno in cui non succede. Sistematicamente. Ogni benedetta elle che dio manda in terra è pronunciata a quel modo. Britney, ovviamente, per prima. Paradigmatica anche nei dettagli. E poi tutte le altre, a cascata. Se volete un consiglio da esperto, il vertice artistico viene raggiunto da Mandy Moore, una tizia che adesso mi pare faccia l'attrice ma che ha cominciato cantando. Provateci anche voi, davanti allo specchio. Sentitevi fighe per una volta (o più del solito). Se siete uomini, lasciate emergere il vostro lato femminile. In fondo non sarà molto diverso da quella volta che da bambini avete messo il rossetto e gli orecchini della mamma. Ditemi che l'avete fatto anche voi.
Giovedì 31 Gennaio 2008
di Noantri · Categoria: Società · ore 15:04
Gli amici stanno dove avevi fissato l'appuntamento e non importa se è tardi, perché ad aspettarsi si fa a turno: ci siamo scavati gli avambracci nel gesto dell'attesa a forza di essere in anticipo e nessuno ha mai avuto da ridire.

Gli amici fanno sempre una volta a testa e sono biondi o mori da quando li hai visti per la prima volta: non cambiano, non si mettono mai niente in testa, ci potresti giurare su di loro. Gli amici possibili sono soltanto MASCHI. Le donne non hanno amiche, non hanno idea: non sanno che significa. Le donne, al massimo, hanno consulenti: le vedi che si parlano tra di loro di unghie, capelli e merletti, va bene, ma le donne, tra di loro, non sono amiche. Si vogliono bene, camminano mano nella mano, mentre noialtri amici maschi assolutamente NO, però non sono amiche: magari vivono una vita insieme e l'una dell'altra dice: quella è la mia migliore amica, ma la qualificazione di migliore tale è solo perché a niente di meglio possono aspirare.
Le donne non la possono significare l'amicizia: le donne sapranno della gravidanza, sapranno dell'amore, della fedeltà, del sacrificio, dell'altruismo, dell'efficacia, ma non sapranno mai niente dell'amicizia. Gli amici di questo mondo sono MASCHI.

Gli amici non fanno a gara a chi ha il vestito migliore: gli amici ci stanno sempre, dopo dieci, quindi, trent'anni e passano sopra le macerie delle nostre vite. Stanno lì quando gli occhi sono troppo rossi per parlare e le corde vocali consumate dalla rabbia: sanno lì e sanno stare al posto, ad aspettare, sollevando un bicchiere e svuotandolo, mentre il nostro cuore si prende il tempo che ci vuole. Gli amici non hanno bisogno di niente: gli amici hanno bisogno solo di un istante per capire.

Gli amici.
Gli amici non saranno mai donne: sto vivendo un momento in cui se non avessi gli amici chissà dove sarei. Forse dentro un letto con i pugni stretti sulle tempie: invece gli amici. Gli amici si avvicendano a turno e la montagna s'appiattisce fino a diventare valle. Gli amici lavorano tutta la settimana e poi trovano una serata per te: li ritrovi con le occhiaie, stanchi, ma gorgoglianti di risate sincere e pesanti manate.

Gli amici sono MASCHI, l'amicizia è un singulto maschile: le donne sono meravigliose creature, piene di virtù e limpidamente intelligenti, ma non l'hanno mai imparata l'amicizia. Non se ne sanno capacitare, se non per pallido riflesso.

Gli amici appannano i vetri delle auto senza sesso: gli amici affannano senza amplesso. Senza eiaculazione gli amici godono: gli amici non si pettinano a vicenda e non si guardano negli occhi un attimo di troppo per innamorarsi. Gli amici non si tradiscono, mai, MAI, nemmeno per sbaglio, gli amici sono il punto fermo: ubriachi e malconci, in lacrime e delusi, disperati e in povertà, in salute e in malattia: non c'è un amore tanto implicito che possa confermare il valore della vita come un cinque scoccato tra amici a fine serata.
Martedì 15 Gennaio 2008
di Attimo · Categoria: Attualità, Politica, Società · ore 20:19
Non ho seguito bene la vicenda, ma i 15 minuti di apertura del Tg1 (quindi metà telegiornale, manco avesse vinto la Ferrari) dedicati a difendere il Papa, ad intervistare studenti sdegnati per la repressione, a mettere in campo tutta la loro piaggeria nel sostenere "uno dei più grandi teologi del '900", beh, penso siano sufficienti per farmi capire che questo pastore tedesco è assai molto più furbo di certi laicisti. E non c'è veramente nient'altro da aggiungere, il resto sono solo ovvietà risapute: il papa non doveva essere invitato, il papa non doveva essere cacciato.
Opportunisticamente parlando, intendo.
di Noantri · Categoria: Personale, Società · ore 13:30
... E ci svegliamo tutti sudati. Nella notte ci solleviamo sul letto puntando il gomito, oppure in pieno giorno alziamo gli occhi dalle tastiere su cui stiamo battendo e guardiamo il nostro vicino di posto, terrorizzati perché forse sì, forse gli assomigliamo.

... E ci sentiamo incazzati, stiamo crescendo incazzati. Incazzati neri: andiamo a letto sempre più tardi la notte rincorrendo la nostra ombra sul pavimento. Scriviamo blog, abbassiamo i finestrini nel traffico per cantarne quattro all'ultimo stronzo, non ci sta mai bene niente, consumiamo la suola delle scarpe a ritmo di capricci e amiamo sempre meno profondamente il prossimo, perché comunque andrà a finire siamo certi che ci fregherà. Guardiamo i sassi sulla strada domandandoci se non starebbero meglio stretti nei palmi delle nostre mani, ci asfissiamo di lavoro per trenta denari non regolarizzati che ci vengono consegnati con il peso di una cortesia. Compriamo macchine sempre più grandi, due, quattro scarichi posteriori, copertoni giganteschi, antenne che bucano le prime nuvole ma non ci dimentichiamo mai di fare segno di no con la testa quando stiamo fermi nel traffico o quando non troviamo un buco per parcheggiare. Ci ricordiamo di quanto fosse bravo Rino Gaetano, infiliamo dischi dei Queen e dei Guns, amiamo i Clash, sentiamo "The Passenger" e stravediamo per il Padrino, pontifichiamo la superiorità dei primi tre Starwars sugli ultimi e sussurriamo alle orecchie dei nostri amici che George Lucas s'è rincoglionito; perfino quei tre cazzoni che ancora vanno dietro ai Litfiba dicono sempre la stessa cosa per giustificarsi: "Ma nei primi tempi erano grandi...". And so on, perché oggi non abbiamo un cazzo, non ci rimane niente, siamo la peggiore generazione della storia, quella senza né santi né eroi, perfino Bon Jovi non riesce più a infilarne una giusta, non abbiamo conosciuto guerre e inondazioni: siamo tutti Fonzie senza la giacca di pelle. Il cricetino Alvin è diventato vero, a scapito nostro che ci sentiamo ogni giorno un poco di più plastificati.

... E quello che facciamo è ingannare la vita, disinnescare la solitudine prima di ritrovarci davanti uno specchio inaspettatamente. Stiamo insieme, ci scegliamo gli amici e insieme percorriamo la strada. Ci guardiamo negli occhi nelle serate di pioggia con una bionda davanti e quello che viene fuori è che saremmo stati tutti uomini migliori se avessimo posseduto giusto un poco in meno. Se fossimo stati adulti negli anni Sessanta o negli anni Settanta, se avessimo fatto in tempo a vedere i fratelli cadere sotto il piombo o gli amici degli amici finire dentro per uno strappo avventato, saremmo stati tutti migliori. Portiamo dentro di noi lo spettro dei nostri predecessori: è uno spettro appannato, reso esile dalla televisione, dai telecomandi, dal maledetto wikipedia che sta creando una generazione di mostri. Ecco chi siamo noi: il grilletto facile ha fatto posto alla cultura facile. Era meglio il primo: è meglio la pena di morte che la pena di vita. Abbiamo wikipedia e nessuno tiene più in casa un vocabolario o una VERA enciclopedia: è la cultura facile, baby, diranno i santoni, ed è grazie a wikipedia se oggi i giovani sanno almeno qualcosa, perché QUESTO è certamente meglio di non sapere nulla. Ma io dico: fanculo. Fanculo wikipedia, fanculo quel frocio cotonato di Giovanni Allevi: uno sbarbatello da conservatorio idolatrato solo perché ci fa quest'immenso piacere di non osare più di tanto. Così ci guardiamo negli occhi e nella nostra perfezione amabilissima scorgiamo l'ombra della merda che siamo. Questo Facilissimo Creare che non destabilizza più, che non osa, che non ti chiede uno sforzo: immergerlo vorremmo sotto la coltre di cenere delle sigarette e invece è proprio quello che ci dobbiamo fumare.
Domenica 30 Dicembre 2007
di Attimo · Categoria: Personale, Società · ore 19:09

VeronaIl primo, insopportabilmente lungo pippone di fine anno, il secondo (e si spera ultimo) verrà, forse, dal Socio, cui lascio la ribalta di San Silvestro ;-)

"Duro perchè faccio, non faccio perchè duro": Prodi davanti al portone di casa sintetizza così la sua opera di un governo mal sopportato da tutti. Penso che a crederci siano rimasti in tre: Romano, Scalfari e io che leggendo ogni domenica l'Eugenio mi riconvinco che questo non sia il male minore, ma quello "necessario".

Ho iniziato il 2007 in una stanza d'albergo col wifi bloccato, leggendo Repubblica mentre il mio compagno di stanza russava con la bauscina alla bocca. Ho fatto la colazione più rilassante dell'anno intero, cappuccino più torta alla ricotta, in un pub vintage anni 70 vuoto, e fuori le montagne senza la neve. La torta era molto buona, tanto che mi sono fatto portare un'altra fetta. Poi sono arrivati gli altri, e non sapevo se essere io la persona in mezzo a tanti scarafaggi enormi o viceversa. Avrei preso una terza fetta, comunque.

Ronaldo rotola da Madrid a Milano, ma questa volta sponda rossonera. E' tondo come una ciambella, ma questa volta il buco non c'è. Segnerà un gol nel derby di ritorno, portandosi la mano alle orecchie come dire, ai tifosi nerazzurri schiumanti odio: e adesso? Adesso ti farai spuntare un'imbarazzante acconciatura su ordine del Presidente, e diventerai un ex-calciatore ancora a libro paga.

Ho organizzato un concorso fotografico per la mia città. Ho passato alcune serate ad attaccare abusivamente volantini e ricontrollare la mattina seguente se non fossero stati stracciati. Fino all'ultimo non c'era nessun iscritto, poi alla fine risultarono una trentina di partecipanti. Ho premiato i vincitori del concorso fotografico, ho allestito la mostra del concorso nel pieno centro cittadino. Una mattina una tempesta di vento fece volare via alcune foto, ma le rimpiazzammo.

21 febbraio: per un pugno di voti viene bocciata una mozione in Senato (non ricordo nemmeno a cosa si riferisse) e Prodi, quello che dura perchè fa, si dimette. C'era ancora qualcuno che masticava amaro, "così si riconsegna il paese alla destra", ecc. Oggi penso che i delusi sarebbero in tre (vedi sopra), ma quel giorno l'incazzatura era diffusa, e non fate finta di non ricordare: ci credevate ancora un po' anche voi.

Ho incontrato praticamente quasi tutti gli assessori della mia città. Ho fatto visita a diversi imprenditori ferraresi, entrando in uffici che probabilmente mai rivedrò più. Ho stretto mani sincere, altre viscide, altre ancora indifferenti. Ho capito che non sono porte inaccessabili, anzi, sono molto più spalancate di quanto una segretaria poco disponibile possa inizialmente far credere. Hanno tutti voglia di essere interpellati, di dimostrare che loro è gente che ascolta, a differenza del resto della comunità cittadina che è sorda. A me è sembrato che in giro ci siano molti muti, tranne lodevoli eccezioni, vedi il tipo col sigaro che ci ha chiaramente fatto notare le cagate che stavamo commettendo senza volere nulla in cambio (anche i buoni consigli hanno un prezzo): solo perchè avevamo ventanni e una storia da raccontare.

3 febbraio: "il calcio chiude", titola la Gazzetta, ma non ci crede nessuno. 28 febbraio: muore Giorgio Tosatti. Prodi riottiene la fiducia al Senato. Il Novecento continuerà a morire al telegiornale, tra un senatore a vita che invece tiene duro. Fanno notizia solo gli ottuagenari: o perchè crepano, o perchè tengono in vita con la flebo un governo morto di un paese morto.

Salto diversi concerti, in più punti del norditalia. Frequento diversi pub, ma finalmente escono di scena dalla mia vita locali inutili. Crescendo, si impara a dire di no, anche se per ora ci si limita ai pub. Diversi sabato sera passato a fissare il vuoto del boccale di birra, rari casi in cui ci si perde a Padova, si esce sporchi di fumo e di sudore da Bologna, si esce con gente che entra per caso nel venerdì sera per riuscirne altrettanto fatalmente. Gente che si fidanza, gente che si ama, gente che si perde di vista, ma io continuo a fissare il boccale di birra vuoto, lo faccio rotolare sul tavolo, non cade, non si rompe, ma non resta nemmeno in equilibrio. Our velocity, mondi paralleli disallineati, l'eclissi di luna sugli scalini del Duomo chè sembriamo due barboni, ma nessuno ci dà la carità. Sono tutti occupati a limonare, a litigare, a decidere dove andare in vacanza. A dire di sì.

6 marzo: l'Inter viene eliminata dalla Coppa dei Campioni, con rissa finale. Anche se in campionato viaggia con 80 punti di vantaggio, mi rimarrà più impresso uno scialbo 0-0 a Valencia che uno scudetto vinto in maniera tracotante, imbarazzante. Sarà che ho gusti difficili. 19 marzo: viene liberato Mastrogiacomo. Chi?

Martedì 27 Novembre 2007
di Noantri · Categoria: Società · ore 18:55
Imparerai ad ascoltare, ché una persona che ascolta veramente vale oro (e lo sanno bene gli psicanalisti).

Nell'era della comunicazione globale tutti hanno opinioni così ben ponderate e bene informate da rendere inattaccabili le trincee dei singoli punti di vista. Nell'era del cellulare con internet, un uomo non riesce ad aprirsi con la propria moglie. Mi racconta dello schifo che prova per se stesso, per il suo lavoro, il gigolò, giocherellando con il pezzo di lime nel cuba, alla fine mi ringrazia, dice che tornerà l'indomani ma prima di andare mi fa promettere di non rivelare la sua confessione a sua moglie e ai suoi migliori amici.

Nell'era del 'salve' e 'arrivederci' in ascensore, sarai un'oasi per le frustrazioni, per l'indifferenza su scala industriale, per un consulente famigliare che ha rotto con la fidanzata, per un manager che si sente solo. Avrai la pazienza di consolare con gli occhi i sogni infranti di un esperto di comunicazione che all'ingresso del bar, lascerà la giacca e la maschera che è costretto a portare ogni giorno.

Curerai sempre la tua apparenza, perché tutti sono influenzati dall'apparenza, soprattutto dalla propria. Non giudicherai nessuno, neanche dopo averlo conosciuto, perché non sta a te.

Ti troverai in disaccordo con molti di loro, ma ti accorgerai che tutti hanno qualcosa in comune, che siamo (stati) divisi solo dalla testa in su, dalla nascita in poi. Rimarrai te stesso, non cercherai una soluzione comune a tutto, ma cercherai di non anestetizzarti verso le opinioni altrui, ma di guardare nella stessa direzione, non uno contro l'altro.

Vedrai la frustrazione e la tristezza di uno skinhead, la superficialità di un alternativo, e viceversa. Toccherai con orecchio l'influenza che ha su tutti l'informazione e la percezione del mondo acquisita col poco tempo ed energie che il lavoro concede. Capirai che la cosa peggiore cosa che fa l'informazione non è di nascondere i fatti, ma di invadere le nostre discussioni, cercando di disporci come soldatini di plastica armati di opinioni preconfezionate; che la cosa peggiore che fa un lavoro che non ci piace non è di usarci, ma trasformarci anche dopo l'orario di uscita.

Imparerai nella quotidianità che tutti ci possono insegnare qualcosa e che tutte le cose perdono di valore quando le diamo per scontate. Che la percezione generale è di poco superiore a quella di una farfalla che vive un giorno solo, ed è convinta che tutto rimanga sempre uguale. Capirai che il superfluo è essenziale. Il superfluo è per un povero spendere quei pochi soldi per un piacere fine a se stesso, per il ricco trovare una connessione umana che non c'entri nulla con il denaro e il lavoro.

Sarai conscio della tua funzione nel mondo, cioè quella di uno spacciatore di una droga legalizzata, ma non da questo ti farai limitare e cercherai di fare qualcosa di utile per le persone. Sarai valvola di sfogo per chi altrimenti esploderebbe, e cercherai quindi di riparare evitando loro di implodere nell'apatia. Conoscerai un sacco di muratori intelligentissimi e un sacco di miliardari stupidissimi, e viceversa.

Conoscerai un sacco di persone che non vuole crescere, che preferisce abbeverarsi di stupide illusioni piuttosto che vagare nel deserto della stabilità. Ma capirai che tutto è relativo ti verrà il dubbio e forse la felicità è nella normalità e nelle cose belle che abbiamo già. Conoscerai il vero popolo della notte, e lo conoscerai molto meglio di chi lo conosce di giorno. Probabilmente vivrai in tante città diverse, e ogni volta che lascerai qualcuno sarai triste, ma poi ti accorgerai che il tempo cura tutto, e che ciò che unisce le persone sono solo le esperienze condivise.

Assisterai spesso a episodi di violenza, e cercherai di evitare che degenerino, ma ti sarà chiaro che non nascono per caso nel bar (o allo stadio od ovunque), e che all'ingresso non si può confiscare la rabbia.
Sabato 3 Novembre 2007
di Attimo · Categoria: Attualità, Società · ore 12:20
La giustizia deve essere sicura e severa, ma anche infischiarsene della nazionalità di chi commette il reato. Che ci piaccia o no, l'invasione straniera diventerà regola, e presto noi italiani saremo estinti sostituiti da una forma ibrida. Pertanto, stare ancora a puntare il dito contro uno stupratore non in quanto stupratore ma perchè straniero, è antistorico, ingiusto, inutile.

Sogno un governo che firmi immediamente un decreto che preveda l'espulsione di tutti gli stupratori, rumeni o italiani che siano.
Un decreto che preveda l'espulsione per tutti gli evasori fiscali, siano extracomunitari o veneti o brianzoli o napoletani.
L'espulsione indiscrimanata di tutti gli assassini, i ladri, i pedofili, senza stare a guardare il loro passaporto.

Perchè se sei italiano sei padrone di casa, e a maggior ragione devi rispettare il prossimo tuo connazionale. Se sei straniero sei ospite, e a maggior ragione bla bla. Sono concetti talmente elementari e scontati... La legalità "non ha colore", per buttarla in slogan, e nemmeno "bandiera".
Inutile sottilizzare su questi dettagli unicamente per mostrarsi al popolo impaurito fieri difensori dei nostri interessi e diritti. Il diritto alla sicurezza è comunque irremidiabilmente compromesso, quando ormai la gente è pronta ad avere paura, ed anzi la Paura diventa parte integrante della loro visione sociale. Se, per esempio, mentre passeggiamo per strada diamo ormai per scontato fissare con la coda dell'occhio qualcuno vestito diversamente da noi, e sperare che ci superi senza piantarci un coltello nella schiena, beh, penso che la situazione sia irrecuperabile, e un decreto sulle espulsioni sarà solo fumo negli occhi anneriti. Annegati nell'odio, ora lo pretendiamo: vedi la spedizione punitiva di ieri notte nel campo rom. Peccato non aver mai visto spedizioni punitive verso italiani che stuprano le "nostre" donne, o massacrano i "nostri" bambini. Persino i giornalisti nei loro servizi usano un linguaggio un tantino più pesante del solito per condannare invisibilmente i "bruti" (cito dal Tg1) rumeni, mentre gli italici assassini vengono invece invitati in televisione e ricoperti di cerone.
Via tutti, allora.
Lunedì 22 Ottobre 2007
di Attimo · Categoria: Mondo blog, Società · ore 18:17
In Italia ci sono 58 milioni di abitanti e si pubblicano 55mila libri l’anno. Ogni cittadino italiano, neonati e ultracentenari compresi, è potenziale lettore di 1054 testi ogni dodici mesi. Questa cifra, di per sé, ci restituisce tutta l’assurdità del meccanismo editoriale del nostro (brutto) Paese, e non basta. Ai 55mila libri pubblicati ogni anno, di diritto vanno aggiunte le cosiddette “pubblicazioni dal basso”, ovvero i blog, i siti personali, i wiki, che — lungi dall’essere quel fenomeno marginale che alcuni credevano essere — raggiungono ormai cifre da capogiro: se non erro, 300mila blog soltanto su una piattaforma delle moltissime disponibili. Anche operando una selezione, e tenendo conto solo dei blog e dei wiki aggiornati con una certa frequenza, siamo ormai nell’ordine delle decine di migliaia di post quotidiani (e mi riferisco, ovviamente, solo ai post in lingua italiana). Io ho cominciato a chiedermi che senso avesse tutto questo quando mi sono resa conto che, per leggere soltanto i blog che mi sembravano interessanti, avrei avuto bisogno di quattro, cinque ore libere ogni giorno. A me sembra abbastanza palese che qualcosa nel meccanismo (sociale, innanzitutto) si sia irrimediabilmente guastato, che sia avvenuto un corto circuito di stampo warholiano: i famosi quindici minuti di fama che spetterebbero a ognuno si sono trasformati in 15 volumi di scrittura. Nel momento in cui esistono più scrittori che lettori è evidente che il senso della letteratura, della narrazione e dell’affabulazione va perduto, per lo meno il senso che io credevo avesse. Ognuno affabula di sé e per sé, ognuno compila il suo proprio manuale di etica e di filosofia; quello che Sartre auspicava come “progresso”, ovvero che ognuno diventasse, infine, “intellettuale di se stesso”, è accaduto: io non lo considererei un progresso, però. Anche ammettendo che davvero ognuno di noi abbia la capacità di pensiero e di affabulazione che ebbe Sartre [...] resta il problema di come gestire un horror pleni nel quale nessuno di noi ha più tempo né energie per fermarsi su un’idea, su una creazione e renderla patrimonio collettivo. Ognuno urla la propria idea, ognuno declama la propria fabula, e la cacofonia che otteniamo è quella che ci ostiniamo a chiamare “democrazia”. 

Tagliato con l'accetta, ripropongo sulle pagine di Ciccsoft uno stralcio del commiato di Babsi Jones dalle scene pubbliche (se ho capito bene). Una delle migliori esce dal campo di gioco, ma non è questo il punto. Babsi dice il giusto, quando coglie e sottolinea la totale sproporzione tra massa lettrice e materiale scritto. Si scrive tantissimo, soprattutto, vogliamo scrivere tutti, e la domanda inevitabile e fanciullesca, ma chi legge, poi? diventa automaticamente la sentenza sull'andazzo.
La domanda, però, può essere aggiustata e fare cambiare così la prospettiva: ma perchè dobbiamo leggere, poi? Sembra quasi che tutta questa mole di lettere impilate la dobbiamo subire, come martiri innocenti. Eppure il tasto Spegni esiste ancora, è sempre esisisto, mentre sembrano scomparsi i filtri. Nessuno ci obbliga a leggere, in generale nessuno ci obbliga a fare nulla, e dunque di fronte a questa cascata di parole basterebbe scegliere, e il problema non si porrebbe.
Sabato 6 Ottobre 2007
di Attimo · Categoria: Società, Varie · ore 12:21
Internazionale a Ferrara, ecco alcune foto scattate dal nostro fotografo di fiducia, Simur.
Amira Keen, illustratrice I suoi disegni Bizzarra, questa Amira Il pubblico presente alla Feltrinelli
Amira interpreta il matrimonio gay Le foto di Francesco Zizola Internazionale a Ferrara Le foto di Zizola in Piazza Municipale
Venerdì 5 Ottobre 2007
di Attimo · Categoria: Attualità, Politica, Segnalazioni, Società · ore 15:05
Internazionale a FerraraInternazionale a Ferrara inizia la serie dei suoi dibattiti partendo da un'ottica prettamente nazionale, ovvero come viene vista l'Italia dall'esterno, e in particolare dai giornalisti stranieri. Da assoluto profano della rivista che raccoglie articoli provienenti da tutto il mondo, mi tuffo silenziosamente tra il folto pubblico in sala. La vasta schiera di studenti delle superiori mi fa dubitare su quanto i giornalisti stranieri riusciranno a tenere sedata questa massa brulicante, ma prontamente la brillantezza e soprattutto la semplicità con la quale spiegano le loro posizioni riesce a non anestetizzare l'attenzione. Infatti ad un certo punto un ragazzetto seduto di fronte a me chiederà al ragazzetto amico al suo fianco: E' giusto questo? E l'altro annuirà convinto: Sì, sì. E giù applausi.
I simpatici corrispondenti stranieri esternano e sottolineano le anomalie del sistema Italia che, sotto sotto, riconoscono tutti quanti, ed è sempre un sollievo rimarcare le devianze dei media italiani ad alta voce. Si passa dall'ingerenza del Vaticano (che secondo Jennifer Grego dovrebbe pronunciare i suoi discorsi in latino), alla commistione che rende praticamente indistinguibile l'informazione e la politica, conglomerati in un organismo ben più complesso che si chiama Potere, e collassa il nostro Paese. E giù applausi. L'accenno a Grillo è quindi inevitabile, così come chiedersi perchè ormai ci tocca saltare a piè pari, come fa Jeff Israely, le pagine dalla 2 alla 8 infarcite di dichiarazioni non richieste ai nostri parlamentari su praticamente ogni cosa.
Il punto è che, come sostiene il lucido Eric Jozsef, in Italia non si danno notizie ma si fa "opinione", evitando di scegliere e di assegnare una gerarchia alle notizie stesse. Scegliere forse significherebbe anche in qualche esporsi, schierarsi nella società e promulgare un punto di vista, ed è ovvio il rischio che ne derivi in uno spazio così omologato. Molto meglio infarcire la prima pagina con praticamente un po' di tutto (dalla politica al governo, all'immancabile e così italiano caso di Cronaca Nera fino ad arrivare alle notizie di gossip e sport), per accontentare tutti, per ingolfare il giornale di tutto e riuscire a raggiungere il più ampio numero di lettori possibile. Lettori che si ritrovano una paccottiglia di pagine infarcite di dichiarazioni, opinioni, prese di posizione, ma se provano a chiedersi il perchè o il come, si sentono smarriti.
Si finisce per chiedersi se si sta peggio qui o si sta meglio all'estero, ci si risponde che noi abbiamo l'Unità e il Giornale, mentre altrove si ritrovano la Bild e il Sun che vendono vagonate di copie. Molto ambiguo dunque stilare paragoni, se non in un caso, quello dell'indipendenza dei giornali. Le arterie del giornalismo italiano (basta guardare, per dire, il Tg1 o leggere i principali quotidiani) sono collassate dal malefico colesterolo quale è la Politica, il Potere sempre pronto a telefonare ai direttori per reclamare spazio e interessi. Sembra quasi una caratteristica tutta italiana, ma ingenuamente verrebbe da chiedersi: allora il Potere come esercita la propria influenza in Francia e Germania? Oppure negli altri paesi esiste solo il giornalismo libero? Le vie della commistione sono infinite.
Esordio piacevole per Internazionale a Ferrara, le due ore di dibattito scorrono via veloci e il moderatore Jacopo Zanchini si vede costretto a interrompere un'interessante deriva sul debito pubblico italiano iniziata da uno spettatore. Si andrebbe avanti all'infinito credo, a parlare d'Italia con giornalisti stranieri, tale è la nostra così nemmeno segreta perversione nel sentirci puntualizzare i nostri difetti. Amiamo terribilmente metterci davanti allo specchio, specie se retto da osservatori esteri e quindi per forza più imparziali di noi, più autorevoli di noi perchè fuori dalla mischia. Forse quasi inconsciamente addirittura ci beiamo dei cartellini gialli e talvolta rossi che ci sventolano elegantemente in faccia (mentre in Germania o in Inghilterra nessuno riprende i corsivi di Repubblica e Corriere) giornalisti resi arbitri dalla nostra voglia di scavare col dito nella piaga.
Giovedì 4 Ottobre 2007
di A day in the life · Categoria: Società · ore 12:56
Ricompaio su questo blog, dopo tanto tempo, per segnalarvi una cosa secondo me molto importante.
E' nata Libera Radio la prima webradio d'informazione sulla legalità e le mafie. Il progetto è frutto di una collaborazione tra "Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie" e "Città del Capo - Radio Metropolitana" di Bologna.

Libera Radio vuole dare voce a tutti coloro che, in luoghi e modi diversi, sono protagonisti di un impegno costante contro ogni tipo di mafia.
I suoi programmi possono essere ascoltati attraverso Internet e, presto, anche sulle frequenze di un network di radio locali in FM, distribuite su tutto il territorio nazionale.

Parlare di mafia, anzi, di mafie, è importante: le mafie esistono e continuano a permeare il nostro paese e non solo. Anche quando non urlano con bombe e stragi, i loro sussurri sono letali.
Mercoledì 26 Settembre 2007
di Noantri · Categoria: Società, Tv · ore 14:29
(A un tavolo lunghissimo sono sedute due persone calve)
- Il caso è serio.
- Certo ma…
- Niente ma. Il caso è serio.
- Tu che ne pensi?
- Di culo...
- Sì ma di culo come?
- Che vuol dire "di culo come"?
- Vuol dire "di culo come". Vuol dire questo. Significa: come lo dobbiamo inquadrare questo culo?
- E appunto! Un culo come vuoi che si inquadri? Di culo! Le fai girare, metti un videowall, non lo so!
- Non funziona...
- Cosa non funziona?
- Il videowall...
- Per Dio, era tanto per dire. Un videowall per inquadrare il culo. Le fai girare, fai venire la giuria... Un modo si trova...
- Te l'immagini?
- Cosa?
- Mike che fa girare 45 miss di culo?
- ...
- Diventa comico... E noi non vogliamo l'effetto comico.
- E quindi?
- ...
- ...
- Non lo so... Serve un'idea.
- Siamo qui apposta.
- Sì ma serve un'idea per la stesura della prossima scaletta, vale a dire entro questa sera...
- Merda...
- Già.
- Che dice il Direttore?
- Che vuoi che dica...
- Che dice?
- Niente dice. Come sempre. Sta di là a farsi i bigodini o quello che cazzo fa tutte quelle ore in sala trucco…
- Merda.
- ...
- Potremmo...
- Cosa?
- No, niente.
- Dimmi.
(Fuori, intanto, crolla a terra un uomo. Un laureato suicida dal settimo piano: non ne poteva più di un contratto a tempo determinato da 650 euro lordi)
Lunedì 10 Settembre 2007
di Attimo · Categoria: Attualità, Politica, Società · ore 13:55
La maglietta di Beppe GrilloDue o tre cose su Beppe Grillo, senza entrare nel merito dei contenuti dei suoi comizi, sui quali non sono completamente d'accordo.
Personalmente non mi hanno sorpreso le 300mila persone radunate in Piazza Maggiore ad ascoltare Beppe Grillo. Se Grillo andasse in televisione farebbe minimo 10 milioni di telespettattori, dato che praticamente tutti sono d'accordo con quanto sostiene. Grillo non fa che ribadire questioni ormai assodate: tutti (non solo i politici) ci stanno fregando, ci stanno rubando soldi e dignità, e noi ci siamo rotti i coglioni. Ma dai. Quello che invece mi inquieta è la capacità del "Sistema" di assorbire ogni tentativo di destabilizzazione. Sono trascorsi appena due giorni dal V-Day ed ecco che di Grillo e dei suoi vaffanculo, e dei grandi numeri smossi (afflusso, consenso, mobilitazione) non si parla quasi più sui "media tradizionali", ma il tutto viene ricondotto alla Politica. I giornali trattano l'argomento su due versanti:
- le dichiarazioni dei politici, divisi tra coloro che fiutano l'aria ed ammiccano all'antipolitica, e di quelli che invece vogliono tenersi stretti i propri conservatori elettori e parlano di "demagogia e pressapochissimo";
- l'insinuare la possibile deriva populistica di Grillo, da comico ad adunatore di masse adoranti fino addirittura a vociferare di una possibile candidatura alle prossime elezioni (già pronto il sondaggio).
Della proposta di legge tracce sbiadite. Gli anticorpi di questo "sistema-Italia" (fatto di giornali, tv e politica, un blocco monolitico e refrattario) sono lestissimi e con il pelo sullo stomaco. Gomma solida e pronta ad assorbire l'impertinenza, conscia che la massa verrà distratta dalle sterili polemiche sopracitate, oppure annoiata. Si soffoca sempre il dibattito distogliendo l'attenzione, per chi ci casca, oppure facendo allontanare per noia e disgusto chi invece vorrebbe approfondire. Tanto Grillo non lo può votare nessuno, e dunque il popolo del V-Day ha un valore tendente allo zero.
UPDATE: gli anticorpi dilagano, come previsto.

Scontata è pure la reazione critica al Qualunquismo e ai toni troppo sguaiati del Grillo Sparlante. L'obiettivo di Grillo non è far passare una legge particolare, ma abbraccia l'intero complesso della nostra esistenza. Il vaffanculo è generalizzato ed estendibile a tutte le clamorose porcate che si perpetuano ogni giorno in ogni settore della nostra esistenza (e mi sembra superfluo doverlo scrivere, sono le stesse cose che dice la casalinga di Voghiera): ambiente, comunicazione, industria, economia, società, diritti, politica, fino ad arrivare al concetto stesso di relazione interpersonale e popolare, alla ricerca di schiettezza, onestà e pragmaticità genuina (non quella da vipere che attualmente ottenebra tutto e tutti). La Rivoluzione Totale che ha in mente Grillo la si dovrebbe forse fare a colpi di fioretto? O forse non sarebbe più adatto allo scopo un ideale badile dialettico da imbracciare e sferrare sulle gengive dei guardiani dell'Impero? Nel dubbio, le menti brillanti della nostra società producono le solite e convisibili considerazioni: Michele Serra ha ovviamente ragione, tuttavia non è altro che un ingranaggio critico ma mansueto che, sostanzialmente, non smuove nulla. Prende atto, riempie le pagine di buon senso, fa annuire con la testa, ma viene soverchiato da chi urla di più: i politicanti si fanno aiutare dai microfoni dei giornalisti, perlomeno Grillo ci mette la sua voce.
di Noantri · Categoria: Racconti, Società · ore 12:45
Sono uscito di casa che faceva caldissimo. Stavo per raggiungere la mia macchina parcheggiata - la mia macchina è rossa e da lontano si vede subito - quando qualcosa di molto più interessante m'ha distratto. Sul vetro di una Golf verde petrolio, appoggiato al tergicristallo, dove di solito gli ausiliari del traffico ci piazzano le multe, più precisamente subito accanto a quel cosetto di plastica che spruzza l'acqua sul parabrezza, proprio lì stava un gambero.

Un gambero arancione, uno di quelli che nei ristoranti fa bella mostra di sé in cima alle fritture miste o sul cucuzzolo della montagna di spaghetti allo scoglio. Aveva tutto di un gambero, aveva quelle antennine, la crosta arancione disarticolata che gli permette il movimento in acqua, le due perline nere sporgenti come occhi, le zampe disposte a raggiera sotto la pancia: era un gambero a tutti gli effetti e se ne stava lì, impossibile, sul parabrezza di una Golf verde petrolio. Morto, certo: non l'ho toccato, non ho idea se fosse cotto o cosa, ma di sicuro era morto. Volete che non sappia riconoscere un gambero morto da un gambero vivo?

Ho alzato gli occhi al cielo, tipo uno che ha appena pestato una cacca, come se in cielo, proprio sopra la Golf verde petrolio, potesse esserci, che ne so, una navicella spaziale a forma di gambero, oppure una nube gravida di uno di quei fenomeni meteorologici che ogni tanto si sentono al telegiornale in quei posti strani: tormenta di rospi ad El Paso. Epperò nel cielo sopra Roma, a parte un azzurro accecante e la pallina gialla del sole, non c'era niente.
Giovedì 6 Settembre 2007
di Noantri · Categoria: Personale, Società · ore 18:37
Mi sono reso conto di non tollerare la visione di uomini, maschi, che mangiano il gelato.

L'ho capito in via definitiva una sera d'estate, (via definitiva non è un luogo) ciondolando pigramente davanti alla gelateria "Il pellicano" su Via Cassia, quando le mie pupille si sono soffermate su un uomo, seduto da solo al tavolino, che leccava un gelato al cioccolato. Lo avrei sciolto seduta stante in un container di acido solforico, ammesso che l'acido solforico possa sciogliere le carni di un uomo, non lo so, non sono mai stato bravo in chimica, non sono mai stato bravo in niente a scuola, comunque sia gli avrei fatto qualcosa di molto doloroso al fine semplicissimo di farlo smettere di fare quello che stava facendo, ovvero leccare un gelato al cioccolato.
Martedì 24 Luglio 2007
di Noantri · Categoria: Personale, Società · ore 13:30
Il tizio che dico io è un vecchio coi capelli bianchi che non esprime nessuna tenerezza. Il tizio che dico io, questo tizio, abita nel mio condominio da quando ci abito io, quindi quasi da una ventina d'anni e, da che mondo è mondo, è sempre stato il tizio più testa di cazzo che sia mai esistito.

Tutti, qui, lo conosciamo con un solo nome: "Il Notaio". Notaio è stata la sua professione in vita, ma da quando è morto - e il tizio che dico io è morto da quando lo conosco: in effetti si può dire che non l'abbia mai visto vivo - da quando è morto, dicevo, "Notaio" è diventato semplicemente il modo di indicarlo, di nominarlo quando, a sera, semmai a cena, davanti al gioco di Frizzi in televisione, ci raccontiamo le sue ultime magagne.

Il notaio divenne "Il Notaio", almeno che io mi ricordi, il giorno che senza dire "a", prese e ci bucò il pallone.
Avevamo una decina d'anni a testa e il tizio che dico io arrivò e ci bucò il pallone: ecco quando morì, quando smise d'essere vivo. È così che funziona, secondo me: capita che la gente muoia molto prima di morire davvero, uccisa dalle proprie ignobili azioni. Per esempio arrivando a bucare un pallone a dei ragazzini. Da quel giorno - e dovete fidarvi che il teppismo ci fu perpetrato in maniera del tutto gratuita - il tizio che dico io divenne "Il Notaio".

Occhio, che arriva il Notaio, ecco che arriva il Notaio, che palle riecco il Notaio.
Il Notaio passava e sterminava i nostri giochi: qualsiasi cosa stessimo facendo cessava d'esistere, seccava. Il tizio che dico io non pareva concepire l'idea del divertimento altrui, la semplice coesistenza col benessere degli altri: perciò dico che era morto e morto è tutt'ora, lo vedo mortissimo ogni volta che lo incrocio all'edicola oppure ogni volta che esce dal condominio senza salutare il portiere. È ancora morto: quello lì, il tizio che dico io, credetemi, è un morto senza speranza. È molto più morto lui che Beethoven, per come la vedo io.

Comunque, la cosa bella è che il notaio, oltre ad essere ancora morto, in più è ancora "Il Notaio". I ragazzini d'oggi - tanto più terribili di noialtri che, davvero, non per spirito d'appartenenza, ma, devo dire con onestà, eravamo davvero bravi bambini - lo temono come noi lo temevamo e pure i loro giochi, che credo consistano nello spaccio e nell'assassinio del prossimo, muoiono quando passa il tizio che dico io.

Ora, dovete sapere che da un po' di tempo a questa parte nella mia bella via di Roma Nord è germogliata una curiosa piaga: in pratica tutte le macchine hanno cominciato a risvegliarsi la mattina con un bel graffio sulla fiancata, a volte anche su tutte e due. Non soltanto i Suv, anche le Panda, le Porsche, perfino una Bentley di un tizio che non si sa dove li vada a prendere tutti quei soldi, le Yaris, le Mercedes, le Twingo, le Fiat e così via. Graffi come se piovesse. Naturalmente è anche iniziata la caccia all'extracomunitario ché, si sa, quando accadono cose così la colpa è prima di tutto di Veltroni, e poi degli stranieri. Semmai anche del Governo Ladro. Insomma, gira che ti rigira, alla fine viene fuori che il colpevole era il tizio che dico io. "Il Notaio".

Apriti cielo: l'ha beccato il portiere che gli ha pure urlato dietro, ma quello, morto com'è, che ha fatto?, è scappato. Scappato, capito? Sembra pazzesca questa cosa ma giuro che è vera: un tizio di almeno 80 anni che prende e scappa via con le dita ancora tutte sporche di marmellata. Insomma, è scappato. Per fortuna che esistono i testimoni: a parte il portiere c'è anche il proprietario dell'ultima macchina graffiata e un noto attore di teatro e televisione che ha visto tutto. Insomma, oggi, anno 2007, il tizio che dico io, dopo averci costretti alla fuga per tutta la nostra giovinezza, è scappato lui e adesso si ritrova pure con una bella denuncia sul capo. Non solo: pare che anche tutti quanti gli altri proprietari di macchine graffiate nell'ultimo anno o giù di lì, nel dubbio, vogliano fare causa a lui, al morto.

Capito che roba?
L'altro giorno l'ho visto, statemi a sentire. Stavo in macchina e l'ho visto arrivare. Vi ricordate Enrico Cuccia? Quel famosissimo banchiere che tutti cercavano inutilmente d'intervistare anni orsono? Quel tizio vecchio che camminava curvo, con le mani dietro la schiena o in tasca, l'impermeabile e sempre, ostinatamente muto? Ecco, il tizio che dico io cammina sputato a Enrico Cuccia. Impermeabile a parte. Ho abbassato la musica - e credetemi che per me levare volume a una qualsiasi delle canzoni di Vasco mi costa mezzo litro di sangue, ma l'ho fatto. Ho abbassato il volume, perché, lo ammetto, gliene volevo urlare quattro dal finestrino passando. Tipo: "Graffia tua madre, pezzo dimmerda!" o roba simile. Una di quelle cose che si vede fare nei film agli spacconi, insomma, ero proprio motivato, deciso, eccheccazzo, uno che leva il volume a "Ciao" è uno che deve avere sul serio qualcosa di importantissimo da fare, perciò ero proprio lì lì che stavo per... Quando, non so perché, anzi lo so, ma l'ho capito dopo ed è il motivo per cui ho scritto tutta 'sta roba, ci ho ripensato.

Non gli ho detto niente, ho messo la freccia e ho rialzato il volume: mi è preso come un momento di sconforto. Ho cominciato a pensare a dove stavo andando, a quello che avrei fatto nei giorni a venire, ho riflettuto sulla mia esistenza che, tra alti e bassi, devo definire comunque molto gradevole, emotivamente valida, piena di bella gente conosciuta, e ho capito che ai morti, tutto gli puoi dire tranne che sappiano dove andare. Ecco, mi sa tanto che i morti non hanno alcuna destinazione: e il tizio che dico io è morto da almeno vent'anni. Vent'anni senza avere un posto dove andare, a parte l'edicola e ritorno. Non l'ho giustificato nemmeno un po', intendiamoci, io ODIO chi graffia le macchine, ci dovrebbe essere un inferno privato per chi graffia le macchine, ma ho capito che se davvero gli avessi urlato a pieni polmoni "Graffia tua madre, pezzo dimmerda!", avrei preso esattamente quella stessa strada che lui prese, semmai alla mia età, e che passo dopo passo lo ha portato a bucare un pallone.
Ho capito che preferirei morire giovane piuttosto che arrivare a bucare un pallone: io non vorrei per nulla al mondo bucare un pallone. Vi prego ditemi che qualsiasi cosa succeda io non bucherò mai un pallone!

Ecco, quello che volevo dire, ci ho messo un po', ma insomma, spero che si capisca: è chiaro che tutti noi vogliamo, nella nostra vita, evitare il più possibile le malattie, la solitudine, la povertà, la fame, le invasioni di cavallette, ma la cosa che più ci preme, o che almeno preme me, è di non morire troppo prima del tempo. In questo senso ho deciso che c'è solo una cosa che uccide più della morte e questa è la rabbia. Il tizio che dico io è un tizio incazzato a morte da almeno vent'anni: e io non so come sia cominciata questa rabbia, da dove abbia preso il via, non ne ho la più pallida idea, saranno affari suoi, però, nella mia macchina, guardandolo passare, ho come sentito l'alito di quella stessa rabbia sfiorarmi il viso e m'è venuto il dubbio che, qualsiasi cosa sia, la rabbia, possa cominciare a contagiare le persone proprio così.
Lunedì 25 Giugno 2007
di Rafaeli · Categoria: Società · ore 14:58
Facetemi capire, se i ghei organizzano il ghei pride e vogliono sfilare a Roma, e se nel ghei pride si radunano centinaia di trans con le tette al vento che si leccano in ogni dove, se poi fanno sfilare dei puttanoni di due metri travestiti da suore o che simulano l’amplesso sessuale, se tanti ghei (non uno o due, tanti) decidono di travestirsi da Papa, magari col culo di fuori e col frustino in mano, se i ghei in questa manifestazione che si chiama ghei pride, quindi orgoglio dei ghei (e non “tette-di-fuori pride” oppure “culi-al-vento pride” e neanche “drag queen pride” e neanche “affanculo-al-Papa pride”) se questi urlano cori blasfemi contro la Chiesa, e mimano volgarità e si strusciano contro i pali della luce, se i ghei fanno tutto questo nelle strade di Roma a ritmo di techno, tutto questo va bene? Tutto questo si può accettare?

Io penso che si può benissimo accettare, anche se ciò è molto volgare e offensivo nei confronti dei credenti. Io dico che dobbiamo accettarlo perché vogliamo la libertà di espressione, e la libertà di espressione deve valere per tutti.
Martedì 19 Giugno 2007
di Attimo · Categoria: Musica, Società · ore 19:35
Carlo PastoreE' quantomeno strano che su Ciccsoft sia praticamente assente un abbozzo di "filone musicale" (sulla falsa riga dei post macchisti di TheEgo, per intenderci), nonostante gli autori siano divoratori (senza strafare) di mp3. Riflettevo su come iniziare a colmare questa grave lacuna, e mi è venuto spontaneo partire dal Baraccone Indie Italiano, per far esplorare anche a chi non è avezzo all'Indieverso le dinamiche che lo attraversano. Si potrebbe procedere per strati, da sbucciare come una cipolla, iniziando a delimitare le cellule geografiche: la Culla Bolognese, il Centro Mediatico-Economico Milanese, le Resistenze Piemontesi, la Cintura Veneta. Si potrebbe, infatti, ma già solo il racimolare dei vari link mi ha fatto desistere e soprattutto chiedere: perchè?

Più interessante, sarebbe distinguere i vari gradi di appartanenza in cui (ci) si divide. Qualsiasi comportamento o stile viene subito assorbito e catalogato. La smania di etichettare qualsiasi devianza musicale contagia anche la classificazione non solo sociale ma pure nei tic nervosi o nel numero di righe orizzontali sulle magliette. Qualcosa di molto simile a quello che capita nel metal con i suoi miliardi di sottogeneri, ma in questo caso il principio viene applicato non solo alla musica ma alle persone. Qualcuno li chiamerebbe clichè, e tutti tentono di smarcarsi da questa pericolosissima gabbia, con il risultato di creare esponenzialmente altri clichè che alimentano altri clichè in un circolo virtuoso senza fine. Nessuno può sostanzialmente definirsi illibato, vergine, veramente di nicchia.
Alcuni esempi: ci sono quelli che definiscono con ironia e sarcasmo le pecularità dell'essere indie, tenendo a sottolineare di essere perfettamente consapevoli di possedere i difetti che scherniscono. A casa mia questa si chiamerebbe "captatio benevolentiae" (o paraculismo, in senso buono), io stesso la uso in quasi tutti i miei post, eppure passa come uno scarto di sagacia. E diventa stile, riproducibile. Poi ci sono quelli che leggendo questi elenchi sorridono sereni, e tengono a sancire il loro distacco (se non riesci ad essere come loro, devi essere orgoglioso di non esserlo, l'importante è essere orgoglioso di qualcosa, non importa cosa, pena il Limbo perenne). Il sottoscritto per esempio fa così, ma dietro al sorriso si cela anche una sorta di mini-rimpianto per non riuscire a entrare nei Gangli.
Ma per un comune mortale è impossibile entrarci. Ci sono troppi dischi da ascoltare, ci sono troppi riferimenti ai dischi del passato da assimilare, troppi post da scrivere e troppi siti da visitare tra forum, webzine, mblog americani o canadesi, concerti e viaggi lungo il NordItalia e NordEuropa (è tutto molto nordico) da affrontare per partecipare a tutti i festival (?). Ho il sospetto che ci sia un vero e proprio staff dietro a ciascun personaggio dell'Indie italico, ognuno dedito a qualche settore: io mi sorbisco gli ep di Comaneci e Micecars (ottimi, tra l'altro), tu ti trovi un lavoro, tu scarichi altri mp3 e intanto compri qualche cd originale (non comprare cd originali, per chi scarica a manetta, è grave peccato, quasi quanto mostrarsi invidiosi di Carlo Pastore. Inutile dire che un pizzico di invidia per Carlo Pastore ce l'avrei, se almeno avessi capito chi sia).
Poi ci sono quelli che dicono che (esempio a caso) l'ultimo degli Editors è osceno, quelli che si spingono a dire che è pattumiera, e piano piano si torna indietro e si arriva a quelli che dicono che l'ultimo degli Editors ha dei singoloni clamorosi. Risultato: non si capisce se l'ultimo degli Editors meriti o meno, ma soprattutto schierarsi a favore o contro rappresenta una sostanziale scelta di campo, e creerà uno spostamento di consensi e di affluenze nelle diverse fazioni. Sa molto di politica, dove ogni dichiarazione viene soppesata e usata per venire inquadrati, e la rettifica alla Berlusconi non viene altrettanto cagata. Per dire, si "pontifica" (senso ironico ON) sul nuovo album degli Interpol quando nessuno l'ha ancora ascoltato (esce il 9 luglio): non oso immaginare cosa potrà accadere dopo l'uscita.

Ovviamente l'Indie (parola diventata ormai tabù) è solo un pretesto per parlare di qualcosa di molto più grande: la scena italiana, oserei dire, frammentata come uno specchio rotto, afflitta dal fenomeno del frangettismo, seviziata dai gusti dei giovani e tutte queste menate parasociali.
Tutto quanto, ormai, è solo un pretesto.
continua?
Lunedì 11 Giugno 2007
di Noantri · Categoria: Società · ore 19:12

Azouz che scende dalla Porsche Carrera bianca, con la giacca bianca e il pantalone bianco, a me fa venire i brividi. Dice il Corriere della Sera che sulla V aperta della camicia, forse bianca anch'essa, tra qualche pelo rado e la pelle scura, si stagliava un medaglione d'oro, uno di quello dei grandi divi e, dice sempre il Corriere, che quel medaglione era composto dalla fede nuziale e dalla foto del bimbo. Moglie e figlio di Azouz, quello della Porsche bianca, camicia bianca, giacca bianca e medaglione, sono stati trucidati a sprangate e a coltellate dai vicini di casa, qualche mese fa, nella tragedia delle tragedie, quel massacro di Erba che ha fatto impallidire pure Novi Ligure.

Azouz che scende dalla Porsche bianca davanti al Coconut, questo piccolo locale della provincia di Erba, e si ritrova con Lele Mora, col tronista Alessandro di Pasquale e il calciatore Gabriele Rodrighiero, mi fa attorcigliare le viscere come una stella filante soffiata perché l'avevamo detto, tutti quanti, che quello lì ce le aveva tutte per diventare carne da reality, l'avevamo detto subito, già alle prime interviste, mentr'egli si schermava dietro gli occhiali da sole a specchio, e poi pure dopo, l'avevamo detto, nei salottini televisivi di Mentana e Vespa, seduto sulle poltrone, intento a rispondere a domande cretine di giornalisti cretini, e l'avevamo definitivamente desunto ancora più tardi, quando cedette le immagini del funerale della famiglia per una cifra spropositata a un settimanale rosa. Tra il partito di quelli che in qualche modo deve pure campare e il partito di quelli che uno così si meriterebbe le fiamme dell'inferno, Azouz godone ha già stipulato il patto col Diavolo, dove il Diavolo veste anche lui di bianco, ha sfiorato la galera, vanta un paio di procedimenti penali in corso e si chiama Mora Lele. Mora Lele, di professione agente dello spettacolo, ha dichiarato che Azouz è un bellissimo ragazzo e che da cosa può nascere cosa, anche se nella televisione, per carità, la bellezza mica è tutto. Da par suo l'uomo che ha visto il proprio figlio e la propria moglie sciogliersi di sangue nel salotto di casa ha mangiato ostriche e pesce crudo, tutto rigorosamente offerto dal ristorante Coconut, gentilezza questa ben più che calcolata, se si pensa che per la magica serata il Coconut stesso ha fatto registrare il tutto esaurito e, addirittura, come racconta il proprietario, s'è dovuta rifiutare la prenotazione a decine e decine di richiedenti, e dopo essersi ripulito le labbra e aver rifiutato un amaro, l'uomo che da par suo ha visto il figlio e la moglie eccetera eccetera, non si è nemmeno negato agli autografi e alle fotografie, perché si sa cosa succede alla gente quando viene a sapere che c'è il divo sottocasa: rinuncia agli impegni e scatta foto ricordo.

Sabato 2 Giugno 2007
di Attimo · Categoria: Attualità, Politica, Società · ore 14:07
Non si schiodano da quella sedia...Tutti critichiamo giustamente il nascente Partito Democratico. Dalle premesse, alle intenzioni, passando per i modi, il PD infila una serie topica di errori, lasciando prima avviliti e poi sconcertati: è difficile, se non si è incoscienti o non si ha un secondo fine, mandare così scientificamente allo sbaraglio una propria creatura.
Quasi nessuno invece (a parte Francesco Costa, per esempio) ha invece l'onestà intellettuale di riconoscere nel PD il secondo, reale ed effettivo tentativo in anni e anni di storia italiana, di produrre una "nuova" formazione politica. Il primo a provarci fu Silvio, scendendo in campo nel 1994, con un partito che ambiva, almeno nelle intenzioni, a staccarsi dal retaggio del Novecento e fiondarsi nel presente. E', più o meno, la stessa intenzione di Fassino e Rutelli, perlomeno ufficialmente.
L'occasione dunque è unica, specie in questa drammatica fase di crisi della Politica, ma i nostri anche questa volta riescono a lasciare che il gelato si sciolga sulle loro mani prima ancora di dargli una sola leccata. Il Partito Democratico si avvia ad assumere i contorni di una bieca manovra raccattavoti, di tentativo disperato di salvare il salvabile, smarcandosi da scomodi compagni di viaggio e sperando di raggranellare altri, ancora più pericolosi a mio avviso. Non c'è ancora uno straccio di segretario, e siamo già a certificare la natura di questo Partito: un vuoto contenitore di voti. Peccato, perchè l'attenuante gliela si potrebbe concedere, come detto: essere un verosimile tentativo di "innovazione" prodotto dalla Paludosa Dittatura Parlamentare (vedi post di Leonardo sul Parlamento italiano).

Una delle critiche diffusesi sottolinea la totale assenza di giovani e giovani adulti tra coloro che dovrebbero formare il partito, completamente ignorati in questa delicata e decisiva fase di costruzione del PD. Qui scatterebbe un'altra attenuante, se non rischiassi di passare come troppo indulgente... Però è obiettivamente non facile che la società italiana malata si produca da sola gli anticorpi per la malattia. Se fossero stati chiamati a raccolta anche le "nuove" generazioni (come ha chiesto giustamente Sofri) sarebbe stata un'eccezione, non la regola (Chettimar lo spiega meglio e più brevemente di me). Siamo ostaggio di chi ha costruito questa società, e si attacca morbosamente alle posizioni raggiunte: sarebbe stato miracoloso, e non ovvio, che il PD si aprisse anche ai giovani.
I problemi del PD sono gli stessi che affliggono il Parlamento, la Politica e la Società: una sorta di cortocircuito tra causa ed effetto. Non si concede spazio, ma questo stesso spazio viene rivendicato blandamente. Non so quanti di questi giovani così tanto attesi, come Godot, siano consapevoli che li stiamo aspettando e siano interessati a fare effettivamente qualcosa per prendersi ciò che gli spetta. Non credo si rendano conto che occorre essere tenaci e allo stesso tempo subdoli, per liberare posti da sedere in parlamento, o nei consigli di amministrazione. Soprattutto, pare che l'obiettivo di questo "rinnovamento" sia semplicemente sostituire ai figuranti una maschera più presentabile. Se è una poltrona l'oggetto ambito, ci ritroveremo nella stessa situazione tra cinquant'anni, con un altro ingorgo generazionale a intasare il ricambio naturale dei ruoli dirigenziali. Bisognerebbe stabilire una volta per tutte che se la testa è marcia, anche la parte restante del Corpo non sta messa tanto bene.
Il PD è uno specchio di un problema collettivo e clamorosamente individuale: non sono soltanto i dirigenti, a non essere pronti per il PD, ma pure la base. Non siamo pronti, anzi, non siamo proprio.
Venerdì 1 Giugno 2007
di TheEgo · Categoria: Società · ore 09:07


Quando una cosa è oggettivamente brutta, non è che dobbiamo farcela piacere per forza solo perchè la moda lo impone, no?
Sabato 26 Maggio 2007
di Fulvia Leopardi · Categoria: Attualità, Racconti, Società · ore 09:49
Barbara Cicioni, la donna uccisa nel corso della rapina in villaBarbara Cicioni, 33 anni, è stata uccisa nel corso di una rapina in villa avvenuta a Compignano (Marsciano, provincia di Perugia). Secondo una prima ricostruzione, la donna si sarebbe opposta ai ladri, che per la seconda volta nel giro di pochi mesi si erano introdotti in casa sua. Il frutto della rapina è di 1500 euro. Quello che ha scosso le coscienze e agitato gli animi è il fatto che la donna fosse incinta, all’ottavo mese: i cittadini, infuriati, hanno subito chiesto la pena di morte per chi è stato, (“non importa se italiano o straniero”) puntando però il dito contro gli stranieri che hanno reso la zona invivibile.
Giovedì 17 Maggio 2007
di Noantri · Categoria: Società · ore 12:32
Per motivi che non mi risultano chiari, io non mi ritengo una persona virtuosa. Tutt'altro. Io non sono una persona virtuosa: se fossi virtuoso, mi comporterei diversamente in un sacco di circostanze.

Invece ho tutto dell'uomo non virtuoso: inclinazione al tradimento, passione sfrenata per la bugia, cinismo. In più dico molte parolacce, ogni giorno che passa parlo sempre più in romanaccio, e sono invidiosissimo. Sono invidioso a morte dei successi degli altri: si potrebbe dire che io, semplicemente, non riesca a concepire l'idea di un successo che non sia il mio. Conoscenti, sconosciuti o amici: nella quasi totalità dei casi, davanti al successo di uno, mi giro dall'altra parte, come minimo, molto più spesso faccio finta di niente e poi ne sparlo rigorosamente alle spalle. Quando si tratta dei cari amici, allora il sentimento d'odio riesce a scemare in una rispettosissima indifferenza coatta: si potrebbe dire, a una più attenta analisi, analisi che sto facendo, in effetti, proprio in questo momento, che a me, del prossimo in quanto tale non me ne frega un cazzo. Le ingiustizie mi percuotono l'anima come una frustata di un fantino sul dorso di un cavallo - mi sto mettendo nei panni del cavallo adesso - eppure giammai, di fronte a tale frustata, io-cavallo mi metterei a galoppare più velocemente. Non fa per me: l'unica reazione che riesco ad avere, concreta, tangibile, immediata, evidente è questa, questa che sta formandosi orora sotto i vostri e i miei occhi: la scrittura. È l'unica cosa che riesca a fare davanti alle ingiustizie. Scrivere. Poco virtuoso, dunque, e per giunta egoista.

Altri esempi che mi vengono in mente: prima di addormentarmi guardo insulsi programmi televisivi, oppure le pubblicità porno su Diva Futura Channel, invece di - come un virtuosissimo farebbe - mettermi a leggere libri, libri che, attenzione, eppure io mi porto a letto, alla stregua d'un impotente che serba fino all'ultimo alla bellissima donna il segreto della propria inutilità sessuale, pur di darsi un tono, pur di non perderla. Conduco con me i libri al giaciglio notturno già sapendo che non li aprirò, che preferirò la compagnia della televisione o delle foto di Cuba che ho appese davanti: mi mento da solo sapendo di mentirmi. E' questa la cifra della mia non-virtuosità: voialtri siete virtuosi? Io no, eppure ho tutta quest'alta considerazione di me stesso che mi porta un sacco di antipatie, perfino la mia.

Ammiro gli evidentemente virtuosi che mi girano intorno, ma li guardo come le zebre allo zoo: darei loro volentieri da mangiare. Queste persone incredibili che non mandano mai affanculo gli altri dalla propria macchina, che fanno sedere le vecchiette sugli autobus, che sono tanto gentili con tutti, che arricciano le labbra quando sentono parlare male degli omosessuali, dei transessuali: a me, è solo un esempio, quando è uscita fuori la polemica di Sircana con tutti che dicevano che bisognava anche pensare alla dignità dei transessuali, ché i transessuali non sono tutti prostitute (prostituti?), ecco io non potevo fare a meno di pensare che non me ne fregava niente. Non è che non me ne freghi niente dei transessuali in assoluto, però, che vi devo dire...? Ok, sentite, se questo è un post sulla non virtuosità, allora tanto vale che la dica tutta, perciò va bene, sì, effettivamente a me non me ne frega niente dei transessuali e, se devo proprio andare fino in fondo, sappiate che mi fanno anche un pochino schifo: non è che cambio marciapiede, ma insomma, poco ci manca. Non m'importa delle quota rosa, sono orgogliosamente maschilista, non m'importa del riscaldamento globale, non m'importa delle cose che invece importano alle persone virtuose.

E i blogger! Ci sono certi blogger virtuosissimi che io li invidio a morte, nel senso che proprio li eliminerei dalla faccia della terra per l'invidia che provo nei loro confronti: questi blogger che si prendono la briga di salire su aerei e treni e andare a questa cosa nuova, adesso, del Web 2.0, i BARCAMP, vanno ai BARCAMP, i blogger virtuosi, e si mettono ad elargire la propria scienza, il proprio know how a chicchessia, quando invece io, che virtuoso non sono, il mio know how me lo tengo bello stretto o, se proprio sono costretto a elargirlo, lo elargisco a pagamento, mai gratis.
Lunedì 14 Maggio 2007
di TheEgo · Categoria: Società · ore 09:26
Ci viene il dubbio su quale educazione possa aver ricevuto un bambino di nemmeno due anni, per scegliere come nome alla propria sorella quello di una marca di profumi.


(nella foto: la figlia di Francesco Totti)
Giovedì 3 Maggio 2007
di Alice Su · Categoria: Società · ore 23:32

Tutti a parlare del concerto del Primo maggio. Che, per inciso, è stata una mezza boiata.

Tolti gli Afterhours, la noia mi ha invaso.

Tanto che quando il presentatore capelluto di cui ignoro il nome ha parlato della Chiesa e di Welby, stavo facendo le parole crociate.

E non ho sentito niente.

Non ho sentito nemmeno le parole dei sindacalisti perchè, come i loro faccioni comparivano sullo schermo, schiacciavo il tasto "Mute".

Sabato 28 Aprile 2007
di Gen · Categoria: Società · ore 16:53
franzoni.jpgC'era una volta (e forse c'è ancora) il Bar Sport. Al Bar Sport, fra un caffè al banco e l'imprescindibile Gazzetta, si riunivano i potenziali ct di questo tanto Bel quanto Calciologo Paese per discutere di giocatori brocchi, di arbitri cornutissimi, di schemi e di sistemoni. Poi si pagava il caffè, e tutti a casa.
C'erano una volta (e purtroppo ci sono ancora) le esecuzioni capitali, via ghigliottina iniezione sedielettrica cappio pietrate crocefissione fucilazione rogo, eccetera. E il pubblico accorreva a tifare pro o contro il boia (talvolta anch'egli cornuto), in attesa della lama, del proiettile o del pollice di un lunatico imperatore. Non sono sicura che mancassero i popcorn, la questione è da accertare.
Poi il presunto reo moriva, o assai più raramente sopravviveva, e tutti gli altri a casa.

Ieri la Franzoni s'è beccata 16 anni* su 30. E il pubblico pagante non mancava.
Ora invito la Corte ad osservare con attenzione i due reperti qui accanto.

 

 

* Cinque anni ce li eravamo presi già noi a sentirne parlare, anche se scommetto un caffé al Bar Sport che Vespa non ci concederà l'indulto mediatico, al grido di "Cogne ultimo atto? Col cavolo".

 


Venerdì 27 Aprile 2007
di Noantri · Categoria: Società · ore 12:09
Fatemi parlare delle ballerine. Uno come me deve, per forza di cose, parlare delle ballerine. Fissato con le scarpe femminili come sono, mi risulta ostico, impossibile, ruvido e avvelenante accettare l'esistenza, la ribalta, la diffusione di questi orripilanti oggetti.

Devono capire le donne che le ballerine non sono per tutte: assai più dei tacchi, le ballerine possono permettersele solo certi tipi di ragazze e devo dire che il 98% delle ragazze che vedo in giro con le ballerine ai piedi non può permettersele. Mi sembra di ammattire: il mio posto preferito per il passeggio primaverile/estivo a Roma è Trastevere. Trastevere, in un anno, si è trasformato nell'impero delle ballerine e di ragazze che non possono permettersele.

A Piazza Santa Maria in Trastevere costoro camminano pretendendo disinvoltura e spicca chi sarebbe financo carina, graziosa, guardabile, se solo non indossasse ballerine. Le ballerine rendono le donne all'improvviso tozze, impresentabili, goffe, barcollanti anche più di un tacco 9 ed è per questo che le ballerine, proprio come i tacchi alti, se le possono permettere solo ragazze di un certo livello: dicono che a Trastevere sia impossibile deambulare con le scarpe alte per colpa dei sampietrini. I sampietrini, da che mondo è mondo, sono l'incubo di motorini e ragazze col tacco alto: il mio maschilismo (sono maschio, dunque maschilista) imporrebbe immantinente una legge (democratica) che conducesse tutte le donne all'obbligo morale, deontologico e sociale di indossare scarpe alte. A meno che non mettano su un Paese delle Donne dove vivano solo e solamente donne e dove l'ingresso sia inviso agli uomini: occhio non vede eccetera eccetera. Però in luogo pubblico, io maschio dico, esigo, impongo che le donne indossino scarpe alte per pubblica decenza e per rispetto di loro stesse e del loro fondoschiena.

(va bene, morirò, per contrappasso, trafitto a morte da una stilettata di una decolletè)
Martedì 24 Aprile 2007
di Francesco Costa · Categoria: Società · ore 18:59

Già tempo fa, sulle pagine del mio blog, si parlò di un certo ambientalismo inconcludente, estremista e catastrofista ("Nel 2000 spariranno le foreste!", "Nel 2000 si scioglieranno i ghiacciai!", "Nel 2000 non potremo più respirare l'aria delle città!", ricordate?), che tanti danni ha fatto alla vera difesa dell'ambiente e alla causa dell'ambientalismo (vedi anche l'eolico che deturpa i paesaggi, quindi meglio il petrolio; o le ferrovie che per essere fatte necessitano di cantieri e caterpillar, quindi meglio il trasporto su gomma).

Da ieri, in Italia non si parla d'altro che di allarme siccità: un allarme reale e quanto mai urgente.

Martedì 17 Aprile 2007
di Alice Su · Categoria: Società · ore 19:56

Parliamoci chiaro. Un ragazzo di sedici anni non si suicida perchè qualche compagno di scuola lo deride. Altrimenti, molti di noi non sarebbero qui, nè a leggere, nè a scrivere. Perchè è una tortura a cui siamo sottoposti quasi tutti.

Non ho voluto trattare l'argomento prima perchè ero intenta a tendere l'orecchio ed ascoltare le svariate ovvietà che giornalisti ed opinionisti hanno vomitato sulla vicenda. Forse non sentivate il bisogno di queste ennesime parole, ma la faccenda mi ha colpito e dispiaciuto e merita attenzione.

 

 

Venerdì 6 Aprile 2007
di Noantri · Categoria: Società · ore 11:58
L'ennesima ondata di critiche sulla Polizia italiana è piovuta ieri dall'Inghilterra, dove tutti hanno chiesto spiegazioni su quello che è accaduto sugli spalti dello Stadio Olimpico durante la partita di Champions League tra Roma e Manchester United. Tifosi inglesi con le teste spaccate da manganelli, cariche indiscriminate da parte della Celere e quant'altro hanno fatto da cornice a una bellissima partita di calcio. I timori della vigilia sono stati confermati durante la giornata di mercoledì dove alla fine si contavano 18 feriti, tra cui 7 accoltellati di cui uno grave.

Il Manchester United aveva fatto benissimo a mettere sul chi va là i propri supporters perché la piazza di Roma negli ultimi tempi non è più un luogo dove fare tranquille passeggiate in occasione delle partite di calcio, quando in casa gioca la Roma. Chiedere a bergamaschi e catanesi per restare in casa nostra, oppure agli inglesi del Middlesbrough o ai tifosi greci dell'Olimpiakos, che in 13 sono tornati a casa con i segni delle lame romaniste. L'ipocrisia della vigilia del sindaco Veltroni e del Prefetto Serra, dunque, si è sposata benissimo con l'altrettanto ipocrita atteggiamento della stampa sportiva locale, subito scesa in piazza in difesa di Roma città aperta.
Sabato 31 Marzo 2007
di Attimo · Categoria: Società · ore 16:56
Occhiali alla modaNell'inspiegabile mutamento delle mode, prendo coscienza con colpevole e imbarazzante ritardo della morte degli occhiali montatura classica. Osservando il mio limitato campionario umano, noto che i ggiovani e meno ggiovani si sono dotati di quel tocco vintage: in giro è un rifiorire di occhiali plasticosi che evidenziano quello che un tempo era un oggetto da sopportare senza dargli particolare risalto. Oggi ormai, nella colossale opera di sdoganamento di praticamente tutto (mancano i calzini bianchi, forse), pure gli occhiali plasticosi (colorati o scuri che siano) evidenti e di grande impatto visivo, demarcano chi è cool (il termine "trendy" è persino ingenuo nel suo essere fuori dai tempi, tutto ormai è trendy) da chi invece rimane indietro e non si adegua. I portatori di occhiali con montatura metallica sono una razza in via di estinzione, dall'età media sempre più elevata o in picchiata; ma si sa, i bambini e gli anziani sono i due poli sociali che meno risentono delle tendenze di stile, dato che i primi hanno attività più importanti cui dedicarsi tra cui giocare e sporcarsi di cioccolato, mentre i vecchi sono ormai fuori dai giochi, hanno già dato e non devono più inseguire o essere inseguiti da nessun modello. Rimaniamo dunque io e Andreotti, a portare occhiali rilucenti sotto il riflesso del sole, dalla forma discreta e leggera che rende i nostri visi anonimi e privi di mordente. Gli occhiali diventano l'ennesima occasione per affermare il proprio stile, per caratterizzarsi ulteriormente, e pertanto devono essere notati: verdi, marroni, neri, viola, rosa, bianchi, plastiche multicolore che ingabbiano l'occhio ma esaltano un difetto per trasformarlo in tratto distintivo. Per alzare il volume del nostro inconscio urlo quotidiano: ehi, ci sono anchio.
Martedì 20 Marzo 2007
di Attimo · Categoria: Attualità, Società · ore 10:51
Daniele Mastrogiacomo è stato liberato alle 15, ore italiane (le 18.30 in Afghanistan). E' stato trasportato all'ospedale di Emergency, poi è iniziato un vorticoso giro di telefonate con l'Italia: la moglie, il direttore Mauro, le redazioni dei vari telegiornali che richiedono un'intervista, ecc. Momenti concitati, finalmente la libertà dopo il terrore vissuto per 15 giorni legato e minacciato dai rapitori talebani. In serata l'ennesimo e consueto refresh della home page di Repubblica.it mi informa che nel giornale di domani (oggi) potremo trovare il reportage firmato da Mastrogiacomo sulla sua prigionia. Ora, considerando che i giornali vanno tipo in stampa non dico a mezzanotte, facciamo alle 01, come avrà mai fatto il nostro Daniele a trovare del tempo libero nelle 10 frenetiche ore post liberazione per scrivere non due righe, ma un intero reportage sulla sua prigionia? Quantà lucidità e rapidità. E tempismo.
Domenica 18 Marzo 2007
di Francesco Costa · Categoria: Società · ore 18:03
"Olindo Romano è dimagrito di 12 chili. Poco cibo e tante, tantissime, sigarette. Nella sua cella — la numero 1, due metri per tre—passa il tempo guardando senza troppo interesse la televisione, leggendo libri in prestito dalla biblioteca del carcere e, più spesso, fissando il soffitto. Legge di tutto, ma specialmente romanzi e la trilogia di Oriana Fallaci. Uno dei libri l’ha restituito sottolineato e scarabocchiato nelle parti che parlavano di rabbia e rancore, di episodi di collera verso i bambini."
(Corriere della Sera, 18 Marzo 2007)

Secondo voi, dovrebbe fare riflettere di più il fatto che un efferato assassino che ha sgozzato una intera famiglia meticcia sia un appassionato lettore della trilogia di Oriana Fallaci, oppure il fatto che nelle carceri italiane per rieducare un efferato assassino che ha sgozzato una intera famiglia meticcia non si trovi di meglio che dargli da leggere l'ultima trilogia di Oriana Fallaci?
Lunedì 12 Marzo 2007
di Noantri · Categoria: Società · ore 14:25
Chi sabato si aspettava di vedere in piazza chiappe chiacchierate, tette di silicone, piume di struzzo e atteggiamenti volgari e provocatori ci sarà rimasto male. Perché a piazza Farnese è probabilmente andata in scena una delle migliori manifestazioni a cui abbia mai assistito negli ultimi anni. Attenzione: ho scritto manifestazione e non manifestazione di protesta proprio perché tutte le associazioni e le persone che sabato si sono radunate in un luogo simbolo della laicità come piazza Farnese hanno chiesto a gran voce diritti, manifestando per e non contro qualcosa. Fischi giusti e meritati per gli esponenti del Governo presenti, così come per i parlamentari dell'opposizione saliti sul palco.

Da oggi sarà più difficile per tutti parlare di pagliacci in fuseaux viola che reclamano per qualcosa che non può essergli concesso. Chi sabato era in piazza aveva il più classico e rassicurante aspetto normale. Quello tanto caro a Ruini e Mastella.
Venerdì 2 Marzo 2007
di Noantri · Categoria: Società · ore 01:39
(un ufficio è in penombra)
- Fammi capire...
- No, Tex, senti...
- ... I morti ammazzati sì e...
- Shhhhh, tu la devi smettere di ragionarci su. È necessario: pensa solo a questo. Sei un professionista, no?
- Sì, ma...
- E allora non cercare di vederla come non è. Svolgi al meglio la tua professione, al resto pensiamo noi...
(l'uomo si alza in piedi per andare a raccogliere un mazzo di carte da gioco da una mensola. E' oscenamente grasso.)
- Io sparo alla gente Lele... Voglio dire, sono un pistolero. Un eroe del West. Come possono pensare che...
- Lo pensano eccome! Esci dal personaggio, prova a guardarti con gli occhi degli altri e rifletti. Hai visto quanto si sono fatti bacchettoni, tutti quanti? È l'Italia, baby... E tu hai un nome straniero, ma sei più Italiano dei Pooh.
(Ride sguaiatamente. Gli si accende un segno rosso al centro esatto della fronte. Una specie di V rovesciata)
- ...
- Coraggio, in fondo si tratta solo di...
- No Lele, tu non capisci...
- Senti, ti sono sempre stato vicino. Oppure no? Ti ho difeso dagli animalisti, dai revisionisti storici, dai critici ciechi ed ossessivi. Ti ho difeso perfino dall'indifendibile, quando ne dicesti una di troppo a Calamity Jane e l'esercito delle femministe ti si scagliò contro. Non ti ricordi, forse? E vogliamo parlare della crisi depressiva, quando uscì Dylan Dog?
Sabato 3 Febbraio 2007
di Attimo · Categoria: Attualità, Società, Sport · ore 13:23
Il calcio moderno sono loro stessiOra applicheranno rigidissime misure di sicurezza, vieteranno le trasferte ai tifosi avversari, sarà tutto più severo. E ancora una volta si eviterà di guardare in faccia alla realtà del problema, che non sono i tifosi, ma gli Ultras. Bisogna sancire una volta per tutte che sono due mondi completamente differenti, due insiemi distinti. il calcio è in ostaggio di questi gruppi paramilitari anarchici, che hanno un proprio codice di onore e di concezione non solo del calcio, ma della società e della vita. Ridicole le chiacchere fuffa sugli "stadi che vanno resi più comodi": a loro dei seggiolini riscaldati frega meno di niente. Ridicolo pure parlare di inculcurare la "cultura sportiva". Non stiamo parlando di sport, è ora di capirlo una volta per tutte. E' proprio un discorso di generazione di Ultras: questa (ormai da 20 anni) è formata da personaggi penosi, e non possiamo fare altro che aspettare che si salti direttamente alla prossima. Se mai ce ne sarà una.

PS: Il drammatico stato della situazione lo spiega molto meglio Francesco Costa, con queste amare parole.

Nella foto, lo striscione simbolo esposto in ogni Curva d'Italia negli ultimi anni proprio dagli Ultras. Avevano già capito tutto.
di Alice Su · Categoria: Società · ore 10:58
Morire perchè dei deficienti hanno deciso così. Perchè è divertente, fare rissa. Allo Stadio, poi, bisogna mostrare la propria bullaggine. Non sia mai che li considerino dei fifoni, dei codardi.
Quella non è una partita di calcio. Quella è una guerra. E non solo metaforicamente. Filippo Raciti, poliziotto, è stato ucciso da una bomba carta, scoppiata in faccia.
Certo, non tutti i tifosi sono violenti e stupidi. Attimo, per fare un esempio, è il contrario di ogni stereotipo che una persona a digiuno del calcio (come me) ha costruito minuziosamente. Il tifoso di calcio, nella mente dello snob intellettuale, non sa parlare l'italiano, si trucca la faccia di colori improbabili e piange e impreca per quattro strapagati che corrono dietro a un pallone. Non è così. Certo che no. Ci sono decine di  migliaia di tifosi intelligenti e interessanti. Però...
Non ho mai sentito di tifosi della pallavolo uccidere una guardia. O di bombe lanciate da "ultra" del Tennis.
Il Calcio è fermo, fino a nuovo ordine. Che, sospetto, sarà pronunciato a breve (troppi soldi circolano in quel mercato, per sopprimerlo). Ma c'è da vergognarsi.
Molti sinistrosi senza cervello lanciano slogan del tipo "L'unico poliziotto buono è il poliziotto morto". Non fosse esagerato, non fosse qualunquista, non fosse altrettanto idiota, potrei dire lo stesso. Sostituendo "poliziotto" con "Ultrà".
Se non fosse, naturalmente.
Poi mi chiedono perchè non sopporto il calcio. Vergogna.
Venerdì 2 Febbraio 2007
di Attimo · Categoria: Attualità, Società, Sport · ore 00:37
Alla base di una vita sana ed equilibrata ci sta una corretta alimentazione, tanto movimento e soprattutto la lettura della Gazzetta dello Sport. La Gazza Rosea dall'alto dei suoi 111 anni di esistenza rappresenta un autentica Bibbia, il Santo Graal di ogni sportivo (sedentario prima di tutto, categoria tra l'altro sbeffeggiata ingiustamente) che si rispetti. Non a caso ha un numero di lettori paragonabile a quello dei due totem Repubblica/Corriere, caso credo unico in cui un quotidiano specificatamente sportivo riesce a tenere testa a quotidiani "generalisti". La si legge per il suo assurdo e garbato colore rosa, per il piacere tattile di lasciarsi sporcare le dita dall'inchiostro nero, meglio se appena fresco di stampa o del mattino. Soltanto negli istanti successivi si iniziano a mettere a fuoco i titoli, a sfogliarla rapidamente per un superficiale approccio e finalmente i preliminari si concludono con un'approfondito rapporto personale che si concentra nella religiosa lettura. Ecco, la Gazzetta dello Sport illumina ogni bar e rischiarisce le grigie mattinate, si lascia inzuppare dagli schizzi del mare sul bagnasciuga, si fa scompigliare dal vento come i capelli della propria amata sulla spiaggia. Riduttivo definirla "quotidiano sportivo", doveroso innalzarla a momento liturgico della vita di un italiano, e come tutte le religioni, guai a chi osa modificare qualcosa di così sacro...
Se è così amata forse è anche grazie all'autorevolezza che ha saputo costruire in tutto questo tempo, grazie alle grandi firme che sono passate per Via Solferino (mi viene in mente Buzzati, così su due piedi) ma soprattutto alla capacità di coprire il Calcio e lo Sport con maturità: è sempre riuscita ad andare oltre il recinto delle tematiche della cronaca sportiva pur non oltrepassandole mai. Perchè lo Sport ha tutto quanto serve per vendere copie: storie, eventi, risultati, cronaca, idee, ideologie, scandali, riscatti, costume, ironia, elementi popolari e raffinati allo stesso tempo. Basta saperli raccontare, ovviamente. Negli ultimi anni però sappiamo tutti che le vendite dei giornali hanno iniziato un inesorabile declino, e la Gazzetta per tentare di salvarsi ha tentato di invertire la rotta. Prima di tutto cambiando i timonieri, interrompendo il papato di Cannavò (19 anni!) e intraprendendo la serie di Direttori "non" sportivi. Ci voleva un esperto di tirature e di marketing, per i tempi moderni, e hanno chiamato prima Calabrese, poi Di Rosa e infine Carlo Verdelli; che ha sì portato un restyling grafico necessario (razionalizzando gli spazi come sta capitando su tutti i giornali) ma pure una "ventata di freschezza". Titoli enormi e sguaiati, accenni a eventi non sportivi, dvd in allegato sul papa e i Power Rangers, erano solo le anticipazioni di una ormai evidente mossa spiazzante: trasformare un popolare-giornale italiano per eccellenza nel giornale-popolare a tutto campo. L'ultima mossa disperata, in sostanza. Da qualche giorno compaiono due pagine dedicate a fatti di attualità e di costume (i Pacs, Vista, Harry Potter nudo...) nella rubrica "Altrimondi", ma è solo l'inizio. Dobbiamo aspettarci prime pagine come questa, con un titolo che fa da ponte tra sport e costume e dove la lettera di Veronica Berlusconi ha lo stesso spazio e risalto della vittoria della Roma sul Milan in Coppa Italia. Tale visione provoca smarrimento e inquietudine in un affezionato lettore come il sottoscritto. Il buon Carlo Annese cerca di spiegare i motivi della svolta epocale, ammettendo in questo post che dietro a tutto ciò ci sono anche (ovviamente) scopi commerciali, peraltro legittimi. La Gazzetta non fa beneficenza, ma pensando che per ogni pagina di attualità ne vengono tolte altre che coprivano notizie e storie sportive si rimane perplessi. Perchè "provare a fare meglio e di più" pare non essere economicamente redditizio, e allora si tenta di fare "di meno e di tutto". Mi viene in mente una perla del tragicomico presidente della Fifa Blatter, che propose come soluzione al calo dei gol nelle partite, quella di allargare le porte.
Giovedì 1 Febbraio 2007
di Rachele · Categoria: Personale, Segnalazioni, Società · ore 14:46
Il 21 Luglio esce l'ultimo Harry Potter.
Vo a mettermi in coda!
Martedì 30 Gennaio 2007
di Attimo · Categoria: Segnalazioni, Società · ore 23:22
TaoIn un mondo ideale e perfetto, scriverei le seguenti righe:
In questo post Giulia esprime tutta la sua esasperazione nei confronti dei beoti invadenti che girano per le italiche strade. Va pure oltre, indicando l'espediente migliore per estirpare l'erba cattiva: estirpandola con le proprie mani, per l'appunto, procedendo oltre la normale soglia di frustrazione che spesso più che una molla rappresenta una vischiosa colla che intrappola ogni spirito di ribellione. Noto tuttavia che anche in questa occasione spunta tra le pieghe del discorso (e dei commenti, sono arrivati a 85 nel momento in cui scrivo) lo sparuacchio di tutti gli "indici-puntati" contro esponenti di qualche categoria (termine orribile): signore e signori, il Generalizzare. Parebbe infatti che l'importunare per strada sia una malattia endemica del genere Maschile, un gene che in taluni uomini esce allo scoperto mentre in altri non è comparso, in ogni caso trattasi di caratteristica specifica di un insieme di persone. Certo, l'evento contrario (ragazze che importunano) non avviene mai, e basterebbe qui per chiudere la partita. Invece vorrei allargare l'orizzonte della discussione, citando altri classici esempi (tedeschi nazisti, siciliani mafiosi, juventini ladri, ecc.) arrivando a chiedermi: le categorie cui appartieniamo sono le vere responsabili di certi malcostumi? Per dire, io sono maschio epperò non ho mai fischiato dietro a una gnocca per la strada, in questo certamente aiutato dalla mia patologica timidezza ma soprattutto perchè dispongo  di un briciolo di educazione. Ci sono tantissimi maschi che si comportano come esseri umani e non come scimmie in calore, e non sono miracoli casuali dell'evoluzione genetica. Sono esemplari dotati della vera discriminante nei discorsi "sociologici": lo spirito critico, indispensabile strumento che ci rende accettabili sotto il piano umano. La generalizzazione porta troppe volte a condannare innocenti e garantire un alibi a esseri sottosviluppati privi di una massa critica che gli consenta di rendersi conto e di evitare di comportarsi come dementi irritanti. La scoperta dell'acqua calda, me ne rendo conto, ma il Generalizzare troppo spesso (non in questo caso, Giulia lo precisa bene nei commenti) è la coperta di Linus per gli accusatori e una semplificazione che non rende giustizia a chi ci prova, a usare almeno uno sputo di spirito critico. Sul banco degli imputati c'è spazio solo per una persona, e ci si sale uno alla volta.
Purtroppo, siamo ancora lontani dalle Utopie. Quindi fanculo ai benestanti fighetti, agli americani mangiasvizzere e ai tredicenni idioti che mi tagliano la strada al mattino in bicicletta.
Giovedì 18 Gennaio 2007
di Fulvia Leopardi · Categoria: Satira, Società · ore 09:43
Darwin AwardsPuntuale come le tasse e la morte (sgrat, sgrat) torna (per la prima volta in Italia…credo!) la traduzione delle nomination per le morti più stupide del 2006! Per chi ancora non lo sapesse, il Darwin Award è il premio dedicato alle persone meno evolute che castrandosi e/o eliminandosi fanno un favore al mondo, perché contribuiscono all’evoluzione della specie!

Nota: quest’anno non ci sono vincitori perché la storia originariamente scelta è stata squalificata in quanto: a) nessuno è morto, b) non sarebbe nemmeno accaduta nel 2006. Se siete curiosi la trovate (non tradotta) a questo indirizzo.

Giovedì 11 Gennaio 2007
di Alice Su · Categoria: Società · ore 10:20
Mercoledì 10 Gennaio 2007
di Notuno · Categoria: Attualità, Politica, Società · ore 10:05


Se dopo questa (dopo averla fatta davvero, intendo) spara un altro decreto con il quale abbassa di 10 cent il prezzo della benzina, regala una stecca di sigarette e due barrette di cioccolato a tutti i cittadini Romano recupera tutta la fiducia perduta in un colpo solo. Altro che governo delle tasse, tsk.
Sabato 6 Gennaio 2007
di Alice Su · Categoria: Società · ore 12:04

Anche a Pechino qualcosa si muove. O forse, semplicemente, l'episodio è stato talmente estremo che nemmeno i Cinesi si sono sentiti in dovere di sopportare tanto.

E come biasimarli?
Un'azienda Italiana di Divani, la DeCoro, avrebbe avuto al suo interno episodi di violenza. Delle guardie (un centinaio) avrebbero malmenato, con manganelli di ferro, settanta dipendendi. Due operai feriti, uno in coma.

L'azienda afferma che le guardie non sono pagate da loro, un testimone invece dice che la violenza era tacitamente approvata dall'industria.

Vergognoso.

Domenica 24 Dicembre 2006
di Attimo · Categoria: Attualità, Società · ore 21:08
Non hanno mai negato un funerale a nessuno. Criminali, assassini, stupratori, pedofili, ladri, farabutti, anche il più indegno delle creature divine ha ricevuto uno straccio di funerale. E poi alla vigilia di Natale (coincidenza sinistra) non lo concedono a un essere umano che ha tentato di eseguire con dignità, seguendo la propria volontà, il compito più difficile che possa capitare a un uomo: morire.
Questo sguazzare nei cavilli dei sacri riti ricorda il più cieco burocrate che si muove sadico tra le pieghe dei protocolli, ricorda una perversione degna di un serial killer disturbato. Soppesare e distinguere, quando muore un uomo, non conviene ai messaggeri divini, e la parola "vergogna" questa volta non è stata usata a sproposito. Di una cosa vorrei ringraziare il puntuale Vicariato: l'indignazione per la sua precisazione tramite comunicato stampa mi ha fatto tornare alla mente sbiaditi ricordi del Catechismo, quando mi leggevano un libro in cui stava scritto che per creare una Chiesa basta che si riuniscano due persone a pregare. Un implicito promemoria da usare come anticorpo contro la cancrena che oggi pervade gli Apostoli del Signore.
Venerdì 22 Dicembre 2006
di Notuno · Categoria: Attualità, Politica, Società · ore 04:47
Sono rimasto molto colpito da Piergiorgio Welby, la scelta di rendere pubblica la sua storia, di diventare un simbolo e un punto di riferimento della battaglia di civiltà che rincorre il diritto "liberale" per eccellenza: la possibilità di disporre del proprio corpo nel rispetto della dignità personale.

Non parlo del gesto estremo di disobbedienza civile che gli ha consentito di ottenere la morte che desiderava, ma del coraggio di rendere il suo caso lo spunto per costringere i cialtroni della nostra politica ad affrontare il tema, del coraggio di passare attraverso tutto l'iter della giustizia ordinaria e di smascherare così in un sol colpo l'ipocrisia di un sistema incancrenito da una delirante morale bigotta, cattolica e ciecamente conservatrice. La sua ferma volontà nel fare tutto questo quando avrebbe potuto pensare a se stesso, affidando a qualche medico con più umanità e più rispetto per il paziente la sua fine, senza tanti clamori, senza che nessuno dovesse assumersi la responsabilità di rischiare 15 anni di galera.

In questi mesi la politica ha fatto di tutto per trasformare il dibattito lanciato da Welby in un'altra cosa sfruttando la confusione fra termini come testamento biologico, accanimento terapeutico, suicidio assistito, eutanasia che in bocca ai cardinali e alle binetti di turno vengono preventivamente svuotati di ogni significato. Gran parte di questa nostra politica con il suo lassismo congenito bramava che la morte giungesse "naturalmente", riportando tutto nell'assordante confusione delle dichiarazioni sbrodolate e inconcludenti a cui siamo tutti assuefatti e la decisione finale di Piergiorgio Welby non è che il tentativo ultimo e disperato per evitare che accada.

Ci vuole uno sforzo, di tutti, per sconfiggere la cortina fumogena dei nonsense che si sono potuti e si potranno ascoltare attorno a questo tema, ma va fatto senza nessun arretramento, senza cedere alle lusinghe del compromesso accomodante, della dilazione infinita e della rassegnazione. Non su questo.

Permettere che il Consiglio Superiore di Sanità definisca, giusto tre giorni fa, la condizione medica di Piergiorgio Welby, per il quale era impossibile sopravvivere se non attaccato ad un respiratore e ad una macchina in grado di alimentarlo artificialmente, "priva dei requisiti che definiscono l'accanimento terapeutico" senza una reazione di sdegno e indignazione va oltre la mia soglia di tolleranza.

Grazie a Piergiorgio Welby, grazie a Luca Coscioni e grazie all'associazione che porta il suo nome: meritano tutto il sostegno possibile.
Martedì 19 Dicembre 2006
di Attimo · Categoria: Segnalazioni, Società · ore 13:27
Il Natale sa essere spietatoLa Disney è quell'industria cinematografica che sul Natale ci ha marciato sopra, producendo diversi cartoni a tema. Quest'anno non ha prodotto nessun film d'animazione per le feste natalizie, e molti bambini passeranno il pomeriggio del 25 senza l'appuntamento al cinema. Pare che tra la Disney e il clima natalizio non corrà più buon sangue, come anche la cronaca ci insegna:

La barba bianca, il cappello rosso, il vestito: quel tizio che girava per le strade del parco Disneyworld, in Florida, non poteva che essere lui, Babbo Natale. I bambini continuavano a chiederglielo: «Sei davvero Santa Klaus?». E lui, per non deluderli, rispondeva con il caratteristico «oh-oh-oh», rendendo tutti felici e sorridenti. Tutti tranne i funzionari del parco, ai quali quel Babbo Natale «senza permesso» non piaceva proprio. E così lo hanno avvicinato e senza troppi giri di parole gli hanno ordinato di smetterla oppure di andare via.
Un intollerabile episodio di intolleranza razziale, un'ombra pesantissima su questo Natale 2006.
Venerdì 15 Dicembre 2006
di Notuno · Categoria: Attualità, Politica, Società · ore 02:10
Stavo riflettendo sulla questione di Piergiorgio Welby. Ne parlai all'epoca del primo appello a Napolitano raccontando l'atteggiamento del "nuovo" TG1 di Riotta capace di trasfigurare e occultare la questione centrale con pervicacia mefistofelica.

Sono giunto alla conclusione che il modo migliore per evitare che la coraggiosa iniziativa di Welby abbia un seguito e un peso nel medievalistico dibattito sull'eutanasia che la nostra politica ci sta offrendo è tergiversare aspettando che muoia da sè.

Mi pare che i politici, la magistratura di roma e gran parte del mondo medico cattolico/obiettore l'abbiano capito molto prima di me.
Mercoledì 13 Dicembre 2006
di Alice Su · Categoria: Società, Società · ore 23:05

Era il 12 dicembre del 1969. L'anno scorso, alla manifestazione di milano, eravamo poche decine di persone. Qualche manifesto o striscione, sdraiato sull'asfalto di quella Piazza che ha visto gente morire.

Forse non tutti sanno che la mattina del 12 dicembre, ore prima del massacro, i carriarmati marciavano per le strade di Roma. Forse non tutti sono ancora, purtroppo, a conoscenza del piano per il colpo di stato che quelle persone polverizzate da una bomba. Dentro a una banca. In momento di pace.

 I colpevoli sono impuniti. La Strage E' di Stato.

E un altro anno è andato...

di Alice Su · Categoria: Società, Società · ore 23:05

Era il 12 dicembre del 1969. L'anno scorso, alla manifestazione di milano, eravamo poche decine di persone. Qualche manifesto o striscione, sdraiato sull'asfalto di quella Piazza che ha visto gente morire.

Forse non tutti sanno che la mattina del 12 dicembre, ore prima del massacro, i carriarmati marciavano per le strade di Roma. Forse non tutti sono ancora, purtroppo, a conoscenza del piano per il colpo di stato che quelle persone polverizzate da una bomba. Dentro a una banca. In momento di pace.

 I colpevoli sono impuniti. La Strage E' di Stato.

E un altro anno è andato...

Martedì 12 Dicembre 2006
di Rachele · Categoria: Attualità, Segnalazioni, Società · ore 01:08
Quel che è riportato lì sotto è tratto da una pagina un po' forte.
Tratta di una ragazza di 19 anni, morta sulla tazza del cesso, durante una crisi di bulimia.
Si dice sempre che di disturbi alimentari si muore, quest'articolo spiega il "come". Qui vi si offre una piccola traduzione fatta da una delle ragazze che me l'hanno segnalato. Chi è facilmente impressionabile è pregato di non continuare
Giovedì 7 Dicembre 2006
di Notuno · Categoria: Attualità, Politica, Società · ore 03:58
In Italia la legge stabilisce il principio della "competenza territoriale". Per grandi linee vale a dire che se io, in ipotesi, faccio una rapina a mano armata a Bari sarà il Tribunale di Bari competente a giudicarmi.
Nella realtà non è sempre così semplice, esistono diversi fattori che condizionano l'attribuzione della competenza, ma il motivo per il quale un qualsiasi imputato ricorre alla Cassazione per chiedere di essere giudicato da un tribunale diverso, secondo una sua interpretazione della competenza territoriale, è uno solo: traccheggiare, allungare i tempi del processo e arrivare alla prescrizione.

Cesare Previti nel 2002 prova a far trasferire il processo Imi-Sir da Milano presentando (non sarà né il primo né l'ultimo) ricorso in cassazione. La Corte presediuta da Marvulli boccia il ricorso, ma non senza concedere un corposo regalino. Richiede un parere alla Corte Costituzionale che fa guadagnare 10 lunghi mesi nella corsa verso la prescrizione all'imputato Previti. Un po' come beccare il Jolly al Ruota della Fortuna.

Nel merito dell'incompetenza territoriale scrivono: "se è vero che, in questa sede, ai limitati fini di accertare se sussistono i presupposti per disporre la rimessione di un processo ad altra sede non compete alla corte verificare se ed in quale misura sono fondati i rilievi dedotti dalla difesa degli imputati in ordine all'eccepita incompetenza territoriale, a tale onere non potrà sottrarsi il giudice del processo, (...) utilizzando non solo la documentazione già acquisita... ma anche quella indicata dalle parti a sostegno della propria eccezione".
Insomma, tradotto, "non spetta noi, ci deve pensare il Tribunale di Milano".

Il processo continua, arriva al termine e il 5 Maggio 2006 c'è la condanna definitiva in terzo grado: 6 anni di reclusione e interdizione dai pubblici uffici. Dopo 6 mesi la Giunta delle Elezioni non ha ancora ratificato l'estromissione di Cesare Previti dal parlamento.

Intanto il processo Sme (che è un altro), per il quale Previti è stato già condannato in primo e secondo grado a 5 anni, è ancora lì, in attesa di giungere ad una sentenza definitiva. Gli avvocati della difesa ci riprovano e chiedono anche qui alla Cassazione lo spostamento per incompetenza territoriale.

E il 30 novembre scorso è arrivata la sentenza: i fatti riguardano anche delle tangenti pagate in contanti a Roma, quindi il processo non si poteva fare a Milano. Bisogna portare tutte le carte via da Milano verso Perugia, non a Roma perchè sono coinvolti giudici del Tribunale della Capitale e significa una sola cosa: prescrizione in cassaforte.

L'apoteosi della decisione cervellotica, che non considera minimamente la precedente sentenza del 2003, consente all'ex ministro della difesa e soci di sfuggire alla seconda condanna consecutiva, ma non finisce qui. Giustamente il buon Cesare ha immediatamente richiesto altro tempo alla Giunta delle Elezioni (come se avesse dimostrato di avere fretta) perchè a breve presenterà nuovamente ricorso chiedendo alla cassazione di annullare la condanna definitiva per il procedimento Imi-Sir alla luce della loro decisione sulla vicenda Sme.

L'incredibile ma poco imprevedibile epilogo potrebbe vedere Previti legittimamente seduto in parlamento fra meno di due mesi.

Il funerale di stato per la certezza della pena.
Martedì 5 Dicembre 2006
di TheEgo · Categoria: Personale, Società · ore 22:27
strip%20tease.jpgVoglio dire, il problema era che noi all'epoca il telefonino non l'avevamo. Ad aver avuto le possibilità tecnologiche dei ragazzini delle medie di oggi non potrei mettere la mano sul fuoco che non sarei stato uno dei balordi che filmavano le compagne mentre facevano le stupide esibendo porzioni di reggiseni o mutandine colorate.
Cose che a pensarci oggi ti viene da sorridere, e che nella loro ingenuità erano talmente pure, ingenue e sincere da togliere anche quel velo di maliziosità tipico degli adulti che vanno a dibattere oggi sull'argomento tirando in ballo sociologi ed esperti di bullismo. Vite deviate, problemi adolescenziali, dicono. Macchè: abbiamo avuto tutti 13 anni.

La verità è che dovevi avercele le compagne carine che facevano le cascamorte davanti a te, bambino sfigato come gli altri, biologicamente coetaneo ma psicologicamente talmente arretrato che mentre ancora costruivi telecomandi Lego e collezionavi figurine del basket già loro maneggiavano assorbenti e prendevano coscienza del loro fardello da portarsi addosso una vita intera. Dovevi essere fortunato, diciamo così, ad avere l'amica nella tua classe che facesse la sciocchina così che tutti se la ghignassero felici spargendo la voce agli amici: il più delle volte ti capitavano ragazzine normali, serie e studiose, vestite con una gonnellina a fiori e un maglioncino nero che poco stuzzicava la già fervida e sciocca fantasia fanciullesca preadolescenziale.
Qualcuna si tirava su la maglietta? Benissimo. Ce lo saremmo raccontati per mesi, ricordandolo scherzandoci su. Nulla di diverso da quel che accade ora, dove la scena può essere filmata e distribuita agli amici sulla rete. Si badi: perchè è possibile farlo, non tanto perchè è qualcosa di differente dall'agire di un tempo. Avessimo potuto filmare quella scena dieci anni fa, l'avremmo fatto volentieri, per rivederla ridendo a casa dell'amico che ne era fortunato possessore, chiedendone una copia per bullarci con gli amici a nostra volta. La tecnologia ha reso possibile cose che ci saremmo sognati di poter fare, ma che come per le generazioni che ci hanno preceduto resteranno per noi soltanto ricordi via via sbiaditi nella mente.

Ricordi. Ad esempio quell'inverno del 1995, seconda media. Nello spogliatoio della palestra nell'ora di ginnastica occupavo il posto proprio difronte alla porta di uscita, che dava su un lungo corridoio.
Sabato 2 Dicembre 2006
di Rachele · Categoria: Società · ore 00:28
Esiste un mostro chiamato bulimia.
Un mostro di cui non si parla, perchè non porta con sè quell'aura di "purezza" che circonda l'anoressia.
Perchè non si vede, perchè non ci colpisce, perchè possiamo ignorarla più facilmente.
E poi, diciamoci la verità, perchè fa schifo a tutti pensare a una persona che vomita tutto ciò che mangia sistematicamente, oppure che si imbottisce di lassativi onde svuotarsi per ore sulla tazza del cesso, che può associare un comportamento violento verso se stessa per punirsi per aver fatto una cosa che per le persone "normali" dovrebbe essere istintiva.
Mangiare.
C'è un esercito di bulimiche là fuori, pronto a divorare il mondo per vomitarlo, e voi non lo vedete, spesso vi ritrovate a non saper "vedere" la vostra stessa madre, moglie, amante, amica, fidanzata...
Perchè una bulimica non si nota, una bulimica è "normale", e nessuno potrà pensare che una bulimica possa aver bisogno d'affetto, d'aiuto, di rispetto ed amore. Ma quella stessa bulimica ad ogni crisi rischia la sua vita per scompenso cardiaco, per squilibrio elettrolitico, là, proprio dietro la porta del bagno di casa vostra, lasciando scorrere l'acqua della doccia in modo che voi non sentiate quel che si consuma dentro quella stanza carica di dolore. Oppure per la strada, negli angoli, nei secchi della spazzatura, nel buio della notte.

Fa schifo vero? Per quello se ne parla poco.
Eppure c'è chi da più di dieci anni conduce la sua vita in questo modo.
E piangono, e gridano, e sognano d'essere anoressiche, d'essere "ana", e scrivono plan che poi non rispettano, sprofondando nella depressione, nel circolo vizioso, nell'abbuffata. E barano. Barano con loro stesse, giocandosi così la loro vita. Vi stupiate che possano sognare un controllo sul cibo loro che ne sono schiave? Loro che sognano restrizioni apocalittiche ma non sono in grado di assaporare una briciola di tortasenza divorarla tutta?
Tu una sera mi dicesti "Rache, qualsiasi cosa è meglio di una vita così".
Tu, e i tuoi tredici anni di bulimia alle spalle, alle prese con l'ennesimo tentativo per perdere quei chilo che nel tuo cervello ti separava dalla "magrezza"

Muoiono queste ragazze, spesso, più di quanto si possa immaginare, muoiono senza amore, sole nell'anima, chiuse nel loro dolore, combattendo quel nemico, ilcibo, che le ha sopraffatte. Muoiono all'improvviso e chi resta le piange, con tutte le lacrime che ha in corpo.

In Italia le strutture per curare adeguatamente persone che soffrono di ed non esistono, esiste un protocollo, esistono medici più o meno cani. Ma un protocollo non basta, perchè ogni caso ha un substrato a sè.
In Italia per comodità si guarda il peso delle persone, i giornalisti parlano di modelle e magrezza, il vociare è enorme ma nessuno punta il bersaglio giusto, si parla senza creare nulla che possa aiutare davvero. Questi disagi sono una piaga sociale di proporzioni che voi che vivete nella vostra beata ignoranza con le vostre belle fette di prosciutto sugli occhi non potete neppure immaginare. Voi, anoressiche, bulimiche, o iperfagiche che siano vi ergete paladini della vostra "normalità" e dite che quel che fanno è sbagliato.
E nessuno parla con loro, nessuno le conosce veramente, nessuno le "vede".
E siete voi a ridurle a quel numero sulla bilancia, voi che per mancanza di tempo, insensibilità o menefreghismo guardate la cosa come non vi riguardasse mentre vostra sorella si sfonda lo stomaco con la sensazione d'essere invisibile, che voi non vediate il suo disagio solo perchè "non le si vedono le ossa".

I disturbi alimentari son figli anche della vostra indifferenza, della poca cura e del poco valore che viene dato all'essenza delle persone al giorno d'oggi, è la crisi dei valori più elementari e tutti stiamo facendo finta di non vederlo. Nascondendoci dietro ad un dito.
Martedì 28 Novembre 2006
di Notuno · Categoria: Attualità, Politica, Società · ore 05:01
In questo post si parla del documentario di "Diario" sui presunti brogli elettorali, l'argomento è delicato e complesso, impossibile sintetizzarlo con efficacia. Sicuramente è lungo, ma secondo me ne vale la pena visto stiamo parlando del più importante diritto dei cittadini, il voto. Se non ve ne frega nulla accendete pure la tv e state tranquilli: per voi, come al solito, non è successo niente.

Il nuovo Dvd prodotto dagli autori di Diario ha provocato un certo clamore.
Il precedente era stato "Quando c'era Silvio", un documentario sulla genesi delle fortune, la crescita e il trionfo di Berlusconi vista al termine della sua esperienza di presidente del consiglio.
Nonostante io sia un estimatore di Deaglio e de Il Diario in generale l'avevo trovato piuttosto deludente, precotto, qualitativamente scadente e in difficoltà nell'aggiungere qualcosa di nuovo a quanto non era stato già abbondantemente detto (e soprattutto scritto nei libri di Marco Travaglio e altri).

Se "Quando c'era Silvio" era passato praticamente sotto silenzio, il nuovo "Uccidete la Democrazia!" ha animato il dibattito politico aprendo uno squarcio sul mistero delle elezioni di Aprile scorso.

Visto con occhio critico "Uccidete la Democrazia!" è estremamente povero, brutte le ricostruzioni (pericolosamente sull'orlo del trash), confusa la trattazione del tema con salti continui ed incoerenti fra dialoghi di "docufiction" e brevi interviste di Deaglio a personaggi americani che indirettamente hanno a che fare con la vicenda.
Il vero elemento forte del documentario è il fatto che va finalmente ad accendere i riflettori su fatti inquietanti che molti avevano già subodorato nelle drammatiche ore dello scrutinio che ha consegnato all'Unione una vittoria sul filo di lana ed una maggioranza più che traballante al Senato.

La tesi è nota: la quota delle schede bianche, per la prima volta nella storia delle elezioni in Italia, ha raggiunto una cifra molto bassa (l'1,1% nazionale) dopo essere stata per 50 anni abbondantemente sopra il 3-4%. Questo sarebbe stato causato da un clamoroso broglio elettorale che avrebbe tramutato buona parte di queste "bianche" (stiamo parlando di 1.200.000 schede) in voti per Forza Italia.
Domenica 26 Novembre 2006
di Attimo · Categoria: Attualità, Politica, Società, Tv · ore 17:24
Berlusconi svieneHa avuto la consapevolezza, prima di accasciarsi, di quel che gli stava capitando. Silvio è così, non gli sfugge nulla, e riesce elegamente a chiosare sul collasso imminente:

E ora scusate... la commozione ha prevalso... e io...


E mentre le guardie del corpo tentano di staccargli la mano che tenace rimane agganciata al pulpito, metto a fuoco la situazione. Lo stupore iniziale nell'osservare in diretta le immagini di un uomo che subisce un malore cede il passo alla consapevolezza della fiction che si muta in realtà. Il Crollo fisico di Berlusconi è un'aspirazione per alcuni, e un pensiero inconscio di molti altri, trattandosi di una figura così importante e controversa nel nostro paese, che si è materializzata e ha occupato spazi sociali e mediatici proprio grazie al culto della sua Immagine. Oggi all'ora di pranzo i tg ci hanno trasmesso una scena clamorosamente cinematografica: Berlusconi che proprio davanti alla sua folla, durante una sua arringa, cede di schianto e il suo fisico non regge più il peso della sua persona. Inerme viene portato via in braccio, tra incomprensibili applausi e il silenzio degli adepti atterritti. Una simulazione della Fine, dell'Uscita di scena. Una specie di test per sapere in anteprima che effetto potrebbe fare sugli italiani. Personalmente, è stato un momento altamente cinematografico che lascia un pò sospesi. Come per l'11 settembre, ovviamente molto più in piccolo, la Realtà e Fiction si fondono nella trasposizione del Mito in elementi concreti.
Giovedì 23 Novembre 2006
di Cyrano · Categoria: Società · ore 10:36
Il papa ha scritto un libro. Ha detto che possiamo commentarlo (mica come il corano! Mica come la bibbia!).

Inoltre i grandi vecchi della curia (forse qualche teologo, di sicuro nessuna femmina) stanno studiando se attraverso la chiave di lettura del cosiddetto male minore possono permettere quello che già tutti (i cattolici) fanno: usare il preservativo.
Come faranno adesso tutti quegli ipocriti bacchettoni teo-neo-para-con adesso? E gli atei devoti? Ammesso che ne sia rimasto qualcuno dopo la sconfitta di Bush...

Ma si sa! che Ferrara e Pera lo vogliano o meno, la terra gira e ruota intorno al sole, soltanto da quando la chiesa romana ha riabilitato Galileo.

Seppellirli con una risata, please.

State bene. Cyrano.
Domenica 19 Novembre 2006
di Francesco Costa · Categoria: Attualità, Politica, Società · ore 11:07


Ieri a Roma ha sfilato quel che di più fetido e marcio può mai riconoscersi nella sinistra.
Il peggio del peggio, il fango, la feccia: sub-umani fascisti e antidemocratici ubriachi di violenza e intolleranza che rappresentano un tumore per il paese e per la sinistra. Rivoluzionari falliti colmi di contraddizioni, convinti di cambiare il mondo preservando lo status quo e urlando cretinaggini in piazza; vigliacchi insani di mente che ad ogni tre per due si permettono pure di dire al governo cosa ha sbagliato, cosa non deve fare, cosa non deve toccare.
Mai più al governo con chi asseconda simili manifestazioni di idiozia pur di accaparrarsi i voti di queste incrostazioni.
Altro che "compagni che sbagliano". Questa gente non è di sinistra. Questi fascisti con la sinistra non c'entrano nulla. Mi rivolgo a tutte le persone che si riconoscono in una qualsiasi delle tante anime del centrosinistra italiano, visto che mi sembra che parole di forte condanna siano arrivate anche da diversi illustri esponenti della sinistra radicale. Sarebbe bene, una volta per tutte, evitare equivoche e imbarazzanti equidistanze e dirlo forte e chiaro: gli idioti di Roma non mi rappresentano.
Giovedì 16 Novembre 2006
di Francesco Costa · Categoria: Attualità, Satira, Società · ore 15:33
Riguardo il caso della satira sul Papa, sento dire da persone anche molto equilibrate e stimate che invece di prendere il giro il Santo Padre dovremmo ringraziare il cielo di essere nati in Italia e non in Arabia Saudita, di avere Ratzinger e non Khomeini, per dire.

Mi sembra una argomentazione insensata.
Si chiede, in soldoni, di non esercitare la libertà di espressione per rispetto verso colei o colui che ci fanno la grazia di concedercela, al contrario di quel che accade nei paesi islamici (il tutto senza ricordarci che i colei o colui in questione ci concedono la la libertà personale solo grazie a quel che accadde nel '700, e che negli anni del fascismo non è che abbiano fatto moltissimo per tutelare le libertà personali dei cittadini, anzi, meglio non aprire questo taglio).
Insomma, è come se il primo ministro di un paese democratico togliesse il diritto di voto alle donne e poi dicesse: "E vi arrabbiate pure? Abbiate rispetto verso me, che in fondo sono un buon uomo.. mica come quelli che vi fanno prendere a pietrate se solo osate a togliervi il velo!"
Venerdì 10 Novembre 2006
di Neuroni Pigroni · Categoria: Hi-tech, Società · ore 00:21
eileen.jpgIl TG5 trasmette un servizio citando la polemica sollevata dal prossimo numero di Panorama sul videogioco di futura uscita Rule of Rose. Ne scaturisce una conversazione tra me e mia mamma che ora riporto:

Io: Panorama scrive delle cazzate addirittura in copertina... non vince affatto chi seppellisce la bambina... mi sono informato! Se Rava lo compra ci gioco di sicuro, il creatore è lo stesso di Silent Hill e quindi non posso di certo perdermelo...
Mamma: Ecco, belle cose che fanno! Poi si lamentano se i bambini imparano male.
Io: Ecco la solita frase moralista... ti vedrei bene come redattrice del Moige. Beh, basterebbe un pò di controllo da parte dei genitori: innanzitutto, se un videogioco è vietato ai minori questi ultimi non dovrebbero procurarselo e nei negozi non dovrebbero venderlo! Ma d'altronde, anche L'esorcista è vietato ma i quattordicenni lo guardano la sera di Halloween...
Mamma: I film non sono la stessa cosa.
Io: Giocare a un videogioco e guardare un film sono sullo stesso livello, sebbene il primo sia molto più coinvolgente e gratificante. Con la tecnologia d'oggi grafica e suono hanno raggiunto livelli pressoché realistici. Ma tu non lo puoi capire, non hai mai provato...
Mamma: Invece sì che capisco, perché sei tu che premi i tasti per ammazzare la gente!
Io: Sì certo, ma se prendo il joypad della Playstation, vado in strada e premo R2+X non ammazzo nessuno! Un ragazzino impara come fare male al prossimo nei videogiochi come nei film come nei telegiornali! Tu, per esempio, non mi hai mai controllato mentre giocavo con la PlayStation o prima con il Mega Drive, anzi Mortal Kombat me l'hai comprato tu per ben 3 volte! Io e gli altri facevamo quotidianamente partite 4 contro quattro a Thrill Kill picchiandoci violentemente e nessuno degli 8 genitori ha mai battuto ciglio.
Mamma: Ma io, genitore, di computer non capisco niente, come faccio a verificare? Anche se impedisco a mio figlio di comprare il gioco lui se lo scarica da Internet!
Io: E allora?! La tipica scusa del genitore che non interessandosi alle stesse cose del figlio, fa il segno di croce sperando che siano cose buone... Mica devi capire cosa fa al computer! Basta che guardi il monitor, se vedi uno che con la motosega taglia a mezzo un altro, forse è il caso di intervenire!

Sulla frase segnata di rosso sangue (per restare in tema) mia mamma si è ammutolita in un tacito consenso. Che soddisfazione.
Mercoledì 8 Novembre 2006
di Cyrano · Categoria: Società · ore 01:09

Facessero un atto di democrazia, visto che l’hanno sbandierata tanto. Saddam a morte entro l’anno! magari alla vigilia di natale. Bella roba da dirsi, complimenti al Presidente Democraticamente Eletto e a tutta l’allegra compagnia del petrolio.

Ma sarà ora di dirgli che cosa ne pensiamo, o no?

State bene, Cyrano.
Martedì 7 Novembre 2006
di Gen · Categoria: Società · ore 21:18

Vuoi essere l'invidia del vicino di casa quindicenne e brufoloso?
Vuoi che tutti i tuoi amici maschi ti venerino come un dio pagano?
E magari il pensiero di organizzare la prossima festa di capodanno ti mette addosso un'angoscia insopprimibile?

La soluzione c'è: affitta Paris Hilton.
L'ereditiera più ubiqua del pianeta, a corto di idee, si dice disposta a passare il Capodanno in casa di chiunque. Te compreso.


Domenica 5 Novembre 2006
di Attimo · Categoria: Politica, Società · ore 12:03
Corteo contro la PrecarietàProdi e l'allegra brigata (ma non troppo) del centrosinistra sono al governo da meno di un anno, la Finanziaria non è ancora stata approvata dal Parlamento, e in piazza sfilano già cortei di protesta. Tutto secondo la norma, chi sta al governo ha sempre torto, l'opposizione fa la sua logica propaganda, e lo sa bene anche chi è al governo ora, che di opposizione insieme al suo vacillante elettorato ne ha fatta per cinque lunghi e durissimi anni. C'è una parte di questo paese, una parte direi trasversale, che è legittimamente scontenta sia del prima che del dopo 9 aprile: precaria era con Berlusconi, precaria era con Prodi, e giustamente un lunghissimo corteo, come narrano le cronache, lo grida anche adesso. Le cronache, insieme ai malumori soffusi, narrano anche di striscioni sullo stile del "Non vi votiamo più". Più insopportabile di un governo che non mantiene le promesse, forse ci sono striscioni di governo che voltano le spalle dopo pochi mesi dalle elezioni. Fatemi capire, voi che rappresentate la spietata condanna alla politica, a chi le rivolgete le spalle. Fatemi capire, una volta per tutte, dove dobbiamo allora andare a parare. E' in corso una totale messa in discussione dell'Unione e della sua azione di governo quasi istantanea, partita fin dal mattino successivo alla precaria vittoria delle elezioni (la parola precario è nel destino di tutti, si vede) e ogni giorno l'insoddisfazione monta sempre di più. Mi accorgo di poter sembrare un piccolo Schifani, uno di quei servi al potere che cercano di smentire e liquidare tutte le critiche senza preoccuparsi che magari, sì, sono assolutamente fondate. Del resto cinque anni fa ero a protestare contro un governo nascente, e non avevo alcuna intenzione di dargli quel credito che invece sto concedendo, da elettore del centrosinistra, a Prodi e i millemila ministri del suo governo incerto, balbettante. Sono dunque anchio uomo dai preconcetti, che parla per partito preso e di fronte all'evidenza apre un occhio nel 2001 e ne chiude un altro nel 2006? Forse, ma le mie intenzioni non sono quelle di giustificare e rimbrottare i miscredenti. Si potrebbe dire che non è una Finanziaria di sviluppo: ma è una Finanziaria di rigore. Si potrebbe obiettare che non rilancia nulla: ma che consolida le crepe sui muri. Già, è un peccato che per decreto legge non vengano assunti a tempo indeterminato TUTTI i lavoratori con un contratto precario nel giro di qualche mese, in quella che sarebbe forse l'unica decisione che eviterebbe striscioni del tipo "non vi votiamo più". Non sono ancora un lavoratore con contratto da fame a tempo determinato, rimango semplicemente uno "studente precario" con tutto il tempo di scrivere parole di comprensione verso chi cerca di riaffermare concetti (così assurdi e lontani dalla realtà, vero?) come rigore, consolidare, riorganizzare, ragionare in prospettiva. Penso che qualsiasi governo difficilmente possa mai invertire l'andazzo dei tempi, e ostacolare il reale potere nelle mani di chi gestisce il denaro e i mezzi produttivi in Italia. La politica può solo deviare il flusso in lidi migliori, indirizzare. Per questo striscioni ancora non ne scrivo, perchè da chi governa non mi aspetto che mi riempiano il portafoglio, ma che abbia uno straccio di dignità in più rispetto a chi li abbia preceduti, che dia una visione d'insieme diversa. Ho aspettative diverse, e io sono solo uno studente precario con il tempo per buttare giù qualche inutile riga. Mi dicano loro, quelli che hanno il tempo per rinnegare il proprio voto su uno striscione, chi voteranno la prossima volta. E soprattutto, se non voteranno nessuno come è probabile, allora mi dicano in che cosa sperano, per cambiare la loro situazione di precarietà. Smetteranno di sperare? Protesteranno contro chi e cosa? Mi dicano, una volta per tutte, cosa dobbiamo fare di questo paese e a chi affidarci, una volta voltate le spalle alla classe dirigente, al parlamento, al governo, ai partiti, alla politica, alla società civile e indifferente, cosa rimane da fare? Io voglio delle proposte, una volta per tutte: urlare contro il palazzo ogni cinque anni basta per una collettiva consolazione personale.
Mercoledì 1 Novembre 2006
di Mauro Biani · Categoria: Società · ore 03:43
Succede che fino a luglio era un po’ che non sentivo Lia. Il ritorno dall’Egitto a Milano ed ancora il nuovo trasloco a Genova (che gli fo pure una vigna). Così a luglio ci salutiamo per chat e mi racconta, con naturalezza e col suo stile satirico-amaro, di un amore contrastato e contrastante, complicato. Tutto normale, tutto sommato. Particolare: ello è musulmano, peraltro non un “musulmano qualunque” (niente nomi, please). Lasciamo perdere i particolari, diciamo che nel bel mezzo di questo amor, Lia e mister x si sposano. “Sembra fatto apposta: lui sposa islamicamente Lia di Haramlik perché è lei, raccontatrice di arabeggianti vicende. E lei sposa islamicamente il Mullah di noialtri perché è lui: uno che, da queste parti, rappresenta l'islam non solo per come è ma – soprattutto – per come dovrebbe essere. (…)” Poi, poi: “(…) certe islamiche triangolazioni tra mogli in contemporanea, giusto quello. Accenni intrigati, prima, e poi via via più esauriti, ché giuro che
Lunedì 30 Ottobre 2006
di Francesco Costa · Categoria: Politica, Società · ore 20:13
Quando penso alle condizioni in cui si trova la mia regione, la Sicilia, e la mia citta, Catania, non posso fare a meno di pensare che gran parte delle responsabilità del degrado, della miseria, del malgoverno e della delinquenza sono da ascrivere alla classe politica che amministra questi territori. Tranne qualche rarissima eccezione, in Sicilia e a Catania da decine di anni governano persone appartenenti alla stessa area politica (ex, post, neo dc, sostenuti da giunte di centrodestra), e la Sicilia va sempre peggio: o sono stati irresponsabilmente disinteressati, o sono stati incredibilmente incapaci. In ogni caso, la sostanza non cambia: la situazione peggiora, e loro hanno pesanti responsabilità.

Ora, bisogna essere onesti. Bisogna essere onesti e dire che a Napoli il centrosinistra governa ininterrottamente da oltre dieci anni. Irresponsabili, disinteressati o incapaci, poco importa. A Napoli il centrosinistra ha tragicamente fallito. Non sappiamo se con il centrodestra sarebbe andata diversamente; secondo me no, ma sarebbe veramente patetico giustificarsi così dopo un fallimento di questa portata.
E poi, una domanda irriverente: ma a voi non sembra quanto meno strano che in una città e in una regione martoriata dalla criminalità organizzata, dalla povertà e dal disagio una persona riesca a farsi eleggere puntualmente da decine di anni con percentuali bulgare? Ecco, non mi verrete mica a dire che è il frutto di una buona e saggia amministrazione..
Venerdì 27 Ottobre 2006
di Francesco Costa · Categoria: Politica, Società · ore 12:05
Secondo voi, questi per chi votano (se votano)?
Lunedì 23 Ottobre 2006
di Attimo · Categoria: Società · ore 13:11
sondaggiRepubblica.it e i suoi lettori non perdono un colpo...
C'è questa notizia dell'inchiesta inglese sull'amicizia come valore perduto, non l'ho nemmeno letta, chè io ho da fare, devo bullarmi per il primo posto in classifica al fantacalcio. Bene, Repubblica.it la ripropone, ma non si ferma lì, decide che è il caso di piazzare un sondaggio (?) su quanti amici abbiamo. Roba da Topolino, da Cioè, da Corriere dei Piccoli. Ma accettiamo anche questo. Poi, essendo un sondaggio, viene inserita tra le varie possibili anche la canonica risposta "Non so". Ecco, il 7% (vedi risultati), finora ha risposto che non sa quanti amici ha. Si apre un baratro di illazioni: il confine tra pigrizia di pensiero, ironia sabotatrice di sondaggi e reale incapacità di discernere il valore delle proprie conoscenze interpersonali è sottile e vago. E' tutto così bellissimo, e tristissimo, e comicissimo, e angosciantissimo...
di Cyrano · Categoria: Società · ore 00:51
Modelle nude nelle sfilate, immagini di corpi femminili venduti in bound affianco ai prodotti, “adultizzazione” forzata di adolescenti e bambine, commercio di minorenni e via dicendo. Nulla di nuovo in questa parte del mondo. La crudeltà e la spersonalizzazione della donna e del corpo femminile in questo angolo del pianeta assume una sua forma, commercializzabile, e di immagine, non lesiva di tutti quei sacrosanti diritti che l’occidente sbandiera a destra e a manca.
In altre parti del pianeta la mercificazione assume aspetti differenti che colpiscono la persona, la carne, più che la sua immagine astratta. La cosa che accomuna lapidazioni e prostitute minorenni è che in occidente ci sono solo le seconde (semplifico), in altri parti del mondo ci sono entrambe. Nulla di nuovo dunque?
Venerdì 20 Ottobre 2006
di Francesco Costa · Categoria: Attualità, Società, Tv · ore 10:13
Da diversi anni ormai nel mondo della televisione e - soprattutto - dei reality show si è fatta strada quella norma per cui il concorrente che bestemmia in diretta si macchia di una mancanza di rispetto verso il pubblico talmente grave da meritare l'eliminazione dal gioco. Sia chiaro, quindi, fin dall'inizio, a tutti i concorrenti: questo è un paese cattolico. Potete picchiarvi, insultarvi, minacciarvi, accoppiarvi, tradirvi, fumare, drogarvi, dare prova della vostra totale ignoranza, lanciare messaggi fortemente diseducativi. Ma bestemmiare no, se no ci offendiamo.
Ora, se all'eliminazione dal reality facesse seguito l'eliminazione del bestemmiatore dalla televisione, il ragionamento - per quanto ridicolo - avrebbe un filo logico. Si dice: la bestemmia è una cosa così grave e offensiva  (più di tutto quello sopra) che te non metti più piede in tv. La cosa, per quanto degna di uno stato khomeinista, avrebbe un senso. Dato che, però, il bestemmiatore la settimana successiva all'eliminazione fa il suo ingresso da star in studio e da lì in poi sarà ospite di mezzo palinsesto della rete, sorge qualche dubbio.
Sembra quindi che la bestemmia in tv sia una cosa talmente grave ed offensiva che per il bestemmiatore la sua conseguenza più appropriata e proporzionata sia l'eliminazione da un gioco televisivo. Quindi, cari bacchettoni e moralisti che state corrodendo peggio di un cancro questo paese (e magari ieri stavate pure a Verona), sappiate che state dicendo all'Italia che bestemmiare è una cazzata, e se bestemmi rischi - nella peggiore delle ipotesi - di essere eliminato da un reality show. Mi fate un po' schifo, se non si era capito
Sabato 14 Ottobre 2006
di Cyrano · Categoria: Società · ore 19:35
Su La Repubblica di oggi (Sabato 14 ottobre) Adriano Sofri pubblica una riflessione sul Premio Nobel Orhan Pamuk che avrebbe recentemente affermato il proprio dissenso sull’iniziativa francese di rendere “obbligatorio” il riconoscimento dello sterminio armeno ad opera dei turchi nel secondo decennio del novecento. Nell articolo, Sofri riflette sulle apparenti contraddizioni del comportamento di Pamuk, apprezzato nel mondo per il nobel, disprezzato in Turchia per aver stigmatizzato l’atteggiamento negazionista dei governi turchi sulla questione armena, e poi apprezzato in Francia per le sue qualità ma criticato per le sue prese di posizione contrarie nei confronti della recente legge francese, e quindi apprezzato in Turchia per questa stessa posizione e via dicendo, in una girandola di attribuzioni di stima e disprezzo. A un certo punto Sofri afferma che: “...non so se nella sua (di Pamuk) presa di posizione si insinui una punta di opportunismo” e poi continua affermando che “prendere il nobel da giovani è rischioso: bisogna restarne all’altezza a lungo. Il rischio più grave è di cessare di essere se stessi, e diventare soltanto un premio Nobel, uno dei tanti. Troppo poco. Meglio scontentare subito qualcuno, e rientrare in fretta nei propri panni.”.
Ora io credo che Sofri si sia sentito profondamente in difficoltà nel comprendere la posizione dello scrittore, e dell’apparente somma di contraddizioni che Pamuk (ma chiunque altro in verità) ha rivestito in questi episodi. Come? Sembra chiedersi Sofri, un democratico Turco, premiato dall’occidente per il suo coraggio civile, si scaglia contro la scelta laica di uno stato che gli da ragione? C’è qualcosa sotto, continua il nostro, forse c’è un’ombra di opportunismo.
Mercoledì 11 Ottobre 2006
di TheEgo · Categoria: Società · ore 08:34
Qui nella Bassa ferrarese non ci si lascia mai stare. Anche quando tutto apparentemente fila tranquillo e sornione tra pagine di storia locale cui siamo abituati (rapine in banca, vecchietti investiti, gente impastata contro platani) ed eventi più o meno preoccupanti (un olezzo nauseabondo dallo zuccherificio, chiusura al traffico inutile del centro per le auto fino ad euro1).
L'ultima pensata dell'amministrazione comunale è però del tutto urbanistica. Rotonde? Parcheggi? Svincoli? Macchè: vogliono togliere il Listone.
Il Listone, in ferrarese "al listòn", è sostanzialmente un grosso marciapiede posto al centro della piazza principale della città, un gradino largo e lungo come tutta l'area, che di fatto crea due vie di passaggio laterali (vedi foto). Sul Listone trovano posto decine di piccioni, bambini che giocano, anziani che chiaccherano, badanti moldave, venditori di mistocche, ambulanti di ogni tipo.
Inutile dire che i ferraresi ci sono affezionati, più che per la sua reale utilità o estetica (assai discutibile), perchè è di fatto un simbolo del nostro centro storico. Dove ci troviamo stasera? Dal Listone, ovvio. Punto di snodo del traffico pedonale cittadino, meta di transito delle vasche il sabato pomeriggio, luogo di massima espressione della ferraresità anziana da baretto e bicicletta. Tutto ciò rimosso e sostituito da una zona "di colore diverso" nella pavimentazione della piazza. Al posto del Listone un'ombra, una macchia gigante in terra a perenne ricordo di. Forse che l'amministrazione comunale sia stanca di continui successi e vittorie elettorali e voglia mangiarsi la faccia sulle piccole cose?
Primo: non ha nessuna utilità pratica rimuovere una zona prettamente pedonale dove non essere investiti dalle poche macchine che hanno il permesso di transitare per la piazza. Le fiere e le bancarelle natalizie trovano ottimo supporto su di esso, lasciando che la gente si sposti ai lati e quindi di fatto "canalizzando" il traffico.
Secondo: non si può toccare un monumento sacro ai cittadini, per quanto insulso sia, perchè non si ha diritto a farlo nemmeno come governanti, per una tacita forma di rispetto per le generazioni che ci hanno preceduto che hanno reso Ferrara il gioiellino artistico che oggi è. Come raddrizzare la Torre degli Asinelli a Bologna, rimuovere Baracca da Lugo di Romagna, spostare i negozi di preziosi da Ponte Vecchio a Firenze. Suvvia, un po' di buon senso. Non vorrete mica trovare la popolazione incatenata al Listone in mezzo alla nebbia di un mattino di novembre gridando "Gaetano fermati"?
Scherzi a parte, cari lettori ferraresi, che ne pensate di questa curiosa faccenda?
Domenica 8 Ottobre 2006
di Francesco Costa · Categoria: Politica, Società, Tv · ore 20:17
Cerchiamo di astrarre dalle persone e dai luoghi della discussione, e concentriamoci sul fulcro della questione: a voi non sembra che quando Sgarbi afferma che non vuole parlare con il capo di un partito fascista nonchè nipote di un dittatore assassino, ponga un problema piuttosto serio di cui si dovrebbe discutere in luoghi e modi ben diversi dal salotto di Buona Domenica?
Voglio dire: ci siamo rassegnati tutti allo sdoganamento di Alessandra Mussolini, trasformata in fenomeno televisivo onnipresente e onnisciente nonostante le idee e le azioni sue, del suo partito e di suo nonno?
Mercoledì 4 Ottobre 2006
di TheEgo · Categoria: Società · ore 09:02
Gianluca Neri si interroga sulla veridicità dei complotti anti-11 settembre che negli ultimi tempi stanno facendo discutere mezzo mondo. Non ho mai sopportato chi va a trovare ogni volta il pelo nell'uovo cercando per forza una spiegazione cospirazionistica a tutto ciò che accade e quindi mi trovo ad essere in pieno accordo con le sue parole. E' vero, il carburante negli aerei non era sufficiente a provocare l'esplosione. Eppure è accaduto. Una torre di tale statura non può collassare così su se stessa ma dovrebbe cadere in altro modo. Certo, può essere. Il palazzo a fianco delle torri è caduto da solo ore dopo ma non è stato colpito dal crollo delle Twin Towers. Già. Quante migliaia di variabili sono state in gioco quel giorno e quante gli ingegneri sono in grado di prevedere o calcolare con esattezza per dire che non poteva accadere ciò che è accaduto? Troppe. 

Allora che vogliamo fare? E' il caso di pensare all'ipotesi peggiore con un Bush capace di progettare una simile atrocità per andare a giocare alla guerra? Mi sembra eccessivo e fortemente improbabile. Gianluca ha perfettamente ragione quando fa notare che FORSE la soluzione più sensata sta in quella più semplice ed evidente. Abbiamo visto delle immagini in tv, abbiamo letto, sentito, discusso tutto quello su cui si poteva discutere. Le cose sono andate così e sono diventate Storia. In qualche modo quel giorno ha cambiato la politica mondiale e la storia moderna, segnando un netto confine tra il Novecento della Guerra Fredda e il Terzo Millennio, dove pare sempre più evidente lo scontro di civiltà tra due modelli fortemente diversi che hanno convissuto a stento per secoli.  E' andata così, ed è andata male. Facciamocene una ragione e rimbocchiamoci le maniche per una più serena convivenza tra il mondo occidentale e quello orientale, a partire dai nostri quartieri, dalle nostre città, a partire da noi.
Lunedì 25 Settembre 2006
di Cyrano · Categoria: Società · ore 14:45
Tanti costi, pochi risultati - l'Ocse boccia la scuola italiana (link) Siamo alle solite, l’ennesimo articolo che si interroga sui mali della scuola italiana. Disponendo del digitale terrestre, spesso e volentieri incontro simili dibattiti anche su rai Edu, canale quasi dedicato a questo genere di tematiche. Esiste una costante, negli articoli di cui sopra e nelle trasmissioni del canale dedicato, oltre che in numerose altre pubblicazioni. La costante è che tutti, da molti anni, si interrogano sul perchè dei seguenti punti: • bassa scolarizzazione a tutti i livelli • resa insufficiente se paragonata a quella di altri paesi • scarsa competitività E naturalmente, la scuola italiana è vista come Moloch che a fronte dei risultati di cui sopra, spende decisamente troppo. Esistono in verità altri due motivi conduttori che caratterizzano le riflessioni giornalistiche su questo tema: • Non viene mai (e sottolineo mai) richiesto il parere degli alunni. • Non viene mai (e sottolineo mai) messa in dubbio la professionalità degli insegnanti.
Venerdì 22 Settembre 2006
di Cyrano · Categoria: Società · ore 11:03
Bene, adesso ne abbiamo la prova: Pippo Baudo è uno snob. Come si permette di affermare a gran voce che "Dobbiamo smetterla con l'ordinary people" e con i reality? Non si rende conto che così facendo spiazza tutta la platea di finti intellettuali post-moderni che sopra i reality costruiscono fortune, teorie estetiche e sociologiche? Mi chiedo la blogo-sfera come la prenderà, ammesso che qualcuno se ne sia accorto, ma non preoccupatevi: Pippo Baudo da unico superstite tra i Gran Professionisti della Televisione, sarà presto riconvertito dai nostri amici Jalappas Like, in uno "che non ha mai capito niente" o in "un gran furbetto che sui reality c'è campato pure lui!". In effetti, come pretende di andare contro a questa simpatica, sexi e divertente modernità? Abbasso Pippo Baudo! Viva il reality! State bene. Cyrano.
Mercoledì 20 Settembre 2006
di TheEgo · Categoria: Società · ore 10:31
- Scopro con un pelo di malinconia che non c'è più il Deejay Time. Io ero un "Amico della Cassettina".

- I vicini di casa della madre di Woland, sono quei due imbecilli che non vogliono rimandare in bietolorussia la bambina, sennò si ammazza porella. Com'è piccolo il mondo.
Venerdì 15 Settembre 2006
di Francesco Costa · Categoria: Società · ore 22:02
Quando stamani ho appreso della morte di Oriana Fallaci, la prima cosa a cui ho pensato è che proprio a lei e al suo La rabbia e l'orgoglio dedicai uno dei primi post nella storia del mio blog, scritto nel lontano Marzo 2003 a pochi giorni dall'inizio della guerra in Iraq.
Ho un'opinione controversa di Oriana Fallaci. E' stata, fino all'ultimo giorno della sua vita, una scrittrice divina. Un'intervistatrice arguta e intelligente, una penna incredibilmente profonda e talentuosa. Ha scritto libri di assoluto valore letterario e sociale, quali Un uomo e Lettera a un bambino mai nato.

Poi, forse a causa dell'età, ma molto più probabilmente per colpa della malattia, ha iniziato a vedere le cose sotto una luce distorta. Da giornalista acuta e scomoda, è diventata livorosa, rancorosa, verbalmente violenta, persino razzista. Ha detto e scritto delle cose incredibilmente eversive e reazionarie, ed è stato un peccato, perchè ha lasciato che politici e giornalisti si dividessero tra l'utilizzarla come una banderuola in campagna elettorale e dipingerla come l'effige del male assoluto. Gli ultimi anni della sua vita hanno macchiato la carriera di una straordinaria giornalista.
Mercoledì 13 Settembre 2006
di Alice Su · Categoria: Società · ore 17:46
Islam e Cristianesimo non sono nemici. Finalmente se ne è accorto anche il Papa. Ed è un miracolo, visto il soggetto (intollerante e retrogrado). In un suo discorso recente, cerca di spiegare infatti ai fedeli che il mondo Arabo vede solo una minaccia in tutto ciò che non è amore per Dio, visto che noi stiamo riponendo la fede in un buio sgabuzzino. Forse sarà un concetto forte, ma è ciò che sta accadendo: l'islam del 2006 è l'ebraismo degli inizi del secolo. Un odio verso una "razza", spinta a essere umiliata, portando le catastrofi che conosciamo fin troppo bene. ma che differenza c'è con quanta sta accadendo ora?
Lunedì 11 Settembre 2006
di Attimo · Categoria: Politica, Società · ore 11:19
Cinque anni dopo l'Attacco all'America, nel giorno che cambiò il corso della storia, da ogni parte ci ricordano cosa successe alle 8.46 (ora locale): gli aerei, il fumo, le fiamme, il crollo, le urla, le prime pagine. Non mi pare che nessuno si fermi per un attimo a tentare di ricordarsi cosa eravamo solo un minuto prima, e che significato veniva attribuito a termini come sicurezza, islam, globalizzazione, occidente, futuro. Il Tg1 ha concluso la sua edizione serale con le immagini più significative dell'11 settembre 2001, e oltre alle torri scorgo istantanee di uomini ricoperti di polvere e terrore che tentano di convogliare il flusso disordinato dell'evacuazione. Cercano di ordinare variabili impazzite, sorretti dalla fermezza ed efficienza e dal grande senso di responsabilità e serietà che irrompono negli statunitensi quando accadono catastrofi catastrofiche. Ce l'hanno insegnato tanti apocalittici film americani da popcorn e lacrima facile. Intavedo la nostra inevitabile natura di esecutori di scopi, di avere qualcosa che ci dia un motivo per impiegare le nostre risorse. Imporre un ordine a qualcosa che non ce l'ha è una costante di molti aspetti della nostra vita, dal livello personale fino ad arrivare su scala globale. Imporre un proprio personale ordine contraddistingue particolarmente la politica di un certo stato, talmente influente che lambisce una buona parte di questa scala, la parte occidentale. Alle 8.45 c'era un pezzo di questo mondo che non sapeva bene dove stava andando, era come un cane senza la sua lepre. Un minuto dopo è piombata dal cielo, e il corso della storia è stato stravolto. La lepre si è camuffata da Sicurezza, e la necessità umana di pianificare l'Ordine è stata placata. Oggi è sempre un casino generalizzato, altri americani muoiono, ma sono vestiti da soldati e quindi non c'è nulla di epocale. Io mi chiedo cosa sarebbe stato il mondo senza l'11 settembre e dove sono finiti i significati di quelle parole: c'era un vuoto da colmare, un osso da lanciare, ed è stato scelto dal destino il modo più tragico per scrivere una nuova sceneggiatura.
Martedì 29 Agosto 2006
di Rachele · Categoria: Personale, Società · ore 13:16
Prende il via la 63° edizione del festival del cinema a Venezia.
Ma quest'anno dietro i lustrini si respira non più il sapore decadente di una città immobile nel tempo, ma il triste gusto di una lenta morte programmata.
Di giorno è impossibile passeggiare per Rialto, per le zone vicino a S.Marco, per l'Accademia e lungo la Strada Nuova, dappertutto vagano orde di turisti spesso organizzati in gruppi capitanati da guide più o meno improbabili.
Una volta gli abitanti si rifugiavano per le "sconte", le stradine, le scorciatoie, le calli strettissime e labirintiche dove i turisti avevano paura ad inoltrarsi.
Adesso li trovi ovunque, quasi irritati verso noi cittadini che li facciamo spostare per entrare nelle nostre case mentre loro bivaccano allegramente seduti sulla nostra porta d'ingresso.
Di fondo, per loro, siamo un semplice impiccio allo sviluppo di una città totalmente a misura di turista.

E' cambiato moltissimo da quando ero bambina.
E ogni tanto ho voglia di piangere seduta all'Abbazia pensando che probabilmente i miei figli non muoveranno i loro primi passi su questi "masegni", in mezzo alla Storia.
Ci sono talmente tante cose da sapere sui piccoli luoghi di Venezia che non basta una vita per narrare le storie dei popoli che qui han trovato riparo.
Eppure non le racconta più nessuno.
Popolo di commercianti per definizione hanno deciso di ucciderci con le nostre stesse mani; tutti i soldi che girano a Venezia grazie al turismo serviranno ad ammazzarci.
L'ha scritto Bianchin, pochi giorni fa, il nostro problema non è l'acqua alta, a quella ci siamo avvezzi da centinaia d'anni.
Il problema di noi, pochi superstiti, è che contiamo meno del due di bastoni quando la briscola va a spade.

Se così non fosse non avrebbero rifinanziato la Grande Opera che qui nessuno vuole.
Grande Opera peraltro inutile e rischiosa per la città che verrà costruita e mai utilizzata per paura di qualche disastro causato da eventuali danni, vedete se non sono profetica.
Se così non fosse non ci terrebbero vincolati a Mestre.
Se così non fosse bonificherebbero Marghera e ne farebbero un nuovo polo commerciale invece di continuare ad avallare lo sciacallaggio turistico.
Basterebbe poco per invertire la tendenza, basterebbe pensare ai cittadini e non pensare a Calatrava.
Basterebbe incentivare chi investe su Venezia come luogo di vita, di produzione e di cultura invece che agevolare chi vende maschere fabbricate a Taiwan e vetri fabbricati in Cina.
Basterebbe investirci, soldi "puliti".
Eppure  nessuno ha il coraggio di farlo.
E la sensazione è che il giorno in cui la mia generazione sarà abbastanza "adulta" per poter fare "davvero" qualcosa sarà troppo tardi.

Così m'appresto ad assistere per l'ennesima volta al Carnevale mediatico generato dal Festival, quel Festival che una volta aveva un nome e ora sta diventando un teatrino grottesco, dove i film migliori passano in sordina a vantaggio dei lustrini.
Finito tutto di noi si tornerà a parlare solo per mostrare i turisti giapponesi camminare scalzi nell'acqua alta.
E la morte continuerà a farsi strada lentamente.
Lunedì 28 Agosto 2006
di Cyrano · Categoria: Società · ore 20:47
Nella precedente campagna, commentata sei mesi fa, un interessante gruppo familiare meticcio, accompagnato da un leopardo sonnacchioso, si offriva al nostro sguardo comunicandoci la necessità di combattere per qualcosa, non importa cosa. Comprare un paio di pantaloni nel terzo millennio, sembrano comunicarci questi geni del marketing, equivale a impegnare il proprio minuscolo ego in una qualche forma di lotta, magari moderatamente ecologista (il leopardo è rincoglionito), magari per l’equilibrio tra i generi (figura centrale femminile centrale e non nuda) e via dicendo. L’importante, per i markettari, è associare al prodotto acquistato quello status minimo che soddisfa l’adolescenziale bisogno contemporaneo di far parte di una comunità di valori “forti” ma anestetizzati nello stesso tempo.
Questa sera, aperto il supplememento femminile di un noto quotidiano, mi capita l’ennesima sparata di questi costruttori di brache:
Venerdì 25 Agosto 2006
di Attimo · Categoria: Musica, Società · ore 11:16
Il rito si ripete inalterato, o quasi, da diversi anni: Ferrara l'ultima settimana di agosto si riempie di musicisti di strada e di gente, o come si direbbe qui, d'la zent. La magia delle prime edizioni probabilmente si è persa un po' per strada, complice l'aumentare dell'affollarsi di persone attorno ai gruppi, creando una sensazione di soffocamento non sempre piacevole, a meno che non si stia eseguendo Bella Ciao e allora è bello sentire la stretta via del centro esplodere in un battimani collettivo. La sensazione di colossale sagra paesana contamina leggermente l'aurea di internazionalità che il Ferrara Buskers Festival si vanta di esportare, per alcuni potrà essere un male, mentre per altri un bene. Di sicuro, coloro che si accingono a frequentarlo per le prima volta, riconosceranno una cittadina insolitamente affollata e piena di suoni, fenomeno unico per queste parti, che richiama genti da tutta Europa e non, e che trova la sua esaltazione perfetta nella giovane e folle improvvisazione ad libitum delle notti nella Buskerhouse, la postilla giovanile del festival. Quello che segue è il racconto fotografico di una serata ai Buskers, tra ragazze brasiliane intente a danzare sui ritmi della capoeira ai piedi dell'inferocito Savonarola e intense espressioni scenografiche di artisti e monumenti.


A piedi nudi sull'asfalto

Anima folk

Bianco candor

Candida grazia

Alla base del swing

Distrazioni sonore

Piazza Trento e Trieste

Il Listone

Sintesi ferrarese

Via Mazzini

Il cilindro

Grazie

Concentrazione

Giochi pericolosi

Savonarola brucia!

Brazil

Signori si chiude

Chiesa di San Giuliano

Per la Buskerhouse?

Cosa?

Ressa alla BH

Ritmo e... vitalità
Giovedì 13 Luglio 2006
di Rachele · Categoria: Società · ore 17:34

Ultimamente se ne fa un gran parlare, nel bene e nel male.
Ginecologi che procurano cocktail di farmaci che danno effetti simili vengono alternativamente osannati o considerati alla stregua di assassini a sangue freddo.
Spesso chi è a favore del cosidetto "aborto farmacologico" ne parla senza la minima cognizione, ignorando i dolorosissimi effetti collaterali, il peso supportato dall'organismo per riassorbire e smaltire il farmaco ed il trauma psicologico, che, intervento o non intervento, inevitabilmente rimane.
L'aborto farmacologico è doloroso quanto uno spontaneo e nel caso di non completa espulsione di tutto ciò che è da espellere si deve procedere lo stesso al raschiamento dell'utero (come quando dopo il parto una bara sulle goccette, per intendersi, il principio è lo stesso).
Solo che adesso viene presentato come rimedio miracoloso in un'Italia dove abortire per una donna è diventato un iter umiliante ed estremamente complicato.
In un'Italia dove a son di presentare l'astinenza come il metodo più sano per la prevenzione delle gravidanze non viene fatta una corretta educazione sessuale, dove non sono solo gli adolescenti ad ignorare i più banali metodi di contraccezione.
E quel che mi da più fastidio è vedere chi marcia sopra un problema enorme e si nasconde dietro un dito. Anche il rimedio farmacologico dovesse essere migliorato, ottimizzato e tutto il resto basterebbe rendere la sua distribuzione umiliante come lo è adesso per una donna recarsi in un consultorio se il suo non è un caso "disperato".
In Italia siamo a livelli in cui se ti si rompe un preservativo devi aver paura di sostenere lo sguardo di disprezzo del ginecologo che potrebbe rifiutarsi di firmarti la ricetta per la pillola del giorno dopo.
Il problema, purtroppo, è alla base.

Mercoledì 28 Giugno 2006
di Cyrano · Categoria: Società · ore 14:49
Il risultato del referendum sulle modifiche costituzionali e federalismo ha rimesso la palla al centro. Purtroppo.
Nel centro-sinistra già si strofinano le mani al pensiero di poter perdere i prossimi quindici mesi a pensare al regionalismo, al federalismo e all’assetto politico istituzionale del Paese. Naturalmente anche i centristi (di qualsivoglia specie e natura) non vedono l’ora di cambiar nulla partorendo topi attraverso montagne. Per tacer della destra, ormai oltre la soglia della vergogna, che perde pezzi come rotativa impazzita e che grazie ai prossimi, imminenti litigi governativi, potrà recuperare una sua visibilità di contrasto, sempre indecente, ma almeno di contrasto.
E siamo sempre allo stesso punto: come si può parlare di regionalismo (federalismo o devolution) in un Paese come questo? Sinceramente, c’è qualcuno che ha il coraggio di pensare che il regionalismo (o quell’altra roba lì) possa risolvere i problemi di un Paese allo sfascio? metà del paese, il nostro meridione è in una crisi perenne, fuori della legalità, in pieno sottosviluppo: mi meraviglio come Al-Qaeda non c’abbia già fatto un pensiero. E questi pensano al federalismo e si stupiscono che quello che rimane del paese li manda a fare un giro. Eppoi, che cosa se ne fanno i Lombardo-Veneti del federalismo, qualcuno se l’è mai chiesto? Sperano di agganciare sviluppo e globalizzazione? Ma le avete mai viste, voi, le piccole realtà produttive del Lombardo-Veneto? Scusate se generalizzo, ma dico, ma vi sembrano gente in grado di competere con la modernità?
Martedì 27 Giugno 2006
di Attimo · Categoria: Politica, Società, Sport · ore 00:21
PuponeGrottesco colpo di scena finale: il rigorino all'ultimo minuto ci porta tra le prime otto squadre del mondo, consentendoci di evitare altresì pericolosi supplementari contro la volenterosa (e nulla più) Australia. Ci regala un'altra serata per rimpinzarci di pizza, birra e dilemmi sulla formazione, come abbiamo assistito nel surreale collegamento pre-partita nella quale le telecamere stringevano sulle facce scurissime dei pedatori azzurri. Troppa tensione, mi veniva da dire osservando la diretta televisiva eccessivamente ansiogena. In quei momenti, quando fior di critici dibattono sulle questioni tattiche e di schieramento come se ci stesse giocando la vita in una partita a scacchi con la morte, colgo tutta la dimensione tragicomica della questione "Calcio" e ancor più del sistema "Italia", e osservo con lo sguardo misto tra rassegnazione e compatimento, come farebbe una madre di fronte al bimbo scapestrato ma che in fin dei conti gli vuole bene lo stesso. Crescerà è solo un modo per esorcizzare l'inevitabile immaturità che lo accompagnerà nel corso degli anni. La stessa espressione di compatimento la riservavo per i volti sudati e fieri di Lippi e i giocatori intervistati dopo la sveltina consumata negli ultimi secondi di partita. Dichiarazioni pompose, squadra con le palle per citare Zambrotta, quando invece si è assistito a una partita dove abbiamo sprecato quello che siamo riusciti a creare, dove abbiamo non dico  sofferto, ma assecondato un certo andazzo. Dove ha vinto più il Destino, quasi vendicandosi dello stregone Hiddink che potè beneficiare di copiosi doni arbitrali in terra coreana. Il fuoco di artificio finale solleva un grande polverone, che nasconde alcune dolorose verità. Lippi potrà anche fregiarsi di aver ragione grazie ai risultati dalla sua parte, ma ha sostanzialmente perso la brocca in due giorni, prima in conferenza stampa e poi nelle scelte della formazione. Quell'Inzaghi in panchina è stata una rinuncia incosciente, quel Del Piero in campo un'occasione mancata, l'ennesima, dall'Achille autoproclamatosi. Totti non è per niente tornato in forma, nonostante abbia tirato un rigore come si deve, e la Nazionale ha giocato a mio avviso una partita talmente arrendevole da sembrare quasi un atteggiamento voluto. Se non lo fosse, ci sarebbe da preoccuparsi seriamente per il proseguio del mondiale, ma un rigoruccio all'ultimo secondo trattasi di coincidenza paurosa, sono segni divini che potrebbero far ben sperare: si rischia tuttavia di sfociare nel paranormale, e sospendo il giudizio in attesa di nuovi miracoli. Resta l'incredulità per una vittoria agguantata in modo improvviso, una lattina ammaccata che schizza improvvisamente bollicine, anidride carbonica che fino a quel momento aveva intossicato la mente del ct, i muscoli dei giocatori e il cuore dei tifosi incollati allo schermo. E poi boom!, esplode, in modo terribile per i canguri ed esaltante per questa piccola Italia popolata da "schifosi" abitanti, per citare il leghista Speroni.
Qui mi collego all'altra Italia che ha vinto, quellla che è andata a votare, e ha votato no. Si è dimostrato che il referendum non è affatto uno strumento che non funziona più, come sentenziavano i corvacci dopo il fallimento del quesito sulla fecondazione assistita. Se la materia viene resa comprensibile (e questa volta l'hanno sì tentato di fare, ma in modo torbido, approssimato e superficiale, con lo scopo di portare a casa i voti del Si) e se i partiti e i vari mostri sacri che guidano il popolino (chiesa casa tele cosa) allora una buona parte di italiani (di più al nord) muove il culo fino alla cabina elettorale, votando, e anche qui non c'è da stupirsi, per partito preso, come alle precedenti politiche dove anche in quel caso l'affluenza alta fece "scalpore". Se ne deduce la voglia di affermare la propria posizione, l'intransigenza di chi è in ogni caso stanco e vuole difendere il proprio cortile, e magari allargarlo pure. Un paese testardo e miope, un paese calciofilo e qualunquista, un paese spaccato e unito, forse, solo dal ciucciotto di Totti.
Sabato 17 Giugno 2006
di TheEgo · Categoria: Società · ore 01:23
Pare che il PM di Potenza che ha disposto l'arresto di Vittorio Emanuele di Savoia abbia un cognome assai particolare. In un college britannico avrebbe goduto di grossa stima dai compagni e perenne ammirazione dalle compagne. Qui in Italia pensava di passarla liscia nell'anonimato, almeno fino a ieri.

UPDATE: Beh no, proprio anonimo pare non lo fosse...
Martedì 6 Giugno 2006
di Cyrano · Categoria: Società · ore 13:50
La Repubblica (6 giugno 2006):
"In bilico tra figli e carriera il mammo italiano resta indietro"
"[In Francia] il boom dei papà-chioccia"

Sono milioni di anni che gli uomini vanno a caccia, fanno la guerra, detengono il potere politico nella sfera pubblica e mantengono la famiglia (con tutti gli abusi del caso).
Sono milioni di anni che le donne si occupano di gestire la sfera privata e delle cure: organizzazione interna della casa, spesso la gestione del reddito familiare, cura dei figli (con tutti gli abusi del caso).
Dopo una serie di rivoluzioni culturali (e del diritto), negli ultimi 100 anni e in questa zona inventata che chiamiamo occidente, questa situazione sta cambiando. Le ragioni sono molte e qualunque filosofia (anche politica) ha una sua parte nel descrivere i perchè e i percome del fenomeno. Motivi economici, di mercato, di  lavoro, culturali, religiosi, antropologici, sociologici e via dicendo. Tutte queste (retro) spiegazioni hanno una loro componente di verità. Rimane il fatto: le donne sono finalmente (generalmente) chiamate a contribuire sempre di più alla vita pubblica e privata e parimenti gli uomini sono chiamati a contribuire maggiormente a ciò che riguarda la sfera privata della famiglia (comunque la intendiate) e il lavoro di cura parentale.
E poi ci sono gli ostacoli, che tutti conosciamo: il potere, il famoso soffitto di cristallo, non è facile da raggiungere, per il semplice fatto che chi ha il potere, non se ne separa volentieri. Ecco vorrei, una volta tanto, parlare in termini generali, validi per tutti, uomini e donne. Perchè se è vero che esiste un potere maschile nella vita pubblica e politica (stipendi, carriera, diritti, considerazione, gestione dei tempi e tutele) ne esiste anche un altro, femminile, nella sfera privata (il come si fanno le cose: come si lava, come si stira, come si educano i figli, come si cucina, quello che si può o non si può spendere).
Martedì 30 Maggio 2006
di Attimo · Categoria: Musica, Personale, Satira, Società · ore 10:44
Estate!L'inverno è freddo, l'aria pungente penetra tra i sottili varchi della sciarpa e ti scarica addosso tutto il peso di un gennaio troppo lungo per vederne anche solo la fine. Eppure arrivano quelle due o tre orette dove inizi a picchiettare le mani in tasca, il tacco delle scarpe sussulta sul pavimento unto di birra, le note dei bassi si infrangono sugli scogli della tua malinconia e infilza la tua timidezza con un tridente sonico. La mareggiata diventa poi tempesta e inizi (con basso senso del pudore) a mulinare braccia e gambe. Un fenomeno tipico degli inverni metropolitani, dove esiste sempre un posto per riscaldare il tuo cuore "rock&roll". Poi capita che sugli alberi ricompaiano le foglie e le giornate si allunghino, la Natura sembra dirti che non hai più bisogno del rockettino per muovere il sangue nelle vene. Di fianco agli alberi rinvigoriti scorgi locandine minacciose, un susseguirsi di inaugurazione preoccupante, che ti fa sospettare che Madre Natura abbia in realtà siglato un accordo sottobanco con le discoteche della zona. L'estate si porta via il tuo adorato rockettino, democratici e ripetitivi accordi che fanno muovere chiunque, dal tamarro unz unz allo skaboy fino ad arrivare agli algidi ascoltatori di "buona musica". Irrompono drammaticamente sulla scena le discoteche all'aperto, che non so nelle vostre zone ma qui fanno l'autentica parte del leone per quanto riguarda la scena dei locali musicali, peraltro già abbastanza carente con il solo Renfe a proporre qualcosa che non sia dance/house/lounge/bleaurch. Sono ambienti eleganti, esotici, sinuosi, luccicanti: ecco i Giardini Sonori adagiati lungo la riva del Grande Fiume, ecco Villa Selmi che si staglia nelle poetiche lande del Polesine, ecco il Barracuda che morde il Lido di Spina. Il cielo stellato sopra di noi, attorno l'imporsi delle tendenze musicali, che si possono in breve suddividere nel filone house e nel tragicomico divampare del Latinoamericano, con corsi annessi (il rockettino invece fa ballare ippopotami e gazzelle, è democratico, per l'appunto). Ti ritrovi a questo bivio musicale, assetato di musica perchè è estate, è vita, ma nessuna delle due opzioni ti entusiasma, anzi, la voglia di proseguire dritto per i prati ti solletica. Dunque mi rivolgo a voi, giovani abitanti della Bassa, esiste un'alternativa a questo mesto scenario di "situazioni", come le chiamano i bravi pierre? Voglio il rockettino: non importa quale, che sia indie o commerciale, degli anni venti o sessanta, che sia laccato o spettinato, basta che sia musica e non "location", basta che sia anche d'estate, chè l'inverno è lontano ma io sento un pò freddo lo stesso.
Giovedì 25 Maggio 2006
di Attimo · Categoria: Società · ore 21:18
[Attenzione: questo post contiene ingenuità]
Avete presente la nuova campagna pubblicitaria della Vodafone, quella con Totti che alla fine bofonchia soddisfatto Laif is nau con il cavetto del telefono in mano? Salva in zona cesarini uno spot altrimenti patetico, come sono patetici quasi tutti gli spot del resto, ma quelli dove tutti ridono felici e contenti lo sono maggiormente. Tuttavia, oltre a far sorridere il buon Pupone riesce a instillare in me un dubbio. E' lui stesso il primo a dubitare del senso di tale campagna, telefonando al mister e chiedendogli titubante se deve "tirare" o meno. Alla fine la volontà dell'allenatore si rispetta sempre e infatti (lo) tira, assecondando così il refrain della campagna. Si celebra il lancio di una tariffa, 0 cent verso tutti i numeri della rete fissa. Vodafone ci invita ad approfittarne e a staccare dalle prese delle nostre case tutti quei telefoni obsoleti, legaccio insopportabile di una tecnologia superata. Ora è tutto mobile! Ed ecco, dal nonno alla ragazzina, tutti felici a strappare via il cavo telefonico, scivolando così nel paradosso pubblicitario. Se tutti, spinti dall'entusiasmo della tariffa, ci precipitassimo a staccare il telefono fisso, finirebbe senza più nessuno cui chiamare casa, con la conseguente inutilità del nuovo piano tariffario. Viene pubblicizzata una cosa che porterebbe al collasso stesso dell'oggetto in promozione. Stacca tu, che stacco io, e dei 0 centesimi verso la rete fissa non sapremmo più che farcene, ritrovandoci ad usare esclusivamente il cellulare per invitarci reciprocamente a riattaccare quel benedetto telefono di casa obsoleto.
Sabato 20 Maggio 2006
di Notuno · Categoria: Società · ore 22:47
Ieri è uscito in tutto il mondo il film tratto dal "Codice Da Vinci" di Dan Brown mentre si moltiplicano le proteste condite con appelli al boicottaggio della pellicola lanciati da esponenti della chiesa cattolica (ma non solo cattolica), teologi e semplici fedeli. Roba che nemmeno con il burro al posto della vasellina.
Oggi a Ceccano due consiglieri comunali daranno alle fiamme una copia del libro di Brown.
Per la chiesa e molti credenti il libro, e di conseguenza il film, è "blasfemo", "menzognero", "offensivo" e "specula sulla credulità della gente".

Tutta la vicenda, dal mio punto di vista, è molto affascinante.

In sostanza un'istituzione che fonda la sua dottrina e la sua liturgia su alcuni testi mitologici (e successive modifiche in sede di Concilio) e che da un paio di migliaia di anni convince miliardi di persone che, tanto per fare un esempio, c'è un dio unico, creatore e generatore di ogni cosa, che ci osserva e che quando arriverà la fine del mondo ci giudicherà tutti per i nostri comportamenti in vita sistemandoci per l'eternità alternativamente all'inferno o in paradiso perde la testa se alcuni milioni di persone leggono un romanzo, tra le altre cose anche bruttino, e si convincono in massa che il figlio di dio, alla faccia della santità, non solo c'aveva la fidanzata, ma si è dato pure da fare tanto che la sua discendenza è ancora oggi tra noi costretta alla clandestinità.

Molto dantesco tutto ciò.
Venerdì 19 Maggio 2006
di · Categoria: Segnalazioni, Società · ore 10:31
Non vorrei dire che porto sfiga, ma insomma: il fatto colpisce.
Benedetto XVI ha recentemente parlato dell’amore omosessuale come di un amore debole, e durante una cena tra amici la sottoscritta se ne è venuta fuori con la frase: “Beh, almeno gli omosessuali non divorziano! Avete visto i dati relativi al divorzio? Tendono sempre più verso l’alto! Se gli omosessuali hanno un ‘amore debole’, non è che le coppie eterosessuali stiano messe tanto meglio!”
Ecco, non sono passate neanche 48 ore dalla mia affermazione, che si registra il primo caso di gay-divorzio al mondo!
Poco tempo fa Liz King (40 anni) e Daphne Ligthart (36) furono una delle prime coppie lesbiche ad approfittare in Gran Bretagna del Civil Partnership Act: le due donne si erano infatti sposate lo scorso 11 Febbraio ad Ashford, nel Kent. Solo che Liz adesso è scappata con un’altra donna, presunta etero, che era stata pure invitata al matrimonio (“dove non aveva un’aria felice, e adesso capisco perché!”, dice Daphne). Matrimonio che secondo Daphne era tutta idea di Liz, la quale dal canto suo afferma si è sposata per far felice Daphne.
Al danno si aggiunge la beffa, visto che Liz l’infingarda le ha detto di “sloggiare”. Le due donne dovranno ora accordarsi presso un tribunale civile per la separazione dei beni.
Quanto alla sottoscritta, negherà di aver mai detto “Gli omosessuali non fanno divorzi”.

Nella foto, presa dal sito del Sun, Liz (in piedi) e Daphne (seduta) il giorno del loro matrimonio.
di TheEgo · Categoria: Società · ore 00:22
canesbadiglio.jpgAbbiamo, specialmente nel nostro Paese, un bisogno smodato di identificare le persone perbene onde distinguerle nettamente da quelle malvagie. Il vicino di casa è gentile, il garzone è un bravo ragazzo e perfino il figlio del nostro collega, il giorno che un giornalista verrà a chiederci di lui a seguito del suo arresto per spaccio, sarà dipinto nella maggioranza dei casi come "una persona a modo, squisita, ci dev'essere sicuramente uno sbaglio". Già: aiutava addirittura le vecchiette ad attraversare la strada, che il Padreterno l'abbia in gloria!

Se è il Paradiso il locus amoenus cui tendiamo con la perfezione del nostro agire, è noto che l'Inferno sia invece quello che umanamente ci appare più attraente e meno noioso, dunque siamo irrimediabilmente ed incondizionatamente più attratti dalle persone "cattive" che da quelle che ci circondano nella banale vita quotidiana. Abbiamo bisogno di creare mostri, di addossare responsabilità a qualcuno, creandoci giorno dopo giorno capri espiatori su misura per il nostro umore variabile. Saltiamo sulla sedia quando questo o quel personaggio pubblico viene colto in flagrante e scopriamo di lui particolari imbarazzanti che lo mettono in cattiva luce, eppure in fondo ne siamo contenti: guarda un po' che cosa ha combinato quel tale, pensa se capitasse a me! E dal barbiere i "l'avevo detto io che le cose stavano così" si sprecano.

Così ci sorprende, ma in fondo tutti ce lo aspettavamo, di vedere Luciano Moggi inpantanato nel caos pallonaro che tiene l'Italia intera con il fiato sospeso. Quando si scherza a lungo su una cosa un fondo di verità guarda caso lo si trova sempre: i Carabinieri sono proprio come nelle barzellette, in Inghilterra piove spesso, gli Juventini sono davvero "gobbi".  Ci sorprende, ma in fondo i giornali parlavano di lui da mesi, che il "furbetto del quartierino" Ricucci sia finito in manette e che forse qualche illecito finanziario l'aveva fatto, o non si spiegavano proprio tutti quei miliardi piovuti all'improvviso dal nulla.
Ci sorprendono Lapo Elkann ricco annoiato che tira cocaina, Fiorani in carcere, Fazio che alfin si dimette, Buffon che sperpera i soldi in scommesse e rischia i mondiali. Però in cuor nostro lo immaginavamo e al bar l'abbiamo sempre sostenuto così per scherzare. Povera italietta tutta corrotta: sei davvero come ti dipingono.

Ed ora? Ora che l'illecito è comprovato e il cattivo smascherato e spinto alla pubblica gogna che facciamo? Niente di più che uno sbadiglio tra moralismi ipocriti e false scandalizzazioni, come siamo stati abituati dagli ultimi anni di rappezzamenti, spintarelle, e cerchiobottismi. Ora che le voci cattive non sono più semplici barzellette ma dura realtà quotidiana, a capo chino restiamo zitti, aspettando che nuovi politici prendano il posto dei corrotti, nuovi imprenditori risollevino le sorti delle aziende italiane, e nuovi campionati sportivi vengano organizzati senza che un briciolo di etica scenda in campo a far piazza pulita del marcio sottostante.

Perchè il popolo chiede panem et circenses e per tutto ciò sarebbe disposta al perdono totale ed incondizionato: vuole spettacolo, vuole sobbalzare sulla sedia leggendo dell'ennesimo scandalo che ha travolto l'Insospettabile. Vuole il pallone la domenica e vuole i vip sulle copertine che raccontano come si vive dietro le sbarre e di come sono usciti sani e salvi dal tunnel della droga. Vuole la sua dose di adrenalina quotidiana, la sua dose di chiacchere da vicinato, che diano un senso alla routine casa lavoro con magnifici colpi di scena in sedici noni all'ora dell'aperitivo.
Sabato 13 Maggio 2006
di Rachele · Categoria: Personale, Società · ore 10:09
Suscita scalpore e discussione al bar sotto casa e sui quotidiani nazionali la scelta del gazzettino di pubblicare la foto del piccolo Hevan, bambino mai nato, morto nel corpo della madre, soffocato assieme a lei, in una buca.
Per mano di suo padre.
Non ci fossero le mani dai guanti blu a comporgli il corpicino potrebbe essere la foto di un qualsiasi altro bimbo appena nato, la pelle trasparente e un po' squamata. L'espressione "crucciata" dovuta alla pelle raggrinzita tipica dei neonati. La stessa di mia sorella la prima volta che si è addormentata tra le mie braccia, dopo un'ora di vita, la manina stretta a pugno attorno al mio indice.
Non c'è nulla di scabroso, di "pornografico" a dirla come Cacciari, in quella foto; è la foto di un bimbo cui non è stato concesso neppure il primo respiro, il primo vagito.Un bambino "tutto intero", perfetto, immobile con gli occhi chiusi senza averli mai aperti, come se dormisse.
Ed è questo forse che è difficile da accettare, la "normalità" di quel visetto, la sua somiglianza con quelli che sono i figli che dormono placidamente nelle loro culle, al riparo dalla follia. E posso capire il desiderio dei parenti, dei nonni, di far sì che quella creatura non rimanesse soltanto "il bambino che portava in grembo". La necessità di dargli un nome, di mostrare il suo volto.
Perchè nessuno potesse mai definirlo "soltanto un feto".
E, personalmente, mi ha dato più fastidio leggere per la millesima volta la ridicola parola "monabomber" di quella semplice foto, pura, pacifica, con i soli guanti blu sullo sfondo ad indicare la tragedia.
Era un bambino, aveva diritto quantomeno ad un'identità visto che la vita gli è stata negata.
Mercoledì 3 Maggio 2006
di · Categoria: Società · ore 02:36

Tra i sedili di un aereo non ci sta più, in auto nemmeno, anzi dubito possa guidare. Non parliamo della ricerca dei vestiti o di reggiseni da baraccone. A 50 anni sarà permanentemente storta e gobba. Tutto questo lo sa, ma l'argentina Sabrina Sabrok è felice lo stesso: ora, dopo un doloroso intervento chirurgico può dire di avere LE TETTE PIU' GRANDI DEL MONDO (valutate in 7 kg) e chissenefrega del resto, compreso il lavoro di modella per la quale necessita un grado avanzato di anoressia, compresa una buona metà delle posizioni del kamasutra che, vista la penosa condizione fisica le risultano impossibili da raggiungere senza schiacciare fatalmente il partner. Domanda per i maschietti: vorreste una fidanzata così? Per le femminucce: vorreste essere così?

Giovedì 27 Aprile 2006
di · Categoria: Società · ore 17:36
Improvvisamente l'Italia spaccata in due fino a ieri, si trova oggi unita e patriottica nel  dire le stesse cose con le stesse parole. Le medesime peraltro del 2003, manco hanno cambiato i fogli, 'sti geni. L'Italia è una vera squadra che dice in coro le stesse cazzate.
Tutti a parte una: Alessandra Mussolini. "Ora a sinistra qualcuno starà brindando - ha commentato la leader di Alternativa Sociale -, gli elettori di Prodi ed i sostenitori della sinistra non più tardi di martedì scorso auspicavano altri dieci-cento-mille attentati contro i militari italiani: sono stati accontentati" (da Repubblica. it). Almeno lei è sinceramente stronza.
Mercoledì 19 Aprile 2006
di Notuno · Categoria: Società · ore 03:19
I fatti del giorno:
1. Beatrice Borromeo, cognata di Elkann e gran topa, potrebbe condurre con Santoro il nuovo programma Rai "Anno Zero".
2. Tom Cruise, marito di Katie Holmes, adepto di Scientology e noto demente, ha annunciato che mangerà la placenta e il cordone ombelicale di suo figlio direttamente in sala parto.
Venerdì 14 Aprile 2006
di · Categoria: Società · ore 13:40
Non so se ridere, piangere, o schifarmi a questa notizia, secondo cui i miracoli a Lourdes sarebbero in calo, e il vescovo, probabilmente per paura di perdere pellegrini (e quindi soldi) ha deciso di chiedere di cambiare le regole del riconoscimento del miracolo.
Ad oggi infatti, per riconoscere un miracolo, la Chiesa adotta criteri rigidissimi: la persona guarita deve infatti tacere fino al pronunciamento dei medici, che può venire anche dopo anni, e dalla media iniziale di una guarigione all’anno, si è passati ad una guarigione ogni dieci anni. Inoltre i grandi passi avanti compiuti dalla scienza non riconoscono i presunti miracoli come veri miracoli: dal 1858 a Loureds sono avvenuti sessantasette miracoli, ma dal 1978, a fronte di un aumento dei pellegrinaggi, di miracoli ne sono stati riconosciuti solo quattro. Un vero problema per questa città di diciassettemila abitanti, che vive quasi esclusivamente del pellegrinaggio. Per questo il vescovo Jacques Perrier ha chiesto di “aggiornare” la casistica miracolosa che risale al diciottesimo secolo, e di suddividere le guarigioni in tre categorie: oltre alle “guarigioni da confermare”, ci dovrebbero essere le “guarigioni miracolose” e quelle “inaspettate”.
E a chi lo critica dicendo che vuole “svalutare” i miracoli solamente per contrastare l’ascesa di altre chiese (ad esempio quella Pentecostale) il vescovo risponde che in realtà lo fa solamente perché negli ultimi quindici anni sono avvenuti (secondo lui) due miracoli, che la Chiesa non ha riconosciuto.
…ma uno a Lourdes non dovrebbe andarci per fede, indipendentemente dal fatto che i miracoli accadano o meno?
Domenica 2 Aprile 2006
di Rachele · Categoria: Società · ore 14:56
Guardo gli occhi di mia sorella e mi risulta totalmente inconcepibile l'idea che qualcuno possa farle male.
Sono dipendenti i bambini quando sono così piccoli, anche se oramai camminano da soli, corrono, iniziano a biascicare le prime parole.
Eppure dipendono da te in tutto e per tutto, si affidano ciecamente, mangiano quietamente dalle tue mani, si lasciano mettere in una valigia per gioco, ti seguirebbero in capo al mondo senza dubitare di nulla, col loro sorriso da pochi denti, e gli occhi che fanno "blink, blink".
Pochi t'ameranno con l'ardore di un bambino.
Visceralmente.

Vedo la foto di Tommaso Onofri che mi sorride da tutti i giornali e capisco perchè la collettività trova difficile digerire questa morte.
Non è uno tra i tanti che ogni giorno muoiono per violenze, carenza di cure, in un villaggio sperduto dove manca l'acqua o per gli orrori delle guerre.
Non è un "numero".
E' un volto che abbiamo imparato a conoscere, due occhi innocenti, bellissimi.
Ha una storia, che è stata divulgata, resa nota, ostentata a tratti, una storia normale, il figlio di tutti noi.
Ed il pensiero corre spontaneo a tutti gli altri bimbi.
Quelli senza volto, senza storia.

La conclusione della vicenda già si presta ad essere argomento di campagna elettorale.
"Guai a chi tocca i bambini" tuonano unanimi i politici.
Gli stessi politici che avallano le guerre e che pensano al prestigio internazionale prima di occuparsi del sociale del loro paese.
E noi assistiamo alle bagarre impotenti, sovraesposti alla pseudoinformazione.
Ma sono e restano i "nostri figli".
E continua a fare male.
Martedì 21 Marzo 2006
di TheEgo · Categoria: Società · ore 00:43
4occhi.jpgDare la medaglia al valor civile a Fabrizio Quattrocchi è stata un'emerita sciocchezza. Un'altra abile mossa demagogica e retorica del Governo con cui sciacquarsi la bocca in vista dell'appuntamento elettorale imminente. Quattrocchi dovrebbe essere ricordato con affetto e stima da tutti gli italiani per le sue parole "Vi faccio vedere come muore un italiano". Basta una frase sbruffona ed arrogante come questa a celebrarne la grandezza come eroe? La bravura di un soldato per un popolo intero che dalla guerra si tiene fuori, almeno a parole, da oltre sessant'anni può provenire soltanto da una frase pronunciata in tempo di morte?

Ovviamente no. Giudichiamo una persona che non era nemmeno in missione con i suoi compagni italiani per conto del Governo che ha scelto di appoggiare l'intervento americano, che era in Iraq per soldi in quanto la sua professione era quella di mercenario, bodyguard privato al servizio di qualche potente locale. Giudichiamo una persona che di eroico non ha  fatto proprio niente a pensarci bene: non si è immolato per la causa della Patria, non si è sacrificato per il bene dell'umanità, non ha fatto neppure un briciolo di bene per la nostra Nazione assopita a casa davanti alla televisione. E proprio perchè di celebrazioni televisive si tratta, è la retorica di propaganda a prevalere. E' morto da eroe perchè ha pronunciato parole coraggiose. Dunque, non le avesse pronunciate sarebbe morto da pirla qualunque. Un po' come tanti altri ostaggi di serie B, che spaziano da quel poveraccio italo-turco catturato e freddato senza trattative al bravissimo Enzo Baldoni, scomparso mentre tentava di fare il suo lavoro portando testimonianze su alcuni traffici oscuri in Iraq.

Abbiamo centinaia di medici al servizio delle popolazioni colpite da guerre, e non sono soltanto i Gino Strada di Emergency o quelli che ci raccontano sulle riviste, ma sono tanti volontari che ogni giorno danno una mano in maniera proficua tenendo alto, loro si per davvero, il nome dell'Italia nel mondo. Sono i nostri eroi, che talvolta muoiono all'altro capo del mondo per aver isolato un morbo come la Sars, oppure vengono trucidati da qualche integralista in una regione boschiva dello Zambia. Loro, di essere eroi non lo sanno e forse non lo sapranno mai, ma sicuro meritano una medaglia al merito molto più di un ragazzotto finito tra le mani di un pugno di integralisti e che ne avrebbe fatto volentieri a meno di morire in quel modo.
Giovedì 16 Marzo 2006
di Chinaski · Categoria: Società · ore 10:00
Paolo Onofri si difende dalle infamanti accuse di pedofilia:

"Io non sono un mostro. Nel computer ci sono soltanto immagini di ragazzini come ne hanno tutti".

Non so se mi ha convinto.
Lunedì 13 Marzo 2006
di Littlewitch · Categoria: Società · ore 13:58
A proposito delle recenti vicende francesi. Ecco cosa ha visto e raccontato chi c'era. Storie che si ripetono o nuovo capitolo...?

(grazie ad AleKorra e ai suoi amici erasmus)
di A day in the life · Categoria: Politica, Società · ore 12:59

DROGA: GIOVANARDI, LIMITE CONSUMO SARA'ATTORNO A 23 SPINELLI

(ANSA) - VIENNA, 13 MAR - La commissione che si occupa delle "tabelle" si sta orientando verso il limite di 23 spinelli come quantità massima di cannabis consentita per il consumo personale. Lo ha detto il ministro per i rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi, a Vienna per partecipare alla sessione annuale della Commissione stupefacenti delle Nazioni Unite. Giovanardi, che si è detto certo che la commissione terminerà i suoi lavori entro poco tempo, forse entro la settimana, ha spiegato che l'organismo istituito dal Ministero della salute si sta basando, per definire le soglie delle varie sostanze, sui dati provenienti dalle Prefetture circa i quantitativi di droghe sequestrati. Il ministro non ha invece fornito dati precisi sulle quantità massime consentite per le altre sostanze stupefacenti, anche se ha detto che saranno comunque inferiori a quella della cannabis. (copyright ANSA).

Mercoledì 8 Marzo 2006
di Rachele · Categoria: Personale, Società · ore 12:48
Otto marzo.
L'ennesimo otto marzo in cui la mattina manco mio padre mi ha fatto gli auguri.
Ogni tanto penso che avrei bisogno di sentirmeli fare tutti i giorni gli auguri.
La mattina quando mi alzo vorrei che qualcuno mi ricordasse che esisto a rendere più bello il racconto del mondo.
Può sembrare stupido ma non lo è.
Sono una donna, sono un trattore se mi ci metto, un segasso come si dice qua a Venezia.
Ho un mio lato femminista, con tanto di zoccoli e gonnellone fiorato, ma senza che questo entri in contraddizione con le mie fragilità. Col mio essere e reagire sempre e comunque in maniera emotivamente diversa rispetto ad un uomo.
Ci si vende anche nel 2006, ci si vende ovunque con un sorriso, con il dover subire quelle umiliazioni che i nostri nonni avrebbero considerato affronti.
Vendersi è anche rinunciare a una parte di se stesse in nome di una nuova convenzione sociale che ci vuole più "aperte", tollerare col sorriso. Subire gli altri che vorrebbero che le mancanze di rispetto fossero normalità, perchè oramai si usa così, è il modo comune di pensare.
Qualcuna delle persone che ho accanto forse mi rispetta come persona.
Nessuno come donna, nella mia diversità.
Mercoledì 1 Marzo 2006
di TheEgo · Categoria: Segnalazioni, Società · ore 00:23
Giorgio: "Alex, non sai di Raf, vero?"
Io: "No... non lo vedo dal 1999. Come sta?"
Giorgio: "E' andato..."
Io: "Porc#@ Come caz! Quando?"
Piero: "Tre settimane fa. Non abbiamo neanche avuto la testa per mandare sms a voi che siete via, per avvisarvi dei funerali..."
Io: "Merda... adesso aveva... 33 anni, vero?"
Tiziana: "Già. 33 anni, ed una bambina di due."
Io: "....." (sorso di birra)
Giorgio: "E Rob... sai di Rob?"
Io: "Eh no cazzo! Non può essere andato anche lui! L'ho sentito per mail tre mesi fa!"
Giorno: "No non è andato, non ancora, ma manca poco. E' spacciato..."
Io (sorso di birra): "Ma è del '76... merda... in tre mesi?"
Tiziana: "No. In uno. Un mese solo."
Piero: "Già..."
Tiziana: "Ale... sai che.. sta toccando a me? Ho già finito tutti gli accertamenti... sto messa proprio come stava messa Robby due anni fa."
Io: "...."
Giorgio: "Hai fatto bene ad andare via, col senno di poi...", pausa poi mi fissa negli occhi quasi con rabbia, e urla verso di me: "ma che cazzo ci torni a fare, qui??"

Alex racconta una storia che è un pugno allo stomaco. Vale la pena leggerla tutta: le sue parole sono dure e di accusa e la questione è di una gravità impressionante.
Allora facciamo così: visto che non contiamo una ceppa in questo paese ma chissà che la legge dei grandi numeri non sia giusta, mi fate il piacere di prendere questo link e riportarlo sui vostri blog. Di aprire il vostro programma di posta e di incollarlo ai vostri amici. Di farlo leggere ai vostri amici, ai vostri colleghi di lavoro perchè perlomeno la storia venga a galla. Lo stanno già facendo in tanti sulla rete, speriamo la cosa continui e che questa ulteriore segnalazione possa dargli ancora maggior visibilità. Lo fate? Per favore. Poi torniamo a parlare di idiozie sanremesi se volete.
Venerdì 24 Febbraio 2006
di TheEgo · Categoria: Società · ore 01:03
Il 13 gennaio scorso raccontavo in un post dei fatti accaduti a Ferrara nel settembre scorso e che ancora oggi sono fonte di accese discussioni nella nostra città. L'omicidio del giovane ragazzo davanti all'ippodromo cittadino rimane infatti una ferita aperta per tutti quanti, dopo i recenti, drammatici, sviluppi. Per quanti di voi non hanno avuto modo di seguire le notizie dell'ultimo mese, ecco in sintesi come stanno andando le cose.
L'invito è sempre quello: spargete la voce e divulgate la notizia per quanto vi è possibile, perchè non scenda il sipario su questo atto increscioso che getta una lunghissima ombra sulle forze dell'ordine.
 
Sia chiaro: la faccenda ha preso una brutta piega e si è finiti all'ovvio muro contro muro tra polizia e la famiglia. Partiamo però dal principio.

Sabato 18 Febbraio 2006
di Rachele · Categoria: Politica, Società · ore 11:20
Diciamocelo pure, Calderoli un po' ci sta sulle palle a tutti, insomma, come fa uno così a piacere a qualcuno, una macchietta simile, dargli addosso è un po' come sparare sulla croce rossa, spesso e volentieri ci si astiene.
Adesso Berlusconi gli ha chiesto le dimissioni, e tutti a ruota a dire che Calderoli è diventato un cretino tutto su un colpo proprio l'unica volta in cui la sottoscritta non è esattamente convinta della totale idiozia del suo gesto.
Insomma, c'è una maglia che va di moda ultimamente con su scritto "Kill the Pope" e non vedo frotte di Cristiani bruciare le fabbriche ed i negozi, ogni tanto qualche sinagoga l'incendiano ancora eppure non vedo così spesso moschee in fiamme. I giornali arabi possono trattare il mio Dio, il vostro Dio e il Dio di mia sorella ridendo e sbeffeggiando quanto gli pare mentre noi non possiamo dire nulla del loro Profeta? Mi sembra ridicolo.
E mi sembra ridicolo che il mio governo si metta a dire che offendiamo la loro sensibilità. Nessuno pensa alla sensibilità di una donna non velata cui viene urlato dietro "puttana" per le strade del Cairo?
Insomma, hanno una cultura diversa, va bene, hanno una mentalità diversa, va bene, hanno una religione diversa, va bene. Ma questo deve dare loro l'autorizzazione a fare il bello e il cattivo tempo pure della stampa occidentale di per sè già non esattamente libera per definizione?
Poi però quando qualcuno s'azzarda a dire che hanno una certa inferiorità culturale tutti a tacciare di razzismo. Insomma, mettetevi d'accordo coi vostri neuroni, se davvero pensate che delle vignette possano scatenare tutto quell'ambaradan allora vuol dire che considerate gli insorti degli pseudolobotomizzati che si lasciano indottrinare tanto da non avere cognizione del libero arbitrio e delle proporzioni. Alla faccia della considerazione culturale.
Fossi musulmana mi sentirei presa per il culo più da chi dice che l'autore delle vignette deve chiedere scusa che dalla vignetta in sè.
Perchè funziona così, a fare passi indietro per tentare di salvare un dialogo ci si ritrova spalle al muro, mi spiace, il presidente dell'Iran ha diritto di dire quel che gli pare esattamente quanto me o il vignettista, il concetto di libertà non è relativo o di comodo. Insomma, cari tutti voi insorti contro le vignette, avete voluto la bicicletta, e adesso pedalate, c'è poco da fare. Calderoli stava meglio a zappare la terra, e, almeno personalmente non è stata questa vicenda a portarmi a invocare le sue dimissioni. Ma al giorno d'oggi è meglio ammazzare qualcuno piuttosto che macchiarsi di atti poco politically correct, e gli effetti si vedono.
La diversità così come la discriminazione stanno in eugual misura negli occhi di chi guarda e in quelli di chi si sente guardato. Ma questo, a quanto pare, è un concetto troppo complicato da spiegare.
Venerdì 17 Febbraio 2006
di Rachele · Categoria: Società · ore 20:21
Domenica scorsa ero in battello.
Ad un certo punto ho sentito qualcuno che si strusciava palesemente su di me, sulle mie gambe, mi sono sentita nauseata. Poi mi sono voltata, e c'era un uomo di mezza età, con l'uccello in mano, appoggiato a me, ai miei vestiti, alla mia giacca. Confuso nella ressa.
L'ho afferrato per il polso e mi sono messa ad urlare, schifata, nauseata, attirando subito l'attenzione del marinaio e della gente. Ho preteso d'arrivare in stazione, di denunciarlo, di perdere due ore del mio tempo ed un numero imprecisato di treni in una situazione che già per me non era facile.
Mi hanno scoraggiata in tutti i modi, mi han detto che in fondo non avevo visto nulla di così straordinario e che non c'era il tentativo di violenza, quanto più che altro una blanda molestia. Ho vomitato da sola, col buio, nella stazione di Rovigo, spersa, tra le lacrime, per la doppia umiliazione. Come se chiunque avesse il diritto di farsi una sega su di me, come se la cosa non fosse grave.
Poi sono tornata a casa e ho letto questo.
Non c'è più rispetto per le umiliazioni. Non più.
Martedì 14 Febbraio 2006
di Cyrano · Categoria: Società · ore 15:14
Uscendo dall’ufficio mi trovo sempre a fissarlo, in alto, spropositato, gigantesco (come solo a Milano riescono a fare). E’ il claim di un cartellone pubblicitario, forse di un’intera campagna. Reclamizza un paio di braghe che all’apparenza sono piuttosto trendy, con tasche enormi dappertutto, vita bassa color sabbia militare. I manichini di turno che indossano le braghe sono tre: un rappresentante della specie femminile, uno maschile e un cucciolo d’uomo. In basso a destra sonnecchia un leopardo, giuro! una bestia del genere con le macchie e gli artigli. Sotto le loro scarpe e in lontananza si allunga, in assenza di prospettiva, il deserto. I tre manichini appartengono a un’etnia meticcia, pelle scurina, capello nero, zigomo alto, e tutti ostentano il torso nudo (tranne la femmina, magra come un chiodo e con una fascia a coprirle gli attributi sessuali secondari). Lo sguardo è orientato a una fatidica e impegnativa missione, impossibile sapere quale, perchè hanno gli occhi che scompaiono all’orizzonte. E poi la frase a caratteri cubitali, che io digrigno fra i denti, bestemmiando, ogni volta che mi trascino in direzione della metro: what are you fighting for?  what are you fighting for? what are you fighting for?
Quando mi lascio alle spalle il cartellone, tutte le sacrosante volte, mi dico che non posso star male per un cartellone, mi ripeto che così non va bene, parlo coi muri e dico che la devo piantare, e che la vita è bella anche se ci sono le pubblicità. Poi scuoto la testa e spazzo via questi tentativi riformisti e mi vedo per quello che sono, e rimugino sulla frase: perchè quella frase?
Perchè nella società post moderna, dove il conflitto si vuole abolito (infatti lo esportiamo, come la democrazia e la satira) occorre trovare altre strade: tutti si devono sentire in lotta, possibilmente per una giusta causa, possibilmente lontana: i manichini del cartellone combattono per qualcosa di nobile, visto che non sono vestiti come nazi-skin e sono negri (ma belli) e vivono in simbiosi con la natura (il coguaro/leopardo) e l’ambiente (il deserto). E’ tutta qui la tragedia di quel cartellone: l’indignazione per l’ingiustizia (bagaglio teorico standard di chi è nato col culo al caldo nelle moderne società metropolitane, di solito negli anni ottanta), per comodità, diventa un paio di braghe, una lattina di roba frizzante, un euro al bambino negro di turno via sms, il comizio di un cantante prima che cominci a suonare. E via dicendo. Esiste un vero e proprio ventaglio di proposte per fare quelli che sono impegnati: dal volantino (giuro) che pubblicizza “la settima giornata mondiale del prigioniero politico rivoluzionario” all’adozione del gatto maltrattato, dalla fornitura di medicine e roulotte alla donazione di libri, dalle cause animaliste (segmento di mercato plantigradi) a quelle dell’apertura di conti bancari etici e solidali. Ma queste sono cose già dette, ci sono libri e libri che ne parlano. Finalmente adesso la pubblicità ci rende le cose più semplici, non serve più nemmeno l’impegno, non occorre prevedere spese aggiuntive. Basta acquistare un paio di braghe per sentirsi coinvolti nella lotta per un mondo migliore, semplicemente andandosene sculettando nel deserto, accompagnati da un ghepardo rincoglionito e dai componenti (etnicamente interessanti) di una famiglia di fatto. E tu? mi chiedo scendendo le scale della metro a Moscova, tu per che cosa stai lottando?
di TheEgo · Categoria: Società · ore 00:10
ph_ruini_pc.jpgÈ un’iniziativa assolutamente inedita quella che nei giorni scorsi è stata messa in moto da parte del nunzio apostolico in Italia, Paolo Romeo. Il prelato ha preso carta e penna e ha indirizzato una missiva ai vescovi residenziali, chiedendo loro, per volontà del Papa, l’indicazione di un nome per la presidenza della Cei.

Ruini va (finalmente) in pensione. Visti i recenti paragoni del Premier, si auspica una nomina ad honorem.
(via Fran)
Venerdì 3 Febbraio 2006
di Cyrano · Categoria: Società · ore 11:30

La questione delle vignette satiriche è stomachevole per la piega che sta prendendo. E obbliga a prendere una posizione. Credo che la libertà di stampa sia un valore fondamentale, un valore che spesso è attaccato dallo stesso establishment dei governi occidentali, un valore che coincide spesso con la presenza della tanto declamata democrazia. Irrinunciabile dunque. Se un paese non è democratico e non è avvezzo alla libertà di stampa mi dispiace. E di sicuro c’è bisogno di alzarlo il livello di democrazia e non certo di abbassarlo.
Dunque su questo punto non si transige, destra e sinistra la piantino di strumentalizzare la faccenda e si vergognino. Su questo punto, e lo ripeto, non si transige. Dunque niente scuse, niente ripensamenti, nessuna preoccupazione. Esistono milioni di musulmani che se ne fregano delle vignette dell’occidente. Siamo alle solite: la parte estremista del mondo si getta a capofitto nella strumentalizzazione, in Oriente come in Occidente. In Palestina e via dicendo chiedono a gran voce rispetto, facendosi ritrarre con il Kalashnikov in mano. Beh, non si accettano lezioni in questo modo. Mi dispiace per gli Ulema, ma su questo punto non c’è nulla da sbraitare ma solo da stare zitti e imparare. Questo non vuol dire che si debba dare retta all’opposto estremismo. A quale mi riferisco? A chi sbraita che la libertà di stampa è in pericolo e quindi pubblica a spron battuto quelle vignette dappertutto! Su internet, sui giornali, su volantini, pure sui blog adesso! A Napoli (leggenda metropolitana)  ci stamperanno le magliette con maometto e la bomba. Ecco, questa posizione ritengo sia altrettanto inutile e pericolosa di quella descritta in precedenza. Le vignette hanno (avuto) un senso, quando sono state pubblicate, in quel giornale. Quel senso non glielo toglie nessuno, in ragione della libertà di stampa di cui parlavo sopra. Questo però non vuol dire che si debba accettare la provocazione, perchè di questo si tratta, e tappezzare la città con le vignette di Maometto. Che cosa si vuole rivendicare che un governo (serio, mica il nostro) non può tranquillamente affermare attraverso il suo primo ministro? Che cosa significa mettere nel proprio blog la testa di Maometto con sopra la bomba? Forse che Noi, qui, facciamo quel cazzo che ci pare? Significa che abbiamo due palle grosse così e che ce ne fottiamo degli ulema e di quei bacchettoni degli islamici, noi? Che attacchiamo il crocifisso nelle aule e ancora un pò pure nei bagni (senza offesa)? Lasciamo perdere. Meno infantilismi e sangue freddo. La libertà di stampa non si tocca e non si toccherà mai. Ma soffiare sul fuoco è una posizione estrema, e quindi infantile. Via il pollice dalla bocca, per favore. State bene. Cyrano.

Domenica 29 Gennaio 2006
di Attimo · Categoria: Società · ore 17:44
E' nelle pieghe della società che va ricercato il Male Oscuro. In una cooperativa dalle grosse dimensioni, oggi è stato organizzato un consueto e grottesco Circo infantile. La scena è la seguente: atrio di un centro commerciale in cui sono state installate costruzioni in gomma gonfiabile, successivamente riempite con un'elevato quantitativo di palle colorate. Le pareti, costituite da una rete morbida ed elastica, consentono all'ossigeno di penetrare all'interno ed evitare spiacevoli inconvenienti. L'ingrediente principale della kermesse è rappresentato dalla gioiosa ed esuberante predisposizione al Gioco dei Bambini, vittime ignare di strategie di marketing. Genitori sadomaso infatti riempiono il ventre delle costruzioni plasticose col ghigno sulle labbra, quasi come si riempie il tacchino il giorno del Ringraziamento, e ci si leccano i baffi. Più bambini vengono inseriti e più aumenta il Caos all'interno delle macchine colorate: palle e fanciulli iniziano un movimento vorticoso che andrà avanti fino all'orario di chiusura, con i pater familias intenti a conversare tra di loro su prodotti sotto costo e improbabili uscite serali. Il bambino, una volta inserito là dentro (diomio) perde ogni abbozzo di connessione cerebrale ed inizia a muoversi senza scopo e senza una meta precisa, rimbalzando qua e là e arrossendo visibilmente sulle guancie. Paonazzi esserini gridano come pazzi e continuano a saltellare pseudoimpazziti. Sembrano pieni di vita, ma nei loro sguardi fissi nel vuoto, che riesco a intravedere nella penombra del ventre delle costruzioni gonfiabili, riconosco la stessa espressività delle palle colorate su cui infieriscono i piccoli piedini. Scenario agghiacciante, anzi, ovviamente agghiacciante, inghiabbiare bambini per tenere aperto un centro commerciale in una stupida e inutile domenica di fine gennaio con la nebbia e le strade semideserte, che sento affiorare il senso di colpa in tutti noi presenti anche solo per un istante alla scena. E' che non c'è tanto altro di meglio da fare, si giustificano gli occhi dei genitori mentre tengono a bada il carrello mezzo pieno di Pepsi e Buste Barilla Pronte in 5 minuti.
Martedì 24 Gennaio 2006
di Cyrano · Categoria: Società · ore 11:34
Milano fredda ieri sera, al seminario sul Dolore organizzato dal Vidas. I relatori sono molto bravi, in particolare il filosofo Natoli (Filosofia della Politica all’Università II di Milano) che da squisito meridionale si lascia andare a un’enfasi sommessa e gentile. La potenza radicale degli argomenti della sua esposizione è qualcosa che raramente si sente in giro, perfino commovente a tratti. Al termine del seminario, nel quale i relatori hanno costruito l’architettura dei futuri incontri sul tema, mi trovo a meditare sui confini del corpo, sulla cultura della sofferenza, sulle nuove sfide che l’essere umano si troverà di fronte tra breve. Mentre il vociare degli ospiti si intreccia tra soffitto e poltroncine, mentre stringo mani e soccombo alle presentazioni, tra un sorriso e l’altro, mi avvio verso l’uscita di via Hoepli e dopo quattro passi sono in Galleria. Sono le otto di sera.
Tutto appare deserto, solo un paio di caffetterie sono ancora aperte e dentro poche persone, per lo più da sole. La grande piazza del duomo si apre con il solito e bellissimo scenario e penso che sono in una città della germania, dove il barocco prende possesso del centro di quello che una volta era un solo un paese. Mi rendo conto che milano è una città triste, semideserta e spazzata dal vento. Non che non abbia una sua tragica e storica bellezza, ma rimane un paese, un grosso paesone acquattato al termine della pianura, reso ricco, a suo tempo, dai suoi grandi borghesi (e dalla manovalanza). Le velleità di competere con la Capitale, frasi deliranti che una volta spuntavano settimanalmente, oggi sono solo un ricordo. I montanari e i preti che governano Milano senza fantasia nè cultura  (e come potrebbero?) non ci provano nemmeno più, li vedo sospirare nei rispettivi luoghi di potere, tra un messale e una polenta, involgarendo perfino il dialetto che si strappa mille miglia lontano da quell’inflessione colta e meridionale che ancora risuona nelle mie orecchie. Potrebbe essere una metropoli straordinaria, coraggiosa, innovativa, divertente, culturale, potrebbe diventare ponte di quest’Italia disgraziata per accompagnarla (veramente) in europa, così come il nostro meridione ci accompagna per mano nel  mediterraneo. Potrebbe. Ma ci vorrebbe qualche filosofo in più.

State bene, Cyrano.
Mercoledì 18 Gennaio 2006
di Cyrano · Categoria: Racconti, Società · ore 15:17
Sono mesi che quando entro in ufficio saluto i portinai dietro la reception.
Di solito sono svaccati sulle poltroncine, oppure guardano la televisione arrotolandosi la cravatta regimental. Come dire: lavorano.

Sono mesi che i portinai non rispondono in maniera evidente al mio saluto.  Nel senso che quando va bene lasciano uscire un grugnito, o sollevano lo sguardo opaco dallo schermo. Ma non salutano.

Sono mesi che mi ostino a salutarli, senza ottenere nulla in cambio. Mi sono fissato. La loro pochezza non deve scalfire la corazza di buona educazione dietro la quale mi nascondo da trentanove anni.

Rientrato dopo la pausa delle tredici, incrocio di fronte alla reception i due baroni nerovestiti del secondo piano. Uno vecchio, l’altro giovane. Trasudano potenza economica e stronzaggine italica. I due portinai si genuflettono, si lasciano andare a battute allegre, aprono la porta ai signori cappottati, chinano leggermente le spalle in segno di devozione.

Rimango smarrito per un secondo, poi tutto torna al suo posto. Decido che il mondo non può andare avanti in questo modo e sono preda di fantasie à la Tarantino. Mi tocco le tasche e non trovo la pistola. Lascio perdere e torno a lavorare.

State bene, Cyrano.
Venerdì 13 Gennaio 2006
di TheEgo · Categoria: Società · ore 02:00
Quanto vado a scrivere è una di quelle storie che avrei dovuto raccontare da diverso tempo e che per mancanza di tempo o di voglia è rimasta in sospeso fino ad oggi ingiustamente. Una di quelle storie che vanno raccontate, almeno per condividerne la drammaticità e per mostrare quanto accade sotto i nostri occhi nemmeno troppo occasionalmente. Una vicenda rimasta per troppo tempo in sospeso, se è vero che i fatti risalgono al settembre scorso e soltanto ora qualcosa comincia a muoversi anche a livello nazionale suscitando il clamore della gente di ogni dove. Una storia da far girare, da raccontare, da segnalare e divulgare perchè si sappia in giro e diventi, dal web, una voce grande ed importante. Un chiasso che smuova le coscienze e colpisca dritto i diretti responsabili, perchè non sia un episodio accaduto invano.

La notte del 24 settembre a Ferrara un ragazzo di 18 anni, Federico Aldrovandi, muore nelle mani della polizia. Una serata come tante, trascorsa in discoteca a Bologna con gli amici, dove Federico assume imprudentemente una pastiglia di ecstasy (o sostanze simili) che qualcuno all'interno del locale gli vende. Poi la decisione, a notte inoltrata, di rincasare da solo, percorrendo un po' di strada a piedi senza farsi accompagnare. Capita spesso al giovane Federico, che ama tirare tardi con chi è disposto a star fuori fino a tarda notte con lui, ma che in questa circostanza non trova supporto da nessuno. Quando gli amici lo salutano Federico è tranquillo e bonario come al solito, nessuno pensa che quella sarebbe stata l'ultima volta che l'avrebbero visto vivo. Cosa è capitato dopo, resta ancora oggi un mistero.

E' quasi mattino quando gli abitanti di via Ippodromo chiamano la polizia in seguito a schiamazzi di qualcuno che in strada sembra manifestare comportamenti strani. Nelle prime ore di luce dopo l'alba, Federico viene portato via dalla polizia stessa, privo di vita.
Lo lasciano per cinque ore sull’asfalto, nascondendo la verità alla madre che lo cerca fin quasi a ora di pranzo ignara di tutto. La versione degli agenti racconta che una volta fermato, il giovane avrebbe dato in escandescenze. Ovviamente negano la responsabilità della morte sostenendo che si sia ferito da solo e sia deceduto per overdose. Gli esami tossicologici smentiscono tale tesi.

Il giorno di Natale sono trascorsi 3 mesi dall'accaduto. I dettagli emersi dai referti medici, non ancora ufficializzati dopo così tanto tempo, parlano di numerosi segni di percosse su tutto il corpo, ferite per contusioni alla testa, strisce delle manette ai polsi e lo scroto schiacciato.
Ricordo perfettamente i giornali di quei giorni e lo strano avvenimento su cui non si volle fare volutamente luce. "Ragazzo muore per overdose" titolarono in maniera simile i due quotidiani cittadini.
La notizia rimane insabbiata per mesi, finchè la madre, che ha riavuto i panni di Federico letteralmente imbevuti di sangue, chiede verità ed apre un blog che cerca di far luce sulla vicenda. Grazie al tam tam telematico, alcune radio, ed ora anche Indymedia, Liberazione, il Manifesto e Repubblica, denunciano il caso portandolo all'interesse della nazione intera.

Prima di proseguire vi invito a leggere la testimonianza della madre, ricca di particolari e densa di verità scomode. Quello che segue sono soltanto le mie ipotesi, le mie personalissime opinioni in merito alla vicenda Aldrovandi. Le mie accuse e le mie riflessioni di cittadino ferrarese, appena più grande della vittima, emotivamente coinvolto fin dall'inizio in questa triste storia di angosciante violenza urbana.
Lunedì 9 Gennaio 2006
di TheEgo · Categoria: Società · ore 13:01
ostaggi.jpgUn gruppetto di italiani ricchi si reca nello Yemen, paese notoriamente a rischio, viene rapito e tenuto in ostaggio qualche giorno. Vengono liberati ed ora intervistati ed ospitati in alcune trasmissioni tv che li renderanno quantomeno celebri e ancora più ricchi. E loro, che passano da un mitra puntato contro, e che non ha sparato solo perchè ad un folle girava così in quel momento, ai salotti di Vespa hanno già detto che ci torneranno quanto prima. Ma mica a  lavorare o a cooperare come succedeva con i rapiti in iraq...no, in vacanza. Beh, allora il sostantivo pirla sembra calzare a pennello per voi.

Un leader politico che ne ha combinate di tutti i colori, viene colpito da ictus per due volte ma nonostante tutti pare sopravviva ed oggi venga svegliato dal coma. Gli accidenti che l'intero popolo palestinese gli ha tirato non sono stati sufficienti a superare le preghiere di quello israeliano che comunque si trova ora senza una guida importante per il paese. E il processo di pace che fine fa? Sempre e comunque rimandato, rimesso in discussione, bloccato, nei secoli dei secoli. Amen.

fioranipic.jpgLo scandalo Antonveneta rischia di diventare una nuova tangentopoli e si scoprono giri illeciti di denaro ai politici. Fassino fa la verginella ma ammette di aver fatto il tifo per. D'Alema al giro in barca non ha mai rinunciato e intanto Berlusconi e i suoi hanno messo in tasca miliardi per anni con la Popolare di Lodi senza che nessun elettore battesse ciglio. Però lo scandalo è ben costruito e cade a fagiuolo in questo momento. Non resta che fare i complimenti al Giornale ed attendere la mazzolata che resta comunque in programma per aprile. Quanti voti sposta questa montatura mediatica? Sarei pronto a scommetere non più del'uno, uno e mezzo percento.

agca.jpgTorna libero Ali Agca. Già mi vedo le mamme che impogono il coprifuoco ai piccini. Non uscire che c'è il lupo grigio! Recita le tue preghiere e fila a letto! Curioso che Repubblica e Corriere ieri davano la notizia quasi allarmati con titoloni ad effetto nonostante sia da cinque anni che il signore in questione era stato graziato e si sapeva doveva scontare altri pochi anni per un omicidio nel suo paese. Ad ogni modo, con Agcà libero ecco che andranno a farsi benedire le verità sul complotto ordito contro Giovanni Paolo II e sul caso Orlandi. Un'altra pagina di novecento che rischia di chiudersi e cadere nel dimenticatoio. Insieme alla triste storia di Donatella Colasanti, morta senza aver conosciuto la verità sul massarco del Circeo, non credendo affatto alla tesi della morte in Spagna di Andrea Ghira.

2006, si volta pagina, ma non preoccupatevi. A riempire le pagine dei quotidiani ci sarà, almeno per qualche anno ancora, la mamma di Cogne, unica imputata, unica sospetta, unica assassina di un caso che forse non verrà mai chiuso.
Giovedì 29 Dicembre 2005
di Littlewitch · Categoria: Società · ore 10:34
strad2.jpg

Avete settantatrè anni? Bisogno di poco rumore? Pochi ragazzi (o drugàt) che impestano le vie del centro? Niente concerti la sera che poi al mattino vi fan mal gli orecchi? STATE CERCANDO CREMONA.

Non desidero un "bordello" fatto a città ma credo sia perfettamente lecito dire che Cremona quanto a vita scarseggia un po'. Certo è una città dove si vive bene, in effetti di grossi problemi non ne abbiamo, a parte che la percentuale di tumori è una delle più alte d'Italia. Una cittadina tranquilla, senza pensieri, dimenticavo che c'è una raffineria -ormai d'epoca- attaccata alla città a circa venti metri dalle nostre estive società canottieri. Non parliamo di università, potrebbero far scomparire le rughe di una mentalità ottocentesca basata soltanto sull'agricoltura. Sapete, Cremona si spaccia in tutto il mondo per città della musica... Musica? a Cremona? La musica a Cremona non c'è. Si, ci sono dei gran concerti di violini che, senza nulla togliere a questo strumento che ci piace molto, dopo un po' ..stancano. "Suonare" a Cremona significa non avere un palco su cui esibirsi, tranne in un paio di occasioni annuali, nonostante beh, di gruppi studenteschi attivi ce ne siano al momento soltanto tre o quattro. Quando riesci a suonare, dopo mesi e mesi di sala prove, alla seconda canzone in scaletta la municipale accorre sul luogo del delitto, illuminando il locale con tamarrissimi lampeggianti blu (ma noi non siamo supereroi!). A Cremona dà fastidio la musica il sabato sera ma fa piacere spendere 800.000 euro per una gita fuori porta di Ciampi. Scusate, ma ora che è stato qui siamo tutti più buoni? La città è più viva? Certo, se vi accontentate delle luminarie che vanno dal corso a piazza del Duomo! Ma la città è sempre la stessa. sarei scorretto a non dire che i primi a lasciar morire questo paese allargato sono i suoi giovani; qualche bella iniziativa c'è: e non sto parlando della polenta gratis in piazza o del cotechino più grande del mondo, ma delle idee valide, di cui -quasi sempre- ce ne sbattiamo. L'ultimo dell'anno in tutte le città d'Italia ci saranno concerti e spettacoli, ma qui, come tradizione vuole, ci accontenteremo di una delirante e deprimente cover band delle più svendute. Che dire? Ci vorrebbe "un'altra stronza rivoluzione" o basterebbe che ognuno di noi si interessasse (un minimo) dei problemi comuni?!? I mezzi ci sono, basta usarli. Chiaro, se non riusciremo nella nostra impresa, scapperemo da questa defunta città e.. quando saremo settantenni torneremo qui a viver bene. Cremona è qui, isolata in mezzo alla pianura, collegata al mondo reale da un vecchio ponte in ferro, nascosta dalla nebbia da ormai troppi anni. Cremona, la stessa che continua a prostituirsi alle tristi offerte di pochi.

(grazie .mk. , dal n.8 di Manincomio. Cr, dicembre duemilacinque)

Giovedì 15 Dicembre 2005
di Supplente · Categoria: Società · ore 13:55
di Viss - http://viss.splinder.com

Anche quest’anno, insieme al telefonino ultima generazione e al trapano che all’occorrenza si trasforma in set di chiavi inglesi, troveremmo sotto l’albero tantissime offerte per far beneficenza.
C’è n’è davvero di tutti i gusti, si può adottare a distanza un bambino, una donna e persino un cane, si può donare per la ricerca, si può acquistare stelle di natale e panettoni per aiutare le popolazioni colpite da qualche sciagura, oppure si può inviare un sms per salvare, con un euro, la vita di dieci bambini cambogiani affetti dalla schistosomiasi.
di Francesco Costa · Categoria: Società · ore 01:10

“I cristiani sono perseguitati? […] Ha ragione il ministro Buttiglione che vuole promuovere un movimento per difendere i cristiani perseguitati? […] Il cristiano, a mio parere, è perseguitato quando gli si impedisce di essere cristiano, di manifestare la sua fede, non quando gli altri non accettano le sue idee, soprattutto quando le sue idee impediscono a qualcuno di seguire le proprie! […] E se gli altri non accettassero le sue categorie, pur lasciandolo libero di vivere come vuole, è il cristiano ad essere perseguitato, oppure è lui che perseguita gli altri se vuole costringerli a pensarla alla sua maniera?
[...] Avviene così nei paesi islamici integralisti, mentre sembra essere una conquista occidentale, dovuta (spero) anche al cristianesimo autentico, che la religione non coincida con la legge dello stato, che non si imponga a tutti nemmeno attraverso il consenso della maggioranza.”

Chi ha detto queste parole? Marco Pannella? Fausto Bertinotti? No.
Le parole qui sopra sono di un prete catanese. Il suo nome è Salvatore Resca.

Lunedì 12 Dicembre 2005
di Francesco Costa · Categoria: Società · ore 16:32
Consideriamo un territorio e, all’interno di questo determinato territorio, guardiamo a tutti i mezzi di comunicazione che vi operano. Di tutti i mezzi di comunicazione del territorio che stiamo considerando, un solo uomo possiede tutte le televisioni (tutte), le due emittenti radiofoniche più importanti, il quotidiano più letto (più parte degli altri due quotidiani che escono in quel territorio), una casa editrice, la più importante concessionaria per la raccolta pubblicitaria, due società per la pubblicità su cartellonistica stradale.
Il territorio di cui stiamo parlando si chiama Sicilia. L’uomo è Mario Ciancio Sanfilippo.

Venerdì 9 Dicembre 2005
di Francesco Costa · Categoria: Società · ore 15:34
Sarà stata la visione del film-documentario “La mafia è bianca” (un'altra cosa che da qui alle regionali in Sicilia andrebbe trasmessa in tutte le scuole, in tutti i cinema e in tutti i teatri), sarà stata la vittoria di Rita Borsellino alle primarie siciliane dell’Unione (con tutta la discussione che ne è seguita sulla stampa nazionale e locale), fatto sta che da qualche tempo ho come la sensazione che spesso ci si riferisca alla Sicilia senza avere una minima idea di ciò che era e di ciò che è questa regione, e di ciò che erano e di ciò che sono i suoi abitanti.
Di cosa vogliono dire parole come “cittadinanza”, “politica”, “onore”, in Sicilia.
Di quello che dicono, pensano e sono i siciliani, del bagaglio di storia più o meno recente che si portano dietro.
La televisione, il cinema, i libri, spesso si sono occupati della Sicilia e dei siciliani ma raramente hanno resistito ai facili depistaggi degli stereotipi vecchi e nuovi, dei luoghi comuni, delle etichette. La Sicilia, è sola.

E’ stato questo stato d’animo, unito alla massiccia campagna pubblicitaria della Regione Siciliana che comprende il lancio di gadget di ogni tipo (carte da gioco comprese), a darmi un’idea che - se non mi stuferò prima - mi permetterà di raccontarvi alcuni frammenti della Sicilia di oggi.
Inizio oggi a pubblicare una serie di carte da gioco. Un mazzo di carte: ogni carta, un personaggio siciliano contemporaneo. Ogni personaggio, un ritratto; ogni ritratto, una storia per capire meglio il passato, il presente e il futuro di questa martoriata regione.
Non posso che iniziare dall’asso di cuori. Non posso che iniziare da Salvatore Cuffaro.
Giovedì 8 Dicembre 2005
di Francesco Costa · Categoria: Politica, Società · ore 14:35

Pur tenendo costantemente in sospeso il mio giudizio sulla Tav e sulla protesta in Val di Susa, ed essendo pronto a cambiare idea nel caso si possa vedere più chiaro sulla questione, dichiaro - anche a costo di essere linciato sulla pubblica blogpiazza - di essere a favore dell’alta velocità. Non sto qui a spiegarvi i perché di questa mia posizione né a stigmatizzare tutte le arroganze del governo che hanno portato alla cosiddetta militarizzazione della valle; non è esattamente di questo che voglio parlare. Vi basti sapere che l’ottimo SuzukiMaruti in suo post di qualche tempo fa ha espresso con dovizia di dati e particolari un parere che sento di condividere in pieno.

Torniamo ai manifestanti. Sono certo che grandissima parte di loro siano tutto meno che infiltrati anarcoinsurrezionalisti, e che i loro fini siano tutt’altro che eversivi. Hanno un problema - un problema serio - a due passi da casa, un problema che potrebbe condizionare le vite loro e dei loro figli, dei loro nipoti. E’ più che normale che, davanti ad un governo che una volta più che mai mostra di sconoscere parole quali dialogo e concertazione, la protesta abbia assunto queste dimensioni.

Al di là dei validi e legittimi motivi della protesta, c’è - secondo me - un altro fattore che tiene viva la mobilitazione. Esiste in Italia una parte di persone - che solitamente si colloca politicamente in tutto ciò che sta a sinistra dei Ds - che vive qualsiasi forma di protesta prevalentemente come una appagante dimostrazione di intransigenza morale e coerenza politica, come il momento in cui ottenere (a gli occhi di chi non si sa) un riconoscimento univoco e universale di impegno e libertà. Tutto legittimo e giustissimo, se non fosse che spesso questo finisce per spostare l’obiettivo da ciò per cui si sta protestando alla protesta in sé. Vi prego di allargare il campo visivo e cercare di guardare oltre la mobilitazione No Tav in Val di Susa.

Martedì 6 Dicembre 2005
di Doug · Categoria: Società · ore 23:21
Chiesa e  Vaticano possono tranquillamente esprimere il loro parere su aborto e gay solo se lo fanno in latino.
Venerdì 2 Dicembre 2005
di Supplente · Categoria: Società · ore 16:56
Che Natale sia alle porte te ne accorgi non tanto dalla massa di panettoni accumulati nei supermercati quanto dalla buchetta delle lettere stracolma di orfanelli, ciechi, storpi e bisognosi di ogni tipo che bussano a soldi. Ed io che sono stronzo, ma non fino a questo punto, al massimo mando qualche offerta intorno ad aprile o maggio, quando nessuno me la chiede.
Giovedì 24 Novembre 2005
di TheEgo · Categoria: Società · ore 00:01
* [Come mi hanno insegnato egregiamente Inkiostro e Quattropassi, l'uno in mancanza di tempo per postare, l'altro perchè è un cialtrone e di questo stile ne ha fatto il suo cavallo di battaglia, nonostante ora abbia la testa altrove]

- Britney Spears sull'orlo di una crisi con il maritino Kevin. Anna Falchi sull'orlo di una crisi con il maritozzo Stefano Ricucci. Quand'è che nasce il bimbo di Tom Cruise con la pischella di Dawson's Creek? Si accettano scommesse su quanto durerà. La loro unione, non il bambino.
- Ho evitato, per un soffio, di andare a vedere un magnifico documentario sulla riproduzione dei pinguini. Roba che nemmeno sotto tortura guarderei quando capita sulla Rai. Si chiama La marcia dei pinguini e pare sia un po' il film del momento. Meglio non mettere piede al cinema almeno finchè anche la nuova creatura dei Vanzina rimane in giro: "Natale a X", dove X è una località fighetta e calcolando quante ce ne sono al mondo nonchè l'età non troppo elevata dei fratelli registi sarà dura non avere film del genere a Natale almeno finchè mio figlio non avrà una quindicina d'anni suppergiù.
- Regalo per Attimo, la Fran e tutti gli appassionati calcistici che conosco. Footiefox è un'estensione per Firefox che vi avvertirà in una finestra quando la vostra squadra del cuore avrà segnato un goal, permettendovi di non distrarvi dal vostro lavoro e seguendo comunque la partita in corso. Peccato che il browser di Attimo non lampeggerà mai, costringendolo così a lunghe ore di studio ininterrotto.
- Stasera (ri)comincia Bonolis con Il senso della vita. Pare non ci sia però la macchina che fa ping e nemmeno il ciccione che scoppia. Se hai capito questa citazione, TI PREGO, fammelo sapere che minimo ti offro un caffè.
Martedì 22 Novembre 2005
di · Categoria: Società · ore 12:47

Che la Chiesa di San Francesco ultimamente fosse diventata poco chiesa e molto sede politica (soprattutto di sinistra, ma anche di destra) si capiva lontano un miglio; era chiarissimo anche a chi, come me che abito ad Assisi luogo di chiese per eccellenza, fa di tutto per evitare di incrociare frati suore e chiese.
Il vescovo di Assisi (ora ex vescovo) Monsignor Sergio Goretti, era un prete che in giro non si vedeva quasi mai, a parte la mattina alle otto quando andava a comprare il giornale e benediva tutti quelli che incontrava. In effetti mi pareva strano che ad Assisi si parlasse più del Custode del Sacro Convento Vincenzo Coli che non di Goretti, fino a quando Goretti non se n’è andato in pensione e tutti abbiamo capito che fare il Vescovo ad Assisi ERA un po’ come quando ti danno qualche carica onoraria: tutto fumo e niente arrosto.
Ma adesso le cose cambiano, e cambiano in peggio. Se voi abitaste ad Assisi, come me, potreste vedere le facce scure dei frati francescani, che ovviamente non vanno a dire alla stampa “porca miseria, adesso siamo con le mani legate”, limitandosi ai sorrisi di circostanza e alle felicitazioni per il nuovo vescovo.

Giovedì 13 Ottobre 2005
di Francesco Costa · Categoria: Società · ore 15:38
Sarò breve: il teorema secondo il quale un ragazzo senza problemi particolarmente gravi (parlo di problemi veri: la libertà, la casa, la fame, il lavoro, la salute) partecipi ad un festino con alcool e droghe di ogni tipo in compagnia di un gruppetto di travestiti (o "uomini di strada", come impietosamente li definiscono i tg) perchè depresso o infelice mi sembra ipocrita e servile.

Ipocrita, perchè nel caso di Lapo Elkann sarebbe probabilmente più appropriato parlare semplicemente della notte brava di un figlio di papà piuttosto che addurre fantasiose teorie sulla psicanalisi giovanile o su una "generazione in crisi".
Servile, perchè - guarda caso - nel caso di Kate Moss abbiamo assistito ad un clima da caccia al drogato e oggi in un impeto di leccaculismo mediatico qualcuno - tra un messaggio di solidarietà e un mazzo di fiori - tenta pure di dare la colpa dell'accaduto allo spacciatore che avrebbe venduto eroina invece di cocaina. E presto arriveremo a sostenere he il povero Lapo non c'entrava nulla, e che ormai in Italia non ci si può fidare neanche del proprio pusher
Mercoledì 12 Ottobre 2005
di Rachele · Categoria: Società · ore 23:10
Di tutte le ricorrenze della religione ebraica Kippur è certamente la più sentita e significativa: "il giorno dell'espiazione", l'avvenimento più solenne dell'anno, 25 ore di digiuno inserite in un periodo denso di festività.
Quel che m'ha sempre profondamente affascinato è la logica del perdono che sta dietro questa festa, quell' "a Kippur Dio perdona le colpe commesse verso di lui ma non quelle commesse verso altri uomini" che fa sì che ogni anno ci sia ancora chi usa mandare un bigliettino a tutti coloro verso cui si sente in torto anche solo per dire "mi dispiace".
Quel che invece ha sempre suscitato la mia curiosità è la strana storia del "brodo di pollo espiatorio", che si beve la vigilia di Kippur, onde preparare lo stomaco al lungo digiuno. Ovviamente il pollo espiatorio sta strettamente imparentato col più famoso capro comparso al posto d'Isacco al momento del sacrificio, è solo meno famoso.
In pratica tradizione dice che la vigilia di Kippur i bravi ebrei dovrebbero comprare un bel pollo vivo (a quanto pare un gallo per ogni figlio maschio ed una gallina per ogni figlia femmina) e una volta portatolo a casa farlo roteare (sempre vivo, ovvio, che domande) sulla testa dei pargoli, pronunciando una benedizione al fine di trasferire i peccati della prole sul pennuto.
La fase successiva comprende il tirargli il collo e farne un bel brodino affinchè espii per bene tutto ciò che ha da espiare. Il brodino peraltro ha una ricetta che non è affatto male.
Alla faccia della aviaria.

di TheEgo · Categoria: Società · ore 09:38
(6° ed ultima puntata - puntata precedente)
Quando, il 10 febbraio 1993, una bomba esplode (è la seconda, nella vita di Briatore) davanti alla porta della sua casa londinese, distruggendo una colonna del porticato e facendo saltare i vetri tutt’attorno, qualche voce cattiva la mette in relazione con i traffici d’armi o altri commerci. Ma i giornali inglesi scrivono che si tratta di una "piccola bomba" dell’Ira e che i terroristi potrebbero averla abbandonata per paura di essere stati scoperti. Intanto Briatore è giunto al culmine (per ora) del suo successo. Esibisce i suoi soldi, le sue donne, le sue case. Appartamento a New York, villa a Londra, attico a Parigi, pied-à-terre ad Atene, tenuta in Kenya. Aereo privato. Yacht di 43 metri, con un Fontana e un Giò Pomodoro nel salone. Ha amici importanti soprattutto in Inghilterra (Ecclestone innanzitutto, ma anche David Mills, avvocato londinese di Berlusconi, specialista nella costruzione di sistemi finanziari internazionali «riservati», tipo All Iberian). Il nostro Flavio è "arrivato" e lo fa vedere, senza risparmio. All’inizio degli anni Novanta aveva preso in mano la scuderia Benetton di Formula 1, creata nel 1986 da Davide Paolini e Peter Collins sulle ceneri della Toleman. Nel 1994 e nel 1995, è storia recente, con Michael Schumacher alla guida, la porta alla vittoria mondiale. "Ma la Formula 1 non è uno sport, è un business", ripete. E lui da questo business ha saputo spremere miliardi. A trovare sponsor è bravissimo. Per il team spendeva molto, è vero, ma i suoi bilanci non hanno mai chiuso con disavanzi superiori ai 3 miliardi: la Benetton, dunque, ha ottenuto una copertura pubblicitaria planetaria, del valore di almeno 15 miliardi all’anno, con esborsi piccolissimi o addirittura, dopo il 1993, con un guadagno di alcune centinaia di milioni. Ma Briatore non si ferma. Nel mentre cura anche business in proprio: compra e rivende la Kicker’s (scarpe per bambini), acquista un’altra scuderia di Formula 1, la Ligier (dopo qualche tempo la rivenderà ad Alain Prost), prende una quota della Minardi, poi diventa socio del team Bar. Forse è troppo anche per Luciano Benetton, che nel 1996 "divorzia" ufficialmente dall’amico. Niente di male, Briatore incassa una buonuscita di 34 miliardi e subito si ripresenta con una sua azienda, la Supertech, in società nientemeno che con Ecclestone, che sviluppa i motori Renault e li fornisce a tre team, Bar, Williams, Benetton. Poi compra la casa farmaceutica Pierrel.
Ma apparire gli piace almeno quanto possedere. Le due cose si sono ben sposate nel Billionaire, discoteca con piscina ottagonale traboccante di vip a Porto Cervo, in Sardegna: buon investimento, ma soprattutto ottimo palcoscenico per le sue celebri apparizioni in pantofoline di velluto bordeaux al fianco di Naomi Campbell (storia inventata, dicono i bene informati, dalla pierre Daniela Santanché da Cuneo, amica di gioventù di Briatore e oggi pasionaria di Alleanza Nazionale). Per Flavio Briatore la vita spericolata è diventata ormai vita dorata. Le brutte storie del passato nessuno le ricorda più. Il "Tribüla" di Cuneo è sparito: al suo posto, un uomo di successo, non raffinatissimo, ma ugualmente coccolato dai salotti di ogni tipo, come quelli dei programmi di Simona Ventura, ultima amica fidatissima giunta alla corte di Re Flavio, in cui si rimpiangono gli anni Ottanta e si ripete il motto di Briatore: "Se vuoi, puoi". Ancora qui a leggere? Esci e vai a farti una vita alla Briatore. Se vuoi puoi, no?
(Libero adattamento da "Società Civile" - 6. FINE)
Martedì 11 Ottobre 2005
di Simur · Categoria: Società · ore 11:04
Sti ungheresi!
L’avete mai vista una moto del genere?
Sedili rivestiti di pelle di bufalo e mucca, corna di bufalo che come due specchietti si proiettano verso l’esterno, volpe morta semi imbalsamata appiccicata sul retro, criniera di cavallo sempre sul retro, draghetto di metallo che fa da tubo di scappamento dalla cui bocca fuoriesce il fumo…peccato solo non aver visto il proprietario!

Sti milanesi!
Arrivo alla stazione di Lambrate, dopo aver preso lo shuttle bus che da Orio al Serio mi ha portato in città, e sento una signora in stile Platinette, che rivolgendosi a due ragazzi urla: “Ma come si dice in inglese Milano per me è tutta merda?” e i ragazzi “Non so signora l’inglese, se no glielo insegnerei!” e lei di nuovo “No perché ci sono gli americani la che entrano nel bar.e cosa parlano…l’inglese no? Ma io non lo conosco…no perché bisogna avvisarli…!”
Lunedì 10 Ottobre 2005
di TheEgo · Categoria: Società · ore 13:46
Kate Moss
Paolo Calissano
Boy George
Lapo Elkann
...?

Si accettano scommesse. Ormai è come la faccenda dei pitbull o di acquabomber. Tra un mesetto o due smetteranno tutti per magia di tirare di coca.


Giovedì 6 Ottobre 2005
di TheEgo · Categoria: Società · ore 10:38
(5° - puntata precedente)
I personaggi che Briatore frequenta, quelli con cui discute di affari, continuano a non essere propriamente stinchi di santo. Tanto che il suo nome finisce dritto in una megainchiesta antimafia condotta dai magistrati di Catania, accanto ai nomi di mafiosi dalla caratura internazionale. Niente di penalmente rilevante, intendiamoci: lui non è stato indagato; ma la sua voce resta registrata in conversazioni con boss di rango. Felice Cultrera, uomo d’affari catanese che fa riferimento al boss di Cosa Nostra Nitto Santapaola, è il centro dell’inchiesta antimafia. Stava imbastendo business di tutto rispetto: la costruzione di 5 mila appartamenti a Tenerife; l’acquisto di quote di alcuni prestigiosi casinò internazionali, da usare per riciclare denaro sporco; la commercializzazione e la ricettazione di titoli al portatore; l’intermediazione di armi pesanti e l’acquisto di elicotteri; l’avvio di attività finanziarie in Spagna, Arabia Saudita, Israele, Giordania... Un vortice d’affari, di contatti, di relazioni. Ebbene, indovinate un po' chi è uno degli interlocutori dell’attivissimo Cultrera? Proprio il nostro Flavio. Nel maggio 1992, dunque, Cultrera e Briatore, intercettati dalla Dia (la Direzione investigativa antimafia), conversano amabilmente di affari e affaristi. Briatore chiede consigli: racconta che un certo Cipriani (è il rampollo della famiglia veneziana), spalleggiato da tal Angelo Bonanno, aveva cercato di intromettersi nella fornitura di motori di Formula 1; per convincere l’uomo del team Benetton, Cipriani gli aveva squadernato le sue referenze: "Sono amico di Tommaso Spadaro, sono amico di Tanino Corallo". Nomi d’oro, nell’ambiente: Spadaro è il ricchissimo boss padrone dei casinò dell’isola caraibica di Saint Maarten; Corallo è l’uomo che qualche anno prima aveva tentato, per conto della mafia, la scalata dei casinò italiani di Saint Vincent e di Campione. Cultrera ascolta con interesse, poi conferma all’amico Briatore che sì, è tutto vero: Bonanno "È uno pesante, inserito in una famiglia pesante". Infatti: Bonanno è un narcotrafficante del clan mafioso catanese dei Cursoti, coinvolto anche nell’indagine sull’Autoparco di Milano. Meglio per tutti non contrariarlo.
(Libero adattamento da "Società Civile" - 5. continua)
Lunedì 3 Ottobre 2005
di TheEgo · Categoria: Società · ore 10:22
(4° - puntata precedente)
Flavio ne ha fatta di strada. Malgrado la latitanza, Briatore ha finalmente conquistato, tra Saint Thomas e New York, la vita che ha sempre inseguito: soldi, affari e belle donne da esibire. Arie da playboy se le è sempre date ("A sei anni il mio primo bacio, a 14 la prima donna vera, Marilena, credo di Saluzzo. Vera, in quel senso lì"). È la vita pubblica di Briatore, invece, che dopo l’incidente delle bische compie un salto: Flavio, ricercato, condannato e latitante, alle isole Vergini spicca il volo definitivo verso il successo.
Prima della tempesta aveva conosciuto Luciano Benetton. A presentarglielo era stato Romano Luzi, maestro di tennis di Silvio Berlusconi e poi suo fabbricante di fondi neri. Aveva poco o nulla in comune, Benetton con Briatore: trovava di cattivo gusto la sua casa, il suo stile di vita, la sua esibizione di donne e di ricchezza. Ma il Tribüla è un grande seduttore, conquista uomini e donne, è affascinante, sa farsi voler bene. In più, il rigoroso Benetton era rimasto affascinato dalla diversità del suo interlocutore: "È un po’ teppista ma è tanto simpatico", rispondeva Luciano agli amici che gli chiedevano che cosa avesse in comune con quel tipo, dopo averlo messo in guardia per le brutte storie che giravano sul suo conto. Ecco allora che Briatore apre alle isole Vergini qualche negozio Benetton e fa rapidamente carriera nel ristretto gruppo di manager dell’azienda veneta. Come venditore è bravo. Riuscirebbe a vendere anche il ghiaccio al Polo Nord, dice di lui chi lo conosce bene. E aggiunge: venderebbe anche sua madre.
Passa invece nel dimenticatoio un’altra storia che sfiora Briatore nei primi anni Ottanta. Una vicenda intricata di azioni Generali che passano di mano: un pacchetto di oltre 330 miliardi. Protagonisti: Anthony Tannouri, noto alle cronache come trafficante d’armi; Mazed Pharson, sceicco arabo e finanziere internazionale; Florio Fiorini, padrone della finanziaria Sasea, ex manager Eni, esperto di mercato petrolifero. Il pacchetto di Generali passa di mano per sette anni, prima di tornare in Italia, perché diventa la garanzia di fumose transazioni internazionali: di petrolio tra la Libia e l’Eni, di armi ed elicotteri da guerra che dopo qualche giro finiscono a Gheddafi malgrado l’embargo. La vicenda rimane oscura. Certo è che per recuperare le azioni si è mosso anche il presidente di Mediobanca Enrico Cuccia e che, nel suo giro del mondo, il superpacchetto di Generali è passato anche per una sconosciuta fiduciaria milanese, la Finclaus, fondata nel 1978 da Luigi Clausetti, ma per qualche tempo nelle mani di Flavio Briatore.
(Libero adattamento da "Società Civile" - 4. continua)
Domenica 2 Ottobre 2005
di · Categoria: Segnalazioni, Società · ore 12:24

Certe volte accade che un  bambino ne uccida un altro travolgendolo con una macchina. Questa volta però non è capitato in una di quelle villette bifamiliari, con cane, cancello e cortile, che si trovano nei quartieri "bene" della città. Questa volta è accaduto in un campo nomadi, a Roma, e

solo le indagini chiariranno se davvero sia stato un fratello a travolgerla, oppure se a bordo del camper - che risulta intestato a un pregiudicato italiano - c’era qualcun altro, e la soluzione più comoda sia stata quella di dare la colpa a un minore. Lo dirà l’inchiesta, nella quale probabilmente padre e madre verranno indagati.

Mai, negli altri casi in cui questa disgrazia è capitata, ho visto scritte le parole riportate sopra. Per carità, gli inquirenti avranno i loro buoni motivi per avere dubbi. Ma non vorrei che fosse solo l'ennesimo caso di una certa forma di razzismo per cui i comportamenti di chi indaga cambiano in base allo scenario (ricordatevi di Novi Ligure in cui si scatenò una caccia all'albanese, visto che Erika aveva accusato uno di loro).

 

Mercoledì 28 Settembre 2005
di TheEgo · Categoria: Società · ore 12:05
(3° - puntata precedente)
Le feste nella villa di Vizzolo fanno rivivere i fasti degli anni '30, quando sulle rive del Ticino arrivava persino il Duce per pranzare con l’amico Giovanni Caproni, patron degli omonimi aeroplani. Nella versione '80, i festini e le battute di caccia diventano occasioni per proporre affari, business che restano però sempre progetti: di concreto c’è sempre e solo un mazzo di carte che spunta all’improvviso su un tavolo verde. Cadono nella rete l’imprenditore Sanson, quello dei gelati, il già citato Pupo Ghinazzi, l’armatore Sergio Leone, l’ex vicepresidente della Confindustria Renato Buoncristiani, l’ex presidente della Confagricoltura Giandomenico Serra (1 miliardo tondo tondo perso in poco tempo, in buona parte in assegni intestati a Emilio Fede), solo per fare qualche nome grosso. A posteriori, Briatore ricorderà così quel periodo: "Mi piacevano scala quaranta, scopa, poker, chemin... No, il black jack non l’ho mai capito, la roulette non mi ha mai preso. Tra noi c’erano anche bari, io non c’entravo nulla, però, lo ha scritto anche Emilio Fede nel suo libro. Dall’83 non gioco più, qualche colpo a ramino, stop".
In verità la storia si fà più complessa: un gruppo di malavitosi eredi del boss Francis Turatello, dedito al traffico di droga e al riciclaggio, aveva pianificato una maxi truffa, con carte truccate e tutti gli optional del caso; e i polli da spennare, chiamati gentilmente "clienti", erano individuati con accuratissima azione di ricerca, dopo aver "comprato" informazioni da impiegati di banca e dopo aver compilato accurate schede informative (complete di disponibilità finanziarie, interessi, relazioni, gusti: meglio agganciarli proponendo una battuta di caccia o portando un paio di ragazze molto disponibili?). Briatore, a capo di quello che i giudici chiameranno "il gruppo di Milano", nel business aveva proprio il compito di agganciare i clienti di fascia alta, tentarli con qualche buon affare e farli sentire a loro agio con una vita notturna sfrenata. E poi spennarli.
Il bel gioco dura poco dice un proverbio: s’interrompe con una retata, una serie d’arresti, un’inchiesta giudiziaria e un paio di processi. Emilio Fede è assolto per insufficienza di prove, Briatore condannato in primo grado a 1 anno e 6 mesi a Bergamo, a 3 anni a Milano. Ovviamente non fa un solo giorno di carcere: scappa per tempo a Saint Thomas, nelle isole Vergini, poi una amnistia ad hoc cancella ogni peccato. Cancella anche dalla memoria un numero di telefono di New York segnato nella sua agenda accanto al nome "Genovese" e riportato negli atti giudiziari del processo alle bische. "È un numero intestato alla ditta G&G Concrete Corporation di John Gambino, con sede a Brooklyn. Tanto il Gambino quanto il Genovese sono schedati dagli uffici di polizia americana quali esponenti di rilievo nell’organizzazione mafiosa Cosa Nostra". Oh, perbacco.
(Libero adattamento da "Società Civile" - 3. continua)
Domenica 25 Settembre 2005
di TheEgo · Categoria: Società · ore 01:54
(2° - puntata precedente)
Il giovane Flavio a Cuneo lo ricordano già smanioso di fare strada. Frequenta il Country club, allora luogo d’incontro della Cuneo bene. È un po’ playboy, un po’ gigolò. Ma il nomignolo che gli rifilano, quando passa sotto i portici di corso Nizza, è "Tribüla": si dice di uno che fa fatica, che si arrabatta come può. Ma il "Tribüla" ha fretta di arrivare. Diventa il factotum, il faccendiere di un finanziere locale che aveva rilevato la Paramatti vernici (ex azienda di Michele Sindona!). Ma un bel mattino verso la fine degli anni Settanta, il suddetto finanziere salta in aria insieme alla sua auto: gran finale per un piccolo uomo d’affari. La verità sull'episodio non si è mai saputa; in compenso sono fiorite attorno ad esso diverse leggende metropolitane. Di certo c’è solo che Briatore dopo quel botto, sparisce da Cuneo. Ricompare a Milano: casa in pieno centro, ricchezza esibita, cattivo gusto profuso a piene mani, occupazione incerta. Frequenta agenti di cambio, bazzica in Borsa, si dà arie da finanziere. Riesce a convincere il conte Caproni a rilevare la Paramatti. Diventa consulente della Cgi, Compagnia generale industriale, la holding dei conti Caproni. Risultati disastrosi: la Paramatti naufraga nel crac; la Cgi viene spolpata, il pacchetto azionario venduto all’Efim (cioè allo Stato), le società del gruppo subiscono fallimenti a catena, gli operai sono messi in cassa integrazione, banche e creditori sono lasciati con un buco di 14 miliardi. Mica male. Per un certo periodo, però, Briatore si presenta in pubblico come "discografico", gira per feste e salotti con Iva Zanicchi al seguito. Il "Tribüla" continua faticosamente a inseguire il grande colpo, a sognare il grande affare.
Intanto però trova una compagnia da "Amici miei" con cui tira scherzi birboni ai polli di turno. Come se fosse Antani. C’è un finto marchese, Cesare Azzaro, che si ritiene il miglior giocatore di carte del mondo. C’è un conte vero, Achille Caproni di Taliedo. C’è un avvocato dal nome altisonante: Adelio Ponce de Leon. E uomini dello spettacolo e della tv, come non citare l'inossidabile Pupo (al secolo Enzo Ghinazzi), Loredana Berté, Emilio Fede, al tempo - erano i primi anni Ottanta - al vertice della sua carriera in Rai come vicedirettore del Tg1. L’ambiente è un mix letale di soldi, affari, gioco, belle donne. Luoghi d’incontro, case e bische clandestine a Milano e Bergamo, le ville del conte Caproni, hotel e casinò in Jugoslavia e in Kenya.
(Libero adattamento da "Società Civile" - 2. continua)
Sabato 24 Settembre 2005
di Attimo · Categoria: Società · ore 15:05
Autoctoni
Se la cultura islamica produce esistenze pronte a detonarsi sulla metropolitana, la società capitalista produce esistenze,  come quelle di  due ragazzine francesi,  disposte a gettarsi da un  grattacielo con in tasca un biglietto che dice "Non vale la pena vivere".

Doug - [Random]
Giovedì 22 Settembre 2005
di · Categoria: Politica, Società · ore 11:44
Ho capito che noi siamo un popolo costretto a vivere sotto le grinfie del Vaticano, ma possibile che i politici debbano fare e ossequiare tutto quello che ci dice la Chiesa ? Prendete l'Osservatore Romano. Se solo quel “giornale” si informasse, scoprirebbe che la parola Pacs sta per Patto civile di solidarietà, un istituto giuridico introdotto in Francia il 13 ottobre 1999. Il 9 novembre 1999 il Conseil Constitutionel ha dato via libera, ravvisandone la conformità costituzionale. Il Pac è un contratto concluso da due persone maggiorenni, omosessuali o eterosessuali, al fine di organizzare la loro vita in comune, ma non modifica lo stato civile delle parti. Per sottoscrivere un Pacs i due partner devono avere una vita in comune (non solo la comunione di interessi e la coabitazione, ma soprattutto la residenza in comune e la vita di coppia ) e prestarsi reciprocamente sostegno materiale. I partenaires non hanno alcun obbligo di fedeltà, di soccorso o di assistenza, ma soltanto quello della contribuzione reciproca. È perciò un vincolo patrimoniale. Il sostegno reciproco e materiale è un dovere, senza il quale il Pacs viene meno.
di TheEgo · Categoria: Società · ore 09:36
icobriatore.jpg«La Formula Uno non è uno sport. È soltanto un business» ripete uno che se ne intende, uno che ha vinto due mondiali di Formula 1: Flavio Briatore, chiacchieratissimo e controverso personaggio della scena gossippara italiana. Oggi vive tra i paparazzi che lo ritraggono con la fidanzata del momento e il grande Circus itinerante dei bolidi rombanti, tra gli amichetti cronisti che raccontano le notti al Billionaire, tra i nuovi nani e ballerine di regime che ne condividono le gesta.
Ma per arrivare alla Costa Smeralda dove è difficile non vederlo attraccato in qualche baia a prendere il sole, allo yacht sfarzoso con i quadri d’autore e i rubinetti d'oro, a Naomi e alle altre modelle e soubrette, ce n’è voluta di fatica. Una vita intensa, proprio come un pilota di Formula Uno.
Sono due le storie di Flavio Briatore. Una è la favola di un giovane brillante e ambizioso che compie un salto dal bollito misto alla nouvelle cousine, che parte dalla campagna piemontese, fa mille mestieri, dall’assicuratore al maestro di sci, fino a diventare uomo di successo: ai trofei di Formula 1 e, ancor più in alto, alle copertine patinate al fianco di Naomi Campbell e di quelle che l'hanno seguita. L’altra è la storia di affari non sempre limpidi, bische clandestine, polli da spennare al poker, una latitanza in isole esotiche, bombe e autobombe, cattive compagnie, trafficanti d’armi e boss mafiosi.
Le due storie hanno in comune soltanto il punto di partenza: Verzuolo, vicino a Saluzzo, provincia di Cuneo. Qui, il 12 aprile 1950, nasce Flavio Briatore, segno zodiacale Ariete, figlio di due insegnanti elementari che sognano il figlio avvocato. Invece a Flavio basta e avanza il diploma di geometra, ottenuto - "con il minimo dei voti", dice di sé - con una tesina dal titolo «Progetto di costruzione di una stalla». E' un tipo semplice, il Flavio.
(Libero adattamento da "Società Civile" - 1. continua)
Martedì 13 Settembre 2005
di Francesco Costa · Categoria: Società · ore 21:37
Chè poi, se parli con qualcuno in giro, 'sti benedetti Pacs sembra che siano delle follie diaboliche, delle immoralità luciferine. Pacs vuol dire Patti civili di solidarietà.
Stabiliscono che due persone che vivono insieme possono - se lo vogliono - avere accesso ai seguenti diritti/doveri:
- regolazione del regime patrimoniale e degli acquisti fatti in comune;
- diritti e doveri di mutua assistenza morale e materiale;
- riconoscimento dello status di eredi legittimi;
- diritto di soggiorno al partner straniero;
- pensione di reversibilità dopo una convivenza di almeno tre anni;
- estensione al partner dell'assistenza sanitaria;
- diritto di visita in ospedale;
- diritto di visita in carcere;
- diritto di successione nel contratto di affitto;
- facoltà di prendere decisioni in caso di malattia del partner.

Chiaro? La famiglia non c'entra nulla, Zapatero nemmeno: niente adozioni, niente matrimoni. Gli omosessuali non c'entrano nulla: ai Pacs può avere accesso qualsiasi coppia di persone viva insieme. In Francia - ad esempio - tantissimi studenti fuori sede vi fanno ricorso, semplicemente per avere delle agevolazioni finanziarie nell'affitto di una casa (in Italia il problema non si pone: agli studenti i contratti non li fanno). E allora, e torniamo ai Pacs, cosa ti dice la Chiesa - infischiandosene di valori evangelici quali l'uguaglianza, la lealtà, misericordia, la fraternità, il rispetto per i diritti umani - per bocca dei burattini dell'Osservatore romano? Ti dice che no, due persone omosessuali non hanno diritto di visita se uno di loro è all'ospedale. Ti dice che no, due amici che vivono insieme (e che nessuno può discriminare costituzionalmente in base all'orientamento sessuale) non possono accedere alle agevolazioni economiche che gli sarebbero garantite in altri paesi europei. Ti dice che no, per un uomo e una donna che vivono insieme, si amano e non vogliono sposarsi (saranno fatti loro, oppure anche questo è diabolico o zapaterista?) non esiste estensione dell'assistenza sanitaria. Sia che siano cattolici, sia che siano buddhisti, induisti o atei, e del matrimonio non gliene freghi nulla.
Tutto ciò in nome di una cosa che non c'entra nulla coi Pacs: in nome del rischio della "lacerazione della famiglia".
Venerdì 9 Settembre 2005
di Francesco Costa · Categoria: Hi-tech, Società · ore 21:37
Shi Tao è un giornalista cinese arrestato il 23 Novembre scorso con l'accusa di "avere diffuso all'estero dei segreti di stato". Nello specifico, Shi Tao sarebbe colpevole di avere fornito ad un sito internet straniero una copia della circolare con la quale il governo ordinava ai giornalisti di osservare "prudenza" in occasione del quindicesimo anniversario del sanguinoso eccidio di Piazza Tienanmen.
Shi Tao è stato condannato in primo grado a scontare dieci anni di reclusione. Durante il processo di secondo grado, la Corte di appello non ha ascoltato le motivazioni della difesa, ha rifiutato di rispondere alle osservazioni degli avvocati difensori e ha proibito al pubblico le udienze, in palese violazione delle leggi vigenti in Cina.
Fin qui, c'è poco di nuovo. Nella follia della dittatura comunista in Cina, la libertà d'espressione è probabilmente uno dei diritti umani violati con più metodicità e disprezzo (se volete saperne qualcosa in più su come funziona la Cina del dopo-Mao, leggete l'ottimo La porta proibita, di Tiziano Terzani).
Giovedì 8 Settembre 2005
di Attimo · Categoria: Società · ore 14:35
Eppure (n)voi che disprezzate tanto i Vasco, i Ligabue, i Costanzo, le Defilippi, i film blockbuster, insomma tutto quello che in ipotetiche classifiche di "consumo" starebbe ai primi posti (parrebbe essere automatico indice di bassezza culturale, stare ai vertici delle classifiche), non sarebbe il caso che li ringraziaste anche, ogni tanto? Poniamo il caso che siano effettivamente bigiotteria, e che l'oro sia altrove, nelle viscere della sfera alternativa (musica, tv, film). Queste nicchie senza gli esempi universali da disprezzare, come potrebbero sopravvivere? Che senso avrebbero di esistere? E infatti non appena un cantante misconosciuto inizia a vendere qualche copia, oppure un film cipriota viene alla ribalta, subito si storce un pò il naso e si inizia a fare i malinconici, perchè l'affermazione e la condivisione di un prodotto culturale non tra pochi eletti (?) ma tra tante pecore è cosa cattiva, significa che piace a troppe persone che non sapranno apprezzarne appieno il valore, e quindi viene demitizzato e rimpianto a quando se lo filavano in pochi. Non voglio negare che la Bassezza culturale regni sovrana nelle case, ma paradossalmente le nicchie elevate e raffinate dovrebbero ringraziare se esistono questi Golia ignoranti. Se tutti ascoltassimo musica di alto livello, guardassimo programmi televisivi intelligenti, in quale nicchia potremmo rifugiarci, e contro quali falsi miti potremmo scagliarci? Il bello esiste perchè c'è il brutto, e non saprei che farmene di un mondo dove regna l'alternativa e non c'è niente da scardinare. L'alternativa sopravvive fino a quando esiste il mainstream, il nemico da fronteggiare a colpi di intuizioni. Ringraziamo Costantino e compagnia cantante, oltre a odiarli ma senza troppi complessi di superiorià, perchè stimolano neuroni altrimenti cullati sugli allori di una totalizzante creatività.
Giovedì 25 Agosto 2005
di TheEgo · Categoria: Società · ore 09:39
Constatate le temperature quasi autunnali, nonchè il rientro in massa degli italiani sempre meno vacanzieri possiamo iniziare a tracciare un piccolo riassunto dell'estate duemilacinque. Estate che ricorderemo anche per questo:

I tormentoni musicali. Senza ombra di dubbio, lo scettro va a (Tanto)3 di Jovanotti, canticchiata e conosciuta da tutti da Courmayeur a Pantelleria, alla faccia della leggera estate dei Negramaro e di quei buontemponi dei Negrita che hanno rotolato a sud per il Brasile. Di questi tempi, avere un tormentone estivo chiaro ed univoco è già qualcosa.

Sudoku. Impossibile trovare persona che non sia stata contagiata dalla più meravigliosa "febbre" enigmistica studiata a tavolino che si possa ricordare. Le edicole sono piene di nuove riviste specializzate, le librerie rigurgitano libri sull'argomento, in ogni dove c'è un matematico che gongola e un logico che compila caselline. Gli italiani si riscoprono amanti dei numeri piuttosto che delle belle donne. Durerà?

I braccialettini LiveStrong. Di ogni colore possibile, purchè portato in coppia con un altro e con inciso ogni tipo di scritta. Si passa da quelli a sostegno della pace a quelli per la lotta al tumore, da quelli Nike a quelli del bagno 25 di Riccione, l'importante è che ci sia scritto qualcosa e sia in quella deliziosa gommina tirapeli del braccio. Basta robacce tribali o braccialettini dei marocchini. Chi non l'ha è decisamente "out".

Infradito. Intramontabili monumenti della scomodità, icona del vero fighetto da spiaggia che non li toglie mai, nemmeno per andare al ristorante di lusso con la propria partner ingioiellata. Supertrendy gli Havajanas, con o senza la bandierina brasiliana incastonata nella gomma, l'importante è spendere quei 15-20 euro per due solette di caucciù che all'Ipercoop vengono 2 euro e cinquanta a dir tanto.

Aperitivo cena fuori. Immancabile il rito dell'aperitivo in spiaggia o sul lungomare ormai affermatosi un po' dappertutto. Dalle sei alle dieci di sera la gara è a chi riesce a mangiare di più insieme ad un cocktail alla frutta trancia-intestino. A seguire cena fuori, dove lei prenderà un'insalatina leggera poichè satolla degli stuzzichini già inglobati. La trovata 2005 è l'aperitivo in piscina, come nel 2004 e pure prima, solo stavolta si sta direttamente dentro l'acqua. Con l'infradito e il braccialettino, ovvio.

Costumi da bagno. Decisamente poco di nuovo da registrare. Per favore facciamo sparire in fretta quegli orrendi boxer a fiori bianchi hawahiani su sfondo blu o rosso. Dopo tre anni possiamo pure rivedere il concetto di "bello", no?

Maltempo. Da nord a sud, a ferragosto gli ombrelli erano aperti, con buona pace di metereologi e giornalisti, che fino all'ultimo hanno taciuto l'orrenda verità d'accordo con gli albergatori disperati. Meno incendi del solito dunque e inevitabilmente bellissime montagne verdi marcella bella.

Città piene. Il trend turistico è negativo e i prezzi alle stelle così ci si arrangia come può. L'estate 2005 gli italiani l'hanno passata a casa, con qualche gita fuori porta e con i condizionatori accesi. Qualcuno ha visitato la propria città scoprendone scorci incantevoli, qualcuno ha organizzato tornei di tresette in cortile, tutti più o meno hanno consumato N volte prosciutto e melone mentre le cicale cantavano beate in mezzo ai campi gravidi di granturco. Tutti inoltre hanno guardato la tv nella fascia preserale e vi hanno trovato Pupo sorridente.

Tv. Pupo corteggiato dalla Rai. Pupo personaggio tv dell'estate. Pupo. Non serve aggiungere altro.

Caos campionato di calcio. Immancabile come ogni anno. Leggermente più tranquillo almeno sotto il piano dei diritti tv, si parte tra pochi giorni come se niente fosse. Per fortuna a riempire le pagine dei giornali ci ha pensato il Genoa, tra valigette piene di soldi e mirrorclimbing a suon di avvocati. Nel marasma di calcio estivo (criptato) emerge una squadra come sempre: l'Inter. Anche quest'estate, ebbene si, pare sia il loro anno buono.
Sabato 23 Luglio 2005
di Neuroni Pigroni · Categoria: Società · ore 15:11
Siamo alla frutta, forse addirittura all’ammazzacaffè, questo lo sappiamo bene.
Eppure continuiamo, imperterriti, come se nulla fosse.
Il futuro prossimo è qualcosa di inguardabile, ma consapevolmente chi ha il Potere lo costruisce sempre peggiore; noi, poveri e impotenti, semplicemente lo osserviamo, certi di viverlo a breve, come davanti a un film horror in cui aspettiamo una scena spaventosa ma assistiamo allo spettacolo palpitanti.

Se quella odierna non è considerata una terza guerra mondiale, poco ci manca…
Martedì 19 Luglio 2005
di · Categoria: Società · ore 12:49
L'altro ieri sera in una trattoria nel centro di Assisi sono entrati due tipi. Ubriachi fradici, hanno detto al gestore: "Siamo una cellula di Bin Laden, per stasera lavoreremo qui" (..hanno anche detto di avere una bomba). Ovviamente il gestore ha chiamato i carabinieri e i due son scappati (per poco, che poi l'hanno acciuffati). Certo che se ci pensate è ..buffo? Triste? che il baubau di mezzo mondo sia diventato un modo per trovar lavoro..
Sabato 16 Luglio 2005
di Rachele · Categoria: Società · ore 16:13
"Soffrire di disturbi alimentari e rifiutare le cure. Anzi, essere fiere di un corpo sottile. Dilaga in rete il culto pro-ana. Un fenomeno agghiacciante. Come arginarlo?".
Uno apre Grazia quasi per caso, a distrarsi dai suoi pensieri e si trova queste perle d'ipocrisia a rovinargli la giornata. Come l'avessero inventato le ragazzine di sedici anni il culto pro-ana.
Cammino per la strada e vedo file di donne di qualsiasi età con le ossa del bacino sporgenti bene in vista, qualche anno fa bastava quello per far insorgere il sospetto di qualche disturbo alimentare in una ragazza.
L'anoressia è una malattia seria, meno legata al peso di quanto si potrebbe credere. In ogni caso se una ragazza vuole diventare anoressica non ha bisogno di cercare i gruppi pro-ana su internet. Si guarda allo specchio e sa cosa fare.
"Visitare questi siti mette i brividi. Fotografie di attrici e modelle scheletriche che rappresentano idoli da emulare, immagini di giovani corpi con le ossa bene in vista, esibite come un trofeo."
Kate moss, Christina Aguilera, Geri Halliwel, Katarina Ponor, Eva Herzigova, le gemelle Olsen. Perchè cercare un sito pro-ana quando per trovare immagini di questo tipo basterebbe finire di sfogliare il giornale?
C'è un gran vuoto dietro quell'ossessione per il cibo. C'è bisogno di controllo, d'affetto, d'emozioni. Ci sono le ragazze che non si sentono attraenti, quelle che si sentono solo un corpo senza sentirsi Viste" davvero e quelle che hanno subito qualche violenza e adesso rifiutano il contatto.Ci sono fallimenti, aspettative deluse, desideri di rivalsa, perdite. solitudini, Ci sono matrimoni falliti, rapporti naufragati, conflitti coi genitori o con un capufficio. C'è la scissione di donne la cui vita è all'apparenza perfetta.
Fuori poi c'è l'ipocrisia, l'insincerità del mondo.
Che oramai vede solo i corpi che allietano le sue notti.
Perchè a vedere le anime ci ha rinunciato.
Sabato 9 Luglio 2005
di Attimo · Categoria: Società · ore 12:53
L'occhio della sicurezzaUno degli effetti del terrorismo è sconvolgere le nostre normali esistenze da "cittadini occidentali". La paura si insinua ovunque e le nostre vite non possono fare finta di niente. Lo spirito di sopravvivenza inquina le consuetudini e le abitudini, ed è lì che inizia la nostra sconfitta. Contro un nemico invisibile, saremo costretti a cedere, è quasi inevitabile. A meno che non si diventi una civiltà militarizzata, in cui qualsiasi nostro comportamento viene vagliato da una telecamera, e se non rientra in una statistica dei comportamenti sicuri, viene immediatamente estirpato. Esempio. A Roma verrà installato un software anticrisi nella rete della metropolitana:

Borse abbandonate o piazzate nei sotterranei della metropolitana, persone che, nonostante il passaggio di vagoni restano ferme sulla banchina. E' in questi casi che dovrebbe entrare in azione il programma per computer. Ipsatac elabora e analizza automaticamente le immagini riprese dai circuiti integrati della metropolitana: ogni volta che si verifica una situazione statisticamente non usuale entra in funzione allertando gli agenti della sorveglianza sia con segnali acustici che visivi.

Siete particolarmente tristi e vi abbandonate su una panchina alla fermata della metro, a guardare i treni che passano, uno dopo l'altro, per svariate mezzore? Un agente della polizia verrà a prelevarvi e vi porterà in centrale per un interrogatorio. Forse non moriremo tutti, ma il nostro modo di vivere, fatto di libertà individuale, è destinato a soccombere dai controlli in nome della sicurezza. Alle bombe sui treni noi risponderemo con telecamere in ogni angolo e psicosi collettiva. Il Terrore darà la spinta decisiva verso il Mondo Nuovo.
Mercoledì 6 Luglio 2005
di · Categoria: Società · ore 10:52
Com'è che in Italia se un uomo uccide tre persone, perché completamente ubriaco e imbottito di droga va a 130 km orari in pieno centro storico, dopo nemmeno un anno dall'accaduto gli viene restituita la patente e non sconta nemmeno un giorno di carcere, mentre chi posteggia in doppia fila rischia una multa e fino a 4 anni di reclusione?
E' meno grave uccidere una persona o (con un'interpretazione quantomeno fantasiosa dell'articolo 610 del codice penale) privarla della sua libertà personale?
Giovedì 30 Giugno 2005
di TheEgo · Categoria: Società · ore 15:01
Alcuni tormentoni credo siano studiati a tavolino da non so quale genio del marketing: non si spiegherebbero altrimenti le improvvise ondate di interesse per autentiche dabbenaggini che importiamo da oltre frontiera. L'ultima di queste manie collettive prende il nome di Sudoku, ed è stato lanciato in Italia da Repubblica e Corriere nel medesimo giorno (ma dai!) spacciandolo per un irresistibile rompicapo che sta facendo appassionare migliaia di persone. Che dico? Milioni di persone. Mi pare di vederle queste persone, sedute al tavolo in casa, sdraiate al mare sotto l'ombrellone, a gruppetti di amici, a cercare di mettere in fila dei numeri su righe e colonne. Un divertimento da sballo.
Siamo sinceri: che appeal può avere un gioco di logica matematica sull'italiano medio? Che fascino indomabile può mai suscitare nella maggioranza delle persone? D'accordo, il lettore di Repubblica e Corriere è una persona più o meno acculturata, ma chi ci dice che non abbia conoscenze prettamente umanistiche e rigetti ogni forma di quesito scientifico? Si aggiunga a tutto ciò che le temperature sono decisamente elevate e il cervello va in malora dopo pochi minuti...quale modo migliore di impiegare il tempo se non un bel Sudoku? Sudo solo a pensarci.
Quest'estate lasciate da parte il palestrato, il lampadato e il griffato. Spazio ai matematici color bianco latte, veri re del giocone estivo più trendy che ci sia.

Update: qui, un giocatore di Sudoku si lamenta.
Martedì 21 Giugno 2005
di Chinaski · Categoria: Società · ore 18:45

"Stuprata a 15 anni da due uomini in un parco a Bologna" (fonte: Ansa)

"...lo fecero oggetto di lancio di immondizia e mattoni... la folla lo seppellì vivo. Ad alcuni non sembrò tuttavia sufficiente lasciarlo soffocare a morte. Invece lo dissotterarono, lo spogliarono, lo torturarono, lo castrarono, lo mutilarono e lo gettarono in strada dalle mura del convento. Per qualche tempo il cadavere venne trascinato per la città. Il corpo fu privato degli intestini, del cuore e degli altri organi interni, che vennero tagliati a pezzi e divisi tra i facinorosi. Questi li posero su bastoni, spade o quant'altro e li portarono in giro come trofei... i facinorosi andavano proclamando che volevano mangiare quei pezzi come si deve, ma alcuni addentavano direttamente la carne cruda, succhiandone il sangue." (fonte: E. Muir, Riti e rituali nell'Europa moderna)

 

di Notuno · Categoria: Società · ore 03:11
Oggi mentre boccheggiavo e barcollavo, vittima della mia cronica bassa pressione, per le torride strade di Bologna ho pensato ad una cosa.

Il nostro modello sono gli Stati Uniti d'America, da loro abbiamo copiato di tutto, dai fast food alla tv spazzatura.


Perchè non esportare la sana tradizione dei banchetti estivi con la limonata fresca a 50 cent gestiti da ragazzini che arrotondano la paghetta? Eh? Perchè?
Venerdì 17 Giugno 2005
di · Categoria: Società · ore 23:33
Come forse non sapete quest'estate Trenitalia ha deciso di mettere a disposizione più treni nei weekend vista l'enorme mole di viaggiatori che invade l'italica penisola. Inoltre ha anche ampliato le offerte per l'estate, del tipo paghi uno viaggi due e simili.
Il tutto sarebbe molto bello se non fosse che i treni che dovrebbero esserci o hanno ritardi incredibili, o non ci sono proprio. Questa storia, accaduta veramente, non la troverete scritta in nessun giornale, perché oramai è talmente tanta l'abitudine ai ritardi e alle soppressioni da parte di chi fa il pendolare sul treno che nessuno ci fa più caso.
Da Roma parte un ES alle 17,38 per Foligno. Il viaggio dura circa 2 ore e un quarto. Da Foligno c'è poi una coincidenza per Perugia, dove il treno arriva alle 19,50. Ma che succederebbe se, come è successo, l'eurostar (sì, proprio quelli che nella pubblicità di Trenitalia sono lunghi, belli, puliti, veloci e in orario) che porta turisti, pendolari, e tante altre persone si bloccasse a Roma Tiburtina? Voi potreste pensare che sì, se fossimo in un paese dove le cose funzionano come si deve e se Trenitalia non fosse Trenitalia, arriverebbe un altro treno. Ma siccome siamo in Italia e non sempre le cose funzionano a dovere, nonché Trenitalia è purtroppo Trenitalia, dopo un'ora e più di sosta forzata, senza che nessuno vi spieghi come e perché vi siete fermati, succede che il treno viene riparato alla bell'e meglio e finalmente si riparte. Mica per molto però, solo fino a Terni quando l'eurostar si ferma di nuovo e stavolta non riparte (per quello che ne so potrebbe essere ancora lì). E anche stavolta, passano i minuti prima che arrivi un altro treno che porti i passeggeri a Foligno, dove ovviamente i viaggiatori devono aspettare la prossima coincidenza con Perugia. A mezzanotte circa finalmente riescono ad arrivare. Un viaggio in eurostar che dovrebbe durare due ore è durato CINQUE ORE. Io non ho parole.
E allora io mi chiedo se ci sarà mai un limite a tutto questo, o se debba cominciare a preoccuparmi davvero: l'altro giorno un controllore ha detto: "Lei pensa che Trenitalia abbia toccato il fondo. Dia retta a me, potrebbe anche andare peggio di così" ...ma c'è un peggio che sia peggio di così?!
Mercoledì 15 Giugno 2005
di · Categoria: Società · ore 18:41
Io odio le pellicce, sin da piccola. La sola idea di indossare il pelo di un animale morto mi fa rabbrividire. Quando poi diventata più grandicella ho scoperto COME si fanno le pellicce, il rifiuto è diventato totale. Ogni volta che vedo qualcuno con una pelliccia vorrei strappargliela. Ultimamente poi è scoppiata la moda delle camicie di renna, e anche questa è una battaglia persa.
Ogni anno vengono uccisi oltre 15 milioni di mammiferi selvaggi e 29 milioni di animali d'allevamento. In Italia sono ancora attivi 63 allevamenti e gli stilisti stanno rilanciando l'uso della pelliccia estendendone la moda anche agli accessori ed al pubblico maschile.
Le tecniche più usate sono la cattura/morte tramite tagliola (ermellini), le scosse elettriche (volpi), le bastonate (le foche), fracassamento del cranio (visoni) , addirittura gli agnellini persiani sono  estratti dal ventre materno e scuoiati vivi.
Siccome so che le parole non servono a niente, altrimenti la gente avrebbe smesso da un pezzo di comprare pellicce (con mia grande gioia, e di 43 milioni di animali) la prossima volta che comprate una pelliccia,o che ne vedete in giro una pensate a questo video [sconsigliato alle persone con lo stomaco delicato]: secondo me vi passa la voglia di vederle in giro.
Martedì 14 Giugno 2005
di Francesco Costa · Categoria: Società · ore 13:28
Domenica 12 Giugno 2005
di Rachele · Categoria: Società · ore 01:36
Siamo arrivati al rush finale.  Tra qualche ora si apriranno i seggi.
Si è discusso tanto di questo referendum, c'è chi ci ha "lavorato" sopra per mesi, un sacco di sedicenti esperti e giornalisti hanno detto tutto ed il contrario di tutto. Si può dire che i blogger non siano stati da meno. Alla fine un po' tutti gli italiani han cercato a loro modo di farsene un'idea, chi ascoltando le omelie in Chiesa e chi documentandosi per conto proprio.
Ho scelto di fare la prima intervista della mia vita (lacrimuccia prego) su quest'argomento, ponendo alcune domande (scritte anche grazie all'aiuto di qualche amica astensionista o per il "no") a quattro blogger che si erano schierati per il sì. Questo è il risultato. Una tavola rotonda tra blogger.
Grazie mille a Giulia, Gianluca, Aldo e Simona per essersi prestati all'iniziativa.

Dodici e tredici Giugno sono vicini, oramai si è agli sgoccioli, andrete a votare o andrete al mare?
G.B.  A votare.
G.N.  Vado a votare.
A.T.  Vado a votare, domenica mattina verso le 9
K. Vado a votare
Mercoledì 8 Giugno 2005
di Notuno · Categoria: Società · ore 03:42
Nella mia folle corsa a/r tra Bologna e Roma per recuperare il passaporto sono capitato sull' Euronight 286 "Capri" per Monaco.

Solito carro bestiame degli anni '70 sporco e fetente per la metà italiana del treno, solito convoglio pulito, nuovo ed ordinato per la metà tedesca del treno.

Trovo posto in uno scompartimento da 6, insieme a me un tizio non meglio identificato che sonnecchia. Dopo un po' si presenta un extracomunitario, africano, chiede gentilmente in un italiano scalcagnato se gli altri posti sono liberi e si sdraia sul sedile senza dire altro.

Verso mezzanotte e mezza, tra Firenze e Bologna, passano due controllori e svegliano l'immigrato, ovviamente sgarbatamente e dandogli dal tu, per chiedergli il biglietto. Solo allora il poveretto si accorge di aver dormito troppo: doveva scendere a firenze campo marte, 20 minuti fa.

I controllori gli fanno pagare la differenza del biglietto (7.75 €) e ironizzano sulla "lucidità" del "gentile cliente" di Trenitalia. Io osservo in silenzio.

Mentre stanno per andarsene li fermo.

"Potreste dirgli che treno deve prendere per tornare indietro?"
Martedì 7 Giugno 2005
di · Categoria: Società · ore 16:47
In  Italia se sei gay ti tolgono la patente; in America, la Ford ha invece deciso di donare mille dollari alla Glaad (Gay and lesbian alliance against discrimination) per ogni macchina Jaguar o Land Rover  comprata da un membro del gruppo di attivisti gay. Per carità, mai sputare nel piatto dove mangi o sulla mano che ti da un soldo, ma a me 'sta storia puzza tanto di mera operazione di marketing. Se fossi un gay americano direi: "Ford, se vuoi darmi tot dollari dammeli senza che io ti compri niente in cambio".  Per fortuna c'è sempre la solita vecchia e cara Afa (American Family Association) che ci ricorda che il mondo non è andato poi così avanti. Pensate, oltre a boicottare la Ford, l'Afa ha anche ingaggiato una mega battaglia con la Disney. Il motivo? Cose dell'altro mondo: pensate infatti che la politica sindacale della Disney garantisce agli impiegati gay contributi pensionistici, salariali e assistenziali identici a quelli degli etero sessuali. Cose dell'altro mondo..

Capitolo Gay Pride in Italia. L'altra sera guardavo il servizio del Tg5 dedicato al corteo di Milano (qualcuno mi spieghi cosa succede alla Bonamici quando parla di gay, perché non me lo so spiegare..). Secondo me è stato un boomerang pazzesco. Essere gay non credo voglia dire andare in giro vestiti con piume o sbandierare i propri bambini al mondo intero. Ok capisco che è PRIDE, ma non puoi fare una battaglia (giusta) per il riconoscimento delle coppie di fatto e poi cadere nel "cattivo gusto". Capisco che allora i benpensanti siano spaventati da certe manifestazioni e premano per il no al riconoscimento delle unioni omosessuali. E' vero che il Gay Pride non è stato solo piume di struzzo (conosco gente che c'è andata e mi ha assicurato che non è stato assolutamente questo) ma in tv questo hanno mostrato: scene stile carnevale di Rio.
Lunedì 6 Giugno 2005
di Attimo · Categoria: Politica, Società · ore 21:05
Nei manifesti messi in giro dalle associazioni cattoliche campeggiano volti di bambini sorridenti oppure di feti nel grembe materno. Di embrioni, nemmeno l'ombra, eppure la questione riguarda soprattuto quella manciata di cellule. Tutto ciò è fuorviante, ed è una brutta cosa maneggiare la superficialità dell'opinione pubblica in questo modo, con il solo scopo di deviarla. E dico anche a voi, i più accesi promotori del Comitato per l'Astensione, i preti, che in queste ultime domeniche elargite spassionati consigli durante le vostre omelie, sotto l'ombra del Crocifisso: perchè fate entrare l'attualità nelle vostre Sacre Messe solo quando vi fa più comodo? Il Mondo va a fuoco ogni santo giorno, e le Messe rimangono liturgie imperturbali nei loro fissi rituali. Solo bieche manovre politiche vi fanno sconvolgere i protocolli, e aprirvi al Tempo Reale. Se hanno votato (male) i parlamentari sulla vita, non vedo perchè non può farlo la massaia o il pensionato o lo studente imberbe o qualsiasi essere umano.

P.S. E non scrivetelo sui blog, di votare, che li leggono in pochi, ma sui muri e sulle strade dell'Italia teocratica. Amen.
Sabato 4 Giugno 2005
di · Categoria: Società · ore 00:15
Essere d'accordo con i leghisti, questa mi mancava. Secondo La Padania, il 70% degli italiani vuole un ritorno alla lira. Non so voi, ma io sono tra quel 70%. Se avere l'euro porta benefici all'economia (?!) generale, ma non alla mia economia, c'è qualcosa che non quadra.
Io e mia mamma viviamo da sole (con gatto). Io non faccio colazione, lei nemmeno. Io pranzo fuori, lei non pranza. Io ceno a casa, lei pure: niente di speciale, un primo e un contorno, o un secondo e un contorno, mai cose esagerate stile caviale e champagne o funghi e salmone. Non compriamo bibite gassate, e nemmeno le casse d'acqua. Ogni tanto un cartone di vino da tavola, o una bottiglia di the, comunque non di quelle "famose e reclamizzate". Capita che una volta a settimana ci concediamo (prego notare il verbo) un piatto già pronto, o una confezione di gelato da mezzo kg. Ora, secondo voi quanto dovremmo spendere? Vi dico solo che i conti mensili pre euro oscillavano tra le 400.000 e le 500.000 lire. Adesso, a parità di prodotti acquistati, i conti arrivano anche a 500 euro (per Pasqua, quando abbiamo comprato una colomba, una bottiglia di champagne e un uovo Kinder). Comunque non scendono mai sotto i 400 euro. Ora io mi domando: è possibile che due persone che fanno la spesa per 2 pasti al giorno in casa spendano QUASI UN MILIONE DI LIRE al mese per mangiare? Ieri mattina sono uscita di casa con 20 euro: 2 caffé, un pacchetto di sigarette da 10, pranzo fuori con cotoletta e insalata e dei venti euro c'erano rimasti 1,75.  Dove son finiti 'sti soldi? ..boooooh!
Mercoledì 1 Giugno 2005
di · Categoria: Società · ore 10:48
Il vuoto in scatola è una gran brutta cosa, specie se ti fa vedere Studio Aperto.
Non so se voi ieri sera avete guardato quel..telegiornale. Io sì, e la notizia che un giudice ha messo a dieta un bulletto diciassettenne di 100 e passa kg perché i suoi problemi relazionali derivavano dal troppo peso è diventato un servizio del tipo "Grasso è bullo". Non so voi, ma io conosco molti uomini paffutelli che non farebbero del male ad una mosca, e che non hanno alcun problema a relazionarsi con gli altri. Anzi, spesso noto che sono proprio i tipi palestrati e "montati", insomma, i machi in generale, che hanno atteggiamenti da bullo. Ora, non è che sto dicendo "Tutti i palestrati sono bulli", solo che non capisco perché se uno con i kg di troppo è bullo, allora tutti i "ciccioni" devono esserlo!!!
Lunedì 30 Maggio 2005
di A day in the life · Categoria: Società · ore 15:58
La Chiesa cattolica inglese è in grossa crisi, perché non ha abbastanza preti. Dove cercarli? Ma ovviamente, mettendo avvisi sui sottobicchieri nei pub!
Domenica 29 Maggio 2005
di · Categoria: Società · ore 10:45
Io mi domando se 'sto mondo non ha cominciato a girare al contrario e io non me ne sono accorta, o se davvero a certa gente non ha dato di volta il cervello in via definitiva.
Sabato 28 Maggio 2005
di Rachele · Categoria: Società · ore 16:57
E' facilissimo sentir dire "voterò quattro sì" in questi giorni.
E' il modo più in voga per dimostrarsi "aggiornati", "impegnati" e attenti difensori dei "Valori" civili.
Ieri c'erano due ragazzi in stazione a Padova che volantinavano e spiegavano come votare sì fosse un atto dovuto contro il governo Berlusconi e i fascisti che manipolano le informazioni e la ricerca in Italia. Mi è salito il nervoso e con il savoir-faire che mi contraddistingue volevo prenderli per il collo urlando "ma voi lo sapete per cosa votate, stronzi?".
Che poi è un dubbio che mi assale molto più spesso di quanto sia disposta ad ammettere.

Penso che in fondo mia madre (che fornisce delle ragioni logiche e sensate per cui andrà a votare solo un sì) non sia poi così male. Opinioni divergenti, va bene. Ma supportate da letture, da sbirciatine ai miei libri di bioetica, insomma, da un minimo di conoscenza.
Quello che io chiamo un buon presupposto per un dialogo. E' quello che io chiamo un buon interlocutore.
Almeno lei sa cosa va a votare.

Penso ad una nostra amica, è appena rimasta incinta con questa legge, "grazie" a questa legge.
Lei non andrà a votare.
Per sua coerenza personale.
Ancora opinioni divergenti.
Motivate.

Penso ad un amico che ha raccolto firme per il referendum. E adesso non andrà a votare. Si sente tradito lui. Non vuole votare quattro sì quando quello più importante era il quinto. Quello abortito in vitro.

Penso che il problema della ricerca legato ad alcune malattie in Italia sia molto più esteso rispetto all' "affaire staminali". Penso che le staminali siano una possibilità importante. Ma sempre "solo" una possibilità. Non la soluzione a tutto.
Penso che non sia giusto fare sciacallaggio sulle speranze dei malati. Su chi crede in una ricerca che probabilmente andrà ad aiutare chi verrà dopo di lui. Penso non sia giusto mettersi in bocca le loro sofferenze senza sapere esattamente di cosa si sta parlando. La ricerca è un'arma importante e terribile al tempo stesso. E' giusto che sia regolamentata ed è giusto che vi sia un livello base di consapevolezza da parte di tutti. Non serve andare a votare sì al referendum sulle staminali e poi partorire e non donare il cordone ombelicale alla ricerca. Tanto per dirne una.

Che questo referendum stia diventando una questione politica, non lo trovo giusto, soprattutto dal punto di vista dell'informazione. Da entrambe le parti c'è una buona fetta di persone che voterà o non voterà per "partito preso". Dovessero passare i referendum in questo modo, da (forse) futura ricercatrice la prenderei come una mezza sconfitta. La storia insegna che chi vota senza cognizione è in grado di votare anche l'esatto opposto.
Semplicemente, da biotecnologa, speravo in una maggiore "onestà intellettuale" da tutte le parti in causa nel "gioco dell'informazione".
di Attimo · Categoria: Società · ore 12:36
Prosegue incessantemente la svendita colossale di inizio millennio. Tutti i concetti e i sostantivi a noi più cari stanno subendo il crollo della loro autenticità in nome di riforme e di normali evoluzioni sociali. Parole che un tempo avevano un significato preciso ora vengono affibiate ad ogni cosa senza distinzione, e solo per questioni di facciata, credo. Manovre di pura immagine, la sostanza ovviamente non abita più tra noi. L'ultimo doloroso esempio viene dalla Riforma Moratti della Scuola, che prevede la licealizzazione di tutte le scuole superiori, così, perchè fa tanto chic, forse: "La riforma della secondaria mantiene la tradizione dei licei storici ma introduce anche una forte innovazione con licei più moderni: i licei economici, tecnologici, che vanno incontro alle esigenze di una società che cambia".
Una volta fare il Liceo aveva un senso e un perchè, anche. Oggi diventa l'ennesimo termine "fac-simile".
Giovedì 26 Maggio 2005
di Francesco Costa · Categoria: Società · ore 17:33
Ricevo via email dall'Associazione Luca Coscioni, e pubblico:

Mentre sono arrivati a 27 gli scienziati e ricercatori in sciopero della fame per assicurare il diritto all'informazione dei cittadini sui referendum del 12 e 13 giugno, Bruno Vespa ieri ha commesso l'ennesima violenta opera di manipolazione dell'informazione, sfruttando l'impunità che da anni gli è garantita.

Mercoledì 25 Maggio 2005
di TheEgo · Categoria: Società · ore 11:03
Non so a voi, ma a me l'idea di riportare a fianco degli oroscopi sui quotidiani e sui periodici una dicitura del tipo: "Queste previsioni non corrispondono al vostro reale destino e potrebbero influenzare il vostro modo di agire" suona come una presa per i fondelli. Di colpo ci accorgiamo che gli oroscopi sono un mucchio di chiacchiere e ci premuriamo di avvisare la gente. Evidentemente l'intelligenza del singolo individuo non basta. Come le scritte "Il fumo uccide" sui pacchetti di sigarette. Leggete pure gli oroscopi, ma non dite che non vi avevamo avvertiti: l'ipocrisia al potere.
di · Categoria: Società · ore 10:18
Io non dico che tutto quello che dice la Fallaci sia giusto e condivisibile. Anzi, spesso usa toni violenti e si potrebbe obiettare che non fornisce prove a quello che dice. Che però venga denunciata da uno che definisce la Chiesa"un'associazione a delinquere", e il crocifisso "un cadaverino", scusate tanto ma a me viene tanto da ridere. Come puoi pretendere che io porti rispetto alla tua religione, caro signor Adel Smith, se sei TU il primo a non portarne?!
Domenica 22 Maggio 2005
di Attimo · Categoria: Società · ore 12:52
Dice che si sta divertendo un casino in quel di Budapest. Dio benedica Erasmo da Rotterdam, e anche Socrate! Il tuo amico che gozzoviglia nella Mitteleuropa frequenta Disegno Tecnico al Politecnico di Milano, in pratica diventerà un designer. O una roba del genere, non l'hai ancora capito: ed è proprio questo, se vogliamo, il nocciolo della questione. Tu che sei dall'altro capo del telefono, infatti, hai perfettamente capito cosa diventerai. Il problema è quando, diventerai un ingegnere. Ora sai soltanto che non ti puoi permettere di abbandonare gli esami di Comunicazioni Elettriche e Reti di Tlc in cui sei attualmente impelagato. Riagganci, e la conversazione ti lascia un retrogusto di invidia misto a inquetudine. Arrivano sempre, sulla salita del Golgota ingegneristico, i momenti dei se e dei ma, i momenti di raffronti ipotetici e scenari alternativi, del se ne vale la pena, per intenderci. Discorsi che esulano dalla passione e dalla motivazione per il cammino di studi intrapreso, molto utilitaristici e un tantino pretestuosi, quanto inevitabili e scontati. Ingegneria, (parlo di ciò che conosco), si abbia o meno la vocazione, è comunque un mattone, una specie di medicina cattiva che puoi mandare giù tentennando e assumendo un'espressione quantomeno perplessa, oppure trangugiare tutto d'un fiato. In entrambi i casi, sai che il farmaco avrà effetti positivi per il tuo futuro (si spera). Però le perplessità, nel durante, possono arrivare a interferire il cammino.
Martedì 17 Maggio 2005
di · Categoria: Società · ore 13:12
Intorno al 2003 girava su Internet un curiosario dal nome "Giovanni Paolo II porta sfiga?" e vi si elencavano tutti gli eventi a supporto di questa tesi.
di TheEgo · Categoria: Società · ore 10:26
Contro l'ignoranza dilagante. Contro la pigrizia di certa gente. Contro la disinformazione e i salotti in tv che dicono tutto e niente. Per quelli che non sanno, non capiscono ma vorrebbero-saperne-di-più. Per quelli che ci tengono a far sentire la propria voce. Per quelli che hanno a cuore tematiche importanti. Per quelli che il 12 e il 13 giugno andranno a votare. Come credono, ma almeno andranno a votare.

Per tutti loro ecco una breve presentazione powerpoint che definirei illuminante riguardo i referendum sulla procreazione assistita e la libertà di ricerca. Se non avete un'idea: fatevela.

(thanks to Salgalaluna)
Sabato 14 Maggio 2005
di · Categoria: Società · ore 10:40
Perché Berlusconi non ha un rimedio per l'inflazione ma può mettere pace tra Bush e Putin?
Che poi l'allora super ministro dell'Economia Tremonti non aveva detto "Più controlli contro l'inflazione?" ..e dove stanno?
Lunedì 9 Maggio 2005
di · Categoria: Società · ore 18:38
Sono anni che Radio Vaticana fa più danni della grandine e nessuno paga. Ora che un cardinale si becca dieci giorni di galera, mi coglie un bisogno ancestrale di accompagnarlo personalmente in carcere e assicurarmi che effettivamente questi dieci stramaledetti giorni li passi in mezzo ai detenuti comuni e incazzati, in una cella lurida e sovraffollata. Così per vedere l'effetto che fa... Ovviamente le cose andranno diversamente, ma facciamo in modo che questa notizia non passi troppo inosservata. Credo che Radio Vaticana possa anche trasferirsi su internet senza che nessuno ne senta la mancanza: winamp e shoutcast e pedalare.
Domenica 1 Maggio 2005
di Supplente · Categoria: Società · ore 16:30
Tutto questo entusiasmo e questo sgomitare per essere i primi a dare la notizia che da un pdf è possibile estrapolare il testo colorato di nero, francamente lo trovo molto triste. Bastava aspettare qualche ora e ogni giornale avrebbe scoperto il metodo. O siamo intelligenti solo noi? Primo maggio: i bloggers sono tutti davanti al pc a giocare allo scoop. C'è il sole, diamine, andate a farvi un giro piuttosto.
di Rachele · Categoria: Società · ore 02:21
Pesach Kasher  VeSameach.
Ho un ricordo di qualche tempo fa, ero in un campo ad aspettare alcuni amici di ritorno da un seder.
Era appena passata la Pasqua cattollica, gli otto giorni di quella ebraica si avviavano alla fine.
Assieme a loro arrivò una processione di persone con dei lumini in mano.
Erano gli Ortodossi che festeggiavano anche loro la "loro" Pasqua.
Stasera li ho rivisti, ordinati, pregavano, erano felici.
Adesso per gli ebrei è Pesach, una ricorrenza importante per tutto ciò che rappresenta, per i rituali, per le rinunce, per la sua complessità.
Sorrido alla mia Venezia dove la convivenza può essere così semplice.
Dove puoi preparare le impade, l'harrosset e assieme mangiare le uova di Pasqua e i dolci tradizionali Ortodossi. Questo ho pensato quando guardavo chi era con me, chi stava attraversandoci la strada.
Questo pensavo guardando chi un giorno mi aveva detto "Se non trovo una donna ebrea non mi sposo, voglio dei figli ebrei" e adesso sta mettendo su casa con una ragazza musulmana.
Questo pensavo ritrovando un abbraccio che non sentivo da tempo.
Sì, forse c'è  speranza.
Sabato 30 Aprile 2005
di TheEgo · Categoria: Società · ore 10:00
La comunicazione per via telematica ormai ha raggiunto livelli di popolarità inaudita. Chiunque è in grado di inviare email, entrare in qualche tipo di chat e scambiare montagne di messaggi attraverso gli istant messenger. Com'è cambiato il modo di scrivere e di pensare della gente? Da anni gli esperti analizzano questo fenomeno di costume per individuarne comportamenti, vizi e virtù. Si è parlato a lungo degli sms, delle ragazzine che abbreviano ttt x cercare di farci str 160 crttri tvtttb. Si è parlato degli approcci tipici del marpione di turno che abborda le ragazze nelle affollate stanze a tema di questo o quel portale. Ma si è fatta poca attenzione su un'interessante funzione che è entrata prepotentemente nella comunicazione non verbale delle nuove generazioni. Le faccine: gli emoticons.

Ciò che i nostri padri erano in grado di esprimere perfettamente con le migliaia di parole del dizionario italiano, noi oggi non siamo capaci di farlo. Necessitiamo troppo spesso della "faccina", del sorrisetto, dell'ammiccamento finale, per rendere il tono della nostra frase. Giustificati da quel simbolino grafico ruotato di 90 gradi possiamo potenzialmente dire di tutto, stravolgendo completamente il senso della frase precedente. Notate la differenza ad esempio tra:

Sei un idiota!

oppure

Sei un idiota! :-p

La prima, lascia che siano le parole ad esprimersi: suona come un'offesa tout court. Nella seconda introduciamo un elemento alla fine che denota scherno amichevole e nessuno se la prenderà mai per una frase del genere. Possiamo dire cose tristi e inserire una faccina sorridente alla fine: la frase risulterà serena e distesa. Possiamo raccontare episodi sfortunati: una faccina piangente denoterà disperazione, una con la lingua suonerà quasi come un autocompatirsi. Quante incomprensioni nascono quando ci si permette di non farne uso! Il tono di certe frasi può dar luogo ad interpretazioni errate e far scattare battibecchi inutili.

Abituati ormai all'abbondare di questi mezzi grafici, abbiamo dimenticato l'uso della parola per esprimere le emozioni. Ci siamo scordati come rendere i sentimenti e le sfumature mediante il solo uso delle innumerevoli espressioni che la lingua italiana ci offre. Torneremo mai indietro, o Leopardi e Dante non ci hanno insegnato proprio niente? Allo stato delle cose, il simbolismo grafico sembra però trionfare. :-(
Mercoledì 20 Aprile 2005
di TheEgo · Categoria: Società · ore 02:07
Potevo risparmiarvelo? Ennò! Perchè lo so che dopo quello che ho detto riguardo la morte di Giovanni Paolo II volete sapere cosa ne penso dell'elezione di Ratzinger. Oppure anche no. Facciamo che se me lo chiedete privatamente magari vi rispondo anche più in dettaglio mentre qui mi limiterò ad esprimere il mio rammarico con "poche" righe. Astenersi perditempo, leggetevi altri post senza timore di perdervi nulla di utile in ciò che segue. E non venitemi a dire che sono tutti contenti per questa nomina. Leggete le reazioni a caldo in piazza San Pietro ieri pomeriggio o fatevi un giro di opinioni tra i vostri amici e conoscenti.

Tutto è andato secondo copione. Nessuna sorpresa, nessuna novità, quasi un passaggio indolore all'interno della gerarchia ecclesiastica. Ratzinger favorito, entra papa in conclave e ne esce papa, alla faccia dei giornalisti che spettegolano dopo le fumate nere e dei broker che ci hanno guadagnato non poco. Sono rammaricato, dicevo qui sopra, per la scelta così scontata, quasi "banale" di una figura ormai arcinota all'interno della Chiesa. Una figura di altissimo rigore e profonda fede ma che non ha mai avuto niente a che vedere con il popolo cristiano: troppo schivo, troppo riservato e altezzoso nei modi, quasi l'opposto di quel Grande Papa con cui condivideva però la visione della cristianità nel terzo millennio. Un Papa che era sceso tra la gente, che aveva girato mezzo mondo e incontrato capi di stato, attentatori, dittatori e leader spirituali di ogni dove. Un Papa aperto all'ecumenismo a dispetto del neo pontefice Benedetto XVI così chiuso nella sua battaglia contro il relativismo dilagante.
Non interessa ora stare a fare dietrologie sulla vita di Ratzinger, scoprire che era iscritto alla gioventù hitleriana, o altre amenità ben nascoste in un armadio e prontamente spolverate dal giornalista cercascoop di turno. Ci basti il nome scelto, preso a scatola chiusa, non conoscendo affatto l'operato che magari da domani si rivelerà essere efficacissimo.
Ci troviamo con un Papa dall'aspetto austero, quasi ottocentesco nei modi, aristocratico e simboleggiante il potere ecclesiastico nelle sue più buie sfaccettature. Un Papa che parla come Schumi, e già questo suona un po' kattivo alle nostre orecchie: in queste poche ore l'abbiamo bollato scherzosamente come un piccolo gerarca tedesco che metterà a stecchetto la Chiesa. Come probabimente sarà. Tecnicamente non cambia niente nella sostanza, cambia tutto nella forma. Stessa dottrina di Wojtyla ma espressa in maniera più rigida e senza il sorriso sulle labbra: stupiva la bonarietà e l'indiscutibile fascino del Papa polacco, colpisce la compostezza e la rigidezza di Benedetto XVI. Saprà parlare ai giovani che accorrerano a migliaia a Colonia per salutarlo? Troverà punti di incontro con le minoranze religiose? Cercherà un dialogo su omosessualità, aborto e bioetica? Sono sfide aperte per un Papa eletto nel 2005 con tanto lavoro ancora in sospeso. Sono sfide che andavano assegnate ad un Papa nuovo, ad un uomo diverso, che davvero segnasse un punto di discontinuità con il passato. Sognavamo tutti un Papa sudamericano o africano, che finalmente si sarebbe occupato dei problemi del terzo mondo e avrebbe spianato la via per un rilancio moderno di tutto il clero. Nella Chiesa oggi è prevalsa ancora una volta la continuità e l'unità, per tirare avanti, dritti come un fuso, non curandosi di un mondo che va da tutt'altra parte. Per quel che può valere la mia modesta opinione, una grossa occasione persa.
Martedì 19 Aprile 2005
di · Categoria: Società · ore 19:57

Il programma della prima giornata da Papa:
- Commissionare alla Trabant la nuova PapaMobile.
- Scomunicare e possibilmente incarcerare a vita gli autori di questo blog.
- Abrogare naturalmente i Papa Boys almeno fino a quando non la smetteranno doi cantare "Giovanni Paolo".
- Sospendere immediatamente le proiezioni di  "La Caduta", il film sulla caduta di Hitler, che esce oggi in Italia.
- Volare immediatamente a Torino per l'unica data italiana degli Einsturzende Neubauten che festeggiano oggi i loro 25 anni di carriera e spiegare un paio di fondamentali regolette sull'educazione al vecchio Blixa Bargeld. Poi toccherà a Wim Wenders.
- Assegnare per diritto divino venti punti a Michael Schumacher in cambio dellla promessa firmata di parlare esclusivamente latino nelle interviste televisive.
- Nel tentativo di mettere immediatamente a tacere voci incontrollabili che lo vogliono un tipo un po' troppo conservatore, concedere a Vespa la prima intervista in cui si spiega che nel terzo millennio un Pontefice ha bisogno pure di un nickname con cui presentarsi su Internet.
Benedetto XVI non basta: in confidenza, "Rummenigge I".

(Frittole reloaded)

Mercoledì 13 Aprile 2005
di Attimo · Categoria: Società · ore 11:04

Vergogna infinitaQuando si invoca il "modello inglese" come punto di arrivo per uscire dalla becera situazione dei nostri stadi italiani, credo che vi sia un decisivo equivoco. Negli stadi inglesi non esistono più frange di tifo organizzate come invece accade in Italia. Provate a guardare una partita di Champions League che si svolge a Stanford Bridge, oppure all'Old Trafford, o ad Anfield Road, e ditemi se nella curva di casa scovate schiere di striscioni, bandieroni sventolanti e fumogeni su larga scala. Ditemi se trovate un capopopolo penzolante dalla balaustra, con le spalle rivolte al campo, che urla nel megafono i cori da cantare insieme ai fedelissimi compagni di tifo. In Inghilterra allo stadio ci va la gente comune, e di tizi col passamontagna ne ho visti pochi. In Italia, invece, abbiamo gli Ultras. Forse mi sbaglio, ma è questa variabile incontrollabile in quanto sfugge al nostro comune sentire civile, a rendere impossibile un'adozione del modello inglese: non esistono i presupposti, insomma. Gli Ultras, numericamente in minoranza, costituiscono tuttavia il tifo (dal punto di vista acustico, visivo e "politico") prevaricante sul resto dei pacifici spettatori, e tengono quindi in scacco tutto il sistema calcio. Finchè ci saranno loro, continueranno a piovere fumogeni in campo, a tirare freni a mano nei treni, a scambiarsi randellate con la polizia. Non si picchiano più nemmeno tra di loro, riservano le loro cariche per le forze dell'ordine, e questo fatto è indicativo riguardo alla loro mentalità. Andate a farvi un giro sui siti dei vari gruppi organizzati, di qualsiasi squadra vogliate, e potrete facilmente cogliere il senso di rancore verso tutto quanto sia esterno a loro: odiano il calcio moderno, deridono il tifoso pacifico nei distinti che magari non fischia la squadra ma anzi tenta di incitarla, accusano di complotti i dirigenti di squadre e federazione, ritengono venduti e schiavi del potere i giornalisti che stigmatizzano i loro reati: in poche parole, danno l'impressione di essere una specie di setta, totalmente impermeabile a stimoli esterni, il cui unico motivo di aggregazione sono i colori per cui tifare e l'acredine verso strutture ordinate e "morali". Io non ci vedo negli Ultras un fenomeno sociale, perchè numericamente non sono così diffusi, e in altri paesi per giunta non esistono più (credo). Li vedo come un curioso fenomeno folkoristico italiano. I problemi del calcio italiano, di cui da anni e anni si riempiono gli editoriali dei quotidiani sportivi e non, non derivano da questioni logistiche, nè dalla mentalità dei soggetti. E' un altro, fondamentale equivoco: la maggioranza del popolo bue, dai calciatori ai tifosi non esagitati, penso che accetterebbe un calcio più umano e più all'insegna di sentimenti positivi. Non è dunque un problema di "mentalità", quanto di "persone". Il calcio italiano è ridotto a questo stato pietoso per i "personaggi" in se che lo presidiano: dirigenti volutamente incapaci e amorali (si lamentano per 4 anni del conflitto di interessi di Galliani salvo poi rivotarlo di nuovo come presidente di Lega, tanto per citare solo un caso) e di gruppi di tifosi organizzati chiusi e letteralmente su un altro pianeta. Degli editoriali pieni di buon senso di Tosatti gli Ultras (e i dirigenti) se ne infischiano. La cultura della sconfitta è un argomento ridicolo perchè si tratta proprio di un altro campo di discussione: quello della lotta spietata alla società civile e ipocrita, alle forze dell'ordine dispotiche, a saldi e antichi valori per i quali non si può cedere a patti con chiunque non si schieri dalla parte dell'intransigenza e della violenza, perchè è questo che frulla in testa agli Ultras, e non i moralismi, e nemmeno le minacce di chiudere gli stadi. La questione quindi è molto semplice: o si rinconvertono (ahahahaah) o semplicemente vengono eliminati dagli stadi, perchè finchè ci saranno, il modello inglese ce lo possiamo scordare.

[Non era esattamente questo quello che pensavo invece ieri sera, quando io tifoso interista venivo sommerso dall'urlo sprezzante dei milanisti nel pub: non vincete mai! Ma in quei momenti, mentre sullo schermo correvano le immagini della vergogna, l'eliminazione dalla Ciempions passava in secondo piano. Quel lancio di fumogeni preorganizzato (nei giorni scorsi pure io avevo letto su ng interisti che i tifosi non sarebbero rimasti a guardare in caso di situazione compromessa prima della fine della gara) sanciva la caduta sul fondo anche dei tifosi: dopo le vergogne dei calciatori sul campo per le sconfitte di questi ultimi 10 anni, ieri sera anche sugli spalti si è celebrato un 5 maggio nerazzurro. Adesso che squadra e ultras si sono ritrovati sul fondo, per favore lasciateci in pace. Anni di sconfitte non hanno fatto altro che alimentare colossali e ansiogene aspettative, questa squadra e questo ambiente ha solo bisogno di levarsi di dosso le luci dei riflettori, se non altro per nascondere il rossore sul volto degli interisti puliti]

Sabato 2 Aprile 2005
di · Categoria: Società · ore 22:27

Il Papa muore alle 21.37, la Rai alle 22 annuncia la cancellazione di Domenica In. I sensi di colpa fanno miracoli.

Martedì 22 Marzo 2005
di Attimo · Categoria: Società · ore 19:26

I ricercatori, a questo proposito, prospettano usi molto affascinanti: si potrebbero ipotizzare forme di transazioni digitali attivabili con una stretta di mano. Oppure, i ragazzi potrebbero scambiarsi i numeri dei propri telefonini baciandosi (anche solo sulla guancia). [da qui]

Mentre si scorrono svogliatamente gli articoli di Tecnologia e Scienze di Repubblica.it, capita di imbattersi in queste perle futuristiche. Vien voglia di strillare, a leggere certi sinistri presagi buttati lì con fare simpatico sul fondo di un anonimo articolo (notare il pudore di quel "anche solo sulla guancia"). Baciami, che voglio il tuo numero: l'apostrofo rosa tra le parole suoneria polifonica.

Sabato 19 Marzo 2005
di Supplente · Categoria: Società · ore 12:57

Quelli che... Million Dollar Baby è un gran bel film e merita l'Oscar ma poi si indignano se staccano la spina a Terri Schiavo, oh yeah!

Venerdì 11 Marzo 2005
di · Categoria: Società · ore 15:02

Un aiuto per fronteggiare lo scandalo della pedofilia che ha coinvolto pesantemente la chiesa americana.
Un aiuto chiesto dal Vaticano al governo Bush, più esattamente dal segretario di stato, Angelo Sodano, al suo "omologo" statunitense (Condoleeza Rice) affinché il governo americano intervenga sulla causa per pedofilia in discussione davanti alla corte di Louisvulle, Kentuky, nella quale il Vaticano è chiamato a rispondere economicamente per gli abusi compiuti sui minori commessi nell'ambito della diocesi locale. Questa sarebbe la richiesta avanzata dal numero due della Santa Sede durante la visita della Rice in Febbraio, almeno secondo i giornale National Catholic Reporter.
Il giornale ha chiesto conferma del fatto a Navarro Valls che ha motivato così la richiesta:  "E' ovvio e ragionevole che la Santa Sede faccia presente al dipartimento Usa la sua posizione di stato sovrano e sostenga l'immunità come previsto dalla legge internazionale"
Per il Vaticano torna l'incubo pedofilia: se l'immunità dovesse venir meno sarebbe esposto a verdetti dalle conseguenze rovinose. Già il pagamento delle pene pecuniarie cui sono stati condannati alcuni esponenti del clero accusati di reati sessuali contro minori hanno rappresentato un buco immenso nelle finanze del clero americano, senza contare il danno d'immagine subito.

Sabato 26 Febbraio 2005
di Attimo · Categoria: Società · ore 21:13

E comunque un pò fa riflettere che un vecchio bavoso, incartapecorito, ormai con un piede e mezzo nella fossa, ridotto a un vegetale, tremante e incapace di "espellere il catarro", esposto al pericolo del più banale del raffreddore, afflitto dal Parkinson e dio solo sa da quali altri malanni, ridotto a una marionetta che agita la mano dalla finestra del decimo piano di un ospedale, con i coccodrilli pronti nelle redazioni di tutti i telegiornali italiani, sia così attaccato alla vita, più di tanti altri essere umani in salute. E' qualcosa di disgustoso e allo stesso tempo meraviglioso.

Mercoledì 16 Febbraio 2005
di · Categoria: Società · ore 23:38

 we're British! [click]

Martedì 15 Febbraio 2005
di Attimo · Categoria: Società · ore 21:19

Quando ho sentito il nuovo singolo di Moby allegato allo spot della Vodafone, mi sono cadute le braccia. Oddio, dopo Di(l)do e Anastacia, pure Moby si è svenduto alla pubblicità per il traino di un nuovo singolo? Moby lo ritenevo un artista di un certo livello (?!), certo molto opportunista nelle sonorità, però una volta aveva detto una frase che recitava più o meno così (sto andando a braccio): "la musica ha eguale dignità, dalla commerciale alla classica,ognuno si può scegliere la musica che più gli piace senza preconcetti o complessi di inferiorità". Ok, era molto più stringata la sua dichiarazione, ma penso volesse far passare un certo tipo di messaggio. Moby ha fatto un primo album che ho masticato abbastanza (il secondo boh era la stessa cosa del primo, penso, non so, non l'ho ascoltato eccetto i due singoli), ha messo insieme voci, melodie e ritmi diverse tra loro ottenendo un frullato di facile presa (era un deejay mica per caso), ma pure sempre godibile. Penso si volesse in qualche modo giustificare, ecco. Mio caro Moby, io quella volta capii le tue nobili intenzioni (basta con gli integralismi musicali!!) e digerii serenamente quel frullato. Ora invece trovo molto, MOLTO più difficile prestare il fianco a questa bieca operazione commerciale. Ciò non toglie che la tua Lift me Up sia sulla rampa di lancio del mio subconscio, e da domani mattina inizierò a canticcharla (Vertigo ha seccato la pianta), e arriviamo finalmente al motivo scatenante il post: ho disperato bisogno di sapere cosa diavolo dice dopo LIFT ME UP, altrimenti non riesco a canticchiarla come si conviene. Ho azzardato un I'M NAUAMBA, ma quel termine non esiste. Non posso andare avanti con il semplicistico e fanciullesco OH LALALALA del refrain finale, per cui: chi sa, parli.
Morale della favola: uno cerca di farsi una reputazione da sovverrsivo anticonsumista, quando poi la Vodafone ti piazza la solita offerta per i boccaloni assetati di sms card come me. Che congiura. Corro a comprare un carta servizi, forse faccio in tempo, la coop chiude tra 20 minuti! (sono il solito misero medioborghese, lo so).

Lunedì 14 Febbraio 2005
di TheEgo · Categoria: Società · ore 01:23
Sei tornato anche quest'anno Valentino. Con il tuo carico di baci Perugina e cellulari in promozione, puntuale piombi il 14 febbraio a rompere le palle a tutti gli innamorati. Si, sto parlando con te, vescovo di Terni, potevi morire un po' più in là, tipo verso maggio che non ci sono feste? Così costringi invece il pirla di turno a sperperare congrue sommette appena ricevute a Natale per regalare l'anellino d'oro bianco alla dolce metà oppure il vestitino che le sta così bene e la fa semprare magra come vuol sentirsi dire.
Ma suvvia, non vorrei passare per maschilista o menefreghista. Non sono cinico fino a questo punto, quindi vorrei chiarire. Io il giorno di San Valentino, accidenti a lui, lo cancellerei proprio dal calendario. Per quell'illusione che dà ogni anno alle coppiette felici di volersi ancora più bene del solito su imposizione altrui, che importa se proprio ieri sera avevi litigato furiosamente? Per quella sensazione di amaro in bocca che lascia alle coppie non più fresche che guardano gli altri con un pizzico di invidia e per un giorno si sforzano di essere gentili con il proprio partner tra sorrisi di rame e svogliate carezze. Per quel sapore di rabarbaro che lascia infine in bocca ai single di turno, e la consapevolezza di essere sempre e comunque sfigati, perchè al mondo ci dovrà pur essere qualcuno che ci apprezzi per come siamo, no? E' San Valentino cretino, e tu sei ancora single, quindi no: nessuno ti caga di striscio.
E poi, stammi ad ascoltare Valentino, avrai pure fatto un sacco di opere buone in vita tua, avrai protetto gli innamorati che so io, ma ti stanno prendendo in giro. Ti sfruttano. Robe che non si fa in tempo a mettere via i panettoni e subito ci bombardano con le pubblicità dicendoci che è ora di fare acquisti perchè tra breve ricorre l'anniversario della tua morte. Ne vai fiero? Io mica tanto. Fossi in te chiederei almeno i diritti per l'uso della tua immagine o che si giri una fiction sulla tua vita, per il disturbo.
Un'ultima cosa, poi ti lascio riposare almeno fino al prossimo anno: qui c'è gente che ha bisogno Valentino. Io a San Gennaro non ci credo, quindi fammi la grazia tu, almeno quest'anno, che qui sono quattro anni ormai che non si festeggia e, giuro, non è mica colpa solo mia! Che poi un'idea ce l'avrei pure, tu che dici? Uh? Grazie Valentino, lo sapevo che sotto sotto eri uno figo.
Martedì 8 Febbraio 2005
di Akio · Categoria: Società · ore 08:36
Ho di nuovo fiducia nelle banche. Il merito è tutto del solerte sportellista che consiglia di aprire un conto arancio img direct. D’ora in poi tutte le banche assumeranno uno sportellista così. C’è un’offerta migliore di un’altra banca? Lo sportellista solerte ce la consiglierà e lo farà alla luce del sole senza doversi nascondere per la paura di essere licenziato. Si, indirizzare un cliente ad un’altra banca, non sarà considerato sleale. E noi clienti potremo finalmente acquistare con serenità i bond più convenienti e sicuri.

Venerdì 4 Febbraio 2005
di Supplente · Categoria: Società · ore 10:20
Tra le cose stronze del mondo del giornalismo, una che le batte tutte è inquadrare la finestra di un ospedale con la luce accesa, quando al suo interno è ricoverato un paziente illustre.  Un po' come riprendere il campanello di casa riportante il cognome dell'omicida arrestato, o mostrare la piazza e le fontane del paese dov'è appena avvenuto un fatto di cronaca nera. Piuttosto inquadrate una bella ragazza, che so, o mettete un chiaro cartello di sottofondo "Non c'è un cazzo da vedere".
Mercoledì 2 Febbraio 2005
di Boss · Categoria: Società · ore 11:44

Al di là di facili entusiasmi e battute sulle prossime vacanze (che in ogni caso io condivido) questa è una notizia da accogliere in maniera estremamente positiva.

Giovedì 27 Gennaio 2005
di · Categoria: Società · ore 17:54

"Non si può chiedere perchè, altrimenti ci sarebbe la possibilità di spiegare e di conseguenza di giustificare..non può esserci un perchè"
Elie Wiesel

di Attimo · Categoria: Società · ore 14:54

Sono passati 60 anni ormai. I sopravvissuti iniziano a lasciarci, e con essi, la testimonianza diretta, il racconto in prima persona di chi ha visto e subito. Un giorno se ne saranno andati tutti, sconfitti dalla vecchiaia, e non ci sarà più nessuno, di quelli che hanno visto e subito, a raccontarci dell'orrore. Sapendo che, per le nostre coscienze, vale molto di più anche una sola voce, rispetto a una più impersonale e perciò più distante pagina scritta, beh la cosa mi inquieta un pò.

Domenica 16 Gennaio 2005
di TheEgo · Categoria: Società · ore 17:48
Blocco totale* del traffico nelle grandi città come Milano e Roma. Si, ma in Italia ce ne freghiamo un po' tutti. Indignato TV racconta com'è andata veramente.

* tranne che per:
- Autoveicoli elettrici e a trazione ibrida, alimentati a metano o a Gpl o euro 4
- Autoveicoli adibiti a servizio di Polizia, Emergenza anche sociale,Soccorso e Pronto Intervento per acqua, luce, gas, telefono e impiantidi regolazione del traffico, ascensori e impianti di riscaldamento.
- Autoveicoli adibiti al trasporto di persone sottoposte a misure di sicurezza, adibiti al trasporto e smaltimento dei rifiuti, e tutelaigienico ambientale, alla gestione emergenziale del verde ed allaProtezione Civile.
- Autoveicoli per il trasporto collettivo pubblico e privato, car sharing, car pooling, servizi Piano di spostamento casa-lavoroattivati sulla base dei provvedimenti del Ministero dell’ambiente o dalComune di Roma
- Taxi e vetture di noleggio con conducente provvisti di concessione comunale
- Autoveicoli muniti di contrassegno per minorati fisici
- Autoveicoli impiegati dai medici in visita domiciliare urgente,muniti di contrassegno rilasciato dall’Ordine;
- Autoveicoli utilizzati per il trasporto di persone sottoposte aterapie indispensabili ed indifferibili o trattamenti sanitari per lacura di malattie gravi
- Autoveicoli adibiti al trasporto di generi alimentari deperibili, di giornali e di invii postali
- Cortei funebri e matrimoniali
- Autoveicoli, purchè inferiori a 3,5 tonnellate, adibiti al trasporto di medicinali e di valori o adibiti al trasporto di materiali a supporto delle riprese televisive relative ai telegiornali
- I tifosi diretti all’Olimpico muniti di biglietto, gli invitati a funzioni religiose., mia nonna, tua nonna, e anche Cagnazz, beccato a girare con una Micromachines per il centro storico di Milano, in piena ZTL.
Domenica 9 Gennaio 2005
di Attimo · Categoria: Società · ore 22:30

Fumare fa male alla salute. E' assodato. Però tanta gente fuma. Del resto, spesso le cose piacevoli della vita non necessariamente sono quelle più consone al nostro organismo. Esistono dunque persone che se gli tagli un dito, si incazzano, se si bruciano i polmoni, no. Strano, non è vero? Fumare, e mi riferisco ai fumatori regolari, è a tutti gli effetti un vizio. Un rischio accettato, perchè a smettere "non ci riesco". Un rischio e un vizio molto diffuso, tanto che è in atto un pseudo conto alla rovescia alla mezzanotte di oggi, perchè domani nulla sarà come prima. Scatta il divieto di fumare nei locali pubblici. Panico e rabbia tra i fumatori. Grande risalto sui giornali (addirittura si fanno party d'addio). Fumare è un diritto, gridano scandalizzati. Giusto. Ma vorrei capire come mai un vizio come un altro, sia diventato un diritto quasi da tutelare. Cioè, lo capisco anche, però mi pare bizzarro, a pensarci. Secondo me i fumatori sono gente drogata, con un problema di dipendenza, e invece appaiono come una specie da proteggere e tutelare. Fumare è una droga come tante altre, ma viene esaltata e curata di attenzioni. Io stesso ammetto che fumarsi una sigaretta ha sicuramente un qualcosa di stilistico in più. Eppure è una droga, un vizio, una malattia. E' tutta una questione di prospettiva.

Martedì 28 Dicembre 2004
di · Categoria: Società · ore 18:17

Elezioni presidenziali? Guerra in Iraq? Stragi kamikaze? Nessuno di questi eventi è entrato nella classifica delle vicende più popolari tra gli americani. Al primo posto si è piazzata la disavventura di un orso ubriacone nello stato di Washington, e al secondo la separazione consensuale di Barbie e Ken.
La graduatoria è stata stilata dagli operatori del sito internet della famosa tv di notizie CNN secondo un criterio poco scientifico: essi infatti hanno tenuto conto degli articoli più cliccati dal pubblico, e soprattutto di quelli che hanno spinto i lettori a mandarli via mail ad amici e parenti.
Il primo posto assoluto è spettato ad un orso del Baker Lake Resort, sulle rive del Puget Sound, nello Stato occidentale di Washington: l'animale è stato trovato svenuto vicino a 36 lattine di birra aperte.

L'orso aveva infilato le zampe nel frigorifero di un campeggiatore, aveva trovato tre pacchi da 12 di birra e l'aveva apprezzata al punto di ubriacarsi. I rangers si erano affrettati a scacciarlo, ma lui era tornato il giorno dopo in cerca di birra, quindi le guardie del parco sono state costrette a catturare l'orso per sottoporlo ad un trattamento disintossicante.
Al secondo posto si è classificata la separazione consensuale di Barbie e Ken che ha battuto quella tra Jennifer Lopez e Ben Affleck e persino il divorzio lampo di Britney Spears e Jason Alexander (55 ore la durata del..matrimonio). In effetti le due bambole stavano insieme da 43 anni, dopo essersi conosciute sul set di una pubblicità televisiva. Da allora, hanno attraversato insieme l'epoca del femminismo, della rivoluzione sessuale, gli anni ottanta, l'era dell'AIDS e di Internet.
Ma come capita a tutte le coppie famose, il successo ha logorato la relazione: "Barbie e Ken - ha spiegato il loro manager Russel Arons, vicepresidente del marketing alla Mattel - sono sempre stati un duo eccezionale; ora però sentono che è arrivato il momento di passare un po' di tempo separati".
A questo punto, chi ricorda che stiamo parlando di due bambole, penserà che il mondo è impazzito. Per tutti gli altri fans, Arons si è preoccupato di garantire che "Barbie e Ken resteranno buoni amici".

Domenica 26 Dicembre 2004
di Supplente · Categoria: Società · ore 20:09

Dice preoccupato il TgCom:

C'erano anche Emilio Fede e Lamberto Sposini tra i turisti italiani presenti alle Maldive durante il maremoto. Con loro, in vacanza nei paradisi del Sud-Est asiatico, anche l'attore Diego Abatantuono, il giornalista Pierluigi Diaco, la showgirl Heather Parisi, i calciatori Maldini, Inzaghi, Zambrotta, Materazzi e Lucarelli.

Ecco, vorrei chiarire, perchè di fronte ad undicimila morti provvisori, del fatto che ci siano italiani o meno, o che un pugno di calciatori viziati stiano bene, non me ne può fregare di meno. Oppure sono cinico soltanto io e siamo tutti telerincoglioniti, qui in Italia.

Giovedì 23 Dicembre 2004
di Attimo · Categoria: Società · ore 23:03

Natale è la festa degli Ismi. Ogni giorno possiamo interpretarne uno diverso, se vogliamo. E là fuori, c'è tanta gente cui piace (inconsciamente o no) farlo.

Il nichilista
Ero sdraiato a terra che battevo pugni e piedi sul ciottolato, in preda a una crisi isterica, quando finalmente ho avuto l'illuminazione. Regaliamo tutti quanti scatole vuote. Contenitori pieni solo d'aria. Credo sia il regalo più istruttivo e propositivo che possiamo fare. Regaliamo un'opportunità, un incentivo: diamo un foglio di carta bianca, e lasciamo al destinatario la possibilità di riempirlo, con la sua penna e i suoi colori, o magari di lasciarlo così come lo riceve, intatto. Invece di regalare oggetti preconfezionati, doniamo scatole vuote. "Tieni, riempila con quello che vuoi". A pensarci, non è affatto banale.

Il moralista
C'è chi dice che non crede nel Natale. Che non lo sopporta, che gli mette tristezza, che lo nausea. Tutto giusto. Pero ragioniamo. In giro ci sono parecchie persone, nei vari substrati sociali. Abbiamo il Natale inteso come ricorrenza cristiana. E di cristiani, questo stivale ne è pieno. Per chi ci crede, sabato si celebra la nascita del primo grande rivoluzionario della storia umana. Per cui Messa e raccoglimento interiore, e Dio lo benedica. Altra bella fetta è quella che celebra il Natale "american style", il padre di famiglia col maglione di lana indosso, il sorriso della madre tuttofare, l'albero di natale e il camino acceso, e una bella dose di consumismo, di favole inventate dalla pubblicità (Babbo Natale è partorito dalla CocaCola) e di sentimentalismi di facciata, il tutto servito in tavola accanto a lasagne fumanti e arrosti ripieni. Direi che buona parte del substrato (provo un brivido di esaltazione a usare questa parola) è sistemata. Resterebbero gli ibridi tra queste due culture, persone solitamente equilibrate e un tantino pragmatiche, ma anche no, che in occasione del Natale lasciano trasparire un batuffolo di tenerezza nei loro sguardi e si lasciano ammaliare dai sentimenti positivi che la nostra civiltà occidentale ha prodotto: il piacere del calore umano, la riscoperta della famiglia, il valore del ritrovarsi e del riunirsi che la festività natalizia fa scaturire, la solidarietà, il volemose bene, i regali. Varie forme affettive, insomma, come un vizio e una necessità. Direi che ci siamo. Restano fuori i cinici, i menefreghisti, i disperati e i frustrati e tutta quella roba lì. Quelli non si siederanno a pranzare con voi al banchetto natalizio, ma saranno intenti a versare bile e disprezzo verso questa truffa annuale che si ripete il 25 dicembre. Anche loro avranno una parte nella recita, anche i loro neuroni saranno rivolti a questa ricorrenza. Lanceranno le loro invettive verso i meccanismi perfettamente oliati di una delle più riuscite messinscene che la razza umana abbia mai realizzato.
L'unico assente sarà l'asceta. Nella festa degli "isti", quello si astiene da ogni ismo. Che l'unica possibilità di salvezza sia annullarsi fino a scomparire?
E' una domanda retorica di cui non so la risposta.

Il buonista [io c'ho provato, ma mi riesce meglio dal vivo... ci sono quelle famose inibizioni che aiutano eccome, a fare i buonisti]
Dai, allora domani sera ci troviamo tutti a bere una bella tazzona di cioccolata calda!
Ma si, buona idea! Facciamo due chiacchere e ci scambiamo i regali a mezzanotte!
Si.. si... in fondo è bello stare un pò assieme, polleggiamo un pò... ci divertiamo!!
Infatti... concordo...ragazzi è Natale in fondo... basta fare i musoni cavolo!!!
Giusto... è il bello del Natale... capita solo una volta... ti fa apprezzare il valore della compagnia dei tuoi amici...
Già, chiamiamo anche gli altri... non mi va di litigare proprio quella sera... poi la cioccolata con la panna mi intenerisce sempre... ih ih ih... (faccina)
Ok... cerchiamo di passare una serata carina... senza troppi scazzi...
Si si!
Allora ci conto eh? A domani sera mi raccomando.
Ehi ragazzi... Vi voglio bene!
Cosa!? (faccina)
Ma si dai... voglio bene a tutti voi...
Così mi commuovi... cazzo ci fai piangere a tutti! Però non ti allargare troppo, eh! eheheheh...
No non piangete dai... è che tutta questa atmosfera natalizia, mi scalda il cuore... a voi no? (faccina)

Mercoledì 15 Dicembre 2004
di · Categoria: Società · ore 22:52

IRAQ - Un italiano che lavora per un'organizzazione non governativa inglese e' stato sequestrato in Iraq. L' uomo, di 52 anni, e' originario della Campania. Lo si apprende da fonti dell' intelligence. Non si conoscono, per ora, ne' il nome dell' uomo rapito - la cui famiglia risiederebbe in provincia di Napoli - ne' il nome della ong inglese per la quale lavora. Gli organismi di intelligence stanno facendo ogni tipo di riscontro per accertare i fatti.

PRESUNTA RIVENDICAZIONE SU WEB
Una presunta rivendicazione del sequestro in Iraq del cittadino italiano che lavora per una ong inglese e' apparsa su un sito Internet in lingua araba, firmato da un gruppo che sarebbe finora sconosciuto. Il testo e' ora al vaglio degli organismi dell' intelligence italiana.

FINI COORDINA DALLA FARNESINA
Il ministro degli esteri Gianfranco Fini, non appena informato del rapimento di un italiano in Iraq, ha deciso di rientrare immediatamente alla Farnesina per seguire la vicenda e coordinare le attivita' ad essa connesse. Lo rende noto il ministero degli esteri.

UNITA' CRISI ATTIVATA A TUTTI LIVELLI
L'unita' di crisi della Farnesina e' stata attivata a tutti i livelli dal ministro degli Esteri Gianfranco Fini, non appena appresa la notizia del rapimento di un italiano in Iraq. ''Abbiamo attivato tutte le nostre fonti sul luogo - ha reso noto la responsabile dell' unita' di crisi della Farnesina, Elisabetta Belloni - per verificare l'attendibilita' della notizia di una presunta rivendicazione del sequestro in Iraq di un connazionale che lavora per una Ong inglese. Al momento non abbiamo nessuna conferma''
Ansa

Lunedì 13 Dicembre 2004
di Dr.Strangeblog · Categoria: Società · ore 21:39

Anche se le «misure medie» dimostrano che è infondato, il 23% degli uomini della penisola si ritiene insoddisfatto delle dimensioni del pene in realtà senza averne motivo: le misure sono regolari e il problema è soprattutto psicologico.
La regolarità delle misure del pene le stabilisce un organizzazione apposita, l'International Board on Sexual Attributes, presieduta dal 1926 da Oswald Ngieremi Mbuto, un nano nigeriano. Non che la cosa torni a nostro vantaggio, ovviamente.
La Sia (Società italiana di andrologia) ha anche preso le misure agli italiani, conducendo il primo studio antropometrico dei genitali maschili. Questo spiega la processione incessante di donne col sexy-costume da infermiera venute a casa mia implorandomi di farglielo vedere. Almeno io credevo fosse un sexy-costume.
Ho optato per un atteggiamento di compassata indifferenza, sfoderando sorrisi di chi, a queste cose, ci è fin troppo abituato. Poi è arrivato l'energumeno travestito da andrologo-wrestler.
Lo studio ha coinvolto 2.392 uomini. 2.391 soggetti del campione non hanno opposto alcuna resistenza. Uno è stato bloccato e vinto grazie alla mossa del cobra volante durante il sesto round. Piero Angela non ha mai parlato di cobra volanti di 140 chili.
«La lunghezza media del pene a riposo - spiega Edoardo Pescatori, responsabile del servizio di andrologia dell'Hesperia Hospital di Modena - è risultata di 13,5 cm tra i 20 e i 49 anni e la circonferenza media pari a 9,3 cm tra i 20 e i 29 anni. Queste misure tendono ad accorciarsi con l'età e in presenza di patologie che mettono a rischio la funzione sessuale, come diabete, ipertensione, cardiopatia ischemica, colesterolo alto».
Io invece sono sano come un pesce. Dovrò sforzarmi di ricordare il giorno in cui uno scienziato pazzo mi ha colpito tra le gambe col suo raggio rimpicciolitore.

Domenica 12 Dicembre 2004
di Rachele · Categoria: Società · ore 16:18

Presepe sì, presepe no.
La questione è più spinosa di quanto possa apparentemente sembrare.
Perchè, per quello che mi riguarda, la strada da seguire è quella dell'integrazione.
Non mi sono mai sentita offesa se la ragazza seduta accanto a me nell'aula portava un velo (per sua scelta, sia ben chiaro), nè ho mai protestato se qualche amico indossava la kippah a scuola.
Mangio i dolcetti di Kippur esattamente come il Panettone a Natale e Halwa con Tamr quando arriva Assaghir.
E non mi ritengo particolarmente tollerante.
Solo penso che un Presepe non abbia fatto mai male a nessuno, e che cantare "Gesù" in una canzoncina per un non credente sia come dire "Pinco Pallo".
E non vedo perchè in una classe di prevalenza cristiana si possa festeggiare Hannukkah in nome dell'integrazione mentre festeggiare il Natale potrebbe essere considerato irrispettoso.
Le minoranze ci sono ovunque. Solo che certe minoranze sono più intolleranti di altre. E fanno crociate giusto per recuperare i secoli persi, senza capire che non è "tutto dovuto", e che uno "stupido pezzo di legno con un cadaverino" può far parte della cultura di un intero paese.
A voler essere pignoli si potrebbe dire che l'Italia non è uno stato costituzionalmente laico (la Costituente è stata volutamente nebulosa su questo punto), non siamo la Francia, non abbiamo avuto una Rivoluzione Francese, non abbiamo lo stesso retroterra storico e culturale.
Siamo in uno stato garantista, con degli accordi in materia religiosa con le religioni che hanno presentato la richiesta di diventare "religione dello stato". Facendo qualche passo indietro anche sulla propria ortodossia.
C'è chi non ha ancora fatto nessun passo indietro e per questo, per ora, ha diritto solo alla libertà di culto.
Le minoranze e l'integrazione vanno tutelate. Prendersela con un presepe per quel che mi riguarda è integralismo, la religione è una forma di cultura. Nessuno protesta se nei licei non s'insegna il tedesco.
Per quanto la cosa stia sulle palle anche alla sottoscritta la religione cristiana è parte integrante della cultura italiana.
Un povero presepe, una canzoncina natalizia  o un crocefisso sono specchietti per le allodole.
La mancanza di rispetto non starà mai in un oggetto quanto in un gesto.

Sabato 20 Novembre 2004
di Rachele · Categoria: Società · ore 15:16

Leggete un po' qua... Dal 17 Dicembre il Buthan, piccolo staterello, "terra del drago" per antonomasia, abolirà ufficialmente le sigarette. "Pessimo esempio" che presto altri stati potrebbero seguire.
La situazione è grave, si crea un precedente.
Trovo inquietante che uno stato decida che "per il bene del suo popolo" le sigarette debbano essere totalmente messe fuor legge.
Lo so che il fumo fa male, che fa venire il cancro e l'infarto. So che dovrei smettere. Prima o poi.
Non dico che il fumo non faccia male. E' che la trovo una violazione un po' pesantuccia del libero arbitrio.
Poi ripenso a quando sono stata a Singapore e ho rischiato 200 dollari di multa non sapendo che le gomme da masticare erano vietate.
Fossero questi i problemi dll'Asia...

Sabato 13 Novembre 2004
di Rachele · Categoria: Società · ore 21:26

"Ora e sempre disobbedienti..."

Certo che per venire a fare i disobbedienti a Venezia un po' criminali bisogna esserlo...
Doppio corteo oggi contro la Nato. Il primo fatto da Rifondazione e da frange della Margherita: una pacifica "catena umana" di protesta al Lido (sottolineo il fatto che il sindaco di Venezia ha presenziato all'assemblea. Da notarsi che il suddetto sindaco senza i voti di Rifondazione 'sti cazzi che veniva eletto. Ma la politica italiana, si sa, è priva di coerenza...).
Il secondo ad opera dei disobbedienti guidati da Luca Casarini in persona.
Strano personaggio che anni fa reclutava nei licei le sue tute bianche con un accento veneto tanto marcato che c'è solo da vergognarsi a sentirlo parlare.
E alla fine la guerriglia non l'hanno fatta al congresso, ma per le strade di Venezia, davanti al "Teatro la Fenice", tra i passanti e i curiosi.
Mi tornano in mente gli espropri proletari (assolutamente da leggere questo appello) assieme all'immagine di Casarini che riduce in brandelli il suo foglio di via in sulla pubblica piazza.
Per quanto mi ci sforzi non riesco a vedere tutto questo come un qualcosa di civile. Non ce la faccio proprio.
Tra le frasi che amo tirare giù dai miei film preferiti c'è anche questa: "a volte bisogna infrangere le regole per rimettere a posto le cose" (Le regole della casa del sidro).
Io posso anche essere d'accordo con questo concetto, però per quel poco che mi riguarda per poter infrangere le regole bisogna conoscerle a fondo. Non è che vado ad infrangere tutte le regole per partito preso, per principio, per provocazione.
La protesta dei disobbedienti nel cuore di Venezia, proprio davanti a quel teatro che è costato lacrime di sangue a chi vive questa città, mi è sembrata solo una provocazione, tanto dannosa quanto inutile.
E ho perso mezz'ora del mio tempo a riflettere sul fatto che in fondo definirsi disobbediente era solo darsi un'etichetta come un'altra, un alibi qualsiasi. Non v'è meno ipocrisia tra i disobbedienti che tra i parlamentari.
Che mondo triste...

Giovedì 11 Novembre 2004
di TheEgo · Categoria: Società · ore 20:50

L'altra mattina, dopo il solito giro di stampa e blog quotidiani ero lì bel bello che mi facevo la barba mentre ascoltavo la radio. Su RadioDue, a Condor, Luca Sofri segnalava questa notizia. Un ragazzo che lavorava nella segreteria di un partito è stato licenziato in tronco perchè una foto lo ha immortalato in un noto locale gay della capitale. Il solito caso di discriminazione? Mica tanto. E guardacaso di che partito stiamo parlando? Alleanza Nazionale, ovvio. A licenziarlo è stato l'ormai noto DisOn. Domenico Fisichella. Dopo aver raccolto le palle una ad una, cadute a seguito di questa ennesima sua dimostrazione di dabbenaggine, riporto il testo dell'appello che abbiamo ricevuto per email da Ugo e Progetto Mayhem, con preghiera di diffusione. Dove i telegiornali tacciono, possono, nel loro piccolo, i blog.

Il fanatismo bigotto che ha già coperto di ridicolo gli italiani in Europa a causa delle dichiarazioni del sedicente Rocco Buttiglione miete vittime in patria: stavolta a fare le spese di quella che sembra quasi un atto di frustrazione o una sottile vendetta ideologica è Dario Mattiello, per otto anni capo della segreteria del vicepresidente del Senato Domenico Fisichella (Alleanza Nazionale).
Dario Mattiello è stato licenziato in tronco per colpa di una foto pubblicata su Panorama: una foto che lo ritrae al Gay Village di Roma, e che ha fatto andare su tutte le furie Domenico Fisichella. Evidentemente il vicepresidente del Senato ha ritenuto il contesto della poco consono ad un suo collaboratore, e ha licenziato Mattiello. Così, senza pensarci due volte.
La colpa di Dario Mattiello non è necessariamente l'omosessualità: la foto incriminata lo ritrae semplicemente mentre passeggia, e lui era andato al Gay Village con la sorella ed alcune colleghe. Il problema non sta nel fatto che Mattiello possa essere o meno omosessuale: questi sono fatti suoi e di nessun altro. Il problema è che Fisichella lo ha licenziato semplicemente per avergli fatto venire il dubbio, semplicemente per avere visto una foto che chissà cosa avrebbe potuto dimostrare.
Qui non si discute in termini legali, perché c'è già una causa in corso: non è nostro interesse dimostrare l'illegittimità di un licenziamento immotivato, l'illegalità di ogni discriminazione sessuale e la necessità di un immediato reintegro.
Domenico Fisichella deve dare le dimissioni subito, senza aspettare le decisioni di chi valuterà il caso in un tribunale: Fisichella deve dimettersi non tanto perché ha infranto la legge, quanto perché con il suo comportamento barbaro e discriminatorio (oltre che ampiamente anticostituzionale) ha negato ad un uomo il suo diritto al lavoro e ha infangato il prestigio dell'istituzione che rappresenta, offendendo milioni di italiani.

Diffondi questo appello (via email, via blog, via quellochetipare) e firma la petizione per richiedere le dimissioni immediate di Domenico Fisichella da Vicepresidente del Senato.

Sabato 23 Ottobre 2004
di Rachele · Categoria: Società · ore 14:48

Leggere per credere...
La cosa mi sa un po' di ridicolo in quanto a voler essere davvero coerenti dovremmo toglirere dalle macchinette e dalle nostre tavole tutti i prodotti segnalati nella "guida al consumo critico" equo-solidale.
Non puoi fare determinate scelte se non sei disposto a rispettarle in toto.
Non è una questione che riguarda solo il marchio Coca Cola, si spazia dai capi di vestiario ai detersivi, dal cibo alla benzina per auto.
Per me è andata così, ho fatto l'equo-solidale dura e pura per ventisette giorni, il ventottesimo mi sono resa conto che in Italia non vengono venduti assorbenti equo-solidali e ho ridimensionato la cosa.
La società non è equo-solidale, e se la si vuole migliorare la cosa migliore è viverci dentro e plasmarla lentamente, mettendosi l'animo in pace sul fatto che la situazione potrà, nella più felice delle ipotesi, migliorare sensibilmente.
Non stravolgersi e capovolgersi.
Ma forse sbaglio io ed è iniziando vietare la Coca Cola che si cambierà il mondo...

[edit: sembra che l'università degli studi di Ferrara abbia deciso di prendere il medesimo provvedimento a partire da Lunedì...]

Mercoledì 20 Ottobre 2004
di Darkripper · Categoria: Società · ore 15:19

Dopo la celebrazione postuma degli anni 70 e lo sdoganamento bloghereccio compiuto da alcuni noti figuri, é venuto il nostro tempo.

Cerco di tornare indietro con la mente, alle prime feste delle medie: vedo accanto allo stereo un cd dei Queen (Greatest Hits II), forse un hitmania dance, puttanate varie e ovviamente loro. Loro che un pò ci hanno tirato su (non c'é da vergognarsene), con quelle copertine fumettose e i testi epici.

Allora? Chi lo apre 883.splinder.com?

Edit: Esiste. Ma d'altronde esisteva anche ghandi.splinder.com.
Chissenefrega.

Lunedì 18 Ottobre 2004
di Rachele · Categoria: Società · ore 13:49

Nasce a Berlino, si chiama Nostalgia.
Nasce da un'idea di chi con l'incubo ci ha convissuto, e tenta di insegnare agli altri a "ritrovare confidenza col cibo, re-imparare a mangiare, farlo con allegria".
"Al "Nostalgia" ci saranno 50 coperti, una cameriera bulimica e uno chef anoressico che ha cancellato deliberatamente gli ingredienti dei piatti dal menù. Così come assenti saranno i nomi delle pietanze."
Un nome ricondurrebbe ad una tabella, ad un conteggio di calorie, alla mentalità "malata", a tutto quello che si vorrebbe sconfiggere.
Forse detta così la cosa può sembrare ossimorica. Però potrebbe avere anche molto più senso di quanto non sembri.
Fosse anche un modo stupido per portare un giorno agli onori della cronaca quella che ancora oggi in Italia non viene definita chiaramente nè come una malattia vera e propria nè come un disagio sociale sarebbe già abbastanza.
Su Repubblica citano i dati relativi alla Germania per quello che riguarda i disturbi dell'alimentazione.
Dati che non tengono conto dei casi silenti, persone irreprensibili, con figli e famiglia, oramai al di fuori da quelle che possono essere le patologie adolescenziali.
In Italia le statistiche non sono poi così diverse. Eppure aprire gli occhi, vedere ed accettare la malattia nell'anima di chi, a volte, ci sta anche accanto rimane tuttora un tabù. Non mi stancherò mai di ripeterlo, c'è un popolo silenzioso che cammina per l'Italia, spesso nell'indifferenza più totale. E non tutti sono abbastanza fortunati da avere la forza e gli strumenti necessari per riuscire da soli a dare un ordine alla loro vita, al loro dolore.
Basta poco. Basta davvero poco.

Venerdì 15 Ottobre 2004
di Darkripper · Categoria: Società · ore 01:42


Lunedì 11 Ottobre 2004
di Rachele · Categoria: Società · ore 12:22

Su Repubblica si parla di "fitwalking".
"Alcuni istruttori hanno paragonato il ritorno del gusto di camminare nello sport a ciò che Slow Food ha rappresentato nell'alimentazione: un'orgogliosa rivendicazione di autonomia, un modo per "guardare", dunque gustare, ciò che ci circonda resistendo alla tentazione di fare più in fretta e di arrivare prima".
Da brava veneziana all'inizio ho pensato "non sanno davvero più cosa inventarsi...".
Poi ho letto queste righe e mi sono spiegata il perchè dell'esigenza di dare un nome tecnico a quello che faccio tutti i giorni (ho testimoni, i 6 km/h sono oggettivamente alla mia portata...) : "l'elenco, insieme agli indirizzi degli istruttori, agli appuntamenti e ai consigli su limentazione e abbigliamento è sul sito ufficiale, www.fitwalking.it"
E poi queste non sono marchette (guardare Shynistat per credere)...

Domenica 10 Ottobre 2004
di Attimo · Categoria: Società · ore 13:51

Ormai l'Auditel non viene più considerato quale fonte attendibile per decretare il successo di una trasmissione televisiva, visto con quali modalità vengono rilevati i dati. Se tutto ciò non scalfisce i pubblicitari, il declino del didattore televisivo fa la gioia degli amanti della programmazione contro, di tutti i detrattori della tv, si spazzatura, ma anche dotata dei milioni di beoti che la guardano, appunto secondo l'odiato Auditel. Ora invece mi ritrovo quasi a sentire la mancanza dell'autorevolezza di quei dati, volendo suffragare una mia ipotesi: il declino dei reality-show. Giovedì scorso la puntata serale del GF5 è stata seguita da 6 milioni di telebeoti. La sera successiva, l'allegra brigata della Ventura, ha avuto un simile seguito. Non siamo ai livelli degli anni scorsi, se non ricordo male. Da quel poco che ne so, penso che anche le puntate quotidiane in fascia preserale, abbiano un andamento sui 2-3 milioni per entrambe le baracconate. Ok, siamo praticamente all'inizio dei due programmi, e due settimane sono poche per decretare un calo di ascolto. Certo di venire smentito e buggerato da trionfali ascolti per le puntatone finali, mi appiglio anche alla disfatta cui sta andando incontro il terzo realityshow attualmente in onda, Campioni, su cui c'è poco da dire: è penoso e non lo caga nessuno per più di 5 minuti di fila. Quindi mi chiedo: sta a vedere che questa paccottiglia di programmi si avvia sul viale del tramonto? Persino il buon Settore, noto esperto di GF, quest'anno dedica pochissimi post all'evento. In generale si sente nell'aria quasi un obbligo reverenziale, visto i successi passati, di parlarne sui siti e giornali, più che rispondere a un'effettiva richiesta da parte del pubblico. Forse è colpa di un'edizione del GF confezionata in fretta e priva di personaggi-macchiette come gli anni scorsi, o di un'idea malsana di seguire un gruppo di fighetti che piangono in tv e farli spacciare come il prototipo di una squadra di calcio (e invece sia chiaro: quello NON è calcio). Oppure, è il semplice logorio di una formula ormai abusata, a determinare i sintomi del crollo dell'impero. L'avvento dei reality show doveva essere una rivoluzione per la stantia televisione italiana, ed è indubbio che qualche sconvolgimento l'ha portato (in peggio), ma ormai questa rivoluzione sta iniziando ad essere assorbita. La novità è scemata ed ormai è diventata una produzione seriale, un genere canonico per l'appunto. I reality basati su personaggi sconosciuti non convincono più, essendo i concorrenti ormai scafati e ben consci di essere ripresi dalle telecamere. Viene meno la spontaneità, insomma, e allora che senso ha chiamarli "reality"? Si è tentato di modificare la formula facendo occupare i reality da personaggi già inseriti nello spettacolo (Fattoria, Talpa, Isola dei Famosi) e paradossalmente li ritengo quasi più credibili, o per meglio dire meno ipocriti, di grandifratelli vari, perchè la farsa è tutto sommato dichiarata: sono attori nati e stanno al gioco consapevoli. Ovviamente tutte queste mie farneticazioni verranno smentite nei prossimi mesi quando i vari baracconi saranno di nuovo sulla bocca e sullo schermo di tutti, ma mi soddisfa pensare che ci si stia iniziando a stancare. Un pò come per i giocatolli nuovi.

Martedì 5 Ottobre 2004
di Attimo · Categoria: Società · ore 22:37

Notizia di pubblica utilità da un autorevole sito di informazione: fatelo pure, basta che vi sbrighiate a rivestirvi.
D'ora in poi andare in bagno nei locali non sarà più la stessa cosa.

di · Categoria: Società · ore 10:45

Con una fastosa cerimonia sono stati assegnati anche quest’anno i Premi IgNobel per le invenzioni più scellerate...

Per la Medicina: Steven Stack of Wayne State University, di Detroit, e James Gundlach dell’ Auburn University, in Alabama, per aver pubblicato la loro ricerca su “La musica country e il suo effetto sui suicidi”
Per la Fisica: Ramesh Balasubramaniam dell’ University of Ottawa, e Michael Turvey dell’ University del Connecticut, per aver esplorato e divulgato la dinamica dell’Hula-Hop
Per la Salute Pubblica: Jillian Clarke del Chicago High School Dipartimento Scienze e Agricoltura, per aver investigato sulla validita’ scientifica della teoria “Dei 5 Secondi” il tempo utile cioe’ per raccogliere il cibo da terra e mangiarlo senza il pericolo della contaminazione da microbi.
Per la Chimica: La Coca-Cola inglese, per aver usato una sofisticata ed avanzata tecnologia per imbottigliare l’acqua inquinata del Tamigi e averla venduta come acqua da tavola.
Per l’Ingegneria: Donald J. Smith e suo padre Frank J. Smith, di Orlando Florida, per aver brevettato l Combover (U.S. Patent #4,022,227). Uno speciale phon per fare il riporto dividendo i capelli rimasti in tre sezioni.
Per la Letteratura: La Biblioteca americana di ricerche sul nudismo di Kissimmee, in Florida, per aver realizzato una biblioteca circolante con lo scopo di preservare la cultura del nudismo in America.
Per la Psicologia: Daniel Simons dell’ Universita dell’Illinois e Christopher Chabris dell’ Universita’ di Harvard per aver dimostrato con un video che una persona che scruta con attenzione un avvenimento (per esempio una partita di basket) non riesce a notare nient’altro (nemmeno una persona vestita da gorilla seduta tra il pubblico)
Per l’Economia: Il Vaticano, premiato per l'ingegnosa idea di affidare in «outsorcing» la celebrazione di messe richieste dai credenti Usa al clero indiano, data la penuria di celebranti che oramai affligge le chiese dei paesi occidentali.
Per la Pace: Daisuke Inoue di Hyogo, Giappone, per aver inventato il Karaoke, una nuova straordinaria via per insegnare ai popoli la tolleranza.
Per la Biologia: Ben Wilson dell’ University British Columbia, e Lawrence Dill della Simon Fraser University [Canada], Robert Batty dell’ Associatione Scozzese di Scienze Marine per la loro relazione sulle aringhe che apparentemente comunicano tra loro tramite scorregge.

Domenica 3 Ottobre 2004
di TheEgo · Categoria: Società · ore 23:01
Domenica 19 Settembre 2004
di Attimo · Categoria: Società · ore 14:52

Una discoteca formato labirinto bianca senza luci colorate ancora non esiste, purtroppo. Nel frattempo mi chiedo perchè le discoteche, perlomeno qui in zona ferrarese, continuino imperterrite nel loro degrado, lasciando sempre vuota la lista "dignità". Venerdì sera mi reco in un buco fuori città, ex Rocca ex Madame Butterfly ed ora La Suite. Davanti alla pista un maxischermo proiettava le immagini in diretta all'interno di una sciccosa stanza, ornata di divanetti, champagne e tanto manzo femminile. Alcuni baldi giovani a fare compagnia al tutto, intenti a scimiottare il Grande Fratello e a guadagnarsi la modica cifra di 5000 euro, destinata al vincitore di serata. E tutto questo mentre tu stai cercando se non altro di ballare, ecco. La reality disco, cinguettava il deejay. Mica cotiche. E' tutto un reality show vivente, la disco e tutto il suo brulicare di ciao bella lì, dobbiamo pure farne una caricatura e mandarla in onda proprio all'interno della suddetta. Quasi geniale, a pensarci.

Giovedì 16 Settembre 2004
di · Categoria: Società · ore 18:54

Ogni tanto le associazioni dei consumatori indicono un grande sciopero che consiste nell'astenersi dal fare la spesa; ora, a parte l'effettiva adesione (oggi metà delle massaie sono andate a fare la spesa normalmente: "mi sono dimenticata", "ho comprato giusto il minimo indispensabile" etc) ma io mi chiedo: servono poi questi grandi scioperi?
Mi spiego: una massaia che oggi non fa la spesa, o la fa doppia il giorno precedente, o la fa doppia il giorno successivo, giusto? E allora dov'è il danno per i negozi? Non c'è, anche perché, come detto poco sopra, buona parte delle signore LA SPESA LA FA!
Allora non sarebbe meglio se la spesa si facesse tutti i giorni ma comprando solo il minimo indispensabile? A mio parere sarebbe una cosa molto più efficace che non fare lo sciopero selvaggio un giorno, e spesa selvaggia il giorno dopo.

Sabato 11 Settembre 2004
di TheEgo · Categoria: Società · ore 15:41

Certe volte le cose bisogna proprio vederle di persona per capirle fino in fondo. Così fatto su uno zainetto semivuoto e una valigetta ridotta all'osso son partito alla volta di Venezia quattro giorni fa, ospite di Rotaciz, alla quale vanno i miei più sentiti ringraziamenti per le tre giornate da vip che mi ha fatto trascorrere. Ed ecco che cosa ho scoperto riguardo la città lagunare, la Mostra del cinema e tutto il resto:
- Senza un opportuno pass al Lido non sei nessuno e non riesci ad entrare praticamente in nessun posto, bar esclusi. Ma ho scoperto anche che se tieni al collo un porta pass con un pezzo di carta qualunque nessuno si accorgerà della differenza.
- Non sarei potuto entrare al Westin Excelsior Hotel, dove gironzolavano a piede libero tutti gli attori e i registi, ma se indossavo un paio di occhiali da sole, mi mettevo una camicia e tenevo una macchina fotografica in mano mi sarei potuto spacciare tranquillamente per un fotografo e così è stato.
- Ho scoperto che, ehi!, è facilissimo entrare alle proiezioni se conosci qualcuno in Biennale!
- Tarantino sarà pure grassoccio e bisunto, ma ha una faccia talmente simpatica e cordiale che avvicinarlo per fargli i complimenti è stata una grandissima soddisfazione.
- La Mostra del cinema non è per il pubblico come forse qualcuno pensava. C'è una biglietteria ma i biglietti sono tutti riservati ed è quasi impossibile comprarne uno a meno che non l'abbiate prenotato per tempo o siate parente di qualcuno in Rai.
- Tutto il contorno non era il solito caciottare di paninari, piadinari, bancarelle e mercatini, ma soltanto pochi ordinatissimi stand degli sponsor ufficiali di cui uno era un ottimo distributore di panini.
- La donna che vendeva i suddetti panini sembrava uscita da un film di Verdone o con Mario Brega e stranamente nessun regista li attorno la notasse per farle fare la caratterista in qualche pellicola di serie B.
- Ho scoperto con dolore che non ci sono bagni chimici in tutta la zona della Mostra. Nemmeno uno. Per pisciare si va dritti a casa senza più pensare oppure si deve entrare al Casinò. Soltanto se hai il pass, altrimenti ti bagni i pantaloni.
- La gente presente al Lido non capisce niente di cinema e a momenti non conosce quasi attori e protagonisti. Quando qualcuno usciva dall'Excelsior lo fotografavano lo stesso pensando fosse un vip, quando a volte erano guardie del corpo, turisti o pirla curiosi come il sottoscritto.
- A riprova del fatto basti dire che dopo aver chiesto l'autografo a un solitario Luigi Lo Cascio in Sala Grande, durante la proiezione del film con protagonisti Accorsi e la Samsa, si sono avvicinati in molti chiedendomi chi accidenti fosse.
- Ho scoperto che i film più applauditi non sono quelli maggiormente piaciuti al pubblico. Sono soltanto quelli con più claque pagata dalle case di produzione per assistere alle proiezioni. Attenzione a dire che "Ovunque sei" è piaciuto al pubblico!
- Mollica è davvero grosso, ma Tosatti quasi lo raggiunge.
- Alberoni è un morto che cammina, Cattaneo fa il figo abbronzato. Annunziata assente, come mai?
- Scarlett Johannson è un tappo, ma è una perla di rara bellezza.
- Stefano Accorsi che faccia la parte di un quarantenne, di un ragazzino, di uno sfigato, di uno studente, di un ladro, recita sempre alla stessa maniera, e ormai la gente ne ha le palle piene.
- Yoko Ono è brutta come la fame e se ripenso a tutto quello che ha fatto per i Beatles mi viene rabbia.
- Ho scoperto infine che XXXXX è dell'altra sponda. Ma questo non potevo dirlo vero R.? Ops.

Domenica 1 Agosto 2004
di TheEgo · Categoria: Società · ore 12:47

Alla fine lo hanno preso. Grande soddisfazione della classe politica. Però lo hanno pure ammazzato. Troppo comodo allora, così senza un processo, un giudizio. Damiano in questo post riassume alcuni concetti sulla questione che condivido pienamente:

L'omicidio di Liboni mi ha ghiacciato il sangue. Non tanto per l'omicidio in sè; in un conflitto a fuoco ci può scappare il morto, anche se il fatto che il carabiniere abbia mirato alla testa fa capire quanto "casuale" sia stato il colpo. Liboni è stato ucciso senza che ci sia stato un processo, senza che sia stato accertato che fosse lui l'omicida del carabiniere e senza il minimo dispiacere che sia morta un'altra persona oltre al carabiniere. Anche se è certo al 99,9% che sia stato lui ad ammazzare il carabiniere, ci può sempre stare l'infermità mentale. Con lo stesso ragionamento dovremmo ammazzare tutti i matti che abbiano ucciso una persona. [...] Ci sono killer che ammazzano prostitute, killer che ammazzano coppiette, killer che ammazzano ragazzini. Al plurale, eh. Per la loro cattura non si spende nessuna parola, se non qualche maresciallo o ispettore o cos'altro. Vuol dire che i carabinieri sono più importanti delle persone normali. Se sei un muratore e cadi da un ponte, vabbè, sei morto sul lavoro, cazzacci tuoi. E' già tanto che diamo l'indennità a tua moglie, non rompere i coglioni. Ma se sei un carabiniere... ah, questo cambia tutto eh. Se ci fosse un dio, avrebbe già mandato un telegramma rammaricandosi per l'accaduto. Intendiamoci: il carabiniere merita lo stesso rispetto di un qualunque morto sul lavoro. Merita il ricordo dei suoi cari, merita il cordoglio dei suoi colleghi. Ma la ruffianeria politica è qualcosa di spaventosamente ributtante. In Arancia Meccanica c'era una chiave di lettura preoccupante: se entri nella polizia puoi esercitare la violenza in maniera legale. Un carabiniere ha ucciso un uomo, (molto) probabilmente colpevole, sostituendosi al giudizio di un giudice. Scommettiamo che non verrà preso nessun provvedimento?

Martedì 20 Luglio 2004
di A day in the life · Categoria: Società · ore 16:30

Esco troppo presto per andare a fare la spesa, fa caldo, e mi dimentico che la fermata dell'autobus non è più vicino a casa. Cammino un po' sotto il sole, mi rifugio sotto i portici, ma fa caldo anche là, è un caldo diverso, ma non sopportabile comunque. Arrivo alla fermata provvisoria, ma non mi accorgo di una signora bassa e grassa, sulla cinquantina. La urto, le chiedo scusa e la guardo. Ha una maglietta nera bruttissima, con una scritta in paillettes dorate che recita Breaking the Rules. La "a" di "breaking" è cerchiata, come nel simbolo anarchico. Io indosso una maglietta con Groucho Marx che dice Di qualunque cosa si tratti, io sono contro. Non credo che la signora sappia né chi sia Groucho Marx, né il significato della scritta sulla sua maglietta. Quello che ci accomuna, alla fine, è l'autobus.
Dopo poco arriva l'undici e saliamo.

Mercoledì 14 Luglio 2004
di Attimo · Categoria: Società · ore 14:33

Mi capita di leggere un post di Kay, in cui si cimenta nell'arduo compito di spiegare cosa significhi quella famigerata parola: Indie. Non voglio entrare nell'annoso e irrisolvibile dibattito, chè è troppo vasto e sconosciuto per uno che di Morrissey non ha mai ascoltato una canzone, tanto per citarne uno. La parte che più mi colpisce della discussione che ne nasce (al momento siamo a quota 50 commenti) riguarda la parte "estetica" del movimento Indie. Le spilline, le borse a tracolla, i locali, il vintage. Tutte cose che adoro, fra l'altro, anche se non ho spilline attaccate al mio vecchio zaino Invicta, e di vintage ho solo una felpa comprata all'Oviesse. Lo stile Indie, insomma, mi affascina, è qualcosa a cui, diciamolo, vorrei aspirare, ma apre in me una voragine perplessa. Filosoficamente parlando, si tratta di Forma e di Sostanza, dicotomia lacerante per il sottoscritto, specie quando la Forma può arrivare a "corrompere" la Sostanza: a influenzarla, a deviarla, quasi a sostituirla e anticiparla. E' un discorso che vale ovviamente per la maggioranza, e non per quelle sante persone (da tenere sotto una campana di vetro) che seguono in modo autonomo il proprio sentire, e da qui partono, se vogliono, a costruire un proprio stile. Però quando un fenomeno si espande, c'è il rischio che la Forma acquisti più importanza della Sostanza. Ecco che la canzone di sottofondo che si ascolta diventi in qualche modo musica "ambient", proprio come quella musica che fa da parete, e che al posto degli arpeggi e dei giri di chitarra, subentri  al centro della scena, la maglietta, il paio di Converse, la frangetta, le spilline e tutto l'armentario, insomma. E la musica ritorna a fare da cornice. Illuminante, ma davvero, è il post di Pompeo, che si immagina un Costantino in mezzo a quegli ambienti lì. Il tratto comune, è la maniacale cura del dettaglio, dell'immagine di sè, del lato esterno, che porta ad accumunare un fighetto antipatico a un alternativo. Le Adidas Yoshimoto ai piedi e la T-Shirt introvabile indosso. Due poli che si cortocircuitano, un paradosso di estetica che porta due universi lontani anni-luce, ad avvicinarsi incredibilmente, grazie alla Forma, così invadente rispetto alla Sostanza. A modo mio, leggendo quel post di Pompeo rilancia la mia perplessità verso l'ambiente esterno, ormai così selettivo. Non sono bravo nel scovare i dettagli per costruire il mio Stile, e di fronte al mio anonimato estetico corredato di qualche concessione riconoscibile, rimango anchio perplesso, ma di me stesso, però. Forse sarebbe meglio rivolgere questo stato d'animo verso l'esterno, verso mondi ben caratterizzati che corrono il rischio di interpretare se stessi. Sogno di andare al concerto della band svedese sconosciuta con una bella camicia bianca e i brillantini sul collo. Di andare a sorseggiare l'aperitivo in riva al Papete con una maglietta zaccona, sporca e sudicia piena di spilline. E' bello costruirsi uno stile, ma snervante quando lo stile personale deve piegarsi ai Canoni, deve aggiornarsi e stare al passo. Al passo di chi, scusate? Al passo di manichini di tendenza? Spogliamo la Sostanza, che balli coi piedi nudi in riva al mare e che si ubriachi in un locale underground, senza che non ci sia nessuna tendenza a rompere le balle.
E se sono stato confuso e precario, o se sono andato fuori tema, meglio così.

Giovedì 8 Luglio 2004
di Rachele · Categoria: Società · ore 20:40

Scoperto per caso curiosando fra le pagine di Repubblica.
Che poi uno si chiede: "servirà a qualcosa?"
Dubito.
Che le compagnie telefoniche marciassero un po' su determinati costi credo fosse già abbastanza palese, in fondo una volta installati gli impianti il costo a loro carico rimane quello del personale e della manutenzione. Il resto sono tutte entrate, praticamente nette. Anche le varie promozioni del tipo "chiama gratis per un mese" alla fine sono risparmi relativi per l'utente che investe i suoi soldi per vedersi restituire soldi virtuali in traffico telefonico (risparmio discutibile secondo me perchè mi capita spesso di sentire gente che dice "sì, mi faccio un'altra ricarica, tanto poi mi ridanno i soldi...). E nessuno mi toglierà mai la convinzione che le varie sms card siano state inventate solo per abituare i poveri utenti a mandare un numero di messaggi sproporzionato, visto che "conviene"...facendo un paio di calcoli l'invio di un messaggio è praticamente a costo zero per la compagnia, che incassa l'equivalente in denaro di un migliaio di carte servizi...
Senza contare tutti i vari centesimi che spariscono miracolosamente dal tuo traffico residuo anche quando il tuo telefonino se n'è stato allegramente su un tavolo a poltrire tutto il santo giorno...
Ma perchè invece di stare a scrivere su un blog non sono che studio ingegneria delle telecomunicazioni per aprirmi una compagnia telefonica?

Lunedì 5 Luglio 2004
di TheEgo · Categoria: Società · ore 11:46

Dice la zia Proserpina che in quel di casa sua in questi giorni c'è molto da fare. Un gran viavai di gente, blogger, scrittori, editori (!), quattropassi e antonelline... A Castellana Grotte (BA) sta per tenersi un... BlogTrip, "viaggio nella Blogpalla con tanto di BlogVisualTrip, ovvero una mostra di tavole e foto fatte da blogger, e il PoetrySlam, una gara di poesia diretta da Lello Voce." Due eventi che essendo sbarcati per la prima volta in Puglia proprio con questo festival del libro, stanno avendo un sacco di riscontro in giro sui media e speriamo nel mondo dei blog stessi. Parlerà con Pros il caro editore Giuseppe Laterza e poi ci sarà spazio a dibattiti e interventi da parte di tutti i presenti. L'invito è dunque per il 10 luglio giù in Puglia: "se non altro è una buonissima occasione per godersi una due giorni di bellezze naturali del sud!", dice l'organizzatrice.
Ulteriori informazioni le potete trovare qui:
http://www.pproserpina.net/presidio2004/2004/06/blogtrip-viaggio-nella-blogpalla.html

Giovedì 1 Luglio 2004
di TheEgo · Categoria: Società · ore 10:35

Giuro, è il modo più originale che abbia mai sentito per spiegare che tra pochi giorni ti sposi... Auguri al bravo Luca e alla mitica Daria della caaaaasa. Che, diciamolo, ha fatto il mio liceo e per questo le voglio "un pochino" bene.

Mercoledì 30 Giugno 2004
di TheEgo · Categoria: Società · ore 10:28

"Interlingua, pro responder brevemente, es un lingua auxiliar international. Nos vole remarcar le parola auxiliar: non un substituto del linguas national, mais simplicemente un addition in campo international. Hoc dicte, on poterea initiar a discuter si on vermente necessita un tal lingua o, plus prudentemente, si illo haberea alicun utilitate. Obviemente, nos crede que si!"

Apprender a scriber de ista lingua esser le mi trip personal pro ista estate...gratia a le Cavallero Pallide, que pro isteci passatempore hic ir stulte ;-) (più o meno...i verbi non li so ancora coniugare!)

Lunedì 28 Giugno 2004
di · Categoria: Società · ore 21:11

Sogno una società con alcuni elementi di socialismo, e alcuni elementi di barbarie
(G.L. Ferretti)

Era una notte buia e tempestosa.

A Roma, sotto un acquazzone memorabile, un milione di persone festeggiavano per strada la prima notte bianca della Capitale.

All'improvviso, erano circa le tre del mattino, il buio. Totale.

Dalla lombardia alla calabria, una nazione intera nel buio più nero. Per un'intera notte.

E come alle medie, quando si spegneva la luce, e al buio ognuno si sentiva un po' più ardito, e come in tante torbide gallerie ferroviarie, che quando finiscono lasciano rossore, capelli scomposti, e vicini di scompartimento complici, o imbarazzati, così anche quella notte avrà scatenato gli istinti più gioiosi e sensuali di milioni di italiani.

Io, quella notte, mi sono innamorato.

E una ragazza meravigliosa, quella notte, si è innamorata di me.

Potenza della tenebra, che avvicina i corpi distanti, che evoca sospiri e palpeggiamenti,
che invoglia all'amore folle, per le strade, negli angoli, tra i cespugli.

E oggi celebriamo quella fausta, inaspettata, pagana festa dei sensi, omaggiando i figli di quella notte di acqua buio e follia.

Ode ai figli del buio che si fanno carne.

Figli del buio che venite alla luce, siate i benvenuti in questa terra elettrica e sofisticata e fragile,
che basta poco
basta poco per cadere in una gioiosa e prorompente
barbarie.
Godete dei vostri sensi,
non li abbandonate mai, torneranno a galla,
a guidare i vostri istinti
in faccia a tutte le convenzioni
e a tutti gli interruttori
di emozioni e di energia
con cui vi circonderanno.

Benvenuti, figli del buio,
portate sconquasso e tremori ovunque sia la calma e l'ordine,
travolgete di brividi e pazzia il mondo quieto e normalizzato,
violentate senza risparmio ogni angolo del nostro tempo.

Per chi volesse conoscere il vero motivo di quel fantastico blak out, può trovare qui l'inchiesta completa, in tre puntate, che I verbi del Mullah ha condotto qualche giorno dopo, fino all'accertamento della più pura verità. La vera causa del Blak out - [Uno] - [Due] - [Tre]

Sabato 26 Giugno 2004
di TheEgo · Categoria: Società · ore 20:14

Negli ultimi tempi mi rigiro nel letto senza trovare pace ogni notte, insicuro per l'andamento di quest'estate. Ammetterete anche voi che si presenta al momento più spenta del solito. Il motivo? Non abbiamo ancora scoperto il tormentone che ci riempirà le giornate, le serate, i momenti cruciali di questa fresca estate. Non c'è "Asereje ah ah buididipi", "papappaparà Chihuaua" o "Ja sei namorar no tengo paciencia pa televisao"... Anche il Festivalbar è sotto i toni, con i soliti nomi reimpastati alla bisogna: Mango, Pino Daniele, Eiffel65, Paola e Chiara... Ma per diventare di successo una canzone ha bisogno di "qualcosa" che la porti ad essere un tormentone. Da un paio d'anni indiscutibilmente questo veicolo sono gli spot delle compagnie di telefonia mobile. Si dividono il mercato pubblicitario in tv a metà con le macchine, ma in maniera più intensiva e solitamente si distinguono per la loro incredibile stupidità. Dunque sono di grande presa sulle coscienze collettive. Ecco cosa ci propongono per quest'estate.
VODAFONE SI DISTINGUE DALL'UOMO COMUNE: lo spot mostra un gruppo di ragazzi e ragazze che si danno appuntamento a una festa per ricchi snob su un lussuoso panfilo, grazie ad un tam tam di telefonate... Tra gli invitati anche un arzillo vecchietto che non si capisce cosa a che fare con loro. Il sottofondo musicale è la canzone "Come stai" dall'ultimo album di Vasco Rossi, ma nello spot si sente soltanto parte del ritornello che in maniera ossessiva fa entrare in testa la frase "Ti distingui dall'uomo comune". Vi sfido ad ascoltare tutto il resto della canzone, lenta, banale e piuttosto noiosa. Voto: 5.
TIM CI PORTERA' FORTUNA
: Un giovane sfigato chiede l'autostop e viene preso su da Naomi Campbell truccata male e il cane rompiballe con l'accento napoletano (Ue, Cannavaro! Finalmente un compaesano!). Emozionato chiama l'amico montanaro che si fionda da lui. La colonna sonora è "Mirage" dei Paps N'Skar, ma forse tutti la conosciamo per il ritornello che suona "La luna stasera ci porterà fortuna", forse l'unico tormentone di questo inizio estate, anche se ci pare davvero pochino. Anche qui il brano intero è un pezzo dalle sonorità dance piuttosto scontato. Voto: 4.
WIND AGGRESSIVA
: Una bella ragazza vaga per il deserto senza meta, arriva in un oasi e invece che l'acqua trova un telefonino. Wow. Il commento musicale è affidato a quell'aggressivona di Anastacia, con "Left outside alone", canzone praticamente uguale a tutte quelle precedenti della cantante americana, comunque sempre orecchiabili. Un tempo sentivamo le sue hits associate agli spot Vodafone, con il risultato che ora al primo ascolto potremmo pure fare confusione sul messaggio pubblicitario, almeno per chi come me a lungo andare associa la canzone con quel marchio. Vodafone è campione in questo, mi ha "ucciso" in passato ottime canzoni come "Maria" dei Blondie o "Bohemian like you" dei Dandy Warhols. Voto: 6.
TRE, E CHI E'?
: A parte gli spot con Maldini junior e senior che ridono come idioti senza motivo e Placido senior e figlia che mostra abbondanti scollature senza motivo, come al solito Tre non se la fila nessuno. Ma non preoccupatevi quest'estate li riconoscerete. Sono quelli che vengono in spiaggia con due zainetti. Nel secondo ci tengono il videofonino, tanto è ingombrante. Voto: s.v.

UPDATE: mia sorella ne sa a pacchi rispetto a me e contesta le seguenti cose:
- Nello spot Vodafone viene organizzato un incontro tra un ragazzo solo soletto e la sua ragazza che era lontano, e si vedono a distanza su due diversi panfili snob.
- Lo sfigato dello spot Tim non fa l'autostop ma ha rotto la macchina. Inoltre è un veejay di Mtv. Peggio per lui, dico io.
- Voglio parlare di cose di cui non ho assolutamente cognizione. Mea culpa mea grandissima culpa.

Martedì 22 Giugno 2004
di TheEgo · Categoria: Società · ore 17:51

Il Codacons non sta fermo un attimo. Sempre pronto a boicottare, a protestare, a redarguire. Ora scopre anche l'acqua calda. Sarebbe a dire che la terza prova dell'esame di maturità è falsato: gli studenti conoscono in anticipo le domande. Ora, suvvia non siate ingenui. Dovete fare un esame con i vostri professori, che vi conoscono, vi hanno aiutato per 5 lunghi anni e non vogliono altro che vi leviate dai piedi per altri lidi: secondo voi non vi diranno "all'incirca" quali argomenti inseriranno nella terza prova? Se anche così non fosse, lo studente attento conosce quali sono gli argomenti su cui batte più spesso ogni professore, quelli che potrebbero rientrare in percorsi multidisciplinari o comunque quelli papabili per la maturità. Ad ogni modo, l'esame di stato com'è strutturato ora è ancora più ridicolo di qualche anno fa. Quando l'ho sostenuto io c'erano ancora tre commissari più un presidente esterni, che garantivano un minimo che il candidato fosse interrogato e valutato senza conoscenze a priori... La nostra terza prova era per metà preparata dai nostri professori e metà dai commissari esterni. Ebbene a dimostrazione che non hanno scoperto niente di nuovo, noi le domande della terza prova per le materie interne le sapevamo già. Pronto buonasera Prof. ascolti allora per domani ci mette questo questo e quello come aveva detto no? Si? Bene. E poi partiva la catena telefonica per avvisare tutti. E anche per le materie esterne comunque sapevamo gli argomenti. Perchè? La chiamano "area di progetto", a noi sembrava più un metodo per inquadrare certi argomenti tra quelli di discussione alla maturità. Ben venga, signora Moratti. Ma non è certo così che formerà dei professionisti per l'Italia che verrà.