Per il terzo anno consecutivo stiamo organizzando il Fantacalcio tra blogger. Il Segretario ci ha richiamato tutti all'ordine, ma non abbiamo ancora raggiunto il "numero legale" per disputare una stagione come si deve. Stiamo quindi cercando validi volenterosi che sappiano apprezzare il gioco più divertente del mondo (dopo il calcio), pronti a sfidarsi in aste popolate da squali e a battagliare ogni domenica a colpi di 4-3-3 e formazioni bistrattate.Se avete tempo da perdere (è richiesta costanza settimanale nell'invio della formazione da qui fino a fine maggio) mandate la vostra "candidatura" via mail a questo indirizzo: fazek@ciccsoft.com. Vi faremo sapere...
Premetto che ho guardato quest'olimpiade come mai in vita mia: avere a fianco una ragazza maniaca per i giochi olimpici ha fatto di me un appassionato persino del taekwondo e delle bmx. Non fino al punto da svegliarmi di notte per seguire le gare (lei per una batteria della Pellegrini l'ha addirittura fatto i primi giorni) ma ogni giorno, complice delle ferie non ferie senza vacanze precise, ci siamo sorbiti dalle dieci alle quattro del pomeriggio un mix di sport che raramente si vede in tv. Devo ammettere che mi ha divertito, nonostante fino a un mese fa contemplassi nelle imprescindibilità sportive solo il binomio europeidicalcio-mondialidicalcio e dunque attendessi Sudafrica 2010 come se Pechino 2008 proprio non esistesse.Tuttavia lasciatemi buttar giù qualche osservazione curiosa che proprio non ho capito guardando queste due settimane di varia umanità.
La prima riguarda la scherma: perchè mai ad ogni stoccata vincente le ragazze gridano come checche isteriche? Non c'è lo sforzo tipico del tennis (dove peraltro l'urlo è differente e ricorda invece un orgasmo) ma solo una tensione nervosa che si scarica e rende pressochè inevitabile ad ogni schermidora di lasciarsi andare a versi animaleschi. Non vi fa impressione?
La seconda è sul judo o sulla lotta greco romana. Davvero possibile che questi sport assegnino un vincitore spesso soltanto per penalizzazioni dell'avversario o per sorteggio, come nella finale di Mingozzi, dove se non era per un gesto incredibile a pochi secondi dal termine, avremmo perso l'oro per un puro sorteggio di palline colorate? L'idea non mi convince, non rende giustizia ad uno sport a prescindere, qualunque esso sia.
La terza ingenuità che ho da dire è sul tiro con l'arco. Perchè quel cappellino alla pescatora? Quello da baseball non va bene? Una berrettina ad uncinetto? Una visierina corta? Cosa c'entrano le trote con l'arco e le frecce?
Se vi siete stancati non leggete oltre, pian piano scadiamo nel ridicolo e si palesa la mia ignoranza sportiva, ma proprio non capisco perchè ad ogni cambio palla o punto nel beach volley (e non vorrei dire una fesseria anche nella pallavolo e altri sport di squadra) parte la musica? Mica un sottofondo, macchè, brani da hit parade degli ultimi anni noiosi e fuori luogo. Ma non distraggono gli atleti?
Infine un'altra curiosità che mi rode ancora più delle altre: perchè sul podio al momento degli inni gli atleti si girano di fianco orientandosi verso le bandiere? Non potrebbero piazzare le bandiere davanti al podio, o girare il podio in direzione delle bandiere?
Si, insomma, non facevo meglio a continuare a seguire solo il calcio?
Quattro anni e molte vicissitudini dopo mi ritrovo nuovamente davanti alla televisione per seguire l'intera cerimonia di apertura delle Olimpiadi (voto 7).Se ad Atene (9) ha prevalso la commozione questa volta per tutta la prima parte della cerimonia ha prevalso lo stupore per la coordinazione (10) quasi militare che ha caratterizzato le coreografie volte a ripercorrere per "fotografie" la storia e la cultura cinese.
Tuttavia quest'eccesso di precisione ha reso il complesso piuttosto freddino.
Nessuna contestazione di alcun tipo, non un capello fuori posto né un fischio a Hu Jintao (2) che se la godeva beato come niente fosse.
Eterna la sfilata delle delegazioni, retoricissimo il commento dei telecronisti RAI (6); un po' triste la sensazione che ogni singolo gesto fosse pilotato (5), dagli applausi alle delegazioni degli stati meno fortunati ai fasci di luce agitati ritmicamente da parte del pubblico.
Nel complesso la tanto decantata parte coreografica della cerimonia per quanto spettacolare a me è sembrata una dimostrazione forte, "bellica", di un regime (2) che in questo momento può parlare di "Cina del mondo" solo in virtù della potenza economica e numerica che rappresenta.
Leggendo qua e là peraltro mi sa tanto che i giornalisti inviati racconteranno concordi tutti la stessa pappardella (4), non che ne dubitassi ma speravo in qualche colpo di scena.
Da oggi il via alle gare che la sottoscritta seguirà compulsivamente immergendosi come ogni quattro anni nello spirito olimpico reso forse un po' meno olimpico dal contesto.
La Spagna ha meritato di batterci dopo secoli quasi più idealmente che per reali meriti sul campo. Partita bruttina, loro mantenevano il possesso palla mentre l'Italia sbuffava, sudava, arrabbattava, prolungava un'agonia mascherata da Dignitosa Resistenza. La verità che pochi di noi, sbavosi di vincere comunque, riuscivano a vedere, era quella di una squadra a scartamento ridotto, con molti giocatori impresentabili o caricati di speranze ma non istruiti a dovere. Si è perso per un rigore, quella questione di centimetri che due anni fa ci fece Grandi e ora ci rende naturalmente Normali: uno scartamento apparentemente ridotto quando in realtà nasconde un principio di indeterminazione atomica. Dove è facile confondersi, credere di essere vincenti (o perdenti, come stasera), trovare la consapevolezza di cosa si è assistito.

Questa Nazionale versione Donadoni ci ha lasciato una piccola "lezione di vita", il problema è che avvenuto in modo inconsapevole, istintivo. Nonostante avessero un luminoso futuro dietro le spalle, hanno tentato stoicamente (utopisticamente) di spostare più in avanti l'inevitabile cartello "Game Over". Logori, stanchi e disorganizzati, hanno tuttavia reagito alle critiche, mettendo in campo la Voglia di Vincere e la Passione Cieca e Assoluta per il proprio Mestiere, armi che possediamo da sempre e che sopravanzano anche quella classe e bravura che in parte possediamo. Eppure il Presente era a corta gittata, e sono finiti per sbattere contro il cielo colorato di rosso. Abbiamo sfidato ancora una volta il Tempo, l'abbiamo prima subìto (Olanda), poi ripreso per i capelli (Romania, Francia), e infine ci siamo ridotti a sfidarlo di nuovo sul suo terreno più congeniale. I calci di rigore: la Casualità mascherata da Destino, il Destino celato dalle Circostanze. Costretti dalla nostra stessa casualità di squadra, con i giocatori che questa volta non si sono abbracciati durante la visione dei rigori, sono rimasti soli ognuno alle prese con le proprie personali rese dei conti. Stavolta era un'Italia più disunita e confusa, e il Tempo ha vinto.
Mettiamola così, il ragionamento è molto semplice:- L'Europa è un sottoinsieme del Mondo
- La dicitura Campioni d'Europa non ha molto valore se c'è già qualcuno che è Campione del Mondo
(é come essere un gradino sotto, Papa-Vescovi, Preside-Insegnanti, Presidente-CapoReparto...)
- Siamo i Campioni del Mondo
- Dunque siamo anche Campioni d'Europa
Corollario: Non ha alcuna importanza quanto è accaduto ieri sera. Alcuna.
Al contrario di due anni fa, quando mi chiedevo come diavolo potessero rinunciare ad Italia Germania i fans dei Sigur Ros accorsi a Ferrara per il loro concerto, domani non sarò nella consueta saletta Ciccsoft a guastarmi il fegato con Italia-Francia.Sarò a godermi lo Spettacolo qui, mentre voi patirete come cani dietro 11 scarponi ormai da pensione. Nel caso vada di culo, mi unirò al chiasso festoso per le strade di Milano, altrimenti almeno il sottoscritto tornerà a casa soddisfatto. In bocca al lupo!
P.S. Che poi giusto un popolo di boccaloni come noi può credere ancora che una squadra che perde dall'Olanda e pareggia dalla Romania batta la Francia.
Dopo una partita come Italia-Romania, il trionfo dell'approssimazione e dell'incertezza, la vittoria mondiale assume contorni ancora più mitici. Germania 2006 è stato davvero l'ultima possibilità per salire sul treno della Gloria per una generazione di calciatori che molto prometteva, e che ora non sa più mantenere. Qui in Svizzera invece le congiunzioni astrali favorevoli ci hanno abbandonato, riportandoci su un piano molto più terreno. Avversarie toste, fresche e pimpanti come l'Olanda o guardinghe e quadrate come la Romania; condizione fisica precaria, boccheggiante e arraccante; motivazioni incerte, un muro pieno di autunnali crepe emotive. Stiamo scivolando fuori dall'Europeo, eppure stiamo regalando le partite più vibranti della manifestazione, proprio perchè riempite da tutti i nostri umani limiti. Sfilacciati, privi di una collosa coesione che ci trasformi in squadra organizzata, l'evidenza di non essere i più forti offre prestazioni raffazzonate, che sollevano molta polvere ma lasciano con poco in mano. Comunque vada, non c'è futuro per questa Nazionale, che può strappare con i denti e con la fortuna solo ulteriori scampoli di luce presente fuori tempo massimo.

Possibili titoli dei quotidiani sportivi di domani:- ITALIA: CHE PASSIONE!
- ITALIA: AVANTI TUTTA
- ITALIA: CHE CULO!
- ITALIA: CHE SFIGA!
- TUTTO VERO: TORNIAMO A CASA
- DONADONI SANTO SUBITO - prova convincente degli azzurri: indovinate le scelte del tecnico: segnano Del Piero e Chiellini
- CAOS NEL CAMPO ROM DI NAPOLI - incendiate alcune baracche dopo la cocente sconfitta della nazionale italiana agli Europei di calcio
- CON LA FRANCIA SARA' DENTRO O FUORI
- ITALIA VINCE MA NON CONVINCE
- GRIGIO PAREGGIO: L'ITALIA AD UN PASSO DALL'ELIMINAZIONE
- CHE BOTTA! ITALIA-ROMANIA 0-2
- BUONA LA SECONDA: ANDIAMO AVANTI
- L'ITALIA RESTA IN GIOCO
- ITALIA: CHE COMBINI? - Eliminati dopo soli 180 minuti di pessimo calcio. Donadoni atteso a Fiumicino da quelli di Forza Nuova, mentre in serata sarà a cena dal premier Berlusconi. Probabile l'interim.
AGGIORNAMENTO POST PARTITA: Forse era più adatto ITALIA, CHE CULO MA CHE SFIGA!
In attesa dell'agguerrito aperitivo di domani tra badanti rumene e bamboccioni italiani, per stemperare la Tensione vi serviamo un post per punti su questo Europeo francamente povero di contenuti tecnici, quasi snobbato persino dagli svizzeri e dagli austriaci che vedono il calcio come un'invasione dell'ordine precostituito. Il pane per chi non ha i denti, come sempre.- Forse non tutti sanno che è possibile vedere le partite in diretta anche via streaming, sul sito della Rai (cliccando su "La Diretta"). La qualità è decente, la fluidità pure, direi si tratta dell'unica innovazione tecnologica (a parte la diffusione in 16:9 sul digitale terrestre...) della Rai per questi Europei, altrimenti ferma ancora a Franco Lauro, Enrico Varriale, Amedeo Goria, ecc. Credo sia possibile la visione, per motivi di diritti, solo a chi si collega dall'Italia. Inoltre, vi raccomando di ignorare l'avviso dell'installazione dell'inutile plugin per Microsoft Silverlight (il flash scascio di Bill Gates) e di cliccare per la visione in formato wmv.
- Rimanendo in tema Rai, Aldo Grasso lo spiega molto meglio di me, ma la rassegnazione che pervade il telespettatore ad ogni evento trasmesso dalla tv parastatale giunge puntuale non appena compaiono in studio le facce d'altri tempi (quali, poi?) di Paola Ferrari e Franco Lauro. Quando finirà questo tafazzismo mascherato da "valorizzazione delle professionalità interne" che obbliga la Rai ad agghindare con ghirlande vetuste produzioni di eventi moderni e super tecnologici? Basta fare un confronto tra una domenica qualunque a Sky, e una giornata-tipo di Euro2008 su RaiUno. Confronto impietoso per volti, stile e contenuti. Misteri delle assunzioni bloccate e delle posizioni di anzianità intoccabili. Nel frattempo, qui ci si riduce a sopravvalutare addirittura Marino Bartoletti, che dispensa perle assolute (con effetto di glaciare lo spettatore), ma perlomeno mostra di sbattere le ali (da pulcino bagnato) nella paludosa RaiSport. Il giorno di Italia-Olanda ha avuto il "coraggio" (tale si tratta, nel piattume generale degli interventi tecnici...) di portarsi in tasca un'arancia. Gesto epocale.
- Ma quanto è inutile e ridondante la mini-porta lanciata da Decathlon? Ne sono venuto a conoscenza tramite lo spot che imperversa durante gli intervalli delle partite, e dato che me lo sto guardando più o meno tutte, ogni volta mi chiedo chi possa essere il Frescone che spenda 30 euro per questo... oggetto? Due maglioni o due zaini sono sempre stati più che sufficienti per giocare al parco partitelle improvvisate tra amici o stranieri di passaggio. Serve forse per evitare di andare a raccogliere la palla? Fine delle avventurose immersioni sotto le auto parcheggiate, o dei passaggini buffosamente ribaltati. Oppure risolve la drammatica questione della traversa immaginaria? L'anarchico "ALTA" soppresso da una mini porta del Decathlon? Dopo il No al calcio moderno, un altro pollice verso per il calcio "da strada" moderno.
- Nel mare di speciali da seguire, non può mancare l'ormai (per me, almeno) imprenscindibile Sistema WM, covo di blogger che dispensa "pillole di saggezza" e disegna ritratti "naif" sull'Europeo. La finezza dissacrante e l'acume tecnico-tattico ne fanno il blog di riferimento di Euro2008 (assieme a Ecce Pred'houmme), il mio modo di descriverli ne fa invece di me loro probabile bersaglio...
Ragionando però in prospettiva, concediamoci una liberatoria ammissione. Diciamocelo, ora siamo tutti quanti un po' più sollevati, dopo aver assistito al massacro della nazionale campione del mondo in carica. Questo clima tranquillo da pascolo sui prati verdi della Svizzera lasciava presagire bruschi risvegli e puntualmente, il Disastro si è compiuto. Ora si ripiomba in un terreno a noi più consono, la famigerata Ultima Spiaggia, il topos giornalistico della Partita della Vita, del Riscatto, della Resurrezione. Evidentemente sappiamo fare solo i miracoli, la normale amministrazione proprio non ci garba.
E dunque attendiamo la sfida decisiva di venerdì prossimo contro la Romania con il sorriso stampato sulle facce (ancora incredule guardando il punteggio di ieri sera) e le birre belle fresche in frigo. Finalmente la retorica sui Campioni del Mondo è spazzata via, Donadoni è tornato ad essere un brocco capitato lì per caso, i giocatori da semidei riassumono le sembianze di figuranti senza nerbo, fiato, palle, ecc. Dai, diciamocelo a noi stessi, che non vedevamo l'ora. Il vero Europeo italiano, quello del "tutti a casa" oppure della Riscossa "inaspettata", deve ancora iniziare.

L'arroganza è presentarsi al primo appuntamento importante con il mantello da Campioni del mondo, consci di un ruolo difficile da indossare ma pienamente meritato, con quell'appagatezza e spavalderia di chi non ha niente da perdere. Passare dalle stelle alle stalle in maniera così brusca fa male, molto, e a pensarci viene voglia di riporre la scaramantica maglia del 2006 nell'armadio per non indossarla più. Non siamo più i migliori e ci teniamo a sottolinearlo nel peggiore dei modi possibili indossando fin da subito la maglia dei Perdenti, dei Peggiori del torneo fino a questo momento. Peggiore schiaffo all'Italia calciofila non si poteva dare. Manca sopra ogni cosa il gioco e l'intenzione di combinare qualcosa in quel rettangolo di gioco: ieri sera ci è parso vedere un gruppo spaesato come se non conoscesse le regole o sapesse in quale direzione correre.Mancano le palle di Lippi, il culo di Prodi, lo scandalo di Moggi e quella voglia di alzare la testa e provare a far sorridere un popolo che chiede di divertirsi almeno ogni due anni dimenticando per un mese di essere in mezzo alla monnezza e all'intolleranza dilagante.
Una partita e il sogno svanisce, due anni dopo il vento è cambiato e siamo di nuovo l'Italietta del dentro o fuori, dei patemi, dei fiumi di inchiostro di critiche e nervosi - compresi questi - e delle recriminazioni su un gol dubbio che conta, nel bilancio complessivo di una serata disastrosa, come il due di coppe quando briscola è spade. Speravamo in un risveglio meno brusco ed è andata come molti in fondo allo stomaco sentivano, ora gambe in spalla tornate subito a farci sognare. O almeno a dormire un poco, che poi il resto verrà da se'.
La domanda risuona sempre come il grido di battaglia della più feroce banda di ultras: che pizza prendi? In quel momento capisci che è giunta l'ora di scendere in campo, senti tutto il peso della nazione sulle tue spalle, senti il rito compiersi per l'ennesima volta. Finalmente sei trasformato in un perfetto esempio di cieco tifo calcistico popolare, la tua benzina è la cocacola, il tuo credo sono le vocali allungate allo spasimo da Pizzul.Si chiama "magia" da rito collettivo, dove la moltitudine di cui ti circondi ogni 2 anni nelle calde sere estive di giugno è rappresentata da uno sparuto gruppo di amici-amiche. Cambiano le disposizioni sul divano e pavimento (non toccatemi il sacro scranno mundial) ma il luogo del ritrovo resta immutato, da otto anni a questa parte. Abbiamo iniziato per caso in occasione di un Turchia-Italia 0-2 di una domenica pomeriggio, per gli Europei del 2000 quando scoprimmo le gioie inerrarabili delle invasioni di piazze, vie, centri storici. Quando un litro di bibbbite (con tre b, sì) non bastava a lavare via tutto il sudore consumato per colpa di mille rigori parati e riparati, e una bandiera mordicchiata ad asciugare increduli lacrime per i laccetti tricolori strappati da una coppa che pareva conquistata.
Da allora non c'è più stato evento calcistico che non l'abbia seguito nel quartier generale di Ciccsoft assieme al Socio. Abbiamo assistito ai finti mondiali in Corea e Giappone, le partite a ora di pranzo che facevano saltare le lezioni a ingegneria, i pugni sul pavimento per colpa di un arbitro ecuadoregno. Abbiamo imprecato, ma nemmeno così tanto, al biscotto scandinavo che ci ha fatto ingoiare Euro2004.
A colpi di inni nazionali e tv formato 14" (incuranti di maxischermi e televisori al plasma altrui) si è scolpita sui muri di quella tavernetta la fama di Perdenti, e con questa consapevolezza ci siamo messi a sedere, quasi uno sopra l'altro, la sera di Italia-Ghana. Finita la partita si schizzava via subito per i "caroselli", su una Punto verde anche lei troppo piccola per farci stare tutti quanti, bandiere annesse. E poi una partita dopo l'altra, tra un colpo di culo e un sigaro lippiano si è arrivati allo zenit dell'abbraccio al televisore al gol di Del Piero a Dortmund, alla pizza che ora porgevamo garbatemente in faccia ai tedeschi, a un abbraccio veramente spontaneo e infantile che, provate a chiederlo a chi c'era in quella tavernetta, non si dimentica. Sono ricordi innocui, momenti di vita sì ma fatti di "non vita", chè il calcio, si sa, è una cosa venduta, commerciale, una moda (che dura da 100 anni). In quel momento la tavernetta ha smesso di essere un covo di Perdenti per diventare una ratatouille di ragazzi che stavano imparando a vincere un mondiale. Di lì a pochi giorni, avrebbero fracassato le casse della Punto verde su e giù per Corso Giovecca e Viale Cavour.
Tra poco si apre un nuovo capitolo della Saga dei Grandi Eventi Calcistici. L'Europeo 2008 in Austria e Svizzera: tra vacche e latte, tra cioccolata e banche, tra chiome bionde e prati verdi, con il meglio del calcio moderno. Basta ricordare che agli ultimi mondiali in Germania, 4 semifinaliste su 4 erano europee. Vincerlo conta di meno, per il cuore e per l'onore, ma tecnicamente vale molto di più, tale è l'equilibrio di squadre e l'assenza di materassi arabi o giamaicani. Si potrebbe parlare di pronostici, del fatto che sarebbe anche ora che la Spagna vincesse qualcosa, o del fatto che gira e rigira, le squadri più forti rimangono Italia e Francia. Ma per la prima volta, nella recente storia personale e quindi collettiva, ci presentiamo da Campioni del Mondo. Quindi, diventiamo automaticamente "sfavoriti", dato che solo climi da ultima spiaggia riescono a trasformarci in vincenti. Sarà strano sedersi sullo sgabellino, lunedì sera per Olanda-Italia, appagati e sazi dopo quel trionfo generazionale di due anni fa. Esulteremo in modo contenuto? Faremo spallucce se eliminati al primo turno? Prenderò una semplice margherita oppure opterò per il mio personalissimo grido di battaglia: "una wurstel, grazie"?
Nel mentre, le casse della Punto verde ancora gracchiano, mai riparate dopo i guasti bagordi della notte di Berlino.

Nel girone di ritorno invece la squadra si è sfaldata sotto il peso di una serie quasi imbarazzante di infortuni, e di un'Europa da conquistare. Si è iniziato a giocare partite alla pari con le altre squadre di Serie A, si è smesso di correre e di imporre la propria muscolarità, e come ovvia conclusione, si è anche iniziato a perdere. L'inerzia era il carburante di una squadra a pezzi fisicamente, tenuta insieme solo dal morale e dalla dignità di chi non poteva perdere uno scudetto già vinto. Paradossalmente, penso che se Mancini non avesse sbroccato quella sera della sconfitta col Liverpool, forse avrebbero perso davvero il campionato. Quello sfogo assurdo e improvviso, e subito ricucito come se nulla fosse, ha messo alla luce un disagio che, se l'avessero lasciato circolare nei corridoi della Pinetina, avrebbe prodotto altre figuracce. I riflettori sui malumori interni, sono stati il collante che ha evitato la caduta verticale. Il crollo c'è comunque stato, ma una Roma adolescienziale non ha saputo approfittarne, tanto che più di vittoria dell'Inter, si dovrebbe parlare di sconfitta giallorossa.

Fino all'ultimo (derby perso con il Milan, pareggio con il Siena) hanno voluto affidarsi all'inerzia, quasi che si dovesse vincere per volere divino, per manifesta superiorità nei mezzi e nelle intenzioni, ma non nella pratica. L'Inter si sentiva forte, ma non ha saputo rendersi conto che stava perdendo uno scudetto, che era ritornata normale. Sabato sera, mentre ero impegnato nella trasferta di lavoro ravennate, ho visto sventolare bandiere nerazzurre nonostante la Coppa Italia l'avesse vinta la Roma. Il simbolo di una stagione in cui si doveva vincere e si è vinto, di una convinzione irriducibile che va aldilà del campo, del gioco e del risultato e rasenta il patetico. Scene simili di una convinzione radicata all'interno della propria fazione che si afferma sulla Realtà, se ne sono viste anche nella Roma seconda ma "moralmente prima". E' un calcio identitario, dove persino i risultati sono scavalcati dall'umore delle sue componenti: i tifosi integralisti, i calciatori piagnoni, le società schizofreniche. Vincere non è che non basta più, semplicemente è un corollario alla messa da celebrare, diventa relativo, interpretabile e manipolabile. E dunque si gioisce se si sprecano occasioni, si licenziano allenatori vincenti, si sprecano ulteriori miliardi per perfezionare il perfetto. Un calcio onanistico dove si gioca in 11 contro se stessi.
Adulti abbastanza, noi quattro, da dover venire a patti, almeno a volte, con quello che più si attiene all’età adulta: moralità, serietà, coerenza, attaccamento alle solide basi del reale. Eppure presenti davanti al Manchester United come cerbiatti o stambecchi attirati al ruscello. Non si può non amare il Manchester United, se quel pallone che rotola sta alla tua vita come i globuli rossi al sangue.
Non c’è molto da fare al Druid’s Rock: non servono da mangiare, non c’è grande fantasia nel menu, anzi non esiste proprio il menu. Però ci sono le sciarpe delle squadre di calcio incollate sul soffitto di legno, ed è stupenda quell’arcata, c’è la bandiera del Galles, un sacco di locandine dei film, vecchie bottiglie di rum e whiskey e una foto di Russel Crowe al bancone, incorniciata, con sotto la scritta a penna, gigante, esitante: "Russel Crowe", a caratteri cubitali, così che ti resti impresso almeno qualcosa da raccontare agli amici, il giorno dopo, nonostante la birra, ehi quel pub, sapete, c’è stato anche Russel Crowe e non aveva una bella faccia. Il Druid's Rock è il locale degli inglesi a Roma. Accogliente e informale, a due passi dalla Stazione Termini. In pratica è come stare a casa, però con l’odore delle ascelle di Bobby Charlton al posto del Vape. Ci mettiamo lì, noi quattro, in piedi, in mezzo agli inglesi, tutti inglesi, solo inglesi: il primo derby inglese della storia in una finale di Champions. I tifosi del Chelsea presenti sono in larghissima maggioranza di colore: ragazzi neri piuttosto a modo, vestiti casual. Quelli del Manchester United sono decisamente più rustici. La partita è bellissima, Cristiano Ronaldo segna e tutti ci vengono addosso: Yyyeaaah! Il Manchester United è superiore, la gente vestita di rosso comincia ad annuire: si fa a turno per andare a prendere da bere. Qualcuno resta col naso appeso verso il monitor sopra la cassa, la mano coi cinque euro a mezz'aria, mentre l'ennesimo tiro finisce fuori di poco.

Come può esserci qualcuno al mondo a cui il calcio rimbalzi addosso? Non riesco a comprendere come possa esistere una persona che davanti al Manchester United, la squadra dei ferrovieri dello Yorkshire, non si commuova, non decida di cambiare stile di vita, modi, abitudini. Il Manchester United: sono lì a tifare Manchester United e mi piace ostentarlo: sono dei vostri, odio il Chelsea del petroliere mafioso, odio il Chelsea dell’ebreo Grant, l'allenatore che non fa giocare nemmeno per un minuto il grande Sheva. Come si fa? Come si fa? E’ la domanda che gonfia le guance di tutti quando Ferguson toglie Rooney ai supplementari: not Roney! Mi aspetto di vederlo uscire dall’inquadratura, Rooney, raccogliere la felpa dalle mani del dirigente accompagnatore e comparire accanto a noi quattro, ancora sudato, puzzolente di fatica e di pioggia di Mosca, ehi guys, me l’aspetto, Wayne, l’attaccante più forte e con meno muscoli addominali che esista sulla faccia del pianeta, me l’aspetto che ci raggiunga, coi calzettoni risvoltati dentro i parastinchi e qualche parola poco gentile nei confronti del suo allenatore. Ma tutto quello che arriva è un altro giro di birre e la decisione di seguirci i rigori DENTRO, nella bolgia, nel girone infernale.
La stagione del Milan è già fallimentare: mettere in bacheca due coppe, conseguenti lo scorso fortunoso anno, giocando 270 minuti e aver acquistato un futuro fenomeno non bastano a coprire le falle di una campagna acquisti mancata (sbagliata sarebbe stato forse meglio) e l'aver snobbato totalmente il campionato, che ora vi vede invece piagnucolare per ottenere un immeritato quarto posto.
Le squadre che attualmente vi precedono meritano di giocare martedì e mercoledì il prossimo anno: Inter e Roma attualmente sono le rose più competitive e che esprimono rispettivamente il gioco più efficace e spettacolare, la Juve è riuscita a riversare tutte le energie sulle partite della domenica... e poi la Fiorentina, da cui ora dipende la prossima stagione. Vincere domani e le prossime due domeniche non basta, purtroppo!
La squadra va rinnovata per più della metà, la vittoria di Atene dello scorso anno è equivalsa a due belle fette di prosciutto sugli occhi di Galliani e nella pancia di Ronaldo... Tra l'altro tra un mese inizieranno gli Europei, quindi non piazzarsi per la Champions e farsi una preparazione estiva come si deve, dopo delle vacanze, con tutti i giocatori nuovi che dovranno per forza arrivare, potrebbe essere una soluzione da non trascurare. Inoltre, nel palmares del Milan manca giusto la Uefa... pensaci, Andrea, pensaci...
(se contro l'Inter Pirlo fa una partita di merda, mi allontano da qualsiasi accusa)

Anche Ciccsoft è coinvolto nel progetto, addirittura in veste di, coff coff, "partner tecnico ufficiale". Sulla nostra "piattaforma" ospitiamo infatti il sito ufficiale, e diamo una mano per tutta la copertura dell'evento online, tramite il blog, il Flickr e il canale su YouTube. Oggi nella Sala Arengo del Comune di Ferrara c'è stata la conferenza stampa (ne scrive Simone in questo post), durante la quale i ragazzi hanno spiegato le finalità del progetto, con sullo sfondo l'enorme telone degli sponsor tra cui compare pure quello del nostro sgangherato multiblog.
Durante il viaggio invieremo dei video sul canale di YouTube ad ogni ora, per simulare una sorta di "diretta video" ospitata anche su queste pagine. Si parte (e si arriva) sabato 26 aprile, con sveglia all'alba e partenza "intelligente" alle 6.
Negli ultimi anni, ovvero in coincidenza con l'abbandono dell'ultimo direttore veramente "sportivo", il Candido Cannavò, la Gazzetta è stata affidata a direttori che con lo sport c'entravano zero. Da Di Rosa a Calabrese, il culmine lo si è raggiunto con l'attuale direttore Verdelli, proveniente (addirittura) da Vanity Fair. Chiaro l'intento: trasformare la Gazzetta da giornale per leggere i voti del fantacalcio il lunedì mattina o coprire il petto dei ciclisti lungo le discese del Giro d'Italia, a giornale "popolare" per eccellenza, per vendere più copie possibili. I puristi hanno storto il naso di fronte agli inutili articoli sulle fidanzate dei calciatori o sulle due pagine piene di brevi da fondino blu di Repubblica.it, che forse aprivano gli orizzonti al lettore ma indubbiamente sottraevano spazio agli altri sport, ad altre analisi, a storie sportivamente più interessanti. Ma un giornale non fa beneficenza, deve vendere, e dunque Verdelli ha osato laddove i precedessori si erano fermati: ha preso la Gazzetta e l'ha rivoltata come un calzino, cambiandone clamorosamente il formato.
Oggi nelle edicole troviamo sempre la Rosea, ma in un'edizione smaccatamente tabloid: dalle dimensioni stile giornali scandalistici inglesi, ai titoloni sparati per qualsiasi notizia, alle pagine interamente a colori ricche di foto (e pubblicità). L'effetto, quando mi sono ritrovato tra le mani il primo numero Post Rivoluzione, è stato quello di vedere la propria madre in minigonna e reggicalze, più o meno. Mi è venuto da chiedermi se era veramente "necessario" questo cambio radicale, se fossi io ad essere un'inguaribile affezionato allo scomodo formato lenzuolo o se effettivamente si stava sputtanando definitivamente un'istituzione. Da leggere è sicuramente più facile, così mini e così infilabile ovunque, e la grafica risulta gradevole alla vista, ma l'aspetto che più mi lascia perplesso è l'ammissione stessa del Blasfemo Verdelli. Nell'editoriale d'esordio della nuova veste, registrava il passaggio di ruolo della Gazzetta, che da "mezzofondista" si apprestava a diventare "velocista". Posso confermare, dopo una settimana di letture, che l'obiettivo è mantenuto: in un formato più piccolo gli articoli sono diventati semplicemente più corti, quelli più inutili sono stati eliminati, lo spazio per gli altri sport condensato, gli articoli solitamente più lunghi ora vengono sostituiti da sintetici riassunti. Come dire: l'approfondimento e la dovizia di analisi non ce lo possiamo più permettere. La Gazzetta sembra essere diventata niente di più che un autorevole Controcampo (autorevole grazie a quello che è rimasto immutato, ovvero la Storia e i Giornalisti), e nonostante frasi da imbonitori e lodevoli intenzioni di rinnovamento, tenta di stare dietro a internet gareggiando sullo stesso campo: la velocità, l'immediatezza. Velocisti, e pure illusi.
Muore un tifoso, si sospende solo Inter-Lazio, le altre partite iniziano con 10 (o 15, dettaglio fondamentale, già) minuti di ritardo. Negli stadi risuonano musiche gioviali e Guida al campionato imperterrita prosegue con i suoi stacchetti comici, tanto per citare i primi due dettagli che la pigra televisione domenicale mi sottopone.
Qual è l'errore?
Spiego meglio, che per la frettolosità iniziale mi è sfuggito il quadro generale:
L'errore sta nell'associare al Calcio qualcosa (di inspiegabile) che non c'entrava nulla con esso. Perchè si è parlato ijnizialmente di "rissa tra tifosi"? Per scaricare sul Calcio la colpa un poliziotto pistolero? Dall'errore iniziale è scaturito poi il classico teatro dell'Orrore, messo in scena da Istituzioni, Federazioni e Tifosi, che anche oggi hanno interpretato alla perfezione i propri ruoli.
Il torneo servirà per tastare il polso delle avversarie in vista dei mondiali del 2009 (all'interno dei World Games).
Quindi mi raccomando, tutti sul sito ufficiale della federazione e su Youtchouk a tifare Italia!
Fergy, Fergna, Edo e Dolzo, non deludete i vostri concittadini, siamo tutti con voi!
La sensazione che il rugby italiano non ce l'avrebbe fatta ad entrare tra i primi 8 al mondo è sopraggiunta quando un individuo tozzo e sogghignante, indicando lo schermo fa notare all'amico seduto in sala a trepidare per Scozia-Italia: "Ma cosa stai guardando, guarda che non è mica calcio questo!"Peccato, perchè per la cosidetta "crescita del movimento" una vittoria decisiva ai Mondiali sarebbe stato lo scalino (scalone) necessario da salire. Invece ci si ferma a qualche vittoria, quando capita, nel Sei Nazioni, contro avversarie alla nostra portata. Difficilmente gli italiani si appassionano a sport che non vincono le partite volàno, quelle che fanno poi scattare orgoglio e spirito di emulazione. Così il rugby italiano rischia di rimanere ambiguamente a metà strada tra sport di nicchia e sport di massa. Con il calcio-totem, in Italia la deriva per chi non sfonda è un'ipotesi abbastanza plausibile.
Per inquadrare lo spirito della sentenza sul caso Spy Story, è sufficiente fare un parallelo con il caso Calciopoli dell'anno scorso. Semplificando, è come se la FIA avesse adottato lo stesso metro di giudizio che molti tifosi juventini si affannavano ad usare per salvare la Juventus dalle pene dell'Inferno.Se fosse stata la FIA a giudicare Moggi e soci, si sarebbe arrivati a una sentenza simile: "Ok, la Juventus intratteneva rapporti privilegiati con arbitri e federazione, ma questo non prova che le partite siano poi state effettivamente falsate, nè ci sono gli strumenti per dimostrarlo. Quindi, non possiamo punirla".
La notte del 9 luglio 2006 la ricorderemo per sempre, noi generazione di Sconfitti, quando avremo il compito di raccontare ai nostri nipoti che c'eravamo, abbiamo assistito, abbiamo gioito, in quella notte mondiale di Berlino dove il cielo era azzurro anche se erano le undici passate e si cantava l'inno a squarciagola. La ricorderemo per sempre come forse la nostra notte più cara e dolce, dove il Fato ci ha viziato con un delitto perfetto servito ai fratelli d'oltralpe, nemici-amici di sempre, nel modo più beffardo e ingiusto come solo i calci di rigore sanno essere. La ricorderemo perchè una festa così, noi nati dopo il 1982, non l'avevamo mai vista, una sensazione così non l'avevamo mai assaporata e ogni urlo era insufficiente per poter farci capire, per comunicare al mondo cosa si provava ad essere finalmente Campioni del Mondo.
Di quella notte ricorderemo l'esultanza dei nostri sul campo, la testata di Zidane a Materazzi (se non fosse per il risvolto eticamente negativo, una pagina gustosa del calcio mondiale), il rigore di Fabio Grosso, emblema del torneo come in passato Baggio, Schillaci, Rossi. DI quella notte ricorderemo il mal di pancia per il gol subito, poi la gioia del pareggio, poi di nuovo l'angoscia per quella lotteria a noi tristemente nota. Ricorderemo il degno coronamento di un mese di tifo appassionato, di taverne, bandiere, festeggiamenti in giro per la città, striscioni, magliette dello stesso colore, birre ghiacciate, pizze da asporto, divani stracolmi e abbracci, lacrime, fratellanza. Uniti sotto quell'unica bandiera per un mese siamo stati tutti distratti dall'evento dimenticando i problemi, i litigi, le divergenze d'opinione. Per un mese siamo stati Italiani, e ne siamo andati fieri come non succedeva da parecchio tempo. Ricorderemo Lippi come un Papa, fino a quel momento capace di vincere con la sola Juventus e invece abile nel compattare come il cemento una squadra che non ci credeva nemmeno lontanamente, travolta dagli echi di Calciopoli. Ricorderemo il popopopooo, sky e la rai, la prima volta di Civoli e Mazzola alla faccia di Bruno Pizzul perdente, le clip mondiali, le prime pagine della Gazzetta e quell'urlo, Mio Dio!, quei volti che gridavano ehi guardateci, ce l'abbiamo fatta. Abbiamo vinto per davvero, non ci possiamo credere.
Tutto vero. Per una notte almeno, un anno fa, è stato tutto vero. L'oblio di qualche giorno, forse troppo pochi, prima di ripiombare nell'Italietta di sempre con i suoi crucci e i suoi clichè. Il 9 luglio dovrebbe diventare festa nazionale, in un paese pallonaro che vive di emozioni quando un branco di invorniti tira calci ad una palla rotonda in uno stadio ricolmo di gente.

Intervallo di Milan Liverpool
26.05.2005
La cattiva notizia è quasi presentata come buona notizia. Ivan Basso, il più forte ciclista italiano, ha ammesso che sì, effettivamente è compromesso nella famigerata inchiesta sul medico spagnolo Fuentes, quest'ultimo particolarmente ghiotto di globuli rossi di sportivi. Il sangue del più forte ciclista italiano veniva mandato a svernare in Spagna, ma la vera notizia non è tanto il coinvolgimento di Basso in pratiche dopanti, quanto l'ammissione di colpa. Sta tutto in questo scarto l'evidenza di quanto il ciclismo sia ormai affondato nelle paludi del doping: il vero scoop non consiste nel beccare il ciclista con le mani nella marmellata (tale è la consistenza del sangue dei corridori, peraltro), quanto l'onestà di una confessione. Seppure tardiva e, soprattutto, costretta, l'ammissione di Basso merita fiducia. Concordo con Farfintadiesseresani, quindi, che non solo non abbandona Ivan, ma rilancia:Chi viene chiamato per primo (o al massimo secondo) può essere inserito in una ipotetica prima fascia, chi viene preso subito dopo fa parte della seconda fascia mentre le ultime rimaste della terza.

Ma che belle immagini che ci arrivano dall’Olimpico. Decreto sulla sicurezza? Confesso che mi viene da ridere. Il problema non è semplice, ma mi piacerebbe iniziare a elencare gli aspetti assurdi di questa faccenda:
L’assenza della politica: è ormai evidente come non si possa lasciare la soluzione del problema a Polizia e Tifosi. Il linguaggio di questi due attori infatti è “limitato”. Le forze di Polizia non possono prendersi in carico il problema delle tifoserie violente perchè l’unica sintassi che conoscono è quella del manganello. Le Tifoserie, anche loro, fanno quello che sanno, cioè si incazzano, insultano e menano le mani. Il corto circuito tra questi due attori è noto, e alla lunga provoca lutti. Decreto Sicurezza sugli Stadi? Lascio in sospeso il giudizio, vediamo che ha combinato la Melandri insieme ad Amato..
L’assenza della legge: tifosi contusi, medicati ai policlinici e poi rilasciati. Tifosi arrestati che sono liberati subito dopo. Tifosi fotografati che non sono perseguiti (o raramente). Tifosi minorenni incensurati. Tifosi collusi con le istituzioni sportive che ricevono benefit. Capetti delinquenti, estersori e violenti. Il conto è presto fatto del resto: centinaia di tifosi che trasformano gli stadi e le città in campi di battaglia e appena qualche nome che finisce in gattabuia. Tutti bravi ragazzi di periferia, naturalmente. E qui ci metto del mio: piantiamola con “la questione sociale”. Chi sbaglia paga (proporzionatamente) e l’esempio serva di lezione: la violenza è male. Il rispetto della legge è bene.
Un ventenne che esordisce in Serie A, nell'Inter (tua fede calcistica) del Fenomeno Ronaldo, segnando due reti da 30 metri una più bella dell'altra e vincendo letteralmente da solo la prima partita di campionato, forse potrebbe essere un giocatore particolare. Quando, qualche domenica più tardi, col suo piede sinistro disegna una parabola che infilza la rete avversaria da metà campo, ogni dubbio svanisce: no, non è affatto un giocatore particolare. Negli spogliatoi, quel giorno, a chi gli chiedeva conto della prodezza, lui si giustificava così: "Ho visto la porta, ho tirato in porta". Disarmante verità.Si chiamava Alvaro Recoba, quell'uruguagio con la faccia da cinese, i dentoni e i capelloni ciondolanti per il campo, e normale non seppe mai esserlo. Sono passati 10 anni e Recoba è sempre rimasto all'Inter, l'unico insieme al Capitano J. Zanetti. Ha passato tutte le traversie di questi lunghi e complicati dieci anni nerazzurri, giocando poco e male, mostrando tutto il suo campionario di apatia, incostanza e debolezza fisica. Eppure quando si decideva a giocare, non faceva mai cose banali. Soprattutto, aveva un sinistro della madonna. Così incostante, così capace di abbagliare anche un solo attimo grazie ai suoi improvvisi bagliori balistici, non poteva che diventare il mio giocatore preferito. Sulla maglia di calcetto della squadra del liceo, non esitai a farmi stampare, sopra al mio 21, EL CHINO. Anche dopo anni che ormai non la indosso quasi più (l'usura inizia a sgualcirla...) capita ancora che i miei compagni mi chiamino "Chino!", e io ne sono quasi orgoglioso. Recoba è stato una promessa mancata, una luce in fondo a un tunnel infinito. Un diamante grezzo, di cui nessuno sapeva che farsene perchè inservibile, ma che brillava di una luce imprevista e imprevedibile.
Ieri sera è andata in onda su Raiuno la tanto chiaccherata fiction su Marco Pantani, Il Pirata. Realizzata solamente 3 anni dopo dalla morte, ha compresso in 100 minuti l'intera vita del mito ciclistico contemporaneo. Ora, io di fiction ne guardo in media 0 all'anno, e mi sono prestato alla visione unicamente per motivi di affetto e devozione a colui che ha saputo mettere in scena spettacoli epici, ma sono rimasto alquanto perplesso (come Daveblog) sullo stile e la qualità del film. Le fiction che mietono milioni di spettatori ogni settimana hanno tutte quel livello di qualità lì? Nessun approfondimento sulle vicende, tutti i fatti impilati uno dietro l'altro così, quasi come si riempie una piadina (per l'appunto...) con un montaggio elementare e una sensazione di piattezza generale che sembrava quasi banalizzare un complicato personaggio come Pantani. Uno che in bicicletta era un dio, molto meno quando venne pizzicato e dovette fare i conti con salite ben più dure dell'Alpe d'Huez. Un'occasione sprecata, anche per risolvere una volta per tutte l'ambiguità ("ma si dopava o no?" è la domanda che serpeggia sia nel film che nello spettatore) che intaccherà per sempre il Mito.
Se avessero mandato un filmato con le sole immagini delle vittorie commentate da De Zan, sarebbe stato probabilmente più coinvolgente e meno retorico. Ma l'Uomo Pantani dove lo mettiamo, potrebbero replicarmi gli autori della fiction? Forse sta tutto in quell'aforisma simbolo della vita del Pirata ciclista, che è stato infilato così in fretta da banalizzarlo e renderlo quasi uno slogan vuoto, una citazione di se stesso: l'amico gregario gli chiede perchè va forte in salita anche quando non ce n'è bisogno, e il Pirata serafico risponde: per abbreviare l'agonia. Lo stesso concetto lo applicò, probabilmente, nella solitudine di in una camera d'albergo la sera di San Valentino.
Ora applicheranno rigidissime misure di sicurezza, vieteranno le trasferte ai tifosi avversari, sarà tutto più severo. E ancora una volta si eviterà di guardare in faccia alla realtà del problema, che non sono i tifosi, ma gli Ultras. Bisogna sancire una volta per tutte che sono due mondi completamente differenti, due insiemi distinti. il calcio è in ostaggio di questi gruppi paramilitari anarchici, che hanno un proprio codice di onore e di concezione non solo del calcio, ma della società e della vita. Ridicole le chiacchere fuffa sugli "stadi che vanno resi più comodi": a loro dei seggiolini riscaldati frega meno di niente. Ridicolo pure parlare di inculcurare la "cultura sportiva". Non stiamo parlando di sport, è ora di capirlo una volta per tutte. E' proprio un discorso di generazione di Ultras: questa (ormai da 20 anni) è formata da personaggi penosi, e non possiamo fare altro che aspettare che si salti direttamente alla prossima. Se mai ce ne sarà una.PS: Il drammatico stato della situazione lo spiega molto meglio Francesco Costa, con queste amare parole.
Nella foto, lo striscione simbolo esposto in ogni Curva d'Italia negli ultimi anni proprio dagli Ultras. Avevano già capito tutto.
Alla base di una vita sana ed equilibrata ci sta una corretta alimentazione, tanto movimento e soprattutto la lettura della Gazzetta dello Sport. La Gazza Rosea dall'alto dei suoi 111 anni di esistenza rappresenta un autentica Bibbia, il Santo Graal di ogni sportivo (sedentario prima di tutto, categoria tra l'altro sbeffeggiata ingiustamente) che si rispetti. Non a caso ha un numero di lettori paragonabile a quello dei due totem Repubblica/Corriere, caso credo unico in cui un quotidiano specificatamente sportivo riesce a tenere testa a quotidiani "generalisti". La si legge per il suo assurdo e garbato colore rosa, per il piacere tattile di lasciarsi sporcare le dita dall'inchiostro nero, meglio se appena fresco di stampa o del mattino. Soltanto negli istanti successivi si iniziano a mettere a fuoco i titoli, a sfogliarla rapidamente per un superficiale approccio e finalmente i preliminari si concludono con un'approfondito rapporto personale che si concentra nella religiosa lettura. Ecco, la Gazzetta dello Sport illumina ogni bar e rischiarisce le grigie mattinate, si lascia inzuppare dagli schizzi del mare sul bagnasciuga, si fa scompigliare dal vento come i capelli della propria amata sulla spiaggia. Riduttivo definirla "quotidiano sportivo", doveroso innalzarla a momento liturgico della vita di un italiano, e come tutte le religioni, guai a chi osa modificare qualcosa di così sacro... Se è così amata forse è anche grazie all'autorevolezza che ha saputo costruire in tutto questo tempo, grazie alle grandi firme che sono passate per Via Solferino (mi viene in mente Buzzati, così su due piedi) ma soprattutto alla capacità di coprire il Calcio e lo Sport con maturità: è sempre riuscita ad andare oltre il recinto delle tematiche della cronaca sportiva pur non oltrepassandole mai. Perchè lo Sport ha tutto quanto serve per vendere copie: storie, eventi, risultati, cronaca, idee, ideologie, scandali, riscatti, costume, ironia, elementi popolari e raffinati allo stesso tempo. Basta saperli raccontare, ovviamente. Negli ultimi anni però sappiamo tutti che le vendite dei giornali hanno iniziato un inesorabile declino, e la Gazzetta per tentare di salvarsi ha tentato di invertire la rotta. Prima di tutto cambiando i timonieri, interrompendo il papato di Cannavò (19 anni!) e intraprendendo la serie di Direttori "non" sportivi. Ci voleva un esperto di tirature e di marketing, per i tempi moderni, e hanno chiamato prima Calabrese, poi Di Rosa e infine Carlo Verdelli; che ha sì portato un restyling grafico necessario (razionalizzando gli spazi come sta capitando su tutti i giornali) ma pure una "ventata di freschezza". Titoli enormi e sguaiati, accenni a eventi non sportivi, dvd in allegato sul papa e i Power Rangers, erano solo le anticipazioni di una ormai evidente mossa spiazzante: trasformare un popolare-giornale italiano per eccellenza nel giornale-popolare a tutto campo. L'ultima mossa disperata, in sostanza. Da qualche giorno compaiono due pagine dedicate a fatti di attualità e di costume (i Pacs, Vista, Harry Potter nudo...) nella rubrica "Altrimondi", ma è solo l'inizio. Dobbiamo aspettarci prime pagine come questa, con un titolo che fa da ponte tra sport e costume e dove la lettera di Veronica Berlusconi ha lo stesso spazio e risalto della vittoria della Roma sul Milan in Coppa Italia. Tale visione provoca smarrimento e inquietudine in un affezionato lettore come il sottoscritto. Il buon Carlo Annese cerca di spiegare i motivi della svolta epocale, ammettendo in questo post che dietro a tutto ciò ci sono anche (ovviamente) scopi commerciali, peraltro legittimi. La Gazzetta non fa beneficenza, ma pensando che per ogni pagina di attualità ne vengono tolte altre che coprivano notizie e storie sportive si rimane perplessi. Perchè "provare a fare meglio e di più" pare non essere economicamente redditizio, e allora si tenta di fare "di meno e di tutto". Mi viene in mente una perla del tragicomico presidente della Fifa Blatter, che propose come soluzione al calo dei gol nelle partite, quella di allargare le porte.
La Coppa del Mondo appartiene ormai a un passato remotissimo, mentre il presente è popolato da un campionato non certo esaltante. Ieri è terminato il girone d'andata di uno dei tornei più mediocri che la Serie A ricordi. L'Inter spadroneggia, sbriciola record (12 vittorie consecutive) e veleggia indisturbata, senza nessuna avversaria degna di tale nome. Il resto è una marmellata solitamente concentrata nella parte destra della classifica che però durante questo inizio di stagione è sbrodolata pure nella colonna di sinistra, arrampicandosi su su fino al quarto posto (vedi Catania ed Empoli). Osservando la graduatoria senza penalizzazioni, possiamo infatti notare come Milan, Lazio e Fiorentina, pur stabilendosi a ridosso del terzetto di qualità Inter-Roma-Palermo, non stanno comunque fornendo prestazioni da alta classifica. Non bastano dunque le penalizzazioni a giustificare un campionato dall'esito scontatissimo e da un livello qualitativo pericolasamente tendente al ribasso. Le circostanze recenti (retrocessione della Juventus in B) non hanno fatto altro che rimarcare la tendenza che già nelle annate precedenti, quelle del duopolio biancorossonero, si andava affermando: in Italia il livello tecnico e di spettacolo è in calo, e le società cosidette minori non hanno più mezzi economici per allestire formazioni competitive. I risultati del calcio italiano erano prevedibili da ormai parecchi anni, aldilà dei maneggi di Moggi e soci, e la contemporanea crisi del Milan e caduta in B della Juventus hanno proiettato l'ultima Dea rimasta, l'Inter imbottita di milioni e giocatori di classe, là dove è ovvio e giusto che sia: in cima. Negli anni passati sarebbe stata capace di non esserlo comunque, ma con una rosa stellare rispetto alle avversarie (quell'Ibra, quel Stankovic, quel Zanetti, ecc.), e un allenatore, Mancini, che pare abbia smesso di complicarsi la vita da solo, nemmeno lo sterotipo della Sfiga Nerazzurra ha incrinato (finora) una solidità e superiorità evidente, imbarazzante e meritatissima.
Di Palloni d'Oro controversi, specie negli ultimi anni, ce ne sono stati altri, quindi non farei molto caso alle polemiche sulla vittoria di Cannavaro. Peraltro, è una questione tutta interna al mondo giornalistico, visto che il premio viene assegnato sulla base dei voti di giornalisti di tutta Europa, e le seguenti discussioni vengono raccolte e analizzate sempre da giornalisti. Doveva vincere un italiano, il vero scandalo sarebbe stato darlo a un altro che non fosse il Capitano Campione del Mondo o il Portiere Campione del Mondo. Qui avevo auspicato la vittoria di Buffon, autore di una stagione nel complesso ad un livello superiore di Cannavaro, ma hanno preferito premiare il Simbolo, oltre che la sostanza. Interpretiamo il premio del 2006 come il primo caso di Pallone d'Oro assegnato non a un singolo, ma a un'intera squadra, l'Italia, perchè sappiamo bene tutti il modo in cui l'abbiamo incollata al petto, la benedetta quarta stella. Nel caso ve lo foste dimenticati ci viene in soccorso con la sua consueta sobrietà Materazzi, fiero rappresentante della nostra arma migliore in Germania, l'orgoglio:
Nell'anno del Trionfo Mondiale, lo sport italiano ha conosciuto la struggente e malinconica grandezza dell'altra faccia della medaglia, la Sconfitta. In un Paese dove è la Vittoria, prima ancora di altri importanti valori, a determinare chi sta dalla parte del giusto e chi del torto, dove si stilano ordini di merito unicamente affidandosi all'ordine in classifica, e il salire sul primo gradino del podio, in qualsiasi contesto (anche extrasportivo) investe il vincitore di una sorta di vox veritas, abbiamo assistito a due esaltanti sconfitte. Per una volta il megafono della vittoria non ha strillato le sue autoritarie verità, e chi ha perso è parso molto più grande di un banale vincitore. Alonso e Hayden possono godere e festeggiare a pieno diritto i rispettivi titoli di campione del mondo, ma rimarranno scolpite nel granito dei ricordi quegli esaltanti tentativi di rimonta che Schumacher prima, e Valentino Rossi poi, hanno fallito proprio nelle ultime gare, accumunati dal malefico inserimento della Sfiga, divinità sportiva e non, che spesso si maschera (o viceversa, ci sono diverse teorie) dietro errori umani, o guasti tecnici. Non è questo il punto, e fermarsi a criticare Rossi per la banale scivolata, o la Ferrari che si vede esplodere il motore in una gara decisiva, sarebbe ragionare nell'ottica dei risultati, un'ottica che ci ha fatto vincere un mondiale di calcio dopo 24 anni, ubriacandoci di folle gioia collettiva. C'è dell'altro, nello sport, ci sono altre gare che non fanno scendere la gente in piazza se le vinci, ma rassicurano e commuovono l'animo degli sportivi rimasti seduti sul divano, per una volta, o due. La Sfiga ha forse tolto a Schumacher e Rossi due titoli mondiali, ma ci ha permesso di osservare due enormi sportivi in una delle loro migliori lezioni impartite: Sull'accettazione della Sconfitta. Certo, per chi ha vinto tonnellate di mondiali è facile presentarsi in sala stampa col sorriso malinconico di Rossi e sottoscrivere il Banale, che vincere non è sempre possibile, che la Vita è diversa dai fumetti dove non si è sempre invicibili. Provate a chiedere a chi non vince mai, se di fronte alle sconfitte sarebbe capace di opporre la pacata e serena espressione di Schumacher dopo l'ultima stellare ma inutile gara in Brasile. Eppure quella è gente diabolicamente assetata di vittorie, gente cui gli rode il culo arrivare secondi, gente (e qui mi riferisco a Schumacher) che in passato aveva dato il peggio di sè, pur di non perdere. Di fronte a due rimonte incredibili sfumate molti avrebbero fracassato la testa contro il cranio, piuttosto che sorridere teneramente di fronte alla Sconfitta come invece hanno fatto, uscendone accresciuti. Non è un elogio della Sconfitta. Soltanto un riconoscere che del 2006, oltre all'Urlo Mondiale, mi rimarrà impresso anche il ricordo di due rimonte pazzesche e crollate in prossimità del traguardo, un urlo strozzato in gola diventato mite silenzio, che rende praticamente perfetti due campioni dello sport.Di colpo uno ad uno i piloti davanti a lui iniziano a rallentare, come se mancasse loro la corrente e non avessero che da spegnersi lungo il circuito al passaggio del Re. Come un leone che fiero si fa largo tra la folla alla conferenza degli animali e raggiunge la prima posizione che gli spetta, come riconoscimento alla carriera, alle emozioni ed al glorioso passato che ancora brilla gli ultimi lampi di genio. Supera anche il suo compagno, primo nel circuito di casa sua come sognava da ragazzino. Così va a vincere, ma non è tanto un merito quanto un riconoscimento e un caloroso ringraziamento di un mondo intero che a lui deve tantissimo e che a lui ancora per anni dovrà rapportarsi. Sul podio, tutti i piloti stretti in un abbraccio collettivo portano in trionfo il freddo tedesco che alza al cielo le mani prima di saltellare durante l'Inno di Mameli e profumarsi di Moet et Chandon.
Così pensavo mentre vedevo per l'ultima volta una (ormai) Leggenda volare dall'ultimo al quarto posto con gli occhi lucidi e il cappello in mano. Danke Schumi.
V.Topalov: "Se vai al cesso non ti stringo la mano."V.Kramnik: "Chiudete i bagni e mi ritiro."
Queste le dichiarazioni ufficiali dei giocatori ad Elista, capitale della Calmucchia, alla vigilia della quinta partita di una delle sfide storiche dello sport.
Dopo tredici lunghi anni di divisioni, attese e delusioni, la riunificazione del titolo di scacchi sfiorava il bilico e stava nuovamente per saltare.
Il bulgaro Veselin Topalov e il suo manager Danailov, moralmente affranti per la piega presa dall match (3-1 per Kramnik dopo quattro partite) hanno provato a giocare sui nervi e hanno accusato Vladimir Kramnik di recarsi troppe volte al bagno durante il match.
Sicché alla quinta partita hanno ottenuto di far chiudere le ritirate.
Kramnik offeso dai sospetti e indignato per questo provvedimento degli organizzatori, dal canto suo s'è presentato al quinto match ma anziché accomodarsi alla scacchiera ha preferito restare sui divanetti vicino al pubblico e per protesta ha dichiarato che non avrebbe toccato nessun pezzo fino alla riapertura dei bagni.
Lo sappiamo tutti: Moggi non è una persona onesta. Partendo da questa premessa il fatto (dimostrato) che lui usasse schede telefoniche svizzere per comunicare con designatori, procuratori e chissà chi altro è sufficiente per ottenere la certezza indiscutibile che i campionati, il calciomercato e anche il combattimento clandestino dei galli nei sobborghi di los angeles erano truccati.Come le spieghi le schede non intercettabili?
Tant'è che quando avevo letto questa risposta:
"Mi dovevo proteggere dalle aggressioni. Innanzitutto quelle schede non sono ventimila, ma venti e, normalmente, le buttavo via dopo 15 giorni. Le prendevo soltanto per non rendere facile violare la privacy del mio lavoro. Abbiamo una legge sulla privacy con un Garante che non garantisce e c'è molto spionaggio industriale. L'unico mezzo era eclissarmi. Trattavo in quel periodo Cannavaro, Ibrahimovic ed Emerson. Li volevano anche altri. Anche l'Inter, per esempio. E quando le cose si mettono così, il giocatore o lo si paga troppo o lo si perde. Con quelle 20 schede mi sono soltanto cautelato da intrusioni che pure ci sono state".
tratta da questa intervista rilasciata a fine luglio, avevo pensato: "A' Lucià, questa è davvero grossa, inventatene un'altra".
Dicevo, parlando fra me e me, "ma ti pare possibile che Telecom abbia una struttura interna che controlla le telefonate di personaggi noti, che crea dossier ad uso e consumo di non si sa bene chi, che il capo di questa struttura è a conoscenza di quali intercettazioni vengono richieste dalla magistratura, che questo stesso riferisca direttamente all'A.D. di Telecom che è anche Vice Presidente dell'Inter?
No, dai, è plausibile pensare che ci siano elementi all'interno della struttura di sicurezza di Telecom che chiedevano alla propria segretaria di prelevare i dati sulle conversazioni della Juventus, di Moggi, della Gea e via dicendo...?"
Scusa lucià.
I francesi vittoriosi questa sera si staranno rodendo il fegato per aver vinto, dei due incontri, il meno importante, dimostrando a se' stessi che potevano davvero farcela la sera del 9 luglio. Peccato non sia andata così.
Al rientro dalle vacanze, mi arrovellavo intorno ad un qualcosa che si potrebbe organizzare in vista della prossima stagione sportiva (ancora con 'sto calcio? Si, ancora), e quale platea se non quella di Ciccsoft è la più appropriata per una proposta post-mondiale tutta all'insegna del cazzeggio (pseudo)sportivo e del sano divertimento? Nessuna. Quindi, a voi: la facciamo una Lega di Fantacalcio composta da bloggers?Prendiamo anche i non-bloggers, dai. Si perditempo, naturalmente. Se la cosa vi interessa, scrivetemi (costa.francesco@gmail.com), e vediamo se si riesce a tirar su qualcosa di simpatico.
Domani mattina me ne vado in vacanza, una 15ina scarsa di giorni fra Spagna e Portogallo, fra ostelli e campeggi, anzi più fra campeggi che fra ostelli che i soldi sono veramente pochi e non posso spalmare i miei debiti in 10 anni né vendere il mio marchio a me stesso generando una ricca plusvalenza in bilancio.Farò il sacrificio di staccarmi dal mio adorato ibook e da internet, tanto per dimostrare aldilà di ogni ragionevole dubbio che no, non sono dipendente dalla rete. 15 giorni e poi torno, fortunatamente.
Me ne vado un po' più tranquillo: lo scandalo del calcio si è chiuso (tranne conciliazioni al Coni che potranno limare qualche altro punticino di penalità) e salvo Tar che, qui lo dico e qui lo nego, non si prenderà mai la responsabilità di annullare tutto l'ambaradan condannando l'italia pallonara ad un paio di mesi di ritardo sulla data prevista d'inizio dei campionato, si dichiarerà "incompetente" sulla materia così che il circo possa ripartire in santo caos.
Come avevo previsto, ma non serviva nostradamus, la sentenza della corte federale presieduta da un presidente Laziale ha salvato la Lazio dalla serie B, ha graziato totalmente il Milan (alla faccia delle pene "afflittive" e grazie al solito cavillo di San Palazzi), ha punito solo la Juve mentre il commissario straordinario della Federcalcio interista, con il parere di tre "saggi" nominati da lui, ha regalato lo straordinario scudetto 14 (e del -15) all'Inter. Non sarà l'ultimo, tempo altri ventanni e vedrete.
La vituperata sentenza di primo grado era pasticciata, confusionaria e confusa ma almeno aveva una sua coerenza. La stessa coerenza di cui avevo parlato il 7 Giugno scorso: se in un calcio in cui tutti sapevano che i designatori arbitrali avevano contatti con i dirigenti e si occupavano di mantenere il posto (ottenuto con l'esplicito consenso politico delle società più forti e della Lega Calcio) barcamenandosi fra interessi contrapposti si "scopre" che i designatori arbitrali avevano contatti con i dirigenti e si occupavano di mantenere il posto (ottenuto con l'esplicito consenso politico delle società più forti e della Lega Calcio) barcamenandosi fra interessi contrapposti si può parlare di "illecito sportivo", purchè lo si faccia con tutti i soggetti in campo, punticino più punticino meno. Tutto questo con gli arbitri che ovviamente non ne sapevano nulla e nulla facevano per alterare i risultati. Una coerenza un po' alla cazzo, ma pur sempre una coerenza.
Invece no, non più: per Lazio e Fiorentina derubricazione del reato da violazione dell'art. 6 (illecito sportivo) a violazione dell'art.1 (lealtà sportiva). Quindi andare a cena e avere frequenti conversazioni (non sulle designazioni della juve) con Pairetto e Bergamo è illecito per Moggi mentre chiedere designazioni "favorevoli" e andare a cena con Pairetto e Bergamo è violazione della lealtà sportiva per Lotito e Della Valle.
Il tutto mentre l'istruire sulle modalità d'arbitraggio in maniera diretta dei guardalinee designati su richiesta esplicita per il Milan è sì illecito, però illecito precario come era "precario" Meani, quindi puniti in Champions League. Si poteva fare puniti con un buffetto sul naso e un paio di tiratine (leggere) d'orecchi, facevano prima.
Ma tanto, si sapeva prima delle intercettazioni, prima delle "prove", prima delle indagini, prima del primo e prima del secondo grado: "la Juve ha sempre rubato e deve essere punita di più, molto di più", lo si sentiva dire in tutte le piazze e in tutti i bar.
Cosa abbiano aspettato a fare due mesi per arrivare fino a questa soluzione non si sa, quando una cosa "si è sempre saputa" i processi, le inchieste e i verdetti sono come i timbri di un notaio: inutili e costosi.
E a settembre, vi prego, ricominciamo a giocare a pallone.
Stasera sono arrivate dalla Caf le sentenze di primo grado del processo sportivo, avrete saputo.In realtà le sentenze erano già arrivate stamattina, pubblicate sulla Gazzetta dello Sport che, a camera di consiglio in corso, sapeva già come sarebbe andata a finire (punto più punto meno).
D'altraparte si poteva intuire quale sarebbe stato l'esito dopo che Guido Rossi, a camera di consiglio in corso, tanto per fugare i dubbi che i giudici fossero condizionati e condizionabili era andato alla commissione cultura della camera a riferire di aver trovato "illeciti diffusi e gravissimi".
Quanto partorito dalla Caf di Cesare Ruperto, rinforzata dall'ex consigliere d'amministrazione dell'Inter Guido Rossi con l'inserimento in extremis dell'avvocato Porceddu, estromesso da Carraro e dal "sistema moggi" dopo aver chiesto condanne dure per i protagonisti dello scandalo dei passaporti falsi con Inter (patteggiamento di Oriali e Recoba in sede penale) e Roma coinvolte (all'epoca i verdetti scomodi si aggiustavano così), è un pasticcio piuttosto grottesco.
L'impressione è che la colpevolezza e il giudizio sugli episodi siano stati calibrati per arrivare ad un verdetto che era stato stabilito come l'unico possibile secondo criteri che poco hanno a che vedere con il giuridico.
Sostanzialmente Ruperto ha ricalcato la teoria dell'illecito "strutturato" pur senza portare avanti la storia della "Cupola", fantasiosa invenzione dei Carabinieri del nucleo operativo di Roma.
La Juventus va in B con 30 punti di penalizzazione perchè i rapporti intrattenuti dai suoi dirigenti con i designatori non erano "consoni al mantenimento del clima di lealtà sportiva, probità e terzietà" e si configurano come illecito sportivo (anche se il codice di giustizia sportiva non dice esattamente così). D'altraparte non è il caso di stare a sottolizzare su questo punto quando lo stesso avvocato difensore dice chiaramente che una condanna di questo tipo non gli dispiacerebbe, tattica processuale o non tattica processuale.
Il "latin lover della Caf", Massimo De Santis è l'unico fra i "fischietti", insieme a Dondarini (il cui coinvolgimento, ancora più forzato, inguaia la Fiorentina), ad essere squalificato. In pratica si faceva di tutto per "falsare i campionati" ma gli unici che potevano falsarlo sono innocenti.
La Lazio è un po' un caso "unico" perchè tutti gli arbitri coinvolti per le partite che le venivano contestate sono stati assolti, quindi gli aquilotti del "moralizzatore" Lotito vanno in B (con punti di penalità) per le "pressioni" sui vertici federali allo scopo di ottenere "un occhio di riguardo". Che può voler dire tutto e niente.
Il Milan, nonostante le ingiustificate lamentele della grancassa del CaiNano, incassa il bottino pieno: usufruisce del "regalo" di Palazzi che gli ha tolto la responsabilità diretta per l'illecito (riconosciuto come tale) con un'operazione di fantasioso maquillage giuridico in sede di deferimenti e si salva dalla serie B. Come se non bastasse, per via dell'insipienza della Caf che ha calcolato male i punti di penalità per il campionato appena concluso (-44 invece di -46), rischia di andare a fare ugualmente la Coppa Uefa il prossimo anno.
Riassumendo si tratta di un confusionario compromesso che presta il fianco a ricorsi, contro-ricorsi, polemiche ed infinite recriminazioni e che non soddisfa nessuna "piazza" né quella forcaiola (con la Juve) né quella innocentista (con tutti gli altri).
A meno di una settimana dalla finale di Coppa del Mondo si sente già la mancanza del "calcio vero", per intenderci quello in cui l'Inter (campione d'estate a ragion veduta quest'anno) finisce per perdere uno scudetto già vinto, magari proprio in favore di quel Milan "vittima dei giudici comunisti" (anche qui) rinforzato dall'aggiunta di un paio di riconoscenti campioni bianconeri come Buffon e Zambrotta che stanno già facendo le valigie pronti a raggiungere Milanello.
Sono sicuro che i nerazzurri si stanno già attrezzando per farci tornare tutti alla spassosa normalità.
Che avranno da nascondere sti due? Parlate chiaro e fàmola finita!
Solo una cosa mi preme particolarmente dire. Mi auguro che dopo quanto accaduto domenica sera - Malouda che conquista un rigore con una evidente simulazione, il muflone Zidane che prende a testate gli avversari, Domenech che trova addirittura il coraggio di protestare - il signor Michel Platini ("uno che la Coppa del Mondo non l'ha mai vinta, ma ama spiegare agli altri come si deve fare", Severgnini docet) si astenga vita natural durante dal fare i predicozzi sul calcio italiano, sui calciatori italiani e sugli allenatori italiani. Continui pure a fare pronostici, però, chè gli riesce bene.
Stesso discorso per Blatter e quei soloni della Fifa: nella loro corsa all'inseguimento dello spettacolo e delle goleade hanno stravolto il regolamento, hanno utilizzato palloni leggerissimi che manco il Super Tele, ora minacciano addirittura di allargare le porte. Cosa si ritrovano? Il mondiale meno spettacolare degli ultimi decenni, pochi gol, stelle zero, Brasile e Argentina fuori ai quarti, tanta tattica e poco spettacolo. E l'Italia - l'Italia che "pagherà in campo il risvolto psicologico dello scandalo", Beckenbauer docet - campione del Mondo. Scusate se è poco. Ci rivediamo in Sudafrica.

Per i nipotini, per l'album dei ricordi, per raccontare al mondo intero, che finalmente anche noi c'eravamo. Ora sappiamo cosa significa, capiamo la felicità, abbiamo conosciuto l'emozione di gridare al cielo quattro volte CAMPIONI DEL MONDO!
Grazie ragazzi, un mese così intenso non l'avremmo davvero previsto e certo non lo dimenticheremo mai più! Un posto nella storia, un posto nel cuore!
Tendo sempre ad escludere l'esistenza del Destino, e penso che qualsiasi successo nasca prima di tutto da noi stessi, dall'impegno e dalle motivazioni fino ad arrivare a quel pizzico di "fortuna", se vogliamo chiamare così la componente casuale a noi favorevole. Tuttavia la vittoria di ieri, data ormai per sempre scolpita nei libri della Storia del Calcio Italiano, credo si spieghi molto così. Se ieri sera dopo 24 anni abbiamo celebrato il quarto titolo ddi campioni del mondo (brividi solo a rileggere questa frase), molto lo dobbiamo al Destino, alla nostra natura che ci portiamo addosso e che questa volta non ci ha penalizzato ma lanciato in volo, e a una benevola predisposizione del Fato. Sensazioni personali, certo. La finale con la Francia è stata la partita dove abbiamo più sofferto nell'intero mondiale. Zidane e compagni sembravano più freschi e più velenosi di noi, nonostante si dicesse che fossero ormai vecchi e logori. Tutt'altro. Fino all'incredibile momento di follia (ma chissà che gli avrà mai sussurrato il buon Materazzi...) Zidane instillava nella nostra retroguardia attimi di incertezza, e nei varchi della difesa italiana stranamente più aperta del solito si infilavano due furetti come Henry e Ribery. Era una Francia praticamente senza punte ma con diffusa pericolosità, quasi più fresca e disinvolta nell'appuntamento capitale della Coppa del Mondo. L'Italia invece si è mostrata titubante e fisicamente incerta all'appuntamento cardine, pur rimediando subito al rigore con Materazzi e colpendo pure una traversa con Toni. Poi nel secondo tempo e nei supplementari abbiamo dato la sensazione di soccombere, di non riuscire a colpire una squadra francese che dava una vaga ma preoccupante sensazione di superiorità. Ed è qui che entra in gioco il discorso destino. In un altro mondiale credo che questa partita l'avremmo finita col perdere: Totti era un'ombra, gli altri difendevano, come da prassi consolidata ( Cannavaro e Buffon a commoventi, a livelli astrali) ma non saremmo mai riusciti ad affondare il colpo decisivo. Eravamo come più vuoti, più stanchi e più smarriti, mentalmente, rispetto alle altre partite del Mondiale. Eppure abbiamo alzato la Coppa, perchè, dopo 24 anni, "doveva" andare così. L'espulsione di Zidane è l'episodio a noi favorevole. Riusciamo ad arrivare ai rigori, quasi volendo consegnare il nostro futuro alla cieca Lotteria. Li segnamo tutti e cinque (!), l'ultimo lo sigla l'Uomo Nuovo venuto dalla C2, Fabio Grosso. La Francia si infrange contro la traversa sul tiro del nostro giustiziere di 6 anni fa, Trezeguet. Trionfo, Cannavaro in piedi sul podio, Lippi sollevato dai giocatori proprio come avvenne per un tale Bearzot. Facile dirlo adesso, ma penso che il Mondiale l'abbiamo vinto con quell'uno-due finale con la Germania. O meglio, abbiamo capito che l'avremmo potuto davvero vincere. E' stato il momento emotivo più bello e significativo. Ieri siamo passati alla cassa, e abbiamo ritirato il premio nel modo più drammatico e lancinante. Il Destino ha voluto che questo gruppo di 23 giocatori, guidato da un allenatore antipatico ma vincente, che ha saputo essere quella vera stella che in campo non avevamo. Non siamo andati avanti per bagliori accesi da fuoriclasse, dei quali come si è visto eravamo sprovvisti, non abbiamo avuti favori arbitrali, non abbiamo mostrato un gioco scintillante. Abbiamo buttato in campo nervi, fortissima determinazione, grandissima capacità di intepretare la partita, assecondandone i vuoti d'aria e sfruttando le correnti favorevoli. Le celebrazioni daranno il giusto tributo alle super prestazioni di Cannavaro, Buffon, Grosso, Materazzi, Zambrotta, Gattuso, Pirlo, e dell'opera magnifica, diciamolo, di Lippi, ma se ora siamo qui a festeggiare lo dobbiamo alla forza di nervi di questa Nazionale baciata dal Destino. Intelligente e pratica, un ingegnere dall'animo artigiano che si è applicata con metodo e passione, per poi guardare in cielo e godere. Dopo 24 anni (l'intera mia vita) aggiungiamo una data, rinfreschiamo gli archivi di immagini, nuove generazioni hanno la possibilità di gridare, una volta di più di Martellini, il grido Campioni del Mondo. Dopo anni di beffe ai rigori o ai golden gol, una generazione di buoni calciatori italiani raccoglie quello che non aveva saputo fare prima, per difetti ed errori propri. Questa volta non hanno sbagliato nulla, dentro e fuori dal campo, sapendo vincere tra le macerie di uno sport piegato dagli scandali. Anche questo contrasto grottesco, sa tanto di un Destino che si diverte a prendersi beffa degli Stolti e dei Furbi, e fa gridare al cielo una Nazionale e una Nazione che voleva (il termine più adatto) questa gioia. Quando "volere" significa piegare gli eventi, ignorarli e saperne costruire di favorevoli, scegliere quasi inconsciamente una strada che ti porta dritto nell'Olimpo del Calcio.
(Nella foto: Io e Cannavaro festeggiamo il successo)Inizi di Maggio, io e mio fratello fantastichiamo sui mondiali di calcio imminenti, e pensando alle passate edizione ci viene un flash: "Hey, ma ogni 12 anni andiamo in finale!?!".
La memoria corre indietro e viene fuori l'alternanza magica, di cui ancora nessun giornale parlava:
Messico '70, finale persa con il Brasile, mondiale giocato oltreoceano
Spagna '82, finale vinta con la Germania, mondiale giocato in europa
Usa '94, finale persa con il Brasile, mondiale giocato oltreoceano
Germania '06...
Un po' per scherzare è cominciato questi ritornello con gli amici: "Dai, tranquillo, il mondiale è già vinto: prepara la festa. Siamo in una botte di ferro". Ovviamente era la classica sbruffonaggine perchè alla fine dirlo non costa niente, al limite fai bella figura dopo. Ricordo di aver pensato, come ogni buon blogger, "questa la scrivo sul blog". Poi mi è passata di mente per via di alcuni noti motivi (vd. Moggi) e mi sono ritrovato a mondiale iniziato, eravamo agli ottavi, con un appunto a proposito di questa storia in un promemoria di Mac Os X e la scaramanzia mi ha consigliato di lasciar perdere. Mi sono detto: "Lasciamo stare, non scrivo niente sul Mondiale, faccio questo "fioretto": vuoi vedere che è la volta buona?"
Beh, alla fine la cabala è stata clamorosamente confermata.
La gioia enorme, una grande squadra "operaia", il successo "del gruppo" fuori di retorica. Nessuna "stella", ma tanta grinta e tanta voglia di dimostrare di non essere un bluff, di essere in grado di vincere (e di difendere alla grande senza farsi ammonire, leggi FABIO CANNAVARO) anche e soprattutto senza le famose telefonate.
Un'ombra inquietante si allunga su questa immensa felicità: nell'82 avevo 5 mesi, oggi ho 24 anni e 5 mesi.
No, cazzo! Aspettare fino a 48 anni, No! Sob.
CAMPIONI DEL MONDO
CAMPIONI DEL MONDO
CAMPIONI DEL MONDO
Queste persone vanno salvate. Mi piacerebbe che questo post possa diventare per tutti loro un strumento utile per ritrovarsi e conoscersi in vista di domenica: chessò, magari si vedono da qualche parte e passano la serata giocando a Monopoli o guardando Elisir. Non sia mai che si sentano troppo soli. Date le percentuali dello share, se davanti a Cannavaro che alza la coppa qualcuno di loro dovesse tentare il folle gesto nessuno riuscirebbe a trovare nemmeno un'ambulanza.
Se qualcuno dovesse avere notizie di questi personaggi, si faccia vivo. Fate circolare questo appello, è importante.
Delitto perfetto, o quasi. Quando mancavano tre minuti alla fine dei tempi regolamentari, Lippi indica ai suoi gesticolando con le mani prima il tempo mancante e poi mima di rimanere calmi. Come dire: congeliamo la situazione e andiamo ai supplementari. Lì, con una Germania affaticata dal peso della sfida prolungata con l'Argentina, avrebbe sfoderato l'artiglio per dare la zampata decisiva alla sfida. Sono arrivati subito due pali, due docce freddissime: le occasioni nella vita non capitano spesso, mi son detto turbato. Abbiamo dovuto attendere la fine dei supplementari per silurare una Germania tutto sommato modesta. Grosso-DelPiero firmano proprio nell'ultimo minuto il vantaggio scacciarigori, con un tripudio ai limiti della commozione perchè liberatorio, godurioso, e soprattutto giusto. Forse non ci rendiamo ancora conto, ma è stata scritta una pagina di storia calcistica, abbiamo battuto in casa gli organizzatori del torneo segnando due reti nell'ultimo minuto, quando tutti gli altri 119 non erano bastati. L'aspetto più sorprendente di questa Nazionale è la capacità di far apparire come normale amministrazione ogni svolgimento del gioco. Ha una lucidità spietata, una grandissima capacità di controllare nervi, situazioni e avversari. Non si tratta di dominio territoriale, ma di mantenere un controllo mentale di ciò che sta avvenendo sul campo. Sappiamo che c'è il tempo delle nostre occasioni ma che verrà anche il momento in cui subiremo, e quando sono gli avversari a pungere, come è capitato rarissime volte ieri sera, si soffre, certo, ma sembra quasi un rischio preventivato ed inevitabile. Non ci sfugge di mano nulla, controlliamo per lunghi tratti tenendo in possesso il pallone quando sembra la Germania ad essere rinunciataria, senza pungere letalmente ma lasciando intravedere una personalità figlia di un gruppo che si applica, dove tutti gli attaccanti sono riusciti a segnare. Poi arriva nel secondo tempo la Germania, che vuole evitare di prolungare la sfida sapendo di non possedere sufficienti energie. Ci prova ma senza clamorosi esiti, quanto basta per esaltare il nostro Buffon. Noi arretriamo, assistiamo agli eventi comprendendo il momento, aspettando le occasioni che verranno. Non so se questa sensazione di straordinaria compattezza e intelligenza nell'amministrare la partita sia reale, se sia un modo di stare in campo e di gestirsi frutto del nostro sapere calcistico e di un'incredibile forza di nervi tesi eppure distesi, o sia invece frutto delle situazioni, qualcosa che ci è capitato di essere un pò per caso. Io propendo per la prima ipotesi, e in tal caso Lippi avrebbe dimostrato grande sapienza nel costruire il suo piccolo grande capolavoro di una carriera, una squadra senza grandi firme (tipo robertobaggio o paolorossi) ma piena di validi sceneggiatori (oltre ai già citati, una menzione per Gattuso uomoovunque e Pirlo metronomo invisibile ma sensibile). Quello che so è quello cui hanno assistito i miei occhi: nei primi minuti dei supplementari accendiamo due razzi, e negli ultimi due li facciamo partire in cielo. Lo stesso sotto cui migliaia di persone hanno festeggiato qui in Italia, in un rito che si ripete a distanza di 36 anni, un fenomeno sociale quasi curioso nel sapersi infiltrare un pò ovunque, tra vecchi e giovani. Un'autostrada ci aveva portati in semifinale, ieri sera l'asticella del salto si era considerevolmente alzata, e per la prima volta in questo torneo. Abbiamo preso una rincorsa forse un pò troppo lunga, ma sufficiente a staccare in tempo e a librarci in volo. Non ci sono più pronostici ora, soltanto un'ultima gara per decidere su cosa attereremo. Nel giorno in cui la più grande squadra italiana veniva accreditata di serie C, in Germania la nostra Nazionale si conquistava la finale mondiale. Penso che coincidenze così grottesche e speculari consiglino di sospendere ogni pronostico, a questo punto. Stiamo a vedere fin dove arriverà questo volo, che sa tanto di infantile catarsi, un inno al calcio, semplice, immediato, liberatorio che non riesci a smettere di sorridere nemmeno la mattina dopo guardando i balconi piene di bandiere tricolori.PS. L'aspetto emotivo della serata, sintetizzato dall'annotazione di Akille, e la chiosa psicoemotiva all'evento del solito impagabile Vittorio Zucconi.
siamo in finale!

Voglio ricordare tutto di questa magica serata, il groppo in gola per 120 minuti, il palo, la traversa, i due gol. La gioia in piazza, i cori, i caroselli, i fuochi d'artificio, il castello con il tricolore ad ogni finestra e il tedesco che ingurgita fette di pizza al rabarbaro piangendo a dirotto in questa notte magica sotto un cielo di un'estate italiana. Wurstel, arrivederci, Berlino: siamo arrivati!

Nella zona verde, il maxi schermo comunale dove un centinaio e forse più di persone si raduneranno per seguire la semifinale mondiale tra le strilla le urla e si spera i boati di gioia. Tra le due zone solo un palazzo, quello comunale a fare da filtro tra la compostezza di un evento e il guaire sbracato dei tifosi del pallone.
La saggezza organizzativa comunale non ha previsto uno spostamento del maxi schermo in una zona più opportuna ma si è invece (pare) preoccupata di fermare eventuali festeggiamenti dopo l'incontro, transennando tutto il viale principale e spargendo Forze del Male ovunque.
Dal canto suo anche l'organizzazione del concerto (affidata a Indipendente se non vado errato) non scherza. Invece di rimandare sensatamente a domani il tutto (come peraltro han fatto Simon e Garfunkel proprio oggi) per timore di incappare in eventuali festeggiamenti post partita ha pensato bene di anticipare il concerto. Gruppo spalla ore 20.15, Sigur Ros ore 21, preciso preciso per il fischio d'inizio nella piazzetta a fianco. Peggio ancora.
Non c'è pericolo di annoiarsi insomma questa sera a Ferrara: ce n'è per tutti i gusti, chi da una parte chi dall'altro. Chi finirà a prendere la solita birretta in un pub o al cinema è davvero un pirla, anzi un bambanòn, come direbbero da queste parti.
Bene quindi l'eliminazione dell'irritante Brasile, monumento alla sufficienza, alla supponenza e all'arroganza che non ha fatto altro che guardarsi allo specchio, mentre avversari molto meno blasonati della Francia (vedi Croazia, Australia, Ghana e lo stesso Giappone) lo mettevano in difficoltà.
Onore ai transalpini (sui quali, invece, avevamo ciccato del tutto il giudizio): restano i dubbi sulle esclusioni (Trezeguet in panchina, Mexes, Giuly, Evra e Frey a casa) ma la squadra ha ritrovato brillantezza e il signor Zidane si dimostra ancora il miglior calciatore degli ultimi venti anni.
Mi auguro che possano arrivare in finale, i francesi. Abbiamo giusto un conticino in sospeso.
Partiamo dal pomeriggio, quando la Germania ha scavalcato ai rigori l'Argentina che si è permessa di lasciare in panchina Messi. Emblematica partita di un intero mondiale, dove il giocatore destinato ad essere il talentino del mondiale rimane a guardare una sfida fondamentalmente noiosa, una sfida di blasone e di nervi prima ancora che di brillanti giocate. E' impossibile ovviamente pretenderle in un torneo che si gioca a fine giugno, con giocatori reduci da 60 partite stagionali, ma non abbiamo ancora assistito all'affermarsi di un giocatore per valenze stilistiche. Ci sono i difensori rocciosi e i centrocampisti solidi, e qualche bellissimo gol dalla lunga distanza. L'azione migliore rimane l'unica dell'Argentina, contro la Serbia, che non è stata più capace di riprodurne e infatti se ne torna a casa. Arrivano inevitabili i calci di rigore per stabilire quale tra le due Storiche Squadre debba proseguire. Solo affidandosi al caso si poteva dirimedere una sfida altrimenti pari, dove la Germania affrontava per la prima volta un avversario solido e l'Argentina manteneva il ritmo compassato delle ultime esibizioni. La morale a mio avviso è che si tratta di Mondiale delle tradizioni, del ristabilire le gerarchie sfruttando soprattutto armi poco appariscenti quali storia, blasone, tradizione, agonismo e concretezza. Lo sta facendo una Germania niente affatto eccezionale, e lo ha fatto anche la nostra Italia, che impallina con tre reti una modesta e appagata Ucraina. Abbiamo segnato 3 reti contro una squadra forse inferiore all'Australia, perchè priva di quel ardore agonistico che cementifica la compagine di Hiddink (e anche la nazionale statunitense). Squadre in ogni caso a noi inferiori, per superarle è bastato usare buonsenso, concentrazione e solidità, il tutto inaffiato con un pizzico di fortuna. La paratona di Buffon e la traversa di Gusin sono stati l'ennesimo snodo episodico, superato il quale è stata tutta discesa. I nostri migliori giocatori in questo mondiale sono di stampo difensivo: Cannavaro è francamente inquietante per il suo pazzesco rendimento, Buffon para, Gattuso piovra del centrocampo, Zambrotta è un giocatore unico che nessun'altra nazionale può disporre. Totti colpisce di tacco, ma non è lui il faro della squadra, e nemmeno Toni, finalmente sbloccatosi. Il faro forse è Lippi con i suoi pregi e difetti, spiacerà ai suoi moltissimi detrattori, ma ieri non ha sbagliato nulla, pur non inventandosi nessuna mossa eclatante. Sta tenendo insieme la squadra come logica impone, sta facendo giocare tutti i giocatori (mancano solo i 2 portieri di riserva) potendoselo permettere avendo sempre incontrato squadre inferiori. Sta impostando la squadra perchè rimanga sempre all'erta, galleggiando continuamente senza mai affondare. Così è sempre ossigeno per i nostri polmoni, mai affanni e mai grandi esaltazioni. E' la vittoria del buon senso, della pragmaticità senza sfociare nel cinismo: l'Italia assomiglia a una berlina italiana dotata di buone prestazioni, scarse rifinutre degli interni, poco sprint magari, ma che può assicurare una lunga percorrenza nel tragitto che porta fino a Berlino. C'è da festeggiare, per aver raggiunto le semifinale, insperabile perchè non si nutriva più la fiducia di poter vivere un mondiale in modo "normale". Il trionfo della semplicità, una conferma di quello che eravamo ma che non riuscivamo più ad essere, tentando di essere altro, finendo per essere peggio. Ora siamo, senza aggettivi. Siamo tra le prime quattro squadre al mondo, e siamo arrivati a questo traguardo in modo molto lineare, senza strafare nè sprofondare. Parrebbe quasi il trionfo della mediocrità, detto così. E' la vittoria della lucidità e della serietà, e visto lo scenario circostante, è già di per se un luminoso effetto speciale.2) ha simulato
3) gli è venuto un malore
verranno aggiunte le seguenti:
4) ha perso l'equilibrio a causa di un contrasto regolare
5) è semplicemente inciampato
Questo impedirà, per esempio, che G.Asamoah, durante l'81° minuto di Brasile-Ghana, venga espulso in quanto facente giustamente parte della nuova categoria 5 e non della 2. Inoltre l'update impedirà all'arbitro di estrarre almeno un cartellino rosso per ogni esecuzione.
Warning: un bug all'interno dell'update permette a certi worm di trasferirsi dalla categoria 4 alla categoria 1. Per alcuni di questi il problema verrà presto risolto, altri sono difficili da rimuovere e bisognerà usare una specifica plugin.
Grottesco colpo di scena finale: il rigorino all'ultimo minuto ci porta tra le prime otto squadre del mondo, consentendoci di evitare altresì pericolosi supplementari contro la volenterosa (e nulla più) Australia. Ci regala un'altra serata per rimpinzarci di pizza, birra e dilemmi sulla formazione, come abbiamo assistito nel surreale collegamento pre-partita nella quale le telecamere stringevano sulle facce scurissime dei pedatori azzurri. Troppa tensione, mi veniva da dire osservando la diretta televisiva eccessivamente ansiogena. In quei momenti, quando fior di critici dibattono sulle questioni tattiche e di schieramento come se ci stesse giocando la vita in una partita a scacchi con la morte, colgo tutta la dimensione tragicomica della questione "Calcio" e ancor più del sistema "Italia", e osservo con lo sguardo misto tra rassegnazione e compatimento, come farebbe una madre di fronte al bimbo scapestrato ma che in fin dei conti gli vuole bene lo stesso. Crescerà è solo un modo per esorcizzare l'inevitabile immaturità che lo accompagnerà nel corso degli anni. La stessa espressione di compatimento la riservavo per i volti sudati e fieri di Lippi e i giocatori intervistati dopo la sveltina consumata negli ultimi secondi di partita. Dichiarazioni pompose, squadra con le palle per citare Zambrotta, quando invece si è assistito a una partita dove abbiamo sprecato quello che siamo riusciti a creare, dove abbiamo non dico sofferto, ma assecondato un certo andazzo. Dove ha vinto più il Destino, quasi vendicandosi dello stregone Hiddink che potè beneficiare di copiosi doni arbitrali in terra coreana. Il fuoco di artificio finale solleva un grande polverone, che nasconde alcune dolorose verità. Lippi potrà anche fregiarsi di aver ragione grazie ai risultati dalla sua parte, ma ha sostanzialmente perso la brocca in due giorni, prima in conferenza stampa e poi nelle scelte della formazione. Quell'Inzaghi in panchina è stata una rinuncia incosciente, quel Del Piero in campo un'occasione mancata, l'ennesima, dall'Achille autoproclamatosi. Totti non è per niente tornato in forma, nonostante abbia tirato un rigore come si deve, e la Nazionale ha giocato a mio avviso una partita talmente arrendevole da sembrare quasi un atteggiamento voluto. Se non lo fosse, ci sarebbe da preoccuparsi seriamente per il proseguio del mondiale, ma un rigoruccio all'ultimo secondo trattasi di coincidenza paurosa, sono segni divini che potrebbero far ben sperare: si rischia tuttavia di sfociare nel paranormale, e sospendo il giudizio in attesa di nuovi miracoli. Resta l'incredulità per una vittoria agguantata in modo improvviso, una lattina ammaccata che schizza improvvisamente bollicine, anidride carbonica che fino a quel momento aveva intossicato la mente del ct, i muscoli dei giocatori e il cuore dei tifosi incollati allo schermo. E poi boom!, esplode, in modo terribile per i canguri ed esaltante per questa piccola Italia popolata da "schifosi" abitanti, per citare il leghista Speroni.Qui mi collego all'altra Italia che ha vinto, quellla che è andata a votare, e ha votato no. Si è dimostrato che il referendum non è affatto uno strumento che non funziona più, come sentenziavano i corvacci dopo il fallimento del quesito sulla fecondazione assistita. Se la materia viene resa comprensibile (e questa volta l'hanno sì tentato di fare, ma in modo torbido, approssimato e superficiale, con lo scopo di portare a casa i voti del Si) e se i partiti e i vari mostri sacri che guidano il popolino (chiesa casa tele cosa) allora una buona parte di italiani (di più al nord) muove il culo fino alla cabina elettorale, votando, e anche qui non c'è da stupirsi, per partito preso, come alle precedenti politiche dove anche in quel caso l'affluenza alta fece "scalpore". Se ne deduce la voglia di affermare la propria posizione, l'intransigenza di chi è in ogni caso stanco e vuole difendere il proprio cortile, e magari allargarlo pure. Un paese testardo e miope, un paese calciofilo e qualunquista, un paese spaccato e unito, forse, solo dal ciucciotto di Totti.
Menagrami.
Il segreto di pulcinella sui deferimenti dello scandalo di calciopoli è durato poco più di 24 ore: il documento integrale è disponibile in formato Pdf su Repubblica.it, diviso in due parti. Quello che ci ho trovato dentro è interessante, sarebbe troppo lungo parlarne, ma mi concentrerò su un "particolare" non secondario che ho trovato piuttosto curioso. (Mi viene bene il sarcasmo)
Il documento redatto dal Procuratore Federale Palazzi sulla scorta della relazione del Capo Ufficio Indagini della Figc Saverio Borrelli è costituito da una introduzione complessiva e successivamente tratta per "capitoli" le situazioni e i fatti contestati alle singole società coinvolte (Juventus, Lazio, Fiorentina e Milan) il cui accertamento ha causato il rinvio a giudizio nel processo sportivo.
L'evento certamente più rilevante dal punto di vista della cronaca è stato il deferimento di Adriano Galliani, il quale ha così finalmente deciso di dimettersi dal suo ruolo di presidente della Lega, ultimo rappresentante del "vecchio" potere calcistico ancora in carica. Incollato com'era alla poltrona dall'ordine diretto di Berlusconi di non mollare nonostante tutti fossero saltati giù dal carro ai primi segnali che lo scandalo sarebbe esploso da un momento all'altro aveva bisogno di una spintarella.
Quello che è altrettanto interessante è che il deferimento per Galliani arriva non per violazione dell'articolo 6 del Codice di Giustizia Sportiva, vale a dire l'Illecito Sportivo, ma per la violazione dell'articolo 1 del codice, vale a dire quello che impone "lealtà sportiva, correttezza e probità" a tutti i partecipanti al circo del calcio.
Il fatto non è di secondaria importanza perchè il Milan se il reato di violazione dell'articolo 6 fosse stato contestato a Galliani, che era e ne è amministratore delegato, avrebbe avuto la "responsabilità diretta" nell'illecito con conseguente (praticamente automatica) retrocessione in serie B in caso di condanna.
Infatti è proprio questo che Juventus, Fiorentina e Lazio stanno rischiando perchè la violazione di questo benedetto articolo 6 in quei casi viene contestata ai responsabili legali delle tre società: Moggi e Giraudo, i fratelli Della Valle e Claudio Lotito.
A ricevere il deferimento per Illecito Sportivo sulla sponda milanista è il dirigente Leonardo Meani, una figura di secondo piano nell'organigramma societario, e questo, in caso di condanna, significa che il Milan riceverebbe come addebito la semplice "responsabilità oggettiva", con la quale è facile sfuggire alla pena della retrocessione.
Quello che è molto strano, anzi direi paradossale, sta nelle motivazioni dei deferimenti ed in particolare su una differenza di "trattamento" che è interessante rilevare...
Nelle ultime edizioni mondiali siamo arrivati:Germania Ovest '74 - girone preliminare
Argentina '78 - semifinali (quarti, con formula diversa da adesso)
Spagna '82 - finale (vinta)
Messico '86 - ottavi
Italia '90 - semifinali (terzi)
Usa '94 - finale (persa)
Francia '98 - quarti
Corea&Giappone '02 - ottavi
Considerando "ottavi" ha già realizzato una doppietta, voglio credere che passeremo il turno (non importa se soffrendo o meno). Dopo, tutto è statisticamente possibile...
Vigilia da mal di stomaco per il pomeriggio più lungo della storia per il calcio che si gioca in tribunale e per il Calcio vero giocato in campo davanti a milioni di tifosi. In saletta Ciccsoft davanti alla tv, stessi uomini delle altre partite, fatta eccezione per uno, collegato per tutto il tempo della partita in videoconferenza da Milano per essere spiritualmente con noi, e sostituito fisicamente da uno dei Neuroni Pigroni ben ritrovato in extremis. Coca e birra, bandierone, tensione. Dopo l'uno a uno contro gli Usa via libera al cambio d'abito per tutti i presenti. Non più la medesima maglietta colorata di azzurro propiziatoria ma vestiario libero e c'è chi, come il padrone di casa e sorella, si veste addirittura di arrogante rosso cecoslovacco. Urge reperire maglietta arancione per l'incontro di lunedì contro l'Australia.D'altronde se l'alternativa era la Croazia, meglio così: il derby dell'Adriatico a noi ha sempre creato problemi. Sulla carta, meglio evitare le tovaglia da picnic e giocarci l'accesso ai quarti con una squadra inedita ma comunque inferiore, aspettando che il Pupone azzecchi un cucchiaio e ci diano una seconda punta all'altezza del gravoso compito di impallinare, almeno per una volta cribbio!, la squadra avversaria.
Bene così Italietta, avanti tutta che la strada per Berlino è ancora lontana e da oggi è vietato sbagliare.

Giovedì dunque avremmo dovuto scoprire di che pasta eravamo fatti. Idealmente, è stata lanciata questa famosa medaglia dalle due facce, ed è come se fosse caduta sul taglio. Siamo passati, ma giocando male. Siamo agli ottavi, ma grazie ai gol delle riserve. Siamo primi nel girone, ma senza avere dato un'immagine di freschezza, come nell'ormai irripetibile prima partita contro il Ghana. Terminata la prima fase, dove abbiamo incontrato squadre tutt'altro che materasso, non riesco a sbilanciarmi sul reale valore di questa squadra. Certamente, abbiamo avuto nazionali più forti, soprattutto perchè dotati di campioni risolutivi con un colpo di genio, che oggi (vedi Totti imbolsito) non abbiamo. Ma questa Nazionale non è sicuramente inferiore a tante altre che hanno fatto molta strada e sono arrivate in fondo al torneo. Siamo ambigui, dunque, molto pragmatici e con una solidissima difesa (Nesta e Cannavaro stellari), con un centrocampo sorretto dal giocatore più intelligente (Pirlo) e da portaacqua dal fiato lunghissimo (Gattuso, Perrotta). Ci manca un attacco arioso e fasce pungenti come frecce alate. Ci mancano diverse cose, ma nessuna di queste sembra essere indispensabile. Potrebbe bastare uno Zambrotta e un Inzaghi letale, per raggiungere l'insperabile. Non è tempo di bilanci, una sconfitta contro i Canguri sarebbe fallimentare, una vittoria il giusto passo avanti. Lo dico: questa squadra può farcela, ed è soprattutto in questa consapevolezza, dettata dalla Storia e da un presente di sostanza e concretezza, il primo grande successo di questo Mondiale. Siamo in corsa, nonostante le de-ferite che segnano i nostri animi, e mi sembra una buona base di partenza. Il Mondiale infatti, inizia ora.UPDATE. Lo scorso 10 dicembre 2005, pubblicai un post a commento del sorteggio dei mondiali. Le uniche due squadre non previste sono Australia ed Ecuador, quindi 14 su 16. Mosca, passami il pendolino.
Per prendere parte al piano B è necessario:
- essere un blogger da almeno tre mesi;
- scrivere al mio indirizzo email (costa.francesco[at]gmail.com) segnalandomi l'indirizzo del vostro blog.
Non sarà innocente e genuino come il primo esperimento, ma potrebbe essere comunque interessante. A voi la palla.
Lo so, potevo metterli su un server o su un qualsiasi altro spazio accessibile solo a me e permettere a tutti il download. Potevo fare questo, e non sarebbe successo.
Ho voluto mettere i video su Gmail (video che non sono reperibili in rete così come li offrivo, dato che li avevo cercati ed estratti uno per uno da Youtube) per usufruire di uno spazio enorme e di un traffico illimitato, e per permettere a chiunque volesse di migliorare il servizio, di aggiungere contributi, di segnalare altri link.
Ha funzionato per sedici ore. Poi, il simpaticone di cui sopra ha deciso di lasciare la sua firma: ha avuto su un piatto d'argento quell'opportunità di essere notato che probabilmente nella sua triste e infelice vita reale non ha mai avuto. Buon per lui. I video restano sul mio pc, e gli altri se li cerchino (e li estraggano, e li convertano).
Il suo gesto è servito per dimostrare che la legge che nel mondo reale regola i rapporti delle persone col bene comune - "quel che è di tutti non è di nessuno" - vale anche in rete. Forse a volte dovremmo farci meno illusioni a proposito.
username: goalsworldcup
password: germany2006
I video sono in formato flv. Si aprono con il magico VLC, programma che consiglio a tutti: leggerissimo, facile da usare e compatibile con tutti i formati multimediali esistenti. Se proprio non potete fare a meno del formato avi, la conversione è semplice e veloce con Total Video Converter.
Le chiavi di casa sono alla portata di tutti: come potete immaginare, il gioco funziona finchè tutti coloro che entrano e scaricano i video lasciano tutto così com'è. E' l'occasione buona per dimostrare come il popolo di internet (e dei blog) sappia essere mediamente più civile ed educato di quanto si possa riscontrare nella vita reale. Buona visione!
Dopo il primo quarto d'ora di gioco, il copione era ormai chiaro: lasciare sfogare l'ardore agonistico degli yankees in versione Marines (negli ultimi giorni pre-gara hanno alloggiato all'interno della base militare americana di Ramstein, invece che in un classico hotel) per poi colpirli freddamente di rimessa e amministrare il vantaggio nel secondo tempo, quando Zio Sam e soci sarebbero finiti a boccheggiare sul terreno. Non è andata esattamente così, e per questo dobbiamo ringraziare prima di tutto la natura stessa del giuoco del Calcio, malandrina nel scompaginare ogni situazione. Zaccardo inscena un goffissimo autogol, a De Rossi salta una vena nel cervello, ripetendo gesti a cui ci ha abituato da tempo in campionato: e il canovaccio della partita viene gettato nelle fiamme. La partita diventa un incendio che nessuna delle due squadre saprà domare. Ci facciamo mettere sotto da giocatori dall'improbabile cognome (Bucanegra, Cherundolo, McBride, ecc.) e in superiorità numerica non riusciamo a piegare quell'accozzaglia di pirati, nani e scozzesi messa insieme da un allenatore con la pancetta di origini italiche. Il secondo tempo segna spia rossa per entrambe le squadre in campo, ma mentre gli americani altro non possono fare che continuare a randellare, la Nazionale si affloscia come un palloncino sgonfiato, bucato da misteriosi limiti fisici e umorali. Dopo due gare del mondiale, abbiamo assistito alle due facce della stessa medaglia. Il suo reale valore, lo scopriremo giovedì.
La voglia di riscatto e di unità, il sentimento di rivalsa dopo un terremoto che ha scalzato i vertici e le regole del calcio, dopo gli insulti, i fischi e il desiderio di punizione verso certi colpevoli emerge prepotente ieri sera, alle ore 23, al fischio finale di Italia - Ghana. E' una festa imprevista, orgogliosamente voluta e liberatoria, che ci libera dallo spauracchio di un effetto Moggi sul campo, di una partenza incerta, poco brillante. Invece il risultato c'è, il gioco è buono e due a zero con un palo e una traversa è un risultato tondo, giusto e galvanizzante. Inspiegabilmente per le strade della mia città si scatena il delirio, come mai prima d'ora si era visto per una partita inaugurale contro una squadretta africana. Ovunque ci sono macchine che strombazzano, clacson e trombette, bandieroni... per oltre un'ora (!) su e giù per il corso principale di Ferrara ognuno urla di gioia e sventola il tricolore esultando per qualcosa. Chi per Pirlo, chi per la Seredova (inquadrata a sproposito per tutta la sera dall'imbarazzante regia Rai), chi esulta ancora per la vittoria dell'Unione, chi grida campioni del mondo tre volte scimmiottando Martellini fuori dal tettuccio apribile di una vecchia Punto. E poi i carri, si i carri!, pieni di gente in piedi che nemmeno il carnevale di Rio, la gente ferma per le strade radunata che si abbraccia urla e salta, canta l'inno. Qualcuno passa in piedi in scooter strombazzando: non è Moretti che esulta per il figlio appena venuto al mondo ma qualche invasato che grida "viva il duce"... Ovunque è festa, ovunque è liberazione come se il rospo tenuto dentro da un mese fosse finalmente uscito e sia giunta l'attesa pioggia che monda i peccati del popolo pallonaro, in attesa di nuove entusiasmanti cavalcate nelle terre germaniche. Meraviglia.
L'esordio dell'Italia ai Campionati del Mondo, di solito è una sfera di cristallo di difficile intepretazione. Spesso partire male significava finire bene. Ma le statistiche sono fatte per dare una parvenza di prevedibilità a una materia, il calcio, completamente fuori da ogni certezza matematica. Cosa contava dunque vedere, nella prima partita del mondiale germanico? Due cose. La prima, e la più ovvia, il risultato. Abbiamo vinto con punteggio rotondo, e siamo ora a pari punti con l'altra vera avversaria del girone, la Rep. Ceca. La seconda, forse non meno importante dei tre punti, era lo spirito. Qui si sono viste le cose migliori, e non soltanto dallo schieramento in campo, dalla disposizione tattica e dalle nostre giocate. La mia più grossa curiosità era scrutare negli sguardi dei nostri calciatori tendenzialmente fighetti e gelidi, rispetto all'ardore di altre nazionali, e sperare di scorgere il "sacro furore agonistico", memore di pallidi esordi come, per esempio, nello scorso Europeo in Portogallo. Là furono zombie a passeggio per il prato verde, qui, sin dai primi minuti e dalle azioni da gol sbagliate, ho notato mascelle serrate, occhi saettanti e pugni chiusi a incitare e incitarsi. L'Italia ieri sera ha dimostrato di essere una squadra viva, effervescente naturale, come raramente avevo visto negli ultimi anni. Non è ancora il momento di dare meriti a chi ha saputo infondere vigore e brio ai nervi azzurri, essendo soltanto la prima gara. Si possono notare grandi prestazioni di velocità e concretezza da parte di Pirlo, Perrotta e De Rossi, un centrocampo finalmente di stampo "europeo" e non solamente italiano. Una difesa solida, un reparto avanzato con il colpo in canna, una luce negli occhi che ha acceso migliaia di giovani festanti per le strade. Per essere l'inizio, scusate se è poco.
Beppe Grillo urla. Ha ragione o torto marcio? La dovuta premessa. E' un calcio votato al denaro. Ci sono squallide manovre per favorire sponsor. E' così ovunque. E' una Nazionale diretta emanazione del calcio truccato? No. I giocatori più forti sono stati chiamati. Rappresentano la migliore espressione del movimento calcistico italiano, che conta un milione di tesserati e non comprende solo dirigenti. Solo i dirigenti esistono, e non si fa nulla per ricordare i migliaia di appassionati e di giocatori. No, quelli non esistono, nè per la stampa accondiscendente nè per lo stesso Grillo, a cui piace urlare, criticare, sputtanare. Grillo sputtana, sempre e comunque, e fa bene. Ma poi cosa resta? Solo macerie. Sono scandalosamente di parte anchio. A Grillo rispondo tenendo presente che aspetto i mondiali ogni 4 anni. Del calcio ci è rimasto solo una maglia azzurro sporco per cui tifare, visto che il campionato si è visto come veniva sistemato. Dobbiamo rinunciare anche a quello, in nome di una devastazione che secondo lui porterà alla rinascita. Molto propositivo, non c'è che dire. Io rimango come i partigiani, sulle montagne del tifo, a tenermi quel poco che mi è rimasto. Forza Italia, Grillo sparlante.
La diretta RAI si apre alle 17.15, ben quarantacinque minuti prima del fischio d'inizio della partita inaugurale. Come vuole la tradizione, a differenza delle cerimonie d'apertura delle Olimpiadi, quelle dei mondiali di calcio non le fila nessuno. La stessa Rai opta per chiacchiere in studio, collegamenti con inviati, reclàme. Sarà, ma a me la spiegazione non convince per niente.
Torno a parlare dello scandalo sul calcio dopo un paio di settimane ora che finalmente il quadro sembra completo.Le informative dei carabinieri sono totalmente pubbliche o almeno così pare, la violazione del segreto istruttorio ha travalicato ogni limite, con la pubblicazione integrale di un dossier su L'Espresso ancora prima che questo fosse trasmesso alla Procura di Napoli che l'aveva richiesto, con tanto di numero di telefonino personale di Marcello Lippi non "oscurato".
Una forma di riconoscimento ufficiale della preminenza del giudizio "della piazza" su quello dei tribunali.
Dalle carte (credo di aver letto davvero tutto il possibile) mi sono convinto che l'inchiesta penale finirà in un nulla di fatto. L'ipotesi di "associazione per delinquere" è tirata per i capelli, lo scopo dei giudici di Napoli è chiaro: mantenere un'inchiesta ed un eventuale processo con altissima visibilità mediatica nelle proprie mani. La concorrenza della Procura di Torino e di quella di Roma si sta già affacciando all'orizzonte, difficile che un eventuale processo resti a Napoli che appare priva dei requisiti minimi di competenza territoriale.
Sono poche, fra le centinaia di telefonate registrate e trascritte, quelle che si configurano come prove non deduttive del reato di Truffa Sportiva. In particolare si tratta delle telefonate fra l'arbitro De Santis e l'ex vice-presidente della Figc Innocenzo Mazzini riguardanti le partite Lecce-Parma e Livorno-Siena del campionato 2004/05. In quelle conversazioni è proprio l'arbitro De Santis a fare chiari riferimenti sul previsto condizionamento del regolare svolgimento delle gare, non si tratta di osservazioni fatte per "interposta persona".
Categoria: Sport · ore 19:16CALCIO: GATTUSO, PERUZZI? PER CAPIRLO HO PRESO AULIN.../ANSA MI DANNO FASTIDIO EX ATLETI CHE SPUTANO DOVE HANNO BEN MANGIATO
(ANSA) - FIRENZE, 28 MAG - Rabbia Gattuso. Ma anche tanta ironia e sarcasmo.
Il centrocampista del Milan e della Nazionale resta fedele sempre a se stesso e alle sue battute ormai divenute proverbiali. E' così anche quando commenta la metafora fatta ieri da Angelo Peruzzi a proposito degli scandali calcistici: Moggi pastore con il suo gregge composto, chi più chi meno, da giocatori, giornalisti, dirigenti, mandato a pascolare senza che questi si preoccupassero se l'erba che mangiavano era buona o cattiva. ''Intanto io l'erba non la mangio, la calpesto - precisa Gattuso -. Detto questo mi è risultato difficile capire cosa volesse dire Peruzzi. Di barzellette ne conosco poche. Quindi non so. Ho letto e riletto le sue parole, alla fine mi è venuto il mal di testa e ho dovuto prendere un Aulin - sorride -. Poi me le sono fatte spiegare e ho capito quel che lui voleva dire con questa storiella: purtroppo tutte le componenti del calcio sono state coinvolte anche se noi giocatori, a parte qualche problemino, siamo perlopiù puliti''. C'è anche dell'altro che sta dando molto fastidio a Gattuso: ''Mi dispiace e ritengo ingiusto che molti ex colleghi sputino nel piatto dove hanno mangiato e si sono arricchiti. Chi ha tanta esperienza dovrebbe dare consigli per cercare di uscire da questa situazione non sparare a zero. E poi mi fa rabbia sentire dire che tutti sapevano: ma se davvero era così, perchè nessuno in questi anni ha fatto nulla?''. Gli fanno notare: forse molti avevano paura. Gattuso fa una smorfia: ''Se un giocatore ha un lungo contratto non deve avere paura perchè questo ti rende forte''.
Vorrebbe come tanti compagni parlare solo del Mondiale che s'avvicina ma sa bene che gli scandali e le polemiche saranno compagne di viaggio: ''Ormai abbiamo imparato a conviverci - sospira - però siamo anche consapevoli che dobbiamo isolarci per disputare un Mondiale all'altezza. Bisogna restare uniti e andare in Germania per far ricredere tutti quelli che si stanno sciacquando la bocca con il nome dell'Italia. Sentiamo di avere la responsabilità di ridare un'immagine positiva al nostro calcio e siamo certi che ci riusciremo''. Intanto si augura che l'Italia venga presa sotto gamba dalle rivali: ''Speriamo che tutti pensino che abbiamo la testa fasciata dagli scandali così sarà più bello farli ricredere e dimostrare di che pasta siamo fatti. Per quanto mi riguarda io ho la testa ben conficcata al Mondiale, voglio vincerlo. Tra l'altro ho letto che pure altre nazionali, dal Ghana agli Usa, hanno dei problemi. Per fortuna all'interno del nostro gruppo c'è serenità: degli scandali parliamo ma senza che condizionino la nostra preparazione''.
(ANSA).
XCI 28-MAG-06 18:22 NNNN
Il campionato è finito e con lui direi che un'era è finita (in attesa, chissà, di ricominciare pari pari con altri personaggi).Da tifoso Juventino ora, dopo le pesanti intercettazioni della Procura di Napoli su cui c'è poco da equivocare, mi aspetto rapidità e severità per il verdetto della giustizia sportiva, di quella penale onestamente frega poco, anzi, sarebbe utile una condanna di Moggi e Giraudo, in modo da poter quanto meno bloccare la ricca buonuscita che gli spetterebbe.
Nei guai ci sono anche altre società (chissà che non venga fuori altro magari proprio per bocca di Moggi stavolta) e non mi dispiacerebbe evitare che la Juve faccia da unico capro espiatorio di un sistema in cui potevi anche essere inizialmente vittima, ma nel quale molti presunti "onesti" non si sono fatti scrupolo di scendere a patti con il diavolo pur di raccogliere la loro porzione di favori. Non tutti l'hanno fatto, questo dovrà pur contare qualcosa. In ogni caso la mia è una speranza, c'è poco da "pretendere".
Sarebbe bello, sempre che la sanzione non sia pesante davvero (mi riferisco alla serie C, non così irrealistica), che qualcuno di quei giocatori che hanno goduto di tutti i frutti dei successi tanto contestati si facesse avanti per restare comunque alla Juve dimostrandosi veramente "parte lesa" di questa brutta storia e non semplice "professionista del calcio", magari guadagnando almeno per un anno "solo" quello che un precario di un call center guadagnerebbe in 150 anni invece che in 15 secoli.
Sarebbe obbligo della proprietà, che 12 anni fa si affidò mani e piedi ai due Re dal telefonino bollente pur di non mettere soldi nella gestione della società, farsi ora avanti per rimediare ai danni provocati dagli amministratori da loro scelti. Un obbligo che, bilanci alla mano, compreso l'inevitabile crollo degli introiti ho quantificato in una cifra vicina ai 150 milioni di euro, cash.
Questa per gli juventini è una grande opportunità. L'opportunità di riavvicinarsi al tifo, per quelli che mal digerivano la dirigenza come gli illustri Di Pietro e Travaglio, e di distinguere quanti fra i tifosi erano puramente opportunisti con il gusto della vittoria facile, scontata e (diciamolo) un po' noiosa e quanti invece sono le vittime di un semplice folle, irrazionale, incondizionato innamoramento adolescenziale senza data di scadenza per la Vecchia Signora.
Io faccio parte della seconda categoria, qualora non si fosse capito.
Categoria: Sport · ore 22:23Luciano Moggi
Riassumiamo: rapporti privilegiati al limite del serviziole tra direttore generale di un club e designatore arbitrale. Indicazioni al commissario tecnico della nazionale sulle formazioni della suddetta. Condizionamento del calciomercato tramite una organizzazione di procuratori alla cui guida stava il figlio del direttore generale sopra citato. Rete di contatti e amicizie che congestionava il sistema arbitrale al fine di indirizzare i risultati delle partite. Ambiente generale omertoso che, in alcuni casi senza nemmeno esserne consapevole, contribuiva comunque ad agevolare gli interessi di certe squadre. Questa la realtà. La finzione erano i giornalisti che facevano a gara per ospitare i suddetti dirigenti e pendere dalle loro labbra peccaminose, pronti ad elargire saggezza, onestà ed a inalberarsi di fronte alle eventuali, e in ogni caso rare, accuse. La finzione erano milioni di persone che investono soldi, tempo e passione su uno spettacolo forse oltre i già bassi livelli del wrestling. Dicono che si sapeva, che non è altro che un confermare i sospetti quasi ingenui di tutti. Non è stata emessa ancora nessuna sentenza, ma è stato versato sufficiente letame per ricoprire i verdi fili d'erba dei campi di gioco. E' il famoso, e auspicato, punto di non ritorno per lo sport più seguito dagli italiani e dai maneggioni. Una vicenda che ricorda molto la Tangentopoli politica, soprattutto nell'individuare una figura cardine (Craxi all'epoca, Moggi ora) che faccia da calamita per il lancio generale di monetine. Si sa poi come è finita, con qualche manetta che è tintinnata e una finta campagna di moralizzazione che ha prodotto l'attuale classe politica, fortemente populista. Le facce incriminate di allora sono riuscite a sopravvivere e a riaffaciarsi sugli stessi scranni da cui erano stati scalzati. Non mi stupirei, quindi, se tra diversi anni qualche "dirigente di alto profilo" tornasse a farsi vivo in tribuna. Sempre se ci sarà ancora, una tribuna, o non basterà una panchina ad accogliere i pochi spettatori rimasti. Qui si rischia di chiudere, questa è la sensazione di un vero appassionato quale mi ritengo di essere. Ingenuo prima, devastato ora.
Questo è un post lungo, il più lungo mai scritto qui sopra, sicuramente noioso che non interessa altri che gli appassionati del calcio e qualcuno che vuol capire come funziona il giornalismo, non solo sportivo, italiano. Uno di quei post che ti fa perdere lettori, ma onestamente me ne fotto. Potete sempre non cliccare su " continua a leggere".La mia partigianeria è dichiarata, casualmente anche il colore del mio tristo e vecchio template predefinito di splinder lo dice, ma parlerò ugualmente della vicenda intercettazioni di Moggi&Sudditi, visto che blogger di "fede" opposta non stanno lesinando i commenti più disparati.
Diciamo che ci sarebbero da dire diverse cose, ma mi concentrerò sul modo in cui i giornali (tutti) e le televisioni hanno portato avanti l'intero "scandalo". In particolare sulle modalità di pubblicazione delle intercettazioni. Del resto, mi riferisco alla mia opinione su Moggi, la Gea, il calcio d'oggi e via dicendo, possiamo parlare in privato, anche in chat (i miei contatti sono sul mio blog), o al bar davanti ad un grappino.
Galliani sentiva "aria d'impresa", forse era un peto.Purtroppo un arbitro tedesco dell'est (quindi comunista), gli ha impedito di vincere.
Dalla catalogna rimbalza la proposta di una Grosse finale "Milan-Barcellona-Arsenal" per evitare di dividere ulteriormente l'europa.
Mentre scrivo sta andando in onda sulla seconda rete pubblica nazionale l'incontro di Curling Svizzera-Canada femminile, semifinale del torneo olimpico. Un evento televisivo difficilmente irripetibile nei prossimi 4 anni, fatto assolutamente normale nelle due settimane olimpiche che compiono miracoli televisivi e sociali. Senza la vetrina di Torino, il Curling non avrebbe mai smosso 4 milioni di telespettatori, inscenando più un evento di moda dettata dalla curiosità che una vera e propria passione. Però è stato in ogni caso un piccolo fenomeno, una ventata di freschezza che solo l'Olimpiade poteva innescare. Si dice che ormai siano troppo americanizzate (dagli sponsor principali alla produzione televisiva, gli Stati Uniti hanno le mani ovunque), che siano troppo militarizzate, a causa delle fitte maglie della sicurezza che ne fanno una sorta di fortino inviolabile, se non per i Volontari. Si dice che, profanate ormai da decenni dal Professionismo, abbiano perso pure l'ultimo residuo di purezza storica. Tutto vero, si sa che Sport è sinonimo di business, ma c'è dell'altro. Ho potuto vedere di persona una città riempirsi di migliaia di giovani festanti, una valorizzazione di una Torino luccicante e splendida, mentre sul piano sportivo si è riusciti a insidiare e mettere in ombra il tanto famelico Calcio italiano, facendo salire alla ribalta atleti sfigati ma vincenti, montanari ma virtuosi, dotati di una passione autentica ed evidentemente mai sfiorata dall'overdose mediatica che ha ormai mandato in cortocircuito sport più noti. Lo Spirito Olimpico sta tutto qui, in una versione molto meno idealistica della citazione decobertiana, e tende quasi a una visione carnevalesca dello Sport e dell'Informazione in generale. Ragazzi, adesso vi facciamo vedere cose mai viste, sport sconosciuti ma dotati anche loro deella propria tradizione, dei propri campioni, dei gesti tecnici e dei propri psicodrammi (la caduta del duo FusarPoli-Margaglio rimane forse il miglior momento olimpico, emotivamente parlando). E ve li facciamo vedere fregandocene degli ascolti e delle tirature dei giornali, ve li facciamo vedere perchè sono una cosa positiva, un vero momento di apertura sociale e mentale e fisica a qualcosa che di solito si snobba. Vedere la Rai servizio pubblico che schiera centinaia di giornalisti e dedica ore su ore fa un pò pensare, perchè ti chiedi che fanno il resto dell'anno tutta quella gente lì, e pensi allo spreco di risorse che possiede e non investe mai. Non è propriamente vero che in Italia ci sia solo voglia di calcio, anzi, il problema è la perveseveranza nel proporre sport alternativi e il saperli raccontare nel giusto modo. Manca dinamicità e freschezza, per l'appunto, quella freschezza, in quanto "mai visti", che gli sport olimpici possiedono nella loro verginità mediatica. C'è tutto un mondo sportivo ignoto ai più, e viene messo in vetrina per due settimane ogni 4 anni, come scriveva il buon Dipollina qualche giorno fa su Repubblica: Inter: Mancini lamenta l’assenza di un attaccante capace di fare i goal stupidi; inoltre Adriano è in forma come un groviera, Martins se ne è andato per venti giorni, Recoba è infortunato un giorno sì l’altro anche. Sommiamo poi Figo, non propriamente figo, Solari e Wome, gli ennesimi tentativi falliti di mettere qualcuno buono sulla sinistra. Anche qui le voci di mercato si rincorrono, due su tutte: Cesar e Simone Inzaghi. Al contrario di prima, allenatore, Facchetti e addirittura Moratti confermano tali voci, aggiungendo che cercheranno di chiudere le trattative il prima possibile. Bella fiducia nella squadra. Poi ci si chiede perché l’ambiente di Appiano Gentile non è dei migliori.
Nonostante la "curiosità" per l'evento di domani sera, ieri la giornata proponeva i Sorteggi per la Sagra Mondiale del Calcio del prossimo giugno 2006. Qui, amanti come siamo di certe tradizioni nazional-popolari, l'attesa è già spasmodica, perchè i Mondiali rappresentano la manna dal cielo, un concentrato di partite e giocatori diversi nello stesso mese talmente elevato che bisognerebbe proporre una specie di simil tregua olimpica, nel senso di sospendere ogni attività produttiva per dedicarsi completamente alla visione delle partite in tv. Dico tv e mi viene in mente la prima nota dolente, ovvero sarà un mondiale in esclusiva su Sky e le restanti briciole italiche andranno anche sulla tv di Stato. I primi effetti della mattanza satellitare li abbiamo avuti ieri, con la sfortunata coincidenza dello sciopero dei giornalisti (ma a Scai non si lotta per il rinnovo del contratto?) che ha oscurato la cerimonia del Sorteggio. Abituato alla voce di BrunonePizzul che scandiva la mano calda Blatter nell'estrarre i "bussolotti", mi sono dovuto collegare su internet alle 3 di notte per scoprire le prossime avversarie dell'Italia, nonchè prossime protagoniste delle pagine infrasettimanali della Gazzetta da qui fino a giugno. Abbiamo pescato, in ordine di importanza, Rep.Ceca, Ghana e USA, e direi che ci è andata bene, se non fosse che i pronostici, specie per la nostra Nazionale, valgono zero. L'Italia in forma (non intendo solo fisicamente, ma una più ampia congiunzione astrale favorevole, stile Spagna82), retoricamente parlando, è in grado di battere chiunque, in caso contrario pure il Lussemburgo ci farebbe tremare le gambe. Mi calo nel ruolo di Tosatti, e vi posso dire che la Rep.Ceca è squadra quadrata e ostica, in calo rispetto a qualche anno fa quando pareva essere una forza nuova del calcio europeo, ma pur sempre dotata di giocatori titolari nei vari campionati europei, tra cui il biondo Nedved, capitano richiamato alla causa, Rosicky, Jankulovski, Cech e Baros (cito a memoria). Dovrebbe, in teoria, passare il turno insieme agli Azzurri, insidiati da un Ghana che delle squadre africane mi pare la più insidiosa (altro luogo comune dei mondiali è che ci sia sempre una squadra africana che spacchi, vedi Senegal nel 2002 oppure Camerun nel 1990), dotata di un centrocampo formato tra gli altri da Muntari (Udinese), Appiah (Fenerbache) e l'iperpagato Essien (Chelsea). Apriremo il torneo nel caldo pomeriggio del 12 giugno proprio con loro, e prevedo bollori per la nostra squadra (ennesimo luogo comune millanta che l'Italia abbia sempre una partenza stentata, nei "grandi tornei"). Rimarebbe l'immancabile squadra-mascotte del girone, sebbene a noi non capiti da diverso tempo una vera squadra materasso stile Trinidad&Tobago o Jamaica: sono gli Yankee, incontrati l'ultima volta ai Mondiali nelle notti magiche del 1990, e da allora ne hanno fatta di strada. Oggi scendono in campo in maniera dignitosa, non hanno giocatori di spicco ma, perlomeno, non sono più ridicoli. Il vero problema, comunque, per chi punta come noi ad arrivare tra le prime quattro, riguarda i possibili avversari negli Ottavi. Il nostro gruppo è pericolosamente vicino al gruppo degli oracoli del calcio, il Brasile, e rischiamo di affrontarli già agli Ottavi. Io eviterei, se possibile. Per avere il quadro completo dei gironi potete andare sul sito ufficiale e "rivivere" il sorteggio, mentre qui è possibile scaricare un pratico pdf con tutti gli accoppiamenti. Noto che la Germania padrone di casa ha ottenuto il classico girone agevole, mentre il gruppo su cui concentrare l'attenzione nei primi noiosi giorni della rassegna sarà invece il C, dove troviamo Argentina-Olanda-Serbia-Costad'Avorio, e sticazzi. L'Argentina ritrova un gruppo monstre come nel 2002, dove era finita con Inghilterra, Svezia, Nigeria, mentre ormai l'Olanda dovrebbe essere abituata a trovare subito grossi ostacoli (negli ultimi due Europei ha affrontato nel girone iniziale Francia-RepCeca e Germania-RepCeca, per dire). Ho emulato Tosatti, finisco emulando Rino Tommasi con il facile giochino dei probabili ottavi di finale, pronto ovviamente ad essere smentito dalla prova dei fatti: Germania-Svezia, Polonia-Inghilterra, Argentina-Messico, Olanda-Portogallo, Italia-Croazia, Brasile-Ghana, Francia-Spagna, Ucraina-Svizzera.
Alè.
In fin dei conti era difficile. In fin dei conti era la sua puntata zero (che con la prima di campionato...). Vi pare, povero... gli hanno dato "soltanto due ore da sessanta minuti", eh... è come arrivare la sera a casa e non aver detto alla mamma di aver portato sessanta amici a cena. Mica si erano preparati, e poi lui lo fa per un tozzo di pane.
Incipit di Bonolis, ricorda Paolo Valenti e il fu novantesimominuto.
Che era meglio, non parlo della tristezza immonda del giornalismo rai degli ultimi anni... parlo del novantesimo di quando ero piccina e lo seguiva mio nonno, quello con Sposini tra gli inviati. Più bello, meno ricco di mezzi di fondi.
Serie A dei milioni di euro invece con la sua grafica nerazzurra e il suo conduttore nerazzurro iniziano in una scenografia che lo scenografo avrà pensato fosse geniale: una finta gradinata con delle bandiere buttate qua e là in modo finto disordinato. Bonolis si presenta accanto a una bandiera nerazzurra (strano), cerco di individuare se ci sia scritto un 14 sopra, ma vengo attratta dal look finto disinvolto del presentatore che tenta di dare una parvenza di informalità alla conduzione.
Paolone si inerpica in citazioni di Nereo Rocco, in congiunzioni, in frizzi e lazzi che mi fanno pensare alla pubblicità occulta del nuovo inserto del Corriere sulla letteratura. Ma no, è Bonolis... è normale.
Mentre mi chiedo chi abbia giocato oggi mi domando anche se avessi girato su un canale tematico a caso dove si chiedesse a Mancini se fosse meglio la lampada o l'autoabbronzante. Di calcio se ne parla molto a livello filosofico, Bonolis arriva a chiedere cosa ne pensino le radio romane (nota fonte di giornalismo superpartes) del rapporto di Cassano con la Roma.
Fino a quel momento pensavo che fosse Controcampo travestito da Domenica in, ora mi chiedevo perchè ci si dovesse anche biscardizzare un po'. Ma nessuno si accavalla e forse parte un servizio. Ah, il Milan ha pareggiato? Sembrava il solito servizio di studioaperto sul maltempo, almeno dalle inquadrature.
Inviati sono arrivati da Controcampo... che almeno una volta che partiva il treno dei servizi avevi la fortuna di non vedere. Sì, vabbè che la Sanipoli a fare le interviste a Totti c'entrava quanto un tubo ("Franci, allora oggi hai segnato...") però vedere che l'impiegato del catasto viene abbagliato dai riflettori e suda come un prosciutto all'equatore di fronte alla telecamera... beh, fa un po' pena.
La Vanali viene messa nel loggione accanto a un computer. A che serviva sbandierare la sua partecipazione se poi fa tappezzeria?
Forse l'unica cosa un po' simpatica e che vivacizza una trasmissione il cui target sembra la casalinga che vuole ribellarsi al marito che le rinfaccia di non capire nulla di lui e del calcio è l'anticipo visto da due tifosi uips: Masini, che mostra mezzo petto ma non ostenta catenone d'oro da truzzo, e Vergassola. Esperimento godibile.
Ultimo quarto d'ora con i Gialappi, che ho trovato migliorati rispetto alle ultime performances (o sarà perchè la trasmissione mi aveva talmente avvizzito robe che non ho e quindi può essere che mi siano sembrati molto bravi?). Gialappa's in piena forma mai dire gol dei vecchi tempi, insistono sul Genoa e il Preziosigate, evidenziano che tra oratori e calciatori a volte ci sono differenze e le dichiarazioni profetiche dei prepartita. Sì, come ai vecchi tempi...
Alla fine i lisci nella più antica tradizione gialappiana.
No, si pensava di aver finito. Parte il treno dei gol condensati commentati da D'Aguanno... dov'è il tasto mute?
Io resisto ancora senza Sky, forse.
Hanno
ingaggiato niente meno che Capello per promuovere la svolta epocale (?) di
questa stagione calcistica, ovvero i diritti in chiaro della Serie A su Mediaset.
Tutti se la meritano, recita lo spot in onda in questi giorni. Forse ci
meritiamo anche lo strabordante orgoglio che tracima persino nei tiggì, dove non
passa edizione in cui spacciano un promo come servizio sportivo, confezionato
con le immagini della campagna pubblicitaria e parole entusiastiche. Forse una
tv commerciale si può permettere l'invasione di campo da parte della campagna
promozionale di quello che viene spacciato come un evento quando in realtà 90°
minuto, nelle ultime stagioni, se lo filavano ormai in pochi. Forse dovremmo
smetterla di considerare i telegiornali come spazio per l'informazione, pure.
L'estate calcistica ha servito il suo ormai classico menu groggy a base di sentenze di tribunali e cassonetti bruciati nella notte, trofei pieni di effimere bollicine e regolamenti bistrattati. Il tifoso è paonazzo e boccheggia, quando va bene, altri si dicono disgustati e nostalgici e cedono l'onore delle armi al Calcio Moderno. Quest'anno per la prima volta non si sentirà alla domenica pomeriggio l'adorabile sigletta di 90° Minuto, inno di una stagione calcistico-sportiva popolata da personaggi improvvisati ma fedeli alla linea di giornalisti vetusti, col riporto e quei nomi stranieri così difficili da pronunciare. Non so e non voglio nemmeno immaginare come i fanciulli di oggi si rapportino a questo calcio paramilitare e in evidente stato di overdose, ma io che ho fatto in tempo ad assaporare l'ultimo calcio in un certo senso romantico, quello degli anni '80, riconosco il sapore da fast food che ricorre in questo fetido andazzo che nessuno pare voler fermare. Prima o poi, forse, chi sta dietro alle testate giornalistiche, alle federazioni e alle società, capirà che il tifoso smarrito fa molta attenzione ai dettagli, unica àncora per rimanere aggrappati a questa palla di finti lustrini di plastica che puzza molto di più di quella gloriosa di stracci. Sono i dettagli come l'erba fresca e appena tagliata, il giovane della Primavera che fa il suo esordio in prima squadra, la squadra del quartiere in serie A, l'articolo che parla di tattica e non di moviola, e potrei andare avanti per ore. Gemme ormai rare da preservare, perchè quando tutto imploderà, da lì ripartirà la ricostruzione. Ieri sera si celebrava la diciottesima edizione di un torneo moderno, tale Supercoppa Tim, e il tutto è andato in onda su una rete televisiva appena nata. Sportitalia è gratuita, in netta controtendenza con la regola che ormai per vedere qualcosa in televisione bisogna pagare (chi l'ha decisa questa infamia?), è già questo è un dettaglio che sa di antico. Il dettaglio della serata di ieri è che la telecronaca era affidata esclusivamente a una voce soltanto, col solo sporadico contributo di una giornalista a bordo campo. Un dettaglio, per l'appunto, che a cascata fa ramentare tutti gli altri. Una volta non c'era bisogno di aldiserena o vincenzidamico vari a sottolineare ogni passaggio di gioco. C'era una, ammaliante voce sicura, che fosse Martellini o Pizzul, e non avevano bisogno di "commenti tecnici" per accompagnarci nell'evento, ci entravamo da soli in loro compagnia. Sportitalia punta sulle immagini e sui scarni risultati, senza aggiungere altro, nel tentativo di intercettare quegli sportivi paonazzi e obesi di sport moderno. Non so se basteranno i dettagli per scrollarci di dosso il pallone gonfiato.5 Luglio 1994. La giornata trascorreva come tutte le altre, a Gatteo Mare insieme ai soliti amici. Non ero un granchè tifoso di calcio, avevo visto qualche partita di Italia ‘90 con indifferenza, e neppure la coincidenza tra il giorno del mio battesimo e la vittoria in Spagna ’82, 11 Luglio, mi gasava.

Nella foto: quello che ha fatto la formazione in segreto, ore 21.35.
Irreperibile dalle 23.44 della medesima serata.
Categoria: Sport · ore 12:50
Quella piovra di Sky mi scompagina tutti i piani per giugno 2006. Ci ha rubato i mondiali di calcio, sacro evento intoccabile. E non mi interessa che le partite della Nazionale si vedranno comunque in chiaro sulla Tv Nazionale (fra l'altro scompare uno degli ultimi motivi per pagare il canone), è il gesto in sè che diventa emblematico. Tutto si paga o si pagherà, anche per assistere agli immancabili spettacoli nazional-popolari. Lo chiamano il Mercato, io lo trovo più uno scippo elegante, sottile ma inarrestabile.
I Gobbi vincono a Milano e ipotecano lo scudetto. Quale smacco più grande per la tifoseria rossonera e per la squadra, costretta a subire il gioco tattico e snervante di una Juve capace di amministrare un intero match, soffocando in difesa un Milan quasi assopito?Per un giorno ci ritroviamo tutti juventini, a gioire per una vittoria di misura ma meritatissima, che giunge in finale di campionato come una doccia fredda per le speranze milaniste di centrare i due obiettivi più prestigiosi a mani basse: scudetto e Champions League. Per un giorno anche i cugini interisti, quelli poveri, sfigati e di sinistra possono sorridere. Perdono Sheva, Kakà, Gattuso e tutta la banda. Perde Ancelotti, dotato certo di immenso culo ma non sempre sufficiente. Perde Galliani presidente di Lega e la faccia è mesta. Perde soprattutto Berlusconi, Presidente dei Presidenti e la soddisfazione di molti non si può nascondere. Si può tirare insomma un sospiro di sollievo: a volte il vento cambia direzione e lassù qualcuno sembra divertirsi di ciò. Abituati ad un Milan pigliatutto negli ultimi tempi, ci ritroviamo così a simpatizzare per la squadra amica degli arbitri, anche se solo per 24 ore sia ben chiaro.
Nella speranza malcelata che il Milan dei fenomeni resti a bocca asciutta non vincendo nessuno dei due trofei, da tifoso di tutt'altra squadra (in lotta per la salvezza ahimè) spero che a vincere sia in ogni caso il buon calcio: lo spareggio mi sembra la via più giusta e spettacolare, magari trasmesso una buona volta in diretta Rai così che gli italiani abbiano un evento da seguire col fiato sospeso anche in quest'anno privo di competizioni europee e mondiali. Una nostra finale mondiale, tutta italiana.
La prossima volta, se avete intenzione di comportarvi ancora in questa maniera pessima, andatevene affanculo per tempo, oppure statevene a casa davanti al vostro maxi televisore del cazzo a guardarvi la partita in santa pace. Se la vostra squadra non è all'altezza è inutile mettere KO il portiere avversario nella speranza che. Semplicemente ci si mette una pietra sopra e una volta per tutte la si smette di parlare ancora di Derby. Non sapete nemmeno dove sta di casa la palla, ma non vi sentite ridicoli? Smettela di crogiolarvi nel vostro schifo. Stasera più che mai avete meritato questa merda, dalla squadra, alla dirigenza fino alla tifoseria. Punizioni esemplari ci vorrebbero. Stadi chiusi per 6 mesi: tutti a casa. Poi vediamo se capite! Come i bambini, che per un monello che disturba, tutta la classe si prende la nota sul registro. E togliete di torno quel pagliaccio con il capello pettinato per favore prima che qualche tifoso dallo scatto facile gli faccia fare la fine di John Lennon.
Categoria: Sport · ore 21:05E' curiosamente ovvio che i potenti finiscano per sempre coprirsi le spalle a vicenda, così come è ancora più scontato che i paladini del garantismo siano sempre quelli che in passato l'hanno scampata grossa e che, per quanto ufficialmente puliti, si portano sulle spalle il loro sacco di ombre. Cio non toglie che il Senatore a Vita Giulio Andreotti abbia scelto un strada azzardata per difendere la Juventus (a livello penale rappresentata per l'occasione dal suo medico Riccardo Agricola unico colpevole dopo la sentenza di primo grado) sepolta da 300 pagine di motivazioni quantomeno imbarazzanti che illustrano per quale motivo i giudici siano assolutamente certi che (virgolette aperte) "l'eritropoietina è stata sicuramente acquistata ed è stata somministrata ai giocatori'' (virgolette chiuse). "Quando ero studente - ha pontificato Andreotti - molti prendevano la simpamina, anche se io non l'ho mai fatto. Con questo non venivano poi messi in discussione i risultati degli esami''. Ecco. Con una frase crolla definitivamente il mito dello spiritoso e sagace dispensatore di aforismi. E nasce quello del pusher di cazzate.
Categoria: Sport · ore 16:32Il New York Times su Pierluigi Collina.
Non mi era mai capitato di partecipare al dolore collettivo per la scomparsa di un personaggio "pubblico". E' sempre difficile farsi coinvolgere emotivamente per una persona che in fondo non ti appartiene, anche se, magari, l'hai ammirata per i suoi film, per le sue canzoni o per le sue imprese sportive; resta comunque uno steccato tra te, persona comune, e l'Altro, celebrità acclamata, e si fa sentire anche quando quest'ultimo viene a mancare. C'è commozione, ma non coinvolgimento emotivo. Capita poi che ti arrivi un sms verso la mezzanotte di un tranquillo sabato sera. E leggi quelle parole (E' morto pantani... cazzo) quasi incredulo. Ti ritorna alla mente quel personaggio pubblico, ti ricordi rapidamente chi era e cosa ha rappresentato. Lo vai a ripescare dal dimenticatoio in cui era sprofondato. E' morto pantani... cazzo. L'attualità della notizia si prosciuga subito nella rievocazione. Soprattutto, stavolta il tuo cuore non rimane indifferente.
Nonostante la macchia indelebile e assassina (per lui e anche per il ciclismo intero) del doping, si può in ogni caso dire che Pantani è stato uno degli ultimi eroi dello sport italiano, e mi sento autorizzato ad affermarlo perchè io, le sue imprese, le sue vittorie ma soprattutto i suoi scatti, me li sono visti tutti. E' stato un eroe per me, insomma, che mi ha fatto stare davanti alla tv in molti caldi pomeriggi di luglio o di maggio, solamente per vedere se un tipo pelato in bicicletta sudato e stanco come tutti gli altri compagni di gruppo avrebbe provato a scattare ancora. E ci provava, e ogni volta riusciva lo stesso a staccarli, e lo faceva una, due, tre volte.: lo faceva su ogni salita ed era, semplicemente, il più bravo a farlo. Oltre a me, in quegli anni di gloria fece fermare davanti al televisore milioni di persone, cifre inimagginabili per uno sport noioso e anziano come il ciclismo. La Gazzetta gli dedicò ogni centimetro quadro della prima pagina (fatto mai avvenuto prima) il giorno in cui conquistò per la prima volta la maglia gialla, nel 1998. Lo spettacolo visivo prima ancora che tecnico portava all'esaltazione di chi lo seguiva mentre incendiava la corsa. Per tutto questo, soprattutto per essere stato testimone con i miei occhi di tutta la sua carriera, ci rimasi molto male, quando lessi quel messaggio, perchè non era un mito in bianco e nero quello che se ne andava, ma un mito che ebbi la fortuna di ammirare in diretta. Quella volta non rimasi indifferente: fu uno strappo, un squarcio improvviso nel mio immaginario popolato dai miei personali eroi sportivi, che da quel giorno fu più povero.
Io non sono sempre stato Juventino. All’inizio tifavo Genoa, perché ogni volta che compravo le figurine, c’erano figurine del Genoa, così mi son detto che forse quello andava interpretato come un segno del destino. Poi però mi sono reso conto che il Genoa aveva vinto il suo ultimo scudetto nel 1899, e così, visto che non sono proprio scemo, ho scelto la Juventus.
Qualunque: ma tu non tifavi Genoa?
Chinaski: ma tu non eri morto?
E mi ci sono affezionato, chiaro. Ora, se sei della Juve, automaticamente devi odiare l’Inter.
Non ho sempre odiato l’Inter. Forse l’odio tra Inter e Juventus risale a quel famoso scudetto che abbiamo rubato nel 98, ma non credo. Per quanto mi riguarda, l’odio per l’Inter risale alla terza media.
C’era questo mio amico interista, correva l’anno 1989.
Sì. Quello lì.
Quello dei record, che l’Inter ha vinto 33 partite su 34.
E tutte le mattine, sullo scuolabus, mi dovevo sorbire questo mio amico che faceva cori da stadio. Non solo. Mi recitava tutta la formazione, tanto che ancora adesso la so a memoria. Non ci credete?
Zenga, Bergomi, Brehme, Ferri, Mandorlini, Matteoli, Berti, Diaz, Bianchi, Matthaus, Serena.
Ecco. Io e lui sappiamo che non l’ho dovuta cercare su internet.
Così, da allora io chiedo sempre due cose, a chi sa i risultati delle partite. Se la Juve ha vinto, e se l’Inter ha perso. Non mi interessa altro, entrambe mi danno il medesimo godimento.
L’apice, ovvio, è quando giocano contro.
Nella mia memoria storica di tifoso juventino, alcuni epici scontri mi sono rimasti impressi.
Tra questi, un 2-2 con doppietta di Seedorf. Solito stra-dominio bianconero, vittoria in rimonta sul filo di lana, poi questa scimmia col baricentro alle ginocchia tira una sassata a cazzo di cane, e segna. Ecco. Quella lì è una ferita mica male. Più delle sconfitte (per quanto rare).
Sono passati due anni e mezzo, e me la ricordo ancora.
Nel frattempo, c’è quella vittoria nostra, sempre a San Siro, dopo una partita senza storia.
A tempo scaduto, in seguito a una mischia furibonda assolutamente irregolare, succede questo.
L’inter pareggia con un gol del portiere.
Un gol del portiere.
Anche lì, giù sangue. E rabbia.
Oh, quanta rabbia.
Ancora adesso, se ci penso…
Ma niente, via, non gli si può dar soddisfazione: bisogna dissimulare.
Domenica sera, stavo tornando in macchina. Accendo la radio e scopro che a 15 minuti dalla fine, vinciamo due a zero. Sorrido compiaciuto. Stavolta è fatta, mi dico.
Spengo la radio, e guido. Il mio corpo comincia a produrre qualche chilo di serotonina, per brindare alla vittoria tanto attesa. Guardo Milano, grigia e piovosa, e mi immagino gli ottantamila interisti, allo stadio, tutti depressi. E quelli nei bar, tutti incazzati. E io che mi faccio una meritata passerella, lungo una città deserta. Mi sono sentito come una pattuglia militare dopo la conquista.
Per suggellare il momento, mi assicuro che Pussycopy si sia addormentata, sul sedile passeggero, e poi sibilo, silenzioso:
“Vediamo se pareggiate anche stavolta, figli di puttana”.
Il resto, è risaputo.

"Sono comunque molto sereno perchè sono innocente ed è importante quello che pensano i miei giocatori. Loro sanno che non è successo niente. Tutto quello che viene fatto alla Juventus avviene nell'ambito della piena liceità"
E' comunque molto sereno, Riccardo Agricola, medico sociale delle zebre bianconere, nonostante l'abbiano condannato, nonostante un giudice abbia sancito che sì, la società di calcio Juventus F.C. utilizzava farmaci in modo scorretto, abusandone, in maniera sistematica. Ovvero, si dopavano. E' comunque molto sereno perchè magari in appello i suoi avvocati riusciranno a cancellargli pure quell'annetto che in teoria dovrebbe fare in carcere. Di questo processo alla società più odiata (e amata) d'Italia, potrei sbilanciarmi, facendo leva sul mio Interismo e strappandomi le vesti. Ma un fatto mi inquieta, in un mondo del calcio omertoso (di questo processo lungo tre anni mi ricorderò le facce vuote e spaurite di calciatori gladiatori in campo, e balbettanti di fronte a un giudice) dove di solito esistono tante pecore nere, e praticamente nessuna pecora bianca: soltanto un pubblico ministero di Torino, smanioso di flash di fotografi, forse, ha avuto la faccia tosta di scoperchiare cartelle cliniche e aprire armadietti. E l'ha fatto su una sola squadra. Se lo facessero altri pubblici ministeri di altre città, su tutto il resto delle squadre, magari anche la mia Beneamata, salterebbe fuori qualcosa? Per questa inquietudine, finora senza risposta, non mi straccio le vesti, e attendo che sia l'Uefa, la Fifa o chi di dovere, a stabilire se i trofei juventini di quel periodo vadano ritirati. O vogliamo ingenuamente pensare che la Juve sia il Male oscuro (ok, io lo penso, ma sono interista) e gli altri poveri fessi che non si dopavano e perciò non vincevano?
(nella foto, un tifoso juventino)
Fine 2003. Rossi ha appena dominato la stagione in sella alla moto migliore. Ha vinto e stravinto. Non può chiedere di più. Allora decide di cambiare, perchè altrimenti non c'è più gusto. Sceglie gli avversari sfigati della Honda, quelli che non vincono un mondiale dal 1992. Si prepara al peggio, ovvero a una stagione di stenti, di lavoro e di crescita per una moto inferiore a quella vincente con cui aveva dominato finora. Si rimette in gioco, lancia la sfida, a se stesso, all'intero mondo sportivo e forse anche oltre. Prima gara del 2004: vittoria. Si capisce che sì, può rivincere ancora, e si, può rivincere e dominare ancora. Oggi. Valentino Rossi con la scascia Yamaha ha vinto, finora, sette gare. Stamattina in Australia è diventato campione del mondo per la sesta volta. Ha vinto la sua sfida personale, ha dimostrato a tutti che il pilota "vale" più della moto, del mezzo meccanico. Fiumi di retorica sportiva sono pronti a celebrare un Personaggio. Come se Schumacher salisse sulla Renault o sulla Bar, e andasse a vincere il Mondiale contro la corazzata Ferrari. Non ci proverà mai, perchè sono due Campioni diversi e anche perchè sono due sport completamente diversi. Qui sta la grandezza di Valentino: il sapersi mettere in gioco, immolarsi sull'altare delle imprese, e riuscire a risultare vincente, ancora una volta, contando sui suoi mezzi e rifiutando comodi allori. E soprattutto, fare tutto questo a modo suo: ironico, graffiante, spettacolare.
Nuove forme multimediali di calcio. Se in Italia dobbiamo sorbirci la tragedia Campioni (ovvero la tv che entra nel calcio dilettantisco per stuprarlo) in Francia si buttano sul Web. Leggo da Sportweek che nella Bassa Normandia gioca il Web Football Club, squadra della 2° categoria provinciale, amministrata totalmente via internet. Formazione, allenamenti, gestione psicofisica dei giocatori, il tutto viene deciso dai vari iscritti al sito. I calciatori, in sostanza, sono l'unica parte reale della squadra, mentre il resto viene deciso dai migliaia di web-allenatori, che possono arrivare a stabilire anche le ripetute di addominali degli allenamenti. 25 euro e si concorre a diventare direttore sportivo, con possibilità di acquisire un livello superiore tramite un sistema di punteggi. Tutte le partite vengono monitorate da volenterosi amici in modo da stilare statistiche complete, per avere il quadro globale della situazione della squadra. Squadra finora vincente, visto che l'anno scorso ha chiuso il campionato imbattuta. Il sogno è diventare campioni d'Europa, dice il fondatore, e di allargare i confini web. In pratica si tratta di una specie di Scudetto (per chi ha presente, è il migliore videogioco di calcio manageriale) applicato a giocatori reali. Tutto molto curioso (?), mi rimane il dubbio su quanto sia gestibile una gazzarra (intesa come le opinioni di migliaia di utenti iscritti al sito) del genere. Contenti loro.
L'insostenibile leggerezza del giuoco del pallone | Giornata 2
Sabato sera ho fatto ritorno nel mio covo per le partite dell'Inter in notturna. E notavo che passano gli anni ma sono sempre le stesse facce che incontro in quel pub. Il vecchietto paffuto e occhialuto che guarda la partita ma si ascolta la cronaca con una radiolina incollata all'orecchio, ultimo baluardo contro lo strapotere Sky. La ragazzina ora ragazza che posso praticamente dire di aver visto crescere nel pub posticipo dopo posticipo, e le sue gote rosse ormai sono chiaro segnale o di clamorosa impresa o di vergognosa prestazione
della Beneamata. E poi il gruppetto di sordomuti, che questa volta avevano portato un amico palermitano, particolarmente infervorato. E infatti, al pareggio di Toni, ha inaspettamente riacquistato il dono della voce, urlando gioioso. A suggellare la serata miracolosa ci ha pensato Materazzi, noto malvivente dell'area di rigore, a beccarsi lui, per una volta, un colpo proibito, una poderosa gomitata in faccia che lo ha fatto sanguinare copiosamente. Di miracoli, ci sarebbe anche la furia devastante di Adriano che tremare la traversa fa. Ma avete visto? No dico, ma guardatelo, ripetevo invasato ai compagni di tavolo dopo una bordata da 140km/h. Domenica relativamente nella norma, il Sud che sorprende, la Juve che ha già vinto il campionato, il volto di Capello sempre più squadrato, Ciampi Ultras. La verità è che c'è poco da dire, poco o nulla è accaduto. Tutti i commentatori della pelota aspettano la solita crisi dell'Inter o la fuga juventina per mettere in scena i soliti canovacci. Rimane da sperare nella serie A a venti squadre, che promette dosi massiccie di sorprese e imprevedibilità, perlomeno ce lo auguriamo. A differenza della compagnia di Controcampo, ormai prona all'oligarchia biancorossonerazzurra, che si esalta per il ritorno di Inzaghi con telefonata in diretta per potergli lisciare il pelo.
indignato in|di|gnà|to
1. p.pass., agg.1 p.pass., agg. indignare, indignarsi
2. agg. CO preso da vivo sdegno e risentimento: sono i. per il tuo comportamento
Ecco la definizione che mi bolla a vita: un ottimo biglietto da visita, vi assicuro, che quando stai a una festa e trovi il blogger di turno e scatta "e il tuo blog come si chiama" prima di rispondere ingoio una manciata di patatine e poi sciorino il nome con la lingua impastata nella speranza che non si capisca. Si capisce sempre. "Che bbrutto sentimento l'indignazione": E giù a spiegare, a provare a giustificarsi. Poi, da quando Pamparana fa l'Indignato Speciale, da quando s'è indignato Scalfaro, è stata la fine. Ma io non cedo, no. Voglio fare outing, visto che è lo sport del momento. Quel titolo non l'ho scelto io, ma a me piace così, ecco. Sì, mi piace, Sono indignat-affettivo e voglio avere il coraggio di dirlo. E da quando ho conosciuto Ciccsoft la mia vita è cambiata (testimonianza vera).

Rieccomi qua, fedele alla mia cronaca olimpica. Grazie ad Eurosport (9 per la copertura e per i commentatori più simpatici di tutta l'Olimpiade) sono riuscita a farmi una fantastica scorpacciata di Ginnastica Artistica.
Scandalose le giurie (2, con estrema tristezza...), senza citare l'episodio di Nemov (10 per l'esercizio, l'uscita non era il massimo, ma quello era un Campione. Hamm (n.c.), con tutto il rispetto, poteva solo allacciargli le scarpe...), o del greco campione agli anelli (accetta una medaglia presa in quel modo...esiste una cosa chiamata dignità), diciamo che il mondo della ginnastica è abituato a questi episodi, ma si sperav
a che almeno alle olimpiadi prevalesse la correttezza.
Per una volta comunque anche gli italiani sono riusciti a brillare nella ginnastica, sport che ci è tradizionalmente ostico, fantastico Yuri Chechi (10) ed addirittura spettacolare Cassina (10 con grandissima lode). Da notare che gli italiani riescono a trovarsi in mezzo alle due gare più discusse di tutta l'Olimpiade.
La Rai (0 Kelvin) continua a trasmettere le gare con una sua logica relativa, è andata come andata, ma proporrei il pubblico linciaggio di Elisabetta Caporale (l'intervistatrice folle, voto 0 Kelvin) e di Mazzocchi (perchè non è già stato fucilato dopo "L'isola dei Famosi"???? 2 a lui e alle sue continue scuse macchiate di finto trionfalismo per gli ascolti. Le Olimpiadi li avrebbero avuti anche sul canale delle casalinghe di Voghera) ad Olimpiade finita. Anche Rai Sport Sat ha un suo andamento piuttosto discutibile (2) in quanto mentre uno vorrebbe vedersi un po' di atletica mentre su Rai 2 passa l'ennesima partita di calcio, sul satellite va in onda il torneo rionale di volano. Non dico nulla. Grazie a Dio i canali inglesi e tedeschi coprono l'evento piuttosto bene. Sky invece da una copertura pressochè nulla, ma credo sia una questione di diritto sulle immagini.
Secondo il Cio gli atleti non possono scrivere su blog o affini in quanto non sono giornalisti (3, va bene tutto, ma qua si lede la libertà dell'individuo...). Fossi io un'atleta gli avrei riservato un cordialissimo "fanculo" e avrei nascosto il portatile sotto il cuscino, e spero sinceramente che qualcuno lo abbia fatto.
Phelps esce dalla piscina dopo essersi guadagnato il suo quinto oro (10).
Piomba su di lui come un falco sulla preda l'inviata di Rai 2 (non spariamo sulla croce rossa...), che gli spiattella le sue domande preparate la settimana prima assieme agli esperti di linguistica d'oltreoceano.
La risposta di Phelps alla domanda "cos'hai imparato da questa esperienza" (domanda un po' più originale...?Voto 3) dura circa due minuti.
L'inviata, nel panico più totale, riesce a biascicare un "la virata, no non può essere, ecco, bene, sì. diciamo un sacco di cose."
Stendendo un velo pietoso sull'intervista successiva con Laure Manaudou.
Qualcuno salvi le Olimpiadi.

Di andare quotidianamente a dare un'occhiata a Google. Ogni giorno s'inventa un disegnino in stile olimpico, davvero molto simpatico.
Continua la mia crociata personale co la Rai (-3) che nonostante avessempromesso di mandare in onda un po' di ginnastica artistica(9 al livello delle gare che si è visto finora...), ha preferito mostrare alle otto di sera una gara di pugilato dove non gareggiava neppure un'italiano. Lo spettacolo migliore da offrire alle famiglie durante la cena direi.
Hanno concesso venticinque minuti di ginnastica, ma era decisamente meglio guardare su Eurosport vista l'abilità dei due commentatori(Posso dare zero Kelvin? Posso?) ho un'amica ginnasta, era semplicemente schifata. Diciamo che il peggio non è mai morto, aspettate e vedrete.
Un tenero arciere ventunenne padovano(10, consigliata però una dieta in quanto il tiro con l'arco deve averlo relegato ad una vita decisamente sedentaria...) si è portato a casa l'oro. Spettacolare l'intervista in cui gli astuti commentatori non riuscivano a capacitarsi del fatto che i suoi miti e le sue motivazioni non fossero quelle che loro avevano analizzato nel loro tempo libero(taaaanto....), ad un certo punto il tizio si è stufato di tentennare e di cercare di contraddirli e gli ha dato ragione, limitandosi a sorridere paciosamente ed annuire(la ragione si dà ai matti,
questo in Veneto te lo insegnano sin da piccolo...).
La sciabola maschile ci regala un altro argento, a squadre(8). Aldo Montano, con i suoi affondi e le sue rimonte, nonchè con l'oro olimpico conquistato l'altro giorno merita un 10 con gran lode, soprattutto per lo sguardo da pazzo e la massa di anelli e braccialetti che aveva addosso, roba da far impazzire i metal detector della sicurezza. Tarantino(6, perchè sono molto, ma molto, ma molto buona...) se l'avessi avuto tra le mani ieri sera probabilmente oggi sarebbe pianto con cordoglio dalla sua famiglia. Per fortuna Venezia - Atene non parte la sera, io non sono un'assassina e lui è ancora vivo. Un 4 comunque all'allenatore che ha deciso di dare fiducia a Tarantino lasciandogli l'ultimo assalto. Questo è sacrosanto.
Non perdonerò mai la federazione olimpica(2) per avermi derubata del fioretto femminile a squadre, anche là volevo optare per la vendetta fisica, con tanto di membri del consiglio spellati vivi e gettati nel sale a soffrire; ma poi ho deciso che questo trattamento andava riservato ai commentatori Rai di ritorno da Atene; tutto ciò detto in forma ovviamente molto privata e personale.
Che la Rai ce la mandi buona, non c'è altro da dire...
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Non c'è davvero altro da dire, 10 con tutto il mio cuore a Velentina Vezzali e a Giovanna Trillini. Queste due donne della scherma ci fanno onore oramai da anni. La Trillini nel '92 venne assunta a mio mito personale quando si portò a casa l'oro con le unghie e coi denti. Sono passati dodici anni. Eppure lei è ancora là. Tra le migliori!
La Pellegrini sedicenne (9) si porta a casa anche lei la sua bella medaglia olimpica da esordiente mentre la rai continua a fare i disastri. Una rete è troppo poco per seguire l'evento. Non ci sono scuse che tengano...
La finale della ginnastica artistica a squadre è stata spettacolare (Rai Sport, satellite). Peccato per i cronisti (2).
Un 1 tondo ai cronisti del nuoto ed uno zero secco alla signora che fa le interviste da bordo piscina. Giuro, non so dove li abbiano raccattati. Un dodicenne avrebbe fatto di meglio.
Una si vuole vedere le olimpiadi in santa pace, ha pure precettato la tv della nonna visto che lei è stata cresciuta senza (voto 8 alla mamma...), e la rai(0, non conosco voti che vadano sotto) annuncia che sta trasmettendo in diretta la finale per il bronzo di scherma, anzi, dice pure "vedete gli atleti che si preparano". A metà giro per caso su Eurosport (8) e scopro che abbiamo già vinto il bronzo. Miracoli di mamma rai. Peccato per Sanzo(9), forse alla sua ultima Olimpiade...
Da buona veneta ho seguito con molto interesse la Pellegrini (9, a sedici anni già in finale con quella grinta ce ne sono poche), peccato che la solita rai abbia ignorato anche quella diretta, vedremo cosa farà con la finale di stasera...
Darei un bel 4 alla stampa odierna che lamenta lo scarso rendimento dei nostri atleti, dico io, capisco che siamo italiani e dobbiamo vincere sempre sennò piangiamo, ma anche se non sono ori sono pur sempre medaglie olimpiche.
Un 4 se lo prende anche il Meltemi, vento ufficiale delle Olimpiadi che mi sta scombussolando tutto il calendario delle regate e del canottaggio, roba che poi fanno recuperare tutto velocemente e la rai si va ad incasinare ancora di più, telecronacando gare di atleti Italiani mentre ne inquadrano altri.
Se poi ci aggiungiamo che a non avere il satellite questa Olimpiade continua a sembrare composta da cinque sport in tutto consiglierei una rapida revisione in corsa dell'organizzazione...
E sono ancora viva (10 e lode direi) nonostante Al Qaeda(n.c.) minacciasse di ucciderci tutti ieri. Questo avvalora ulteriormente la mia tesi secondo cui la suddetta Al Qaeda non esiste, ma siamo in tema di spirito olimpico, quindi rimandiamo questi discorsi faziosi ad altri tempi...
Clamorosa caduta del "dream team" Usa (7, voto simpatia, grazie a Dio sono esseri umani anche loro...), i commentatori (5) hanno fatto presente che erano stati sbagliati tiri estremamente semplici. A parte quel "visto che è così facile perchè non muovi il tuo culo e vai a tirare tu?" che saliva giusto dal cuore, mi chiedo se qualcuno si ricorda un certo Fucka(4 a posteriori) pseudo eroe della nostra nazionale di basket in grado di sbagliare 5 tiri liberi su sei nella stessa partita. Quelli davvero li so fare anche io...ma si sa, il campanilismo italiano(2) è duro a morire...
Gli azzurrini(7) hanno vinto, e, cosa cui non ero più abituata, hanno segnato cinque gol in due partite. Quando è che mandiamo a casa un po' di giocatori della massima serie invece di continuare a silurare allenatori? Diciamoci la verità, la Nazionale ultimamente presenta alcune preoccupanti affinità con l'Inter(n.c. per pura pietà...non me ne vogliano gli interisti...)
La staffetta del nuoto Stile libero è arrivata quarta(7 ci sta lo stesso per l'impegno, i primi hanno fatto il record del mondo e per andare più veloci a noi sarebbe servito lo squalo meccanico alle spalle), altra medaglia di legno. Setterosa e Settebello perdono(voto boh), ciò rivela un minimo di crisi nei vari settori del nuoto italiano divoratore cosmico agli Europei. Nella speranza che sia soltanto una partenza in sordina(voto 9, adoro le partenze in sordina...).
Noto una carenza di spirto olimpico e di entusiasmo nei commentatori rai(5, la media si abbassa, per uno che si salva ce ne sono dieci braccia rubate all'agricoltura), di cui mi piacerebbe anche conoscere le effettive competenze.
A quanto pare la Sensini (Vela, classe Mistral, voto 9) ieri stava andando molto bene, non so come sia finita, nessuno si è curato di farmelo sapere, se alla fine delle varie regate avrà vinto qualcosa probabilmente lo verremo a sapere. A questo proposito lamento una scarsa copertura mediatica accurata dell'evento; non potendomene stare tutto il giorno attaccata alla tv (sì, ho una vita anche io, non sono un'appendice del computer) del bar della spiaggia, cerco qualche notizia via internet o sui quotidiani. Sembra che alle Olimpiadi gareggino dieci sport in tutto. E quelli di cui non si parla saltano fuori solo nel caso in cui si possa dire "Toh, ci abbiamo vinto un oro". Voto 3 ai media italiani
Ma forse visto come vanno le cose ultimamente quel 3 alza la media...
Due ori per l'Italia: esordio parecchio oltre le aspettative (voto 9), che lascia ben prevedere qualcosina anche per la ginnastica artistica (7). Peccato per il nuoto (7 a Boggiatto che col suo quarto posto ha comunque centrato il record nazionale), anche se si deve ammettere che l'Europa è una cosa mentre il mondo è ben più vasto...
Due livornesi a conquistarli: sulla storica rivalità tra Livorno e Pisa sono riusciti a scriverci su dei cartelli anche durante la cerimonia inaugurale (4 al cartello ed al comportamento della delegazione italiana), mancava il celebre motto "meglio un morto in casa che un pisano all'uscio", almeno avrebbe conferito un minimo di parvenza culturale alla cosa.
Due atleti già dopati ritirati dall'Olimpiade: voto 2 agli atleti, zero alla fandonia dell'incidente inventata per riuscire ad andare in ospedale per irpulire reni e fegato a tutta forza per 48 ore. Triste storia, triste evento. Si commenta da sè.
Due giorni di Olimpiadi: e l'organizzazione greca (9 per la cerimonia) finora non ha deluso. Sperando che le cose proseguano su questi binari.
Due (con stasera) le partite della nazionale olimpica di calcio: voto 8 per essere ritornati a stare al villaggio olimpico, nella speranza che questi giovani dalla faccia pulita si facciano amare un po' di più dei loro "parenti" cresciuti nelle gambe ma non nel cervello. Che sia, per una volta, il trionfo dello sport.
Due Olimpiadi ad Atene dopo 108 anni: presumo sia un record, gli avevano scippato quella del millennio ed era giusto così, voto 6 alla città prima dell'Olimpiade. Ho sempre sostenuto che per vedere davvero le rovine greche bisognasse andare al British musem, la visiterò prossimamente e vi saprò dire.
Due i canali a coprire l'evento: Rai sport e principalmente Rai due. Voto 6 per la varietà delle competenze dei vari commentatori interessati....
Due Ferrari in prima fila: voto 10, sì lo so che non è in tema...ma diciamo che visto l'ambito ambito sportivo ci poteva anche stare...speriamo bene...
Una cerimonia da fare venire le lacrime agli occhi, bella, sensuale, travolgente, culturale, commovente, magica...
E poi la sfilata delle squadre, i giuramenti dell'antidoping, i sorrisi e le bandiere, i ricordi dolorosi evocati da paesi chiamati Vietnam, Afghanistan, Palestina, Timor Est...
Vorrei essere in grado di postare qualche foto per riporare qualche frammento di magia anche qua.
E' l'inizio di un'Olimpiade speciale, che segna il ritorno alle origini, il passaggio del testimone da un'era all'altra, la rinascita di un paese che si affida ad una sua forza sportiva in crescita; mai come ieri i nomi dei teodofori suonavano sconosciuti alle orecchie del pubblico, ma l'entusiasmo era alle stelle, era il trionfo di una collettività, non di un singolo "eroe".
Benvenuta fiamma di Olimpia; veglia sui tuoi atleti affinchè giochino "pulito", affinchè nessun'ombra di terrore vada a sporcare le tue bianche vesti, affinchè nessuna polemica rovini il tuo spirito.
Ed adesso abbia inizio la cronaca!
Forza azzurriiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!

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