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Volevo sposare Kurt Cobain

Non succede a tutte. Ma a qualcuna sì. Di trovarsi ad una certa età – l’età tra le medie e le superiori, per intenderci – fuori dal gruppo. Perché le altre sono magre, carine, piene di ragazzi. Basta schioccare le dita. Ed eccole. Mentre se la tirano e sembrano poter avere tutto.
E noi lì. A guardare.

J è proprio così. Una delle tante. Dopo la prima cotta ha perso la poesia.

“Una ragazza non bella mica viene distratta dalle continue avances dei maschi famelici. Si può dedicare a molte altre cose. [ ] Mentre sfioravo l’obesità ritornava il mio romanticismo, il mio pensiero si snodava lungo i sentieri di parole malinconiche e frasi sfuggenti”.

Cinema. Letteratura. E soprattutto musica. Inizia a suonare in un complesso rock. Si innamora del bassista. Un altro avvenimento squallido, inutile. Che la farà tornare bella e magra. E che la farà piangere.


Solo una cosa riesce a scuoterla dal suo torpore sentimentale. Un sogno. In rosa.
E’ innamorata di Manuel. Di Manuel Agnelli. Il cantante degli Afterhours. Il Dio del sesso, Manuel. Si vede già, cantante di una rock band affermata, solo per arrivare a lui.
Altro che Lunapop, 883 e via discorrendo. Tutto tempo perso. Manuel Agnelli era una ragione di vita. E tal uomo, lo sapeva lo sognava lo desiderava, le avrebbe chiesto si sposarsi. Durante un concerto. Davanti a una platea di ragazza invidiose.

Breve romanzo di Elisa Genghini, occupa mezz’ora per leggerlo ma regala sorrisi e idee simpatiche. Lo stile giovanilistico e scanzonato, con un forte senso dell’umorismo, descrive situazioni conosciute, che hanno accomunato molte vite di noi (ex)adolescenti.
Parlare dei sogni in rosa, poi, è davvero geniale, nella sua semplicità. Tutte le ragazza li fanno e nessuno li confessa, se non durante le serate intime tra amiche strette.
Finalmente qualcuno ha avuto il coraggio di affrontare la questione!
Divertente, leggero.

No, non ho detto gioia…

L'agonia del risveglio, la voglia di morire, il non sapere che fare di sè. Un altro giorno. Interminabile, senza senso, stancante.
Mi viene da rimettermi a dormire. Non pensare più niente. Solo spegnermi.
Sperando sia per sempre.
Perchè Roma fa schifo.

Soprattutto, Roma fa schifo in confronto a Bologna.
Perchè io mi sono trasferita, un mese e mezzo fa. Per amore, per follia, per indecente impazienza.
Ed è stato un errore. Uno dei più grandi.

Perchè ha senso cambiare quando si sta male. Ma quando si è felici, nella propria quotidianeità non monotona.... Allora è un suicidio.
Ma ho pensato che si potesse vivere d'aria e d'amore.

E invece no.

Andrea non basta più. L'amore non basta più. Ho paura, per di più, che lo stesso amore si spenga, soppresso dal rancore, dalla noia. Dall'insoddisfazione.

Non riesco più a ridere. A volte qualche sorriso.
Ma la bocca è sempre troppo storta, i denti sempre troppo in fuori o in dentro. Tutto stona. Ed ecco che il sorriso diventa una smorfia.
Allontano chiunque. Non rispondo più al telefono.
Mi mancano persone e nello stesso tempo non le voglio vedere.
Acuisco la mia Misantropia.

 

E questo è il primo vero post personale che scrivo qui dentro. Perchè sto male.
Perchè a volte si è costretti a urlare il proprio dolore.
Piangere di notte, soffocando le lacrime sul cuscino, mi distrugge.

E tutto perchè Roma fa schifo. In confronto a Bologna, poi.
Non me ne faccio niente del Colosseo.
O del Circo Massimo.
O di tutta quell'accozzaglia di monumenti.

Preferisco le due torri, storte più da via Zamboni che da Via Indipendenza.
Preferisco i piccoli centri dove gli ex Settantasettini si ritrovano, parlando di allora e di oggi.
Dove i concerti sono gratis e sempre - o quasi - per un numero minuscolo di persone.
Dove la pioggia viene riparata dagli archetti, dai portici.
Dove puoi uscire in mutande. Tanto c'è sempre chi è conciato peggio di te.
Dove trovi musicanti, in giro per il ghetto ebraico.
Dove ogni via ha sì una Storia - come a Roma - ma soprattutto tanta contemporaneità.
Dove puoi conoscere, amare, creare.
Dove ho iniziato a scrivere il mio libro. E senza Bologna non lo avrei fatto. Mai.
Preferisco prendere la pioggia con la mia bicicletta, piuttosto che circolare tristemente sui tram.

Mi manca Bologna. Mi manca quell'essere alternativa, provinciale, cittadina, ricca d'odio, traboccante d'amore.
Mi manca trascorrere una serata da sola, in mezzo alla gente, a guardare del buon teatro, mangiando una piadina e bevendo una birra.
Mi mancano gli studenti di via zamboni.
E poi il mio giornalaio preferito. E il mio pub. E la mia osteria.

Mi manca andare a tre conferenze in un giorno, conoscere, vedere, confrontarmi.
Suonare e scrivere, con altri come me.
E quelle cene improvvisate. E quegli incontri inaspettati.

 Mi manca Bologna. Quello che io ero lì.

Alice di Roma mi fa schifo. Le sputerei in faccia.
Disprezzo. Per se stessa e per gli altri.
Odio. Per se stessa e per gli altri.
Noia.

Ma ora devo andare.
L'agonia del risveglio, la voglia di morire, il non sapere che fare di sè, mi attendono.  Un altro giorno. Interminabile, senza senso, stancante.
Mi rimetto a dormire. Non penserò più niente. Desidero solo spegnermi.
Sperando sia per sempre.

 

 

Lui è uno di quelli che porta i suoi lunghi capelli per scelta… e voi levatevi la parrucca

Tutti a parlare del concerto del Primo maggio. Che, per inciso, è stata una mezza boiata.

Tolti gli Afterhours, la noia mi ha invaso.

Tanto che quando il presentatore capelluto di cui ignoro il nome ha parlato della Chiesa e di Welby, stavo facendo le parole crociate.

E non ho sentito niente.

Non ho sentito nemmeno le parole dei sindacalisti perchè, come i loro faccioni comparivano sullo schermo, schiacciavo il tasto "Mute".

 Non li sopporto, quelli.

Paolo Rossi ha continuato a bofonchiare parole senza senso, sbagliando "Bella Ciao" e "Io Vagabondo".

In segno evidente di ubriachezza.

Claudia Gerini ha ostentato la sua stupidità e la sua incapacità di muoversi.
Meravigliosa la sua uscita/gaffe:

 

"Scaricare musica da internet è illegale!!".

Finalmente la piazza fa quello che bramava dall'inizio: la fischia.
Probabilmente la insulta, ma questo non ci è dato sapere.

Lei arrossisce e farfuglia un: "Beh, sì, i cd sono cari"...

Io, sul letto, smetto di pensare alle parole crociate e rido. Rido di gusto.

 Grazie all'Osservatore Romano, il presentatore capelluto di cui ignoro il nome, sta diventando una mezza celebrità. Per avere detto delle ovvietà, per altro.
Se la Chiesa scoprisse l'esistenza di Internet e dei Blog, ci denuncerebbe tutti.

Singolare ancora una volta come gli uomini di pace non comprendano che i diritti non sono unilaterali.

Voglio dire.

Il Papa, ogni santa domenica, improvvisa dei discorsi - sgrammaticati - in piazza, sputando sentenze su tutto.

 Se a lui non piace, che so, un film, una moda, un'unione di fatto... Lo urla, dal suo balcone.
I fedeli applaudono, sereni.
Facendo anche sìsì, con la testa.

Ah, quasi dimenticavo. Anche la gente a casa ascolta questi sproloqui.
Dalla Tv.
Di Stato.
Laica.

Ed un presentatore capelluto di cui ignoro il nome, non può dire la sua UNA volta l'anno, a molte meno persone, la cui maggior parte sarà stata impegnata a riflettere sulle definizioni delle parole crociate?

Ed eccoli lì. I faccioni senza voce. Quelli a cui ho schiacciato il "Mute". Quelli per cui Chico Mendes si rivolterebbe nella tomba.
Leggo il labiale.

 "Noi ci dissociamo".

Chico Mendes si rivolterebbe nella tomba

Un chi se ne frega, no? 

Questa mattina, a una mia collega non è stato rinnovato il contratto.
Motivazione: Perchè sei incinta. Però quando hai finito la gravidanza vieni pure da noi, magari potrai lavorare di nuovo.
I miei colleghi hanno trovato tutto ciò normale. "Nessuno ti avrebbe ripreso, nelle tue condizioni".
Lei ha acconsentito. Quasi sorridendo.

Ecco, cari faccioni sindacalisti.
Queste sono le cose da cui dovreste dissociarvi.

 Vergogna!

 

Signori benpensanti spero non vi dispiaccia se in cielo, in mezzo ai Santi Dio fra le sue braccia soffocherà il singhiozzo di quelle labbra smorte che all’odio e all’ignoranza preferirono la morte…

Parliamoci chiaro. Un ragazzo di sedici anni non si suicida perchè qualche compagno di scuola lo deride. Altrimenti, molti di noi non sarebbero qui, nè a leggere, nè a scrivere. Perchè è una tortura a cui siamo sottoposti quasi tutti.

Non ho voluto trattare l'argomento prima perchè ero intenta a tendere l'orecchio ed ascoltare le svariate ovvietà che giornalisti ed opinionisti hanno vomitato sulla vicenda. Forse non sentivate il bisogno di queste ennesime parole, ma la faccenda mi ha colpito e dispiaciuto e merita attenzione.

 

 

Quello che più innervosisce è il fatto che il suicidio di questo M.P. viene strumentalizzato per i Dico. Qualcosa come: "Avete visto, cattolici, cosa avete fatto? E tutto perchè siete degli intolleranti". Per una volta, difendo la Chiesa. Ma non perchè pro-omosessuali (ma ci mancherebbe!), semplicemente per una verità inconfutabile: ai sedicenni della Chiesa e del Papa non importa proprio un cazzo. Sì, forse qualche messa la domenica, più per obbligo che per fede, ma niente di più. Per quel che ne sanno loro, Il Papa avrebbe potuto essere favorevole ai matrimoni tra gay, preti e via discorrendo.
Da che mondo e mondo, il ragazzo medio si interessa di una sola cosa: la tv.Beh, o quasi, naturalmente.

Ed abbiamo anche un piccolo indizio. M.P. veniva chiamato "Jonathan", come quello del Grande Fratello di qualche edizione fa. Ma non solo. Combinazione (ma è solo una coincidenza) il Grande Fratello attuale ha una nuova politica: facciamo gruppo e meniamo il debole.
E' proprio questo che molti italiani guardano, da qualche settimana. Quattro deficienti "in" (che poi capire cosa sia "in" è arduo) deridono, picchiano, isolano l'unico "out".
Il bullismo c'è sempre stato, ma se viene legittimato anche dalla tv, cosa accadrà?

In più, ci si mette anche Jonathan, che si affretta a dichiarare: "Io non sono gay. Sono un dandy".
Come se questo volesse dire qualcosa. Come se non lo sapessimo tutti che è omosessuale. Come sappiamo che, che so, Pappalardo è eterosessuale.
Ma questo, sinceramente, ci interessa?

Certo, fino a quando qualche cretinetto televisivo continuerà a negare l'evidenza (creando poi ad arte un personaggio caratterizzato proprio sulla presunta omosessualità... l'apoteosi del non sense!), più l'omosessualità - per l'adolescente medio - è un qualcosa da deridere, rinnegare, disprezzare.

E poi, diciamola tutta, ce n'è anche per la madre che "non capisce come mai M.P. si è suicidato". Capisco perfettamente che la signora è disperata, attanagliata dal dolore e via discorrendo. Ci mancherebbe, per altro.
Ma un ragazzo, come dicevo all'inizio, non si suicida solo per delle semplici prese in giro. Non si suicida perchè il Papa dice che i gay non sono normali. Nè perchè un cretinetto televisivo si vergogna di dire la verità.
Accettare la propria omosessualità, in certi contesti, risulta un calvario tremendo. E non parlo per sentito dire, purtroppo.  Ma non basta per togliersi la vita.

Forse forse, anche i genitori non hanno facilitato la questione. Forse a scuola non erano solo i compagni a isolarlo. Forse nel paese era bersagliato.
O, ancora più semplicemente, era un sedicenne con forte depressione, come purtroppo ce ne sono tanti al mondo. Che ha cercato aiuto e non l'ha trovato. Anzi.

Tutti a cercare un capro espiatorio, tutti ad aprire gli occhi, quando è troppo tardi. Ma sempre per additare l'altro.
Io non lo so di chi sia la colpa, ma quando un sedicenne si suicida (e non si sa nemmeno se fosse gay, forse è più semplice attribuire tutto quanto a questa causa, quando magari non c'entra assolutamente niente) è una grave perdita per la nostra società. Ma, soprattutto, era una cosa che si poteva evitare.

A me viene in mente quel film di Sofia Coppola, "Il giardino delle Vergini Suicide".
Quattro figlie si tolgono la vita. Ed i genitori, alla fine, non ne capiscono nemmeno il perchè. Pur essendone la causa scatenante.

Concludo con una poesia di De Andrè.  Amen.

Preghiera in gennaio

Lascia che sia fiorito Signore il suo sentiero
quando a Te la sua anima e al mondo la sua pelle
dovrà riconsegnare quando verrà al Tuo cielo
là dove in pieno giorno risplendono le stelle

Quando attraverserà l'ultimo vecchio ponte
ai suicidi dirà baciandoli alla fronte
"Venite in paradiso là dove vado anch'io
perché non c'è l'inferno nel mondo del buon Dio"

Fate che giunga a Voi con le sue ossa stanche
seguito da migliaia di quelle facce bianche
fate che a Voi ritorni fra i morti per oltraggio
che al cielo ed alla terra mostrarono il coraggio

Signori benpensanti spero non vi dispiaccia
se in cielo, in mezzo ai Santi Dio fra le sue braccia
soffocherà il singhiozzo di quelle labbra smorte
che all'odio e all'ignoranza preferirono la morte

Dio di misericordia il Tuo bel paradiso
lo hai fatto soprattutto per chi non ha sorriso
per quelli che han vissuto con la coscienza pura
l'inferno esiste solo per chi ne ha paura

Meglio di Lui nessuno mai ti potrà indicare
gli errori di noi tutti che puoi e vuoi salvare
ascolta la sua voce che ormai canta nel vento
Dio di misericordia vedrai sarai contento

… e un altro se ne è andato…

Kurt

Noi non pisciamo nei vostri posacenere,
Perciò siete pregati di non gettare sigarette nei nostri pisciatoi.

Kurt Vonnegut 1922-2007

Blackout

Tutto ha inizio con una canzoncina fischiettata, tra un pensiero sconcio, la sete di sangue e la voglia di portarsi nel retro di un bagno la prima ragazzina incontrata. Artista: Elvis Presley. Esecutore: Aldo Ferro. Proprietario di tre locali, marito integerrimo. Un soggetto con un certo successo. E come hobby, senza che nessuno lo sappia, lo squartare e mantenere vivi più possibile, ragazzi pescati nei modi più disparati. Nel momento in cui lo incontriamo, ha in un capannone adibito ai divertimenti assassini, un ragazzino a cui ha strappato la faccia, riattaccandogliela al contrario. Con i chiodi. Sta per tornare a casa.


Claudia ha appena finito di lavorare nel locale del Porco. Ha ancora addosso la mini divisa che odia, pensa alla sua ragazza, nel deserto, alle prese con un film. La vorrebbe riavere tutta per sé.
Tomas è di corsa. Entro poche ore scapperà ad Amsterdam con Francesca. La porterà via da tutto quello schifo, le farà dimenticare la violenza, il padre, la sua vecchia vita. E’ felice.
I tre personaggi si incontrano, nel giorno di Ferragosto, davanti alla porta dell’unico ascensore funzionante del loro palazzo. Salgono, tutti scocciati per la compagnia forzata per dodici, lunghi, piani. Durante l’ascesa, però, un Blackout fermerà l’ascensore. Lasciandoli in quello spazio esiguo per interminabili ore. Qui, in preda alla sete, al caldo, agli isterismi, usciranno le parti segrete di ognuno di loro. Trascinandoli nella paura, nella follia, nella depressione acuta.
Finale shock.
L’opera migliore di Gianluca Morozzi, sicuramente la più matura. Lontano anni luce dal romanzetto d’esordio “Despero”. Con uno stile tra Ellis e Welsh, abbandona i caratteri giovanili di cui è caratterizzato, per lasciarsi andare a un fumettone letterario riuscitissimo, infarcito di citazioni, opere rock (dal Boss, sempre presente nelle sue opere, all’onnipresente Elvis), strizzando l’occhio a Quentin Tarantino e alle sue scene pulp-western.

Aiutatemi

Non riesco più a interessarmi del sociale.

La semi-caduta di Prodi non mi ha toccata. I recenti rapimenti (e rilasci, per fortuna) mi hanno toccato pochissimo.

Così, ecco il mio silenzio. Qui e altrove.

Questo eccesso di mediocrità mi fa un po' paura. Conoscete un rimedio?

Contro le donne

Questa è una scenata”. Sono le prime parole che aprono il libro di Silvia Ballestra. Un libro che non vuole fingere di essere un trattato, che non vuole essere l’ennesimo manifesto femminista post-movimento. Si tratta semplicemente di sdegno, di senso di impotenza. Sentimenti che non solo riesce a trasmettere così bene, parola dopo parola, ma che accompagnano la vita della maggior parte delle donne che riflettono sulla propria condizione. Perché, inutile negarlo, per quanto si possa parlare di emancipazione femminile, non è che uno specchio per le allodole.


Si tratta di mera illusione, spesso accompagnata da un comportamento svilente delle donne contro se stesse. Per spiegare meglio questo concetto, la Ballestra si sofferma fortemente sul carattere commerciale del corpo della donna. Fa riflettere sui concetti base che ogni persona con un minimo di coscienza della società, sa perfettamente: la donna è ancora considerata la “femmina oggettino-sexy senza cervello” ma non solo. E’ la donna stessa a voler essere considerata tale, sognando di sgambettare in televisione in mutande, in mezzo a uomini ben vestiti.

Le donne sono sfruttate, usate, ridotte a carne da macello. Le donne ancora sottomesse, ancora piccolo oggetto di divertimento di un mondo tutto fatto al maschile.
Ma questa scenata non è solo una parvenza di isterismo femminista. L’autrice snocciola un dato terrificante. Dato che è davanti ai nostri occhi, notizia dopo notizia, cronaca nera dopo cronaca nera: è in atto un enorme massacro di donne. E non si riferisce a paesi come l'India, dove la donna, in effetti, è ancora vista come una bestia. Bensì all’ Italia, all’Europa.

A parte il numero impressionante di violenze domestiche (donne picchiate dal marito, per esempio), si sofferma sui numerosissimi casi di parenti (padre/cugino/fratello e via discorrendo) che uccidono le proprie mogli, figlie, fidanzate. E lo fanno per un semplice motivo: il possesso.
La donna muore perchè si ribella, perchè sceglie un altro uomo, perchè tradisce. "Ero geloso, quindi l'ho uccisa". Scusante che non aggrava il caso, ma che porta a uno stato di comprensione per il poveruomo che ha massacrato. Non per la vittima, che diviene quindi mero spettacolo macabro, ma per l'assassino.

Silvia Ballestra, nel suo libro, menziona dati ben precisi. Numeri. E proprio l'uccisione è la causa primaria di morte per le donne. Sembra incredibile. Non solo. Questa società ipocrita e maschilista ha trovato un capro espiatorio. Chi violenta e uccide le donne? Marocchini, Albanesi. Il Diverso uccide. Eppure lo stupro è sempre stato sport nazionale. Eppure i dati parlano chiaro: il novanta per cento delle violenze le donne le subiscono in famiglia. Da persone che conoscono molto bene. Dal proprio marito, insomma. Spesso, ci limitiamo ad ascoltare il caso del giorno, pensando che si tratti, appunto, di un caso. Poco importa se siano atti ripetuti, non riflettiamo mai sulla sistematicità ma soprattutto sulla legittimità della cosa. Le donne vengono uccise e pensiamo che, in fondo, se la siano cercata, sottomettendosi a un uomo padre/padrone. Fino a quando non accade a qualcuno che conosciamo bene. E, a quel punto, ci rendiamo conto dell'impotenza. Nostra e sua.

Una scenata spaventosamente lucida e diretta, che non lascia spazio ai dubbi. Le donne, in questo mondo occidentale così avanzato, sono ancora schiave.

Brigate Rosse

Una premessa è fondamentale: non sono una terrorista. Non ho mai imbracciato il fucile. Mai avuto atti di violenza. Mai aderito ad alcun gruppo rivoluzionario.

So già che mi vedrò scagliare i cani contro a casa di quello che scriverò. Ma sono giorni che penso seriamente a una questione: perchè tanto accordo comune nel pensare che le Br abbiano per forza torto? Perchè parlare solo di persone incivili, di attacco allo stato democratico? Perchè dire semplicemente che "la violenza non è la risposta"?

Quali sono i metodi per far sapere al governo che l'operato è pietoso?

1 - Le elezioni. Che stanno diventando sempre più inutili, visto che non possiamo nemmeno più decidere i candidati. E, se posso fare la qualunquista, destra e sinistra non hanno avuto poi molte differenze. Peccato che l'alternativa sia o Prodi o Berlusconi. Ma è un'alternativa?

2 - I Referendum. Che non raggiungono mai il quorum, quindi diventano inutili. Con l'aggravante che l'ultimo, quello sulla fecondazione assistita, è stato comandato a bacchetta dalla Chiesa, che consigliava di "non andare a votare".Allucinante.

3 - Le petizioni. Che hanno bisogno di centinaia e centinaia di firme. E nessuno si prende la briga di firmare, troppo occupati a pensare ai Tronisti e alla Maria De Filippi.

4 - Scendere in piazza. Ma come giustamente Napolintano ci ricorda, "non sono scelte democratiche"....

5 - Salire sui monti. Ma i partigiani hanno, in media, ottantanni per gamba e credo che non ne possano più di combattere contro il "mostro" politico italiano.

Cosa rimane? Rimane la scelta dura, la scelta che fa paura: imbracciare il fucile e distruggere l'uomo politico. Non parlo di terrorismo Nero, con le stragi senza nome, ma di uccidere chi decide. Perchè, credo, la logica è: sangue contro sangue.

In fondo è regola che l'uomo potente capisce solo la guerra. E solo di guerra - o quasi - si occupano. Quindi, tanto vale abbatterli con la stessa arma. Triste scelta.

C'è chi dice, e giustamente, che quattro brigatisti non possono prendere in mano il volere di un popolo. D'altra parte, un popolo non è mai migliore di chi lo comanda.

Soprattutto però la violenza non è la risposta.

Ma allora, qual è la risposta? Se i metodi democratici non servono, cosa possiamo fare? Se la classe politica non ha nessuna intenzione di lasciare il passo, se continua con scelte che non ci rappresentano, cosa potremmo fare? semplicemente non andare a votare?

In fondo, ricordiamocelo, il sogno di ogni governo  è quello di ottenere una popolazione ignorante e plasmabile. Lo voleva Licio Gelli, lo sognava Berlusconi. Ma già il fatto ch enessuno, nemmeno l'estrema sinistra, pensi di fare una legge per togliere il monopolio dello stato nella tv, parla chiaro.

Quindi, vero, nessuno si lamenta. Qualcuno scende in piazza, ma è sempre la minoranza.

Quindi, qualcuno si stanca e si amareggia. E decide di lasciare i "sanpietrini" per prendere il fucile.

Succedeva allora, accade anche oggi. E non mi parlate di Aldo Moro: quella è una vicenda oscura, sinistra, di cui i politici erano perfettamente a conoscenza. Dietro alle Br si nasconodevano nomi e cognomi che sono ancora in circolo (come diceva Pasolini: io so, ma non oh le prove).

Parliamo di oggi. Del caso italiano. Delle figure da cioccolatai che continuiamo a fare.

Perchè dire semplicement eche è sbagliato il terrorismo - di questo calibro - , senza dare un'alternativa?

Post Office

Post Office. Ovvero: come cercare di rimanere a galla trascorrendo dodici anni alle poste.
Il Signor Chinaski è un mezzo alcolizzato, un po' volgare e depresso che si ritrova, suo malgrado, a entrare a far parte delle Poste Americane. Interminabili turni di lavoro, massacranti trattamenti, stupidià estreme saranno gli ostacoli che dovrà affrontare. Nel frattempo, delle storie di semi-amore si succedono, qualcuno muore, un po' di rabbia e frustrazione viene accumulata.
Il Signor Chinaski è un genio delle corse dei cavalli e il suo sogno è quello di mantenersi con quello. Anzi, il suo obiettivo è: lavorare sempre meno. Anche se, leggendo il romanzo, a volte ci si mangia le mani per le scelte tutt'altro che logiche che compie.
Chinaski, in realtà. è l'alter ego di Bukowski in persona. Rappresenta le sue idee più torbide, la sua stanchezza per la lotta alla sopravvivenza e l'insofferenza verso il prossimo.
Divertente e deprimente, nello stesso tempo. DA LEGGERE.

Buffet

Le migliori foto di LondraNote sparse su alcune cose curiose
trovate a Londra

Le migliori foto di Berlino Do not walk outside this area:
le foto di Berlino

Ciccsoft Resiste!Anche voi lo leggete:
guardate le vostre foto

Lost finale serie stagione 6Il vuoto dentro lontani dall'Isola:
Previously, on Lost

I migliori album degli anni ZeroL'inutile sondaggio:
i migliori album degli anni Zero

Camera Ciccsoft

Si comincia!

Spot

Vieni a ballare in Abruzzo

Fornace musicante

Cocapera: e sei protagonista

Dicono di noi

Più simpatico di uno scivolone della Regina Madre, più divertente di una rissa al pub. Thank you, Ciccsoft!
(The Times)

Una lieta sorpresa dal paese delle zanzare e della nebbia fitta. Con Ciccsoft L'Italia riacquista un posto di primo piano nell'Europa dei Grandi.
(Frankfurter Zeitung)

Il nuovo che avanza nel mondo dei blog, nonostante noi non ci abbiamo mai capito nulla.
(La Repubblica)

Quando li abbiamo visti davanti al nostro portone in Via Solferino, capimmo subito che sarebbero andati lontano. Poi infatti sono entrati.
(Il Corriere della Sera)

L'abbiam capito subito che di sport non capiscono una borsa, anzi un borsone. Meno male che non gli abbiamo aperto la porta!
(La Gazzetta dello Sport)

Vogliono fare giornalismo ma non sono minimamente all'altezza. Piuttosto che vadano a lavorare, ragazzetti pidocchiosi!
(Il Giornale)

Ci hanno riempito di tagliandi per vincere il concorso come Gruppo dell'anno. Ma chi si credono di essere?
(La Nuova Ferrara)

Giovani, belli e poveri. Cosa volere di più? Nell'Italia di Berlusconi un sito dinamico e irriverente si fa strada come può.
(Il Resto del Carlino)

Cagnazz è il Mickey Mouse dell'era moderna e le tavole dei Neuroni, arte pura.
Topolino)

Un sito dai mille risvolti, una miniera di informazioni, talvolta false, ma sicuramente ben raccontate.
(PC professionale)

Un altro blog è possibile.
(Diario)

Lunghissimo e talvolta confuso nella trama, offre numerosi spunti di interpretazione. Ottime scenografie grazie anche ai quadri del Dovigo.
(Ciak)

Scandalo! Nemmeno Selvaggia Lucarelli ha osato tanto!
(Novella duemila)

Indovinello
Sarebbe pur'esso un bel sito
da tanti ragazzi scavato
parecchio ci avevan trovato
dei resti di un tempo passato.
(La Settimana Enigmistica)

Troppo lento all'accensione. Però poi merita. Maial se merita!
(Elaborare)

I fighetti del pc della nostra generazione. Ma si bruceranno presto come tutti gli altri. Oh yes!
(Rolling Stone)